247.Anche un altro Gesuita fece strillare le nostre mediocrità, lo spagnuolo Arteaga, arguto e pungente autore delleRivoluzioni del teatro musicale, il quale appose alla lingua nostra d’esserpusillanime, e che nella prosa ci manchi «uno scrittore che riunisca i suffragi della nazione». Egli ripetea che la letteratura non dev’essere «ministra di divertimento e di piacere», ma «strumento di morale e legislazione» (tom.I. pag. 183; tom.III. pag. 95; e altrove).248.Alle sue omelie fece critica sanguinosa il padre Paolo Sopransi carmelitano milanese, la quale attirogli taccia di giansenista, e persecuzioni e confutazioni altrettanto esagerate.249.L’aprile 1856 a Parigi fu messa all’asta una collezione di cinquantotto lavori della Rosalba; e il catalogo è preceduto da una buona notizia.250.Primi membri dell’Ercolanese furono Mazzocchi, Zarillo, Carcani, Galiani, Ronca, Ignara, Paderni, Pianura, Castelli, Aula, Monti, Bajardi, Giordano, Valletta, Pratillo, Cercati, Della Torre, Tanzi; e a spese del re fecero l’edizione di quelle antichità, che davasi in dono. Poi monsignor Marcello Venuti, l’abate Ridolfino suo fratello, il cardinale Quirini, Maffei, Gessner, Anton Francesco Gori, Matteo Egizio, l’abate Martorelli, Giambattista Passeri, il padre De Rossi, il padre Paoli, Cochin disegnatore, Bellicard architetto, W. Hamilton, l’abate Saint-Non e altri illustrarono quelle ed altre antichità.251.La miglior edizione di Celso fu procurata dal veronese Leonardo Targa a Padova nel 1760.252.Voltaire lo lodò più volte, fra le altre con questa strofa più stolida che profana:C’est à vous d’instruire et de plaire;Et la grâce de Jésus-ChristChez vous brille en plus d’un écritAvec les trois grâces d’Homère.253.Gli si attribuisce la lepida operaDella seccatura, discorsi cinque di L. Antisiccio Frisco, dedicati a Nettuno. Venezia 1753. Vi distingue le seccature di epibaterie per ritorno da viaggi, di complimento, di soteria per guarigione, e le epitalamiche e le epicedie, poi le seccature di negozio.254.Famoso fu ilCatalogue raisonnédella libreria Crevenna, sei volumi in-4º, con lettere inedite e altre leccornie bibliografiche. Era di un negoziante milanese stabilito ad Amsterdam, che avendo poi perduti molti milioni, dovè mettere in vendita quella preziosa raccolta, facendone fare un altro catalogo da Tommaso Ocheda tortonese (-1831), il quale n’era bibliotecario. Oltre gli accennati cataloghi del Mittarelli e del Morelli (pag. 427), vuolsi ricordare Nicolò Francesco Haym romano, che a Londra istituì un teatro d’opera italiana, compose sonate, intagliò nelTesoro britannicole più belle medaglie e statue esistenti in Inghilterra, poi fece laNotizia de’ libri rari in lingua italiana, 1726, ristampata a Milano il 1771 con moltissime correzioni e aggiunte di Ferdinando Giandonati, poi altre volte con inserirvi opere tutt’altro che rare.255.Alquanto dopo, Pietro Carlo Anastasi romano, divenuto cieco a trentadue anni, studiò la meccanica, fece modelli di fortificazioni, e presentò macchine all’accademia di Parigi.256.Arrivano oggimai a ducenquaranta, e i più sono di persone di cui non si conosce che il nome e l’anno del trapasso, scritti a piede della figura, intera se il lascito passò le centomila lire, mezza se stette fra le cento e le cinquanta; e ogni due anni si espongono in giro al meraviglioso cortile porticato di quello stabilimento, il più grandioso che siasi aperto all’inferma umanità.257.Lanzi si professa ogni tratto obbligato a Marcello Oretti, bolognese, che girò lungamente l’Italia per raccogliere notizie di pittori, e consultar gallerie, sepolcri, iscrizioni, archivj, tradizioni; onde empì cinquantatre volumi, che in parte furono pubblicati, e i più restarono inediti.258.Dizionario delle belle arti. Memorie degli architetti.259.Dice il duomo di Milano cominciato nel 1387; poi che alcuni ne attribuiscono il disegno al Caporali, il quale è dato da lui stesso come maestro dell’Alessi, cioè cinquecentista. InPellegrino Pellegrini.260.Della maniera di vedere nelle arti del disegno.261.NelTolondron(parola che in spagnuolo significa baggeo) dice: — Il bisogno mi fu sempre alle spalle, e scombiccherai sempre a casaccio. È miracolo com’io potessi guadagnarmi pane e formaggio, e di tempo in tempo qualche pezzo di carne cogli indigesti miei lavori. Conscio delle mende, anzi degli strafalcioni majuscoli che buttai giù, vorrei, e pur troppo invano, che ogni pagina mia fosse in fondo al mare».262.Storia letteraria, 1751, pag. 104.263.Visse poi a Parma; da Francesco II ebbe incarico nel 1799 di riordinare l’Università di Pavia; poi, al ristabilirsi dei Gesuiti a Napoli, passato colà (1804) fu fatto conservatore della biblioteca regia.264.Vanno seco Barnaba Vaerini che fece gliScrittori di Bergamo; Agostini, gliScrittori veneziani; Fantuzzi, gliScrittori bolognesi; l’abate Paolo Ginanni, gliScrittori ravennati, oltreLa famiglia Alidosi; Tassi, gliArtisti bergamaschi; Soria, leMemorie degli storici napoletani; Giustiniani, leMemorie degli scrittori legali del regno; Spiriti,Memorie degli scrittori cosentini.265.Archivio storico, vol.V. p. 17.266.Egli scriveva nelleOsservazioni letterarie, tom.IV, art. 2º: — Chi vien di nuovo a comparire sulla scena, par che non creda d’essersi segnalato e distinto abbastanza, quando con qualche tratto diretto o indiretto non ha fatto prova d’attaccarmi e di farmi dispiacere... Ecco ciò che guadagna in Italia chi sacrifica la sua vita e le sue facoltà a coltivar le lettere ed a promoverle, benchè senz’altro immaginabile fine che del diletto proprio e del bene altrui».267.Tali il Giulini per Milano, il Frisi per Monza, il Rossi per la Chiesa aquilejese, Dal Borgo per Pisa, il Tiraboschi per Modena, pei principi estensi e pei frati Umiliati; il Paciaudi per gli Stati parmensi, il Bandini per Firenze, per Verona Giambattista Biancolini sonatore e mercante; per Trento il padre Bonelli; il Baruffaldi per Ferrara, il Pellegrini pei principi longobardi, il padre Agostino dal Pozzo pei sette Comuni; per Asti Serafino Grassi, autore dei Baci, poesie lubriche al modo del Casti, che pareggiava in bruttezza; Lucio Doglioni per Belluno sua patria. A Bassano si compilò un dizionario biografico, fondato su quello di Chaudon, con buone aggiunte.Giuseppe Antonini per la Lucania, Saverio Roselli per Grumento, Natale Cimaglia per Venosa com’anche Domenico Tata Grimaldi,Annali del regno di Napoli; Antinori,Memorie storiche delle tre provincie degli Abruzzi.268.Fu il Filiasi che indicò al Tiraboschi il viaggio d’Abissinia del padre Lobo, da cui appariva che prima del 1728 i Gesuiti aveano scoperto le sorgenti del Nilo, e che Bruce non avea fatto che copiarlo. Così il Tiraboschi potè sbugiardare il milanese Luigi Bossi che aveva tacciato d’impostura i Gesuiti.269.Esposte le ragioni per cui sarebbe e imparziale e informato, dice al lettore: — Intanto abbiatemi almeno questa gratitudine, che, non ostante gli spinosi negozj famigliari e le obbligazioni d’assistere all’anticamera pontifizia e all’impiego della mia carica (di cavallerizzo), mi sono privato spesse volte del riposo della notte, e altre della ricreazione del giorno per poter scrivere stentatamente e a pezzi, secondo che mi è stato permesso, la presente istoria».270.Ecco il principio: — L’opera che viene alla luceha per oggetto di comprenderele notizie del granducato non meno che quelle della casa Medici, e perciò il metodointrapresoè sembrato il più conveniente per riunire in un sol punto di vista ciò che, essendo collocato sparsamente, avrebbe forse interrotto la serie dei fatti... E siccome il pubblico cui non è dato l’accesso dell’archivio (Mediceo) non avrebbe potuto in ogni caso fare il riscontro dei documenti, così l’autore ha creduto superfluo il ricoprire il margine di questo libro con delle inutili indicazioni d’armadj, filze e registri, ma si riserva di pubblicarli autenticamente nel caso che nasca il dubbio della verità dei medesimi».271.Paolo Brazzolo padovano, adoratore d’Omero, ch’egli tradusse undici volte senza mai contentarsi dell’armonia de’ suoi versi a paragone di quei del Meonio, consigliò dapprima il Cesarotti, poi gli si inimicò quando ne vide il sacrilegio dellaMorte d’Ettore, alfine si scannò con un Omero a lato.272.Carlo Gozzi,Memorie inutili.273.Se fra quel brago è lecito cercar qualche pensiero cadutovi per caso, citeremo questa strofa:Dall’Istro, dalla Senna, dall’IberoRivali armati in sanguinosa giostraScendon d’Italia a contrastar l’impero,Ond’ella sempre al vincitor si prostra,Dannata a sofferir giogo straniero.E se osassero dir, L’Italia è nostra,I natii naturali abitatoriRiguardati sarien quai traditori.274.Il primo poeta cesareo a Vienna fu Silvio Stampiglia, poi Apostolo Zeno con quattromila fiorini: Metastasio n’ebbe tremila: lui morto, si disputarono quei titolo il cenedese Da Ponte e il Garnera: il Casti l’ebbe da Giuseppe II, con duemila fiorini: gli succedette Clemente Bondi gesuita parmigiano, ito coll’arciduca di Milano a Vienna, e vissutovi sino al 1821; e con lui cessò tale carica.275.Sì, questo mostro, questoÈ la delizia de’ terrestri numi:O che razza di tempi e di costumi!Parini.276.Vedi pureSelectæ patrum Societatis Jesu tragœdiæ. Anversa 1634.277.— Meglio tardi che mai. Trovandomi in età d’anni quarantotto ben sonati, ed avere ben o male da vent’anni esercitata l’arte di poeta lirico e tragico, e non aver pure mai letto nè tragici greci nè Omero nè Pindaro, un nulla insomma, una certa vergogna mi assalì, e nello stesso tempo anche una lodevole curiosità di veder un po’ cosa avevano detto quei padri dell’arte».Vita.278.Oltre ilMisogallo, deplora gli Spagnuoli che dai Francesi abbiano imparato a levar le immondezze delle strade, perdendo così l’originalità:Fatte hai, Madrid, tue vie tersi cristalliMa sottentrando a’ sterchi gallici usi,Vedrai quanto perdesti in barattalli.279.Quod volo, valde volo, diceva il Latino.280.NelFilippovi sono due confidenti, e figurano a meraviglia.281.La più spiritosa parodia d’Alfieri è ilSocrate tragedia unadel napoletano improvvisatore duca Mollo insieme con Gaspare Sauli e Giorgio Viani, dove è un solo personaggio, e il parlare durissimo e stranamente laconico. Raccontano che ad una tragedia dove pochissimi spettatori intervennero, un Fiorentino s’accostò all’Alfieri, e pronunziò: — Oh quanto poca nel teatro gente!».282.NeiDrammi giocosi, unica opera del Casti, che possa esaminarsi letterariamente, v’è una Rosmunda, dove al fatto atroce sono innestate le lepidezze di Bertoldo, Marculfo e Bertoldino; tentativo infelice di connettere l’eroico e il buffo.283.Il Botta finisce la suaContinuazionecon una diatriba contro chi mal dice dell’Alfieri, e fra l’altre cose, attribuisce a lui se l’Italia ebbe più «animi forti nella seconda metà del secoloXVIIIche nella prima». Le tragedie non si lessero che al fin del secolo, e il Botta non metteva certo fra i forti i repubblicanti, i quali erano tutti della scuola alfieriana. Anzi subito dopo egli vitupera quegli Italiani perchè pensarono a repubblica al modo americano, e sostiene che l’affidar «la tutela della pubblica libertà ad assemblee numerose e pubbliche, sarebbe fonte di estremi e forse eterni mali all’Italia». E segue una tiritera contro questa teriaca delle assemblee, delle annuali chiacchere in bigoncia; e giura «voler morire piuttosto che contribuire a darle al suo paese, e chi ciò procura, è nemico della sua patria».284.V’è notevole, tanto più per quei tempi, il passo seguente: — Una moderna noncuranza d’ogni qualunque religione... fa sì che i nostri santi non vengono considerati e venerati come uomini sommi e sublimi, mentre pure erano tali...; da questa semifilosofia proviene che non si fondano le cose e non si studia nè si conosce appieno l’uomo; da essa proviene che nei bollenti e sublimi Franceschi, Stefani, Ignazj e simili non si ravvisano le anime stesse di quei Fabrizj, Scevoli e Regoli, modificate soltanto da tempi diversi». Lib.III. c. 5.285.La contessa d’Albany, ultima amica di lui, era moglie dell’ultimo degli Stuard pretendente al trono d’Inghilterra; il quale, non che esser codardo come figura nell’Alfieri, seppe esporre coraggiosamente la propria vita in uno sbarco nell’isola. Il pittore francese Fabre (1776-1837), che ereditò la donna e la roba d’Alfieri, fu in Italia côlto dalla rivoluzione; fissatosi a Firenze, divenne professore di quell’accademia, ebbe titoli e onori, e lavorò sempre nello stile di David, per nulla modificato dalla natura e dagli esempj nostrali. La ricca sua collezione di quadri e le carte dell’Alfieri lasciò a Montpellier sua patria.286.Lettere del gennajo 1802. E a vedere come Alfieri si pentisse dell’Etruria vendicata.287.A quelli che volessero ancora avventarcisi come sprezzatori dell’Alfieri raccomanderemo 1º di dirci ingiurie che non sieno quelle già detteci e ridetteci; 2º di mettersi nel punto d’aspetto nostro, non in quello che altri scelga a suo arbitrio, e per quel momento; 3º se anche vogliono star al modo poltrone di opporre autorità ad autorità, valutino i giudizj che ne diedero scrittori nostri rispettabilissimi senza parlare degli stranieri, e sui quali vedasi la nostraLetteratura.288.Questo bel gruppo, non copiato mai, sta nel palazzo Pisan-Vettore di San Paolo a Venezia.289.— Fenomeno singolare! ne’ Santi Apostoli lo scultore Canova ha eretto un mausoleo a papa Ganganelli. Basamento liscio diviso in due scalini; sul primo siede una bella donna, chiamata la Mansuetudine, mansueta quanto l’agnellino che le giace accanto in ritirata. Sul secondo scalino è l’urna, sopra cui dalla parte opposta si appoggia un’altra bella giovine, la Temperanza. Si alza indi sopra un plinto un sedione all’antica, dove sta a sedere, con tutto il suo agio, il papa vestito papalissimamente, e stende orizzontale il braccio destro e la mano in atto d’imporre, di pacificare, di proteggere... L’accordo è grato; la composizione è di quella semplicità, che pare la facilità stessa, ed è la stessa difficoltà. Che riposo! che eleganza! che disposizione! La scultura e l’architettura sì nel tutto che nelle parti è all’antica. Il Canova è un antico; non so se di Atene o di Corinto... In ventisei anni ch’io sono in questa urbe dell’orbe, non ho veduto mai il popolo di Quirino applaudire niun’opera come questa. Gli artisti più intelligenti e galantuomini la giudicano fra tutte le sculture moderne la più vicina all’antica. Fin gli stessi ex-Gesuiti lodano e benedicono papa Ganganelli di marmo. E certamente quel papa sarà più glorioso per questo monumento, che per la coloro soppressione. È opera perfetta, e tale vien dimostrata dalle censure che ne fanno i Michelangioleschi, i Berninisti, i Borroministi, i quali hanno per difetto le più belle bellezze, giungendo fino a dire che i panneggiamenti, le forme, l’espressione sono all’antica. Dio abbia pietà di loro». Lettera 21 aprile 1797.290.Il re di Piemonte non volea concedergli di partire; ma avendogli Lagrangia mostrato la lettera d’invito, ove si dicea «Conviene che il più gran geometra stia presso il più gran re», se n’indispettì e gli disse: — Vada, vada pure presso il più gran re». L’aneddoto è vulgato, pure la lettera di D’Alembert dice solo:Je serais charmé d’avoir fait faire à un grand roi l’acquisition d’un grand homme.291.Il suo collega Bitaubè vi trattò la quistione «perchè la lingua italiana tutte le altre vantaggi, e specialmente la francese nella prerogativa d’esser giunta quasi alla perfezione fin dal nascere?» e dice essergli stata suggerita da Lagrangia, che «possiede l’universalità dell’intelligenza senza mai affettarla».292.Buonaparte, che, avido di tutte le glorie, s’era fatto iscrivere all’Istituto e lo frequentava, aveva in Italia avuto conoscenza dellaGeometria del compasso, ancora ignorata in Francia; e una volta si prese spasso d’imbarazzare Lagrangia coi curiosi problemi, di cui quel libro dà sagaci e nuove soluzioni.293.Nel 1704 era avvenuta la maggior piena che si ricordasse del lago Maggiore, conseguente a quella del Po, che per altro fu superata da quella del 1839. Nel 1750 il Tevere aveva fatto a Roma la maggior inondazione; ma di sessanta centimetri la sorpassò quella del 31 gennajo 1805.294.Filocopo,VII.295.Saggio di litogonia, pag. 112-25-41-83.296.Giornale d’Italia, 1782.297.Ai lettori che non vogliono la lunga briga di paragonare il sistema del Moro con quel che, novant’anni dopo, pubblicava Elia di Beaumont, basti vederlo esposto in un sonetto del suo contemporaneo e paesano, conte Federico Altan:Era tutt’acqua sia da borea ad ostroChe dall’orto all’occaso, allor che il foco,Il suo sdegnando sotterraneo loco,Scoppiò terribilmente all’aer nostro;A scogli scogli, e di più scogli un mostroQua e là innalzando con orribil gioco,Indi ergendo altri monti, ond’è che a pocoA poco nacque il bel terreno chiostro.E dell’acque in uscir quell’ampie moliTurba in sè, che ivi ancor si chiude e implica,Portâr di pesci e d’altro ond’è il mar pieno.Di là s’avvien che alcun di lor s’involi,Par che, veloce al pian scendendo, ei dica:Cerco tornare al mio gran padre in seno.298.Il Galiani beffa la smania allora entrata di tutto spiegare coll’elettricità. Se uno aprendo la tabacchiera starnuta, gli è il fluido elettrico starnutatorio che salta da quella al naso. Se uno paga un debito, è la materia elettrica metallica che dalla sacca del debitore corre in quella del creditore. Se un innamorato bacia la mano alla bella e questa ne gode, gli è il fluido elettrico che dalle midolle di lui passò in quelle di lei, ecc.Spaventosissima descrizioneecc.299.Mezzi singolari adopravano gli antichi per preservarsi dal fulmine. Erodoto (iv. 9) narra che i Traci scoccavano freccie contro il cielo in tempo che lampeggiava; egli dice per minacciarlo, ma alcuno volle sbizzarrire trovandovi un’idea de’ cervi volanti elettrici. Plinio riferisce che gli Etruschi sapevano trar dal cielo il fulmine, che lo dirigevano a lor grado, e lo fecero cadere sopra un mostro chiamato Volta, che devastava i contorni di Volsinio: ma poichè egli non rammemora altri mezzi che sagrifizj e preghiere, non possiamo cavarne istruzione alcuna. Narrò altri d’aver visto una medaglia romana a Giove Elicio (il Dio che trae le folgori), dove esso era rappresentato sopra una nube, mentre un Etrusco lanciava in aria un cervo volante. Duchoul fece incidere una medaglia d’Augusto, ove si vede un tempio di Giunone, col colmo armato d’aste puntute, simili ai nostri parafulmini: ma sono autentiche tali medaglie? e attestano una scienza fulgurale altro che superstiziosa? (V.Laboissière,Acad. du Gard). Plinio stesso dice che gli antichi credevano il fulmine non penetrasse mai sotterra più di cinque piedi; perciò Augusto rintanavasi quando folgorasse: ora il fatto si riconosce falso. Secondo Kämpfer, gl’imperadori del Giappone si riparano dai fulmini in una caverna, sopra la quale tiensi un serbatojo d’acqua che dee spegnere il fuoco della saetta: ma si sa che la saetta uccide anche sott’acqua. Tiberio mettevasi all’uopo una corona d’alloro, perchè il fulmine rispetta questa pianta: asserzione poetica, smentita dal fatto.300.NelSystema medico-mecanichum et nova tumorum methodus(Parma 1791) spiega tutto a figure matematiche; e per esempio, l’infiammazione dipendere dal trovarsi i globuli del sangue ritenuti nelle estremità sottili del cono che rappresenta il tubo arteriale, onde lasciano sfuggire la materia ignea combinata con essi.301.Palermo, 1726. Poichè non abbiamo taciute altre delle bizzarrie scientifiche onde si trastullarono od occuparono i padri nostri, diremo come nel collegio de’ Cinesi a Napoli stette il medico Hivi-Kiù, famosissimo conoscitore di polsi, che da questi indovinava le malattie passate e future. Il valente medico Cirillo, che fu poi vittima delle riazioni politiche nel 1799, dicono il visitasse sovente, meravigliato delle diagnosi di esso.302.Raccolta d’opuscoli scientifici e letterarj. Ferrara 1779, tom.III.303.Petronio Caldani suo fratello (-1808) da D’Alembert è chiamato il primo geometra ed algebrista d’Italia. Floriano Caldani nipote, e successore di Leopoldo nella cattedra d’anatomia, lasciòIstituzioni anatomiche, e varie operette; e fu buon filologo. Morì sessagenario a Padova nel 1837.304.Aurelio Bertola,Filosofia della storia. Vedi pag. 548.305.Il Gianni, gran liberale, senza riprovazione scriveva: — Potrebbe dirsi che le amministrazioni pubbliche in Toscana son nulle, ma che una sola meglio intesa sotto questo nome si può indicare, cioè l’amministrazione del Governo, che, secondo la nostra costituzione, tutto abbraccia, di tutto può disporre, e così tutto chiedere, tutto prendere, e poi tutto a suo talento distribuire».Discorso sul lavoro dei popoli.306.Lo attesta il suo recente caldissimo panegirista Zobi,Storia di Toscana, vol.II. p. 357; e conchiude (pag. 510) che i Toscani, «tranne pochissimi, lo videro partire con indifferenza, ed alcuni con interno giubilo».307.Zobi, vol.II. p. 561.308.Dispacci 17, 21, 24 giugno 1790, riferiti dallo Zobi. Egli stesso, al vol.III. p. 25, dice che Leopoldo «concertò col suo figlio granduca il sacrifizio del suo illustre amico (il Ricci) omai fuor d’opera», e che «corse voce che l’imperatore, mediante stratagemma, levasse al Ricci delle carte, quali rimaste in sue mani avrebbero potuto servirgli di rinfaccio. Se ciò è vero, come abbiam motivo di credere che sia, dobbiamo malgrado nostro convenire, avere anche troppo imparata la tristescienza sbirrescadall’infame favorito Chelotti». Eppure egli si lagna ch’io sia stato rigoroso col suo Solone. Il dissenso è carattere di libertà; ma la parolapiaggiareè codarda, e troppo agevole il rimbalzarla ai panegiristi di principi.309.Lettera del 1º agosto 1799. Lo Zobi la intitolaLettera estorta(app. al vol.III. p. 188). Ma qual ragione di supporre una viltà nel Ricci? Libero di sè, più ampia ritrattazione fece il 1804 in occasione che Pio VII passò per Firenze, il quale disse in concistoro questa essere stata la maggior consolazione del suo viaggio in Francia. Il Ricci visse fino al 27 gennajo 1810.
247.Anche un altro Gesuita fece strillare le nostre mediocrità, lo spagnuolo Arteaga, arguto e pungente autore delleRivoluzioni del teatro musicale, il quale appose alla lingua nostra d’esserpusillanime, e che nella prosa ci manchi «uno scrittore che riunisca i suffragi della nazione». Egli ripetea che la letteratura non dev’essere «ministra di divertimento e di piacere», ma «strumento di morale e legislazione» (tom.I. pag. 183; tom.III. pag. 95; e altrove).
247.Anche un altro Gesuita fece strillare le nostre mediocrità, lo spagnuolo Arteaga, arguto e pungente autore delleRivoluzioni del teatro musicale, il quale appose alla lingua nostra d’esserpusillanime, e che nella prosa ci manchi «uno scrittore che riunisca i suffragi della nazione». Egli ripetea che la letteratura non dev’essere «ministra di divertimento e di piacere», ma «strumento di morale e legislazione» (tom.I. pag. 183; tom.III. pag. 95; e altrove).
248.Alle sue omelie fece critica sanguinosa il padre Paolo Sopransi carmelitano milanese, la quale attirogli taccia di giansenista, e persecuzioni e confutazioni altrettanto esagerate.
248.Alle sue omelie fece critica sanguinosa il padre Paolo Sopransi carmelitano milanese, la quale attirogli taccia di giansenista, e persecuzioni e confutazioni altrettanto esagerate.
249.L’aprile 1856 a Parigi fu messa all’asta una collezione di cinquantotto lavori della Rosalba; e il catalogo è preceduto da una buona notizia.
249.L’aprile 1856 a Parigi fu messa all’asta una collezione di cinquantotto lavori della Rosalba; e il catalogo è preceduto da una buona notizia.
250.Primi membri dell’Ercolanese furono Mazzocchi, Zarillo, Carcani, Galiani, Ronca, Ignara, Paderni, Pianura, Castelli, Aula, Monti, Bajardi, Giordano, Valletta, Pratillo, Cercati, Della Torre, Tanzi; e a spese del re fecero l’edizione di quelle antichità, che davasi in dono. Poi monsignor Marcello Venuti, l’abate Ridolfino suo fratello, il cardinale Quirini, Maffei, Gessner, Anton Francesco Gori, Matteo Egizio, l’abate Martorelli, Giambattista Passeri, il padre De Rossi, il padre Paoli, Cochin disegnatore, Bellicard architetto, W. Hamilton, l’abate Saint-Non e altri illustrarono quelle ed altre antichità.
250.Primi membri dell’Ercolanese furono Mazzocchi, Zarillo, Carcani, Galiani, Ronca, Ignara, Paderni, Pianura, Castelli, Aula, Monti, Bajardi, Giordano, Valletta, Pratillo, Cercati, Della Torre, Tanzi; e a spese del re fecero l’edizione di quelle antichità, che davasi in dono. Poi monsignor Marcello Venuti, l’abate Ridolfino suo fratello, il cardinale Quirini, Maffei, Gessner, Anton Francesco Gori, Matteo Egizio, l’abate Martorelli, Giambattista Passeri, il padre De Rossi, il padre Paoli, Cochin disegnatore, Bellicard architetto, W. Hamilton, l’abate Saint-Non e altri illustrarono quelle ed altre antichità.
251.La miglior edizione di Celso fu procurata dal veronese Leonardo Targa a Padova nel 1760.
251.La miglior edizione di Celso fu procurata dal veronese Leonardo Targa a Padova nel 1760.
252.Voltaire lo lodò più volte, fra le altre con questa strofa più stolida che profana:C’est à vous d’instruire et de plaire;Et la grâce de Jésus-ChristChez vous brille en plus d’un écritAvec les trois grâces d’Homère.
252.Voltaire lo lodò più volte, fra le altre con questa strofa più stolida che profana:
C’est à vous d’instruire et de plaire;Et la grâce de Jésus-ChristChez vous brille en plus d’un écritAvec les trois grâces d’Homère.
C’est à vous d’instruire et de plaire;Et la grâce de Jésus-ChristChez vous brille en plus d’un écritAvec les trois grâces d’Homère.
C’est à vous d’instruire et de plaire;
Et la grâce de Jésus-Christ
Chez vous brille en plus d’un écrit
Avec les trois grâces d’Homère.
253.Gli si attribuisce la lepida operaDella seccatura, discorsi cinque di L. Antisiccio Frisco, dedicati a Nettuno. Venezia 1753. Vi distingue le seccature di epibaterie per ritorno da viaggi, di complimento, di soteria per guarigione, e le epitalamiche e le epicedie, poi le seccature di negozio.
253.Gli si attribuisce la lepida operaDella seccatura, discorsi cinque di L. Antisiccio Frisco, dedicati a Nettuno. Venezia 1753. Vi distingue le seccature di epibaterie per ritorno da viaggi, di complimento, di soteria per guarigione, e le epitalamiche e le epicedie, poi le seccature di negozio.
254.Famoso fu ilCatalogue raisonnédella libreria Crevenna, sei volumi in-4º, con lettere inedite e altre leccornie bibliografiche. Era di un negoziante milanese stabilito ad Amsterdam, che avendo poi perduti molti milioni, dovè mettere in vendita quella preziosa raccolta, facendone fare un altro catalogo da Tommaso Ocheda tortonese (-1831), il quale n’era bibliotecario. Oltre gli accennati cataloghi del Mittarelli e del Morelli (pag. 427), vuolsi ricordare Nicolò Francesco Haym romano, che a Londra istituì un teatro d’opera italiana, compose sonate, intagliò nelTesoro britannicole più belle medaglie e statue esistenti in Inghilterra, poi fece laNotizia de’ libri rari in lingua italiana, 1726, ristampata a Milano il 1771 con moltissime correzioni e aggiunte di Ferdinando Giandonati, poi altre volte con inserirvi opere tutt’altro che rare.
254.Famoso fu ilCatalogue raisonnédella libreria Crevenna, sei volumi in-4º, con lettere inedite e altre leccornie bibliografiche. Era di un negoziante milanese stabilito ad Amsterdam, che avendo poi perduti molti milioni, dovè mettere in vendita quella preziosa raccolta, facendone fare un altro catalogo da Tommaso Ocheda tortonese (-1831), il quale n’era bibliotecario. Oltre gli accennati cataloghi del Mittarelli e del Morelli (pag. 427), vuolsi ricordare Nicolò Francesco Haym romano, che a Londra istituì un teatro d’opera italiana, compose sonate, intagliò nelTesoro britannicole più belle medaglie e statue esistenti in Inghilterra, poi fece laNotizia de’ libri rari in lingua italiana, 1726, ristampata a Milano il 1771 con moltissime correzioni e aggiunte di Ferdinando Giandonati, poi altre volte con inserirvi opere tutt’altro che rare.
255.Alquanto dopo, Pietro Carlo Anastasi romano, divenuto cieco a trentadue anni, studiò la meccanica, fece modelli di fortificazioni, e presentò macchine all’accademia di Parigi.
255.Alquanto dopo, Pietro Carlo Anastasi romano, divenuto cieco a trentadue anni, studiò la meccanica, fece modelli di fortificazioni, e presentò macchine all’accademia di Parigi.
256.Arrivano oggimai a ducenquaranta, e i più sono di persone di cui non si conosce che il nome e l’anno del trapasso, scritti a piede della figura, intera se il lascito passò le centomila lire, mezza se stette fra le cento e le cinquanta; e ogni due anni si espongono in giro al meraviglioso cortile porticato di quello stabilimento, il più grandioso che siasi aperto all’inferma umanità.
256.Arrivano oggimai a ducenquaranta, e i più sono di persone di cui non si conosce che il nome e l’anno del trapasso, scritti a piede della figura, intera se il lascito passò le centomila lire, mezza se stette fra le cento e le cinquanta; e ogni due anni si espongono in giro al meraviglioso cortile porticato di quello stabilimento, il più grandioso che siasi aperto all’inferma umanità.
257.Lanzi si professa ogni tratto obbligato a Marcello Oretti, bolognese, che girò lungamente l’Italia per raccogliere notizie di pittori, e consultar gallerie, sepolcri, iscrizioni, archivj, tradizioni; onde empì cinquantatre volumi, che in parte furono pubblicati, e i più restarono inediti.
257.Lanzi si professa ogni tratto obbligato a Marcello Oretti, bolognese, che girò lungamente l’Italia per raccogliere notizie di pittori, e consultar gallerie, sepolcri, iscrizioni, archivj, tradizioni; onde empì cinquantatre volumi, che in parte furono pubblicati, e i più restarono inediti.
258.Dizionario delle belle arti. Memorie degli architetti.
258.Dizionario delle belle arti. Memorie degli architetti.
259.Dice il duomo di Milano cominciato nel 1387; poi che alcuni ne attribuiscono il disegno al Caporali, il quale è dato da lui stesso come maestro dell’Alessi, cioè cinquecentista. InPellegrino Pellegrini.
259.Dice il duomo di Milano cominciato nel 1387; poi che alcuni ne attribuiscono il disegno al Caporali, il quale è dato da lui stesso come maestro dell’Alessi, cioè cinquecentista. InPellegrino Pellegrini.
260.Della maniera di vedere nelle arti del disegno.
260.Della maniera di vedere nelle arti del disegno.
261.NelTolondron(parola che in spagnuolo significa baggeo) dice: — Il bisogno mi fu sempre alle spalle, e scombiccherai sempre a casaccio. È miracolo com’io potessi guadagnarmi pane e formaggio, e di tempo in tempo qualche pezzo di carne cogli indigesti miei lavori. Conscio delle mende, anzi degli strafalcioni majuscoli che buttai giù, vorrei, e pur troppo invano, che ogni pagina mia fosse in fondo al mare».
261.NelTolondron(parola che in spagnuolo significa baggeo) dice: — Il bisogno mi fu sempre alle spalle, e scombiccherai sempre a casaccio. È miracolo com’io potessi guadagnarmi pane e formaggio, e di tempo in tempo qualche pezzo di carne cogli indigesti miei lavori. Conscio delle mende, anzi degli strafalcioni majuscoli che buttai giù, vorrei, e pur troppo invano, che ogni pagina mia fosse in fondo al mare».
262.Storia letteraria, 1751, pag. 104.
262.Storia letteraria, 1751, pag. 104.
263.Visse poi a Parma; da Francesco II ebbe incarico nel 1799 di riordinare l’Università di Pavia; poi, al ristabilirsi dei Gesuiti a Napoli, passato colà (1804) fu fatto conservatore della biblioteca regia.
263.Visse poi a Parma; da Francesco II ebbe incarico nel 1799 di riordinare l’Università di Pavia; poi, al ristabilirsi dei Gesuiti a Napoli, passato colà (1804) fu fatto conservatore della biblioteca regia.
264.Vanno seco Barnaba Vaerini che fece gliScrittori di Bergamo; Agostini, gliScrittori veneziani; Fantuzzi, gliScrittori bolognesi; l’abate Paolo Ginanni, gliScrittori ravennati, oltreLa famiglia Alidosi; Tassi, gliArtisti bergamaschi; Soria, leMemorie degli storici napoletani; Giustiniani, leMemorie degli scrittori legali del regno; Spiriti,Memorie degli scrittori cosentini.
264.Vanno seco Barnaba Vaerini che fece gliScrittori di Bergamo; Agostini, gliScrittori veneziani; Fantuzzi, gliScrittori bolognesi; l’abate Paolo Ginanni, gliScrittori ravennati, oltreLa famiglia Alidosi; Tassi, gliArtisti bergamaschi; Soria, leMemorie degli storici napoletani; Giustiniani, leMemorie degli scrittori legali del regno; Spiriti,Memorie degli scrittori cosentini.
265.Archivio storico, vol.V. p. 17.
265.Archivio storico, vol.V. p. 17.
266.Egli scriveva nelleOsservazioni letterarie, tom.IV, art. 2º: — Chi vien di nuovo a comparire sulla scena, par che non creda d’essersi segnalato e distinto abbastanza, quando con qualche tratto diretto o indiretto non ha fatto prova d’attaccarmi e di farmi dispiacere... Ecco ciò che guadagna in Italia chi sacrifica la sua vita e le sue facoltà a coltivar le lettere ed a promoverle, benchè senz’altro immaginabile fine che del diletto proprio e del bene altrui».
266.Egli scriveva nelleOsservazioni letterarie, tom.IV, art. 2º: — Chi vien di nuovo a comparire sulla scena, par che non creda d’essersi segnalato e distinto abbastanza, quando con qualche tratto diretto o indiretto non ha fatto prova d’attaccarmi e di farmi dispiacere... Ecco ciò che guadagna in Italia chi sacrifica la sua vita e le sue facoltà a coltivar le lettere ed a promoverle, benchè senz’altro immaginabile fine che del diletto proprio e del bene altrui».
267.Tali il Giulini per Milano, il Frisi per Monza, il Rossi per la Chiesa aquilejese, Dal Borgo per Pisa, il Tiraboschi per Modena, pei principi estensi e pei frati Umiliati; il Paciaudi per gli Stati parmensi, il Bandini per Firenze, per Verona Giambattista Biancolini sonatore e mercante; per Trento il padre Bonelli; il Baruffaldi per Ferrara, il Pellegrini pei principi longobardi, il padre Agostino dal Pozzo pei sette Comuni; per Asti Serafino Grassi, autore dei Baci, poesie lubriche al modo del Casti, che pareggiava in bruttezza; Lucio Doglioni per Belluno sua patria. A Bassano si compilò un dizionario biografico, fondato su quello di Chaudon, con buone aggiunte.Giuseppe Antonini per la Lucania, Saverio Roselli per Grumento, Natale Cimaglia per Venosa com’anche Domenico Tata Grimaldi,Annali del regno di Napoli; Antinori,Memorie storiche delle tre provincie degli Abruzzi.
267.Tali il Giulini per Milano, il Frisi per Monza, il Rossi per la Chiesa aquilejese, Dal Borgo per Pisa, il Tiraboschi per Modena, pei principi estensi e pei frati Umiliati; il Paciaudi per gli Stati parmensi, il Bandini per Firenze, per Verona Giambattista Biancolini sonatore e mercante; per Trento il padre Bonelli; il Baruffaldi per Ferrara, il Pellegrini pei principi longobardi, il padre Agostino dal Pozzo pei sette Comuni; per Asti Serafino Grassi, autore dei Baci, poesie lubriche al modo del Casti, che pareggiava in bruttezza; Lucio Doglioni per Belluno sua patria. A Bassano si compilò un dizionario biografico, fondato su quello di Chaudon, con buone aggiunte.
Giuseppe Antonini per la Lucania, Saverio Roselli per Grumento, Natale Cimaglia per Venosa com’anche Domenico Tata Grimaldi,Annali del regno di Napoli; Antinori,Memorie storiche delle tre provincie degli Abruzzi.
268.Fu il Filiasi che indicò al Tiraboschi il viaggio d’Abissinia del padre Lobo, da cui appariva che prima del 1728 i Gesuiti aveano scoperto le sorgenti del Nilo, e che Bruce non avea fatto che copiarlo. Così il Tiraboschi potè sbugiardare il milanese Luigi Bossi che aveva tacciato d’impostura i Gesuiti.
268.Fu il Filiasi che indicò al Tiraboschi il viaggio d’Abissinia del padre Lobo, da cui appariva che prima del 1728 i Gesuiti aveano scoperto le sorgenti del Nilo, e che Bruce non avea fatto che copiarlo. Così il Tiraboschi potè sbugiardare il milanese Luigi Bossi che aveva tacciato d’impostura i Gesuiti.
269.Esposte le ragioni per cui sarebbe e imparziale e informato, dice al lettore: — Intanto abbiatemi almeno questa gratitudine, che, non ostante gli spinosi negozj famigliari e le obbligazioni d’assistere all’anticamera pontifizia e all’impiego della mia carica (di cavallerizzo), mi sono privato spesse volte del riposo della notte, e altre della ricreazione del giorno per poter scrivere stentatamente e a pezzi, secondo che mi è stato permesso, la presente istoria».
269.Esposte le ragioni per cui sarebbe e imparziale e informato, dice al lettore: — Intanto abbiatemi almeno questa gratitudine, che, non ostante gli spinosi negozj famigliari e le obbligazioni d’assistere all’anticamera pontifizia e all’impiego della mia carica (di cavallerizzo), mi sono privato spesse volte del riposo della notte, e altre della ricreazione del giorno per poter scrivere stentatamente e a pezzi, secondo che mi è stato permesso, la presente istoria».
270.Ecco il principio: — L’opera che viene alla luceha per oggetto di comprenderele notizie del granducato non meno che quelle della casa Medici, e perciò il metodointrapresoè sembrato il più conveniente per riunire in un sol punto di vista ciò che, essendo collocato sparsamente, avrebbe forse interrotto la serie dei fatti... E siccome il pubblico cui non è dato l’accesso dell’archivio (Mediceo) non avrebbe potuto in ogni caso fare il riscontro dei documenti, così l’autore ha creduto superfluo il ricoprire il margine di questo libro con delle inutili indicazioni d’armadj, filze e registri, ma si riserva di pubblicarli autenticamente nel caso che nasca il dubbio della verità dei medesimi».
270.Ecco il principio: — L’opera che viene alla luceha per oggetto di comprenderele notizie del granducato non meno che quelle della casa Medici, e perciò il metodointrapresoè sembrato il più conveniente per riunire in un sol punto di vista ciò che, essendo collocato sparsamente, avrebbe forse interrotto la serie dei fatti... E siccome il pubblico cui non è dato l’accesso dell’archivio (Mediceo) non avrebbe potuto in ogni caso fare il riscontro dei documenti, così l’autore ha creduto superfluo il ricoprire il margine di questo libro con delle inutili indicazioni d’armadj, filze e registri, ma si riserva di pubblicarli autenticamente nel caso che nasca il dubbio della verità dei medesimi».
271.Paolo Brazzolo padovano, adoratore d’Omero, ch’egli tradusse undici volte senza mai contentarsi dell’armonia de’ suoi versi a paragone di quei del Meonio, consigliò dapprima il Cesarotti, poi gli si inimicò quando ne vide il sacrilegio dellaMorte d’Ettore, alfine si scannò con un Omero a lato.
271.Paolo Brazzolo padovano, adoratore d’Omero, ch’egli tradusse undici volte senza mai contentarsi dell’armonia de’ suoi versi a paragone di quei del Meonio, consigliò dapprima il Cesarotti, poi gli si inimicò quando ne vide il sacrilegio dellaMorte d’Ettore, alfine si scannò con un Omero a lato.
272.Carlo Gozzi,Memorie inutili.
272.Carlo Gozzi,Memorie inutili.
273.Se fra quel brago è lecito cercar qualche pensiero cadutovi per caso, citeremo questa strofa:Dall’Istro, dalla Senna, dall’IberoRivali armati in sanguinosa giostraScendon d’Italia a contrastar l’impero,Ond’ella sempre al vincitor si prostra,Dannata a sofferir giogo straniero.E se osassero dir, L’Italia è nostra,I natii naturali abitatoriRiguardati sarien quai traditori.
273.Se fra quel brago è lecito cercar qualche pensiero cadutovi per caso, citeremo questa strofa:
Dall’Istro, dalla Senna, dall’IberoRivali armati in sanguinosa giostraScendon d’Italia a contrastar l’impero,Ond’ella sempre al vincitor si prostra,Dannata a sofferir giogo straniero.E se osassero dir, L’Italia è nostra,I natii naturali abitatoriRiguardati sarien quai traditori.
Dall’Istro, dalla Senna, dall’IberoRivali armati in sanguinosa giostraScendon d’Italia a contrastar l’impero,Ond’ella sempre al vincitor si prostra,Dannata a sofferir giogo straniero.E se osassero dir, L’Italia è nostra,I natii naturali abitatoriRiguardati sarien quai traditori.
Dall’Istro, dalla Senna, dall’Ibero
Rivali armati in sanguinosa giostra
Scendon d’Italia a contrastar l’impero,
Ond’ella sempre al vincitor si prostra,
Dannata a sofferir giogo straniero.
E se osassero dir, L’Italia è nostra,
I natii naturali abitatori
Riguardati sarien quai traditori.
274.Il primo poeta cesareo a Vienna fu Silvio Stampiglia, poi Apostolo Zeno con quattromila fiorini: Metastasio n’ebbe tremila: lui morto, si disputarono quei titolo il cenedese Da Ponte e il Garnera: il Casti l’ebbe da Giuseppe II, con duemila fiorini: gli succedette Clemente Bondi gesuita parmigiano, ito coll’arciduca di Milano a Vienna, e vissutovi sino al 1821; e con lui cessò tale carica.
274.Il primo poeta cesareo a Vienna fu Silvio Stampiglia, poi Apostolo Zeno con quattromila fiorini: Metastasio n’ebbe tremila: lui morto, si disputarono quei titolo il cenedese Da Ponte e il Garnera: il Casti l’ebbe da Giuseppe II, con duemila fiorini: gli succedette Clemente Bondi gesuita parmigiano, ito coll’arciduca di Milano a Vienna, e vissutovi sino al 1821; e con lui cessò tale carica.
275.Sì, questo mostro, questoÈ la delizia de’ terrestri numi:O che razza di tempi e di costumi!Parini.
275.
Sì, questo mostro, questoÈ la delizia de’ terrestri numi:O che razza di tempi e di costumi!Parini.
Sì, questo mostro, questoÈ la delizia de’ terrestri numi:O che razza di tempi e di costumi!Parini.
Sì, questo mostro, questo
È la delizia de’ terrestri numi:
O che razza di tempi e di costumi!
Parini.
276.Vedi pureSelectæ patrum Societatis Jesu tragœdiæ. Anversa 1634.
276.Vedi pureSelectæ patrum Societatis Jesu tragœdiæ. Anversa 1634.
277.— Meglio tardi che mai. Trovandomi in età d’anni quarantotto ben sonati, ed avere ben o male da vent’anni esercitata l’arte di poeta lirico e tragico, e non aver pure mai letto nè tragici greci nè Omero nè Pindaro, un nulla insomma, una certa vergogna mi assalì, e nello stesso tempo anche una lodevole curiosità di veder un po’ cosa avevano detto quei padri dell’arte».Vita.
277.— Meglio tardi che mai. Trovandomi in età d’anni quarantotto ben sonati, ed avere ben o male da vent’anni esercitata l’arte di poeta lirico e tragico, e non aver pure mai letto nè tragici greci nè Omero nè Pindaro, un nulla insomma, una certa vergogna mi assalì, e nello stesso tempo anche una lodevole curiosità di veder un po’ cosa avevano detto quei padri dell’arte».Vita.
278.Oltre ilMisogallo, deplora gli Spagnuoli che dai Francesi abbiano imparato a levar le immondezze delle strade, perdendo così l’originalità:Fatte hai, Madrid, tue vie tersi cristalliMa sottentrando a’ sterchi gallici usi,Vedrai quanto perdesti in barattalli.
278.Oltre ilMisogallo, deplora gli Spagnuoli che dai Francesi abbiano imparato a levar le immondezze delle strade, perdendo così l’originalità:
Fatte hai, Madrid, tue vie tersi cristalliMa sottentrando a’ sterchi gallici usi,Vedrai quanto perdesti in barattalli.
Fatte hai, Madrid, tue vie tersi cristalliMa sottentrando a’ sterchi gallici usi,Vedrai quanto perdesti in barattalli.
Fatte hai, Madrid, tue vie tersi cristalli
Ma sottentrando a’ sterchi gallici usi,
Vedrai quanto perdesti in barattalli.
279.Quod volo, valde volo, diceva il Latino.
279.Quod volo, valde volo, diceva il Latino.
280.NelFilippovi sono due confidenti, e figurano a meraviglia.
280.NelFilippovi sono due confidenti, e figurano a meraviglia.
281.La più spiritosa parodia d’Alfieri è ilSocrate tragedia unadel napoletano improvvisatore duca Mollo insieme con Gaspare Sauli e Giorgio Viani, dove è un solo personaggio, e il parlare durissimo e stranamente laconico. Raccontano che ad una tragedia dove pochissimi spettatori intervennero, un Fiorentino s’accostò all’Alfieri, e pronunziò: — Oh quanto poca nel teatro gente!».
281.La più spiritosa parodia d’Alfieri è ilSocrate tragedia unadel napoletano improvvisatore duca Mollo insieme con Gaspare Sauli e Giorgio Viani, dove è un solo personaggio, e il parlare durissimo e stranamente laconico. Raccontano che ad una tragedia dove pochissimi spettatori intervennero, un Fiorentino s’accostò all’Alfieri, e pronunziò: — Oh quanto poca nel teatro gente!».
282.NeiDrammi giocosi, unica opera del Casti, che possa esaminarsi letterariamente, v’è una Rosmunda, dove al fatto atroce sono innestate le lepidezze di Bertoldo, Marculfo e Bertoldino; tentativo infelice di connettere l’eroico e il buffo.
282.NeiDrammi giocosi, unica opera del Casti, che possa esaminarsi letterariamente, v’è una Rosmunda, dove al fatto atroce sono innestate le lepidezze di Bertoldo, Marculfo e Bertoldino; tentativo infelice di connettere l’eroico e il buffo.
283.Il Botta finisce la suaContinuazionecon una diatriba contro chi mal dice dell’Alfieri, e fra l’altre cose, attribuisce a lui se l’Italia ebbe più «animi forti nella seconda metà del secoloXVIIIche nella prima». Le tragedie non si lessero che al fin del secolo, e il Botta non metteva certo fra i forti i repubblicanti, i quali erano tutti della scuola alfieriana. Anzi subito dopo egli vitupera quegli Italiani perchè pensarono a repubblica al modo americano, e sostiene che l’affidar «la tutela della pubblica libertà ad assemblee numerose e pubbliche, sarebbe fonte di estremi e forse eterni mali all’Italia». E segue una tiritera contro questa teriaca delle assemblee, delle annuali chiacchere in bigoncia; e giura «voler morire piuttosto che contribuire a darle al suo paese, e chi ciò procura, è nemico della sua patria».
283.Il Botta finisce la suaContinuazionecon una diatriba contro chi mal dice dell’Alfieri, e fra l’altre cose, attribuisce a lui se l’Italia ebbe più «animi forti nella seconda metà del secoloXVIIIche nella prima». Le tragedie non si lessero che al fin del secolo, e il Botta non metteva certo fra i forti i repubblicanti, i quali erano tutti della scuola alfieriana. Anzi subito dopo egli vitupera quegli Italiani perchè pensarono a repubblica al modo americano, e sostiene che l’affidar «la tutela della pubblica libertà ad assemblee numerose e pubbliche, sarebbe fonte di estremi e forse eterni mali all’Italia». E segue una tiritera contro questa teriaca delle assemblee, delle annuali chiacchere in bigoncia; e giura «voler morire piuttosto che contribuire a darle al suo paese, e chi ciò procura, è nemico della sua patria».
284.V’è notevole, tanto più per quei tempi, il passo seguente: — Una moderna noncuranza d’ogni qualunque religione... fa sì che i nostri santi non vengono considerati e venerati come uomini sommi e sublimi, mentre pure erano tali...; da questa semifilosofia proviene che non si fondano le cose e non si studia nè si conosce appieno l’uomo; da essa proviene che nei bollenti e sublimi Franceschi, Stefani, Ignazj e simili non si ravvisano le anime stesse di quei Fabrizj, Scevoli e Regoli, modificate soltanto da tempi diversi». Lib.III. c. 5.
284.V’è notevole, tanto più per quei tempi, il passo seguente: — Una moderna noncuranza d’ogni qualunque religione... fa sì che i nostri santi non vengono considerati e venerati come uomini sommi e sublimi, mentre pure erano tali...; da questa semifilosofia proviene che non si fondano le cose e non si studia nè si conosce appieno l’uomo; da essa proviene che nei bollenti e sublimi Franceschi, Stefani, Ignazj e simili non si ravvisano le anime stesse di quei Fabrizj, Scevoli e Regoli, modificate soltanto da tempi diversi». Lib.III. c. 5.
285.La contessa d’Albany, ultima amica di lui, era moglie dell’ultimo degli Stuard pretendente al trono d’Inghilterra; il quale, non che esser codardo come figura nell’Alfieri, seppe esporre coraggiosamente la propria vita in uno sbarco nell’isola. Il pittore francese Fabre (1776-1837), che ereditò la donna e la roba d’Alfieri, fu in Italia côlto dalla rivoluzione; fissatosi a Firenze, divenne professore di quell’accademia, ebbe titoli e onori, e lavorò sempre nello stile di David, per nulla modificato dalla natura e dagli esempj nostrali. La ricca sua collezione di quadri e le carte dell’Alfieri lasciò a Montpellier sua patria.
285.La contessa d’Albany, ultima amica di lui, era moglie dell’ultimo degli Stuard pretendente al trono d’Inghilterra; il quale, non che esser codardo come figura nell’Alfieri, seppe esporre coraggiosamente la propria vita in uno sbarco nell’isola. Il pittore francese Fabre (1776-1837), che ereditò la donna e la roba d’Alfieri, fu in Italia côlto dalla rivoluzione; fissatosi a Firenze, divenne professore di quell’accademia, ebbe titoli e onori, e lavorò sempre nello stile di David, per nulla modificato dalla natura e dagli esempj nostrali. La ricca sua collezione di quadri e le carte dell’Alfieri lasciò a Montpellier sua patria.
286.Lettere del gennajo 1802. E a vedere come Alfieri si pentisse dell’Etruria vendicata.
286.Lettere del gennajo 1802. E a vedere come Alfieri si pentisse dell’Etruria vendicata.
287.A quelli che volessero ancora avventarcisi come sprezzatori dell’Alfieri raccomanderemo 1º di dirci ingiurie che non sieno quelle già detteci e ridetteci; 2º di mettersi nel punto d’aspetto nostro, non in quello che altri scelga a suo arbitrio, e per quel momento; 3º se anche vogliono star al modo poltrone di opporre autorità ad autorità, valutino i giudizj che ne diedero scrittori nostri rispettabilissimi senza parlare degli stranieri, e sui quali vedasi la nostraLetteratura.
287.A quelli che volessero ancora avventarcisi come sprezzatori dell’Alfieri raccomanderemo 1º di dirci ingiurie che non sieno quelle già detteci e ridetteci; 2º di mettersi nel punto d’aspetto nostro, non in quello che altri scelga a suo arbitrio, e per quel momento; 3º se anche vogliono star al modo poltrone di opporre autorità ad autorità, valutino i giudizj che ne diedero scrittori nostri rispettabilissimi senza parlare degli stranieri, e sui quali vedasi la nostraLetteratura.
288.Questo bel gruppo, non copiato mai, sta nel palazzo Pisan-Vettore di San Paolo a Venezia.
288.Questo bel gruppo, non copiato mai, sta nel palazzo Pisan-Vettore di San Paolo a Venezia.
289.— Fenomeno singolare! ne’ Santi Apostoli lo scultore Canova ha eretto un mausoleo a papa Ganganelli. Basamento liscio diviso in due scalini; sul primo siede una bella donna, chiamata la Mansuetudine, mansueta quanto l’agnellino che le giace accanto in ritirata. Sul secondo scalino è l’urna, sopra cui dalla parte opposta si appoggia un’altra bella giovine, la Temperanza. Si alza indi sopra un plinto un sedione all’antica, dove sta a sedere, con tutto il suo agio, il papa vestito papalissimamente, e stende orizzontale il braccio destro e la mano in atto d’imporre, di pacificare, di proteggere... L’accordo è grato; la composizione è di quella semplicità, che pare la facilità stessa, ed è la stessa difficoltà. Che riposo! che eleganza! che disposizione! La scultura e l’architettura sì nel tutto che nelle parti è all’antica. Il Canova è un antico; non so se di Atene o di Corinto... In ventisei anni ch’io sono in questa urbe dell’orbe, non ho veduto mai il popolo di Quirino applaudire niun’opera come questa. Gli artisti più intelligenti e galantuomini la giudicano fra tutte le sculture moderne la più vicina all’antica. Fin gli stessi ex-Gesuiti lodano e benedicono papa Ganganelli di marmo. E certamente quel papa sarà più glorioso per questo monumento, che per la coloro soppressione. È opera perfetta, e tale vien dimostrata dalle censure che ne fanno i Michelangioleschi, i Berninisti, i Borroministi, i quali hanno per difetto le più belle bellezze, giungendo fino a dire che i panneggiamenti, le forme, l’espressione sono all’antica. Dio abbia pietà di loro». Lettera 21 aprile 1797.
289.— Fenomeno singolare! ne’ Santi Apostoli lo scultore Canova ha eretto un mausoleo a papa Ganganelli. Basamento liscio diviso in due scalini; sul primo siede una bella donna, chiamata la Mansuetudine, mansueta quanto l’agnellino che le giace accanto in ritirata. Sul secondo scalino è l’urna, sopra cui dalla parte opposta si appoggia un’altra bella giovine, la Temperanza. Si alza indi sopra un plinto un sedione all’antica, dove sta a sedere, con tutto il suo agio, il papa vestito papalissimamente, e stende orizzontale il braccio destro e la mano in atto d’imporre, di pacificare, di proteggere... L’accordo è grato; la composizione è di quella semplicità, che pare la facilità stessa, ed è la stessa difficoltà. Che riposo! che eleganza! che disposizione! La scultura e l’architettura sì nel tutto che nelle parti è all’antica. Il Canova è un antico; non so se di Atene o di Corinto... In ventisei anni ch’io sono in questa urbe dell’orbe, non ho veduto mai il popolo di Quirino applaudire niun’opera come questa. Gli artisti più intelligenti e galantuomini la giudicano fra tutte le sculture moderne la più vicina all’antica. Fin gli stessi ex-Gesuiti lodano e benedicono papa Ganganelli di marmo. E certamente quel papa sarà più glorioso per questo monumento, che per la coloro soppressione. È opera perfetta, e tale vien dimostrata dalle censure che ne fanno i Michelangioleschi, i Berninisti, i Borroministi, i quali hanno per difetto le più belle bellezze, giungendo fino a dire che i panneggiamenti, le forme, l’espressione sono all’antica. Dio abbia pietà di loro». Lettera 21 aprile 1797.
290.Il re di Piemonte non volea concedergli di partire; ma avendogli Lagrangia mostrato la lettera d’invito, ove si dicea «Conviene che il più gran geometra stia presso il più gran re», se n’indispettì e gli disse: — Vada, vada pure presso il più gran re». L’aneddoto è vulgato, pure la lettera di D’Alembert dice solo:Je serais charmé d’avoir fait faire à un grand roi l’acquisition d’un grand homme.
290.Il re di Piemonte non volea concedergli di partire; ma avendogli Lagrangia mostrato la lettera d’invito, ove si dicea «Conviene che il più gran geometra stia presso il più gran re», se n’indispettì e gli disse: — Vada, vada pure presso il più gran re». L’aneddoto è vulgato, pure la lettera di D’Alembert dice solo:Je serais charmé d’avoir fait faire à un grand roi l’acquisition d’un grand homme.
291.Il suo collega Bitaubè vi trattò la quistione «perchè la lingua italiana tutte le altre vantaggi, e specialmente la francese nella prerogativa d’esser giunta quasi alla perfezione fin dal nascere?» e dice essergli stata suggerita da Lagrangia, che «possiede l’universalità dell’intelligenza senza mai affettarla».
291.Il suo collega Bitaubè vi trattò la quistione «perchè la lingua italiana tutte le altre vantaggi, e specialmente la francese nella prerogativa d’esser giunta quasi alla perfezione fin dal nascere?» e dice essergli stata suggerita da Lagrangia, che «possiede l’universalità dell’intelligenza senza mai affettarla».
292.Buonaparte, che, avido di tutte le glorie, s’era fatto iscrivere all’Istituto e lo frequentava, aveva in Italia avuto conoscenza dellaGeometria del compasso, ancora ignorata in Francia; e una volta si prese spasso d’imbarazzare Lagrangia coi curiosi problemi, di cui quel libro dà sagaci e nuove soluzioni.
292.Buonaparte, che, avido di tutte le glorie, s’era fatto iscrivere all’Istituto e lo frequentava, aveva in Italia avuto conoscenza dellaGeometria del compasso, ancora ignorata in Francia; e una volta si prese spasso d’imbarazzare Lagrangia coi curiosi problemi, di cui quel libro dà sagaci e nuove soluzioni.
293.Nel 1704 era avvenuta la maggior piena che si ricordasse del lago Maggiore, conseguente a quella del Po, che per altro fu superata da quella del 1839. Nel 1750 il Tevere aveva fatto a Roma la maggior inondazione; ma di sessanta centimetri la sorpassò quella del 31 gennajo 1805.
293.Nel 1704 era avvenuta la maggior piena che si ricordasse del lago Maggiore, conseguente a quella del Po, che per altro fu superata da quella del 1839. Nel 1750 il Tevere aveva fatto a Roma la maggior inondazione; ma di sessanta centimetri la sorpassò quella del 31 gennajo 1805.
294.Filocopo,VII.
294.Filocopo,VII.
295.Saggio di litogonia, pag. 112-25-41-83.
295.Saggio di litogonia, pag. 112-25-41-83.
296.Giornale d’Italia, 1782.
296.Giornale d’Italia, 1782.
297.Ai lettori che non vogliono la lunga briga di paragonare il sistema del Moro con quel che, novant’anni dopo, pubblicava Elia di Beaumont, basti vederlo esposto in un sonetto del suo contemporaneo e paesano, conte Federico Altan:Era tutt’acqua sia da borea ad ostroChe dall’orto all’occaso, allor che il foco,Il suo sdegnando sotterraneo loco,Scoppiò terribilmente all’aer nostro;A scogli scogli, e di più scogli un mostroQua e là innalzando con orribil gioco,Indi ergendo altri monti, ond’è che a pocoA poco nacque il bel terreno chiostro.E dell’acque in uscir quell’ampie moliTurba in sè, che ivi ancor si chiude e implica,Portâr di pesci e d’altro ond’è il mar pieno.Di là s’avvien che alcun di lor s’involi,Par che, veloce al pian scendendo, ei dica:Cerco tornare al mio gran padre in seno.
297.Ai lettori che non vogliono la lunga briga di paragonare il sistema del Moro con quel che, novant’anni dopo, pubblicava Elia di Beaumont, basti vederlo esposto in un sonetto del suo contemporaneo e paesano, conte Federico Altan:
Era tutt’acqua sia da borea ad ostroChe dall’orto all’occaso, allor che il foco,Il suo sdegnando sotterraneo loco,Scoppiò terribilmente all’aer nostro;A scogli scogli, e di più scogli un mostroQua e là innalzando con orribil gioco,Indi ergendo altri monti, ond’è che a pocoA poco nacque il bel terreno chiostro.E dell’acque in uscir quell’ampie moliTurba in sè, che ivi ancor si chiude e implica,Portâr di pesci e d’altro ond’è il mar pieno.Di là s’avvien che alcun di lor s’involi,Par che, veloce al pian scendendo, ei dica:Cerco tornare al mio gran padre in seno.
Era tutt’acqua sia da borea ad ostroChe dall’orto all’occaso, allor che il foco,Il suo sdegnando sotterraneo loco,Scoppiò terribilmente all’aer nostro;A scogli scogli, e di più scogli un mostroQua e là innalzando con orribil gioco,Indi ergendo altri monti, ond’è che a pocoA poco nacque il bel terreno chiostro.E dell’acque in uscir quell’ampie moliTurba in sè, che ivi ancor si chiude e implica,Portâr di pesci e d’altro ond’è il mar pieno.Di là s’avvien che alcun di lor s’involi,Par che, veloce al pian scendendo, ei dica:Cerco tornare al mio gran padre in seno.
Era tutt’acqua sia da borea ad ostro
Che dall’orto all’occaso, allor che il foco,
Il suo sdegnando sotterraneo loco,
Scoppiò terribilmente all’aer nostro;
A scogli scogli, e di più scogli un mostro
Qua e là innalzando con orribil gioco,
Indi ergendo altri monti, ond’è che a poco
A poco nacque il bel terreno chiostro.
E dell’acque in uscir quell’ampie moli
Turba in sè, che ivi ancor si chiude e implica,
Portâr di pesci e d’altro ond’è il mar pieno.
Di là s’avvien che alcun di lor s’involi,
Par che, veloce al pian scendendo, ei dica:
Cerco tornare al mio gran padre in seno.
298.Il Galiani beffa la smania allora entrata di tutto spiegare coll’elettricità. Se uno aprendo la tabacchiera starnuta, gli è il fluido elettrico starnutatorio che salta da quella al naso. Se uno paga un debito, è la materia elettrica metallica che dalla sacca del debitore corre in quella del creditore. Se un innamorato bacia la mano alla bella e questa ne gode, gli è il fluido elettrico che dalle midolle di lui passò in quelle di lei, ecc.Spaventosissima descrizioneecc.
298.Il Galiani beffa la smania allora entrata di tutto spiegare coll’elettricità. Se uno aprendo la tabacchiera starnuta, gli è il fluido elettrico starnutatorio che salta da quella al naso. Se uno paga un debito, è la materia elettrica metallica che dalla sacca del debitore corre in quella del creditore. Se un innamorato bacia la mano alla bella e questa ne gode, gli è il fluido elettrico che dalle midolle di lui passò in quelle di lei, ecc.Spaventosissima descrizioneecc.
299.Mezzi singolari adopravano gli antichi per preservarsi dal fulmine. Erodoto (iv. 9) narra che i Traci scoccavano freccie contro il cielo in tempo che lampeggiava; egli dice per minacciarlo, ma alcuno volle sbizzarrire trovandovi un’idea de’ cervi volanti elettrici. Plinio riferisce che gli Etruschi sapevano trar dal cielo il fulmine, che lo dirigevano a lor grado, e lo fecero cadere sopra un mostro chiamato Volta, che devastava i contorni di Volsinio: ma poichè egli non rammemora altri mezzi che sagrifizj e preghiere, non possiamo cavarne istruzione alcuna. Narrò altri d’aver visto una medaglia romana a Giove Elicio (il Dio che trae le folgori), dove esso era rappresentato sopra una nube, mentre un Etrusco lanciava in aria un cervo volante. Duchoul fece incidere una medaglia d’Augusto, ove si vede un tempio di Giunone, col colmo armato d’aste puntute, simili ai nostri parafulmini: ma sono autentiche tali medaglie? e attestano una scienza fulgurale altro che superstiziosa? (V.Laboissière,Acad. du Gard). Plinio stesso dice che gli antichi credevano il fulmine non penetrasse mai sotterra più di cinque piedi; perciò Augusto rintanavasi quando folgorasse: ora il fatto si riconosce falso. Secondo Kämpfer, gl’imperadori del Giappone si riparano dai fulmini in una caverna, sopra la quale tiensi un serbatojo d’acqua che dee spegnere il fuoco della saetta: ma si sa che la saetta uccide anche sott’acqua. Tiberio mettevasi all’uopo una corona d’alloro, perchè il fulmine rispetta questa pianta: asserzione poetica, smentita dal fatto.
299.Mezzi singolari adopravano gli antichi per preservarsi dal fulmine. Erodoto (iv. 9) narra che i Traci scoccavano freccie contro il cielo in tempo che lampeggiava; egli dice per minacciarlo, ma alcuno volle sbizzarrire trovandovi un’idea de’ cervi volanti elettrici. Plinio riferisce che gli Etruschi sapevano trar dal cielo il fulmine, che lo dirigevano a lor grado, e lo fecero cadere sopra un mostro chiamato Volta, che devastava i contorni di Volsinio: ma poichè egli non rammemora altri mezzi che sagrifizj e preghiere, non possiamo cavarne istruzione alcuna. Narrò altri d’aver visto una medaglia romana a Giove Elicio (il Dio che trae le folgori), dove esso era rappresentato sopra una nube, mentre un Etrusco lanciava in aria un cervo volante. Duchoul fece incidere una medaglia d’Augusto, ove si vede un tempio di Giunone, col colmo armato d’aste puntute, simili ai nostri parafulmini: ma sono autentiche tali medaglie? e attestano una scienza fulgurale altro che superstiziosa? (V.Laboissière,Acad. du Gard). Plinio stesso dice che gli antichi credevano il fulmine non penetrasse mai sotterra più di cinque piedi; perciò Augusto rintanavasi quando folgorasse: ora il fatto si riconosce falso. Secondo Kämpfer, gl’imperadori del Giappone si riparano dai fulmini in una caverna, sopra la quale tiensi un serbatojo d’acqua che dee spegnere il fuoco della saetta: ma si sa che la saetta uccide anche sott’acqua. Tiberio mettevasi all’uopo una corona d’alloro, perchè il fulmine rispetta questa pianta: asserzione poetica, smentita dal fatto.
300.NelSystema medico-mecanichum et nova tumorum methodus(Parma 1791) spiega tutto a figure matematiche; e per esempio, l’infiammazione dipendere dal trovarsi i globuli del sangue ritenuti nelle estremità sottili del cono che rappresenta il tubo arteriale, onde lasciano sfuggire la materia ignea combinata con essi.
300.NelSystema medico-mecanichum et nova tumorum methodus(Parma 1791) spiega tutto a figure matematiche; e per esempio, l’infiammazione dipendere dal trovarsi i globuli del sangue ritenuti nelle estremità sottili del cono che rappresenta il tubo arteriale, onde lasciano sfuggire la materia ignea combinata con essi.
301.Palermo, 1726. Poichè non abbiamo taciute altre delle bizzarrie scientifiche onde si trastullarono od occuparono i padri nostri, diremo come nel collegio de’ Cinesi a Napoli stette il medico Hivi-Kiù, famosissimo conoscitore di polsi, che da questi indovinava le malattie passate e future. Il valente medico Cirillo, che fu poi vittima delle riazioni politiche nel 1799, dicono il visitasse sovente, meravigliato delle diagnosi di esso.
301.Palermo, 1726. Poichè non abbiamo taciute altre delle bizzarrie scientifiche onde si trastullarono od occuparono i padri nostri, diremo come nel collegio de’ Cinesi a Napoli stette il medico Hivi-Kiù, famosissimo conoscitore di polsi, che da questi indovinava le malattie passate e future. Il valente medico Cirillo, che fu poi vittima delle riazioni politiche nel 1799, dicono il visitasse sovente, meravigliato delle diagnosi di esso.
302.Raccolta d’opuscoli scientifici e letterarj. Ferrara 1779, tom.III.
302.Raccolta d’opuscoli scientifici e letterarj. Ferrara 1779, tom.III.
303.Petronio Caldani suo fratello (-1808) da D’Alembert è chiamato il primo geometra ed algebrista d’Italia. Floriano Caldani nipote, e successore di Leopoldo nella cattedra d’anatomia, lasciòIstituzioni anatomiche, e varie operette; e fu buon filologo. Morì sessagenario a Padova nel 1837.
303.Petronio Caldani suo fratello (-1808) da D’Alembert è chiamato il primo geometra ed algebrista d’Italia. Floriano Caldani nipote, e successore di Leopoldo nella cattedra d’anatomia, lasciòIstituzioni anatomiche, e varie operette; e fu buon filologo. Morì sessagenario a Padova nel 1837.
304.Aurelio Bertola,Filosofia della storia. Vedi pag. 548.
304.Aurelio Bertola,Filosofia della storia. Vedi pag. 548.
305.Il Gianni, gran liberale, senza riprovazione scriveva: — Potrebbe dirsi che le amministrazioni pubbliche in Toscana son nulle, ma che una sola meglio intesa sotto questo nome si può indicare, cioè l’amministrazione del Governo, che, secondo la nostra costituzione, tutto abbraccia, di tutto può disporre, e così tutto chiedere, tutto prendere, e poi tutto a suo talento distribuire».Discorso sul lavoro dei popoli.
305.Il Gianni, gran liberale, senza riprovazione scriveva: — Potrebbe dirsi che le amministrazioni pubbliche in Toscana son nulle, ma che una sola meglio intesa sotto questo nome si può indicare, cioè l’amministrazione del Governo, che, secondo la nostra costituzione, tutto abbraccia, di tutto può disporre, e così tutto chiedere, tutto prendere, e poi tutto a suo talento distribuire».Discorso sul lavoro dei popoli.
306.Lo attesta il suo recente caldissimo panegirista Zobi,Storia di Toscana, vol.II. p. 357; e conchiude (pag. 510) che i Toscani, «tranne pochissimi, lo videro partire con indifferenza, ed alcuni con interno giubilo».
306.Lo attesta il suo recente caldissimo panegirista Zobi,Storia di Toscana, vol.II. p. 357; e conchiude (pag. 510) che i Toscani, «tranne pochissimi, lo videro partire con indifferenza, ed alcuni con interno giubilo».
307.Zobi, vol.II. p. 561.
307.Zobi, vol.II. p. 561.
308.Dispacci 17, 21, 24 giugno 1790, riferiti dallo Zobi. Egli stesso, al vol.III. p. 25, dice che Leopoldo «concertò col suo figlio granduca il sacrifizio del suo illustre amico (il Ricci) omai fuor d’opera», e che «corse voce che l’imperatore, mediante stratagemma, levasse al Ricci delle carte, quali rimaste in sue mani avrebbero potuto servirgli di rinfaccio. Se ciò è vero, come abbiam motivo di credere che sia, dobbiamo malgrado nostro convenire, avere anche troppo imparata la tristescienza sbirrescadall’infame favorito Chelotti». Eppure egli si lagna ch’io sia stato rigoroso col suo Solone. Il dissenso è carattere di libertà; ma la parolapiaggiareè codarda, e troppo agevole il rimbalzarla ai panegiristi di principi.
308.Dispacci 17, 21, 24 giugno 1790, riferiti dallo Zobi. Egli stesso, al vol.III. p. 25, dice che Leopoldo «concertò col suo figlio granduca il sacrifizio del suo illustre amico (il Ricci) omai fuor d’opera», e che «corse voce che l’imperatore, mediante stratagemma, levasse al Ricci delle carte, quali rimaste in sue mani avrebbero potuto servirgli di rinfaccio. Se ciò è vero, come abbiam motivo di credere che sia, dobbiamo malgrado nostro convenire, avere anche troppo imparata la tristescienza sbirrescadall’infame favorito Chelotti». Eppure egli si lagna ch’io sia stato rigoroso col suo Solone. Il dissenso è carattere di libertà; ma la parolapiaggiareè codarda, e troppo agevole il rimbalzarla ai panegiristi di principi.
309.Lettera del 1º agosto 1799. Lo Zobi la intitolaLettera estorta(app. al vol.III. p. 188). Ma qual ragione di supporre una viltà nel Ricci? Libero di sè, più ampia ritrattazione fece il 1804 in occasione che Pio VII passò per Firenze, il quale disse in concistoro questa essere stata la maggior consolazione del suo viaggio in Francia. Il Ricci visse fino al 27 gennajo 1810.
309.Lettera del 1º agosto 1799. Lo Zobi la intitolaLettera estorta(app. al vol.III. p. 188). Ma qual ragione di supporre una viltà nel Ricci? Libero di sè, più ampia ritrattazione fece il 1804 in occasione che Pio VII passò per Firenze, il quale disse in concistoro questa essere stata la maggior consolazione del suo viaggio in Francia. Il Ricci visse fino al 27 gennajo 1810.