76.Sopra la duplice lingua dei Latini, dopo Leonardo Aretino che diceva:Pistores et lanistæ et hujusmodi turba sic intellexerunt oratoris verba, ut nunc intelligunt missarum solemnia: (ep.VI. p. 273); e il Poggio nella Dissertazione convivale:Utrum priscis Romanis latina lingua omnibus communis fuerit, an alia doctorum virorum alia plebis et vulgi, vedansi:Hermann,De latinitate plebeja ævi ciceroniani.Philman,Romanus bilinguis, sive dissertatio de differentia linguæ plebejæ et rusticæ, tempore Augusti, a sermone honestiore hominum urbanorum.Hagedorn,De lingua Romanorum rustica.Fer. Winkelmann,Ueber die Umganzsprache der Römer.Celso Cittadini,Della vera origine della nostra lingua.Il dotto Bartio non metteva dubbio sulla differenza del parlare comune dal latino scritto:Veterum Latinorum in loquendo longe aliam linguam fuisse quam quæ a nobis usu frequentatur, dubium minime esse debet. Advers., lib.XIII. c. 2.In senso contrario l’Orioli nelGiornale Arcadicodel 1855 pose un articolo di affettata erudizione, «Che il latino rustico è falsamente creduto essere, con forme poco mutate, lo stesso che il nostro volgare italiano». Nulla vi ho appreso: bensì molto daMaffei Scipione,Verona illustrata, tom.II. p. 540 e segg.;Gio. Galvani,Delle genti e delle favelle loro in Italia(Firenze 1849);Seb. Ciampi,De usu linguæ latinæ saltem a sæculo quinto;Domenico Barsocchini,Sullo stato della lingua in Lucca avanti il Mille(Lucca 1830).77.Questo fenomeno si riproduce anche oggi fra gli Arabi, dove la lingua del Corano è sol propria della letteratura, e fra gli Armeni, ove l’haikano si usa solo nelle scuole.78.De orthogr., cap.I.79.Cerca l’Indexdel Grutero.80.De verb. signif.,XVI.81.Fra altri vediSchuchardt,Der Vokalismus des vulgärlateins. Lipsia 1866.82.V. Garrucci.Inscriptions gravées au trait sur les murs de Pompei, eArm. aGuericke,De lingua vulgaris reliquiis apud Petronium et inscriptionibus parietariis pompejanis. Lipsia 1875.83.Novus thesaurus, vol.IV. pag. 1829.84.Bullett. di archeol. cristiana, anno v. 78.85.E nelCorpus Inscript. Græc., nº 6710, vedesi Ζουλιαε perJuliæin epigrafe pagana:ZesusperJesusè in Boldetti, pagg. 194, 205, 208, 266.86.Bottari, Pitture, tom.II. tav. 112.87.Quando il generale La Romana riconduceva verso la patria il corpo di Spagnuoli che Napoleone l’avea costretto menare in Pomerania, i professori di Gottinga vollero festeggiarlo con un’accademia. Recitarongli anche un indirizzo in latino, ma egli dichiarò non poter rispondere, perchè non capiva il tedesco.La discordanza fra la pronunzia e la scrittura nasce o dal mancare segni che esprimano certi suoni, o dall’essersi alterata la pronunzia. Ciò rende probabile che in Francia si pronunciasse anticamente come ora si scrive: e ciò rendesi più credibile da chi oda in Piemonte proferirsiautr, aut.88.È notevole che san Girolamo avverte che la sua traduzione diversificherà dalle precedenti, ma che mal lo appunterebbero quei maligni, che, mentre chiedono piaceri sempre nuovi, sol nello studio delle Scritture prediligono il sapore antico.Editio mea a veteribus discrepant... Perversissimi homines! cum semper novas expetunt voluptates... in solo studio Scripturarum veteri sapore contenti sunt. Pref. ai Salmi.La traduzione latina della Bibbia anteriore a san Girolamo, detta l’italica, vorrebbe porsi verso il 185 dopo Cristo, cioè imperando Commodo, pontificando Vittore. Alcuni, e particolarmente il Tischendorf nelNuovo Testamentostampato a Lipsia il 1864, la credono fatta in Africa, atteso che in Italia usavasi comunemente la lingua greca: opinione sostenuta dal Wiseman, dal Lachman, dal Ranch, dal Lahir.I loro argomenti non mi persuadono.I. Sant’Agostino, africano, la chiamaitala.II. Il Wiseman ne adduce prove filologiche, perchè quella versione ridonda di modi antiquati, i quali sogliono ritenersi viepiù nelle provincie lontane dalla capitale. Tali sarebbero i verbi deponenti in significato passivo (hostiis promeretur Deus. Hebr.,XIII. 16): composizioni di verbi colsuper; superædifico, superexalto, o coll’incomeintentator: i verbi inifico, comemortificoper uccido,vivifico, clarifico, magnificoecc.: altre composizioni rozze, comemultiloquium, stultiloquium, sapientificat, e terminazioni inosus, comeherniosus, ponderosus; inusitate costruzioni di verbi, comedominorcol genitivo,zelarecoll’accusativo,faciam vos fieri piscatores hominum(Matt.,IV19); mutazioni di tempi,cum complerentur dies pentecostesinvece dicompleti essent, e in san Luca: Ad faciendammisericordiam cum patribus nostris etmemoraritestamenti sui. Il Maj, il Rancke, il Vercellone, il Cavedoni notarono nella versione itala moltissime voci non usate da classici, e il De Vit le raccolse nella ristampa delLexicon totius latinitatis:Retiareteabiutusadvenioaccadereascellamaletractomannamanatamartulusmartelloprendoregalíasatulluscombinocongiungeregloriolodarescamellumscannelloboletariumcatinoaltariumaltare;forme grammaticali errate,plaudisti, avertuit, odiet, odiunt, odivi, lignum viridem, demolientperdemolientur, sepelibit, eregit, prodiet, prævaricoperprævaricor, partibor, metibor, exiam, exies, perient, scrutabitis, abstulitum est. Ma tutto ciò perde valore ove si ammetta con noi la persistenza d’un parlar vulgare, distinto dal letterario, in Roma stessa; aggiungendo che questi modi e queste enallagi riscontransi talora o in Plauto o nei più antichi. Il Cavedoni (Saggio sulla latinità biblica dell’antica vulgata itala. Modena 1860) prova col Simom, col Westenio, col Millio, col Griesbach, col Martianay, coll’Hug, non presentar essa versione alcun carattere che sforzi a crederla africana: al più, concedendo fosse eseguita a Roma da qualche africano.III. Tertulliano (de Præscript., c. 36) dice che la fede penetrò in Africain un colle sacre Scrittureper opera della Chiesa romana. Occorrerebbero prove più dirette per mostrare che queste Scritture v’andarono in greco, e per dar ragione dell’esser dappertutto chiamata itala quella versione, se fosse venuta dall’Africa. In Africa poi il latino era stato introdotto dai soldati romani, i quali doveano parlar la lingua popolare, anzichè la classica: talchè, se anche potesse provarsene l’origine africana, nulla pregiudicherebbe al nostro assunto. Al quale serve un passo d’oro di sant’Agostino,De doctr. Christiana, l.II. c. 15, n. 21:Tanta est vis consuetudinis etiam ad discendum, ut, qui in Scripturis sanctis quodammodo nutriti et educati sunt, magis alias locutiones mirentur, easqueminus latinas putentquam illas quas in Scripturis didicerunt, neque in latinæ linguæ auctoribus reperiuntur. Ecco già allora la distinzione fra il latino classico e il popolare che diveniva ecclesiastico. Esso Agostino nota spesso nella Vulgata espressioni chenon sunt in consuetudine literaturæ nostræ, omagis exigit nostræ locutionis consuetudo(De locutionibus Scripturarum). Così appunta ilmane simul ut oritur solmanicabis; e dice: Manicabislatinum verbum esse mihi non occurrit. Eppure, nel senso di levarsi di buon mattino, trovasi nell’antico scoliaste di Giovenale. Altrove appunta ilflorieratefloriet, eppure si trovano senza osservazioni in Ilario (in Psal.133); e in un’iscrizione metrica di Magonza si legge,Rosa simulflorivitet statim perit. Sicchè le attenzioni di sant’Agostino sulla latinità della Vulgata voglionsi intendere come relative al latino classico. Ed egli stesso (contro Fausto Manicheo,IX. 2) vuole si ricorraad veriora exemplariadella Bibbia, e tali esser quelli della Chiesa romana,unde ipsa doctrina commeavit.89.VediDom Martin,Explications de plusieurs textes difficiles de l’Écriture.Herman Rönsch,Itala und Vulgata. Marburg 1875, mostra la grande influenza di queste due versioni sulla civiltà e gli studj in Occidente, e sulla trasformazione delle lingue.90.Allora troviamoacediaeacidia; agonper agonia;angariareper costringere:anathema, anatomia, apocrisarius, blasphemare camelasiacarica di mantenere i camelli;blattaper porpora;canceromaper carcinoma;chaos; decaprotiadieci primi,diabolus, elogiare, enlogium, hypocrisis, idolatria, neotericus, plasma, sitarciaprovvigione pei vascelli,sitonaintendente alla compra dei grani, ecc. ecc.,mastigare(μαστιγῶ), come pureabominatio, beatitudinesin plurale,burgus, capitatio, cervicositascaparbietà,collurcinatiopercomissatio, computus, concupiscentia, consistorium, constellatio, creatura, cuprum, desitudo, desolatio, dominicumper templum,exibitor, figmentum, habitaculum, hortolanus, incentivum, incentor, incolatus, infeminiumefœminal, inordinatio, juratio e juramentum, latrunculator, legulus, localitas, magistratio, matricula, mediator, notorialettera,partecipatio, prævalentia, protectio, rectitudo, sanctimonium, sufficientia, triumphator, ecc. E ciò oltre le voci cristiane diabyssus, agape, anastasis, apostata, baptizare, cœnobium, catholicus, clericus, eleemosyna, eremita, ethnicus, gehenna, laicus, martyr, monasterium, orthodoxus, papa, propheta, protoplastesprimo creato,scandalum, ecc. E sant’Agostino scrivepausare arma josum, posar giù le armi.91.Quum ipsa latinitas et regionibus quotidie mutetur et tempore.Comm. in ep. ad Galatas,II. prol.92.Volo, pro legentis facilitate, abuti sermone vulgato.Ep. ad Fabiolam.Sant’Agostino,Et potui illud dicere cum tracto vobis: sæpe enim et verba non latina dico ut vos intelligatis(Enarr. in Psalm., 123, 8).Sic enim potius loquamur; melius est reprehendant nos grammatici, quam non intelligant populi(In Ps., 138, 20. 8).93.È a vedere con che ginnasiale compunzione David Runkenio (Prefazione al lessico latino-belgico di G. Sheller. Leida 1789) si lagni dello stile di Tertulliano:Fecit hic quod ante eum arbitror fecisse neminem. Etenim, cum in aliorum vel summa infantia appareat tamen voluntas et conatus bene loquendi, hic, nescio qua ingenii perversitate, cum melioribus loqui noluit, et sibimet ipse linguam finxit, duram, horridam, Latinisque inauditam, ut non mirum sit per eum unum plura monstra in linguam latinam, quam per omnes scriptores semibarbaros esse invecta. Ecce tibi indicem atrum paucorum e multis verborum qua viris doctis non puduit in lexica recepisse:Accendopro lanista, captatelapro captatio, diminoropro diminuo, extremissimus, inuxorius, irremissibilis, libidinosus gloriæ,pro cupidus gloriæ, linguatus, multinubentiapro polygamia, multirorantia, noscibilis, nolentia, nullificamenpro contemptus, obsoletopro obsoletum reddo, olentiapro odor, pigrissimus, postumopro posterior sum, polentator, recapitulo, renidentia, speciatus, templatim, temporalitas, virginor, visualitaspro facultas videndi, viriosuspro viribus præstans.94.Historiographus, psalmographus, antecantamentum, suppedaneum, mundipotens, semijejunus, justificare, glorificare, congauderee simili;multilaudus, multiscius, multivirae simili;disunire, abbreviare, exambire, compatior, compeccator, confœderatus, superintendens, multimodus, urbicremus, ventriloquus, unigenitus, deificus, ludivagus, parvipendulus, oviparus, blandificus, docticanus, inaccessibilis, incarnatio.95.Accessibilitas, calamitas, almitas, antistatus, christianitas, deitas, infinitas, negotiositas, nescientia, nimietas, populositas, possibilitas, secabilitas, summitas, supremitas, ternitas, uniformitas, visibilitas,ecc. Indiadjacentia, allodium, cambium, mansum, benefactor, epistolarius, disciplina corporalisper supplizio,farinariumper mulino,incultioperoratio inculta.96.Abecedarius, affectuosus, bestialis, caminatus, carnalis, clericalis, coævus, coætaneus, complex, disciplinatus, doctrinalis, dulciosus, æquanimus, flectibilis, incessabilis, incitator, interitus(perditus),labilis, localis, magistralis, momentaneus, noscibilis, ottatus, partibilis, passibilis, populosus, præfatuspassivamente,primordialis, proficuus, pusillanimus, sensatus, sensualis, spiritualis, superbeatus, vassionalis.97.Annullare, aptificare, assecurare, augmentare, calculare, captivare, cassare, certiorare, coinfantiare, confortare, contrariare, decimare, deteriorare, deviare, excommunicare, exorbitare, familiarescere, fœderare, fructificare, humiliare, intimare, jejunare, justificare, latinizare, meliorare, mensurare, minorare, propalare, rationare, repatriare, salvare, sequestrare, subjugare, tenebrare, unire,ecc. Dai quali si trassero moltissimi avverbj initer, oltremediopermediocriter,econtrapere contrario, quoquamperunquam, non utiqueperneutiquam, efficaciterpercerte, taliter qualiter, ubiperquo, ecc.98.Potremmo aggiungereconfœderatio, crassedo, creamen, cruciatio, devotamentum, dubietas, dulcitudo, effamen, erratus, exercitamentum, expectamen, favum, honorificentia, humiliatio, gratiositas, indages, infortunitas, interpolamentum, interpretator, interpretamentum, malitas, malum(pomo albero),missaeremissapermissioeremissio,nigredo, noscentia, oramenperoratio, otiositas, pascuariumperpascuum, peccator-trix, peccamen, præconiatioperpræconium, profunditas, rationaleperratio, refrigerium, resculaerecula(cosetta),regimentum, scrutinium, sensualitas, signaculum, speculatioespeculamen, vindiciumpervindicta, vituperopervituperator, unio, ecc. E gli aggettiviabominabilis, accessibilis, addititius, æternalis, anxiatus, astreansperastricus, coactius, cœlicus, concupiscibilis, congruus, cordaxpercordatus, creabilis, despicabilis, divinalis, dubiosusedubitativus, fallibilis, illustris, infernalis, infirmis, meridialis, multiplicus, mundialis, notorius, pagensis, participalis, peculiaris, prædicatorius, sapientialis, scholaris, somnolentus, temporaneuspertemporalis, urbanicianus, vigilax, ecc.99.La lunga dimostrazione che noi abbiamo qui fatta sembra superflua al Diez, poichè dice: «Le lingue romanze hanno la principale fonte dal latino; non già dal classico usato dagli autori, ma dal popolare. Che questo si usasse accanto al latino classico s’è avuto cura di dimostrarlo con testimonianza anche di antichi; ma non che fosse bisogno di prove, s’avrebbe, al contrario, il diritto di chiederne per sostenere il contrario, giacchè sarebbe un’eccezione alla regola». Vedasi pure il suoEtymologisches Wörterbuch der romanischen Sprache. Bonn 1853.100.Hisperica famina, tom.V. p. 483.101.Leggonsi a caratteri greci in un codice latino di Urbicio, scrittore d’arte militare sullo scorcio delVsecolo; donde li copiò il Fabretti, v. 390.102.Sta in fine dellaDiplomaticadelMabillon, e inTerrasson,Hist. de la jurispr. rom.Vedasi ancheFrancisque Masdeu,Hist. de la langue romaine. Parigi 1840.103.Historia,XIV. 6. 9-10.104.Τῆ πατρώᾳ φωνῇ, τόρνα, τόρνα, φράτρε.Theophan.,Chronogr., fol. 218. — Επιχωρίῳ τε γλώττῃ.. ἄλλος ἄλλῳ.., ῥετὸρνα.Theophilact., lib.II. 15.105.Cui ille, non,inquit, dabo.Ad hoc Justinianus responditdaras. Lib.II. 5. Ma la voce appartiene piuttosto al cronista, delXsecolo, che all’imperatore. In una lapide pesarese presso il Lanzi leggesiDono dedro; e in Festo si indicadanuntperdant.106.Nella preziosa raccolta di iscrizioni cristiane, pubblicate dal De Rossi, incontro altre prove di quanto ho sostenuto.In una latina con caratteri greci del 269 v’èConsule KludeioEDPaterno...EDispeireito Santo...mortova annorum LVEDmesorum XI: cioè coll’ie coldefelcustici all’italiana.Scompare la differenza tra l’accusativo e l’ablativo; onde a pag. 82 abbiamo unPellegrinusche vivea in pacecum uxorem suam Silvanam; a pag. 198 Agrippina pone un monumento al marito,cum quem vixit sine lesione animi: a pag. 133 si invitapro hunc unum ora sobolem: a pag. 103 e 133,de sua omnia, e decessit de seculum. Anche nelle iscrizioni delle catacombe giudaiche, pubblicate dal padre Garrucci, leggiamocum Virginium(pag. 50),cum Celesinum(pag. 52),inter dicais(fra i giusti). Qua su vedemmomensorum: e altrovepauperorum,omniorum amicus. E cosìsantapersancta;sesiespersexies; eposueteperposuit, cioè colla coda al modo toscano; come altrove c’è l’iniziale efelcustica,ispiritus, iscribit(pag. 228 del De Rossi); e lahresa pronunziabile inmichi, o tralasciata inoc, ic, ilarus, ora, Onoriu, o eccessiva inhossa, hoctobres, hordine. In una delle giudaiche parlasi d’una Venerosa, cheebbemarito per 15 mesi.107.Antiq. Medii Ævi, diss.XXXII.108.VedasiSebastiano Ciampi,De usu linguæ italicæ saltem a seculo quinto, acroasis.109.Papiri dipl., p. 124.110.Lapo Gianni nella ballata 2 haIo non posso leggera mente trare.111.VedasiObry,Sur le verbe substantif et son emploi comme auxiliaire dans les conjugaisons sanscrite, grecque et latine.Sur le participe français et sur les verbes auxiliaires(Nelle Memorie dell’Accademia d’Amiens).112.Romani vernacula plurima et neutra multa masculino genere potius enuntiant, uthunc theatrum et hunc prodigium.Curius FortunatianusinPithou,Rhetores antiqui, p. 71.113.In Prisciano son già citatifabulare, jocare, luctare, nascere, consolare, dignare, mentire, partire, precare, testare;che nei classici son deponenti.114.Nel romancio di Coira, invece del passivolaudor, si diceveng ludans; sunt vegnieus ludans.115.Nel pronome personaleio, tu, noi, voiconservammo dal latino;egliviene daille, che forse in dativo facevaillui, prima d’essere contratto inilli; e di là il nostrolui; e daeccum illuiilcolui. Al plurale vi affiggemmo ilno, suffisso de’ verbi plurali (ama-no, soffro-no) e s’ebbeeglino, elleno. Loro, coloro, costoro, sono figliati daillorum, istorum; onde si può tacere il segnacaso, e direil loro consiglio, il costoro piacere, io dissi lui, alma gentil cui tante carte vergo.Vosterè analogo dinostere noi lo preferimmo. Gli antichi diceanotui, sui, meo, più analoghi al latino.Me pro mihi dicebunt antiqui, asserisce ancora Festo, e noi pronunziamo tuttodìme fece, me diede. Anchenispernobis, donde ilne; ne dissero ecc. La forma fissionale unica del nome italiano non deriva piuttosto dall’ablativo o dall’accusativo, ma è un esito fonetico, nel quale convergevano i diversi casi obliqui del latinocasa, ad casa(m),de casa; donu(m),ad donu(m),de dono; nome(n),nomi(na) coi detrimenti fonetici che prima fecero sparire l’m, poi anche l’s, conservata però in tanti linguaggi neolatini (padres, matres, menosspagnuolo:frades, tempussardo).116.Molti esempj siffatti raccolse A. Fuchs nelleLingue romancie in relazione col latino(Halle 1849).Nelle iscrizioni abbiamomiles de stipendiist curator de sacra via, oppida de Samnitibus.Ildanon si trova prima del quinto secolo.117.Da inde, ama indeconvertivansi indacci, amane.118.È degna d’avvertenza l’analogia comune dell’articolo col pronome dimostrativo: in greco ὁ, ἡ, τὸ e ὅς, ἡ, ὁ: in tedescoder, die, das, edieser, diese, dieses: in inglesethe, this, that: in franceseil, le, la.119.Il sardo ha il futuroaggi’ abè(avrò):a bider l’hamus(a veder l’abbiamo, vedremo):benner hat a innoge(ha da venir qua, verrà):lu deemus bider: hamus a mangicare(vedremo, mangeremo).Nel Bonvisin, poeta milanese delXIIIsecolo, leggiamo:Pluhe lusirka l sol quandoha venirquel hora;piùluceràche il sole quandoverràquell’ora.E altrove: Se nu speram in lu eln’hasempredefendenin’ha abandonarin tute le nostre vicende:cioèdifenderàeabbandonerà.E altrove: Quanto plu tu he scombate alcun meo benvojentetantohalo piumeritaraprovo l’onnipotente:cioè tanto piùmeriterà.Quilli khan essetoi amisi fortemente scombaterò:cioèsaranno.E nel Bescapè, pur poeta milanese di quel tempo:Et a lor si fe una impromessaKed elno li aabandonareFin kel mondsi adurare.Così leggo, dove il Biondelli leggenolia(nolit) esia: e vuol dire che a loro (agli apostoli) si fe promessa che egli non liabbandoneràfin che il mondo durerà.Altrettanto avviene del condizionale. Così in Bonvisin:«Eo gh’hevevonteraoffendesed eo n’havesse balìa;io volentieri l’offendereise n’avessi il potere.«Ben sope, anze k el te creasse ke tuhavissi perireke tu per toa colpahavissi dexobedire,cioèperiresti, disobediresti.«Se l peccador no fosse, segondo ke tu he cuintaolo fijo dr onnipoente de ti nohave essenao:nonsarebbenato.«Quand el saveva dnanze k’umhavepuresseperdudi:sapeva innanzi che noisaremmoperduti.In Bonvisin trovasi pure spesso il participio del verbo avere col verbo essere, al contrario di quel che usa in francese.«E s’eo nofosse habindho, tu no havrissi quel honor«Dond tuserissi habindod’omiunca godbio plen«Eosont habindotrop molle:fosti avuto, saresti avuto, son avuto, perstato.I Siciliani dicono anche oggiaju statu, ai statu, annu statu.120.Lezione della voce italianaSi.121.Thes., 2088. 3.122.Mirari Cato se ajebat quod non rideret haruspex, haruspicem cum vidisset.Cicerone,Minus quindecim dies sunt quod minas quadraginta accepisti.123.Non è fuor proposito l’accennare che nella pronunzia i Latini pare facessero come i Francesi d’oggi, leggendochi, chia, chod, ove scrivessiqui, quia, quod. Lo induco da una delle facezie attribuite a Cicerone; il quale, essendo sollecitato dal figlio d’un cuoco pel suo voto a non so quale dignità, gli risposeTibi quoque favebo; scherzando sulla consonanza diquoqueconcoche. E Plauto chiamainquilina(in culina) una cuoca; indifferentemente si usavasequutusesecutus,quumecum,quotidianusecotidianus.Anche in lombardo perquidicesichi. Ilchiitaliano invariabile rappresenta le diverse inflessioni delquilatino. Plinio dice:Ex superiori basilicæ parte, qua feminæ qua viri imminebant, e Giovanni Villani: «Federico regnò anni 37,chere dei Romani, echeimperadore. — Con 300 cavalieri,chetedeschi echelombardi».Plauto:Quei dixti tu vidisse me osculantem?Che di’ tu?Terenzio.Invenite, efficitequidetur tibi: egoidagam mihiquine detur. È il nostro, Fate che vi sia dato.Ilquiè spesso cambiato in italiano conci:quinque, cinque:quicumque, chiunque:quisque unus, ciascuno.In un epitafio del 530 leggesiPetrus filiusCONDUMAsclipi. E a vicenda s’una tazza di vetroDianan(Giona)de ventreQUETI(cheti)liberatus. VediBull. d’archeologia cristiana, 1874, pag. 145, 154; e il De Rossi l’ha per un’altra prova della pronunzia dura delcavanti le vocalie, i, sostenuta dal Corssen, dallo Schuchardt,Der Vokalismus des Vülgarlateins, dal Neumann,Prononciation duclatin. Undepromitto me ego chi supra(qui sopra).Arioald pro me et meos heredes tibi Gaidoaldi vel ad tui heredes ipsa suprascripta terravidata...ab omni homine defensare.Lupo, i, 599. — Questa formolaego chi sopraricorre frequentissima nelle carte successive bergamasche in esso Lupo.124.A. W. Schlegel argutamente osserva che la voceverbumnon fu conservata in nessuna delle lingue neolatine. E ciò forse perchè la teologia le avea dato un senso mistico, che temeasi profanare coll’uso giornaliero. Invece adottarono la voce parabola (in italianoparola, in franceseparole, in provenzaleparaula, in ispagnuolopalabra, in portoghesepalavra), voce di origine greca, e che non potè derivarsi che dai libri santi, dove significa allegoria, similitudine.Observations sur la langue et la littérature provençales. Parigi 1818, p. 109.125.Impetratum est a consuetudine ut peccare suavitatis causa liceret — Sæpe brevitatis causa contrahebant, ut ita dicerent, multimodis, vas’argenteis, palm’et crinibus, tecti fractis.CiceroneinBruto— Ego sic scribendum quidquid judico, quomodo sonat.Quintiliano,Inst., cap.II.126.Plutarco,in Temist.;Giustino,XX;Valerio Mass.,II, 2;Trifonino, in lib. 48, ff.De re judic.—Sant’Agostino: Opera data est, ut imperiosa civitas non solum jugum, verum etiam linguam suam domitis gentibus per pacem societatis imponeret.127.Dione, lib.X: all’anno 796 di Roma.Sifilino, inClaudio.128.«Dalla magione del meschino gastaldo passato nel palazzo ove stava ad albergo, il conte scôrse nell’alcova il signore in giubba e colla camicia, sopra un sofà bigio ricamato e colla tazza e con un limone, attorniato da gioviale brigata e da paggi; scudieri cogli sproni facevano guardia, e un astrologo spiegava l’almanacco, ecc.». In questo solo periodopaggio, astrologo, sono greci:gioviale, palazzoè latino antico;signore, scudiero, conte, latino basso;sofàebraico (sophanalzare);almanacco, ricamato, giubba, camicia, meschino, alcova, limonearabo;magioneceltico;gastaldo, brigata, sprone, guardiatedeschi;bigioibero, ecc.Così nel vivere usuale ci vestiamo di damasco, di mussolina, di indiane, di nankin, di frustagno (fostat), marocchino, cordovano, bulgaro, pantalone, makintosh, kirie, spencer, brandeburgo, pompadour; adopriamo majoliche, bielle, bajonette, pistole, campanelli (campania), crovatte; andiamo in berline, in landau, in brougham; mangiamo persiche, ciriege (kerras), cotogne (dacydon), granoturco, gransaraceno, castagne (castannannell’Asia Minore), avellane (daavellino), scolopini; adopriamo pasquinate, arlecchinate, i ciceroni, urbanità, palazzi, denaro.....129.Max Müller sostenne l’efficienza delle lingue tedesche, in modo che i nuovi idiomi sarebbero il latino, venuto in bocca dei Tedeschi. Non espongo i suoi argomenti, perchè riguardano principalmente il francese; ma la sua teoria vacilla se si ammetta quel che noi sosteniamo, che nel latino scritto ci si conservò solo una parte della lingua; e nel non scritto e parlato poteva essere un’infinità di parole; che noi supponiamo d’origine forestiera; mentre derivavano da quel ceppo che è comune al latino, al greco, al tedesco.Insistiamo solo su questi punti:1º I Tedeschi erano piccol numero a fronte degli Italiani: altrimenti e il loro paese natìo sarebbe rimasto spopolato, e nel nuovo avrebbero fatto prevalere il linguaggio tedesco.2º Con poche parole nuove introdotte, e alcune forme grammaticali impoverite, la lingua italiana, o (per non dare come assentato quel che ora cerchiamo) il latino del medioevo è simile al latino, mentre diversifica grandemente dal tedesco e per le voci e per la costruzione.3º Questa somiglianza è tanto maggiore quanto più si va indietro, cioè presso all’invasione; mentre dovrebb’essere il contrario se gl’invasori avessero introdotto la nuova lingua.4º L’accento latino è, generalmente, conservato nell’italiano; e nulla abbiamo di quella proprietà speciale, per cui, in tedesco, la radice mantiene l’accento e nelle derivazioni e nelle composizioni. Ora l’alterazione sarebbe avvenuta naturalmente, se il latino fosse stato trasformato dalla lingua de’ Tedeschi.130.Ciò è frequentissimo nel Codice Longobardo; e tacendo quelle che spiegano voci meramente tedesche, vi leggobarbam, quod est patruus(Rot. 164);novercam, idest matriniam(ib. 185);privignum, idest filiastrum(ib.);si quis palum, quod est caratium, de vite tulerit(ib. 298);cerrum, quod est modo laiscum o hiscum(ib. 305). Sulla lingua dei Longobardi e l’influenza di essa sulla latina, vedasiFederico Blühme,Die Gens Langobardorum, ihre Sprache. Bonn 1874.131.Nel 730 due notari di Pisa sottoscrivevano, unoEgo Ansolf notarius rogitum et petetum subscripsit et deplevit: e l’altro,Ego Rodualt notarius scripsi et explevi; nel 750Ego Teofrid notario rogito ad Raculo hanc cartula scripsit; nel 757Ego Alpertus notarius hac cartula scripsit. Ne’ Documenti Lucchesi, in uno del 765 è soscrittoEgo Rixolfu presbitero, Ego Martinus presbiter: in uno del 713Ego Fortunato religioso presbiter. In una carta del 722, uno sottoscriveEgo Talesperinus eximius episcopus rogatus ad filio meo Ursone testi subscripsi: e un altro,Ego rogatus ad Orsum testi subscripsi.132.Anche in sanscrito il pronome dimostrativo èsas, sa, tat.133.VediBarsocchini,Sullo stato della lingua in Lucca avanti il Mille. Lucca 1830.134.Anche nell’impero orientale fu dettaromaicala lingua dei Greci; eromanciochiamasi tuttora il dialetto semilatino che parlasi in alcune valli de’ Grigioni. Alberico, nellaCronaca ad an. 1177:Multos libros, et maxime vitas sanctorum et actus apostolorum, de latino vertit in romanum.San Pier Damiani dice di un francese, vivente in Roma, che,scholatisce disputans(cioè in latino, in parlar da scuole),quasi descripta libri verba percurrit; vulgariter loquens, romanæ urbanitatis regulam non offendit, cioè non lede le grazie del parlare romanzo (Opusc.XLV. c. 7).Secondo Benvenuto da Imola, la contessa Matildelinguam italicam, germanicam et gallicam bene novit. Antiq. ital.,I. 1252; e soggiunge cheGallici omnia vulgaria appellantromantia;quod est adhuc signum idiomatis romani, quod imitari conati sunt. Ib.,I. 1229.Giovanni Mandeville nell’Itinerario:Et sachez que j’eus cest livre mis en latin pour plus brievement diviser: mais pour ce que plusieurs entendent mieu roumant que latin, je l’ay mis en roumant; cioè in francese.135.Falso putavit Sangalli monachus me remotum a scientia grammaticæ artis, licet aliquando retarder usu nostræ vulgaris linguæ, qua latinitati vicina est.Martène, Vet. script. ampla collectio,I. 298.136.Quando l’arcivescovo Grossolano ebbe dal pontefice il palio, il popolo milanese gridava:Heccum la stola(Landolfo Jun., neiRerum italic. Script.,V. 476). Nella vita del beato Pietro Orseolo (Antiq. ital.,II. 1031):Ait abbati lingua propriæ nationis, C abba, frusta me; hoc est, Virgis cede me. Poco poi abbiamo il grido d’arme de’ CrociatiDeus lo volt. Nel 1179 Alberto Studense,Data sententia volenti loqui deposito non est data audientia; sed hostiarii clamabant, Levate, andate. Le donne romane all’antipapa Ottaviano davanolingua vulgariil titolo dismanta compagno.Baronio,ad ann.1154.I Milanesi contro il messo di Federico Barbarossa gridavanoMora, mora.
76.Sopra la duplice lingua dei Latini, dopo Leonardo Aretino che diceva:Pistores et lanistæ et hujusmodi turba sic intellexerunt oratoris verba, ut nunc intelligunt missarum solemnia: (ep.VI. p. 273); e il Poggio nella Dissertazione convivale:Utrum priscis Romanis latina lingua omnibus communis fuerit, an alia doctorum virorum alia plebis et vulgi, vedansi:Hermann,De latinitate plebeja ævi ciceroniani.Philman,Romanus bilinguis, sive dissertatio de differentia linguæ plebejæ et rusticæ, tempore Augusti, a sermone honestiore hominum urbanorum.Hagedorn,De lingua Romanorum rustica.Fer. Winkelmann,Ueber die Umganzsprache der Römer.Celso Cittadini,Della vera origine della nostra lingua.Il dotto Bartio non metteva dubbio sulla differenza del parlare comune dal latino scritto:Veterum Latinorum in loquendo longe aliam linguam fuisse quam quæ a nobis usu frequentatur, dubium minime esse debet. Advers., lib.XIII. c. 2.In senso contrario l’Orioli nelGiornale Arcadicodel 1855 pose un articolo di affettata erudizione, «Che il latino rustico è falsamente creduto essere, con forme poco mutate, lo stesso che il nostro volgare italiano». Nulla vi ho appreso: bensì molto daMaffei Scipione,Verona illustrata, tom.II. p. 540 e segg.;Gio. Galvani,Delle genti e delle favelle loro in Italia(Firenze 1849);Seb. Ciampi,De usu linguæ latinæ saltem a sæculo quinto;Domenico Barsocchini,Sullo stato della lingua in Lucca avanti il Mille(Lucca 1830).
76.Sopra la duplice lingua dei Latini, dopo Leonardo Aretino che diceva:Pistores et lanistæ et hujusmodi turba sic intellexerunt oratoris verba, ut nunc intelligunt missarum solemnia: (ep.VI. p. 273); e il Poggio nella Dissertazione convivale:Utrum priscis Romanis latina lingua omnibus communis fuerit, an alia doctorum virorum alia plebis et vulgi, vedansi:
Hermann,De latinitate plebeja ævi ciceroniani.
Philman,Romanus bilinguis, sive dissertatio de differentia linguæ plebejæ et rusticæ, tempore Augusti, a sermone honestiore hominum urbanorum.
Hagedorn,De lingua Romanorum rustica.
Fer. Winkelmann,Ueber die Umganzsprache der Römer.
Celso Cittadini,Della vera origine della nostra lingua.
Il dotto Bartio non metteva dubbio sulla differenza del parlare comune dal latino scritto:Veterum Latinorum in loquendo longe aliam linguam fuisse quam quæ a nobis usu frequentatur, dubium minime esse debet. Advers., lib.XIII. c. 2.
In senso contrario l’Orioli nelGiornale Arcadicodel 1855 pose un articolo di affettata erudizione, «Che il latino rustico è falsamente creduto essere, con forme poco mutate, lo stesso che il nostro volgare italiano». Nulla vi ho appreso: bensì molto daMaffei Scipione,Verona illustrata, tom.II. p. 540 e segg.;Gio. Galvani,Delle genti e delle favelle loro in Italia(Firenze 1849);Seb. Ciampi,De usu linguæ latinæ saltem a sæculo quinto;Domenico Barsocchini,Sullo stato della lingua in Lucca avanti il Mille(Lucca 1830).
77.Questo fenomeno si riproduce anche oggi fra gli Arabi, dove la lingua del Corano è sol propria della letteratura, e fra gli Armeni, ove l’haikano si usa solo nelle scuole.
77.Questo fenomeno si riproduce anche oggi fra gli Arabi, dove la lingua del Corano è sol propria della letteratura, e fra gli Armeni, ove l’haikano si usa solo nelle scuole.
78.De orthogr., cap.I.
78.De orthogr., cap.I.
79.Cerca l’Indexdel Grutero.
79.Cerca l’Indexdel Grutero.
80.De verb. signif.,XVI.
80.De verb. signif.,XVI.
81.Fra altri vediSchuchardt,Der Vokalismus des vulgärlateins. Lipsia 1866.
81.Fra altri vediSchuchardt,Der Vokalismus des vulgärlateins. Lipsia 1866.
82.V. Garrucci.Inscriptions gravées au trait sur les murs de Pompei, eArm. aGuericke,De lingua vulgaris reliquiis apud Petronium et inscriptionibus parietariis pompejanis. Lipsia 1875.
82.V. Garrucci.Inscriptions gravées au trait sur les murs de Pompei, eArm. aGuericke,De lingua vulgaris reliquiis apud Petronium et inscriptionibus parietariis pompejanis. Lipsia 1875.
83.Novus thesaurus, vol.IV. pag. 1829.
83.Novus thesaurus, vol.IV. pag. 1829.
84.Bullett. di archeol. cristiana, anno v. 78.
84.Bullett. di archeol. cristiana, anno v. 78.
85.E nelCorpus Inscript. Græc., nº 6710, vedesi Ζουλιαε perJuliæin epigrafe pagana:ZesusperJesusè in Boldetti, pagg. 194, 205, 208, 266.
85.E nelCorpus Inscript. Græc., nº 6710, vedesi Ζουλιαε perJuliæin epigrafe pagana:ZesusperJesusè in Boldetti, pagg. 194, 205, 208, 266.
86.Bottari, Pitture, tom.II. tav. 112.
86.Bottari, Pitture, tom.II. tav. 112.
87.Quando il generale La Romana riconduceva verso la patria il corpo di Spagnuoli che Napoleone l’avea costretto menare in Pomerania, i professori di Gottinga vollero festeggiarlo con un’accademia. Recitarongli anche un indirizzo in latino, ma egli dichiarò non poter rispondere, perchè non capiva il tedesco.La discordanza fra la pronunzia e la scrittura nasce o dal mancare segni che esprimano certi suoni, o dall’essersi alterata la pronunzia. Ciò rende probabile che in Francia si pronunciasse anticamente come ora si scrive: e ciò rendesi più credibile da chi oda in Piemonte proferirsiautr, aut.
87.Quando il generale La Romana riconduceva verso la patria il corpo di Spagnuoli che Napoleone l’avea costretto menare in Pomerania, i professori di Gottinga vollero festeggiarlo con un’accademia. Recitarongli anche un indirizzo in latino, ma egli dichiarò non poter rispondere, perchè non capiva il tedesco.
La discordanza fra la pronunzia e la scrittura nasce o dal mancare segni che esprimano certi suoni, o dall’essersi alterata la pronunzia. Ciò rende probabile che in Francia si pronunciasse anticamente come ora si scrive: e ciò rendesi più credibile da chi oda in Piemonte proferirsiautr, aut.
88.È notevole che san Girolamo avverte che la sua traduzione diversificherà dalle precedenti, ma che mal lo appunterebbero quei maligni, che, mentre chiedono piaceri sempre nuovi, sol nello studio delle Scritture prediligono il sapore antico.Editio mea a veteribus discrepant... Perversissimi homines! cum semper novas expetunt voluptates... in solo studio Scripturarum veteri sapore contenti sunt. Pref. ai Salmi.La traduzione latina della Bibbia anteriore a san Girolamo, detta l’italica, vorrebbe porsi verso il 185 dopo Cristo, cioè imperando Commodo, pontificando Vittore. Alcuni, e particolarmente il Tischendorf nelNuovo Testamentostampato a Lipsia il 1864, la credono fatta in Africa, atteso che in Italia usavasi comunemente la lingua greca: opinione sostenuta dal Wiseman, dal Lachman, dal Ranch, dal Lahir.I loro argomenti non mi persuadono.I. Sant’Agostino, africano, la chiamaitala.II. Il Wiseman ne adduce prove filologiche, perchè quella versione ridonda di modi antiquati, i quali sogliono ritenersi viepiù nelle provincie lontane dalla capitale. Tali sarebbero i verbi deponenti in significato passivo (hostiis promeretur Deus. Hebr.,XIII. 16): composizioni di verbi colsuper; superædifico, superexalto, o coll’incomeintentator: i verbi inifico, comemortificoper uccido,vivifico, clarifico, magnificoecc.: altre composizioni rozze, comemultiloquium, stultiloquium, sapientificat, e terminazioni inosus, comeherniosus, ponderosus; inusitate costruzioni di verbi, comedominorcol genitivo,zelarecoll’accusativo,faciam vos fieri piscatores hominum(Matt.,IV19); mutazioni di tempi,cum complerentur dies pentecostesinvece dicompleti essent, e in san Luca: Ad faciendammisericordiam cum patribus nostris etmemoraritestamenti sui. Il Maj, il Rancke, il Vercellone, il Cavedoni notarono nella versione itala moltissime voci non usate da classici, e il De Vit le raccolse nella ristampa delLexicon totius latinitatis:Retiareteabiutusadvenioaccadereascellamaletractomannamanatamartulusmartelloprendoregalíasatulluscombinocongiungeregloriolodarescamellumscannelloboletariumcatinoaltariumaltare;forme grammaticali errate,plaudisti, avertuit, odiet, odiunt, odivi, lignum viridem, demolientperdemolientur, sepelibit, eregit, prodiet, prævaricoperprævaricor, partibor, metibor, exiam, exies, perient, scrutabitis, abstulitum est. Ma tutto ciò perde valore ove si ammetta con noi la persistenza d’un parlar vulgare, distinto dal letterario, in Roma stessa; aggiungendo che questi modi e queste enallagi riscontransi talora o in Plauto o nei più antichi. Il Cavedoni (Saggio sulla latinità biblica dell’antica vulgata itala. Modena 1860) prova col Simom, col Westenio, col Millio, col Griesbach, col Martianay, coll’Hug, non presentar essa versione alcun carattere che sforzi a crederla africana: al più, concedendo fosse eseguita a Roma da qualche africano.III. Tertulliano (de Præscript., c. 36) dice che la fede penetrò in Africain un colle sacre Scrittureper opera della Chiesa romana. Occorrerebbero prove più dirette per mostrare che queste Scritture v’andarono in greco, e per dar ragione dell’esser dappertutto chiamata itala quella versione, se fosse venuta dall’Africa. In Africa poi il latino era stato introdotto dai soldati romani, i quali doveano parlar la lingua popolare, anzichè la classica: talchè, se anche potesse provarsene l’origine africana, nulla pregiudicherebbe al nostro assunto. Al quale serve un passo d’oro di sant’Agostino,De doctr. Christiana, l.II. c. 15, n. 21:Tanta est vis consuetudinis etiam ad discendum, ut, qui in Scripturis sanctis quodammodo nutriti et educati sunt, magis alias locutiones mirentur, easqueminus latinas putentquam illas quas in Scripturis didicerunt, neque in latinæ linguæ auctoribus reperiuntur. Ecco già allora la distinzione fra il latino classico e il popolare che diveniva ecclesiastico. Esso Agostino nota spesso nella Vulgata espressioni chenon sunt in consuetudine literaturæ nostræ, omagis exigit nostræ locutionis consuetudo(De locutionibus Scripturarum). Così appunta ilmane simul ut oritur solmanicabis; e dice: Manicabislatinum verbum esse mihi non occurrit. Eppure, nel senso di levarsi di buon mattino, trovasi nell’antico scoliaste di Giovenale. Altrove appunta ilflorieratefloriet, eppure si trovano senza osservazioni in Ilario (in Psal.133); e in un’iscrizione metrica di Magonza si legge,Rosa simulflorivitet statim perit. Sicchè le attenzioni di sant’Agostino sulla latinità della Vulgata voglionsi intendere come relative al latino classico. Ed egli stesso (contro Fausto Manicheo,IX. 2) vuole si ricorraad veriora exemplariadella Bibbia, e tali esser quelli della Chiesa romana,unde ipsa doctrina commeavit.
88.È notevole che san Girolamo avverte che la sua traduzione diversificherà dalle precedenti, ma che mal lo appunterebbero quei maligni, che, mentre chiedono piaceri sempre nuovi, sol nello studio delle Scritture prediligono il sapore antico.Editio mea a veteribus discrepant... Perversissimi homines! cum semper novas expetunt voluptates... in solo studio Scripturarum veteri sapore contenti sunt. Pref. ai Salmi.
La traduzione latina della Bibbia anteriore a san Girolamo, detta l’italica, vorrebbe porsi verso il 185 dopo Cristo, cioè imperando Commodo, pontificando Vittore. Alcuni, e particolarmente il Tischendorf nelNuovo Testamentostampato a Lipsia il 1864, la credono fatta in Africa, atteso che in Italia usavasi comunemente la lingua greca: opinione sostenuta dal Wiseman, dal Lachman, dal Ranch, dal Lahir.
I loro argomenti non mi persuadono.
I. Sant’Agostino, africano, la chiamaitala.
II. Il Wiseman ne adduce prove filologiche, perchè quella versione ridonda di modi antiquati, i quali sogliono ritenersi viepiù nelle provincie lontane dalla capitale. Tali sarebbero i verbi deponenti in significato passivo (hostiis promeretur Deus. Hebr.,XIII. 16): composizioni di verbi colsuper; superædifico, superexalto, o coll’incomeintentator: i verbi inifico, comemortificoper uccido,vivifico, clarifico, magnificoecc.: altre composizioni rozze, comemultiloquium, stultiloquium, sapientificat, e terminazioni inosus, comeherniosus, ponderosus; inusitate costruzioni di verbi, comedominorcol genitivo,zelarecoll’accusativo,faciam vos fieri piscatores hominum(Matt.,IV19); mutazioni di tempi,cum complerentur dies pentecostesinvece dicompleti essent, e in san Luca: Ad faciendammisericordiam cum patribus nostris etmemoraritestamenti sui. Il Maj, il Rancke, il Vercellone, il Cavedoni notarono nella versione itala moltissime voci non usate da classici, e il De Vit le raccolse nella ristampa delLexicon totius latinitatis:
forme grammaticali errate,plaudisti, avertuit, odiet, odiunt, odivi, lignum viridem, demolientperdemolientur, sepelibit, eregit, prodiet, prævaricoperprævaricor, partibor, metibor, exiam, exies, perient, scrutabitis, abstulitum est. Ma tutto ciò perde valore ove si ammetta con noi la persistenza d’un parlar vulgare, distinto dal letterario, in Roma stessa; aggiungendo che questi modi e queste enallagi riscontransi talora o in Plauto o nei più antichi. Il Cavedoni (Saggio sulla latinità biblica dell’antica vulgata itala. Modena 1860) prova col Simom, col Westenio, col Millio, col Griesbach, col Martianay, coll’Hug, non presentar essa versione alcun carattere che sforzi a crederla africana: al più, concedendo fosse eseguita a Roma da qualche africano.
III. Tertulliano (de Præscript., c. 36) dice che la fede penetrò in Africain un colle sacre Scrittureper opera della Chiesa romana. Occorrerebbero prove più dirette per mostrare che queste Scritture v’andarono in greco, e per dar ragione dell’esser dappertutto chiamata itala quella versione, se fosse venuta dall’Africa. In Africa poi il latino era stato introdotto dai soldati romani, i quali doveano parlar la lingua popolare, anzichè la classica: talchè, se anche potesse provarsene l’origine africana, nulla pregiudicherebbe al nostro assunto. Al quale serve un passo d’oro di sant’Agostino,De doctr. Christiana, l.II. c. 15, n. 21:Tanta est vis consuetudinis etiam ad discendum, ut, qui in Scripturis sanctis quodammodo nutriti et educati sunt, magis alias locutiones mirentur, easqueminus latinas putentquam illas quas in Scripturis didicerunt, neque in latinæ linguæ auctoribus reperiuntur. Ecco già allora la distinzione fra il latino classico e il popolare che diveniva ecclesiastico. Esso Agostino nota spesso nella Vulgata espressioni chenon sunt in consuetudine literaturæ nostræ, omagis exigit nostræ locutionis consuetudo(De locutionibus Scripturarum). Così appunta ilmane simul ut oritur solmanicabis; e dice: Manicabislatinum verbum esse mihi non occurrit. Eppure, nel senso di levarsi di buon mattino, trovasi nell’antico scoliaste di Giovenale. Altrove appunta ilflorieratefloriet, eppure si trovano senza osservazioni in Ilario (in Psal.133); e in un’iscrizione metrica di Magonza si legge,Rosa simulflorivitet statim perit. Sicchè le attenzioni di sant’Agostino sulla latinità della Vulgata voglionsi intendere come relative al latino classico. Ed egli stesso (contro Fausto Manicheo,IX. 2) vuole si ricorraad veriora exemplariadella Bibbia, e tali esser quelli della Chiesa romana,unde ipsa doctrina commeavit.
89.VediDom Martin,Explications de plusieurs textes difficiles de l’Écriture.Herman Rönsch,Itala und Vulgata. Marburg 1875, mostra la grande influenza di queste due versioni sulla civiltà e gli studj in Occidente, e sulla trasformazione delle lingue.
89.VediDom Martin,Explications de plusieurs textes difficiles de l’Écriture.
Herman Rönsch,Itala und Vulgata. Marburg 1875, mostra la grande influenza di queste due versioni sulla civiltà e gli studj in Occidente, e sulla trasformazione delle lingue.
90.Allora troviamoacediaeacidia; agonper agonia;angariareper costringere:anathema, anatomia, apocrisarius, blasphemare camelasiacarica di mantenere i camelli;blattaper porpora;canceromaper carcinoma;chaos; decaprotiadieci primi,diabolus, elogiare, enlogium, hypocrisis, idolatria, neotericus, plasma, sitarciaprovvigione pei vascelli,sitonaintendente alla compra dei grani, ecc. ecc.,mastigare(μαστιγῶ), come pureabominatio, beatitudinesin plurale,burgus, capitatio, cervicositascaparbietà,collurcinatiopercomissatio, computus, concupiscentia, consistorium, constellatio, creatura, cuprum, desitudo, desolatio, dominicumper templum,exibitor, figmentum, habitaculum, hortolanus, incentivum, incentor, incolatus, infeminiumefœminal, inordinatio, juratio e juramentum, latrunculator, legulus, localitas, magistratio, matricula, mediator, notorialettera,partecipatio, prævalentia, protectio, rectitudo, sanctimonium, sufficientia, triumphator, ecc. E ciò oltre le voci cristiane diabyssus, agape, anastasis, apostata, baptizare, cœnobium, catholicus, clericus, eleemosyna, eremita, ethnicus, gehenna, laicus, martyr, monasterium, orthodoxus, papa, propheta, protoplastesprimo creato,scandalum, ecc. E sant’Agostino scrivepausare arma josum, posar giù le armi.
90.Allora troviamoacediaeacidia; agonper agonia;angariareper costringere:anathema, anatomia, apocrisarius, blasphemare camelasiacarica di mantenere i camelli;blattaper porpora;canceromaper carcinoma;chaos; decaprotiadieci primi,diabolus, elogiare, enlogium, hypocrisis, idolatria, neotericus, plasma, sitarciaprovvigione pei vascelli,sitonaintendente alla compra dei grani, ecc. ecc.,mastigare(μαστιγῶ), come pureabominatio, beatitudinesin plurale,burgus, capitatio, cervicositascaparbietà,collurcinatiopercomissatio, computus, concupiscentia, consistorium, constellatio, creatura, cuprum, desitudo, desolatio, dominicumper templum,exibitor, figmentum, habitaculum, hortolanus, incentivum, incentor, incolatus, infeminiumefœminal, inordinatio, juratio e juramentum, latrunculator, legulus, localitas, magistratio, matricula, mediator, notorialettera,partecipatio, prævalentia, protectio, rectitudo, sanctimonium, sufficientia, triumphator, ecc. E ciò oltre le voci cristiane diabyssus, agape, anastasis, apostata, baptizare, cœnobium, catholicus, clericus, eleemosyna, eremita, ethnicus, gehenna, laicus, martyr, monasterium, orthodoxus, papa, propheta, protoplastesprimo creato,scandalum, ecc. E sant’Agostino scrivepausare arma josum, posar giù le armi.
91.Quum ipsa latinitas et regionibus quotidie mutetur et tempore.Comm. in ep. ad Galatas,II. prol.
91.Quum ipsa latinitas et regionibus quotidie mutetur et tempore.Comm. in ep. ad Galatas,II. prol.
92.Volo, pro legentis facilitate, abuti sermone vulgato.Ep. ad Fabiolam.Sant’Agostino,Et potui illud dicere cum tracto vobis: sæpe enim et verba non latina dico ut vos intelligatis(Enarr. in Psalm., 123, 8).Sic enim potius loquamur; melius est reprehendant nos grammatici, quam non intelligant populi(In Ps., 138, 20. 8).
92.Volo, pro legentis facilitate, abuti sermone vulgato.Ep. ad Fabiolam.
Sant’Agostino,Et potui illud dicere cum tracto vobis: sæpe enim et verba non latina dico ut vos intelligatis(Enarr. in Psalm., 123, 8).Sic enim potius loquamur; melius est reprehendant nos grammatici, quam non intelligant populi(In Ps., 138, 20. 8).
93.È a vedere con che ginnasiale compunzione David Runkenio (Prefazione al lessico latino-belgico di G. Sheller. Leida 1789) si lagni dello stile di Tertulliano:Fecit hic quod ante eum arbitror fecisse neminem. Etenim, cum in aliorum vel summa infantia appareat tamen voluntas et conatus bene loquendi, hic, nescio qua ingenii perversitate, cum melioribus loqui noluit, et sibimet ipse linguam finxit, duram, horridam, Latinisque inauditam, ut non mirum sit per eum unum plura monstra in linguam latinam, quam per omnes scriptores semibarbaros esse invecta. Ecce tibi indicem atrum paucorum e multis verborum qua viris doctis non puduit in lexica recepisse:Accendopro lanista, captatelapro captatio, diminoropro diminuo, extremissimus, inuxorius, irremissibilis, libidinosus gloriæ,pro cupidus gloriæ, linguatus, multinubentiapro polygamia, multirorantia, noscibilis, nolentia, nullificamenpro contemptus, obsoletopro obsoletum reddo, olentiapro odor, pigrissimus, postumopro posterior sum, polentator, recapitulo, renidentia, speciatus, templatim, temporalitas, virginor, visualitaspro facultas videndi, viriosuspro viribus præstans.
93.È a vedere con che ginnasiale compunzione David Runkenio (Prefazione al lessico latino-belgico di G. Sheller. Leida 1789) si lagni dello stile di Tertulliano:Fecit hic quod ante eum arbitror fecisse neminem. Etenim, cum in aliorum vel summa infantia appareat tamen voluntas et conatus bene loquendi, hic, nescio qua ingenii perversitate, cum melioribus loqui noluit, et sibimet ipse linguam finxit, duram, horridam, Latinisque inauditam, ut non mirum sit per eum unum plura monstra in linguam latinam, quam per omnes scriptores semibarbaros esse invecta. Ecce tibi indicem atrum paucorum e multis verborum qua viris doctis non puduit in lexica recepisse:Accendopro lanista, captatelapro captatio, diminoropro diminuo, extremissimus, inuxorius, irremissibilis, libidinosus gloriæ,pro cupidus gloriæ, linguatus, multinubentiapro polygamia, multirorantia, noscibilis, nolentia, nullificamenpro contemptus, obsoletopro obsoletum reddo, olentiapro odor, pigrissimus, postumopro posterior sum, polentator, recapitulo, renidentia, speciatus, templatim, temporalitas, virginor, visualitaspro facultas videndi, viriosuspro viribus præstans.
94.Historiographus, psalmographus, antecantamentum, suppedaneum, mundipotens, semijejunus, justificare, glorificare, congauderee simili;multilaudus, multiscius, multivirae simili;disunire, abbreviare, exambire, compatior, compeccator, confœderatus, superintendens, multimodus, urbicremus, ventriloquus, unigenitus, deificus, ludivagus, parvipendulus, oviparus, blandificus, docticanus, inaccessibilis, incarnatio.
94.Historiographus, psalmographus, antecantamentum, suppedaneum, mundipotens, semijejunus, justificare, glorificare, congauderee simili;multilaudus, multiscius, multivirae simili;disunire, abbreviare, exambire, compatior, compeccator, confœderatus, superintendens, multimodus, urbicremus, ventriloquus, unigenitus, deificus, ludivagus, parvipendulus, oviparus, blandificus, docticanus, inaccessibilis, incarnatio.
95.Accessibilitas, calamitas, almitas, antistatus, christianitas, deitas, infinitas, negotiositas, nescientia, nimietas, populositas, possibilitas, secabilitas, summitas, supremitas, ternitas, uniformitas, visibilitas,ecc. Indiadjacentia, allodium, cambium, mansum, benefactor, epistolarius, disciplina corporalisper supplizio,farinariumper mulino,incultioperoratio inculta.
95.Accessibilitas, calamitas, almitas, antistatus, christianitas, deitas, infinitas, negotiositas, nescientia, nimietas, populositas, possibilitas, secabilitas, summitas, supremitas, ternitas, uniformitas, visibilitas,ecc. Indiadjacentia, allodium, cambium, mansum, benefactor, epistolarius, disciplina corporalisper supplizio,farinariumper mulino,incultioperoratio inculta.
96.Abecedarius, affectuosus, bestialis, caminatus, carnalis, clericalis, coævus, coætaneus, complex, disciplinatus, doctrinalis, dulciosus, æquanimus, flectibilis, incessabilis, incitator, interitus(perditus),labilis, localis, magistralis, momentaneus, noscibilis, ottatus, partibilis, passibilis, populosus, præfatuspassivamente,primordialis, proficuus, pusillanimus, sensatus, sensualis, spiritualis, superbeatus, vassionalis.
96.Abecedarius, affectuosus, bestialis, caminatus, carnalis, clericalis, coævus, coætaneus, complex, disciplinatus, doctrinalis, dulciosus, æquanimus, flectibilis, incessabilis, incitator, interitus(perditus),labilis, localis, magistralis, momentaneus, noscibilis, ottatus, partibilis, passibilis, populosus, præfatuspassivamente,primordialis, proficuus, pusillanimus, sensatus, sensualis, spiritualis, superbeatus, vassionalis.
97.Annullare, aptificare, assecurare, augmentare, calculare, captivare, cassare, certiorare, coinfantiare, confortare, contrariare, decimare, deteriorare, deviare, excommunicare, exorbitare, familiarescere, fœderare, fructificare, humiliare, intimare, jejunare, justificare, latinizare, meliorare, mensurare, minorare, propalare, rationare, repatriare, salvare, sequestrare, subjugare, tenebrare, unire,ecc. Dai quali si trassero moltissimi avverbj initer, oltremediopermediocriter,econtrapere contrario, quoquamperunquam, non utiqueperneutiquam, efficaciterpercerte, taliter qualiter, ubiperquo, ecc.
97.Annullare, aptificare, assecurare, augmentare, calculare, captivare, cassare, certiorare, coinfantiare, confortare, contrariare, decimare, deteriorare, deviare, excommunicare, exorbitare, familiarescere, fœderare, fructificare, humiliare, intimare, jejunare, justificare, latinizare, meliorare, mensurare, minorare, propalare, rationare, repatriare, salvare, sequestrare, subjugare, tenebrare, unire,ecc. Dai quali si trassero moltissimi avverbj initer, oltremediopermediocriter,econtrapere contrario, quoquamperunquam, non utiqueperneutiquam, efficaciterpercerte, taliter qualiter, ubiperquo, ecc.
98.Potremmo aggiungereconfœderatio, crassedo, creamen, cruciatio, devotamentum, dubietas, dulcitudo, effamen, erratus, exercitamentum, expectamen, favum, honorificentia, humiliatio, gratiositas, indages, infortunitas, interpolamentum, interpretator, interpretamentum, malitas, malum(pomo albero),missaeremissapermissioeremissio,nigredo, noscentia, oramenperoratio, otiositas, pascuariumperpascuum, peccator-trix, peccamen, præconiatioperpræconium, profunditas, rationaleperratio, refrigerium, resculaerecula(cosetta),regimentum, scrutinium, sensualitas, signaculum, speculatioespeculamen, vindiciumpervindicta, vituperopervituperator, unio, ecc. E gli aggettiviabominabilis, accessibilis, addititius, æternalis, anxiatus, astreansperastricus, coactius, cœlicus, concupiscibilis, congruus, cordaxpercordatus, creabilis, despicabilis, divinalis, dubiosusedubitativus, fallibilis, illustris, infernalis, infirmis, meridialis, multiplicus, mundialis, notorius, pagensis, participalis, peculiaris, prædicatorius, sapientialis, scholaris, somnolentus, temporaneuspertemporalis, urbanicianus, vigilax, ecc.
98.Potremmo aggiungereconfœderatio, crassedo, creamen, cruciatio, devotamentum, dubietas, dulcitudo, effamen, erratus, exercitamentum, expectamen, favum, honorificentia, humiliatio, gratiositas, indages, infortunitas, interpolamentum, interpretator, interpretamentum, malitas, malum(pomo albero),missaeremissapermissioeremissio,nigredo, noscentia, oramenperoratio, otiositas, pascuariumperpascuum, peccator-trix, peccamen, præconiatioperpræconium, profunditas, rationaleperratio, refrigerium, resculaerecula(cosetta),regimentum, scrutinium, sensualitas, signaculum, speculatioespeculamen, vindiciumpervindicta, vituperopervituperator, unio, ecc. E gli aggettiviabominabilis, accessibilis, addititius, æternalis, anxiatus, astreansperastricus, coactius, cœlicus, concupiscibilis, congruus, cordaxpercordatus, creabilis, despicabilis, divinalis, dubiosusedubitativus, fallibilis, illustris, infernalis, infirmis, meridialis, multiplicus, mundialis, notorius, pagensis, participalis, peculiaris, prædicatorius, sapientialis, scholaris, somnolentus, temporaneuspertemporalis, urbanicianus, vigilax, ecc.
99.La lunga dimostrazione che noi abbiamo qui fatta sembra superflua al Diez, poichè dice: «Le lingue romanze hanno la principale fonte dal latino; non già dal classico usato dagli autori, ma dal popolare. Che questo si usasse accanto al latino classico s’è avuto cura di dimostrarlo con testimonianza anche di antichi; ma non che fosse bisogno di prove, s’avrebbe, al contrario, il diritto di chiederne per sostenere il contrario, giacchè sarebbe un’eccezione alla regola». Vedasi pure il suoEtymologisches Wörterbuch der romanischen Sprache. Bonn 1853.
99.La lunga dimostrazione che noi abbiamo qui fatta sembra superflua al Diez, poichè dice: «Le lingue romanze hanno la principale fonte dal latino; non già dal classico usato dagli autori, ma dal popolare. Che questo si usasse accanto al latino classico s’è avuto cura di dimostrarlo con testimonianza anche di antichi; ma non che fosse bisogno di prove, s’avrebbe, al contrario, il diritto di chiederne per sostenere il contrario, giacchè sarebbe un’eccezione alla regola». Vedasi pure il suoEtymologisches Wörterbuch der romanischen Sprache. Bonn 1853.
100.Hisperica famina, tom.V. p. 483.
100.Hisperica famina, tom.V. p. 483.
101.Leggonsi a caratteri greci in un codice latino di Urbicio, scrittore d’arte militare sullo scorcio delVsecolo; donde li copiò il Fabretti, v. 390.
101.Leggonsi a caratteri greci in un codice latino di Urbicio, scrittore d’arte militare sullo scorcio delVsecolo; donde li copiò il Fabretti, v. 390.
102.Sta in fine dellaDiplomaticadelMabillon, e inTerrasson,Hist. de la jurispr. rom.Vedasi ancheFrancisque Masdeu,Hist. de la langue romaine. Parigi 1840.
102.Sta in fine dellaDiplomaticadelMabillon, e inTerrasson,Hist. de la jurispr. rom.Vedasi ancheFrancisque Masdeu,Hist. de la langue romaine. Parigi 1840.
103.Historia,XIV. 6. 9-10.
103.Historia,XIV. 6. 9-10.
104.Τῆ πατρώᾳ φωνῇ, τόρνα, τόρνα, φράτρε.Theophan.,Chronogr., fol. 218. — Επιχωρίῳ τε γλώττῃ.. ἄλλος ἄλλῳ.., ῥετὸρνα.Theophilact., lib.II. 15.
104.Τῆ πατρώᾳ φωνῇ, τόρνα, τόρνα, φράτρε.Theophan.,Chronogr., fol. 218. — Επιχωρίῳ τε γλώττῃ.. ἄλλος ἄλλῳ.., ῥετὸρνα.Theophilact., lib.II. 15.
105.Cui ille, non,inquit, dabo.Ad hoc Justinianus responditdaras. Lib.II. 5. Ma la voce appartiene piuttosto al cronista, delXsecolo, che all’imperatore. In una lapide pesarese presso il Lanzi leggesiDono dedro; e in Festo si indicadanuntperdant.
105.Cui ille, non,inquit, dabo.Ad hoc Justinianus responditdaras. Lib.II. 5. Ma la voce appartiene piuttosto al cronista, delXsecolo, che all’imperatore. In una lapide pesarese presso il Lanzi leggesiDono dedro; e in Festo si indicadanuntperdant.
106.Nella preziosa raccolta di iscrizioni cristiane, pubblicate dal De Rossi, incontro altre prove di quanto ho sostenuto.In una latina con caratteri greci del 269 v’èConsule KludeioEDPaterno...EDispeireito Santo...mortova annorum LVEDmesorum XI: cioè coll’ie coldefelcustici all’italiana.Scompare la differenza tra l’accusativo e l’ablativo; onde a pag. 82 abbiamo unPellegrinusche vivea in pacecum uxorem suam Silvanam; a pag. 198 Agrippina pone un monumento al marito,cum quem vixit sine lesione animi: a pag. 133 si invitapro hunc unum ora sobolem: a pag. 103 e 133,de sua omnia, e decessit de seculum. Anche nelle iscrizioni delle catacombe giudaiche, pubblicate dal padre Garrucci, leggiamocum Virginium(pag. 50),cum Celesinum(pag. 52),inter dicais(fra i giusti). Qua su vedemmomensorum: e altrovepauperorum,omniorum amicus. E cosìsantapersancta;sesiespersexies; eposueteperposuit, cioè colla coda al modo toscano; come altrove c’è l’iniziale efelcustica,ispiritus, iscribit(pag. 228 del De Rossi); e lahresa pronunziabile inmichi, o tralasciata inoc, ic, ilarus, ora, Onoriu, o eccessiva inhossa, hoctobres, hordine. In una delle giudaiche parlasi d’una Venerosa, cheebbemarito per 15 mesi.
106.Nella preziosa raccolta di iscrizioni cristiane, pubblicate dal De Rossi, incontro altre prove di quanto ho sostenuto.
In una latina con caratteri greci del 269 v’èConsule KludeioEDPaterno...EDispeireito Santo...mortova annorum LVEDmesorum XI: cioè coll’ie coldefelcustici all’italiana.
Scompare la differenza tra l’accusativo e l’ablativo; onde a pag. 82 abbiamo unPellegrinusche vivea in pacecum uxorem suam Silvanam; a pag. 198 Agrippina pone un monumento al marito,cum quem vixit sine lesione animi: a pag. 133 si invitapro hunc unum ora sobolem: a pag. 103 e 133,de sua omnia, e decessit de seculum. Anche nelle iscrizioni delle catacombe giudaiche, pubblicate dal padre Garrucci, leggiamocum Virginium(pag. 50),cum Celesinum(pag. 52),inter dicais(fra i giusti). Qua su vedemmomensorum: e altrovepauperorum,omniorum amicus. E cosìsantapersancta;sesiespersexies; eposueteperposuit, cioè colla coda al modo toscano; come altrove c’è l’iniziale efelcustica,ispiritus, iscribit(pag. 228 del De Rossi); e lahresa pronunziabile inmichi, o tralasciata inoc, ic, ilarus, ora, Onoriu, o eccessiva inhossa, hoctobres, hordine. In una delle giudaiche parlasi d’una Venerosa, cheebbemarito per 15 mesi.
107.Antiq. Medii Ævi, diss.XXXII.
107.Antiq. Medii Ævi, diss.XXXII.
108.VedasiSebastiano Ciampi,De usu linguæ italicæ saltem a seculo quinto, acroasis.
108.VedasiSebastiano Ciampi,De usu linguæ italicæ saltem a seculo quinto, acroasis.
109.Papiri dipl., p. 124.
109.Papiri dipl., p. 124.
110.Lapo Gianni nella ballata 2 haIo non posso leggera mente trare.
110.Lapo Gianni nella ballata 2 ha
Io non posso leggera mente trare.
Io non posso leggera mente trare.
Io non posso leggera mente trare.
111.VedasiObry,Sur le verbe substantif et son emploi comme auxiliaire dans les conjugaisons sanscrite, grecque et latine.Sur le participe français et sur les verbes auxiliaires(Nelle Memorie dell’Accademia d’Amiens).
111.VedasiObry,Sur le verbe substantif et son emploi comme auxiliaire dans les conjugaisons sanscrite, grecque et latine.
Sur le participe français et sur les verbes auxiliaires(Nelle Memorie dell’Accademia d’Amiens).
112.Romani vernacula plurima et neutra multa masculino genere potius enuntiant, uthunc theatrum et hunc prodigium.Curius FortunatianusinPithou,Rhetores antiqui, p. 71.
112.Romani vernacula plurima et neutra multa masculino genere potius enuntiant, uthunc theatrum et hunc prodigium.Curius FortunatianusinPithou,Rhetores antiqui, p. 71.
113.In Prisciano son già citatifabulare, jocare, luctare, nascere, consolare, dignare, mentire, partire, precare, testare;che nei classici son deponenti.
113.In Prisciano son già citatifabulare, jocare, luctare, nascere, consolare, dignare, mentire, partire, precare, testare;che nei classici son deponenti.
114.Nel romancio di Coira, invece del passivolaudor, si diceveng ludans; sunt vegnieus ludans.
114.Nel romancio di Coira, invece del passivolaudor, si diceveng ludans; sunt vegnieus ludans.
115.Nel pronome personaleio, tu, noi, voiconservammo dal latino;egliviene daille, che forse in dativo facevaillui, prima d’essere contratto inilli; e di là il nostrolui; e daeccum illuiilcolui. Al plurale vi affiggemmo ilno, suffisso de’ verbi plurali (ama-no, soffro-no) e s’ebbeeglino, elleno. Loro, coloro, costoro, sono figliati daillorum, istorum; onde si può tacere il segnacaso, e direil loro consiglio, il costoro piacere, io dissi lui, alma gentil cui tante carte vergo.Vosterè analogo dinostere noi lo preferimmo. Gli antichi diceanotui, sui, meo, più analoghi al latino.Me pro mihi dicebunt antiqui, asserisce ancora Festo, e noi pronunziamo tuttodìme fece, me diede. Anchenispernobis, donde ilne; ne dissero ecc. La forma fissionale unica del nome italiano non deriva piuttosto dall’ablativo o dall’accusativo, ma è un esito fonetico, nel quale convergevano i diversi casi obliqui del latinocasa, ad casa(m),de casa; donu(m),ad donu(m),de dono; nome(n),nomi(na) coi detrimenti fonetici che prima fecero sparire l’m, poi anche l’s, conservata però in tanti linguaggi neolatini (padres, matres, menosspagnuolo:frades, tempussardo).
115.Nel pronome personaleio, tu, noi, voiconservammo dal latino;egliviene daille, che forse in dativo facevaillui, prima d’essere contratto inilli; e di là il nostrolui; e daeccum illuiilcolui. Al plurale vi affiggemmo ilno, suffisso de’ verbi plurali (ama-no, soffro-no) e s’ebbeeglino, elleno. Loro, coloro, costoro, sono figliati daillorum, istorum; onde si può tacere il segnacaso, e direil loro consiglio, il costoro piacere, io dissi lui, alma gentil cui tante carte vergo.Vosterè analogo dinostere noi lo preferimmo. Gli antichi diceanotui, sui, meo, più analoghi al latino.
Me pro mihi dicebunt antiqui, asserisce ancora Festo, e noi pronunziamo tuttodìme fece, me diede. Anchenispernobis, donde ilne; ne dissero ecc. La forma fissionale unica del nome italiano non deriva piuttosto dall’ablativo o dall’accusativo, ma è un esito fonetico, nel quale convergevano i diversi casi obliqui del latinocasa, ad casa(m),de casa; donu(m),ad donu(m),de dono; nome(n),nomi(na) coi detrimenti fonetici che prima fecero sparire l’m, poi anche l’s, conservata però in tanti linguaggi neolatini (padres, matres, menosspagnuolo:frades, tempussardo).
116.Molti esempj siffatti raccolse A. Fuchs nelleLingue romancie in relazione col latino(Halle 1849).Nelle iscrizioni abbiamomiles de stipendiist curator de sacra via, oppida de Samnitibus.Ildanon si trova prima del quinto secolo.
116.Molti esempj siffatti raccolse A. Fuchs nelleLingue romancie in relazione col latino(Halle 1849).
Nelle iscrizioni abbiamomiles de stipendiist curator de sacra via, oppida de Samnitibus.
Ildanon si trova prima del quinto secolo.
117.Da inde, ama indeconvertivansi indacci, amane.
117.Da inde, ama indeconvertivansi indacci, amane.
118.È degna d’avvertenza l’analogia comune dell’articolo col pronome dimostrativo: in greco ὁ, ἡ, τὸ e ὅς, ἡ, ὁ: in tedescoder, die, das, edieser, diese, dieses: in inglesethe, this, that: in franceseil, le, la.
118.È degna d’avvertenza l’analogia comune dell’articolo col pronome dimostrativo: in greco ὁ, ἡ, τὸ e ὅς, ἡ, ὁ: in tedescoder, die, das, edieser, diese, dieses: in inglesethe, this, that: in franceseil, le, la.
119.Il sardo ha il futuroaggi’ abè(avrò):a bider l’hamus(a veder l’abbiamo, vedremo):benner hat a innoge(ha da venir qua, verrà):lu deemus bider: hamus a mangicare(vedremo, mangeremo).Nel Bonvisin, poeta milanese delXIIIsecolo, leggiamo:Pluhe lusirka l sol quandoha venirquel hora;piùluceràche il sole quandoverràquell’ora.E altrove: Se nu speram in lu eln’hasempredefendenin’ha abandonarin tute le nostre vicende:cioèdifenderàeabbandonerà.E altrove: Quanto plu tu he scombate alcun meo benvojentetantohalo piumeritaraprovo l’onnipotente:cioè tanto piùmeriterà.Quilli khan essetoi amisi fortemente scombaterò:cioèsaranno.E nel Bescapè, pur poeta milanese di quel tempo:Et a lor si fe una impromessaKed elno li aabandonareFin kel mondsi adurare.Così leggo, dove il Biondelli leggenolia(nolit) esia: e vuol dire che a loro (agli apostoli) si fe promessa che egli non liabbandoneràfin che il mondo durerà.Altrettanto avviene del condizionale. Così in Bonvisin:«Eo gh’hevevonteraoffendesed eo n’havesse balìa;io volentieri l’offendereise n’avessi il potere.«Ben sope, anze k el te creasse ke tuhavissi perireke tu per toa colpahavissi dexobedire,cioèperiresti, disobediresti.«Se l peccador no fosse, segondo ke tu he cuintaolo fijo dr onnipoente de ti nohave essenao:nonsarebbenato.«Quand el saveva dnanze k’umhavepuresseperdudi:sapeva innanzi che noisaremmoperduti.In Bonvisin trovasi pure spesso il participio del verbo avere col verbo essere, al contrario di quel che usa in francese.«E s’eo nofosse habindho, tu no havrissi quel honor«Dond tuserissi habindod’omiunca godbio plen«Eosont habindotrop molle:fosti avuto, saresti avuto, son avuto, perstato.I Siciliani dicono anche oggiaju statu, ai statu, annu statu.
119.Il sardo ha il futuroaggi’ abè(avrò):a bider l’hamus(a veder l’abbiamo, vedremo):benner hat a innoge(ha da venir qua, verrà):lu deemus bider: hamus a mangicare(vedremo, mangeremo).
Nel Bonvisin, poeta milanese delXIIIsecolo, leggiamo:
Pluhe lusirka l sol quandoha venirquel hora;piùluceràche il sole quandoverràquell’ora.E altrove: Se nu speram in lu eln’hasempredefendenin’ha abandonarin tute le nostre vicende:
Pluhe lusirka l sol quandoha venirquel hora;piùluceràche il sole quandoverràquell’ora.
Pluhe lusirka l sol quandoha venirquel hora;
piùluceràche il sole quandoverràquell’ora.
E altrove: Se nu speram in lu eln’hasempredefendenin’ha abandonarin tute le nostre vicende:
E altrove: Se nu speram in lu eln’hasempredefende
nin’ha abandonarin tute le nostre vicende:
cioèdifenderàeabbandonerà.
E altrove: Quanto plu tu he scombate alcun meo benvojentetantohalo piumeritaraprovo l’onnipotente:
E altrove: Quanto plu tu he scombate alcun meo benvojentetantohalo piumeritaraprovo l’onnipotente:
E altrove: Quanto plu tu he scombate alcun meo benvojente
tantohalo piumeritaraprovo l’onnipotente:
cioè tanto piùmeriterà.
Quilli khan essetoi amisi fortemente scombaterò:
Quilli khan essetoi amisi fortemente scombaterò:
Quilli khan essetoi amisi fortemente scombaterò:
cioèsaranno.
E nel Bescapè, pur poeta milanese di quel tempo:
Et a lor si fe una impromessaKed elno li aabandonareFin kel mondsi adurare.
Et a lor si fe una impromessaKed elno li aabandonareFin kel mondsi adurare.
Et a lor si fe una impromessa
Ked elno li aabandonare
Fin kel mondsi adurare.
Così leggo, dove il Biondelli leggenolia(nolit) esia: e vuol dire che a loro (agli apostoli) si fe promessa che egli non liabbandoneràfin che il mondo durerà.
Altrettanto avviene del condizionale. Così in Bonvisin:
«Eo gh’hevevonteraoffendesed eo n’havesse balìa;
«Eo gh’hevevonteraoffendesed eo n’havesse balìa;
«Eo gh’hevevonteraoffendesed eo n’havesse balìa;
io volentieri l’offendereise n’avessi il potere.
«Ben sope, anze k el te creasse ke tuhavissi perireke tu per toa colpahavissi dexobedire,
«Ben sope, anze k el te creasse ke tuhavissi perireke tu per toa colpahavissi dexobedire,
«Ben sope, anze k el te creasse ke tuhavissi perire
ke tu per toa colpahavissi dexobedire,
cioèperiresti, disobediresti.
«Se l peccador no fosse, segondo ke tu he cuintaolo fijo dr onnipoente de ti nohave essenao:
«Se l peccador no fosse, segondo ke tu he cuintaolo fijo dr onnipoente de ti nohave essenao:
«Se l peccador no fosse, segondo ke tu he cuintao
lo fijo dr onnipoente de ti nohave essenao:
nonsarebbenato.
«Quand el saveva dnanze k’umhavepuresseperdudi:
«Quand el saveva dnanze k’umhavepuresseperdudi:
«Quand el saveva dnanze k’umhavepuresseperdudi:
sapeva innanzi che noisaremmoperduti.
In Bonvisin trovasi pure spesso il participio del verbo avere col verbo essere, al contrario di quel che usa in francese.
«E s’eo nofosse habindho, tu no havrissi quel honor«Dond tuserissi habindod’omiunca godbio plen«Eosont habindotrop molle:
«E s’eo nofosse habindho, tu no havrissi quel honor«Dond tuserissi habindod’omiunca godbio plen«Eosont habindotrop molle:
«E s’eo nofosse habindho, tu no havrissi quel honor
«Dond tuserissi habindod’omiunca godbio plen
«Eosont habindotrop molle:
fosti avuto, saresti avuto, son avuto, perstato.
I Siciliani dicono anche oggiaju statu, ai statu, annu statu.
120.Lezione della voce italianaSi.
120.Lezione della voce italianaSi.
121.Thes., 2088. 3.
121.Thes., 2088. 3.
122.Mirari Cato se ajebat quod non rideret haruspex, haruspicem cum vidisset.Cicerone,Minus quindecim dies sunt quod minas quadraginta accepisti.
122.Mirari Cato se ajebat quod non rideret haruspex, haruspicem cum vidisset.Cicerone,Minus quindecim dies sunt quod minas quadraginta accepisti.
123.Non è fuor proposito l’accennare che nella pronunzia i Latini pare facessero come i Francesi d’oggi, leggendochi, chia, chod, ove scrivessiqui, quia, quod. Lo induco da una delle facezie attribuite a Cicerone; il quale, essendo sollecitato dal figlio d’un cuoco pel suo voto a non so quale dignità, gli risposeTibi quoque favebo; scherzando sulla consonanza diquoqueconcoche. E Plauto chiamainquilina(in culina) una cuoca; indifferentemente si usavasequutusesecutus,quumecum,quotidianusecotidianus.Anche in lombardo perquidicesichi. Ilchiitaliano invariabile rappresenta le diverse inflessioni delquilatino. Plinio dice:Ex superiori basilicæ parte, qua feminæ qua viri imminebant, e Giovanni Villani: «Federico regnò anni 37,chere dei Romani, echeimperadore. — Con 300 cavalieri,chetedeschi echelombardi».Plauto:Quei dixti tu vidisse me osculantem?Che di’ tu?Terenzio.Invenite, efficitequidetur tibi: egoidagam mihiquine detur. È il nostro, Fate che vi sia dato.Ilquiè spesso cambiato in italiano conci:quinque, cinque:quicumque, chiunque:quisque unus, ciascuno.In un epitafio del 530 leggesiPetrus filiusCONDUMAsclipi. E a vicenda s’una tazza di vetroDianan(Giona)de ventreQUETI(cheti)liberatus. VediBull. d’archeologia cristiana, 1874, pag. 145, 154; e il De Rossi l’ha per un’altra prova della pronunzia dura delcavanti le vocalie, i, sostenuta dal Corssen, dallo Schuchardt,Der Vokalismus des Vülgarlateins, dal Neumann,Prononciation duclatin. Undepromitto me ego chi supra(qui sopra).Arioald pro me et meos heredes tibi Gaidoaldi vel ad tui heredes ipsa suprascripta terravidata...ab omni homine defensare.Lupo, i, 599. — Questa formolaego chi sopraricorre frequentissima nelle carte successive bergamasche in esso Lupo.
123.Non è fuor proposito l’accennare che nella pronunzia i Latini pare facessero come i Francesi d’oggi, leggendochi, chia, chod, ove scrivessiqui, quia, quod. Lo induco da una delle facezie attribuite a Cicerone; il quale, essendo sollecitato dal figlio d’un cuoco pel suo voto a non so quale dignità, gli risposeTibi quoque favebo; scherzando sulla consonanza diquoqueconcoche. E Plauto chiamainquilina(in culina) una cuoca; indifferentemente si usavasequutusesecutus,quumecum,quotidianusecotidianus.
Anche in lombardo perquidicesichi. Ilchiitaliano invariabile rappresenta le diverse inflessioni delquilatino. Plinio dice:Ex superiori basilicæ parte, qua feminæ qua viri imminebant, e Giovanni Villani: «Federico regnò anni 37,chere dei Romani, echeimperadore. — Con 300 cavalieri,chetedeschi echelombardi».
Plauto:Quei dixti tu vidisse me osculantem?Che di’ tu?
Terenzio.Invenite, efficitequidetur tibi: egoidagam mihiquine detur. È il nostro, Fate che vi sia dato.
Ilquiè spesso cambiato in italiano conci:quinque, cinque:quicumque, chiunque:quisque unus, ciascuno.
In un epitafio del 530 leggesiPetrus filiusCONDUMAsclipi. E a vicenda s’una tazza di vetroDianan(Giona)de ventreQUETI(cheti)liberatus. VediBull. d’archeologia cristiana, 1874, pag. 145, 154; e il De Rossi l’ha per un’altra prova della pronunzia dura delcavanti le vocalie, i, sostenuta dal Corssen, dallo Schuchardt,Der Vokalismus des Vülgarlateins, dal Neumann,Prononciation duclatin. Undepromitto me ego chi supra(qui sopra).Arioald pro me et meos heredes tibi Gaidoaldi vel ad tui heredes ipsa suprascripta terravidata...ab omni homine defensare.Lupo, i, 599. — Questa formolaego chi sopraricorre frequentissima nelle carte successive bergamasche in esso Lupo.
124.A. W. Schlegel argutamente osserva che la voceverbumnon fu conservata in nessuna delle lingue neolatine. E ciò forse perchè la teologia le avea dato un senso mistico, che temeasi profanare coll’uso giornaliero. Invece adottarono la voce parabola (in italianoparola, in franceseparole, in provenzaleparaula, in ispagnuolopalabra, in portoghesepalavra), voce di origine greca, e che non potè derivarsi che dai libri santi, dove significa allegoria, similitudine.Observations sur la langue et la littérature provençales. Parigi 1818, p. 109.
124.A. W. Schlegel argutamente osserva che la voceverbumnon fu conservata in nessuna delle lingue neolatine. E ciò forse perchè la teologia le avea dato un senso mistico, che temeasi profanare coll’uso giornaliero. Invece adottarono la voce parabola (in italianoparola, in franceseparole, in provenzaleparaula, in ispagnuolopalabra, in portoghesepalavra), voce di origine greca, e che non potè derivarsi che dai libri santi, dove significa allegoria, similitudine.Observations sur la langue et la littérature provençales. Parigi 1818, p. 109.
125.Impetratum est a consuetudine ut peccare suavitatis causa liceret — Sæpe brevitatis causa contrahebant, ut ita dicerent, multimodis, vas’argenteis, palm’et crinibus, tecti fractis.CiceroneinBruto— Ego sic scribendum quidquid judico, quomodo sonat.Quintiliano,Inst., cap.II.
125.Impetratum est a consuetudine ut peccare suavitatis causa liceret — Sæpe brevitatis causa contrahebant, ut ita dicerent, multimodis, vas’argenteis, palm’et crinibus, tecti fractis.CiceroneinBruto— Ego sic scribendum quidquid judico, quomodo sonat.Quintiliano,Inst., cap.II.
126.Plutarco,in Temist.;Giustino,XX;Valerio Mass.,II, 2;Trifonino, in lib. 48, ff.De re judic.—Sant’Agostino: Opera data est, ut imperiosa civitas non solum jugum, verum etiam linguam suam domitis gentibus per pacem societatis imponeret.
126.Plutarco,in Temist.;Giustino,XX;Valerio Mass.,II, 2;Trifonino, in lib. 48, ff.De re judic.—Sant’Agostino: Opera data est, ut imperiosa civitas non solum jugum, verum etiam linguam suam domitis gentibus per pacem societatis imponeret.
127.Dione, lib.X: all’anno 796 di Roma.Sifilino, inClaudio.
127.Dione, lib.X: all’anno 796 di Roma.Sifilino, inClaudio.
128.«Dalla magione del meschino gastaldo passato nel palazzo ove stava ad albergo, il conte scôrse nell’alcova il signore in giubba e colla camicia, sopra un sofà bigio ricamato e colla tazza e con un limone, attorniato da gioviale brigata e da paggi; scudieri cogli sproni facevano guardia, e un astrologo spiegava l’almanacco, ecc.». In questo solo periodopaggio, astrologo, sono greci:gioviale, palazzoè latino antico;signore, scudiero, conte, latino basso;sofàebraico (sophanalzare);almanacco, ricamato, giubba, camicia, meschino, alcova, limonearabo;magioneceltico;gastaldo, brigata, sprone, guardiatedeschi;bigioibero, ecc.Così nel vivere usuale ci vestiamo di damasco, di mussolina, di indiane, di nankin, di frustagno (fostat), marocchino, cordovano, bulgaro, pantalone, makintosh, kirie, spencer, brandeburgo, pompadour; adopriamo majoliche, bielle, bajonette, pistole, campanelli (campania), crovatte; andiamo in berline, in landau, in brougham; mangiamo persiche, ciriege (kerras), cotogne (dacydon), granoturco, gransaraceno, castagne (castannannell’Asia Minore), avellane (daavellino), scolopini; adopriamo pasquinate, arlecchinate, i ciceroni, urbanità, palazzi, denaro.....
128.«Dalla magione del meschino gastaldo passato nel palazzo ove stava ad albergo, il conte scôrse nell’alcova il signore in giubba e colla camicia, sopra un sofà bigio ricamato e colla tazza e con un limone, attorniato da gioviale brigata e da paggi; scudieri cogli sproni facevano guardia, e un astrologo spiegava l’almanacco, ecc.». In questo solo periodopaggio, astrologo, sono greci:gioviale, palazzoè latino antico;signore, scudiero, conte, latino basso;sofàebraico (sophanalzare);almanacco, ricamato, giubba, camicia, meschino, alcova, limonearabo;magioneceltico;gastaldo, brigata, sprone, guardiatedeschi;bigioibero, ecc.
Così nel vivere usuale ci vestiamo di damasco, di mussolina, di indiane, di nankin, di frustagno (fostat), marocchino, cordovano, bulgaro, pantalone, makintosh, kirie, spencer, brandeburgo, pompadour; adopriamo majoliche, bielle, bajonette, pistole, campanelli (campania), crovatte; andiamo in berline, in landau, in brougham; mangiamo persiche, ciriege (kerras), cotogne (dacydon), granoturco, gransaraceno, castagne (castannannell’Asia Minore), avellane (daavellino), scolopini; adopriamo pasquinate, arlecchinate, i ciceroni, urbanità, palazzi, denaro.....
129.Max Müller sostenne l’efficienza delle lingue tedesche, in modo che i nuovi idiomi sarebbero il latino, venuto in bocca dei Tedeschi. Non espongo i suoi argomenti, perchè riguardano principalmente il francese; ma la sua teoria vacilla se si ammetta quel che noi sosteniamo, che nel latino scritto ci si conservò solo una parte della lingua; e nel non scritto e parlato poteva essere un’infinità di parole; che noi supponiamo d’origine forestiera; mentre derivavano da quel ceppo che è comune al latino, al greco, al tedesco.Insistiamo solo su questi punti:1º I Tedeschi erano piccol numero a fronte degli Italiani: altrimenti e il loro paese natìo sarebbe rimasto spopolato, e nel nuovo avrebbero fatto prevalere il linguaggio tedesco.2º Con poche parole nuove introdotte, e alcune forme grammaticali impoverite, la lingua italiana, o (per non dare come assentato quel che ora cerchiamo) il latino del medioevo è simile al latino, mentre diversifica grandemente dal tedesco e per le voci e per la costruzione.3º Questa somiglianza è tanto maggiore quanto più si va indietro, cioè presso all’invasione; mentre dovrebb’essere il contrario se gl’invasori avessero introdotto la nuova lingua.4º L’accento latino è, generalmente, conservato nell’italiano; e nulla abbiamo di quella proprietà speciale, per cui, in tedesco, la radice mantiene l’accento e nelle derivazioni e nelle composizioni. Ora l’alterazione sarebbe avvenuta naturalmente, se il latino fosse stato trasformato dalla lingua de’ Tedeschi.
129.Max Müller sostenne l’efficienza delle lingue tedesche, in modo che i nuovi idiomi sarebbero il latino, venuto in bocca dei Tedeschi. Non espongo i suoi argomenti, perchè riguardano principalmente il francese; ma la sua teoria vacilla se si ammetta quel che noi sosteniamo, che nel latino scritto ci si conservò solo una parte della lingua; e nel non scritto e parlato poteva essere un’infinità di parole; che noi supponiamo d’origine forestiera; mentre derivavano da quel ceppo che è comune al latino, al greco, al tedesco.
Insistiamo solo su questi punti:
1º I Tedeschi erano piccol numero a fronte degli Italiani: altrimenti e il loro paese natìo sarebbe rimasto spopolato, e nel nuovo avrebbero fatto prevalere il linguaggio tedesco.
2º Con poche parole nuove introdotte, e alcune forme grammaticali impoverite, la lingua italiana, o (per non dare come assentato quel che ora cerchiamo) il latino del medioevo è simile al latino, mentre diversifica grandemente dal tedesco e per le voci e per la costruzione.
3º Questa somiglianza è tanto maggiore quanto più si va indietro, cioè presso all’invasione; mentre dovrebb’essere il contrario se gl’invasori avessero introdotto la nuova lingua.
4º L’accento latino è, generalmente, conservato nell’italiano; e nulla abbiamo di quella proprietà speciale, per cui, in tedesco, la radice mantiene l’accento e nelle derivazioni e nelle composizioni. Ora l’alterazione sarebbe avvenuta naturalmente, se il latino fosse stato trasformato dalla lingua de’ Tedeschi.
130.Ciò è frequentissimo nel Codice Longobardo; e tacendo quelle che spiegano voci meramente tedesche, vi leggobarbam, quod est patruus(Rot. 164);novercam, idest matriniam(ib. 185);privignum, idest filiastrum(ib.);si quis palum, quod est caratium, de vite tulerit(ib. 298);cerrum, quod est modo laiscum o hiscum(ib. 305). Sulla lingua dei Longobardi e l’influenza di essa sulla latina, vedasiFederico Blühme,Die Gens Langobardorum, ihre Sprache. Bonn 1874.
130.Ciò è frequentissimo nel Codice Longobardo; e tacendo quelle che spiegano voci meramente tedesche, vi leggobarbam, quod est patruus(Rot. 164);novercam, idest matriniam(ib. 185);privignum, idest filiastrum(ib.);si quis palum, quod est caratium, de vite tulerit(ib. 298);cerrum, quod est modo laiscum o hiscum(ib. 305). Sulla lingua dei Longobardi e l’influenza di essa sulla latina, vedasiFederico Blühme,Die Gens Langobardorum, ihre Sprache. Bonn 1874.
131.Nel 730 due notari di Pisa sottoscrivevano, unoEgo Ansolf notarius rogitum et petetum subscripsit et deplevit: e l’altro,Ego Rodualt notarius scripsi et explevi; nel 750Ego Teofrid notario rogito ad Raculo hanc cartula scripsit; nel 757Ego Alpertus notarius hac cartula scripsit. Ne’ Documenti Lucchesi, in uno del 765 è soscrittoEgo Rixolfu presbitero, Ego Martinus presbiter: in uno del 713Ego Fortunato religioso presbiter. In una carta del 722, uno sottoscriveEgo Talesperinus eximius episcopus rogatus ad filio meo Ursone testi subscripsi: e un altro,Ego rogatus ad Orsum testi subscripsi.
131.Nel 730 due notari di Pisa sottoscrivevano, unoEgo Ansolf notarius rogitum et petetum subscripsit et deplevit: e l’altro,Ego Rodualt notarius scripsi et explevi; nel 750Ego Teofrid notario rogito ad Raculo hanc cartula scripsit; nel 757Ego Alpertus notarius hac cartula scripsit. Ne’ Documenti Lucchesi, in uno del 765 è soscrittoEgo Rixolfu presbitero, Ego Martinus presbiter: in uno del 713Ego Fortunato religioso presbiter. In una carta del 722, uno sottoscriveEgo Talesperinus eximius episcopus rogatus ad filio meo Ursone testi subscripsi: e un altro,Ego rogatus ad Orsum testi subscripsi.
132.Anche in sanscrito il pronome dimostrativo èsas, sa, tat.
132.Anche in sanscrito il pronome dimostrativo èsas, sa, tat.
133.VediBarsocchini,Sullo stato della lingua in Lucca avanti il Mille. Lucca 1830.
133.VediBarsocchini,Sullo stato della lingua in Lucca avanti il Mille. Lucca 1830.
134.Anche nell’impero orientale fu dettaromaicala lingua dei Greci; eromanciochiamasi tuttora il dialetto semilatino che parlasi in alcune valli de’ Grigioni. Alberico, nellaCronaca ad an. 1177:Multos libros, et maxime vitas sanctorum et actus apostolorum, de latino vertit in romanum.San Pier Damiani dice di un francese, vivente in Roma, che,scholatisce disputans(cioè in latino, in parlar da scuole),quasi descripta libri verba percurrit; vulgariter loquens, romanæ urbanitatis regulam non offendit, cioè non lede le grazie del parlare romanzo (Opusc.XLV. c. 7).Secondo Benvenuto da Imola, la contessa Matildelinguam italicam, germanicam et gallicam bene novit. Antiq. ital.,I. 1252; e soggiunge cheGallici omnia vulgaria appellantromantia;quod est adhuc signum idiomatis romani, quod imitari conati sunt. Ib.,I. 1229.Giovanni Mandeville nell’Itinerario:Et sachez que j’eus cest livre mis en latin pour plus brievement diviser: mais pour ce que plusieurs entendent mieu roumant que latin, je l’ay mis en roumant; cioè in francese.
134.Anche nell’impero orientale fu dettaromaicala lingua dei Greci; eromanciochiamasi tuttora il dialetto semilatino che parlasi in alcune valli de’ Grigioni. Alberico, nellaCronaca ad an. 1177:Multos libros, et maxime vitas sanctorum et actus apostolorum, de latino vertit in romanum.
San Pier Damiani dice di un francese, vivente in Roma, che,scholatisce disputans(cioè in latino, in parlar da scuole),quasi descripta libri verba percurrit; vulgariter loquens, romanæ urbanitatis regulam non offendit, cioè non lede le grazie del parlare romanzo (Opusc.XLV. c. 7).
Secondo Benvenuto da Imola, la contessa Matildelinguam italicam, germanicam et gallicam bene novit. Antiq. ital.,I. 1252; e soggiunge cheGallici omnia vulgaria appellantromantia;quod est adhuc signum idiomatis romani, quod imitari conati sunt. Ib.,I. 1229.
Giovanni Mandeville nell’Itinerario:Et sachez que j’eus cest livre mis en latin pour plus brievement diviser: mais pour ce que plusieurs entendent mieu roumant que latin, je l’ay mis en roumant; cioè in francese.
135.Falso putavit Sangalli monachus me remotum a scientia grammaticæ artis, licet aliquando retarder usu nostræ vulgaris linguæ, qua latinitati vicina est.Martène, Vet. script. ampla collectio,I. 298.
135.Falso putavit Sangalli monachus me remotum a scientia grammaticæ artis, licet aliquando retarder usu nostræ vulgaris linguæ, qua latinitati vicina est.Martène, Vet. script. ampla collectio,I. 298.
136.Quando l’arcivescovo Grossolano ebbe dal pontefice il palio, il popolo milanese gridava:Heccum la stola(Landolfo Jun., neiRerum italic. Script.,V. 476). Nella vita del beato Pietro Orseolo (Antiq. ital.,II. 1031):Ait abbati lingua propriæ nationis, C abba, frusta me; hoc est, Virgis cede me. Poco poi abbiamo il grido d’arme de’ CrociatiDeus lo volt. Nel 1179 Alberto Studense,Data sententia volenti loqui deposito non est data audientia; sed hostiarii clamabant, Levate, andate. Le donne romane all’antipapa Ottaviano davanolingua vulgariil titolo dismanta compagno.Baronio,ad ann.1154.I Milanesi contro il messo di Federico Barbarossa gridavanoMora, mora.
136.Quando l’arcivescovo Grossolano ebbe dal pontefice il palio, il popolo milanese gridava:Heccum la stola(Landolfo Jun., neiRerum italic. Script.,V. 476). Nella vita del beato Pietro Orseolo (Antiq. ital.,II. 1031):Ait abbati lingua propriæ nationis, C abba, frusta me; hoc est, Virgis cede me. Poco poi abbiamo il grido d’arme de’ CrociatiDeus lo volt. Nel 1179 Alberto Studense,Data sententia volenti loqui deposito non est data audientia; sed hostiarii clamabant, Levate, andate. Le donne romane all’antipapa Ottaviano davanolingua vulgariil titolo dismanta compagno.Baronio,ad ann.1154.
I Milanesi contro il messo di Federico Barbarossa gridavanoMora, mora.