Chapter 25

276.Non tam exemplis rationibusque actum est, quam conviciis ac maledictis; nec christiana pietate sed canina facundia... Nec jurgiis modo, sed, quod dictu nefas est, jocis et scommatis libros referserunt. Quin vero qui veritatis indagandæ studio scribunt, mites modestosque se ipsos exhibeant, Christi exemplo, qui cum esset veritas, in se ipso quoque mansuetudinem prædicavit, tantumque abfuit ut ultro maledixerit, ut etiam, quod Petrus ait, maledicenti non minaretur.Il Bembo lodava grandemente le lettere del Cortese, «nella qual cosa egli merita tanto maggior laude, chedelet maculam jam per tot sæcula inustam illi hominum generi, di non saper scrivere elegantemente».277.Pallavicino,Storia del Concilio di Trento, lib.XI. c. 30.278.1º Quod eliminet omnes dolores præteritorum temporum, simoniam videlicet, ignorantiam e tirannidem, ac vitia omnia quæ alias Ecclesiam affligebant; et bonis consultoribus adhæreat, et libertatem in votis, in consiliis ac executione gubernatorum cohibeat.2º Ecclesiam juxta sancta concilia et sacras leges canonicas religiose, quantum tempora patientur, reformet, ut faciem sanctæ Ecclesiæ, non peccatricis congregationis referat.3º Fratres suos et filios carissimos sanctæ romanæ Ecclesiæ cardinales, aliosque prælatos et membra Ecclesiæ integro amore non verbis tantum sed rebus et operibus complectetur, bonos honorando et exaltando, illisque et maxime pauperibus providendo, ne apex apostolicus paupertate sordescat.4º Omnibus indifferenter justitiam administrabit, et in hoc optimos officiarios constituet, qui nullis compositionibus aut altercationibus jurium justiciam pessundabunt.5º Fideles, signanter nobiles, et monasteria consueta adjuvari, in suis necessitatibus juxta tempora bonorum pontificum sustentabit.6º Infideles, maxime Turchas, pessimos crucis hostes, nunc apud Rhodum et Hungariam multis victoriis superbientes, qui maximo dolori et terrori Ecclesiæ sanctæ sunt, excludet et expugnabit, et ad hanc expeditionem pecunias congruentes, inducias inter Christianos procurabit, et justam expeditionem magna auctoritate ordinabit, et nunc aliquo pecuniario præsidio obsidioni Rhodianæ succurret.7º Ecclesiam Principis Apostolorum magno nostro dolore diruptam et conquassatam, partim sua impensa, partim principum et popolorum piis suffrages, sicut prædecessores sui fecerunt, eriget, consolidabit.279.Epistolæ famil., tom.I. p. 18.280.Tratto dalla Biblioteca di Monaco, noi l’abbiamo inserito negli schiarimenti al libroXVdellaStoria Universale. NelloSchelhorn,Amœnitates historiæ ecclesiasticæ, nºVIII, trovasi un lungo consulto di riforme, proposte da una commissione eletta da Ferdinando I imperatore, colle risposte fattevi dalla curia romana.281.Sanuto,Diarjal 1523; presso il quale è un’epistola, che dice:Vir est sui tenax, in concedendo parcissimus, in recipiendo nullus aut rarissimus; in sacrificio quotidianus et matutinus est: quem amet aut si quem amet, nulli exploratum. Ira non agitur, jocis non ducitur. Neque ob pontificatum visus est exultasse; quinimo constat graviter illum ad ejus famam nuntii ingemuisse.282.Giovanni Cambi, al 1522.283.Erasmo,Ep.1176, dice: —Vix nostra phalanx sustinuisset hostium conjurationem, ni Adrianus tum cardinalis, postea romanus pontifex, hoc edidisset oraculum: Bonas literas non damno, hæreses et schismata damno». Anche Girolamo Negri, nelle lettere, ove dipinge sì bene quel pontificato, dice: — Dilettasi soprattutto di lettere, massimamente ecclesiastiche, nè può patire un prete indotto».284.Sextus Tarquinius, Sextus Nero, Sextus et iste:Semper et a Sextis diruta Roma fuit.Sono di gran verità i due epitafi destinatigli:Hadrianus VI hic situs est, qui nihil sibi infelicius in vita quam quod imperaret duxit.Pro dolor! quantum refert in quæ tempora vel optimi cujusque vita incidat.285.Lettera del 19 aprile 1532, nelleCartas al emperador Carlos V escritas por su confesor. Berlino 1848.286.VediConsilium delectorum cardinalium et aliorum prælatorum de emendanda Ecclesia, S. D. N. D. Paulo III ipso jubente conscriptum et exhibitum. 1538.287.VediBartoli,L’Italia.288.On n’a qu’à publier hardiment tout ce qu’on voudra contre les Jésuites, on peut assurer qu’on persuadera une infinité de gens.Bayle, inLojola.289.Marco Mantova Benavides, dotto giureconsulto e professore a Padova, scrisse un librodel concilio, dove esamina quali persone abbiano diritto d’intervenirvi, e che qualità ad esse convengano; ove deplora che molti cardinali e prelati sì poco intendano di studj, o soltanto di filosofia e lettere anzichè di canoni e scritture; esamina poi i varj concilj precedenti, e quistiona se il concilio sia superiore al papa. E benchè non risparmiasse i disordini degli ecclesiastici, ebbe lodi da Paolo III e applausi da Roma.290.Sulla riforma in Italia possono vedersi:Schelhorn,Amœnitates historiæ ecclesiasticæ et literariæ. Lipsia 1737-46;Gerdes,Specimen Italiæ reformatæ, 1763;Tiraboschi,Storia della letteratura, tom.X. p. 560;Mac Crie,Storia dei progressi e dell’estinzione della Riforma in Italia nelXVIsecolo, con un compendio della storia della Riforma tra i Grigioni (ingl.) 1830;Cantù,Storia della città e diocesi di Como, lib.VIII, ilSacro Macello in Valtellina, Firenze 1853, eGli Eretici d’Italia. Sui protestanti napoletani vediGiannone,Storia civile,VIII, p. 12; e nellaZeitschrift für Geschichtswissenschaft, 1847, vol.VIII, p. 545, un articolo diG. Heine,Ueber die Verbreitung der Reformation in Neapel, con notizie tratte dall’archivio di Simancas.291.Il famoso Andrea Alciato diresse al Mallio una lettera per dissuaderlo di farsi francescano; ove a tal uopo gli espone gli abusi e i disordini della vita monastica, con grandissima libertà. Il Calvi n’ebbe copia, la mandò ad Erasmo, e pensava pubblicarla. Grand’apprensione ne prese l’Alciato, e in bel latino ironicamente gli scriveva: — Oh tristo di Calvi! e più che capital nemico dell’Alciato se ciò farai! Che mi varranno le mie veglie, che i tanti studj? Se tu mi spargi di questo veleno, vorrei piuttosto esser morto. Lutero, i Picardi, gli Ussiti e gli altri nomi d’eretici non saran tanto infami quanto il mio se ciò avvenga. Non sai o dissimuli di sapere le faccende di questi cucullati, la forza, la potenza, le esclamazioni sui pulpiti, le esecrazioni fra il popolo, le detestazioni, e gl’infiniti mali che (gli Dei me ne campino) ricadran sul mio capo? Intenterò processo d’ingiuria, prima a te come campione, poi a Erasmo, poi a Frobenio; invocherò uomini e Dei, moverò ogni pietra per iscagionar me, e voi soli imputare ecc.».Marquardi Gudii et doctorum virorum ad eum epistolæ.Utrecht, 1697.292.Ap.Hottinger,Ecclesia sæculiXVI, tom.II. p. 61.293.Lettera del 27 marzo 1554, esistente nella biblioteca nazionale di Parigi, cod. 8645, carta 56. — Calvino conservò sempre l’amore della duchessa. Quando il duca di Guisa, campione de’ Cattolici di Francia, genero di lei, fu assassinato davanti Orléans dal fanatico Poltrot, e i predicanti dalla cattedra inveivano contro di lui, la duchessa ne mosse lamento con Calvino, il quale rispondendo non riprova l’assassinio:Si le mal fâchait à tous les gens de bien, monsieur de Guise, qui avait allumé le flambeau, ne pouvait pas être épargné. Et de moi, combien j’ai toujours prié Dieu de lui faire merci, si est-ce que j’ai souvent désiré que Dieu mit la main sur lui pour en délivrer son Eglise, s’il ne le voulait convertir... Cependant de le damner c’est aller trop avant, si non qu’on eût certaine marque et infaillible de sa réprobation.Lettere di G. Calvino, raccolte da G. Bonnet, tom.II. p. 553. Parigi 1855.294.Angelica Negri di Gallarate, piissima monaca, le cui lettere spirituali si leggevano nei refettorj, e che il marchese Del Vasto governator di Milano volea consigliera e al letto di sua morte, udendo l’Ochino predicare a Verona nel 1542, predisse cadrebbe nell’eresia.295.PredicaIIIeIV.296.T.Quid vero mihi das consilii?O.Ut plures uxores non ducas, sed Deum ores ut tibi continentem esse det.T.Quid si nec donum mihi, nec ad id petendum fidem dabit?O.Tum si id feceris ad quod te Deus impellet, dummodo divinum esse instinctum exploratum habeas, non peccabis. Si quidem in obediendo Deo erravi non potest.297.Seckendorf,Historia Luteranismi, tom.III. pag. 68, 69, 579.298.Simleri,Oratio de vita P. M. Vermilii.299.Dizionario storicodi Bassano.300.Raynaldi, ad 1539.301.Eusebius captivus, sive modus procedendi in curia romana contra Lutheranos.Basilea 1533. Non è del Curione, come può vedersi dalla lettera dello Zanchi al Muscolo, sibbene del Massari, che nel 1554 stampò a BasileaDe fide ac operibus veri christiani hominis ad mentem Apostolorum, contra Evangelii inimicos, nella cui prefazione è cenno di molti italiani dimoranti in quella città.302.Ottenne dal carceriere che gli legasse una gamba sola; poi che alternasse la catena fra le due gambe; nel qual mutamento riuscì a far mettere la catena a una gamba finta.Vita Cælii Secundi Curionis; de mirabili sua e vinculis, ac ipsis diræ necis faucibus liberatione dialogus.— Abbiamo l’orazione funebre recitatagli da Giannicolò Stuppani,Oratio de Cælii Secundi Curionis vita. Vedi pureSchelhorn, pag. 258.303.Il Gerdesio, pag. 280, crede sia tutt’uno con Giulio da Milano, agostiniano apostato che in Isvizzera pubblicò laIeIIparte delle prediche da lui recitate in San Cassiano a Venezia nel 1541.* Nei registri de’ giustiziati, tenuti dalla compagnia di San Giovanni alle Caserotte di Milano, al 23 luglio 1569 trovo abbruciati «un frate di Brera e Giorgio Filatore, quali erano luterani». Al 1587, 1º ottobre, abbruciato un Giulio Pallavicino della pieve d’Incino per eretico; «fu messo sul palco in duomo l’anno 1555 e 1573, e l’anno 1587 fu morto dopo essersi confessato e comunicato».304.Lo stesso Burigozzo sotto il 1534 parla d’uno spacciatore d’indulgenze: — In questo tempo venne a predicare in domo un frate de Santo Augustino Remitano; e questo fu una dominica a dì 25 januario, e predicò tutta la settimana seguente. E la dominica seguente, che fu a dì primo febraro, anunziò uno perdon, con certe bolle da absolvere dei casi; e fu messo per la cittade le cedole in stampa, qual se contenevano in ditta bolla; et el ditto perdono fu messo fora el dì de santa Maria delle Candele; e fu fatto procession dal clero. Circondorno la ecclesia del domo de dentro, e riportorno ditto perdono a loco suo, zoè a presso el barco dove se predica; e sempre con el ditto frate, e ancora el commissario de ditta indulgenzia (dandoli li danari ch’erano d’accordo), li davano la ditta carta, e li metteva suso el nome de colui che pagava, overo de soi morti: donde che durò questo circa a otto giorni. Et in questo termino assai homeni mormoravano, vedendo questa indulgenzia così larga; dondechè fu trovato questa cosa essere una ribalderia, et essere false le bolle; et a questo fu preso el dicto frate, et ancora il commissario; e furno messi in preson in casa del capitanio de justizia; e lì ghe fu data la corda e tormenti. Al fine disseno di sì, che l’era vero; e lì furno reponuti fin a che da Roma venisse la risposta de quello che de lor far se dovesse; et a questo passò qualche giorni: al fine fu concluso, che ditto frate e ditto commissario fusseno mandati in galea...».305.Raynaldi,ad annum.306.Niceron,Memorie, tom.XXI. p. 115.307.Spondani,Annales ad 1543.308.LetteraXXI, lib.IVdel Minturno al Gesualdo del 1534.309.Quirini,Diatriba ad vol.IIIepistolarum Poli, pag. 286; e vediTiraboschi,Biblioteca degli scrittori modenesi, tom.III.310.Il formulario fu pubblicato nel vol.Idelle opere del cardinal Cortese colle firme de’ suddetti, e del vicario vescovile, l’arciprete, il prevosto, tre canonici, il conte Giovanni Castelvetro, il cavaliere Lodovico Dal Forno, Giambattista Tassone, Girolamo Manzuoli, Angelino Zocchi, Bartolomeo Fontana, Antonio Grillenzone, Pietro Baranzone, Bernardo Marescotti accademici; Giannicolò Fiordibello, Gaspare Rangone, tre Bellincini, Alfonso Sadoleto, Giovanni Poliziano, Elia Carandino, Filippo Valentino, Bartolomeo Grillenzoni, Pellegrino Erri, ed il celebre Falloppio.311.Si hanno tre medaglie coniate al Negri, e queste opere:Rhætia, sive de situ et moribus Rhætorum.De Fanini faventini ac Dominici bassanensis morte, qui nuper ob Christum in Italia romani pontificis jussu impie occisi sunt, brevis historia.Chiavenna 1550.Historia Francisci Spieræ civitatulani qui, quod susceptam semel evangelicæ veritatis professionem abnegasset, in horrendam incidit desperationem.Tubinga 1555 (probabilmente tradotte dall’italiano da Vergerio).Del Negri parlarono il Verci nelleNotizie degli scrittori bassanesi, e il Carrara nelDizionario storicodi Bassano; e li contraddisse il grigione Domenico Rosio de Porta, ministro riformato a Soglio nel 1794, dirigendosi al delegato don Fedele di Vertemate Franchi; poi più diligentemente Giambattista Roberti,Notizie storico-critiche della vita e delle opere di Francesco Negri, Bassano 1839. È errore del Quadrio il farlo di Lovere: nacque a Bassano, per un amore sfortunato si vestì benedettino in Santa Giustina di Padova, poi la gelosia lo trasse a un assassinio, pel quale fuggì in Germania nel 1525, ove alquanto più tardi abbracciò le dottrine zuingliane. Che intervenisse alla conferenza di Marburgo nel 1529, nessuna prova è. Tenne scuola a Chiavenna, ma sembra non vi fosse pastore, come in niun’altra chiesa di Svizzera. Infatto, primo ministro della chiesa riformata a Chiavenna fu Agostino Mainardi, che vi rimase fin alla morte, avvenuta nel 1563; e allora gli successe Girolamo Zanchi.Quando Lelio Socino da Vicenza fuggì a Zurigo, il Mainardi dubitò che Camillo Renato rifuggito a Chiavenna, e in corrispondenza con quello, ne avesse adottato le dottrine antitrinitarie; laonde obbligò tutta quella chiesa a far una professione di fede. Questa spiacque e al Renato e al Negri, parendo deviasse alquanto dalla zuingliana; la chiesa chiavennasca si trovò scissa, e il Mainardi scomunicò quei due come Sociniani. Il Negri se ne scolpò a Zurigo, poi pubblicò la propria professione di fede, confessando la divinità e incarnazione di Cristo, l’efficacia del battesimo e dell’Eucaristia.Le molte opere sue lo attestano dotto di greco e d’ebraico, e versato nelle quistioni teologiche, benchè privo di gusto e d’eleganza. Parecchie sono pubblicate a Poschiavo, dov’era stamperia che dava giusta ombra ai nostri, e Pio IV spedì ai Grigioni il prevosto della Scala di Milano nel 1550 per domandarne la soppressione. È notevole quella sulla morte del Fanino di Faenza (non Fanno, come dice il Tiraboschi) e di Domenico Cabianca di Bassano. Quest’ultimo avea militato con Carlo V, e, bevute le dottrine nuove, se ne fece apostolo: a Piacenza le predicò apertamente, ma arrestato e non volendo ritrattarsi, fu appiccato nel settembre 1550. Un’altr’opera è la traduzione latina del caso di Francesco Spiera da Cittadella, giureconsulto (non medico), padre di undici figli, il quale apostatò; poi citato da monsignor Della Casa, fece pubblica ritrattazione in patria. Dissero i religionarj che per castigo impazzisse, e urlando e maledicendo cercava uccidersi, finchè terminò miseramente.Ma l’opera più famosa del Negri è la tragedia intitolataLibero arbitrio, 1546, poi 1550, poi in latino 1559. È un’azione drammatica, alla quale sono intessute le controversie religiose. Ne diamo l’analisi negliEretici d’Italia.Vuolsi che il suo carteggio fosse, or fa alquanti lustri, trovato in Isvizzera e portato a Bassano; ma per quante ricerche ne facessimo, non poterono esserci additate che due lettere, tra quelle onde il Baseggio arricchì quella biblioteca; una di nessun interesse, l’altra da Strasburgo il 5 agosto 1530 al M. R. maestro Paolo Rossello di Padova, ove gli parla del molto che, dopo spatriato, ebbe a soffrire per Cristo; e come la quaresima precedente si fosse recato incognito a Venezia e in altri luoghi d’Italia, ove trovò «diversi fratelli, alli quali narrai (dic’egli) diffusamente tutte le cose sì mie quanto dell’Evangelio. Li nomi di essi fratelli sono questi. In Venezia parlai con prè Alovise dei Fornasieri de Padoa, olim in monachata chiamato d. Bartolommeo. In Padoa parlai con pré Bartolommeo Testa, al quale lassai el benefizio mio, che al presente è maestro de casa de monsignor Stampa. Deinde in una villa sul Veronese, appresso Lignago tre ovver quattro miglia, il nome della quale al presente non mi soccorre, parlai per dui giorni copiosamente cum pré Marino Gujoto, qui quondam monachus, dicebatur d. Pietro de Padoa. Ultimo loco, a Brescia ragionai cum d. Vincenzo di Mazi per un giorno continuo. Da questi adunque potrete intender tutto». Dategli poi le nuove di Germania, conchiude: «Non potiamo se non aspettar qualche gravissima croce.Orandum sine intermissione nobis ac vobis est, ut Dominus ipse negotium suum defendat.In Venezia non potei parlar con frate Alovise, come desiderava, imperciocchè l’era andato a star a Treviso, prout mi disse sua madre. Altro non mi occorre se non instantissimamente pregarvi che vui et gli altri fratelli cristiani preghinoenixissimeDio per nui».Era agostiniano, non benedettino come dicemmo noi sulla fede delNuovo Dizionario istorico, pubblicato in Bassano il 1796, dov’è un esteso articolo su questo apostato. Abbiam cercato notizie delle persone nominate in questa lettera; ma solo potemmo raccogliere dal sullodato signor Baseggio che il Fornasiero era agostiniano e bassanese, come anche il Testa; fuggirono di patria nè più se ne seppe; nè si potè raccapezzare la corrispondenza ch’essi tenevano collo Spiera di Cittadella; la cui storia fu tradotta in latino, non dal Vergerio, ma dal Negri.312.Vuolsi ricordare con lode la sua operaDe methodo, sive recta investigandarum tradendarumque scientiarum ratione(Basilea 1558), ove, lasciando la dialettica ordinaria, propone un nuovo metodo di giungere al vero collo scomporre e ricomporre più volte la cosa, e sotto aspetti diversi esaminarla, salendo dal noto all’ignoto.313.VediLettere d’uomini illustri conservate nel regio archivio di Parma, 1853. In questo vi ha di molte lettere concernenti il Vergerio.314.Ivi, 4 aprile 1545. Tutti capiscono che allude alla violenza di Pierluigi contro il vescovo di Fano, riferita dal Varchi al 1537. Ora, ben otto anni dopo, il Casa dubita che il papa possa averne avuto sentore: il che per lo meno smentisce la bolla che si vorrebbe avesse egli stesa per assolverlo. Del resto il fatto medesimo vien impugnato con buone ragioni dall’Amiani,Memorie di Fano, vol.II, p. 149.* Nel 1856 a Brunswick fu pubblicata una monografia di Pier Paolo Vergerio da C. H. Sixt (P. P. Vergerius papstlicher Nunzius, katholischer Bischof, und Vorkämpfer des Evangeliums: eine reformationsgeschichtliche Monografie) col ritratto e quarantaquattro lettere originali; e Findel ne fece un compendio popolare.Si ha unCatalogus hæreticorumdell’Arcimboldo, con note del Vergerio che il rendono curioso.315.Così Celio Curione nel proemio alleCento considerazioni divinedel Valdes napoletano. Credonsi del Vergerio le «Due lettere d’un cortigiano, nelle quali si dimostra che la fede e la opinione di Roma è molto più bella e più comoda che non è quella dei Luterani. Terza lettera d’un cortigiano, il quale afferma che a suo parere la messa del papa è più bella che la comunione che si fa in alcun loco della Germania. Quarta lettera d’un cortigiano, nella quale gli si dice che si comincia ad accorgere che la dottrina ch’ei chiama la luterana sia la buona e la vera, e che quella del papa sia la corrotta e la falsa». Tutte ironie, che giravano per Italia; e a Pavia si riprodusse nel 1550 dalla stamperia Moscheno ilLatte spirituale, col quale si debbono nutrire ed allevare i figliuoli de’ Cristiani a gloria di Dio, opera forse del Vergerio, comparsa l’anno avanti a Basilea. VediApologia pro P. P. Vergerio adversus J. Casam. Ulma 1754.316.Bayle,ad Theod. Simon.317.Lo fecero principalmente lo Schelhorn e il Gerdes. Di Vittoria Colonna adduceano ilPianto della marchesa di Pescara sopra la passione di Cristo, e l’Orazione sopra l’Ave Maria. Aldo 1561. VedasiLefevre Deumier,Vittoria Colonna, Parigi 1856, libro di poco merito.* Un nuovo eretico pretese regalarci ultimamente Sigwart, dimostrando la relazione fra le dottrine di Zuinglio e quelle di Pico della Mirandola (Ulrich Zwingli; der Karakter seiner Theologie mit besonderer Rücksicht auf Picus von Mirandula dargestellt.Stuttgard 1855).318.Cum casum miseratus ille magnusCarapha, Italiæ decus CaraphaAd cœlum geminas manus tetenditMultis cum lacrymis Deum saluteOrans de mea: et ecce acerba fugitFebris, et lateris dolor, refectæVires, etc.NelloSchelhorn, vol.II, è una dissertazioneDe religione M. Antonii Flaminii. NelGiudicio sopra le lettere di tredici uomini illustri pubblicate da M. Dionigi Atanagi(Venezia 1554), opera forse del Vergerio, si legge che il Flaminio «solo tra questi ebbe qualche gusto e cognizione di Cristo e della verità, ma non in tutti gli articoli, perocchè Dio non scopre e non rivela tutti i suoi tesori ad un tratto, ma a parte a parte. Certa cosa è che, se il Flaminio intese la giustificazione per la sola fede in Cristo e la certezza della salute nostra, egli o non intese la materia dell’eucaristia, o non ebbe ardimento di dirla come sta». E riferite le discrepanze, soggiunge: — Questo guadagno almeno facciam noi di quella lettera flaminiana, che, avendo esso dimostrato dissentire da noi in questi punti, e non detto di dissentire ove noi neghiamo esservi la transustanziazione, e quella oblazione doversi applicare per vivi e per morti, e dove anche neghiamo la Cena doversi dividere, il che fanno i papisti, quando ai laici non danno la spezie del vino, in questi tre punti almeno esso Flaminio ha dimostrato di tenere che noi abbiamo ragione; e credo io che, se egli fosse vivuto, sarebbe eziandio in tutti gli altri corso più avanti ed entrato nelle opinioni nostre; e credo di più che, chi avesse potuto veder il secreto del suo cuore, avrebbe veduto che già v’era entrato». Induzione assurda, eppure abituale.319.VediBayle,Dictionnaire critique.320.Bayle, inGribaldi;Gerdes, pag. 276;Niceron,Mémoires des hommes illustres, tom.XLI. p. 235.321.De hæreticis quo jure quove fructu coërcendi sunt gladio vel igne, dialogus inter Calvinum et Vaticanum: e senza nome d’autore nè di stampatore, ma credesi di Lelio Socino.322.Andrea Wissovatius, suo nipote, pubblicò le opere di lui nellaBibliotheca fratrum polonorum1636, 6 vol. in-fol.323.Bayle corregge moltissimi errori del Varillas e del Mainbourg in proposito di esso, ma cade in molti altri. VediMalacarne,Comm. delle opere e delle vicende di Giorgio Biandrata. Padova 1814.Dalle corrispondenze di Biandrata conosciamo un Giambattista Puccini lucchese, dalla regina Bona spedito a Isabella d’Ungaria come cancelliere, in surrogazione del Savorgnano; Lodovico Biandrata fratello di Giorgio, protonotaro apostolico, e segretario di Enrico di Valois re di Polonia; Giambattista Castiglioni milanese, marchese di Cassano, che secondò Ferdinando d’Austria nelle guerre contro i Turchi, ebbe alte cariche alla corte imperiale, e da Filippo II di Spagna era destinato vicerè in Francia contro gli Ugonotti, quando morì a Milano, e volle esser sepolto senza pompe. Di che vediNatale Conti,Historiæ sui temporis, al 1551.324.Calvino lo taccia di barbaro stile, senza troppa ragione.325.Giambattista Gaspari,De vita... Francisci Pucci Filidini, nella raccolta Calogeriana, tom.XXX.Venezia 1776.326.Contentiosi sunt, et inquieti; ex quacumque re lievissima rixam movent, ne doceri a quoquo sustinent, nec a sua pervicacia remittunt; unde nobis sunt oneri.Comander.327.Questi fatti risultano dalla storia affatto ostile del Llorente. Hefele di Tubinga, nella bella monografia del Ximenes, li svolge largamente e conchiude che «nella storia dell’Inquisizione di Spagna, la santa Sede compare protettrice de’ perseguitati, come fu in ogni tempo». Il protestante Schroeckh, nellaStoria ecclesiastica, si meraviglia che il papa abbia consentito questa trasformazione d’un tribunale ecclesiastico in secolare, da lui indipendente. E Ranke, protestante anch’egli, disapprovando la storia del Llorente, scritta per favorire re Giuseppe Buonaparte contro le libertà basche e le immunità ecclesiastiche, dice che da quella appare come il Sant’Uffizio fosse una giustizia regia sotto divise ecclesiastiche; tantochè il cardinale Ximenes nicchiando a ricevere nel consiglio un laico nominato da Ferdinando, questo gli rispose: — Non sapete che quest’Uffizio non tiene la giurisdizione se non dal re?»Il gagliardissimo pensatore Giuseppe De Maistre fece l’apologia dell’Inquisizione spagnuola, non tanto dal punto di diritto, come dall’essere stata un minor male, risparmiando alla Spagna que’ torrenti di sangue che la Riforma e le discordie civili conseguenti costarono al resto d’Europa. Dicendoapologiaho usurpato un luogo comune de’ retori; ma del resto egli medesimo, per quant’ardito, non osando quasi pronunziarlo in testa propria, fa dire datalunoche «il Sant’Uffizio con una sessantina di processi in un secolo ci avrebbe risparmiato lo spettacolo d’un monte di cadaveri che sorpasserebbe l’altezza delle Alpi, e arresterebbe il Reno e il Po.Sant’Agostino disapprovò affatto le persecuzioni contro i dissidenti; ma poi nelleRitrattazioni, lib.II. c. 5: — Ho fatto due libri contro i Donatisti, ove dissi non piacermi che, per forza secolare, i scismatici siano violentati alla comunione. Per verità allora mi spiaceva, perchè non ancora avevo provato a quanto male ardisca l’impunità, nè quanto a mutare in meglio valga la diligenza del castigo». E nel trattato 11 inJoann.nº 14: — Vedete che cosa fanno e che cosa soffrono: uccidono le anime, e son afflitti nei corpi; producono morti sempiterne, e lagnansi di soffrirne di temporali».Il Forti nelleIstituzioni civili, lib.II.c. dice che «l’Inquisizione puniva non l’azione esterna, non la manifestazione pubblica delle opinioni, ma il pensiero dell’animo; edin questoveramente eccedeva al di là dei confini d’ogni giurisprudenza». Sarebbe stato opportuno ci avesse detto come conosceva essa ilpensiero dell’animo.328.Chiamavansi così le esecuzioni contro i condannati dall’Inquisizione, perchè la maggior parte ne passava in assolvere gl’imputandi, facendoli ricredere e recitare l’atto di fede; e spesso non bruciavasi se non la candela che tenevano in mano. Llorente cita un auto da fe del 1486 a Toledo, con settecentocinquanta condannati, ma nessuno a morte; e un altro di novecento, pur senza morti; in uno, tremila trecento furono condannati, di cui ventisette a morte; ma si avverta che, oltre l’eresia, erano di competenza del Sant’Uffizio i peccati contro natura, la seduzione in confessione, la bestemmia, i ladri di chiesa, gli usuraj, perfino il contrabbando di cavalli e munizioni al nemico in tempo di guerra.Dalla tolleranza dei nostri fratelli aspettiamo d’essere anche noi tacciati di difensori del cavalletto e del rogo: noi.329.Verso il 1574 Mureto scriveva d’Italia all’illustre storico De Thou,Qu’il était esbahi qu’il se levât qu’on ne lui vint dire qu’un tel ne se trouve plus; et si l’on n’en oserait parler.330.Il Compendio della Santa Inquisizione.331.VediBreve informatione del modo di trattar le cause del Sant’Uffizio per li molto reverendi vicarj della Santa Inquisizione di Modana; e altri da noi citati a pag. 348.332.Di là, l’8 agosto 1555, scriveva una lettera a una madonna Cherubina, dipingendo i guaj che dovè patire nell’assedio di quella città, ed esortandola alla fede in Dio e nel Vangelo; sempre abbondando di citazioni scritturali e di pietà: — Pregate ancora per noi, com’io faccio per tutti i Cristiani che sono in Italia, che il Signore ci faccia costanti acciocchè possiamo confessarlo in mezzo della generazione diversa... Qui il padrone è sempre il primo andare alla predica: di poi ogni mattina chiama tutta la sua famiglia, ed in sua presenza si legge un evangelio ed un’epistola di san Paolo, ed esso, postosi in ginocchioni con tutta la sua corte, pregano il Signore. Bisogna poi che, casa per casa, ciascheduno de’ suoi sudditi gli renda ragione della sua fede, eziandio le massare, acciocchè ei veda come fanno profitto nella religione, perchè dice che sa bene che, se non facesse così, esso sarebbe obbligato a render ragione di tutte le anime de’ suoi sudditi. Io vorrei che tutti i signori e principi fossero tali. Il Signore vi dia fede e vi accresca nella sua cognizione, perchè di continuo noi dobbiamo pregare di crescere in fede». O. Moratæ Opera, Basilea 1580, pag. 212.Altre donne favoreggiarono la Riforma: Manrica de Bresegna napoletana, Lavinia Orsini della Rovere, Maddalena e Cherubina della casa stessa, Elena Rangone Bentivoglio, Giulia Gonzaga contessa di Fondi, a cui Valdes dedicò i suoiCommenti sui salmi...333.Nel 1553 Paolo Palazzo cantore, propenso ai Luterani, fu tratto in carcere a San Domenico, e dopo alquanti giorni liberato per favore di molti. Nel 1557 l’inquisitore carcerò Matteo Dordono e Innocente Nibbio notaj, che pentiti, fecero pubblica ammenda e penitenza, e tornarono con gran disonore a casa. Taddeo Cavalzugo citato per luterano, fuggì a Ginevra, sicchè fu bandito. Prete Simone, vissuto seco lungamente e arrestato, cercando fuggire di carcere si ruppe una coscia, e dovette far penitenza de’ suoi errori. Alessandro Cavalgio fu preso per aver tratto di convento una sorella e maritatala. Altri assai nobili si scopersero fautori dell’eresia, e ne pagarono il fio; molti esularono, e i loro beni furono dati al principe. Nel 1558, prete Riccio, che avea conversato, mangiato, bevuto con Luterani e ajutatili a fuggire, s’un palco fu sferzato dall’inquisitore frà Valerio Malvicino e dovette palesare quanto avea operato contro i decreti del sommo pontefice: seco due altri cittadini: Giuseppe de’ Medici pure sferzato, confessò quanto avea creduto e fatto contro la cattolica fede: e un notajo Giuseppe di avere scompisciato la pila dell’acquasanta, ferito di spada le immagini e le braccia e coscie di San Rocco.Memorie di Piacenza, vol.IX, pag. 277 e 344, ove però non sono date che le iniziali, avendo temuto il Poggiali far torto a’ loro discendenti. Il Corvi parla di altri processati per luterani e che abjurarono o furono puniti.334.Scriveva al Gonzaga signor di Guastalla: — Jeri sera, per commissione del cardinale Alessandrino (Ghislieri), furono pigliati tutti i miei libri e notata ogni minima mia polizza. Questo non m’è grave, venendo la commissione da quel dabbene e religiosissimo signore, e dal santissimo tribunale dell’Inquisizione; ma ben mi doglio che gli ne sia data occasione da alcuni maligni ed invidiosi miei emuli».Tiraboschi, vol.XII, p. 1712. Io ho pubblicato il processo del Morone.335.Vita di Sisto V, part.I.l.III.336.Giannone, lib.XXXII, c. 5.337.Manoscritto all’anno 1571.338.Mazzuchelli,Scrittori d’Italia.339.NelloSchelhornè una lettera di Aonio Paleario a Lutero, Melancton, Calvino, Butzer, dissuadendoli dall’accettare la convocazione del concilio, e mostrando quanta premura v’abbia il papa:Pontifex qui id ætatis non satis firma est valetudine, ne nocturnum quidem tempus sibi ad quietem relinquit; magnam copiam consultorum habet, quibuscum ad multam noctem sermonem producit; interdum autem jurisperitos, aut usu rerum probatos, aut astutos homines, addite autem si vultis improbos, consulit... advocat, orat atque obsecrat ut in communem curam incumbant.Del libro attribuito al Paleario,Del beneficio di Cristo crocifisso, dapprima diffuso come di retto sentire, poi severamente proibito, si moltiplicarono le edizioni e le traduzioni in tutte le lingue: eppure asserivansi distrutte tutte le copie, quando ne fu trovata una nella biblioteca di Cambridge, e ristampata il 1856 a Londra per cura di Churchill Babington con una traduzione francese e una inglese del secoloXVI: e gran rumore ne fan oggi principalmente i Tedeschi.Il Paleario stando professore a Milano, propose a due suoi allievi di combattere e di difendere la legge Agraria. Abbiamo a stampa la tesi colla traccia data da lui, e le due declamazioni di Lodovico Raudense e di Carlo Sauli; uno che fa da Tiberio Gracco, l’altro da Marco Ottavio. Milano 1567.

276.Non tam exemplis rationibusque actum est, quam conviciis ac maledictis; nec christiana pietate sed canina facundia... Nec jurgiis modo, sed, quod dictu nefas est, jocis et scommatis libros referserunt. Quin vero qui veritatis indagandæ studio scribunt, mites modestosque se ipsos exhibeant, Christi exemplo, qui cum esset veritas, in se ipso quoque mansuetudinem prædicavit, tantumque abfuit ut ultro maledixerit, ut etiam, quod Petrus ait, maledicenti non minaretur.Il Bembo lodava grandemente le lettere del Cortese, «nella qual cosa egli merita tanto maggior laude, chedelet maculam jam per tot sæcula inustam illi hominum generi, di non saper scrivere elegantemente».

276.Non tam exemplis rationibusque actum est, quam conviciis ac maledictis; nec christiana pietate sed canina facundia... Nec jurgiis modo, sed, quod dictu nefas est, jocis et scommatis libros referserunt. Quin vero qui veritatis indagandæ studio scribunt, mites modestosque se ipsos exhibeant, Christi exemplo, qui cum esset veritas, in se ipso quoque mansuetudinem prædicavit, tantumque abfuit ut ultro maledixerit, ut etiam, quod Petrus ait, maledicenti non minaretur.Il Bembo lodava grandemente le lettere del Cortese, «nella qual cosa egli merita tanto maggior laude, chedelet maculam jam per tot sæcula inustam illi hominum generi, di non saper scrivere elegantemente».

277.Pallavicino,Storia del Concilio di Trento, lib.XI. c. 30.

277.Pallavicino,Storia del Concilio di Trento, lib.XI. c. 30.

278.1º Quod eliminet omnes dolores præteritorum temporum, simoniam videlicet, ignorantiam e tirannidem, ac vitia omnia quæ alias Ecclesiam affligebant; et bonis consultoribus adhæreat, et libertatem in votis, in consiliis ac executione gubernatorum cohibeat.2º Ecclesiam juxta sancta concilia et sacras leges canonicas religiose, quantum tempora patientur, reformet, ut faciem sanctæ Ecclesiæ, non peccatricis congregationis referat.3º Fratres suos et filios carissimos sanctæ romanæ Ecclesiæ cardinales, aliosque prælatos et membra Ecclesiæ integro amore non verbis tantum sed rebus et operibus complectetur, bonos honorando et exaltando, illisque et maxime pauperibus providendo, ne apex apostolicus paupertate sordescat.4º Omnibus indifferenter justitiam administrabit, et in hoc optimos officiarios constituet, qui nullis compositionibus aut altercationibus jurium justiciam pessundabunt.5º Fideles, signanter nobiles, et monasteria consueta adjuvari, in suis necessitatibus juxta tempora bonorum pontificum sustentabit.6º Infideles, maxime Turchas, pessimos crucis hostes, nunc apud Rhodum et Hungariam multis victoriis superbientes, qui maximo dolori et terrori Ecclesiæ sanctæ sunt, excludet et expugnabit, et ad hanc expeditionem pecunias congruentes, inducias inter Christianos procurabit, et justam expeditionem magna auctoritate ordinabit, et nunc aliquo pecuniario præsidio obsidioni Rhodianæ succurret.7º Ecclesiam Principis Apostolorum magno nostro dolore diruptam et conquassatam, partim sua impensa, partim principum et popolorum piis suffrages, sicut prædecessores sui fecerunt, eriget, consolidabit.

278.1º Quod eliminet omnes dolores præteritorum temporum, simoniam videlicet, ignorantiam e tirannidem, ac vitia omnia quæ alias Ecclesiam affligebant; et bonis consultoribus adhæreat, et libertatem in votis, in consiliis ac executione gubernatorum cohibeat.

2º Ecclesiam juxta sancta concilia et sacras leges canonicas religiose, quantum tempora patientur, reformet, ut faciem sanctæ Ecclesiæ, non peccatricis congregationis referat.

3º Fratres suos et filios carissimos sanctæ romanæ Ecclesiæ cardinales, aliosque prælatos et membra Ecclesiæ integro amore non verbis tantum sed rebus et operibus complectetur, bonos honorando et exaltando, illisque et maxime pauperibus providendo, ne apex apostolicus paupertate sordescat.

4º Omnibus indifferenter justitiam administrabit, et in hoc optimos officiarios constituet, qui nullis compositionibus aut altercationibus jurium justiciam pessundabunt.

5º Fideles, signanter nobiles, et monasteria consueta adjuvari, in suis necessitatibus juxta tempora bonorum pontificum sustentabit.

6º Infideles, maxime Turchas, pessimos crucis hostes, nunc apud Rhodum et Hungariam multis victoriis superbientes, qui maximo dolori et terrori Ecclesiæ sanctæ sunt, excludet et expugnabit, et ad hanc expeditionem pecunias congruentes, inducias inter Christianos procurabit, et justam expeditionem magna auctoritate ordinabit, et nunc aliquo pecuniario præsidio obsidioni Rhodianæ succurret.

7º Ecclesiam Principis Apostolorum magno nostro dolore diruptam et conquassatam, partim sua impensa, partim principum et popolorum piis suffrages, sicut prædecessores sui fecerunt, eriget, consolidabit.

279.Epistolæ famil., tom.I. p. 18.

279.Epistolæ famil., tom.I. p. 18.

280.Tratto dalla Biblioteca di Monaco, noi l’abbiamo inserito negli schiarimenti al libroXVdellaStoria Universale. NelloSchelhorn,Amœnitates historiæ ecclesiasticæ, nºVIII, trovasi un lungo consulto di riforme, proposte da una commissione eletta da Ferdinando I imperatore, colle risposte fattevi dalla curia romana.

280.Tratto dalla Biblioteca di Monaco, noi l’abbiamo inserito negli schiarimenti al libroXVdellaStoria Universale. NelloSchelhorn,Amœnitates historiæ ecclesiasticæ, nºVIII, trovasi un lungo consulto di riforme, proposte da una commissione eletta da Ferdinando I imperatore, colle risposte fattevi dalla curia romana.

281.Sanuto,Diarjal 1523; presso il quale è un’epistola, che dice:Vir est sui tenax, in concedendo parcissimus, in recipiendo nullus aut rarissimus; in sacrificio quotidianus et matutinus est: quem amet aut si quem amet, nulli exploratum. Ira non agitur, jocis non ducitur. Neque ob pontificatum visus est exultasse; quinimo constat graviter illum ad ejus famam nuntii ingemuisse.

281.Sanuto,Diarjal 1523; presso il quale è un’epistola, che dice:Vir est sui tenax, in concedendo parcissimus, in recipiendo nullus aut rarissimus; in sacrificio quotidianus et matutinus est: quem amet aut si quem amet, nulli exploratum. Ira non agitur, jocis non ducitur. Neque ob pontificatum visus est exultasse; quinimo constat graviter illum ad ejus famam nuntii ingemuisse.

282.Giovanni Cambi, al 1522.

282.Giovanni Cambi, al 1522.

283.Erasmo,Ep.1176, dice: —Vix nostra phalanx sustinuisset hostium conjurationem, ni Adrianus tum cardinalis, postea romanus pontifex, hoc edidisset oraculum: Bonas literas non damno, hæreses et schismata damno». Anche Girolamo Negri, nelle lettere, ove dipinge sì bene quel pontificato, dice: — Dilettasi soprattutto di lettere, massimamente ecclesiastiche, nè può patire un prete indotto».

283.Erasmo,Ep.1176, dice: —Vix nostra phalanx sustinuisset hostium conjurationem, ni Adrianus tum cardinalis, postea romanus pontifex, hoc edidisset oraculum: Bonas literas non damno, hæreses et schismata damno». Anche Girolamo Negri, nelle lettere, ove dipinge sì bene quel pontificato, dice: — Dilettasi soprattutto di lettere, massimamente ecclesiastiche, nè può patire un prete indotto».

284.Sextus Tarquinius, Sextus Nero, Sextus et iste:Semper et a Sextis diruta Roma fuit.Sono di gran verità i due epitafi destinatigli:Hadrianus VI hic situs est, qui nihil sibi infelicius in vita quam quod imperaret duxit.Pro dolor! quantum refert in quæ tempora vel optimi cujusque vita incidat.

284.

Sextus Tarquinius, Sextus Nero, Sextus et iste:Semper et a Sextis diruta Roma fuit.

Sextus Tarquinius, Sextus Nero, Sextus et iste:Semper et a Sextis diruta Roma fuit.

Sextus Tarquinius, Sextus Nero, Sextus et iste:

Semper et a Sextis diruta Roma fuit.

Sono di gran verità i due epitafi destinatigli:

Hadrianus VI hic situs est, qui nihil sibi infelicius in vita quam quod imperaret duxit.Pro dolor! quantum refert in quæ tempora vel optimi cujusque vita incidat.

Hadrianus VI hic situs est, qui nihil sibi infelicius in vita quam quod imperaret duxit.

Pro dolor! quantum refert in quæ tempora vel optimi cujusque vita incidat.

285.Lettera del 19 aprile 1532, nelleCartas al emperador Carlos V escritas por su confesor. Berlino 1848.

285.Lettera del 19 aprile 1532, nelleCartas al emperador Carlos V escritas por su confesor. Berlino 1848.

286.VediConsilium delectorum cardinalium et aliorum prælatorum de emendanda Ecclesia, S. D. N. D. Paulo III ipso jubente conscriptum et exhibitum. 1538.

286.VediConsilium delectorum cardinalium et aliorum prælatorum de emendanda Ecclesia, S. D. N. D. Paulo III ipso jubente conscriptum et exhibitum. 1538.

287.VediBartoli,L’Italia.

287.VediBartoli,L’Italia.

288.On n’a qu’à publier hardiment tout ce qu’on voudra contre les Jésuites, on peut assurer qu’on persuadera une infinité de gens.Bayle, inLojola.

288.On n’a qu’à publier hardiment tout ce qu’on voudra contre les Jésuites, on peut assurer qu’on persuadera une infinité de gens.Bayle, inLojola.

289.Marco Mantova Benavides, dotto giureconsulto e professore a Padova, scrisse un librodel concilio, dove esamina quali persone abbiano diritto d’intervenirvi, e che qualità ad esse convengano; ove deplora che molti cardinali e prelati sì poco intendano di studj, o soltanto di filosofia e lettere anzichè di canoni e scritture; esamina poi i varj concilj precedenti, e quistiona se il concilio sia superiore al papa. E benchè non risparmiasse i disordini degli ecclesiastici, ebbe lodi da Paolo III e applausi da Roma.

289.Marco Mantova Benavides, dotto giureconsulto e professore a Padova, scrisse un librodel concilio, dove esamina quali persone abbiano diritto d’intervenirvi, e che qualità ad esse convengano; ove deplora che molti cardinali e prelati sì poco intendano di studj, o soltanto di filosofia e lettere anzichè di canoni e scritture; esamina poi i varj concilj precedenti, e quistiona se il concilio sia superiore al papa. E benchè non risparmiasse i disordini degli ecclesiastici, ebbe lodi da Paolo III e applausi da Roma.

290.Sulla riforma in Italia possono vedersi:Schelhorn,Amœnitates historiæ ecclesiasticæ et literariæ. Lipsia 1737-46;Gerdes,Specimen Italiæ reformatæ, 1763;Tiraboschi,Storia della letteratura, tom.X. p. 560;Mac Crie,Storia dei progressi e dell’estinzione della Riforma in Italia nelXVIsecolo, con un compendio della storia della Riforma tra i Grigioni (ingl.) 1830;Cantù,Storia della città e diocesi di Como, lib.VIII, ilSacro Macello in Valtellina, Firenze 1853, eGli Eretici d’Italia. Sui protestanti napoletani vediGiannone,Storia civile,VIII, p. 12; e nellaZeitschrift für Geschichtswissenschaft, 1847, vol.VIII, p. 545, un articolo diG. Heine,Ueber die Verbreitung der Reformation in Neapel, con notizie tratte dall’archivio di Simancas.

290.Sulla riforma in Italia possono vedersi:Schelhorn,Amœnitates historiæ ecclesiasticæ et literariæ. Lipsia 1737-46;Gerdes,Specimen Italiæ reformatæ, 1763;Tiraboschi,Storia della letteratura, tom.X. p. 560;Mac Crie,Storia dei progressi e dell’estinzione della Riforma in Italia nelXVIsecolo, con un compendio della storia della Riforma tra i Grigioni (ingl.) 1830;Cantù,Storia della città e diocesi di Como, lib.VIII, ilSacro Macello in Valtellina, Firenze 1853, eGli Eretici d’Italia. Sui protestanti napoletani vediGiannone,Storia civile,VIII, p. 12; e nellaZeitschrift für Geschichtswissenschaft, 1847, vol.VIII, p. 545, un articolo diG. Heine,Ueber die Verbreitung der Reformation in Neapel, con notizie tratte dall’archivio di Simancas.

291.Il famoso Andrea Alciato diresse al Mallio una lettera per dissuaderlo di farsi francescano; ove a tal uopo gli espone gli abusi e i disordini della vita monastica, con grandissima libertà. Il Calvi n’ebbe copia, la mandò ad Erasmo, e pensava pubblicarla. Grand’apprensione ne prese l’Alciato, e in bel latino ironicamente gli scriveva: — Oh tristo di Calvi! e più che capital nemico dell’Alciato se ciò farai! Che mi varranno le mie veglie, che i tanti studj? Se tu mi spargi di questo veleno, vorrei piuttosto esser morto. Lutero, i Picardi, gli Ussiti e gli altri nomi d’eretici non saran tanto infami quanto il mio se ciò avvenga. Non sai o dissimuli di sapere le faccende di questi cucullati, la forza, la potenza, le esclamazioni sui pulpiti, le esecrazioni fra il popolo, le detestazioni, e gl’infiniti mali che (gli Dei me ne campino) ricadran sul mio capo? Intenterò processo d’ingiuria, prima a te come campione, poi a Erasmo, poi a Frobenio; invocherò uomini e Dei, moverò ogni pietra per iscagionar me, e voi soli imputare ecc.».Marquardi Gudii et doctorum virorum ad eum epistolæ.Utrecht, 1697.

291.Il famoso Andrea Alciato diresse al Mallio una lettera per dissuaderlo di farsi francescano; ove a tal uopo gli espone gli abusi e i disordini della vita monastica, con grandissima libertà. Il Calvi n’ebbe copia, la mandò ad Erasmo, e pensava pubblicarla. Grand’apprensione ne prese l’Alciato, e in bel latino ironicamente gli scriveva: — Oh tristo di Calvi! e più che capital nemico dell’Alciato se ciò farai! Che mi varranno le mie veglie, che i tanti studj? Se tu mi spargi di questo veleno, vorrei piuttosto esser morto. Lutero, i Picardi, gli Ussiti e gli altri nomi d’eretici non saran tanto infami quanto il mio se ciò avvenga. Non sai o dissimuli di sapere le faccende di questi cucullati, la forza, la potenza, le esclamazioni sui pulpiti, le esecrazioni fra il popolo, le detestazioni, e gl’infiniti mali che (gli Dei me ne campino) ricadran sul mio capo? Intenterò processo d’ingiuria, prima a te come campione, poi a Erasmo, poi a Frobenio; invocherò uomini e Dei, moverò ogni pietra per iscagionar me, e voi soli imputare ecc.».Marquardi Gudii et doctorum virorum ad eum epistolæ.Utrecht, 1697.

292.Ap.Hottinger,Ecclesia sæculiXVI, tom.II. p. 61.

292.Ap.Hottinger,Ecclesia sæculiXVI, tom.II. p. 61.

293.Lettera del 27 marzo 1554, esistente nella biblioteca nazionale di Parigi, cod. 8645, carta 56. — Calvino conservò sempre l’amore della duchessa. Quando il duca di Guisa, campione de’ Cattolici di Francia, genero di lei, fu assassinato davanti Orléans dal fanatico Poltrot, e i predicanti dalla cattedra inveivano contro di lui, la duchessa ne mosse lamento con Calvino, il quale rispondendo non riprova l’assassinio:Si le mal fâchait à tous les gens de bien, monsieur de Guise, qui avait allumé le flambeau, ne pouvait pas être épargné. Et de moi, combien j’ai toujours prié Dieu de lui faire merci, si est-ce que j’ai souvent désiré que Dieu mit la main sur lui pour en délivrer son Eglise, s’il ne le voulait convertir... Cependant de le damner c’est aller trop avant, si non qu’on eût certaine marque et infaillible de sa réprobation.Lettere di G. Calvino, raccolte da G. Bonnet, tom.II. p. 553. Parigi 1855.

293.Lettera del 27 marzo 1554, esistente nella biblioteca nazionale di Parigi, cod. 8645, carta 56. — Calvino conservò sempre l’amore della duchessa. Quando il duca di Guisa, campione de’ Cattolici di Francia, genero di lei, fu assassinato davanti Orléans dal fanatico Poltrot, e i predicanti dalla cattedra inveivano contro di lui, la duchessa ne mosse lamento con Calvino, il quale rispondendo non riprova l’assassinio:Si le mal fâchait à tous les gens de bien, monsieur de Guise, qui avait allumé le flambeau, ne pouvait pas être épargné. Et de moi, combien j’ai toujours prié Dieu de lui faire merci, si est-ce que j’ai souvent désiré que Dieu mit la main sur lui pour en délivrer son Eglise, s’il ne le voulait convertir... Cependant de le damner c’est aller trop avant, si non qu’on eût certaine marque et infaillible de sa réprobation.Lettere di G. Calvino, raccolte da G. Bonnet, tom.II. p. 553. Parigi 1855.

294.Angelica Negri di Gallarate, piissima monaca, le cui lettere spirituali si leggevano nei refettorj, e che il marchese Del Vasto governator di Milano volea consigliera e al letto di sua morte, udendo l’Ochino predicare a Verona nel 1542, predisse cadrebbe nell’eresia.

294.Angelica Negri di Gallarate, piissima monaca, le cui lettere spirituali si leggevano nei refettorj, e che il marchese Del Vasto governator di Milano volea consigliera e al letto di sua morte, udendo l’Ochino predicare a Verona nel 1542, predisse cadrebbe nell’eresia.

295.PredicaIIIeIV.

295.PredicaIIIeIV.

296.T.Quid vero mihi das consilii?O.Ut plures uxores non ducas, sed Deum ores ut tibi continentem esse det.T.Quid si nec donum mihi, nec ad id petendum fidem dabit?O.Tum si id feceris ad quod te Deus impellet, dummodo divinum esse instinctum exploratum habeas, non peccabis. Si quidem in obediendo Deo erravi non potest.

296.

T.Quid vero mihi das consilii?O.Ut plures uxores non ducas, sed Deum ores ut tibi continentem esse det.T.Quid si nec donum mihi, nec ad id petendum fidem dabit?O.Tum si id feceris ad quod te Deus impellet, dummodo divinum esse instinctum exploratum habeas, non peccabis. Si quidem in obediendo Deo erravi non potest.

T.Quid vero mihi das consilii?

O.Ut plures uxores non ducas, sed Deum ores ut tibi continentem esse det.

T.Quid si nec donum mihi, nec ad id petendum fidem dabit?

O.Tum si id feceris ad quod te Deus impellet, dummodo divinum esse instinctum exploratum habeas, non peccabis. Si quidem in obediendo Deo erravi non potest.

297.Seckendorf,Historia Luteranismi, tom.III. pag. 68, 69, 579.

297.Seckendorf,Historia Luteranismi, tom.III. pag. 68, 69, 579.

298.Simleri,Oratio de vita P. M. Vermilii.

298.Simleri,Oratio de vita P. M. Vermilii.

299.Dizionario storicodi Bassano.

299.Dizionario storicodi Bassano.

300.Raynaldi, ad 1539.

300.Raynaldi, ad 1539.

301.Eusebius captivus, sive modus procedendi in curia romana contra Lutheranos.Basilea 1533. Non è del Curione, come può vedersi dalla lettera dello Zanchi al Muscolo, sibbene del Massari, che nel 1554 stampò a BasileaDe fide ac operibus veri christiani hominis ad mentem Apostolorum, contra Evangelii inimicos, nella cui prefazione è cenno di molti italiani dimoranti in quella città.

301.Eusebius captivus, sive modus procedendi in curia romana contra Lutheranos.Basilea 1533. Non è del Curione, come può vedersi dalla lettera dello Zanchi al Muscolo, sibbene del Massari, che nel 1554 stampò a BasileaDe fide ac operibus veri christiani hominis ad mentem Apostolorum, contra Evangelii inimicos, nella cui prefazione è cenno di molti italiani dimoranti in quella città.

302.Ottenne dal carceriere che gli legasse una gamba sola; poi che alternasse la catena fra le due gambe; nel qual mutamento riuscì a far mettere la catena a una gamba finta.Vita Cælii Secundi Curionis; de mirabili sua e vinculis, ac ipsis diræ necis faucibus liberatione dialogus.— Abbiamo l’orazione funebre recitatagli da Giannicolò Stuppani,Oratio de Cælii Secundi Curionis vita. Vedi pureSchelhorn, pag. 258.

302.Ottenne dal carceriere che gli legasse una gamba sola; poi che alternasse la catena fra le due gambe; nel qual mutamento riuscì a far mettere la catena a una gamba finta.Vita Cælii Secundi Curionis; de mirabili sua e vinculis, ac ipsis diræ necis faucibus liberatione dialogus.— Abbiamo l’orazione funebre recitatagli da Giannicolò Stuppani,Oratio de Cælii Secundi Curionis vita. Vedi pureSchelhorn, pag. 258.

303.Il Gerdesio, pag. 280, crede sia tutt’uno con Giulio da Milano, agostiniano apostato che in Isvizzera pubblicò laIeIIparte delle prediche da lui recitate in San Cassiano a Venezia nel 1541.* Nei registri de’ giustiziati, tenuti dalla compagnia di San Giovanni alle Caserotte di Milano, al 23 luglio 1569 trovo abbruciati «un frate di Brera e Giorgio Filatore, quali erano luterani». Al 1587, 1º ottobre, abbruciato un Giulio Pallavicino della pieve d’Incino per eretico; «fu messo sul palco in duomo l’anno 1555 e 1573, e l’anno 1587 fu morto dopo essersi confessato e comunicato».

303.Il Gerdesio, pag. 280, crede sia tutt’uno con Giulio da Milano, agostiniano apostato che in Isvizzera pubblicò laIeIIparte delle prediche da lui recitate in San Cassiano a Venezia nel 1541.

* Nei registri de’ giustiziati, tenuti dalla compagnia di San Giovanni alle Caserotte di Milano, al 23 luglio 1569 trovo abbruciati «un frate di Brera e Giorgio Filatore, quali erano luterani». Al 1587, 1º ottobre, abbruciato un Giulio Pallavicino della pieve d’Incino per eretico; «fu messo sul palco in duomo l’anno 1555 e 1573, e l’anno 1587 fu morto dopo essersi confessato e comunicato».

304.Lo stesso Burigozzo sotto il 1534 parla d’uno spacciatore d’indulgenze: — In questo tempo venne a predicare in domo un frate de Santo Augustino Remitano; e questo fu una dominica a dì 25 januario, e predicò tutta la settimana seguente. E la dominica seguente, che fu a dì primo febraro, anunziò uno perdon, con certe bolle da absolvere dei casi; e fu messo per la cittade le cedole in stampa, qual se contenevano in ditta bolla; et el ditto perdono fu messo fora el dì de santa Maria delle Candele; e fu fatto procession dal clero. Circondorno la ecclesia del domo de dentro, e riportorno ditto perdono a loco suo, zoè a presso el barco dove se predica; e sempre con el ditto frate, e ancora el commissario de ditta indulgenzia (dandoli li danari ch’erano d’accordo), li davano la ditta carta, e li metteva suso el nome de colui che pagava, overo de soi morti: donde che durò questo circa a otto giorni. Et in questo termino assai homeni mormoravano, vedendo questa indulgenzia così larga; dondechè fu trovato questa cosa essere una ribalderia, et essere false le bolle; et a questo fu preso el dicto frate, et ancora il commissario; e furno messi in preson in casa del capitanio de justizia; e lì ghe fu data la corda e tormenti. Al fine disseno di sì, che l’era vero; e lì furno reponuti fin a che da Roma venisse la risposta de quello che de lor far se dovesse; et a questo passò qualche giorni: al fine fu concluso, che ditto frate e ditto commissario fusseno mandati in galea...».

304.Lo stesso Burigozzo sotto il 1534 parla d’uno spacciatore d’indulgenze: — In questo tempo venne a predicare in domo un frate de Santo Augustino Remitano; e questo fu una dominica a dì 25 januario, e predicò tutta la settimana seguente. E la dominica seguente, che fu a dì primo febraro, anunziò uno perdon, con certe bolle da absolvere dei casi; e fu messo per la cittade le cedole in stampa, qual se contenevano in ditta bolla; et el ditto perdono fu messo fora el dì de santa Maria delle Candele; e fu fatto procession dal clero. Circondorno la ecclesia del domo de dentro, e riportorno ditto perdono a loco suo, zoè a presso el barco dove se predica; e sempre con el ditto frate, e ancora el commissario de ditta indulgenzia (dandoli li danari ch’erano d’accordo), li davano la ditta carta, e li metteva suso el nome de colui che pagava, overo de soi morti: donde che durò questo circa a otto giorni. Et in questo termino assai homeni mormoravano, vedendo questa indulgenzia così larga; dondechè fu trovato questa cosa essere una ribalderia, et essere false le bolle; et a questo fu preso el dicto frate, et ancora il commissario; e furno messi in preson in casa del capitanio de justizia; e lì ghe fu data la corda e tormenti. Al fine disseno di sì, che l’era vero; e lì furno reponuti fin a che da Roma venisse la risposta de quello che de lor far se dovesse; et a questo passò qualche giorni: al fine fu concluso, che ditto frate e ditto commissario fusseno mandati in galea...».

305.Raynaldi,ad annum.

305.Raynaldi,ad annum.

306.Niceron,Memorie, tom.XXI. p. 115.

306.Niceron,Memorie, tom.XXI. p. 115.

307.Spondani,Annales ad 1543.

307.Spondani,Annales ad 1543.

308.LetteraXXI, lib.IVdel Minturno al Gesualdo del 1534.

308.LetteraXXI, lib.IVdel Minturno al Gesualdo del 1534.

309.Quirini,Diatriba ad vol.IIIepistolarum Poli, pag. 286; e vediTiraboschi,Biblioteca degli scrittori modenesi, tom.III.

309.Quirini,Diatriba ad vol.IIIepistolarum Poli, pag. 286; e vediTiraboschi,Biblioteca degli scrittori modenesi, tom.III.

310.Il formulario fu pubblicato nel vol.Idelle opere del cardinal Cortese colle firme de’ suddetti, e del vicario vescovile, l’arciprete, il prevosto, tre canonici, il conte Giovanni Castelvetro, il cavaliere Lodovico Dal Forno, Giambattista Tassone, Girolamo Manzuoli, Angelino Zocchi, Bartolomeo Fontana, Antonio Grillenzone, Pietro Baranzone, Bernardo Marescotti accademici; Giannicolò Fiordibello, Gaspare Rangone, tre Bellincini, Alfonso Sadoleto, Giovanni Poliziano, Elia Carandino, Filippo Valentino, Bartolomeo Grillenzoni, Pellegrino Erri, ed il celebre Falloppio.

310.Il formulario fu pubblicato nel vol.Idelle opere del cardinal Cortese colle firme de’ suddetti, e del vicario vescovile, l’arciprete, il prevosto, tre canonici, il conte Giovanni Castelvetro, il cavaliere Lodovico Dal Forno, Giambattista Tassone, Girolamo Manzuoli, Angelino Zocchi, Bartolomeo Fontana, Antonio Grillenzone, Pietro Baranzone, Bernardo Marescotti accademici; Giannicolò Fiordibello, Gaspare Rangone, tre Bellincini, Alfonso Sadoleto, Giovanni Poliziano, Elia Carandino, Filippo Valentino, Bartolomeo Grillenzoni, Pellegrino Erri, ed il celebre Falloppio.

311.Si hanno tre medaglie coniate al Negri, e queste opere:Rhætia, sive de situ et moribus Rhætorum.De Fanini faventini ac Dominici bassanensis morte, qui nuper ob Christum in Italia romani pontificis jussu impie occisi sunt, brevis historia.Chiavenna 1550.Historia Francisci Spieræ civitatulani qui, quod susceptam semel evangelicæ veritatis professionem abnegasset, in horrendam incidit desperationem.Tubinga 1555 (probabilmente tradotte dall’italiano da Vergerio).Del Negri parlarono il Verci nelleNotizie degli scrittori bassanesi, e il Carrara nelDizionario storicodi Bassano; e li contraddisse il grigione Domenico Rosio de Porta, ministro riformato a Soglio nel 1794, dirigendosi al delegato don Fedele di Vertemate Franchi; poi più diligentemente Giambattista Roberti,Notizie storico-critiche della vita e delle opere di Francesco Negri, Bassano 1839. È errore del Quadrio il farlo di Lovere: nacque a Bassano, per un amore sfortunato si vestì benedettino in Santa Giustina di Padova, poi la gelosia lo trasse a un assassinio, pel quale fuggì in Germania nel 1525, ove alquanto più tardi abbracciò le dottrine zuingliane. Che intervenisse alla conferenza di Marburgo nel 1529, nessuna prova è. Tenne scuola a Chiavenna, ma sembra non vi fosse pastore, come in niun’altra chiesa di Svizzera. Infatto, primo ministro della chiesa riformata a Chiavenna fu Agostino Mainardi, che vi rimase fin alla morte, avvenuta nel 1563; e allora gli successe Girolamo Zanchi.Quando Lelio Socino da Vicenza fuggì a Zurigo, il Mainardi dubitò che Camillo Renato rifuggito a Chiavenna, e in corrispondenza con quello, ne avesse adottato le dottrine antitrinitarie; laonde obbligò tutta quella chiesa a far una professione di fede. Questa spiacque e al Renato e al Negri, parendo deviasse alquanto dalla zuingliana; la chiesa chiavennasca si trovò scissa, e il Mainardi scomunicò quei due come Sociniani. Il Negri se ne scolpò a Zurigo, poi pubblicò la propria professione di fede, confessando la divinità e incarnazione di Cristo, l’efficacia del battesimo e dell’Eucaristia.Le molte opere sue lo attestano dotto di greco e d’ebraico, e versato nelle quistioni teologiche, benchè privo di gusto e d’eleganza. Parecchie sono pubblicate a Poschiavo, dov’era stamperia che dava giusta ombra ai nostri, e Pio IV spedì ai Grigioni il prevosto della Scala di Milano nel 1550 per domandarne la soppressione. È notevole quella sulla morte del Fanino di Faenza (non Fanno, come dice il Tiraboschi) e di Domenico Cabianca di Bassano. Quest’ultimo avea militato con Carlo V, e, bevute le dottrine nuove, se ne fece apostolo: a Piacenza le predicò apertamente, ma arrestato e non volendo ritrattarsi, fu appiccato nel settembre 1550. Un’altr’opera è la traduzione latina del caso di Francesco Spiera da Cittadella, giureconsulto (non medico), padre di undici figli, il quale apostatò; poi citato da monsignor Della Casa, fece pubblica ritrattazione in patria. Dissero i religionarj che per castigo impazzisse, e urlando e maledicendo cercava uccidersi, finchè terminò miseramente.Ma l’opera più famosa del Negri è la tragedia intitolataLibero arbitrio, 1546, poi 1550, poi in latino 1559. È un’azione drammatica, alla quale sono intessute le controversie religiose. Ne diamo l’analisi negliEretici d’Italia.Vuolsi che il suo carteggio fosse, or fa alquanti lustri, trovato in Isvizzera e portato a Bassano; ma per quante ricerche ne facessimo, non poterono esserci additate che due lettere, tra quelle onde il Baseggio arricchì quella biblioteca; una di nessun interesse, l’altra da Strasburgo il 5 agosto 1530 al M. R. maestro Paolo Rossello di Padova, ove gli parla del molto che, dopo spatriato, ebbe a soffrire per Cristo; e come la quaresima precedente si fosse recato incognito a Venezia e in altri luoghi d’Italia, ove trovò «diversi fratelli, alli quali narrai (dic’egli) diffusamente tutte le cose sì mie quanto dell’Evangelio. Li nomi di essi fratelli sono questi. In Venezia parlai con prè Alovise dei Fornasieri de Padoa, olim in monachata chiamato d. Bartolommeo. In Padoa parlai con pré Bartolommeo Testa, al quale lassai el benefizio mio, che al presente è maestro de casa de monsignor Stampa. Deinde in una villa sul Veronese, appresso Lignago tre ovver quattro miglia, il nome della quale al presente non mi soccorre, parlai per dui giorni copiosamente cum pré Marino Gujoto, qui quondam monachus, dicebatur d. Pietro de Padoa. Ultimo loco, a Brescia ragionai cum d. Vincenzo di Mazi per un giorno continuo. Da questi adunque potrete intender tutto». Dategli poi le nuove di Germania, conchiude: «Non potiamo se non aspettar qualche gravissima croce.Orandum sine intermissione nobis ac vobis est, ut Dominus ipse negotium suum defendat.In Venezia non potei parlar con frate Alovise, come desiderava, imperciocchè l’era andato a star a Treviso, prout mi disse sua madre. Altro non mi occorre se non instantissimamente pregarvi che vui et gli altri fratelli cristiani preghinoenixissimeDio per nui».Era agostiniano, non benedettino come dicemmo noi sulla fede delNuovo Dizionario istorico, pubblicato in Bassano il 1796, dov’è un esteso articolo su questo apostato. Abbiam cercato notizie delle persone nominate in questa lettera; ma solo potemmo raccogliere dal sullodato signor Baseggio che il Fornasiero era agostiniano e bassanese, come anche il Testa; fuggirono di patria nè più se ne seppe; nè si potè raccapezzare la corrispondenza ch’essi tenevano collo Spiera di Cittadella; la cui storia fu tradotta in latino, non dal Vergerio, ma dal Negri.

311.Si hanno tre medaglie coniate al Negri, e queste opere:

Rhætia, sive de situ et moribus Rhætorum.

De Fanini faventini ac Dominici bassanensis morte, qui nuper ob Christum in Italia romani pontificis jussu impie occisi sunt, brevis historia.Chiavenna 1550.

Historia Francisci Spieræ civitatulani qui, quod susceptam semel evangelicæ veritatis professionem abnegasset, in horrendam incidit desperationem.Tubinga 1555 (probabilmente tradotte dall’italiano da Vergerio).

Del Negri parlarono il Verci nelleNotizie degli scrittori bassanesi, e il Carrara nelDizionario storicodi Bassano; e li contraddisse il grigione Domenico Rosio de Porta, ministro riformato a Soglio nel 1794, dirigendosi al delegato don Fedele di Vertemate Franchi; poi più diligentemente Giambattista Roberti,Notizie storico-critiche della vita e delle opere di Francesco Negri, Bassano 1839. È errore del Quadrio il farlo di Lovere: nacque a Bassano, per un amore sfortunato si vestì benedettino in Santa Giustina di Padova, poi la gelosia lo trasse a un assassinio, pel quale fuggì in Germania nel 1525, ove alquanto più tardi abbracciò le dottrine zuingliane. Che intervenisse alla conferenza di Marburgo nel 1529, nessuna prova è. Tenne scuola a Chiavenna, ma sembra non vi fosse pastore, come in niun’altra chiesa di Svizzera. Infatto, primo ministro della chiesa riformata a Chiavenna fu Agostino Mainardi, che vi rimase fin alla morte, avvenuta nel 1563; e allora gli successe Girolamo Zanchi.

Quando Lelio Socino da Vicenza fuggì a Zurigo, il Mainardi dubitò che Camillo Renato rifuggito a Chiavenna, e in corrispondenza con quello, ne avesse adottato le dottrine antitrinitarie; laonde obbligò tutta quella chiesa a far una professione di fede. Questa spiacque e al Renato e al Negri, parendo deviasse alquanto dalla zuingliana; la chiesa chiavennasca si trovò scissa, e il Mainardi scomunicò quei due come Sociniani. Il Negri se ne scolpò a Zurigo, poi pubblicò la propria professione di fede, confessando la divinità e incarnazione di Cristo, l’efficacia del battesimo e dell’Eucaristia.

Le molte opere sue lo attestano dotto di greco e d’ebraico, e versato nelle quistioni teologiche, benchè privo di gusto e d’eleganza. Parecchie sono pubblicate a Poschiavo, dov’era stamperia che dava giusta ombra ai nostri, e Pio IV spedì ai Grigioni il prevosto della Scala di Milano nel 1550 per domandarne la soppressione. È notevole quella sulla morte del Fanino di Faenza (non Fanno, come dice il Tiraboschi) e di Domenico Cabianca di Bassano. Quest’ultimo avea militato con Carlo V, e, bevute le dottrine nuove, se ne fece apostolo: a Piacenza le predicò apertamente, ma arrestato e non volendo ritrattarsi, fu appiccato nel settembre 1550. Un’altr’opera è la traduzione latina del caso di Francesco Spiera da Cittadella, giureconsulto (non medico), padre di undici figli, il quale apostatò; poi citato da monsignor Della Casa, fece pubblica ritrattazione in patria. Dissero i religionarj che per castigo impazzisse, e urlando e maledicendo cercava uccidersi, finchè terminò miseramente.

Ma l’opera più famosa del Negri è la tragedia intitolataLibero arbitrio, 1546, poi 1550, poi in latino 1559. È un’azione drammatica, alla quale sono intessute le controversie religiose. Ne diamo l’analisi negliEretici d’Italia.

Vuolsi che il suo carteggio fosse, or fa alquanti lustri, trovato in Isvizzera e portato a Bassano; ma per quante ricerche ne facessimo, non poterono esserci additate che due lettere, tra quelle onde il Baseggio arricchì quella biblioteca; una di nessun interesse, l’altra da Strasburgo il 5 agosto 1530 al M. R. maestro Paolo Rossello di Padova, ove gli parla del molto che, dopo spatriato, ebbe a soffrire per Cristo; e come la quaresima precedente si fosse recato incognito a Venezia e in altri luoghi d’Italia, ove trovò «diversi fratelli, alli quali narrai (dic’egli) diffusamente tutte le cose sì mie quanto dell’Evangelio. Li nomi di essi fratelli sono questi. In Venezia parlai con prè Alovise dei Fornasieri de Padoa, olim in monachata chiamato d. Bartolommeo. In Padoa parlai con pré Bartolommeo Testa, al quale lassai el benefizio mio, che al presente è maestro de casa de monsignor Stampa. Deinde in una villa sul Veronese, appresso Lignago tre ovver quattro miglia, il nome della quale al presente non mi soccorre, parlai per dui giorni copiosamente cum pré Marino Gujoto, qui quondam monachus, dicebatur d. Pietro de Padoa. Ultimo loco, a Brescia ragionai cum d. Vincenzo di Mazi per un giorno continuo. Da questi adunque potrete intender tutto». Dategli poi le nuove di Germania, conchiude: «Non potiamo se non aspettar qualche gravissima croce.Orandum sine intermissione nobis ac vobis est, ut Dominus ipse negotium suum defendat.In Venezia non potei parlar con frate Alovise, come desiderava, imperciocchè l’era andato a star a Treviso, prout mi disse sua madre. Altro non mi occorre se non instantissimamente pregarvi che vui et gli altri fratelli cristiani preghinoenixissimeDio per nui».

Era agostiniano, non benedettino come dicemmo noi sulla fede delNuovo Dizionario istorico, pubblicato in Bassano il 1796, dov’è un esteso articolo su questo apostato. Abbiam cercato notizie delle persone nominate in questa lettera; ma solo potemmo raccogliere dal sullodato signor Baseggio che il Fornasiero era agostiniano e bassanese, come anche il Testa; fuggirono di patria nè più se ne seppe; nè si potè raccapezzare la corrispondenza ch’essi tenevano collo Spiera di Cittadella; la cui storia fu tradotta in latino, non dal Vergerio, ma dal Negri.

312.Vuolsi ricordare con lode la sua operaDe methodo, sive recta investigandarum tradendarumque scientiarum ratione(Basilea 1558), ove, lasciando la dialettica ordinaria, propone un nuovo metodo di giungere al vero collo scomporre e ricomporre più volte la cosa, e sotto aspetti diversi esaminarla, salendo dal noto all’ignoto.

312.Vuolsi ricordare con lode la sua operaDe methodo, sive recta investigandarum tradendarumque scientiarum ratione(Basilea 1558), ove, lasciando la dialettica ordinaria, propone un nuovo metodo di giungere al vero collo scomporre e ricomporre più volte la cosa, e sotto aspetti diversi esaminarla, salendo dal noto all’ignoto.

313.VediLettere d’uomini illustri conservate nel regio archivio di Parma, 1853. In questo vi ha di molte lettere concernenti il Vergerio.

313.VediLettere d’uomini illustri conservate nel regio archivio di Parma, 1853. In questo vi ha di molte lettere concernenti il Vergerio.

314.Ivi, 4 aprile 1545. Tutti capiscono che allude alla violenza di Pierluigi contro il vescovo di Fano, riferita dal Varchi al 1537. Ora, ben otto anni dopo, il Casa dubita che il papa possa averne avuto sentore: il che per lo meno smentisce la bolla che si vorrebbe avesse egli stesa per assolverlo. Del resto il fatto medesimo vien impugnato con buone ragioni dall’Amiani,Memorie di Fano, vol.II, p. 149.* Nel 1856 a Brunswick fu pubblicata una monografia di Pier Paolo Vergerio da C. H. Sixt (P. P. Vergerius papstlicher Nunzius, katholischer Bischof, und Vorkämpfer des Evangeliums: eine reformationsgeschichtliche Monografie) col ritratto e quarantaquattro lettere originali; e Findel ne fece un compendio popolare.Si ha unCatalogus hæreticorumdell’Arcimboldo, con note del Vergerio che il rendono curioso.

314.Ivi, 4 aprile 1545. Tutti capiscono che allude alla violenza di Pierluigi contro il vescovo di Fano, riferita dal Varchi al 1537. Ora, ben otto anni dopo, il Casa dubita che il papa possa averne avuto sentore: il che per lo meno smentisce la bolla che si vorrebbe avesse egli stesa per assolverlo. Del resto il fatto medesimo vien impugnato con buone ragioni dall’Amiani,Memorie di Fano, vol.II, p. 149.

* Nel 1856 a Brunswick fu pubblicata una monografia di Pier Paolo Vergerio da C. H. Sixt (P. P. Vergerius papstlicher Nunzius, katholischer Bischof, und Vorkämpfer des Evangeliums: eine reformationsgeschichtliche Monografie) col ritratto e quarantaquattro lettere originali; e Findel ne fece un compendio popolare.

Si ha unCatalogus hæreticorumdell’Arcimboldo, con note del Vergerio che il rendono curioso.

315.Così Celio Curione nel proemio alleCento considerazioni divinedel Valdes napoletano. Credonsi del Vergerio le «Due lettere d’un cortigiano, nelle quali si dimostra che la fede e la opinione di Roma è molto più bella e più comoda che non è quella dei Luterani. Terza lettera d’un cortigiano, il quale afferma che a suo parere la messa del papa è più bella che la comunione che si fa in alcun loco della Germania. Quarta lettera d’un cortigiano, nella quale gli si dice che si comincia ad accorgere che la dottrina ch’ei chiama la luterana sia la buona e la vera, e che quella del papa sia la corrotta e la falsa». Tutte ironie, che giravano per Italia; e a Pavia si riprodusse nel 1550 dalla stamperia Moscheno ilLatte spirituale, col quale si debbono nutrire ed allevare i figliuoli de’ Cristiani a gloria di Dio, opera forse del Vergerio, comparsa l’anno avanti a Basilea. VediApologia pro P. P. Vergerio adversus J. Casam. Ulma 1754.

315.Così Celio Curione nel proemio alleCento considerazioni divinedel Valdes napoletano. Credonsi del Vergerio le «Due lettere d’un cortigiano, nelle quali si dimostra che la fede e la opinione di Roma è molto più bella e più comoda che non è quella dei Luterani. Terza lettera d’un cortigiano, il quale afferma che a suo parere la messa del papa è più bella che la comunione che si fa in alcun loco della Germania. Quarta lettera d’un cortigiano, nella quale gli si dice che si comincia ad accorgere che la dottrina ch’ei chiama la luterana sia la buona e la vera, e che quella del papa sia la corrotta e la falsa». Tutte ironie, che giravano per Italia; e a Pavia si riprodusse nel 1550 dalla stamperia Moscheno ilLatte spirituale, col quale si debbono nutrire ed allevare i figliuoli de’ Cristiani a gloria di Dio, opera forse del Vergerio, comparsa l’anno avanti a Basilea. VediApologia pro P. P. Vergerio adversus J. Casam. Ulma 1754.

316.Bayle,ad Theod. Simon.

316.Bayle,ad Theod. Simon.

317.Lo fecero principalmente lo Schelhorn e il Gerdes. Di Vittoria Colonna adduceano ilPianto della marchesa di Pescara sopra la passione di Cristo, e l’Orazione sopra l’Ave Maria. Aldo 1561. VedasiLefevre Deumier,Vittoria Colonna, Parigi 1856, libro di poco merito.* Un nuovo eretico pretese regalarci ultimamente Sigwart, dimostrando la relazione fra le dottrine di Zuinglio e quelle di Pico della Mirandola (Ulrich Zwingli; der Karakter seiner Theologie mit besonderer Rücksicht auf Picus von Mirandula dargestellt.Stuttgard 1855).

317.Lo fecero principalmente lo Schelhorn e il Gerdes. Di Vittoria Colonna adduceano ilPianto della marchesa di Pescara sopra la passione di Cristo, e l’Orazione sopra l’Ave Maria. Aldo 1561. VedasiLefevre Deumier,Vittoria Colonna, Parigi 1856, libro di poco merito.

* Un nuovo eretico pretese regalarci ultimamente Sigwart, dimostrando la relazione fra le dottrine di Zuinglio e quelle di Pico della Mirandola (Ulrich Zwingli; der Karakter seiner Theologie mit besonderer Rücksicht auf Picus von Mirandula dargestellt.Stuttgard 1855).

318.Cum casum miseratus ille magnusCarapha, Italiæ decus CaraphaAd cœlum geminas manus tetenditMultis cum lacrymis Deum saluteOrans de mea: et ecce acerba fugitFebris, et lateris dolor, refectæVires, etc.NelloSchelhorn, vol.II, è una dissertazioneDe religione M. Antonii Flaminii. NelGiudicio sopra le lettere di tredici uomini illustri pubblicate da M. Dionigi Atanagi(Venezia 1554), opera forse del Vergerio, si legge che il Flaminio «solo tra questi ebbe qualche gusto e cognizione di Cristo e della verità, ma non in tutti gli articoli, perocchè Dio non scopre e non rivela tutti i suoi tesori ad un tratto, ma a parte a parte. Certa cosa è che, se il Flaminio intese la giustificazione per la sola fede in Cristo e la certezza della salute nostra, egli o non intese la materia dell’eucaristia, o non ebbe ardimento di dirla come sta». E riferite le discrepanze, soggiunge: — Questo guadagno almeno facciam noi di quella lettera flaminiana, che, avendo esso dimostrato dissentire da noi in questi punti, e non detto di dissentire ove noi neghiamo esservi la transustanziazione, e quella oblazione doversi applicare per vivi e per morti, e dove anche neghiamo la Cena doversi dividere, il che fanno i papisti, quando ai laici non danno la spezie del vino, in questi tre punti almeno esso Flaminio ha dimostrato di tenere che noi abbiamo ragione; e credo io che, se egli fosse vivuto, sarebbe eziandio in tutti gli altri corso più avanti ed entrato nelle opinioni nostre; e credo di più che, chi avesse potuto veder il secreto del suo cuore, avrebbe veduto che già v’era entrato». Induzione assurda, eppure abituale.

318.

Cum casum miseratus ille magnusCarapha, Italiæ decus CaraphaAd cœlum geminas manus tetenditMultis cum lacrymis Deum saluteOrans de mea: et ecce acerba fugitFebris, et lateris dolor, refectæVires, etc.

Cum casum miseratus ille magnusCarapha, Italiæ decus CaraphaAd cœlum geminas manus tetenditMultis cum lacrymis Deum saluteOrans de mea: et ecce acerba fugitFebris, et lateris dolor, refectæVires, etc.

Cum casum miseratus ille magnus

Carapha, Italiæ decus Carapha

Ad cœlum geminas manus tetendit

Multis cum lacrymis Deum salute

Orans de mea: et ecce acerba fugit

Febris, et lateris dolor, refectæ

Vires, etc.

NelloSchelhorn, vol.II, è una dissertazioneDe religione M. Antonii Flaminii. NelGiudicio sopra le lettere di tredici uomini illustri pubblicate da M. Dionigi Atanagi(Venezia 1554), opera forse del Vergerio, si legge che il Flaminio «solo tra questi ebbe qualche gusto e cognizione di Cristo e della verità, ma non in tutti gli articoli, perocchè Dio non scopre e non rivela tutti i suoi tesori ad un tratto, ma a parte a parte. Certa cosa è che, se il Flaminio intese la giustificazione per la sola fede in Cristo e la certezza della salute nostra, egli o non intese la materia dell’eucaristia, o non ebbe ardimento di dirla come sta». E riferite le discrepanze, soggiunge: — Questo guadagno almeno facciam noi di quella lettera flaminiana, che, avendo esso dimostrato dissentire da noi in questi punti, e non detto di dissentire ove noi neghiamo esservi la transustanziazione, e quella oblazione doversi applicare per vivi e per morti, e dove anche neghiamo la Cena doversi dividere, il che fanno i papisti, quando ai laici non danno la spezie del vino, in questi tre punti almeno esso Flaminio ha dimostrato di tenere che noi abbiamo ragione; e credo io che, se egli fosse vivuto, sarebbe eziandio in tutti gli altri corso più avanti ed entrato nelle opinioni nostre; e credo di più che, chi avesse potuto veder il secreto del suo cuore, avrebbe veduto che già v’era entrato». Induzione assurda, eppure abituale.

319.VediBayle,Dictionnaire critique.

319.VediBayle,Dictionnaire critique.

320.Bayle, inGribaldi;Gerdes, pag. 276;Niceron,Mémoires des hommes illustres, tom.XLI. p. 235.

320.Bayle, inGribaldi;Gerdes, pag. 276;Niceron,Mémoires des hommes illustres, tom.XLI. p. 235.

321.De hæreticis quo jure quove fructu coërcendi sunt gladio vel igne, dialogus inter Calvinum et Vaticanum: e senza nome d’autore nè di stampatore, ma credesi di Lelio Socino.

321.De hæreticis quo jure quove fructu coërcendi sunt gladio vel igne, dialogus inter Calvinum et Vaticanum: e senza nome d’autore nè di stampatore, ma credesi di Lelio Socino.

322.Andrea Wissovatius, suo nipote, pubblicò le opere di lui nellaBibliotheca fratrum polonorum1636, 6 vol. in-fol.

322.Andrea Wissovatius, suo nipote, pubblicò le opere di lui nellaBibliotheca fratrum polonorum1636, 6 vol. in-fol.

323.Bayle corregge moltissimi errori del Varillas e del Mainbourg in proposito di esso, ma cade in molti altri. VediMalacarne,Comm. delle opere e delle vicende di Giorgio Biandrata. Padova 1814.Dalle corrispondenze di Biandrata conosciamo un Giambattista Puccini lucchese, dalla regina Bona spedito a Isabella d’Ungaria come cancelliere, in surrogazione del Savorgnano; Lodovico Biandrata fratello di Giorgio, protonotaro apostolico, e segretario di Enrico di Valois re di Polonia; Giambattista Castiglioni milanese, marchese di Cassano, che secondò Ferdinando d’Austria nelle guerre contro i Turchi, ebbe alte cariche alla corte imperiale, e da Filippo II di Spagna era destinato vicerè in Francia contro gli Ugonotti, quando morì a Milano, e volle esser sepolto senza pompe. Di che vediNatale Conti,Historiæ sui temporis, al 1551.

323.Bayle corregge moltissimi errori del Varillas e del Mainbourg in proposito di esso, ma cade in molti altri. VediMalacarne,Comm. delle opere e delle vicende di Giorgio Biandrata. Padova 1814.

Dalle corrispondenze di Biandrata conosciamo un Giambattista Puccini lucchese, dalla regina Bona spedito a Isabella d’Ungaria come cancelliere, in surrogazione del Savorgnano; Lodovico Biandrata fratello di Giorgio, protonotaro apostolico, e segretario di Enrico di Valois re di Polonia; Giambattista Castiglioni milanese, marchese di Cassano, che secondò Ferdinando d’Austria nelle guerre contro i Turchi, ebbe alte cariche alla corte imperiale, e da Filippo II di Spagna era destinato vicerè in Francia contro gli Ugonotti, quando morì a Milano, e volle esser sepolto senza pompe. Di che vediNatale Conti,Historiæ sui temporis, al 1551.

324.Calvino lo taccia di barbaro stile, senza troppa ragione.

324.Calvino lo taccia di barbaro stile, senza troppa ragione.

325.Giambattista Gaspari,De vita... Francisci Pucci Filidini, nella raccolta Calogeriana, tom.XXX.Venezia 1776.

325.Giambattista Gaspari,De vita... Francisci Pucci Filidini, nella raccolta Calogeriana, tom.XXX.Venezia 1776.

326.Contentiosi sunt, et inquieti; ex quacumque re lievissima rixam movent, ne doceri a quoquo sustinent, nec a sua pervicacia remittunt; unde nobis sunt oneri.Comander.

326.Contentiosi sunt, et inquieti; ex quacumque re lievissima rixam movent, ne doceri a quoquo sustinent, nec a sua pervicacia remittunt; unde nobis sunt oneri.Comander.

327.Questi fatti risultano dalla storia affatto ostile del Llorente. Hefele di Tubinga, nella bella monografia del Ximenes, li svolge largamente e conchiude che «nella storia dell’Inquisizione di Spagna, la santa Sede compare protettrice de’ perseguitati, come fu in ogni tempo». Il protestante Schroeckh, nellaStoria ecclesiastica, si meraviglia che il papa abbia consentito questa trasformazione d’un tribunale ecclesiastico in secolare, da lui indipendente. E Ranke, protestante anch’egli, disapprovando la storia del Llorente, scritta per favorire re Giuseppe Buonaparte contro le libertà basche e le immunità ecclesiastiche, dice che da quella appare come il Sant’Uffizio fosse una giustizia regia sotto divise ecclesiastiche; tantochè il cardinale Ximenes nicchiando a ricevere nel consiglio un laico nominato da Ferdinando, questo gli rispose: — Non sapete che quest’Uffizio non tiene la giurisdizione se non dal re?»Il gagliardissimo pensatore Giuseppe De Maistre fece l’apologia dell’Inquisizione spagnuola, non tanto dal punto di diritto, come dall’essere stata un minor male, risparmiando alla Spagna que’ torrenti di sangue che la Riforma e le discordie civili conseguenti costarono al resto d’Europa. Dicendoapologiaho usurpato un luogo comune de’ retori; ma del resto egli medesimo, per quant’ardito, non osando quasi pronunziarlo in testa propria, fa dire datalunoche «il Sant’Uffizio con una sessantina di processi in un secolo ci avrebbe risparmiato lo spettacolo d’un monte di cadaveri che sorpasserebbe l’altezza delle Alpi, e arresterebbe il Reno e il Po.Sant’Agostino disapprovò affatto le persecuzioni contro i dissidenti; ma poi nelleRitrattazioni, lib.II. c. 5: — Ho fatto due libri contro i Donatisti, ove dissi non piacermi che, per forza secolare, i scismatici siano violentati alla comunione. Per verità allora mi spiaceva, perchè non ancora avevo provato a quanto male ardisca l’impunità, nè quanto a mutare in meglio valga la diligenza del castigo». E nel trattato 11 inJoann.nº 14: — Vedete che cosa fanno e che cosa soffrono: uccidono le anime, e son afflitti nei corpi; producono morti sempiterne, e lagnansi di soffrirne di temporali».Il Forti nelleIstituzioni civili, lib.II.c. dice che «l’Inquisizione puniva non l’azione esterna, non la manifestazione pubblica delle opinioni, ma il pensiero dell’animo; edin questoveramente eccedeva al di là dei confini d’ogni giurisprudenza». Sarebbe stato opportuno ci avesse detto come conosceva essa ilpensiero dell’animo.

327.Questi fatti risultano dalla storia affatto ostile del Llorente. Hefele di Tubinga, nella bella monografia del Ximenes, li svolge largamente e conchiude che «nella storia dell’Inquisizione di Spagna, la santa Sede compare protettrice de’ perseguitati, come fu in ogni tempo». Il protestante Schroeckh, nellaStoria ecclesiastica, si meraviglia che il papa abbia consentito questa trasformazione d’un tribunale ecclesiastico in secolare, da lui indipendente. E Ranke, protestante anch’egli, disapprovando la storia del Llorente, scritta per favorire re Giuseppe Buonaparte contro le libertà basche e le immunità ecclesiastiche, dice che da quella appare come il Sant’Uffizio fosse una giustizia regia sotto divise ecclesiastiche; tantochè il cardinale Ximenes nicchiando a ricevere nel consiglio un laico nominato da Ferdinando, questo gli rispose: — Non sapete che quest’Uffizio non tiene la giurisdizione se non dal re?»

Il gagliardissimo pensatore Giuseppe De Maistre fece l’apologia dell’Inquisizione spagnuola, non tanto dal punto di diritto, come dall’essere stata un minor male, risparmiando alla Spagna que’ torrenti di sangue che la Riforma e le discordie civili conseguenti costarono al resto d’Europa. Dicendoapologiaho usurpato un luogo comune de’ retori; ma del resto egli medesimo, per quant’ardito, non osando quasi pronunziarlo in testa propria, fa dire datalunoche «il Sant’Uffizio con una sessantina di processi in un secolo ci avrebbe risparmiato lo spettacolo d’un monte di cadaveri che sorpasserebbe l’altezza delle Alpi, e arresterebbe il Reno e il Po.

Sant’Agostino disapprovò affatto le persecuzioni contro i dissidenti; ma poi nelleRitrattazioni, lib.II. c. 5: — Ho fatto due libri contro i Donatisti, ove dissi non piacermi che, per forza secolare, i scismatici siano violentati alla comunione. Per verità allora mi spiaceva, perchè non ancora avevo provato a quanto male ardisca l’impunità, nè quanto a mutare in meglio valga la diligenza del castigo». E nel trattato 11 inJoann.nº 14: — Vedete che cosa fanno e che cosa soffrono: uccidono le anime, e son afflitti nei corpi; producono morti sempiterne, e lagnansi di soffrirne di temporali».

Il Forti nelleIstituzioni civili, lib.II.c. dice che «l’Inquisizione puniva non l’azione esterna, non la manifestazione pubblica delle opinioni, ma il pensiero dell’animo; edin questoveramente eccedeva al di là dei confini d’ogni giurisprudenza». Sarebbe stato opportuno ci avesse detto come conosceva essa ilpensiero dell’animo.

328.Chiamavansi così le esecuzioni contro i condannati dall’Inquisizione, perchè la maggior parte ne passava in assolvere gl’imputandi, facendoli ricredere e recitare l’atto di fede; e spesso non bruciavasi se non la candela che tenevano in mano. Llorente cita un auto da fe del 1486 a Toledo, con settecentocinquanta condannati, ma nessuno a morte; e un altro di novecento, pur senza morti; in uno, tremila trecento furono condannati, di cui ventisette a morte; ma si avverta che, oltre l’eresia, erano di competenza del Sant’Uffizio i peccati contro natura, la seduzione in confessione, la bestemmia, i ladri di chiesa, gli usuraj, perfino il contrabbando di cavalli e munizioni al nemico in tempo di guerra.Dalla tolleranza dei nostri fratelli aspettiamo d’essere anche noi tacciati di difensori del cavalletto e del rogo: noi.

328.Chiamavansi così le esecuzioni contro i condannati dall’Inquisizione, perchè la maggior parte ne passava in assolvere gl’imputandi, facendoli ricredere e recitare l’atto di fede; e spesso non bruciavasi se non la candela che tenevano in mano. Llorente cita un auto da fe del 1486 a Toledo, con settecentocinquanta condannati, ma nessuno a morte; e un altro di novecento, pur senza morti; in uno, tremila trecento furono condannati, di cui ventisette a morte; ma si avverta che, oltre l’eresia, erano di competenza del Sant’Uffizio i peccati contro natura, la seduzione in confessione, la bestemmia, i ladri di chiesa, gli usuraj, perfino il contrabbando di cavalli e munizioni al nemico in tempo di guerra.

Dalla tolleranza dei nostri fratelli aspettiamo d’essere anche noi tacciati di difensori del cavalletto e del rogo: noi.

329.Verso il 1574 Mureto scriveva d’Italia all’illustre storico De Thou,Qu’il était esbahi qu’il se levât qu’on ne lui vint dire qu’un tel ne se trouve plus; et si l’on n’en oserait parler.

329.Verso il 1574 Mureto scriveva d’Italia all’illustre storico De Thou,Qu’il était esbahi qu’il se levât qu’on ne lui vint dire qu’un tel ne se trouve plus; et si l’on n’en oserait parler.

330.Il Compendio della Santa Inquisizione.

330.Il Compendio della Santa Inquisizione.

331.VediBreve informatione del modo di trattar le cause del Sant’Uffizio per li molto reverendi vicarj della Santa Inquisizione di Modana; e altri da noi citati a pag. 348.

331.VediBreve informatione del modo di trattar le cause del Sant’Uffizio per li molto reverendi vicarj della Santa Inquisizione di Modana; e altri da noi citati a pag. 348.

332.Di là, l’8 agosto 1555, scriveva una lettera a una madonna Cherubina, dipingendo i guaj che dovè patire nell’assedio di quella città, ed esortandola alla fede in Dio e nel Vangelo; sempre abbondando di citazioni scritturali e di pietà: — Pregate ancora per noi, com’io faccio per tutti i Cristiani che sono in Italia, che il Signore ci faccia costanti acciocchè possiamo confessarlo in mezzo della generazione diversa... Qui il padrone è sempre il primo andare alla predica: di poi ogni mattina chiama tutta la sua famiglia, ed in sua presenza si legge un evangelio ed un’epistola di san Paolo, ed esso, postosi in ginocchioni con tutta la sua corte, pregano il Signore. Bisogna poi che, casa per casa, ciascheduno de’ suoi sudditi gli renda ragione della sua fede, eziandio le massare, acciocchè ei veda come fanno profitto nella religione, perchè dice che sa bene che, se non facesse così, esso sarebbe obbligato a render ragione di tutte le anime de’ suoi sudditi. Io vorrei che tutti i signori e principi fossero tali. Il Signore vi dia fede e vi accresca nella sua cognizione, perchè di continuo noi dobbiamo pregare di crescere in fede». O. Moratæ Opera, Basilea 1580, pag. 212.Altre donne favoreggiarono la Riforma: Manrica de Bresegna napoletana, Lavinia Orsini della Rovere, Maddalena e Cherubina della casa stessa, Elena Rangone Bentivoglio, Giulia Gonzaga contessa di Fondi, a cui Valdes dedicò i suoiCommenti sui salmi...

332.Di là, l’8 agosto 1555, scriveva una lettera a una madonna Cherubina, dipingendo i guaj che dovè patire nell’assedio di quella città, ed esortandola alla fede in Dio e nel Vangelo; sempre abbondando di citazioni scritturali e di pietà: — Pregate ancora per noi, com’io faccio per tutti i Cristiani che sono in Italia, che il Signore ci faccia costanti acciocchè possiamo confessarlo in mezzo della generazione diversa... Qui il padrone è sempre il primo andare alla predica: di poi ogni mattina chiama tutta la sua famiglia, ed in sua presenza si legge un evangelio ed un’epistola di san Paolo, ed esso, postosi in ginocchioni con tutta la sua corte, pregano il Signore. Bisogna poi che, casa per casa, ciascheduno de’ suoi sudditi gli renda ragione della sua fede, eziandio le massare, acciocchè ei veda come fanno profitto nella religione, perchè dice che sa bene che, se non facesse così, esso sarebbe obbligato a render ragione di tutte le anime de’ suoi sudditi. Io vorrei che tutti i signori e principi fossero tali. Il Signore vi dia fede e vi accresca nella sua cognizione, perchè di continuo noi dobbiamo pregare di crescere in fede». O. Moratæ Opera, Basilea 1580, pag. 212.

Altre donne favoreggiarono la Riforma: Manrica de Bresegna napoletana, Lavinia Orsini della Rovere, Maddalena e Cherubina della casa stessa, Elena Rangone Bentivoglio, Giulia Gonzaga contessa di Fondi, a cui Valdes dedicò i suoiCommenti sui salmi...

333.Nel 1553 Paolo Palazzo cantore, propenso ai Luterani, fu tratto in carcere a San Domenico, e dopo alquanti giorni liberato per favore di molti. Nel 1557 l’inquisitore carcerò Matteo Dordono e Innocente Nibbio notaj, che pentiti, fecero pubblica ammenda e penitenza, e tornarono con gran disonore a casa. Taddeo Cavalzugo citato per luterano, fuggì a Ginevra, sicchè fu bandito. Prete Simone, vissuto seco lungamente e arrestato, cercando fuggire di carcere si ruppe una coscia, e dovette far penitenza de’ suoi errori. Alessandro Cavalgio fu preso per aver tratto di convento una sorella e maritatala. Altri assai nobili si scopersero fautori dell’eresia, e ne pagarono il fio; molti esularono, e i loro beni furono dati al principe. Nel 1558, prete Riccio, che avea conversato, mangiato, bevuto con Luterani e ajutatili a fuggire, s’un palco fu sferzato dall’inquisitore frà Valerio Malvicino e dovette palesare quanto avea operato contro i decreti del sommo pontefice: seco due altri cittadini: Giuseppe de’ Medici pure sferzato, confessò quanto avea creduto e fatto contro la cattolica fede: e un notajo Giuseppe di avere scompisciato la pila dell’acquasanta, ferito di spada le immagini e le braccia e coscie di San Rocco.Memorie di Piacenza, vol.IX, pag. 277 e 344, ove però non sono date che le iniziali, avendo temuto il Poggiali far torto a’ loro discendenti. Il Corvi parla di altri processati per luterani e che abjurarono o furono puniti.

333.Nel 1553 Paolo Palazzo cantore, propenso ai Luterani, fu tratto in carcere a San Domenico, e dopo alquanti giorni liberato per favore di molti. Nel 1557 l’inquisitore carcerò Matteo Dordono e Innocente Nibbio notaj, che pentiti, fecero pubblica ammenda e penitenza, e tornarono con gran disonore a casa. Taddeo Cavalzugo citato per luterano, fuggì a Ginevra, sicchè fu bandito. Prete Simone, vissuto seco lungamente e arrestato, cercando fuggire di carcere si ruppe una coscia, e dovette far penitenza de’ suoi errori. Alessandro Cavalgio fu preso per aver tratto di convento una sorella e maritatala. Altri assai nobili si scopersero fautori dell’eresia, e ne pagarono il fio; molti esularono, e i loro beni furono dati al principe. Nel 1558, prete Riccio, che avea conversato, mangiato, bevuto con Luterani e ajutatili a fuggire, s’un palco fu sferzato dall’inquisitore frà Valerio Malvicino e dovette palesare quanto avea operato contro i decreti del sommo pontefice: seco due altri cittadini: Giuseppe de’ Medici pure sferzato, confessò quanto avea creduto e fatto contro la cattolica fede: e un notajo Giuseppe di avere scompisciato la pila dell’acquasanta, ferito di spada le immagini e le braccia e coscie di San Rocco.

Memorie di Piacenza, vol.IX, pag. 277 e 344, ove però non sono date che le iniziali, avendo temuto il Poggiali far torto a’ loro discendenti. Il Corvi parla di altri processati per luterani e che abjurarono o furono puniti.

334.Scriveva al Gonzaga signor di Guastalla: — Jeri sera, per commissione del cardinale Alessandrino (Ghislieri), furono pigliati tutti i miei libri e notata ogni minima mia polizza. Questo non m’è grave, venendo la commissione da quel dabbene e religiosissimo signore, e dal santissimo tribunale dell’Inquisizione; ma ben mi doglio che gli ne sia data occasione da alcuni maligni ed invidiosi miei emuli».Tiraboschi, vol.XII, p. 1712. Io ho pubblicato il processo del Morone.

334.Scriveva al Gonzaga signor di Guastalla: — Jeri sera, per commissione del cardinale Alessandrino (Ghislieri), furono pigliati tutti i miei libri e notata ogni minima mia polizza. Questo non m’è grave, venendo la commissione da quel dabbene e religiosissimo signore, e dal santissimo tribunale dell’Inquisizione; ma ben mi doglio che gli ne sia data occasione da alcuni maligni ed invidiosi miei emuli».Tiraboschi, vol.XII, p. 1712. Io ho pubblicato il processo del Morone.

335.Vita di Sisto V, part.I.l.III.

335.Vita di Sisto V, part.I.l.III.

336.Giannone, lib.XXXII, c. 5.

336.Giannone, lib.XXXII, c. 5.

337.Manoscritto all’anno 1571.

337.Manoscritto all’anno 1571.

338.Mazzuchelli,Scrittori d’Italia.

338.Mazzuchelli,Scrittori d’Italia.

339.NelloSchelhornè una lettera di Aonio Paleario a Lutero, Melancton, Calvino, Butzer, dissuadendoli dall’accettare la convocazione del concilio, e mostrando quanta premura v’abbia il papa:Pontifex qui id ætatis non satis firma est valetudine, ne nocturnum quidem tempus sibi ad quietem relinquit; magnam copiam consultorum habet, quibuscum ad multam noctem sermonem producit; interdum autem jurisperitos, aut usu rerum probatos, aut astutos homines, addite autem si vultis improbos, consulit... advocat, orat atque obsecrat ut in communem curam incumbant.Del libro attribuito al Paleario,Del beneficio di Cristo crocifisso, dapprima diffuso come di retto sentire, poi severamente proibito, si moltiplicarono le edizioni e le traduzioni in tutte le lingue: eppure asserivansi distrutte tutte le copie, quando ne fu trovata una nella biblioteca di Cambridge, e ristampata il 1856 a Londra per cura di Churchill Babington con una traduzione francese e una inglese del secoloXVI: e gran rumore ne fan oggi principalmente i Tedeschi.Il Paleario stando professore a Milano, propose a due suoi allievi di combattere e di difendere la legge Agraria. Abbiamo a stampa la tesi colla traccia data da lui, e le due declamazioni di Lodovico Raudense e di Carlo Sauli; uno che fa da Tiberio Gracco, l’altro da Marco Ottavio. Milano 1567.

339.NelloSchelhornè una lettera di Aonio Paleario a Lutero, Melancton, Calvino, Butzer, dissuadendoli dall’accettare la convocazione del concilio, e mostrando quanta premura v’abbia il papa:Pontifex qui id ætatis non satis firma est valetudine, ne nocturnum quidem tempus sibi ad quietem relinquit; magnam copiam consultorum habet, quibuscum ad multam noctem sermonem producit; interdum autem jurisperitos, aut usu rerum probatos, aut astutos homines, addite autem si vultis improbos, consulit... advocat, orat atque obsecrat ut in communem curam incumbant.

Del libro attribuito al Paleario,Del beneficio di Cristo crocifisso, dapprima diffuso come di retto sentire, poi severamente proibito, si moltiplicarono le edizioni e le traduzioni in tutte le lingue: eppure asserivansi distrutte tutte le copie, quando ne fu trovata una nella biblioteca di Cambridge, e ristampata il 1856 a Londra per cura di Churchill Babington con una traduzione francese e una inglese del secoloXVI: e gran rumore ne fan oggi principalmente i Tedeschi.

Il Paleario stando professore a Milano, propose a due suoi allievi di combattere e di difendere la legge Agraria. Abbiamo a stampa la tesi colla traccia data da lui, e le due declamazioni di Lodovico Raudense e di Carlo Sauli; uno che fa da Tiberio Gracco, l’altro da Marco Ottavio. Milano 1567.


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