Chapter 9

Intanto approva ciò che le tre Corti hanno operato;spiega rigore verso i Gesuiti, privandoli d’alcuni privilegi, mandando visite, mettendo imposizioni, lasciando che i creditori ne vendano all’incanto i mobili, molestandoli con fiscalità repugnanti all’indole sua; e poichè i principi non cessavano da quella domanda, — Ebbene (diceva) indicatemi le ragioni dell’ira vostra, acciocchè io possa motivare la condanna. — Le ragioni? (rispondevano essi) sono espresse negli editti di ciascuno, e basta; noi re non dobbiam conto alcuno al pontefice di nostra condotta; non l’abbiamo preso a giudice: mozzi una volta gl’indugi, abolisca i Gesuiti, e noi gli restituiremo subito Benevento e Avignone». Clemente or replica generosamente, — Un papa dirige le anime, non ne traffica»; or si desola, e geme, e protesta che abdicherà.

Parvegli la mano di Dio allorchè le Corti di Londra, di Pietroburgo, di Berlino, cioè un papa greco, un papa anglicano e un filosofo ateo, gli scrissero in difesa d’un Ordine, trafitto da un cristianissimo, da un cattolico e da un fedelissimo. Anche Maria Teresa raccomandava i Gesuiti al papa, e al nunzio cardinal Borromeo dava sicurezza che, lei viva, nulla avrebbero a soffrire ne’ suoi Stati[82]: ma poi li lasciò nelle peste, rispondendo essere un affar di Stato, non di religione; vietava all’arcivescovo di Milano ed agli altri suoi di pubblicare la bollaIn cœna Domini[83], e cercava profittare di quello sdruccioper impadronirsi di Piacenza; alfine aderì all’abolizione sospinta da Giuseppe II che «agonava i loro beni con impaziente avidità» e che inchiuse il patto espresso di potersene valere con pieno arbitrio.

Il papa dunque stese il breveDominus ac redemptor meus; e dopo che fu riveduto ed approvato da tutte le Corti, lo pubblicò (1773 21 luglio). Comprendeva l’elogio della Compagnia; sopra sante fondamenta averla eretta Ignazio; per benemerenze averla i pontefici privilegiata e onorata: però darsele taccia d’agognar troppo i beni della terra; essere rampollati nel suo grembo semi di dissensione cogli altri Ordini, colle Università, coi principi, i quali ne aveano sporto querele alla santa Sede: questa indarno s’era adoperata a sopirle; anzi i più devoti della Compagnia le si erano avversati, onde peramor della pacedella Chiesa, e sull’esempio de’ predecessori che per prudenza aveano aboliti i Templarj e gli Umiliati, egli la sopprimeva. I membri di essa passassero nel clero secolare o nel regolare a voglia loro, ma senza ingerirsi della pubblica amministrazione.

Abbatteasi una Società trapotente, traricca, il cui generale comandava dispotico a venticinquemila membri, cari al popolo, famigliari ai re; pensate quante precauzioni per impedire la conflagrazione dell’universo mondo! Comandi secretissimi pervennero ai quattro estremi della terra; i birri, i soldati pontifizj si munirono di tutto il proverbiale loro eroismo per accompagnare i prelati che andavano a far l’intimazione alle case dei Gesuiti[84]. Ma che? non un’opposizione incontrarono: quella potente, quella vendicativa Societàcedette al primo comando, incrociò le mani sul petto e spirò, compiangendo la debolezza del pontefice e la intolleranza dei tempi. Tanti abominj se gli erano imputati, e non un reo si scoprì. Dai loro archivj doveano uscire le prove de’ misfatti, pe’ quali la posterità potesse aggiungere i suoi agli improperj de’ contemporanei; ma essa le aspetta ancora. I ministri prometteansi di spegnere i debiti pubblici con questo Perù, come Carlo III diceva: onde s’avventarono sulle spoglie, e Roma il fece con un’arroganza, qual neppure i Giacobini poc’anni dopo; quanto di buono e di bello aveano la chiesa ed il convento del Gesù passò nei palazzi cardinalizj e pontifizj; bellissime pianete ai prelati più ostili; le teche e le statue d’argento alla zecca, dopo buttate in una corba le reliquie levatene; la villa papale di Castelgandolfo si arricchì dei migliori arazzi, fra cui quel che rappresentava la conferma della Compagnia fatta da Paolo III, il che parve tal enormezza che il successivo conclave il fece rimettere dove prima. Le partite che le case teneano accese sui banchi pubblici furono cassate, dicendo che, mancato il creditore, rimaneva estinto il debito; il Ricci fu fatto giurare di dar conto esatto dei beni della Società; e perchè le dovizie aspettate non si trovarono, ed egli protestava che uniche ricchezze ne erano le date dalla devozione dei fedeli, fu chiuso in Castel Sant’Angelo. La necessità dei rigori è quasi la punizione delle ingiustizie; e tal fu il divieto dato ai Gesuiti di predicare e confessare; e tali i numerosi imprigionamenti. Il sullodato Dell’Isla, sospettato autore di un opuscolo contro la soppressione, fu incarcerato; così il napoletano Gautier, imputato d’aver ammonito un suo confratello di fuggire; cosìuno Stefanucci che fu trovato a bruciar carte, ch’e’ disse confessioni e gli altri credettero macchinazioni. Lo Zaccaria, uno dei più intrepidi campioni della santa Sede, accusato di sparlare contro il Breve, fu citato, e costretto a confessare se avesse scritto o tenuto corrispondenza con antichi confratelli in Italia o fuori; se il confessasse, avrebbe perdono; se tacesse, pena proporzionata al delitto. Confessò che, prima del Breve, avea caldamente amato la sua Compagnia, scritto per raccomandarla a gran personaggi o per impedirne l’abolizione; ma venuta questa, non averne più mai nè parlato nè scritto.

Non tutti però usarono egual moderazione; vi fu chi dettò articoli virulenti, vi fu chi fece circolare lagnanze, satire, proteste; la poesia forse unica di Clemente Bondi ove respiri il risentimento, è l’ode da lui diretta al Gozzi su quella soppressione; a Valentano presso Viterbo due visionarie aveano rivelazioni ostilissime al papa e ai persecutori de’ Gesuiti, onde furono sostenute, in un lunghissimo processo involgendo molti Gesuiti che si supponeano con esse in corrispondenza.

Così periva questa Società, che non ebbe nè fanciullezza, nè vecchiaja; periva per cooperazione della Chiesa, che con ciò s’indeboliva senza riformarsi, e dei re, che non pensavano a tôrre ostacoli al progresso, ma a rinvigorirsi, e che al tempo stesso conservarono le altre fraterie. Essi restituirono tosto al papa Avignone, Benevento, Pontecorvo, e credettero poter omai dormire a chiusi occhi. Eppure un Breve così pertinacemente sollecitato non accettarono se non facendo riserve contro ogni apparenza che avesse di menomare l’autorità loro o de’ vescovi, o d’intrigarsi negli Stati particolari; e avendo il papa ingiunto che i beni della Compagnia andassero in opere pie, essi dichiararono esser arbitri di farne la loro volontà: perfino il re di Sardegna mormoròdel voler il papa disporre dei possessi gesuitici. Venezia, che ne’ suoi Stati avea non più che sei case di Gesuiti colla rendita di dodicimila ducati, protestò contro la comminata scomunica e sull’integrità dei diritti vescovili; autorizzò il patriarca ad eseguire il Breve, aggiungendogli però un senatore; da un senatore fece prender possesso de’ beni de’ Gesuiti, ai quali assegnò appena sessantasei ducati l’anno se professi, e un semplice regalo agli altri, ma raccomandò di trattarli con dolcezza e preferirli per gli esercizj spirituali e per le messe. Genova ne trasse al fisco i possessi e gli ornamenti. Così la debolezza dava ardire a nuovi insulti.

Al Breve di soppressione era soggiunto il divieto di parlare o scrivere dell’abolizione o degl’istituti della Compagnia di Gesù, nè d’insultarla: assurda clausola che metteva il mondo nella necessità di disobbedire, e cresceva ai nemici de’ Gesuiti la franchezza di attaccare quando non potean esser repulsati[85]. Di fatto irruppe un’ebbrezza di gioja, quasi l’umanità fosse redenta; Pasquino rideva; i poeti cantavano e applaudivano; a Lisbona ilTe Deume luminare, ed ordine che se un Gesuita capitasse, o se alcuno sparlasse del Breve, fosse processato.

— E che? nel secolo della filantropia, fra tante animesensibili, nell’universale tolleranza, la Chiesa si mostrerà ancora persecutrice? vorrà mostrarsi inesorabile a sacerdoti di tanta bontà, di tanta sapienza? vorrà ridestare i tempi dell’Inquisizione e le processure del Basso Impero?» Tali rimbrotti faceano di rimpatto que’ filosofisti che dianzi spingeano ad abbattere i Gesuiti, e dopo gridato alla pertinacia del papa, or loinsultavano o derideano come debole e ligio ai re[86].

Poco stante il Ganganelli, perduta la salute, e vollero dire anche il senno, assediato da fantasmi e implorando misericordia, morì, e si disse avvelenato dai Gesuiti. È vero che i medici non ne trovarono apparenza: è vero che il buon senso domandava perchè mai, se ne avevano i modi e la volontà, nol fecero prima che lanciasseil colpo decisivo (1774), o non colpirono piuttosto i robusti forzanti che il debole connivente? ma in tempo di passione resta egli campo al buon senso?[87]La morte di lui fu ben poco compassionata, s’insultò anzi alla sua memoria[88]; ma stavasi in isgomento non succedesse un papa che ripristinasse la Compagnia di Gesù[89].

Pio VI succedutogli non osò scarcerare il Ricci per rispetto ai principi: laonde si continuò a tenerlo in Castello, senza che da atti suoi o da intercetto carteggio apparisse ch’e’ si credesse investito ancora della preminenza toltagli dal Breve pontifizio. Offertogli un vescovado se soscrivesse una carta, ricusò. Sul letto di morte protestò per iscritto: — Al punto di comparire a quel tribunale che solo è d’infallibile verità e giustizia, per la pura verità e come bene informato, siccome superiore che n’ero, dichiaro la Compagnia di Gesù non aver dato motivo veruno alla sua abolizione, nè io la più leggera causa ad incarcerarmi; perdono sinceramente; ringrazio Dio che mi richiama da queste miserie, e invoco che la mia morte addolcisca le pene di quei che soffrono per la causa stessa». Tale protesta ripetè col viatico sulla lingua, e supplicò a renderla pubblica. Pio VI gli ordinò esequie solennissime e sepoltura fra i predecessori; il vescovo di Comacchio suffragandolo il proclamava martire.

Le soddisfazioni date per debolezza alle grida tumultuarie, non che soddisfarle, ne provocano di peggiori; nè dal cadere de’ Gesuiti derivò la minima utilità a coloro che avevano creduto gettarli come Giona per calmare la tempesta. La guerra si chiarì più accannita alla Chiesa, dacchè se n’era tolto quell’antemurale; si pretese vedere ancora Gesuiti dappertutto; gesuita fu il papa, gesuiti gli scrittori che più gli avevano sbertati, gesuiti i Franchimuratori, gesuiti gl’Illuminati; la Russia minacciava l’Europa? Era incitata dai Gesuiti che essa tollerò; i Turchi faceano vista di moversi? istigazione certo dei Gesuiti; le finanze deperivano? la fame cresceva?la rivoluzione rombava? erano maneggi sotterranei de’ Gesuiti.

I Governi non argomentarono che una Compagnia, scaduta dall’influenza politica e dalla pubblica opinione, cessava d’incutere spavento. I Governi non previdero che il cadere d’una Società, la quale dirigeva l’educazione e le coscienze, recherebbe sovvertimento morale; che rimarrebbero sprovveduti i collegi, innanzi che si pensasse a supplirli; che beni bastevoli ad una modesta convivenza, riuscivano insufficienti a stipendiare l’istruzione laica; onde le finanze sfasciaronsi invece di rifiorire. «Col pretesto d’investigare e scandagliare le segrete macchinazioni de’ Gesuiti (dice un grand’avversario di questi), Kaunitz istituì una polizia segreta, stipendiando individui d’ogni condizione e sesso, i quali si foracchiavano nelle famiglie, origliando ogni parola per rapportarla alle autorità, introducendo così innumerevoli accuse anche a danno d’innocenti. Nè il popolo solo, ma il Governo stesso si trovò zimbello di perversi, che delle concesse facoltà abusarono per private passioni.... la ipocrisia fu giustificata, diminuita la fiducia, vincolo salutare delle famiglie e del civile consorzio»[90].

I principi ebbero attestato che nessun freno più riconoscevano ai loro arbitrj; onde i popoli che allora cominciavano a domandare delle libertà, sentirono non poterle conseguire che per vie illegali e violente.

La paura di parere ingiusti rende ingiusti molti; ed essa ha dettato finora i suoi giudizj su questo atto: e i documenti sempre nuovi che si producono, attestano che il loro processo non fu istrutto con pienezza. I principi che avevano espulso i Gesuiti quando la pubblica opinione li reputava valenti e santi usarono ogniartifizio per avversargliela, e come gli ebbero denigrati, la insultarono di nuovo ripristinandoli. Che serve dunque addurre l’opinione di papa Ganganelli, le frasi del suo Breve, le condanne dei parlamenti, i decreti dei re di Spagna o di Napoli? Poco andò, e il re di Napoli, il quale aveali fatti cacciare colle bajonette, nel 1804 li richiamò perchè «coll’esemplare contegno potessero apprestare ai sudditi un mezzo pronto, sicuro, spedito a ottenere quanto si riferisce alla pratica delle cristiane virtù»; il re di Spagna nel 1810 li riconoscea «sostegni dei troni, d’incalcolabile vantaggio alla buona educazione, antemurale della religione»; Pio VII nel 1814 li ripristinava come quelli che «per probità di costumi, in tutto conformi alle leggi evangeliche, diffondono il buon odore di Cristo ovunque si trovino, e coi costumi e colla scienza s’affaticano a procurare la salute delle anime, ampliare la religione, ripulire i costumi, ammaestrare la gioventù»; e poichè «n’era richiesto dai prelati e dalle persone illustri d’ogni ordine di quasi tutto l’orbe cristiano», si sarebbe creduto reo di gravissima colpa se ai voti comuni non avesse accondisceso accogliendo l’ajuto salutare che la singolare provvidenza di Dio gli porgeva[91].

Che una generazione deva sempre abbattere gl’idoli della precedente?


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