Chapter 24

354.«Chiamansi le Coefore, e sono di... di chi dunque? Ah sì! dicevano di Policleto».In Verrem, de signis.355.— Statue, che potrebbero allettare non solo un intelligente come Verre, ma fin ignoranti, come chiamano noi: un Cupido di Prassitele; giacchè nell'indagine ho imparato anche nomi d'artisti».Ibi.356.Excudent alii spirantia mollius æra,Credo equidem vivos ducent de marmare vultus,Orabunt melius causas...Il cortigiano d'Augusto dovea passare sotto silenzio Cicerone. Veramente Orazio,Ep.I4, cantava:Pingimus, atquePsallimus, et luctamur Achivis doctius unctis;ma è notevole questo appaiare il dipingere col sonare e lottare.357.Il Panteon fu dedicato a Giove Ultore, e detto così perchè alle due statue di Marte e Venere erano aggiunti gli attributi di tutte le divinità. Guasto da incendj, fu restaurato da Adriano, poi da Settimio Severo nel 202 di C.; e d'uno di questi restauri probabilmente sono colpa le colonne che dividono lo spazio interno, troppo esili a proporzione della grave cupola. Nel 600 venne dedicato a santa Maria ed ai Martiri. La copertura di bronzo della cupola fu tolta nel medio evo; quella del portico da Urbano VIII per far fondere la tribuna di S. Pietro in Vaticano dal Bernino, del quale pure sono i due poveri campanili, che si vedono sul frontone postico.358.CiceroneadAttico, lib.I. ep. 4. 6. 8. 9.359.Vitruvio,II. 8.360.Plinio,Nat. hist.,XXXV. 4. 10. 11. 12.361.San Pietro di Roma copre 20,000 metri quadrati; mentre il più grande della Roma antica, cioè quel della Pace, ne copre 6240, 3182 il Panteon, 874 il Giove Tonante, 195 quel della Fortuna Virile; e fuor di Roma, 1426 il tempio maggiore di Pesto, 636 quel della Concordia ad Agrigento, 434 quel di Giove a Pompej.362.En quatuor aras;Ecce duas tibi, Daphni, duas altaria Phœbo.Su questo passo di Virgilio pretesero che gli altari si consacrassero agli dei, a' semidei ed eroi le are; ma non sembra provato, nè soddisfa la distinzione che ne fece Raoul-Rochette neiMonuments inédits d'antiquité figurée, tav.XXVI. 2.363.«Benchè inferiore in semplicità ed armonia all'architettura greca (dice Hosking), la romana è evidentemente della stessa famiglia, distinta per esecuzione più ardita, ed elaborata profusione d'ornamenti. Il gusto delle due nazioni è espresso dal dorico pel primo, dal corintio per l'altro: uno è modello di semplice grandezza, perfetto nelle particolari convenienze, e inapplicabile ad oggetto diverso; l'altro è men raffinato, ma molto adorno; sfoggia nell'esterno la bellezza di cui manca nell'interno; imperfetto in ciascuna combinazione, ma applicabile ad ogni proposito. In Grecia come a Roma il maggiore sfoggio d'architettura e colonne faceasi ne' tempj; ma i Romani non aveano abitudine di costruirli peripteri, siccome i Greci. Da alcune ruine pare che in qualche età fabbricassero tempj dipteri; ma i più usitati erano i pseudo-dipteri, cioè colle colonne affisse al muro, gli apteri e prostili: di amfi-prostili non abbiamo esempj. Gran proiezione i Romani davano ai loro portici pel maggior effetto. I tempj circolari non erano comuni ai Romani. Insomma il tempio romano era distinto dal greco per aspetto più grande, colonne più sottili, generalmente corintie, e costruzione sopra un podio o basamento».364.Pausania, x.365.Ecco il paragone d'alcuni di tali edifizj:lunghezzalarghezzaspettatoriColiseometri20717187,000Anfiteatro di Caracalla»22614620,000Anfiteatro di Marcello»13213230,000Anfiteatro di Verona»15412223,000Circo Massimo»660190254,000366.Non è vero che le figure crescano regolarmente di grandezza nell'elevarsi. Il 1588 alla statua dell'imperatore fu surrogata quella di san Pietro; due anni dipoi, Sisto V sterrò il piedistallo; Napoleone fece demolire le umili costruzioni che ne ingombravano il contorno, e i papi successivi restituirono la grande piazza. Lo spagnuolo Ciacono nel 1616 scriveva che ancora vedevansi i piedi della statua di Trajano, e che dagli scavi fatti uscì la testa di bronzo, la quale conservavasi dal cardinale Della Valle: or s'ignora che ne sia avvenuto.367.Lampridio, inAlexandro, 27. 28.368.Rossini.Degli archi trionfali onorarj e funebri degli antichi Romani, sparsi per tutta Italia. Roma 1736.Ecco un parallelo:altezzalarghezzagrossezzaArco in Roma di Titometri24165Arco in Roma di Costantino»25227Arco in Roma di Settimio Severo»24217Arco di Benevento»25175Arco d'Augusto a Rimini»16169Arco di Ancona»15143A Roma v'erano pur quelli di Orazio Coclite, Camillo, Druso, Tiberio, Gallieno.369.Manentque vestigia irritæ spei.Tacito.370.Dureau de la Malle (De la distribution, de la valeur et de la législation des eaux dans l'ancienne Rome. Parigi 1843) calcola che i condotti che menavano acqua a Roma, tirassero insieme 428,000 metri, di cui 32,000 sopra arcate: e sottraendone la derivazione fraudolenta, portavano 11,075 pollici d'acqua, di cui 4388 vendevansi ad usi privati. Rondelet sopra Frontino, ragguagliò l'acqua venuta in Roma per gli acquedotti a un fiume largo trenta piedi, profondo sei, e della velocità di trenta pollici per secondo.371.Paragone dei ponti romani:lungolargocostruito daMilviometri1269SillaSenatorio o Rotto»2513C. ScipioneSalaro sul Teverone»779TarquinioSisto o del Gianicolo»70—Fabricio o de' Quattro capi»25—Cestio o Ferrato»50—ValenteElio o Sant'Angelo»11315AdrianoMammea presso Roma»609AntoninoDi Rimini sulla Marecchia»46—AugustoSulla Narina fra Roma e Loreto»19434Augusto372.Muræna proibente domum, Capitone culinam...Proxima Campano ponti quæ villula tectumPræbuit; et parochi, quæ debent, ligna salemque.Sat.I, V.46.373.Scalis habito tribus sed altis.Epigr.V.22.374.Cicerone,pro Milone, 15;Philip.II. 9.Orazio,Ep.II. 2. 15.375.Che si chiudessero con imposte doppie è chiaro da quel di Ovidio,Amor.,I. 3:Pars adaperta fuit, pars altera clausa fenestræ.Plinio parla d'una porta a vetri nella sua villa, la quale separava e riuniva due camere.376.Ex auro, argentove aut certe ex ære in bibliotheca dicantur illi, quorum immortales animæ in iisdem locis loquuntur.Plinio.377.Quanto ai camini, senza ricorrere al Manuzio nei Commenti alle epistole di Cicerone, al Filandro sopra Vitruvio,VII. 3, al Burmanno sopra Petronio,Satyr. 135, che lo negano, ed al Ferrario,Electorumlib.I. 1. 9, che lo asserisce, può vedersi una dissertazione di Scipione Maffei nella raccolta d'opuscoli del Calogerà, tom.XLVII. p. 449, ove sostiene che gli antichi non avevano camini al modo nostro. Pure in Aristofane (Vespe, 1. 2) è accennata una canna di camino, in cui poteva star nascosto un uomo; Svetonio (inVitellio) dice che, in un pasto dato da questo imperatore, la sala bruciò per fuoco appigliatosi al camino (flagrante triclinio ex conceptu camini).378.Non vivunt contra naturam qui pomaria in summis turribus ferunt? Quorum silvæ in tectis domorum ac fastigis nutant, inde ortis radicibus quo improbe cacumina egissent?Ep. 122.379.Censores vias sternendas silice in urbe, glarea extra urbem substruendas marginandasque, primi omnium locaverunt.Livio, xli. 27.Sopra tavole di rame si trovarono leggi, che il Corradi e il Mazzocchi credeano essere le Sempronie di Cajo Gracco, ma ora si asseriscono agli ultimi tempi della Repubblica, e portano regolamenti intorno alle strade:— Chi ha o avrà, sia in Roma o a un miglio in giro dal suo abitato, una casa, davanti a cui passi la strada pubblica, dovrà mantenere essa strada a requisizione dell'edile, cui spetta quel quartiere. L'edile veglierà perchè ciascun proprietario mantenga come deve la strada dinanzi la sua casa, sicchè l'acqua non s'impozzi e non la renda incomoda.«Gli edili curuli e plebei dovranno, fra cinque giorni dopo eletti, trarre a sorte le regioni della città, dove abbiano a sorvegliare la riparazione e il selciato delle strade pubbliche a Roma e ad un miglio in giro.«Se la via passi fra un tempio od un luogo pubblico qualunque e una casa privata, l'edile farà conservare a spese dello Stato metà di questa parte della via pubblica.«Se un proprietario non intertenga la strada avanti la sua casa dopo l'intimazione dell'edile, questi l'affiderà ad un appaltatore: ma dieci giorni prima l'annunzierà nel fôro, e ne farà intimar l'avviso ad esso proprietario ed a' suoi procuratori; e l'aggiudicazione si farà pubblicamente nel fôro, mediante il questore urbano.«Esso proprietario o proprietarj saranno scritti come debitori sui libri di finanza per una somma eguale all'aggiudicazione, e all'intraprenditore verrà assegnato un credito esigibile di pien diritto sui loro beni.«Se, fra trenta giorni dall'assegnazione notificata al proprietario, esso non pagò l'imprenditore o non diede cauzione, dovrà pagare metà di più.«Il proprietario che abbia davanti alla casa un marciapiede, lo manterrà tutt'al lungo di essa in pietre connesse, intere, ben piane, secondo ordinerà l'edile di quel quartiere».Le tavole trovate ad Eraclea nel golfo di Taranto il 1732 contengono molti ordini sul mantenere sgombre le vie e proibiscono i carri dall'alba fin a decima, salvo poche eccezioni. Inoltre si obbligavano gli abitanti a conservar nette le vie scopando e anaffiando.Naudet,Sur la police chez les Romains, Mém. de l'Institut, vol.IV.380.Dionigi d'Alicarnasso (lib.IV) dice difficile misurare il perimetro di Roma sopra le mura, attesochè son poco facili a seguire in grazia delle case che v'aderiscono da tutte parti. Secondo Paolo (Digest., lib.II),Romaesprimeva tutto l'indeterminato spazio dov'erano case,urbsil solo ricinto legale del pomerio, come oggi Londra e la City.Di Roma abbiamo due descrizioni fatte sotto Valentiniano e Valente, riferite da Grevio,Thesaurus antiquitatum roman., tom.III; ed una a mezzo ilVsecolo, in calce allaNotitia dignitatum utriusque imperii.L'area della città occupava da cinque milioni di metri quadrati, dopo l'ampliazione d'Aureliano; sicchè ogni casa teneva, per un di mezzo, centoquattro metri quadrati. Ciò mostra quanto erano piccole: eppure bisognerebbe mettere venticinque casigliani per ciascuna se si volesse giungere a soli un milione ducentomila abitanti; che è assai meno di quel che alcuni suppongono. Londra ha la superficie di ventimila ottocento ettari, con ducensessantamila fabbricati.Giusto Lipsio stimò da quattro in cinque milioni la popolazione di Roma, e i successivi copiarono quest'indicazione. La Malle, dal calcolo dello spazio in paragone colle città moderne, non gliene dà più di cinquecentosessantamila. Si avverta però che la mura d'Aureliano non dovea comprendere quello spazio indeterminato che pur chiamavasi città: che con tanti schiavi poteasi molto più affollare la popolazione, stivandoli anche sotto ai tempj e ai pubblici edifizj; e che Augusto dovè proibire di alzar le case più di sette piani. Sappiamo che il grano d'Africa e dell'Egitto, destinato a pascer Roma, era in un anno sessanta milioni di moggia al tempo d'Augusto; cioè il bastevole per circa un milione d'abitanti. Forse tanti erano, contando metà di cittadini e metà fra schiavi e avveniticci. Scemò poi, e Sparziano (inSettimio Severo,VIII. 23) riduce a settantacinquemila moggia il consumo giornaliero di Roma, cioè il consumo annuo in ventisette milioni ducensettantacinquemila; il che limita la popolazione a cinquecentomila.381.Forte ibam via Sacra, sicut meus est mos,Nescio quid meditans nugarum, totus in illis.382.La prima edizione fu fatta a Firenze il 1496, poi a Venezia l'anno successivo. Dopo d'allora moltissime traduzioni e commenti; e la più illustre è l'edizione in otto vol. in-4º a Udine 1825-30, con trecenventi tavole, commenti e dissertazioni dello Stratico di Zara e del Polini.383.Nat. hist.,XXXV. 5.384.Spectantem aspectans quocumque aspiceret.385.Nat. hist.,XXXIII. 38.386.Scilicet in domibus vestris, ut prisca virorumArtifici fulgent corpora picta manu,Sic quæ concubitus varios Venerisque figurasExprimat, est aliquo parva tabella loco.Ovidio, Trist.,II.Utque velis, Venerem jungunt per mille figuras,Inveniat plures nulla tabella modos.Ars am.,II.Non istis olim variabant tecta figuris,Tum paries nullo crimine pictus erat...Illa puellarum ingenuos corrupit ocellos,Nequitiæque suæ noluit esse rudes etc.Properzio.Svetonio, inHoratio:Ad res venereas intemperantior traditur: nam speculato cubiculo scorta dicitur habuisse disposita, ut quocumque respexisset, ibi ei imago coitus referretur etc.Clemente Alessandrino, inProtrep.: Παρ’αὐτὰς επὶ τὰς περιπλοκὰς ἀφορῶσιν εἰς τὴν Αφροδίτην ἐκείνην, τὴν γυμνὴν, τὴν ἐπὶ συμπλοκῆ δεδεμένην, καὶ τῇ Λέδᾳ περιπετώμενον τὸν ὄρνιν τὸν ἐρωτικὸν... Πανίσκοι τινὲς, καὶ γυμναὶ κόραι, καὶ σάτυροι μεθύοντες.Abbiamo a Napoli un gabinetto puramente di lavori d'arte osceni, e n'è stampata la descrizione a Parigi,Cabinet secret du musée royal de Naples, con sessanta tavole a colori che rappresentano le pitture, i bronzi, le statue erotiche d'esso gabinetto.387.Nel duomo di Màzzara e in San Francesco di Messina due col ratto di Proserpina; nella chiesa di Sclafani con Baccanti: e più bello il fonte battesimale di Girgenti colla storia di Ippolito.388.Ferrara,Storia di Sicilia, tom.VIII. p. 112.389.Crispi,Opusc. di letteratura e archeologia, 1836.390.Aristotele,Econom., lib. ii. 1. 2. Nel Digesto, lib.LII. tit. 10, è ordinato:Ne quis nummos stagneos, plumbeos emere, vendere dolo malo velit.391.Auctarium Siciliæ numismaticæ. Copenhagen 1816.Le città o repubbliche sicule, di cui si hanno medaglie, sono:Abacænum, presso Tripi;Abolla, presso Avola;Acræ, presso Palazzolo;Adranum, oggi Adernò;Agrigentum;Agyra;Alantium, sul monte San Fratello;Amestratum, oggi Mistretta;Apollonia, oggi Pollina;Assorum, oggi Asaro;Atna, o Inessa presso Licodia.Calcata, oggi Caronia;Camarina; Catania; Centuripa,oggi Centorbi;Cephalædium, oggi Cefalù.Drepanum, oggi Trapani.Emporium, oggi Castellamare;Enna, oggi Castrogiovanni;Entella; Erix, oggi Monte San Giuliano.Gela?Iccara, presso Carini.Leontinum, oggi Lentini;Lilibæum.Macella, oggi Macellaro;Megara, oggi Augusta;Menæ, oggi Mineo;Messana, già Zancle, oggi Messina;Morguntium, nel golfo di Catania;Motya, nell'isola San Pantaleo.Naxus, al capo Schifò;Neetum, oggi Noto;Nissa, poi Petilia.Panormus, oggi Palermo.SegestaoEgesta, sul monte Barbaro;Selinus, oggi Selinunte;Siracusæ.Talaria? Tauromenium, oggi Taormina;Thermæ; Tyndarium; ThraciaoTrinacio, presso Potica. Possono aggiungersi le vicine isole diMelita, Malta;Gaulus, Gozo;Melingunis, Lipari;Lopadusa, Lampedusa;Cosyra, Pantellaria.Non sono però qui tutte le città siciliane; Vincenzo Natale, ne'Discorsi sulla storia antica della Sicilia(Napoli 1843), ne dà il catalogo ragionato, distinguendo le certamente sicane da quelle che il sono probabilmente: le prime sarebbero Camico, Inico, Onface; Crasto, Iccari, Eucarpia, Macara, Vessa; le altre, Indara, Ippana, Macella, Schera, Jete, Triocala, Scirtea, Cabala, Giorgio, Ambiche. Altre quaranta ne adduce, edificate dai Siculi, e poi divenute greche; e di tutte cerca la geografia, i fondatori, le vicende. In testa alleAntichità di Siciliadel duca di Serradifalco sta unQuadro comparativo dei nomi antichi e modernidelle città siciliane. Alla geografia di questo paese giovano immensamente le otto carte di Alfonso Airoldi, che la rappresentano nei tempi favolosi fin alle colonie greche e alla conquista de' Romani, sotto di questi, sotto gl'imperatori, sotto i Saracini, sotto i Normanni, sotto gli Aragonesi; e l'ultima le riepiloga tutte, coi nomi che in ciascun'epoca portarono le città.Le monete della restante Italia si classificano così: Italia superiore, Etruria, Umbria, Piceno, Vestini, Lazio, Agro Reatino, Samnio, Frentani, Campania, Apulia, Calabria, Lucania, Bruzj.392.Delle statue antiche convien ricordarsi che molte sono restaurate. A dir solo delle più celebri, nel Laocoonte, capolavoro, che l'espressione esagerata del dolore colloca ai limiti ove l'arte comincia a decadere, è moderno il braccio destro del padre, e furono fatti dal Cornacchini l'antibraccio destro del figlio maggiore e tutto il braccio destro del minore: nel toro Farnese sono restauro la parte superiore di Dirce, le teste e le gambe di Zeto e Anfione: Michelangelo rifece le gambe dell'Ercole Farnese, che poi furono trovate: dell'Apollo di Belvedere son moderne le mani: alla Tersicore del Vaticano si sovrappose la testa di un'altra statua. Le statue di Ercolano e Pompej hanno questo insigne vantaggio, di essere state immuni da restauri.393.Nel 1755, e gli scavi regolari cominciarono nel 1799. Domenico Fontana, che nel 1592 guidò le acque del Sarno alla Torre dell'Annunziata, dovette coi cunicoli incontrarsi ne' monumenti di Pompej che attraversava: or come non nacque curiosità di esplorarli?394.Forse non era che un simbolo e un motto di buon augurio, che si ha pure nel musaico di Salisburgo, coll'aggiuntaNihil intret mali: ma di un postribolo si ha a Pompej un'iscrizione, ch'è bello tacere.395.Le scarpe de' Romani somigliavano agli odierni coturni, giungendo fin al polpaccio, sparati davanti, e chiusi da coreggie o lacciuoli. Era vanto l'averli ben serrati; ma dallo sparo, nelle persone eleganti, lasciavasi trasparire la calza, per lo più bianca o rossa, e sostenuta da un legaccio. La suola talvolta era rialzata da severo, che anche oggi trovasi opportuno a tenere asciutto il piede. La moda variò la forma e il colore del tomajo; le suole furono sin d'oro, ovvero ornate di gemme. Aureliano riservò alle donne le scarpe rosse, che del resto erano un distintivo degli imperatori.396.È singolare un musaico, ultimamente scoperto in un triclinio presso la porta Stabiana, di finitezza stupenda. Ha nel mezzo un teschio, e attorno simboli delle vicende della vita; un archipenzolo, un bastone, un'asta rovesciata da cui pendono cenci, una farfalla con ali rosse screziate d'azzurro, librata s'una ruota a sei raggi. Come vedemmo nel convito di Trimalcione, rammentavasi la fugacità della vita, per eccitare a goderne.397.Ultimamente si scopersero tombe sannitiche, fra le romane; anche con vasi e monete che attestano una civiltà sviluppata prima del contatto coi Greci.398.Delle tante opere relative agli scavi di Pompej il frutto venne raccolto in quella di Fausto e Felice Niccolini:Le case e i monumenti di Pompej disegnati e descritti. Ora il Fiorelli ha dato maggior regola alle scoperte e più scienza all'interpretazione.Una particolarità bizzarrissima di Pompej sono le iscrizioni, che graffivano sul muro ragazzi e soldati petulanti, o amanti, o sollecitatori di voti. Un giovinetto scrisse:Candida me docuit nigras odisse puellas;e una donna, o fingendosi donna, vi soggiunse:Oderis, et iteras non invitus;Scripsit Venus Fysica Pompejana.Un amante posposto scriveva:Alter amat, alter amatur, ego fastidio; e un arguto vi soggiungeva:Qui fastidit, amat.E molte ricorreano dichiarazioni amorose; per es.:Auge amat Arabienum; Methe Cominiæs atellana(commediante)amat Chrestum corde. Sit utreisque Venus Pompejana propitia et semper concordes vivant.Spesso sono scherzi, come questa lettera:Pyrrus c. Hejo conlegæ sal. Moleste fero quod audivi te mortuum: itaque vale. Sul palazzo di giustizia uno scriveva:Quot pretium legi?«Quanto si vende la giustizia?»Talune sono manifesti di spettacolo:Hic venatio pugnabitVkalandas septembrisEt Felix ad ursos pugnabit.Un venditore di zampetti assicura che, serviti che siano, i convitati leccano la pentola ove furon cotti:Ubi perna cocta est si convivæ apponiturNon gustat pernam, lingit ollam aut cacabum.Ci sono affissi per trovare robe perdute, come questa:Urna vinicia periit de tabernaSi eam quis retuleritDabunturHS lxv: sei furemQuis abduxeritDabit decumum (il doppio)JanuariusQui hic habitat.Ci sono annunzj d'affitti o di vendite:In prædiis juliæ sp. felicisLocanturBalneum venerium et nongentum tabernæPergulæCænacula ex idibus aug. primis in idusAug. sextasAnnos continuos quinques q d l e n c aSmettium verum ade.Le quali ultime sigle devono forse leggersi:Si quis dominun loci ejus non cognoverit, ad...Ma sono strane quelle novecento botteghe in una sola città. Pergole chiamavansi i terrazzi dove i venditori esponeano le loro merci: i cenacoli equivalgono alle trattorie.Un ghiotto esclama:Quæ gula quæcumque in vino nascitur;un altro:Ad quem non cœno, barbarus ille mihi est.Uno schiavo liberato:Labora, Aselle, quomodo ego laboravi, et proderit tibi;uno impreca:Asellia tabescas;un altro taccia di ladro:Oppi embolari(facchino)fur furuncule;e con espressione più mercatina:Miccio cocio tu tuo patri cacanti confregisti peram.Anche Cicerone (inVerrem,III. 33) ci fa sapere che contro l'amasia di Verre i Siciliani scriveano satire fin sopra le pareti del tribunale e la testa del pretore:De qua muliere versus plurimi supra tribunal et supra prætoris caput scribebantur.Quelle iscrizioni diedero modo di capirne altre, che prima non intendevasi alludessero all'abitudine di graffire sui muri con un aguto o con carbone o minio. Così a Forlimpopoli leggeasi:ITA CANDIDATVS FIAT HONORATVS TVVS ET ITA GRATVM EDAT MVNVS TVVS MVNERARIVS ET TV FELIX SCRIPTOR SI HOC NON SCRIPSERIS.Il tuo candidato giunga agli onori, e ti dia in compenso un combattimento, purchè tu non lo scriva qui;cioè desiderava non scrivesse su quella fabbrica il suo voto. E principalmente faceasi tal preghiera sui sepolcri che, come esposti lungo la via, erano prescelti per porvi le iscrizioni.PARCE OPVS HOC SCRIPTOR TITVLI QUOD LVCTIBVS VRGENTSIC TVA PRÆTORES SEPE MANVS REFERATè la fine d'un epitafio di Mola di Gaeta, riferito da Mommsen (Inscriptiones regni neapoletani): come quest'altra:INSCRIPTOR ROGO TE VT TRANSEAS HOC MONVMENTVM AST... AN QVOIVS CANDIDATI NOMEN IN HOC MONVMENTO INSCRIPTVM FVERIT REPVLSAM FERAT NEQVE HONOREM VLLVM GERAT.Prego lo scribacchiante a lasciar intatto questo monumento: il candidato, il cui nome vi sarà scritto, possa esser rejetto nelle elezioni, e non giunga ad onore alcuno.Alle volte l'iscrizione è tale, che chi la legge imprechi a se stesso; come la 1810 dell'Orelli:M. CAMVRIVS HORANVS H. M. H. N. S. SED SI HOC MONVMENTO VLLIVS CANDIDATI NOMEN INSCRIPSERO NE VALEAM.Mal mi capiti se a questo monumento iscriverò il nome di qualche candidato;mentre la 4751 dello stesso dice:ITA VALEAS SCRIPTOR HOC MONVMENTVM PRÆTERI.Ben t'avvenga se non scarabocchi questo monumento.E dianzi presso Narni fu trovata questa:ITA CANDIDATVS QVOD PETIT FIAT TVVS ET ITA PERENNES SCRIPTOR OPVS HOC PRÆTERI HOC SI IMPETRO AT FELIX VIVAS BENE VALE.Il tuo candidato divenga ciò che desidera, e tu abbi lunga vita; ma non scrivere su questo monumento. Se mel concedi, t'auguro salute e bene.VediAthenæum français, agosto 1855.Pompej era città osca, e però gli annunzj e le indicazioni faceansi spesso in quella lingua. Ciò ch'è più notevole, essendo graffite le epigrafi da persone incolte, vi abbondano scorrezioni: così nel programma di un grammatico,Saturninus cum discentes rogat;versi di Virgilio, di Properzio, d'Ovidio (nessuno d'Orazio) son riferiti con errori e varianti. E quegli sbagli molte volte servono di riprova a quanto altrove assumemmo, cioè alla coesistenza d'un parlar vulgare, e alla sua somiglianza col moderno italiano.Cosmus nequitiæ est magnissimæ, esclama uno; un altro:O felice me;un terzo:Itidem quod tu factitas cotidie...Dopo altri, più compiutamente ne trattaronoGarrucci,Inscriptions gravées au trait sur les murs de Pompej;Fiorelli,Monumenta epigraphica pompejana ad fidem archetyporum expressa. Napoli 1854, edizione di soli cento esemplari a spese di Alberto Detken. E meglioInscriptiones parietariæ pompejanæ, herculanenses, stabianæ etc. ediditC. Zangemeister, Berlino 1871, nelCorpus inscriptionum latinarum.399.Roma in montibus posita et convallibus, cœnaculis sublata et suspensa, non optimis viis, angustissimis semitis.Cicerone,in Rullum, 33.

354.«Chiamansi le Coefore, e sono di... di chi dunque? Ah sì! dicevano di Policleto».In Verrem, de signis.

354.«Chiamansi le Coefore, e sono di... di chi dunque? Ah sì! dicevano di Policleto».In Verrem, de signis.

355.— Statue, che potrebbero allettare non solo un intelligente come Verre, ma fin ignoranti, come chiamano noi: un Cupido di Prassitele; giacchè nell'indagine ho imparato anche nomi d'artisti».Ibi.

355.— Statue, che potrebbero allettare non solo un intelligente come Verre, ma fin ignoranti, come chiamano noi: un Cupido di Prassitele; giacchè nell'indagine ho imparato anche nomi d'artisti».Ibi.

356.Excudent alii spirantia mollius æra,Credo equidem vivos ducent de marmare vultus,Orabunt melius causas...Il cortigiano d'Augusto dovea passare sotto silenzio Cicerone. Veramente Orazio,Ep.I4, cantava:Pingimus, atquePsallimus, et luctamur Achivis doctius unctis;ma è notevole questo appaiare il dipingere col sonare e lottare.

356.

Excudent alii spirantia mollius æra,Credo equidem vivos ducent de marmare vultus,Orabunt melius causas...

Excudent alii spirantia mollius æra,Credo equidem vivos ducent de marmare vultus,Orabunt melius causas...

Excudent alii spirantia mollius æra,

Credo equidem vivos ducent de marmare vultus,

Orabunt melius causas...

Il cortigiano d'Augusto dovea passare sotto silenzio Cicerone. Veramente Orazio,Ep.I4, cantava:

Pingimus, atquePsallimus, et luctamur Achivis doctius unctis;

Pingimus, atquePsallimus, et luctamur Achivis doctius unctis;

Pingimus, atque

Psallimus, et luctamur Achivis doctius unctis;

ma è notevole questo appaiare il dipingere col sonare e lottare.

357.Il Panteon fu dedicato a Giove Ultore, e detto così perchè alle due statue di Marte e Venere erano aggiunti gli attributi di tutte le divinità. Guasto da incendj, fu restaurato da Adriano, poi da Settimio Severo nel 202 di C.; e d'uno di questi restauri probabilmente sono colpa le colonne che dividono lo spazio interno, troppo esili a proporzione della grave cupola. Nel 600 venne dedicato a santa Maria ed ai Martiri. La copertura di bronzo della cupola fu tolta nel medio evo; quella del portico da Urbano VIII per far fondere la tribuna di S. Pietro in Vaticano dal Bernino, del quale pure sono i due poveri campanili, che si vedono sul frontone postico.

357.Il Panteon fu dedicato a Giove Ultore, e detto così perchè alle due statue di Marte e Venere erano aggiunti gli attributi di tutte le divinità. Guasto da incendj, fu restaurato da Adriano, poi da Settimio Severo nel 202 di C.; e d'uno di questi restauri probabilmente sono colpa le colonne che dividono lo spazio interno, troppo esili a proporzione della grave cupola. Nel 600 venne dedicato a santa Maria ed ai Martiri. La copertura di bronzo della cupola fu tolta nel medio evo; quella del portico da Urbano VIII per far fondere la tribuna di S. Pietro in Vaticano dal Bernino, del quale pure sono i due poveri campanili, che si vedono sul frontone postico.

358.CiceroneadAttico, lib.I. ep. 4. 6. 8. 9.

358.CiceroneadAttico, lib.I. ep. 4. 6. 8. 9.

359.Vitruvio,II. 8.

359.Vitruvio,II. 8.

360.Plinio,Nat. hist.,XXXV. 4. 10. 11. 12.

360.Plinio,Nat. hist.,XXXV. 4. 10. 11. 12.

361.San Pietro di Roma copre 20,000 metri quadrati; mentre il più grande della Roma antica, cioè quel della Pace, ne copre 6240, 3182 il Panteon, 874 il Giove Tonante, 195 quel della Fortuna Virile; e fuor di Roma, 1426 il tempio maggiore di Pesto, 636 quel della Concordia ad Agrigento, 434 quel di Giove a Pompej.

361.San Pietro di Roma copre 20,000 metri quadrati; mentre il più grande della Roma antica, cioè quel della Pace, ne copre 6240, 3182 il Panteon, 874 il Giove Tonante, 195 quel della Fortuna Virile; e fuor di Roma, 1426 il tempio maggiore di Pesto, 636 quel della Concordia ad Agrigento, 434 quel di Giove a Pompej.

362.En quatuor aras;Ecce duas tibi, Daphni, duas altaria Phœbo.Su questo passo di Virgilio pretesero che gli altari si consacrassero agli dei, a' semidei ed eroi le are; ma non sembra provato, nè soddisfa la distinzione che ne fece Raoul-Rochette neiMonuments inédits d'antiquité figurée, tav.XXVI. 2.

362.

En quatuor aras;Ecce duas tibi, Daphni, duas altaria Phœbo.

En quatuor aras;Ecce duas tibi, Daphni, duas altaria Phœbo.

En quatuor aras;

Ecce duas tibi, Daphni, duas altaria Phœbo.

Su questo passo di Virgilio pretesero che gli altari si consacrassero agli dei, a' semidei ed eroi le are; ma non sembra provato, nè soddisfa la distinzione che ne fece Raoul-Rochette neiMonuments inédits d'antiquité figurée, tav.XXVI. 2.

363.«Benchè inferiore in semplicità ed armonia all'architettura greca (dice Hosking), la romana è evidentemente della stessa famiglia, distinta per esecuzione più ardita, ed elaborata profusione d'ornamenti. Il gusto delle due nazioni è espresso dal dorico pel primo, dal corintio per l'altro: uno è modello di semplice grandezza, perfetto nelle particolari convenienze, e inapplicabile ad oggetto diverso; l'altro è men raffinato, ma molto adorno; sfoggia nell'esterno la bellezza di cui manca nell'interno; imperfetto in ciascuna combinazione, ma applicabile ad ogni proposito. In Grecia come a Roma il maggiore sfoggio d'architettura e colonne faceasi ne' tempj; ma i Romani non aveano abitudine di costruirli peripteri, siccome i Greci. Da alcune ruine pare che in qualche età fabbricassero tempj dipteri; ma i più usitati erano i pseudo-dipteri, cioè colle colonne affisse al muro, gli apteri e prostili: di amfi-prostili non abbiamo esempj. Gran proiezione i Romani davano ai loro portici pel maggior effetto. I tempj circolari non erano comuni ai Romani. Insomma il tempio romano era distinto dal greco per aspetto più grande, colonne più sottili, generalmente corintie, e costruzione sopra un podio o basamento».

363.«Benchè inferiore in semplicità ed armonia all'architettura greca (dice Hosking), la romana è evidentemente della stessa famiglia, distinta per esecuzione più ardita, ed elaborata profusione d'ornamenti. Il gusto delle due nazioni è espresso dal dorico pel primo, dal corintio per l'altro: uno è modello di semplice grandezza, perfetto nelle particolari convenienze, e inapplicabile ad oggetto diverso; l'altro è men raffinato, ma molto adorno; sfoggia nell'esterno la bellezza di cui manca nell'interno; imperfetto in ciascuna combinazione, ma applicabile ad ogni proposito. In Grecia come a Roma il maggiore sfoggio d'architettura e colonne faceasi ne' tempj; ma i Romani non aveano abitudine di costruirli peripteri, siccome i Greci. Da alcune ruine pare che in qualche età fabbricassero tempj dipteri; ma i più usitati erano i pseudo-dipteri, cioè colle colonne affisse al muro, gli apteri e prostili: di amfi-prostili non abbiamo esempj. Gran proiezione i Romani davano ai loro portici pel maggior effetto. I tempj circolari non erano comuni ai Romani. Insomma il tempio romano era distinto dal greco per aspetto più grande, colonne più sottili, generalmente corintie, e costruzione sopra un podio o basamento».

364.Pausania, x.

364.Pausania, x.

365.Ecco il paragone d'alcuni di tali edifizj:lunghezzalarghezzaspettatoriColiseometri20717187,000Anfiteatro di Caracalla»22614620,000Anfiteatro di Marcello»13213230,000Anfiteatro di Verona»15412223,000Circo Massimo»660190254,000

365.Ecco il paragone d'alcuni di tali edifizj:

366.Non è vero che le figure crescano regolarmente di grandezza nell'elevarsi. Il 1588 alla statua dell'imperatore fu surrogata quella di san Pietro; due anni dipoi, Sisto V sterrò il piedistallo; Napoleone fece demolire le umili costruzioni che ne ingombravano il contorno, e i papi successivi restituirono la grande piazza. Lo spagnuolo Ciacono nel 1616 scriveva che ancora vedevansi i piedi della statua di Trajano, e che dagli scavi fatti uscì la testa di bronzo, la quale conservavasi dal cardinale Della Valle: or s'ignora che ne sia avvenuto.

366.Non è vero che le figure crescano regolarmente di grandezza nell'elevarsi. Il 1588 alla statua dell'imperatore fu surrogata quella di san Pietro; due anni dipoi, Sisto V sterrò il piedistallo; Napoleone fece demolire le umili costruzioni che ne ingombravano il contorno, e i papi successivi restituirono la grande piazza. Lo spagnuolo Ciacono nel 1616 scriveva che ancora vedevansi i piedi della statua di Trajano, e che dagli scavi fatti uscì la testa di bronzo, la quale conservavasi dal cardinale Della Valle: or s'ignora che ne sia avvenuto.

367.Lampridio, inAlexandro, 27. 28.

367.Lampridio, inAlexandro, 27. 28.

368.Rossini.Degli archi trionfali onorarj e funebri degli antichi Romani, sparsi per tutta Italia. Roma 1736.Ecco un parallelo:altezzalarghezzagrossezzaArco in Roma di Titometri24165Arco in Roma di Costantino»25227Arco in Roma di Settimio Severo»24217Arco di Benevento»25175Arco d'Augusto a Rimini»16169Arco di Ancona»15143A Roma v'erano pur quelli di Orazio Coclite, Camillo, Druso, Tiberio, Gallieno.

368.Rossini.Degli archi trionfali onorarj e funebri degli antichi Romani, sparsi per tutta Italia. Roma 1736.

Ecco un parallelo:

A Roma v'erano pur quelli di Orazio Coclite, Camillo, Druso, Tiberio, Gallieno.

369.Manentque vestigia irritæ spei.Tacito.

369.Manentque vestigia irritæ spei.Tacito.

370.Dureau de la Malle (De la distribution, de la valeur et de la législation des eaux dans l'ancienne Rome. Parigi 1843) calcola che i condotti che menavano acqua a Roma, tirassero insieme 428,000 metri, di cui 32,000 sopra arcate: e sottraendone la derivazione fraudolenta, portavano 11,075 pollici d'acqua, di cui 4388 vendevansi ad usi privati. Rondelet sopra Frontino, ragguagliò l'acqua venuta in Roma per gli acquedotti a un fiume largo trenta piedi, profondo sei, e della velocità di trenta pollici per secondo.

370.Dureau de la Malle (De la distribution, de la valeur et de la législation des eaux dans l'ancienne Rome. Parigi 1843) calcola che i condotti che menavano acqua a Roma, tirassero insieme 428,000 metri, di cui 32,000 sopra arcate: e sottraendone la derivazione fraudolenta, portavano 11,075 pollici d'acqua, di cui 4388 vendevansi ad usi privati. Rondelet sopra Frontino, ragguagliò l'acqua venuta in Roma per gli acquedotti a un fiume largo trenta piedi, profondo sei, e della velocità di trenta pollici per secondo.

371.Paragone dei ponti romani:lungolargocostruito daMilviometri1269SillaSenatorio o Rotto»2513C. ScipioneSalaro sul Teverone»779TarquinioSisto o del Gianicolo»70—Fabricio o de' Quattro capi»25—Cestio o Ferrato»50—ValenteElio o Sant'Angelo»11315AdrianoMammea presso Roma»609AntoninoDi Rimini sulla Marecchia»46—AugustoSulla Narina fra Roma e Loreto»19434Augusto

371.Paragone dei ponti romani:

372.Muræna proibente domum, Capitone culinam...Proxima Campano ponti quæ villula tectumPræbuit; et parochi, quæ debent, ligna salemque.Sat.I, V.46.

372.

Muræna proibente domum, Capitone culinam...Proxima Campano ponti quæ villula tectumPræbuit; et parochi, quæ debent, ligna salemque.Sat.I, V.46.

Muræna proibente domum, Capitone culinam...Proxima Campano ponti quæ villula tectumPræbuit; et parochi, quæ debent, ligna salemque.Sat.I, V.46.

Muræna proibente domum, Capitone culinam...

Proxima Campano ponti quæ villula tectum

Præbuit; et parochi, quæ debent, ligna salemque.

Sat.I, V.46.

373.Scalis habito tribus sed altis.Epigr.V.22.

373.

Scalis habito tribus sed altis.Epigr.V.22.

Scalis habito tribus sed altis.Epigr.V.22.

Scalis habito tribus sed altis.

Epigr.V.22.

374.Cicerone,pro Milone, 15;Philip.II. 9.Orazio,Ep.II. 2. 15.

374.Cicerone,pro Milone, 15;Philip.II. 9.Orazio,Ep.II. 2. 15.

375.Che si chiudessero con imposte doppie è chiaro da quel di Ovidio,Amor.,I. 3:Pars adaperta fuit, pars altera clausa fenestræ.Plinio parla d'una porta a vetri nella sua villa, la quale separava e riuniva due camere.

375.Che si chiudessero con imposte doppie è chiaro da quel di Ovidio,Amor.,I. 3:

Pars adaperta fuit, pars altera clausa fenestræ.

Pars adaperta fuit, pars altera clausa fenestræ.

Pars adaperta fuit, pars altera clausa fenestræ.

Plinio parla d'una porta a vetri nella sua villa, la quale separava e riuniva due camere.

376.Ex auro, argentove aut certe ex ære in bibliotheca dicantur illi, quorum immortales animæ in iisdem locis loquuntur.Plinio.

376.Ex auro, argentove aut certe ex ære in bibliotheca dicantur illi, quorum immortales animæ in iisdem locis loquuntur.Plinio.

377.Quanto ai camini, senza ricorrere al Manuzio nei Commenti alle epistole di Cicerone, al Filandro sopra Vitruvio,VII. 3, al Burmanno sopra Petronio,Satyr. 135, che lo negano, ed al Ferrario,Electorumlib.I. 1. 9, che lo asserisce, può vedersi una dissertazione di Scipione Maffei nella raccolta d'opuscoli del Calogerà, tom.XLVII. p. 449, ove sostiene che gli antichi non avevano camini al modo nostro. Pure in Aristofane (Vespe, 1. 2) è accennata una canna di camino, in cui poteva star nascosto un uomo; Svetonio (inVitellio) dice che, in un pasto dato da questo imperatore, la sala bruciò per fuoco appigliatosi al camino (flagrante triclinio ex conceptu camini).

377.Quanto ai camini, senza ricorrere al Manuzio nei Commenti alle epistole di Cicerone, al Filandro sopra Vitruvio,VII. 3, al Burmanno sopra Petronio,Satyr. 135, che lo negano, ed al Ferrario,Electorumlib.I. 1. 9, che lo asserisce, può vedersi una dissertazione di Scipione Maffei nella raccolta d'opuscoli del Calogerà, tom.XLVII. p. 449, ove sostiene che gli antichi non avevano camini al modo nostro. Pure in Aristofane (Vespe, 1. 2) è accennata una canna di camino, in cui poteva star nascosto un uomo; Svetonio (inVitellio) dice che, in un pasto dato da questo imperatore, la sala bruciò per fuoco appigliatosi al camino (flagrante triclinio ex conceptu camini).

378.Non vivunt contra naturam qui pomaria in summis turribus ferunt? Quorum silvæ in tectis domorum ac fastigis nutant, inde ortis radicibus quo improbe cacumina egissent?Ep. 122.

378.Non vivunt contra naturam qui pomaria in summis turribus ferunt? Quorum silvæ in tectis domorum ac fastigis nutant, inde ortis radicibus quo improbe cacumina egissent?Ep. 122.

379.Censores vias sternendas silice in urbe, glarea extra urbem substruendas marginandasque, primi omnium locaverunt.Livio, xli. 27.Sopra tavole di rame si trovarono leggi, che il Corradi e il Mazzocchi credeano essere le Sempronie di Cajo Gracco, ma ora si asseriscono agli ultimi tempi della Repubblica, e portano regolamenti intorno alle strade:— Chi ha o avrà, sia in Roma o a un miglio in giro dal suo abitato, una casa, davanti a cui passi la strada pubblica, dovrà mantenere essa strada a requisizione dell'edile, cui spetta quel quartiere. L'edile veglierà perchè ciascun proprietario mantenga come deve la strada dinanzi la sua casa, sicchè l'acqua non s'impozzi e non la renda incomoda.«Gli edili curuli e plebei dovranno, fra cinque giorni dopo eletti, trarre a sorte le regioni della città, dove abbiano a sorvegliare la riparazione e il selciato delle strade pubbliche a Roma e ad un miglio in giro.«Se la via passi fra un tempio od un luogo pubblico qualunque e una casa privata, l'edile farà conservare a spese dello Stato metà di questa parte della via pubblica.«Se un proprietario non intertenga la strada avanti la sua casa dopo l'intimazione dell'edile, questi l'affiderà ad un appaltatore: ma dieci giorni prima l'annunzierà nel fôro, e ne farà intimar l'avviso ad esso proprietario ed a' suoi procuratori; e l'aggiudicazione si farà pubblicamente nel fôro, mediante il questore urbano.«Esso proprietario o proprietarj saranno scritti come debitori sui libri di finanza per una somma eguale all'aggiudicazione, e all'intraprenditore verrà assegnato un credito esigibile di pien diritto sui loro beni.«Se, fra trenta giorni dall'assegnazione notificata al proprietario, esso non pagò l'imprenditore o non diede cauzione, dovrà pagare metà di più.«Il proprietario che abbia davanti alla casa un marciapiede, lo manterrà tutt'al lungo di essa in pietre connesse, intere, ben piane, secondo ordinerà l'edile di quel quartiere».Le tavole trovate ad Eraclea nel golfo di Taranto il 1732 contengono molti ordini sul mantenere sgombre le vie e proibiscono i carri dall'alba fin a decima, salvo poche eccezioni. Inoltre si obbligavano gli abitanti a conservar nette le vie scopando e anaffiando.Naudet,Sur la police chez les Romains, Mém. de l'Institut, vol.IV.

379.Censores vias sternendas silice in urbe, glarea extra urbem substruendas marginandasque, primi omnium locaverunt.Livio, xli. 27.

Sopra tavole di rame si trovarono leggi, che il Corradi e il Mazzocchi credeano essere le Sempronie di Cajo Gracco, ma ora si asseriscono agli ultimi tempi della Repubblica, e portano regolamenti intorno alle strade:

— Chi ha o avrà, sia in Roma o a un miglio in giro dal suo abitato, una casa, davanti a cui passi la strada pubblica, dovrà mantenere essa strada a requisizione dell'edile, cui spetta quel quartiere. L'edile veglierà perchè ciascun proprietario mantenga come deve la strada dinanzi la sua casa, sicchè l'acqua non s'impozzi e non la renda incomoda.

«Gli edili curuli e plebei dovranno, fra cinque giorni dopo eletti, trarre a sorte le regioni della città, dove abbiano a sorvegliare la riparazione e il selciato delle strade pubbliche a Roma e ad un miglio in giro.

«Se la via passi fra un tempio od un luogo pubblico qualunque e una casa privata, l'edile farà conservare a spese dello Stato metà di questa parte della via pubblica.

«Se un proprietario non intertenga la strada avanti la sua casa dopo l'intimazione dell'edile, questi l'affiderà ad un appaltatore: ma dieci giorni prima l'annunzierà nel fôro, e ne farà intimar l'avviso ad esso proprietario ed a' suoi procuratori; e l'aggiudicazione si farà pubblicamente nel fôro, mediante il questore urbano.

«Esso proprietario o proprietarj saranno scritti come debitori sui libri di finanza per una somma eguale all'aggiudicazione, e all'intraprenditore verrà assegnato un credito esigibile di pien diritto sui loro beni.

«Se, fra trenta giorni dall'assegnazione notificata al proprietario, esso non pagò l'imprenditore o non diede cauzione, dovrà pagare metà di più.

«Il proprietario che abbia davanti alla casa un marciapiede, lo manterrà tutt'al lungo di essa in pietre connesse, intere, ben piane, secondo ordinerà l'edile di quel quartiere».

Le tavole trovate ad Eraclea nel golfo di Taranto il 1732 contengono molti ordini sul mantenere sgombre le vie e proibiscono i carri dall'alba fin a decima, salvo poche eccezioni. Inoltre si obbligavano gli abitanti a conservar nette le vie scopando e anaffiando.Naudet,Sur la police chez les Romains, Mém. de l'Institut, vol.IV.

380.Dionigi d'Alicarnasso (lib.IV) dice difficile misurare il perimetro di Roma sopra le mura, attesochè son poco facili a seguire in grazia delle case che v'aderiscono da tutte parti. Secondo Paolo (Digest., lib.II),Romaesprimeva tutto l'indeterminato spazio dov'erano case,urbsil solo ricinto legale del pomerio, come oggi Londra e la City.Di Roma abbiamo due descrizioni fatte sotto Valentiniano e Valente, riferite da Grevio,Thesaurus antiquitatum roman., tom.III; ed una a mezzo ilVsecolo, in calce allaNotitia dignitatum utriusque imperii.L'area della città occupava da cinque milioni di metri quadrati, dopo l'ampliazione d'Aureliano; sicchè ogni casa teneva, per un di mezzo, centoquattro metri quadrati. Ciò mostra quanto erano piccole: eppure bisognerebbe mettere venticinque casigliani per ciascuna se si volesse giungere a soli un milione ducentomila abitanti; che è assai meno di quel che alcuni suppongono. Londra ha la superficie di ventimila ottocento ettari, con ducensessantamila fabbricati.Giusto Lipsio stimò da quattro in cinque milioni la popolazione di Roma, e i successivi copiarono quest'indicazione. La Malle, dal calcolo dello spazio in paragone colle città moderne, non gliene dà più di cinquecentosessantamila. Si avverta però che la mura d'Aureliano non dovea comprendere quello spazio indeterminato che pur chiamavasi città: che con tanti schiavi poteasi molto più affollare la popolazione, stivandoli anche sotto ai tempj e ai pubblici edifizj; e che Augusto dovè proibire di alzar le case più di sette piani. Sappiamo che il grano d'Africa e dell'Egitto, destinato a pascer Roma, era in un anno sessanta milioni di moggia al tempo d'Augusto; cioè il bastevole per circa un milione d'abitanti. Forse tanti erano, contando metà di cittadini e metà fra schiavi e avveniticci. Scemò poi, e Sparziano (inSettimio Severo,VIII. 23) riduce a settantacinquemila moggia il consumo giornaliero di Roma, cioè il consumo annuo in ventisette milioni ducensettantacinquemila; il che limita la popolazione a cinquecentomila.

380.Dionigi d'Alicarnasso (lib.IV) dice difficile misurare il perimetro di Roma sopra le mura, attesochè son poco facili a seguire in grazia delle case che v'aderiscono da tutte parti. Secondo Paolo (Digest., lib.II),Romaesprimeva tutto l'indeterminato spazio dov'erano case,urbsil solo ricinto legale del pomerio, come oggi Londra e la City.

Di Roma abbiamo due descrizioni fatte sotto Valentiniano e Valente, riferite da Grevio,Thesaurus antiquitatum roman., tom.III; ed una a mezzo ilVsecolo, in calce allaNotitia dignitatum utriusque imperii.

L'area della città occupava da cinque milioni di metri quadrati, dopo l'ampliazione d'Aureliano; sicchè ogni casa teneva, per un di mezzo, centoquattro metri quadrati. Ciò mostra quanto erano piccole: eppure bisognerebbe mettere venticinque casigliani per ciascuna se si volesse giungere a soli un milione ducentomila abitanti; che è assai meno di quel che alcuni suppongono. Londra ha la superficie di ventimila ottocento ettari, con ducensessantamila fabbricati.

Giusto Lipsio stimò da quattro in cinque milioni la popolazione di Roma, e i successivi copiarono quest'indicazione. La Malle, dal calcolo dello spazio in paragone colle città moderne, non gliene dà più di cinquecentosessantamila. Si avverta però che la mura d'Aureliano non dovea comprendere quello spazio indeterminato che pur chiamavasi città: che con tanti schiavi poteasi molto più affollare la popolazione, stivandoli anche sotto ai tempj e ai pubblici edifizj; e che Augusto dovè proibire di alzar le case più di sette piani. Sappiamo che il grano d'Africa e dell'Egitto, destinato a pascer Roma, era in un anno sessanta milioni di moggia al tempo d'Augusto; cioè il bastevole per circa un milione d'abitanti. Forse tanti erano, contando metà di cittadini e metà fra schiavi e avveniticci. Scemò poi, e Sparziano (inSettimio Severo,VIII. 23) riduce a settantacinquemila moggia il consumo giornaliero di Roma, cioè il consumo annuo in ventisette milioni ducensettantacinquemila; il che limita la popolazione a cinquecentomila.

381.Forte ibam via Sacra, sicut meus est mos,Nescio quid meditans nugarum, totus in illis.

381.

Forte ibam via Sacra, sicut meus est mos,Nescio quid meditans nugarum, totus in illis.

Forte ibam via Sacra, sicut meus est mos,Nescio quid meditans nugarum, totus in illis.

Forte ibam via Sacra, sicut meus est mos,

Nescio quid meditans nugarum, totus in illis.

382.La prima edizione fu fatta a Firenze il 1496, poi a Venezia l'anno successivo. Dopo d'allora moltissime traduzioni e commenti; e la più illustre è l'edizione in otto vol. in-4º a Udine 1825-30, con trecenventi tavole, commenti e dissertazioni dello Stratico di Zara e del Polini.

382.La prima edizione fu fatta a Firenze il 1496, poi a Venezia l'anno successivo. Dopo d'allora moltissime traduzioni e commenti; e la più illustre è l'edizione in otto vol. in-4º a Udine 1825-30, con trecenventi tavole, commenti e dissertazioni dello Stratico di Zara e del Polini.

383.Nat. hist.,XXXV. 5.

383.Nat. hist.,XXXV. 5.

384.Spectantem aspectans quocumque aspiceret.

384.Spectantem aspectans quocumque aspiceret.

385.Nat. hist.,XXXIII. 38.

385.Nat. hist.,XXXIII. 38.

386.Scilicet in domibus vestris, ut prisca virorumArtifici fulgent corpora picta manu,Sic quæ concubitus varios Venerisque figurasExprimat, est aliquo parva tabella loco.Ovidio, Trist.,II.Utque velis, Venerem jungunt per mille figuras,Inveniat plures nulla tabella modos.Ars am.,II.Non istis olim variabant tecta figuris,Tum paries nullo crimine pictus erat...Illa puellarum ingenuos corrupit ocellos,Nequitiæque suæ noluit esse rudes etc.Properzio.Svetonio, inHoratio:Ad res venereas intemperantior traditur: nam speculato cubiculo scorta dicitur habuisse disposita, ut quocumque respexisset, ibi ei imago coitus referretur etc.Clemente Alessandrino, inProtrep.: Παρ’αὐτὰς επὶ τὰς περιπλοκὰς ἀφορῶσιν εἰς τὴν Αφροδίτην ἐκείνην, τὴν γυμνὴν, τὴν ἐπὶ συμπλοκῆ δεδεμένην, καὶ τῇ Λέδᾳ περιπετώμενον τὸν ὄρνιν τὸν ἐρωτικὸν... Πανίσκοι τινὲς, καὶ γυμναὶ κόραι, καὶ σάτυροι μεθύοντες.Abbiamo a Napoli un gabinetto puramente di lavori d'arte osceni, e n'è stampata la descrizione a Parigi,Cabinet secret du musée royal de Naples, con sessanta tavole a colori che rappresentano le pitture, i bronzi, le statue erotiche d'esso gabinetto.

386.

Scilicet in domibus vestris, ut prisca virorumArtifici fulgent corpora picta manu,Sic quæ concubitus varios Venerisque figurasExprimat, est aliquo parva tabella loco.Ovidio, Trist.,II.

Scilicet in domibus vestris, ut prisca virorumArtifici fulgent corpora picta manu,Sic quæ concubitus varios Venerisque figurasExprimat, est aliquo parva tabella loco.Ovidio, Trist.,II.

Scilicet in domibus vestris, ut prisca virorum

Artifici fulgent corpora picta manu,

Sic quæ concubitus varios Venerisque figuras

Exprimat, est aliquo parva tabella loco.

Ovidio, Trist.,II.

Utque velis, Venerem jungunt per mille figuras,Inveniat plures nulla tabella modos.Ars am.,II.

Utque velis, Venerem jungunt per mille figuras,Inveniat plures nulla tabella modos.Ars am.,II.

Utque velis, Venerem jungunt per mille figuras,

Inveniat plures nulla tabella modos.

Ars am.,II.

Non istis olim variabant tecta figuris,Tum paries nullo crimine pictus erat...Illa puellarum ingenuos corrupit ocellos,Nequitiæque suæ noluit esse rudes etc.Properzio.

Non istis olim variabant tecta figuris,Tum paries nullo crimine pictus erat...Illa puellarum ingenuos corrupit ocellos,Nequitiæque suæ noluit esse rudes etc.Properzio.

Non istis olim variabant tecta figuris,

Tum paries nullo crimine pictus erat...

Illa puellarum ingenuos corrupit ocellos,

Nequitiæque suæ noluit esse rudes etc.

Properzio.

Svetonio, inHoratio:Ad res venereas intemperantior traditur: nam speculato cubiculo scorta dicitur habuisse disposita, ut quocumque respexisset, ibi ei imago coitus referretur etc.

Clemente Alessandrino, inProtrep.: Παρ’αὐτὰς επὶ τὰς περιπλοκὰς ἀφορῶσιν εἰς τὴν Αφροδίτην ἐκείνην, τὴν γυμνὴν, τὴν ἐπὶ συμπλοκῆ δεδεμένην, καὶ τῇ Λέδᾳ περιπετώμενον τὸν ὄρνιν τὸν ἐρωτικὸν... Πανίσκοι τινὲς, καὶ γυμναὶ κόραι, καὶ σάτυροι μεθύοντες.

Abbiamo a Napoli un gabinetto puramente di lavori d'arte osceni, e n'è stampata la descrizione a Parigi,Cabinet secret du musée royal de Naples, con sessanta tavole a colori che rappresentano le pitture, i bronzi, le statue erotiche d'esso gabinetto.

387.Nel duomo di Màzzara e in San Francesco di Messina due col ratto di Proserpina; nella chiesa di Sclafani con Baccanti: e più bello il fonte battesimale di Girgenti colla storia di Ippolito.

387.Nel duomo di Màzzara e in San Francesco di Messina due col ratto di Proserpina; nella chiesa di Sclafani con Baccanti: e più bello il fonte battesimale di Girgenti colla storia di Ippolito.

388.Ferrara,Storia di Sicilia, tom.VIII. p. 112.

388.Ferrara,Storia di Sicilia, tom.VIII. p. 112.

389.Crispi,Opusc. di letteratura e archeologia, 1836.

389.Crispi,Opusc. di letteratura e archeologia, 1836.

390.Aristotele,Econom., lib. ii. 1. 2. Nel Digesto, lib.LII. tit. 10, è ordinato:Ne quis nummos stagneos, plumbeos emere, vendere dolo malo velit.

390.Aristotele,Econom., lib. ii. 1. 2. Nel Digesto, lib.LII. tit. 10, è ordinato:Ne quis nummos stagneos, plumbeos emere, vendere dolo malo velit.

391.Auctarium Siciliæ numismaticæ. Copenhagen 1816.Le città o repubbliche sicule, di cui si hanno medaglie, sono:Abacænum, presso Tripi;Abolla, presso Avola;Acræ, presso Palazzolo;Adranum, oggi Adernò;Agrigentum;Agyra;Alantium, sul monte San Fratello;Amestratum, oggi Mistretta;Apollonia, oggi Pollina;Assorum, oggi Asaro;Atna, o Inessa presso Licodia.Calcata, oggi Caronia;Camarina; Catania; Centuripa,oggi Centorbi;Cephalædium, oggi Cefalù.Drepanum, oggi Trapani.Emporium, oggi Castellamare;Enna, oggi Castrogiovanni;Entella; Erix, oggi Monte San Giuliano.Gela?Iccara, presso Carini.Leontinum, oggi Lentini;Lilibæum.Macella, oggi Macellaro;Megara, oggi Augusta;Menæ, oggi Mineo;Messana, già Zancle, oggi Messina;Morguntium, nel golfo di Catania;Motya, nell'isola San Pantaleo.Naxus, al capo Schifò;Neetum, oggi Noto;Nissa, poi Petilia.Panormus, oggi Palermo.SegestaoEgesta, sul monte Barbaro;Selinus, oggi Selinunte;Siracusæ.Talaria? Tauromenium, oggi Taormina;Thermæ; Tyndarium; ThraciaoTrinacio, presso Potica. Possono aggiungersi le vicine isole diMelita, Malta;Gaulus, Gozo;Melingunis, Lipari;Lopadusa, Lampedusa;Cosyra, Pantellaria.Non sono però qui tutte le città siciliane; Vincenzo Natale, ne'Discorsi sulla storia antica della Sicilia(Napoli 1843), ne dà il catalogo ragionato, distinguendo le certamente sicane da quelle che il sono probabilmente: le prime sarebbero Camico, Inico, Onface; Crasto, Iccari, Eucarpia, Macara, Vessa; le altre, Indara, Ippana, Macella, Schera, Jete, Triocala, Scirtea, Cabala, Giorgio, Ambiche. Altre quaranta ne adduce, edificate dai Siculi, e poi divenute greche; e di tutte cerca la geografia, i fondatori, le vicende. In testa alleAntichità di Siciliadel duca di Serradifalco sta unQuadro comparativo dei nomi antichi e modernidelle città siciliane. Alla geografia di questo paese giovano immensamente le otto carte di Alfonso Airoldi, che la rappresentano nei tempi favolosi fin alle colonie greche e alla conquista de' Romani, sotto di questi, sotto gl'imperatori, sotto i Saracini, sotto i Normanni, sotto gli Aragonesi; e l'ultima le riepiloga tutte, coi nomi che in ciascun'epoca portarono le città.Le monete della restante Italia si classificano così: Italia superiore, Etruria, Umbria, Piceno, Vestini, Lazio, Agro Reatino, Samnio, Frentani, Campania, Apulia, Calabria, Lucania, Bruzj.

391.Auctarium Siciliæ numismaticæ. Copenhagen 1816.

Le città o repubbliche sicule, di cui si hanno medaglie, sono:

Abacænum, presso Tripi;Abolla, presso Avola;Acræ, presso Palazzolo;Adranum, oggi Adernò;Agrigentum;Agyra;Alantium, sul monte San Fratello;Amestratum, oggi Mistretta;Apollonia, oggi Pollina;Assorum, oggi Asaro;Atna, o Inessa presso Licodia.

Calcata, oggi Caronia;Camarina; Catania; Centuripa,oggi Centorbi;Cephalædium, oggi Cefalù.

Drepanum, oggi Trapani.

Emporium, oggi Castellamare;Enna, oggi Castrogiovanni;Entella; Erix, oggi Monte San Giuliano.

Gela?

Iccara, presso Carini.

Leontinum, oggi Lentini;Lilibæum.

Macella, oggi Macellaro;Megara, oggi Augusta;Menæ, oggi Mineo;Messana, già Zancle, oggi Messina;Morguntium, nel golfo di Catania;Motya, nell'isola San Pantaleo.

Naxus, al capo Schifò;Neetum, oggi Noto;Nissa, poi Petilia.

Panormus, oggi Palermo.

SegestaoEgesta, sul monte Barbaro;Selinus, oggi Selinunte;Siracusæ.

Talaria? Tauromenium, oggi Taormina;Thermæ; Tyndarium; ThraciaoTrinacio, presso Potica. Possono aggiungersi le vicine isole diMelita, Malta;Gaulus, Gozo;Melingunis, Lipari;Lopadusa, Lampedusa;Cosyra, Pantellaria.

Non sono però qui tutte le città siciliane; Vincenzo Natale, ne'Discorsi sulla storia antica della Sicilia(Napoli 1843), ne dà il catalogo ragionato, distinguendo le certamente sicane da quelle che il sono probabilmente: le prime sarebbero Camico, Inico, Onface; Crasto, Iccari, Eucarpia, Macara, Vessa; le altre, Indara, Ippana, Macella, Schera, Jete, Triocala, Scirtea, Cabala, Giorgio, Ambiche. Altre quaranta ne adduce, edificate dai Siculi, e poi divenute greche; e di tutte cerca la geografia, i fondatori, le vicende. In testa alleAntichità di Siciliadel duca di Serradifalco sta unQuadro comparativo dei nomi antichi e modernidelle città siciliane. Alla geografia di questo paese giovano immensamente le otto carte di Alfonso Airoldi, che la rappresentano nei tempi favolosi fin alle colonie greche e alla conquista de' Romani, sotto di questi, sotto gl'imperatori, sotto i Saracini, sotto i Normanni, sotto gli Aragonesi; e l'ultima le riepiloga tutte, coi nomi che in ciascun'epoca portarono le città.

Le monete della restante Italia si classificano così: Italia superiore, Etruria, Umbria, Piceno, Vestini, Lazio, Agro Reatino, Samnio, Frentani, Campania, Apulia, Calabria, Lucania, Bruzj.

392.Delle statue antiche convien ricordarsi che molte sono restaurate. A dir solo delle più celebri, nel Laocoonte, capolavoro, che l'espressione esagerata del dolore colloca ai limiti ove l'arte comincia a decadere, è moderno il braccio destro del padre, e furono fatti dal Cornacchini l'antibraccio destro del figlio maggiore e tutto il braccio destro del minore: nel toro Farnese sono restauro la parte superiore di Dirce, le teste e le gambe di Zeto e Anfione: Michelangelo rifece le gambe dell'Ercole Farnese, che poi furono trovate: dell'Apollo di Belvedere son moderne le mani: alla Tersicore del Vaticano si sovrappose la testa di un'altra statua. Le statue di Ercolano e Pompej hanno questo insigne vantaggio, di essere state immuni da restauri.

392.Delle statue antiche convien ricordarsi che molte sono restaurate. A dir solo delle più celebri, nel Laocoonte, capolavoro, che l'espressione esagerata del dolore colloca ai limiti ove l'arte comincia a decadere, è moderno il braccio destro del padre, e furono fatti dal Cornacchini l'antibraccio destro del figlio maggiore e tutto il braccio destro del minore: nel toro Farnese sono restauro la parte superiore di Dirce, le teste e le gambe di Zeto e Anfione: Michelangelo rifece le gambe dell'Ercole Farnese, che poi furono trovate: dell'Apollo di Belvedere son moderne le mani: alla Tersicore del Vaticano si sovrappose la testa di un'altra statua. Le statue di Ercolano e Pompej hanno questo insigne vantaggio, di essere state immuni da restauri.

393.Nel 1755, e gli scavi regolari cominciarono nel 1799. Domenico Fontana, che nel 1592 guidò le acque del Sarno alla Torre dell'Annunziata, dovette coi cunicoli incontrarsi ne' monumenti di Pompej che attraversava: or come non nacque curiosità di esplorarli?

393.Nel 1755, e gli scavi regolari cominciarono nel 1799. Domenico Fontana, che nel 1592 guidò le acque del Sarno alla Torre dell'Annunziata, dovette coi cunicoli incontrarsi ne' monumenti di Pompej che attraversava: or come non nacque curiosità di esplorarli?

394.Forse non era che un simbolo e un motto di buon augurio, che si ha pure nel musaico di Salisburgo, coll'aggiuntaNihil intret mali: ma di un postribolo si ha a Pompej un'iscrizione, ch'è bello tacere.

394.Forse non era che un simbolo e un motto di buon augurio, che si ha pure nel musaico di Salisburgo, coll'aggiuntaNihil intret mali: ma di un postribolo si ha a Pompej un'iscrizione, ch'è bello tacere.

395.Le scarpe de' Romani somigliavano agli odierni coturni, giungendo fin al polpaccio, sparati davanti, e chiusi da coreggie o lacciuoli. Era vanto l'averli ben serrati; ma dallo sparo, nelle persone eleganti, lasciavasi trasparire la calza, per lo più bianca o rossa, e sostenuta da un legaccio. La suola talvolta era rialzata da severo, che anche oggi trovasi opportuno a tenere asciutto il piede. La moda variò la forma e il colore del tomajo; le suole furono sin d'oro, ovvero ornate di gemme. Aureliano riservò alle donne le scarpe rosse, che del resto erano un distintivo degli imperatori.

395.Le scarpe de' Romani somigliavano agli odierni coturni, giungendo fin al polpaccio, sparati davanti, e chiusi da coreggie o lacciuoli. Era vanto l'averli ben serrati; ma dallo sparo, nelle persone eleganti, lasciavasi trasparire la calza, per lo più bianca o rossa, e sostenuta da un legaccio. La suola talvolta era rialzata da severo, che anche oggi trovasi opportuno a tenere asciutto il piede. La moda variò la forma e il colore del tomajo; le suole furono sin d'oro, ovvero ornate di gemme. Aureliano riservò alle donne le scarpe rosse, che del resto erano un distintivo degli imperatori.

396.È singolare un musaico, ultimamente scoperto in un triclinio presso la porta Stabiana, di finitezza stupenda. Ha nel mezzo un teschio, e attorno simboli delle vicende della vita; un archipenzolo, un bastone, un'asta rovesciata da cui pendono cenci, una farfalla con ali rosse screziate d'azzurro, librata s'una ruota a sei raggi. Come vedemmo nel convito di Trimalcione, rammentavasi la fugacità della vita, per eccitare a goderne.

396.È singolare un musaico, ultimamente scoperto in un triclinio presso la porta Stabiana, di finitezza stupenda. Ha nel mezzo un teschio, e attorno simboli delle vicende della vita; un archipenzolo, un bastone, un'asta rovesciata da cui pendono cenci, una farfalla con ali rosse screziate d'azzurro, librata s'una ruota a sei raggi. Come vedemmo nel convito di Trimalcione, rammentavasi la fugacità della vita, per eccitare a goderne.

397.Ultimamente si scopersero tombe sannitiche, fra le romane; anche con vasi e monete che attestano una civiltà sviluppata prima del contatto coi Greci.

397.Ultimamente si scopersero tombe sannitiche, fra le romane; anche con vasi e monete che attestano una civiltà sviluppata prima del contatto coi Greci.

398.Delle tante opere relative agli scavi di Pompej il frutto venne raccolto in quella di Fausto e Felice Niccolini:Le case e i monumenti di Pompej disegnati e descritti. Ora il Fiorelli ha dato maggior regola alle scoperte e più scienza all'interpretazione.Una particolarità bizzarrissima di Pompej sono le iscrizioni, che graffivano sul muro ragazzi e soldati petulanti, o amanti, o sollecitatori di voti. Un giovinetto scrisse:Candida me docuit nigras odisse puellas;e una donna, o fingendosi donna, vi soggiunse:Oderis, et iteras non invitus;Scripsit Venus Fysica Pompejana.Un amante posposto scriveva:Alter amat, alter amatur, ego fastidio; e un arguto vi soggiungeva:Qui fastidit, amat.E molte ricorreano dichiarazioni amorose; per es.:Auge amat Arabienum; Methe Cominiæs atellana(commediante)amat Chrestum corde. Sit utreisque Venus Pompejana propitia et semper concordes vivant.Spesso sono scherzi, come questa lettera:Pyrrus c. Hejo conlegæ sal. Moleste fero quod audivi te mortuum: itaque vale. Sul palazzo di giustizia uno scriveva:Quot pretium legi?«Quanto si vende la giustizia?»Talune sono manifesti di spettacolo:Hic venatio pugnabitVkalandas septembrisEt Felix ad ursos pugnabit.Un venditore di zampetti assicura che, serviti che siano, i convitati leccano la pentola ove furon cotti:Ubi perna cocta est si convivæ apponiturNon gustat pernam, lingit ollam aut cacabum.Ci sono affissi per trovare robe perdute, come questa:Urna vinicia periit de tabernaSi eam quis retuleritDabunturHS lxv: sei furemQuis abduxeritDabit decumum (il doppio)JanuariusQui hic habitat.Ci sono annunzj d'affitti o di vendite:In prædiis juliæ sp. felicisLocanturBalneum venerium et nongentum tabernæPergulæCænacula ex idibus aug. primis in idusAug. sextasAnnos continuos quinques q d l e n c aSmettium verum ade.Le quali ultime sigle devono forse leggersi:Si quis dominun loci ejus non cognoverit, ad...Ma sono strane quelle novecento botteghe in una sola città. Pergole chiamavansi i terrazzi dove i venditori esponeano le loro merci: i cenacoli equivalgono alle trattorie.Un ghiotto esclama:Quæ gula quæcumque in vino nascitur;un altro:Ad quem non cœno, barbarus ille mihi est.Uno schiavo liberato:Labora, Aselle, quomodo ego laboravi, et proderit tibi;uno impreca:Asellia tabescas;un altro taccia di ladro:Oppi embolari(facchino)fur furuncule;e con espressione più mercatina:Miccio cocio tu tuo patri cacanti confregisti peram.Anche Cicerone (inVerrem,III. 33) ci fa sapere che contro l'amasia di Verre i Siciliani scriveano satire fin sopra le pareti del tribunale e la testa del pretore:De qua muliere versus plurimi supra tribunal et supra prætoris caput scribebantur.Quelle iscrizioni diedero modo di capirne altre, che prima non intendevasi alludessero all'abitudine di graffire sui muri con un aguto o con carbone o minio. Così a Forlimpopoli leggeasi:ITA CANDIDATVS FIAT HONORATVS TVVS ET ITA GRATVM EDAT MVNVS TVVS MVNERARIVS ET TV FELIX SCRIPTOR SI HOC NON SCRIPSERIS.Il tuo candidato giunga agli onori, e ti dia in compenso un combattimento, purchè tu non lo scriva qui;cioè desiderava non scrivesse su quella fabbrica il suo voto. E principalmente faceasi tal preghiera sui sepolcri che, come esposti lungo la via, erano prescelti per porvi le iscrizioni.PARCE OPVS HOC SCRIPTOR TITVLI QUOD LVCTIBVS VRGENTSIC TVA PRÆTORES SEPE MANVS REFERATè la fine d'un epitafio di Mola di Gaeta, riferito da Mommsen (Inscriptiones regni neapoletani): come quest'altra:INSCRIPTOR ROGO TE VT TRANSEAS HOC MONVMENTVM AST... AN QVOIVS CANDIDATI NOMEN IN HOC MONVMENTO INSCRIPTVM FVERIT REPVLSAM FERAT NEQVE HONOREM VLLVM GERAT.Prego lo scribacchiante a lasciar intatto questo monumento: il candidato, il cui nome vi sarà scritto, possa esser rejetto nelle elezioni, e non giunga ad onore alcuno.Alle volte l'iscrizione è tale, che chi la legge imprechi a se stesso; come la 1810 dell'Orelli:M. CAMVRIVS HORANVS H. M. H. N. S. SED SI HOC MONVMENTO VLLIVS CANDIDATI NOMEN INSCRIPSERO NE VALEAM.Mal mi capiti se a questo monumento iscriverò il nome di qualche candidato;mentre la 4751 dello stesso dice:ITA VALEAS SCRIPTOR HOC MONVMENTVM PRÆTERI.Ben t'avvenga se non scarabocchi questo monumento.E dianzi presso Narni fu trovata questa:ITA CANDIDATVS QVOD PETIT FIAT TVVS ET ITA PERENNES SCRIPTOR OPVS HOC PRÆTERI HOC SI IMPETRO AT FELIX VIVAS BENE VALE.Il tuo candidato divenga ciò che desidera, e tu abbi lunga vita; ma non scrivere su questo monumento. Se mel concedi, t'auguro salute e bene.VediAthenæum français, agosto 1855.Pompej era città osca, e però gli annunzj e le indicazioni faceansi spesso in quella lingua. Ciò ch'è più notevole, essendo graffite le epigrafi da persone incolte, vi abbondano scorrezioni: così nel programma di un grammatico,Saturninus cum discentes rogat;versi di Virgilio, di Properzio, d'Ovidio (nessuno d'Orazio) son riferiti con errori e varianti. E quegli sbagli molte volte servono di riprova a quanto altrove assumemmo, cioè alla coesistenza d'un parlar vulgare, e alla sua somiglianza col moderno italiano.Cosmus nequitiæ est magnissimæ, esclama uno; un altro:O felice me;un terzo:Itidem quod tu factitas cotidie...Dopo altri, più compiutamente ne trattaronoGarrucci,Inscriptions gravées au trait sur les murs de Pompej;Fiorelli,Monumenta epigraphica pompejana ad fidem archetyporum expressa. Napoli 1854, edizione di soli cento esemplari a spese di Alberto Detken. E meglioInscriptiones parietariæ pompejanæ, herculanenses, stabianæ etc. ediditC. Zangemeister, Berlino 1871, nelCorpus inscriptionum latinarum.

398.Delle tante opere relative agli scavi di Pompej il frutto venne raccolto in quella di Fausto e Felice Niccolini:Le case e i monumenti di Pompej disegnati e descritti. Ora il Fiorelli ha dato maggior regola alle scoperte e più scienza all'interpretazione.

Una particolarità bizzarrissima di Pompej sono le iscrizioni, che graffivano sul muro ragazzi e soldati petulanti, o amanti, o sollecitatori di voti. Un giovinetto scrisse:

Candida me docuit nigras odisse puellas;

Candida me docuit nigras odisse puellas;

Candida me docuit nigras odisse puellas;

e una donna, o fingendosi donna, vi soggiunse:

Oderis, et iteras non invitus;Scripsit Venus Fysica Pompejana.

Oderis, et iteras non invitus;Scripsit Venus Fysica Pompejana.

Oderis, et iteras non invitus;

Scripsit Venus Fysica Pompejana.

Un amante posposto scriveva:Alter amat, alter amatur, ego fastidio; e un arguto vi soggiungeva:Qui fastidit, amat.

E molte ricorreano dichiarazioni amorose; per es.:Auge amat Arabienum; Methe Cominiæs atellana(commediante)amat Chrestum corde. Sit utreisque Venus Pompejana propitia et semper concordes vivant.

Spesso sono scherzi, come questa lettera:Pyrrus c. Hejo conlegæ sal. Moleste fero quod audivi te mortuum: itaque vale. Sul palazzo di giustizia uno scriveva:Quot pretium legi?«Quanto si vende la giustizia?»

Talune sono manifesti di spettacolo:

Hic venatio pugnabitVkalandas septembrisEt Felix ad ursos pugnabit.

Hic venatio pugnabitVkalandas septembrisEt Felix ad ursos pugnabit.

Hic venatio pugnabit

Vkalandas septembris

Et Felix ad ursos pugnabit.

Un venditore di zampetti assicura che, serviti che siano, i convitati leccano la pentola ove furon cotti:

Ubi perna cocta est si convivæ apponiturNon gustat pernam, lingit ollam aut cacabum.

Ubi perna cocta est si convivæ apponiturNon gustat pernam, lingit ollam aut cacabum.

Ubi perna cocta est si convivæ apponitur

Non gustat pernam, lingit ollam aut cacabum.

Ci sono affissi per trovare robe perdute, come questa:

Urna vinicia periit de tabernaSi eam quis retuleritDabunturHS lxv: sei furemQuis abduxeritDabit decumum (il doppio)JanuariusQui hic habitat.

Urna vinicia periit de tabernaSi eam quis retuleritDabunturHS lxv: sei furemQuis abduxeritDabit decumum (il doppio)JanuariusQui hic habitat.

Urna vinicia periit de taberna

Si eam quis retulerit

Dabuntur

HS lxv: sei furem

Quis abduxerit

Dabit decumum (il doppio)

Januarius

Qui hic habitat.

Ci sono annunzj d'affitti o di vendite:

In prædiis juliæ sp. felicisLocanturBalneum venerium et nongentum tabernæPergulæCænacula ex idibus aug. primis in idusAug. sextasAnnos continuos quinques q d l e n c aSmettium verum ade.

In prædiis juliæ sp. felicisLocanturBalneum venerium et nongentum tabernæPergulæCænacula ex idibus aug. primis in idusAug. sextasAnnos continuos quinques q d l e n c aSmettium verum ade.

In prædiis juliæ sp. felicis

Locantur

Balneum venerium et nongentum tabernæ

Pergulæ

Cænacula ex idibus aug. primis in idus

Aug. sextas

Annos continuos quinque

s q d l e n c a

Smettium verum ade.

Le quali ultime sigle devono forse leggersi:Si quis dominun loci ejus non cognoverit, ad...Ma sono strane quelle novecento botteghe in una sola città. Pergole chiamavansi i terrazzi dove i venditori esponeano le loro merci: i cenacoli equivalgono alle trattorie.

Un ghiotto esclama:Quæ gula quæcumque in vino nascitur;un altro:Ad quem non cœno, barbarus ille mihi est.Uno schiavo liberato:Labora, Aselle, quomodo ego laboravi, et proderit tibi;uno impreca:Asellia tabescas;un altro taccia di ladro:Oppi embolari(facchino)fur furuncule;e con espressione più mercatina:Miccio cocio tu tuo patri cacanti confregisti peram.

Anche Cicerone (inVerrem,III. 33) ci fa sapere che contro l'amasia di Verre i Siciliani scriveano satire fin sopra le pareti del tribunale e la testa del pretore:De qua muliere versus plurimi supra tribunal et supra prætoris caput scribebantur.

Quelle iscrizioni diedero modo di capirne altre, che prima non intendevasi alludessero all'abitudine di graffire sui muri con un aguto o con carbone o minio. Così a Forlimpopoli leggeasi:ITA CANDIDATVS FIAT HONORATVS TVVS ET ITA GRATVM EDAT MVNVS TVVS MVNERARIVS ET TV FELIX SCRIPTOR SI HOC NON SCRIPSERIS.Il tuo candidato giunga agli onori, e ti dia in compenso un combattimento, purchè tu non lo scriva qui;cioè desiderava non scrivesse su quella fabbrica il suo voto. E principalmente faceasi tal preghiera sui sepolcri che, come esposti lungo la via, erano prescelti per porvi le iscrizioni.

PARCE OPVS HOC SCRIPTOR TITVLI QUOD LVCTIBVS VRGENTSIC TVA PRÆTORES SEPE MANVS REFERAT

è la fine d'un epitafio di Mola di Gaeta, riferito da Mommsen (Inscriptiones regni neapoletani): come quest'altra:INSCRIPTOR ROGO TE VT TRANSEAS HOC MONVMENTVM AST... AN QVOIVS CANDIDATI NOMEN IN HOC MONVMENTO INSCRIPTVM FVERIT REPVLSAM FERAT NEQVE HONOREM VLLVM GERAT.Prego lo scribacchiante a lasciar intatto questo monumento: il candidato, il cui nome vi sarà scritto, possa esser rejetto nelle elezioni, e non giunga ad onore alcuno.

Alle volte l'iscrizione è tale, che chi la legge imprechi a se stesso; come la 1810 dell'Orelli:M. CAMVRIVS HORANVS H. M. H. N. S. SED SI HOC MONVMENTO VLLIVS CANDIDATI NOMEN INSCRIPSERO NE VALEAM.Mal mi capiti se a questo monumento iscriverò il nome di qualche candidato;mentre la 4751 dello stesso dice:ITA VALEAS SCRIPTOR HOC MONVMENTVM PRÆTERI.Ben t'avvenga se non scarabocchi questo monumento.E dianzi presso Narni fu trovata questa:ITA CANDIDATVS QVOD PETIT FIAT TVVS ET ITA PERENNES SCRIPTOR OPVS HOC PRÆTERI HOC SI IMPETRO AT FELIX VIVAS BENE VALE.Il tuo candidato divenga ciò che desidera, e tu abbi lunga vita; ma non scrivere su questo monumento. Se mel concedi, t'auguro salute e bene.VediAthenæum français, agosto 1855.

Pompej era città osca, e però gli annunzj e le indicazioni faceansi spesso in quella lingua. Ciò ch'è più notevole, essendo graffite le epigrafi da persone incolte, vi abbondano scorrezioni: così nel programma di un grammatico,Saturninus cum discentes rogat;versi di Virgilio, di Properzio, d'Ovidio (nessuno d'Orazio) son riferiti con errori e varianti. E quegli sbagli molte volte servono di riprova a quanto altrove assumemmo, cioè alla coesistenza d'un parlar vulgare, e alla sua somiglianza col moderno italiano.Cosmus nequitiæ est magnissimæ, esclama uno; un altro:O felice me;un terzo:Itidem quod tu factitas cotidie...

Dopo altri, più compiutamente ne trattaronoGarrucci,Inscriptions gravées au trait sur les murs de Pompej;Fiorelli,Monumenta epigraphica pompejana ad fidem archetyporum expressa. Napoli 1854, edizione di soli cento esemplari a spese di Alberto Detken. E meglioInscriptiones parietariæ pompejanæ, herculanenses, stabianæ etc. ediditC. Zangemeister, Berlino 1871, nelCorpus inscriptionum latinarum.

399.Roma in montibus posita et convallibus, cœnaculis sublata et suspensa, non optimis viis, angustissimis semitis.Cicerone,in Rullum, 33.

399.Roma in montibus posita et convallibus, cœnaculis sublata et suspensa, non optimis viis, angustissimis semitis.Cicerone,in Rullum, 33.


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