Chapter 21

120.Liceatque, inter abruptam contumaciam et deforme obsequium, pergere iter ambitione ac periculo vacuum. Ann.,IV. 20.121.Tacito, Ann.,II.122.Diu inter instrumenta regni habita.Tacito.123.Seneca, ep. 47. —Intelliges non pauciores servorum ira cecidisse, quam regum. Ep. 4.124.Il parricida, secondo le leggi dei re, gettavasi al mare chiuso in un sacco di cuojo, con un gatto, una serpe, una scimia. Quando Nerone ebbe uccisa sua madre, si vedeano sospesi dei sacchi alle effigie di lui.125.Plinio,XXXIII. 12;Cicerone,De orat.,III. 12.Me legit omnis ibi(a Vienna)senior, juvenisque, puerque,Et coram tetrico casta puella viro.Marziale,VII. 88.Tu quoque nequitias nostri lususque libelli,Uda puella leges, sis patavina licet.Lo stesso,XI. 16.PervigiliumoVigiliædicevano certe solennità notturne, che, divenute occasione d'eccessi, la legge restrinse a poche, e ne escluse gli uomini e le nobili. Di rado menzionate sotto la Repubblica, frequentano sotto l'Impero; e probabilmente al tempo d'Augusto fu introdotta la vigilia di Venere, nella quale, per tre notti consecutive d'aprile, le fanciulle menavano cori, poi dopo un banchetto s'intrecciavano danze fra la gioventù (Ovidio,Fast.,IV. 133). Più tardi questa memoria del natale di Quirino celebravasi in un'isola del Tevere deliziosissima, dove, osservati dal prefetto o da un console, i cittadini facevano sotto le tende una lieta festa. A cantarsi in questa era probabilmente destinato ilPervigilium Veneris, poemetto ove essa dea è venerata siccome madre dell'universo, e protettrice dell'Impero.126.Nec satis incestis temerari vocibus aures,Adsuescunt oculi multa pudenda pati.Luminibus tuis(Auguste)...Scenica vidisti lentus adulteria.Ovidio,Trist.,II. 500.Junctam Pasiphaen dictæo, credite, tauroVidimus: accepit fabula prisca fidem.Marziale,Spect.,V.127.VediHugo,Storia del diritto romano, §§ 295. 296. —Eineccio,Antiq. Romanarum jurisprudentiam illustrantium syntagma, lib. 1. tit. 25. —Dione,LIV. 53. —Tacito,Ann.,III. 25 e 28.128.Espressione di Marziale, lib.IV. ep. 7:Julia lex populis ex quo, Faustine, renata est,Atque intrare domos jussa pudicitia est,Aut minus, aut certe non plus tricesima lux est,Et nubit decimo jam Thelesina viro.Quæ nubit toties, non nubit: adultera lege est.Offendor mœcha simpliciore minus.Se qui v'è esagerazione, abbiamo in Giovenale,VI. 20:Sic fiunt octo maritiQuinque per autumnos.E san Girolamo vide in Roma un marito che sepelliva la ventesimaprima moglie, la quale avea sepolto ventidue mariti.129.Vix præsenti custodia manere illæsa conjugia.Tacito,Ann.,III. 34.130.Giovenale,Sat.,VI. 366;Tacito,Ann.,XV. 32, 37, eXII. 33, 85.131.Svetonio, inTiberio, 35;Tacito,Ann.,II. 85.132.Il generale Armandi, nellaHistoire militaire des éléphants(Parigi 1843) sostiene che, al tempo d'Ottaviano, in vicinanza di Roma v'avea serragli di moltissimi elefanti per uso dell'anfiteatro e del circo.Plinio dice, parlando dei leoni (lib.VIII. c. 16): — Impresa pericolosa era una volta il prendere i leoni, e per riuscirvi si scavavano delle fosse. Imperando Claudio, il caso insegnò un mezzo più semplice, e quasi indegno d'un animale così feroce: un pastore della Getulia (nell'Africa settentrionale) attutava il furore dell'animale gettandovi sopra un panno. Questo maraviglioso spettacolo si trasportò tantosto nei pubblici giuochi, e appena credevasi a' proprii occhi, mirando un animale tanto feroce cadere di subito in un torpore assoluto, col più leggiero drappo che gli fosse gittato in capo, e lasciarsi legare senza opporre difesa: perocchè la sua forza consiste tutta negli occhi. Perciò fa meno maraviglia l'udire che Lisimaco, rinchiuso con un leone per ordine d'Alessandro, abbia potuto strozzarlo». Se si dubita di un fatto avvenuto sotto gli occhi del popolo romano, del quale Plinio aveva spesso potuto essere testimonio, si avrà interesse a conoscere che questo mezzo è ancora in uso nell'India, e con esso arditi cerretani arrestano il furore dei leoni.Il capitano Williams, autore d'unGiornale delle caccie durante un soggiorno nell'India(Bibliothèque universelledi Ginevra, 1820, aprile, p. 387), descrivendo la caccia d'una jena, narra che i due Indiani adoperati a ciò portavano solo una stanga di ferro aguzzata, della lunghezza di un piede, un mazzo di corde, e uno squarcio di stoffa di cotone «destinato probabilmente (ei dice) a coprire la testa dell'animale per impedirgli la vista».Nemesiano (Cynegeticon, p. 303 e seg.) descrisse una specie di caccia men pericolosa, ma non meno straordinaria, e che produce la stessa maraviglia: Bisogna tra gli altri stromenti di caccia provvedersi d'una tela, che possa avvolgere i grandi boschi, e rinserrare nei loro chiusi gli animali, spaventati alla vista delle penne che vi saranno attaccate; perchè queste penne, siccome baleni, fanno stordire gli orsi, i cignali più grossi, i cervi veloci, le volpi, i lupi audaci, e gl'impedisce di rompere quell'ostacolo sì lieve. Datevi dunque la cura di tingere queste penne a diversi colori, di mischiarle alle bianche, e dar molta estensione a tale varietà di colori, che inspirano tanto spavento agli animali selvaggi....; preferite il color rosso».Marziale,De spect.,XI, parla d'un orso che nel circo romano fu impigliato nel vischio, come noi facciamo cogli uccellini.Mongez, neiMém. de l'Académie, vol.X, 1833, annoverò e descrisse tutte le belve condotte a combattere nel circo fra il 502 di Roma e la morte dell'imperatore Onorio.133.Svetonio, inNerone, 11.134.De spectaculis, passim: eTertulliano, c. 15.135.Seneca, ep. 114;De provid.,III.136.Seneca, ep. 86.137.Plinio,Nat. hist.,IX. 58.138.Paucton,Métrologie, cap.XI.139.Lib.XVIII. cap. 6.140.InAureliano, cap.X.141.De beneficiis,VII. 10.142.Svetonio. — Dione dice tremilatrecento milioni.143.Lampridio, nella Vita di esso,XIX. 24.144.Plinio, lib.XIII.145.Digitus medius excipitur: cæteri omnes onerantur, atque etiam privatim articulis.Plinio,XXXVIII. EMarziale, v. 11:Sardonicas, smaragdos, adamantos, jaspidas unoPortat in articulo.146.Vedi la nota 13ª al Cap.XXVIII. — Di che materia erano questi vasi, così pregiati agli antichi? Mercatore e Baronio dissero di bengioino; Paulmier di Grentemesnil, d'argilla impastata con mirra; Cardano, Scaligero, Mercuriale, di porcellana; Belon, di conchiglia; Guibert, di onice; altri d'altro. Le Blond, nelleMemorie dell'Accademia d'Iscrizioni, vol.XLIII, mostra che nessuno si appose, ed esorta a far nuove richerche, che non vennero ommesse. Haüy volle provare fossero di spato-fluore.Vedansi:Corsi,Dei vasi murrini. 1830.Thiersch,Ueber die Vasa Murrina. 1835.Costa de Macedo,Mem. sobre os vasos murrhinos. Lisbona, 1842.147.Margaritas, quæ contra triplum aurum obrizum, atque id quidem in India effossum, veneunt.148.Dione Cassio, xliii. lix.149.Plinio, viii.48.150.Taxatio in deliciis tanta, ut hominis quamvis parva effigies vivorum hominum, vigentiumque pretia superet.Plinio, xlvii.151.Lo stesso,VII. 39.152.Marziale,X. 31.153.Tre Apicj son citati; uno durante la repubblica, questo contemporaneo di Seneca, e un altro al tempo di Trajano. Il secondo è il più celebre, molti intingoli conservarono il suo nome, e fu scritto sotto il nome suo un trattato di cucina,De re culinaria.154.Marziale,XII. 3. — I pasti dati dagli imperatori al popolo col nome dicongiarium, valsero,sottoAugusto, da 30 a 47 nummiL.9 »—Tiberio, 300 nummi»67 50—Caligola, 6 dramme»60 »—Nerone, 400 nummi»78 »—Antonino, 8 aurei»115 »—Comodo, 725 denari»347 50—Severo, 10 aurei»144 50Il pasto dato da Severo costò 38,750,000 lire; vale a dire che i convitati erano ducensettantamila. VediMoreau de Jonnes,Statistique des peuples de l'antiquité.155.Seneca, ep. 18. 100.156.Seneca, ep. 122.157.Fastidio est lumen gratuitum.158.Seneca, ep. 122.159.Era segno di molle e scostumata vita.160.Cave canemè scritto su alcune soglie delle case di Pompej, ove spesso un cane è effigiato.161.Solennità era ai Romani il primo radere della barba, e questa dedicavasi ad Apollo e conservavasi sollecitamente.162.Il posto d'onore era quel di mezzo fra i tre che distendevansi sul medesimo lettuccio. I letti erano disposti a ferro di cavallo attorno alle sale, dette perciòtriclinia. In ogni letto stavano tre, ciascuno colle gambe dietro al dorso dell'altro, e appoggiato ad un cuscino, disposti nel seguente modo:36  5  471829All'1 era il padrone di casa; al 2 la donna o un parente; al 3 un ospite privilegiato; il 4 era posto d'onore o consolare, considerato tale forse perchè più libero ad uscire, più accessibile a chi venisse a parlare, e più comodo per istendere la mano destra senza impacciar nessuno. Negli altri posti sedeano altri convitati, e sempre consideravasi d'onore quel che non avea nessuno di sopra.163.Che l'ovo di pavone fosse carissimo cibo ai Romani, se ne lamenta Macrobio,Saturn.,III. 15:Ecce res non miranda solum, sed pudenda, ut ova pavonum quinis denariis veneant.164.Console Lucio Opimio Nepote, il 633 di Roma, la stagione corse tanto asciutta che i frutti furono squisitissimi e il vino prelibato.165.È noto che agli schiavi liberati imponevasi il berretto; onde questo divenne simbolo della libertà.166.Tutti e tre nomi di lieto augurio, tratti dal guadagno e dalla felicità; cosuccie, cui i grandi Romani prestavano grande attenzione.167.Tertulliano,De anima, 30;Plinio,XXVII. 1. Vedansi pure Strabone e principalmente il retore Aristide nell'Orazione della città di Roma.168.Πηλὸν αῖματι πεφυρμένον.169.Nobilis obsequii gloria relicta est.Tacito, Ann.,IV.170.Lib. 49, tit. xv. leg. 5. § 2. ff.De captivis.171.Semper autem addebat; Vincat utilitas.Cicerone,De off.,III. 22.172.Ann.,II. 16;I.51;II:21.Maneat, quæso, duretque gentibus, si non amor nostri, at certe odium sui; quando, urgentibus imperii fatis, nihil jam præstare fortuna majus potest, quam hostium discordiam.173.Terrarum dea gentiumque Roma.Marziale.174.Leges, rem surdam, inexorabilem.Livio,II. 3.175.Arriano, Ep.I. 4.176.Miseratio est vitium pusillanimi, ad speciem alienorum malorum succidentis; itaque pessimo cuique familiarissima est.Seneca, De clem., i. 5. —Misericordia est ægritudo animi; ægritudo autem in sapientem virum non cadit.Ivi. —Est aliquid, quo sapiens antecedat Deum; ille naturæ beneficio non timet, suo sapiens.Ep. 53.177.Quæris quid me maxime ex his, quæ de te audio, delectet? Quod nihil audio; quod plerique ex his quos interrogo, nesciunt quid agas. Ep. 32.178.De clem.,II. 2; I. 1. Aveva egli conosciuto il malvezzo del suo tempo e d'altri, scrivendo altrove: — Siamo venuti a tal demenza che credasi maligno chi adula parcamente... Crispo Passieno diceva spesso, che noi all'adulazione opponiamo, non chiudiamo la porta, e la opponiamo al modo che si fa all'amica, la quale se la spinge è grata, più grata se la trapassa».Quæst. nat.,III.179.De ira,III. 36; Ep. 24. — Giusto Lipsio cernì dalle opere di Seneca tutti i passi ove loda se stesso, e ne formò un modello d'ogni eroismo. Diderot fece l'apologia del carattere morale di Seneca, per bizzarria di paradosso. Opere, vol.VIII,Essai sur le règne de Claude et de Néron.180.Nihil cogor, nihil patior invitus, sed assentior; eo quidem magis, quod scio omnia certa et in æternum dicta lege decurrere. Fata nos ducunt, et quantum cuique restat, prima nascentium hora disposuit Causa pendet ex causa; privata ac publica longus ordo rerum trahit. Ideo fortiter omne ferendum est, quid gaudeas, quid fleas; et quamvis magna videatur varietate singulorum vita distingui, summa in unum venit: accepimus peritura perituri. De provid.; Ad Marciam consolatio; Ad Helviam consolatio; De constantia sapientis; De clementia, ecc.181.Nec magis in ipsa(morte)quidquam esse molestiæ, quam posi ipsam. Ep. 30. —Mors est non esse... Hoc erit post me quod ante fuit.Ep. 54. E nellaConsolatoriaa Polibio:Cogita illa quæ nobis inferos faciunt terribiles, fabulam esse; nullas imminere mortuis tenebras, nec flumina flagrantia igne, nec oblivionis amnem, nec tribunalia. Luserunt ista poetæ, et vanis nos agitavere terroribus.182.Seneca, ep. 77. 47. 23. Cousin appone agli Stoici dell'Impero d'aver guasto, esagerato, impicciolito lo stoicismo. Tennemann appena concede ad essi un posto nella storia della filosofia. Hegel (Vorlesungen über die Gesch. des Philosop., t. II. p. 387) dice che i costoro lavori non meritano in una storia della filosofia maggior menzione che i sermoni de' nostri preti.183.I giureconsulti posteriori a Tiberio cassavano i testamenti e traevano al fisco la sostanza di chi si uccidesse quando accusato e colpevole; ma non di chi il facesse per noja, per intolleranza delle malattie, per vergogna de' suoi debiti.UlpianoePaolo,Dig.XLIX, tit. 14;LXXVIII, tit. 3.184.Celso stupiva vi potesse essere una legge e un dogma comune a tutte le nazioni, e Cappadoci e Cretesi potessero adorare lo stesso Dio de' Giudei.Origenecontra Celsum.185.Prudenzio,ad Symmacum,II. 458.186.Ann.IV. 37. 38.187.Nec satis est homines, obligat ille Deos.Templorum positor, templorum sancte repostorSit superis, opto, mutua cura tui.Fast.II. 61.188.Nemo cœlum cœlum putat, nemo Jovem pili facit.Petronio, Satyr., c. 44.Esse aliquos manes et subterranea regnaNec pueri credunt, nisi qui nondum ære lavantur.Giovenale,II. 149.189.InAgricola, 46.190.Lo stesso,Ann.,III. 60.191.Giovenale,Satyr. 6;Tertulliano,Apolog. 9;Seneca,De vita beata, 27.192.Che nei misteri Eleusini si insegnasse più fisica che teologia ce lo diceCicerone,De nat. Deorum,I. 43:Rerum natura magis cognoscitur quam Deorum.193.Ovidio dice neiFasti,VI. 766:Sint tibi Flaminius, Trasimenaque litora testesPer volucres æquos multa monere Deos;e nella ep.I. del lib.II.ex Ponto, esorta la moglie a scegliere un giorno fausto per presentare ad Augusto una petizione in suo favore.194.Vedi principalmente i libriXXIV, XXV, XXVI, XXX, XXXII, XXXVIII.195.Striges, ut ait Verrius, Græciστρίγαςappellant, a quo maleficis mulieribus nomen inditum est; quas volaticas etiam vocant.Festo. —E. Plinio:Fabulosum arbitror de strigibus, ubera eas infantium labris immulgere; e altrove:Post sepulturam visorum quoque exempla sunt. —Apulejo, Metam. 5:Scelestarum strigarum nequitia. —Petronio, Fragm. 63:Cum puerum mater misella piangeret, subito strigæ cœperunt... jam strigæ puerum involaverunt, et supposuerunt stramenticium.Lucano (lib.VI) descrive i patti col diavolo e le stregherie, come potrebbe fare un cinquecentista:Quis labor hic superis cantus herbasque sequendiSpernendique timor? Cujus commercia pactiObstrictos habuere Deos?An habent hæc carmina certumImperiosa Deum, qui mundum cogere quidquidCogitur ipse potest?E Sereno Samonico (cap. 59):Præterea si forte premit strix atra puellos,Virosa immulgens exertis ubera labris,Allia præcepit Titini sententia necti.I due versi conservatici da Festo come preservativi, sono scorrettissimi; Dachery gli emenda così:Στρίγγ’ ἀποπέμπειν νυκτίνομαν, στρίγγα τ’ἀλαὸν,Ορνιν ἀνώνυμον, ὼκυπόρους ἐπὶ νῆας ἐλαύνειν.—La strige rimovi notte-mangiante; la sucida strige, uccello ferale, fuga nelle veloci navi.I passi di antichi, attestanti le magiche arti, sono prodotti daDelrio,Disquisitiones magicæ, lib.II. qu. 9, epassim.196.Orazio,Epodi.197.Svetonio, inTiberio, 63. 14. 79;Plinio, xvi. 30;XXVIII.2.198.Mihi hæc ac talia audienti, in incerto judicium est fatone res mortalium et necessitate immutabili, an sorte volvantur.Ann.,VI. 22. —Mihi, quanto plura recentium seu veterum revolvo, tanto magis ludibria rerum mortalium cunctis in negotiis observantur. Ivi,III. 18.199.Ad Galatas,III. 28;ad Colossenses,III. 11.200.Longe clarissima urbium Orientis, non Judeæ modo.Plinio, Nat. Hist.,V. 14.201.È la definizione famosa di sant'Agostino:Virtus est bona qualitas mentis... qua nullus male utitur. E altrove:Ille pie et juste vivit, qui rerum integer est æstimator, in neutram partem declinando. E de lib. arb.:Voluntas aversa ab incommutabili bono et conversa ad proprium, peccat.202.La venuta di san Pietro in Italia è uno de' punti della storia ecclesiastica più impugnati dagli eterodossi, perchè molti farebbero dipendere da quella l'istituzione apostolica della santa sede in Roma, ma vien dimostrata da argomenti irrepugnabili. Nell'anno 42, da noi segnato, comincerebbero i venticinque anni che ilCronicodi Eusebio assegna al pontificato di san Pietro.203.Atti apostolici,XVIII. 15.204.Mansit biennio... et suscipiebat omnes, qui ingrediebantur ad eum, prædicans regnum Dei, et docens quæ sunt de domino Jesu Christo, cum omni fiducia, sine prohibitione.Ivi,XXVIII, 30 e 31.205.Parla sempre Tacito,Ann.,XV. 44.206.— Quel che alle donne, è comandato anche agli uomini. Le leggi di Cristo non somigliano a quelle degli imperatori; non la stessa cosa insegnano san Paolo e Papiniano. Le leggi permettono ogni impudicizia agli uomini in donne libere; nei Cristiani, se il marito può ripudiar la donna per adulterio, anche essa lui pel delitto stesso. In condizioni eguali, eguale è l'obbligazione».S. GirolamoaFabiola.207.Sap.,XIV. 22 e seg.Ad Galatas,V. 19 e seg.208.Si vos manseritis in sermone meo, vere discipuli mei eritis; et cognoscetis veritatem, et veritasliberabitvos.S. Giov., viii, 31 e 32.209.— L'uomo ha diritto di comandare alle bestie, ma Dio solo di comandare all'uomo».S. Gregorio Magno, lib.XXI,in Job., c. 15.210.Regimen tyrannicum non est justum, quia non ordinatur ad bonum commune, sed ad bonum privatum regentis... Et ideo perturbatio hujus regiminis non habet rationem seditionis, nisi forte quando sic inordinate perturbatur tyranni regimen, quod multitudo subjecta majus detrimentum patitur ex perturbatione consequenti, quam ex tyranni regimine.San Tommaso, Summa theol. 2ª 2æquaest. 42ª art. 2º ad 3um.211.Evulgato imperii arcano, principem alibi quam Romæ fieri.Tacito, Hist., i. 4.212.A Canneto o più verisimilmente a Calvatone nel Cremonese, alla biforcazione d'una strada romana, a due giornate da Verona. Quivi le cronache paesane collocherebbero la città di Vegra (forma vulgare del nome di Bedriaco, o Bebriaco), distrutta dagli Unni; e vi si scoprono continuamente ruderi antichi, e nel 1855 un busto di bronzo dell'imperatore Antonino, e due statuette di marmo pario.213.Tacito,Hist., lib.IV. 74. 75.214.Nel censimento sotto Vespasiano si asserisce che trovaronsi nella Gallia Cispadana cinquantaquattro persone di cento anni, cinquantasette di centodieci, due di centoventicinque, quattro di centrentacinque, quattro di centrentasette, tre di cenquaranta: a Parma ve n'avea tre di centoventi, due di centotrenta; a Faenza una donna di centrentadue; a Rimini uno di cencinquanta, nominato Marco Aponio.215.Stazio e Marziale. Ecco alcune delle costoro adulazioni:Invia sarmaticis domini lorica sagittisEt Martis getico tergore fida magis...Felix sorte tua, sacrum tui tangere pectusFas erit, et nostri mente calere Dei!...Redde deum votis poscentibus: invidet hostiRoma suo, veniat laurea multa licet.Terrarum dominum propius videt ille; tuoqueTerretur vultu barbarus, et fruitur...Hiberna quamvis Arctos, et rudis PeuceEt nugularum pulsibus calens Ister,Fractusque cornu jam ter improbo Rhenus,Teneat domantem regna perfidæ gentis,Tu, summi mundi rector, et parens orbisAbesse nostris non tamen potes votis...Nunc ilares, si quando mihi, nunc ludite, Musæ:Victor ab Odrysio redditur orbe deus...Altrove Giano, vedendo passar Domiziano, lagnasi di non avere abbastanza occhi e visi per mirarlo (Marziale, lib.VIII. 2). Tardi pure ad alzarsi la stella del mattino, chè, se Cesare compare, il popolo non s'accorgerà della mancanza (Ivi, 21). — Oh poeti!216.Plinio,Paneg.

120.Liceatque, inter abruptam contumaciam et deforme obsequium, pergere iter ambitione ac periculo vacuum. Ann.,IV. 20.

120.Liceatque, inter abruptam contumaciam et deforme obsequium, pergere iter ambitione ac periculo vacuum. Ann.,IV. 20.

121.Tacito, Ann.,II.

121.Tacito, Ann.,II.

122.Diu inter instrumenta regni habita.Tacito.

122.Diu inter instrumenta regni habita.Tacito.

123.Seneca, ep. 47. —Intelliges non pauciores servorum ira cecidisse, quam regum. Ep. 4.

123.Seneca, ep. 47. —Intelliges non pauciores servorum ira cecidisse, quam regum. Ep. 4.

124.Il parricida, secondo le leggi dei re, gettavasi al mare chiuso in un sacco di cuojo, con un gatto, una serpe, una scimia. Quando Nerone ebbe uccisa sua madre, si vedeano sospesi dei sacchi alle effigie di lui.

124.Il parricida, secondo le leggi dei re, gettavasi al mare chiuso in un sacco di cuojo, con un gatto, una serpe, una scimia. Quando Nerone ebbe uccisa sua madre, si vedeano sospesi dei sacchi alle effigie di lui.

125.Plinio,XXXIII. 12;Cicerone,De orat.,III. 12.Me legit omnis ibi(a Vienna)senior, juvenisque, puerque,Et coram tetrico casta puella viro.Marziale,VII. 88.Tu quoque nequitias nostri lususque libelli,Uda puella leges, sis patavina licet.Lo stesso,XI. 16.PervigiliumoVigiliædicevano certe solennità notturne, che, divenute occasione d'eccessi, la legge restrinse a poche, e ne escluse gli uomini e le nobili. Di rado menzionate sotto la Repubblica, frequentano sotto l'Impero; e probabilmente al tempo d'Augusto fu introdotta la vigilia di Venere, nella quale, per tre notti consecutive d'aprile, le fanciulle menavano cori, poi dopo un banchetto s'intrecciavano danze fra la gioventù (Ovidio,Fast.,IV. 133). Più tardi questa memoria del natale di Quirino celebravasi in un'isola del Tevere deliziosissima, dove, osservati dal prefetto o da un console, i cittadini facevano sotto le tende una lieta festa. A cantarsi in questa era probabilmente destinato ilPervigilium Veneris, poemetto ove essa dea è venerata siccome madre dell'universo, e protettrice dell'Impero.

125.Plinio,XXXIII. 12;Cicerone,De orat.,III. 12.

Me legit omnis ibi(a Vienna)senior, juvenisque, puerque,Et coram tetrico casta puella viro.Marziale,VII. 88.

Me legit omnis ibi(a Vienna)senior, juvenisque, puerque,Et coram tetrico casta puella viro.Marziale,VII. 88.

Me legit omnis ibi(a Vienna)senior, juvenisque, puerque,

Et coram tetrico casta puella viro.

Marziale,VII. 88.

Tu quoque nequitias nostri lususque libelli,Uda puella leges, sis patavina licet.Lo stesso,XI. 16.

Tu quoque nequitias nostri lususque libelli,Uda puella leges, sis patavina licet.Lo stesso,XI. 16.

Tu quoque nequitias nostri lususque libelli,

Uda puella leges, sis patavina licet.

Lo stesso,XI. 16.

PervigiliumoVigiliædicevano certe solennità notturne, che, divenute occasione d'eccessi, la legge restrinse a poche, e ne escluse gli uomini e le nobili. Di rado menzionate sotto la Repubblica, frequentano sotto l'Impero; e probabilmente al tempo d'Augusto fu introdotta la vigilia di Venere, nella quale, per tre notti consecutive d'aprile, le fanciulle menavano cori, poi dopo un banchetto s'intrecciavano danze fra la gioventù (Ovidio,Fast.,IV. 133). Più tardi questa memoria del natale di Quirino celebravasi in un'isola del Tevere deliziosissima, dove, osservati dal prefetto o da un console, i cittadini facevano sotto le tende una lieta festa. A cantarsi in questa era probabilmente destinato ilPervigilium Veneris, poemetto ove essa dea è venerata siccome madre dell'universo, e protettrice dell'Impero.

126.Nec satis incestis temerari vocibus aures,Adsuescunt oculi multa pudenda pati.Luminibus tuis(Auguste)...Scenica vidisti lentus adulteria.Ovidio,Trist.,II. 500.Junctam Pasiphaen dictæo, credite, tauroVidimus: accepit fabula prisca fidem.Marziale,Spect.,V.

126.

Nec satis incestis temerari vocibus aures,Adsuescunt oculi multa pudenda pati.Luminibus tuis(Auguste)...Scenica vidisti lentus adulteria.Ovidio,Trist.,II. 500.

Nec satis incestis temerari vocibus aures,Adsuescunt oculi multa pudenda pati.Luminibus tuis(Auguste)...Scenica vidisti lentus adulteria.Ovidio,Trist.,II. 500.

Nec satis incestis temerari vocibus aures,

Adsuescunt oculi multa pudenda pati.

Luminibus tuis(Auguste)...

Scenica vidisti lentus adulteria.

Ovidio,Trist.,II. 500.

Junctam Pasiphaen dictæo, credite, tauroVidimus: accepit fabula prisca fidem.Marziale,Spect.,V.

Junctam Pasiphaen dictæo, credite, tauroVidimus: accepit fabula prisca fidem.Marziale,Spect.,V.

Junctam Pasiphaen dictæo, credite, tauro

Vidimus: accepit fabula prisca fidem.

Marziale,Spect.,V.

127.VediHugo,Storia del diritto romano, §§ 295. 296. —Eineccio,Antiq. Romanarum jurisprudentiam illustrantium syntagma, lib. 1. tit. 25. —Dione,LIV. 53. —Tacito,Ann.,III. 25 e 28.

127.VediHugo,Storia del diritto romano, §§ 295. 296. —Eineccio,Antiq. Romanarum jurisprudentiam illustrantium syntagma, lib. 1. tit. 25. —Dione,LIV. 53. —Tacito,Ann.,III. 25 e 28.

128.Espressione di Marziale, lib.IV. ep. 7:Julia lex populis ex quo, Faustine, renata est,Atque intrare domos jussa pudicitia est,Aut minus, aut certe non plus tricesima lux est,Et nubit decimo jam Thelesina viro.Quæ nubit toties, non nubit: adultera lege est.Offendor mœcha simpliciore minus.Se qui v'è esagerazione, abbiamo in Giovenale,VI. 20:Sic fiunt octo maritiQuinque per autumnos.E san Girolamo vide in Roma un marito che sepelliva la ventesimaprima moglie, la quale avea sepolto ventidue mariti.

128.Espressione di Marziale, lib.IV. ep. 7:

Julia lex populis ex quo, Faustine, renata est,Atque intrare domos jussa pudicitia est,Aut minus, aut certe non plus tricesima lux est,Et nubit decimo jam Thelesina viro.Quæ nubit toties, non nubit: adultera lege est.Offendor mœcha simpliciore minus.

Julia lex populis ex quo, Faustine, renata est,Atque intrare domos jussa pudicitia est,Aut minus, aut certe non plus tricesima lux est,Et nubit decimo jam Thelesina viro.Quæ nubit toties, non nubit: adultera lege est.Offendor mœcha simpliciore minus.

Julia lex populis ex quo, Faustine, renata est,

Atque intrare domos jussa pudicitia est,

Aut minus, aut certe non plus tricesima lux est,

Et nubit decimo jam Thelesina viro.

Quæ nubit toties, non nubit: adultera lege est.

Offendor mœcha simpliciore minus.

Se qui v'è esagerazione, abbiamo in Giovenale,VI. 20:

Sic fiunt octo maritiQuinque per autumnos.

Sic fiunt octo maritiQuinque per autumnos.

Sic fiunt octo mariti

Quinque per autumnos.

E san Girolamo vide in Roma un marito che sepelliva la ventesimaprima moglie, la quale avea sepolto ventidue mariti.

129.Vix præsenti custodia manere illæsa conjugia.Tacito,Ann.,III. 34.

129.Vix præsenti custodia manere illæsa conjugia.Tacito,Ann.,III. 34.

130.Giovenale,Sat.,VI. 366;Tacito,Ann.,XV. 32, 37, eXII. 33, 85.

130.Giovenale,Sat.,VI. 366;Tacito,Ann.,XV. 32, 37, eXII. 33, 85.

131.Svetonio, inTiberio, 35;Tacito,Ann.,II. 85.

131.Svetonio, inTiberio, 35;Tacito,Ann.,II. 85.

132.Il generale Armandi, nellaHistoire militaire des éléphants(Parigi 1843) sostiene che, al tempo d'Ottaviano, in vicinanza di Roma v'avea serragli di moltissimi elefanti per uso dell'anfiteatro e del circo.Plinio dice, parlando dei leoni (lib.VIII. c. 16): — Impresa pericolosa era una volta il prendere i leoni, e per riuscirvi si scavavano delle fosse. Imperando Claudio, il caso insegnò un mezzo più semplice, e quasi indegno d'un animale così feroce: un pastore della Getulia (nell'Africa settentrionale) attutava il furore dell'animale gettandovi sopra un panno. Questo maraviglioso spettacolo si trasportò tantosto nei pubblici giuochi, e appena credevasi a' proprii occhi, mirando un animale tanto feroce cadere di subito in un torpore assoluto, col più leggiero drappo che gli fosse gittato in capo, e lasciarsi legare senza opporre difesa: perocchè la sua forza consiste tutta negli occhi. Perciò fa meno maraviglia l'udire che Lisimaco, rinchiuso con un leone per ordine d'Alessandro, abbia potuto strozzarlo». Se si dubita di un fatto avvenuto sotto gli occhi del popolo romano, del quale Plinio aveva spesso potuto essere testimonio, si avrà interesse a conoscere che questo mezzo è ancora in uso nell'India, e con esso arditi cerretani arrestano il furore dei leoni.Il capitano Williams, autore d'unGiornale delle caccie durante un soggiorno nell'India(Bibliothèque universelledi Ginevra, 1820, aprile, p. 387), descrivendo la caccia d'una jena, narra che i due Indiani adoperati a ciò portavano solo una stanga di ferro aguzzata, della lunghezza di un piede, un mazzo di corde, e uno squarcio di stoffa di cotone «destinato probabilmente (ei dice) a coprire la testa dell'animale per impedirgli la vista».Nemesiano (Cynegeticon, p. 303 e seg.) descrisse una specie di caccia men pericolosa, ma non meno straordinaria, e che produce la stessa maraviglia: Bisogna tra gli altri stromenti di caccia provvedersi d'una tela, che possa avvolgere i grandi boschi, e rinserrare nei loro chiusi gli animali, spaventati alla vista delle penne che vi saranno attaccate; perchè queste penne, siccome baleni, fanno stordire gli orsi, i cignali più grossi, i cervi veloci, le volpi, i lupi audaci, e gl'impedisce di rompere quell'ostacolo sì lieve. Datevi dunque la cura di tingere queste penne a diversi colori, di mischiarle alle bianche, e dar molta estensione a tale varietà di colori, che inspirano tanto spavento agli animali selvaggi....; preferite il color rosso».Marziale,De spect.,XI, parla d'un orso che nel circo romano fu impigliato nel vischio, come noi facciamo cogli uccellini.Mongez, neiMém. de l'Académie, vol.X, 1833, annoverò e descrisse tutte le belve condotte a combattere nel circo fra il 502 di Roma e la morte dell'imperatore Onorio.

132.Il generale Armandi, nellaHistoire militaire des éléphants(Parigi 1843) sostiene che, al tempo d'Ottaviano, in vicinanza di Roma v'avea serragli di moltissimi elefanti per uso dell'anfiteatro e del circo.

Plinio dice, parlando dei leoni (lib.VIII. c. 16): — Impresa pericolosa era una volta il prendere i leoni, e per riuscirvi si scavavano delle fosse. Imperando Claudio, il caso insegnò un mezzo più semplice, e quasi indegno d'un animale così feroce: un pastore della Getulia (nell'Africa settentrionale) attutava il furore dell'animale gettandovi sopra un panno. Questo maraviglioso spettacolo si trasportò tantosto nei pubblici giuochi, e appena credevasi a' proprii occhi, mirando un animale tanto feroce cadere di subito in un torpore assoluto, col più leggiero drappo che gli fosse gittato in capo, e lasciarsi legare senza opporre difesa: perocchè la sua forza consiste tutta negli occhi. Perciò fa meno maraviglia l'udire che Lisimaco, rinchiuso con un leone per ordine d'Alessandro, abbia potuto strozzarlo». Se si dubita di un fatto avvenuto sotto gli occhi del popolo romano, del quale Plinio aveva spesso potuto essere testimonio, si avrà interesse a conoscere che questo mezzo è ancora in uso nell'India, e con esso arditi cerretani arrestano il furore dei leoni.

Il capitano Williams, autore d'unGiornale delle caccie durante un soggiorno nell'India(Bibliothèque universelledi Ginevra, 1820, aprile, p. 387), descrivendo la caccia d'una jena, narra che i due Indiani adoperati a ciò portavano solo una stanga di ferro aguzzata, della lunghezza di un piede, un mazzo di corde, e uno squarcio di stoffa di cotone «destinato probabilmente (ei dice) a coprire la testa dell'animale per impedirgli la vista».

Nemesiano (Cynegeticon, p. 303 e seg.) descrisse una specie di caccia men pericolosa, ma non meno straordinaria, e che produce la stessa maraviglia: Bisogna tra gli altri stromenti di caccia provvedersi d'una tela, che possa avvolgere i grandi boschi, e rinserrare nei loro chiusi gli animali, spaventati alla vista delle penne che vi saranno attaccate; perchè queste penne, siccome baleni, fanno stordire gli orsi, i cignali più grossi, i cervi veloci, le volpi, i lupi audaci, e gl'impedisce di rompere quell'ostacolo sì lieve. Datevi dunque la cura di tingere queste penne a diversi colori, di mischiarle alle bianche, e dar molta estensione a tale varietà di colori, che inspirano tanto spavento agli animali selvaggi....; preferite il color rosso».

Marziale,De spect.,XI, parla d'un orso che nel circo romano fu impigliato nel vischio, come noi facciamo cogli uccellini.

Mongez, neiMém. de l'Académie, vol.X, 1833, annoverò e descrisse tutte le belve condotte a combattere nel circo fra il 502 di Roma e la morte dell'imperatore Onorio.

133.Svetonio, inNerone, 11.

133.Svetonio, inNerone, 11.

134.De spectaculis, passim: eTertulliano, c. 15.

134.De spectaculis, passim: eTertulliano, c. 15.

135.Seneca, ep. 114;De provid.,III.

135.Seneca, ep. 114;De provid.,III.

136.Seneca, ep. 86.

136.Seneca, ep. 86.

137.Plinio,Nat. hist.,IX. 58.

137.Plinio,Nat. hist.,IX. 58.

138.Paucton,Métrologie, cap.XI.

138.Paucton,Métrologie, cap.XI.

139.Lib.XVIII. cap. 6.

139.Lib.XVIII. cap. 6.

140.InAureliano, cap.X.

140.InAureliano, cap.X.

141.De beneficiis,VII. 10.

141.De beneficiis,VII. 10.

142.Svetonio. — Dione dice tremilatrecento milioni.

142.Svetonio. — Dione dice tremilatrecento milioni.

143.Lampridio, nella Vita di esso,XIX. 24.

143.Lampridio, nella Vita di esso,XIX. 24.

144.Plinio, lib.XIII.

144.Plinio, lib.XIII.

145.Digitus medius excipitur: cæteri omnes onerantur, atque etiam privatim articulis.Plinio,XXXVIII. EMarziale, v. 11:Sardonicas, smaragdos, adamantos, jaspidas unoPortat in articulo.

145.Digitus medius excipitur: cæteri omnes onerantur, atque etiam privatim articulis.Plinio,XXXVIII. EMarziale, v. 11:

Sardonicas, smaragdos, adamantos, jaspidas unoPortat in articulo.

Sardonicas, smaragdos, adamantos, jaspidas unoPortat in articulo.

Sardonicas, smaragdos, adamantos, jaspidas uno

Portat in articulo.

146.Vedi la nota 13ª al Cap.XXVIII. — Di che materia erano questi vasi, così pregiati agli antichi? Mercatore e Baronio dissero di bengioino; Paulmier di Grentemesnil, d'argilla impastata con mirra; Cardano, Scaligero, Mercuriale, di porcellana; Belon, di conchiglia; Guibert, di onice; altri d'altro. Le Blond, nelleMemorie dell'Accademia d'Iscrizioni, vol.XLIII, mostra che nessuno si appose, ed esorta a far nuove richerche, che non vennero ommesse. Haüy volle provare fossero di spato-fluore.Vedansi:Corsi,Dei vasi murrini. 1830.Thiersch,Ueber die Vasa Murrina. 1835.Costa de Macedo,Mem. sobre os vasos murrhinos. Lisbona, 1842.

146.Vedi la nota 13ª al Cap.XXVIII. — Di che materia erano questi vasi, così pregiati agli antichi? Mercatore e Baronio dissero di bengioino; Paulmier di Grentemesnil, d'argilla impastata con mirra; Cardano, Scaligero, Mercuriale, di porcellana; Belon, di conchiglia; Guibert, di onice; altri d'altro. Le Blond, nelleMemorie dell'Accademia d'Iscrizioni, vol.XLIII, mostra che nessuno si appose, ed esorta a far nuove richerche, che non vennero ommesse. Haüy volle provare fossero di spato-fluore.

Vedansi:Corsi,Dei vasi murrini. 1830.

Thiersch,Ueber die Vasa Murrina. 1835.

Costa de Macedo,Mem. sobre os vasos murrhinos. Lisbona, 1842.

147.Margaritas, quæ contra triplum aurum obrizum, atque id quidem in India effossum, veneunt.

147.Margaritas, quæ contra triplum aurum obrizum, atque id quidem in India effossum, veneunt.

148.Dione Cassio, xliii. lix.

148.Dione Cassio, xliii. lix.

149.Plinio, viii.48.

149.Plinio, viii.48.

150.Taxatio in deliciis tanta, ut hominis quamvis parva effigies vivorum hominum, vigentiumque pretia superet.Plinio, xlvii.

150.Taxatio in deliciis tanta, ut hominis quamvis parva effigies vivorum hominum, vigentiumque pretia superet.Plinio, xlvii.

151.Lo stesso,VII. 39.

151.Lo stesso,VII. 39.

152.Marziale,X. 31.

152.Marziale,X. 31.

153.Tre Apicj son citati; uno durante la repubblica, questo contemporaneo di Seneca, e un altro al tempo di Trajano. Il secondo è il più celebre, molti intingoli conservarono il suo nome, e fu scritto sotto il nome suo un trattato di cucina,De re culinaria.

153.Tre Apicj son citati; uno durante la repubblica, questo contemporaneo di Seneca, e un altro al tempo di Trajano. Il secondo è il più celebre, molti intingoli conservarono il suo nome, e fu scritto sotto il nome suo un trattato di cucina,De re culinaria.

154.Marziale,XII. 3. — I pasti dati dagli imperatori al popolo col nome dicongiarium, valsero,sottoAugusto, da 30 a 47 nummiL.9 »—Tiberio, 300 nummi»67 50—Caligola, 6 dramme»60 »—Nerone, 400 nummi»78 »—Antonino, 8 aurei»115 »—Comodo, 725 denari»347 50—Severo, 10 aurei»144 50Il pasto dato da Severo costò 38,750,000 lire; vale a dire che i convitati erano ducensettantamila. VediMoreau de Jonnes,Statistique des peuples de l'antiquité.

154.Marziale,XII. 3. — I pasti dati dagli imperatori al popolo col nome dicongiarium, valsero,

Il pasto dato da Severo costò 38,750,000 lire; vale a dire che i convitati erano ducensettantamila. VediMoreau de Jonnes,Statistique des peuples de l'antiquité.

155.Seneca, ep. 18. 100.

155.Seneca, ep. 18. 100.

156.Seneca, ep. 122.

156.Seneca, ep. 122.

157.Fastidio est lumen gratuitum.

157.Fastidio est lumen gratuitum.

158.Seneca, ep. 122.

158.Seneca, ep. 122.

159.Era segno di molle e scostumata vita.

159.Era segno di molle e scostumata vita.

160.Cave canemè scritto su alcune soglie delle case di Pompej, ove spesso un cane è effigiato.

160.Cave canemè scritto su alcune soglie delle case di Pompej, ove spesso un cane è effigiato.

161.Solennità era ai Romani il primo radere della barba, e questa dedicavasi ad Apollo e conservavasi sollecitamente.

161.Solennità era ai Romani il primo radere della barba, e questa dedicavasi ad Apollo e conservavasi sollecitamente.

162.Il posto d'onore era quel di mezzo fra i tre che distendevansi sul medesimo lettuccio. I letti erano disposti a ferro di cavallo attorno alle sale, dette perciòtriclinia. In ogni letto stavano tre, ciascuno colle gambe dietro al dorso dell'altro, e appoggiato ad un cuscino, disposti nel seguente modo:36  5  471829All'1 era il padrone di casa; al 2 la donna o un parente; al 3 un ospite privilegiato; il 4 era posto d'onore o consolare, considerato tale forse perchè più libero ad uscire, più accessibile a chi venisse a parlare, e più comodo per istendere la mano destra senza impacciar nessuno. Negli altri posti sedeano altri convitati, e sempre consideravasi d'onore quel che non avea nessuno di sopra.

162.Il posto d'onore era quel di mezzo fra i tre che distendevansi sul medesimo lettuccio. I letti erano disposti a ferro di cavallo attorno alle sale, dette perciòtriclinia. In ogni letto stavano tre, ciascuno colle gambe dietro al dorso dell'altro, e appoggiato ad un cuscino, disposti nel seguente modo:

All'1 era il padrone di casa; al 2 la donna o un parente; al 3 un ospite privilegiato; il 4 era posto d'onore o consolare, considerato tale forse perchè più libero ad uscire, più accessibile a chi venisse a parlare, e più comodo per istendere la mano destra senza impacciar nessuno. Negli altri posti sedeano altri convitati, e sempre consideravasi d'onore quel che non avea nessuno di sopra.

163.Che l'ovo di pavone fosse carissimo cibo ai Romani, se ne lamenta Macrobio,Saturn.,III. 15:Ecce res non miranda solum, sed pudenda, ut ova pavonum quinis denariis veneant.

163.Che l'ovo di pavone fosse carissimo cibo ai Romani, se ne lamenta Macrobio,Saturn.,III. 15:Ecce res non miranda solum, sed pudenda, ut ova pavonum quinis denariis veneant.

164.Console Lucio Opimio Nepote, il 633 di Roma, la stagione corse tanto asciutta che i frutti furono squisitissimi e il vino prelibato.

164.Console Lucio Opimio Nepote, il 633 di Roma, la stagione corse tanto asciutta che i frutti furono squisitissimi e il vino prelibato.

165.È noto che agli schiavi liberati imponevasi il berretto; onde questo divenne simbolo della libertà.

165.È noto che agli schiavi liberati imponevasi il berretto; onde questo divenne simbolo della libertà.

166.Tutti e tre nomi di lieto augurio, tratti dal guadagno e dalla felicità; cosuccie, cui i grandi Romani prestavano grande attenzione.

166.Tutti e tre nomi di lieto augurio, tratti dal guadagno e dalla felicità; cosuccie, cui i grandi Romani prestavano grande attenzione.

167.Tertulliano,De anima, 30;Plinio,XXVII. 1. Vedansi pure Strabone e principalmente il retore Aristide nell'Orazione della città di Roma.

167.Tertulliano,De anima, 30;Plinio,XXVII. 1. Vedansi pure Strabone e principalmente il retore Aristide nell'Orazione della città di Roma.

168.Πηλὸν αῖματι πεφυρμένον.

168.Πηλὸν αῖματι πεφυρμένον.

169.Nobilis obsequii gloria relicta est.Tacito, Ann.,IV.

169.Nobilis obsequii gloria relicta est.Tacito, Ann.,IV.

170.Lib. 49, tit. xv. leg. 5. § 2. ff.De captivis.

170.Lib. 49, tit. xv. leg. 5. § 2. ff.De captivis.

171.Semper autem addebat; Vincat utilitas.Cicerone,De off.,III. 22.

171.Semper autem addebat; Vincat utilitas.Cicerone,De off.,III. 22.

172.Ann.,II. 16;I.51;II:21.Maneat, quæso, duretque gentibus, si non amor nostri, at certe odium sui; quando, urgentibus imperii fatis, nihil jam præstare fortuna majus potest, quam hostium discordiam.

172.Ann.,II. 16;I.51;II:21.Maneat, quæso, duretque gentibus, si non amor nostri, at certe odium sui; quando, urgentibus imperii fatis, nihil jam præstare fortuna majus potest, quam hostium discordiam.

173.Terrarum dea gentiumque Roma.Marziale.

173.Terrarum dea gentiumque Roma.Marziale.

174.Leges, rem surdam, inexorabilem.Livio,II. 3.

174.Leges, rem surdam, inexorabilem.Livio,II. 3.

175.Arriano, Ep.I. 4.

175.Arriano, Ep.I. 4.

176.Miseratio est vitium pusillanimi, ad speciem alienorum malorum succidentis; itaque pessimo cuique familiarissima est.Seneca, De clem., i. 5. —Misericordia est ægritudo animi; ægritudo autem in sapientem virum non cadit.Ivi. —Est aliquid, quo sapiens antecedat Deum; ille naturæ beneficio non timet, suo sapiens.Ep. 53.

176.Miseratio est vitium pusillanimi, ad speciem alienorum malorum succidentis; itaque pessimo cuique familiarissima est.Seneca, De clem., i. 5. —Misericordia est ægritudo animi; ægritudo autem in sapientem virum non cadit.Ivi. —Est aliquid, quo sapiens antecedat Deum; ille naturæ beneficio non timet, suo sapiens.Ep. 53.

177.Quæris quid me maxime ex his, quæ de te audio, delectet? Quod nihil audio; quod plerique ex his quos interrogo, nesciunt quid agas. Ep. 32.

177.Quæris quid me maxime ex his, quæ de te audio, delectet? Quod nihil audio; quod plerique ex his quos interrogo, nesciunt quid agas. Ep. 32.

178.De clem.,II. 2; I. 1. Aveva egli conosciuto il malvezzo del suo tempo e d'altri, scrivendo altrove: — Siamo venuti a tal demenza che credasi maligno chi adula parcamente... Crispo Passieno diceva spesso, che noi all'adulazione opponiamo, non chiudiamo la porta, e la opponiamo al modo che si fa all'amica, la quale se la spinge è grata, più grata se la trapassa».Quæst. nat.,III.

178.De clem.,II. 2; I. 1. Aveva egli conosciuto il malvezzo del suo tempo e d'altri, scrivendo altrove: — Siamo venuti a tal demenza che credasi maligno chi adula parcamente... Crispo Passieno diceva spesso, che noi all'adulazione opponiamo, non chiudiamo la porta, e la opponiamo al modo che si fa all'amica, la quale se la spinge è grata, più grata se la trapassa».Quæst. nat.,III.

179.De ira,III. 36; Ep. 24. — Giusto Lipsio cernì dalle opere di Seneca tutti i passi ove loda se stesso, e ne formò un modello d'ogni eroismo. Diderot fece l'apologia del carattere morale di Seneca, per bizzarria di paradosso. Opere, vol.VIII,Essai sur le règne de Claude et de Néron.

179.De ira,III. 36; Ep. 24. — Giusto Lipsio cernì dalle opere di Seneca tutti i passi ove loda se stesso, e ne formò un modello d'ogni eroismo. Diderot fece l'apologia del carattere morale di Seneca, per bizzarria di paradosso. Opere, vol.VIII,Essai sur le règne de Claude et de Néron.

180.Nihil cogor, nihil patior invitus, sed assentior; eo quidem magis, quod scio omnia certa et in æternum dicta lege decurrere. Fata nos ducunt, et quantum cuique restat, prima nascentium hora disposuit Causa pendet ex causa; privata ac publica longus ordo rerum trahit. Ideo fortiter omne ferendum est, quid gaudeas, quid fleas; et quamvis magna videatur varietate singulorum vita distingui, summa in unum venit: accepimus peritura perituri. De provid.; Ad Marciam consolatio; Ad Helviam consolatio; De constantia sapientis; De clementia, ecc.

180.Nihil cogor, nihil patior invitus, sed assentior; eo quidem magis, quod scio omnia certa et in æternum dicta lege decurrere. Fata nos ducunt, et quantum cuique restat, prima nascentium hora disposuit Causa pendet ex causa; privata ac publica longus ordo rerum trahit. Ideo fortiter omne ferendum est, quid gaudeas, quid fleas; et quamvis magna videatur varietate singulorum vita distingui, summa in unum venit: accepimus peritura perituri. De provid.; Ad Marciam consolatio; Ad Helviam consolatio; De constantia sapientis; De clementia, ecc.

181.Nec magis in ipsa(morte)quidquam esse molestiæ, quam posi ipsam. Ep. 30. —Mors est non esse... Hoc erit post me quod ante fuit.Ep. 54. E nellaConsolatoriaa Polibio:Cogita illa quæ nobis inferos faciunt terribiles, fabulam esse; nullas imminere mortuis tenebras, nec flumina flagrantia igne, nec oblivionis amnem, nec tribunalia. Luserunt ista poetæ, et vanis nos agitavere terroribus.

181.Nec magis in ipsa(morte)quidquam esse molestiæ, quam posi ipsam. Ep. 30. —Mors est non esse... Hoc erit post me quod ante fuit.Ep. 54. E nellaConsolatoriaa Polibio:Cogita illa quæ nobis inferos faciunt terribiles, fabulam esse; nullas imminere mortuis tenebras, nec flumina flagrantia igne, nec oblivionis amnem, nec tribunalia. Luserunt ista poetæ, et vanis nos agitavere terroribus.

182.Seneca, ep. 77. 47. 23. Cousin appone agli Stoici dell'Impero d'aver guasto, esagerato, impicciolito lo stoicismo. Tennemann appena concede ad essi un posto nella storia della filosofia. Hegel (Vorlesungen über die Gesch. des Philosop., t. II. p. 387) dice che i costoro lavori non meritano in una storia della filosofia maggior menzione che i sermoni de' nostri preti.

182.Seneca, ep. 77. 47. 23. Cousin appone agli Stoici dell'Impero d'aver guasto, esagerato, impicciolito lo stoicismo. Tennemann appena concede ad essi un posto nella storia della filosofia. Hegel (Vorlesungen über die Gesch. des Philosop., t. II. p. 387) dice che i costoro lavori non meritano in una storia della filosofia maggior menzione che i sermoni de' nostri preti.

183.I giureconsulti posteriori a Tiberio cassavano i testamenti e traevano al fisco la sostanza di chi si uccidesse quando accusato e colpevole; ma non di chi il facesse per noja, per intolleranza delle malattie, per vergogna de' suoi debiti.UlpianoePaolo,Dig.XLIX, tit. 14;LXXVIII, tit. 3.

183.I giureconsulti posteriori a Tiberio cassavano i testamenti e traevano al fisco la sostanza di chi si uccidesse quando accusato e colpevole; ma non di chi il facesse per noja, per intolleranza delle malattie, per vergogna de' suoi debiti.UlpianoePaolo,Dig.XLIX, tit. 14;LXXVIII, tit. 3.

184.Celso stupiva vi potesse essere una legge e un dogma comune a tutte le nazioni, e Cappadoci e Cretesi potessero adorare lo stesso Dio de' Giudei.Origenecontra Celsum.

184.Celso stupiva vi potesse essere una legge e un dogma comune a tutte le nazioni, e Cappadoci e Cretesi potessero adorare lo stesso Dio de' Giudei.Origenecontra Celsum.

185.Prudenzio,ad Symmacum,II. 458.

185.Prudenzio,ad Symmacum,II. 458.

186.Ann.IV. 37. 38.

186.Ann.IV. 37. 38.

187.Nec satis est homines, obligat ille Deos.Templorum positor, templorum sancte repostorSit superis, opto, mutua cura tui.Fast.II. 61.

187.

Nec satis est homines, obligat ille Deos.Templorum positor, templorum sancte repostorSit superis, opto, mutua cura tui.Fast.II. 61.

Nec satis est homines, obligat ille Deos.Templorum positor, templorum sancte repostorSit superis, opto, mutua cura tui.Fast.II. 61.

Nec satis est homines, obligat ille Deos.

Templorum positor, templorum sancte repostor

Sit superis, opto, mutua cura tui.

Fast.II. 61.

188.Nemo cœlum cœlum putat, nemo Jovem pili facit.Petronio, Satyr., c. 44.Esse aliquos manes et subterranea regnaNec pueri credunt, nisi qui nondum ære lavantur.Giovenale,II. 149.

188.Nemo cœlum cœlum putat, nemo Jovem pili facit.Petronio, Satyr., c. 44.

Esse aliquos manes et subterranea regnaNec pueri credunt, nisi qui nondum ære lavantur.Giovenale,II. 149.

Esse aliquos manes et subterranea regnaNec pueri credunt, nisi qui nondum ære lavantur.Giovenale,II. 149.

Esse aliquos manes et subterranea regna

Nec pueri credunt, nisi qui nondum ære lavantur.

Giovenale,II. 149.

189.InAgricola, 46.

189.InAgricola, 46.

190.Lo stesso,Ann.,III. 60.

190.Lo stesso,Ann.,III. 60.

191.Giovenale,Satyr. 6;Tertulliano,Apolog. 9;Seneca,De vita beata, 27.

191.Giovenale,Satyr. 6;Tertulliano,Apolog. 9;Seneca,De vita beata, 27.

192.Che nei misteri Eleusini si insegnasse più fisica che teologia ce lo diceCicerone,De nat. Deorum,I. 43:Rerum natura magis cognoscitur quam Deorum.

192.Che nei misteri Eleusini si insegnasse più fisica che teologia ce lo diceCicerone,De nat. Deorum,I. 43:Rerum natura magis cognoscitur quam Deorum.

193.Ovidio dice neiFasti,VI. 766:Sint tibi Flaminius, Trasimenaque litora testesPer volucres æquos multa monere Deos;e nella ep.I. del lib.II.ex Ponto, esorta la moglie a scegliere un giorno fausto per presentare ad Augusto una petizione in suo favore.

193.Ovidio dice neiFasti,VI. 766:

Sint tibi Flaminius, Trasimenaque litora testesPer volucres æquos multa monere Deos;

Sint tibi Flaminius, Trasimenaque litora testesPer volucres æquos multa monere Deos;

Sint tibi Flaminius, Trasimenaque litora testes

Per volucres æquos multa monere Deos;

e nella ep.I. del lib.II.ex Ponto, esorta la moglie a scegliere un giorno fausto per presentare ad Augusto una petizione in suo favore.

194.Vedi principalmente i libriXXIV, XXV, XXVI, XXX, XXXII, XXXVIII.

194.Vedi principalmente i libriXXIV, XXV, XXVI, XXX, XXXII, XXXVIII.

195.Striges, ut ait Verrius, Græciστρίγαςappellant, a quo maleficis mulieribus nomen inditum est; quas volaticas etiam vocant.Festo. —E. Plinio:Fabulosum arbitror de strigibus, ubera eas infantium labris immulgere; e altrove:Post sepulturam visorum quoque exempla sunt. —Apulejo, Metam. 5:Scelestarum strigarum nequitia. —Petronio, Fragm. 63:Cum puerum mater misella piangeret, subito strigæ cœperunt... jam strigæ puerum involaverunt, et supposuerunt stramenticium.Lucano (lib.VI) descrive i patti col diavolo e le stregherie, come potrebbe fare un cinquecentista:Quis labor hic superis cantus herbasque sequendiSpernendique timor? Cujus commercia pactiObstrictos habuere Deos?An habent hæc carmina certumImperiosa Deum, qui mundum cogere quidquidCogitur ipse potest?E Sereno Samonico (cap. 59):Præterea si forte premit strix atra puellos,Virosa immulgens exertis ubera labris,Allia præcepit Titini sententia necti.I due versi conservatici da Festo come preservativi, sono scorrettissimi; Dachery gli emenda così:Στρίγγ’ ἀποπέμπειν νυκτίνομαν, στρίγγα τ’ἀλαὸν,Ορνιν ἀνώνυμον, ὼκυπόρους ἐπὶ νῆας ἐλαύνειν.—La strige rimovi notte-mangiante; la sucida strige, uccello ferale, fuga nelle veloci navi.I passi di antichi, attestanti le magiche arti, sono prodotti daDelrio,Disquisitiones magicæ, lib.II. qu. 9, epassim.

195.Striges, ut ait Verrius, Græciστρίγαςappellant, a quo maleficis mulieribus nomen inditum est; quas volaticas etiam vocant.Festo. —E. Plinio:Fabulosum arbitror de strigibus, ubera eas infantium labris immulgere; e altrove:Post sepulturam visorum quoque exempla sunt. —Apulejo, Metam. 5:Scelestarum strigarum nequitia. —Petronio, Fragm. 63:Cum puerum mater misella piangeret, subito strigæ cœperunt... jam strigæ puerum involaverunt, et supposuerunt stramenticium.

Lucano (lib.VI) descrive i patti col diavolo e le stregherie, come potrebbe fare un cinquecentista:

Quis labor hic superis cantus herbasque sequendiSpernendique timor? Cujus commercia pactiObstrictos habuere Deos?An habent hæc carmina certumImperiosa Deum, qui mundum cogere quidquidCogitur ipse potest?

Quis labor hic superis cantus herbasque sequendiSpernendique timor? Cujus commercia pactiObstrictos habuere Deos?An habent hæc carmina certumImperiosa Deum, qui mundum cogere quidquidCogitur ipse potest?

Quis labor hic superis cantus herbasque sequendi

Spernendique timor? Cujus commercia pacti

Obstrictos habuere Deos?

An habent hæc carmina certum

Imperiosa Deum, qui mundum cogere quidquid

Cogitur ipse potest?

E Sereno Samonico (cap. 59):

Præterea si forte premit strix atra puellos,Virosa immulgens exertis ubera labris,Allia præcepit Titini sententia necti.

Præterea si forte premit strix atra puellos,Virosa immulgens exertis ubera labris,Allia præcepit Titini sententia necti.

Præterea si forte premit strix atra puellos,

Virosa immulgens exertis ubera labris,

Allia præcepit Titini sententia necti.

I due versi conservatici da Festo come preservativi, sono scorrettissimi; Dachery gli emenda così:

Στρίγγ’ ἀποπέμπειν νυκτίνομαν, στρίγγα τ’ἀλαὸν,Ορνιν ἀνώνυμον, ὼκυπόρους ἐπὶ νῆας ἐλαύνειν.

Στρίγγ’ ἀποπέμπειν νυκτίνομαν, στρίγγα τ’ἀλαὸν,Ορνιν ἀνώνυμον, ὼκυπόρους ἐπὶ νῆας ἐλαύνειν.

Στρίγγ’ ἀποπέμπειν νυκτίνομαν, στρίγγα τ’ἀλαὸν,

Ορνιν ἀνώνυμον, ὼκυπόρους ἐπὶ νῆας ἐλαύνειν.

—La strige rimovi notte-mangiante; la sucida strige, uccello ferale, fuga nelle veloci navi.

I passi di antichi, attestanti le magiche arti, sono prodotti daDelrio,Disquisitiones magicæ, lib.II. qu. 9, epassim.

196.Orazio,Epodi.

196.Orazio,Epodi.

197.Svetonio, inTiberio, 63. 14. 79;Plinio, xvi. 30;XXVIII.2.

197.Svetonio, inTiberio, 63. 14. 79;Plinio, xvi. 30;XXVIII.2.

198.Mihi hæc ac talia audienti, in incerto judicium est fatone res mortalium et necessitate immutabili, an sorte volvantur.Ann.,VI. 22. —Mihi, quanto plura recentium seu veterum revolvo, tanto magis ludibria rerum mortalium cunctis in negotiis observantur. Ivi,III. 18.

198.Mihi hæc ac talia audienti, in incerto judicium est fatone res mortalium et necessitate immutabili, an sorte volvantur.Ann.,VI. 22. —Mihi, quanto plura recentium seu veterum revolvo, tanto magis ludibria rerum mortalium cunctis in negotiis observantur. Ivi,III. 18.

199.Ad Galatas,III. 28;ad Colossenses,III. 11.

199.Ad Galatas,III. 28;ad Colossenses,III. 11.

200.Longe clarissima urbium Orientis, non Judeæ modo.Plinio, Nat. Hist.,V. 14.

200.Longe clarissima urbium Orientis, non Judeæ modo.Plinio, Nat. Hist.,V. 14.

201.È la definizione famosa di sant'Agostino:Virtus est bona qualitas mentis... qua nullus male utitur. E altrove:Ille pie et juste vivit, qui rerum integer est æstimator, in neutram partem declinando. E de lib. arb.:Voluntas aversa ab incommutabili bono et conversa ad proprium, peccat.

201.È la definizione famosa di sant'Agostino:Virtus est bona qualitas mentis... qua nullus male utitur. E altrove:Ille pie et juste vivit, qui rerum integer est æstimator, in neutram partem declinando. E de lib. arb.:Voluntas aversa ab incommutabili bono et conversa ad proprium, peccat.

202.La venuta di san Pietro in Italia è uno de' punti della storia ecclesiastica più impugnati dagli eterodossi, perchè molti farebbero dipendere da quella l'istituzione apostolica della santa sede in Roma, ma vien dimostrata da argomenti irrepugnabili. Nell'anno 42, da noi segnato, comincerebbero i venticinque anni che ilCronicodi Eusebio assegna al pontificato di san Pietro.

202.La venuta di san Pietro in Italia è uno de' punti della storia ecclesiastica più impugnati dagli eterodossi, perchè molti farebbero dipendere da quella l'istituzione apostolica della santa sede in Roma, ma vien dimostrata da argomenti irrepugnabili. Nell'anno 42, da noi segnato, comincerebbero i venticinque anni che ilCronicodi Eusebio assegna al pontificato di san Pietro.

203.Atti apostolici,XVIII. 15.

203.Atti apostolici,XVIII. 15.

204.Mansit biennio... et suscipiebat omnes, qui ingrediebantur ad eum, prædicans regnum Dei, et docens quæ sunt de domino Jesu Christo, cum omni fiducia, sine prohibitione.Ivi,XXVIII, 30 e 31.

204.Mansit biennio... et suscipiebat omnes, qui ingrediebantur ad eum, prædicans regnum Dei, et docens quæ sunt de domino Jesu Christo, cum omni fiducia, sine prohibitione.Ivi,XXVIII, 30 e 31.

205.Parla sempre Tacito,Ann.,XV. 44.

205.Parla sempre Tacito,Ann.,XV. 44.

206.— Quel che alle donne, è comandato anche agli uomini. Le leggi di Cristo non somigliano a quelle degli imperatori; non la stessa cosa insegnano san Paolo e Papiniano. Le leggi permettono ogni impudicizia agli uomini in donne libere; nei Cristiani, se il marito può ripudiar la donna per adulterio, anche essa lui pel delitto stesso. In condizioni eguali, eguale è l'obbligazione».S. GirolamoaFabiola.

206.— Quel che alle donne, è comandato anche agli uomini. Le leggi di Cristo non somigliano a quelle degli imperatori; non la stessa cosa insegnano san Paolo e Papiniano. Le leggi permettono ogni impudicizia agli uomini in donne libere; nei Cristiani, se il marito può ripudiar la donna per adulterio, anche essa lui pel delitto stesso. In condizioni eguali, eguale è l'obbligazione».S. GirolamoaFabiola.

207.Sap.,XIV. 22 e seg.Ad Galatas,V. 19 e seg.

207.Sap.,XIV. 22 e seg.Ad Galatas,V. 19 e seg.

208.Si vos manseritis in sermone meo, vere discipuli mei eritis; et cognoscetis veritatem, et veritasliberabitvos.S. Giov., viii, 31 e 32.

208.Si vos manseritis in sermone meo, vere discipuli mei eritis; et cognoscetis veritatem, et veritasliberabitvos.S. Giov., viii, 31 e 32.

209.— L'uomo ha diritto di comandare alle bestie, ma Dio solo di comandare all'uomo».S. Gregorio Magno, lib.XXI,in Job., c. 15.

209.— L'uomo ha diritto di comandare alle bestie, ma Dio solo di comandare all'uomo».S. Gregorio Magno, lib.XXI,in Job., c. 15.

210.Regimen tyrannicum non est justum, quia non ordinatur ad bonum commune, sed ad bonum privatum regentis... Et ideo perturbatio hujus regiminis non habet rationem seditionis, nisi forte quando sic inordinate perturbatur tyranni regimen, quod multitudo subjecta majus detrimentum patitur ex perturbatione consequenti, quam ex tyranni regimine.San Tommaso, Summa theol. 2ª 2æquaest. 42ª art. 2º ad 3um.

210.Regimen tyrannicum non est justum, quia non ordinatur ad bonum commune, sed ad bonum privatum regentis... Et ideo perturbatio hujus regiminis non habet rationem seditionis, nisi forte quando sic inordinate perturbatur tyranni regimen, quod multitudo subjecta majus detrimentum patitur ex perturbatione consequenti, quam ex tyranni regimine.San Tommaso, Summa theol. 2ª 2æquaest. 42ª art. 2º ad 3um.

211.Evulgato imperii arcano, principem alibi quam Romæ fieri.Tacito, Hist., i. 4.

211.Evulgato imperii arcano, principem alibi quam Romæ fieri.Tacito, Hist., i. 4.

212.A Canneto o più verisimilmente a Calvatone nel Cremonese, alla biforcazione d'una strada romana, a due giornate da Verona. Quivi le cronache paesane collocherebbero la città di Vegra (forma vulgare del nome di Bedriaco, o Bebriaco), distrutta dagli Unni; e vi si scoprono continuamente ruderi antichi, e nel 1855 un busto di bronzo dell'imperatore Antonino, e due statuette di marmo pario.

212.A Canneto o più verisimilmente a Calvatone nel Cremonese, alla biforcazione d'una strada romana, a due giornate da Verona. Quivi le cronache paesane collocherebbero la città di Vegra (forma vulgare del nome di Bedriaco, o Bebriaco), distrutta dagli Unni; e vi si scoprono continuamente ruderi antichi, e nel 1855 un busto di bronzo dell'imperatore Antonino, e due statuette di marmo pario.

213.Tacito,Hist., lib.IV. 74. 75.

213.Tacito,Hist., lib.IV. 74. 75.

214.Nel censimento sotto Vespasiano si asserisce che trovaronsi nella Gallia Cispadana cinquantaquattro persone di cento anni, cinquantasette di centodieci, due di centoventicinque, quattro di centrentacinque, quattro di centrentasette, tre di cenquaranta: a Parma ve n'avea tre di centoventi, due di centotrenta; a Faenza una donna di centrentadue; a Rimini uno di cencinquanta, nominato Marco Aponio.

214.Nel censimento sotto Vespasiano si asserisce che trovaronsi nella Gallia Cispadana cinquantaquattro persone di cento anni, cinquantasette di centodieci, due di centoventicinque, quattro di centrentacinque, quattro di centrentasette, tre di cenquaranta: a Parma ve n'avea tre di centoventi, due di centotrenta; a Faenza una donna di centrentadue; a Rimini uno di cencinquanta, nominato Marco Aponio.

215.Stazio e Marziale. Ecco alcune delle costoro adulazioni:Invia sarmaticis domini lorica sagittisEt Martis getico tergore fida magis...Felix sorte tua, sacrum tui tangere pectusFas erit, et nostri mente calere Dei!...Redde deum votis poscentibus: invidet hostiRoma suo, veniat laurea multa licet.Terrarum dominum propius videt ille; tuoqueTerretur vultu barbarus, et fruitur...Hiberna quamvis Arctos, et rudis PeuceEt nugularum pulsibus calens Ister,Fractusque cornu jam ter improbo Rhenus,Teneat domantem regna perfidæ gentis,Tu, summi mundi rector, et parens orbisAbesse nostris non tamen potes votis...Nunc ilares, si quando mihi, nunc ludite, Musæ:Victor ab Odrysio redditur orbe deus...Altrove Giano, vedendo passar Domiziano, lagnasi di non avere abbastanza occhi e visi per mirarlo (Marziale, lib.VIII. 2). Tardi pure ad alzarsi la stella del mattino, chè, se Cesare compare, il popolo non s'accorgerà della mancanza (Ivi, 21). — Oh poeti!

215.Stazio e Marziale. Ecco alcune delle costoro adulazioni:

Invia sarmaticis domini lorica sagittisEt Martis getico tergore fida magis...Felix sorte tua, sacrum tui tangere pectusFas erit, et nostri mente calere Dei!...Redde deum votis poscentibus: invidet hostiRoma suo, veniat laurea multa licet.Terrarum dominum propius videt ille; tuoqueTerretur vultu barbarus, et fruitur...Hiberna quamvis Arctos, et rudis PeuceEt nugularum pulsibus calens Ister,Fractusque cornu jam ter improbo Rhenus,Teneat domantem regna perfidæ gentis,Tu, summi mundi rector, et parens orbisAbesse nostris non tamen potes votis...Nunc ilares, si quando mihi, nunc ludite, Musæ:Victor ab Odrysio redditur orbe deus...

Invia sarmaticis domini lorica sagittisEt Martis getico tergore fida magis...Felix sorte tua, sacrum tui tangere pectusFas erit, et nostri mente calere Dei!...

Invia sarmaticis domini lorica sagittis

Et Martis getico tergore fida magis...

Felix sorte tua, sacrum tui tangere pectus

Fas erit, et nostri mente calere Dei!...

Redde deum votis poscentibus: invidet hostiRoma suo, veniat laurea multa licet.Terrarum dominum propius videt ille; tuoqueTerretur vultu barbarus, et fruitur...

Redde deum votis poscentibus: invidet hosti

Roma suo, veniat laurea multa licet.

Terrarum dominum propius videt ille; tuoque

Terretur vultu barbarus, et fruitur...

Hiberna quamvis Arctos, et rudis PeuceEt nugularum pulsibus calens Ister,Fractusque cornu jam ter improbo Rhenus,Teneat domantem regna perfidæ gentis,Tu, summi mundi rector, et parens orbisAbesse nostris non tamen potes votis...

Hiberna quamvis Arctos, et rudis Peuce

Et nugularum pulsibus calens Ister,

Fractusque cornu jam ter improbo Rhenus,

Teneat domantem regna perfidæ gentis,

Tu, summi mundi rector, et parens orbis

Abesse nostris non tamen potes votis...

Nunc ilares, si quando mihi, nunc ludite, Musæ:Victor ab Odrysio redditur orbe deus...

Nunc ilares, si quando mihi, nunc ludite, Musæ:

Victor ab Odrysio redditur orbe deus...

Altrove Giano, vedendo passar Domiziano, lagnasi di non avere abbastanza occhi e visi per mirarlo (Marziale, lib.VIII. 2). Tardi pure ad alzarsi la stella del mattino, chè, se Cesare compare, il popolo non s'accorgerà della mancanza (Ivi, 21). — Oh poeti!

216.Plinio,Paneg.

216.Plinio,Paneg.


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