Chapter 24

274.Liber jurium, vol.I. p. 1180.275.Monum. Hist. patriæ, Chart.II.276.Lo statuto di Pisa del 1161, rubr.V.De modo cognoscendi et judicandi, già stabilisce la procedura mercantile sommaria:Statuimus ut quæstio de marinaratici, et nauli, et mercibus amissis seu deterioratis in navi vel ligno, a consulibus maris summatim et extra ordinem dirimatur.277.Possediamo siffatti statuti di molte città italiane, e nominatamente di Trani e Amalfi, la cuiTavolafu edita a Napoli nel 1844 dal principe d’Ardore, copiandola dai manoscritti del Foscarini:Capitula et ordinationes curiæ maritimæ nobilis civitatis Amalphæ, quæ in vulgari sermone dicuntur la Tabula de Amalphu, nec non consuetudines civitatis Amalphæ.Al testo delConsolato de’ fatti marittimisuol precedere una nota, che indica i paesi dove quello fu accettato; per esempio, Roma nel 1075, Genova nel 1186; ma non ha aspetto d’autenticità. Carlo Targa e Giuseppe Maria Casaregi, giureconsulti genovesi, illustrarono ilConsolatoin modo che i loro commenti divennero regola della navigazione del Mediterraneo.IlConsolatosanciva che, in tempo di guerra, le merci neutre caricate dal nemico sono libere, e non possono sequestrarsi, mentre invece la bandiera neutra non protegge merce nemica. Al contrario, le città del Baltico sosteneano il mare libero, non per generosità e giustizia, ma perchè soli navigando quel mare, vi trovavano il proprio conto, senza concedere reciprocanza alle potenze belligeranti. Sono divergenze che furono dibattute nei libri, nei congressi e colle armi.278.Excipimus præstantias de mari, quas marinarii inter se facere consueverunt, et credentias quas socii tractores facere consueverunt: verbigratia quas faciunt in Sicilia ad moccobellum vocatus, vel alias similes.Rubr.XLII.279.Il marco d’oro che oggi vale lire 848, nel 1300 valeva lire 55.10; e quello d’argento lire 2.10: sicchè la proporzione fra i due metalli era: 22 : 1.280.De usurariis puniendis, lib.I. tit. 6. «Questo iniquo e scandaloso traffico (del prestare) era il più favorito mestiere dei Lombardi... Di così pestilente costume ho io trattato altrove». Sono parole del buon Muratori,Annalial 1226.281.Delizie degli eruditi toscani,XIX. 97. L’aggiotaggio all’alto e basso è perfettamente descritto da Marchione di Coppo: «Molti incantavano del Monte (del debito), e diceano:Lo Monte vale trenta per centinajo; io voglio poterti dare da oggi a un anno, ovvero tu dare a me a trentuno per cento; che vuoi ti doni a far questo?e cadeano in patto, poi stava in sè. Se rinvigliavano, li comprava; se rincaravano, li vendeva, e ne permutava qua e là il patto, venti volte l’anno. Si pose su gabella fiorini due per cento a ogni permutatore».Rubr. 727.282.Quella bolla, riferita dal Pezzana,St. di Parma, vol.III. dec.VII. 9, merita esser vista nella sua integrità pel patronato ivi estesissimamente professato.Quando Napoleone nel 1807 raccolse l’assemblea israelitica a Parigi, fu proposta e votata a grandi applausi questa deliberazione: — I deputati israeliti dell’impero francese e del regno d’Italia, penetrati di riconoscenza pe’ continui benefizj resi dal clero cristiano agli Israeliti ne’ passati secoli, e per l’accoglienza che i pontefici e molti altri ecclesiastici hanno usata agli Israeliti quando la barbarie, i pregiudizj e l’ignoranza li perseguitavano ed espellevano dalla società, stabiliscono che l’espressione di questi sentimenti sarà consegnata nel processo verbale affinchè rimanga eterna testimonianza autentica della gratitudine degli Israeliti di quest’assemblea pei benefizj che le generazioni precedenti hanno ricevuto dagli ecclesiastici».Nel 1436 il duca di Milano permetteva a una famiglia d’Ebrei di Mantova di stabilirsi in Como per dieci anni, co’ suoi fattori, socj ecc. L’uffizio di provvisione, cioè la municipalità di Como vi si oppose; ma il duca sostenne la concessione, dando la facoltà di tener banco, prestare a sei denari per lira al mese, aver esenzione da tutti i carichi reali e personali, coll’obbligo di pagare fiorini venticinque ogni anno al Comune. I Comaschi non potendo impedire, stanziarono però che gli Ebrei portassero un distintivo.283.G. Villani,VII. 53.284.Pagnini,II. 54.285.Mémoires des Antiquaires de France; nouvelle série,XVIII. 467.286.Montfalcon,Hist. de Lyon, pag. 735.287.Antichità estensi,II. 48.288.L’esempio di Cicerone, che incarica Attico di pagare in Grecia una somma, di cui esso gli farà i fondi a Roma, è l’unico di cambio fra gli antichi: ma trattavasi di un migrato da Roma, che quivi avea lasciato e beni e congiunti; sicchè era piuttosto un cambio d’amicizia che bancario.289.Il Targioni (Viaggi, vol.II. p. 62) tolse da un copialettere del 1372 di un mercante di lana fiorentino questo: — Mandovi una lettera com quele di cambio di fiorini ducencinquanta avete a ricevere costà... Con questa vi mando una lettera di cambio di fiorini cencinquanta, avete a ricevere costà da Vieri di cambio per fiorini cencinquanta, n’avei qua a capo da me; quando gli avete, ponete a nostra ragione ecc.».Emiliani Giudici pubblicò due lettere di negozio del 1290 e 91, della ditta Consiglio de’ Cerchi e Compagni in Firenze, ove, tra altre belle cose, si legge: — Avemmo una lettera che ne mandaste per lo procuratore dell’abbate di Nostra Dama de’ Verucchi; ove ne scriveste che gli facessimo pagare a la corte del papa f. cento di sterlini per altrettanti che ne riceveste costà; onde avemgliele fatti ben pagare, e ancora avemo mandato che gli siano prestate altre f. cento se n’abbisognasse, sì come ne mandaste a dire; onde le procuragioni ch’avete, guardate; e noi per altra lettera vi scriveremo quello che gli prestassimo, e lettere che n’avremo vi manderemo».290.Lodovico Luzi con documenti provò (Orvieto 1868) che in Orvieto fu eretto un Monte di pietà nel 1463; e Ariodante Fabretti che in Perugia nel 1462.291.Nel 1483, 29 dicembre, Lodovico Gonzaga scriveva a frate Angelo Clavasio: — Questo devotissimo populo mantuano, mosso ed inducto de la predicatione, persuasione et efficacissime ragioni del venerabile padre frate Bernardino de Feltro, ha divisato lo laudabilissimo Monte de pietà; e a tanto bene è concorso lo signor marchese principalmente, e successive cittadini, plebei ed io». D’Arco, Nuovi studj sul Comune di Mantova. In Russia devono essere stati introdotti dai nostri quei monti che chiamavano iLombardi, e sono una delle istituzioni più importanti dell’impero, prestando al sei per cento, mentre l’ordinario canone è dell’otto, dieci e fin dodici.292.Un diploma di Corrado di Monferrato, dato da Tiro nel 1188, dice:Donavi et concessi pisanis viris de societate Umiliorum quia mecum in Tyri defensionem pro honore nominis unigeniti filii Dei, totiusque christianitatis fideliter atque constanter permansere, furnum unumetc.293.Du Cange,Glossarium, tom.II. p. 43.A Fulcone Cacio, cive placentino, capitaneo universitatis mercatorum lombardorum et tuscanorum, habente etiam potestatem et speciale mandatum a consulibus mercatorum romanorum, Januæ, Venetiarum, Placentiæ, Lucæ, Bononiæ, Pistorii, Astensium, Albæ, Florentiæ, Senarum et Mediolanensium.294.Se ne trovano stipulate alcune nel repertorio di Giovanni Scriba, ove anche il nome incontriamo in un documento del 24 aprile 1156:Ego Bonusvassallus accepi incomendacionema te Wilielmo Filardo libras quinquaginta in panis etc.; e in un altro del 3 maggio seguente.295.Ughelli,Italia sacra, tom.IV. col. 871, che erra attribuendolo a Boemondo II.296.Chi amasse minutissime particolarità di trattati di commercio, fondati sempre sulla gelosia e l’esclusiva, cerchi nelLiber jurium,tom.I. p. 851, quello del 1229 de’ Genovesi coi Marsiglioti; e l’altro degli stessi del 9 novembre 1251, che riempie sedici colonne deiMonumenta Historiæ patriæ.297.Impositio officii Gazariæ, pag. 326;Capitulare nauticum, cap.XXXV.298.Poggiali,St. di Piacenza, tom.VI. 31;Tigrimi,Vita di Castruccio. Buonaccorso Pitti trafficava in Picardia, quando, essendovi sbarcati gl’Inglesi nel 1388, «feci compagnia con un Lucchese e con un Senese, e a nostre spese, con trentasei cavalli e bene armati andammo nel detto esercito, sotto il segno e condotta del duca di Borgogna».Cronaca, pag. 34.299.Marsigli,Ricerche sul commercio veneto;Fanucci,Storia de’ tre celebri popoli marittimi dell’Italia, vol.IV;Pagnini,Della decima della moneta e della mercatura de’ Fiorentini fino al secoloXVI. Lucca 1765;Serra.Discorso sopra il commercio, la navigazione e le arti dei Genovesi;Carlo Pagano,Delle imprese e del dominio de’ Genovesi nella Grecia.Genova 1852.300.Sulla destra del ramo settentrionale del Don, a quattro miglia dal suo sbocco, fra i due villaggi che oggi si dicono Simarka e Nedvigovka.301.Federico I nel 1162 concedeva un amplissimo privilegio a’ Genovesi, dove fra altre cose gli abilita a cacciare i Provenzali e i Francesi che vanno o tornano per mare da negoziare colla Sicilia, la Calabria, la Puglia e il Veneto; nelle terre dove vanno a mercatare, abbiano due o più Genovesi che rendano la giustizia fra loro; i loro mercanti possano valersi de’ pesi e delle misure proprie.Liber jurium.302.E non vino, e così nella Borgogna; mentre a Parigi si spacciava vino di Napoli.Pratica della mercatura, cap.XLII. LIV.303.Il vulgo genovese conserva ancora molte voci arabe:Ramadan, camallo, tara, lalla, mandillo, marabotto, roboien, corba...304.Abbiamo l’inventario d’una nave, che andando all’Ecluse, fu spinta alla cala di Dunster. Portava due grosse botti di gengiovo verde, un barile di gengiovo in acqua di limone, una balla di arquinetta, tredici barili d’uve passe, nove di solfo, censettantadue balle di guado, ventidue di carta da scrivere, una cassa di zuccaro candito, sei balle di scatole vuote, un barile di prugne secche, trentotto balle di riso, cinque botti di cannella, un barile di polvere salmistra, e cinque balle di legno di bosso».305.Giustiniani,Annali,VI.306.Se ne conoscono del 1302, 10, 19, 24, 32, 35, 42, 50, 62, 82.307.Negli anni 1306, 17 e 20 Venezia fece trattati con Tunisi, nel 56 con Tripoli. Quattro trattati conchiusi fra la repubblica e i re di Tunisi della stirpe degli Afidi, ignoti agli storici di Venezia, sono dati dal barone de Hammer,St. degli Osmanli, tom.IV. p. 691.308.Mille sono detti neiRer. It. Script.,XXII. 959. Il libroVenezia e sue lagune, al tom.I. p. 176, li farebbe diciannovemila; al tom.II. p. 151 dice che talvolta arrivarono sino a quattromila; a p. 253 accenna come il sommo tremila cinquecento. Tali discrepanze sono meno scusabili nelle monografie.309.La galea grande, lunga di alto passi ventitre, piedi tre e mezzo, di piano piedi dieci, di bocca diciassette e mezzo, alta in coperta piedi otto, non ha opere morte; il timone a poggio movesi con una zanca per fianco. La galea di Levante era lunga di alto passi ventitre, piedi tre, di piano passi dieci con quattro vele. La sottile, passi sette e mezzo con tre vele, cioè come le nostre. La latina era lunga in colomba passi dodici, di piano piedi nove, piedi sedici in trepiè, ventiquattro in bocca, nove e mezzo in coverta, sedici in coverta lunga, il timone passi quattro, due battelli da piedi trentaquattro, una gondola da ventiquattro. La nave quadra era tredici passi in colomba, di piano piedi nove e un quarto, diciassette e mezzo in trepiè, ventisei e mezzo in bocca, e caricava trecento botti. Le descrive uno che vi serviva nel secoloXV; manoscritto della Magliabechiana, classeXIX. cod. 7. Le carrache erano i legni più grossi dopo i vascelli propriamente detti, e portavano fin millequattrocento barili, aveano tre ponti, e più tardi n’ebbero fin sette. Le galeazze aveano anch’esse un castello di prua e uno di poppa, tre alberi, vele latine e trentadue banchi di rematori.È quasi inesplicabile la rapidità delle costruzioni navali. Jacopo da Varagine (Rer. It. Script.,IX. 17) attesta che dal 15 luglio al 15 agosto 1297 la Repubblica genovese allestì ducento galee da ducenventi uomini almeno ciascuna: nel 1284 ne allestirono settanta in tre giorni. Venezia in men di cento giorni preparò una flotta: presente Enrico III, in due ore fu posta insieme una galea e varata: nel 1569 distrutto l’arsenale dall’incendio, nel seguente uscivane la flotta che disfece la turca a Lépanto.310.Ep. seniles, lib.II. ep. 3.310a.Nell’AppendiceXXIXdell’Archivio storico italianosi pubblicarono documenti che rischiarano il commercio de’ Veneziani coll’Armenia e con Trebisonda. In questa città i Veneziani ebbero privilegi amplissimi fin dal 1201, più volte confermati, e quartiere fortificato, al par de’ Genovesi; colle conquiste russe perì la prosperità di Trebisonda, ma in questi ultimi anni tornò importantissimo scalo per l’estremo Oriente.311.Tali sono, fra gli altri, due trattati del 1327 con Como e Brescia.312.Malipiero,Annali, 666, 715, 717.313.Ragusa anticamente area trattati di commercio con Fermo, Recanati, Rimini, Ravenna, Ferrara (Appendini,Notizie storiche della città di Ragusa); e prima ancora con Napoli, Siracusa, Messina, Barletta ecc.; dappoi si ridusse in dipendenza di Venezia, che vi teneva un conte a governarla con patti stabiliti.314.Rer. It. Script.,XI. 142.315.Libri di divisamenti di paesi, di misure di mercatanzie, ed altre cose bisognevoli di sapere a mercatanti di diverse parti del mondo; edito dal Pagnini.316.Fin dal 1422 entrò in trattative col soldano d’Egitto pel commercio d’Alessandria e della Siria, e col signore di Corinto in Romania, e conchiuse con loro vantaggiosi trattati; uno del pari nel 1425 coll’Inghilterra, che rinnovò nel 1490; coll’imperatore greco nel 1438; col re d’Aragona nel 1450. Nel 1487 e 88 rinnovò le trattative coll’Egitto per favorire la propria navigazione ad esclusione degli stranieri.Fra i canti per mascherate n’è uno di mercanti fiorentini, che tornati arricchiti, esaltano il girare il mondo e guadagnare, poi rimpatriati ajutare chi n’ha bisognò; ed esortano ad avviare a ciò i figli, anzichè lasciarli perdersi nell’ozio e ne’ vizj.317.«Il sintraco (come a dire sindaco) deve aver tre mine di sale da ogni legno che vien di Sardegna con sale; se venisse di Corsica e avesse fatto cambio, n’avrà tre mine di grano; una mina da ogni legno che venga dalla Marittima e da Romania. Da ogni legno che va in Corsica, abbia una mina di grano; da ogni legno di sale di Provenza, tre quartini di sale; da ogni galea che va in corso oltre Sardegna o in Ispagna, un marabotico; da ogni legno che vien di Sicilia, due mine. Nelle principali feste pranzerà coll’arcivescovo. Tocca a lui ordinare le guardie delle città, e riconoscere se furono fatte; convocare il popolo, battere i ladri e malfattori secondo l’ordine de’ consoli, e fare i bandi per la città e per tutto il vescovado; entrar nelle case a ricevere i pegni, e quando spira vento d’aquilone andare per la città, pel castello e pel borgo ad avvertire che badino bene al fuoco. Il sabato santo custodirà le porte di San Giovanni finchè l’arcivescovo e i canonici vengano a benedir le fonti». Liber jurium, pag. 79.318.Lettera diBenedetto Deiper difesa della mercatura dei Fiorentini contro le ingiurie sparse da alcuni mercadanti veneziani. Vedi nel vol.IIdel Pagnini.319.Nel 1505 per la prima volta Firenze tirò grano dall’Inghilterra per cinquantamila scudi d’oro, e duemila moggia da Linguadoca.Nardi,Storie fiorentine, lib.IV.320.Nel 1499 i Salviati riceveano da Filippo d’Austria, duca di Borgogna, in pegno per quattromila fiorini grossi, trecentoventi centinaja di lana d’Inghilterra, e un famoso fiordaliso, vale a dire un reliquiario di oncie diciannove fiorentine, con crocifisso nero, quarantuno balasci, trentasei zaffiri, nove smeraldi, cinquantacinque rosette d’oro con quattro perle in ciascuna e un diamante acuto, e la corona con quattro perle a pera, un diamante grosso e trentotto perle.321.Klaproth preparava l’edizione delMilionedi Marco Polo con commenti e colla carta analizzata dei paesi da lui visitati; e doveasi stampare a spese della Società geografica di Parigi: ma non potè compirla. Parrebbe a credere fosse scritto originalmente in veneziano, dialetto dello scrittore. Il padre Spotorno sostiene che, nella lunga lontananza, esso doveva aver dimentico l’idioma patrio, e che Andalon del Negro genovese lo scrisse in latino, sopra relazione del Polo stesso. I migliori ora tengono che Rusticiano da Pisa lo stendesse in francese, man mano che lo raccoglieva dalla bocca di Marco suo compagno di carcere. Il testo più genuino pare quello che pubblicò la Società geografica di Parigi nel 1824. Di buon’ora il Milione fu mutato in toscano e in altre lingue, ma interpolandovi novità; nel che maggior licenza si prese il Ramusio nella suaCollezione di navigazioni. Nel 1844 fu stampato a Edimburgo da Murray con copiose note illustrative; in tedesco da A. Bürck (Die Reisen des Venezianers M. Polo. Lipsia 1845) sopra le migliori edizioni, e con aggiunte di C. F. Neumann, che viaggiò i luoghi stessi, e che trova esattissimo il nostro Veneziano. Un’edizione italiana fu procacciata a Venezia il 1847 da Vincenzo Lazari, traducendo l’edizione del 1824, liberando il testo dalle aggiunte Ramusiane, e arricchendola di note. Il tenente Wood della marina britannica dell’India, il quale scoperse le vere sorgenti dell’Oxo nel 1829, dice esattissima la descrizione che di que’ paesi fa Marco Polo.* Il colonnello Enrico Yule, del corpo degl’ingegneri nel Bengala, stampò a Londra nel 1871The book of sirMarco Polothe venetian, newly translated and edited with notes, 2 volumi con mappe e figure e dissertazioni sulla vita, la famiglia, il carattere di M. Polo, e con abbondanti notizie geografiche, etnografiche e filologiche.322.VediBizzarro,Hist. rerum persicarum.323.Graberg de Hemsö,Annali di geografia; gennajo 1803.324.Idem videtur sentire noster Georgius, vir in peragrando orbe atque indagando terrarum situ diligentissimus,dice Antonio Galateo, che tratta la stessa quistione nel librettoDe situ elementorum.325.Genealogia degli Dei, lib.XV.326.Ep. famil., lib.VI. 3.327.Tiraboschi, tom.VI. l. 1, c.V. § 2.328.Zanetti,Origine di alcune arti presso i Veneziani, p. 46.329.Zurla,Il mappamondo di frà Mauro descritto ed illustrato. Venezia 1806; opera debole. Nel trasportare questo prezioso monumento da San Michele di Murano al palazzo ducale, si potè meglio esaminarlo; e a spalla vi si trovò scritto:MCCCLXadiXVIavosto fo chomplido questo lavor. È singolare vedervi in Africa accennato ilDafur, che è il Darfur, ignoto fin quando Bruce lo visitò ai giorni nostri: prova che frà Mauro si valeva di relazioni o perdute o mai non scritte.Nel congresso geografico del 1875 si trattò di tutte queste e di altre mappe.330.Folietta,Hist. gen., lib.V.331.Il Petrarca (De vita solit.,XII. sect. 6. c. 3) dice che all’età de’ suoi padri colà penetrò un’armata di Genovesi.332.Relazione della scoperta delle Canarie e d’altre isole dell’Oceano nuovamente ritrovate nel1341; stampata da Sebastiano Ciampi a Firenze nel 1827.333.Il Sadoleto, nel 1514, ne lo ringraziava a nome di Leon X perelephantum unum indicum, incredibili corporis magnitudine, et pardum unum, et vestem destinatam rebus divinis. Erat ea species, ea pulchritudo nobilissimi operis, qualem nec vidissemus ante unquam, nec videre expectavissemus; is splendor, qui ex candore et copia tot gemmarum esse debebat; artem autem in eo et varietatem operum omnes plane confitebantur etiam pretiosiorem esse materia, cum diuturnus labor nobilitatem summi artificii, ordine et contextu mirabili margaritarum, antecellere omnibus indicis atque arabicis opibus coëgisset... Lectæ sunt literæ tuæ, scripta incertum elegantius an religiosius; te, quod primitiæ omnium rerum Deo dicandæ sunt, primitias Lybiæ, Mauritaniæ, Æthiopiæ, Arabiæ, Persidis atque Indiæ... nobis... dare ac dedicare.334.Quando naque Colombo? Nel 1430, o 36, o 41, o 45, 46, 47, 49, 55. — Dove? A Genova, a Cogoleto, a Bugiasco, a Finale, a Quinto, a Nervi sulla Riviera; a Savona o a Palestrella, o ad Arbizoli là vicino; o a Cosseria fra Millesimo e Carcare; in val di Oneglia, a Castel di Cuccaro fra Alessandria e Casale, a Piacenza, o a Pradello in val di Nura. Ciascuna di queste opinioni fu sostenuta con gran corredo di ragioni e di petulanze. Vedasi l’ultimo lavoro del marcheseD’Avezac,L’année véritable de la naissance de Colomb(Parigi 1873), che lo pone al fine del 1446, e le contraddizioni dell’americano Harris.335.Dante indica le costellazioni del piede del centauro e della crociera del sud, invisibili al nostro emisfero.Io mi volsi a man destra, e posi menteAll’altro polo, e vidi quattro stelleNon viste mai fuorchè alla prima gente...O settentrïonal vedovo sitoPoichè privato se’ di veder quelle.Purg.I.I planisferi arabi e i nostri viaggiatori che arrivavano fino a Bab el-Mandeb, ne lo poterono istruire. La sua cosmogonia è siffatta: che l’emisfero boreale stava sott’acqua, e un gran continente era nell’australe opposto al nostro; Lucifero,piovendodal cielo per essere incarcerato nel centro della terra, spinse in su un cono di sollevamento, che forma la montagna del Purgatorio, sulla cui vetta ride il Paradiso: la massa arida agli antipodi si fecedel mal velo per pauradi Lucifero, e nel nostro emisfero restò unagran secca, cioè un continente di cui è centro Gerusalemme. Questi sono concetti sistematici e poetici; e più importa il vedere precisamente designato da Dante il centro di gravità della terra,il punto a cui son tratti d’ogni parte i pesi. Vero è che Aristotele lo accenna e che il cronista Rolandino mezzo secolo prima di Dante scriveva,Non aliter quam ad punctum terræ medium, quod philosophi centrum dicunt, ponderosa cuncta tendere naturaliter elaborant(Hist. Patavina, lib.XII. c. 9). Ammesso questo centro di gravità, non è più meraviglia che abitino uomini tutto in giro al globo. Il Petrarca nomina gli antipodi in un passo da noi citato nel volume vii a pag. 500; e nella canzone v scrive:Nella stagion che il Sol rapido inchinaVerso occidente e che il dì nostro volaA gente che di là forse l’aspetta;e nella sestinaI:Quando la sera scaccia il chiaro giorno,E le tenebre nostre altrui fan alba.I quali passi intarsiando il Pulci nelXXVdelMorgante, fa dire dal demonio Astarotte che dappertutto «navigar si puote, Però che l’acqua in ogni parte è piana» benchè la terra sia rotonda;E puossi andar giù nell’altro emisperioPerò che al centro ogni cosa reprime,Sì che la terra, per via di misterio,Sospesa sta tra le stelle, sublime;E laggiù son città, castella, imperio,Ma nol cognobbon quelle genti prime;Vedi che il Sol di camminar s’affrettaDov’io ti dico che laggiù s’aspetta.336.Già Strabone comprendea la possibilità della circumnavigazione, «e se l’estensione del mare Atlantico non ci facesse ostacolo, noi potremmo, persistendo sotto il medesimo parallelo, navigare dalla Spagna fino all’India».Geografia, lib.II. E Seneca (Quæstiones nat.), interrogandosi quanto vi sia dagli ultimi confini della Spagna fin all’India, risponde: — Lo spazio di pochissimi giorni, se il vento spiri in favore».337.Nel 1488 Bartolomeo Colombo, fratello di Cristoforo, disegnatore di carte nautiche a Lisbona poi a Londra, donava a Enrico VII d’Inghilterra un mappamondo, che non ci è descritto particolarmente, ma dov’è questa rozza epigrafe:Janua cui patria est, nomen cui BartholomæusColumbus de terra rubra, opus edidit istudLondiniis A. D.MCCCCLXXXatque insuper annoOctavo, decimaque die cum tertia mensisFebruarii, Laudes Christo canentur abunde.338.Quell’uffizietto sta nella libreria Corsini di Roma. — Di Colombo parlammo estesissimamente nellaStoria universalee negliItaliani illustri, e forse non senza novità. È notevole che egli non accenna mai Marco Polo, sebbene si fondi continuamente sulle tradizioni di quello.Nel 1670 Filippo re di Spagna donava alla repubblica genovese un codice in pergamena, foglio piccolo, legato in cordovano con mazzetto d’argento, e chiuso in una busta di cordovano con serratura d’argento. Era una raccolta fatta da Colombo stesso de’ proprj titoli a quella scoperta, e de’ privilegi venutigli; di cui fece fare due copie, spedendole a Nicolò Oderigo confidente suo, acciocchè le ponesse in luogo sicuro. Nelle ultime vicende di Genova andarono disperse. Una, portata a Parigi, fu ricuperata; l’altra si ritrovò nella biblioteca del conte Michelangelo Cambiaso, e il corpo dei Decurioni la comprò, e ne fece eseguire la traduzione dal padre Spotorno e la stampa, col titolo diCodice diplomatico Colombo-Americano, ossia raccolta di documenti originali e inediti, spettanti a Cristoforo Colombo, alla scoperta e al governo dell’America. 1822.339.Ma Colombo dice precisamente che, al passare di un certo punto, cioè del meridiano magnetico, «come al passar d’una collina», l’ago, vôlto fin là a nord-est, piegava a nord-ovest.340.Angelo M. Bandini,Vita di Amerigo Vespucci. Solo nel 1830, pei documenti pubblicati da Nugnes e Navarrete, si ebbe qualche certezza de’ costui fatti.341.— Non erano passati molti anni che venne in Moscovia alla corte del suo principe un ambasciatore di papa Leone, nominato messer Paulo Centurioni genovese, sotto diversi pretesti; ma la principal ragione... era perchè il detto messer Paulo, avendo conceputo sdegno e odio grande contro Portoghesi, voleva vedere se poteva far aprire un viaggio per terra, che le spezierie venissero d’India per via dei Tartari e dal mar Caspio nella Moscovia».Ramusio,Disc. sopra li viaggi delle spezierie, vol.I. p. 374.342.Epist. 152.343.Il Roberston le adopera come tali, ma evidenti anacronismi le convincono scritte assai dopo il caso. Disopra della porta della chiesa di Siviglia dell’Oro alla Giamaica si leggeva:Petrus Martyr ab Angleria italicus, civis mediolanensis, protonotarius apostolicus hujus insulæ, abbas, senatus indici consiliarius, ligneam prius ædem hanc bis igne consumptam latericio et quadrato lapide primus a fundamentis extruxit.344.Isole trovate novamente per el re di Spagna. L’ultima ottava dice:Questa ha composto de Dati GiulianoA preghiera del magno cavaliereMesser Giovan Filippo ciciliano,Che fu di Sixto quarto suo scudiere.Et capitano suo et capitanoA quelle cose che fur di mestiereA laude del Signor si canta e diceChe ci conduca al suo regno felice.E il libro chiudesi con queste parole: — Finita la storia de la inventione delle nuove isole di Canaria indiane, tracta da una pistola di Christofano Colombo, et per messer Giuliano Dati tradocta di latino in versi vulgari a laude della celestiale Corte et a consolatione della christiana religione, et a preghiera del magnifico cavaliere messer Giovan Filippo di Lignamine, familiare dello illustrissimo re di Spagna christianissimo. A dìXXVId’ottobre 1495, Florentiæ». Quali sono peggiori, i versi o la prosa? Certo nè gli uni nè l’altra invogliano a dissotterrare quel libro.Vedansi gliStudj bibliografici e biografici sulla Storia della geografia in Italia, pubblicati in occasione del Congresso Geografico di Parigi. Roma 1875.345.Melchiorre Gioja vede nelle imposte «una forza di crescente proporzione, la quale non trova limite se non nella resistenza de’ popoli, e nel cuor de’ principi saggi».Nuovo prospetto delle scienze economiche, pag. 230.346.Nel concilio Lateranese iv, sotto Innocenzo III, è sancito che l’indagine si faccia per trovar la verità,coram ecclesiæ senioribus; e si soggiunge:Debet esse præsens is, contra quem facienda est inquisitio, nisi se per contumaciam absentaverit; et exponenda sunt ei illa capitula, de quibus fuerit inquirendum, ut facultatem habeat defendendi seipsum; et non solum dicta, sed etiam nomina ipsa testium sunt ei publicanda, ut quid et a quo sit dictum appareat; nec non exceptiones et replicationes legitime admittendæ, ne per suppressionem nominum infamandi, per exceptionum vero exclusionem deponendi falsum audacia præbeatur.347.Credesi che Pier Lombardo, per sollecitazione dei vescovi, sostenesse in Francia le ragioni de’ villani a segno da ottenere che anch’essi potessero portare lunghi i capelli, distintivo sin allora dei nobili, cioè della razza conquistatrice. Perciò la memoria di lui era celebrata annualmente dall’Università di Parigi.348.Giovanni XXII avea pubblicato una bolla, ove diceva: — Per l’autorità conferitaci dall’eterno Padre e dai santi apostoli Pietro e Paolo, dopo matura riflessione, e udito il consiglio dei nostri venerabili fratelli, di piena nostra podestà separiamo l’Italia dall’Impero: riserbando a noi stessi di provvedere pel governo di essa; e facciamo ampio divieto d’entrarvi».Provinciam Italiæ ab eodem imperio et regno Alemanniæ totaliter eximentes; ipsam a subjectione communitatum et jurisdictionum eorumdem regni et imperii separamus. IlBaluzio,Vitæ Pap. Avenion., i col. 704, la dà come falsa, ma come genuina la consideraOlenschlaeger,Staatsgeschichte des römischen Kaiserthumes, p. 249.

274.Liber jurium, vol.I. p. 1180.

274.Liber jurium, vol.I. p. 1180.

275.Monum. Hist. patriæ, Chart.II.

275.Monum. Hist. patriæ, Chart.II.

276.Lo statuto di Pisa del 1161, rubr.V.De modo cognoscendi et judicandi, già stabilisce la procedura mercantile sommaria:Statuimus ut quæstio de marinaratici, et nauli, et mercibus amissis seu deterioratis in navi vel ligno, a consulibus maris summatim et extra ordinem dirimatur.

276.Lo statuto di Pisa del 1161, rubr.V.De modo cognoscendi et judicandi, già stabilisce la procedura mercantile sommaria:Statuimus ut quæstio de marinaratici, et nauli, et mercibus amissis seu deterioratis in navi vel ligno, a consulibus maris summatim et extra ordinem dirimatur.

277.Possediamo siffatti statuti di molte città italiane, e nominatamente di Trani e Amalfi, la cuiTavolafu edita a Napoli nel 1844 dal principe d’Ardore, copiandola dai manoscritti del Foscarini:Capitula et ordinationes curiæ maritimæ nobilis civitatis Amalphæ, quæ in vulgari sermone dicuntur la Tabula de Amalphu, nec non consuetudines civitatis Amalphæ.Al testo delConsolato de’ fatti marittimisuol precedere una nota, che indica i paesi dove quello fu accettato; per esempio, Roma nel 1075, Genova nel 1186; ma non ha aspetto d’autenticità. Carlo Targa e Giuseppe Maria Casaregi, giureconsulti genovesi, illustrarono ilConsolatoin modo che i loro commenti divennero regola della navigazione del Mediterraneo.IlConsolatosanciva che, in tempo di guerra, le merci neutre caricate dal nemico sono libere, e non possono sequestrarsi, mentre invece la bandiera neutra non protegge merce nemica. Al contrario, le città del Baltico sosteneano il mare libero, non per generosità e giustizia, ma perchè soli navigando quel mare, vi trovavano il proprio conto, senza concedere reciprocanza alle potenze belligeranti. Sono divergenze che furono dibattute nei libri, nei congressi e colle armi.

277.Possediamo siffatti statuti di molte città italiane, e nominatamente di Trani e Amalfi, la cuiTavolafu edita a Napoli nel 1844 dal principe d’Ardore, copiandola dai manoscritti del Foscarini:Capitula et ordinationes curiæ maritimæ nobilis civitatis Amalphæ, quæ in vulgari sermone dicuntur la Tabula de Amalphu, nec non consuetudines civitatis Amalphæ.

Al testo delConsolato de’ fatti marittimisuol precedere una nota, che indica i paesi dove quello fu accettato; per esempio, Roma nel 1075, Genova nel 1186; ma non ha aspetto d’autenticità. Carlo Targa e Giuseppe Maria Casaregi, giureconsulti genovesi, illustrarono ilConsolatoin modo che i loro commenti divennero regola della navigazione del Mediterraneo.

IlConsolatosanciva che, in tempo di guerra, le merci neutre caricate dal nemico sono libere, e non possono sequestrarsi, mentre invece la bandiera neutra non protegge merce nemica. Al contrario, le città del Baltico sosteneano il mare libero, non per generosità e giustizia, ma perchè soli navigando quel mare, vi trovavano il proprio conto, senza concedere reciprocanza alle potenze belligeranti. Sono divergenze che furono dibattute nei libri, nei congressi e colle armi.

278.Excipimus præstantias de mari, quas marinarii inter se facere consueverunt, et credentias quas socii tractores facere consueverunt: verbigratia quas faciunt in Sicilia ad moccobellum vocatus, vel alias similes.Rubr.XLII.

278.Excipimus præstantias de mari, quas marinarii inter se facere consueverunt, et credentias quas socii tractores facere consueverunt: verbigratia quas faciunt in Sicilia ad moccobellum vocatus, vel alias similes.Rubr.XLII.

279.Il marco d’oro che oggi vale lire 848, nel 1300 valeva lire 55.10; e quello d’argento lire 2.10: sicchè la proporzione fra i due metalli era: 22 : 1.

279.Il marco d’oro che oggi vale lire 848, nel 1300 valeva lire 55.10; e quello d’argento lire 2.10: sicchè la proporzione fra i due metalli era: 22 : 1.

280.De usurariis puniendis, lib.I. tit. 6. «Questo iniquo e scandaloso traffico (del prestare) era il più favorito mestiere dei Lombardi... Di così pestilente costume ho io trattato altrove». Sono parole del buon Muratori,Annalial 1226.

280.De usurariis puniendis, lib.I. tit. 6. «Questo iniquo e scandaloso traffico (del prestare) era il più favorito mestiere dei Lombardi... Di così pestilente costume ho io trattato altrove». Sono parole del buon Muratori,Annalial 1226.

281.Delizie degli eruditi toscani,XIX. 97. L’aggiotaggio all’alto e basso è perfettamente descritto da Marchione di Coppo: «Molti incantavano del Monte (del debito), e diceano:Lo Monte vale trenta per centinajo; io voglio poterti dare da oggi a un anno, ovvero tu dare a me a trentuno per cento; che vuoi ti doni a far questo?e cadeano in patto, poi stava in sè. Se rinvigliavano, li comprava; se rincaravano, li vendeva, e ne permutava qua e là il patto, venti volte l’anno. Si pose su gabella fiorini due per cento a ogni permutatore».Rubr. 727.

281.Delizie degli eruditi toscani,XIX. 97. L’aggiotaggio all’alto e basso è perfettamente descritto da Marchione di Coppo: «Molti incantavano del Monte (del debito), e diceano:Lo Monte vale trenta per centinajo; io voglio poterti dare da oggi a un anno, ovvero tu dare a me a trentuno per cento; che vuoi ti doni a far questo?e cadeano in patto, poi stava in sè. Se rinvigliavano, li comprava; se rincaravano, li vendeva, e ne permutava qua e là il patto, venti volte l’anno. Si pose su gabella fiorini due per cento a ogni permutatore».Rubr. 727.

282.Quella bolla, riferita dal Pezzana,St. di Parma, vol.III. dec.VII. 9, merita esser vista nella sua integrità pel patronato ivi estesissimamente professato.Quando Napoleone nel 1807 raccolse l’assemblea israelitica a Parigi, fu proposta e votata a grandi applausi questa deliberazione: — I deputati israeliti dell’impero francese e del regno d’Italia, penetrati di riconoscenza pe’ continui benefizj resi dal clero cristiano agli Israeliti ne’ passati secoli, e per l’accoglienza che i pontefici e molti altri ecclesiastici hanno usata agli Israeliti quando la barbarie, i pregiudizj e l’ignoranza li perseguitavano ed espellevano dalla società, stabiliscono che l’espressione di questi sentimenti sarà consegnata nel processo verbale affinchè rimanga eterna testimonianza autentica della gratitudine degli Israeliti di quest’assemblea pei benefizj che le generazioni precedenti hanno ricevuto dagli ecclesiastici».Nel 1436 il duca di Milano permetteva a una famiglia d’Ebrei di Mantova di stabilirsi in Como per dieci anni, co’ suoi fattori, socj ecc. L’uffizio di provvisione, cioè la municipalità di Como vi si oppose; ma il duca sostenne la concessione, dando la facoltà di tener banco, prestare a sei denari per lira al mese, aver esenzione da tutti i carichi reali e personali, coll’obbligo di pagare fiorini venticinque ogni anno al Comune. I Comaschi non potendo impedire, stanziarono però che gli Ebrei portassero un distintivo.

282.Quella bolla, riferita dal Pezzana,St. di Parma, vol.III. dec.VII. 9, merita esser vista nella sua integrità pel patronato ivi estesissimamente professato.

Quando Napoleone nel 1807 raccolse l’assemblea israelitica a Parigi, fu proposta e votata a grandi applausi questa deliberazione: — I deputati israeliti dell’impero francese e del regno d’Italia, penetrati di riconoscenza pe’ continui benefizj resi dal clero cristiano agli Israeliti ne’ passati secoli, e per l’accoglienza che i pontefici e molti altri ecclesiastici hanno usata agli Israeliti quando la barbarie, i pregiudizj e l’ignoranza li perseguitavano ed espellevano dalla società, stabiliscono che l’espressione di questi sentimenti sarà consegnata nel processo verbale affinchè rimanga eterna testimonianza autentica della gratitudine degli Israeliti di quest’assemblea pei benefizj che le generazioni precedenti hanno ricevuto dagli ecclesiastici».

Nel 1436 il duca di Milano permetteva a una famiglia d’Ebrei di Mantova di stabilirsi in Como per dieci anni, co’ suoi fattori, socj ecc. L’uffizio di provvisione, cioè la municipalità di Como vi si oppose; ma il duca sostenne la concessione, dando la facoltà di tener banco, prestare a sei denari per lira al mese, aver esenzione da tutti i carichi reali e personali, coll’obbligo di pagare fiorini venticinque ogni anno al Comune. I Comaschi non potendo impedire, stanziarono però che gli Ebrei portassero un distintivo.

283.G. Villani,VII. 53.

283.G. Villani,VII. 53.

284.Pagnini,II. 54.

284.Pagnini,II. 54.

285.Mémoires des Antiquaires de France; nouvelle série,XVIII. 467.

285.Mémoires des Antiquaires de France; nouvelle série,XVIII. 467.

286.Montfalcon,Hist. de Lyon, pag. 735.

286.Montfalcon,Hist. de Lyon, pag. 735.

287.Antichità estensi,II. 48.

287.Antichità estensi,II. 48.

288.L’esempio di Cicerone, che incarica Attico di pagare in Grecia una somma, di cui esso gli farà i fondi a Roma, è l’unico di cambio fra gli antichi: ma trattavasi di un migrato da Roma, che quivi avea lasciato e beni e congiunti; sicchè era piuttosto un cambio d’amicizia che bancario.

288.L’esempio di Cicerone, che incarica Attico di pagare in Grecia una somma, di cui esso gli farà i fondi a Roma, è l’unico di cambio fra gli antichi: ma trattavasi di un migrato da Roma, che quivi avea lasciato e beni e congiunti; sicchè era piuttosto un cambio d’amicizia che bancario.

289.Il Targioni (Viaggi, vol.II. p. 62) tolse da un copialettere del 1372 di un mercante di lana fiorentino questo: — Mandovi una lettera com quele di cambio di fiorini ducencinquanta avete a ricevere costà... Con questa vi mando una lettera di cambio di fiorini cencinquanta, avete a ricevere costà da Vieri di cambio per fiorini cencinquanta, n’avei qua a capo da me; quando gli avete, ponete a nostra ragione ecc.».Emiliani Giudici pubblicò due lettere di negozio del 1290 e 91, della ditta Consiglio de’ Cerchi e Compagni in Firenze, ove, tra altre belle cose, si legge: — Avemmo una lettera che ne mandaste per lo procuratore dell’abbate di Nostra Dama de’ Verucchi; ove ne scriveste che gli facessimo pagare a la corte del papa f. cento di sterlini per altrettanti che ne riceveste costà; onde avemgliele fatti ben pagare, e ancora avemo mandato che gli siano prestate altre f. cento se n’abbisognasse, sì come ne mandaste a dire; onde le procuragioni ch’avete, guardate; e noi per altra lettera vi scriveremo quello che gli prestassimo, e lettere che n’avremo vi manderemo».

289.Il Targioni (Viaggi, vol.II. p. 62) tolse da un copialettere del 1372 di un mercante di lana fiorentino questo: — Mandovi una lettera com quele di cambio di fiorini ducencinquanta avete a ricevere costà... Con questa vi mando una lettera di cambio di fiorini cencinquanta, avete a ricevere costà da Vieri di cambio per fiorini cencinquanta, n’avei qua a capo da me; quando gli avete, ponete a nostra ragione ecc.».

Emiliani Giudici pubblicò due lettere di negozio del 1290 e 91, della ditta Consiglio de’ Cerchi e Compagni in Firenze, ove, tra altre belle cose, si legge: — Avemmo una lettera che ne mandaste per lo procuratore dell’abbate di Nostra Dama de’ Verucchi; ove ne scriveste che gli facessimo pagare a la corte del papa f. cento di sterlini per altrettanti che ne riceveste costà; onde avemgliele fatti ben pagare, e ancora avemo mandato che gli siano prestate altre f. cento se n’abbisognasse, sì come ne mandaste a dire; onde le procuragioni ch’avete, guardate; e noi per altra lettera vi scriveremo quello che gli prestassimo, e lettere che n’avremo vi manderemo».

290.Lodovico Luzi con documenti provò (Orvieto 1868) che in Orvieto fu eretto un Monte di pietà nel 1463; e Ariodante Fabretti che in Perugia nel 1462.

290.Lodovico Luzi con documenti provò (Orvieto 1868) che in Orvieto fu eretto un Monte di pietà nel 1463; e Ariodante Fabretti che in Perugia nel 1462.

291.Nel 1483, 29 dicembre, Lodovico Gonzaga scriveva a frate Angelo Clavasio: — Questo devotissimo populo mantuano, mosso ed inducto de la predicatione, persuasione et efficacissime ragioni del venerabile padre frate Bernardino de Feltro, ha divisato lo laudabilissimo Monte de pietà; e a tanto bene è concorso lo signor marchese principalmente, e successive cittadini, plebei ed io». D’Arco, Nuovi studj sul Comune di Mantova. In Russia devono essere stati introdotti dai nostri quei monti che chiamavano iLombardi, e sono una delle istituzioni più importanti dell’impero, prestando al sei per cento, mentre l’ordinario canone è dell’otto, dieci e fin dodici.

291.Nel 1483, 29 dicembre, Lodovico Gonzaga scriveva a frate Angelo Clavasio: — Questo devotissimo populo mantuano, mosso ed inducto de la predicatione, persuasione et efficacissime ragioni del venerabile padre frate Bernardino de Feltro, ha divisato lo laudabilissimo Monte de pietà; e a tanto bene è concorso lo signor marchese principalmente, e successive cittadini, plebei ed io». D’Arco, Nuovi studj sul Comune di Mantova. In Russia devono essere stati introdotti dai nostri quei monti che chiamavano iLombardi, e sono una delle istituzioni più importanti dell’impero, prestando al sei per cento, mentre l’ordinario canone è dell’otto, dieci e fin dodici.

292.Un diploma di Corrado di Monferrato, dato da Tiro nel 1188, dice:Donavi et concessi pisanis viris de societate Umiliorum quia mecum in Tyri defensionem pro honore nominis unigeniti filii Dei, totiusque christianitatis fideliter atque constanter permansere, furnum unumetc.

292.Un diploma di Corrado di Monferrato, dato da Tiro nel 1188, dice:Donavi et concessi pisanis viris de societate Umiliorum quia mecum in Tyri defensionem pro honore nominis unigeniti filii Dei, totiusque christianitatis fideliter atque constanter permansere, furnum unumetc.

293.Du Cange,Glossarium, tom.II. p. 43.A Fulcone Cacio, cive placentino, capitaneo universitatis mercatorum lombardorum et tuscanorum, habente etiam potestatem et speciale mandatum a consulibus mercatorum romanorum, Januæ, Venetiarum, Placentiæ, Lucæ, Bononiæ, Pistorii, Astensium, Albæ, Florentiæ, Senarum et Mediolanensium.

293.Du Cange,Glossarium, tom.II. p. 43.A Fulcone Cacio, cive placentino, capitaneo universitatis mercatorum lombardorum et tuscanorum, habente etiam potestatem et speciale mandatum a consulibus mercatorum romanorum, Januæ, Venetiarum, Placentiæ, Lucæ, Bononiæ, Pistorii, Astensium, Albæ, Florentiæ, Senarum et Mediolanensium.

294.Se ne trovano stipulate alcune nel repertorio di Giovanni Scriba, ove anche il nome incontriamo in un documento del 24 aprile 1156:Ego Bonusvassallus accepi incomendacionema te Wilielmo Filardo libras quinquaginta in panis etc.; e in un altro del 3 maggio seguente.

294.Se ne trovano stipulate alcune nel repertorio di Giovanni Scriba, ove anche il nome incontriamo in un documento del 24 aprile 1156:Ego Bonusvassallus accepi incomendacionema te Wilielmo Filardo libras quinquaginta in panis etc.; e in un altro del 3 maggio seguente.

295.Ughelli,Italia sacra, tom.IV. col. 871, che erra attribuendolo a Boemondo II.

295.Ughelli,Italia sacra, tom.IV. col. 871, che erra attribuendolo a Boemondo II.

296.Chi amasse minutissime particolarità di trattati di commercio, fondati sempre sulla gelosia e l’esclusiva, cerchi nelLiber jurium,tom.I. p. 851, quello del 1229 de’ Genovesi coi Marsiglioti; e l’altro degli stessi del 9 novembre 1251, che riempie sedici colonne deiMonumenta Historiæ patriæ.

296.Chi amasse minutissime particolarità di trattati di commercio, fondati sempre sulla gelosia e l’esclusiva, cerchi nelLiber jurium,tom.I. p. 851, quello del 1229 de’ Genovesi coi Marsiglioti; e l’altro degli stessi del 9 novembre 1251, che riempie sedici colonne deiMonumenta Historiæ patriæ.

297.Impositio officii Gazariæ, pag. 326;Capitulare nauticum, cap.XXXV.

297.Impositio officii Gazariæ, pag. 326;Capitulare nauticum, cap.XXXV.

298.Poggiali,St. di Piacenza, tom.VI. 31;Tigrimi,Vita di Castruccio. Buonaccorso Pitti trafficava in Picardia, quando, essendovi sbarcati gl’Inglesi nel 1388, «feci compagnia con un Lucchese e con un Senese, e a nostre spese, con trentasei cavalli e bene armati andammo nel detto esercito, sotto il segno e condotta del duca di Borgogna».Cronaca, pag. 34.

298.Poggiali,St. di Piacenza, tom.VI. 31;Tigrimi,Vita di Castruccio. Buonaccorso Pitti trafficava in Picardia, quando, essendovi sbarcati gl’Inglesi nel 1388, «feci compagnia con un Lucchese e con un Senese, e a nostre spese, con trentasei cavalli e bene armati andammo nel detto esercito, sotto il segno e condotta del duca di Borgogna».Cronaca, pag. 34.

299.Marsigli,Ricerche sul commercio veneto;Fanucci,Storia de’ tre celebri popoli marittimi dell’Italia, vol.IV;Pagnini,Della decima della moneta e della mercatura de’ Fiorentini fino al secoloXVI. Lucca 1765;Serra.Discorso sopra il commercio, la navigazione e le arti dei Genovesi;Carlo Pagano,Delle imprese e del dominio de’ Genovesi nella Grecia.Genova 1852.

299.Marsigli,Ricerche sul commercio veneto;Fanucci,Storia de’ tre celebri popoli marittimi dell’Italia, vol.IV;Pagnini,Della decima della moneta e della mercatura de’ Fiorentini fino al secoloXVI. Lucca 1765;Serra.Discorso sopra il commercio, la navigazione e le arti dei Genovesi;Carlo Pagano,Delle imprese e del dominio de’ Genovesi nella Grecia.Genova 1852.

300.Sulla destra del ramo settentrionale del Don, a quattro miglia dal suo sbocco, fra i due villaggi che oggi si dicono Simarka e Nedvigovka.

300.Sulla destra del ramo settentrionale del Don, a quattro miglia dal suo sbocco, fra i due villaggi che oggi si dicono Simarka e Nedvigovka.

301.Federico I nel 1162 concedeva un amplissimo privilegio a’ Genovesi, dove fra altre cose gli abilita a cacciare i Provenzali e i Francesi che vanno o tornano per mare da negoziare colla Sicilia, la Calabria, la Puglia e il Veneto; nelle terre dove vanno a mercatare, abbiano due o più Genovesi che rendano la giustizia fra loro; i loro mercanti possano valersi de’ pesi e delle misure proprie.Liber jurium.

301.Federico I nel 1162 concedeva un amplissimo privilegio a’ Genovesi, dove fra altre cose gli abilita a cacciare i Provenzali e i Francesi che vanno o tornano per mare da negoziare colla Sicilia, la Calabria, la Puglia e il Veneto; nelle terre dove vanno a mercatare, abbiano due o più Genovesi che rendano la giustizia fra loro; i loro mercanti possano valersi de’ pesi e delle misure proprie.Liber jurium.

302.E non vino, e così nella Borgogna; mentre a Parigi si spacciava vino di Napoli.Pratica della mercatura, cap.XLII. LIV.

302.E non vino, e così nella Borgogna; mentre a Parigi si spacciava vino di Napoli.Pratica della mercatura, cap.XLII. LIV.

303.Il vulgo genovese conserva ancora molte voci arabe:Ramadan, camallo, tara, lalla, mandillo, marabotto, roboien, corba...

303.Il vulgo genovese conserva ancora molte voci arabe:Ramadan, camallo, tara, lalla, mandillo, marabotto, roboien, corba...

304.Abbiamo l’inventario d’una nave, che andando all’Ecluse, fu spinta alla cala di Dunster. Portava due grosse botti di gengiovo verde, un barile di gengiovo in acqua di limone, una balla di arquinetta, tredici barili d’uve passe, nove di solfo, censettantadue balle di guado, ventidue di carta da scrivere, una cassa di zuccaro candito, sei balle di scatole vuote, un barile di prugne secche, trentotto balle di riso, cinque botti di cannella, un barile di polvere salmistra, e cinque balle di legno di bosso».

304.Abbiamo l’inventario d’una nave, che andando all’Ecluse, fu spinta alla cala di Dunster. Portava due grosse botti di gengiovo verde, un barile di gengiovo in acqua di limone, una balla di arquinetta, tredici barili d’uve passe, nove di solfo, censettantadue balle di guado, ventidue di carta da scrivere, una cassa di zuccaro candito, sei balle di scatole vuote, un barile di prugne secche, trentotto balle di riso, cinque botti di cannella, un barile di polvere salmistra, e cinque balle di legno di bosso».

305.Giustiniani,Annali,VI.

305.Giustiniani,Annali,VI.

306.Se ne conoscono del 1302, 10, 19, 24, 32, 35, 42, 50, 62, 82.

306.Se ne conoscono del 1302, 10, 19, 24, 32, 35, 42, 50, 62, 82.

307.Negli anni 1306, 17 e 20 Venezia fece trattati con Tunisi, nel 56 con Tripoli. Quattro trattati conchiusi fra la repubblica e i re di Tunisi della stirpe degli Afidi, ignoti agli storici di Venezia, sono dati dal barone de Hammer,St. degli Osmanli, tom.IV. p. 691.

307.Negli anni 1306, 17 e 20 Venezia fece trattati con Tunisi, nel 56 con Tripoli. Quattro trattati conchiusi fra la repubblica e i re di Tunisi della stirpe degli Afidi, ignoti agli storici di Venezia, sono dati dal barone de Hammer,St. degli Osmanli, tom.IV. p. 691.

308.Mille sono detti neiRer. It. Script.,XXII. 959. Il libroVenezia e sue lagune, al tom.I. p. 176, li farebbe diciannovemila; al tom.II. p. 151 dice che talvolta arrivarono sino a quattromila; a p. 253 accenna come il sommo tremila cinquecento. Tali discrepanze sono meno scusabili nelle monografie.

308.Mille sono detti neiRer. It. Script.,XXII. 959. Il libroVenezia e sue lagune, al tom.I. p. 176, li farebbe diciannovemila; al tom.II. p. 151 dice che talvolta arrivarono sino a quattromila; a p. 253 accenna come il sommo tremila cinquecento. Tali discrepanze sono meno scusabili nelle monografie.

309.La galea grande, lunga di alto passi ventitre, piedi tre e mezzo, di piano piedi dieci, di bocca diciassette e mezzo, alta in coperta piedi otto, non ha opere morte; il timone a poggio movesi con una zanca per fianco. La galea di Levante era lunga di alto passi ventitre, piedi tre, di piano passi dieci con quattro vele. La sottile, passi sette e mezzo con tre vele, cioè come le nostre. La latina era lunga in colomba passi dodici, di piano piedi nove, piedi sedici in trepiè, ventiquattro in bocca, nove e mezzo in coverta, sedici in coverta lunga, il timone passi quattro, due battelli da piedi trentaquattro, una gondola da ventiquattro. La nave quadra era tredici passi in colomba, di piano piedi nove e un quarto, diciassette e mezzo in trepiè, ventisei e mezzo in bocca, e caricava trecento botti. Le descrive uno che vi serviva nel secoloXV; manoscritto della Magliabechiana, classeXIX. cod. 7. Le carrache erano i legni più grossi dopo i vascelli propriamente detti, e portavano fin millequattrocento barili, aveano tre ponti, e più tardi n’ebbero fin sette. Le galeazze aveano anch’esse un castello di prua e uno di poppa, tre alberi, vele latine e trentadue banchi di rematori.È quasi inesplicabile la rapidità delle costruzioni navali. Jacopo da Varagine (Rer. It. Script.,IX. 17) attesta che dal 15 luglio al 15 agosto 1297 la Repubblica genovese allestì ducento galee da ducenventi uomini almeno ciascuna: nel 1284 ne allestirono settanta in tre giorni. Venezia in men di cento giorni preparò una flotta: presente Enrico III, in due ore fu posta insieme una galea e varata: nel 1569 distrutto l’arsenale dall’incendio, nel seguente uscivane la flotta che disfece la turca a Lépanto.

309.La galea grande, lunga di alto passi ventitre, piedi tre e mezzo, di piano piedi dieci, di bocca diciassette e mezzo, alta in coperta piedi otto, non ha opere morte; il timone a poggio movesi con una zanca per fianco. La galea di Levante era lunga di alto passi ventitre, piedi tre, di piano passi dieci con quattro vele. La sottile, passi sette e mezzo con tre vele, cioè come le nostre. La latina era lunga in colomba passi dodici, di piano piedi nove, piedi sedici in trepiè, ventiquattro in bocca, nove e mezzo in coverta, sedici in coverta lunga, il timone passi quattro, due battelli da piedi trentaquattro, una gondola da ventiquattro. La nave quadra era tredici passi in colomba, di piano piedi nove e un quarto, diciassette e mezzo in trepiè, ventisei e mezzo in bocca, e caricava trecento botti. Le descrive uno che vi serviva nel secoloXV; manoscritto della Magliabechiana, classeXIX. cod. 7. Le carrache erano i legni più grossi dopo i vascelli propriamente detti, e portavano fin millequattrocento barili, aveano tre ponti, e più tardi n’ebbero fin sette. Le galeazze aveano anch’esse un castello di prua e uno di poppa, tre alberi, vele latine e trentadue banchi di rematori.

È quasi inesplicabile la rapidità delle costruzioni navali. Jacopo da Varagine (Rer. It. Script.,IX. 17) attesta che dal 15 luglio al 15 agosto 1297 la Repubblica genovese allestì ducento galee da ducenventi uomini almeno ciascuna: nel 1284 ne allestirono settanta in tre giorni. Venezia in men di cento giorni preparò una flotta: presente Enrico III, in due ore fu posta insieme una galea e varata: nel 1569 distrutto l’arsenale dall’incendio, nel seguente uscivane la flotta che disfece la turca a Lépanto.

310.Ep. seniles, lib.II. ep. 3.

310.Ep. seniles, lib.II. ep. 3.

310a.Nell’AppendiceXXIXdell’Archivio storico italianosi pubblicarono documenti che rischiarano il commercio de’ Veneziani coll’Armenia e con Trebisonda. In questa città i Veneziani ebbero privilegi amplissimi fin dal 1201, più volte confermati, e quartiere fortificato, al par de’ Genovesi; colle conquiste russe perì la prosperità di Trebisonda, ma in questi ultimi anni tornò importantissimo scalo per l’estremo Oriente.

310a.Nell’AppendiceXXIXdell’Archivio storico italianosi pubblicarono documenti che rischiarano il commercio de’ Veneziani coll’Armenia e con Trebisonda. In questa città i Veneziani ebbero privilegi amplissimi fin dal 1201, più volte confermati, e quartiere fortificato, al par de’ Genovesi; colle conquiste russe perì la prosperità di Trebisonda, ma in questi ultimi anni tornò importantissimo scalo per l’estremo Oriente.

311.Tali sono, fra gli altri, due trattati del 1327 con Como e Brescia.

311.Tali sono, fra gli altri, due trattati del 1327 con Como e Brescia.

312.Malipiero,Annali, 666, 715, 717.

312.Malipiero,Annali, 666, 715, 717.

313.Ragusa anticamente area trattati di commercio con Fermo, Recanati, Rimini, Ravenna, Ferrara (Appendini,Notizie storiche della città di Ragusa); e prima ancora con Napoli, Siracusa, Messina, Barletta ecc.; dappoi si ridusse in dipendenza di Venezia, che vi teneva un conte a governarla con patti stabiliti.

313.Ragusa anticamente area trattati di commercio con Fermo, Recanati, Rimini, Ravenna, Ferrara (Appendini,Notizie storiche della città di Ragusa); e prima ancora con Napoli, Siracusa, Messina, Barletta ecc.; dappoi si ridusse in dipendenza di Venezia, che vi teneva un conte a governarla con patti stabiliti.

314.Rer. It. Script.,XI. 142.

314.Rer. It. Script.,XI. 142.

315.Libri di divisamenti di paesi, di misure di mercatanzie, ed altre cose bisognevoli di sapere a mercatanti di diverse parti del mondo; edito dal Pagnini.

315.Libri di divisamenti di paesi, di misure di mercatanzie, ed altre cose bisognevoli di sapere a mercatanti di diverse parti del mondo; edito dal Pagnini.

316.Fin dal 1422 entrò in trattative col soldano d’Egitto pel commercio d’Alessandria e della Siria, e col signore di Corinto in Romania, e conchiuse con loro vantaggiosi trattati; uno del pari nel 1425 coll’Inghilterra, che rinnovò nel 1490; coll’imperatore greco nel 1438; col re d’Aragona nel 1450. Nel 1487 e 88 rinnovò le trattative coll’Egitto per favorire la propria navigazione ad esclusione degli stranieri.Fra i canti per mascherate n’è uno di mercanti fiorentini, che tornati arricchiti, esaltano il girare il mondo e guadagnare, poi rimpatriati ajutare chi n’ha bisognò; ed esortano ad avviare a ciò i figli, anzichè lasciarli perdersi nell’ozio e ne’ vizj.

316.Fin dal 1422 entrò in trattative col soldano d’Egitto pel commercio d’Alessandria e della Siria, e col signore di Corinto in Romania, e conchiuse con loro vantaggiosi trattati; uno del pari nel 1425 coll’Inghilterra, che rinnovò nel 1490; coll’imperatore greco nel 1438; col re d’Aragona nel 1450. Nel 1487 e 88 rinnovò le trattative coll’Egitto per favorire la propria navigazione ad esclusione degli stranieri.

Fra i canti per mascherate n’è uno di mercanti fiorentini, che tornati arricchiti, esaltano il girare il mondo e guadagnare, poi rimpatriati ajutare chi n’ha bisognò; ed esortano ad avviare a ciò i figli, anzichè lasciarli perdersi nell’ozio e ne’ vizj.

317.«Il sintraco (come a dire sindaco) deve aver tre mine di sale da ogni legno che vien di Sardegna con sale; se venisse di Corsica e avesse fatto cambio, n’avrà tre mine di grano; una mina da ogni legno che venga dalla Marittima e da Romania. Da ogni legno che va in Corsica, abbia una mina di grano; da ogni legno di sale di Provenza, tre quartini di sale; da ogni galea che va in corso oltre Sardegna o in Ispagna, un marabotico; da ogni legno che vien di Sicilia, due mine. Nelle principali feste pranzerà coll’arcivescovo. Tocca a lui ordinare le guardie delle città, e riconoscere se furono fatte; convocare il popolo, battere i ladri e malfattori secondo l’ordine de’ consoli, e fare i bandi per la città e per tutto il vescovado; entrar nelle case a ricevere i pegni, e quando spira vento d’aquilone andare per la città, pel castello e pel borgo ad avvertire che badino bene al fuoco. Il sabato santo custodirà le porte di San Giovanni finchè l’arcivescovo e i canonici vengano a benedir le fonti». Liber jurium, pag. 79.

317.«Il sintraco (come a dire sindaco) deve aver tre mine di sale da ogni legno che vien di Sardegna con sale; se venisse di Corsica e avesse fatto cambio, n’avrà tre mine di grano; una mina da ogni legno che venga dalla Marittima e da Romania. Da ogni legno che va in Corsica, abbia una mina di grano; da ogni legno di sale di Provenza, tre quartini di sale; da ogni galea che va in corso oltre Sardegna o in Ispagna, un marabotico; da ogni legno che vien di Sicilia, due mine. Nelle principali feste pranzerà coll’arcivescovo. Tocca a lui ordinare le guardie delle città, e riconoscere se furono fatte; convocare il popolo, battere i ladri e malfattori secondo l’ordine de’ consoli, e fare i bandi per la città e per tutto il vescovado; entrar nelle case a ricevere i pegni, e quando spira vento d’aquilone andare per la città, pel castello e pel borgo ad avvertire che badino bene al fuoco. Il sabato santo custodirà le porte di San Giovanni finchè l’arcivescovo e i canonici vengano a benedir le fonti». Liber jurium, pag. 79.

318.Lettera diBenedetto Deiper difesa della mercatura dei Fiorentini contro le ingiurie sparse da alcuni mercadanti veneziani. Vedi nel vol.IIdel Pagnini.

318.Lettera diBenedetto Deiper difesa della mercatura dei Fiorentini contro le ingiurie sparse da alcuni mercadanti veneziani. Vedi nel vol.IIdel Pagnini.

319.Nel 1505 per la prima volta Firenze tirò grano dall’Inghilterra per cinquantamila scudi d’oro, e duemila moggia da Linguadoca.Nardi,Storie fiorentine, lib.IV.

319.Nel 1505 per la prima volta Firenze tirò grano dall’Inghilterra per cinquantamila scudi d’oro, e duemila moggia da Linguadoca.Nardi,Storie fiorentine, lib.IV.

320.Nel 1499 i Salviati riceveano da Filippo d’Austria, duca di Borgogna, in pegno per quattromila fiorini grossi, trecentoventi centinaja di lana d’Inghilterra, e un famoso fiordaliso, vale a dire un reliquiario di oncie diciannove fiorentine, con crocifisso nero, quarantuno balasci, trentasei zaffiri, nove smeraldi, cinquantacinque rosette d’oro con quattro perle in ciascuna e un diamante acuto, e la corona con quattro perle a pera, un diamante grosso e trentotto perle.

320.Nel 1499 i Salviati riceveano da Filippo d’Austria, duca di Borgogna, in pegno per quattromila fiorini grossi, trecentoventi centinaja di lana d’Inghilterra, e un famoso fiordaliso, vale a dire un reliquiario di oncie diciannove fiorentine, con crocifisso nero, quarantuno balasci, trentasei zaffiri, nove smeraldi, cinquantacinque rosette d’oro con quattro perle in ciascuna e un diamante acuto, e la corona con quattro perle a pera, un diamante grosso e trentotto perle.

321.Klaproth preparava l’edizione delMilionedi Marco Polo con commenti e colla carta analizzata dei paesi da lui visitati; e doveasi stampare a spese della Società geografica di Parigi: ma non potè compirla. Parrebbe a credere fosse scritto originalmente in veneziano, dialetto dello scrittore. Il padre Spotorno sostiene che, nella lunga lontananza, esso doveva aver dimentico l’idioma patrio, e che Andalon del Negro genovese lo scrisse in latino, sopra relazione del Polo stesso. I migliori ora tengono che Rusticiano da Pisa lo stendesse in francese, man mano che lo raccoglieva dalla bocca di Marco suo compagno di carcere. Il testo più genuino pare quello che pubblicò la Società geografica di Parigi nel 1824. Di buon’ora il Milione fu mutato in toscano e in altre lingue, ma interpolandovi novità; nel che maggior licenza si prese il Ramusio nella suaCollezione di navigazioni. Nel 1844 fu stampato a Edimburgo da Murray con copiose note illustrative; in tedesco da A. Bürck (Die Reisen des Venezianers M. Polo. Lipsia 1845) sopra le migliori edizioni, e con aggiunte di C. F. Neumann, che viaggiò i luoghi stessi, e che trova esattissimo il nostro Veneziano. Un’edizione italiana fu procacciata a Venezia il 1847 da Vincenzo Lazari, traducendo l’edizione del 1824, liberando il testo dalle aggiunte Ramusiane, e arricchendola di note. Il tenente Wood della marina britannica dell’India, il quale scoperse le vere sorgenti dell’Oxo nel 1829, dice esattissima la descrizione che di que’ paesi fa Marco Polo.* Il colonnello Enrico Yule, del corpo degl’ingegneri nel Bengala, stampò a Londra nel 1871The book of sirMarco Polothe venetian, newly translated and edited with notes, 2 volumi con mappe e figure e dissertazioni sulla vita, la famiglia, il carattere di M. Polo, e con abbondanti notizie geografiche, etnografiche e filologiche.

321.Klaproth preparava l’edizione delMilionedi Marco Polo con commenti e colla carta analizzata dei paesi da lui visitati; e doveasi stampare a spese della Società geografica di Parigi: ma non potè compirla. Parrebbe a credere fosse scritto originalmente in veneziano, dialetto dello scrittore. Il padre Spotorno sostiene che, nella lunga lontananza, esso doveva aver dimentico l’idioma patrio, e che Andalon del Negro genovese lo scrisse in latino, sopra relazione del Polo stesso. I migliori ora tengono che Rusticiano da Pisa lo stendesse in francese, man mano che lo raccoglieva dalla bocca di Marco suo compagno di carcere. Il testo più genuino pare quello che pubblicò la Società geografica di Parigi nel 1824. Di buon’ora il Milione fu mutato in toscano e in altre lingue, ma interpolandovi novità; nel che maggior licenza si prese il Ramusio nella suaCollezione di navigazioni. Nel 1844 fu stampato a Edimburgo da Murray con copiose note illustrative; in tedesco da A. Bürck (Die Reisen des Venezianers M. Polo. Lipsia 1845) sopra le migliori edizioni, e con aggiunte di C. F. Neumann, che viaggiò i luoghi stessi, e che trova esattissimo il nostro Veneziano. Un’edizione italiana fu procacciata a Venezia il 1847 da Vincenzo Lazari, traducendo l’edizione del 1824, liberando il testo dalle aggiunte Ramusiane, e arricchendola di note. Il tenente Wood della marina britannica dell’India, il quale scoperse le vere sorgenti dell’Oxo nel 1829, dice esattissima la descrizione che di que’ paesi fa Marco Polo.

* Il colonnello Enrico Yule, del corpo degl’ingegneri nel Bengala, stampò a Londra nel 1871The book of sirMarco Polothe venetian, newly translated and edited with notes, 2 volumi con mappe e figure e dissertazioni sulla vita, la famiglia, il carattere di M. Polo, e con abbondanti notizie geografiche, etnografiche e filologiche.

322.VediBizzarro,Hist. rerum persicarum.

322.VediBizzarro,Hist. rerum persicarum.

323.Graberg de Hemsö,Annali di geografia; gennajo 1803.

323.Graberg de Hemsö,Annali di geografia; gennajo 1803.

324.Idem videtur sentire noster Georgius, vir in peragrando orbe atque indagando terrarum situ diligentissimus,dice Antonio Galateo, che tratta la stessa quistione nel librettoDe situ elementorum.

324.Idem videtur sentire noster Georgius, vir in peragrando orbe atque indagando terrarum situ diligentissimus,dice Antonio Galateo, che tratta la stessa quistione nel librettoDe situ elementorum.

325.Genealogia degli Dei, lib.XV.

325.Genealogia degli Dei, lib.XV.

326.Ep. famil., lib.VI. 3.

326.Ep. famil., lib.VI. 3.

327.Tiraboschi, tom.VI. l. 1, c.V. § 2.

327.Tiraboschi, tom.VI. l. 1, c.V. § 2.

328.Zanetti,Origine di alcune arti presso i Veneziani, p. 46.

328.Zanetti,Origine di alcune arti presso i Veneziani, p. 46.

329.Zurla,Il mappamondo di frà Mauro descritto ed illustrato. Venezia 1806; opera debole. Nel trasportare questo prezioso monumento da San Michele di Murano al palazzo ducale, si potè meglio esaminarlo; e a spalla vi si trovò scritto:MCCCLXadiXVIavosto fo chomplido questo lavor. È singolare vedervi in Africa accennato ilDafur, che è il Darfur, ignoto fin quando Bruce lo visitò ai giorni nostri: prova che frà Mauro si valeva di relazioni o perdute o mai non scritte.Nel congresso geografico del 1875 si trattò di tutte queste e di altre mappe.

329.Zurla,Il mappamondo di frà Mauro descritto ed illustrato. Venezia 1806; opera debole. Nel trasportare questo prezioso monumento da San Michele di Murano al palazzo ducale, si potè meglio esaminarlo; e a spalla vi si trovò scritto:MCCCLXadiXVIavosto fo chomplido questo lavor. È singolare vedervi in Africa accennato ilDafur, che è il Darfur, ignoto fin quando Bruce lo visitò ai giorni nostri: prova che frà Mauro si valeva di relazioni o perdute o mai non scritte.

Nel congresso geografico del 1875 si trattò di tutte queste e di altre mappe.

330.Folietta,Hist. gen., lib.V.

330.Folietta,Hist. gen., lib.V.

331.Il Petrarca (De vita solit.,XII. sect. 6. c. 3) dice che all’età de’ suoi padri colà penetrò un’armata di Genovesi.

331.Il Petrarca (De vita solit.,XII. sect. 6. c. 3) dice che all’età de’ suoi padri colà penetrò un’armata di Genovesi.

332.Relazione della scoperta delle Canarie e d’altre isole dell’Oceano nuovamente ritrovate nel1341; stampata da Sebastiano Ciampi a Firenze nel 1827.

332.Relazione della scoperta delle Canarie e d’altre isole dell’Oceano nuovamente ritrovate nel1341; stampata da Sebastiano Ciampi a Firenze nel 1827.

333.Il Sadoleto, nel 1514, ne lo ringraziava a nome di Leon X perelephantum unum indicum, incredibili corporis magnitudine, et pardum unum, et vestem destinatam rebus divinis. Erat ea species, ea pulchritudo nobilissimi operis, qualem nec vidissemus ante unquam, nec videre expectavissemus; is splendor, qui ex candore et copia tot gemmarum esse debebat; artem autem in eo et varietatem operum omnes plane confitebantur etiam pretiosiorem esse materia, cum diuturnus labor nobilitatem summi artificii, ordine et contextu mirabili margaritarum, antecellere omnibus indicis atque arabicis opibus coëgisset... Lectæ sunt literæ tuæ, scripta incertum elegantius an religiosius; te, quod primitiæ omnium rerum Deo dicandæ sunt, primitias Lybiæ, Mauritaniæ, Æthiopiæ, Arabiæ, Persidis atque Indiæ... nobis... dare ac dedicare.

333.Il Sadoleto, nel 1514, ne lo ringraziava a nome di Leon X perelephantum unum indicum, incredibili corporis magnitudine, et pardum unum, et vestem destinatam rebus divinis. Erat ea species, ea pulchritudo nobilissimi operis, qualem nec vidissemus ante unquam, nec videre expectavissemus; is splendor, qui ex candore et copia tot gemmarum esse debebat; artem autem in eo et varietatem operum omnes plane confitebantur etiam pretiosiorem esse materia, cum diuturnus labor nobilitatem summi artificii, ordine et contextu mirabili margaritarum, antecellere omnibus indicis atque arabicis opibus coëgisset... Lectæ sunt literæ tuæ, scripta incertum elegantius an religiosius; te, quod primitiæ omnium rerum Deo dicandæ sunt, primitias Lybiæ, Mauritaniæ, Æthiopiæ, Arabiæ, Persidis atque Indiæ... nobis... dare ac dedicare.

334.Quando naque Colombo? Nel 1430, o 36, o 41, o 45, 46, 47, 49, 55. — Dove? A Genova, a Cogoleto, a Bugiasco, a Finale, a Quinto, a Nervi sulla Riviera; a Savona o a Palestrella, o ad Arbizoli là vicino; o a Cosseria fra Millesimo e Carcare; in val di Oneglia, a Castel di Cuccaro fra Alessandria e Casale, a Piacenza, o a Pradello in val di Nura. Ciascuna di queste opinioni fu sostenuta con gran corredo di ragioni e di petulanze. Vedasi l’ultimo lavoro del marcheseD’Avezac,L’année véritable de la naissance de Colomb(Parigi 1873), che lo pone al fine del 1446, e le contraddizioni dell’americano Harris.

334.Quando naque Colombo? Nel 1430, o 36, o 41, o 45, 46, 47, 49, 55. — Dove? A Genova, a Cogoleto, a Bugiasco, a Finale, a Quinto, a Nervi sulla Riviera; a Savona o a Palestrella, o ad Arbizoli là vicino; o a Cosseria fra Millesimo e Carcare; in val di Oneglia, a Castel di Cuccaro fra Alessandria e Casale, a Piacenza, o a Pradello in val di Nura. Ciascuna di queste opinioni fu sostenuta con gran corredo di ragioni e di petulanze. Vedasi l’ultimo lavoro del marcheseD’Avezac,L’année véritable de la naissance de Colomb(Parigi 1873), che lo pone al fine del 1446, e le contraddizioni dell’americano Harris.

335.Dante indica le costellazioni del piede del centauro e della crociera del sud, invisibili al nostro emisfero.Io mi volsi a man destra, e posi menteAll’altro polo, e vidi quattro stelleNon viste mai fuorchè alla prima gente...O settentrïonal vedovo sitoPoichè privato se’ di veder quelle.Purg.I.I planisferi arabi e i nostri viaggiatori che arrivavano fino a Bab el-Mandeb, ne lo poterono istruire. La sua cosmogonia è siffatta: che l’emisfero boreale stava sott’acqua, e un gran continente era nell’australe opposto al nostro; Lucifero,piovendodal cielo per essere incarcerato nel centro della terra, spinse in su un cono di sollevamento, che forma la montagna del Purgatorio, sulla cui vetta ride il Paradiso: la massa arida agli antipodi si fecedel mal velo per pauradi Lucifero, e nel nostro emisfero restò unagran secca, cioè un continente di cui è centro Gerusalemme. Questi sono concetti sistematici e poetici; e più importa il vedere precisamente designato da Dante il centro di gravità della terra,il punto a cui son tratti d’ogni parte i pesi. Vero è che Aristotele lo accenna e che il cronista Rolandino mezzo secolo prima di Dante scriveva,Non aliter quam ad punctum terræ medium, quod philosophi centrum dicunt, ponderosa cuncta tendere naturaliter elaborant(Hist. Patavina, lib.XII. c. 9). Ammesso questo centro di gravità, non è più meraviglia che abitino uomini tutto in giro al globo. Il Petrarca nomina gli antipodi in un passo da noi citato nel volume vii a pag. 500; e nella canzone v scrive:Nella stagion che il Sol rapido inchinaVerso occidente e che il dì nostro volaA gente che di là forse l’aspetta;e nella sestinaI:Quando la sera scaccia il chiaro giorno,E le tenebre nostre altrui fan alba.I quali passi intarsiando il Pulci nelXXVdelMorgante, fa dire dal demonio Astarotte che dappertutto «navigar si puote, Però che l’acqua in ogni parte è piana» benchè la terra sia rotonda;E puossi andar giù nell’altro emisperioPerò che al centro ogni cosa reprime,Sì che la terra, per via di misterio,Sospesa sta tra le stelle, sublime;E laggiù son città, castella, imperio,Ma nol cognobbon quelle genti prime;Vedi che il Sol di camminar s’affrettaDov’io ti dico che laggiù s’aspetta.

335.Dante indica le costellazioni del piede del centauro e della crociera del sud, invisibili al nostro emisfero.

Io mi volsi a man destra, e posi menteAll’altro polo, e vidi quattro stelleNon viste mai fuorchè alla prima gente...O settentrïonal vedovo sitoPoichè privato se’ di veder quelle.Purg.I.

Io mi volsi a man destra, e posi menteAll’altro polo, e vidi quattro stelleNon viste mai fuorchè alla prima gente...O settentrïonal vedovo sitoPoichè privato se’ di veder quelle.Purg.I.

Io mi volsi a man destra, e posi mente

All’altro polo, e vidi quattro stelle

Non viste mai fuorchè alla prima gente...

O settentrïonal vedovo sito

Poichè privato se’ di veder quelle.

Purg.I.

I planisferi arabi e i nostri viaggiatori che arrivavano fino a Bab el-Mandeb, ne lo poterono istruire. La sua cosmogonia è siffatta: che l’emisfero boreale stava sott’acqua, e un gran continente era nell’australe opposto al nostro; Lucifero,piovendodal cielo per essere incarcerato nel centro della terra, spinse in su un cono di sollevamento, che forma la montagna del Purgatorio, sulla cui vetta ride il Paradiso: la massa arida agli antipodi si fecedel mal velo per pauradi Lucifero, e nel nostro emisfero restò unagran secca, cioè un continente di cui è centro Gerusalemme. Questi sono concetti sistematici e poetici; e più importa il vedere precisamente designato da Dante il centro di gravità della terra,il punto a cui son tratti d’ogni parte i pesi. Vero è che Aristotele lo accenna e che il cronista Rolandino mezzo secolo prima di Dante scriveva,Non aliter quam ad punctum terræ medium, quod philosophi centrum dicunt, ponderosa cuncta tendere naturaliter elaborant(Hist. Patavina, lib.XII. c. 9). Ammesso questo centro di gravità, non è più meraviglia che abitino uomini tutto in giro al globo. Il Petrarca nomina gli antipodi in un passo da noi citato nel volume vii a pag. 500; e nella canzone v scrive:

Nella stagion che il Sol rapido inchinaVerso occidente e che il dì nostro volaA gente che di là forse l’aspetta;

Nella stagion che il Sol rapido inchinaVerso occidente e che il dì nostro volaA gente che di là forse l’aspetta;

Nella stagion che il Sol rapido inchina

Verso occidente e che il dì nostro vola

A gente che di là forse l’aspetta;

e nella sestinaI:

Quando la sera scaccia il chiaro giorno,E le tenebre nostre altrui fan alba.

Quando la sera scaccia il chiaro giorno,E le tenebre nostre altrui fan alba.

Quando la sera scaccia il chiaro giorno,

E le tenebre nostre altrui fan alba.

I quali passi intarsiando il Pulci nelXXVdelMorgante, fa dire dal demonio Astarotte che dappertutto «navigar si puote, Però che l’acqua in ogni parte è piana» benchè la terra sia rotonda;

E puossi andar giù nell’altro emisperioPerò che al centro ogni cosa reprime,Sì che la terra, per via di misterio,Sospesa sta tra le stelle, sublime;E laggiù son città, castella, imperio,Ma nol cognobbon quelle genti prime;Vedi che il Sol di camminar s’affrettaDov’io ti dico che laggiù s’aspetta.

E puossi andar giù nell’altro emisperioPerò che al centro ogni cosa reprime,Sì che la terra, per via di misterio,Sospesa sta tra le stelle, sublime;E laggiù son città, castella, imperio,Ma nol cognobbon quelle genti prime;Vedi che il Sol di camminar s’affrettaDov’io ti dico che laggiù s’aspetta.

E puossi andar giù nell’altro emisperio

Però che al centro ogni cosa reprime,

Sì che la terra, per via di misterio,

Sospesa sta tra le stelle, sublime;

E laggiù son città, castella, imperio,

Ma nol cognobbon quelle genti prime;

Vedi che il Sol di camminar s’affretta

Dov’io ti dico che laggiù s’aspetta.

336.Già Strabone comprendea la possibilità della circumnavigazione, «e se l’estensione del mare Atlantico non ci facesse ostacolo, noi potremmo, persistendo sotto il medesimo parallelo, navigare dalla Spagna fino all’India».Geografia, lib.II. E Seneca (Quæstiones nat.), interrogandosi quanto vi sia dagli ultimi confini della Spagna fin all’India, risponde: — Lo spazio di pochissimi giorni, se il vento spiri in favore».

336.Già Strabone comprendea la possibilità della circumnavigazione, «e se l’estensione del mare Atlantico non ci facesse ostacolo, noi potremmo, persistendo sotto il medesimo parallelo, navigare dalla Spagna fino all’India».Geografia, lib.II. E Seneca (Quæstiones nat.), interrogandosi quanto vi sia dagli ultimi confini della Spagna fin all’India, risponde: — Lo spazio di pochissimi giorni, se il vento spiri in favore».

337.Nel 1488 Bartolomeo Colombo, fratello di Cristoforo, disegnatore di carte nautiche a Lisbona poi a Londra, donava a Enrico VII d’Inghilterra un mappamondo, che non ci è descritto particolarmente, ma dov’è questa rozza epigrafe:Janua cui patria est, nomen cui BartholomæusColumbus de terra rubra, opus edidit istudLondiniis A. D.MCCCCLXXXatque insuper annoOctavo, decimaque die cum tertia mensisFebruarii, Laudes Christo canentur abunde.

337.Nel 1488 Bartolomeo Colombo, fratello di Cristoforo, disegnatore di carte nautiche a Lisbona poi a Londra, donava a Enrico VII d’Inghilterra un mappamondo, che non ci è descritto particolarmente, ma dov’è questa rozza epigrafe:

Janua cui patria est, nomen cui BartholomæusColumbus de terra rubra, opus edidit istudLondiniis A. D.MCCCCLXXXatque insuper annoOctavo, decimaque die cum tertia mensisFebruarii, Laudes Christo canentur abunde.

Janua cui patria est, nomen cui BartholomæusColumbus de terra rubra, opus edidit istudLondiniis A. D.MCCCCLXXXatque insuper annoOctavo, decimaque die cum tertia mensisFebruarii, Laudes Christo canentur abunde.

Janua cui patria est, nomen cui Bartholomæus

Columbus de terra rubra, opus edidit istud

Londiniis A. D.MCCCCLXXXatque insuper anno

Octavo, decimaque die cum tertia mensis

Februarii, Laudes Christo canentur abunde.

338.Quell’uffizietto sta nella libreria Corsini di Roma. — Di Colombo parlammo estesissimamente nellaStoria universalee negliItaliani illustri, e forse non senza novità. È notevole che egli non accenna mai Marco Polo, sebbene si fondi continuamente sulle tradizioni di quello.Nel 1670 Filippo re di Spagna donava alla repubblica genovese un codice in pergamena, foglio piccolo, legato in cordovano con mazzetto d’argento, e chiuso in una busta di cordovano con serratura d’argento. Era una raccolta fatta da Colombo stesso de’ proprj titoli a quella scoperta, e de’ privilegi venutigli; di cui fece fare due copie, spedendole a Nicolò Oderigo confidente suo, acciocchè le ponesse in luogo sicuro. Nelle ultime vicende di Genova andarono disperse. Una, portata a Parigi, fu ricuperata; l’altra si ritrovò nella biblioteca del conte Michelangelo Cambiaso, e il corpo dei Decurioni la comprò, e ne fece eseguire la traduzione dal padre Spotorno e la stampa, col titolo diCodice diplomatico Colombo-Americano, ossia raccolta di documenti originali e inediti, spettanti a Cristoforo Colombo, alla scoperta e al governo dell’America. 1822.

338.Quell’uffizietto sta nella libreria Corsini di Roma. — Di Colombo parlammo estesissimamente nellaStoria universalee negliItaliani illustri, e forse non senza novità. È notevole che egli non accenna mai Marco Polo, sebbene si fondi continuamente sulle tradizioni di quello.

Nel 1670 Filippo re di Spagna donava alla repubblica genovese un codice in pergamena, foglio piccolo, legato in cordovano con mazzetto d’argento, e chiuso in una busta di cordovano con serratura d’argento. Era una raccolta fatta da Colombo stesso de’ proprj titoli a quella scoperta, e de’ privilegi venutigli; di cui fece fare due copie, spedendole a Nicolò Oderigo confidente suo, acciocchè le ponesse in luogo sicuro. Nelle ultime vicende di Genova andarono disperse. Una, portata a Parigi, fu ricuperata; l’altra si ritrovò nella biblioteca del conte Michelangelo Cambiaso, e il corpo dei Decurioni la comprò, e ne fece eseguire la traduzione dal padre Spotorno e la stampa, col titolo diCodice diplomatico Colombo-Americano, ossia raccolta di documenti originali e inediti, spettanti a Cristoforo Colombo, alla scoperta e al governo dell’America. 1822.

339.Ma Colombo dice precisamente che, al passare di un certo punto, cioè del meridiano magnetico, «come al passar d’una collina», l’ago, vôlto fin là a nord-est, piegava a nord-ovest.

339.Ma Colombo dice precisamente che, al passare di un certo punto, cioè del meridiano magnetico, «come al passar d’una collina», l’ago, vôlto fin là a nord-est, piegava a nord-ovest.

340.Angelo M. Bandini,Vita di Amerigo Vespucci. Solo nel 1830, pei documenti pubblicati da Nugnes e Navarrete, si ebbe qualche certezza de’ costui fatti.

340.Angelo M. Bandini,Vita di Amerigo Vespucci. Solo nel 1830, pei documenti pubblicati da Nugnes e Navarrete, si ebbe qualche certezza de’ costui fatti.

341.— Non erano passati molti anni che venne in Moscovia alla corte del suo principe un ambasciatore di papa Leone, nominato messer Paulo Centurioni genovese, sotto diversi pretesti; ma la principal ragione... era perchè il detto messer Paulo, avendo conceputo sdegno e odio grande contro Portoghesi, voleva vedere se poteva far aprire un viaggio per terra, che le spezierie venissero d’India per via dei Tartari e dal mar Caspio nella Moscovia».Ramusio,Disc. sopra li viaggi delle spezierie, vol.I. p. 374.

341.— Non erano passati molti anni che venne in Moscovia alla corte del suo principe un ambasciatore di papa Leone, nominato messer Paulo Centurioni genovese, sotto diversi pretesti; ma la principal ragione... era perchè il detto messer Paulo, avendo conceputo sdegno e odio grande contro Portoghesi, voleva vedere se poteva far aprire un viaggio per terra, che le spezierie venissero d’India per via dei Tartari e dal mar Caspio nella Moscovia».Ramusio,Disc. sopra li viaggi delle spezierie, vol.I. p. 374.

342.Epist. 152.

342.Epist. 152.

343.Il Roberston le adopera come tali, ma evidenti anacronismi le convincono scritte assai dopo il caso. Disopra della porta della chiesa di Siviglia dell’Oro alla Giamaica si leggeva:Petrus Martyr ab Angleria italicus, civis mediolanensis, protonotarius apostolicus hujus insulæ, abbas, senatus indici consiliarius, ligneam prius ædem hanc bis igne consumptam latericio et quadrato lapide primus a fundamentis extruxit.

343.Il Roberston le adopera come tali, ma evidenti anacronismi le convincono scritte assai dopo il caso. Disopra della porta della chiesa di Siviglia dell’Oro alla Giamaica si leggeva:Petrus Martyr ab Angleria italicus, civis mediolanensis, protonotarius apostolicus hujus insulæ, abbas, senatus indici consiliarius, ligneam prius ædem hanc bis igne consumptam latericio et quadrato lapide primus a fundamentis extruxit.

344.Isole trovate novamente per el re di Spagna. L’ultima ottava dice:Questa ha composto de Dati GiulianoA preghiera del magno cavaliereMesser Giovan Filippo ciciliano,Che fu di Sixto quarto suo scudiere.Et capitano suo et capitanoA quelle cose che fur di mestiereA laude del Signor si canta e diceChe ci conduca al suo regno felice.E il libro chiudesi con queste parole: — Finita la storia de la inventione delle nuove isole di Canaria indiane, tracta da una pistola di Christofano Colombo, et per messer Giuliano Dati tradocta di latino in versi vulgari a laude della celestiale Corte et a consolatione della christiana religione, et a preghiera del magnifico cavaliere messer Giovan Filippo di Lignamine, familiare dello illustrissimo re di Spagna christianissimo. A dìXXVId’ottobre 1495, Florentiæ». Quali sono peggiori, i versi o la prosa? Certo nè gli uni nè l’altra invogliano a dissotterrare quel libro.Vedansi gliStudj bibliografici e biografici sulla Storia della geografia in Italia, pubblicati in occasione del Congresso Geografico di Parigi. Roma 1875.

344.Isole trovate novamente per el re di Spagna. L’ultima ottava dice:

Questa ha composto de Dati GiulianoA preghiera del magno cavaliereMesser Giovan Filippo ciciliano,Che fu di Sixto quarto suo scudiere.Et capitano suo et capitanoA quelle cose che fur di mestiereA laude del Signor si canta e diceChe ci conduca al suo regno felice.

Questa ha composto de Dati GiulianoA preghiera del magno cavaliereMesser Giovan Filippo ciciliano,Che fu di Sixto quarto suo scudiere.Et capitano suo et capitanoA quelle cose che fur di mestiereA laude del Signor si canta e diceChe ci conduca al suo regno felice.

Questa ha composto de Dati Giuliano

A preghiera del magno cavaliere

Messer Giovan Filippo ciciliano,

Che fu di Sixto quarto suo scudiere.

Et capitano suo et capitano

A quelle cose che fur di mestiere

A laude del Signor si canta e dice

Che ci conduca al suo regno felice.

E il libro chiudesi con queste parole: — Finita la storia de la inventione delle nuove isole di Canaria indiane, tracta da una pistola di Christofano Colombo, et per messer Giuliano Dati tradocta di latino in versi vulgari a laude della celestiale Corte et a consolatione della christiana religione, et a preghiera del magnifico cavaliere messer Giovan Filippo di Lignamine, familiare dello illustrissimo re di Spagna christianissimo. A dìXXVId’ottobre 1495, Florentiæ». Quali sono peggiori, i versi o la prosa? Certo nè gli uni nè l’altra invogliano a dissotterrare quel libro.

Vedansi gliStudj bibliografici e biografici sulla Storia della geografia in Italia, pubblicati in occasione del Congresso Geografico di Parigi. Roma 1875.

345.Melchiorre Gioja vede nelle imposte «una forza di crescente proporzione, la quale non trova limite se non nella resistenza de’ popoli, e nel cuor de’ principi saggi».Nuovo prospetto delle scienze economiche, pag. 230.

345.Melchiorre Gioja vede nelle imposte «una forza di crescente proporzione, la quale non trova limite se non nella resistenza de’ popoli, e nel cuor de’ principi saggi».Nuovo prospetto delle scienze economiche, pag. 230.

346.Nel concilio Lateranese iv, sotto Innocenzo III, è sancito che l’indagine si faccia per trovar la verità,coram ecclesiæ senioribus; e si soggiunge:Debet esse præsens is, contra quem facienda est inquisitio, nisi se per contumaciam absentaverit; et exponenda sunt ei illa capitula, de quibus fuerit inquirendum, ut facultatem habeat defendendi seipsum; et non solum dicta, sed etiam nomina ipsa testium sunt ei publicanda, ut quid et a quo sit dictum appareat; nec non exceptiones et replicationes legitime admittendæ, ne per suppressionem nominum infamandi, per exceptionum vero exclusionem deponendi falsum audacia præbeatur.

346.Nel concilio Lateranese iv, sotto Innocenzo III, è sancito che l’indagine si faccia per trovar la verità,coram ecclesiæ senioribus; e si soggiunge:Debet esse præsens is, contra quem facienda est inquisitio, nisi se per contumaciam absentaverit; et exponenda sunt ei illa capitula, de quibus fuerit inquirendum, ut facultatem habeat defendendi seipsum; et non solum dicta, sed etiam nomina ipsa testium sunt ei publicanda, ut quid et a quo sit dictum appareat; nec non exceptiones et replicationes legitime admittendæ, ne per suppressionem nominum infamandi, per exceptionum vero exclusionem deponendi falsum audacia præbeatur.

347.Credesi che Pier Lombardo, per sollecitazione dei vescovi, sostenesse in Francia le ragioni de’ villani a segno da ottenere che anch’essi potessero portare lunghi i capelli, distintivo sin allora dei nobili, cioè della razza conquistatrice. Perciò la memoria di lui era celebrata annualmente dall’Università di Parigi.

347.Credesi che Pier Lombardo, per sollecitazione dei vescovi, sostenesse in Francia le ragioni de’ villani a segno da ottenere che anch’essi potessero portare lunghi i capelli, distintivo sin allora dei nobili, cioè della razza conquistatrice. Perciò la memoria di lui era celebrata annualmente dall’Università di Parigi.

348.Giovanni XXII avea pubblicato una bolla, ove diceva: — Per l’autorità conferitaci dall’eterno Padre e dai santi apostoli Pietro e Paolo, dopo matura riflessione, e udito il consiglio dei nostri venerabili fratelli, di piena nostra podestà separiamo l’Italia dall’Impero: riserbando a noi stessi di provvedere pel governo di essa; e facciamo ampio divieto d’entrarvi».Provinciam Italiæ ab eodem imperio et regno Alemanniæ totaliter eximentes; ipsam a subjectione communitatum et jurisdictionum eorumdem regni et imperii separamus. IlBaluzio,Vitæ Pap. Avenion., i col. 704, la dà come falsa, ma come genuina la consideraOlenschlaeger,Staatsgeschichte des römischen Kaiserthumes, p. 249.

348.Giovanni XXII avea pubblicato una bolla, ove diceva: — Per l’autorità conferitaci dall’eterno Padre e dai santi apostoli Pietro e Paolo, dopo matura riflessione, e udito il consiglio dei nostri venerabili fratelli, di piena nostra podestà separiamo l’Italia dall’Impero: riserbando a noi stessi di provvedere pel governo di essa; e facciamo ampio divieto d’entrarvi».Provinciam Italiæ ab eodem imperio et regno Alemanniæ totaliter eximentes; ipsam a subjectione communitatum et jurisdictionum eorumdem regni et imperii separamus. IlBaluzio,Vitæ Pap. Avenion., i col. 704, la dà come falsa, ma come genuina la consideraOlenschlaeger,Staatsgeschichte des römischen Kaiserthumes, p. 249.


Back to IndexNext