ATTO SECONDO.

ATTO SECONDO.

La stessa scena. Il cielo è sempre coperto.

(Il Pastore Manders e la signora Alving escono dalla sala da pranzo.)

Sig.ªAlving.(voltando la testa indietro). Vieni, Osvaldo?

Osvaldo.No, grazie, vo’ a fare un breve giro.

Sig.ªAlving.Sì, esci pure un po’ prima che non ricominci il cattivo tempo (chiude la porta della sala da pranzo, si dirige verso il vestibolo e chiama:) Regina!

Regina.(dal di fuori). Signora?

Sig.ªAlving.Va a dar una mano alle donne per le ghirlande.

Regina.Sissignore.

(La signora Alving s’assicura che Regina è uscita, poi chiude la porta.)

Il Past.Egli non può udir nulla di dov’è, nevvero?

Sig.ªAlving.No, se la porta è chiusa, poi già egli se n’esce.

Il Past.Io sono ancora fuori di me; non so come non abbia potuto inghiottire nemmeno un boccone.

Sig.ªAlving(misurando a gran passi la scena e non potendo dominare il suo turbamento). E io neppure, ma che farci?

Il Past.Infatti, che farci? in fede mia non lo so: ho un’esperienza così limitata in tal genere di affari....

Sig.ªAlving.Sono più che sicura che sinora non c’è nulla....

Il Past.No! Dio non lo voglia! Ma ciò non toglie che simili famigliarità siano sconvenientissime.

Sig.ªAlving.Non si tratta che d’un capriccio di Osvaldo, ve l’assicuro.

Il Past.Mio Dio, lo ripeto; non sono competente in tal genere d’affari.... Però mi sembrerebbe....

Sig.ªAlving.Essa deve tosto lasciare questa casa, ciò è chiaro come la luce del giorno.

Il Past.Naturalmente....

Sig.ªAlving.Ma ove se n’andrà?... Noi non possiamo assumerci la responsabilità di...

Il Past.È semplicissimo: essa se n’andrà presso suo padre.

Sig.ªAlving.Che dite?

Il Past.Presso suo.... Ma no.... avete ragione, Engstrand non è suo padre. Ma, buon Dio, signora, ciò non è possibile! Vi sarete ingannata.

Sig.ªAlving.Ahimè! Io non mi sono ingannata. Giovanna ha dovuto confessarmi ogni cosa e Alving non potè negare. Non mi rimaneva che soffocare la cosa.

Il Past.Evidentemente, non c’era altro partito da prendere.

Sig.ªAlving.La ragazza lasciò immediatamente la mia casa, dopo aver ricevuta una somma abbastanza considerevole, quale prezzo del suo silenzio. Una volta in città essa seppe ingegnarsi abbastanza bene. Rinnovò la sua conoscenza col falegname Engstrand, a cui aveva lasciato intravedere la sua ricchezza, e a cui raccontò qualche favola in cui si trattava d’uno straniero che l’estate precedente era entrato in porto col suo yacht. Ed ecco come quei due si sposarono dall’oggi al dimani. Anzi siete stato voi stesso a consacrare la loro unione.

Il Past.Ma come spiegare?... Mi ricordo benissimo l’attitudine di Engstrand, allorchè venne a trovarmi pel suo matrimonio. Egli era così avvilito, e si rimproverava con tant’amarezza il fallo commesso da lui e dalla sua compagna....

Sig.ªAlving.Prendersi lui ogni responsabilità era il meglio che gli rimanesse a fare.

Il Past.Ma tanta dissimulazione, e con me! Non me la sarei aspettata da parte di Giacomo Engstrand. Ah! Me ne renderà conto, oh sì, e seriamente. Eppoi, quanta immoralità in simile unione! Per un po’ di denaro! A quanto poteva ammontare la somma di cui disponeva la ragazza?

Sig.ªAlving.A trecento scudi.

Il Past.Guardate un po’! per trecento miserabili scudi, si sposa una donna perduta!

Sig.ªAlving.E che dite di me allora che acconsentii a sposare un uomo perduto?

Il Past.Ma, Dio mi perdoni!... Che dite mai?... Un uomo perduto!

Sig.ªAlving.Credereste voi per caso che Alving quando mi condusse all’altare fosse più puro di Giovanna quando sposò Engstrand?

Il Past.Il caso è affatto diverso....

Sig.ªAlving.Non tanto. Solo il prezzo differiva: in un caso trecento miserabili scudi.... nell’altro un patrimonio.

Il Past.Ma vediamo! Come potete voi paragonare due cose così diverse? Non avevate voi attinto consiglio da parecchi, e scrutato il vostro cuore?

Sig.ªAlving(senza guardarlo). Io credevo che aveste compreso ove si fosse smarrito in quell’epoca questo cuore, come lo chiamate voi.

Il Past.(con austerità). Se l’avessi compreso, non sarei divenuto l’ospite giornaliero della casa di vostro marito.

Sig.ªAlving.Insomma, ciò che so di certo si è che non m’ero consultata affatto.

Il Past.Bene; ma avete seguito il consiglio dei vostri parenti più prossimi: di vostra madre, e delle vostre due zie.

Sig.ªAlving.È vero. Furono esse a concludere l’affare e non io. Erano così convinte che sarebbe stata follia il rifiutare un’offerta simile! Se mia madre potesse ora rialzare il capo e vedere a che ne siamo ridotti!

Il Past.Nessuno può essere responsabile delle conseguenze. Ciò che v’è di certo si è che il vostro matrimonio venne concluso secondo ogni buona regola.

Sig.ªAlving.(alla finestra). Ah! Quella regola! quella regola! Mi sembra talora sia essa la cagione di tutte le sventure di questo mondo.

Il Past.Signora Alving, ora commettete un peccato.

Sig.ªAlving.Può essere; ma tutti questi legami, tutti questi riguardi mi sono divenuti insopportabili. Io non posso.... Voglio emanciparmene, voglio la libertà!

Il Past.Che intendete dire?

Sig.ªAlving.(picchiando sur un vetro). Non avrei dovuto gettare un mantello pietoso sulla vita d’Alving. Ma non osavo agire altrimenti, anche per una considerazione personale, tanto ero vile.

Il Past.Vile?...

Sig.ªAlving.Se si fosse saputo qualche cosa, si sarebbe detto: Pover’uomo! Come potrebbe fare altrimenti con una moglie che fugge?

Il Past.Infatti avrebbero avuto diritto di parlare così.

Sig.ªAlving(guardandolo fissamente). S’io fossi stata quella che avrei dovuto essere, avrei detto segretamente ad Osvaldo: Ascoltami, figlio mio, tuo padre era un uomo perduto....

Il Past.Misericordia!...

Sig.ªAlving.Gli avrei narrato tutto quello che narrai a voi; nè più nè meno.

Il Past.Signora, finirò coll’andarmene in collera con voi.

Sig.ªAlving.Lo so, lo so. Io stessa sono in collera con me stessa (allontanandosi dalla finestra) tanto sono vile.

Il Past.E voi chiamate viltà l’adempiere al vostro dovere? Avete dimenticato che un figlio deve amore e rispetto ai suoi genitori?

Sig.ªAlving.Non facciamo teorie. Una sola domanda: Osvaldo deve amare e rispettare il ciambellano Alving?

Il Past.Non c’è un sentimento di madre in voi che vi proibisca di spezzare l’ideale di vostro figlio?

Sig.ªAlving.E la verità, dunque?

Il Past.E l’ideale, dunque?

Sig.ªAlving.Ah! L’ideale, l’ideale! Se fossi un po’ più coraggiosa di quanto lo sono!

Il Past.Non gittate le pietre contro l’ideale, signora, poichè questo si vendica crudelmente. Qui si tratta d’Osvaldo, e Osvaldo, ahimè, non è troppo ricco d’ideali: ma da quanto potei vedere, ne esiste uno per lui: suo padre!

Sig.ªAlving.In ciò non v’ingannate.

Il Past.E tale sentimento voi stessa l’avete risvegliato e nutrito colle vostre lettere.

Sig.ªAlving.Sì, io fui la schiava del dovere e dei riguardi: e così per anni interi ho mentito innanzi a mio figlio. Oh! Vigliacca, vigliacca che fui!

Il Past.Voi avete creata un’illusione salutare nell’animo di vostro figlio, signora Alving, e certamente questo non è un bene di poco valore.

Sig.ªAlving.Hum! Chissà s’è un bene? In quanto ad una relazione con Regina, io non ne voglio sapere, egli non deve trastullarsi col cuore di questa povera ragazza....

Il Past.Ah! Buon Dio! No, sarebbe orribile.

Sig.ªAlving.S’io sapessi ch’egli ha delle intenzioni serie, e che ci va della sua felicità....

Il Past.Di che?... Non capisco.

Sig.ªAlving.Ma questo non è il caso, perchè purtroppo Regina non ci si presta.

Il Past.Come?... Che volete dire?...

Sig.ªAlving.S’io non fossi così vile, mi sarebbe dolce potergli dire: Sposala o fate come volete; badate però che non ci sia inganno.

Il Past.Misericordia! Un matrimonio regolare in tali condizioni! Una cosa così orribile.... così inaudita!...

Sig.ªAlving.Inaudita?... Mettetevi la mano sul cuore, Pastore, non credete che a noi d’intorno, nel nostro paese, non ci sia più d’un’unione di simil genere?...

Il Past.Non vi capisco più.

Sig.ªAlving.Ma sì....

Il Past.Suvvia! Voi pensate a dei casi eccezionali, in cui.... ahimè, la vita di famiglia non è purtroppo sempre così pura come dovrebbe essere. Ma un fatto come quello a cui alludete, non si sa mai.... almeno con certezza. Qui invece.... potreste volere, voi, una madre, che....

Sig.ªAlving.Ma io non lo voglio affatto; a nessun costo vorrei acconsentirci; è precisamente quello che dico.

Il Past.Perchè siete vile, come dite voi stessa. Se non foste vile.... Bontà divina! Un’unione simile!

Sig.ªAlving.Eh! Sembra che noi tutti discendiamo da unioni di questo genere. E chi ha istituito queste cose, Pastore?

Il Past.Con voi, signora, io non tratto di simili argomenti. Siete ben lungi dall’essere nella disposizione necessaria. Però quando osate dire che c’è viltà da parte vostra a....

Sig.ªAlving.Ascoltatemi, e sappiate com’io la pensi. Io sono timida, ho paura, perchè c’è in me qualche cosa.... qualche cosa che mi opprime, dei ricordi terribili che mi afferrano come spettri da cui non posso liberarmi.

Il Past.Come avete detto, signora Alving?

Sig.ªAlving.Quando intesi là, Regina ed Osvaldo, mi parve ad un tratto che tutto il passato mi si rizzasse innanzi. Ma io sto quasi per credere, Pastore, che noi siamo tutti spettri. Non è soltanto il sangue dei nostri genitori che corre in noi, ma c’è inoltre una specie d’idea distrutta, una credenza morta, e tutto ciò che ne risulta, e questo non è vitale, è vero, ma ciò nullameno se ne sta in fondo a noi stessi, e mai non riusciamo a liberarcene. S’io prendo un giornale e mi metto a leggere, ecco sorgermi dei fantasmi tra linea e linea. Mi sembra quasi che tutto il paese sia popolato di fantasmi, e che questi siano numerosi come le arene del mare. Eppoi tutti noi, quanti siamo, abbiamo tanta paura della luce!

Il Past.Ecco il frutto delle vostre letture. Bel frutto, davvero! Ah! Quei libri abbominevoli, scritti rivoltanti di liberi pensatori!

Sig.ªAlving.V’ingannate, Pastore. Colui che mi spinse a riflettere, foste voi, e ve ne sono riconoscentissima.

Il Past.Io?

Sig.ªAlving.Sì. Allorchè m’avete piegata al dovere, come lo chiamavate voi, allorchè avete vantato come giusto, ciò contro cui tutto il mio essere si ribellava, cominciai ad esaminare la stoffa dei vostri insegnamenti. Non volevo toccare che un sol punto; ma disfatto questo, tutto il resto si scucì, e vidi allora che le vostre cuciture erano fatte a macchina.

Il Past.(lentamente, con emozione). Sarebbe questo il premio della lotta più aspra della mia vita?

Sig.ªAlving.Dite piuttosto della più deplorevole delle vostre sconfitte.

Il Past.Elena, quella fu la mia più grande vittoria: un trionfo su me stesso.

Sig.ªAlving.Un delitto verso noi due.

Il Past.Che? Allorchè vi supplicai, allorchè vi dissi: «Donna, ritornate presso colui ch’è vostro sposo innanzi alla legge», mentre voi tutta smarrita eravate venuta in mia casa gridando: «Eccomi, prendetemi!» è questo che voi chiamate un delitto?

Sig.ªAlving.A parer mio, sì.

Il Past.Noi due non siamo destinati a comprenderci mai.

Sig.ª.Alving.Ad ogni modo, non ci comprendiamo più!...

Il Past.Mai.... mai: nei miei pensieri i più reconditi, io non v’ho considerata che come la moglie d’un altro.

Sig.ªAlving.Ne siete ben sicuro?

Il Past.Elena!

Sig.ªAlving.È così facile dimenticare ciò che riguarda sè stessi.

Il Past.Non tanto. Io sono quello che sono sempre stato.

Sig.ªAlving(mutando tono). Bene, bene, non parliamo più dei tempi passati. Ora voi siete immerso sin alla gola nei comitati e nelle direzioni, e io sono qui a lottare cogli spettri, dentro e fuori.

Il Past.Quanto a quelli fuori, potrò aiutarvi a vincerli. Dopo tutto ciò ch’ebbi a udire oggi, non posso in coscienza lasciare dippiù in vostra casa una giovanetta inesperta.

Sig.ªAlving.Non vi pare che sarebbe bene trovarle una posizione? Intendo dire.... qualche buon partito.

Il Past.Senz’alcun dubbio. Ciò sarebbe desiderabile per lei sotto ogni riguardo. Regina raggiunse l’età, in cui.... buon Dio! non so come spiegarmi, allorchè si trattano argomenti simili, ma....

Sig.ªAlving.Regina si sviluppò presto.

Il Past.Nevvero? Mi pare infatti ch’essa fosse già molto bene sviluppata allorchè la preparai alla comunione. Ma intanto è necessario ch’essa se ne ritorni a casa sua. Sotto gli occhi del padre.... Ma no.... Engstrand non è... Ma come potè egli nascondermi siffattamente la verità? (si picchia alla porta del vestibolo)

Sig.ªAlving.Chi può essere? Avanti.

Engs.(vestito da festa sull’ingresso). Perdonate, scusate, ma....

Il Past.Ah! ah! Hm....

Sig.ªAlving.Siete voi, Engstrand?

Engs.Le ragazze non c’erano, sicchè dovetti prendermi l’estrema libertà di picchiare alla porta.

Sig.ªAlving.Bene, bene, entrate. Avete a dirmi qualche cosa?

Engs.No, grazie: è col signor Pastore che vorrei scambiare una parola.

Il Past.(misurando a gran passi la scena). Con me? È con me che volete parlare? Con me, nevvero?

Engs.Sì, vorrei....

Il Past.(arrestandosi innanzi a lui). Ebbene, posso saper di che si tratta?

Engs.Mio Dio, ecco tutto, signor Pastore: ora laggiù è il momento della paga. Mille grazie, signora. Ed ecco tutto pronto. Allora pensai che sarebbe conveniente per noi che lavorammo uniti per tanto tempo.... pensai.... che si potrebbe, mi pare, finire con una piccola riunione religiosa.

Il Past.Una riunione, laggiù nell’asilo?

Engs.Sì, a meno che il signor Pastore non ci trovasse qualche cosa a ridire, chè allora....

Il Past.Non posso trovarvi nulla a ridire, io.... ma.... Hm....

Engs.Era mia abitudine di formare la sera di simili riunioni....

Il Past.Davvero?

Engs.Sì, di tanto in tanto, un breve esercizio pio, ma io non sono che un essere umile e grossolano, e non ho i doni necessarii.... che Dio vi aiuti.... Allora pensai: poichè il signor Pastore era qui....

Il Past.È che, vedete, maestro Engstrand, avrei prima una domanda da farvi. Siete voi nelle necessarie disposizioni richieste per simile riunione? Avete voi la coscienza pura e tranquilla?

Engs.Oh! Che Dio mi perdoni.... non vale la pena di occuparsi della mia coscienza, signor Pastore.

Il Past.Al contrario, è precisamente di questa ch’io voglio trattare. Vediamo che avete a rispondere?

Engs.Eh, la coscienza può talora trovarsi in difetto.

Il Past.Meno male che ne convenite. Ma vorreste dirmi, francamente, che significa tutta quella storia di Regina?

Sig.ªAlving(vivamente). Pastore Manders!

Il Past.(facendo un gesto per calmarla). Lasciatemi fare.

Engs.Regina?... Signore! Mi fate paura! (guarda la signora Alving) Non è accaduto nulla di male a Regina?

Il Past.Giova sperarlo. Ma io intendo parlarvidella vostra situazione verso Regina. Vi si ritiene suo padre, nevvero? Ebbene?

Engs.(esitando). Hm! Il signor Pastore conosce benissimo ciò che avvenne tra me e la povera Giovanna.

Il Past.È inutile nascondere più oltre la verità. La vostra defunta moglie rivelò tutto alla signora Alving, prima di lasciare il suo servizio.

Engs.Oh! Che il.... Davvero fece ciò?

Il Past.Eccovi adunque smascherato, Engstrand.

Engs.Ed essa che aveva giurato e scongiurato....

Il Past.E voi per tanti anni mi avete celata la verità! L’avete celata a me che vi avevo dimostrato tanta fiducia in tutto e sempre!

Engs.Ahimè! Pur troppo feci tutto ciò.

Il Past.Ho io meritato che m’ingannaste Engstrand? Non m’avete trovato sempre pronto ad assistervi e colle parole e coi fatti, sinchè era in mio potere farlo? Rispondete, non è forse vero?

Engs.Infatti, quante volte mi sarei trovato nel massimo imbarazzo senza il vostro aiuto!...

Il Past.Ed è così che mi compensate! M’avete fatto fare una falsa iscrizione nella parrocchia, e per tanti anni non m’avete dato alcun schiarimento, come avreste dovuto fare per amore del vero. La vostra condotta, Engstrand, non è scusabile, e, da oggi in poi, tutto dev’essere finito tra noi due!

Engs.Purtroppo, avete ragione.

Il Past.Sì, perchè in qual modo potreste giustificarvi?

Engs.Ma come potè essa confessarvi la sua vergogna?Vediamo, signor Pastore, mettetevi nei panni della povera Giovanna....

Il Past.Io!...

Engs.Mio Dio! Non è poi che una semplice supposizione. Voglio dire, supponiamo che il signor Pastore avesse da nascondere qualche cosa di vergognoso, agli occhi del mondo, come si suol dire. Noialtri uomini non dobbiamo troppo affrettarci a condannare una povera donna, signor Pastore.

Il Past.Non accuso vostra moglie, io.

Engs.Mi permette il signor Pastore di fargli una sola domanda?

Il Past.Dite pure.

Engs.Il dovere di un uomo non è forse di rialzare ogni povera creatura che cade?

Il Past.Evidentemente.

Engs.Ed un uomo non è tenuto a fare onore alla sua parola?

Il Past.Sì, ma....

Engs.Dopo la sua sventura, dopo il fatto di quell’inglese che forse era un americano o un russo, Giovanna venne in città. La povera ragazza mi aveva già respinto parecchie volte, perchè essa non aveva occhi per le cose belle, e io avevo la mia infermità alla gamba. Eh! Sicuro! Il signor Pastore rammenta l’accidente toccatomi: un giorno m’ero avventurato in un ballo ove i marinai si compiacevano nell’ebbrezza e nel delirio. Avendo io voluto persuadere quella gente a percorrere un’altra via....

Sig.ªAlving.(alla finestra). Hm....

Il Past.Lo so, me l’avete già raccontato: quellagente grossolana vi fece precipitare da tutta la scala. La vostra infermità vi fa onore.

Engs.Non ne vado altero per questo, signor Pastore. Volevo dunque raccontarvi come Giovanna venne a confidarsi a me; piangeva, si lamentava.... Posso dirlo, signor Pastore, simili lamenti mi straziavano l’animo.

Il Past.Dite davvero? Continuate.

Engs.Allora io le dissi: «il tuo americano è già in alto mare da lungo tempo, e tu, Giovanna, hai commesso un fallo, sei una creatura perduta. Per fortuna c’è Giacomo Engstrand solido sulle sue gambe.» Questo non era che un modo di dire, si capisce.

Il Past.Vi capisco benissimo; però continuate.

Engs.Ebbene, io la rialzai e la sposai perchè nessuno potesse supporre il suo fallo.

Il Past.In ciò agiste nobilmente. Però quello che non so approvare si è che vi siate abbassato ad accettare quel danaro....

Engs.Del denaro, io?... Neppur un soldo.

Il Past.(interrogando con lo sguardo la signora Alving). Ma!...

Engs.Ah! Sì!... Aspettate un momento, mi ricordo: Giovanna aveva qualche soldo è vero, però io non ne volli mai sentir parlare... Puh! dicevo, Mammone è il prezzo del peccato; quest’oro miserabile.... forse delle banconote? Non ne so nulla.... Lo getteremo in faccia all’americano. Ma egli, signor Pastore, era scomparso al di là dei mari o tra le nuvole.

Il Past.Davvero, mio bravo Engstrand?

Engs.Sicuro. Allora Giovanna ed io decidemmoche tale denaro doveva servire per la creatura; e così fu, ed io posso ora renderne conto sino all’ultimo quattrino.

Il Past.Ma allora la cosa cangia d’aspetto.

Engs.La cosa fu proprio così, signor Pastore, ed ora posso dirlo, io son stato un vero padre per Regina, per quanto stava in me, giacchè io non sono pur troppo che un povero storpio.

Il Past.Via, via, mio caro Engstrand....

Engs.Però devo dirlo, io ho allevato la bambina, ho vissuto d’amore e d’accordo colla defunta Giovanna, ed ho esercitato l’autorità in casa mia, come sta scritto. Giammai non m’è saltato in capo d’andar a trovare il pastore Manders, per vantarmi d’aver fatto anch’io una volta una buona azione. No, quando una cosa simile avviene a Giacomo Engstrand, egli sa tacere e custodire il segreto; sventuratamente, ciò non avviene troppo spesso, come capirete bene, e quando mi trovo col pastore Manders devo invece parlargli d’errori e di mancanze. Giacchè, lo ripeto, la coscienza può di quando in quando traviare.

Il Past.Datemi la vostra mano, Engstrand.

Engs.Oh! Gesù mio! Il signor Pastore....

Il Past.Bando alle cerimonie. (gli stringe la mano) Ecco!

Engs.E se ora potessi chieder perdono al signor Pastore....

Il Past.Voi?... Sono io invece che vi devo delle scuse.

Engs.Oh! In quanto a ciò, giammai!

Il Past.Ma sì, e ve le porgo di tutto cuore. Perdonatemid’aver sospettato di voi; e se potessi mostrarvi in qualche modo tutta la fiducia, la benevolenza....

Engs.Voi vorreste far ciò, signor Pastore?

Il Past.Col massimo piacere.

Engs.Si è che.... ne avreste l’occasione in questo stesso istante. Col denaro che ho potuto metter da parte, voglio fondare in città un rifugio pei marinai.

Sig.ªAlving.Davvero?

Engs.Sì; dovrebbe essere come una specie d’asilo. Quando l’uomo di mare tocca terra, è assalito da tutte le tentazioni possibili! Ma presso di me, nella casa di cui vi parlo, egli si troverebbe come sotto gli occhi d’un padre. Quest’è la mia idea.

Il Past.Che ne dite, signora Alving?

Engs.Io non dispongo di molto, che Dio mi aiuti, e se trovassi una mano benefica....

Il Past.Benissimo, benissimo, prenderemo ciò in considerazione. Il vostro progetto mi sorride assai; ora andatevene a fare i preparativi e fate anche accendere dei lumi perchè tutto abbia un’aria di festa; dopo di che, ci occuperemo della nostra edificante riunione, mio caro Engstrand, poichè ora credo davvero alle vostre buone disposizioni.

Engs.Lo spero. Allora addio, signora, e grazie della vostra bontà; e abbiate cura della mia Regina (asciugandosi una lagrima), la figlia della mia povera Giovanna.... hm è strano.... ma è come se essa avesse messo radice nel mio cuore. Proprio, sì!...

(Saluta ed esce dalla porta del vestibolo).

Il Past.Ebbene! Che ne dite di quest’uomo, signora mia? La spiegazione ch’egli ci dette, differisce alquanto dalla vostra....

Sig.ªAlving.Infatti.

Il Past.Vedete come bisogna badare prima di giudicare il prossimo. Ma quanta gioia in compenso allorchè si riconosce d’aver avuto torto! Non vi pare?

Sig.ªAlving.Voi siete e rimarrete sempre un gran fanciullone, Manders.

Il Past.Io?...

Sig.ªAlving.(posando le sue mani sulle spalle del Pastore). E aggiungerò che ho una volontà matta di gettarvi le braccia al collo.

Il Past.(retrocedendo vivamente). No, no, che Dio vi benedica! Simili volontà!...

Sig.ªAlving.(sorridendo) Andiamo, non abbiate paura di me.

Il Past.(dopo essersi avvicinato al tavolo). Avete talora un certo modo d’esprimervi.... Ora rinchiudo nel mio portafoglio i documenti. (eseguisce) Ecco. Arrivederci. Tenete d’occhio Osvaldo allorchè rientrerà. Ritornerò qui subito.

(Prende il cappello ed esce dalla porta del vestibolo).

Sig.ªAlving.(sospira, getta un’occhiata fuori della finestra, riordina un po’ la camera e si dispone ad entrare in sala da pranzo: ma sulla soglia si ferma attonita, e manda un’esclamazione sorda). Osvaldo! Ancora a tavola sei!

Osvaldo(dalla sala da pranzo). Volevo soltanto finire il mio sigaro.

Sig.ªAlving.Credevo che tu fossi andato un po’ a passeggiare!

Osvaldo.Con questo tempo!

(Si sente un rumore di bicchieri. La signora Alving lascia la porta aperta e siede sul sofà presso la finestra, col ricamo in mano.)

Osvaldo(dallo stesso posto). Non è il pastore Manders quello che se n’è andato?

Sig.ªAlving.Sì, se n’è andato all’asilo.

Osvaldo.Hm!...

(Si sente l’urtare d’un bicchiere contro la bottiglia)

Sig.ªAlving.(con un’occhiata inquieta). Caro Osvaldo, guardatene da quel liquore, è un po’ forte.

Osvaldo.Buono contro l’umidità.

Sig.ªAlving.Non preferisci venir un po’ qui?

Osvaldo.Non potrei fumare.

Sig.ªAlving.Sai bene che un sigaro lo puoi fumare.

Osvaldo.Bene, bene, vengo. Ancora una sola goccia.... Ecco.

(Egli entra col sigaro in bocca, e chiude la porta dietro di lui. Breve silenzio)

Osvaldo.Dov’è andato il Pastore?

Sig.ªAlving.Ti dissi or ora che se n’è andato all’asilo.

Osvaldo.È vero.

Sig.ªAlving.Osvaldo, non dovresti rimanertene tanto a tavola.

Osvaldo(passando dietro la schiena la mano in cui tiene il sigaro). Ma io trovo ciò squisito, mamma. (egli la carezza e gli dà dei buffettini) Pensa, per me che me ne ritorno ora a casa mia, essere seduto alla tavola della mia mammina, e mangiare le pietanze eccellenti che fa la mia mammina....

Sig.ªAlving.Caro, caro ragazzo!

Osvaldo(si alza, cammina e fuma con qualche impazienza). E d’altronde che farei qui? Al lavoro non potrei mettermi.

Sig.ªAlving.Davvero? Non lo potresti?

Osvaldo.Con questo tempo grigio? Senza un raggio di sole in tutto il giorno? (misura a gran passi la scena) Oh! Qual supplizio, il non poter lavorare!...

Sig.ªAlving.Forse hai fatto male a ritornare?

Osvaldo.No, mamma, era necessario.

Sig.ªAlving.Perchè, vedi, preferirei le mille volte esser priva della felicità di averti qui con me piuttosto che vederti....

Osvaldo(fermandosi presso alla tavola). Ma, dimmi mamma, è davvero una sì grande felicità per te l’avermi qui?

Sig.ªAlving.S’è una felicità?

Osvaldo(spiegazzando un giornale). Mi pare che dovrebbe riuscirti più o meno indifferente, ch’io esista o no.

Sig.ªAlving.E tu hai il coraggio di dire a tua madre una cosa simile, Osvaldo?

Osvaldo.Ma hai saputo vivere benissimo sinora senza di me....

Sig.ªAlving.Sì, è vero, ho vissuto senza di te....

(Silenzio. Il giorno cade lentamente. Osvaldo misura a gran passi la scena. Ha deposto il suo sigaro).

Osvaldo(fermandosi innanzi alla signora Alving). Mamma, mi permetti di sedermi sul sofà vicino a te?

Sig.ªAlving(facendogli posto). Sì, vieni, vieni, figlio mio.

Osvaldo(sedendo). Ora devo dirti una cosa, mamma.

Sig.ªAlving.(l’orecchio teso). Che?

Osvaldo(guardando fissamente innanzi a sè). Non posso tenermela più a lungo sul cuore.

Sig.ªAlving.Tenere che? che c’è?

Osvaldo(come prima). Non ho potuto decidermi a scriverti su questo proposito, e dopo il mio ritorno....

Sig.ªAlving(afferrandogli il braccio). Osvaldo! Che c’è dunque?

Osvaldo.Ieri ed oggi tentai di liberarmi dai miei pensieri.... di scuoterli. Ma non c’è rimedio.

Sig.ªAlving(alzandosi bruscamente). Devi dirmi tutto, Osvaldo.

Osvaldo(facendola sedere di nuovo). Resta qui.Mi proverò. Io mi sono lamentato d’una stanchezza causata dal viaggio....

Sig.ªAlving.Sì! Ebbene?

Osvaldo.Ebbene, non è ciò.... ovvero non è una stanchezza solita....

Sig.ªAlving(tentando nuovamente d’alzarsi). Non ti senti male, nevvero, Osvaldo?

Osvaldo(costringendola a rimanere seduta). Resta, resta là, mamma. Ascoltami tranquillamente. Non ho già una malattia.... quello che comunemente chiamano malattia. (incrociando le mani sul capo). Mamma! sento lo spirito affranto, sono un uomo finito.... Non potrò lavorare, mai più! (col volto nascosto tra le mani, cade alle ginocchia della madre e scoppia in singhiozzi).

Sig.ªAlving(pallida e tremante). Osvaldo! Guardami! No, no, non è vero!

Osvaldo(guardandola con occhio disperato). Non lavorare mai più! Mai più! Essere già morto, mentre ancora si vive! Mamma, puoi tu figurartelo un orrore simile?

Sig.ªAlving.Povero figlio mio! Ma.... donde tale orrore? Come ne fosti assalito?

Osvaldo.Mah! Ecco ciò di cui non so rendermi ragione! Io non condussi mai una vita agitata, sotto nessun rapporto: tu, mamma, me lo puoi credere. Son sincero.

Sig.ªAlving.Ma, Osvaldo, non ne dubito!

Osvaldo.Eppure ne fui assalito!... Che orribile sventura!

Sig.ªAlving.Oh! tutto sparirà, figlio mio benedetto. Credimelo pure, non è che un eccesso di lavoro.

Osvaldo(tristemente). Anch’io sul principio, lo credetti, ma purtroppo la cosa è diversa.

Sig.ªAlving.Narrami tutto, da capo a fondo.

Osvaldo.È appunto ciò che intendo di fare.

Sig.ªAlving.Quando te ne accorgesti la prima volta?

Osvaldo.Dal mio arrivo a Parigi, dopo la mia ultima dimora in questa casa. Ho sentito dapprincipio dei violentissimi dolori alla testa, specialmente all’occipite; mi pareva di avere il cranio in un cerchio di ferro, dalla nuca in su.

Sig.ªAlving.Eppoi?

Osvaldo.Credevo che fosse sempre quel mal di capo di cui ho tanto sofferto all’epoca della mia adolescenza.

Sig.ªAlving.Sì... sì....

Osvaldo.Ma non era lo stesso. Non tardai a convincermene. Mi fu impossibile di lavorare. Volli accingermi ad un quadro grande, ma mi pareva che le facoltà mi mancassero. Tutta la mia forza era come paralizzata, non riuscivo a concentrarmi, e ad arrivare a delle immagini fisse. Tutto mi girava d’intorno, come se avessi avuto le vertigini. Che stato orribile! Finalmente mi rivolsi ad un medico, e da lui seppi tutto!

Sig.ªAlving.Che vuoi tu dire?

Osvaldo.Era uno dei principali medici. Dovetti descrivergli ciò che provavo; dopo di che, egli mi rivolse una quantità di domande, che, secondo me, non avevano nulla a che fare col mio stato; non comprendevo dove voleva arrivare.

Sig.ªAlving.Continua

Osvaldo.Terminò col dire: C’è in voi, sin dalla vostra nascita, qualche cosa di «tarlato» ecco l’espressione di cui egli s’è servito.

Sig.ªAlving(ascoltando con un’attenzione concentrata). Che intendeva dire?

Osvaldo.Io pure non lo compresi, e perciò lo pregai di spiegarsi più chiaramente. E allora quel vecchio cinico disse.... (stringendo il pugno) Oh!

Sig.ªAlving.Disse?

Osvaldo.Disse: I peccati dei padri ricadono sui figli.

Sig.ªAlving(alzandosi lentamente). I peccati dei padri!....

Osvaldo.Mi sarei sentito la volontà di schiaffeggiarlo.

Sig.ªAlving(attraversando la scena). I peccati dei padri....

Osvaldo(con triste sorriso). Sì, che te ne sembra? Naturalmente io lo convinsi che nel mio caso non poteva trattarsi di ciò. Credi tu ch’egli si sia corretto? Nepur per sogno; sostenne le sue parole; e non fu che dopo avergli letta qualche frase delle tue lettere, in cui parli del babbo....

Sig.ªAlving.Che...

Osvaldo.Che fu costretto a riconoscere d’aver sbagliato strada. E così, io appresi la verità, la incomprensibile verità! Quella felice esistenza di gioventù, quella piacevole compagnia.... Avrei dovuto astenermene. Avevo sorpassato le mie forze. Per mia colpa, adunque!

Sig.ªAlving.Osvaldo! No, non creder ciò!

Osvaldo.Egli disse non esservi altra spiegazione possibile. Questo è orribile davvero! Irremissibilmenteperduto, per tutta la vita, in causa della mia storditaggine. Quante belle cose avrei potuto fare a questo mondo, e invece non poterci neppur pensare, neppur pensare! Ah! perchè non posso ricominciare la vita! far sì che nulla sia ancora accaduto! (cade sul divano nascondendosi il volto sui cuscini).

Sig.ªAlving.(si torce le mani e misura a gran passi la scena, in una muta lotta con sè stessa).

Osvaldo(dopo un istante, sollevandosi a metà, ma rimanendo appoggialo al gomito). Se fosse stata un’eredità, una cosa contro cui non avessi potuto lottare.... ma così! Aver dilapidato vergognosamente, leggermente, scioccamente, la propria felicità, la propria salute.... tutto al mondo.... l’avvenire, la vita!...

Sig.ªAlving.No, no, figlio mio benedetto; è impossibile! (si china su di lui) Il caso non sarà così disperato come tu lo credi.

Osvaldo.Ah! tu non sai.... (si alza di scatto) È tanto dolore, mamma, tanto dolore, ch’io ti procuro! Quante volte ho desiderato che tu pensassi un po’ meno a me; quasi quasi l’ho sperato!

Sig.ªAlving.Io, Osvaldo! figlio mio, ciò che ho di più caro a questo mondo, mio solo pensiero!

Osvaldo(afferrando le mani di sua madre, e coprendole di baci). Sì, sì, lo veggo, mamma, lo veggo quando sono a casa. E questa è appunto una delle cose che più mi torturano.... Ma ora, tu sai tutto, e per oggi non ne parleremo più. Non posso pensarvi troppo a lungo.... in una sol volta.... (risale la scena) Mamma, fammi portare qualche cosa da bere.

Sig.ªAlving.Da bere? Che vuoi tu bere a questa ora?

Osvaldo.Oh, qualunque cosa. In casa c’è del punch freddo?

Sig.ªAlving.Sì, ma mio caro Osvaldo....

Osvaldo.Non opporti, mamma. Sii buona. Ho bisogno di qualche cosa per annegare tutti i pensieri che mi tormentano. (entra nella serra) E poi tutta questa oscurità!

Sig.ªAlving(tira un cordone di campanello a destra).

Osvaldo.E questa continua pioggia! Una settimana dopo l’altra, dei mesi interi.... senza interruzione. Mai un raggio di sole! Non mi ricordo infatti d’aver mai visto qui da noi un po’ di sole.

Sig.ªAlving.Osvaldo, tu pensi d’abbandonarmi.

Osvaldo.Hem.... (sospirando profondamente) Non penso a nulla, io; non posso pensar a nulla. (abbassando la voce) Me ne guardo bene.

Regina(venendo dalla sala da pranzo). La signora ha suonato?

Sig.ªAlving.Sì, portate la lampada.

Regina.Subito, signora, è già accesa. (se ne va)

Sig.ªAlving(avvicinandosi ad Osvaldo). Osvaldo, non dissimulare con me.

Osvaldo.Non ti nascondo nulla, mamma. (avvicinandosi al tavolo) Mi pare d’averti fatte giàparecchie confessioni.... (Regina porta la lampada e la pone sul tavolo)

Sig.ªAlving.Ascolta, Regina; va a prenderci una mezza bottiglia di champagne.

Regina.Sissignora. (esce)

Osvaldo(prendendo fra le sue mani la testa della signora Alving). Così va bene! Lo sapevo io, che la mia mammina non avrebbe permesso che il suo figliolo morisse di sete.

Sig.ªAlving.Mio povero Osvaldo! Come potrei ora ricusarti qualche cosa?

Osvaldo(vivamente). Davvero, mamma? Sul serio?

Sig.ªAlving.Che intendi? Cosa?

Osvaldo.Che non vuoi ricusarmi nulla?

Sig.ªAlving.Ma, mio caro Osvaldo....

Osvaldo.Ssz!

Regina(porta un vassoio con sopra una mezza bottiglia di champagne, che pone sulla tavola). Devo sturare?

Osvaldo.Grazie, faccio io!

(Regina esce).

Sig.ªAlving(sedendosi presso la tavola). Cos’è che non dovrei ricusarti? A che pensavi tu mai?

Osvaldo(occupato a sturare la bottiglia). Prima di tutto un bicchiere.... o due. (fa saltare il turacciolo, riempie un bicchiere, e vuole riempirne un secondo)

Sig.ªAlving(fermandogli la mano). Grazie.... non ne prendo.

Osvaldo.Ebbene, sarà per me (egli vuota il bicchiere, lo riempie una seconda volta e lo vuota nuovamente, dopo che, si siede presso la tavola)

Sig.ªAlving(aspettando ch’egli parli). Ebbene?

Osvaldo(senza guardarla). Ascolta. Tu ed il pastoreManders mi sembravate molto singolari.... hm.... molto taciturni a tavola.

Sig.ªAlving.L’hai osservato?

Osvaldo.Sì, Hm! (dopo un istante di silenzio) Dimmi che ne pensi tu di Regina?

Sig.ªAlving.Ciò che ne penso?

Osvaldo.Sì, non è perfetta?

Sig.ªAlving.Mio caro Osvaldo, tu non la conosci, come la conosco io.

Osvaldo.Cosa vuoi dire?

Sig.ªAlving.Sventuratamente, Regina è rimasta troppo a lungo a casa sua; avrei dovuto raccoglierla prima.

Osvaldo.Sì, ma non è splendida a vedersi, mamma? (riempie il suo bicchiere)

Sig.ªAlving.Regina ha parecchi difetti, abbastanza grossi....

Osvaldo.Ebbene, che vuol dir questo? (beve ancora)

Sig.ªAlving.Non le voglio per questo meno bene; sono responsabile di lei e per cosa alcuna al mondo non vorrei che le venisse torto un capello.

Osvaldo(alzandosi di scatto). Mamma, Regina è la mia unica salvezza.

Sig.ªAlving.Cosa vuoi dire?

Osvaldo.Non posso continuare a sopportare solo questo tormento.

Sig.ªAlving.Non c’è tua madre per sopportarlo con te?

Osvaldo.Sì, l’ho creduto; ed è perciò che ritornai. Ma così non la potrà durare, lo veggo, non la potrà durare. Io non potrò starmene qui tutta la vita.

Sig.ªAlving.Osvaldo!

Osvaldo.Mamma, io ho bisogno d’una vita diversa! Ecco perchè debbo lasciarti. Io non voglio che tu abbia per sempre, sotto gli occhi, tale spettacolo.

Sig.ªAlving.Mio povero figlio! Ma finchè sarai malato, Osvaldo....

Osvaldo.Se non fosse che per la malattia, io resterei presso di te, mamma, perchè tu sei il migliore amico che abbia su questa terra.

Sig.ªAlving.Sì, non è vero, Osvaldo? Dillo!

Osvaldo(cangiando posti con inquietudine). Ma sono tutti questi tormenti, tutti questi rimproveri interni.... eppoi quest’angoscia grande, quest’angoscia mortale. Oh.... quest’orrenda angoscia!

Sig.ªAlving(camminando dietro a lui). Angoscia? Quale angoscia? Che vuoi tu dire?

Osvaldo.Ah! non farmi altre domande su tale soggetto. Non so. Non te la posso descrivere!

Sig.ªAlving(passa a destra e tira il cordone del campanello).

Osvaldo.Che vuoi?

Sig.ªAlving.Voglio che mio figlio sia allegro. Ecco tutto! Non voglio che abbia pensieri tristi. (a Regina che si presenta all’uscio) Dell’altro champagne! Ma questa volta una bottiglia intera. (Regina esce)

Osvaldo.Mamma!

Sig.ªAlving.Credi tu che qui noi, non si sappia vivere?

Osvaldo.Non è splendida a vedersi? Robusta!... sana!

Sig.ªAlving(sedendosi al tavolo). Mettiti là, Osvaldo, e chiacchieriamo tranquillamente.

Osvaldo(sedendo). Tu non lo sai, mamma, ch’io ho un torto da riparare verso Regina.

Sig.ªAlving.Tu?

Osvaldo.O piuttosto, se ti piace di più, una piccola imprudenza, innocentissima del resto. L’ultima volta che venni qui....

Sig.ªAlving.Ebbene?

Osvaldo.Essa mi fece una quantità di domande su Parigi, e io le ho raccontato.... forse più di quanto avrei dovuto. Eppoi un giorno, me ne ricordo, mi accadde di dirle: «Avreste volontà di venirci voi stessa?»

Sig.ªAlving.E allora?

Osvaldo.Si fece rossa e mi disse: «Sì, ne avrei molta volontà!» — «Bene, risposi, ci sarà forse la maniera d’accontentarvi».

Sig.ªAlving.E poi?

Osvaldo.Naturalmente, avevo dimenticato ogni cosa, quando, l’altro ieri, le chiesi se era contenta del mio lungo soggiorno in questa casa....

Sig.ªAlving.Ebbene?

Osvaldo.Mi guardò in una maniera molto strana, e mi rispose: «E il mio viaggio a Parigi?»

Sig.ªAlving.Il suo viaggio?

Osvaldo.Compresi allora, ch’essa aveva presa la cosa sul serio, che durante tutto il tempo della mia assenza aveva pensato a me, e s’era messa a studiare il francese.

Sig.ªAlving.Questo adunque è....

Osvaldo.Mamma! Quando vidi innanzi a me questa splendida ragazza, bella, sana, — prima nonlo avevo mai osservato, — quando la vidi, posso dire, colle braccia aperte, pronta a ricevermi...

Sig.ªAlving.Osvaldo!

Osvaldo..... m’ebbi la rivelazione che in essa stava la salvezza. Innanzi a me scorgevo il piacere.... la vita.

Sig.ªAlving(colpita). Il piacere.... la vita? Là c’è dunque la salvezza?

Regina(compare sulla soglia, con una bottiglia in mano). Domando scusa d’essermi trattenuta tanto tempo, ma dovetti discendere in cantina.

Osvaldo.Dateci un altro bicchiere.

Regina(guardandolo con sorpresa). Ecco il bicchiere della signora, signor Alving.

Osvaldo.Sì, ma un bicchiere per te, Regina.

Regina(trasalisce e guarda timidamente la signora Alving).

Osvaldo.Ebbene?

Regina(con esitazione, abbassando la voce). La signora permette?

Sig.ªAlving.Va a pigliarti il bicchiere, Regina. (Regina passa nella sala da pranzo)

Osvaldo(seguendola cogli occhi). Hai osservato il suo incedere? Così franco, così ardito!

Sig.ªAlving.Ma questo non va, Osvaldo!

Osvaldo.È deciso. Lo vedi; inutile contraddirmi.

Regina(ritorna con un bicchiere, che non depone).

Osvaldo.Siedi, Regina.

Regina(interroga collo sguardo la signora Alving).

Sig.ªAlving.Siedi pure.

Regina(prende posto sur una sedia, presso l’uscio della sala da pranzo, e continua a tenere in mano il bicchiere vuoto).

Sig.ªAlving.Osvaldo.... che mi dicevi tu del piacere della vita?

Osvaldo.Sì, mamma, il piacere di vivere! in paese non lo si conosce! Qui, io non lo sento mai.

Sig.ªAlving.Neppure quando sei presso di me?

Osvaldo.Quando sono a casa, no. Ma tu non mi capisci.

Sig.ªAlving.Ma sì, ora mi pare d’afferrare la tua idea....

Osvaldo.Il piacere di vivere.... eppoi il piacere di lavorare.... Eh! In fondo è la stessa cosa. Ma entrambi vi sono sconosciuti!

Sig.ªAlving.Forse hai ragione. Parlami ancora di ciò, Osvaldo.

Osvaldo.Ecco, io penso semplicemente, che qui si impara a considerare il lavoro come un flagello di Dio, una punizione dei nostri peccati, e la vita come una cosa miserabile, di cui mai abbastanza presto potremo esser liberati.

Sig.ªAlving.Sì, una valle di lagrime. E infatti noi ci applichiamo coscienziosamente a renderla tale.

Osvaldo.Ma laggiù non si vuole saper nulla di tutto ciò! Laggiù tali dogmi non trovano più credenti. Laggiù il solo fatto di esistere, basta per colmare di gioia e di felicità. Mamma, non hai osservato che tutto ciò che dipingo, s’aggira intorno al piacere di vivere? Il piacere di vivere! Ovunque e sempre! Ivi tutto è luce, raggi di sole e festa.... e le figure umane sono raggianti di felicità.... Ecco perchè ho paura di restarmene qua!

Sig.ªAlving.Paura? Di che hai tu paura presso di me?

Osvaldo.Ho paura che tutto ciò che fermenta in me, non possa qui trasformarsi in male.

Sig.ªAlving(guardandolo fissamente). E tu credi possibile questo?

Osvaldo.Ne sono sicurissimo. Potrei tentare di condurre qui, la stessa vita di laggiù: eppure.... la cosa non sarebbe uguale!

Sig.ªAlving(che ha ascoltato con crescente attenzione, si alza e fissa su lui uno sguardo profondo e pensieroso). Ora, comprendo tutto!

Osvaldo.Cosa?

Sig.ªAlving.È la prima volta ch’io scorgo la verità, adesso posso parlare.

Osvaldo(alzandosi). Mamma, non ti capisco.

Regina(che pure si è alzata). Devo andarmene?

Sig.ªAlving.No, resta. Ora posso parlare. Ora, figlio mio, saprai tutto esattamente; poscia prenderai una determinazione. Osvaldo! Regina!

Osvaldo.Silenzio. Il Pastore....

Il Past.(entrando dall’uscio del vestibolo). Eccomi! Abbiamo avuto una di quelle piccole riunioni che fanno bene al cuore.

Osvaldo.Noi pure.

Il Past.Bisogna venir in aiuto ad Engstrand, a proposito di quel rifugio pei marinai. Regina deve andare a raggiungerlo, e rendersegli utile....

Regina.No, grazie, signor Pastore.

Il Past.(che ancora non l’aveva osservata). Che?... Qua! con un bicchiere in mano?

Regina(affrettandosi a deporre il bicchiere). Domando scusa!

Osvaldo.Regina parte con me, signor Pastore.

Il Past.Parte! Con voi!

Osvaldo.Sì, come sposa.... se essa lo vuole.

Il Past.Misericordia!...

Regina.Io non ne ho colpa.... signor Pastore.

Osvaldo.Oppure resta qua, se io resto.

Regina(involontariamente). Qua!

Il Past.Signora Alving, io non ci capisco più nulla.

Sig.ªAlving.Nulla avverrà, perchè adesso posso dire ogni cosa.

Il Past.Ma voi non lo farete! No, no, no!

Sig.ªAlving.Lo posso e lo voglio. E, tranquillizzatevi, non ci saranno ideali distrutti.

Osvaldo.Che cosa mi si nasconde qui?

Regina(ascoltando). Signora! Ascoltate! Fuori c’è gente! Gridano. (passa nella serra e di là guarda in istrada)

Osvaldo(alla finestra di sinistra). Che avviene? Donde tutta questa luce?

Regina(con un grido). È l’asilo che brucia!

Sig.ªAlving(alla finestra). Che brucia?

Il Past.Che brucia? Impossibile; ne esco io in questo momento!

Osvaldo.Dov’è il mio cappello? Ah, non importa.... L’asilo di mio padre!... (esce correndo dall’uscio che mette al mare)

Sig.ªAlving.Il mio scialle, Regina, tutto è in fiamme!

Il Past.È orribile! Signora Alving, è il castigo che piomba su questo luogo di perdizione.

Sig.ªAlving.Certo, certo. Vieni, Regina. (esce precipitosamente dall’uscio del vestibolo, seguita da Regina)

Il Past.(giungendo le mani). E non è assicurato!... (esce dietro gli altri)

FINE DELL’ATTO SECONDO.


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