Chapter 28

70.Cotesti fatti, d’altronde notissimi, sono raccontati, con qualche diversità nelle date e ne’ particolari, da Ibn-el-Athîr, anno 448, edizione del Tornberg, vol. IX, pag. 425 segg.; dagliAnnales Regum Mauritaniæ, edizione del Tornberg, vol. II, pag. 100 segg.; e da Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, traduz. del baron de Slane, tomo II, pag. 67 seg. Secondo la traduzione degliAnnales, per Tornberg, pag. 106, il ribât sarebbe stato in mare. Ma il testo habahr, che si dice anco di gran fiume, e così la tradizione s’accorderebbe con quella, molto precisa d’Ibn-Khaldûn.71.Si vegga il lib. V, cap. I, pag. 12, del presente volume.72.Ibn-el-Athîr, testo, anno 407, edizione Tornberg, vol. IX, p. 205. Si riscontri il Dozy,Histoire des Musulmans d’Espagne, tomo IV, pag. 304, eRecherches, etc. seconda edizione, tom. II, pag. XXIX XXX, dove è notato un anacronismo d’Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, traduz. del baron de Slane, tomo II, pag. 79. L’occupazione di Denia per Moktadir torna, secondo gli autori seguiti dal Dozy, al 1079, ancorchè Ibn-el-Athîr la riferisca al 478 (1085-6).73.Abbiamo la narrazione di questa impresa per Lorenzo Vernese, contemporaneo, il quale dà preziosissimi ragguagli, e più importanti compariranno quando il Bonaini ristamperà, com’egli ha promesso, questa cronica, sopra un Ms. ch’ei ne ha alle mani, molto migliore di quello che servì al Muratori. Per ora usiamo la edizione delRerum Italic. Script., tomo VI, pag. 111, segg. Si confronti con laChronica varia Pisana, nello stesso tomo del Muratori, pag. 101 segg. e con Marangone, nell’Archivio Storico Italiano, tomo VI, parte II, pag. 7 e 8. Degli Arabi si vegga ilBaiân-el-Moghrib, testo, ediz. del Dozy, tomo I, pag. 314, e Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, traduz. de Slane tomo II, pag. 206.74.Lorenzo Vernese, op. cit., pag. 154; Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, l. c., dice che Mobascer domandò gli aiuti ad Alì-ibn-Jûsuf.75.Ibn-Khaldûn,Prolegomeni, testo di Parigi, parte II, pag. 37, e traduzione francese del baron de Slane, parte II, pag. 43. La data si vede dalle scorrerie ne’ dominii di Ruggiero, le quali or or narreremo.76.Dozy,Histoire des Musulmans d’Espagne, tomo IV, pag. 263, nota 4.In due elegie scritte da Ibn-Hamdis l’anno stesso ch’ei morì (527= 1132-3) per un kaîd Ibn-Hamdûn, si fa ricordo anco del trapassato kaîd Abu-Mohammed-Meimûn; ma le vaghe lodi di virtù guerriera prodigate a costui, non danno alcuno indizio ch’egli appartenesse alla famiglia della quale noi trattiamo. Coteste elegie si trovano nel Diwan d’Ibn-Hamdis, Ms. di Pietroburgo, fog. 60 verso e 61 verso; della prima delle quali io ho dato il titolo nellaBibliot. ar. sicula, pag. 572. Mancano entrambe nel Ms. della Vaticana.77.Il Marrekosci, testo, edizione del Dozy, pag. 149, narra che i Musulmani di Almeria, disdetto il nome almoravide, voleano far principe il kaîd-Abu-Abd-Allah-ibn-Meimûn, ma ch’egli ricusò dicendo: esser uomo di mare, facessero assegnamento sopra di lui contro le armate nemiche, ma dessero il principato ad un altro.78.La rivolta dell’ammiraglio è accennata da Ibn-Khaldûn, il quale nellaHistoire des Berbères, vol. II, pag. 183 della traduzione, gli dà il nome di Ali-ibn-Isa-ibn-Meimûn; e ne’Prolegomeni, l. c., parla di tutta la famiglia de’ Beni-Meimûn “signori di Cadice.” Si vede ch’e’ stavano a cavallo sul mare, tra le Baleari, Denia, Cadice e Almeria.79.Mi par bene raccogliere qui i luoghi degli annali, ne’ quali si fa menzione di questa famiglia:1114. Alle Baleari,Maymonus, Lorenzo Vernese, e Ibn-Khaldûn, ll. cc.;1122. A Nicotra,Abu-Abd-Allah-ibn-Meimûn, secondo il Baiân, testo I, 317. Ibn-Khaldûn,Berbères, II, 26, traduzione, lo chiamaMohammed: e pare lo stesso personaggio, sendo solito tra’ Musulmani, ad onor del profeta, di porre ilkeniet, ossia soprannome, di Abu-Abd-Allah, a chi si chiamasse Mohammed. Ma il Tigiani, nellaBibl. ar. sicula, pag. 393, dà al capitano di questa correria il nome diAli-ibn-Meimûm, e potrebbe essere per avventura l’Alase all’accusativoAlanta, spagnuolo, che Lorenzo Vernese dice rimaso capitano del castello di Majorca dopo la fuga di Burabe, e scampato a nuoto quando i Pisani entravano nella fortezza. È da avvertire che Tigiani, op. cit., pag. 398, accennando a quel Meimûn-ibn-Mohammed-ibn-Meimûn che assalì la Sicilia dopo il 1123, aggiugne “aver già fatta menzione di costui” Pare da ciò che nei Mss. sia stato sbagliato il nome di Alì o quello di Mohammed.Le sorgenti siciliane dicono Gaytus Maymonus, senz’altro.1127. A Patti e Siracusa,Meimûn-ibn-Mohammed-ibn-Meimûn, capitano dell’armata almoravide. Prendo il nome dal Tigiani, nella Bibl. ar. sicula, pag. 398, quantunque la prima voce sia mutila,Maimue manchi altresì l’ibnseguente. Indi si potrebbe supporre ilMaimuscritto per sbaglio dal copista e non cancellato, e questo personaggio tornerebbe a Mohammed-ibn-Meimûn, lo stesso capitano, cioè, della correria sopra Nicotra del 1122. Ibn-Khaldûn,Storia de’ Berberi, testo nellaBibl. ar. sic., pag. 487, e traduzione francese del baron de Slane, II, 27, dice di questa seconda scorreria di Mohammed-ibn-Meimûn dopo l’impresa di Dimas, senza porre data precisa. Gli altri autori arabi non fanno parola della impresa del 1127.Ma parecchi de’ cristiani ne danno notizia. E primo, l’Appendice al Malaterra, presso Caruso,Bibl. sicula, pag. 249, porta che il 17 luglio 1027, ilGaitus Maymonus, saraceno spagnuolo, assalì Patti e Siracusa, dievvi il guasto, uccise, arse, fe’ preda e riportò prigioni uomini e donne. Lo stesso avvenimento, con le medesime parole e con errori di copia, si trova nella Epistola di fra Corrado, presso Caruso, op. cit., pag. 47, con un’aggiunta di fole, o fatti e nomi sì guasti da non potersi ravvisare. La tradizione dell’assalto del Gaito Maimono evidentemente è unica; e alla data scritta nelle due cronache non manca altro che una C per fare 1127, in luogo di 1027, che fu probabilmente cattiva correzione dei compilatori, entrambi del XIII secolo.E così il fatto risponde a quello raccontato da Guglielmo arcivescovo di Tiro, lib. XIII, cap. 22 (estratto presso Caruso, op. cit., pag. 1001), che avendo Ruggiero assalita invano l’Affrica con 40 galee, gli Affricani, armatone 80, si vendicarono dando il guasto a Siracusa. La data torna bene, poichè il cronista nel capitolo seguente nota la primavera del quarto anno dalla espugnazione di Tiro, la quale avvenne il 30 maggio 1124.Negli atti della traslazione del Corpo di Sant’Agata, (1126) presso il Gaetani,Vitæ sanctorum siculorum, tomo I, pag. 60, è attribuito a quella Santa il miracolo che, un anno appresso il trasporto della reliquia a Catania, i cittadini furono avvisati del prossimo assalto di pirati di Spagna; onde il nemico, trovandoli preparati, voltò la prora sopra Siracusa; dove uccise, fece prigioni “e portò via ogni cosa fuorchè le mura” dice lo scrittore contemporaneo.Sicardi, vescovo di Cremona, presso Muratori,Rer. ital. Scr., VII, 597, scrive sotto il 1127,Barbari Syracusanam civitatem invadunt, comburunt et cuncta diripiunt.1133 (1134 pisano). Pace fermata tra i Pisani, il re di Morroch, (Marocco) il re di Tremisiana (Telemsen) etGaidum Maimonem. Marangone, nell’Archivio Storico ital., tomo VI, Parte II, pag. 8.Il Makkari, testo di Leyde, vol. II, pag. 184, dice in generale delle scorrerie delKaid-ibn-Maimûnsopra i Cristiani, e ch’egli stava in Almeria.1137. Ne’ mari di Spagna, 22 galee genovesi inseguono le 40 di Gaito Maimone d’Almeria. Caffaro.Ann. Januenses, presso Muratori,Rer. Ital. Scr., tom. VI, pag. 259.1159.Mohammed-ibn-Abd-el-Azîz-ibn-Meimûn, capitano dell’armata del principe almohade Abd-el-Mumen all’assedio di Mehdia, respinse l’armata siciliana venuta in soccorso del presidio. Il nome è ricordato dal Tigiani (Ms. di Parigi Supp. Arabe 911. bis, fog. 140 verso) aggiugnendo ch’ei fosse “di quella casa sì celebre di capitani navali”; ma queste parole mancano a lor luogo nella traduzione francese che fece sopra altro Ms. Mr. Alphonse Rousseau, della quale si veggano le pagg. 262, 264. Il fatto di Mehdia è raccontato dallo stesso Tigiani nello squarcio ch’io pubblicai nellaBiblioteca arabo-sicula, testo pag. 402.1161. Oberto Spinola, con 5 galee si presenta nel porto di Denia, dove Lupo, re di Spagna, gli paga 10,000marabot(moneta degli almoravidi) e gli concede libero il commercio. Caffaro, op. cit., pag. 267. Secondo Ibn-Khaldûn, Berbères, traduz. II, 207,Lob(Lupo)ibn-Meimûnera ammiraglio degli Almohadi in quel tempo. La pace fermata tra lui ed i Genovesi è attestata anco da un diploma del 1162, nelLiber Jurium Reipubl. Januensis, tomo I, pag. 210.Si vegga anco, su i fatti de’ Beni Meimûn, il Gayangos, traduzione del Makkari,Mohammedan Dynasties in Spain, tomo II, pag. 547, nota. Non assento al dotto traduttore che cotesta famiglia fosse berbera, della tribù di Lamtuna. Mi pare piuttosto spagnuola e forse di origine cristiana. Meimûn era de’ nomi che i Musulmani solean dare a’ liberti.80.Valgano le autorità citate nella nota precedente sotto l’anno 1122. Si aggiunga Ibn-el-Athîr, anno 517, nellaBibl. ar. sic., pag. 282, il quale, senza dare il nome d’Ibn-Meimûn, dice saccheggiata Nicotra da un’armata degli Almoravidi.81.Ibn-el-Athîr, loc. cit.;Baiân, testo del Dozy, pag. 317 e dellaBibl. ar. sic., 371, anno 516; Ibn-Khaldûn,Storia dei Berberi, testo, nellaBibl. ar. sic., pag. 487 e nella versione francese, II, 27; Tigiani,Rehela, testo nellaBibl. ar. sic., pag. 394 segg. e nella versione francese, pag. 245 segg.; Ibn-Abi-Dinar, testo, nellaBibl. ar. sic., pag. 536 e nella versione francese pag. 153. Cotesti scrittori, che visser tutti dopo il XII secolo, par abbiano compilata la guerra del 1123 sopra due o tre cronisti contemporanei e su le relazioni ufiziali delle quali si farà menzione. De’ Cristiani abbiam solo Guglielmo di Tiro, citato poc’anzi a pag. 378 in nota. L’Abate di Telese allude alle conseguenze di questa impresa, quando, nel raccontare fatti del 1127, ei dice: “Cumque(Rogerius)ad alias iterum occupandas insulas terrasque attentius persisteret, etc.” Presso Caruso,Bibl. sicula, pag. 259.82.Baiân, Ibn-el-Athîr, Tigiani, Ibn-Khaldûn.83.Veggasi Romualdo Salernitano, anni 1121-1122, presso Muratori,Rer. Italic.Scr., tomo VII, pag. 183.84.Si veggano le condizioni della corte di Mehdia in questo tempo dal Nowairi, testo, nellaBibl. ar. sic., pag. 456.85.Baiân.86.Si confrontino Ibn-el-Athîr, ilBaiân, e la Relazione ufiziale trascritta in parte dal Tigiani.87.Tigiani e Ibn-Khaldûn.88.Ibn-el-Athîr,Baiân, Tigiani. È notevole che ilBaiândica delleKabilechiamate e degliArabicondotti. Evidentemente la prima denominazione indica qui gli abitanti antichi, arabi e berberi. Tigiani dice: leKabiledi Arabi e altri.Kabîlain arabico significa tribù.89.Baiân.90.Relazione, presso Tigiani.91.Ibn-el-Athîr,Baiân.92.Si vegga il nostro lib. I, cap. v, vij, pagg. 111, 112, 165 del 1º volume e il cap. ij del lib. V, pag. 81 del presente.93.Questo fatto non si ritrae da’ cronisti, ma da una kasîda d’Ibn-Hamdîs, scritta a bella posta dopo il caso di Dimas. Nella quale il poeta, vantando il conquisto musulmano della Sicilia e le scorrerie nelle quali i Musulmani avean prese le donne dei Rûm, continua:“E Cossira, dove si veggono i teschi degli avi loro; i teschi de’ cui rottami è cosparso tuttora il terren brullo!”94.Così il Tigiani. E veramente il 21 luglio, secondo il calendario cristiano, cadde in sabato. Questo prova che l’autore seguito dal Tigiani abbia tenuto il conto civile dell’egira, non l’astronomico, che comincia un giorno innanzi. Ibn-el-Athir dice negli ultimi di Giumadi primo, senza specificare il giorno. Così anche ilBaiân.95.Cotesto nome è dato dalBaiâne dal Tigiani. La relazione ufiziale, co’ suoi vezzi di prosa rimata, dice “un’isola piena diahsau.” Or, secondo i dizionarii, questo vocabolo è plurale dihisâ, ohusâ“acqua che s’infiltra nella sabbia, e la sabbia stessa:” mentrehuswa, singolare diahasi, vuol dire sorso o centellino. Il Quatremère nella versione francese di Makrizi,Sultans Mamlouks, tomo I, parte 1, pag. 19, nota 19, spiega, con moltissimi esempii,hisa“puits creusé dans le sable.” Io ritengo che i due vocaboli siano stati usati promiscuamente, come sono simili le radici e vicino il significato, e che l’isolotto fosse stato dettoAhasiper cagion de’ pozzi che vi si cavassero.Più importante osservazione è che gli Arabi contemporanei abbian parlato di un isolotto, mentre or ve n’ha due. Trascuraron essi il minore: o ve n’era un solo che poi si è spezzato; oppure le sabbie n’han formato un altro dal XII secolo in qua?Nella carta di Smyth, nuova edizione del 1860, sono segnati a settentrione del Capo Dimas i due isolotti Baltah, divisi dalla terra ferma per uno strettissimo canale di basso fondo. I medesimi, col nome di “Isole Sorelle,” si veggono nella bella carta delSahel, ossia costiera tunisina, pubblicata dal sig. Enrico De Gubernatis, nel primo Fascicolo del Bollettino della Società geografica italiana, Firenze, agosto 1868. Nella carta si vede il tratto di costiera da Mehdia a Dimas, del quale noi parliamo nel testo; e leOsservazioniaggiunte a pag. 245, del Bollettino, §7, danno l’odierna larghezza dello Stretto tra Dimas ed Ahasi.96.Relazione.97.IlMerâsid-el-Ittila’, ediz. di Leyde, tomo I, 443, ricorda de’ luoghi di questo nome a Waset e ad Ascalona, e dice che esso significhi carceri. Si potrebbe supporre che il nome del Capo fosse venuto da alcun edifizio romano che era o pareva una prigione, poichè negli atlanti marittimi si vede il segno di antiche rovine sul lato settentrionale del capo. In Makrizi,Mowâ’iz, ediz. di Bulâk, tomo I, pag. 482, 483, è intitolata così una specie di navi. Questo vocabolo poi par derivato dalla lingua greca e congenere aDâmâseDâmûs“volta sotterranea.” Nel dialetto siciliano, “dammusu” vuol dire “tetto a volta” ed anco “cella sotterranea di prigione.”Secondo Ibn-el-Athîr, Dimas, terra murata, racchiudeva un castello posto in riva allo Stretto; poi ch’egli dice che i Cristiani aveano occupato il castello, e che i Musulmani lo assediavano.98.Tigiani.99.Baiâne Tigiani.100.Baiân.101.Baiâne Tigiani. Ma Ibn-el-Athîr dice che i Siciliani aveano assalita la terra di Dimas ed erano stati respinti dagli Arabi.102.Relazione.103.Tigiani porta l’occupazione del castello il terzo giorno dallo sbarco; ilBaiâna dì 28 giumadi primo, correggendosi il testo com’io ho fatto nellaBibl. ar. sic., pag. 371, nota 4. Il primo aggiugne che favorirono in questa fazione il nemico “alcuni Arabi corrotti da’ due capitani di Sicilia”. Secondo laRelazionefu “un de’ ribelli tiranni Arabi” che, per colpo di mano, fece entrare i Cristiani nel castello. Ibn-Hamdîs, nel verso 25 della citata kasîda, esclama: “Lo comperarono (il castello di Dimas) e vendettero alcune anime (de’ loro) alla distruzione. Dimmi s’essi hanno perduto o guadagnato in tal baratto?”104.Relazione. In questo stesso documento, ridondante di figure, si dice degli assediati che “il fuoco li arse, che sembrava quel dell’inferno”. Se ne può dedurre che nell’assedio fosse stata adoperata la nafta.Le tribù di Arabi che segnalaronsi in queste fazioni, secondo i versi 51 a 58 della citata kasîda, furon quelle dei Riâh, Dahmân, Zeid e Sakhr.105.Tigiani.106.Baiân.107.Questo numero è dato dal solo Ibn-Abi-Dinar, compilatore moderno, ma esatto e non tanto rettorico. Forse trovavasi in alcuna delle relazioni ufiziali contemporanee; perocchè negli squarci serbati dal Tigiani si legge lo stesso numero di centomila, erroneamente dato, e forse per mero sbaglio di copista, al presidio cristiano del piccol castello di Dimas. Si vegga nellaBibl. ar. sic.la nota 5 della pag. 397.108.Ibn-Hamdîs, nella kasîda citata, verso 35, dice “molti provarono a riscattarsi dalla dura lor sorte con tant’oro quant’e’ pesavano; e l’oro non fu accettato!”109.Baiân, senza dire il motivo al quale io attribuisco la longanimità del governo zirita.110.Ibn-el-Athîr, porta la catastrofe il mercoledì 15 giumadi 2º; ilBaiânil 15 giumadi; Tigiani il mercoledì 14 giumadi. I fatti sono raccontati con poco divario in quelle tre opere. E lo stesso in Ibn-Khaldûn e Ibn-Abi-Dinar.111.L’è data da Tigiani. Ibn-el-Athîr fa menzione di questaBusera, “la grida” diremmo noi.112.Questa poesia, che manca nel Ms. di Pietroburgo, si legge in quello della Vaticana, pag. 127 della copia del prof. Sciahuan. La pubblicherò in appendice allaBibl. ar. sicula.113.Baiân, testo, nellaBibl. ar. sic., pag. 382, e nella edizione del Dozy, pag. 317. Si vegga il cenno biografico di Abu-s-Salt, nella nostra Introduzione, vol. I, pag. xxxviij, n. IV. Ibn-Khallikân, quivi citato, riferisce che Abu-s-Salt andò a Mehdia il 506.114.Si vegga la pag. 378, in nota, anno 1127.115.Alessandro di Telese, presso Caruso,Bibl. sic., pag. 259. Il cronista dice che Ruggiero “si rammaricò del non aver saputo a tempo la morte del Duca.” Or noi ritraggiamo da Falcone Beneventano e da Romualdo Salernitano, che l’era seguìta il 20 luglio.116.Lettera di Ruggiero al conte di Barcellona e minuta della risposta che gli si richiedea; chè tal è di certo sendo scritta a nome del conte di Barcellona e data dal Palazzo di Palermo lo stesso giorno. La copia è cavata dall’Archivio regio di Barcellona, come si scorge dalla sottoscrizione dello archivario del tempo. Io la tolgo dalla Biblioteca comunale di Palermo, volume segnalo Q. 9. G. 1. ch’è de’ manoscritti di Antonino Amico il quale riportò di Spagna in Sicilia preziosissima raccolta di documenti storici. A questi due diplomi si riferì, al certo, il Di Biasi (Storia del Regno di Sicilia, libro VII, cap. xvi) chiamandoli “Monumenti tratti dal Regio Archivio”, senza dir di qual paese.La data dal 1127 dell’Incarnazione, torna al 1128, poichè si tratta del mese di gennaio. Se pur non ci fosse per dimostrarlo la indizione 6ª, basterebbe il titolo di Duca di Puglia dato a Ruggiero, il quale nol potea prendere innanzi l’agosto 1127. Lascio da canto il mese di marzo, scritto per sbaglio, quando ilXV.Kal. februariiindica precisamente il gennaio. Laprossima stateriferita alla 7ª indizione, mentre correa la 6ª, mi fa supporre usata qui per anomalia, l’indizione che si rinnovava il 25 marzo, di che v’ha esempii appo la stessa corte di Roma, nell’XI e nel XIIº secolo. Del resto, la cancelleria siciliana adoperava ordinariamente la indizione costantinopolitana. Ei non è verosimile che l’impresa fosse stata proposta per la state della 7ª indizione 1129, a capo, cioè, di 17 mesi dalla data del diploma.Su i combattimenti che seguirono allora in Catalogna, si vegga il Surita,Anales de la corona de Aragon, lib. I, cap. xlix.Or ecco i due diplomi:I. Ego R (Rogerius) Dei gratia Princeps, et Dux Apuliae, Siciliae, et Calabriae Comes, concedo tibi Domino R (Raimundo) eadem gratia Comiti Barcinonensi, per honestissimos legatos tuos, videlicet Petrum Archidiaconum; et Raimundum, venientes ad nos Panormum, gratia (?) requirendi auxilium, et consilium propter guerras, et multiplices incursus Saracenorum in partibus Hispaniae, hanc subscriptam pactionem. Concedo tibi per securitatem baronum meorum, videlicet Roberti de Terona, et Roberti de Miliaco, quia si in praesentia legatorum meorum, videlicet Guilelmi de Pincinniaco, et Samsonis de Surda-valle, ad praesentiam tuam proficiscentium, iuraveris, infra octo dies eorum aduentus ad te, cartulas praesentes mearum pactionum, legatis tuis, vel legato, pro hoc negotio ad me venturis, vel venturo, iurabo quia in futura aestate septimae indictionis, in mense Julii, vel ante, galeas quinquaginta in servitium Dei, et auxilium exercitus, ad exercitum in Hispaniam, excepta occasione, quae propter hoc non sit reperta, mittam. Facta Panormi in palatio Domini Ducis, anno Dominicae Incarnationis M centesimo XXVII, Mense Martii (Januarii) XVº Kal. Februarij, indictione sexta.II. Ego R (Raimundus) Dei gratia Barcinonensis Comes iuro, et assecuro tibi Domino Rogerio eadem gratia duci, quod ibo in Kal. Julij septimae Indictionis, vel ante, cum exercitu meo in Hispania, in servitium Dei, et auxilium tuum, et adiuvabo homines tuos terra, et mari per fidem: et in auxilio tuo, et hominum tuorum permanebo quandiu classis tua, quae Extolyum dicitur, terra, et mari Hispaniae fuerit. Ego galeis tuis, et aliis navibus tuis, et hominibus Extolij tui, et rebus eorum secura receptacula in mari, et in terra, in Civitatibus, Castellis, et Villis dabo ad posse meum, et liberam victualium, et stipendiorum emptionem: et assecuro tibi de universa adquisitione nostra, tempore exercitus lui, terra, et mari in partibus Hispaniae, scilicet Civitatum, Castellorum, Castrorum, burgorum, casalium, villarum, omnium denique terrarum, hominum, auri, argenti, et rerum omnium, tam mobilium, quam etiam stabilium, integram medietatem habendam tibi, et hominibus tuis super hanc causam tua illusione ordinatis, sine contrarietate, vel contradictione, vel vi eis illata; ei non queram, neque querere faciam, neque consentiam quomodo eam perdas. Et adiuvabo tibi eam tenere, defendere, et hominibus, et baiulis tuis per fidem, sine fraude, et ingenio, contra omnes homines, et foeminas, qui praedictam partem tibi, vel hominibus tuis ad tollendum invaserit. Quod si forte de his praedictis pactionibus aliquid minus factum in exercitu tuo factum fuerit. Infra octo dies emendabo, vel emendari faciam per iustitiam, si inde requisitus fuero, vel per concordiam, quae sit grata illi, vel illis, cui, vel quibus, minus facium fuerit factum, si ex eo, vel ex eis, qui recipere debet non remanserit. Haec attendam, et observabo per fidem sine fraude, et ingenio tibi, et baiulis tuis, et hominibus tuis; sicut supra scriptum est in praesenti cartula. Facta Panormi in palatio Domini Ducis, anno Dominicae Incarnationis M centesimo XXVII, mense Martij (Ianuarij) XV. Kal. Februarij, indictione sexta.A carta recondita in scrinio mensae Aulae inferioris Regij Archivij.Michel Bernardo Archivario del Regio Archivio de Barcelona. Raphael de Dominic.117.Presso Caruso,Bibl. Sicula, pag. 257, 258. La Cronica di Falcone Beneventano e gli Annali di Romualdo Salernitano mostrano i particolari di questo brutto quadro.118.Si vegga il Libro V, cap. X, pag. 271 segg. di questo volume.119.Nel Capitolo 1º del presente libro, pag. 347, abbiamo accennato ad alcuni casi sotto la reggenza. Romualdo Salernitano,Annali, 1126, dice espressamente che i baroni seminavano zizzanie tra Guglielmo e Ruggiero.120.Romualdo Salernitano, op. cit., dal 1121 al 1127.121.Alessandro abate di Telese.122.Falcone Beneventano.123.Si confrontino: Alessandro abate di Telese, lib. I, e Falcone Beneventano, anni 1127 a 1129, presso Caruso,Bibl. Sicula, pag. 259 segg. 329 segg.; e Romualdo Salernitano, anni 1126 a 1130, presso Muratori,Rer. Ital. Script., VII, pag. 184 segg. Lascio da parte le dispute che si son fatte su l’assentimento dell’antipapa Anacleto, su la doppia incoronazione del re, ecc.124.Le scarse sorgenti istoriche di questo fatto non ci permettono di ritrarre precisi i particolari. Abbiamo in primo luogo la bolla dell’antipapa Anacleto, data il 27 settembre 1130, pubblicata in parte dal Baronio e poi dal Pirro,Chronologia, pag.XVeXVI, per la quale concedeasi a Ruggiero la coronadel regnodi Sicilia, Calabria e Puglia, dichiarandonecapola Sicilia. Ma noi non sappiam se questa bolla sia stata mai spedita, e sopratutto se Ruggiero l’abbia accettata. L’abate di Telese, scrittor di corte, non ne fa parola. Ei narra il fatto come proceduto dal solo voto del Parlamento e limita il titolo regio alla Sicilia. Ma questo abate cortigiano scrisse dopo la pace del re con Innocenzo II; onde si potrebbe supporre ch’egli avesse trascurata ad arte la concessione dell’antipapa e ridotto il titolo regio ne’ termini che poi assentì Innocenzo. La bolla, in fine, di questo papa, data il 27 luglio 1139, pare una transazione, ammettendo il titolo di re per la Sicilia e mantenendo quel di duca per la Calabria e la Puglia, pretesi feudi della Santa Sede.Ho detto transazione, perchè il titolo usato da Ruggiero tra il 1130 e il 1139 fuSicilie atque Italie rex, come si legge nei diplomi di settembre 1131, presso Pirro,Sic. Sacra, pag. 386, 387; del 1133 e 1137, presso Ughelli,Italia Sacra; e vedeasi a rilievo in una campana del duomo di Palermo, dettala Guzza, gittata in Palermo il 1136, indiz. xiv, della quale il Pirro,Chronologia, pag.XVI, riferisce la leggenda. Occorre anco in un diploma di Ruggiero, dato di novembre 1137 e trascritto da Falcone Beneventano, presso Caruso,Bibl. Sic., pag. 367. Cotesto titolo ricomparisce talvolta nei diplomi de’ due Guglielmi: ma più ordinariamente fu usato quello di re di Sicilia, del Ducato di Puglia e di Calabria, e del Principato di Capua. Si corregga con questi particolari il saggio storico ch’io scrissi nella mia prima gioventù, stampato il 1835 nelleEffemeridi scientifiche e letterarie per la Sicilia, fasc. 35, sotto il titolo diOsservazioni intorno un’opinione del Signor Del Re, ecc.125.Si confrontino: Alessandro abate di Telese, lib. II, III; Falcone Beneventano, anni 1130 segg.; Romualdo Salernitano, negli stessi anni. Marangone, nell’Archivio Storico Italiano, tomo VI, parte II, pag. 9, dice dell’armata di Ruggiero. L’abate di Telese, presso Caruso,Bibl. Sic., pag. 282 e 295, fa menzione delle compagnie stanziali. La bolla d’Innocenzo II è stata già citata nella pag. precedente, in nota.126.Alessandro abate di Telese, presso Caruso, op. cit., pag. 274.127.Otone di Frisingen,Chronicon, lib. VII, cap. 20.128.Abate di Telese, nell’op. cit., pag. 275, 276.129.Anno 1133.130.Anno 1133, presso Caruso, op. cit., pag. 351.131.Anno 1127.132.Falcone Beneventano, presso Caruso, op. cit., pag. 345.133.Epistole, presso Martene e Durand,Veterum Scriptorum, ecc. tomo II. Parigi, 1724, pag. 183, 186 segg.134.Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 529; Tigiani, Ibn-Khaldûn, e Ibn-Abi-Dinâr, nellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 284, 398, 487 e 536. Nessuno di questi compilatori ci dice appunto in qual mese dell’anno musulmano fossero succeduti gli avvenimenti ch’e’ narrano. La durata dell’assedio e i due fatti che seguono, sono riferiti dal solo Ibn-Abi-Dinâr, nell’op. cit., pag. 537. Tutti pongono l’assedio di Mehdia prima del saccheggio delle Gerbe, del quale abbiamo la data precisa dall’Edrîsi.Al citato luogo d’Ibn-Khaldûn risponde la versione francese di M. De Slane, vol. II, pag. 27; la quale, nello stile scorrevole e netto dell’egregio traduttore, dà talvolta ai fatti quella precisione che lor manca nel testo e li ravvicina l’uno all’altro e connette più strettamente che non abbia fatto l’autore. Così il passo “Roger pritaussitôtla résolution, etc.” rappresenta come avvenuti entro pochi mesi, due fatti tra i quali corsero nove anni, cioè dal 1127 al 1135.135.Ho dati alcuni ragguagli su le cose di questa isola nellaStoria del Vespro Siciliano, edizione del 1866, tomo I, pag. 309 segg. e in una lettera indirizzata al signor Federigo Odorici, tra gliAtti e memorie delle regie deputazioni di storia patria per le province modenesi e parmensi, vol. III. N’ho fatta anco menzione nel presente lavoro, libro III, cap. X, vol. II, p. 197.136.Si confrontino: Edrîsi; Ibn-el-Athîr, anno 529;Baiân, anno 530; Tigiani; Abulfeda, anno 529; Nowairi; Ibn-Khaldûn e Ibn-Abi-Dinâr, nellaBibl. arabo-sicula, pag. 73, 286, 372, 384, 415, 456, 494 segg. 498 e 537. La versione e il testo di Edrîsi si veggan anco nellaDescription de l’Afrique et de l’Espagnepar MM. Dozy et de Goeje, Leyde, 1866, pag. 151-152; quella d’Ibn-Khaldûn, nellaHistoire des Berbères, per M. De Slane, tomo I, 245; II, 397, 427; III, 63 segg. 87, 122; e quella di Tigiani, per M. Rousseau, nelJournal Asiatique, Aôut-sept. 1852, pag. 170 segg. Debbo avvertire il lettore che il paragrafo d’Ibn-el-Athîr su le Gerbe ed alcuni altri citati nel corso del presente capitolo, sono stati tradotti dal baron De Slane, in appendice al II volume dellaHistoire des Berbères, par Ibn-Khaldoun, pag. 578 segg. anni 529, 537, 541, 543, 544, 546, 547.Fuorchè ilBaiân, gli altri portano il fatto nel 529, e l’Edrîsi, ch’è il solo contemporaneo e lo potea ben sapere, lo riferisce allo scorcio dell’anno. Ibn-Khaldûn, in un luogo, dice l’occupazione avvenuta il 529 e in un altro il 530.137.Ibn-Abi-Dinâr, compilatore, com’ho avvertito altre volte, moderno ma diligentissimo, il quale, senza dubbio, copiò questo squarcio da qualche cronista contemporaneo, scrive che il re “pose i Gerbini superstiti nella condizione diKhewelsuoi.” Questa voce significa “famigliari, servi, uomini che lavorano pel padrone.” Ibn-Khaldûn, nellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 498, dice che gli abitatori furono lasciati nell’isola e sottoposti alla gezìa. Lo stesso autore, narrando in altro luogo (Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 496) che l’isola si ribellò e fu ripigliata il 1153, dice che i Siciliani adoperarono al lavoro iraia’(infime classi del popolo) e i contadini: le quali parole il dotto baron De Slane ha tradotte (Histoire des Berbères, tomo III, pag. 64) “et [les Siciliens] y établirent des agents chargés d’administrer les gens du peuple et les cultivateurs.” Anco il Tigiani, nel luogo citato, fa supporre diversa la condizione de’ Gerbini avanti e dopo la ribellione; poich’ei dice del conquisto del 1135, che gli avanzi della popolazione rimasero sotto il dominio de’ Siciliani, e di quello del 1153 che gli abitatori furono la più parte menati prigioni in Sicilia e non rimase nella Gerbe se non che la gente da nulla. Anco Edrîsi parla della cattività in Palermo il 1153.E questa parmi la principale differenza de’ provvedimenti dati nelle due imprese. Nell’occupazione del 1135, confiscati i possessi, ma lasciata nel paese la gente, che non fu menata in cattività prima che si promulgasse l’amân. In quella del 1153, fatti schiavi quanti non furono uccisi e lasciato un pugno d’uomini, sì poco da non potersene temere altra sollevazione.138.Si veggano iDiplomi Arabi dell’Archivio fiorentino, Introduzione, § XVII, pag. xxxix, segg. e Mas-Latrie,Traités de paix, etc., au moyen-âge, Paris, 1866, in 4. Introduzione, pag. 83 segg.139.Si riscontri il capitolo precedente, pag. 372.140.N’abbiam fatta parola nel Libro V, cap. VI, pag. 156, di questo volume.141.NellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 536.142.Op. cit., pag. 537.143.Si riscontri ciò che abbiam detto nel Lib. V, cap. X, pag. 332, sul commercio de’ grani con l’Affrica. Ibn-el-Athîr, anno 536 (1141-2) nellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 286, narra che Hasan, dopo le prede fatte a Mehdia dall’armata siciliana, mandò a implorare pace da Ruggiero, “per aver grani dalla Sicilia; perocchè la fame era orribile quell’anno e grande la mortalità.” Noi abbiam notato più volte che la carestia e quindi il bisogno dei grani di Sicilia, era ormai permanente nell’Affrica propria. Sappiamo inoltre da Ibn-Abi-Dinâr, citato nel seguito di questa narrazione, che Hasan, lo stesso anno 536, dovea a Ruggiero grosse somme di danaro.144.NellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 537-8.Questo del 536 dell’egira (1141-2) par sia stato l’ultimo trattato. Come si è detto altre volte, tali patti erano sempre temporanei, e nel XII secolo soleano stipularsi per dieci anni. Or Ibn-el-Athîr, il quale narra cotesti fatti più largamente che ogni altro compilatore, dice in principio del capitolo su la presa di Mehdia il 543, che il trattato durava allora per altri due anni. Ammettendo, com’io fo, cotesta lezione, si riterrebbe che il trattato fosse stato stipulato il 1141-2, per dieci anni. Ma il dualesanateindel testo si può supporre scritto per isbaglio, con lievissima mutazione, in luogo del pluralesanîn, che significherebbe alcuni anni e lascerebbe perciò indeterminata la data del trattato più recente.145.Si vegga il nostro Libro II, cap. XII, pag. 476, del volume I.

70.Cotesti fatti, d’altronde notissimi, sono raccontati, con qualche diversità nelle date e ne’ particolari, da Ibn-el-Athîr, anno 448, edizione del Tornberg, vol. IX, pag. 425 segg.; dagliAnnales Regum Mauritaniæ, edizione del Tornberg, vol. II, pag. 100 segg.; e da Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, traduz. del baron de Slane, tomo II, pag. 67 seg. Secondo la traduzione degliAnnales, per Tornberg, pag. 106, il ribât sarebbe stato in mare. Ma il testo habahr, che si dice anco di gran fiume, e così la tradizione s’accorderebbe con quella, molto precisa d’Ibn-Khaldûn.

70.Cotesti fatti, d’altronde notissimi, sono raccontati, con qualche diversità nelle date e ne’ particolari, da Ibn-el-Athîr, anno 448, edizione del Tornberg, vol. IX, pag. 425 segg.; dagliAnnales Regum Mauritaniæ, edizione del Tornberg, vol. II, pag. 100 segg.; e da Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, traduz. del baron de Slane, tomo II, pag. 67 seg. Secondo la traduzione degliAnnales, per Tornberg, pag. 106, il ribât sarebbe stato in mare. Ma il testo habahr, che si dice anco di gran fiume, e così la tradizione s’accorderebbe con quella, molto precisa d’Ibn-Khaldûn.

71.Si vegga il lib. V, cap. I, pag. 12, del presente volume.

71.Si vegga il lib. V, cap. I, pag. 12, del presente volume.

72.Ibn-el-Athîr, testo, anno 407, edizione Tornberg, vol. IX, p. 205. Si riscontri il Dozy,Histoire des Musulmans d’Espagne, tomo IV, pag. 304, eRecherches, etc. seconda edizione, tom. II, pag. XXIX XXX, dove è notato un anacronismo d’Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, traduz. del baron de Slane, tomo II, pag. 79. L’occupazione di Denia per Moktadir torna, secondo gli autori seguiti dal Dozy, al 1079, ancorchè Ibn-el-Athîr la riferisca al 478 (1085-6).

72.Ibn-el-Athîr, testo, anno 407, edizione Tornberg, vol. IX, p. 205. Si riscontri il Dozy,Histoire des Musulmans d’Espagne, tomo IV, pag. 304, eRecherches, etc. seconda edizione, tom. II, pag. XXIX XXX, dove è notato un anacronismo d’Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, traduz. del baron de Slane, tomo II, pag. 79. L’occupazione di Denia per Moktadir torna, secondo gli autori seguiti dal Dozy, al 1079, ancorchè Ibn-el-Athîr la riferisca al 478 (1085-6).

73.Abbiamo la narrazione di questa impresa per Lorenzo Vernese, contemporaneo, il quale dà preziosissimi ragguagli, e più importanti compariranno quando il Bonaini ristamperà, com’egli ha promesso, questa cronica, sopra un Ms. ch’ei ne ha alle mani, molto migliore di quello che servì al Muratori. Per ora usiamo la edizione delRerum Italic. Script., tomo VI, pag. 111, segg. Si confronti con laChronica varia Pisana, nello stesso tomo del Muratori, pag. 101 segg. e con Marangone, nell’Archivio Storico Italiano, tomo VI, parte II, pag. 7 e 8. Degli Arabi si vegga ilBaiân-el-Moghrib, testo, ediz. del Dozy, tomo I, pag. 314, e Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, traduz. de Slane tomo II, pag. 206.

73.Abbiamo la narrazione di questa impresa per Lorenzo Vernese, contemporaneo, il quale dà preziosissimi ragguagli, e più importanti compariranno quando il Bonaini ristamperà, com’egli ha promesso, questa cronica, sopra un Ms. ch’ei ne ha alle mani, molto migliore di quello che servì al Muratori. Per ora usiamo la edizione delRerum Italic. Script., tomo VI, pag. 111, segg. Si confronti con laChronica varia Pisana, nello stesso tomo del Muratori, pag. 101 segg. e con Marangone, nell’Archivio Storico Italiano, tomo VI, parte II, pag. 7 e 8. Degli Arabi si vegga ilBaiân-el-Moghrib, testo, ediz. del Dozy, tomo I, pag. 314, e Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, traduz. de Slane tomo II, pag. 206.

74.Lorenzo Vernese, op. cit., pag. 154; Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, l. c., dice che Mobascer domandò gli aiuti ad Alì-ibn-Jûsuf.

74.Lorenzo Vernese, op. cit., pag. 154; Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, l. c., dice che Mobascer domandò gli aiuti ad Alì-ibn-Jûsuf.

75.Ibn-Khaldûn,Prolegomeni, testo di Parigi, parte II, pag. 37, e traduzione francese del baron de Slane, parte II, pag. 43. La data si vede dalle scorrerie ne’ dominii di Ruggiero, le quali or or narreremo.

75.Ibn-Khaldûn,Prolegomeni, testo di Parigi, parte II, pag. 37, e traduzione francese del baron de Slane, parte II, pag. 43. La data si vede dalle scorrerie ne’ dominii di Ruggiero, le quali or or narreremo.

76.Dozy,Histoire des Musulmans d’Espagne, tomo IV, pag. 263, nota 4.In due elegie scritte da Ibn-Hamdis l’anno stesso ch’ei morì (527= 1132-3) per un kaîd Ibn-Hamdûn, si fa ricordo anco del trapassato kaîd Abu-Mohammed-Meimûn; ma le vaghe lodi di virtù guerriera prodigate a costui, non danno alcuno indizio ch’egli appartenesse alla famiglia della quale noi trattiamo. Coteste elegie si trovano nel Diwan d’Ibn-Hamdis, Ms. di Pietroburgo, fog. 60 verso e 61 verso; della prima delle quali io ho dato il titolo nellaBibliot. ar. sicula, pag. 572. Mancano entrambe nel Ms. della Vaticana.

76.Dozy,Histoire des Musulmans d’Espagne, tomo IV, pag. 263, nota 4.

In due elegie scritte da Ibn-Hamdis l’anno stesso ch’ei morì (527= 1132-3) per un kaîd Ibn-Hamdûn, si fa ricordo anco del trapassato kaîd Abu-Mohammed-Meimûn; ma le vaghe lodi di virtù guerriera prodigate a costui, non danno alcuno indizio ch’egli appartenesse alla famiglia della quale noi trattiamo. Coteste elegie si trovano nel Diwan d’Ibn-Hamdis, Ms. di Pietroburgo, fog. 60 verso e 61 verso; della prima delle quali io ho dato il titolo nellaBibliot. ar. sicula, pag. 572. Mancano entrambe nel Ms. della Vaticana.

77.Il Marrekosci, testo, edizione del Dozy, pag. 149, narra che i Musulmani di Almeria, disdetto il nome almoravide, voleano far principe il kaîd-Abu-Abd-Allah-ibn-Meimûn, ma ch’egli ricusò dicendo: esser uomo di mare, facessero assegnamento sopra di lui contro le armate nemiche, ma dessero il principato ad un altro.

77.Il Marrekosci, testo, edizione del Dozy, pag. 149, narra che i Musulmani di Almeria, disdetto il nome almoravide, voleano far principe il kaîd-Abu-Abd-Allah-ibn-Meimûn, ma ch’egli ricusò dicendo: esser uomo di mare, facessero assegnamento sopra di lui contro le armate nemiche, ma dessero il principato ad un altro.

78.La rivolta dell’ammiraglio è accennata da Ibn-Khaldûn, il quale nellaHistoire des Berbères, vol. II, pag. 183 della traduzione, gli dà il nome di Ali-ibn-Isa-ibn-Meimûn; e ne’Prolegomeni, l. c., parla di tutta la famiglia de’ Beni-Meimûn “signori di Cadice.” Si vede ch’e’ stavano a cavallo sul mare, tra le Baleari, Denia, Cadice e Almeria.

78.La rivolta dell’ammiraglio è accennata da Ibn-Khaldûn, il quale nellaHistoire des Berbères, vol. II, pag. 183 della traduzione, gli dà il nome di Ali-ibn-Isa-ibn-Meimûn; e ne’Prolegomeni, l. c., parla di tutta la famiglia de’ Beni-Meimûn “signori di Cadice.” Si vede ch’e’ stavano a cavallo sul mare, tra le Baleari, Denia, Cadice e Almeria.

79.Mi par bene raccogliere qui i luoghi degli annali, ne’ quali si fa menzione di questa famiglia:1114. Alle Baleari,Maymonus, Lorenzo Vernese, e Ibn-Khaldûn, ll. cc.;1122. A Nicotra,Abu-Abd-Allah-ibn-Meimûn, secondo il Baiân, testo I, 317. Ibn-Khaldûn,Berbères, II, 26, traduzione, lo chiamaMohammed: e pare lo stesso personaggio, sendo solito tra’ Musulmani, ad onor del profeta, di porre ilkeniet, ossia soprannome, di Abu-Abd-Allah, a chi si chiamasse Mohammed. Ma il Tigiani, nellaBibl. ar. sicula, pag. 393, dà al capitano di questa correria il nome diAli-ibn-Meimûm, e potrebbe essere per avventura l’Alase all’accusativoAlanta, spagnuolo, che Lorenzo Vernese dice rimaso capitano del castello di Majorca dopo la fuga di Burabe, e scampato a nuoto quando i Pisani entravano nella fortezza. È da avvertire che Tigiani, op. cit., pag. 398, accennando a quel Meimûn-ibn-Mohammed-ibn-Meimûn che assalì la Sicilia dopo il 1123, aggiugne “aver già fatta menzione di costui” Pare da ciò che nei Mss. sia stato sbagliato il nome di Alì o quello di Mohammed.Le sorgenti siciliane dicono Gaytus Maymonus, senz’altro.1127. A Patti e Siracusa,Meimûn-ibn-Mohammed-ibn-Meimûn, capitano dell’armata almoravide. Prendo il nome dal Tigiani, nella Bibl. ar. sicula, pag. 398, quantunque la prima voce sia mutila,Maimue manchi altresì l’ibnseguente. Indi si potrebbe supporre ilMaimuscritto per sbaglio dal copista e non cancellato, e questo personaggio tornerebbe a Mohammed-ibn-Meimûn, lo stesso capitano, cioè, della correria sopra Nicotra del 1122. Ibn-Khaldûn,Storia de’ Berberi, testo nellaBibl. ar. sic., pag. 487, e traduzione francese del baron de Slane, II, 27, dice di questa seconda scorreria di Mohammed-ibn-Meimûn dopo l’impresa di Dimas, senza porre data precisa. Gli altri autori arabi non fanno parola della impresa del 1127.Ma parecchi de’ cristiani ne danno notizia. E primo, l’Appendice al Malaterra, presso Caruso,Bibl. sicula, pag. 249, porta che il 17 luglio 1027, ilGaitus Maymonus, saraceno spagnuolo, assalì Patti e Siracusa, dievvi il guasto, uccise, arse, fe’ preda e riportò prigioni uomini e donne. Lo stesso avvenimento, con le medesime parole e con errori di copia, si trova nella Epistola di fra Corrado, presso Caruso, op. cit., pag. 47, con un’aggiunta di fole, o fatti e nomi sì guasti da non potersi ravvisare. La tradizione dell’assalto del Gaito Maimono evidentemente è unica; e alla data scritta nelle due cronache non manca altro che una C per fare 1127, in luogo di 1027, che fu probabilmente cattiva correzione dei compilatori, entrambi del XIII secolo.E così il fatto risponde a quello raccontato da Guglielmo arcivescovo di Tiro, lib. XIII, cap. 22 (estratto presso Caruso, op. cit., pag. 1001), che avendo Ruggiero assalita invano l’Affrica con 40 galee, gli Affricani, armatone 80, si vendicarono dando il guasto a Siracusa. La data torna bene, poichè il cronista nel capitolo seguente nota la primavera del quarto anno dalla espugnazione di Tiro, la quale avvenne il 30 maggio 1124.Negli atti della traslazione del Corpo di Sant’Agata, (1126) presso il Gaetani,Vitæ sanctorum siculorum, tomo I, pag. 60, è attribuito a quella Santa il miracolo che, un anno appresso il trasporto della reliquia a Catania, i cittadini furono avvisati del prossimo assalto di pirati di Spagna; onde il nemico, trovandoli preparati, voltò la prora sopra Siracusa; dove uccise, fece prigioni “e portò via ogni cosa fuorchè le mura” dice lo scrittore contemporaneo.Sicardi, vescovo di Cremona, presso Muratori,Rer. ital. Scr., VII, 597, scrive sotto il 1127,Barbari Syracusanam civitatem invadunt, comburunt et cuncta diripiunt.1133 (1134 pisano). Pace fermata tra i Pisani, il re di Morroch, (Marocco) il re di Tremisiana (Telemsen) etGaidum Maimonem. Marangone, nell’Archivio Storico ital., tomo VI, Parte II, pag. 8.Il Makkari, testo di Leyde, vol. II, pag. 184, dice in generale delle scorrerie delKaid-ibn-Maimûnsopra i Cristiani, e ch’egli stava in Almeria.1137. Ne’ mari di Spagna, 22 galee genovesi inseguono le 40 di Gaito Maimone d’Almeria. Caffaro.Ann. Januenses, presso Muratori,Rer. Ital. Scr., tom. VI, pag. 259.1159.Mohammed-ibn-Abd-el-Azîz-ibn-Meimûn, capitano dell’armata del principe almohade Abd-el-Mumen all’assedio di Mehdia, respinse l’armata siciliana venuta in soccorso del presidio. Il nome è ricordato dal Tigiani (Ms. di Parigi Supp. Arabe 911. bis, fog. 140 verso) aggiugnendo ch’ei fosse “di quella casa sì celebre di capitani navali”; ma queste parole mancano a lor luogo nella traduzione francese che fece sopra altro Ms. Mr. Alphonse Rousseau, della quale si veggano le pagg. 262, 264. Il fatto di Mehdia è raccontato dallo stesso Tigiani nello squarcio ch’io pubblicai nellaBiblioteca arabo-sicula, testo pag. 402.1161. Oberto Spinola, con 5 galee si presenta nel porto di Denia, dove Lupo, re di Spagna, gli paga 10,000marabot(moneta degli almoravidi) e gli concede libero il commercio. Caffaro, op. cit., pag. 267. Secondo Ibn-Khaldûn, Berbères, traduz. II, 207,Lob(Lupo)ibn-Meimûnera ammiraglio degli Almohadi in quel tempo. La pace fermata tra lui ed i Genovesi è attestata anco da un diploma del 1162, nelLiber Jurium Reipubl. Januensis, tomo I, pag. 210.Si vegga anco, su i fatti de’ Beni Meimûn, il Gayangos, traduzione del Makkari,Mohammedan Dynasties in Spain, tomo II, pag. 547, nota. Non assento al dotto traduttore che cotesta famiglia fosse berbera, della tribù di Lamtuna. Mi pare piuttosto spagnuola e forse di origine cristiana. Meimûn era de’ nomi che i Musulmani solean dare a’ liberti.

79.Mi par bene raccogliere qui i luoghi degli annali, ne’ quali si fa menzione di questa famiglia:

1114. Alle Baleari,Maymonus, Lorenzo Vernese, e Ibn-Khaldûn, ll. cc.;

1122. A Nicotra,Abu-Abd-Allah-ibn-Meimûn, secondo il Baiân, testo I, 317. Ibn-Khaldûn,Berbères, II, 26, traduzione, lo chiamaMohammed: e pare lo stesso personaggio, sendo solito tra’ Musulmani, ad onor del profeta, di porre ilkeniet, ossia soprannome, di Abu-Abd-Allah, a chi si chiamasse Mohammed. Ma il Tigiani, nellaBibl. ar. sicula, pag. 393, dà al capitano di questa correria il nome diAli-ibn-Meimûm, e potrebbe essere per avventura l’Alase all’accusativoAlanta, spagnuolo, che Lorenzo Vernese dice rimaso capitano del castello di Majorca dopo la fuga di Burabe, e scampato a nuoto quando i Pisani entravano nella fortezza. È da avvertire che Tigiani, op. cit., pag. 398, accennando a quel Meimûn-ibn-Mohammed-ibn-Meimûn che assalì la Sicilia dopo il 1123, aggiugne “aver già fatta menzione di costui” Pare da ciò che nei Mss. sia stato sbagliato il nome di Alì o quello di Mohammed.

Le sorgenti siciliane dicono Gaytus Maymonus, senz’altro.

1127. A Patti e Siracusa,Meimûn-ibn-Mohammed-ibn-Meimûn, capitano dell’armata almoravide. Prendo il nome dal Tigiani, nella Bibl. ar. sicula, pag. 398, quantunque la prima voce sia mutila,Maimue manchi altresì l’ibnseguente. Indi si potrebbe supporre ilMaimuscritto per sbaglio dal copista e non cancellato, e questo personaggio tornerebbe a Mohammed-ibn-Meimûn, lo stesso capitano, cioè, della correria sopra Nicotra del 1122. Ibn-Khaldûn,Storia de’ Berberi, testo nellaBibl. ar. sic., pag. 487, e traduzione francese del baron de Slane, II, 27, dice di questa seconda scorreria di Mohammed-ibn-Meimûn dopo l’impresa di Dimas, senza porre data precisa. Gli altri autori arabi non fanno parola della impresa del 1127.

Ma parecchi de’ cristiani ne danno notizia. E primo, l’Appendice al Malaterra, presso Caruso,Bibl. sicula, pag. 249, porta che il 17 luglio 1027, ilGaitus Maymonus, saraceno spagnuolo, assalì Patti e Siracusa, dievvi il guasto, uccise, arse, fe’ preda e riportò prigioni uomini e donne. Lo stesso avvenimento, con le medesime parole e con errori di copia, si trova nella Epistola di fra Corrado, presso Caruso, op. cit., pag. 47, con un’aggiunta di fole, o fatti e nomi sì guasti da non potersi ravvisare. La tradizione dell’assalto del Gaito Maimono evidentemente è unica; e alla data scritta nelle due cronache non manca altro che una C per fare 1127, in luogo di 1027, che fu probabilmente cattiva correzione dei compilatori, entrambi del XIII secolo.

E così il fatto risponde a quello raccontato da Guglielmo arcivescovo di Tiro, lib. XIII, cap. 22 (estratto presso Caruso, op. cit., pag. 1001), che avendo Ruggiero assalita invano l’Affrica con 40 galee, gli Affricani, armatone 80, si vendicarono dando il guasto a Siracusa. La data torna bene, poichè il cronista nel capitolo seguente nota la primavera del quarto anno dalla espugnazione di Tiro, la quale avvenne il 30 maggio 1124.

Negli atti della traslazione del Corpo di Sant’Agata, (1126) presso il Gaetani,Vitæ sanctorum siculorum, tomo I, pag. 60, è attribuito a quella Santa il miracolo che, un anno appresso il trasporto della reliquia a Catania, i cittadini furono avvisati del prossimo assalto di pirati di Spagna; onde il nemico, trovandoli preparati, voltò la prora sopra Siracusa; dove uccise, fece prigioni “e portò via ogni cosa fuorchè le mura” dice lo scrittore contemporaneo.

Sicardi, vescovo di Cremona, presso Muratori,Rer. ital. Scr., VII, 597, scrive sotto il 1127,Barbari Syracusanam civitatem invadunt, comburunt et cuncta diripiunt.

1133 (1134 pisano). Pace fermata tra i Pisani, il re di Morroch, (Marocco) il re di Tremisiana (Telemsen) etGaidum Maimonem. Marangone, nell’Archivio Storico ital., tomo VI, Parte II, pag. 8.

Il Makkari, testo di Leyde, vol. II, pag. 184, dice in generale delle scorrerie delKaid-ibn-Maimûnsopra i Cristiani, e ch’egli stava in Almeria.

1137. Ne’ mari di Spagna, 22 galee genovesi inseguono le 40 di Gaito Maimone d’Almeria. Caffaro.Ann. Januenses, presso Muratori,Rer. Ital. Scr., tom. VI, pag. 259.

1159.Mohammed-ibn-Abd-el-Azîz-ibn-Meimûn, capitano dell’armata del principe almohade Abd-el-Mumen all’assedio di Mehdia, respinse l’armata siciliana venuta in soccorso del presidio. Il nome è ricordato dal Tigiani (Ms. di Parigi Supp. Arabe 911. bis, fog. 140 verso) aggiugnendo ch’ei fosse “di quella casa sì celebre di capitani navali”; ma queste parole mancano a lor luogo nella traduzione francese che fece sopra altro Ms. Mr. Alphonse Rousseau, della quale si veggano le pagg. 262, 264. Il fatto di Mehdia è raccontato dallo stesso Tigiani nello squarcio ch’io pubblicai nellaBiblioteca arabo-sicula, testo pag. 402.

1161. Oberto Spinola, con 5 galee si presenta nel porto di Denia, dove Lupo, re di Spagna, gli paga 10,000marabot(moneta degli almoravidi) e gli concede libero il commercio. Caffaro, op. cit., pag. 267. Secondo Ibn-Khaldûn, Berbères, traduz. II, 207,Lob(Lupo)ibn-Meimûnera ammiraglio degli Almohadi in quel tempo. La pace fermata tra lui ed i Genovesi è attestata anco da un diploma del 1162, nelLiber Jurium Reipubl. Januensis, tomo I, pag. 210.

Si vegga anco, su i fatti de’ Beni Meimûn, il Gayangos, traduzione del Makkari,Mohammedan Dynasties in Spain, tomo II, pag. 547, nota. Non assento al dotto traduttore che cotesta famiglia fosse berbera, della tribù di Lamtuna. Mi pare piuttosto spagnuola e forse di origine cristiana. Meimûn era de’ nomi che i Musulmani solean dare a’ liberti.

80.Valgano le autorità citate nella nota precedente sotto l’anno 1122. Si aggiunga Ibn-el-Athîr, anno 517, nellaBibl. ar. sic., pag. 282, il quale, senza dare il nome d’Ibn-Meimûn, dice saccheggiata Nicotra da un’armata degli Almoravidi.

80.Valgano le autorità citate nella nota precedente sotto l’anno 1122. Si aggiunga Ibn-el-Athîr, anno 517, nellaBibl. ar. sic., pag. 282, il quale, senza dare il nome d’Ibn-Meimûn, dice saccheggiata Nicotra da un’armata degli Almoravidi.

81.Ibn-el-Athîr, loc. cit.;Baiân, testo del Dozy, pag. 317 e dellaBibl. ar. sic., 371, anno 516; Ibn-Khaldûn,Storia dei Berberi, testo, nellaBibl. ar. sic., pag. 487 e nella versione francese, II, 27; Tigiani,Rehela, testo nellaBibl. ar. sic., pag. 394 segg. e nella versione francese, pag. 245 segg.; Ibn-Abi-Dinar, testo, nellaBibl. ar. sic., pag. 536 e nella versione francese pag. 153. Cotesti scrittori, che visser tutti dopo il XII secolo, par abbiano compilata la guerra del 1123 sopra due o tre cronisti contemporanei e su le relazioni ufiziali delle quali si farà menzione. De’ Cristiani abbiam solo Guglielmo di Tiro, citato poc’anzi a pag. 378 in nota. L’Abate di Telese allude alle conseguenze di questa impresa, quando, nel raccontare fatti del 1127, ei dice: “Cumque(Rogerius)ad alias iterum occupandas insulas terrasque attentius persisteret, etc.” Presso Caruso,Bibl. sicula, pag. 259.

81.Ibn-el-Athîr, loc. cit.;Baiân, testo del Dozy, pag. 317 e dellaBibl. ar. sic., 371, anno 516; Ibn-Khaldûn,Storia dei Berberi, testo, nellaBibl. ar. sic., pag. 487 e nella versione francese, II, 27; Tigiani,Rehela, testo nellaBibl. ar. sic., pag. 394 segg. e nella versione francese, pag. 245 segg.; Ibn-Abi-Dinar, testo, nellaBibl. ar. sic., pag. 536 e nella versione francese pag. 153. Cotesti scrittori, che visser tutti dopo il XII secolo, par abbiano compilata la guerra del 1123 sopra due o tre cronisti contemporanei e su le relazioni ufiziali delle quali si farà menzione. De’ Cristiani abbiam solo Guglielmo di Tiro, citato poc’anzi a pag. 378 in nota. L’Abate di Telese allude alle conseguenze di questa impresa, quando, nel raccontare fatti del 1127, ei dice: “Cumque(Rogerius)ad alias iterum occupandas insulas terrasque attentius persisteret, etc.” Presso Caruso,Bibl. sicula, pag. 259.

82.Baiân, Ibn-el-Athîr, Tigiani, Ibn-Khaldûn.

82.Baiân, Ibn-el-Athîr, Tigiani, Ibn-Khaldûn.

83.Veggasi Romualdo Salernitano, anni 1121-1122, presso Muratori,Rer. Italic.Scr., tomo VII, pag. 183.

83.Veggasi Romualdo Salernitano, anni 1121-1122, presso Muratori,Rer. Italic.Scr., tomo VII, pag. 183.

84.Si veggano le condizioni della corte di Mehdia in questo tempo dal Nowairi, testo, nellaBibl. ar. sic., pag. 456.

84.Si veggano le condizioni della corte di Mehdia in questo tempo dal Nowairi, testo, nellaBibl. ar. sic., pag. 456.

85.Baiân.

85.Baiân.

86.Si confrontino Ibn-el-Athîr, ilBaiân, e la Relazione ufiziale trascritta in parte dal Tigiani.

86.Si confrontino Ibn-el-Athîr, ilBaiân, e la Relazione ufiziale trascritta in parte dal Tigiani.

87.Tigiani e Ibn-Khaldûn.

87.Tigiani e Ibn-Khaldûn.

88.Ibn-el-Athîr,Baiân, Tigiani. È notevole che ilBaiândica delleKabilechiamate e degliArabicondotti. Evidentemente la prima denominazione indica qui gli abitanti antichi, arabi e berberi. Tigiani dice: leKabiledi Arabi e altri.Kabîlain arabico significa tribù.

88.Ibn-el-Athîr,Baiân, Tigiani. È notevole che ilBaiândica delleKabilechiamate e degliArabicondotti. Evidentemente la prima denominazione indica qui gli abitanti antichi, arabi e berberi. Tigiani dice: leKabiledi Arabi e altri.Kabîlain arabico significa tribù.

89.Baiân.

89.Baiân.

90.Relazione, presso Tigiani.

90.Relazione, presso Tigiani.

91.Ibn-el-Athîr,Baiân.

91.Ibn-el-Athîr,Baiân.

92.Si vegga il nostro lib. I, cap. v, vij, pagg. 111, 112, 165 del 1º volume e il cap. ij del lib. V, pag. 81 del presente.

92.Si vegga il nostro lib. I, cap. v, vij, pagg. 111, 112, 165 del 1º volume e il cap. ij del lib. V, pag. 81 del presente.

93.Questo fatto non si ritrae da’ cronisti, ma da una kasîda d’Ibn-Hamdîs, scritta a bella posta dopo il caso di Dimas. Nella quale il poeta, vantando il conquisto musulmano della Sicilia e le scorrerie nelle quali i Musulmani avean prese le donne dei Rûm, continua:“E Cossira, dove si veggono i teschi degli avi loro; i teschi de’ cui rottami è cosparso tuttora il terren brullo!”

93.Questo fatto non si ritrae da’ cronisti, ma da una kasîda d’Ibn-Hamdîs, scritta a bella posta dopo il caso di Dimas. Nella quale il poeta, vantando il conquisto musulmano della Sicilia e le scorrerie nelle quali i Musulmani avean prese le donne dei Rûm, continua:

“E Cossira, dove si veggono i teschi degli avi loro; i teschi de’ cui rottami è cosparso tuttora il terren brullo!”

94.Così il Tigiani. E veramente il 21 luglio, secondo il calendario cristiano, cadde in sabato. Questo prova che l’autore seguito dal Tigiani abbia tenuto il conto civile dell’egira, non l’astronomico, che comincia un giorno innanzi. Ibn-el-Athir dice negli ultimi di Giumadi primo, senza specificare il giorno. Così anche ilBaiân.

94.Così il Tigiani. E veramente il 21 luglio, secondo il calendario cristiano, cadde in sabato. Questo prova che l’autore seguito dal Tigiani abbia tenuto il conto civile dell’egira, non l’astronomico, che comincia un giorno innanzi. Ibn-el-Athir dice negli ultimi di Giumadi primo, senza specificare il giorno. Così anche ilBaiân.

95.Cotesto nome è dato dalBaiâne dal Tigiani. La relazione ufiziale, co’ suoi vezzi di prosa rimata, dice “un’isola piena diahsau.” Or, secondo i dizionarii, questo vocabolo è plurale dihisâ, ohusâ“acqua che s’infiltra nella sabbia, e la sabbia stessa:” mentrehuswa, singolare diahasi, vuol dire sorso o centellino. Il Quatremère nella versione francese di Makrizi,Sultans Mamlouks, tomo I, parte 1, pag. 19, nota 19, spiega, con moltissimi esempii,hisa“puits creusé dans le sable.” Io ritengo che i due vocaboli siano stati usati promiscuamente, come sono simili le radici e vicino il significato, e che l’isolotto fosse stato dettoAhasiper cagion de’ pozzi che vi si cavassero.Più importante osservazione è che gli Arabi contemporanei abbian parlato di un isolotto, mentre or ve n’ha due. Trascuraron essi il minore: o ve n’era un solo che poi si è spezzato; oppure le sabbie n’han formato un altro dal XII secolo in qua?Nella carta di Smyth, nuova edizione del 1860, sono segnati a settentrione del Capo Dimas i due isolotti Baltah, divisi dalla terra ferma per uno strettissimo canale di basso fondo. I medesimi, col nome di “Isole Sorelle,” si veggono nella bella carta delSahel, ossia costiera tunisina, pubblicata dal sig. Enrico De Gubernatis, nel primo Fascicolo del Bollettino della Società geografica italiana, Firenze, agosto 1868. Nella carta si vede il tratto di costiera da Mehdia a Dimas, del quale noi parliamo nel testo; e leOsservazioniaggiunte a pag. 245, del Bollettino, §7, danno l’odierna larghezza dello Stretto tra Dimas ed Ahasi.

95.Cotesto nome è dato dalBaiâne dal Tigiani. La relazione ufiziale, co’ suoi vezzi di prosa rimata, dice “un’isola piena diahsau.” Or, secondo i dizionarii, questo vocabolo è plurale dihisâ, ohusâ“acqua che s’infiltra nella sabbia, e la sabbia stessa:” mentrehuswa, singolare diahasi, vuol dire sorso o centellino. Il Quatremère nella versione francese di Makrizi,Sultans Mamlouks, tomo I, parte 1, pag. 19, nota 19, spiega, con moltissimi esempii,hisa“puits creusé dans le sable.” Io ritengo che i due vocaboli siano stati usati promiscuamente, come sono simili le radici e vicino il significato, e che l’isolotto fosse stato dettoAhasiper cagion de’ pozzi che vi si cavassero.

Più importante osservazione è che gli Arabi contemporanei abbian parlato di un isolotto, mentre or ve n’ha due. Trascuraron essi il minore: o ve n’era un solo che poi si è spezzato; oppure le sabbie n’han formato un altro dal XII secolo in qua?

Nella carta di Smyth, nuova edizione del 1860, sono segnati a settentrione del Capo Dimas i due isolotti Baltah, divisi dalla terra ferma per uno strettissimo canale di basso fondo. I medesimi, col nome di “Isole Sorelle,” si veggono nella bella carta delSahel, ossia costiera tunisina, pubblicata dal sig. Enrico De Gubernatis, nel primo Fascicolo del Bollettino della Società geografica italiana, Firenze, agosto 1868. Nella carta si vede il tratto di costiera da Mehdia a Dimas, del quale noi parliamo nel testo; e leOsservazioniaggiunte a pag. 245, del Bollettino, §7, danno l’odierna larghezza dello Stretto tra Dimas ed Ahasi.

96.Relazione.

96.Relazione.

97.IlMerâsid-el-Ittila’, ediz. di Leyde, tomo I, 443, ricorda de’ luoghi di questo nome a Waset e ad Ascalona, e dice che esso significhi carceri. Si potrebbe supporre che il nome del Capo fosse venuto da alcun edifizio romano che era o pareva una prigione, poichè negli atlanti marittimi si vede il segno di antiche rovine sul lato settentrionale del capo. In Makrizi,Mowâ’iz, ediz. di Bulâk, tomo I, pag. 482, 483, è intitolata così una specie di navi. Questo vocabolo poi par derivato dalla lingua greca e congenere aDâmâseDâmûs“volta sotterranea.” Nel dialetto siciliano, “dammusu” vuol dire “tetto a volta” ed anco “cella sotterranea di prigione.”Secondo Ibn-el-Athîr, Dimas, terra murata, racchiudeva un castello posto in riva allo Stretto; poi ch’egli dice che i Cristiani aveano occupato il castello, e che i Musulmani lo assediavano.

97.IlMerâsid-el-Ittila’, ediz. di Leyde, tomo I, 443, ricorda de’ luoghi di questo nome a Waset e ad Ascalona, e dice che esso significhi carceri. Si potrebbe supporre che il nome del Capo fosse venuto da alcun edifizio romano che era o pareva una prigione, poichè negli atlanti marittimi si vede il segno di antiche rovine sul lato settentrionale del capo. In Makrizi,Mowâ’iz, ediz. di Bulâk, tomo I, pag. 482, 483, è intitolata così una specie di navi. Questo vocabolo poi par derivato dalla lingua greca e congenere aDâmâseDâmûs“volta sotterranea.” Nel dialetto siciliano, “dammusu” vuol dire “tetto a volta” ed anco “cella sotterranea di prigione.”

Secondo Ibn-el-Athîr, Dimas, terra murata, racchiudeva un castello posto in riva allo Stretto; poi ch’egli dice che i Cristiani aveano occupato il castello, e che i Musulmani lo assediavano.

98.Tigiani.

98.Tigiani.

99.Baiâne Tigiani.

99.Baiâne Tigiani.

100.Baiân.

100.Baiân.

101.Baiâne Tigiani. Ma Ibn-el-Athîr dice che i Siciliani aveano assalita la terra di Dimas ed erano stati respinti dagli Arabi.

101.Baiâne Tigiani. Ma Ibn-el-Athîr dice che i Siciliani aveano assalita la terra di Dimas ed erano stati respinti dagli Arabi.

102.Relazione.

102.Relazione.

103.Tigiani porta l’occupazione del castello il terzo giorno dallo sbarco; ilBaiâna dì 28 giumadi primo, correggendosi il testo com’io ho fatto nellaBibl. ar. sic., pag. 371, nota 4. Il primo aggiugne che favorirono in questa fazione il nemico “alcuni Arabi corrotti da’ due capitani di Sicilia”. Secondo laRelazionefu “un de’ ribelli tiranni Arabi” che, per colpo di mano, fece entrare i Cristiani nel castello. Ibn-Hamdîs, nel verso 25 della citata kasîda, esclama: “Lo comperarono (il castello di Dimas) e vendettero alcune anime (de’ loro) alla distruzione. Dimmi s’essi hanno perduto o guadagnato in tal baratto?”

103.Tigiani porta l’occupazione del castello il terzo giorno dallo sbarco; ilBaiâna dì 28 giumadi primo, correggendosi il testo com’io ho fatto nellaBibl. ar. sic., pag. 371, nota 4. Il primo aggiugne che favorirono in questa fazione il nemico “alcuni Arabi corrotti da’ due capitani di Sicilia”. Secondo laRelazionefu “un de’ ribelli tiranni Arabi” che, per colpo di mano, fece entrare i Cristiani nel castello. Ibn-Hamdîs, nel verso 25 della citata kasîda, esclama: “Lo comperarono (il castello di Dimas) e vendettero alcune anime (de’ loro) alla distruzione. Dimmi s’essi hanno perduto o guadagnato in tal baratto?”

104.Relazione. In questo stesso documento, ridondante di figure, si dice degli assediati che “il fuoco li arse, che sembrava quel dell’inferno”. Se ne può dedurre che nell’assedio fosse stata adoperata la nafta.Le tribù di Arabi che segnalaronsi in queste fazioni, secondo i versi 51 a 58 della citata kasîda, furon quelle dei Riâh, Dahmân, Zeid e Sakhr.

104.Relazione. In questo stesso documento, ridondante di figure, si dice degli assediati che “il fuoco li arse, che sembrava quel dell’inferno”. Se ne può dedurre che nell’assedio fosse stata adoperata la nafta.

Le tribù di Arabi che segnalaronsi in queste fazioni, secondo i versi 51 a 58 della citata kasîda, furon quelle dei Riâh, Dahmân, Zeid e Sakhr.

105.Tigiani.

105.Tigiani.

106.Baiân.

106.Baiân.

107.Questo numero è dato dal solo Ibn-Abi-Dinar, compilatore moderno, ma esatto e non tanto rettorico. Forse trovavasi in alcuna delle relazioni ufiziali contemporanee; perocchè negli squarci serbati dal Tigiani si legge lo stesso numero di centomila, erroneamente dato, e forse per mero sbaglio di copista, al presidio cristiano del piccol castello di Dimas. Si vegga nellaBibl. ar. sic.la nota 5 della pag. 397.

107.Questo numero è dato dal solo Ibn-Abi-Dinar, compilatore moderno, ma esatto e non tanto rettorico. Forse trovavasi in alcuna delle relazioni ufiziali contemporanee; perocchè negli squarci serbati dal Tigiani si legge lo stesso numero di centomila, erroneamente dato, e forse per mero sbaglio di copista, al presidio cristiano del piccol castello di Dimas. Si vegga nellaBibl. ar. sic.la nota 5 della pag. 397.

108.Ibn-Hamdîs, nella kasîda citata, verso 35, dice “molti provarono a riscattarsi dalla dura lor sorte con tant’oro quant’e’ pesavano; e l’oro non fu accettato!”

108.Ibn-Hamdîs, nella kasîda citata, verso 35, dice “molti provarono a riscattarsi dalla dura lor sorte con tant’oro quant’e’ pesavano; e l’oro non fu accettato!”

109.Baiân, senza dire il motivo al quale io attribuisco la longanimità del governo zirita.

109.Baiân, senza dire il motivo al quale io attribuisco la longanimità del governo zirita.

110.Ibn-el-Athîr, porta la catastrofe il mercoledì 15 giumadi 2º; ilBaiânil 15 giumadi; Tigiani il mercoledì 14 giumadi. I fatti sono raccontati con poco divario in quelle tre opere. E lo stesso in Ibn-Khaldûn e Ibn-Abi-Dinar.

110.Ibn-el-Athîr, porta la catastrofe il mercoledì 15 giumadi 2º; ilBaiânil 15 giumadi; Tigiani il mercoledì 14 giumadi. I fatti sono raccontati con poco divario in quelle tre opere. E lo stesso in Ibn-Khaldûn e Ibn-Abi-Dinar.

111.L’è data da Tigiani. Ibn-el-Athîr fa menzione di questaBusera, “la grida” diremmo noi.

111.L’è data da Tigiani. Ibn-el-Athîr fa menzione di questaBusera, “la grida” diremmo noi.

112.Questa poesia, che manca nel Ms. di Pietroburgo, si legge in quello della Vaticana, pag. 127 della copia del prof. Sciahuan. La pubblicherò in appendice allaBibl. ar. sicula.

112.Questa poesia, che manca nel Ms. di Pietroburgo, si legge in quello della Vaticana, pag. 127 della copia del prof. Sciahuan. La pubblicherò in appendice allaBibl. ar. sicula.

113.Baiân, testo, nellaBibl. ar. sic., pag. 382, e nella edizione del Dozy, pag. 317. Si vegga il cenno biografico di Abu-s-Salt, nella nostra Introduzione, vol. I, pag. xxxviij, n. IV. Ibn-Khallikân, quivi citato, riferisce che Abu-s-Salt andò a Mehdia il 506.

113.Baiân, testo, nellaBibl. ar. sic., pag. 382, e nella edizione del Dozy, pag. 317. Si vegga il cenno biografico di Abu-s-Salt, nella nostra Introduzione, vol. I, pag. xxxviij, n. IV. Ibn-Khallikân, quivi citato, riferisce che Abu-s-Salt andò a Mehdia il 506.

114.Si vegga la pag. 378, in nota, anno 1127.

114.Si vegga la pag. 378, in nota, anno 1127.

115.Alessandro di Telese, presso Caruso,Bibl. sic., pag. 259. Il cronista dice che Ruggiero “si rammaricò del non aver saputo a tempo la morte del Duca.” Or noi ritraggiamo da Falcone Beneventano e da Romualdo Salernitano, che l’era seguìta il 20 luglio.

115.Alessandro di Telese, presso Caruso,Bibl. sic., pag. 259. Il cronista dice che Ruggiero “si rammaricò del non aver saputo a tempo la morte del Duca.” Or noi ritraggiamo da Falcone Beneventano e da Romualdo Salernitano, che l’era seguìta il 20 luglio.

116.Lettera di Ruggiero al conte di Barcellona e minuta della risposta che gli si richiedea; chè tal è di certo sendo scritta a nome del conte di Barcellona e data dal Palazzo di Palermo lo stesso giorno. La copia è cavata dall’Archivio regio di Barcellona, come si scorge dalla sottoscrizione dello archivario del tempo. Io la tolgo dalla Biblioteca comunale di Palermo, volume segnalo Q. 9. G. 1. ch’è de’ manoscritti di Antonino Amico il quale riportò di Spagna in Sicilia preziosissima raccolta di documenti storici. A questi due diplomi si riferì, al certo, il Di Biasi (Storia del Regno di Sicilia, libro VII, cap. xvi) chiamandoli “Monumenti tratti dal Regio Archivio”, senza dir di qual paese.La data dal 1127 dell’Incarnazione, torna al 1128, poichè si tratta del mese di gennaio. Se pur non ci fosse per dimostrarlo la indizione 6ª, basterebbe il titolo di Duca di Puglia dato a Ruggiero, il quale nol potea prendere innanzi l’agosto 1127. Lascio da canto il mese di marzo, scritto per sbaglio, quando ilXV.Kal. februariiindica precisamente il gennaio. Laprossima stateriferita alla 7ª indizione, mentre correa la 6ª, mi fa supporre usata qui per anomalia, l’indizione che si rinnovava il 25 marzo, di che v’ha esempii appo la stessa corte di Roma, nell’XI e nel XIIº secolo. Del resto, la cancelleria siciliana adoperava ordinariamente la indizione costantinopolitana. Ei non è verosimile che l’impresa fosse stata proposta per la state della 7ª indizione 1129, a capo, cioè, di 17 mesi dalla data del diploma.Su i combattimenti che seguirono allora in Catalogna, si vegga il Surita,Anales de la corona de Aragon, lib. I, cap. xlix.Or ecco i due diplomi:I. Ego R (Rogerius) Dei gratia Princeps, et Dux Apuliae, Siciliae, et Calabriae Comes, concedo tibi Domino R (Raimundo) eadem gratia Comiti Barcinonensi, per honestissimos legatos tuos, videlicet Petrum Archidiaconum; et Raimundum, venientes ad nos Panormum, gratia (?) requirendi auxilium, et consilium propter guerras, et multiplices incursus Saracenorum in partibus Hispaniae, hanc subscriptam pactionem. Concedo tibi per securitatem baronum meorum, videlicet Roberti de Terona, et Roberti de Miliaco, quia si in praesentia legatorum meorum, videlicet Guilelmi de Pincinniaco, et Samsonis de Surda-valle, ad praesentiam tuam proficiscentium, iuraveris, infra octo dies eorum aduentus ad te, cartulas praesentes mearum pactionum, legatis tuis, vel legato, pro hoc negotio ad me venturis, vel venturo, iurabo quia in futura aestate septimae indictionis, in mense Julii, vel ante, galeas quinquaginta in servitium Dei, et auxilium exercitus, ad exercitum in Hispaniam, excepta occasione, quae propter hoc non sit reperta, mittam. Facta Panormi in palatio Domini Ducis, anno Dominicae Incarnationis M centesimo XXVII, Mense Martii (Januarii) XVº Kal. Februarij, indictione sexta.II. Ego R (Raimundus) Dei gratia Barcinonensis Comes iuro, et assecuro tibi Domino Rogerio eadem gratia duci, quod ibo in Kal. Julij septimae Indictionis, vel ante, cum exercitu meo in Hispania, in servitium Dei, et auxilium tuum, et adiuvabo homines tuos terra, et mari per fidem: et in auxilio tuo, et hominum tuorum permanebo quandiu classis tua, quae Extolyum dicitur, terra, et mari Hispaniae fuerit. Ego galeis tuis, et aliis navibus tuis, et hominibus Extolij tui, et rebus eorum secura receptacula in mari, et in terra, in Civitatibus, Castellis, et Villis dabo ad posse meum, et liberam victualium, et stipendiorum emptionem: et assecuro tibi de universa adquisitione nostra, tempore exercitus lui, terra, et mari in partibus Hispaniae, scilicet Civitatum, Castellorum, Castrorum, burgorum, casalium, villarum, omnium denique terrarum, hominum, auri, argenti, et rerum omnium, tam mobilium, quam etiam stabilium, integram medietatem habendam tibi, et hominibus tuis super hanc causam tua illusione ordinatis, sine contrarietate, vel contradictione, vel vi eis illata; ei non queram, neque querere faciam, neque consentiam quomodo eam perdas. Et adiuvabo tibi eam tenere, defendere, et hominibus, et baiulis tuis per fidem, sine fraude, et ingenio, contra omnes homines, et foeminas, qui praedictam partem tibi, vel hominibus tuis ad tollendum invaserit. Quod si forte de his praedictis pactionibus aliquid minus factum in exercitu tuo factum fuerit. Infra octo dies emendabo, vel emendari faciam per iustitiam, si inde requisitus fuero, vel per concordiam, quae sit grata illi, vel illis, cui, vel quibus, minus facium fuerit factum, si ex eo, vel ex eis, qui recipere debet non remanserit. Haec attendam, et observabo per fidem sine fraude, et ingenio tibi, et baiulis tuis, et hominibus tuis; sicut supra scriptum est in praesenti cartula. Facta Panormi in palatio Domini Ducis, anno Dominicae Incarnationis M centesimo XXVII, mense Martij (Ianuarij) XV. Kal. Februarij, indictione sexta.A carta recondita in scrinio mensae Aulae inferioris Regij Archivij.Michel Bernardo Archivario del Regio Archivio de Barcelona. Raphael de Dominic.

116.Lettera di Ruggiero al conte di Barcellona e minuta della risposta che gli si richiedea; chè tal è di certo sendo scritta a nome del conte di Barcellona e data dal Palazzo di Palermo lo stesso giorno. La copia è cavata dall’Archivio regio di Barcellona, come si scorge dalla sottoscrizione dello archivario del tempo. Io la tolgo dalla Biblioteca comunale di Palermo, volume segnalo Q. 9. G. 1. ch’è de’ manoscritti di Antonino Amico il quale riportò di Spagna in Sicilia preziosissima raccolta di documenti storici. A questi due diplomi si riferì, al certo, il Di Biasi (Storia del Regno di Sicilia, libro VII, cap. xvi) chiamandoli “Monumenti tratti dal Regio Archivio”, senza dir di qual paese.

La data dal 1127 dell’Incarnazione, torna al 1128, poichè si tratta del mese di gennaio. Se pur non ci fosse per dimostrarlo la indizione 6ª, basterebbe il titolo di Duca di Puglia dato a Ruggiero, il quale nol potea prendere innanzi l’agosto 1127. Lascio da canto il mese di marzo, scritto per sbaglio, quando ilXV.Kal. februariiindica precisamente il gennaio. Laprossima stateriferita alla 7ª indizione, mentre correa la 6ª, mi fa supporre usata qui per anomalia, l’indizione che si rinnovava il 25 marzo, di che v’ha esempii appo la stessa corte di Roma, nell’XI e nel XIIº secolo. Del resto, la cancelleria siciliana adoperava ordinariamente la indizione costantinopolitana. Ei non è verosimile che l’impresa fosse stata proposta per la state della 7ª indizione 1129, a capo, cioè, di 17 mesi dalla data del diploma.

Su i combattimenti che seguirono allora in Catalogna, si vegga il Surita,Anales de la corona de Aragon, lib. I, cap. xlix.

Or ecco i due diplomi:

I. Ego R (Rogerius) Dei gratia Princeps, et Dux Apuliae, Siciliae, et Calabriae Comes, concedo tibi Domino R (Raimundo) eadem gratia Comiti Barcinonensi, per honestissimos legatos tuos, videlicet Petrum Archidiaconum; et Raimundum, venientes ad nos Panormum, gratia (?) requirendi auxilium, et consilium propter guerras, et multiplices incursus Saracenorum in partibus Hispaniae, hanc subscriptam pactionem. Concedo tibi per securitatem baronum meorum, videlicet Roberti de Terona, et Roberti de Miliaco, quia si in praesentia legatorum meorum, videlicet Guilelmi de Pincinniaco, et Samsonis de Surda-valle, ad praesentiam tuam proficiscentium, iuraveris, infra octo dies eorum aduentus ad te, cartulas praesentes mearum pactionum, legatis tuis, vel legato, pro hoc negotio ad me venturis, vel venturo, iurabo quia in futura aestate septimae indictionis, in mense Julii, vel ante, galeas quinquaginta in servitium Dei, et auxilium exercitus, ad exercitum in Hispaniam, excepta occasione, quae propter hoc non sit reperta, mittam. Facta Panormi in palatio Domini Ducis, anno Dominicae Incarnationis M centesimo XXVII, Mense Martii (Januarii) XVº Kal. Februarij, indictione sexta.

II. Ego R (Raimundus) Dei gratia Barcinonensis Comes iuro, et assecuro tibi Domino Rogerio eadem gratia duci, quod ibo in Kal. Julij septimae Indictionis, vel ante, cum exercitu meo in Hispania, in servitium Dei, et auxilium tuum, et adiuvabo homines tuos terra, et mari per fidem: et in auxilio tuo, et hominum tuorum permanebo quandiu classis tua, quae Extolyum dicitur, terra, et mari Hispaniae fuerit. Ego galeis tuis, et aliis navibus tuis, et hominibus Extolij tui, et rebus eorum secura receptacula in mari, et in terra, in Civitatibus, Castellis, et Villis dabo ad posse meum, et liberam victualium, et stipendiorum emptionem: et assecuro tibi de universa adquisitione nostra, tempore exercitus lui, terra, et mari in partibus Hispaniae, scilicet Civitatum, Castellorum, Castrorum, burgorum, casalium, villarum, omnium denique terrarum, hominum, auri, argenti, et rerum omnium, tam mobilium, quam etiam stabilium, integram medietatem habendam tibi, et hominibus tuis super hanc causam tua illusione ordinatis, sine contrarietate, vel contradictione, vel vi eis illata; ei non queram, neque querere faciam, neque consentiam quomodo eam perdas. Et adiuvabo tibi eam tenere, defendere, et hominibus, et baiulis tuis per fidem, sine fraude, et ingenio, contra omnes homines, et foeminas, qui praedictam partem tibi, vel hominibus tuis ad tollendum invaserit. Quod si forte de his praedictis pactionibus aliquid minus factum in exercitu tuo factum fuerit. Infra octo dies emendabo, vel emendari faciam per iustitiam, si inde requisitus fuero, vel per concordiam, quae sit grata illi, vel illis, cui, vel quibus, minus facium fuerit factum, si ex eo, vel ex eis, qui recipere debet non remanserit. Haec attendam, et observabo per fidem sine fraude, et ingenio tibi, et baiulis tuis, et hominibus tuis; sicut supra scriptum est in praesenti cartula. Facta Panormi in palatio Domini Ducis, anno Dominicae Incarnationis M centesimo XXVII, mense Martij (Ianuarij) XV. Kal. Februarij, indictione sexta.

A carta recondita in scrinio mensae Aulae inferioris Regij Archivij.

Michel Bernardo Archivario del Regio Archivio de Barcelona. Raphael de Dominic.

117.Presso Caruso,Bibl. Sicula, pag. 257, 258. La Cronica di Falcone Beneventano e gli Annali di Romualdo Salernitano mostrano i particolari di questo brutto quadro.

117.Presso Caruso,Bibl. Sicula, pag. 257, 258. La Cronica di Falcone Beneventano e gli Annali di Romualdo Salernitano mostrano i particolari di questo brutto quadro.

118.Si vegga il Libro V, cap. X, pag. 271 segg. di questo volume.

118.Si vegga il Libro V, cap. X, pag. 271 segg. di questo volume.

119.Nel Capitolo 1º del presente libro, pag. 347, abbiamo accennato ad alcuni casi sotto la reggenza. Romualdo Salernitano,Annali, 1126, dice espressamente che i baroni seminavano zizzanie tra Guglielmo e Ruggiero.

119.Nel Capitolo 1º del presente libro, pag. 347, abbiamo accennato ad alcuni casi sotto la reggenza. Romualdo Salernitano,Annali, 1126, dice espressamente che i baroni seminavano zizzanie tra Guglielmo e Ruggiero.

120.Romualdo Salernitano, op. cit., dal 1121 al 1127.

120.Romualdo Salernitano, op. cit., dal 1121 al 1127.

121.Alessandro abate di Telese.

121.Alessandro abate di Telese.

122.Falcone Beneventano.

122.Falcone Beneventano.

123.Si confrontino: Alessandro abate di Telese, lib. I, e Falcone Beneventano, anni 1127 a 1129, presso Caruso,Bibl. Sicula, pag. 259 segg. 329 segg.; e Romualdo Salernitano, anni 1126 a 1130, presso Muratori,Rer. Ital. Script., VII, pag. 184 segg. Lascio da parte le dispute che si son fatte su l’assentimento dell’antipapa Anacleto, su la doppia incoronazione del re, ecc.

123.Si confrontino: Alessandro abate di Telese, lib. I, e Falcone Beneventano, anni 1127 a 1129, presso Caruso,Bibl. Sicula, pag. 259 segg. 329 segg.; e Romualdo Salernitano, anni 1126 a 1130, presso Muratori,Rer. Ital. Script., VII, pag. 184 segg. Lascio da parte le dispute che si son fatte su l’assentimento dell’antipapa Anacleto, su la doppia incoronazione del re, ecc.

124.Le scarse sorgenti istoriche di questo fatto non ci permettono di ritrarre precisi i particolari. Abbiamo in primo luogo la bolla dell’antipapa Anacleto, data il 27 settembre 1130, pubblicata in parte dal Baronio e poi dal Pirro,Chronologia, pag.XVeXVI, per la quale concedeasi a Ruggiero la coronadel regnodi Sicilia, Calabria e Puglia, dichiarandonecapola Sicilia. Ma noi non sappiam se questa bolla sia stata mai spedita, e sopratutto se Ruggiero l’abbia accettata. L’abate di Telese, scrittor di corte, non ne fa parola. Ei narra il fatto come proceduto dal solo voto del Parlamento e limita il titolo regio alla Sicilia. Ma questo abate cortigiano scrisse dopo la pace del re con Innocenzo II; onde si potrebbe supporre ch’egli avesse trascurata ad arte la concessione dell’antipapa e ridotto il titolo regio ne’ termini che poi assentì Innocenzo. La bolla, in fine, di questo papa, data il 27 luglio 1139, pare una transazione, ammettendo il titolo di re per la Sicilia e mantenendo quel di duca per la Calabria e la Puglia, pretesi feudi della Santa Sede.Ho detto transazione, perchè il titolo usato da Ruggiero tra il 1130 e il 1139 fuSicilie atque Italie rex, come si legge nei diplomi di settembre 1131, presso Pirro,Sic. Sacra, pag. 386, 387; del 1133 e 1137, presso Ughelli,Italia Sacra; e vedeasi a rilievo in una campana del duomo di Palermo, dettala Guzza, gittata in Palermo il 1136, indiz. xiv, della quale il Pirro,Chronologia, pag.XVI, riferisce la leggenda. Occorre anco in un diploma di Ruggiero, dato di novembre 1137 e trascritto da Falcone Beneventano, presso Caruso,Bibl. Sic., pag. 367. Cotesto titolo ricomparisce talvolta nei diplomi de’ due Guglielmi: ma più ordinariamente fu usato quello di re di Sicilia, del Ducato di Puglia e di Calabria, e del Principato di Capua. Si corregga con questi particolari il saggio storico ch’io scrissi nella mia prima gioventù, stampato il 1835 nelleEffemeridi scientifiche e letterarie per la Sicilia, fasc. 35, sotto il titolo diOsservazioni intorno un’opinione del Signor Del Re, ecc.

124.Le scarse sorgenti istoriche di questo fatto non ci permettono di ritrarre precisi i particolari. Abbiamo in primo luogo la bolla dell’antipapa Anacleto, data il 27 settembre 1130, pubblicata in parte dal Baronio e poi dal Pirro,Chronologia, pag.XVeXVI, per la quale concedeasi a Ruggiero la coronadel regnodi Sicilia, Calabria e Puglia, dichiarandonecapola Sicilia. Ma noi non sappiam se questa bolla sia stata mai spedita, e sopratutto se Ruggiero l’abbia accettata. L’abate di Telese, scrittor di corte, non ne fa parola. Ei narra il fatto come proceduto dal solo voto del Parlamento e limita il titolo regio alla Sicilia. Ma questo abate cortigiano scrisse dopo la pace del re con Innocenzo II; onde si potrebbe supporre ch’egli avesse trascurata ad arte la concessione dell’antipapa e ridotto il titolo regio ne’ termini che poi assentì Innocenzo. La bolla, in fine, di questo papa, data il 27 luglio 1139, pare una transazione, ammettendo il titolo di re per la Sicilia e mantenendo quel di duca per la Calabria e la Puglia, pretesi feudi della Santa Sede.

Ho detto transazione, perchè il titolo usato da Ruggiero tra il 1130 e il 1139 fuSicilie atque Italie rex, come si legge nei diplomi di settembre 1131, presso Pirro,Sic. Sacra, pag. 386, 387; del 1133 e 1137, presso Ughelli,Italia Sacra; e vedeasi a rilievo in una campana del duomo di Palermo, dettala Guzza, gittata in Palermo il 1136, indiz. xiv, della quale il Pirro,Chronologia, pag.XVI, riferisce la leggenda. Occorre anco in un diploma di Ruggiero, dato di novembre 1137 e trascritto da Falcone Beneventano, presso Caruso,Bibl. Sic., pag. 367. Cotesto titolo ricomparisce talvolta nei diplomi de’ due Guglielmi: ma più ordinariamente fu usato quello di re di Sicilia, del Ducato di Puglia e di Calabria, e del Principato di Capua. Si corregga con questi particolari il saggio storico ch’io scrissi nella mia prima gioventù, stampato il 1835 nelleEffemeridi scientifiche e letterarie per la Sicilia, fasc. 35, sotto il titolo diOsservazioni intorno un’opinione del Signor Del Re, ecc.

125.Si confrontino: Alessandro abate di Telese, lib. II, III; Falcone Beneventano, anni 1130 segg.; Romualdo Salernitano, negli stessi anni. Marangone, nell’Archivio Storico Italiano, tomo VI, parte II, pag. 9, dice dell’armata di Ruggiero. L’abate di Telese, presso Caruso,Bibl. Sic., pag. 282 e 295, fa menzione delle compagnie stanziali. La bolla d’Innocenzo II è stata già citata nella pag. precedente, in nota.

125.Si confrontino: Alessandro abate di Telese, lib. II, III; Falcone Beneventano, anni 1130 segg.; Romualdo Salernitano, negli stessi anni. Marangone, nell’Archivio Storico Italiano, tomo VI, parte II, pag. 9, dice dell’armata di Ruggiero. L’abate di Telese, presso Caruso,Bibl. Sic., pag. 282 e 295, fa menzione delle compagnie stanziali. La bolla d’Innocenzo II è stata già citata nella pag. precedente, in nota.

126.Alessandro abate di Telese, presso Caruso, op. cit., pag. 274.

126.Alessandro abate di Telese, presso Caruso, op. cit., pag. 274.

127.Otone di Frisingen,Chronicon, lib. VII, cap. 20.

127.Otone di Frisingen,Chronicon, lib. VII, cap. 20.

128.Abate di Telese, nell’op. cit., pag. 275, 276.

128.Abate di Telese, nell’op. cit., pag. 275, 276.

129.Anno 1133.

129.Anno 1133.

130.Anno 1133, presso Caruso, op. cit., pag. 351.

130.Anno 1133, presso Caruso, op. cit., pag. 351.

131.Anno 1127.

131.Anno 1127.

132.Falcone Beneventano, presso Caruso, op. cit., pag. 345.

132.Falcone Beneventano, presso Caruso, op. cit., pag. 345.

133.Epistole, presso Martene e Durand,Veterum Scriptorum, ecc. tomo II. Parigi, 1724, pag. 183, 186 segg.

133.Epistole, presso Martene e Durand,Veterum Scriptorum, ecc. tomo II. Parigi, 1724, pag. 183, 186 segg.

134.Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 529; Tigiani, Ibn-Khaldûn, e Ibn-Abi-Dinâr, nellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 284, 398, 487 e 536. Nessuno di questi compilatori ci dice appunto in qual mese dell’anno musulmano fossero succeduti gli avvenimenti ch’e’ narrano. La durata dell’assedio e i due fatti che seguono, sono riferiti dal solo Ibn-Abi-Dinâr, nell’op. cit., pag. 537. Tutti pongono l’assedio di Mehdia prima del saccheggio delle Gerbe, del quale abbiamo la data precisa dall’Edrîsi.Al citato luogo d’Ibn-Khaldûn risponde la versione francese di M. De Slane, vol. II, pag. 27; la quale, nello stile scorrevole e netto dell’egregio traduttore, dà talvolta ai fatti quella precisione che lor manca nel testo e li ravvicina l’uno all’altro e connette più strettamente che non abbia fatto l’autore. Così il passo “Roger pritaussitôtla résolution, etc.” rappresenta come avvenuti entro pochi mesi, due fatti tra i quali corsero nove anni, cioè dal 1127 al 1135.

134.Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 529; Tigiani, Ibn-Khaldûn, e Ibn-Abi-Dinâr, nellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 284, 398, 487 e 536. Nessuno di questi compilatori ci dice appunto in qual mese dell’anno musulmano fossero succeduti gli avvenimenti ch’e’ narrano. La durata dell’assedio e i due fatti che seguono, sono riferiti dal solo Ibn-Abi-Dinâr, nell’op. cit., pag. 537. Tutti pongono l’assedio di Mehdia prima del saccheggio delle Gerbe, del quale abbiamo la data precisa dall’Edrîsi.

Al citato luogo d’Ibn-Khaldûn risponde la versione francese di M. De Slane, vol. II, pag. 27; la quale, nello stile scorrevole e netto dell’egregio traduttore, dà talvolta ai fatti quella precisione che lor manca nel testo e li ravvicina l’uno all’altro e connette più strettamente che non abbia fatto l’autore. Così il passo “Roger pritaussitôtla résolution, etc.” rappresenta come avvenuti entro pochi mesi, due fatti tra i quali corsero nove anni, cioè dal 1127 al 1135.

135.Ho dati alcuni ragguagli su le cose di questa isola nellaStoria del Vespro Siciliano, edizione del 1866, tomo I, pag. 309 segg. e in una lettera indirizzata al signor Federigo Odorici, tra gliAtti e memorie delle regie deputazioni di storia patria per le province modenesi e parmensi, vol. III. N’ho fatta anco menzione nel presente lavoro, libro III, cap. X, vol. II, p. 197.

135.Ho dati alcuni ragguagli su le cose di questa isola nellaStoria del Vespro Siciliano, edizione del 1866, tomo I, pag. 309 segg. e in una lettera indirizzata al signor Federigo Odorici, tra gliAtti e memorie delle regie deputazioni di storia patria per le province modenesi e parmensi, vol. III. N’ho fatta anco menzione nel presente lavoro, libro III, cap. X, vol. II, p. 197.

136.Si confrontino: Edrîsi; Ibn-el-Athîr, anno 529;Baiân, anno 530; Tigiani; Abulfeda, anno 529; Nowairi; Ibn-Khaldûn e Ibn-Abi-Dinâr, nellaBibl. arabo-sicula, pag. 73, 286, 372, 384, 415, 456, 494 segg. 498 e 537. La versione e il testo di Edrîsi si veggan anco nellaDescription de l’Afrique et de l’Espagnepar MM. Dozy et de Goeje, Leyde, 1866, pag. 151-152; quella d’Ibn-Khaldûn, nellaHistoire des Berbères, per M. De Slane, tomo I, 245; II, 397, 427; III, 63 segg. 87, 122; e quella di Tigiani, per M. Rousseau, nelJournal Asiatique, Aôut-sept. 1852, pag. 170 segg. Debbo avvertire il lettore che il paragrafo d’Ibn-el-Athîr su le Gerbe ed alcuni altri citati nel corso del presente capitolo, sono stati tradotti dal baron De Slane, in appendice al II volume dellaHistoire des Berbères, par Ibn-Khaldoun, pag. 578 segg. anni 529, 537, 541, 543, 544, 546, 547.Fuorchè ilBaiân, gli altri portano il fatto nel 529, e l’Edrîsi, ch’è il solo contemporaneo e lo potea ben sapere, lo riferisce allo scorcio dell’anno. Ibn-Khaldûn, in un luogo, dice l’occupazione avvenuta il 529 e in un altro il 530.

136.Si confrontino: Edrîsi; Ibn-el-Athîr, anno 529;Baiân, anno 530; Tigiani; Abulfeda, anno 529; Nowairi; Ibn-Khaldûn e Ibn-Abi-Dinâr, nellaBibl. arabo-sicula, pag. 73, 286, 372, 384, 415, 456, 494 segg. 498 e 537. La versione e il testo di Edrîsi si veggan anco nellaDescription de l’Afrique et de l’Espagnepar MM. Dozy et de Goeje, Leyde, 1866, pag. 151-152; quella d’Ibn-Khaldûn, nellaHistoire des Berbères, per M. De Slane, tomo I, 245; II, 397, 427; III, 63 segg. 87, 122; e quella di Tigiani, per M. Rousseau, nelJournal Asiatique, Aôut-sept. 1852, pag. 170 segg. Debbo avvertire il lettore che il paragrafo d’Ibn-el-Athîr su le Gerbe ed alcuni altri citati nel corso del presente capitolo, sono stati tradotti dal baron De Slane, in appendice al II volume dellaHistoire des Berbères, par Ibn-Khaldoun, pag. 578 segg. anni 529, 537, 541, 543, 544, 546, 547.

Fuorchè ilBaiân, gli altri portano il fatto nel 529, e l’Edrîsi, ch’è il solo contemporaneo e lo potea ben sapere, lo riferisce allo scorcio dell’anno. Ibn-Khaldûn, in un luogo, dice l’occupazione avvenuta il 529 e in un altro il 530.

137.Ibn-Abi-Dinâr, compilatore, com’ho avvertito altre volte, moderno ma diligentissimo, il quale, senza dubbio, copiò questo squarcio da qualche cronista contemporaneo, scrive che il re “pose i Gerbini superstiti nella condizione diKhewelsuoi.” Questa voce significa “famigliari, servi, uomini che lavorano pel padrone.” Ibn-Khaldûn, nellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 498, dice che gli abitatori furono lasciati nell’isola e sottoposti alla gezìa. Lo stesso autore, narrando in altro luogo (Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 496) che l’isola si ribellò e fu ripigliata il 1153, dice che i Siciliani adoperarono al lavoro iraia’(infime classi del popolo) e i contadini: le quali parole il dotto baron De Slane ha tradotte (Histoire des Berbères, tomo III, pag. 64) “et [les Siciliens] y établirent des agents chargés d’administrer les gens du peuple et les cultivateurs.” Anco il Tigiani, nel luogo citato, fa supporre diversa la condizione de’ Gerbini avanti e dopo la ribellione; poich’ei dice del conquisto del 1135, che gli avanzi della popolazione rimasero sotto il dominio de’ Siciliani, e di quello del 1153 che gli abitatori furono la più parte menati prigioni in Sicilia e non rimase nella Gerbe se non che la gente da nulla. Anco Edrîsi parla della cattività in Palermo il 1153.E questa parmi la principale differenza de’ provvedimenti dati nelle due imprese. Nell’occupazione del 1135, confiscati i possessi, ma lasciata nel paese la gente, che non fu menata in cattività prima che si promulgasse l’amân. In quella del 1153, fatti schiavi quanti non furono uccisi e lasciato un pugno d’uomini, sì poco da non potersene temere altra sollevazione.

137.Ibn-Abi-Dinâr, compilatore, com’ho avvertito altre volte, moderno ma diligentissimo, il quale, senza dubbio, copiò questo squarcio da qualche cronista contemporaneo, scrive che il re “pose i Gerbini superstiti nella condizione diKhewelsuoi.” Questa voce significa “famigliari, servi, uomini che lavorano pel padrone.” Ibn-Khaldûn, nellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 498, dice che gli abitatori furono lasciati nell’isola e sottoposti alla gezìa. Lo stesso autore, narrando in altro luogo (Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 496) che l’isola si ribellò e fu ripigliata il 1153, dice che i Siciliani adoperarono al lavoro iraia’(infime classi del popolo) e i contadini: le quali parole il dotto baron De Slane ha tradotte (Histoire des Berbères, tomo III, pag. 64) “et [les Siciliens] y établirent des agents chargés d’administrer les gens du peuple et les cultivateurs.” Anco il Tigiani, nel luogo citato, fa supporre diversa la condizione de’ Gerbini avanti e dopo la ribellione; poich’ei dice del conquisto del 1135, che gli avanzi della popolazione rimasero sotto il dominio de’ Siciliani, e di quello del 1153 che gli abitatori furono la più parte menati prigioni in Sicilia e non rimase nella Gerbe se non che la gente da nulla. Anco Edrîsi parla della cattività in Palermo il 1153.

E questa parmi la principale differenza de’ provvedimenti dati nelle due imprese. Nell’occupazione del 1135, confiscati i possessi, ma lasciata nel paese la gente, che non fu menata in cattività prima che si promulgasse l’amân. In quella del 1153, fatti schiavi quanti non furono uccisi e lasciato un pugno d’uomini, sì poco da non potersene temere altra sollevazione.

138.Si veggano iDiplomi Arabi dell’Archivio fiorentino, Introduzione, § XVII, pag. xxxix, segg. e Mas-Latrie,Traités de paix, etc., au moyen-âge, Paris, 1866, in 4. Introduzione, pag. 83 segg.

138.Si veggano iDiplomi Arabi dell’Archivio fiorentino, Introduzione, § XVII, pag. xxxix, segg. e Mas-Latrie,Traités de paix, etc., au moyen-âge, Paris, 1866, in 4. Introduzione, pag. 83 segg.

139.Si riscontri il capitolo precedente, pag. 372.

139.Si riscontri il capitolo precedente, pag. 372.

140.N’abbiam fatta parola nel Libro V, cap. VI, pag. 156, di questo volume.

140.N’abbiam fatta parola nel Libro V, cap. VI, pag. 156, di questo volume.

141.NellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 536.

141.NellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 536.

142.Op. cit., pag. 537.

142.Op. cit., pag. 537.

143.Si riscontri ciò che abbiam detto nel Lib. V, cap. X, pag. 332, sul commercio de’ grani con l’Affrica. Ibn-el-Athîr, anno 536 (1141-2) nellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 286, narra che Hasan, dopo le prede fatte a Mehdia dall’armata siciliana, mandò a implorare pace da Ruggiero, “per aver grani dalla Sicilia; perocchè la fame era orribile quell’anno e grande la mortalità.” Noi abbiam notato più volte che la carestia e quindi il bisogno dei grani di Sicilia, era ormai permanente nell’Affrica propria. Sappiamo inoltre da Ibn-Abi-Dinâr, citato nel seguito di questa narrazione, che Hasan, lo stesso anno 536, dovea a Ruggiero grosse somme di danaro.

143.Si riscontri ciò che abbiam detto nel Lib. V, cap. X, pag. 332, sul commercio de’ grani con l’Affrica. Ibn-el-Athîr, anno 536 (1141-2) nellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 286, narra che Hasan, dopo le prede fatte a Mehdia dall’armata siciliana, mandò a implorare pace da Ruggiero, “per aver grani dalla Sicilia; perocchè la fame era orribile quell’anno e grande la mortalità.” Noi abbiam notato più volte che la carestia e quindi il bisogno dei grani di Sicilia, era ormai permanente nell’Affrica propria. Sappiamo inoltre da Ibn-Abi-Dinâr, citato nel seguito di questa narrazione, che Hasan, lo stesso anno 536, dovea a Ruggiero grosse somme di danaro.

144.NellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 537-8.Questo del 536 dell’egira (1141-2) par sia stato l’ultimo trattato. Come si è detto altre volte, tali patti erano sempre temporanei, e nel XII secolo soleano stipularsi per dieci anni. Or Ibn-el-Athîr, il quale narra cotesti fatti più largamente che ogni altro compilatore, dice in principio del capitolo su la presa di Mehdia il 543, che il trattato durava allora per altri due anni. Ammettendo, com’io fo, cotesta lezione, si riterrebbe che il trattato fosse stato stipulato il 1141-2, per dieci anni. Ma il dualesanateindel testo si può supporre scritto per isbaglio, con lievissima mutazione, in luogo del pluralesanîn, che significherebbe alcuni anni e lascerebbe perciò indeterminata la data del trattato più recente.

144.NellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 537-8.

Questo del 536 dell’egira (1141-2) par sia stato l’ultimo trattato. Come si è detto altre volte, tali patti erano sempre temporanei, e nel XII secolo soleano stipularsi per dieci anni. Or Ibn-el-Athîr, il quale narra cotesti fatti più largamente che ogni altro compilatore, dice in principio del capitolo su la presa di Mehdia il 543, che il trattato durava allora per altri due anni. Ammettendo, com’io fo, cotesta lezione, si riterrebbe che il trattato fosse stato stipulato il 1141-2, per dieci anni. Ma il dualesanateindel testo si può supporre scritto per isbaglio, con lievissima mutazione, in luogo del pluralesanîn, che significherebbe alcuni anni e lascerebbe perciò indeterminata la data del trattato più recente.

145.Si vegga il nostro Libro II, cap. XII, pag. 476, del volume I.

145.Si vegga il nostro Libro II, cap. XII, pag. 476, del volume I.


Back to IndexNext