NOTE:1.Κατὰ τοὺς δικαιοτάτους τρόπους.2.Ulpiano li conta frale res mancipi; e quod attinet ad jus civile, servi pro nullis habentur. Servitutem mortalitati fere comparamus(Dig. l. t. 17. l. 32, e 209 fragm. Ulpiani).In potestate dominorum sunt servi: quæ potestas juris gentium est; nam apud omnes per æque gentes animadvertere possumus, dominis in servos vitæ necisque potestatem fuisse: et quodcumque per servum acquiritur, id domino acquiri(Inst. i, t. 8). Floro li chiamasecundum genushominum (Hist.,III.20). Ilpo presso Seneca (Controv.X.4), dicein servum nihil non domino licere. Giovenale nellaSat.v. 210 scrive quest'infamia:Pone crucem servo. Meruit quo crimine servusSupplicium? qui testis adest? quis detulit? audi:Nulla satis de vita hominis cunctatio longa est.O demens! ita servus homo est? Nihil fecerit: esto.Sic volo, sic jubeo: stet pro ratione voluntas.3.Gajo,Inst.,III.210. 212. 213. Vedi pureHeyne,E quibus terris mancipia in Græcorum et Romanorum fora adducta fuerint. Ci piace, per conformità di sentimenti, addurre queste parole di esso:Desinamus aliquando laudibus extollere virtutem romanam, omnis terrarum orbis vastatricem, et in generis humani calamitatem adultam et auctam. Quid enim? unius populi victoris tantæ ut essent opes, alia post aliam provincia viris opibusque fuit exhausta!Pignoria,De servis, et eorum apud veter es ministeriis;Popma,De servorum operibus, suppl. adGræviiThes., vol.III. — Jugler,Sul traffico degli schiavi fra gli antichi, Guglielmo di Laon,Sull'emancipazione, non sono quasi altro che raccolte di testi. Reitemeier,Gesch. und Zustand der Sklavereileidenschaft in Griechenland, e Blair,An inquiry into the state of slavery amongst the Romans, hanno maggior ordine ed estensione, quantunque si limitino a due nazioni. Recenti sono P. Saint-Paul,Sur la constitution de l'esclavage en Occident pendant les derniers siècles de l'ère payenne, e Walton,Histoire de l'esclavage dans l'antiquité: essi discordano sul numero degli schiavi. Dureau de la Malle,Économie politique des Romains, pretenderebbe che nelVIsecolo di Roma in Italia vi fossero ventidue schiavi ogni ventisette liberi. Blair mette da principio uno schiavo ogni libero, poi nelVIIsecolo almeno tre ogni libero; ma conviene che il problema è irresolubile coi dati che possediamo.4.Impediti pedes, vinctæ manus, inscripti vultus.Plinio,Natur. hist.,VII.4.5.Giustiniano, 530.6.Plinio,XVI.18:XXI.26;Quintiliano,Inst.,II.16;Seneca,Ep.47. — Il Gori,Descriptio columbarii, e i suddetti Pignoria e Popma enumerano con particolari nomi almeno ventitre specie d'ancelle, e più di trecento specie di schiavi.Dopo la battaglia di Canne, Annibale domandava quattrocencinquanta lire pel riscatto di ciascun prigioniero cavaliere, ducensettanta pel legionario, novanta per lo schiavo; ma anche il prezzo de' cavalieri doveva essere inferiore al consueto d'uno schiavo, giacchè si loda il senato d'aver piuttosto comprato schiavi, benchè costassero di più. NelVIsecolo di Roma uno schiavo robusto o una bella ragazza pagavansi venti mine, cioè da 1800 fr.; e Catone valuta mille cinquecento dramme, cioè fr. 1300, un buono schiavo da campagna. I prezzi d'affezione arrivavano all'eccesso.7.Ovidio,Eleg.I.6.8.Tacito,Ann.,XIV.42.9.Cod. Theod.,IX.12.10.Polit.,I.11.De re rustica,XeXI.12.Ulpiano. lib.II.§ 2: eLex Furia Caninia.13.πάμπολλοι.Ateneo,VI.14.Apulejo, inApolog.15.Svetonio, inAugusto, 16;Plinio,XXXIII.10.16.Quantum periculi immineret, si servi nos nostri numerare cœpissent.Seneca.De clementia,I.24. — Nel 210 il senato vuotò l'erario più santo, nel quale riponeasi l'aurum vicesimarum, cioè il ventesimo del valore degli schiavi affrancati. È probabile che alle stesso spediente si fosse ricorso nella prima guerra punica, ove il bisogno non fu meno stringente, sicchè nel tesoro non si trovava che il prodotto di trentun anno: e sommava a lire 4,500,000. Prendendo un medio fra le lire 1300 che Catone pagava un servo robusto e le 457 de' legionarj venduti da Annibale agli Achei, avremo 878 lire, la cui ventesima è lire 44: sicchè gli affrancati sarebbero stati 100,000, vale a dire 33,000 l'anno.17.Quest'è l'autore della leggeDe repetundisper frenare la rapacità dei magistrati. Mentre era pretore in Sicilia, il senato gli mandò denaro per comperare grano; ed egli il fece con tanta lealtà, che rinviò la più parte della somma speditagli: donde acquistò il titolo difrugi.Cicerone, inVerrem,III.I fatti che qui narriamo, raccolgonsi dai frammenti di Diodoro Siculo.18.Vix ullius gentis, ætatis, ordinis hominem inveneris, cujus felicitatem fortunæ Metelli compares.Vellejo Patercolo, i.12.19.Si questionò sul luogo di questa battaglia, come s'un punto de' più rilevanti. Cluverio nell'Italia antiqua, lib.I.c. 23, Cellario nellaGeographia antiqua, Durandi,Sulla condizione dell'antico Vercellese, Nieuport nell'Historia reipublicæ et imperii romani, tom.II.l. 7, Ottavio Ferrari nelleDissertationes Insubricæ, e più distesamente Napione nelleMemorie dell'Accademia di Torinodel 1839, la pongono alla Tosa presso Vercelli; Maffei e Carli nelleStorie di Verona, Filiasi ne'Veneti, Pignoria nelleOrigini di Padova, Sigonio, Panvinio, e dopo molti altri Walckenaer neiMémoires de l'Institut, 1812, la vogliono a Verona: e chi paragoni l'impetuosa Adige alla piccola Tosa, la troverà ben più opportuna a quelle selve che i Cimri vi gettarono entro.20.Forse allude a Lucullo. Vi scorgo però meno i sentimenti di Mario che quelli di Sallustio, autore di questa parlata.21.Fra Nizza e Genova si trovavanoTropæa Augusti(Turbìa), detta dal monumento postovi dappoi in onore d'Augusto.Olivula Portus(Villafranca),Avisio Portus(Eza),Costa Balenæ(Torre di Larma),Tavia,Portus Maurici,Locus Bormani(Borganzo),Vada Sabatia,Savo,Vico Virginis(Legine),Alba Docilia(Albissola),ad Navalia(Laban),Hasta ad Figlinas(Feggino). A levante di Genova presentavansiRicinum(Recco),Portus Delfini(Portofino),ad Salariapresso Campi,Segesta Tiguliorum(Sestri di Levante),Tegolata(Trigoso),ad Monilia,Bodetia(Bonassola),Portus Veneris,Eryx(Lerice).22.Lungo il Po presentavansi le città diCerialis(Ceresole),Carea(Chieri),Industriapresso Verrua,Ceste(Moncestino?),Rigomagus(Rinco),ad Medias,Valentinum(Valenza); a mezzodì di esse vicino al Tànaro,Diovia(Mondovì),Potentia(Carrù),Polentia,Alba Pompeja; presso al BelboCalanicum(Calizzano),Ceba,Crixia(Bocchetta del Censio),Nicea(Nizza della Paglia),Urbs(Orba),Libarna(Montechiaro); a mezzodì presso Ercate,Boacæ(Bozzolo),Rubra(Terra Rossa).23.IviTaurasia, detta poiAugusta Taurinorum,Grajoceli(Bragella),Magelli(Moneglia),ad Fines(Avigliana),ad Duodecimum(Giaconera),ad Octavum(?),Vibiforum colonia(Pinerolo).24.IviRauda(Rotta) che credono i Campi Raudj famosi per la disfatta dei Cimri,Cottuta(Cozzo),Carbantiapresso La Castagna,Laumellum,Durii(Dorno),Quadrata,Lambrus(Castel Lambro),Tres Tabernæpresso Borghetto,ad Rota(Orio).25.OltreMediolanum, v'erano le città diMelpum(Melzo?);Laus Pompeja(Lodi), che ricevette colonia dal padre di Pompeo Magno;Forum Diuguntorum(Crema?);Acerræ(Pizzighettone) sull'Adda, la città più forte dell'Insubria:Spina(Spinazzino); a settentrione di Lodi e a levanteMinervium, che i Galli chiamavanoBuddig: al confluente dell'Adda col Po Cremona, già de' Cenomani. Si aggiunganoTetelluspresso Brescia (Rovato?),Sebumche diè nome al lago d'Iseo (Sebinus),Tollegate(Telgate),Leucumove l'Adda esce dal lago di Como,Forum Licini(Incino) ivi presso,Pons Aureoli(Pontirolo) fabbricato più tardi,ModiciaeArgentiacum(Monza e Crescenzago o Gorgonzola) presso Milano,Sibrium(Castel Seprio).26.Ivi son pure menzionateForum Livii(Forlì),Forum Populi(Forlimpopoli),Cæreviani(Torre di Cervia).27.Moltissime città dei Veneti e dei Carni sono ricordate, ma sarebbe difficile determinare quali da antico esistessero, e quali fondate posteriormente:Ateste(Este) sul Rutero,Vicentia,Vicus Varianuspresso Legnago,Vicus Enianus(Montagnana),Forum Alieni(Alenile),Maria(Loreo) presso Adria,Portus Edronis(Chioggia),Fossa Clodia(Castello in val di Pozzo),Portus Medoaci(Malamocco),Mons Ilicis(Monselice),Cadiana(Caldiero?),Auræi(Montebello),Atina(Tine),ad Cepasiassul Sile (Albaredo),Tarvisum(Treviso),Acelum(Asolo),Opitergium(Oderzo) e a levante di essoJuliæ Concordiæ(Concordia),Apiciliapresso Latisana;Portus Navonis(Pordenone),Quadrivium(Codroipo),Portus Romatinus(Portogruaro),Marianum(Mirano). Fra Aquileja e Vicenza eranoSusonnia(Savogna),Ceneta,Feltria,Belunumabitata da Reti,Cællina,Ibligo(Ipplis),Æmonia(Gemona) dei Carni,Noreja(Venzone),Forum Julii(Friuli) fortificata e colonizzata dai Romani,Pucioli(Pozzuolo). Più a settentrione stavanoMenocaleni(Monfalcone),Quarqueni(Gorizia),Larice(Ladra) sull'Isonzo, ecc.28.Rutilio Numaziano, viaggiatore delIIIsecolo, cantava di essa:Alpheæ veterum contemplor originis urbemQuam cingunt geminis Auser et Arnus aquis.Conum pyramidis coëuntia flumina ducunt,Intratur modico frons patefacta solo...Sed proprium retinet communi in gurgite nomen,Et pontum solus scilicet Arnus adit.Lo stesso descrive bene l'isola Gorgona:Assurgit ponti medio circumflua GorgonInter pisanum, cyrniacumque latus.29.Virgilio.Altre città dell'Etruria eranoMacra(Monte Morello),Pistoria,Fesulæ,Florentia; fra l'Arno e il TeverePortus Labronis(Livorno),Populoniumpresso Piombino e Telamone, che aveano porti e fonderie pel minerale dell'Elba;Rusellæposta fra loro;Portus Cosanuso porto Ercole presso Cossa; a levante di questaSaturnia, e a mezzodìGraviscæ,Castrum Novum, ecc.: fraAlsium(Palo) eFregenæ(Castel Guido);Regisuillaera anticamente sede di un capo pelasgo. Nell'interno, lungo e vicino al Tevere, eranoSaxa Rubra(Grotta Rossa) a sei miglia daPons Milvius(Ponte Molle);Capena(Civitella?) presso il monte Soratte; al nord di questoNepe, antemurale a Roma contro i popoli settentrionali;SutriumpressoTrossuli(Trosso);Ferentinumal sud di Volsinio;Senaal nord di Volterra; all'estSalphis(Monte Alfino).30.Nell'Umbria propria, sulla costa dal Rubicone all'Esi erano la fiorente Arimino,Pisaurumche si vorrebbe denominata dell'oro pesatovida Brenno,Fanum Fortunæ(Fano),Senogallia; nell'interno presso la via FlaminiaMevania(Bevagna) bella e forte,Hispellum(Spello) sulla via di Perugia, più a mezzodìSpoletum, sul NarInteramna(Terni),Ocriculum Sentinumpresso l'Esi, negli AppenniniIguvium(Gubio),Sarsinasul Sapi. Voglionsi pur ricordareForum Sempronii(Fossombrone),Fulginium(Foligno),Trebiales(Trevi),Corsulæ(Monte Castrilli),Assisium,Tifernum Tiberinum(Tifi) presso le sorgenti del Tevere,Urbinum HortenseeUrbinum Metaurense(Urbino e Urbania).Camerinum, ai tempi di Silla fabbricato dagli abitanti della distrutta Camerta;Nequinumche i Romani denominarono Narnia.31.Altre sue cittàNumana,Potentia,Firmum; a mezzodì l'anticaCupra maritima,Castrum novum,Hadria(Atri) de' Liburni,Asculumsulla montagna.32.Altre cittadella Campania erano sulla costaVulturnum,Linternum,Cumauna delle più forti,Neapolis,Resinaa piè del Vesuvio,Stabiærôcca,Sorrentum. Nelle terre de' PicentiniSalernumeMarsina. Nell'internoVenafrum,Teanumdei Sidicini,Caledei Caleni Ausonj,Calatia(Gajaza),Saticula,Trebua,Suessula,Totella,Acerra.33.Viteliv, scritto da dritta a mancina, secondo l'antico modo italiano. Si hanno medaglie di questa lega, rappresentanti otto guerrieri, che tendono le spade nude verso una troja tenuta da un uomo inginocchiato a' piedi d'una insegna militare.Il Micali (Monumenti inediti, tav.LIV) pubblicò una medaglietta che porta nel drittoMUTIL EMBRATORe una testa di donna coronata d'ellera, nel rovescioC. PAAPIe un toro che calpesta una lupa atterrata, allusione al nome d'Italia (Vitalia) vincitrice della lupa romana. L'iscrizione è in lettere e lingua osca, facendo rivalere la favella e l'alfabeto territoriali a quelli della città comune.34.Cicerone, allora nuovo soldato, si ricordava d'avere assistito a un colloquio fra Sesto Pompeo e Scatone suo ospite, al quale il primo domandò, — Che titolo ti ho a dare?» E Scatone: — Chiamami ospite per cuore, nemico per necessità». E si favellarono senza tema nè soperchieria, poca ragione avendo d'odiarsi, giacchè essi non cercavano di tôrre a noi la città, ma di averla insieme con noi.Erat in eo colloquio æquitas: nullus timor, nulla suberat suspicio; mediocre etiam odium; non enim ut eriperent nobis Socii civitatem, sed ut in eam reciperentur petebant.Philippica,XII.11.35.Come uno dei pochi passi poetici di Plutarco, leggasi la romanzesca descrizione di quella fuga. Da quel profluvio di superstizioni vedano i prudenti quanto sia opportuno il consiglio di formare la gioventù sugliUomini illustridi Plutarco.36.Orosio, v.9.37.Simul illud cogitare debes, me omnem pecuniam, quæ ad me salvis legibus pervenisset, Ephesi apud publicanos deposuisse; id fuisseIISbis et vicies.Ad fam.,V.20.38.Ep.39, del 693 di Roma.39.Pro lege Manilia.40.VediPlutarcoinSilla;AppianonelMitradatico;Cicerone,pro lege Maniliaepro Flacco: gliExcerptadiDionee diMemnone; oltreTito Livio, Vellejo Patercolo, Valerio Massimo, Floro, Eutropio, Orosio. Alcuno imputa il suddetto Rutilio Rufo d'aver consigliato questa barbarie a Mitradate: Cicerone ne lo purga (pro Rabirio Posthumo), e c'informa che campò travestito da filosofo.41.Cicerone,pro Roscio Amerino.42.Lo confessa fin il gelido Appiano (B. Civ., i. 97): οἵδε μὲν οὔτως ἐγκρατῶς ἀπεθανον.43.Nel Circo Massimo, Augusto fece porre l'obelisco che ora è in piazza del Popolo, e Costanzo quello del Laterano. Dal circo di Caracalla, che tuttavia sussiste, fu tolto l'obelisco di piazza Navona. Il circo più famoso è il Coliseo, la cui elissi si svolge per 534 metri all'esterno e 239 all'interno, 19 metri sollevasi la precinzione esteriore in quattro ordini sovrapposti: capiva novantamila spettatori; attorno e sotto v'erano volte ove serbare le fiere; poteasi anche farvi scorrer acqua; e larghe tende riparavano dal sole e dalla pioggia.44.Gladiatoria sagina, dice Tacito,Hist.,II.88.45.Quare tam timide incurrit in ferrum? quare parum audacter occidit? quare parum libenter moritur?Seneca, ep.VII. —Injuriam putat quod non libenter pereunt. Contemni se putat.Lo stesso,De ira,I.46.Plinio,XXVIII. 11;Celso,III. 23;Areteo,IV. 175.47.Plausum immortalitem, sibilum mortem videri neccesse est.Cicerone,pro Sextio.48.Crudele gladiatorum spectaculum et inhumanum nonnullis videri solet; et haud scio an ita sit, ut nunc fit. Cum vero sontes ferro depugnabant, auribus fortasse multæ, oculis quidem nulla poterat esse fortior contra dolorem et contra mortem disciplina.Tuscul.,II. 17.In un momento di mal umore, Cicerone pigliò per traverso i sopradetti giuochi di Pompeo: — Per cinque giorni v'ebbe due caccie, magnifiche, chi lo nega? ma un uom d'affari che divertimento può prendere dal vedere o un uomo debole sbranato da una fortissima bestia, o un'insigne fiera traforata da un cacciatore? L'ultimo giorno si ebbe gli elefanti, di cui il vulgo e la turba fa le meraviglie: ma non vi fu alcun diletto, anzi sorse una certa compassione e un credere che quell'animale avesse qualche affinità colla stirpe umana».Epist., lib.VII. — Strana cosa! il vedere sbranato un uomo dàpoco divertimento, e l'uccidersi un elefante mettecompassione.49.Tacito,Ann.,XIII. 49.50.Spectaculum, quod ad pulchra vulnera contemptumque mortis accenderet.Panegir. c. 33.51.Valerio Massimo,II. 10. 2.52.Cicerone,pro lege Manilia, 14.53.Cicerone,pro lege Manilia, 12.54.Per nemora illa odorata, per thuris ac balsami silvas romana circumtulit vexilia.Floro,III. 5.55.Elegantissima iscrizione pose nel tempio che a Minerva eresse nel campo Marzio, e che Plinio ci conservò,Natur. hist.,VII. 27:GNEIVS POMPEIVS MAGNVS IMPERATOR BELLO TRIGINTA ANNORVM CONFECTO FVSIS FVGATIS OCCISIS IN DEDITIONEM ACCEPTIS HOMINUM CENTIES VICIES SEMEL, CENTENIS OCTOGINTA TRIBVS MILLIBUS DEPRESSIS AVT CAPTIS, NAVIBVS SEPTINGENTIS QVADRAGINTA SEX. OPPIDIS CASTELLIS MILLE QVINGENTI VIGINTI OCTO IN FIDEM RECEPTIS. TERRIS A MÆOTIS LACV AD RVPRVM MARE SVBACTIS. VOTVM MERITO MINERVÆ.56.In hanc rem constat Catonis præceptum pene divinum, qui ait: Rem tene, verba sequentur.Così nell'Arte retoricadi Giulio Vittore, scoperta dal Maj.57.Hominis, ut opinio mea fert, nostrorum hominum longe ingeniosissimi atque eloquentissimi.Pro Fontejo.58.Hirtium et Dolabellam dicendi discipulos habeo, cœnandi magistros. Puto enim te audisse... illos apud me declamitare, me apud illos cœnitare.Ad familiares,IX. 16.59.De officiis,II.10.60.InBruto, 19.61.Cicerone fa così narrare il fatto da esso Antonio: — Non vogliate credere che nella causa di Manio Aquilio, nella quale io non veniva a narrare avventure d'antichi eroi, o i favolosi loro travagli, nè a sostenere un personaggio da scena, ma a parlare in mia propria persona, far potessi quel ch'ho fatto per conservare a quel cittadino la patria, senza sperimentare viva passion di dolore. Al vedermi davanti un uomo ch'io mi ricordava essere stato console, un generale d'eserciti, cui il senato aveva conceduto di salire al Campidoglio in forma poco dissimile al trionfo; al vederlo, dico, sbattuto, costernato, afflitto, in avventura di perdere ogni cosa, non prima incominciai a parlare per movere gli altri a compassione, ch'io mi sentii tutto intenerito. Mi accôrsi allora veramente della straordinaria commozione de' giudici, quando quell'afflitto vecchio e di gramaglia vestito levai di terra, e gli stracciai la vesta sul petto, e mostrai le cicatrici: il che non fu effetto di arte, ma sì d'una gagliarda commozione d'animo addolorato. E nel mirare Cajo Mario ivi sedente, che colle lacrime sue più compassionevole faceva il lutto della mia orazione, allorchè a lui mi volgeva con frequenti apostrofi raccomandandogli il suo collega, ed implorandone l'ajuto per la causa comune di tutti i capitani; questi tratti patetici, e l'invocar ch'io feci tutti gl'iddii e gli uomini, cittadini e alleati, non poteano essere da mio gravissimo dolore e da lagrime scompagnati; e per quanto avess'io saputo dire, se detto l'avessi senz'esserne passionato, non che a commiserazione, avrebbe il mio parlare mossi a riso gli uditori».De oratore,II.45.62.Svetonio,De claris rhet.,II. Conyers Middleton nellaVita di Ciceronedà la storia di quel tempo, ma soverchiamente parziale al suo eroe. Prima ancora, Francesco Fabricio nostro aveva scrittoSebastiani Corradi quæstura et M. T. Ciceronis historia, in bel latino difendendo l'Arpinate da Dione e Plutarco, tediando però coll'uso d'un'allegoria perpetua secondo i tempi, giacchè suppone che un questore presenti le azioni di Cicerone in forma di moneta buona, per contrapposto alla falsa degli storici greci. Lo studio di quest'età non potrebbe farsi meglio che sulleEpistoledi Cicerone stesso, principalmente al modo che le ordinò e tradusse in tedesco C. Wieland; poi G. Schütz professore a Jena col titolo diM. T. Ciceronis epistolæ ad Atticum, ad Quintum fratrem, et quæ vulgo ad Familiares dicuntur, temporis ordine dispositæ,ecc., ristampate a Milano in 12 vol. in-8º colla versione del Cesari e illustrazioni. Anche Golbery pose unaHistoire de Cicéronin fronte alla traduzione delle opere di questo, edita da Panckoucke, Parigi 1835: e nel 1842 si pubblicòCicéron et son siècle parA. F. Gautier. A Leyda si stampò una biografia di Tullio, scritta da W. Suringar, e tratta dalle opere di lui, col titoloM. T. Ciceronis commentarii rerum suarum, seu de vita sua: accesserunt annales ciceroniani, in quibus ad suum quæque annum referuntur quæ in his commentariis memorantur. Una ho posta io negliItaliani Illustri.63.A Tirone liberto di Tullio attribuiscono l'invenzione delle note o abbreviature stenografiche. Che poi quest'ultimo scrivesse le orazioni dopo il fatto, lo attesta egli stesso:An tibi irasci tum videmur, quum quid in causis acrius et vehementius dicimus? Quid! quum, jam rebus transactis et præeteritis, orationes scribimus, num irati scribimus?Tuscul.,IV. 25.Pleræque enim scribuntur orationes habitæ jam, non ut habeantur.Brutus, 24. Nei momenti d'ozio preparava introduzioni a futuri componimenti, onde gli occorse di mettere la stessa a due diversi lavori.Nunc negligentiam meam cognosce. De gloria librum ad te misi; at in eo proœmium idem est quod in Academico tertio. Id evenit ob eam rem, quod habeo volumen proœmiorum; ex eo eligere soleo, cum aliquodσύγγραμμαinstitui: itaque jam in Tusculano, qui non meminissem me abusum isto proœmio, conjeci id in eum librum, quem tibi misi. Cum autem in navi legerem Academicos, agnovi erratum meum; itaque statim novum proœmium exaravi etc.Ad Attico,XVI. 6. Un'altra disattenzione sua ci occorre nel lib.VDe finibus, ove finge che gl'interlocutori trovino in Atene Papio Pisone, il quale poi nel parlare si riferisce ai discorsi tenuti antecedentemente, e ai quali non si suppone ch'egli assistesse. Le distrazioni anche dei più forbiti valgano di scusa se non di discolpa a noi scrittorelli.64.Che Cicerone riponesse in ciò la finezza dell'arte, appare dal vedere come la mancanza di digressioni sia da lui presa per segno di rozzezza negli antichi, ai quali appone chenemo delectandi gratia digredi parumper a causa posset. Brutus, 91.«Cicerone (diceva Apro nel DialogoDella corrotta eloquenza, che si attribuisce a Tacito) fu il primo a parlar regolato, a scerre le parole e comporle con arte; tentò leggiadrie; trovò sentenze nelle orazioni che compose sull'ultime, quando il giudizio e la pratica gli aveano fatto conoscere il meglio, perchè l'altre non mancavano di difetti antichi, proemj deboli, narrazioni prolisse; finisce e non conclude, s'altera tardi, si riscalda di rado, pochi concetti termina perfettamente e con certo splendore; non ne cavi, non ne riporti; è quasi muro forte e durevole, ma senza intonaco e lustro».65.Ego quia dico aliquid aliquando, non studio adductus, sed contentione dicendi aut lacessitus: et quia, ut fit in multis, exit aliquando aliquid, si non perfacetum, attamen fortasse non rusticum, quod quisque dixit, id me dixisse dicunt.Pro Plancio.66.Pro Cæcina;De finibus,IIIeI;De nat. Deorum,I;Tuscul.,II.67.Cicerone,Brutus, 64.68.Pro Murena.69.De legibus,I. 5. 6;De repub.,III. 17.70.I. 22. 23.71.Quartum quoddam genus reipublicæ maxime probandum esse sentio, quod est ex his quæ primo dixi moderatum et permixtum tribus... Placet esse quiddam in republica præstans et regale: esse aliud auctoritati principum partum ac tributum: esse quasdam res servatas judicio voluntatique multitudinis.— Ecco l'idea dei tre poteri, però già accennata dal pitagorico Ippodamo, poi attuata dai popolani moderni.72.Cicerone,in Verrem,II.73.Lo stesso,ivi.74.Parmi questo il concetto che ragionevolmente esce dalle ampollose lodi di Marco Tullio:Sic porro homines nostros diligunt, ut his solis neque publicanus, neque negotiator odio sit. Magistratuum autem nostrorum injurias ita multorum tulerunt, ut nunquam ante hoc tempus ad aram legum, præsidiumque vestrum publico consilio confugerint... Sic a majoribus suis acceperunt, tanta populi romani in Siculos esse beneficia, ut etiam injurias nostrorum hominum perferendas putarent. In neminem civitates ante hunc (Verrem) testimonium publice dixerunt: nunc denique ipsum pertulissent si etc.Ivi.75.Se Cicerone espone il vero, i Siciliani usavano un calendario ben rozzo, giacchè per mettere in accordo i mesi solari coi lunari, aggiungevano o toglievano uno o due giorni, facendo più breve o più lungo il mese.Est consuetudo Siculorum, ceterorumque Græcorum, quod suos dies mensesque congruere volunt cum solis lunæque ratione, ut nonnumquam si quid discrepet, eximant unum aliquem diem, aut summum biduum ex mense, quos illiἐξαιρεσίμουςdies nominant; item nonnunquam uno die longiorem mensem faciunt, aut biduo.Ivi.76.Cicerone si scusa dell'attribuire importanza a pitture e sculture.Dicet aliquis: Quid? tu ista permagno æstimas? Ego vero ad meam rationem usumque non æstimo; verumtamen a vobis id arbitror spectari oportere, quanti hæc eorum judicio, qui studiosi sunt harum rerum, æstimentur, quanti venire soleant, etc.Ivi,IV. E vedi il nostro Cap.XLII.77.Cicerone,De provinciis consul.,IV.78.Un libro intero della suaazionecontro Verre aggirasi sui lavori di belle arti da costui rapiti; ed è prezzo dell'opera il leggerlo, sì per informarsi di tante opere insigni, sì per conoscere le maniere con cui esso le occupò; tra queste un Apollo ed Ercole di Mirone, un Ercole dello stesso, un Cupido di Prassitele. NelleMemorie dell'Accademia francese di belle lettere, tom.IX, Fraugier inserì una dissertazione, intitolataLa galleria di Verre.79.Scyphos sigillatos... phaleras pulcherrime factas... attalica peripetasmata... pulcherrimam mensam citream.80.In Verrem,V. 3.81.Tito Livio, vi; Strabone, vi.82.AGellio, xvi.13:Tacito,Ann.,XIV.27;Maffei,Verona illustrata,V;Denina,Rivoluzioni d'Italia,II, 6.83.Τότε μὲν πολίχνια, νῦν δὲ κώμαι, κτῆσεις ἰδιωτῶν.Strabone, v.84.Is exercitus noster locupletium. Ad Attico.
1.Κατὰ τοὺς δικαιοτάτους τρόπους.
1.Κατὰ τοὺς δικαιοτάτους τρόπους.
2.Ulpiano li conta frale res mancipi; e quod attinet ad jus civile, servi pro nullis habentur. Servitutem mortalitati fere comparamus(Dig. l. t. 17. l. 32, e 209 fragm. Ulpiani).In potestate dominorum sunt servi: quæ potestas juris gentium est; nam apud omnes per æque gentes animadvertere possumus, dominis in servos vitæ necisque potestatem fuisse: et quodcumque per servum acquiritur, id domino acquiri(Inst. i, t. 8). Floro li chiamasecundum genushominum (Hist.,III.20). Ilpo presso Seneca (Controv.X.4), dicein servum nihil non domino licere. Giovenale nellaSat.v. 210 scrive quest'infamia:Pone crucem servo. Meruit quo crimine servusSupplicium? qui testis adest? quis detulit? audi:Nulla satis de vita hominis cunctatio longa est.O demens! ita servus homo est? Nihil fecerit: esto.Sic volo, sic jubeo: stet pro ratione voluntas.
2.Ulpiano li conta frale res mancipi; e quod attinet ad jus civile, servi pro nullis habentur. Servitutem mortalitati fere comparamus(Dig. l. t. 17. l. 32, e 209 fragm. Ulpiani).In potestate dominorum sunt servi: quæ potestas juris gentium est; nam apud omnes per æque gentes animadvertere possumus, dominis in servos vitæ necisque potestatem fuisse: et quodcumque per servum acquiritur, id domino acquiri(Inst. i, t. 8). Floro li chiamasecundum genushominum (Hist.,III.20). Ilpo presso Seneca (Controv.X.4), dicein servum nihil non domino licere. Giovenale nellaSat.v. 210 scrive quest'infamia:
Pone crucem servo. Meruit quo crimine servusSupplicium? qui testis adest? quis detulit? audi:Nulla satis de vita hominis cunctatio longa est.O demens! ita servus homo est? Nihil fecerit: esto.Sic volo, sic jubeo: stet pro ratione voluntas.
Pone crucem servo. Meruit quo crimine servusSupplicium? qui testis adest? quis detulit? audi:Nulla satis de vita hominis cunctatio longa est.O demens! ita servus homo est? Nihil fecerit: esto.Sic volo, sic jubeo: stet pro ratione voluntas.
Pone crucem servo. Meruit quo crimine servus
Supplicium? qui testis adest? quis detulit? audi:
Nulla satis de vita hominis cunctatio longa est.
O demens! ita servus homo est? Nihil fecerit: esto.
Sic volo, sic jubeo: stet pro ratione voluntas.
3.Gajo,Inst.,III.210. 212. 213. Vedi pureHeyne,E quibus terris mancipia in Græcorum et Romanorum fora adducta fuerint. Ci piace, per conformità di sentimenti, addurre queste parole di esso:Desinamus aliquando laudibus extollere virtutem romanam, omnis terrarum orbis vastatricem, et in generis humani calamitatem adultam et auctam. Quid enim? unius populi victoris tantæ ut essent opes, alia post aliam provincia viris opibusque fuit exhausta!Pignoria,De servis, et eorum apud veter es ministeriis;Popma,De servorum operibus, suppl. adGræviiThes., vol.III. — Jugler,Sul traffico degli schiavi fra gli antichi, Guglielmo di Laon,Sull'emancipazione, non sono quasi altro che raccolte di testi. Reitemeier,Gesch. und Zustand der Sklavereileidenschaft in Griechenland, e Blair,An inquiry into the state of slavery amongst the Romans, hanno maggior ordine ed estensione, quantunque si limitino a due nazioni. Recenti sono P. Saint-Paul,Sur la constitution de l'esclavage en Occident pendant les derniers siècles de l'ère payenne, e Walton,Histoire de l'esclavage dans l'antiquité: essi discordano sul numero degli schiavi. Dureau de la Malle,Économie politique des Romains, pretenderebbe che nelVIsecolo di Roma in Italia vi fossero ventidue schiavi ogni ventisette liberi. Blair mette da principio uno schiavo ogni libero, poi nelVIIsecolo almeno tre ogni libero; ma conviene che il problema è irresolubile coi dati che possediamo.
3.Gajo,Inst.,III.210. 212. 213. Vedi pureHeyne,E quibus terris mancipia in Græcorum et Romanorum fora adducta fuerint. Ci piace, per conformità di sentimenti, addurre queste parole di esso:Desinamus aliquando laudibus extollere virtutem romanam, omnis terrarum orbis vastatricem, et in generis humani calamitatem adultam et auctam. Quid enim? unius populi victoris tantæ ut essent opes, alia post aliam provincia viris opibusque fuit exhausta!
Pignoria,De servis, et eorum apud veter es ministeriis;Popma,De servorum operibus, suppl. adGræviiThes., vol.III. — Jugler,Sul traffico degli schiavi fra gli antichi, Guglielmo di Laon,Sull'emancipazione, non sono quasi altro che raccolte di testi. Reitemeier,Gesch. und Zustand der Sklavereileidenschaft in Griechenland, e Blair,An inquiry into the state of slavery amongst the Romans, hanno maggior ordine ed estensione, quantunque si limitino a due nazioni. Recenti sono P. Saint-Paul,Sur la constitution de l'esclavage en Occident pendant les derniers siècles de l'ère payenne, e Walton,Histoire de l'esclavage dans l'antiquité: essi discordano sul numero degli schiavi. Dureau de la Malle,Économie politique des Romains, pretenderebbe che nelVIsecolo di Roma in Italia vi fossero ventidue schiavi ogni ventisette liberi. Blair mette da principio uno schiavo ogni libero, poi nelVIIsecolo almeno tre ogni libero; ma conviene che il problema è irresolubile coi dati che possediamo.
4.Impediti pedes, vinctæ manus, inscripti vultus.Plinio,Natur. hist.,VII.4.
4.Impediti pedes, vinctæ manus, inscripti vultus.Plinio,Natur. hist.,VII.4.
5.Giustiniano, 530.
5.Giustiniano, 530.
6.Plinio,XVI.18:XXI.26;Quintiliano,Inst.,II.16;Seneca,Ep.47. — Il Gori,Descriptio columbarii, e i suddetti Pignoria e Popma enumerano con particolari nomi almeno ventitre specie d'ancelle, e più di trecento specie di schiavi.Dopo la battaglia di Canne, Annibale domandava quattrocencinquanta lire pel riscatto di ciascun prigioniero cavaliere, ducensettanta pel legionario, novanta per lo schiavo; ma anche il prezzo de' cavalieri doveva essere inferiore al consueto d'uno schiavo, giacchè si loda il senato d'aver piuttosto comprato schiavi, benchè costassero di più. NelVIsecolo di Roma uno schiavo robusto o una bella ragazza pagavansi venti mine, cioè da 1800 fr.; e Catone valuta mille cinquecento dramme, cioè fr. 1300, un buono schiavo da campagna. I prezzi d'affezione arrivavano all'eccesso.
6.Plinio,XVI.18:XXI.26;Quintiliano,Inst.,II.16;Seneca,Ep.47. — Il Gori,Descriptio columbarii, e i suddetti Pignoria e Popma enumerano con particolari nomi almeno ventitre specie d'ancelle, e più di trecento specie di schiavi.
Dopo la battaglia di Canne, Annibale domandava quattrocencinquanta lire pel riscatto di ciascun prigioniero cavaliere, ducensettanta pel legionario, novanta per lo schiavo; ma anche il prezzo de' cavalieri doveva essere inferiore al consueto d'uno schiavo, giacchè si loda il senato d'aver piuttosto comprato schiavi, benchè costassero di più. NelVIsecolo di Roma uno schiavo robusto o una bella ragazza pagavansi venti mine, cioè da 1800 fr.; e Catone valuta mille cinquecento dramme, cioè fr. 1300, un buono schiavo da campagna. I prezzi d'affezione arrivavano all'eccesso.
7.Ovidio,Eleg.I.6.
7.Ovidio,Eleg.I.6.
8.Tacito,Ann.,XIV.42.
8.Tacito,Ann.,XIV.42.
9.Cod. Theod.,IX.12.
9.Cod. Theod.,IX.12.
10.Polit.,I.
10.Polit.,I.
11.De re rustica,XeXI.
11.De re rustica,XeXI.
12.Ulpiano. lib.II.§ 2: eLex Furia Caninia.
12.Ulpiano. lib.II.§ 2: eLex Furia Caninia.
13.πάμπολλοι.Ateneo,VI.
13.πάμπολλοι.Ateneo,VI.
14.Apulejo, inApolog.
14.Apulejo, inApolog.
15.Svetonio, inAugusto, 16;Plinio,XXXIII.10.
15.Svetonio, inAugusto, 16;Plinio,XXXIII.10.
16.Quantum periculi immineret, si servi nos nostri numerare cœpissent.Seneca.De clementia,I.24. — Nel 210 il senato vuotò l'erario più santo, nel quale riponeasi l'aurum vicesimarum, cioè il ventesimo del valore degli schiavi affrancati. È probabile che alle stesso spediente si fosse ricorso nella prima guerra punica, ove il bisogno non fu meno stringente, sicchè nel tesoro non si trovava che il prodotto di trentun anno: e sommava a lire 4,500,000. Prendendo un medio fra le lire 1300 che Catone pagava un servo robusto e le 457 de' legionarj venduti da Annibale agli Achei, avremo 878 lire, la cui ventesima è lire 44: sicchè gli affrancati sarebbero stati 100,000, vale a dire 33,000 l'anno.
16.Quantum periculi immineret, si servi nos nostri numerare cœpissent.Seneca.De clementia,I.24. — Nel 210 il senato vuotò l'erario più santo, nel quale riponeasi l'aurum vicesimarum, cioè il ventesimo del valore degli schiavi affrancati. È probabile che alle stesso spediente si fosse ricorso nella prima guerra punica, ove il bisogno non fu meno stringente, sicchè nel tesoro non si trovava che il prodotto di trentun anno: e sommava a lire 4,500,000. Prendendo un medio fra le lire 1300 che Catone pagava un servo robusto e le 457 de' legionarj venduti da Annibale agli Achei, avremo 878 lire, la cui ventesima è lire 44: sicchè gli affrancati sarebbero stati 100,000, vale a dire 33,000 l'anno.
17.Quest'è l'autore della leggeDe repetundisper frenare la rapacità dei magistrati. Mentre era pretore in Sicilia, il senato gli mandò denaro per comperare grano; ed egli il fece con tanta lealtà, che rinviò la più parte della somma speditagli: donde acquistò il titolo difrugi.Cicerone, inVerrem,III.I fatti che qui narriamo, raccolgonsi dai frammenti di Diodoro Siculo.
17.Quest'è l'autore della leggeDe repetundisper frenare la rapacità dei magistrati. Mentre era pretore in Sicilia, il senato gli mandò denaro per comperare grano; ed egli il fece con tanta lealtà, che rinviò la più parte della somma speditagli: donde acquistò il titolo difrugi.Cicerone, inVerrem,III.
I fatti che qui narriamo, raccolgonsi dai frammenti di Diodoro Siculo.
18.Vix ullius gentis, ætatis, ordinis hominem inveneris, cujus felicitatem fortunæ Metelli compares.Vellejo Patercolo, i.12.
18.Vix ullius gentis, ætatis, ordinis hominem inveneris, cujus felicitatem fortunæ Metelli compares.Vellejo Patercolo, i.12.
19.Si questionò sul luogo di questa battaglia, come s'un punto de' più rilevanti. Cluverio nell'Italia antiqua, lib.I.c. 23, Cellario nellaGeographia antiqua, Durandi,Sulla condizione dell'antico Vercellese, Nieuport nell'Historia reipublicæ et imperii romani, tom.II.l. 7, Ottavio Ferrari nelleDissertationes Insubricæ, e più distesamente Napione nelleMemorie dell'Accademia di Torinodel 1839, la pongono alla Tosa presso Vercelli; Maffei e Carli nelleStorie di Verona, Filiasi ne'Veneti, Pignoria nelleOrigini di Padova, Sigonio, Panvinio, e dopo molti altri Walckenaer neiMémoires de l'Institut, 1812, la vogliono a Verona: e chi paragoni l'impetuosa Adige alla piccola Tosa, la troverà ben più opportuna a quelle selve che i Cimri vi gettarono entro.
19.Si questionò sul luogo di questa battaglia, come s'un punto de' più rilevanti. Cluverio nell'Italia antiqua, lib.I.c. 23, Cellario nellaGeographia antiqua, Durandi,Sulla condizione dell'antico Vercellese, Nieuport nell'Historia reipublicæ et imperii romani, tom.II.l. 7, Ottavio Ferrari nelleDissertationes Insubricæ, e più distesamente Napione nelleMemorie dell'Accademia di Torinodel 1839, la pongono alla Tosa presso Vercelli; Maffei e Carli nelleStorie di Verona, Filiasi ne'Veneti, Pignoria nelleOrigini di Padova, Sigonio, Panvinio, e dopo molti altri Walckenaer neiMémoires de l'Institut, 1812, la vogliono a Verona: e chi paragoni l'impetuosa Adige alla piccola Tosa, la troverà ben più opportuna a quelle selve che i Cimri vi gettarono entro.
20.Forse allude a Lucullo. Vi scorgo però meno i sentimenti di Mario che quelli di Sallustio, autore di questa parlata.
20.Forse allude a Lucullo. Vi scorgo però meno i sentimenti di Mario che quelli di Sallustio, autore di questa parlata.
21.Fra Nizza e Genova si trovavanoTropæa Augusti(Turbìa), detta dal monumento postovi dappoi in onore d'Augusto.Olivula Portus(Villafranca),Avisio Portus(Eza),Costa Balenæ(Torre di Larma),Tavia,Portus Maurici,Locus Bormani(Borganzo),Vada Sabatia,Savo,Vico Virginis(Legine),Alba Docilia(Albissola),ad Navalia(Laban),Hasta ad Figlinas(Feggino). A levante di Genova presentavansiRicinum(Recco),Portus Delfini(Portofino),ad Salariapresso Campi,Segesta Tiguliorum(Sestri di Levante),Tegolata(Trigoso),ad Monilia,Bodetia(Bonassola),Portus Veneris,Eryx(Lerice).
21.Fra Nizza e Genova si trovavanoTropæa Augusti(Turbìa), detta dal monumento postovi dappoi in onore d'Augusto.Olivula Portus(Villafranca),Avisio Portus(Eza),Costa Balenæ(Torre di Larma),Tavia,Portus Maurici,Locus Bormani(Borganzo),Vada Sabatia,Savo,Vico Virginis(Legine),Alba Docilia(Albissola),ad Navalia(Laban),Hasta ad Figlinas(Feggino). A levante di Genova presentavansiRicinum(Recco),Portus Delfini(Portofino),ad Salariapresso Campi,Segesta Tiguliorum(Sestri di Levante),Tegolata(Trigoso),ad Monilia,Bodetia(Bonassola),Portus Veneris,Eryx(Lerice).
22.Lungo il Po presentavansi le città diCerialis(Ceresole),Carea(Chieri),Industriapresso Verrua,Ceste(Moncestino?),Rigomagus(Rinco),ad Medias,Valentinum(Valenza); a mezzodì di esse vicino al Tànaro,Diovia(Mondovì),Potentia(Carrù),Polentia,Alba Pompeja; presso al BelboCalanicum(Calizzano),Ceba,Crixia(Bocchetta del Censio),Nicea(Nizza della Paglia),Urbs(Orba),Libarna(Montechiaro); a mezzodì presso Ercate,Boacæ(Bozzolo),Rubra(Terra Rossa).
22.Lungo il Po presentavansi le città diCerialis(Ceresole),Carea(Chieri),Industriapresso Verrua,Ceste(Moncestino?),Rigomagus(Rinco),ad Medias,Valentinum(Valenza); a mezzodì di esse vicino al Tànaro,Diovia(Mondovì),Potentia(Carrù),Polentia,Alba Pompeja; presso al BelboCalanicum(Calizzano),Ceba,Crixia(Bocchetta del Censio),Nicea(Nizza della Paglia),Urbs(Orba),Libarna(Montechiaro); a mezzodì presso Ercate,Boacæ(Bozzolo),Rubra(Terra Rossa).
23.IviTaurasia, detta poiAugusta Taurinorum,Grajoceli(Bragella),Magelli(Moneglia),ad Fines(Avigliana),ad Duodecimum(Giaconera),ad Octavum(?),Vibiforum colonia(Pinerolo).
23.IviTaurasia, detta poiAugusta Taurinorum,Grajoceli(Bragella),Magelli(Moneglia),ad Fines(Avigliana),ad Duodecimum(Giaconera),ad Octavum(?),Vibiforum colonia(Pinerolo).
24.IviRauda(Rotta) che credono i Campi Raudj famosi per la disfatta dei Cimri,Cottuta(Cozzo),Carbantiapresso La Castagna,Laumellum,Durii(Dorno),Quadrata,Lambrus(Castel Lambro),Tres Tabernæpresso Borghetto,ad Rota(Orio).
24.IviRauda(Rotta) che credono i Campi Raudj famosi per la disfatta dei Cimri,Cottuta(Cozzo),Carbantiapresso La Castagna,Laumellum,Durii(Dorno),Quadrata,Lambrus(Castel Lambro),Tres Tabernæpresso Borghetto,ad Rota(Orio).
25.OltreMediolanum, v'erano le città diMelpum(Melzo?);Laus Pompeja(Lodi), che ricevette colonia dal padre di Pompeo Magno;Forum Diuguntorum(Crema?);Acerræ(Pizzighettone) sull'Adda, la città più forte dell'Insubria:Spina(Spinazzino); a settentrione di Lodi e a levanteMinervium, che i Galli chiamavanoBuddig: al confluente dell'Adda col Po Cremona, già de' Cenomani. Si aggiunganoTetelluspresso Brescia (Rovato?),Sebumche diè nome al lago d'Iseo (Sebinus),Tollegate(Telgate),Leucumove l'Adda esce dal lago di Como,Forum Licini(Incino) ivi presso,Pons Aureoli(Pontirolo) fabbricato più tardi,ModiciaeArgentiacum(Monza e Crescenzago o Gorgonzola) presso Milano,Sibrium(Castel Seprio).
25.OltreMediolanum, v'erano le città diMelpum(Melzo?);Laus Pompeja(Lodi), che ricevette colonia dal padre di Pompeo Magno;Forum Diuguntorum(Crema?);Acerræ(Pizzighettone) sull'Adda, la città più forte dell'Insubria:Spina(Spinazzino); a settentrione di Lodi e a levanteMinervium, che i Galli chiamavanoBuddig: al confluente dell'Adda col Po Cremona, già de' Cenomani. Si aggiunganoTetelluspresso Brescia (Rovato?),Sebumche diè nome al lago d'Iseo (Sebinus),Tollegate(Telgate),Leucumove l'Adda esce dal lago di Como,Forum Licini(Incino) ivi presso,Pons Aureoli(Pontirolo) fabbricato più tardi,ModiciaeArgentiacum(Monza e Crescenzago o Gorgonzola) presso Milano,Sibrium(Castel Seprio).
26.Ivi son pure menzionateForum Livii(Forlì),Forum Populi(Forlimpopoli),Cæreviani(Torre di Cervia).
26.Ivi son pure menzionateForum Livii(Forlì),Forum Populi(Forlimpopoli),Cæreviani(Torre di Cervia).
27.Moltissime città dei Veneti e dei Carni sono ricordate, ma sarebbe difficile determinare quali da antico esistessero, e quali fondate posteriormente:Ateste(Este) sul Rutero,Vicentia,Vicus Varianuspresso Legnago,Vicus Enianus(Montagnana),Forum Alieni(Alenile),Maria(Loreo) presso Adria,Portus Edronis(Chioggia),Fossa Clodia(Castello in val di Pozzo),Portus Medoaci(Malamocco),Mons Ilicis(Monselice),Cadiana(Caldiero?),Auræi(Montebello),Atina(Tine),ad Cepasiassul Sile (Albaredo),Tarvisum(Treviso),Acelum(Asolo),Opitergium(Oderzo) e a levante di essoJuliæ Concordiæ(Concordia),Apiciliapresso Latisana;Portus Navonis(Pordenone),Quadrivium(Codroipo),Portus Romatinus(Portogruaro),Marianum(Mirano). Fra Aquileja e Vicenza eranoSusonnia(Savogna),Ceneta,Feltria,Belunumabitata da Reti,Cællina,Ibligo(Ipplis),Æmonia(Gemona) dei Carni,Noreja(Venzone),Forum Julii(Friuli) fortificata e colonizzata dai Romani,Pucioli(Pozzuolo). Più a settentrione stavanoMenocaleni(Monfalcone),Quarqueni(Gorizia),Larice(Ladra) sull'Isonzo, ecc.
27.Moltissime città dei Veneti e dei Carni sono ricordate, ma sarebbe difficile determinare quali da antico esistessero, e quali fondate posteriormente:Ateste(Este) sul Rutero,Vicentia,Vicus Varianuspresso Legnago,Vicus Enianus(Montagnana),Forum Alieni(Alenile),Maria(Loreo) presso Adria,Portus Edronis(Chioggia),Fossa Clodia(Castello in val di Pozzo),Portus Medoaci(Malamocco),Mons Ilicis(Monselice),Cadiana(Caldiero?),Auræi(Montebello),Atina(Tine),ad Cepasiassul Sile (Albaredo),Tarvisum(Treviso),Acelum(Asolo),Opitergium(Oderzo) e a levante di essoJuliæ Concordiæ(Concordia),Apiciliapresso Latisana;Portus Navonis(Pordenone),Quadrivium(Codroipo),Portus Romatinus(Portogruaro),Marianum(Mirano). Fra Aquileja e Vicenza eranoSusonnia(Savogna),Ceneta,Feltria,Belunumabitata da Reti,Cællina,Ibligo(Ipplis),Æmonia(Gemona) dei Carni,Noreja(Venzone),Forum Julii(Friuli) fortificata e colonizzata dai Romani,Pucioli(Pozzuolo). Più a settentrione stavanoMenocaleni(Monfalcone),Quarqueni(Gorizia),Larice(Ladra) sull'Isonzo, ecc.
28.Rutilio Numaziano, viaggiatore delIIIsecolo, cantava di essa:Alpheæ veterum contemplor originis urbemQuam cingunt geminis Auser et Arnus aquis.Conum pyramidis coëuntia flumina ducunt,Intratur modico frons patefacta solo...Sed proprium retinet communi in gurgite nomen,Et pontum solus scilicet Arnus adit.Lo stesso descrive bene l'isola Gorgona:Assurgit ponti medio circumflua GorgonInter pisanum, cyrniacumque latus.
28.Rutilio Numaziano, viaggiatore delIIIsecolo, cantava di essa:
Alpheæ veterum contemplor originis urbemQuam cingunt geminis Auser et Arnus aquis.Conum pyramidis coëuntia flumina ducunt,Intratur modico frons patefacta solo...Sed proprium retinet communi in gurgite nomen,Et pontum solus scilicet Arnus adit.
Alpheæ veterum contemplor originis urbemQuam cingunt geminis Auser et Arnus aquis.Conum pyramidis coëuntia flumina ducunt,Intratur modico frons patefacta solo...Sed proprium retinet communi in gurgite nomen,Et pontum solus scilicet Arnus adit.
Alpheæ veterum contemplor originis urbem
Quam cingunt geminis Auser et Arnus aquis.
Conum pyramidis coëuntia flumina ducunt,
Intratur modico frons patefacta solo...
Sed proprium retinet communi in gurgite nomen,
Et pontum solus scilicet Arnus adit.
Lo stesso descrive bene l'isola Gorgona:
Assurgit ponti medio circumflua GorgonInter pisanum, cyrniacumque latus.
Assurgit ponti medio circumflua GorgonInter pisanum, cyrniacumque latus.
Assurgit ponti medio circumflua Gorgon
Inter pisanum, cyrniacumque latus.
29.Virgilio.Altre città dell'Etruria eranoMacra(Monte Morello),Pistoria,Fesulæ,Florentia; fra l'Arno e il TeverePortus Labronis(Livorno),Populoniumpresso Piombino e Telamone, che aveano porti e fonderie pel minerale dell'Elba;Rusellæposta fra loro;Portus Cosanuso porto Ercole presso Cossa; a levante di questaSaturnia, e a mezzodìGraviscæ,Castrum Novum, ecc.: fraAlsium(Palo) eFregenæ(Castel Guido);Regisuillaera anticamente sede di un capo pelasgo. Nell'interno, lungo e vicino al Tevere, eranoSaxa Rubra(Grotta Rossa) a sei miglia daPons Milvius(Ponte Molle);Capena(Civitella?) presso il monte Soratte; al nord di questoNepe, antemurale a Roma contro i popoli settentrionali;SutriumpressoTrossuli(Trosso);Ferentinumal sud di Volsinio;Senaal nord di Volterra; all'estSalphis(Monte Alfino).
29.Virgilio.Altre città dell'Etruria eranoMacra(Monte Morello),Pistoria,Fesulæ,Florentia; fra l'Arno e il TeverePortus Labronis(Livorno),Populoniumpresso Piombino e Telamone, che aveano porti e fonderie pel minerale dell'Elba;Rusellæposta fra loro;Portus Cosanuso porto Ercole presso Cossa; a levante di questaSaturnia, e a mezzodìGraviscæ,Castrum Novum, ecc.: fraAlsium(Palo) eFregenæ(Castel Guido);Regisuillaera anticamente sede di un capo pelasgo. Nell'interno, lungo e vicino al Tevere, eranoSaxa Rubra(Grotta Rossa) a sei miglia daPons Milvius(Ponte Molle);Capena(Civitella?) presso il monte Soratte; al nord di questoNepe, antemurale a Roma contro i popoli settentrionali;SutriumpressoTrossuli(Trosso);Ferentinumal sud di Volsinio;Senaal nord di Volterra; all'estSalphis(Monte Alfino).
30.Nell'Umbria propria, sulla costa dal Rubicone all'Esi erano la fiorente Arimino,Pisaurumche si vorrebbe denominata dell'oro pesatovida Brenno,Fanum Fortunæ(Fano),Senogallia; nell'interno presso la via FlaminiaMevania(Bevagna) bella e forte,Hispellum(Spello) sulla via di Perugia, più a mezzodìSpoletum, sul NarInteramna(Terni),Ocriculum Sentinumpresso l'Esi, negli AppenniniIguvium(Gubio),Sarsinasul Sapi. Voglionsi pur ricordareForum Sempronii(Fossombrone),Fulginium(Foligno),Trebiales(Trevi),Corsulæ(Monte Castrilli),Assisium,Tifernum Tiberinum(Tifi) presso le sorgenti del Tevere,Urbinum HortenseeUrbinum Metaurense(Urbino e Urbania).Camerinum, ai tempi di Silla fabbricato dagli abitanti della distrutta Camerta;Nequinumche i Romani denominarono Narnia.
30.Nell'Umbria propria, sulla costa dal Rubicone all'Esi erano la fiorente Arimino,Pisaurumche si vorrebbe denominata dell'oro pesatovida Brenno,Fanum Fortunæ(Fano),Senogallia; nell'interno presso la via FlaminiaMevania(Bevagna) bella e forte,Hispellum(Spello) sulla via di Perugia, più a mezzodìSpoletum, sul NarInteramna(Terni),Ocriculum Sentinumpresso l'Esi, negli AppenniniIguvium(Gubio),Sarsinasul Sapi. Voglionsi pur ricordareForum Sempronii(Fossombrone),Fulginium(Foligno),Trebiales(Trevi),Corsulæ(Monte Castrilli),Assisium,Tifernum Tiberinum(Tifi) presso le sorgenti del Tevere,Urbinum HortenseeUrbinum Metaurense(Urbino e Urbania).Camerinum, ai tempi di Silla fabbricato dagli abitanti della distrutta Camerta;Nequinumche i Romani denominarono Narnia.
31.Altre sue cittàNumana,Potentia,Firmum; a mezzodì l'anticaCupra maritima,Castrum novum,Hadria(Atri) de' Liburni,Asculumsulla montagna.
31.Altre sue cittàNumana,Potentia,Firmum; a mezzodì l'anticaCupra maritima,Castrum novum,Hadria(Atri) de' Liburni,Asculumsulla montagna.
32.Altre cittadella Campania erano sulla costaVulturnum,Linternum,Cumauna delle più forti,Neapolis,Resinaa piè del Vesuvio,Stabiærôcca,Sorrentum. Nelle terre de' PicentiniSalernumeMarsina. Nell'internoVenafrum,Teanumdei Sidicini,Caledei Caleni Ausonj,Calatia(Gajaza),Saticula,Trebua,Suessula,Totella,Acerra.
32.Altre cittadella Campania erano sulla costaVulturnum,Linternum,Cumauna delle più forti,Neapolis,Resinaa piè del Vesuvio,Stabiærôcca,Sorrentum. Nelle terre de' PicentiniSalernumeMarsina. Nell'internoVenafrum,Teanumdei Sidicini,Caledei Caleni Ausonj,Calatia(Gajaza),Saticula,Trebua,Suessula,Totella,Acerra.
33.Viteliv, scritto da dritta a mancina, secondo l'antico modo italiano. Si hanno medaglie di questa lega, rappresentanti otto guerrieri, che tendono le spade nude verso una troja tenuta da un uomo inginocchiato a' piedi d'una insegna militare.Il Micali (Monumenti inediti, tav.LIV) pubblicò una medaglietta che porta nel drittoMUTIL EMBRATORe una testa di donna coronata d'ellera, nel rovescioC. PAAPIe un toro che calpesta una lupa atterrata, allusione al nome d'Italia (Vitalia) vincitrice della lupa romana. L'iscrizione è in lettere e lingua osca, facendo rivalere la favella e l'alfabeto territoriali a quelli della città comune.
33.Viteliv, scritto da dritta a mancina, secondo l'antico modo italiano. Si hanno medaglie di questa lega, rappresentanti otto guerrieri, che tendono le spade nude verso una troja tenuta da un uomo inginocchiato a' piedi d'una insegna militare.
Il Micali (Monumenti inediti, tav.LIV) pubblicò una medaglietta che porta nel drittoMUTIL EMBRATORe una testa di donna coronata d'ellera, nel rovescioC. PAAPIe un toro che calpesta una lupa atterrata, allusione al nome d'Italia (Vitalia) vincitrice della lupa romana. L'iscrizione è in lettere e lingua osca, facendo rivalere la favella e l'alfabeto territoriali a quelli della città comune.
34.Cicerone, allora nuovo soldato, si ricordava d'avere assistito a un colloquio fra Sesto Pompeo e Scatone suo ospite, al quale il primo domandò, — Che titolo ti ho a dare?» E Scatone: — Chiamami ospite per cuore, nemico per necessità». E si favellarono senza tema nè soperchieria, poca ragione avendo d'odiarsi, giacchè essi non cercavano di tôrre a noi la città, ma di averla insieme con noi.Erat in eo colloquio æquitas: nullus timor, nulla suberat suspicio; mediocre etiam odium; non enim ut eriperent nobis Socii civitatem, sed ut in eam reciperentur petebant.Philippica,XII.11.
34.Cicerone, allora nuovo soldato, si ricordava d'avere assistito a un colloquio fra Sesto Pompeo e Scatone suo ospite, al quale il primo domandò, — Che titolo ti ho a dare?» E Scatone: — Chiamami ospite per cuore, nemico per necessità». E si favellarono senza tema nè soperchieria, poca ragione avendo d'odiarsi, giacchè essi non cercavano di tôrre a noi la città, ma di averla insieme con noi.Erat in eo colloquio æquitas: nullus timor, nulla suberat suspicio; mediocre etiam odium; non enim ut eriperent nobis Socii civitatem, sed ut in eam reciperentur petebant.Philippica,XII.11.
35.Come uno dei pochi passi poetici di Plutarco, leggasi la romanzesca descrizione di quella fuga. Da quel profluvio di superstizioni vedano i prudenti quanto sia opportuno il consiglio di formare la gioventù sugliUomini illustridi Plutarco.
35.Come uno dei pochi passi poetici di Plutarco, leggasi la romanzesca descrizione di quella fuga. Da quel profluvio di superstizioni vedano i prudenti quanto sia opportuno il consiglio di formare la gioventù sugliUomini illustridi Plutarco.
36.Orosio, v.9.
36.Orosio, v.9.
37.Simul illud cogitare debes, me omnem pecuniam, quæ ad me salvis legibus pervenisset, Ephesi apud publicanos deposuisse; id fuisseIISbis et vicies.Ad fam.,V.20.
37.Simul illud cogitare debes, me omnem pecuniam, quæ ad me salvis legibus pervenisset, Ephesi apud publicanos deposuisse; id fuisseIISbis et vicies.Ad fam.,V.20.
38.Ep.39, del 693 di Roma.
38.Ep.39, del 693 di Roma.
39.Pro lege Manilia.
39.Pro lege Manilia.
40.VediPlutarcoinSilla;AppianonelMitradatico;Cicerone,pro lege Maniliaepro Flacco: gliExcerptadiDionee diMemnone; oltreTito Livio, Vellejo Patercolo, Valerio Massimo, Floro, Eutropio, Orosio. Alcuno imputa il suddetto Rutilio Rufo d'aver consigliato questa barbarie a Mitradate: Cicerone ne lo purga (pro Rabirio Posthumo), e c'informa che campò travestito da filosofo.
40.VediPlutarcoinSilla;AppianonelMitradatico;Cicerone,pro lege Maniliaepro Flacco: gliExcerptadiDionee diMemnone; oltreTito Livio, Vellejo Patercolo, Valerio Massimo, Floro, Eutropio, Orosio. Alcuno imputa il suddetto Rutilio Rufo d'aver consigliato questa barbarie a Mitradate: Cicerone ne lo purga (pro Rabirio Posthumo), e c'informa che campò travestito da filosofo.
41.Cicerone,pro Roscio Amerino.
41.Cicerone,pro Roscio Amerino.
42.Lo confessa fin il gelido Appiano (B. Civ., i. 97): οἵδε μὲν οὔτως ἐγκρατῶς ἀπεθανον.
42.Lo confessa fin il gelido Appiano (B. Civ., i. 97): οἵδε μὲν οὔτως ἐγκρατῶς ἀπεθανον.
43.Nel Circo Massimo, Augusto fece porre l'obelisco che ora è in piazza del Popolo, e Costanzo quello del Laterano. Dal circo di Caracalla, che tuttavia sussiste, fu tolto l'obelisco di piazza Navona. Il circo più famoso è il Coliseo, la cui elissi si svolge per 534 metri all'esterno e 239 all'interno, 19 metri sollevasi la precinzione esteriore in quattro ordini sovrapposti: capiva novantamila spettatori; attorno e sotto v'erano volte ove serbare le fiere; poteasi anche farvi scorrer acqua; e larghe tende riparavano dal sole e dalla pioggia.
43.Nel Circo Massimo, Augusto fece porre l'obelisco che ora è in piazza del Popolo, e Costanzo quello del Laterano. Dal circo di Caracalla, che tuttavia sussiste, fu tolto l'obelisco di piazza Navona. Il circo più famoso è il Coliseo, la cui elissi si svolge per 534 metri all'esterno e 239 all'interno, 19 metri sollevasi la precinzione esteriore in quattro ordini sovrapposti: capiva novantamila spettatori; attorno e sotto v'erano volte ove serbare le fiere; poteasi anche farvi scorrer acqua; e larghe tende riparavano dal sole e dalla pioggia.
44.Gladiatoria sagina, dice Tacito,Hist.,II.88.
44.Gladiatoria sagina, dice Tacito,Hist.,II.88.
45.Quare tam timide incurrit in ferrum? quare parum audacter occidit? quare parum libenter moritur?Seneca, ep.VII. —Injuriam putat quod non libenter pereunt. Contemni se putat.Lo stesso,De ira,I.
45.Quare tam timide incurrit in ferrum? quare parum audacter occidit? quare parum libenter moritur?Seneca, ep.VII. —Injuriam putat quod non libenter pereunt. Contemni se putat.Lo stesso,De ira,I.
46.Plinio,XXVIII. 11;Celso,III. 23;Areteo,IV. 175.
46.Plinio,XXVIII. 11;Celso,III. 23;Areteo,IV. 175.
47.Plausum immortalitem, sibilum mortem videri neccesse est.Cicerone,pro Sextio.
47.Plausum immortalitem, sibilum mortem videri neccesse est.Cicerone,pro Sextio.
48.Crudele gladiatorum spectaculum et inhumanum nonnullis videri solet; et haud scio an ita sit, ut nunc fit. Cum vero sontes ferro depugnabant, auribus fortasse multæ, oculis quidem nulla poterat esse fortior contra dolorem et contra mortem disciplina.Tuscul.,II. 17.In un momento di mal umore, Cicerone pigliò per traverso i sopradetti giuochi di Pompeo: — Per cinque giorni v'ebbe due caccie, magnifiche, chi lo nega? ma un uom d'affari che divertimento può prendere dal vedere o un uomo debole sbranato da una fortissima bestia, o un'insigne fiera traforata da un cacciatore? L'ultimo giorno si ebbe gli elefanti, di cui il vulgo e la turba fa le meraviglie: ma non vi fu alcun diletto, anzi sorse una certa compassione e un credere che quell'animale avesse qualche affinità colla stirpe umana».Epist., lib.VII. — Strana cosa! il vedere sbranato un uomo dàpoco divertimento, e l'uccidersi un elefante mettecompassione.
48.Crudele gladiatorum spectaculum et inhumanum nonnullis videri solet; et haud scio an ita sit, ut nunc fit. Cum vero sontes ferro depugnabant, auribus fortasse multæ, oculis quidem nulla poterat esse fortior contra dolorem et contra mortem disciplina.Tuscul.,II. 17.
In un momento di mal umore, Cicerone pigliò per traverso i sopradetti giuochi di Pompeo: — Per cinque giorni v'ebbe due caccie, magnifiche, chi lo nega? ma un uom d'affari che divertimento può prendere dal vedere o un uomo debole sbranato da una fortissima bestia, o un'insigne fiera traforata da un cacciatore? L'ultimo giorno si ebbe gli elefanti, di cui il vulgo e la turba fa le meraviglie: ma non vi fu alcun diletto, anzi sorse una certa compassione e un credere che quell'animale avesse qualche affinità colla stirpe umana».Epist., lib.VII. — Strana cosa! il vedere sbranato un uomo dàpoco divertimento, e l'uccidersi un elefante mettecompassione.
49.Tacito,Ann.,XIII. 49.
49.Tacito,Ann.,XIII. 49.
50.Spectaculum, quod ad pulchra vulnera contemptumque mortis accenderet.Panegir. c. 33.
50.Spectaculum, quod ad pulchra vulnera contemptumque mortis accenderet.Panegir. c. 33.
51.Valerio Massimo,II. 10. 2.
51.Valerio Massimo,II. 10. 2.
52.Cicerone,pro lege Manilia, 14.
52.Cicerone,pro lege Manilia, 14.
53.Cicerone,pro lege Manilia, 12.
53.Cicerone,pro lege Manilia, 12.
54.Per nemora illa odorata, per thuris ac balsami silvas romana circumtulit vexilia.Floro,III. 5.
54.Per nemora illa odorata, per thuris ac balsami silvas romana circumtulit vexilia.Floro,III. 5.
55.Elegantissima iscrizione pose nel tempio che a Minerva eresse nel campo Marzio, e che Plinio ci conservò,Natur. hist.,VII. 27:GNEIVS POMPEIVS MAGNVS IMPERATOR BELLO TRIGINTA ANNORVM CONFECTO FVSIS FVGATIS OCCISIS IN DEDITIONEM ACCEPTIS HOMINUM CENTIES VICIES SEMEL, CENTENIS OCTOGINTA TRIBVS MILLIBUS DEPRESSIS AVT CAPTIS, NAVIBVS SEPTINGENTIS QVADRAGINTA SEX. OPPIDIS CASTELLIS MILLE QVINGENTI VIGINTI OCTO IN FIDEM RECEPTIS. TERRIS A MÆOTIS LACV AD RVPRVM MARE SVBACTIS. VOTVM MERITO MINERVÆ.
55.Elegantissima iscrizione pose nel tempio che a Minerva eresse nel campo Marzio, e che Plinio ci conservò,Natur. hist.,VII. 27:
GNEIVS POMPEIVS MAGNVS IMPERATOR BELLO TRIGINTA ANNORVM CONFECTO FVSIS FVGATIS OCCISIS IN DEDITIONEM ACCEPTIS HOMINUM CENTIES VICIES SEMEL, CENTENIS OCTOGINTA TRIBVS MILLIBUS DEPRESSIS AVT CAPTIS, NAVIBVS SEPTINGENTIS QVADRAGINTA SEX. OPPIDIS CASTELLIS MILLE QVINGENTI VIGINTI OCTO IN FIDEM RECEPTIS. TERRIS A MÆOTIS LACV AD RVPRVM MARE SVBACTIS. VOTVM MERITO MINERVÆ.
56.In hanc rem constat Catonis præceptum pene divinum, qui ait: Rem tene, verba sequentur.Così nell'Arte retoricadi Giulio Vittore, scoperta dal Maj.
56.In hanc rem constat Catonis præceptum pene divinum, qui ait: Rem tene, verba sequentur.Così nell'Arte retoricadi Giulio Vittore, scoperta dal Maj.
57.Hominis, ut opinio mea fert, nostrorum hominum longe ingeniosissimi atque eloquentissimi.Pro Fontejo.
57.Hominis, ut opinio mea fert, nostrorum hominum longe ingeniosissimi atque eloquentissimi.Pro Fontejo.
58.Hirtium et Dolabellam dicendi discipulos habeo, cœnandi magistros. Puto enim te audisse... illos apud me declamitare, me apud illos cœnitare.Ad familiares,IX. 16.
58.Hirtium et Dolabellam dicendi discipulos habeo, cœnandi magistros. Puto enim te audisse... illos apud me declamitare, me apud illos cœnitare.Ad familiares,IX. 16.
59.De officiis,II.10.
59.De officiis,II.10.
60.InBruto, 19.
60.InBruto, 19.
61.Cicerone fa così narrare il fatto da esso Antonio: — Non vogliate credere che nella causa di Manio Aquilio, nella quale io non veniva a narrare avventure d'antichi eroi, o i favolosi loro travagli, nè a sostenere un personaggio da scena, ma a parlare in mia propria persona, far potessi quel ch'ho fatto per conservare a quel cittadino la patria, senza sperimentare viva passion di dolore. Al vedermi davanti un uomo ch'io mi ricordava essere stato console, un generale d'eserciti, cui il senato aveva conceduto di salire al Campidoglio in forma poco dissimile al trionfo; al vederlo, dico, sbattuto, costernato, afflitto, in avventura di perdere ogni cosa, non prima incominciai a parlare per movere gli altri a compassione, ch'io mi sentii tutto intenerito. Mi accôrsi allora veramente della straordinaria commozione de' giudici, quando quell'afflitto vecchio e di gramaglia vestito levai di terra, e gli stracciai la vesta sul petto, e mostrai le cicatrici: il che non fu effetto di arte, ma sì d'una gagliarda commozione d'animo addolorato. E nel mirare Cajo Mario ivi sedente, che colle lacrime sue più compassionevole faceva il lutto della mia orazione, allorchè a lui mi volgeva con frequenti apostrofi raccomandandogli il suo collega, ed implorandone l'ajuto per la causa comune di tutti i capitani; questi tratti patetici, e l'invocar ch'io feci tutti gl'iddii e gli uomini, cittadini e alleati, non poteano essere da mio gravissimo dolore e da lagrime scompagnati; e per quanto avess'io saputo dire, se detto l'avessi senz'esserne passionato, non che a commiserazione, avrebbe il mio parlare mossi a riso gli uditori».De oratore,II.45.
61.Cicerone fa così narrare il fatto da esso Antonio: — Non vogliate credere che nella causa di Manio Aquilio, nella quale io non veniva a narrare avventure d'antichi eroi, o i favolosi loro travagli, nè a sostenere un personaggio da scena, ma a parlare in mia propria persona, far potessi quel ch'ho fatto per conservare a quel cittadino la patria, senza sperimentare viva passion di dolore. Al vedermi davanti un uomo ch'io mi ricordava essere stato console, un generale d'eserciti, cui il senato aveva conceduto di salire al Campidoglio in forma poco dissimile al trionfo; al vederlo, dico, sbattuto, costernato, afflitto, in avventura di perdere ogni cosa, non prima incominciai a parlare per movere gli altri a compassione, ch'io mi sentii tutto intenerito. Mi accôrsi allora veramente della straordinaria commozione de' giudici, quando quell'afflitto vecchio e di gramaglia vestito levai di terra, e gli stracciai la vesta sul petto, e mostrai le cicatrici: il che non fu effetto di arte, ma sì d'una gagliarda commozione d'animo addolorato. E nel mirare Cajo Mario ivi sedente, che colle lacrime sue più compassionevole faceva il lutto della mia orazione, allorchè a lui mi volgeva con frequenti apostrofi raccomandandogli il suo collega, ed implorandone l'ajuto per la causa comune di tutti i capitani; questi tratti patetici, e l'invocar ch'io feci tutti gl'iddii e gli uomini, cittadini e alleati, non poteano essere da mio gravissimo dolore e da lagrime scompagnati; e per quanto avess'io saputo dire, se detto l'avessi senz'esserne passionato, non che a commiserazione, avrebbe il mio parlare mossi a riso gli uditori».De oratore,II.45.
62.Svetonio,De claris rhet.,II. Conyers Middleton nellaVita di Ciceronedà la storia di quel tempo, ma soverchiamente parziale al suo eroe. Prima ancora, Francesco Fabricio nostro aveva scrittoSebastiani Corradi quæstura et M. T. Ciceronis historia, in bel latino difendendo l'Arpinate da Dione e Plutarco, tediando però coll'uso d'un'allegoria perpetua secondo i tempi, giacchè suppone che un questore presenti le azioni di Cicerone in forma di moneta buona, per contrapposto alla falsa degli storici greci. Lo studio di quest'età non potrebbe farsi meglio che sulleEpistoledi Cicerone stesso, principalmente al modo che le ordinò e tradusse in tedesco C. Wieland; poi G. Schütz professore a Jena col titolo diM. T. Ciceronis epistolæ ad Atticum, ad Quintum fratrem, et quæ vulgo ad Familiares dicuntur, temporis ordine dispositæ,ecc., ristampate a Milano in 12 vol. in-8º colla versione del Cesari e illustrazioni. Anche Golbery pose unaHistoire de Cicéronin fronte alla traduzione delle opere di questo, edita da Panckoucke, Parigi 1835: e nel 1842 si pubblicòCicéron et son siècle parA. F. Gautier. A Leyda si stampò una biografia di Tullio, scritta da W. Suringar, e tratta dalle opere di lui, col titoloM. T. Ciceronis commentarii rerum suarum, seu de vita sua: accesserunt annales ciceroniani, in quibus ad suum quæque annum referuntur quæ in his commentariis memorantur. Una ho posta io negliItaliani Illustri.
62.Svetonio,De claris rhet.,II. Conyers Middleton nellaVita di Ciceronedà la storia di quel tempo, ma soverchiamente parziale al suo eroe. Prima ancora, Francesco Fabricio nostro aveva scrittoSebastiani Corradi quæstura et M. T. Ciceronis historia, in bel latino difendendo l'Arpinate da Dione e Plutarco, tediando però coll'uso d'un'allegoria perpetua secondo i tempi, giacchè suppone che un questore presenti le azioni di Cicerone in forma di moneta buona, per contrapposto alla falsa degli storici greci. Lo studio di quest'età non potrebbe farsi meglio che sulleEpistoledi Cicerone stesso, principalmente al modo che le ordinò e tradusse in tedesco C. Wieland; poi G. Schütz professore a Jena col titolo diM. T. Ciceronis epistolæ ad Atticum, ad Quintum fratrem, et quæ vulgo ad Familiares dicuntur, temporis ordine dispositæ,ecc., ristampate a Milano in 12 vol. in-8º colla versione del Cesari e illustrazioni. Anche Golbery pose unaHistoire de Cicéronin fronte alla traduzione delle opere di questo, edita da Panckoucke, Parigi 1835: e nel 1842 si pubblicòCicéron et son siècle parA. F. Gautier. A Leyda si stampò una biografia di Tullio, scritta da W. Suringar, e tratta dalle opere di lui, col titoloM. T. Ciceronis commentarii rerum suarum, seu de vita sua: accesserunt annales ciceroniani, in quibus ad suum quæque annum referuntur quæ in his commentariis memorantur. Una ho posta io negliItaliani Illustri.
63.A Tirone liberto di Tullio attribuiscono l'invenzione delle note o abbreviature stenografiche. Che poi quest'ultimo scrivesse le orazioni dopo il fatto, lo attesta egli stesso:An tibi irasci tum videmur, quum quid in causis acrius et vehementius dicimus? Quid! quum, jam rebus transactis et præeteritis, orationes scribimus, num irati scribimus?Tuscul.,IV. 25.Pleræque enim scribuntur orationes habitæ jam, non ut habeantur.Brutus, 24. Nei momenti d'ozio preparava introduzioni a futuri componimenti, onde gli occorse di mettere la stessa a due diversi lavori.Nunc negligentiam meam cognosce. De gloria librum ad te misi; at in eo proœmium idem est quod in Academico tertio. Id evenit ob eam rem, quod habeo volumen proœmiorum; ex eo eligere soleo, cum aliquodσύγγραμμαinstitui: itaque jam in Tusculano, qui non meminissem me abusum isto proœmio, conjeci id in eum librum, quem tibi misi. Cum autem in navi legerem Academicos, agnovi erratum meum; itaque statim novum proœmium exaravi etc.Ad Attico,XVI. 6. Un'altra disattenzione sua ci occorre nel lib.VDe finibus, ove finge che gl'interlocutori trovino in Atene Papio Pisone, il quale poi nel parlare si riferisce ai discorsi tenuti antecedentemente, e ai quali non si suppone ch'egli assistesse. Le distrazioni anche dei più forbiti valgano di scusa se non di discolpa a noi scrittorelli.
63.A Tirone liberto di Tullio attribuiscono l'invenzione delle note o abbreviature stenografiche. Che poi quest'ultimo scrivesse le orazioni dopo il fatto, lo attesta egli stesso:An tibi irasci tum videmur, quum quid in causis acrius et vehementius dicimus? Quid! quum, jam rebus transactis et præeteritis, orationes scribimus, num irati scribimus?Tuscul.,IV. 25.Pleræque enim scribuntur orationes habitæ jam, non ut habeantur.Brutus, 24. Nei momenti d'ozio preparava introduzioni a futuri componimenti, onde gli occorse di mettere la stessa a due diversi lavori.Nunc negligentiam meam cognosce. De gloria librum ad te misi; at in eo proœmium idem est quod in Academico tertio. Id evenit ob eam rem, quod habeo volumen proœmiorum; ex eo eligere soleo, cum aliquodσύγγραμμαinstitui: itaque jam in Tusculano, qui non meminissem me abusum isto proœmio, conjeci id in eum librum, quem tibi misi. Cum autem in navi legerem Academicos, agnovi erratum meum; itaque statim novum proœmium exaravi etc.Ad Attico,XVI. 6. Un'altra disattenzione sua ci occorre nel lib.VDe finibus, ove finge che gl'interlocutori trovino in Atene Papio Pisone, il quale poi nel parlare si riferisce ai discorsi tenuti antecedentemente, e ai quali non si suppone ch'egli assistesse. Le distrazioni anche dei più forbiti valgano di scusa se non di discolpa a noi scrittorelli.
64.Che Cicerone riponesse in ciò la finezza dell'arte, appare dal vedere come la mancanza di digressioni sia da lui presa per segno di rozzezza negli antichi, ai quali appone chenemo delectandi gratia digredi parumper a causa posset. Brutus, 91.«Cicerone (diceva Apro nel DialogoDella corrotta eloquenza, che si attribuisce a Tacito) fu il primo a parlar regolato, a scerre le parole e comporle con arte; tentò leggiadrie; trovò sentenze nelle orazioni che compose sull'ultime, quando il giudizio e la pratica gli aveano fatto conoscere il meglio, perchè l'altre non mancavano di difetti antichi, proemj deboli, narrazioni prolisse; finisce e non conclude, s'altera tardi, si riscalda di rado, pochi concetti termina perfettamente e con certo splendore; non ne cavi, non ne riporti; è quasi muro forte e durevole, ma senza intonaco e lustro».
64.Che Cicerone riponesse in ciò la finezza dell'arte, appare dal vedere come la mancanza di digressioni sia da lui presa per segno di rozzezza negli antichi, ai quali appone chenemo delectandi gratia digredi parumper a causa posset. Brutus, 91.
«Cicerone (diceva Apro nel DialogoDella corrotta eloquenza, che si attribuisce a Tacito) fu il primo a parlar regolato, a scerre le parole e comporle con arte; tentò leggiadrie; trovò sentenze nelle orazioni che compose sull'ultime, quando il giudizio e la pratica gli aveano fatto conoscere il meglio, perchè l'altre non mancavano di difetti antichi, proemj deboli, narrazioni prolisse; finisce e non conclude, s'altera tardi, si riscalda di rado, pochi concetti termina perfettamente e con certo splendore; non ne cavi, non ne riporti; è quasi muro forte e durevole, ma senza intonaco e lustro».
65.Ego quia dico aliquid aliquando, non studio adductus, sed contentione dicendi aut lacessitus: et quia, ut fit in multis, exit aliquando aliquid, si non perfacetum, attamen fortasse non rusticum, quod quisque dixit, id me dixisse dicunt.Pro Plancio.
65.Ego quia dico aliquid aliquando, non studio adductus, sed contentione dicendi aut lacessitus: et quia, ut fit in multis, exit aliquando aliquid, si non perfacetum, attamen fortasse non rusticum, quod quisque dixit, id me dixisse dicunt.Pro Plancio.
66.Pro Cæcina;De finibus,IIIeI;De nat. Deorum,I;Tuscul.,II.
66.Pro Cæcina;De finibus,IIIeI;De nat. Deorum,I;Tuscul.,II.
67.Cicerone,Brutus, 64.
67.Cicerone,Brutus, 64.
68.Pro Murena.
68.Pro Murena.
69.De legibus,I. 5. 6;De repub.,III. 17.
69.De legibus,I. 5. 6;De repub.,III. 17.
70.I. 22. 23.
70.I. 22. 23.
71.Quartum quoddam genus reipublicæ maxime probandum esse sentio, quod est ex his quæ primo dixi moderatum et permixtum tribus... Placet esse quiddam in republica præstans et regale: esse aliud auctoritati principum partum ac tributum: esse quasdam res servatas judicio voluntatique multitudinis.— Ecco l'idea dei tre poteri, però già accennata dal pitagorico Ippodamo, poi attuata dai popolani moderni.
71.Quartum quoddam genus reipublicæ maxime probandum esse sentio, quod est ex his quæ primo dixi moderatum et permixtum tribus... Placet esse quiddam in republica præstans et regale: esse aliud auctoritati principum partum ac tributum: esse quasdam res servatas judicio voluntatique multitudinis.— Ecco l'idea dei tre poteri, però già accennata dal pitagorico Ippodamo, poi attuata dai popolani moderni.
72.Cicerone,in Verrem,II.
72.Cicerone,in Verrem,II.
73.Lo stesso,ivi.
73.Lo stesso,ivi.
74.Parmi questo il concetto che ragionevolmente esce dalle ampollose lodi di Marco Tullio:Sic porro homines nostros diligunt, ut his solis neque publicanus, neque negotiator odio sit. Magistratuum autem nostrorum injurias ita multorum tulerunt, ut nunquam ante hoc tempus ad aram legum, præsidiumque vestrum publico consilio confugerint... Sic a majoribus suis acceperunt, tanta populi romani in Siculos esse beneficia, ut etiam injurias nostrorum hominum perferendas putarent. In neminem civitates ante hunc (Verrem) testimonium publice dixerunt: nunc denique ipsum pertulissent si etc.Ivi.
74.Parmi questo il concetto che ragionevolmente esce dalle ampollose lodi di Marco Tullio:Sic porro homines nostros diligunt, ut his solis neque publicanus, neque negotiator odio sit. Magistratuum autem nostrorum injurias ita multorum tulerunt, ut nunquam ante hoc tempus ad aram legum, præsidiumque vestrum publico consilio confugerint... Sic a majoribus suis acceperunt, tanta populi romani in Siculos esse beneficia, ut etiam injurias nostrorum hominum perferendas putarent. In neminem civitates ante hunc (Verrem) testimonium publice dixerunt: nunc denique ipsum pertulissent si etc.Ivi.
75.Se Cicerone espone il vero, i Siciliani usavano un calendario ben rozzo, giacchè per mettere in accordo i mesi solari coi lunari, aggiungevano o toglievano uno o due giorni, facendo più breve o più lungo il mese.Est consuetudo Siculorum, ceterorumque Græcorum, quod suos dies mensesque congruere volunt cum solis lunæque ratione, ut nonnumquam si quid discrepet, eximant unum aliquem diem, aut summum biduum ex mense, quos illiἐξαιρεσίμουςdies nominant; item nonnunquam uno die longiorem mensem faciunt, aut biduo.Ivi.
75.Se Cicerone espone il vero, i Siciliani usavano un calendario ben rozzo, giacchè per mettere in accordo i mesi solari coi lunari, aggiungevano o toglievano uno o due giorni, facendo più breve o più lungo il mese.Est consuetudo Siculorum, ceterorumque Græcorum, quod suos dies mensesque congruere volunt cum solis lunæque ratione, ut nonnumquam si quid discrepet, eximant unum aliquem diem, aut summum biduum ex mense, quos illiἐξαιρεσίμουςdies nominant; item nonnunquam uno die longiorem mensem faciunt, aut biduo.Ivi.
76.Cicerone si scusa dell'attribuire importanza a pitture e sculture.Dicet aliquis: Quid? tu ista permagno æstimas? Ego vero ad meam rationem usumque non æstimo; verumtamen a vobis id arbitror spectari oportere, quanti hæc eorum judicio, qui studiosi sunt harum rerum, æstimentur, quanti venire soleant, etc.Ivi,IV. E vedi il nostro Cap.XLII.
76.Cicerone si scusa dell'attribuire importanza a pitture e sculture.Dicet aliquis: Quid? tu ista permagno æstimas? Ego vero ad meam rationem usumque non æstimo; verumtamen a vobis id arbitror spectari oportere, quanti hæc eorum judicio, qui studiosi sunt harum rerum, æstimentur, quanti venire soleant, etc.Ivi,IV. E vedi il nostro Cap.XLII.
77.Cicerone,De provinciis consul.,IV.
77.Cicerone,De provinciis consul.,IV.
78.Un libro intero della suaazionecontro Verre aggirasi sui lavori di belle arti da costui rapiti; ed è prezzo dell'opera il leggerlo, sì per informarsi di tante opere insigni, sì per conoscere le maniere con cui esso le occupò; tra queste un Apollo ed Ercole di Mirone, un Ercole dello stesso, un Cupido di Prassitele. NelleMemorie dell'Accademia francese di belle lettere, tom.IX, Fraugier inserì una dissertazione, intitolataLa galleria di Verre.
78.Un libro intero della suaazionecontro Verre aggirasi sui lavori di belle arti da costui rapiti; ed è prezzo dell'opera il leggerlo, sì per informarsi di tante opere insigni, sì per conoscere le maniere con cui esso le occupò; tra queste un Apollo ed Ercole di Mirone, un Ercole dello stesso, un Cupido di Prassitele. NelleMemorie dell'Accademia francese di belle lettere, tom.IX, Fraugier inserì una dissertazione, intitolataLa galleria di Verre.
79.Scyphos sigillatos... phaleras pulcherrime factas... attalica peripetasmata... pulcherrimam mensam citream.
79.Scyphos sigillatos... phaleras pulcherrime factas... attalica peripetasmata... pulcherrimam mensam citream.
80.In Verrem,V. 3.
80.In Verrem,V. 3.
81.Tito Livio, vi; Strabone, vi.
81.Tito Livio, vi; Strabone, vi.
82.AGellio, xvi.13:Tacito,Ann.,XIV.27;Maffei,Verona illustrata,V;Denina,Rivoluzioni d'Italia,II, 6.
82.AGellio, xvi.13:Tacito,Ann.,XIV.27;Maffei,Verona illustrata,V;Denina,Rivoluzioni d'Italia,II, 6.
83.Τότε μὲν πολίχνια, νῦν δὲ κώμαι, κτῆσεις ἰδιωτῶν.Strabone, v.
83.Τότε μὲν πολίχνια, νῦν δὲ κώμαι, κτῆσεις ἰδιωτῶν.Strabone, v.
84.Is exercitus noster locupletium. Ad Attico.
84.Is exercitus noster locupletium. Ad Attico.