Un Aulo Gellio, o Agellio (chè neppur il nome se n'accerta), vivente sotto Marc'Aurelio, nelleNotti attichecompilò ad uso de' suoi figli quanto udì o lesse di meglio; e sebbene insacchi senza gusto nè discernimento,ci ha conservato rilevantissime notizie e documenti antichi, simile a' musei che si formano coi frammenti ricavati da città che più non esistono. Specialmente importa il libro vigesimo, ove digredisce sulle XII Tavole. Secondo gli autori da cui ritrae, varia di stile; robusto talora, talora anche bello, ma già vi si sente il trasformarsi, della latina favella, l'affettazione dell'arcaismo, deplorabile segno di decadenza, come il rimbambire de' vecchi. Racconta egli che, eletto dai pretori a decidere d'alcune minute differenze fra privati, gli si presentò uno, asserendo aver prestato una somma a un altro che negava. Non v'avea testimonj, non scritta; ma l'attore godeva onesta fama, sinistra il convenuto. Gellio trovavasi impacciato nel caso; i compagni suoi sostenevano non potersi condannar uno senza prove; Favorino gli citò Catone che, in un'evenienza somigliante, diceva doversi far ragione della virtù dei due contendenti: ma Gellio non seppe prender partito in un caso, a parer suo, tanto intralciato.