Nuovo guasto le recò l’epidemia politica, travisandola perchè rappresentasse, o almeno alludesse al presente, e ad umbratili dispute sovraponendo l’incubo dell’onor nazionale; e gli strapazzi e le denunzie contro chi dipingeva al vero Teodorico, Carlo Magno, Federico II, Innocenzo III, non erano ispirati da zelo del vero o da intolleranza coscienziosa, bensì da avversioni e da amori per fatti e persone odierne.
L’antipatia al dominio temporale dei papi, antica quanto esso, ed incalorita oggidì dall’opposizione a chiunque governa, quand’anche non governasse male, alterò sempre i giudizj su tempi ove i pontefici supremavano; e come alcuni tessevano impavide apologie degli atti meno scusabili, così altri divisarono un’ambizione tradizionale, una cospirazione a danno del pensiero e della libertà, continuata per quindici secoli fra ingegni e volontà così disparate; e mentre un imperatore cancellava dai calendarj il nome di Gregorio VII, i sofisti divinizzavano Crescenzio e Arnaldo da Brescia. Che dirò dei sentimentali, che dappertutto mettono qualche frase di carità, di fratellanza e, quel che più fu abusato a’ nostri giorni, di nazionalità e d’odio agli stranieri? idee sconosciute al tempo che descrivono, quanto quelle di barche a vapore o di telegrafi elettrici.
Di questi luoghi comuni si stomacarono alcuni; ma proponendosi d’evitarli, fransero nel paradosso, inneggiando sol perchè vilipeso, conculcando sol perchè venerato; solite eccedenze delle riazioni. Non mancarono però scrutatori pazienti ed assennati estimatori, che esercitando la critica su fatti d’erudizione e sentendo l’importanza di opporre la realità al vago e all’incompleto, trovarono da cambiare intere serie di fatti, convenzionalmente ricevuti per istorici, e più spesso ilmodo di valutare qualche avvenimento che, messo in relazione coi precessi e coi successivi, acquistava un color nuovo, dava un nuovo significato ad un uomo o ad un’età.
Sebbene qui, all’opposto dei troppo imitati Francesi, si deprima, non foss’altro col silenzio, ogni opera compaesana, adorando l’Italia e conculcando ciascun Italiano, e, come Sansone, si adoperi la mascella del giumento morto per uccidere i vivi, pure corrono al labbro di ciascuno i nomi di que’ nostri che operarono a raddrizzare i concetti scolastici sia intorno al medioevo in complesso, sia specialmente intorno alla storia italiana, e massime all’età longobarda, alla condizione delle plebi, all’origine dei Comuni: e forse non manca se non una robusta sintesi che tutti quegli sforzi particolari assuma in una potente unità, che ne sia insieme il frutto e la riprova, seguendo quella catena di cognizioni, di sentimenti, di atti, di libertà che, non mai interrotta, collega noi moderni con tutti gli antepassati nella grand’opera del propagare la dottrina, e così elevare le classi inferiori, estendere la libertà, proteggere la dignità, consacrare l’eguaglianza sotto la disciplina della coscienza, anzichè sotto la violenza ufficiale.