241.De’ capitani degli arcieri sono soscritti nel diploma del 1172, che abbiam citato nel libro V, cap. ix, pag 262, nota 3. Un capitano de’ Negri della corte è nominato, con parecchi altri ufiziali, da Ibn-Giobair nello squarcio che citammo poc’anzi.242.Diploma del 1172 citato nella nota precedente.243.Ibn-Giobair, loc. cit. e propriamente a pag. 539. delJourn. Asiat.di dicembre 1845, ed a pag. 26 della Appendice dell’Archivio storico italiano.244.Si vegga il Sacy,Chréstomathie arabe, tomo II, pag. 287, 305. Noi abbiam fatto cenno di questa divisa nel libro IV, cap. i ed viij, pag. 240 e 356 del 2º volume.245.Capitolo ij del presente libro, pag. 411.246.L’ultima e più splendida pubblicazione di questo pallio, che chiamavasi di Nuremberg dal luogo dove fu tenuto infino al XVIII secolo, è stata fatta dall’abate Bock nell’opera intitolata:Die Kleinodien des heil. röm. Reichs, Vienna, 1864.In vece di questo libro, ch’è rarissimo per cagion del prezzo, citerò il Gregorio,Rerum Arabicarum, pag. 172, il quale die’ il disegno della iscrizione e il Reinaud che rifece, correggendola alquanto, la trascrizione e traduzione, nelJournal Asiatiquedi aprile 1846, pag. 583.247.Si vegga qui sopra la pag. 434.248.Ibn-Giobair, testo, ediz. del Wright, pag. 325 eBibl. ar. sicula, pag. 84. Io ne detti la traduzione francese nelJourn. Asiat.di dic. 1845, pag. 541, e l’italiana nell’Archivio storico, Appendice cit., pag. 27. Si confronti il nostro Libro IV, cap. xiij, pag. 448 del 2º vol.249.Ibn-Hammâd, nellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 317.250.Diploma greco-arabico della Cappella palatina di Palermo, dato del 6651 (1143) e soscritto da Giorgio d’Antiochia. Il Morso che lo pubblicò nelPalermo antico, pag. 302 e il Caruso che aiutò il Garofalo a ristamparlo nelTabulariumdella stessa Cappella, pag. 13, lesser male le due ultime parole; e però tradusseroLaus Deo, excelso, magno. Correggo su l’originale ch’io riscontrai nell’ottobre 1860.La diplomatica e la storia ci hanno serbati gli’alâmadi molti principi musulmani. Si vegga a questo proposito Reinaud,Monuments,.... du Musée Blacas, tomo I, pag. 109, eDocuments inédits sur l’Histoire de France, Mélanges, tomo II, p. 52; Ibn-Khaldoun,Histoire des Berbères, versione del baron de Slane, tomo I, pag 27, 31, 42; II, 92, 197, 356; Tigiani, nelJourn. Asiatiquedi agosto e settembre 1852, pag. 163; ilKartâs, ediz. del Tornberg, pag. 190, 202, della traduzione latina, ec. Io ho dato un altro’alâmanelle note a Ibn-Giobair,Journal Asiatiquedi marzo 1846, pag. 214, e dettone anco ne’Diplomi arabi di Firenze, pag. lxviij e ne’ luoghi quivi citati in nota.251.Diplomi arabo-greci della Chiesa di Catania, dati di settembre e marzo 6653, de’ quali ho avuta copia per cortesia del prof. Cusa.252.Sangiorgio Spinelli,Monete Cufiche, pag. 41, 43, 47, N. clxxxij, cc, ccxxvij, e molte altre. Ve n’ha anco nelle raccolte di Adler, Pietrazewschi, Castiglioni, Marsden; e molte ne ho viste inedite nel Gabinetto di Parigi. Si confronti Mortillaro,Opere, tomo III, pag. 406 a 410, dove nella moneta inedita, N. cij, a pag. 408, è sbagliato al certo il titolo di Ruggiero dal principio alla fine.253.Sangiorgio, op. cit., pag. 47, 48, N. ccxxviij e ccxxix.254.El Moktader bi-kodratih.Il titolo di Moktader fu portato da un califo abbasida, da un principe di Saragozza, ec.255.Edrîsi, testo, nellaBibl. ar. sicula, pag. 15. Ho aggiunta tra parentesi, innanziimâm di Roma, la vocesostegno, che fu evidentemente dimenticata dal copista. La si trova in un titolo analogo di Guglielmo II, nel diploma arabico della cattedrale di Palermo dato il 6677 (1169) ed è replicata in un diploma della Chiesa di Morreale del 6686 (1178) e 6691 (1183) l’ultimo de’ quali fu pubblicato da M. Des Vergers, nelJourn. Asiat.di ottobre 1845, e de’ primi due ho avute copie dal prof. Cusa lodato di sopra.256.NellaBibl. arabo-sicula, testo pag. 584.257.Ρογέριος ἐν χριζῶ τῶ θεῶ εὐσεβὴς κραταιὸς ρὶξ καὶ Χριζιανῶν βοηθὸς, soscrizione dello splendido diploma della Cappella palatina di Palermo, pubblicato dal Monfaucon e ristampato nel Tabulario di essa Cappella, pag. 10 e altrove. La stessa soscrizione si legge ne’ diplomi pubblicati dallo Spata,Pergamene greche, pag. 224, 430, (veggasi a pag. 411, il titolo di Conte di Calabria e di Sicilia e difensore de’ Cristiani, in un diploma del 1133); in que’ del Trinchera,Syllabus graecarum membran., p. 138, 155, 182, (veggasi a pag. 101, un diploma del 1115, col titolo di Conte di Calabria Sicilia epaese italicoe difensore de’ Cristiani); e similmente nei diplomi arabo-greci delle Chiese di Catania, Morreale e Cefalù del tempo di Ruggiero, dei quali ho avute copie dal prof. Cusa. Si veggano anco i documenti citati dal Di Blasi,Storia di Sicilia, lib. VII, cap. xxij.258.Diploma della Trinità della Cava, dato il 1130, allegato dal Di Blasi loc. cit., ed altro del 1137, nella cronica di Falcone Beneventano, presso Caruso,Bibl. sicula, pag. 367. Si vegga anche qualche altro diploma originale latino nel Pirro. Ma il gran suggello latino del re, com’ egli è noto, avea soltanto:Rogerius Dei gratia rex Sicilie ducatus Apulie et principatus Capue.259.Edrîsi, nellaBibl. ar. sicula, testo pag. 27, dice che alla morte del malek Ruggiero figlio di Tancredi, ereditò lo stato il suo figliuolo, il malek Ruggiero secondo.Lasciando da parte, come ho avvertito nel lib. V, cap. x, pag. 342 e segg. di questo volume, le monete attribuite al primo conte Ruggiero, a Roberto Guiscardo e al duca Ruggiero figliuolo di costui, le quali, secondo me, van tutte rivedute, v’ha non poche monete arabiche appartenenti senza alcun dubbio a re Ruggiero, le quali si posson supporre battute prima della coronazione. Dico quelle che hanno da una faccia la formola musulmana e dall’altra un T rabescato, da un lato del quale si leggebiamr, sopraRogiâre dall’altro latoeth-thâni, ossia “per comando di Ruggiero secondo:” monete d’oro non rare, delle quali io ho viste parecchie nel gabinetto numismatico di Parigi. La stessa leggenda e lo stesso tipo di T un po’ svariato, si scerne nelle figure dell’opera di Sangiorgio Spinelli, tavola V, N. 4 a 9; VI, N. 1 a 14; VII, N. 1 a 7, 24, 25, 26; XXIV, N. 20, 21; XXVII, N. 3, fino all’ultimo e XXVIII, N. 1 a 9. Lo stesso ho letto distintamente in tre impronte di monete del museo di Napoli mandatemi non è guari dal Fiorelli; le quali pur ignoro se trovinsi tra quelle pubblicate del Sangiorgio. Credo non sian punto diversi il N. cxviij del Museo Naniano di Assemani, nè i N. lxiv, lxv, e lxvj del Borgiano di Adler. Di questo lxv, posso poi affermarlo, avendo attentamente osservata nell’ottobre 1864 la moneta, che serbasi nel museo di Parma. In generale e’ mi sembra che la vocebiamrlettaamire ilthâni. che spesso è mutilato ed è stato interpretalo a vanvera, abbiano prodotte molte delle erronee interpretazioni che son corse, come quella diemîro l’altra dien nâr“Normanno” che ha messa fuori il Mortillaro nelMedagliere arabo-siculo, pag. 51. I principi di Sicilia che dettero il titolo d’amirad un ministro loro, nol presero al certo per se stessi, e molto meno egli è verosimile che abbiano storpiato così sconciamente il nome di loro schiatta.260.Falcone Beneventano, presso Caruso,Bibl. Sicula, pag. 380.261.Testo nellaBibl. ar. Sicula, pag. 16, segg. Una parafrasi, non sempre esatta, di questa parte della prefazione si legge nella versione francese di M. Jaubert, tomo I, pag. xvj a xviij.262.Riiâdhiiâte’amaliiât. Secondo i bibliografi arabi, la prima di coteste classi conteneva l’aritmetica, la geometria, l’astronomia e la musica; la seconda la morale, l’economia domestica, l’amministrazione pubblica, i doveri dei re e de’ ministri e l’arte della guerra. M. Jaubert, pag. xviij, tradusse questa seconda classelittérature, sbaglio sì grosso che parmi da attribuirlo a lezione erronea del Mss.263.Defêtir, sul qual vocabolo si vegga il nostro libro V, cap. x, pag. 324 del presente volume.Questa voce insolita, e non usata qui per necessità della rima, mi fa pensar che l’autore abbia voluto anco accennare alle carte geografiche. E però ho tradotto servilmente “pergamene” anzi che “registri” ovvero, più genericamente “scritti.”264.Il significato litterale sarebbe che i chiamati eran tutti sudditi di Ruggiero e che lor si domandavano le notizie de’ proprii paesi. Ma evidentemente si tratta di viaggiatori qualunque, o per lo meno d’Italiani, e di relazioni su tutte le regioni ch’e’ conoscessero. Edrîsi che scrivea pel mondo musulmano, affigurava Ruggiero come re di tutta Italia, anzi come una specie d’imperatore di Occidente.Ho tradotta genericamente “ministro” la vocewasitahche significa propriamente “intermediario” e che M. Jaubert reseinterprète. Ma nè i dizionarii, nè il fatto speciale, nè l’uso degli scrittori moderni confermano questo arbitrio di versione. Un passo di Makrizi e una nota di M. De Sacy (Chrestomathie Arabe, tomo I, p. 94 e 126) provano che sotto i Fatemiti d’Egitto ilwasitahera segretario di Stato e che talvolta fu chiamato così il primo ministro. In ogni modo, qui si tratta manifestamente d’un direttore di statistica nella segreteria del re; se pure Edrîsi non era egli stesso ilwasitah, e non usò a bello studio questo vocabolo che non rispondeva ad alcun ufizio costituito.265.Letteralmente “le lunghezze delle distanze e le larghezze di esse;” ossia le distanze in dirittura dei meridiani e de’ paralelli. E in vero, i pratici de’ luoghi non poteano dar che le distanze secondo le vie conosciute e la direzione delle stesse vie secondo la rosa de’ venti; e questo appunto è ciò che noi troviamo nella geografia di Edrîsi; ma i gradi di longitudine e latitudine, si doveano domandare agli astronomi antichi o a’ viventi. Montava poi di verificare reciprocamente le tavole di longitudine e latitudine e le distanze riferite da’ pratici: e questo è appunto ciò che Edrîsi dice essere stato praticato quando il re fece riportare col compasso quelle distanze sopra un planisfero graduato, e ricercare da qual parte fosse l’errore, nel caso di discrepanza tra le tavole e gli itinerarii. Pertanto non mi sembra precisa la traduzione francese, pag. xx: “Ensuite il voulut savoir d’une manière positive les longitudes, les latitudes” etc.266.“Planche à dessinner” mi pare espressione troppo vaga. Il testo ha “tavola deltarsîm, o, diremmo noi dell’abozzo, dello schizzo o simili.” Come ognun vede, non si trattava di un foglioda disegno, ma di un foglio già delineato, una mappa, sia che fosse graduata soltanto per costruirvi le figure geografiche, sia che vi fosser anco delineati i contorni e segnati i punti principali, per verificarli, confrontandoli con le distanze itinerarie.267.Mofasselsignifica propriamente diviso in pezzi, o composto di varii pezzi. Però mi discosto dall’opinione del mio dotto maestro Mr. Reinaud, che credea meramente diviso in gradi il disco d’argento, nel quale doveasi incidere il planisfero. Edrîsi stesso dà alla seconda forma del verbofazelil significato di tagliare, adoperandola nel descrivere il lavorio del corallo a Ceuta (Dozy et de Goeje,Description de l’Afrique, etc., parEdrîsi, pag. 168 del testo, 201 della versione). D’altronde il planisfero d’un pezzo d’argento che pesava 150 chilogrammi ed avea per diametro poco men che due metri, non sarebbe stato punto maneggevole.268.Il peso chiamatodirhem, variò e varia tuttavia ne’ paesi musulmani: la media tra idirhemodierni di Egitto, Aleppo, Algeri, torna, evitando le frazioni troppo minute, a grammi 3,35; moltiplicato il qual numero per 112, si avrebbe ilrotl rumi, ossia libbra italiana, poco oltre i grammi 375, cioè 13 grammi più della libbra di Bologna e 26 più di quella di Roma e Firenze: e il peso del planisfero monterebbe a 150 chilogrammi. Supponendolo grosso cinque millimetri e ritenendo la qualità di argento data da Edrîsi, il diametro tornerebbe a metro 1,90, secondo il calcolo che ha fatto a mia richiesta l’amico senatore Brioschi.269.Credo risponda precisamente a questo, nel presente luogo, la voceKhalkdel testo, “creazione” e cose create in generale, e “cosa ordinata, disposta ec.,” in particolare; sì che talvolta si ristringe agli esseri ragionevoli, secondo le idee musulmane, cioè gli uomini e iginn.270.La prefazione si legge intera ne’ codici ch’io ho designati con le lettere A. C. (Introduzione, vol. I, pag. xliv, eBibl. arabo-sicula, testo, pagina 14, nota 1) e ne avanzano pochi righi nel D. Traduco ora le tre lezioni:A. “.... il vestire, la lingua. E ho dato a questo (libro) il titolo diNozhat, ec. Esso è stato messo insieme, coordinato, licenziato e connesso (rilegato?) verso lo scorcio di scewâl del 548. Comincio or a trattar, la prima cosa, della figura della Terra, ec.”C. “.... il vestire, la lingua; e (continua a reggere comandò il re) che fosse posto a questo libro il titolo diNozhat, ec. Ed ecco che io ubbidisco a così fatto comando, e compio questa prescrizione, cominciando la prima cosa, a trattar della figura della Terra, ec.”D. Vi manca, coi primi fogli tutta la prefazione innanzi la voce “questo” della quale si scerne qualche vestigio, e segue“K « t » b(il titolo) dikitâb(libro) delNozhat, ec. E ciò è stato ne’ primi dieci (giorni) di ianîr, corrispondente al mese di scewâl, dell’anno 548. Ed ecco ch’io ubbidisco a così fatto comando e compio questa prescrizione, cominciando, la prima cosa, a trattar della figura della Terra, ec.”Riman qui a spiegare il vocabolo arabico che ho notato con le sole tre lettere della radice, mancandovi le vocali; il quale per omissione se mia o del tipografo non so, fu saltato nel testo dellaBiblioteca, linea 10 della pag. 19. Non potendo suppor cotesto vocabolo scritto erroneamente, in sì bel codice e in luogo sì cospicuo del testo, invece diKitâb(libro), la qual voce viene immediatamente dopo, mi par sia da leggereKatb, “scritto” onde il passo intero tornerebbe “ed (ha comandato il re) che si desse a questo scritto il titolo di libro delNozhat, ec.”Or ognun vede che i codici D e C appartengono a ramo diverso dal codice A; che il più vicino al ceppo, per continuare la mia similitudine, è D dove si legge il mese di gennaio; che questo vocabolo non arabico e però mal compreso fu soppresso dal copista di C; e che il copista di A seguì un testo diverso, dato fuori com’egli è verosimile, quando il compilatore, fuggito ne’ tumulti della Sicilia, rivendicò, o si arrogò l’invenzione del titolo. Se mai si pubblicherà il testo compiuto delNozhat, vedran più chiara i dotti la distinzione de’ tre citati codici ed anco di quello designato con la lettera B, nel quale non si può decifrare la prefazione. Duolmi che, confrontando i due Mss. della Bodlejana, io non abbia potuto, incalzato sì com’era dal tempo, notare le varianti di tutta l’opera o almeno di più lunghi squarci. Il mese di scewâl 548 corre dal 20 dicembre 1153 al 17 gennaio 1154.271.Il più importante lavoro scientifico che abbia trattato di questa geografia, quello cioè del Lelewel,Géographie du moyen-âge, tomo I, pag. 92 a 107, §§ 54 a 64, vi ammette l’influenza delle dottrine geografiche dell’Occidente e la partecipazione diretta di Ruggiero.272.Gli Arabi del medio evo chiamavan così il tratto della costiera settentrionale d’Affrica che corre da Tunis a Capo Spartel.273.Non credo che Sefedi abbia confusa la sfera armillare, da lui per altro descritta precisamente, col planisfero di che dice Edrîsi nella prefazione. Secondo il biografo, il re mandò a Edrîsi, per costruire la sfera, dei pezzi di argento del peso di 400,000 dirhem; del qual metallo fu adoperata una terza parte e due terzi avanzarono. Ruggiero ne fece dono a Edrîsi; aggiunse altri centomila dirhem e poi una nave carica di merci latine preziosissime proveniente da Barcellona.274.Testo nellaBibl. ar. sicula, pag. 657, 658. Si trova una buona traduzione francese di questo squarcio, nell’opera di Mr. Reinaud,Géographie d’Aboulféda, tomo I, Introduzione, pag. cxlv e cxv.275.Scehâb-ed-dîn-Omari, grande erudito del XIV secolo, ricordando il Nozhat come il miglior trattato di geografia ch’ei conoscesse, loda Ruggiero di profonda dottrina in filosofia antica e in geometria e dell’avere speso molto tempo e danaro nella compilazione di quella grande opera. NellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 152.276.Presso Muratori,Rer. Italic., tomo XII, pag. 283.277.Conferma l’accusa Goffredo da Viterbo (presso Caruso,Bibl. sicula, pag. 947) dicendo: «Rogerius Paganus erat de more vocatus.»278.Annali, an. 539, testo nellaBibl. ar. sicula, pag. 288 e nella edizione del Tornberg, tomo XI, pag. 66. Si vegga anco la traduzione francese di Mr. Reinaud, negliExtraits des auteurs arabes, etc., rélatifs aux Croisades, pag. 77.279.Lascio come superflue le citazioni, fuorchè per questa briga con l’Egitto. Si guardi ciò che io n’ho detto nel cap. II, del presente libro, pag. 426, e i cenni che pria n’avea dati neiDiplomi arabi del reale Archivio fiorentino, Introduzione, § XXX, diplomi II, III, IV e V della seconda serie e note ai medesimi, dalla pag. 452 alla 458, intorno le relazioni di Pisa con l’Egitto in questo tempo.280.Ibn-el-Athir, anno 547, nellaBibl. ar. sicula, testo, pag. 300.281.Limitando le citazioni com’ho fatto di sopra, le darò per questa battaglia di Negroponto, le cui circostanze non sono state ben determinate fin qui. Ne fanno parola Niceta Choniate e il Cinnamo, presso Caruso,Bibl. sicula, pag. 1163, 1176; la Continuazione di Sigeberto da Gembloux e Romualdo Salernitano, presso Pertz,Scriptores, VI, 455 e XIX, 429; e il Marangone, nell’Archivio Storico italiano, tom. VI, parte II, pag. 18. I Bizantini, al solito, trascuran la data; Romualdo non la dà precisa; la Continuazione di Sigeberto (che il Caruso, op. cit., pag. 951, attribuisce a Roberto del Monte) la segna con l’anno 1154 e aggiugne una circostanza riferita altresì dal Cinnamo, cioè che l’armata siciliana ritornava appunto dall’Egitto, carica di preda. Or come noi sappiamo dal Makrizi la scorreria d’Egitto dell’agosto 1155, così parrebbe a prima vista che star si dovesse alla data della Continuazione, differendola bensì d’un anno. Ma il Marangone, il quale pon la battaglia nel 1158 pisano, dà su la guerra di Guglielmo I nell’Adriatico e su questa di Negroponto tanti e sì precisi particolari, da mostrar che in quel tempo i Pisani teneano ben gli occhi aperti su i movimenti del navilio siciliano. D’altronde tutte le narrazioni portano a credere che la battaglia di Negroponto sia succeduta, non al principio ma allo scorcio della guerra.Ritengo io pertanto, col Marangone, la data del 1157 comune. Quella coincidenza con le depredazioni in Egitto si spiega benissimo ammettendo due o più scorrerie dell’armata siciliana, delle quali i cronisti d’Egitto avessero notata una sola, la più strepitosa. E così anche si spiegherebbe l’error di data della Continuazione, il cui autore avrebbe per avventura risaputa la grande scorreria d’Egitto del 1151 o 1155 e la gran vittoria navale sopra i Greci al ritorno dall’Egitto, onde avrebbe creduta identica la data.282.Makrizi,Mowa’iz, testo di Bulak, tomo I, pag. 214. Oltre la data dell’anno e del mese, il compilatore dice ch’era califo Fâiz e vizir Telai’-ibn-Ruzaik, del quale si sa essere entrato in ufizio il 1º giugno 1154. Si vegga anco la Continuazione di Sigeberto testè citata, la quale sembra molto bene informata degli avvenimenti dell’Egitto in questo tempo. Infine il dispaccio di quel vizir ai Pisani, che si legge ne’Diplomi del regio Archivio fiorentino, nº V, della seconda serie, pag. 253, il quale pare dell’anno 1156, dice espressamente della recente scorreria de’ Siciliani in Tennis.283.Continuazione di Sigeberto, l. c. Masmudi eran detti gli Almohadi dal nome della tribù che tenne l’egemonia di quella setta religiosa. Gli assalitori eran dicerto pirati spagnuoli o della costiera d’Affrica a ponente di Bugia.284.Gesta Friderici, lib. II, cap. 22.285.Cap. ij di questo libro, pag. 419, 420. Il dotto baron De Slane, nella versione d’Ibn-Khaldûn,Hist. des Berbères, Appendice del vol. II, 587, ha letto Ghariani, dopo aver seguita nelle pag. 37-38 dello stesso volume la lezione Feryani. Non ostante l’autorità di un erudito di tanto nome, parmi stare alla lezioneForiânich’è nei Mss. citati, raddoppiandovi la seconda radicale, come si legge nelLobb-el-Lobâb, parte I, pag. 196 e nelMerasid-el-Ittila’. Quel nome etnico si riferisce a Forriana, villaggio presso Sfax.286.Non aggiungo una parola del mio in tutto questo racconto.287.Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 551; Tigiani e Ibn-Khaldûn, nellaBibl. ar. sicula, testo, pag. 300 segg., 381 segg., 490, 503, 504.288.Ibn-el-Athîr, l. c. Si ricordi ciò che abbiam detto nel cap. ij di questo libro, pag. 425, 426 del volume, intorno le condizioni in cui fu lasciata l’isola delle Gerbe il 1153.289.Si vegga il cap. ij del presente libro, pag. 409 del volume.290.Si confrontino Tigiani e Ibn-Khaldûn, nellaBibl. ar. sicula, testo pag. 389, 489, 504. Ibn-el-Athîr, l. c., fa menzione della ribellione di Tripoli, senza data, nè altri particolari; se non ch’ei la dice seguita dopo quella di Sfax e pria che quella di Kabes.Ibn-Khaldûn scrive che que’ di Tripoli dando addosso a’ Cristiani “li bruciarono col fuoco.” Credo sia stato qualche stratagemma come quel delle funi e travi apparecchiate al chiaro della luna, piuttosto che unauto da fedei prigioni. I costumi de’ Musulmani non portavano queste crudeltà.291.Ibn-el-Athîr, l. c. Ibn-Khaldûn nella citata pag. 504.292.Ibn-el-Athîr, l. c., e pag. 304. Questo capitolo degli annali, ancorchè posto nel 551, contiene fatti posteriori, come quello di Tripoli, di cui altri scrittori segnan la data precisa.293.Ibn-el-Athîr, cap. cit, pag. 301.294.Si confrontino: Ibn-el-Athîr, l. c.; Ibn-Khaldûn, testo nellaBibl. ar. sicula, pag. 504 e ilBaiânnella stessa raccolta, pag. 374, il quale porta soltanto le date della sollevazione contro i Cristiani in Mehdia e della ricuperazione di Zawila, le quali mancano nel racconto d’Ibn-el-Athîr. Questi narra la sollevazione di Zawila innanzi il supplizio del Forriâni; ma non è verosimile che Guglielmo abbia differita quella vendetta per un anno e qualche mese.295.Presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 951, con l’anno 1158 e presso Pertz,Scriptores, VI, 506, con l’anno 1157. Nella prima di coteste edizioni il nome dell’isola di cui si suppone capitale Sibilla (Zawila) è scritto Gerx; nella seconda Gerp, la quale lezione credo sia stata preferita come vicina a Gerbe, della qual isola parve al dotto editore si trattasse. Io credo che per isola si debba qui intendere penisola (gli Arabi hanno un sol vocabolo per l’una e per l’altra), e che sia da preferire la lezione Gerx, come quella che più si avvicina a Scerik, nome della penisola che separa i golfi di Tunis e di Hammamet, la quale oggi si chiama El-Dakhel, ma gli Arabi del medio evo or la dissero diScerik, da un nome proprio d’uomo, or diBâsciu(Basso?) nome della città principale. Non è verosimile che i Siciliani avessero ripigliata allora cotesta penisola, ma pare che Mehdia o Zawila fosse considerata allora come capitale di un piccolo stato che prendesse il nome dalla penisola vicina. A me par certo che sendo padroni di Mehdia e di Susa, i Siciliani lo fosser anco di una parte della costiera, e in ispecie della penisoletta di Monastir, appendice di Mehdia. Si vegga, su la topografia di cotesti luoghi, l’Edrîsi nella edizione dei sigg. Dozy e De Gœje, pag. 108, 109, del testo, e 126-8, della versione. Edrîsi dice che i tre villaggi o castelli di Monastir erano abitati da religiosi, come d’altronde si può supporre da quel vocabolo.296.In primo luogo non mi par dubbio che il re di Sicilia credesse allor appartenere alla sua corona il diritto d’istituire sedi vescovili, come l’esercitarono gli imperatori bizantini. Si noti la fondazione del vescovado di Cefalù e il titolo diArcivescovo di Sicilia, dato a quel di Palermo in un diploma di re Ruggiero, presso il Pirro,Sicilia Sacra, pag. 95, 96.In secondo luogo è da ricordare che, per antica costumanza, il metropolitano di Palermo, ricordando solennemente ogni anno i suoi suffraganei, solea nominare tra quelli il vescovo di Tripoli d’Affrica, su di che si vegga il Pirro, op. cit., pag. 21.Si consideri inoltre che tra i diplomi della Cappella Palatina di Palermo, nel Tabulario di essa, pag. 34, seg. nº XV, è l’inventario della suppellettile della Chiesa d’Affrica, nel quale si legge che una parte era stata fatta a spese dell’Arcivescovo. Mi par si alluda più tosto a quello d’Affrica che a quel di Palermo. D’altronde il fatto di trovarsi quell’inventario nella Cappella Palatina, può indicare che la Chiesa d’Affrica si volesse far dipendere dal Cappellano Maggiore, o che per lo meno la suppellettile si conservasse a cura dì questo, come proveniente da una regia fortezza.297.Ibn-el-Athîr, anno 551, testo del Tornberg, vol. XI, pag. 139, 140. Si confronti il Kariâs versione del Tornberg stesso, tomo I, pag. 170 a 173; Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, traduzione del baron De Slane, tomo I, 254 segg. e tomo II, 173, 190 segg.298.Il soggiorno d’Ibn-Sceddâd in Palermo l’anno 551 dell’egira, è attestato dal Nowairi, in un luogo del quale diè la versione francese M. Rosseeuw de Saint-Hilaire,Histoire d’Espagne, tomo III (Paris, 1838).Pièces justificatives, nº IV, par. 511. Questo squarcio, tradotto da M. Vincent e tolto da un Ms. arabico di Parigi che non si cita, contiene un aneddoto dì Abd-el-Mumen che il cronista riferiva essergli stato raccontato da un mercatante musulmano di Mehdia, ch’egli incontrò l’anno 551 nella capitale della Sicilia.299.Presso Tigiani, che abbiam citato di sopra, nel cap. ij, pag. 379, in nota. L’Holâl-el-Mausciahdà il nome di Abd-Allah-ibn-Meimûn.300.Si confrontino: Ibn-Sahib-es-Selât; Ibn-el-Athîr, anno 554; Marrekosci; Ibn-Khaldûn, nellaBibl. ar. sicula, testo pag. 197, 303-304, 319, 504. Non cito il Nowairi, perch’egli qui copia di parola in parola Ibn-el-Athîr. Cotesti scrittori non son d’accordo sul tempo della mossa da Marocco e si comprende benissimo.301.Secondo alcuni cominciò l’assedio il 18 regeb (5 agosto 1159). Secondo altri tornerebbe al 12 luglio.302.Marrekosci.303.Ibn-el-Athir, Marrekosci, ec. dicono anche figliuoli diMolûk, ch’è il plurale diMâlik, re; ma diceasi anco de’ grandi feudatari, come abbiamo avuta occasione di notare. Non mi par che meriti molta attenzione un luogo di Marrekosci, compilatore del XIII secolo, nel quale ei chiama i soldati del presidio “compagni del Duca.”304.L’autore anonimo dell’Holâl-el-Mausciah.305.Gli scrittori musulmani esprimono questo fatto al rovescio, cioè, che la galea entrava nell’arsenale bella e armata senza mettere a terra un sol uomo306.Macchine da lanciar sassi, più piccole che i mangani. Il Kartas, in vero, ch’è qui il solo che faccia menzione di macchine oltre i mangani, le chiamara’ade, cioè “tonanti,” il qual nome fu dato alle artiglierie. A me par che l’autore, il quale visse nel XIV secolo e non conoscea per l’appunto quando fosse stato fatto il primo uso della polvere nelle armi da gitto, abbia sostituito di capo suo quella nota voce ad’arrâdeche al suo tempo e nel suo paese potea parere antiquata. Forse fu errore dei copisti, e in ogni modo le lettere radicali, che son le stesse, disposte sì in altro ordine, si prestavano all’equivoco. Nello stesso modo va spiegato un luogo d’Ibn-Khaldûn, autore anch’egli del XIV secolo, secondo il quale le “tonanti” sarebbero state usate in Affrica nel XIII. Si vegga su questo dubbio il bel trattato dei sigg. Reinaud et Favé,Du feu grégeois, Paris, 1845, pag. 75 segg. e si confrontino: Dozy,Historia Abbadidarum, II, 202 e 264 e Ibn-Batuta,Voyages, Paris, 1853-58, tomo III, 148, 194, 238, 396.307.Ibn-el-Athîr, ec.308.Zerkesci.309.Questo fatto è riferito dal solo Marrekosci.310.Falcando.311.Secondo l’Holâl-el-Mausciah, sarebbero state una cinquantina, poichè il numero totale delle navi si fa montare a dugento.312.Ibn-Sceddâd, presso il Tigiani.313.Si confrontino: Ibn-Sahib-es-Selât; Ibn-el-Athir; Marrekosci; ilBaiân; Tigiani; ilKartâs; Abulfeda; Ibn-Khaldûn; Zerkesci; Ibn-abi-Dinâr, nellaBibl. ar. sicula, testo, pag. 197, 303-308, 319-320, 374, 401-402, 403-404, 417, 504-506, 523, 540, e l’Holâl-el-Mauscîahec. (il Pallio variopinto che ricorda gli avvenimenti di Marocco) compendio anonimo, scritto l’anno 783 dell’egira (1381-2) Ms. della Bibl. imp. di Parigi.Ancien fonds, 825, pag. 116. Non cito il Nowairi perch’egli copia letteralmente Ibn-el-Athir in questi capitoli. Di cotesti scrittori ho notate alcune differenze. L’Holâlinoltre attribuisce agli ambasciatori del presidio cristiano appo Abd-el-Mumen, l’adulazione di avergli detto ch’egli era appunto il predestinato alla monarchia universale di che parlavano i loro libri. Del racconto di Tigiani abbiam anco una traduzione francese di M. Alph. Rousseau, nelJournal Asiatiquedi febbraio 1853, pag. 209 segg. I capitoli più importanti d’Ibn-el-Athir sono stati tradotti in francese dal baron De Slane, nellaHistoire des Berbèresd’Ibn-Khaldûn, tomo II, Appendice, pag. 585 segg. Similmente i luoghi d’Ibn-Khaldûn, che abbiam citati nel presente Capitolo, si trovano nella citata versione di M. De Slane, tomo II, pag. 38, 39, 193. Il Conde,Dominacion de los Arabes en España, Parte III, cap. xliv, narra distesamente questa impresa di Mehdia, con alcuni de’ particolari notati da noi ed altri che non troviamo ne’ nostri testi. Ma la compilazione del Conde non può tener luogo de’ testi che ci mancano.Degli autori cristiani son da vedere il Falcando e Romualdo Salernitano, sì discrepanti l’un dall’altro, il primo nel Caruso,Bibl. sicula, pag. 420, 421, il secondo in Muratori,Rer. Italic., VI, 199, e presso Pertz,Scriptores, XIX, 429.314.Si confrontino il Falcando e Romualdo Salernitano, presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 412 segg., 419, 421, 865, 866.315.Di questa sola ragione d’economia fa parola il Falcando, op. cit., pag. 421.316.Questo rimprovero l’ho aggiunto io. Pietro era forse caduto in disgrazia o tenuto com’oggi diremmo “in disponibilità.” Ma tornò ben in favore a capo di due anni.317.Falcando, op. cit., pag. 135.318.Si confrontino sempre Falcando e Romualdo Salernitano.319.Si confrontino Falcando e Romualdo Salernitano, op. cit., pag. 434 segg., ed 866.320.Imâd-ed-dîn, nellaKharida, testo nellaBibl. ar. sicula,pag. 599, dice che “l’ammazzarono i Franchi di Sicilia dopo l’anno 550 (1155-6) nella carnificina ch’ei fecero dei Musulmani.” Mi pare da riferir questo caso alla sedizion di Palermo, piuttosto che alla proscrizione che fecero non guari dopo i Lombardi nell’interno dell’isola.321.Ibn-Bescrûn, citato da Reinaud,Géographie d’Aboulfeda, Introduzione, pag.CXXI. Il titolo era:Rudh-el-Uns wa Nozhat-en-Nofs, ossia “Giardini dell’Umanità e diletto dell’anima.”
241.De’ capitani degli arcieri sono soscritti nel diploma del 1172, che abbiam citato nel libro V, cap. ix, pag 262, nota 3. Un capitano de’ Negri della corte è nominato, con parecchi altri ufiziali, da Ibn-Giobair nello squarcio che citammo poc’anzi.
241.De’ capitani degli arcieri sono soscritti nel diploma del 1172, che abbiam citato nel libro V, cap. ix, pag 262, nota 3. Un capitano de’ Negri della corte è nominato, con parecchi altri ufiziali, da Ibn-Giobair nello squarcio che citammo poc’anzi.
242.Diploma del 1172 citato nella nota precedente.
242.Diploma del 1172 citato nella nota precedente.
243.Ibn-Giobair, loc. cit. e propriamente a pag. 539. delJourn. Asiat.di dicembre 1845, ed a pag. 26 della Appendice dell’Archivio storico italiano.
243.Ibn-Giobair, loc. cit. e propriamente a pag. 539. delJourn. Asiat.di dicembre 1845, ed a pag. 26 della Appendice dell’Archivio storico italiano.
244.Si vegga il Sacy,Chréstomathie arabe, tomo II, pag. 287, 305. Noi abbiam fatto cenno di questa divisa nel libro IV, cap. i ed viij, pag. 240 e 356 del 2º volume.
244.Si vegga il Sacy,Chréstomathie arabe, tomo II, pag. 287, 305. Noi abbiam fatto cenno di questa divisa nel libro IV, cap. i ed viij, pag. 240 e 356 del 2º volume.
245.Capitolo ij del presente libro, pag. 411.
245.Capitolo ij del presente libro, pag. 411.
246.L’ultima e più splendida pubblicazione di questo pallio, che chiamavasi di Nuremberg dal luogo dove fu tenuto infino al XVIII secolo, è stata fatta dall’abate Bock nell’opera intitolata:Die Kleinodien des heil. röm. Reichs, Vienna, 1864.In vece di questo libro, ch’è rarissimo per cagion del prezzo, citerò il Gregorio,Rerum Arabicarum, pag. 172, il quale die’ il disegno della iscrizione e il Reinaud che rifece, correggendola alquanto, la trascrizione e traduzione, nelJournal Asiatiquedi aprile 1846, pag. 583.
246.L’ultima e più splendida pubblicazione di questo pallio, che chiamavasi di Nuremberg dal luogo dove fu tenuto infino al XVIII secolo, è stata fatta dall’abate Bock nell’opera intitolata:Die Kleinodien des heil. röm. Reichs, Vienna, 1864.
In vece di questo libro, ch’è rarissimo per cagion del prezzo, citerò il Gregorio,Rerum Arabicarum, pag. 172, il quale die’ il disegno della iscrizione e il Reinaud che rifece, correggendola alquanto, la trascrizione e traduzione, nelJournal Asiatiquedi aprile 1846, pag. 583.
247.Si vegga qui sopra la pag. 434.
247.Si vegga qui sopra la pag. 434.
248.Ibn-Giobair, testo, ediz. del Wright, pag. 325 eBibl. ar. sicula, pag. 84. Io ne detti la traduzione francese nelJourn. Asiat.di dic. 1845, pag. 541, e l’italiana nell’Archivio storico, Appendice cit., pag. 27. Si confronti il nostro Libro IV, cap. xiij, pag. 448 del 2º vol.
248.Ibn-Giobair, testo, ediz. del Wright, pag. 325 eBibl. ar. sicula, pag. 84. Io ne detti la traduzione francese nelJourn. Asiat.di dic. 1845, pag. 541, e l’italiana nell’Archivio storico, Appendice cit., pag. 27. Si confronti il nostro Libro IV, cap. xiij, pag. 448 del 2º vol.
249.Ibn-Hammâd, nellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 317.
249.Ibn-Hammâd, nellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 317.
250.Diploma greco-arabico della Cappella palatina di Palermo, dato del 6651 (1143) e soscritto da Giorgio d’Antiochia. Il Morso che lo pubblicò nelPalermo antico, pag. 302 e il Caruso che aiutò il Garofalo a ristamparlo nelTabulariumdella stessa Cappella, pag. 13, lesser male le due ultime parole; e però tradusseroLaus Deo, excelso, magno. Correggo su l’originale ch’io riscontrai nell’ottobre 1860.La diplomatica e la storia ci hanno serbati gli’alâmadi molti principi musulmani. Si vegga a questo proposito Reinaud,Monuments,.... du Musée Blacas, tomo I, pag. 109, eDocuments inédits sur l’Histoire de France, Mélanges, tomo II, p. 52; Ibn-Khaldoun,Histoire des Berbères, versione del baron de Slane, tomo I, pag 27, 31, 42; II, 92, 197, 356; Tigiani, nelJourn. Asiatiquedi agosto e settembre 1852, pag. 163; ilKartâs, ediz. del Tornberg, pag. 190, 202, della traduzione latina, ec. Io ho dato un altro’alâmanelle note a Ibn-Giobair,Journal Asiatiquedi marzo 1846, pag. 214, e dettone anco ne’Diplomi arabi di Firenze, pag. lxviij e ne’ luoghi quivi citati in nota.
250.Diploma greco-arabico della Cappella palatina di Palermo, dato del 6651 (1143) e soscritto da Giorgio d’Antiochia. Il Morso che lo pubblicò nelPalermo antico, pag. 302 e il Caruso che aiutò il Garofalo a ristamparlo nelTabulariumdella stessa Cappella, pag. 13, lesser male le due ultime parole; e però tradusseroLaus Deo, excelso, magno. Correggo su l’originale ch’io riscontrai nell’ottobre 1860.
La diplomatica e la storia ci hanno serbati gli’alâmadi molti principi musulmani. Si vegga a questo proposito Reinaud,Monuments,.... du Musée Blacas, tomo I, pag. 109, eDocuments inédits sur l’Histoire de France, Mélanges, tomo II, p. 52; Ibn-Khaldoun,Histoire des Berbères, versione del baron de Slane, tomo I, pag 27, 31, 42; II, 92, 197, 356; Tigiani, nelJourn. Asiatiquedi agosto e settembre 1852, pag. 163; ilKartâs, ediz. del Tornberg, pag. 190, 202, della traduzione latina, ec. Io ho dato un altro’alâmanelle note a Ibn-Giobair,Journal Asiatiquedi marzo 1846, pag. 214, e dettone anco ne’Diplomi arabi di Firenze, pag. lxviij e ne’ luoghi quivi citati in nota.
251.Diplomi arabo-greci della Chiesa di Catania, dati di settembre e marzo 6653, de’ quali ho avuta copia per cortesia del prof. Cusa.
251.Diplomi arabo-greci della Chiesa di Catania, dati di settembre e marzo 6653, de’ quali ho avuta copia per cortesia del prof. Cusa.
252.Sangiorgio Spinelli,Monete Cufiche, pag. 41, 43, 47, N. clxxxij, cc, ccxxvij, e molte altre. Ve n’ha anco nelle raccolte di Adler, Pietrazewschi, Castiglioni, Marsden; e molte ne ho viste inedite nel Gabinetto di Parigi. Si confronti Mortillaro,Opere, tomo III, pag. 406 a 410, dove nella moneta inedita, N. cij, a pag. 408, è sbagliato al certo il titolo di Ruggiero dal principio alla fine.
252.Sangiorgio Spinelli,Monete Cufiche, pag. 41, 43, 47, N. clxxxij, cc, ccxxvij, e molte altre. Ve n’ha anco nelle raccolte di Adler, Pietrazewschi, Castiglioni, Marsden; e molte ne ho viste inedite nel Gabinetto di Parigi. Si confronti Mortillaro,Opere, tomo III, pag. 406 a 410, dove nella moneta inedita, N. cij, a pag. 408, è sbagliato al certo il titolo di Ruggiero dal principio alla fine.
253.Sangiorgio, op. cit., pag. 47, 48, N. ccxxviij e ccxxix.
253.Sangiorgio, op. cit., pag. 47, 48, N. ccxxviij e ccxxix.
254.El Moktader bi-kodratih.Il titolo di Moktader fu portato da un califo abbasida, da un principe di Saragozza, ec.
254.El Moktader bi-kodratih.Il titolo di Moktader fu portato da un califo abbasida, da un principe di Saragozza, ec.
255.Edrîsi, testo, nellaBibl. ar. sicula, pag. 15. Ho aggiunta tra parentesi, innanziimâm di Roma, la vocesostegno, che fu evidentemente dimenticata dal copista. La si trova in un titolo analogo di Guglielmo II, nel diploma arabico della cattedrale di Palermo dato il 6677 (1169) ed è replicata in un diploma della Chiesa di Morreale del 6686 (1178) e 6691 (1183) l’ultimo de’ quali fu pubblicato da M. Des Vergers, nelJourn. Asiat.di ottobre 1845, e de’ primi due ho avute copie dal prof. Cusa lodato di sopra.
255.Edrîsi, testo, nellaBibl. ar. sicula, pag. 15. Ho aggiunta tra parentesi, innanziimâm di Roma, la vocesostegno, che fu evidentemente dimenticata dal copista. La si trova in un titolo analogo di Guglielmo II, nel diploma arabico della cattedrale di Palermo dato il 6677 (1169) ed è replicata in un diploma della Chiesa di Morreale del 6686 (1178) e 6691 (1183) l’ultimo de’ quali fu pubblicato da M. Des Vergers, nelJourn. Asiat.di ottobre 1845, e de’ primi due ho avute copie dal prof. Cusa lodato di sopra.
256.NellaBibl. arabo-sicula, testo pag. 584.
256.NellaBibl. arabo-sicula, testo pag. 584.
257.Ρογέριος ἐν χριζῶ τῶ θεῶ εὐσεβὴς κραταιὸς ρὶξ καὶ Χριζιανῶν βοηθὸς, soscrizione dello splendido diploma della Cappella palatina di Palermo, pubblicato dal Monfaucon e ristampato nel Tabulario di essa Cappella, pag. 10 e altrove. La stessa soscrizione si legge ne’ diplomi pubblicati dallo Spata,Pergamene greche, pag. 224, 430, (veggasi a pag. 411, il titolo di Conte di Calabria e di Sicilia e difensore de’ Cristiani, in un diploma del 1133); in que’ del Trinchera,Syllabus graecarum membran., p. 138, 155, 182, (veggasi a pag. 101, un diploma del 1115, col titolo di Conte di Calabria Sicilia epaese italicoe difensore de’ Cristiani); e similmente nei diplomi arabo-greci delle Chiese di Catania, Morreale e Cefalù del tempo di Ruggiero, dei quali ho avute copie dal prof. Cusa. Si veggano anco i documenti citati dal Di Blasi,Storia di Sicilia, lib. VII, cap. xxij.
257.Ρογέριος ἐν χριζῶ τῶ θεῶ εὐσεβὴς κραταιὸς ρὶξ καὶ Χριζιανῶν βοηθὸς, soscrizione dello splendido diploma della Cappella palatina di Palermo, pubblicato dal Monfaucon e ristampato nel Tabulario di essa Cappella, pag. 10 e altrove. La stessa soscrizione si legge ne’ diplomi pubblicati dallo Spata,Pergamene greche, pag. 224, 430, (veggasi a pag. 411, il titolo di Conte di Calabria e di Sicilia e difensore de’ Cristiani, in un diploma del 1133); in que’ del Trinchera,Syllabus graecarum membran., p. 138, 155, 182, (veggasi a pag. 101, un diploma del 1115, col titolo di Conte di Calabria Sicilia epaese italicoe difensore de’ Cristiani); e similmente nei diplomi arabo-greci delle Chiese di Catania, Morreale e Cefalù del tempo di Ruggiero, dei quali ho avute copie dal prof. Cusa. Si veggano anco i documenti citati dal Di Blasi,Storia di Sicilia, lib. VII, cap. xxij.
258.Diploma della Trinità della Cava, dato il 1130, allegato dal Di Blasi loc. cit., ed altro del 1137, nella cronica di Falcone Beneventano, presso Caruso,Bibl. sicula, pag. 367. Si vegga anche qualche altro diploma originale latino nel Pirro. Ma il gran suggello latino del re, com’ egli è noto, avea soltanto:Rogerius Dei gratia rex Sicilie ducatus Apulie et principatus Capue.
258.Diploma della Trinità della Cava, dato il 1130, allegato dal Di Blasi loc. cit., ed altro del 1137, nella cronica di Falcone Beneventano, presso Caruso,Bibl. sicula, pag. 367. Si vegga anche qualche altro diploma originale latino nel Pirro. Ma il gran suggello latino del re, com’ egli è noto, avea soltanto:Rogerius Dei gratia rex Sicilie ducatus Apulie et principatus Capue.
259.Edrîsi, nellaBibl. ar. sicula, testo pag. 27, dice che alla morte del malek Ruggiero figlio di Tancredi, ereditò lo stato il suo figliuolo, il malek Ruggiero secondo.Lasciando da parte, come ho avvertito nel lib. V, cap. x, pag. 342 e segg. di questo volume, le monete attribuite al primo conte Ruggiero, a Roberto Guiscardo e al duca Ruggiero figliuolo di costui, le quali, secondo me, van tutte rivedute, v’ha non poche monete arabiche appartenenti senza alcun dubbio a re Ruggiero, le quali si posson supporre battute prima della coronazione. Dico quelle che hanno da una faccia la formola musulmana e dall’altra un T rabescato, da un lato del quale si leggebiamr, sopraRogiâre dall’altro latoeth-thâni, ossia “per comando di Ruggiero secondo:” monete d’oro non rare, delle quali io ho viste parecchie nel gabinetto numismatico di Parigi. La stessa leggenda e lo stesso tipo di T un po’ svariato, si scerne nelle figure dell’opera di Sangiorgio Spinelli, tavola V, N. 4 a 9; VI, N. 1 a 14; VII, N. 1 a 7, 24, 25, 26; XXIV, N. 20, 21; XXVII, N. 3, fino all’ultimo e XXVIII, N. 1 a 9. Lo stesso ho letto distintamente in tre impronte di monete del museo di Napoli mandatemi non è guari dal Fiorelli; le quali pur ignoro se trovinsi tra quelle pubblicate del Sangiorgio. Credo non sian punto diversi il N. cxviij del Museo Naniano di Assemani, nè i N. lxiv, lxv, e lxvj del Borgiano di Adler. Di questo lxv, posso poi affermarlo, avendo attentamente osservata nell’ottobre 1864 la moneta, che serbasi nel museo di Parma. In generale e’ mi sembra che la vocebiamrlettaamire ilthâni. che spesso è mutilato ed è stato interpretalo a vanvera, abbiano prodotte molte delle erronee interpretazioni che son corse, come quella diemîro l’altra dien nâr“Normanno” che ha messa fuori il Mortillaro nelMedagliere arabo-siculo, pag. 51. I principi di Sicilia che dettero il titolo d’amirad un ministro loro, nol presero al certo per se stessi, e molto meno egli è verosimile che abbiano storpiato così sconciamente il nome di loro schiatta.
259.Edrîsi, nellaBibl. ar. sicula, testo pag. 27, dice che alla morte del malek Ruggiero figlio di Tancredi, ereditò lo stato il suo figliuolo, il malek Ruggiero secondo.
Lasciando da parte, come ho avvertito nel lib. V, cap. x, pag. 342 e segg. di questo volume, le monete attribuite al primo conte Ruggiero, a Roberto Guiscardo e al duca Ruggiero figliuolo di costui, le quali, secondo me, van tutte rivedute, v’ha non poche monete arabiche appartenenti senza alcun dubbio a re Ruggiero, le quali si posson supporre battute prima della coronazione. Dico quelle che hanno da una faccia la formola musulmana e dall’altra un T rabescato, da un lato del quale si leggebiamr, sopraRogiâre dall’altro latoeth-thâni, ossia “per comando di Ruggiero secondo:” monete d’oro non rare, delle quali io ho viste parecchie nel gabinetto numismatico di Parigi. La stessa leggenda e lo stesso tipo di T un po’ svariato, si scerne nelle figure dell’opera di Sangiorgio Spinelli, tavola V, N. 4 a 9; VI, N. 1 a 14; VII, N. 1 a 7, 24, 25, 26; XXIV, N. 20, 21; XXVII, N. 3, fino all’ultimo e XXVIII, N. 1 a 9. Lo stesso ho letto distintamente in tre impronte di monete del museo di Napoli mandatemi non è guari dal Fiorelli; le quali pur ignoro se trovinsi tra quelle pubblicate del Sangiorgio. Credo non sian punto diversi il N. cxviij del Museo Naniano di Assemani, nè i N. lxiv, lxv, e lxvj del Borgiano di Adler. Di questo lxv, posso poi affermarlo, avendo attentamente osservata nell’ottobre 1864 la moneta, che serbasi nel museo di Parma. In generale e’ mi sembra che la vocebiamrlettaamire ilthâni. che spesso è mutilato ed è stato interpretalo a vanvera, abbiano prodotte molte delle erronee interpretazioni che son corse, come quella diemîro l’altra dien nâr“Normanno” che ha messa fuori il Mortillaro nelMedagliere arabo-siculo, pag. 51. I principi di Sicilia che dettero il titolo d’amirad un ministro loro, nol presero al certo per se stessi, e molto meno egli è verosimile che abbiano storpiato così sconciamente il nome di loro schiatta.
260.Falcone Beneventano, presso Caruso,Bibl. Sicula, pag. 380.
260.Falcone Beneventano, presso Caruso,Bibl. Sicula, pag. 380.
261.Testo nellaBibl. ar. Sicula, pag. 16, segg. Una parafrasi, non sempre esatta, di questa parte della prefazione si legge nella versione francese di M. Jaubert, tomo I, pag. xvj a xviij.
261.Testo nellaBibl. ar. Sicula, pag. 16, segg. Una parafrasi, non sempre esatta, di questa parte della prefazione si legge nella versione francese di M. Jaubert, tomo I, pag. xvj a xviij.
262.Riiâdhiiâte’amaliiât. Secondo i bibliografi arabi, la prima di coteste classi conteneva l’aritmetica, la geometria, l’astronomia e la musica; la seconda la morale, l’economia domestica, l’amministrazione pubblica, i doveri dei re e de’ ministri e l’arte della guerra. M. Jaubert, pag. xviij, tradusse questa seconda classelittérature, sbaglio sì grosso che parmi da attribuirlo a lezione erronea del Mss.
262.Riiâdhiiâte’amaliiât. Secondo i bibliografi arabi, la prima di coteste classi conteneva l’aritmetica, la geometria, l’astronomia e la musica; la seconda la morale, l’economia domestica, l’amministrazione pubblica, i doveri dei re e de’ ministri e l’arte della guerra. M. Jaubert, pag. xviij, tradusse questa seconda classelittérature, sbaglio sì grosso che parmi da attribuirlo a lezione erronea del Mss.
263.Defêtir, sul qual vocabolo si vegga il nostro libro V, cap. x, pag. 324 del presente volume.Questa voce insolita, e non usata qui per necessità della rima, mi fa pensar che l’autore abbia voluto anco accennare alle carte geografiche. E però ho tradotto servilmente “pergamene” anzi che “registri” ovvero, più genericamente “scritti.”
263.Defêtir, sul qual vocabolo si vegga il nostro libro V, cap. x, pag. 324 del presente volume.
Questa voce insolita, e non usata qui per necessità della rima, mi fa pensar che l’autore abbia voluto anco accennare alle carte geografiche. E però ho tradotto servilmente “pergamene” anzi che “registri” ovvero, più genericamente “scritti.”
264.Il significato litterale sarebbe che i chiamati eran tutti sudditi di Ruggiero e che lor si domandavano le notizie de’ proprii paesi. Ma evidentemente si tratta di viaggiatori qualunque, o per lo meno d’Italiani, e di relazioni su tutte le regioni ch’e’ conoscessero. Edrîsi che scrivea pel mondo musulmano, affigurava Ruggiero come re di tutta Italia, anzi come una specie d’imperatore di Occidente.Ho tradotta genericamente “ministro” la vocewasitahche significa propriamente “intermediario” e che M. Jaubert reseinterprète. Ma nè i dizionarii, nè il fatto speciale, nè l’uso degli scrittori moderni confermano questo arbitrio di versione. Un passo di Makrizi e una nota di M. De Sacy (Chrestomathie Arabe, tomo I, p. 94 e 126) provano che sotto i Fatemiti d’Egitto ilwasitahera segretario di Stato e che talvolta fu chiamato così il primo ministro. In ogni modo, qui si tratta manifestamente d’un direttore di statistica nella segreteria del re; se pure Edrîsi non era egli stesso ilwasitah, e non usò a bello studio questo vocabolo che non rispondeva ad alcun ufizio costituito.
264.Il significato litterale sarebbe che i chiamati eran tutti sudditi di Ruggiero e che lor si domandavano le notizie de’ proprii paesi. Ma evidentemente si tratta di viaggiatori qualunque, o per lo meno d’Italiani, e di relazioni su tutte le regioni ch’e’ conoscessero. Edrîsi che scrivea pel mondo musulmano, affigurava Ruggiero come re di tutta Italia, anzi come una specie d’imperatore di Occidente.
Ho tradotta genericamente “ministro” la vocewasitahche significa propriamente “intermediario” e che M. Jaubert reseinterprète. Ma nè i dizionarii, nè il fatto speciale, nè l’uso degli scrittori moderni confermano questo arbitrio di versione. Un passo di Makrizi e una nota di M. De Sacy (Chrestomathie Arabe, tomo I, p. 94 e 126) provano che sotto i Fatemiti d’Egitto ilwasitahera segretario di Stato e che talvolta fu chiamato così il primo ministro. In ogni modo, qui si tratta manifestamente d’un direttore di statistica nella segreteria del re; se pure Edrîsi non era egli stesso ilwasitah, e non usò a bello studio questo vocabolo che non rispondeva ad alcun ufizio costituito.
265.Letteralmente “le lunghezze delle distanze e le larghezze di esse;” ossia le distanze in dirittura dei meridiani e de’ paralelli. E in vero, i pratici de’ luoghi non poteano dar che le distanze secondo le vie conosciute e la direzione delle stesse vie secondo la rosa de’ venti; e questo appunto è ciò che noi troviamo nella geografia di Edrîsi; ma i gradi di longitudine e latitudine, si doveano domandare agli astronomi antichi o a’ viventi. Montava poi di verificare reciprocamente le tavole di longitudine e latitudine e le distanze riferite da’ pratici: e questo è appunto ciò che Edrîsi dice essere stato praticato quando il re fece riportare col compasso quelle distanze sopra un planisfero graduato, e ricercare da qual parte fosse l’errore, nel caso di discrepanza tra le tavole e gli itinerarii. Pertanto non mi sembra precisa la traduzione francese, pag. xx: “Ensuite il voulut savoir d’une manière positive les longitudes, les latitudes” etc.
265.Letteralmente “le lunghezze delle distanze e le larghezze di esse;” ossia le distanze in dirittura dei meridiani e de’ paralelli. E in vero, i pratici de’ luoghi non poteano dar che le distanze secondo le vie conosciute e la direzione delle stesse vie secondo la rosa de’ venti; e questo appunto è ciò che noi troviamo nella geografia di Edrîsi; ma i gradi di longitudine e latitudine, si doveano domandare agli astronomi antichi o a’ viventi. Montava poi di verificare reciprocamente le tavole di longitudine e latitudine e le distanze riferite da’ pratici: e questo è appunto ciò che Edrîsi dice essere stato praticato quando il re fece riportare col compasso quelle distanze sopra un planisfero graduato, e ricercare da qual parte fosse l’errore, nel caso di discrepanza tra le tavole e gli itinerarii. Pertanto non mi sembra precisa la traduzione francese, pag. xx: “Ensuite il voulut savoir d’une manière positive les longitudes, les latitudes” etc.
266.“Planche à dessinner” mi pare espressione troppo vaga. Il testo ha “tavola deltarsîm, o, diremmo noi dell’abozzo, dello schizzo o simili.” Come ognun vede, non si trattava di un foglioda disegno, ma di un foglio già delineato, una mappa, sia che fosse graduata soltanto per costruirvi le figure geografiche, sia che vi fosser anco delineati i contorni e segnati i punti principali, per verificarli, confrontandoli con le distanze itinerarie.
266.“Planche à dessinner” mi pare espressione troppo vaga. Il testo ha “tavola deltarsîm, o, diremmo noi dell’abozzo, dello schizzo o simili.” Come ognun vede, non si trattava di un foglioda disegno, ma di un foglio già delineato, una mappa, sia che fosse graduata soltanto per costruirvi le figure geografiche, sia che vi fosser anco delineati i contorni e segnati i punti principali, per verificarli, confrontandoli con le distanze itinerarie.
267.Mofasselsignifica propriamente diviso in pezzi, o composto di varii pezzi. Però mi discosto dall’opinione del mio dotto maestro Mr. Reinaud, che credea meramente diviso in gradi il disco d’argento, nel quale doveasi incidere il planisfero. Edrîsi stesso dà alla seconda forma del verbofazelil significato di tagliare, adoperandola nel descrivere il lavorio del corallo a Ceuta (Dozy et de Goeje,Description de l’Afrique, etc., parEdrîsi, pag. 168 del testo, 201 della versione). D’altronde il planisfero d’un pezzo d’argento che pesava 150 chilogrammi ed avea per diametro poco men che due metri, non sarebbe stato punto maneggevole.
267.Mofasselsignifica propriamente diviso in pezzi, o composto di varii pezzi. Però mi discosto dall’opinione del mio dotto maestro Mr. Reinaud, che credea meramente diviso in gradi il disco d’argento, nel quale doveasi incidere il planisfero. Edrîsi stesso dà alla seconda forma del verbofazelil significato di tagliare, adoperandola nel descrivere il lavorio del corallo a Ceuta (Dozy et de Goeje,Description de l’Afrique, etc., parEdrîsi, pag. 168 del testo, 201 della versione). D’altronde il planisfero d’un pezzo d’argento che pesava 150 chilogrammi ed avea per diametro poco men che due metri, non sarebbe stato punto maneggevole.
268.Il peso chiamatodirhem, variò e varia tuttavia ne’ paesi musulmani: la media tra idirhemodierni di Egitto, Aleppo, Algeri, torna, evitando le frazioni troppo minute, a grammi 3,35; moltiplicato il qual numero per 112, si avrebbe ilrotl rumi, ossia libbra italiana, poco oltre i grammi 375, cioè 13 grammi più della libbra di Bologna e 26 più di quella di Roma e Firenze: e il peso del planisfero monterebbe a 150 chilogrammi. Supponendolo grosso cinque millimetri e ritenendo la qualità di argento data da Edrîsi, il diametro tornerebbe a metro 1,90, secondo il calcolo che ha fatto a mia richiesta l’amico senatore Brioschi.
268.Il peso chiamatodirhem, variò e varia tuttavia ne’ paesi musulmani: la media tra idirhemodierni di Egitto, Aleppo, Algeri, torna, evitando le frazioni troppo minute, a grammi 3,35; moltiplicato il qual numero per 112, si avrebbe ilrotl rumi, ossia libbra italiana, poco oltre i grammi 375, cioè 13 grammi più della libbra di Bologna e 26 più di quella di Roma e Firenze: e il peso del planisfero monterebbe a 150 chilogrammi. Supponendolo grosso cinque millimetri e ritenendo la qualità di argento data da Edrîsi, il diametro tornerebbe a metro 1,90, secondo il calcolo che ha fatto a mia richiesta l’amico senatore Brioschi.
269.Credo risponda precisamente a questo, nel presente luogo, la voceKhalkdel testo, “creazione” e cose create in generale, e “cosa ordinata, disposta ec.,” in particolare; sì che talvolta si ristringe agli esseri ragionevoli, secondo le idee musulmane, cioè gli uomini e iginn.
269.Credo risponda precisamente a questo, nel presente luogo, la voceKhalkdel testo, “creazione” e cose create in generale, e “cosa ordinata, disposta ec.,” in particolare; sì che talvolta si ristringe agli esseri ragionevoli, secondo le idee musulmane, cioè gli uomini e iginn.
270.La prefazione si legge intera ne’ codici ch’io ho designati con le lettere A. C. (Introduzione, vol. I, pag. xliv, eBibl. arabo-sicula, testo, pagina 14, nota 1) e ne avanzano pochi righi nel D. Traduco ora le tre lezioni:A. “.... il vestire, la lingua. E ho dato a questo (libro) il titolo diNozhat, ec. Esso è stato messo insieme, coordinato, licenziato e connesso (rilegato?) verso lo scorcio di scewâl del 548. Comincio or a trattar, la prima cosa, della figura della Terra, ec.”C. “.... il vestire, la lingua; e (continua a reggere comandò il re) che fosse posto a questo libro il titolo diNozhat, ec. Ed ecco che io ubbidisco a così fatto comando, e compio questa prescrizione, cominciando la prima cosa, a trattar della figura della Terra, ec.”D. Vi manca, coi primi fogli tutta la prefazione innanzi la voce “questo” della quale si scerne qualche vestigio, e segue“K « t » b(il titolo) dikitâb(libro) delNozhat, ec. E ciò è stato ne’ primi dieci (giorni) di ianîr, corrispondente al mese di scewâl, dell’anno 548. Ed ecco ch’io ubbidisco a così fatto comando e compio questa prescrizione, cominciando, la prima cosa, a trattar della figura della Terra, ec.”Riman qui a spiegare il vocabolo arabico che ho notato con le sole tre lettere della radice, mancandovi le vocali; il quale per omissione se mia o del tipografo non so, fu saltato nel testo dellaBiblioteca, linea 10 della pag. 19. Non potendo suppor cotesto vocabolo scritto erroneamente, in sì bel codice e in luogo sì cospicuo del testo, invece diKitâb(libro), la qual voce viene immediatamente dopo, mi par sia da leggereKatb, “scritto” onde il passo intero tornerebbe “ed (ha comandato il re) che si desse a questo scritto il titolo di libro delNozhat, ec.”Or ognun vede che i codici D e C appartengono a ramo diverso dal codice A; che il più vicino al ceppo, per continuare la mia similitudine, è D dove si legge il mese di gennaio; che questo vocabolo non arabico e però mal compreso fu soppresso dal copista di C; e che il copista di A seguì un testo diverso, dato fuori com’egli è verosimile, quando il compilatore, fuggito ne’ tumulti della Sicilia, rivendicò, o si arrogò l’invenzione del titolo. Se mai si pubblicherà il testo compiuto delNozhat, vedran più chiara i dotti la distinzione de’ tre citati codici ed anco di quello designato con la lettera B, nel quale non si può decifrare la prefazione. Duolmi che, confrontando i due Mss. della Bodlejana, io non abbia potuto, incalzato sì com’era dal tempo, notare le varianti di tutta l’opera o almeno di più lunghi squarci. Il mese di scewâl 548 corre dal 20 dicembre 1153 al 17 gennaio 1154.
270.La prefazione si legge intera ne’ codici ch’io ho designati con le lettere A. C. (Introduzione, vol. I, pag. xliv, eBibl. arabo-sicula, testo, pagina 14, nota 1) e ne avanzano pochi righi nel D. Traduco ora le tre lezioni:
A. “.... il vestire, la lingua. E ho dato a questo (libro) il titolo diNozhat, ec. Esso è stato messo insieme, coordinato, licenziato e connesso (rilegato?) verso lo scorcio di scewâl del 548. Comincio or a trattar, la prima cosa, della figura della Terra, ec.”
C. “.... il vestire, la lingua; e (continua a reggere comandò il re) che fosse posto a questo libro il titolo diNozhat, ec. Ed ecco che io ubbidisco a così fatto comando, e compio questa prescrizione, cominciando la prima cosa, a trattar della figura della Terra, ec.”
D. Vi manca, coi primi fogli tutta la prefazione innanzi la voce “questo” della quale si scerne qualche vestigio, e segue“K « t » b(il titolo) dikitâb(libro) delNozhat, ec. E ciò è stato ne’ primi dieci (giorni) di ianîr, corrispondente al mese di scewâl, dell’anno 548. Ed ecco ch’io ubbidisco a così fatto comando e compio questa prescrizione, cominciando, la prima cosa, a trattar della figura della Terra, ec.”
Riman qui a spiegare il vocabolo arabico che ho notato con le sole tre lettere della radice, mancandovi le vocali; il quale per omissione se mia o del tipografo non so, fu saltato nel testo dellaBiblioteca, linea 10 della pag. 19. Non potendo suppor cotesto vocabolo scritto erroneamente, in sì bel codice e in luogo sì cospicuo del testo, invece diKitâb(libro), la qual voce viene immediatamente dopo, mi par sia da leggereKatb, “scritto” onde il passo intero tornerebbe “ed (ha comandato il re) che si desse a questo scritto il titolo di libro delNozhat, ec.”
Or ognun vede che i codici D e C appartengono a ramo diverso dal codice A; che il più vicino al ceppo, per continuare la mia similitudine, è D dove si legge il mese di gennaio; che questo vocabolo non arabico e però mal compreso fu soppresso dal copista di C; e che il copista di A seguì un testo diverso, dato fuori com’egli è verosimile, quando il compilatore, fuggito ne’ tumulti della Sicilia, rivendicò, o si arrogò l’invenzione del titolo. Se mai si pubblicherà il testo compiuto delNozhat, vedran più chiara i dotti la distinzione de’ tre citati codici ed anco di quello designato con la lettera B, nel quale non si può decifrare la prefazione. Duolmi che, confrontando i due Mss. della Bodlejana, io non abbia potuto, incalzato sì com’era dal tempo, notare le varianti di tutta l’opera o almeno di più lunghi squarci. Il mese di scewâl 548 corre dal 20 dicembre 1153 al 17 gennaio 1154.
271.Il più importante lavoro scientifico che abbia trattato di questa geografia, quello cioè del Lelewel,Géographie du moyen-âge, tomo I, pag. 92 a 107, §§ 54 a 64, vi ammette l’influenza delle dottrine geografiche dell’Occidente e la partecipazione diretta di Ruggiero.
271.Il più importante lavoro scientifico che abbia trattato di questa geografia, quello cioè del Lelewel,Géographie du moyen-âge, tomo I, pag. 92 a 107, §§ 54 a 64, vi ammette l’influenza delle dottrine geografiche dell’Occidente e la partecipazione diretta di Ruggiero.
272.Gli Arabi del medio evo chiamavan così il tratto della costiera settentrionale d’Affrica che corre da Tunis a Capo Spartel.
272.Gli Arabi del medio evo chiamavan così il tratto della costiera settentrionale d’Affrica che corre da Tunis a Capo Spartel.
273.Non credo che Sefedi abbia confusa la sfera armillare, da lui per altro descritta precisamente, col planisfero di che dice Edrîsi nella prefazione. Secondo il biografo, il re mandò a Edrîsi, per costruire la sfera, dei pezzi di argento del peso di 400,000 dirhem; del qual metallo fu adoperata una terza parte e due terzi avanzarono. Ruggiero ne fece dono a Edrîsi; aggiunse altri centomila dirhem e poi una nave carica di merci latine preziosissime proveniente da Barcellona.
273.Non credo che Sefedi abbia confusa la sfera armillare, da lui per altro descritta precisamente, col planisfero di che dice Edrîsi nella prefazione. Secondo il biografo, il re mandò a Edrîsi, per costruire la sfera, dei pezzi di argento del peso di 400,000 dirhem; del qual metallo fu adoperata una terza parte e due terzi avanzarono. Ruggiero ne fece dono a Edrîsi; aggiunse altri centomila dirhem e poi una nave carica di merci latine preziosissime proveniente da Barcellona.
274.Testo nellaBibl. ar. sicula, pag. 657, 658. Si trova una buona traduzione francese di questo squarcio, nell’opera di Mr. Reinaud,Géographie d’Aboulféda, tomo I, Introduzione, pag. cxlv e cxv.
274.Testo nellaBibl. ar. sicula, pag. 657, 658. Si trova una buona traduzione francese di questo squarcio, nell’opera di Mr. Reinaud,Géographie d’Aboulféda, tomo I, Introduzione, pag. cxlv e cxv.
275.Scehâb-ed-dîn-Omari, grande erudito del XIV secolo, ricordando il Nozhat come il miglior trattato di geografia ch’ei conoscesse, loda Ruggiero di profonda dottrina in filosofia antica e in geometria e dell’avere speso molto tempo e danaro nella compilazione di quella grande opera. NellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 152.
275.Scehâb-ed-dîn-Omari, grande erudito del XIV secolo, ricordando il Nozhat come il miglior trattato di geografia ch’ei conoscesse, loda Ruggiero di profonda dottrina in filosofia antica e in geometria e dell’avere speso molto tempo e danaro nella compilazione di quella grande opera. NellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 152.
276.Presso Muratori,Rer. Italic., tomo XII, pag. 283.
276.Presso Muratori,Rer. Italic., tomo XII, pag. 283.
277.Conferma l’accusa Goffredo da Viterbo (presso Caruso,Bibl. sicula, pag. 947) dicendo: «Rogerius Paganus erat de more vocatus.»
277.Conferma l’accusa Goffredo da Viterbo (presso Caruso,Bibl. sicula, pag. 947) dicendo: «Rogerius Paganus erat de more vocatus.»
278.Annali, an. 539, testo nellaBibl. ar. sicula, pag. 288 e nella edizione del Tornberg, tomo XI, pag. 66. Si vegga anco la traduzione francese di Mr. Reinaud, negliExtraits des auteurs arabes, etc., rélatifs aux Croisades, pag. 77.
278.Annali, an. 539, testo nellaBibl. ar. sicula, pag. 288 e nella edizione del Tornberg, tomo XI, pag. 66. Si vegga anco la traduzione francese di Mr. Reinaud, negliExtraits des auteurs arabes, etc., rélatifs aux Croisades, pag. 77.
279.Lascio come superflue le citazioni, fuorchè per questa briga con l’Egitto. Si guardi ciò che io n’ho detto nel cap. II, del presente libro, pag. 426, e i cenni che pria n’avea dati neiDiplomi arabi del reale Archivio fiorentino, Introduzione, § XXX, diplomi II, III, IV e V della seconda serie e note ai medesimi, dalla pag. 452 alla 458, intorno le relazioni di Pisa con l’Egitto in questo tempo.
279.Lascio come superflue le citazioni, fuorchè per questa briga con l’Egitto. Si guardi ciò che io n’ho detto nel cap. II, del presente libro, pag. 426, e i cenni che pria n’avea dati neiDiplomi arabi del reale Archivio fiorentino, Introduzione, § XXX, diplomi II, III, IV e V della seconda serie e note ai medesimi, dalla pag. 452 alla 458, intorno le relazioni di Pisa con l’Egitto in questo tempo.
280.Ibn-el-Athir, anno 547, nellaBibl. ar. sicula, testo, pag. 300.
280.Ibn-el-Athir, anno 547, nellaBibl. ar. sicula, testo, pag. 300.
281.Limitando le citazioni com’ho fatto di sopra, le darò per questa battaglia di Negroponto, le cui circostanze non sono state ben determinate fin qui. Ne fanno parola Niceta Choniate e il Cinnamo, presso Caruso,Bibl. sicula, pag. 1163, 1176; la Continuazione di Sigeberto da Gembloux e Romualdo Salernitano, presso Pertz,Scriptores, VI, 455 e XIX, 429; e il Marangone, nell’Archivio Storico italiano, tom. VI, parte II, pag. 18. I Bizantini, al solito, trascuran la data; Romualdo non la dà precisa; la Continuazione di Sigeberto (che il Caruso, op. cit., pag. 951, attribuisce a Roberto del Monte) la segna con l’anno 1154 e aggiugne una circostanza riferita altresì dal Cinnamo, cioè che l’armata siciliana ritornava appunto dall’Egitto, carica di preda. Or come noi sappiamo dal Makrizi la scorreria d’Egitto dell’agosto 1155, così parrebbe a prima vista che star si dovesse alla data della Continuazione, differendola bensì d’un anno. Ma il Marangone, il quale pon la battaglia nel 1158 pisano, dà su la guerra di Guglielmo I nell’Adriatico e su questa di Negroponto tanti e sì precisi particolari, da mostrar che in quel tempo i Pisani teneano ben gli occhi aperti su i movimenti del navilio siciliano. D’altronde tutte le narrazioni portano a credere che la battaglia di Negroponto sia succeduta, non al principio ma allo scorcio della guerra.Ritengo io pertanto, col Marangone, la data del 1157 comune. Quella coincidenza con le depredazioni in Egitto si spiega benissimo ammettendo due o più scorrerie dell’armata siciliana, delle quali i cronisti d’Egitto avessero notata una sola, la più strepitosa. E così anche si spiegherebbe l’error di data della Continuazione, il cui autore avrebbe per avventura risaputa la grande scorreria d’Egitto del 1151 o 1155 e la gran vittoria navale sopra i Greci al ritorno dall’Egitto, onde avrebbe creduta identica la data.
281.Limitando le citazioni com’ho fatto di sopra, le darò per questa battaglia di Negroponto, le cui circostanze non sono state ben determinate fin qui. Ne fanno parola Niceta Choniate e il Cinnamo, presso Caruso,Bibl. sicula, pag. 1163, 1176; la Continuazione di Sigeberto da Gembloux e Romualdo Salernitano, presso Pertz,Scriptores, VI, 455 e XIX, 429; e il Marangone, nell’Archivio Storico italiano, tom. VI, parte II, pag. 18. I Bizantini, al solito, trascuran la data; Romualdo non la dà precisa; la Continuazione di Sigeberto (che il Caruso, op. cit., pag. 951, attribuisce a Roberto del Monte) la segna con l’anno 1154 e aggiugne una circostanza riferita altresì dal Cinnamo, cioè che l’armata siciliana ritornava appunto dall’Egitto, carica di preda. Or come noi sappiamo dal Makrizi la scorreria d’Egitto dell’agosto 1155, così parrebbe a prima vista che star si dovesse alla data della Continuazione, differendola bensì d’un anno. Ma il Marangone, il quale pon la battaglia nel 1158 pisano, dà su la guerra di Guglielmo I nell’Adriatico e su questa di Negroponto tanti e sì precisi particolari, da mostrar che in quel tempo i Pisani teneano ben gli occhi aperti su i movimenti del navilio siciliano. D’altronde tutte le narrazioni portano a credere che la battaglia di Negroponto sia succeduta, non al principio ma allo scorcio della guerra.
Ritengo io pertanto, col Marangone, la data del 1157 comune. Quella coincidenza con le depredazioni in Egitto si spiega benissimo ammettendo due o più scorrerie dell’armata siciliana, delle quali i cronisti d’Egitto avessero notata una sola, la più strepitosa. E così anche si spiegherebbe l’error di data della Continuazione, il cui autore avrebbe per avventura risaputa la grande scorreria d’Egitto del 1151 o 1155 e la gran vittoria navale sopra i Greci al ritorno dall’Egitto, onde avrebbe creduta identica la data.
282.Makrizi,Mowa’iz, testo di Bulak, tomo I, pag. 214. Oltre la data dell’anno e del mese, il compilatore dice ch’era califo Fâiz e vizir Telai’-ibn-Ruzaik, del quale si sa essere entrato in ufizio il 1º giugno 1154. Si vegga anco la Continuazione di Sigeberto testè citata, la quale sembra molto bene informata degli avvenimenti dell’Egitto in questo tempo. Infine il dispaccio di quel vizir ai Pisani, che si legge ne’Diplomi del regio Archivio fiorentino, nº V, della seconda serie, pag. 253, il quale pare dell’anno 1156, dice espressamente della recente scorreria de’ Siciliani in Tennis.
282.Makrizi,Mowa’iz, testo di Bulak, tomo I, pag. 214. Oltre la data dell’anno e del mese, il compilatore dice ch’era califo Fâiz e vizir Telai’-ibn-Ruzaik, del quale si sa essere entrato in ufizio il 1º giugno 1154. Si vegga anco la Continuazione di Sigeberto testè citata, la quale sembra molto bene informata degli avvenimenti dell’Egitto in questo tempo. Infine il dispaccio di quel vizir ai Pisani, che si legge ne’Diplomi del regio Archivio fiorentino, nº V, della seconda serie, pag. 253, il quale pare dell’anno 1156, dice espressamente della recente scorreria de’ Siciliani in Tennis.
283.Continuazione di Sigeberto, l. c. Masmudi eran detti gli Almohadi dal nome della tribù che tenne l’egemonia di quella setta religiosa. Gli assalitori eran dicerto pirati spagnuoli o della costiera d’Affrica a ponente di Bugia.
283.Continuazione di Sigeberto, l. c. Masmudi eran detti gli Almohadi dal nome della tribù che tenne l’egemonia di quella setta religiosa. Gli assalitori eran dicerto pirati spagnuoli o della costiera d’Affrica a ponente di Bugia.
284.Gesta Friderici, lib. II, cap. 22.
284.Gesta Friderici, lib. II, cap. 22.
285.Cap. ij di questo libro, pag. 419, 420. Il dotto baron De Slane, nella versione d’Ibn-Khaldûn,Hist. des Berbères, Appendice del vol. II, 587, ha letto Ghariani, dopo aver seguita nelle pag. 37-38 dello stesso volume la lezione Feryani. Non ostante l’autorità di un erudito di tanto nome, parmi stare alla lezioneForiânich’è nei Mss. citati, raddoppiandovi la seconda radicale, come si legge nelLobb-el-Lobâb, parte I, pag. 196 e nelMerasid-el-Ittila’. Quel nome etnico si riferisce a Forriana, villaggio presso Sfax.
285.Cap. ij di questo libro, pag. 419, 420. Il dotto baron De Slane, nella versione d’Ibn-Khaldûn,Hist. des Berbères, Appendice del vol. II, 587, ha letto Ghariani, dopo aver seguita nelle pag. 37-38 dello stesso volume la lezione Feryani. Non ostante l’autorità di un erudito di tanto nome, parmi stare alla lezioneForiânich’è nei Mss. citati, raddoppiandovi la seconda radicale, come si legge nelLobb-el-Lobâb, parte I, pag. 196 e nelMerasid-el-Ittila’. Quel nome etnico si riferisce a Forriana, villaggio presso Sfax.
286.Non aggiungo una parola del mio in tutto questo racconto.
286.Non aggiungo una parola del mio in tutto questo racconto.
287.Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 551; Tigiani e Ibn-Khaldûn, nellaBibl. ar. sicula, testo, pag. 300 segg., 381 segg., 490, 503, 504.
287.Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 551; Tigiani e Ibn-Khaldûn, nellaBibl. ar. sicula, testo, pag. 300 segg., 381 segg., 490, 503, 504.
288.Ibn-el-Athîr, l. c. Si ricordi ciò che abbiam detto nel cap. ij di questo libro, pag. 425, 426 del volume, intorno le condizioni in cui fu lasciata l’isola delle Gerbe il 1153.
288.Ibn-el-Athîr, l. c. Si ricordi ciò che abbiam detto nel cap. ij di questo libro, pag. 425, 426 del volume, intorno le condizioni in cui fu lasciata l’isola delle Gerbe il 1153.
289.Si vegga il cap. ij del presente libro, pag. 409 del volume.
289.Si vegga il cap. ij del presente libro, pag. 409 del volume.
290.Si confrontino Tigiani e Ibn-Khaldûn, nellaBibl. ar. sicula, testo pag. 389, 489, 504. Ibn-el-Athîr, l. c., fa menzione della ribellione di Tripoli, senza data, nè altri particolari; se non ch’ei la dice seguita dopo quella di Sfax e pria che quella di Kabes.Ibn-Khaldûn scrive che que’ di Tripoli dando addosso a’ Cristiani “li bruciarono col fuoco.” Credo sia stato qualche stratagemma come quel delle funi e travi apparecchiate al chiaro della luna, piuttosto che unauto da fedei prigioni. I costumi de’ Musulmani non portavano queste crudeltà.
290.Si confrontino Tigiani e Ibn-Khaldûn, nellaBibl. ar. sicula, testo pag. 389, 489, 504. Ibn-el-Athîr, l. c., fa menzione della ribellione di Tripoli, senza data, nè altri particolari; se non ch’ei la dice seguita dopo quella di Sfax e pria che quella di Kabes.
Ibn-Khaldûn scrive che que’ di Tripoli dando addosso a’ Cristiani “li bruciarono col fuoco.” Credo sia stato qualche stratagemma come quel delle funi e travi apparecchiate al chiaro della luna, piuttosto che unauto da fedei prigioni. I costumi de’ Musulmani non portavano queste crudeltà.
291.Ibn-el-Athîr, l. c. Ibn-Khaldûn nella citata pag. 504.
291.Ibn-el-Athîr, l. c. Ibn-Khaldûn nella citata pag. 504.
292.Ibn-el-Athîr, l. c., e pag. 304. Questo capitolo degli annali, ancorchè posto nel 551, contiene fatti posteriori, come quello di Tripoli, di cui altri scrittori segnan la data precisa.
292.Ibn-el-Athîr, l. c., e pag. 304. Questo capitolo degli annali, ancorchè posto nel 551, contiene fatti posteriori, come quello di Tripoli, di cui altri scrittori segnan la data precisa.
293.Ibn-el-Athîr, cap. cit, pag. 301.
293.Ibn-el-Athîr, cap. cit, pag. 301.
294.Si confrontino: Ibn-el-Athîr, l. c.; Ibn-Khaldûn, testo nellaBibl. ar. sicula, pag. 504 e ilBaiânnella stessa raccolta, pag. 374, il quale porta soltanto le date della sollevazione contro i Cristiani in Mehdia e della ricuperazione di Zawila, le quali mancano nel racconto d’Ibn-el-Athîr. Questi narra la sollevazione di Zawila innanzi il supplizio del Forriâni; ma non è verosimile che Guglielmo abbia differita quella vendetta per un anno e qualche mese.
294.Si confrontino: Ibn-el-Athîr, l. c.; Ibn-Khaldûn, testo nellaBibl. ar. sicula, pag. 504 e ilBaiânnella stessa raccolta, pag. 374, il quale porta soltanto le date della sollevazione contro i Cristiani in Mehdia e della ricuperazione di Zawila, le quali mancano nel racconto d’Ibn-el-Athîr. Questi narra la sollevazione di Zawila innanzi il supplizio del Forriâni; ma non è verosimile che Guglielmo abbia differita quella vendetta per un anno e qualche mese.
295.Presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 951, con l’anno 1158 e presso Pertz,Scriptores, VI, 506, con l’anno 1157. Nella prima di coteste edizioni il nome dell’isola di cui si suppone capitale Sibilla (Zawila) è scritto Gerx; nella seconda Gerp, la quale lezione credo sia stata preferita come vicina a Gerbe, della qual isola parve al dotto editore si trattasse. Io credo che per isola si debba qui intendere penisola (gli Arabi hanno un sol vocabolo per l’una e per l’altra), e che sia da preferire la lezione Gerx, come quella che più si avvicina a Scerik, nome della penisola che separa i golfi di Tunis e di Hammamet, la quale oggi si chiama El-Dakhel, ma gli Arabi del medio evo or la dissero diScerik, da un nome proprio d’uomo, or diBâsciu(Basso?) nome della città principale. Non è verosimile che i Siciliani avessero ripigliata allora cotesta penisola, ma pare che Mehdia o Zawila fosse considerata allora come capitale di un piccolo stato che prendesse il nome dalla penisola vicina. A me par certo che sendo padroni di Mehdia e di Susa, i Siciliani lo fosser anco di una parte della costiera, e in ispecie della penisoletta di Monastir, appendice di Mehdia. Si vegga, su la topografia di cotesti luoghi, l’Edrîsi nella edizione dei sigg. Dozy e De Gœje, pag. 108, 109, del testo, e 126-8, della versione. Edrîsi dice che i tre villaggi o castelli di Monastir erano abitati da religiosi, come d’altronde si può supporre da quel vocabolo.
295.Presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 951, con l’anno 1158 e presso Pertz,Scriptores, VI, 506, con l’anno 1157. Nella prima di coteste edizioni il nome dell’isola di cui si suppone capitale Sibilla (Zawila) è scritto Gerx; nella seconda Gerp, la quale lezione credo sia stata preferita come vicina a Gerbe, della qual isola parve al dotto editore si trattasse. Io credo che per isola si debba qui intendere penisola (gli Arabi hanno un sol vocabolo per l’una e per l’altra), e che sia da preferire la lezione Gerx, come quella che più si avvicina a Scerik, nome della penisola che separa i golfi di Tunis e di Hammamet, la quale oggi si chiama El-Dakhel, ma gli Arabi del medio evo or la dissero diScerik, da un nome proprio d’uomo, or diBâsciu(Basso?) nome della città principale. Non è verosimile che i Siciliani avessero ripigliata allora cotesta penisola, ma pare che Mehdia o Zawila fosse considerata allora come capitale di un piccolo stato che prendesse il nome dalla penisola vicina. A me par certo che sendo padroni di Mehdia e di Susa, i Siciliani lo fosser anco di una parte della costiera, e in ispecie della penisoletta di Monastir, appendice di Mehdia. Si vegga, su la topografia di cotesti luoghi, l’Edrîsi nella edizione dei sigg. Dozy e De Gœje, pag. 108, 109, del testo, e 126-8, della versione. Edrîsi dice che i tre villaggi o castelli di Monastir erano abitati da religiosi, come d’altronde si può supporre da quel vocabolo.
296.In primo luogo non mi par dubbio che il re di Sicilia credesse allor appartenere alla sua corona il diritto d’istituire sedi vescovili, come l’esercitarono gli imperatori bizantini. Si noti la fondazione del vescovado di Cefalù e il titolo diArcivescovo di Sicilia, dato a quel di Palermo in un diploma di re Ruggiero, presso il Pirro,Sicilia Sacra, pag. 95, 96.In secondo luogo è da ricordare che, per antica costumanza, il metropolitano di Palermo, ricordando solennemente ogni anno i suoi suffraganei, solea nominare tra quelli il vescovo di Tripoli d’Affrica, su di che si vegga il Pirro, op. cit., pag. 21.Si consideri inoltre che tra i diplomi della Cappella Palatina di Palermo, nel Tabulario di essa, pag. 34, seg. nº XV, è l’inventario della suppellettile della Chiesa d’Affrica, nel quale si legge che una parte era stata fatta a spese dell’Arcivescovo. Mi par si alluda più tosto a quello d’Affrica che a quel di Palermo. D’altronde il fatto di trovarsi quell’inventario nella Cappella Palatina, può indicare che la Chiesa d’Affrica si volesse far dipendere dal Cappellano Maggiore, o che per lo meno la suppellettile si conservasse a cura dì questo, come proveniente da una regia fortezza.
296.In primo luogo non mi par dubbio che il re di Sicilia credesse allor appartenere alla sua corona il diritto d’istituire sedi vescovili, come l’esercitarono gli imperatori bizantini. Si noti la fondazione del vescovado di Cefalù e il titolo diArcivescovo di Sicilia, dato a quel di Palermo in un diploma di re Ruggiero, presso il Pirro,Sicilia Sacra, pag. 95, 96.
In secondo luogo è da ricordare che, per antica costumanza, il metropolitano di Palermo, ricordando solennemente ogni anno i suoi suffraganei, solea nominare tra quelli il vescovo di Tripoli d’Affrica, su di che si vegga il Pirro, op. cit., pag. 21.
Si consideri inoltre che tra i diplomi della Cappella Palatina di Palermo, nel Tabulario di essa, pag. 34, seg. nº XV, è l’inventario della suppellettile della Chiesa d’Affrica, nel quale si legge che una parte era stata fatta a spese dell’Arcivescovo. Mi par si alluda più tosto a quello d’Affrica che a quel di Palermo. D’altronde il fatto di trovarsi quell’inventario nella Cappella Palatina, può indicare che la Chiesa d’Affrica si volesse far dipendere dal Cappellano Maggiore, o che per lo meno la suppellettile si conservasse a cura dì questo, come proveniente da una regia fortezza.
297.Ibn-el-Athîr, anno 551, testo del Tornberg, vol. XI, pag. 139, 140. Si confronti il Kariâs versione del Tornberg stesso, tomo I, pag. 170 a 173; Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, traduzione del baron De Slane, tomo I, 254 segg. e tomo II, 173, 190 segg.
297.Ibn-el-Athîr, anno 551, testo del Tornberg, vol. XI, pag. 139, 140. Si confronti il Kariâs versione del Tornberg stesso, tomo I, pag. 170 a 173; Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, traduzione del baron De Slane, tomo I, 254 segg. e tomo II, 173, 190 segg.
298.Il soggiorno d’Ibn-Sceddâd in Palermo l’anno 551 dell’egira, è attestato dal Nowairi, in un luogo del quale diè la versione francese M. Rosseeuw de Saint-Hilaire,Histoire d’Espagne, tomo III (Paris, 1838).Pièces justificatives, nº IV, par. 511. Questo squarcio, tradotto da M. Vincent e tolto da un Ms. arabico di Parigi che non si cita, contiene un aneddoto dì Abd-el-Mumen che il cronista riferiva essergli stato raccontato da un mercatante musulmano di Mehdia, ch’egli incontrò l’anno 551 nella capitale della Sicilia.
298.Il soggiorno d’Ibn-Sceddâd in Palermo l’anno 551 dell’egira, è attestato dal Nowairi, in un luogo del quale diè la versione francese M. Rosseeuw de Saint-Hilaire,Histoire d’Espagne, tomo III (Paris, 1838).Pièces justificatives, nº IV, par. 511. Questo squarcio, tradotto da M. Vincent e tolto da un Ms. arabico di Parigi che non si cita, contiene un aneddoto dì Abd-el-Mumen che il cronista riferiva essergli stato raccontato da un mercatante musulmano di Mehdia, ch’egli incontrò l’anno 551 nella capitale della Sicilia.
299.Presso Tigiani, che abbiam citato di sopra, nel cap. ij, pag. 379, in nota. L’Holâl-el-Mausciahdà il nome di Abd-Allah-ibn-Meimûn.
299.Presso Tigiani, che abbiam citato di sopra, nel cap. ij, pag. 379, in nota. L’Holâl-el-Mausciahdà il nome di Abd-Allah-ibn-Meimûn.
300.Si confrontino: Ibn-Sahib-es-Selât; Ibn-el-Athîr, anno 554; Marrekosci; Ibn-Khaldûn, nellaBibl. ar. sicula, testo pag. 197, 303-304, 319, 504. Non cito il Nowairi, perch’egli qui copia di parola in parola Ibn-el-Athîr. Cotesti scrittori non son d’accordo sul tempo della mossa da Marocco e si comprende benissimo.
300.Si confrontino: Ibn-Sahib-es-Selât; Ibn-el-Athîr, anno 554; Marrekosci; Ibn-Khaldûn, nellaBibl. ar. sicula, testo pag. 197, 303-304, 319, 504. Non cito il Nowairi, perch’egli qui copia di parola in parola Ibn-el-Athîr. Cotesti scrittori non son d’accordo sul tempo della mossa da Marocco e si comprende benissimo.
301.Secondo alcuni cominciò l’assedio il 18 regeb (5 agosto 1159). Secondo altri tornerebbe al 12 luglio.
301.Secondo alcuni cominciò l’assedio il 18 regeb (5 agosto 1159). Secondo altri tornerebbe al 12 luglio.
302.Marrekosci.
302.Marrekosci.
303.Ibn-el-Athir, Marrekosci, ec. dicono anche figliuoli diMolûk, ch’è il plurale diMâlik, re; ma diceasi anco de’ grandi feudatari, come abbiamo avuta occasione di notare. Non mi par che meriti molta attenzione un luogo di Marrekosci, compilatore del XIII secolo, nel quale ei chiama i soldati del presidio “compagni del Duca.”
303.Ibn-el-Athir, Marrekosci, ec. dicono anche figliuoli diMolûk, ch’è il plurale diMâlik, re; ma diceasi anco de’ grandi feudatari, come abbiamo avuta occasione di notare. Non mi par che meriti molta attenzione un luogo di Marrekosci, compilatore del XIII secolo, nel quale ei chiama i soldati del presidio “compagni del Duca.”
304.L’autore anonimo dell’Holâl-el-Mausciah.
304.L’autore anonimo dell’Holâl-el-Mausciah.
305.Gli scrittori musulmani esprimono questo fatto al rovescio, cioè, che la galea entrava nell’arsenale bella e armata senza mettere a terra un sol uomo
305.Gli scrittori musulmani esprimono questo fatto al rovescio, cioè, che la galea entrava nell’arsenale bella e armata senza mettere a terra un sol uomo
306.Macchine da lanciar sassi, più piccole che i mangani. Il Kartas, in vero, ch’è qui il solo che faccia menzione di macchine oltre i mangani, le chiamara’ade, cioè “tonanti,” il qual nome fu dato alle artiglierie. A me par che l’autore, il quale visse nel XIV secolo e non conoscea per l’appunto quando fosse stato fatto il primo uso della polvere nelle armi da gitto, abbia sostituito di capo suo quella nota voce ad’arrâdeche al suo tempo e nel suo paese potea parere antiquata. Forse fu errore dei copisti, e in ogni modo le lettere radicali, che son le stesse, disposte sì in altro ordine, si prestavano all’equivoco. Nello stesso modo va spiegato un luogo d’Ibn-Khaldûn, autore anch’egli del XIV secolo, secondo il quale le “tonanti” sarebbero state usate in Affrica nel XIII. Si vegga su questo dubbio il bel trattato dei sigg. Reinaud et Favé,Du feu grégeois, Paris, 1845, pag. 75 segg. e si confrontino: Dozy,Historia Abbadidarum, II, 202 e 264 e Ibn-Batuta,Voyages, Paris, 1853-58, tomo III, 148, 194, 238, 396.
306.Macchine da lanciar sassi, più piccole che i mangani. Il Kartas, in vero, ch’è qui il solo che faccia menzione di macchine oltre i mangani, le chiamara’ade, cioè “tonanti,” il qual nome fu dato alle artiglierie. A me par che l’autore, il quale visse nel XIV secolo e non conoscea per l’appunto quando fosse stato fatto il primo uso della polvere nelle armi da gitto, abbia sostituito di capo suo quella nota voce ad’arrâdeche al suo tempo e nel suo paese potea parere antiquata. Forse fu errore dei copisti, e in ogni modo le lettere radicali, che son le stesse, disposte sì in altro ordine, si prestavano all’equivoco. Nello stesso modo va spiegato un luogo d’Ibn-Khaldûn, autore anch’egli del XIV secolo, secondo il quale le “tonanti” sarebbero state usate in Affrica nel XIII. Si vegga su questo dubbio il bel trattato dei sigg. Reinaud et Favé,Du feu grégeois, Paris, 1845, pag. 75 segg. e si confrontino: Dozy,Historia Abbadidarum, II, 202 e 264 e Ibn-Batuta,Voyages, Paris, 1853-58, tomo III, 148, 194, 238, 396.
307.Ibn-el-Athîr, ec.
307.Ibn-el-Athîr, ec.
308.Zerkesci.
308.Zerkesci.
309.Questo fatto è riferito dal solo Marrekosci.
309.Questo fatto è riferito dal solo Marrekosci.
310.Falcando.
310.Falcando.
311.Secondo l’Holâl-el-Mausciah, sarebbero state una cinquantina, poichè il numero totale delle navi si fa montare a dugento.
311.Secondo l’Holâl-el-Mausciah, sarebbero state una cinquantina, poichè il numero totale delle navi si fa montare a dugento.
312.Ibn-Sceddâd, presso il Tigiani.
312.Ibn-Sceddâd, presso il Tigiani.
313.Si confrontino: Ibn-Sahib-es-Selât; Ibn-el-Athir; Marrekosci; ilBaiân; Tigiani; ilKartâs; Abulfeda; Ibn-Khaldûn; Zerkesci; Ibn-abi-Dinâr, nellaBibl. ar. sicula, testo, pag. 197, 303-308, 319-320, 374, 401-402, 403-404, 417, 504-506, 523, 540, e l’Holâl-el-Mauscîahec. (il Pallio variopinto che ricorda gli avvenimenti di Marocco) compendio anonimo, scritto l’anno 783 dell’egira (1381-2) Ms. della Bibl. imp. di Parigi.Ancien fonds, 825, pag. 116. Non cito il Nowairi perch’egli copia letteralmente Ibn-el-Athir in questi capitoli. Di cotesti scrittori ho notate alcune differenze. L’Holâlinoltre attribuisce agli ambasciatori del presidio cristiano appo Abd-el-Mumen, l’adulazione di avergli detto ch’egli era appunto il predestinato alla monarchia universale di che parlavano i loro libri. Del racconto di Tigiani abbiam anco una traduzione francese di M. Alph. Rousseau, nelJournal Asiatiquedi febbraio 1853, pag. 209 segg. I capitoli più importanti d’Ibn-el-Athir sono stati tradotti in francese dal baron De Slane, nellaHistoire des Berbèresd’Ibn-Khaldûn, tomo II, Appendice, pag. 585 segg. Similmente i luoghi d’Ibn-Khaldûn, che abbiam citati nel presente Capitolo, si trovano nella citata versione di M. De Slane, tomo II, pag. 38, 39, 193. Il Conde,Dominacion de los Arabes en España, Parte III, cap. xliv, narra distesamente questa impresa di Mehdia, con alcuni de’ particolari notati da noi ed altri che non troviamo ne’ nostri testi. Ma la compilazione del Conde non può tener luogo de’ testi che ci mancano.Degli autori cristiani son da vedere il Falcando e Romualdo Salernitano, sì discrepanti l’un dall’altro, il primo nel Caruso,Bibl. sicula, pag. 420, 421, il secondo in Muratori,Rer. Italic., VI, 199, e presso Pertz,Scriptores, XIX, 429.
313.Si confrontino: Ibn-Sahib-es-Selât; Ibn-el-Athir; Marrekosci; ilBaiân; Tigiani; ilKartâs; Abulfeda; Ibn-Khaldûn; Zerkesci; Ibn-abi-Dinâr, nellaBibl. ar. sicula, testo, pag. 197, 303-308, 319-320, 374, 401-402, 403-404, 417, 504-506, 523, 540, e l’Holâl-el-Mauscîahec. (il Pallio variopinto che ricorda gli avvenimenti di Marocco) compendio anonimo, scritto l’anno 783 dell’egira (1381-2) Ms. della Bibl. imp. di Parigi.Ancien fonds, 825, pag. 116. Non cito il Nowairi perch’egli copia letteralmente Ibn-el-Athir in questi capitoli. Di cotesti scrittori ho notate alcune differenze. L’Holâlinoltre attribuisce agli ambasciatori del presidio cristiano appo Abd-el-Mumen, l’adulazione di avergli detto ch’egli era appunto il predestinato alla monarchia universale di che parlavano i loro libri. Del racconto di Tigiani abbiam anco una traduzione francese di M. Alph. Rousseau, nelJournal Asiatiquedi febbraio 1853, pag. 209 segg. I capitoli più importanti d’Ibn-el-Athir sono stati tradotti in francese dal baron De Slane, nellaHistoire des Berbèresd’Ibn-Khaldûn, tomo II, Appendice, pag. 585 segg. Similmente i luoghi d’Ibn-Khaldûn, che abbiam citati nel presente Capitolo, si trovano nella citata versione di M. De Slane, tomo II, pag. 38, 39, 193. Il Conde,Dominacion de los Arabes en España, Parte III, cap. xliv, narra distesamente questa impresa di Mehdia, con alcuni de’ particolari notati da noi ed altri che non troviamo ne’ nostri testi. Ma la compilazione del Conde non può tener luogo de’ testi che ci mancano.
Degli autori cristiani son da vedere il Falcando e Romualdo Salernitano, sì discrepanti l’un dall’altro, il primo nel Caruso,Bibl. sicula, pag. 420, 421, il secondo in Muratori,Rer. Italic., VI, 199, e presso Pertz,Scriptores, XIX, 429.
314.Si confrontino il Falcando e Romualdo Salernitano, presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 412 segg., 419, 421, 865, 866.
314.Si confrontino il Falcando e Romualdo Salernitano, presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 412 segg., 419, 421, 865, 866.
315.Di questa sola ragione d’economia fa parola il Falcando, op. cit., pag. 421.
315.Di questa sola ragione d’economia fa parola il Falcando, op. cit., pag. 421.
316.Questo rimprovero l’ho aggiunto io. Pietro era forse caduto in disgrazia o tenuto com’oggi diremmo “in disponibilità.” Ma tornò ben in favore a capo di due anni.
316.Questo rimprovero l’ho aggiunto io. Pietro era forse caduto in disgrazia o tenuto com’oggi diremmo “in disponibilità.” Ma tornò ben in favore a capo di due anni.
317.Falcando, op. cit., pag. 135.
317.Falcando, op. cit., pag. 135.
318.Si confrontino sempre Falcando e Romualdo Salernitano.
318.Si confrontino sempre Falcando e Romualdo Salernitano.
319.Si confrontino Falcando e Romualdo Salernitano, op. cit., pag. 434 segg., ed 866.
319.Si confrontino Falcando e Romualdo Salernitano, op. cit., pag. 434 segg., ed 866.
320.Imâd-ed-dîn, nellaKharida, testo nellaBibl. ar. sicula,pag. 599, dice che “l’ammazzarono i Franchi di Sicilia dopo l’anno 550 (1155-6) nella carnificina ch’ei fecero dei Musulmani.” Mi pare da riferir questo caso alla sedizion di Palermo, piuttosto che alla proscrizione che fecero non guari dopo i Lombardi nell’interno dell’isola.
320.Imâd-ed-dîn, nellaKharida, testo nellaBibl. ar. sicula,pag. 599, dice che “l’ammazzarono i Franchi di Sicilia dopo l’anno 550 (1155-6) nella carnificina ch’ei fecero dei Musulmani.” Mi pare da riferir questo caso alla sedizion di Palermo, piuttosto che alla proscrizione che fecero non guari dopo i Lombardi nell’interno dell’isola.
321.Ibn-Bescrûn, citato da Reinaud,Géographie d’Aboulfeda, Introduzione, pag.CXXI. Il titolo era:Rudh-el-Uns wa Nozhat-en-Nofs, ossia “Giardini dell’Umanità e diletto dell’anima.”
321.Ibn-Bescrûn, citato da Reinaud,Géographie d’Aboulfeda, Introduzione, pag.CXXI. Il titolo era:Rudh-el-Uns wa Nozhat-en-Nofs, ossia “Giardini dell’Umanità e diletto dell’anima.”