Chapter 3

Poco divario corre certo da questa alla voce di Lutero; tanto più se fosse a credere ch’egli «scrisse ai principi cristiani come la Chiesa andava in rovina, che però dovessin fare che ragunasse un concilio, nel quale voleva provare la Chiesa di Dio esser senza capo, e che chi vi sedeva non era vero pontefice, nè degno di quel grado, nè anco cristiano». E mentre i Tiepidi persistevano a contrariare i Piagnoni, e cuculiare il frate riformatore, alcuni di quelli che guastano il bene coll’esagerarlo, coniarono medaglie dove sopra di Roma vedeasi una mano col pugnale e l’iscrizioneGladius Domini super terram cito et velociter[31]. Lodovico il Moro, sempre inuzzolito di Pisa e contrastatone da’ repubblicani, e sentendosi dal Savonarola rinfacciata la crudele ambizione e predetto un tremendo castigo, lo fece dal fratello cardinale accusare a Roma. Frà Mariano da Genazzano, predicando innanzi ad Alessandro VI, uscì a dire: — Abbrucia, abbrucia, santo padre, lo strumento del diavolo; abbrucia lo scandalo di tutta la Chiesa». Il che saputo, frà Girolamo in duomo predicò: — Iddio ti perdoni, lui punirà te, e fra breve si manifesterà chi attende agli Stati e reggimenti temporali»; e infatti poco andò che Mariano fu scoperto di maneggi a favor degli oppressori.

Ma già col commercio la fama del Savonarola propagasi lontano; dal fondo della Germania gli giungevanolettere e adesioni; Bajazet II granturco volle saperne il vero dal console fiorentino, e si fece tradurre qualche sermone di lui. Sette anni continuò quell’entusiasmo pubblico senza ch’egli si galloriasse; e mentre Roma minacciava scomuniche e rogo, frà Girolamo diceva: — Entrai nel chiostro per imparar a patire; e quando i patimenti vennero a visitarmi, gli ho studiati, ed essi m’insegnarono ad amar sempre, a sempre perdonare»[32].


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