Chapter 16

La pubblicazione adunque rimase provata. Ma lo scritto in tal guisa pubblicato era un libello falso, maligno, sedizioso? Fino a questo punto sʼera discusso se un fatto, che ciascuno sapeva esser vero, potesse provarsi secondo le regole tecniche della scienza legale; ma adesso la contesa divenne assai più grave. Era necessario esaminare i limiti della prerogativa e della libertà, il diritto del Re a dispensare dagli statuti, il diritto deʼ sudditi a presentare petizioni a risarcimento di danni. Per tre ore gli avvocati degli accusati argomentarono con gran forza a difendere i principii fondamentali della costituzione, e provarono coi Giornali, ovvero processi verbali della Camera deʼ Comuni, che i Vescovi avevano detta la schietta verità quando dimostrarono al Re che la potestà di dispensare chʼegli voleva arrogarsi, era stata più volte dichiarata illegale dal Parlamento. Somers fu lʼultimo a perorare. Parlò poco più di cinque minuti; ma ogni parola che gli uscì dalle labbra era pregna di significanza; e allorquando si assise, la sua reputazione dʼoratore e di giureconsulto costituzionale era stabilita. Esaminò, una per una, tutte le parole adoperate dallʼAccusa per esprimere il delitto imputato ai Vescovi, e mostrò che ciascuna, sia aggettivo, sia sostantivo, era affatto impropria. I Vescovi venivano accusati dʼavere scritto e pubblicato un libello falso, maligno, e sedizioso. Lo scritto loro non era falso; perchè ogni fatto allegato provavano i Giornali del Parlamento esser vero. Lo scritto non era maligno; perchè gli accusati non avevano cercato pretesto ad una lotta, ma erano stati messi dal Governo in posizione tale che dovevano od opporsi al volere del Re, o violare i più sacri doveri della coscienza e dellʼonore. Lo scritto non era sedizioso; perchè non era stato sparso dagli scrittori fra la plebe, ma privatamente messo da loro nelle mani del solo Re; e nonera un libello, ma era una petizione decente, e tale che per le leggi della Inghilterra, anzi per le leggi di Roma Imperiale, per le leggi di tutti gli Stati inciviliti, un suddito che si creda gravato, può lecitamente presentare al Sovrano.Il Procuratore Generale nella sua risposta fu breve e fiacco. Lo Avvocato Generale parlò diffusissimamente e con grande acrimonia, e venne spesso interrotto daʼ clamori e dai fischi dellʼuditorio. Giunse perfino ad affermare che nessun suddito o corporazione di sudditi, tranne le Camere del Parlamento, hanno diritto di presentare petizioni al Re. A tali parole le gallerie divennero furiose; e lo stesso Capo Giudice rimase attonito alla sfrontatezza di cotesto giubba-rivoltata.In fine Wright cominciò a riassumere la questione. Le sue parole mostravano che la paura chʼegli aveva del Governo era temperata da quella che gli aveva posta nellʼanimo un uditorio sì numeroso, sì illustre e sì grandemente concitato. Disse che non darebbe parere intorno alla questione della podestà di dispensare, poichè non lo reputava necessario; che non poteva approvare in gran parte il discorso dello Avvocato Generale; che i sudditi avevano diritto di far petizioni, ma che la petizione della quale facevasi dibattimento nella Corte, era formulata con parole sconvenevoli, e la legge la considerava come libello. Medesimamente opinò Allybone, ma nel favellare mostrò tanto grossolana ignoranza della legge e della storia, da meritarsi il disprezzo di tutti gli astanti. Holloway scansò la questione della potestà di dispensare, ma disse che la petizione gli sembrava tale quale i sudditi che si credano gravati hanno diritto di presentare; e quindi non era un libello. Powell ebbe anche maggiore ardimento. Confessò che, secondo lui, la Dichiarazione dʼIndulgenza era nulla, e che la potestà di dispensare, nel modo onde dianzi sʼera esercitata, era onninamente incompatibile con la legge. Se a tali usurpazioni della prerogativa non si poneva freno, il Parlamento era finito. Tutta lʼautorità legislativa si ridurrebbe nelle mani del Re. «Lʼesito di questa faccenda, o Signori,» disse egli, «lo lascio a Dio e alla vostra coscienza.»[399]Era ben tardi quando i giurati si ritrassero a deliberare. E fu notte di forte ansietà. Ci rimangono alcune delle lettere che furono scritte in quelle ore di perplessità, e che perciò hanno per noi speciale interesse. «È assai tardi,» scriveva il Nunzio del Papa, «e la sentenza finora non si conosce. I giudici e gli accusati se ne sono andati alle loro case. I giurati sono in sessione. Domani sapremo lʼesito di questa gran lotta.»Il patrocinatore deʼ Vescovi rimase tutta la notte con un numero di servi nelle scale che conducevano alla stanza dove i giurati deliberavano. Era impreteribile invigilare gli ufficiali che guardavano lʼuscio; perocchè essendo costoro in sospetto di favoreggiare la Corona, ove non fossero rigorosamente sorvegliati, avrebbero potuto apprestare deʼ cibi a qualche giurato cortigiano, il quale avrebbe così affamato i colleghi. E però la gente dei Vescovi faceva stretta guardia. Non fu concesso nè anche dʼintrodurre una candela per accendere una pipa. Verso le ore quattro di mattina si lasciarono passare alcuni vasi dʼacqua da lavarsi; e i giurati, ardendo di sete, la beverono tuttaquanta. Gran numero di gente si aggirò fino allʼalba per le vie circostanti. Ogni ora giungeva da Whitehall un messo per sapere ciò che facevasi. Dalla stanza si udivano spesso le voci e gli alterchi deʼ giurati: ma non sapevasi nulla di certo.[400]In sul principio, nove opinavano che non vi fosse colpa, e tre che la vi fosse. Due della minoranza dopo poco cedettero; ma Arnold rimaneva ostinato. Tommaso Austin ricchissimo gentiluomo di campagna, il quale aveva prestata somma attenzione al detto deʼ testimoni e alla discussione, ed aveva preso copiosi appunti, voleva ragionare con Arnold; ma costui nol consentì, dicendo sgarbatamente chʼegli non era assuefatto ad argomentare e discutere; la sua coscienza non era satisfatta; e quindi egli non avrebbe dichiarati innocenti i Vescovi. «Se dite questo,» disse Austin, «guardatevi bene. Io sono il più grasso e il più forte di tutti, e innanzi che altri mi costringa a chiamare libello simile petizione, mi starò quifinchè mi sarò ridotto alla grossezza dʼuna canna da pipa.» Erano le ore sei della mattina, allorquando Arnold cedè. Tosto si sparse la voce che tutti i giurati erano dʼaccordo: ma il giudicio era sempre un segreto.[401]Alle ore dieci antimeridiane ragunossi di nuovo la Corte. La folla era immensa. I giurati si assisero ai posti loro. Nessuno osava alitare, era profondo silenzio.LV. Sir Samuele Astry disse ai giurati: «Trovate voi gli accusati, o alcuno di loro, colpevoli del delitto ad essi imputato, o gli trovate non colpevoli?» Sir Ruggiero Langley rispose: «Non colpevoli.» Appena profferite queste parole, Halifax si alzò e scosse in aria il cappello. A quel segno, i banchi e le gallerie diedero in uno scoppio dʼapplausi. In un momento diecimila persone accalcate dentro la spaziosa sala risposero con sì fragorose grida di gioia che ne tremò il vecchio palco di quercia, e un istante dopo lʼinnumerevole turba che stava fuori levò tal grido dʼallegrezza che fu udito fino a Temple-Bar, al quale grido risposero le barche che coprivano il Tamigi. Un tonfo dʼarme risonò sul fiume, e poi un altro ancora, talmente che in pochi momenti la lieta nuova volò ai quartieri di Savoy e di Blackfriars fino al Ponte di Londra, ed alla selva di navi che oltre si distende. Come fu sparsa la nuova, le vie e le piazze, i mercati e i caffè echeggiavano dʼacclamazioni. Eppure queste acclamazioni erano meno strane delle lacrime che si vedevano negli occhi di tutti: imperocchè i cuori di tutti erano stati trafitti a tal punto che lʼaustera natura deglʼInglesi, così poco avvezzi a mostrare con segni esteriori le interne emozioni, non potè resistere; e migliaia di persone singhiozzavano lacrimando di gioia. Infrattanto di mezzo alla folla movevansi uomini a cavallo dirigendosi per tutte le grandi vie, nunzi della vittoria riportata dalla Chiesa e dalla patria nostre. E non pertanto lʼacre e intrepido animo dellʼAvvocato Generale non impaurì a quella immensa esplosione. Sforzandosi di farsi udire, non ostante i clamori, richiese che i giudici facessero arrestare coloro, i quali con grida sediziose avevano violata la dignità del tribunale. I giudici fecero arrestare un popolano; ma pensando che sarebbeassurdo il punire un solo individuo per un delitto di cui erano rei centinaia di migliaia, lo mandarono via con una lieve riprensione.[402]Era inutile in quel momento pensare a qualunque altra cosa. E davvero i clamori della moltitudine erano tali, che per una mezza ora non fu possibile dire una sola parola nella Corte. Williams giunse alla sua vettura fra mezzo a una tempesta di fischi e dʼimprecazioni. Cartwright, che non poteva frenare la propria curiosità, aveva avuta la stoltezza e la impudenza di recarsi a Westminster per udire la sentenza. Agli abiti sacerdotali e alla corpulenza fu riconosciuto, e fischiato passando per la sala. «Badate» diceva uno «al lupo sotto veste dʼagnello.»—«Fate largo» esclamò un altro «allʼuomo che ha il papa nel ventre.»[403]I prelati, a fin dʼevitare la folla che chiedeva la loro benedizione, si rifugiarono dentro la più vicina cappella, dove si celebravano gli uffici divini. Quel dì molte chiese erano aperte in tutta la metropoli, alle quali accorreva gran numero di persone pie. Le campane di tutte le parrocchie nella città e neʼ luoghi circostanti sonavano a festa. Intanto i giurati non sapevano distrigarsi dalla calca per uscire dalla sala. Erano costretti a stringere le mani a centinaia. «Dio ve ne renda merito,» esclamava la gente; «Dio protegga le vostre famiglie; vi siete portati da onesti e buoni gentiluomini; oggi voi ci avete salvato tutti.» Come i nobili, i quali erano intervenuti alla udienza per proteggere la buona causa, si rimisero in carrozza, spargevano dagli sportelli pugni di monete fra ilpopolo, dicendogli bevesse alla salute del Re, deʼ Vescovi, e dei Giurati.[404]Il Procuratore Generale recò la trista nuova a Sunderland, il quale per avventura in quellʼora stavasi conversando col Nunzio. «Non vi sono state mai a memoria dʼuomo» disse Powis «grida e lacrime di gioia come quelle dʼoggi.»[405]Il Re in quel giorno era andato a visitare il campo in Hounslow Heath. Sunderland subitamente spedì un messo a dare la nuova a Giacomo, il quale in quello istante trovavasi entro la tenda di Feversham. Ne rimase estremamente turbato; esclamò in francese: «Peggio per loro!» e partì tosto per Londra. Presente lui, la riverenza impedì ai soldati la libera espansione deʼ loro cuori; ma appena egli si discostò dal campo, furono udite alte acclamazioni. Ne rimase maravigliato, e chiese che significasse quel frastuono. «Non è nulla,» gli fu risposto: «i soldati tripudiano per la liberazione deʼ Vescovi.»—«E voi chiamate nulla ciò?» disse Giacomo. E ripetè: «Peggio per loro.»[406]Ed aveva bene ragione dʼessere di cattivo umore. La sua sconfitta era stata piena ed umiliantissima. Se i prelati si fossero sottratti alla condanna per difetto di forma nella procedura, o perchè non avevano scritta la petizione in Middlessex, o perchè era stato impossibile provare che avevano posto nelle mani del Re lo scritto pel quale la Corona gli aveva chiamati in giudizio, la prerogativa regia non avrebbe patito detrimento. Ma fu insigne ventura pel paese che il fatto della pubblicazionevenisse pienamente provato. La Difesa quindi era stata costretta a combattere contro la potestà di dispensare, e lʼaveva combattuta con audacia, dottrina ed eloquenza. Gli avvocati del Governo, come tutti vedevano, erano stati vinti nella contesa. Nemmeno un solo dei giudici erasi rischiato ad asserire che la Indulgenza fosse legale, chè anzi uno di loro lʼaveva con forti parole dichiarata illegale. La nazione intera ad una voce diceva che la potestà di dispensare aveva ricevuto un colpo fatale. Finch, che il giorno precedente era stato universalmente vituperato, adesso ebbe plausi universali. Dicevasi chʼegli non aveva fatto decidere la causa in un modo che avrebbe lasciata nel dubbio la grande questione costituzionale: imperocchè una sentenza che avesse assoluto i suoi clienti, senza condannare la Dichiarazione dʼIndulgenza, sarebbe stata una mezza vittoria. Vero è che Finch non meritava nè il biasimo che gli fu dato mentre lʼesito della causa era ancora dubbio, nè le lodi che gli profusero dopo che lʼesito fu prospero. Era assurdo vituperarlo, perchè, nel breve indugio di cui egli fu cagione, i legali della Corona scoprirono inaspettatamente novelle prove. Era egualmente assurdo supporre chʼegli per calcolo esponesse i suoi clienti al pericolo a fine di stabilire un principio generale: ed era anche più assurdo commendarlo di ciò che sarebbe stato violare gravemente il dovere della sua professione.A quel lieto giorno seguì una notte di non minore letizia. I Vescovi, ed alcuni deʼ loro più rispettabili amici, indarno sforzaronsi dʼimpedire ogni tumultuoso festeggiamento. Giammai a memoria deʼ più vecchi, nè anche in quella sera nella quale si sparse per tutta Londra la nuova che lo esercito di Scozia erasi dichiarato a favore dʼun libero Parlamento, giammai le vie della città sʼerano viste così splendenti di fuochi di gioia. Attorno ad ogni luminaria la folla beveva alla salute deʼ vescovi ed alla confusione deʼ Papisti. Le finestre erano illuminate con file di candele; ciascuna fila ne aveva sette, e il torcetto di mezzo che sʼinalzava fra tutte, simboleggiava il Primate. Sʼudiva di continuo lo scoppio delle bombe e delle arme da fuoco. Una catasta di fascine ardeva di faccia alla porta maggiore di Whitehall; altre dinanzi alle case deʼ PariCattolici Romani. Lord Arundell di Vardour saviamente abbonì la marmaglia facendo distribuire un poʼ di moneta. Ma nel palazzo Salisbury nello Strand si provarono di fare resistenza. I servi di Lord Salisbury uscirono fuori e fecero fuoco; uccisero soltanto lo scaccino della parrocchia chʼera lì per ispengere le fiamme, e subito sconfitti furono ricacciati nel palazzo. Nessuno degli spettacoli di quella notte diede tanto sollazzo alla plebe quanto uno al quale pochi anni prima era assuefatta, e che adesso volle rinnovellare, voglio dire il bruciamento della effigie del Papa. Questo spettacolo, che un tempo era famigliare, è oggimai da noi conosciuto solamente per mezzo di descrizioni e dʼincisioni. Una figura, in nulla somiglievole alle rozze immagini di Guido Faux che ai tempi nostri si conducono in processione il dì 5 novembre, ma fatta di cera con una certa arte, e adorna, con spesa non lieve, degli abiti pontificali e della tiara, era posta sopra una sedia somigliante a quella sulla quale i vescovi di Roma nelle grandi solennità vengono condotti in San Pietro fino allo altare maggiore. Sua Santità era generalmente accompagnata da un corteo di Cardinali e di Gesuiti. Gli stava accanto, chinandoglisi allʼorecchio, un buffone travestito da demonio con le corna e la coda. Non vi era Protestante ricco e zelante che si mostrasse avaro di dare la sua ghinea per tal festa; e se debbasi credere alla voce popolare, la spesa della processione talvolta ascendeva a mille lire sterline. Dopo che la immagine del Papa era stata solennemente condotta per alcune ore fra mezzo alla folla, era data alle fiamme tra le fragorose acclamazioni degli astanti. Finchè durò la popolarità di Oates e di Shaftesbury questa cerimonia ebbe luogo ogni anno il dì natalizio della Regina Elisabetta, in Fleet-Street, di faccia alle finestre del Circolo Whig. Ed era tanta la celebrità di cotesto grottesco spettacolo, che Barillon una volta pose a repentaglio la propria vita, sporgendo la persona, per meglio vederlo, da un luogo ove erasi nascosto.[407]Ma dal giorno in cui fu scopertala congiura di Rye House fino a quello in cui furono assoluti i sette Vescovi, la cerimonia era caduta in disuso. Adesso, nondimeno, vari fantocci rappresentanti il Papa si videro in varie parti di Londra. Il Nunzio ne rimase scandalizzato, e il Re sentì questo insulto più di tutti gli affronti fino allora ricevuti. I magistrati non poterono porvi impedimento alcuno. La domenica albeggiava, e le campane delle Chiese parrocchiali chiamavano i devoti alle preci mattutine, quando i fuochi cominciavano ad estinguersi e la folla a disperdersi. Fu allora promulgato un editto contro i perturbatori; molti deʼ quali—ed erano per la più parte giovani di bottega—furono arrestati; ma alle sessioni di Middlesex i giurati dichiararono non esservi luogo a procedere. I magistrati, molti deʼ quali erano cattolici romani, rimproverarono il Gran Giury, e gli rimandarono tre o quattro volte glʼincolpati, ma non poterono ottenere nulla.[408]LVI. Intanto la lieta nuova giungeva a volo in ogni parte del Regno, e dovunque era ricevuta con gioia. Gloucester, Bedford, e Linchfield mostrarono grande zelo: ma Bristol e Norwich, che per popolazione e ricchezza erano dopo Londra le prime, furono solo a Londra seconde per lʼentusiasmo con che celebrarono il lieto evento.La persecuzione deʼ Vescovi è un evento che sta da sè nella nostra storia. Esso fu il primo ed ultimo fatto in cui due sentimenti tremendamente potenti, due sentimenti che per lo più si sono vicendevolmente avversati, e ciascuno deʼ quali, qualvolta sono venuti in forte concitamento, è bastato a sconvolgere lo Stato, erano congiunti in perfetta armonia. Questi sentimenti erano lo affetto per la Chiesa e lo affetto per la libertà. Pel corso di molte generazioni ogni violento scoppio del sentimento per la Chiesa Anglicana è stato sempre, tranne una sola volta, avverso alla libertà civile; ogni violento scoppio di zelo per la libertà è stato sempre, tranne una sola volta, avverso allʼautorità ed influenza della prelatura e del elencato. Nel 1688 la causa della gerarchia fu per un istanteidentica a quella del popolo. Novemila e più ecclesiastici capitanati dal Primate e daʼ suoi più spettabili suffraganei, si mostrarono pronti a soffrire la carcere e la perdita degli averi per difendere il gran principio fondamentale della nostra costituzione. Ne nacque una coalizione che comprendeva i più zelanti Cavalieri, i più zelanti repubblicani, e tutte le classi intermedie del popolo. Il coraggio che nella precedente generazione aveva sostenuto Hampden, il coraggio che nella generazione susseguente sostenne Sacheverell, si congiunsero insieme per sostenere lʼArcivescovo il quale era Hampden e Sacheverell in una sola persona. Le classi della società che hanno maggiore interesse a mantenere lʼordine, che in tempi di politici commovimenti sono sempre pronte a rafforzare il braccio al Governo, e che naturalmente abborrono gli agitatori, si lasciarono, senza scrupolo, guidare dallʼuomo venerabile, che era primo Pari del Regno, primo ministro della Chiesa, Tory in politica, santo per costumi; uomo che la tirannide, malgrado lui, aveva fatto diventare demagogo. Coloro, dallʼaltra banda, i quali avevano sempre abborrito lʼEpiscopato, come rimasuglio del Papismo, e come strumento del potere assoluto, domandavano ora colle ginocchia inchine la benedizione di un prelato, che era pronto a soffrire la carcere e posare le stanche sue membra sulla nuda terra, più presto che tradire glʼinteressi della Religione protestante e porre la prerogativa disopra alla legge. Allo amore della Chiesa ed allʼamore della libertà era congiunto, in questa gran crisi, un altro sentimento che va annoverato fra le più pregievoli peculiarità del nostro carattere nazionale. Un individuo oppresso dal Governo, ove anche non abbia il minimo diritto alla riverenza ed alla gratitudine pubblica, generalmente desta simpatia nel popolo nostro. Così, al tempo degli avi nostri, la persecuzione di Wilkes bastò a porre sossopra la nazione. Noi stessi lʼabbiamo veduta agitarsi quasi fino alla insania peʼ torti fatti alla Regina Carolina. È quindi probabile che quando anche al processo contro i vescovi non fosse stato annesso un grande interesse politico e religioso, la Inghilterra non avrebbe veduto, senza sentirsi fortemente mossa ad ira e pietà, sette vegliardi di intemerata virtù perseguitati dalla vendetta dʼuntemerario ed inesorabile Principe, il quale doveva alla fedeltà loro la Corona chʼegli portava.Animati da cosiffatti sentimenti, i nostri antichi ordinaronsi in vasta e stretta falange contro il Governo. Comprendeva tutti i Protestanti di qual si fosse grado, partito o setta. Nella vanguardia stavano i Lordi spirituali e secolari. Li seguivano i gentiluomini possidenti e il clero, entrambe le Università, tutte le corti di giustizia, i mercanti, i bottegaj, i fattori, i facchini delle grandi città, i contadini che lavoravano la terra. La lega contro il Re comprendeva gli ufficiali che comandavano sulle navi, le sentinelle che guardavano il suo palazzo. I nomi di Whig e di Tory furono per un momento posti in oblio. Il vecchio Esclusionista stringeva la mano al vecchio abborrente. Episcopali, Presbiteriani, Indipendenti, Battisti dimenticarono le loro lunghe contese, per ricordarsi soltanto della comune fede protestante e del pericolo comune. I teologi educati nella scuola di Laud parlavano a voce alta non solo di tolleranza, ma di comprensione. Lo Arcivescovo poco dopo dʼessere stato assoluto pubblicò certa lettera pastorale che è uno dei più notevoli componimenti di quella età. Fino dagli anni suoi primi aveva combattuto contro i Non-Conformisti, e gli aveva più volte assaliti con ingiusta e poco cristiana acrimonia. La sua principale opera era indecente caricatura della teologia calvinista.[409]Aveva composto pei dì 14 gennaio e 29 maggio certe preci, le quali toccavano deʼ Puritani con parole sì ostili, che il Governo aveva reputato necessario temperarle. Ma adesso il suo cuore si era addolcito ed aperto. Solennemente ingiunse ai Vescovi e al clero, usassero estrema benevolenza ai loro confratelli Dissenzienti, li visitassero spesso, ospitalmente li trattassero, cortesemente con essi conversassero, gli persuadessero, se fosse possibile, ad uniformarsi alla Chiesa Anglicana; ma se non fosse possibile, si congiungessero loro con sincero e cordiale affetto a propugnare la benedetta causa della Riforma.[410]Molti uomini pii negli anni susseguenti ripensavano con amaro desiderio a quellʼepoca. La dipingevano come la breve alba di una età dʼoro fra due età di ferro. Tali lamenti, comecchè fossero naturali, non erano ragionevoli. La coalizione del 1688 nacque, e potè nascere, solo dalla tirannide chʼera quasi frenesia, e dal pericolo che minacciava a un tempo tutte le grandi istituzioni del paese. Se poscia non vi è stata mai una somigliante colleganza, egli è perchè non vi è mai stato simile pessimo governo. È mestieri rammentare, che quantunque la concordia sia in sè migliore della discordia, la discordia può indicare un migliore cammino di quello che indichi la concordia. Le calamità e i pericoli soventi volte stringono gli uomini a collegarsi. La prosperità e la sicurezza spesso gli spingono a separarsi.

La pubblicazione adunque rimase provata. Ma lo scritto in tal guisa pubblicato era un libello falso, maligno, sedizioso? Fino a questo punto sʼera discusso se un fatto, che ciascuno sapeva esser vero, potesse provarsi secondo le regole tecniche della scienza legale; ma adesso la contesa divenne assai più grave. Era necessario esaminare i limiti della prerogativa e della libertà, il diritto del Re a dispensare dagli statuti, il diritto deʼ sudditi a presentare petizioni a risarcimento di danni. Per tre ore gli avvocati degli accusati argomentarono con gran forza a difendere i principii fondamentali della costituzione, e provarono coi Giornali, ovvero processi verbali della Camera deʼ Comuni, che i Vescovi avevano detta la schietta verità quando dimostrarono al Re che la potestà di dispensare chʼegli voleva arrogarsi, era stata più volte dichiarata illegale dal Parlamento. Somers fu lʼultimo a perorare. Parlò poco più di cinque minuti; ma ogni parola che gli uscì dalle labbra era pregna di significanza; e allorquando si assise, la sua reputazione dʼoratore e di giureconsulto costituzionale era stabilita. Esaminò, una per una, tutte le parole adoperate dallʼAccusa per esprimere il delitto imputato ai Vescovi, e mostrò che ciascuna, sia aggettivo, sia sostantivo, era affatto impropria. I Vescovi venivano accusati dʼavere scritto e pubblicato un libello falso, maligno, e sedizioso. Lo scritto loro non era falso; perchè ogni fatto allegato provavano i Giornali del Parlamento esser vero. Lo scritto non era maligno; perchè gli accusati non avevano cercato pretesto ad una lotta, ma erano stati messi dal Governo in posizione tale che dovevano od opporsi al volere del Re, o violare i più sacri doveri della coscienza e dellʼonore. Lo scritto non era sedizioso; perchè non era stato sparso dagli scrittori fra la plebe, ma privatamente messo da loro nelle mani del solo Re; e nonera un libello, ma era una petizione decente, e tale che per le leggi della Inghilterra, anzi per le leggi di Roma Imperiale, per le leggi di tutti gli Stati inciviliti, un suddito che si creda gravato, può lecitamente presentare al Sovrano.Il Procuratore Generale nella sua risposta fu breve e fiacco. Lo Avvocato Generale parlò diffusissimamente e con grande acrimonia, e venne spesso interrotto daʼ clamori e dai fischi dellʼuditorio. Giunse perfino ad affermare che nessun suddito o corporazione di sudditi, tranne le Camere del Parlamento, hanno diritto di presentare petizioni al Re. A tali parole le gallerie divennero furiose; e lo stesso Capo Giudice rimase attonito alla sfrontatezza di cotesto giubba-rivoltata.In fine Wright cominciò a riassumere la questione. Le sue parole mostravano che la paura chʼegli aveva del Governo era temperata da quella che gli aveva posta nellʼanimo un uditorio sì numeroso, sì illustre e sì grandemente concitato. Disse che non darebbe parere intorno alla questione della podestà di dispensare, poichè non lo reputava necessario; che non poteva approvare in gran parte il discorso dello Avvocato Generale; che i sudditi avevano diritto di far petizioni, ma che la petizione della quale facevasi dibattimento nella Corte, era formulata con parole sconvenevoli, e la legge la considerava come libello. Medesimamente opinò Allybone, ma nel favellare mostrò tanto grossolana ignoranza della legge e della storia, da meritarsi il disprezzo di tutti gli astanti. Holloway scansò la questione della potestà di dispensare, ma disse che la petizione gli sembrava tale quale i sudditi che si credano gravati hanno diritto di presentare; e quindi non era un libello. Powell ebbe anche maggiore ardimento. Confessò che, secondo lui, la Dichiarazione dʼIndulgenza era nulla, e che la potestà di dispensare, nel modo onde dianzi sʼera esercitata, era onninamente incompatibile con la legge. Se a tali usurpazioni della prerogativa non si poneva freno, il Parlamento era finito. Tutta lʼautorità legislativa si ridurrebbe nelle mani del Re. «Lʼesito di questa faccenda, o Signori,» disse egli, «lo lascio a Dio e alla vostra coscienza.»[399]Era ben tardi quando i giurati si ritrassero a deliberare. E fu notte di forte ansietà. Ci rimangono alcune delle lettere che furono scritte in quelle ore di perplessità, e che perciò hanno per noi speciale interesse. «È assai tardi,» scriveva il Nunzio del Papa, «e la sentenza finora non si conosce. I giudici e gli accusati se ne sono andati alle loro case. I giurati sono in sessione. Domani sapremo lʼesito di questa gran lotta.»Il patrocinatore deʼ Vescovi rimase tutta la notte con un numero di servi nelle scale che conducevano alla stanza dove i giurati deliberavano. Era impreteribile invigilare gli ufficiali che guardavano lʼuscio; perocchè essendo costoro in sospetto di favoreggiare la Corona, ove non fossero rigorosamente sorvegliati, avrebbero potuto apprestare deʼ cibi a qualche giurato cortigiano, il quale avrebbe così affamato i colleghi. E però la gente dei Vescovi faceva stretta guardia. Non fu concesso nè anche dʼintrodurre una candela per accendere una pipa. Verso le ore quattro di mattina si lasciarono passare alcuni vasi dʼacqua da lavarsi; e i giurati, ardendo di sete, la beverono tuttaquanta. Gran numero di gente si aggirò fino allʼalba per le vie circostanti. Ogni ora giungeva da Whitehall un messo per sapere ciò che facevasi. Dalla stanza si udivano spesso le voci e gli alterchi deʼ giurati: ma non sapevasi nulla di certo.[400]In sul principio, nove opinavano che non vi fosse colpa, e tre che la vi fosse. Due della minoranza dopo poco cedettero; ma Arnold rimaneva ostinato. Tommaso Austin ricchissimo gentiluomo di campagna, il quale aveva prestata somma attenzione al detto deʼ testimoni e alla discussione, ed aveva preso copiosi appunti, voleva ragionare con Arnold; ma costui nol consentì, dicendo sgarbatamente chʼegli non era assuefatto ad argomentare e discutere; la sua coscienza non era satisfatta; e quindi egli non avrebbe dichiarati innocenti i Vescovi. «Se dite questo,» disse Austin, «guardatevi bene. Io sono il più grasso e il più forte di tutti, e innanzi che altri mi costringa a chiamare libello simile petizione, mi starò quifinchè mi sarò ridotto alla grossezza dʼuna canna da pipa.» Erano le ore sei della mattina, allorquando Arnold cedè. Tosto si sparse la voce che tutti i giurati erano dʼaccordo: ma il giudicio era sempre un segreto.[401]Alle ore dieci antimeridiane ragunossi di nuovo la Corte. La folla era immensa. I giurati si assisero ai posti loro. Nessuno osava alitare, era profondo silenzio.LV. Sir Samuele Astry disse ai giurati: «Trovate voi gli accusati, o alcuno di loro, colpevoli del delitto ad essi imputato, o gli trovate non colpevoli?» Sir Ruggiero Langley rispose: «Non colpevoli.» Appena profferite queste parole, Halifax si alzò e scosse in aria il cappello. A quel segno, i banchi e le gallerie diedero in uno scoppio dʼapplausi. In un momento diecimila persone accalcate dentro la spaziosa sala risposero con sì fragorose grida di gioia che ne tremò il vecchio palco di quercia, e un istante dopo lʼinnumerevole turba che stava fuori levò tal grido dʼallegrezza che fu udito fino a Temple-Bar, al quale grido risposero le barche che coprivano il Tamigi. Un tonfo dʼarme risonò sul fiume, e poi un altro ancora, talmente che in pochi momenti la lieta nuova volò ai quartieri di Savoy e di Blackfriars fino al Ponte di Londra, ed alla selva di navi che oltre si distende. Come fu sparsa la nuova, le vie e le piazze, i mercati e i caffè echeggiavano dʼacclamazioni. Eppure queste acclamazioni erano meno strane delle lacrime che si vedevano negli occhi di tutti: imperocchè i cuori di tutti erano stati trafitti a tal punto che lʼaustera natura deglʼInglesi, così poco avvezzi a mostrare con segni esteriori le interne emozioni, non potè resistere; e migliaia di persone singhiozzavano lacrimando di gioia. Infrattanto di mezzo alla folla movevansi uomini a cavallo dirigendosi per tutte le grandi vie, nunzi della vittoria riportata dalla Chiesa e dalla patria nostre. E non pertanto lʼacre e intrepido animo dellʼAvvocato Generale non impaurì a quella immensa esplosione. Sforzandosi di farsi udire, non ostante i clamori, richiese che i giudici facessero arrestare coloro, i quali con grida sediziose avevano violata la dignità del tribunale. I giudici fecero arrestare un popolano; ma pensando che sarebbeassurdo il punire un solo individuo per un delitto di cui erano rei centinaia di migliaia, lo mandarono via con una lieve riprensione.[402]Era inutile in quel momento pensare a qualunque altra cosa. E davvero i clamori della moltitudine erano tali, che per una mezza ora non fu possibile dire una sola parola nella Corte. Williams giunse alla sua vettura fra mezzo a una tempesta di fischi e dʼimprecazioni. Cartwright, che non poteva frenare la propria curiosità, aveva avuta la stoltezza e la impudenza di recarsi a Westminster per udire la sentenza. Agli abiti sacerdotali e alla corpulenza fu riconosciuto, e fischiato passando per la sala. «Badate» diceva uno «al lupo sotto veste dʼagnello.»—«Fate largo» esclamò un altro «allʼuomo che ha il papa nel ventre.»[403]I prelati, a fin dʼevitare la folla che chiedeva la loro benedizione, si rifugiarono dentro la più vicina cappella, dove si celebravano gli uffici divini. Quel dì molte chiese erano aperte in tutta la metropoli, alle quali accorreva gran numero di persone pie. Le campane di tutte le parrocchie nella città e neʼ luoghi circostanti sonavano a festa. Intanto i giurati non sapevano distrigarsi dalla calca per uscire dalla sala. Erano costretti a stringere le mani a centinaia. «Dio ve ne renda merito,» esclamava la gente; «Dio protegga le vostre famiglie; vi siete portati da onesti e buoni gentiluomini; oggi voi ci avete salvato tutti.» Come i nobili, i quali erano intervenuti alla udienza per proteggere la buona causa, si rimisero in carrozza, spargevano dagli sportelli pugni di monete fra ilpopolo, dicendogli bevesse alla salute del Re, deʼ Vescovi, e dei Giurati.[404]Il Procuratore Generale recò la trista nuova a Sunderland, il quale per avventura in quellʼora stavasi conversando col Nunzio. «Non vi sono state mai a memoria dʼuomo» disse Powis «grida e lacrime di gioia come quelle dʼoggi.»[405]Il Re in quel giorno era andato a visitare il campo in Hounslow Heath. Sunderland subitamente spedì un messo a dare la nuova a Giacomo, il quale in quello istante trovavasi entro la tenda di Feversham. Ne rimase estremamente turbato; esclamò in francese: «Peggio per loro!» e partì tosto per Londra. Presente lui, la riverenza impedì ai soldati la libera espansione deʼ loro cuori; ma appena egli si discostò dal campo, furono udite alte acclamazioni. Ne rimase maravigliato, e chiese che significasse quel frastuono. «Non è nulla,» gli fu risposto: «i soldati tripudiano per la liberazione deʼ Vescovi.»—«E voi chiamate nulla ciò?» disse Giacomo. E ripetè: «Peggio per loro.»[406]Ed aveva bene ragione dʼessere di cattivo umore. La sua sconfitta era stata piena ed umiliantissima. Se i prelati si fossero sottratti alla condanna per difetto di forma nella procedura, o perchè non avevano scritta la petizione in Middlessex, o perchè era stato impossibile provare che avevano posto nelle mani del Re lo scritto pel quale la Corona gli aveva chiamati in giudizio, la prerogativa regia non avrebbe patito detrimento. Ma fu insigne ventura pel paese che il fatto della pubblicazionevenisse pienamente provato. La Difesa quindi era stata costretta a combattere contro la potestà di dispensare, e lʼaveva combattuta con audacia, dottrina ed eloquenza. Gli avvocati del Governo, come tutti vedevano, erano stati vinti nella contesa. Nemmeno un solo dei giudici erasi rischiato ad asserire che la Indulgenza fosse legale, chè anzi uno di loro lʼaveva con forti parole dichiarata illegale. La nazione intera ad una voce diceva che la potestà di dispensare aveva ricevuto un colpo fatale. Finch, che il giorno precedente era stato universalmente vituperato, adesso ebbe plausi universali. Dicevasi chʼegli non aveva fatto decidere la causa in un modo che avrebbe lasciata nel dubbio la grande questione costituzionale: imperocchè una sentenza che avesse assoluto i suoi clienti, senza condannare la Dichiarazione dʼIndulgenza, sarebbe stata una mezza vittoria. Vero è che Finch non meritava nè il biasimo che gli fu dato mentre lʼesito della causa era ancora dubbio, nè le lodi che gli profusero dopo che lʼesito fu prospero. Era assurdo vituperarlo, perchè, nel breve indugio di cui egli fu cagione, i legali della Corona scoprirono inaspettatamente novelle prove. Era egualmente assurdo supporre chʼegli per calcolo esponesse i suoi clienti al pericolo a fine di stabilire un principio generale: ed era anche più assurdo commendarlo di ciò che sarebbe stato violare gravemente il dovere della sua professione.A quel lieto giorno seguì una notte di non minore letizia. I Vescovi, ed alcuni deʼ loro più rispettabili amici, indarno sforzaronsi dʼimpedire ogni tumultuoso festeggiamento. Giammai a memoria deʼ più vecchi, nè anche in quella sera nella quale si sparse per tutta Londra la nuova che lo esercito di Scozia erasi dichiarato a favore dʼun libero Parlamento, giammai le vie della città sʼerano viste così splendenti di fuochi di gioia. Attorno ad ogni luminaria la folla beveva alla salute deʼ vescovi ed alla confusione deʼ Papisti. Le finestre erano illuminate con file di candele; ciascuna fila ne aveva sette, e il torcetto di mezzo che sʼinalzava fra tutte, simboleggiava il Primate. Sʼudiva di continuo lo scoppio delle bombe e delle arme da fuoco. Una catasta di fascine ardeva di faccia alla porta maggiore di Whitehall; altre dinanzi alle case deʼ PariCattolici Romani. Lord Arundell di Vardour saviamente abbonì la marmaglia facendo distribuire un poʼ di moneta. Ma nel palazzo Salisbury nello Strand si provarono di fare resistenza. I servi di Lord Salisbury uscirono fuori e fecero fuoco; uccisero soltanto lo scaccino della parrocchia chʼera lì per ispengere le fiamme, e subito sconfitti furono ricacciati nel palazzo. Nessuno degli spettacoli di quella notte diede tanto sollazzo alla plebe quanto uno al quale pochi anni prima era assuefatta, e che adesso volle rinnovellare, voglio dire il bruciamento della effigie del Papa. Questo spettacolo, che un tempo era famigliare, è oggimai da noi conosciuto solamente per mezzo di descrizioni e dʼincisioni. Una figura, in nulla somiglievole alle rozze immagini di Guido Faux che ai tempi nostri si conducono in processione il dì 5 novembre, ma fatta di cera con una certa arte, e adorna, con spesa non lieve, degli abiti pontificali e della tiara, era posta sopra una sedia somigliante a quella sulla quale i vescovi di Roma nelle grandi solennità vengono condotti in San Pietro fino allo altare maggiore. Sua Santità era generalmente accompagnata da un corteo di Cardinali e di Gesuiti. Gli stava accanto, chinandoglisi allʼorecchio, un buffone travestito da demonio con le corna e la coda. Non vi era Protestante ricco e zelante che si mostrasse avaro di dare la sua ghinea per tal festa; e se debbasi credere alla voce popolare, la spesa della processione talvolta ascendeva a mille lire sterline. Dopo che la immagine del Papa era stata solennemente condotta per alcune ore fra mezzo alla folla, era data alle fiamme tra le fragorose acclamazioni degli astanti. Finchè durò la popolarità di Oates e di Shaftesbury questa cerimonia ebbe luogo ogni anno il dì natalizio della Regina Elisabetta, in Fleet-Street, di faccia alle finestre del Circolo Whig. Ed era tanta la celebrità di cotesto grottesco spettacolo, che Barillon una volta pose a repentaglio la propria vita, sporgendo la persona, per meglio vederlo, da un luogo ove erasi nascosto.[407]Ma dal giorno in cui fu scopertala congiura di Rye House fino a quello in cui furono assoluti i sette Vescovi, la cerimonia era caduta in disuso. Adesso, nondimeno, vari fantocci rappresentanti il Papa si videro in varie parti di Londra. Il Nunzio ne rimase scandalizzato, e il Re sentì questo insulto più di tutti gli affronti fino allora ricevuti. I magistrati non poterono porvi impedimento alcuno. La domenica albeggiava, e le campane delle Chiese parrocchiali chiamavano i devoti alle preci mattutine, quando i fuochi cominciavano ad estinguersi e la folla a disperdersi. Fu allora promulgato un editto contro i perturbatori; molti deʼ quali—ed erano per la più parte giovani di bottega—furono arrestati; ma alle sessioni di Middlesex i giurati dichiararono non esservi luogo a procedere. I magistrati, molti deʼ quali erano cattolici romani, rimproverarono il Gran Giury, e gli rimandarono tre o quattro volte glʼincolpati, ma non poterono ottenere nulla.[408]LVI. Intanto la lieta nuova giungeva a volo in ogni parte del Regno, e dovunque era ricevuta con gioia. Gloucester, Bedford, e Linchfield mostrarono grande zelo: ma Bristol e Norwich, che per popolazione e ricchezza erano dopo Londra le prime, furono solo a Londra seconde per lʼentusiasmo con che celebrarono il lieto evento.La persecuzione deʼ Vescovi è un evento che sta da sè nella nostra storia. Esso fu il primo ed ultimo fatto in cui due sentimenti tremendamente potenti, due sentimenti che per lo più si sono vicendevolmente avversati, e ciascuno deʼ quali, qualvolta sono venuti in forte concitamento, è bastato a sconvolgere lo Stato, erano congiunti in perfetta armonia. Questi sentimenti erano lo affetto per la Chiesa e lo affetto per la libertà. Pel corso di molte generazioni ogni violento scoppio del sentimento per la Chiesa Anglicana è stato sempre, tranne una sola volta, avverso alla libertà civile; ogni violento scoppio di zelo per la libertà è stato sempre, tranne una sola volta, avverso allʼautorità ed influenza della prelatura e del elencato. Nel 1688 la causa della gerarchia fu per un istanteidentica a quella del popolo. Novemila e più ecclesiastici capitanati dal Primate e daʼ suoi più spettabili suffraganei, si mostrarono pronti a soffrire la carcere e la perdita degli averi per difendere il gran principio fondamentale della nostra costituzione. Ne nacque una coalizione che comprendeva i più zelanti Cavalieri, i più zelanti repubblicani, e tutte le classi intermedie del popolo. Il coraggio che nella precedente generazione aveva sostenuto Hampden, il coraggio che nella generazione susseguente sostenne Sacheverell, si congiunsero insieme per sostenere lʼArcivescovo il quale era Hampden e Sacheverell in una sola persona. Le classi della società che hanno maggiore interesse a mantenere lʼordine, che in tempi di politici commovimenti sono sempre pronte a rafforzare il braccio al Governo, e che naturalmente abborrono gli agitatori, si lasciarono, senza scrupolo, guidare dallʼuomo venerabile, che era primo Pari del Regno, primo ministro della Chiesa, Tory in politica, santo per costumi; uomo che la tirannide, malgrado lui, aveva fatto diventare demagogo. Coloro, dallʼaltra banda, i quali avevano sempre abborrito lʼEpiscopato, come rimasuglio del Papismo, e come strumento del potere assoluto, domandavano ora colle ginocchia inchine la benedizione di un prelato, che era pronto a soffrire la carcere e posare le stanche sue membra sulla nuda terra, più presto che tradire glʼinteressi della Religione protestante e porre la prerogativa disopra alla legge. Allo amore della Chiesa ed allʼamore della libertà era congiunto, in questa gran crisi, un altro sentimento che va annoverato fra le più pregievoli peculiarità del nostro carattere nazionale. Un individuo oppresso dal Governo, ove anche non abbia il minimo diritto alla riverenza ed alla gratitudine pubblica, generalmente desta simpatia nel popolo nostro. Così, al tempo degli avi nostri, la persecuzione di Wilkes bastò a porre sossopra la nazione. Noi stessi lʼabbiamo veduta agitarsi quasi fino alla insania peʼ torti fatti alla Regina Carolina. È quindi probabile che quando anche al processo contro i vescovi non fosse stato annesso un grande interesse politico e religioso, la Inghilterra non avrebbe veduto, senza sentirsi fortemente mossa ad ira e pietà, sette vegliardi di intemerata virtù perseguitati dalla vendetta dʼuntemerario ed inesorabile Principe, il quale doveva alla fedeltà loro la Corona chʼegli portava.Animati da cosiffatti sentimenti, i nostri antichi ordinaronsi in vasta e stretta falange contro il Governo. Comprendeva tutti i Protestanti di qual si fosse grado, partito o setta. Nella vanguardia stavano i Lordi spirituali e secolari. Li seguivano i gentiluomini possidenti e il clero, entrambe le Università, tutte le corti di giustizia, i mercanti, i bottegaj, i fattori, i facchini delle grandi città, i contadini che lavoravano la terra. La lega contro il Re comprendeva gli ufficiali che comandavano sulle navi, le sentinelle che guardavano il suo palazzo. I nomi di Whig e di Tory furono per un momento posti in oblio. Il vecchio Esclusionista stringeva la mano al vecchio abborrente. Episcopali, Presbiteriani, Indipendenti, Battisti dimenticarono le loro lunghe contese, per ricordarsi soltanto della comune fede protestante e del pericolo comune. I teologi educati nella scuola di Laud parlavano a voce alta non solo di tolleranza, ma di comprensione. Lo Arcivescovo poco dopo dʼessere stato assoluto pubblicò certa lettera pastorale che è uno dei più notevoli componimenti di quella età. Fino dagli anni suoi primi aveva combattuto contro i Non-Conformisti, e gli aveva più volte assaliti con ingiusta e poco cristiana acrimonia. La sua principale opera era indecente caricatura della teologia calvinista.[409]Aveva composto pei dì 14 gennaio e 29 maggio certe preci, le quali toccavano deʼ Puritani con parole sì ostili, che il Governo aveva reputato necessario temperarle. Ma adesso il suo cuore si era addolcito ed aperto. Solennemente ingiunse ai Vescovi e al clero, usassero estrema benevolenza ai loro confratelli Dissenzienti, li visitassero spesso, ospitalmente li trattassero, cortesemente con essi conversassero, gli persuadessero, se fosse possibile, ad uniformarsi alla Chiesa Anglicana; ma se non fosse possibile, si congiungessero loro con sincero e cordiale affetto a propugnare la benedetta causa della Riforma.[410]Molti uomini pii negli anni susseguenti ripensavano con amaro desiderio a quellʼepoca. La dipingevano come la breve alba di una età dʼoro fra due età di ferro. Tali lamenti, comecchè fossero naturali, non erano ragionevoli. La coalizione del 1688 nacque, e potè nascere, solo dalla tirannide chʼera quasi frenesia, e dal pericolo che minacciava a un tempo tutte le grandi istituzioni del paese. Se poscia non vi è stata mai una somigliante colleganza, egli è perchè non vi è mai stato simile pessimo governo. È mestieri rammentare, che quantunque la concordia sia in sè migliore della discordia, la discordia può indicare un migliore cammino di quello che indichi la concordia. Le calamità e i pericoli soventi volte stringono gli uomini a collegarsi. La prosperità e la sicurezza spesso gli spingono a separarsi.

La pubblicazione adunque rimase provata. Ma lo scritto in tal guisa pubblicato era un libello falso, maligno, sedizioso? Fino a questo punto sʼera discusso se un fatto, che ciascuno sapeva esser vero, potesse provarsi secondo le regole tecniche della scienza legale; ma adesso la contesa divenne assai più grave. Era necessario esaminare i limiti della prerogativa e della libertà, il diritto del Re a dispensare dagli statuti, il diritto deʼ sudditi a presentare petizioni a risarcimento di danni. Per tre ore gli avvocati degli accusati argomentarono con gran forza a difendere i principii fondamentali della costituzione, e provarono coi Giornali, ovvero processi verbali della Camera deʼ Comuni, che i Vescovi avevano detta la schietta verità quando dimostrarono al Re che la potestà di dispensare chʼegli voleva arrogarsi, era stata più volte dichiarata illegale dal Parlamento. Somers fu lʼultimo a perorare. Parlò poco più di cinque minuti; ma ogni parola che gli uscì dalle labbra era pregna di significanza; e allorquando si assise, la sua reputazione dʼoratore e di giureconsulto costituzionale era stabilita. Esaminò, una per una, tutte le parole adoperate dallʼAccusa per esprimere il delitto imputato ai Vescovi, e mostrò che ciascuna, sia aggettivo, sia sostantivo, era affatto impropria. I Vescovi venivano accusati dʼavere scritto e pubblicato un libello falso, maligno, e sedizioso. Lo scritto loro non era falso; perchè ogni fatto allegato provavano i Giornali del Parlamento esser vero. Lo scritto non era maligno; perchè gli accusati non avevano cercato pretesto ad una lotta, ma erano stati messi dal Governo in posizione tale che dovevano od opporsi al volere del Re, o violare i più sacri doveri della coscienza e dellʼonore. Lo scritto non era sedizioso; perchè non era stato sparso dagli scrittori fra la plebe, ma privatamente messo da loro nelle mani del solo Re; e nonera un libello, ma era una petizione decente, e tale che per le leggi della Inghilterra, anzi per le leggi di Roma Imperiale, per le leggi di tutti gli Stati inciviliti, un suddito che si creda gravato, può lecitamente presentare al Sovrano.

Il Procuratore Generale nella sua risposta fu breve e fiacco. Lo Avvocato Generale parlò diffusissimamente e con grande acrimonia, e venne spesso interrotto daʼ clamori e dai fischi dellʼuditorio. Giunse perfino ad affermare che nessun suddito o corporazione di sudditi, tranne le Camere del Parlamento, hanno diritto di presentare petizioni al Re. A tali parole le gallerie divennero furiose; e lo stesso Capo Giudice rimase attonito alla sfrontatezza di cotesto giubba-rivoltata.

In fine Wright cominciò a riassumere la questione. Le sue parole mostravano che la paura chʼegli aveva del Governo era temperata da quella che gli aveva posta nellʼanimo un uditorio sì numeroso, sì illustre e sì grandemente concitato. Disse che non darebbe parere intorno alla questione della podestà di dispensare, poichè non lo reputava necessario; che non poteva approvare in gran parte il discorso dello Avvocato Generale; che i sudditi avevano diritto di far petizioni, ma che la petizione della quale facevasi dibattimento nella Corte, era formulata con parole sconvenevoli, e la legge la considerava come libello. Medesimamente opinò Allybone, ma nel favellare mostrò tanto grossolana ignoranza della legge e della storia, da meritarsi il disprezzo di tutti gli astanti. Holloway scansò la questione della potestà di dispensare, ma disse che la petizione gli sembrava tale quale i sudditi che si credano gravati hanno diritto di presentare; e quindi non era un libello. Powell ebbe anche maggiore ardimento. Confessò che, secondo lui, la Dichiarazione dʼIndulgenza era nulla, e che la potestà di dispensare, nel modo onde dianzi sʼera esercitata, era onninamente incompatibile con la legge. Se a tali usurpazioni della prerogativa non si poneva freno, il Parlamento era finito. Tutta lʼautorità legislativa si ridurrebbe nelle mani del Re. «Lʼesito di questa faccenda, o Signori,» disse egli, «lo lascio a Dio e alla vostra coscienza.»[399]

Era ben tardi quando i giurati si ritrassero a deliberare. E fu notte di forte ansietà. Ci rimangono alcune delle lettere che furono scritte in quelle ore di perplessità, e che perciò hanno per noi speciale interesse. «È assai tardi,» scriveva il Nunzio del Papa, «e la sentenza finora non si conosce. I giudici e gli accusati se ne sono andati alle loro case. I giurati sono in sessione. Domani sapremo lʼesito di questa gran lotta.»

Il patrocinatore deʼ Vescovi rimase tutta la notte con un numero di servi nelle scale che conducevano alla stanza dove i giurati deliberavano. Era impreteribile invigilare gli ufficiali che guardavano lʼuscio; perocchè essendo costoro in sospetto di favoreggiare la Corona, ove non fossero rigorosamente sorvegliati, avrebbero potuto apprestare deʼ cibi a qualche giurato cortigiano, il quale avrebbe così affamato i colleghi. E però la gente dei Vescovi faceva stretta guardia. Non fu concesso nè anche dʼintrodurre una candela per accendere una pipa. Verso le ore quattro di mattina si lasciarono passare alcuni vasi dʼacqua da lavarsi; e i giurati, ardendo di sete, la beverono tuttaquanta. Gran numero di gente si aggirò fino allʼalba per le vie circostanti. Ogni ora giungeva da Whitehall un messo per sapere ciò che facevasi. Dalla stanza si udivano spesso le voci e gli alterchi deʼ giurati: ma non sapevasi nulla di certo.[400]

In sul principio, nove opinavano che non vi fosse colpa, e tre che la vi fosse. Due della minoranza dopo poco cedettero; ma Arnold rimaneva ostinato. Tommaso Austin ricchissimo gentiluomo di campagna, il quale aveva prestata somma attenzione al detto deʼ testimoni e alla discussione, ed aveva preso copiosi appunti, voleva ragionare con Arnold; ma costui nol consentì, dicendo sgarbatamente chʼegli non era assuefatto ad argomentare e discutere; la sua coscienza non era satisfatta; e quindi egli non avrebbe dichiarati innocenti i Vescovi. «Se dite questo,» disse Austin, «guardatevi bene. Io sono il più grasso e il più forte di tutti, e innanzi che altri mi costringa a chiamare libello simile petizione, mi starò quifinchè mi sarò ridotto alla grossezza dʼuna canna da pipa.» Erano le ore sei della mattina, allorquando Arnold cedè. Tosto si sparse la voce che tutti i giurati erano dʼaccordo: ma il giudicio era sempre un segreto.[401]

Alle ore dieci antimeridiane ragunossi di nuovo la Corte. La folla era immensa. I giurati si assisero ai posti loro. Nessuno osava alitare, era profondo silenzio.

LV. Sir Samuele Astry disse ai giurati: «Trovate voi gli accusati, o alcuno di loro, colpevoli del delitto ad essi imputato, o gli trovate non colpevoli?» Sir Ruggiero Langley rispose: «Non colpevoli.» Appena profferite queste parole, Halifax si alzò e scosse in aria il cappello. A quel segno, i banchi e le gallerie diedero in uno scoppio dʼapplausi. In un momento diecimila persone accalcate dentro la spaziosa sala risposero con sì fragorose grida di gioia che ne tremò il vecchio palco di quercia, e un istante dopo lʼinnumerevole turba che stava fuori levò tal grido dʼallegrezza che fu udito fino a Temple-Bar, al quale grido risposero le barche che coprivano il Tamigi. Un tonfo dʼarme risonò sul fiume, e poi un altro ancora, talmente che in pochi momenti la lieta nuova volò ai quartieri di Savoy e di Blackfriars fino al Ponte di Londra, ed alla selva di navi che oltre si distende. Come fu sparsa la nuova, le vie e le piazze, i mercati e i caffè echeggiavano dʼacclamazioni. Eppure queste acclamazioni erano meno strane delle lacrime che si vedevano negli occhi di tutti: imperocchè i cuori di tutti erano stati trafitti a tal punto che lʼaustera natura deglʼInglesi, così poco avvezzi a mostrare con segni esteriori le interne emozioni, non potè resistere; e migliaia di persone singhiozzavano lacrimando di gioia. Infrattanto di mezzo alla folla movevansi uomini a cavallo dirigendosi per tutte le grandi vie, nunzi della vittoria riportata dalla Chiesa e dalla patria nostre. E non pertanto lʼacre e intrepido animo dellʼAvvocato Generale non impaurì a quella immensa esplosione. Sforzandosi di farsi udire, non ostante i clamori, richiese che i giudici facessero arrestare coloro, i quali con grida sediziose avevano violata la dignità del tribunale. I giudici fecero arrestare un popolano; ma pensando che sarebbeassurdo il punire un solo individuo per un delitto di cui erano rei centinaia di migliaia, lo mandarono via con una lieve riprensione.[402]

Era inutile in quel momento pensare a qualunque altra cosa. E davvero i clamori della moltitudine erano tali, che per una mezza ora non fu possibile dire una sola parola nella Corte. Williams giunse alla sua vettura fra mezzo a una tempesta di fischi e dʼimprecazioni. Cartwright, che non poteva frenare la propria curiosità, aveva avuta la stoltezza e la impudenza di recarsi a Westminster per udire la sentenza. Agli abiti sacerdotali e alla corpulenza fu riconosciuto, e fischiato passando per la sala. «Badate» diceva uno «al lupo sotto veste dʼagnello.»—«Fate largo» esclamò un altro «allʼuomo che ha il papa nel ventre.»[403]

I prelati, a fin dʼevitare la folla che chiedeva la loro benedizione, si rifugiarono dentro la più vicina cappella, dove si celebravano gli uffici divini. Quel dì molte chiese erano aperte in tutta la metropoli, alle quali accorreva gran numero di persone pie. Le campane di tutte le parrocchie nella città e neʼ luoghi circostanti sonavano a festa. Intanto i giurati non sapevano distrigarsi dalla calca per uscire dalla sala. Erano costretti a stringere le mani a centinaia. «Dio ve ne renda merito,» esclamava la gente; «Dio protegga le vostre famiglie; vi siete portati da onesti e buoni gentiluomini; oggi voi ci avete salvato tutti.» Come i nobili, i quali erano intervenuti alla udienza per proteggere la buona causa, si rimisero in carrozza, spargevano dagli sportelli pugni di monete fra ilpopolo, dicendogli bevesse alla salute del Re, deʼ Vescovi, e dei Giurati.[404]

Il Procuratore Generale recò la trista nuova a Sunderland, il quale per avventura in quellʼora stavasi conversando col Nunzio. «Non vi sono state mai a memoria dʼuomo» disse Powis «grida e lacrime di gioia come quelle dʼoggi.»[405]Il Re in quel giorno era andato a visitare il campo in Hounslow Heath. Sunderland subitamente spedì un messo a dare la nuova a Giacomo, il quale in quello istante trovavasi entro la tenda di Feversham. Ne rimase estremamente turbato; esclamò in francese: «Peggio per loro!» e partì tosto per Londra. Presente lui, la riverenza impedì ai soldati la libera espansione deʼ loro cuori; ma appena egli si discostò dal campo, furono udite alte acclamazioni. Ne rimase maravigliato, e chiese che significasse quel frastuono. «Non è nulla,» gli fu risposto: «i soldati tripudiano per la liberazione deʼ Vescovi.»—«E voi chiamate nulla ciò?» disse Giacomo. E ripetè: «Peggio per loro.»[406]

Ed aveva bene ragione dʼessere di cattivo umore. La sua sconfitta era stata piena ed umiliantissima. Se i prelati si fossero sottratti alla condanna per difetto di forma nella procedura, o perchè non avevano scritta la petizione in Middlessex, o perchè era stato impossibile provare che avevano posto nelle mani del Re lo scritto pel quale la Corona gli aveva chiamati in giudizio, la prerogativa regia non avrebbe patito detrimento. Ma fu insigne ventura pel paese che il fatto della pubblicazionevenisse pienamente provato. La Difesa quindi era stata costretta a combattere contro la potestà di dispensare, e lʼaveva combattuta con audacia, dottrina ed eloquenza. Gli avvocati del Governo, come tutti vedevano, erano stati vinti nella contesa. Nemmeno un solo dei giudici erasi rischiato ad asserire che la Indulgenza fosse legale, chè anzi uno di loro lʼaveva con forti parole dichiarata illegale. La nazione intera ad una voce diceva che la potestà di dispensare aveva ricevuto un colpo fatale. Finch, che il giorno precedente era stato universalmente vituperato, adesso ebbe plausi universali. Dicevasi chʼegli non aveva fatto decidere la causa in un modo che avrebbe lasciata nel dubbio la grande questione costituzionale: imperocchè una sentenza che avesse assoluto i suoi clienti, senza condannare la Dichiarazione dʼIndulgenza, sarebbe stata una mezza vittoria. Vero è che Finch non meritava nè il biasimo che gli fu dato mentre lʼesito della causa era ancora dubbio, nè le lodi che gli profusero dopo che lʼesito fu prospero. Era assurdo vituperarlo, perchè, nel breve indugio di cui egli fu cagione, i legali della Corona scoprirono inaspettatamente novelle prove. Era egualmente assurdo supporre chʼegli per calcolo esponesse i suoi clienti al pericolo a fine di stabilire un principio generale: ed era anche più assurdo commendarlo di ciò che sarebbe stato violare gravemente il dovere della sua professione.

A quel lieto giorno seguì una notte di non minore letizia. I Vescovi, ed alcuni deʼ loro più rispettabili amici, indarno sforzaronsi dʼimpedire ogni tumultuoso festeggiamento. Giammai a memoria deʼ più vecchi, nè anche in quella sera nella quale si sparse per tutta Londra la nuova che lo esercito di Scozia erasi dichiarato a favore dʼun libero Parlamento, giammai le vie della città sʼerano viste così splendenti di fuochi di gioia. Attorno ad ogni luminaria la folla beveva alla salute deʼ vescovi ed alla confusione deʼ Papisti. Le finestre erano illuminate con file di candele; ciascuna fila ne aveva sette, e il torcetto di mezzo che sʼinalzava fra tutte, simboleggiava il Primate. Sʼudiva di continuo lo scoppio delle bombe e delle arme da fuoco. Una catasta di fascine ardeva di faccia alla porta maggiore di Whitehall; altre dinanzi alle case deʼ PariCattolici Romani. Lord Arundell di Vardour saviamente abbonì la marmaglia facendo distribuire un poʼ di moneta. Ma nel palazzo Salisbury nello Strand si provarono di fare resistenza. I servi di Lord Salisbury uscirono fuori e fecero fuoco; uccisero soltanto lo scaccino della parrocchia chʼera lì per ispengere le fiamme, e subito sconfitti furono ricacciati nel palazzo. Nessuno degli spettacoli di quella notte diede tanto sollazzo alla plebe quanto uno al quale pochi anni prima era assuefatta, e che adesso volle rinnovellare, voglio dire il bruciamento della effigie del Papa. Questo spettacolo, che un tempo era famigliare, è oggimai da noi conosciuto solamente per mezzo di descrizioni e dʼincisioni. Una figura, in nulla somiglievole alle rozze immagini di Guido Faux che ai tempi nostri si conducono in processione il dì 5 novembre, ma fatta di cera con una certa arte, e adorna, con spesa non lieve, degli abiti pontificali e della tiara, era posta sopra una sedia somigliante a quella sulla quale i vescovi di Roma nelle grandi solennità vengono condotti in San Pietro fino allo altare maggiore. Sua Santità era generalmente accompagnata da un corteo di Cardinali e di Gesuiti. Gli stava accanto, chinandoglisi allʼorecchio, un buffone travestito da demonio con le corna e la coda. Non vi era Protestante ricco e zelante che si mostrasse avaro di dare la sua ghinea per tal festa; e se debbasi credere alla voce popolare, la spesa della processione talvolta ascendeva a mille lire sterline. Dopo che la immagine del Papa era stata solennemente condotta per alcune ore fra mezzo alla folla, era data alle fiamme tra le fragorose acclamazioni degli astanti. Finchè durò la popolarità di Oates e di Shaftesbury questa cerimonia ebbe luogo ogni anno il dì natalizio della Regina Elisabetta, in Fleet-Street, di faccia alle finestre del Circolo Whig. Ed era tanta la celebrità di cotesto grottesco spettacolo, che Barillon una volta pose a repentaglio la propria vita, sporgendo la persona, per meglio vederlo, da un luogo ove erasi nascosto.[407]Ma dal giorno in cui fu scopertala congiura di Rye House fino a quello in cui furono assoluti i sette Vescovi, la cerimonia era caduta in disuso. Adesso, nondimeno, vari fantocci rappresentanti il Papa si videro in varie parti di Londra. Il Nunzio ne rimase scandalizzato, e il Re sentì questo insulto più di tutti gli affronti fino allora ricevuti. I magistrati non poterono porvi impedimento alcuno. La domenica albeggiava, e le campane delle Chiese parrocchiali chiamavano i devoti alle preci mattutine, quando i fuochi cominciavano ad estinguersi e la folla a disperdersi. Fu allora promulgato un editto contro i perturbatori; molti deʼ quali—ed erano per la più parte giovani di bottega—furono arrestati; ma alle sessioni di Middlesex i giurati dichiararono non esservi luogo a procedere. I magistrati, molti deʼ quali erano cattolici romani, rimproverarono il Gran Giury, e gli rimandarono tre o quattro volte glʼincolpati, ma non poterono ottenere nulla.[408]

LVI. Intanto la lieta nuova giungeva a volo in ogni parte del Regno, e dovunque era ricevuta con gioia. Gloucester, Bedford, e Linchfield mostrarono grande zelo: ma Bristol e Norwich, che per popolazione e ricchezza erano dopo Londra le prime, furono solo a Londra seconde per lʼentusiasmo con che celebrarono il lieto evento.

La persecuzione deʼ Vescovi è un evento che sta da sè nella nostra storia. Esso fu il primo ed ultimo fatto in cui due sentimenti tremendamente potenti, due sentimenti che per lo più si sono vicendevolmente avversati, e ciascuno deʼ quali, qualvolta sono venuti in forte concitamento, è bastato a sconvolgere lo Stato, erano congiunti in perfetta armonia. Questi sentimenti erano lo affetto per la Chiesa e lo affetto per la libertà. Pel corso di molte generazioni ogni violento scoppio del sentimento per la Chiesa Anglicana è stato sempre, tranne una sola volta, avverso alla libertà civile; ogni violento scoppio di zelo per la libertà è stato sempre, tranne una sola volta, avverso allʼautorità ed influenza della prelatura e del elencato. Nel 1688 la causa della gerarchia fu per un istanteidentica a quella del popolo. Novemila e più ecclesiastici capitanati dal Primate e daʼ suoi più spettabili suffraganei, si mostrarono pronti a soffrire la carcere e la perdita degli averi per difendere il gran principio fondamentale della nostra costituzione. Ne nacque una coalizione che comprendeva i più zelanti Cavalieri, i più zelanti repubblicani, e tutte le classi intermedie del popolo. Il coraggio che nella precedente generazione aveva sostenuto Hampden, il coraggio che nella generazione susseguente sostenne Sacheverell, si congiunsero insieme per sostenere lʼArcivescovo il quale era Hampden e Sacheverell in una sola persona. Le classi della società che hanno maggiore interesse a mantenere lʼordine, che in tempi di politici commovimenti sono sempre pronte a rafforzare il braccio al Governo, e che naturalmente abborrono gli agitatori, si lasciarono, senza scrupolo, guidare dallʼuomo venerabile, che era primo Pari del Regno, primo ministro della Chiesa, Tory in politica, santo per costumi; uomo che la tirannide, malgrado lui, aveva fatto diventare demagogo. Coloro, dallʼaltra banda, i quali avevano sempre abborrito lʼEpiscopato, come rimasuglio del Papismo, e come strumento del potere assoluto, domandavano ora colle ginocchia inchine la benedizione di un prelato, che era pronto a soffrire la carcere e posare le stanche sue membra sulla nuda terra, più presto che tradire glʼinteressi della Religione protestante e porre la prerogativa disopra alla legge. Allo amore della Chiesa ed allʼamore della libertà era congiunto, in questa gran crisi, un altro sentimento che va annoverato fra le più pregievoli peculiarità del nostro carattere nazionale. Un individuo oppresso dal Governo, ove anche non abbia il minimo diritto alla riverenza ed alla gratitudine pubblica, generalmente desta simpatia nel popolo nostro. Così, al tempo degli avi nostri, la persecuzione di Wilkes bastò a porre sossopra la nazione. Noi stessi lʼabbiamo veduta agitarsi quasi fino alla insania peʼ torti fatti alla Regina Carolina. È quindi probabile che quando anche al processo contro i vescovi non fosse stato annesso un grande interesse politico e religioso, la Inghilterra non avrebbe veduto, senza sentirsi fortemente mossa ad ira e pietà, sette vegliardi di intemerata virtù perseguitati dalla vendetta dʼuntemerario ed inesorabile Principe, il quale doveva alla fedeltà loro la Corona chʼegli portava.

Animati da cosiffatti sentimenti, i nostri antichi ordinaronsi in vasta e stretta falange contro il Governo. Comprendeva tutti i Protestanti di qual si fosse grado, partito o setta. Nella vanguardia stavano i Lordi spirituali e secolari. Li seguivano i gentiluomini possidenti e il clero, entrambe le Università, tutte le corti di giustizia, i mercanti, i bottegaj, i fattori, i facchini delle grandi città, i contadini che lavoravano la terra. La lega contro il Re comprendeva gli ufficiali che comandavano sulle navi, le sentinelle che guardavano il suo palazzo. I nomi di Whig e di Tory furono per un momento posti in oblio. Il vecchio Esclusionista stringeva la mano al vecchio abborrente. Episcopali, Presbiteriani, Indipendenti, Battisti dimenticarono le loro lunghe contese, per ricordarsi soltanto della comune fede protestante e del pericolo comune. I teologi educati nella scuola di Laud parlavano a voce alta non solo di tolleranza, ma di comprensione. Lo Arcivescovo poco dopo dʼessere stato assoluto pubblicò certa lettera pastorale che è uno dei più notevoli componimenti di quella età. Fino dagli anni suoi primi aveva combattuto contro i Non-Conformisti, e gli aveva più volte assaliti con ingiusta e poco cristiana acrimonia. La sua principale opera era indecente caricatura della teologia calvinista.[409]Aveva composto pei dì 14 gennaio e 29 maggio certe preci, le quali toccavano deʼ Puritani con parole sì ostili, che il Governo aveva reputato necessario temperarle. Ma adesso il suo cuore si era addolcito ed aperto. Solennemente ingiunse ai Vescovi e al clero, usassero estrema benevolenza ai loro confratelli Dissenzienti, li visitassero spesso, ospitalmente li trattassero, cortesemente con essi conversassero, gli persuadessero, se fosse possibile, ad uniformarsi alla Chiesa Anglicana; ma se non fosse possibile, si congiungessero loro con sincero e cordiale affetto a propugnare la benedetta causa della Riforma.[410]

Molti uomini pii negli anni susseguenti ripensavano con amaro desiderio a quellʼepoca. La dipingevano come la breve alba di una età dʼoro fra due età di ferro. Tali lamenti, comecchè fossero naturali, non erano ragionevoli. La coalizione del 1688 nacque, e potè nascere, solo dalla tirannide chʼera quasi frenesia, e dal pericolo che minacciava a un tempo tutte le grandi istituzioni del paese. Se poscia non vi è stata mai una somigliante colleganza, egli è perchè non vi è mai stato simile pessimo governo. È mestieri rammentare, che quantunque la concordia sia in sè migliore della discordia, la discordia può indicare un migliore cammino di quello che indichi la concordia. Le calamità e i pericoli soventi volte stringono gli uomini a collegarsi. La prosperità e la sicurezza spesso gli spingono a separarsi.


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