NOTE:

NOTE:[1]AçvâlayanaGr'ihyasûtra. I[2]Ennio, presso Festo, ha:Ducit me uxorem sibi liberûm quærendûm gratia,e Varrone, presso Macrobio, va più in là: «uxorem liberorum quærendorum causa ducere, religiosum est.». Presso gli odierni Parsi, il marito piglia una seconda moglie, se la prima sia sterile, e assoggetta la prima alla seconda.[3]Gajus, I, 108: «Sed in potestate quidem et masculi et feminæ esse solent; in manum autem feminæ tantum conveniunt.»[4]Cfr. Valerio Massimo, II, 16.[5]Ita quod moriatur si viro suo placuerit.[6]Rubr. 75:Quoniam est inhonestum verecundiam facere mulieribus, statuimus quod quicumque masculus fecerit alicui mulieri bonæ conditionis et famæ iniuriose cadere de capite vel acceperit vettam vel drapellum vel velectum vel pannum quem in capite deportaret, puniatur pro vice quolibet in XXV lib. den.[7]Si trova nelleAddizioni agli Statuti di Corsica, Lione 1843: «Avendo avuto notizia che si vada sempre più addimesticando l'abuso già tanto tempo introdotto di baciare in istrada pubblica e diattaccaresecondo il vocabolo di quel paese, cioè di levare la scufia, o dar di mano, o di fare altri atti di famigliarità alle giovani, perchè impossibilitate queste dal pregiudicio che nell'altrui opinione ne sentono a più maritarsi con altri siano costrette a sposarsi con loro, ecc.»[8]Statuti di Gallese, pubblicati in Gallese nel 1576, lib. V: «Perchè egli è cosa concedente che nelle feste solenni celebrate dalla santa chiesa cattolica romana e parimenti dalla nostra città s'abbino da ornare ed onorare con gli lumi maggiori che si possono, e somigliantemente per manutenere le buone e laudabili consuetudini di questa nostra città di Gallese, per il presente capitolo, statuimo ed ordiniamo che tutti gli artigiani della nostra città di Gallese siano obbligati e debbano ogni anno perpetuamente un mese avanti la festa della solennità del glorioso San Famianoadvocato etProtettore della nostra Patria, creare due Rettori della loro arte, quali Rettori così creati, abbiano da esercitare il loro ufficio del Rettorato per un anno continuamente, e debbano fare un Talamo, o vero un Cirio, ad uso e stil di Roma, e detto Cirio basti per tutta l'arte, sino che serrà buono adoprare e detti Rettori abbino cura e debbano processionalmente farlo portare per tutta la città acceso, ecc.»[9]Elio Spartiano, nella vita di Elio Vero, presso gliScriptores Historiæ Augustæ; ed Th. Vallaurius, Augustæ Taurinorum, 1853:Patere me per alias exercere cupiditates meas. Uxor enim dignitatis nomen est, non voluptatis.[10]Essa ci viene già ricordata nelMahàbharàta.[11]Tra i latini, per esempio. Quindi Varrone, presso Nonio:Sic in privatis domibus pueri liberi et pueræ ministrabant; ed Ovidio, ne'Fasti, a proposito di un sacrificio domestico:Stat puer et manibus lata canistra tenet.Inde ubi ter fruges medios immisit in ignesPorrigit incisos filia parva favos.[12]«Signor ambasciatore.»[13]«Che volete voi.»[14]Cantando questo versetto le fanciulle e il capo di casa fanno alcuni passi indietro.[15]Le fanciulle si avanzano di nuovo col capo di casa.[16]«Io voglio una delle vostre figlie.»[17]«Quale volete voi?»[18]«Qual mestiere farà ella?»[19]Vedi il capitoloSulla dotenel secondo libro di quest'opera.[20]«Pigliatevela pure ch'ella è vostra.»[21]Vedi nel primo libro di quest'opera, il capitolo intorno almessaggero d'amoree quello intorno alla chiesa.[22]Cfr. Kuhn u. Schwarz:Norddeutsche Sagen, Märchen u. Gebräuche, Leipzig 1848 e, in questo libro, il capitolo che intitolo: «Gli sposi si provano.»[23]Ecco, in qual modo, lo descrive il Fanfani, nel suoDizionario dell'uso Toscano: «Verdechiamasi la pianta del bossolo che si mantiene sempre verde. Nella quaresima è costume che due, specialmente gl'innamorati, spiccano una o più foglie di verde e la custodiscono gelosamente, guardando di non la perdere; e se l'uno la perde, dee dare all'altro o questa o quella cosa pattovita fra loro. Ciò si dicefare al verde, e ogni volta che i due si trovano insieme, l'uno dice tosto all'altro:fuori il verde!»[24]Vedi ancora, in questo primo libro, il capitolo che descrive «come si fa l'amore.»[25]Cfr.Atharvaveda, VI, 89.[26]Cfr. WeberIndische Studien, V.[27]Cfr. Schönwerth e Weinhold citati dal Weber negliIndische Studien.[28]Cfr. Gelli, nellaSporta, atto 5.º, scena 5.ª «Io ti so dir, Lapo, che tu avevi digiunato la vigilia di Santa Caterina, a tor la moglie che tu avevi tolta.»[29]Corniscarum divarum locus erat trans Tiberim cornicibus dicatus, quod in Junonis tutela esse putabantur.[30]Accipitrum genera sexdecim invenimus; ex iis Egituum claudum altero pede prosperrimi augurii nuptialibus negotiis. Hist. Nat, X. 8.[31]Nihil fere quondam majoris rei nisi auspicato, nec privatim quidam gerebatur. Quod etiam nunc auspices nuptiarum declarant, qui re omissa nomen tantum tenent.[32]«A portare i fuscelli per fare il nido.»[33]VII, 38.[34]Vedi, nel secondo libro di quest'opera, il capitolo che s'intitola: «Gli sposi incoronati.» — L'uso medesimo della focaccia con le fave, esisteva pure in Francia, secondo Chéruel,Dictionnaire historique des institutions, Meurs et Usages de la France. «Il etait d'usage, depuis un temps immémorial, et par une tradition qui remontait jusqu'aux saturnales des romains, de servir, la veille des Rois, un gâteau dans lequel on enfermait une féve qui designait le roi du festin. Cegâteau des Roisse tirait en famille. Les cérémonies qui s'observaient en cette occasion, avec une fidélité traditionnelle, ont été décrites par Pasquier dans sesRecherches de la France(IV. 9). Le gâteau, coupé en autant de parts qu'il y a de conviés, on met un petit enfant sous la table, lequel le maître interroge sous le nom de Phébe (Phoebus ou Apollon), comme si ce fût un qui, en l'innocence de son âge, representât un oracle d'Apollon. À cet interrogatoire, l'enfant rêpond d'un mot latin:domine(seigneur, maître). Sur cela, le maître l'adjure de dire à qui il distribuera la portion de gâteau qu'il tient dans sa main; l'enfant le nomme ainsi qu'il lui tombe en la pensée, sans acception de la dignité des personnes, jusques à ce que la part soit donnée où est la féve; celui qui l'a est réputé roi de la compagnie, encore qu'il soit moindre en autorité. Et, ce fait, chacun se déborde à boire, manger et danser. Tacite, au livre XIII de ses Annales, dit que dans les fêtes consacrées à Saturne, on était dans l'usage de tirer au sort la royauté.»[35]Rivista Europea— Anno III, vol. 2.º fasc. 1.º[36]Rivista Europea.Anno V, vol. 3.º fasc. 1.º[37]Ed. Th. Vallaurius:Quum amissa uxore aliam vellet ducere, genituras sponsarum requirebat, ipse quoque matheseos peritissimus; et quum audisset esse in Syria quamdam, quæ id genituræ haberet, ut regi jungeretur, eandem uxorem petiit....[38]Nella versione Tibetana tradotta dal prof. Foucaux:Histoire du Bouddha Sakya Mouni.[39]Op. cit.[40]Nel Comasco è il proverbio:La rôsada de san GiovanLa guariss tüc'c'i malann.Vedi leCanzoni popolari comasche, raccolte dal dottor G. B. Bolza, Vienna, 1867; e un canto popolare spagnuolo, riferito dal Caballero (Cuentos y poesias populares Andaluces):La mañana da San JuanCuaja la almendra y la nuez,Asi cuajan los amoresCuando dos se quieren bien.[41]Noto, 1874.[42]Cfr. pure per lo stesso uso Avolio,Canti popolari di Noto.[43]Suppongo che il Pitré col nome dicarciofo selvaggiointenda qualificare ilsemprevivolo.[44]«Se tol tre amoli; uno e'l se pela tuto, e uno el se pela mezo, e uno el se lassa come ch'el xe; e se va via, e resta le amighe; e queste sconde sti tre amoli soto tre piati, uno per piato. Alora se vien fora, e se va coi i oci bendai, e se tol quel piato che se vol. Se se tol el piato dove ze l'amolo pelà, se va a star da povereta; se se va a torse quelo de l'amolo mezo pelà, se va a star cussì e cussì; e se se tol quelo de l'amolo intiero, se va a star da signora.»Credenze popolari venezianeraccolte da Dom. Gius. Bernoni; Venezia, Antonelli. 1874[45]Da un articolo di Clemet-Mullet, pubblicato nel N. 56 dellaRevue Orientale et Américaine.[46]La Baltique.Paris, Hachette.[47]Si confrontino gli otto acervi dell'uso indiano, nel capitolo:Gli sposi si provano, in questo medesimo primo libro.[48]VediTommaseo,Canti greci.[49]Firenze, 1876, terza edizione, pag. 327-329.[50]VediMahàbhàrata, vol. 1, 5873-5875.[51]Tuttavia era già romana la superstizione che fosse di cattivo augurio lo starnutare di primo mattino, e di buono invece lo starnutare nel pomeriggio.[52]Vedi le mieFonti vediche dell'Epopea.[53]Quindi venne l'uso nostro di far riposare gli scuolari il giovedì.[54]VediRocholz,Deutscher Glaube und Brauch, vol. 2, pag. 42. Berlino, 1867. Le granate, con le quali la tradizione popolare si rappresenta le streghe, appartengono evidentemente al medesimo mito.[55]Vedi, in questo libro, il capitolo che s'intitola:L'autorità del padre e del fratello nelle nozze.[56]Presso Orelli ed Henzen si trovano iscrizioni le quali ricordano mogli romane morte a 13, a 12 ed anche ad 11 anni. Trovo poi nellePetri Excerptiones, come la fanciulla poteva a sette anni venir fidanzata e a dodici sposarsi. La stessa età per le promesse è fissata daModestinus,Differentiarum, 4.[57]Dovevano informarsi di certo a tale diritto gliStatuti di Lucca, editi a Lucca nel 1539, i quali concedevano la facoltà di menar moglie, quantunque non matura.[58]Cesare: «Intra annum vero XX feminæ notitiam habuisse in turpissimis habent rebus.»[59]Nell'editto di Liutprando, art. 112, ediz. Baudi di Vesme e Neigebaur, leggo: «De puella unde antea diximus, ut non ante XII annos legitima sit ad maritandum, sic modo statuimus, ut non intrante ipso duodecimo anno, sed expleto, sit legitima ad maritandum. Ideo autem hoc diximus, quia multos intentiones de causis istais cognovimus, et apparuit nobis immatura causa sit ante expletos duodecim quod annos.»[60]Vi furono tuttavia eccezioni.[61]A questo ideale s'accosta il proverbio palermitano: «Omu di vintottu e fimmina di dicidottu.» Termine estremo specialmente per la donna, poichè un altro proverbio, pure palermitano, soggiunge: «Figghia di dicidott'anni, maritala o la scanni.» Ciò non toglie naturalmente che donne di maggior età in Sicilia non si maritino, e poichè mi trovo col discorso a Palermo, mi piace riferire la descrizione assai lepida che fa Ricordano Malaspini, o chi per lui, nella suaStoria Fiorentina, del matrimonio e parto di Costanza, madre di Federico II:Il papa Clemente «trattò con Costanza sirocchia del re Guglielmo che era monaca, e d'anni 50, e fecela uscire del monastero, e dispensò ch'ella potesse essere al secolo e usare matrimonio. E occultamente la feciono partire di Sicilia e venire a Roma; e la chiesa la fece dare per moglie al detto Arrigo imperatore. Onde appresso ne nacque colui che poi fu chiamato Federico secondo imperatore, che tante persecuzioni fece alla chiesa, indi dietro, e non senza giudizio di Dio essendo nato da monaca sacrata e d'età d'anni 50; che era quasi impossibile a natura di femmina di partorire figliuolo. E troviamo che quando la detta Costanza imperatrice era gravida del detto Federico, si sospettava per il paese, che per la sua antichità non potesse avere figliuoli nè essere grossa. Onde s'ordinò ch'ella partorisse nel mezzo della piazza di Palermo sotto un padiglione. E si mandò bando: che quale donna volesse andare a vedere, potesse. E assai ve ne andarono e vidonla; così cessò il sospetto.»[62]Si confrontino nelle novelline, gli allievi e le allieve delle fate, che non dovevano mai vedere alcuno e star di continuo nelle tenebre, fino al dì delle nozze; il fondo di tali novelline è evidentemente mitico, e allude ora al sole, ora all'aurora che escono dalla notte.[63]La suegra del diablopresso iCuentos y poesias populares Andaluces, raccolti dal Caballero:Yo te quisiera quererY tu madre non me dejaEl demonio de la vejaEn todo se ha de meter.[64]Ib.Aunque pongan a tu puertaLa artilleria real,Y a tu padre de artillero,Con tigo me he de casar.[65]Atto 4.º, scena 6.ª.[66]Fra gli altri si canta questo rispetto un po' ardito:Fior di mentucciaPigliam lo scoppietto e andamo a cacciaPer dar l'uccelletto a Mariuccia.Più assai decente un canto-serenata, che gli amanti nell'Abruzzo teramano vanno accompagnati da chitarra o cornamusa a cantare sotto le finestre delle belle ed incomincia:Luna di notte e sol di mezzogiorno,Stella Dïana e paradiso eterno, ecc.[67]Zitella, e qui, particolarmente, fidanzata.[68]Damigella, donzella, in accordo col damo, che è fidanzato.[69]Fiore.[70]Bellezza.[71]Squaglia.[72]A stilla a stilla.[73]Bello.[74]Codesta.[75]Piccola mano.[76]Bionda treccia.[77]Quando.[78]Si ingaggierà, si impegnerà.[79]Spiega o spingi.[80]Bandiera.[81]Signora.[82]Faccietta.[83]Altiera.[84]Bianchezze.[85]Splendore.[86]Di un sole nascente.[87]Lo stendardo.[88]Qui.[89]Signora Filomena.[90]Reco qui la traduzione italiana:— Bella fanciulla dal grembiule a strisce,Siete contenta che le mie brache tocchino il vostro grembiule?— Il mio grembiule è di canevaccio,Convien toccarlo con buona grazia.— Oh! bella fanciulla, sta ella fresca l'acqua nella secchia?— Ella sta fresca e dolente.— Se io tornassi un'altra sera, sareste voi contenta?— O contenta o no, per una volta, non conviene dir di no.—— O bella fanciulla, che sapete tanto bene rispondere,L'acqua del mare va a bell'onde.— O bell'onde, o bei salti,Io so rispondere questo ed altro.— Bella fanciulla, il vostro amore è egli pari al mio?— Se il mio fosse pari al vostro, saprei darvi risposta.— Bella fanciulla, il vostro amore è egli pari al mio?— Il mio è sotto il tavolo, il vostro è a casa del diavolo.[91]Venite ad aprire.[92]Aperto.[93]Neanche vi voglio aprire.[94]Io.[95]State.[96]Mi fate, o pure, secondo la lezione del Celesia, m'è fatt, cioè, mi è fatto.[97]Dolore, crepacuore.[98]A me, mi.[99]Abbiate.[100]Io vorrei scrivere.[101]Vi lascio la buonasera.[102]L'anello.[103]Chi ha macinato, insacchi. Io debbo questi particolari al signor A. Bertolotti che primo pubblicò la canzoneMartinade' Canavesani nelle sue genialiPasseggiate nel Canavese. — Vengo pure avvertito come nel Pesarese, a Fenestrelle e in Calabria usino canti improvvisi in occasione di nozze; ma non sono riuscito a procurarmene.[104]La traduzione italiana suona così:— Oh! buona sera, vegliatrici.Pel corpo mio, buona sera.Oh! buona sera, vegliatrici,Vegliatrici, buona sera.— Chi è egli che c'è lì fuori?Pel corpo mio, chi c'è lì?Pel sangue mio chi c'è egli fuori?Chi è egli? chi c'è li?— Io son Martino di Madonna,Pel corpo mio, io son Martina,Io son Martino di Madonna,Pel sangue mio! Martino Martina!— Dove se' tu stato, Martina?Pel corpo mio, dove se' tu stato?Dove se' tu stato, Martina?Pel sangue mio, dove se' tu stato?— Alla gran fiera, o vegliatrici,Pel corpo mio, alla gran fiera,Alla gran fiera vegliatrici.Pel sangue mio, alla gran fiera.— Che hai tu comprato per la fiera,Pel corpo mio, che hai tu comprato?Che hai tu comprato per la fiera?Pel sangue mio, che hai tu comprato?— Un bel cappellotto, vegliatrici,Pel corpo mio, vegliatrici, un cappellotto,Un bel cappellotto, vegliatrici.Pel sangue mio, vegliatrici, un cappellotto.— Apritemi l'uscio, vegliatrici.Pel corpo mio, apritemi l'uscio,Apritemi l'uscio, vegliatrici,Pel sangue mio, apritemi l'uscio.— Ecco aperto, Martina,Pel corpo mio, l'uscio è aperto,Esso è aperto, Martina,Pel sangue mio, l'uscio è aperto.[105]Phaedromus s'accosta alla porta della vergine Planesium e canta: «Quid si adeam ad fores atque occentem?» Palinurus: «Si lubet; neque veto, neque, jubeo, etc.» Phaedromus: «Pessuli, heus, pessuli! vos saluto lubens, vos amo, vos volo, vos peto atque obsecro, Gerite amanti mihi morem amoenissimi, etc.» Sembra una delle nostre serenate.[106]A motivo del loro caldo negli amori, che li rende pure filarmonici alla loro maniera. I Romani nelle calende, e none di maggio, sacrificando al Dio lare, incoronavano di pani un somarello, probabile simbolo di fecondità.[107]Canti popolari toscani, 2.ª edizione.[108]Ciò appare da una nota di Benedetto Curzio al quintoArresto d'Amore di Marziale d'Alvernia, ricordata dal Minucci, in una sua lunga nota alMalmantiledel Lippi: «Prima die maii mensis juvenes pluribus ludis ac jocis sese exercere consueverunt, arborem sæpenumero deportantes, ac in loco publico, aut etiam ante alicujus egregii viri januam, vel frequentius amicae fores plantantes, vestitam nonnunquam promiscuis adamantibus, intersignis atque emblematibus.» L'uso de' maggi, è, del resto, popolarissimo in Francia ed in Germania.[109]Luciano,Cenni sulla Sardegna.[110]L'espressione italianacorbellareha un senso somigliante, e proviene da corbello; corbelli o tasche chiamano in Toscana i testicoli; così pure l'espressione analogaminchionare.[111]Riv. Europea, anno V, vol. I, fasc. I, pag. 90.[112]Volete dunque toglier marito?[113]Vi piacerebbe la mia persona?[114]Vi piacerebbe la casa nostra?[115]Magari fosse![116]Sentite il babbo mio o la mia mamma.[117]Gli amori di Abrocome e d'Anziavolgarizzati da Anton M. Salvini. Pisa, 1816.[118]Così è chiamato l'intromettitore Agnolo di Giovanni De' Bardi pel matrimonio di Francesco Guicciardini, ne'Ricordi autobiograficidel medesimo, vol. X delleOpere inedite, pubblicate dal compianto Giuseppe Canestrini.[119]In molti luoghi del Piemonte.[120]Presso il Lago Maggiore.[121]Nel Vogherese.[122]A Riva di Chieri e a Gallarate.[123]Nel Pesarese e nel Fanese.[124]Nel Bolognese.[125]Proxenetalo chiamavano gli antichi. Vedi Hotman:De veteri ritu nuptiarum.[126]Bacialernel Canavesano.[127]VediVillemarqué,Barzaz Breiz (Chants populaires de Brétagne).[128]Vedi laRelazione del Symes.[129]Gr'ihyasùtra.[130]Tacito,Germania, rammenta fra i doni nuziali tedeschi: «boves et frenatum equum et scutum cum framea gladioque.»[131]Semi-angioli e semi-demonii indiani.

[1]AçvâlayanaGr'ihyasûtra. I

[1]AçvâlayanaGr'ihyasûtra. I

[2]Ennio, presso Festo, ha:Ducit me uxorem sibi liberûm quærendûm gratia,e Varrone, presso Macrobio, va più in là: «uxorem liberorum quærendorum causa ducere, religiosum est.». Presso gli odierni Parsi, il marito piglia una seconda moglie, se la prima sia sterile, e assoggetta la prima alla seconda.

[2]Ennio, presso Festo, ha:

Ducit me uxorem sibi liberûm quærendûm gratia,

Ducit me uxorem sibi liberûm quærendûm gratia,

e Varrone, presso Macrobio, va più in là: «uxorem liberorum quærendorum causa ducere, religiosum est.». Presso gli odierni Parsi, il marito piglia una seconda moglie, se la prima sia sterile, e assoggetta la prima alla seconda.

[3]Gajus, I, 108: «Sed in potestate quidem et masculi et feminæ esse solent; in manum autem feminæ tantum conveniunt.»

[3]Gajus, I, 108: «Sed in potestate quidem et masculi et feminæ esse solent; in manum autem feminæ tantum conveniunt.»

[4]Cfr. Valerio Massimo, II, 16.

[4]Cfr. Valerio Massimo, II, 16.

[5]Ita quod moriatur si viro suo placuerit.

[5]Ita quod moriatur si viro suo placuerit.

[6]Rubr. 75:Quoniam est inhonestum verecundiam facere mulieribus, statuimus quod quicumque masculus fecerit alicui mulieri bonæ conditionis et famæ iniuriose cadere de capite vel acceperit vettam vel drapellum vel velectum vel pannum quem in capite deportaret, puniatur pro vice quolibet in XXV lib. den.

[6]Rubr. 75:Quoniam est inhonestum verecundiam facere mulieribus, statuimus quod quicumque masculus fecerit alicui mulieri bonæ conditionis et famæ iniuriose cadere de capite vel acceperit vettam vel drapellum vel velectum vel pannum quem in capite deportaret, puniatur pro vice quolibet in XXV lib. den.

[7]Si trova nelleAddizioni agli Statuti di Corsica, Lione 1843: «Avendo avuto notizia che si vada sempre più addimesticando l'abuso già tanto tempo introdotto di baciare in istrada pubblica e diattaccaresecondo il vocabolo di quel paese, cioè di levare la scufia, o dar di mano, o di fare altri atti di famigliarità alle giovani, perchè impossibilitate queste dal pregiudicio che nell'altrui opinione ne sentono a più maritarsi con altri siano costrette a sposarsi con loro, ecc.»

[7]Si trova nelleAddizioni agli Statuti di Corsica, Lione 1843: «Avendo avuto notizia che si vada sempre più addimesticando l'abuso già tanto tempo introdotto di baciare in istrada pubblica e diattaccaresecondo il vocabolo di quel paese, cioè di levare la scufia, o dar di mano, o di fare altri atti di famigliarità alle giovani, perchè impossibilitate queste dal pregiudicio che nell'altrui opinione ne sentono a più maritarsi con altri siano costrette a sposarsi con loro, ecc.»

[8]Statuti di Gallese, pubblicati in Gallese nel 1576, lib. V: «Perchè egli è cosa concedente che nelle feste solenni celebrate dalla santa chiesa cattolica romana e parimenti dalla nostra città s'abbino da ornare ed onorare con gli lumi maggiori che si possono, e somigliantemente per manutenere le buone e laudabili consuetudini di questa nostra città di Gallese, per il presente capitolo, statuimo ed ordiniamo che tutti gli artigiani della nostra città di Gallese siano obbligati e debbano ogni anno perpetuamente un mese avanti la festa della solennità del glorioso San Famianoadvocato etProtettore della nostra Patria, creare due Rettori della loro arte, quali Rettori così creati, abbiano da esercitare il loro ufficio del Rettorato per un anno continuamente, e debbano fare un Talamo, o vero un Cirio, ad uso e stil di Roma, e detto Cirio basti per tutta l'arte, sino che serrà buono adoprare e detti Rettori abbino cura e debbano processionalmente farlo portare per tutta la città acceso, ecc.»

[8]Statuti di Gallese, pubblicati in Gallese nel 1576, lib. V: «Perchè egli è cosa concedente che nelle feste solenni celebrate dalla santa chiesa cattolica romana e parimenti dalla nostra città s'abbino da ornare ed onorare con gli lumi maggiori che si possono, e somigliantemente per manutenere le buone e laudabili consuetudini di questa nostra città di Gallese, per il presente capitolo, statuimo ed ordiniamo che tutti gli artigiani della nostra città di Gallese siano obbligati e debbano ogni anno perpetuamente un mese avanti la festa della solennità del glorioso San Famianoadvocato etProtettore della nostra Patria, creare due Rettori della loro arte, quali Rettori così creati, abbiano da esercitare il loro ufficio del Rettorato per un anno continuamente, e debbano fare un Talamo, o vero un Cirio, ad uso e stil di Roma, e detto Cirio basti per tutta l'arte, sino che serrà buono adoprare e detti Rettori abbino cura e debbano processionalmente farlo portare per tutta la città acceso, ecc.»

[9]Elio Spartiano, nella vita di Elio Vero, presso gliScriptores Historiæ Augustæ; ed Th. Vallaurius, Augustæ Taurinorum, 1853:Patere me per alias exercere cupiditates meas. Uxor enim dignitatis nomen est, non voluptatis.

[9]Elio Spartiano, nella vita di Elio Vero, presso gliScriptores Historiæ Augustæ; ed Th. Vallaurius, Augustæ Taurinorum, 1853:Patere me per alias exercere cupiditates meas. Uxor enim dignitatis nomen est, non voluptatis.

[10]Essa ci viene già ricordata nelMahàbharàta.

[10]Essa ci viene già ricordata nelMahàbharàta.

[11]Tra i latini, per esempio. Quindi Varrone, presso Nonio:Sic in privatis domibus pueri liberi et pueræ ministrabant; ed Ovidio, ne'Fasti, a proposito di un sacrificio domestico:Stat puer et manibus lata canistra tenet.Inde ubi ter fruges medios immisit in ignesPorrigit incisos filia parva favos.

[11]Tra i latini, per esempio. Quindi Varrone, presso Nonio:Sic in privatis domibus pueri liberi et pueræ ministrabant; ed Ovidio, ne'Fasti, a proposito di un sacrificio domestico:

Stat puer et manibus lata canistra tenet.Inde ubi ter fruges medios immisit in ignesPorrigit incisos filia parva favos.

Stat puer et manibus lata canistra tenet.Inde ubi ter fruges medios immisit in ignesPorrigit incisos filia parva favos.

[12]«Signor ambasciatore.»

[12]«Signor ambasciatore.»

[13]«Che volete voi.»

[13]«Che volete voi.»

[14]Cantando questo versetto le fanciulle e il capo di casa fanno alcuni passi indietro.

[14]Cantando questo versetto le fanciulle e il capo di casa fanno alcuni passi indietro.

[15]Le fanciulle si avanzano di nuovo col capo di casa.

[15]Le fanciulle si avanzano di nuovo col capo di casa.

[16]«Io voglio una delle vostre figlie.»

[16]«Io voglio una delle vostre figlie.»

[17]«Quale volete voi?»

[17]«Quale volete voi?»

[18]«Qual mestiere farà ella?»

[18]«Qual mestiere farà ella?»

[19]Vedi il capitoloSulla dotenel secondo libro di quest'opera.

[19]Vedi il capitoloSulla dotenel secondo libro di quest'opera.

[20]«Pigliatevela pure ch'ella è vostra.»

[20]«Pigliatevela pure ch'ella è vostra.»

[21]Vedi nel primo libro di quest'opera, il capitolo intorno almessaggero d'amoree quello intorno alla chiesa.

[21]Vedi nel primo libro di quest'opera, il capitolo intorno almessaggero d'amoree quello intorno alla chiesa.

[22]Cfr. Kuhn u. Schwarz:Norddeutsche Sagen, Märchen u. Gebräuche, Leipzig 1848 e, in questo libro, il capitolo che intitolo: «Gli sposi si provano.»

[22]Cfr. Kuhn u. Schwarz:Norddeutsche Sagen, Märchen u. Gebräuche, Leipzig 1848 e, in questo libro, il capitolo che intitolo: «Gli sposi si provano.»

[23]Ecco, in qual modo, lo descrive il Fanfani, nel suoDizionario dell'uso Toscano: «Verdechiamasi la pianta del bossolo che si mantiene sempre verde. Nella quaresima è costume che due, specialmente gl'innamorati, spiccano una o più foglie di verde e la custodiscono gelosamente, guardando di non la perdere; e se l'uno la perde, dee dare all'altro o questa o quella cosa pattovita fra loro. Ciò si dicefare al verde, e ogni volta che i due si trovano insieme, l'uno dice tosto all'altro:fuori il verde!»

[23]Ecco, in qual modo, lo descrive il Fanfani, nel suoDizionario dell'uso Toscano: «Verdechiamasi la pianta del bossolo che si mantiene sempre verde. Nella quaresima è costume che due, specialmente gl'innamorati, spiccano una o più foglie di verde e la custodiscono gelosamente, guardando di non la perdere; e se l'uno la perde, dee dare all'altro o questa o quella cosa pattovita fra loro. Ciò si dicefare al verde, e ogni volta che i due si trovano insieme, l'uno dice tosto all'altro:fuori il verde!»

[24]Vedi ancora, in questo primo libro, il capitolo che descrive «come si fa l'amore.»

[24]Vedi ancora, in questo primo libro, il capitolo che descrive «come si fa l'amore.»

[25]Cfr.Atharvaveda, VI, 89.

[25]Cfr.Atharvaveda, VI, 89.

[26]Cfr. WeberIndische Studien, V.

[26]Cfr. WeberIndische Studien, V.

[27]Cfr. Schönwerth e Weinhold citati dal Weber negliIndische Studien.

[27]Cfr. Schönwerth e Weinhold citati dal Weber negliIndische Studien.

[28]Cfr. Gelli, nellaSporta, atto 5.º, scena 5.ª «Io ti so dir, Lapo, che tu avevi digiunato la vigilia di Santa Caterina, a tor la moglie che tu avevi tolta.»

[28]Cfr. Gelli, nellaSporta, atto 5.º, scena 5.ª «Io ti so dir, Lapo, che tu avevi digiunato la vigilia di Santa Caterina, a tor la moglie che tu avevi tolta.»

[29]Corniscarum divarum locus erat trans Tiberim cornicibus dicatus, quod in Junonis tutela esse putabantur.

[29]Corniscarum divarum locus erat trans Tiberim cornicibus dicatus, quod in Junonis tutela esse putabantur.

[30]Accipitrum genera sexdecim invenimus; ex iis Egituum claudum altero pede prosperrimi augurii nuptialibus negotiis. Hist. Nat, X. 8.

[30]Accipitrum genera sexdecim invenimus; ex iis Egituum claudum altero pede prosperrimi augurii nuptialibus negotiis. Hist. Nat, X. 8.

[31]Nihil fere quondam majoris rei nisi auspicato, nec privatim quidam gerebatur. Quod etiam nunc auspices nuptiarum declarant, qui re omissa nomen tantum tenent.

[31]Nihil fere quondam majoris rei nisi auspicato, nec privatim quidam gerebatur. Quod etiam nunc auspices nuptiarum declarant, qui re omissa nomen tantum tenent.

[32]«A portare i fuscelli per fare il nido.»

[32]«A portare i fuscelli per fare il nido.»

[33]VII, 38.

[33]VII, 38.

[34]Vedi, nel secondo libro di quest'opera, il capitolo che s'intitola: «Gli sposi incoronati.» — L'uso medesimo della focaccia con le fave, esisteva pure in Francia, secondo Chéruel,Dictionnaire historique des institutions, Meurs et Usages de la France. «Il etait d'usage, depuis un temps immémorial, et par une tradition qui remontait jusqu'aux saturnales des romains, de servir, la veille des Rois, un gâteau dans lequel on enfermait une féve qui designait le roi du festin. Cegâteau des Roisse tirait en famille. Les cérémonies qui s'observaient en cette occasion, avec une fidélité traditionnelle, ont été décrites par Pasquier dans sesRecherches de la France(IV. 9). Le gâteau, coupé en autant de parts qu'il y a de conviés, on met un petit enfant sous la table, lequel le maître interroge sous le nom de Phébe (Phoebus ou Apollon), comme si ce fût un qui, en l'innocence de son âge, representât un oracle d'Apollon. À cet interrogatoire, l'enfant rêpond d'un mot latin:domine(seigneur, maître). Sur cela, le maître l'adjure de dire à qui il distribuera la portion de gâteau qu'il tient dans sa main; l'enfant le nomme ainsi qu'il lui tombe en la pensée, sans acception de la dignité des personnes, jusques à ce que la part soit donnée où est la féve; celui qui l'a est réputé roi de la compagnie, encore qu'il soit moindre en autorité. Et, ce fait, chacun se déborde à boire, manger et danser. Tacite, au livre XIII de ses Annales, dit que dans les fêtes consacrées à Saturne, on était dans l'usage de tirer au sort la royauté.»

[34]Vedi, nel secondo libro di quest'opera, il capitolo che s'intitola: «Gli sposi incoronati.» — L'uso medesimo della focaccia con le fave, esisteva pure in Francia, secondo Chéruel,Dictionnaire historique des institutions, Meurs et Usages de la France. «Il etait d'usage, depuis un temps immémorial, et par une tradition qui remontait jusqu'aux saturnales des romains, de servir, la veille des Rois, un gâteau dans lequel on enfermait une féve qui designait le roi du festin. Cegâteau des Roisse tirait en famille. Les cérémonies qui s'observaient en cette occasion, avec une fidélité traditionnelle, ont été décrites par Pasquier dans sesRecherches de la France(IV. 9). Le gâteau, coupé en autant de parts qu'il y a de conviés, on met un petit enfant sous la table, lequel le maître interroge sous le nom de Phébe (Phoebus ou Apollon), comme si ce fût un qui, en l'innocence de son âge, representât un oracle d'Apollon. À cet interrogatoire, l'enfant rêpond d'un mot latin:domine(seigneur, maître). Sur cela, le maître l'adjure de dire à qui il distribuera la portion de gâteau qu'il tient dans sa main; l'enfant le nomme ainsi qu'il lui tombe en la pensée, sans acception de la dignité des personnes, jusques à ce que la part soit donnée où est la féve; celui qui l'a est réputé roi de la compagnie, encore qu'il soit moindre en autorité. Et, ce fait, chacun se déborde à boire, manger et danser. Tacite, au livre XIII de ses Annales, dit que dans les fêtes consacrées à Saturne, on était dans l'usage de tirer au sort la royauté.»

[35]Rivista Europea— Anno III, vol. 2.º fasc. 1.º

[35]Rivista Europea— Anno III, vol. 2.º fasc. 1.º

[36]Rivista Europea.Anno V, vol. 3.º fasc. 1.º

[36]Rivista Europea.Anno V, vol. 3.º fasc. 1.º

[37]Ed. Th. Vallaurius:Quum amissa uxore aliam vellet ducere, genituras sponsarum requirebat, ipse quoque matheseos peritissimus; et quum audisset esse in Syria quamdam, quæ id genituræ haberet, ut regi jungeretur, eandem uxorem petiit....

[37]Ed. Th. Vallaurius:Quum amissa uxore aliam vellet ducere, genituras sponsarum requirebat, ipse quoque matheseos peritissimus; et quum audisset esse in Syria quamdam, quæ id genituræ haberet, ut regi jungeretur, eandem uxorem petiit....

[38]Nella versione Tibetana tradotta dal prof. Foucaux:Histoire du Bouddha Sakya Mouni.

[38]Nella versione Tibetana tradotta dal prof. Foucaux:Histoire du Bouddha Sakya Mouni.

[39]Op. cit.

[39]Op. cit.

[40]Nel Comasco è il proverbio:La rôsada de san GiovanLa guariss tüc'c'i malann.Vedi leCanzoni popolari comasche, raccolte dal dottor G. B. Bolza, Vienna, 1867; e un canto popolare spagnuolo, riferito dal Caballero (Cuentos y poesias populares Andaluces):La mañana da San JuanCuaja la almendra y la nuez,Asi cuajan los amoresCuando dos se quieren bien.

[40]Nel Comasco è il proverbio:

La rôsada de san GiovanLa guariss tüc'c'i malann.

La rôsada de san GiovanLa guariss tüc'c'i malann.

Vedi leCanzoni popolari comasche, raccolte dal dottor G. B. Bolza, Vienna, 1867; e un canto popolare spagnuolo, riferito dal Caballero (Cuentos y poesias populares Andaluces):

La mañana da San JuanCuaja la almendra y la nuez,Asi cuajan los amoresCuando dos se quieren bien.

La mañana da San JuanCuaja la almendra y la nuez,Asi cuajan los amoresCuando dos se quieren bien.

[41]Noto, 1874.

[41]Noto, 1874.

[42]Cfr. pure per lo stesso uso Avolio,Canti popolari di Noto.

[42]Cfr. pure per lo stesso uso Avolio,Canti popolari di Noto.

[43]Suppongo che il Pitré col nome dicarciofo selvaggiointenda qualificare ilsemprevivolo.

[43]Suppongo che il Pitré col nome dicarciofo selvaggiointenda qualificare ilsemprevivolo.

[44]«Se tol tre amoli; uno e'l se pela tuto, e uno el se pela mezo, e uno el se lassa come ch'el xe; e se va via, e resta le amighe; e queste sconde sti tre amoli soto tre piati, uno per piato. Alora se vien fora, e se va coi i oci bendai, e se tol quel piato che se vol. Se se tol el piato dove ze l'amolo pelà, se va a star da povereta; se se va a torse quelo de l'amolo mezo pelà, se va a star cussì e cussì; e se se tol quelo de l'amolo intiero, se va a star da signora.»Credenze popolari venezianeraccolte da Dom. Gius. Bernoni; Venezia, Antonelli. 1874

[44]«Se tol tre amoli; uno e'l se pela tuto, e uno el se pela mezo, e uno el se lassa come ch'el xe; e se va via, e resta le amighe; e queste sconde sti tre amoli soto tre piati, uno per piato. Alora se vien fora, e se va coi i oci bendai, e se tol quel piato che se vol. Se se tol el piato dove ze l'amolo pelà, se va a star da povereta; se se va a torse quelo de l'amolo mezo pelà, se va a star cussì e cussì; e se se tol quelo de l'amolo intiero, se va a star da signora.»Credenze popolari venezianeraccolte da Dom. Gius. Bernoni; Venezia, Antonelli. 1874

[45]Da un articolo di Clemet-Mullet, pubblicato nel N. 56 dellaRevue Orientale et Américaine.

[45]Da un articolo di Clemet-Mullet, pubblicato nel N. 56 dellaRevue Orientale et Américaine.

[46]La Baltique.Paris, Hachette.

[46]La Baltique.Paris, Hachette.

[47]Si confrontino gli otto acervi dell'uso indiano, nel capitolo:Gli sposi si provano, in questo medesimo primo libro.

[47]Si confrontino gli otto acervi dell'uso indiano, nel capitolo:Gli sposi si provano, in questo medesimo primo libro.

[48]VediTommaseo,Canti greci.

[48]VediTommaseo,Canti greci.

[49]Firenze, 1876, terza edizione, pag. 327-329.

[49]Firenze, 1876, terza edizione, pag. 327-329.

[50]VediMahàbhàrata, vol. 1, 5873-5875.

[50]VediMahàbhàrata, vol. 1, 5873-5875.

[51]Tuttavia era già romana la superstizione che fosse di cattivo augurio lo starnutare di primo mattino, e di buono invece lo starnutare nel pomeriggio.

[51]Tuttavia era già romana la superstizione che fosse di cattivo augurio lo starnutare di primo mattino, e di buono invece lo starnutare nel pomeriggio.

[52]Vedi le mieFonti vediche dell'Epopea.

[52]Vedi le mieFonti vediche dell'Epopea.

[53]Quindi venne l'uso nostro di far riposare gli scuolari il giovedì.

[53]Quindi venne l'uso nostro di far riposare gli scuolari il giovedì.

[54]VediRocholz,Deutscher Glaube und Brauch, vol. 2, pag. 42. Berlino, 1867. Le granate, con le quali la tradizione popolare si rappresenta le streghe, appartengono evidentemente al medesimo mito.

[54]VediRocholz,Deutscher Glaube und Brauch, vol. 2, pag. 42. Berlino, 1867. Le granate, con le quali la tradizione popolare si rappresenta le streghe, appartengono evidentemente al medesimo mito.

[55]Vedi, in questo libro, il capitolo che s'intitola:L'autorità del padre e del fratello nelle nozze.

[55]Vedi, in questo libro, il capitolo che s'intitola:L'autorità del padre e del fratello nelle nozze.

[56]Presso Orelli ed Henzen si trovano iscrizioni le quali ricordano mogli romane morte a 13, a 12 ed anche ad 11 anni. Trovo poi nellePetri Excerptiones, come la fanciulla poteva a sette anni venir fidanzata e a dodici sposarsi. La stessa età per le promesse è fissata daModestinus,Differentiarum, 4.

[56]Presso Orelli ed Henzen si trovano iscrizioni le quali ricordano mogli romane morte a 13, a 12 ed anche ad 11 anni. Trovo poi nellePetri Excerptiones, come la fanciulla poteva a sette anni venir fidanzata e a dodici sposarsi. La stessa età per le promesse è fissata daModestinus,Differentiarum, 4.

[57]Dovevano informarsi di certo a tale diritto gliStatuti di Lucca, editi a Lucca nel 1539, i quali concedevano la facoltà di menar moglie, quantunque non matura.

[57]Dovevano informarsi di certo a tale diritto gliStatuti di Lucca, editi a Lucca nel 1539, i quali concedevano la facoltà di menar moglie, quantunque non matura.

[58]Cesare: «Intra annum vero XX feminæ notitiam habuisse in turpissimis habent rebus.»

[58]Cesare: «Intra annum vero XX feminæ notitiam habuisse in turpissimis habent rebus.»

[59]Nell'editto di Liutprando, art. 112, ediz. Baudi di Vesme e Neigebaur, leggo: «De puella unde antea diximus, ut non ante XII annos legitima sit ad maritandum, sic modo statuimus, ut non intrante ipso duodecimo anno, sed expleto, sit legitima ad maritandum. Ideo autem hoc diximus, quia multos intentiones de causis istais cognovimus, et apparuit nobis immatura causa sit ante expletos duodecim quod annos.»

[59]Nell'editto di Liutprando, art. 112, ediz. Baudi di Vesme e Neigebaur, leggo: «De puella unde antea diximus, ut non ante XII annos legitima sit ad maritandum, sic modo statuimus, ut non intrante ipso duodecimo anno, sed expleto, sit legitima ad maritandum. Ideo autem hoc diximus, quia multos intentiones de causis istais cognovimus, et apparuit nobis immatura causa sit ante expletos duodecim quod annos.»

[60]Vi furono tuttavia eccezioni.

[60]Vi furono tuttavia eccezioni.

[61]A questo ideale s'accosta il proverbio palermitano: «Omu di vintottu e fimmina di dicidottu.» Termine estremo specialmente per la donna, poichè un altro proverbio, pure palermitano, soggiunge: «Figghia di dicidott'anni, maritala o la scanni.» Ciò non toglie naturalmente che donne di maggior età in Sicilia non si maritino, e poichè mi trovo col discorso a Palermo, mi piace riferire la descrizione assai lepida che fa Ricordano Malaspini, o chi per lui, nella suaStoria Fiorentina, del matrimonio e parto di Costanza, madre di Federico II:Il papa Clemente «trattò con Costanza sirocchia del re Guglielmo che era monaca, e d'anni 50, e fecela uscire del monastero, e dispensò ch'ella potesse essere al secolo e usare matrimonio. E occultamente la feciono partire di Sicilia e venire a Roma; e la chiesa la fece dare per moglie al detto Arrigo imperatore. Onde appresso ne nacque colui che poi fu chiamato Federico secondo imperatore, che tante persecuzioni fece alla chiesa, indi dietro, e non senza giudizio di Dio essendo nato da monaca sacrata e d'età d'anni 50; che era quasi impossibile a natura di femmina di partorire figliuolo. E troviamo che quando la detta Costanza imperatrice era gravida del detto Federico, si sospettava per il paese, che per la sua antichità non potesse avere figliuoli nè essere grossa. Onde s'ordinò ch'ella partorisse nel mezzo della piazza di Palermo sotto un padiglione. E si mandò bando: che quale donna volesse andare a vedere, potesse. E assai ve ne andarono e vidonla; così cessò il sospetto.»

[61]A questo ideale s'accosta il proverbio palermitano: «Omu di vintottu e fimmina di dicidottu.» Termine estremo specialmente per la donna, poichè un altro proverbio, pure palermitano, soggiunge: «Figghia di dicidott'anni, maritala o la scanni.» Ciò non toglie naturalmente che donne di maggior età in Sicilia non si maritino, e poichè mi trovo col discorso a Palermo, mi piace riferire la descrizione assai lepida che fa Ricordano Malaspini, o chi per lui, nella suaStoria Fiorentina, del matrimonio e parto di Costanza, madre di Federico II:

Il papa Clemente «trattò con Costanza sirocchia del re Guglielmo che era monaca, e d'anni 50, e fecela uscire del monastero, e dispensò ch'ella potesse essere al secolo e usare matrimonio. E occultamente la feciono partire di Sicilia e venire a Roma; e la chiesa la fece dare per moglie al detto Arrigo imperatore. Onde appresso ne nacque colui che poi fu chiamato Federico secondo imperatore, che tante persecuzioni fece alla chiesa, indi dietro, e non senza giudizio di Dio essendo nato da monaca sacrata e d'età d'anni 50; che era quasi impossibile a natura di femmina di partorire figliuolo. E troviamo che quando la detta Costanza imperatrice era gravida del detto Federico, si sospettava per il paese, che per la sua antichità non potesse avere figliuoli nè essere grossa. Onde s'ordinò ch'ella partorisse nel mezzo della piazza di Palermo sotto un padiglione. E si mandò bando: che quale donna volesse andare a vedere, potesse. E assai ve ne andarono e vidonla; così cessò il sospetto.»

[62]Si confrontino nelle novelline, gli allievi e le allieve delle fate, che non dovevano mai vedere alcuno e star di continuo nelle tenebre, fino al dì delle nozze; il fondo di tali novelline è evidentemente mitico, e allude ora al sole, ora all'aurora che escono dalla notte.

[62]Si confrontino nelle novelline, gli allievi e le allieve delle fate, che non dovevano mai vedere alcuno e star di continuo nelle tenebre, fino al dì delle nozze; il fondo di tali novelline è evidentemente mitico, e allude ora al sole, ora all'aurora che escono dalla notte.

[63]La suegra del diablopresso iCuentos y poesias populares Andaluces, raccolti dal Caballero:Yo te quisiera quererY tu madre non me dejaEl demonio de la vejaEn todo se ha de meter.

[63]La suegra del diablopresso iCuentos y poesias populares Andaluces, raccolti dal Caballero:

Yo te quisiera quererY tu madre non me dejaEl demonio de la vejaEn todo se ha de meter.

Yo te quisiera quererY tu madre non me dejaEl demonio de la vejaEn todo se ha de meter.

[64]Ib.Aunque pongan a tu puertaLa artilleria real,Y a tu padre de artillero,Con tigo me he de casar.

[64]Ib.

Aunque pongan a tu puertaLa artilleria real,Y a tu padre de artillero,Con tigo me he de casar.

Aunque pongan a tu puertaLa artilleria real,Y a tu padre de artillero,Con tigo me he de casar.

[65]Atto 4.º, scena 6.ª.

[65]Atto 4.º, scena 6.ª.

[66]Fra gli altri si canta questo rispetto un po' ardito:Fior di mentucciaPigliam lo scoppietto e andamo a cacciaPer dar l'uccelletto a Mariuccia.Più assai decente un canto-serenata, che gli amanti nell'Abruzzo teramano vanno accompagnati da chitarra o cornamusa a cantare sotto le finestre delle belle ed incomincia:Luna di notte e sol di mezzogiorno,Stella Dïana e paradiso eterno, ecc.

[66]Fra gli altri si canta questo rispetto un po' ardito:

Fior di mentucciaPigliam lo scoppietto e andamo a cacciaPer dar l'uccelletto a Mariuccia.

Fior di mentucciaPigliam lo scoppietto e andamo a cacciaPer dar l'uccelletto a Mariuccia.

Più assai decente un canto-serenata, che gli amanti nell'Abruzzo teramano vanno accompagnati da chitarra o cornamusa a cantare sotto le finestre delle belle ed incomincia:

Luna di notte e sol di mezzogiorno,Stella Dïana e paradiso eterno, ecc.

Luna di notte e sol di mezzogiorno,Stella Dïana e paradiso eterno, ecc.

[67]Zitella, e qui, particolarmente, fidanzata.

[67]Zitella, e qui, particolarmente, fidanzata.

[68]Damigella, donzella, in accordo col damo, che è fidanzato.

[68]Damigella, donzella, in accordo col damo, che è fidanzato.

[69]Fiore.

[69]Fiore.

[70]Bellezza.

[70]Bellezza.

[71]Squaglia.

[71]Squaglia.

[72]A stilla a stilla.

[72]A stilla a stilla.

[73]Bello.

[73]Bello.

[74]Codesta.

[74]Codesta.

[75]Piccola mano.

[75]Piccola mano.

[76]Bionda treccia.

[76]Bionda treccia.

[77]Quando.

[77]Quando.

[78]Si ingaggierà, si impegnerà.

[78]Si ingaggierà, si impegnerà.

[79]Spiega o spingi.

[79]Spiega o spingi.

[80]Bandiera.

[80]Bandiera.

[81]Signora.

[81]Signora.

[82]Faccietta.

[82]Faccietta.

[83]Altiera.

[83]Altiera.

[84]Bianchezze.

[84]Bianchezze.

[85]Splendore.

[85]Splendore.

[86]Di un sole nascente.

[86]Di un sole nascente.

[87]Lo stendardo.

[87]Lo stendardo.

[88]Qui.

[88]Qui.

[89]Signora Filomena.

[89]Signora Filomena.

[90]Reco qui la traduzione italiana:— Bella fanciulla dal grembiule a strisce,Siete contenta che le mie brache tocchino il vostro grembiule?— Il mio grembiule è di canevaccio,Convien toccarlo con buona grazia.— Oh! bella fanciulla, sta ella fresca l'acqua nella secchia?— Ella sta fresca e dolente.— Se io tornassi un'altra sera, sareste voi contenta?— O contenta o no, per una volta, non conviene dir di no.—— O bella fanciulla, che sapete tanto bene rispondere,L'acqua del mare va a bell'onde.— O bell'onde, o bei salti,Io so rispondere questo ed altro.— Bella fanciulla, il vostro amore è egli pari al mio?— Se il mio fosse pari al vostro, saprei darvi risposta.— Bella fanciulla, il vostro amore è egli pari al mio?— Il mio è sotto il tavolo, il vostro è a casa del diavolo.

[90]Reco qui la traduzione italiana:

— Bella fanciulla dal grembiule a strisce,Siete contenta che le mie brache tocchino il vostro grembiule?— Il mio grembiule è di canevaccio,Convien toccarlo con buona grazia.— Oh! bella fanciulla, sta ella fresca l'acqua nella secchia?— Ella sta fresca e dolente.— Se io tornassi un'altra sera, sareste voi contenta?— O contenta o no, per una volta, non conviene dir di no.—— O bella fanciulla, che sapete tanto bene rispondere,L'acqua del mare va a bell'onde.— O bell'onde, o bei salti,Io so rispondere questo ed altro.— Bella fanciulla, il vostro amore è egli pari al mio?— Se il mio fosse pari al vostro, saprei darvi risposta.— Bella fanciulla, il vostro amore è egli pari al mio?— Il mio è sotto il tavolo, il vostro è a casa del diavolo.

— Bella fanciulla dal grembiule a strisce,Siete contenta che le mie brache tocchino il vostro grembiule?— Il mio grembiule è di canevaccio,Convien toccarlo con buona grazia.— Oh! bella fanciulla, sta ella fresca l'acqua nella secchia?— Ella sta fresca e dolente.— Se io tornassi un'altra sera, sareste voi contenta?— O contenta o no, per una volta, non conviene dir di no.—— O bella fanciulla, che sapete tanto bene rispondere,L'acqua del mare va a bell'onde.— O bell'onde, o bei salti,Io so rispondere questo ed altro.— Bella fanciulla, il vostro amore è egli pari al mio?— Se il mio fosse pari al vostro, saprei darvi risposta.— Bella fanciulla, il vostro amore è egli pari al mio?— Il mio è sotto il tavolo, il vostro è a casa del diavolo.

[91]Venite ad aprire.

[91]Venite ad aprire.

[92]Aperto.

[92]Aperto.

[93]Neanche vi voglio aprire.

[93]Neanche vi voglio aprire.

[94]Io.

[94]Io.

[95]State.

[95]State.

[96]Mi fate, o pure, secondo la lezione del Celesia, m'è fatt, cioè, mi è fatto.

[96]Mi fate, o pure, secondo la lezione del Celesia, m'è fatt, cioè, mi è fatto.

[97]Dolore, crepacuore.

[97]Dolore, crepacuore.

[98]A me, mi.

[98]A me, mi.

[99]Abbiate.

[99]Abbiate.

[100]Io vorrei scrivere.

[100]Io vorrei scrivere.

[101]Vi lascio la buonasera.

[101]Vi lascio la buonasera.

[102]L'anello.

[102]L'anello.

[103]Chi ha macinato, insacchi. Io debbo questi particolari al signor A. Bertolotti che primo pubblicò la canzoneMartinade' Canavesani nelle sue genialiPasseggiate nel Canavese. — Vengo pure avvertito come nel Pesarese, a Fenestrelle e in Calabria usino canti improvvisi in occasione di nozze; ma non sono riuscito a procurarmene.

[103]Chi ha macinato, insacchi. Io debbo questi particolari al signor A. Bertolotti che primo pubblicò la canzoneMartinade' Canavesani nelle sue genialiPasseggiate nel Canavese. — Vengo pure avvertito come nel Pesarese, a Fenestrelle e in Calabria usino canti improvvisi in occasione di nozze; ma non sono riuscito a procurarmene.

[104]La traduzione italiana suona così:— Oh! buona sera, vegliatrici.Pel corpo mio, buona sera.Oh! buona sera, vegliatrici,Vegliatrici, buona sera.— Chi è egli che c'è lì fuori?Pel corpo mio, chi c'è lì?Pel sangue mio chi c'è egli fuori?Chi è egli? chi c'è li?— Io son Martino di Madonna,Pel corpo mio, io son Martina,Io son Martino di Madonna,Pel sangue mio! Martino Martina!— Dove se' tu stato, Martina?Pel corpo mio, dove se' tu stato?Dove se' tu stato, Martina?Pel sangue mio, dove se' tu stato?— Alla gran fiera, o vegliatrici,Pel corpo mio, alla gran fiera,Alla gran fiera vegliatrici.Pel sangue mio, alla gran fiera.— Che hai tu comprato per la fiera,Pel corpo mio, che hai tu comprato?Che hai tu comprato per la fiera?Pel sangue mio, che hai tu comprato?— Un bel cappellotto, vegliatrici,Pel corpo mio, vegliatrici, un cappellotto,Un bel cappellotto, vegliatrici.Pel sangue mio, vegliatrici, un cappellotto.— Apritemi l'uscio, vegliatrici.Pel corpo mio, apritemi l'uscio,Apritemi l'uscio, vegliatrici,Pel sangue mio, apritemi l'uscio.— Ecco aperto, Martina,Pel corpo mio, l'uscio è aperto,Esso è aperto, Martina,Pel sangue mio, l'uscio è aperto.

[104]La traduzione italiana suona così:

— Oh! buona sera, vegliatrici.Pel corpo mio, buona sera.Oh! buona sera, vegliatrici,Vegliatrici, buona sera.— Chi è egli che c'è lì fuori?Pel corpo mio, chi c'è lì?Pel sangue mio chi c'è egli fuori?Chi è egli? chi c'è li?— Io son Martino di Madonna,Pel corpo mio, io son Martina,Io son Martino di Madonna,Pel sangue mio! Martino Martina!— Dove se' tu stato, Martina?Pel corpo mio, dove se' tu stato?Dove se' tu stato, Martina?Pel sangue mio, dove se' tu stato?— Alla gran fiera, o vegliatrici,Pel corpo mio, alla gran fiera,Alla gran fiera vegliatrici.Pel sangue mio, alla gran fiera.— Che hai tu comprato per la fiera,Pel corpo mio, che hai tu comprato?Che hai tu comprato per la fiera?Pel sangue mio, che hai tu comprato?— Un bel cappellotto, vegliatrici,Pel corpo mio, vegliatrici, un cappellotto,Un bel cappellotto, vegliatrici.Pel sangue mio, vegliatrici, un cappellotto.— Apritemi l'uscio, vegliatrici.Pel corpo mio, apritemi l'uscio,Apritemi l'uscio, vegliatrici,Pel sangue mio, apritemi l'uscio.— Ecco aperto, Martina,Pel corpo mio, l'uscio è aperto,Esso è aperto, Martina,Pel sangue mio, l'uscio è aperto.

— Oh! buona sera, vegliatrici.Pel corpo mio, buona sera.Oh! buona sera, vegliatrici,Vegliatrici, buona sera.— Chi è egli che c'è lì fuori?Pel corpo mio, chi c'è lì?Pel sangue mio chi c'è egli fuori?Chi è egli? chi c'è li?— Io son Martino di Madonna,Pel corpo mio, io son Martina,Io son Martino di Madonna,Pel sangue mio! Martino Martina!— Dove se' tu stato, Martina?Pel corpo mio, dove se' tu stato?Dove se' tu stato, Martina?Pel sangue mio, dove se' tu stato?— Alla gran fiera, o vegliatrici,Pel corpo mio, alla gran fiera,Alla gran fiera vegliatrici.Pel sangue mio, alla gran fiera.— Che hai tu comprato per la fiera,Pel corpo mio, che hai tu comprato?Che hai tu comprato per la fiera?Pel sangue mio, che hai tu comprato?— Un bel cappellotto, vegliatrici,Pel corpo mio, vegliatrici, un cappellotto,Un bel cappellotto, vegliatrici.Pel sangue mio, vegliatrici, un cappellotto.— Apritemi l'uscio, vegliatrici.Pel corpo mio, apritemi l'uscio,Apritemi l'uscio, vegliatrici,Pel sangue mio, apritemi l'uscio.— Ecco aperto, Martina,Pel corpo mio, l'uscio è aperto,Esso è aperto, Martina,Pel sangue mio, l'uscio è aperto.

[105]Phaedromus s'accosta alla porta della vergine Planesium e canta: «Quid si adeam ad fores atque occentem?» Palinurus: «Si lubet; neque veto, neque, jubeo, etc.» Phaedromus: «Pessuli, heus, pessuli! vos saluto lubens, vos amo, vos volo, vos peto atque obsecro, Gerite amanti mihi morem amoenissimi, etc.» Sembra una delle nostre serenate.

[105]Phaedromus s'accosta alla porta della vergine Planesium e canta: «Quid si adeam ad fores atque occentem?» Palinurus: «Si lubet; neque veto, neque, jubeo, etc.» Phaedromus: «Pessuli, heus, pessuli! vos saluto lubens, vos amo, vos volo, vos peto atque obsecro, Gerite amanti mihi morem amoenissimi, etc.» Sembra una delle nostre serenate.

[106]A motivo del loro caldo negli amori, che li rende pure filarmonici alla loro maniera. I Romani nelle calende, e none di maggio, sacrificando al Dio lare, incoronavano di pani un somarello, probabile simbolo di fecondità.

[106]A motivo del loro caldo negli amori, che li rende pure filarmonici alla loro maniera. I Romani nelle calende, e none di maggio, sacrificando al Dio lare, incoronavano di pani un somarello, probabile simbolo di fecondità.

[107]Canti popolari toscani, 2.ª edizione.

[107]Canti popolari toscani, 2.ª edizione.

[108]Ciò appare da una nota di Benedetto Curzio al quintoArresto d'Amore di Marziale d'Alvernia, ricordata dal Minucci, in una sua lunga nota alMalmantiledel Lippi: «Prima die maii mensis juvenes pluribus ludis ac jocis sese exercere consueverunt, arborem sæpenumero deportantes, ac in loco publico, aut etiam ante alicujus egregii viri januam, vel frequentius amicae fores plantantes, vestitam nonnunquam promiscuis adamantibus, intersignis atque emblematibus.» L'uso de' maggi, è, del resto, popolarissimo in Francia ed in Germania.

[108]Ciò appare da una nota di Benedetto Curzio al quintoArresto d'Amore di Marziale d'Alvernia, ricordata dal Minucci, in una sua lunga nota alMalmantiledel Lippi: «Prima die maii mensis juvenes pluribus ludis ac jocis sese exercere consueverunt, arborem sæpenumero deportantes, ac in loco publico, aut etiam ante alicujus egregii viri januam, vel frequentius amicae fores plantantes, vestitam nonnunquam promiscuis adamantibus, intersignis atque emblematibus.» L'uso de' maggi, è, del resto, popolarissimo in Francia ed in Germania.

[109]Luciano,Cenni sulla Sardegna.

[109]Luciano,Cenni sulla Sardegna.

[110]L'espressione italianacorbellareha un senso somigliante, e proviene da corbello; corbelli o tasche chiamano in Toscana i testicoli; così pure l'espressione analogaminchionare.

[110]L'espressione italianacorbellareha un senso somigliante, e proviene da corbello; corbelli o tasche chiamano in Toscana i testicoli; così pure l'espressione analogaminchionare.

[111]Riv. Europea, anno V, vol. I, fasc. I, pag. 90.

[111]Riv. Europea, anno V, vol. I, fasc. I, pag. 90.

[112]Volete dunque toglier marito?

[112]Volete dunque toglier marito?

[113]Vi piacerebbe la mia persona?

[113]Vi piacerebbe la mia persona?

[114]Vi piacerebbe la casa nostra?

[114]Vi piacerebbe la casa nostra?

[115]Magari fosse!

[115]Magari fosse!

[116]Sentite il babbo mio o la mia mamma.

[116]Sentite il babbo mio o la mia mamma.

[117]Gli amori di Abrocome e d'Anziavolgarizzati da Anton M. Salvini. Pisa, 1816.

[117]Gli amori di Abrocome e d'Anziavolgarizzati da Anton M. Salvini. Pisa, 1816.

[118]Così è chiamato l'intromettitore Agnolo di Giovanni De' Bardi pel matrimonio di Francesco Guicciardini, ne'Ricordi autobiograficidel medesimo, vol. X delleOpere inedite, pubblicate dal compianto Giuseppe Canestrini.

[118]Così è chiamato l'intromettitore Agnolo di Giovanni De' Bardi pel matrimonio di Francesco Guicciardini, ne'Ricordi autobiograficidel medesimo, vol. X delleOpere inedite, pubblicate dal compianto Giuseppe Canestrini.

[119]In molti luoghi del Piemonte.

[119]In molti luoghi del Piemonte.

[120]Presso il Lago Maggiore.

[120]Presso il Lago Maggiore.

[121]Nel Vogherese.

[121]Nel Vogherese.

[122]A Riva di Chieri e a Gallarate.

[122]A Riva di Chieri e a Gallarate.

[123]Nel Pesarese e nel Fanese.

[123]Nel Pesarese e nel Fanese.

[124]Nel Bolognese.

[124]Nel Bolognese.

[125]Proxenetalo chiamavano gli antichi. Vedi Hotman:De veteri ritu nuptiarum.

[125]Proxenetalo chiamavano gli antichi. Vedi Hotman:De veteri ritu nuptiarum.

[126]Bacialernel Canavesano.

[126]Bacialernel Canavesano.

[127]VediVillemarqué,Barzaz Breiz (Chants populaires de Brétagne).

[127]VediVillemarqué,Barzaz Breiz (Chants populaires de Brétagne).

[128]Vedi laRelazione del Symes.

[128]Vedi laRelazione del Symes.

[129]Gr'ihyasùtra.

[129]Gr'ihyasùtra.

[130]Tacito,Germania, rammenta fra i doni nuziali tedeschi: «boves et frenatum equum et scutum cum framea gladioque.»

[130]Tacito,Germania, rammenta fra i doni nuziali tedeschi: «boves et frenatum equum et scutum cum framea gladioque.»

[131]Semi-angioli e semi-demonii indiani.

[131]Semi-angioli e semi-demonii indiani.


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