Chapter 35

659.Bibars, pag. 513-514.660.Così il Makrizi, che vide al certo qualche documento. Gli altri scrittori arabi, al par che i latini, notano gli anni soltanto.661.Si confrontino i citati scrittori arabi e i documenti latini di parte imperiale e di parte papale, raccolti dal Bréholles, op. cit., III, 86 a 110, tra i quali è la supposta traduzione francese del testo arabico del trattato, mandata dal patriarca di Gerusalemme al papa, con le sue proprie osservazioni in latino. Questo fiore di diplomazia ecclesiastica è stato ristampato dal Mas-Latrie,Histoire de l’île de Chypre, III, 626 segg. Ma di certo non risponde al trattato originale, mancandovi i nomi de’ paesi ceduti all’imperatore. Così il miglior documento rimane sempre la costui circolare, come or si chiamerebbe, data di Gerusalemme il 18 marzo, nella quale si dice stipulato il trattato a 18 febbraio. La data del 24 che recano gli Arabi, potrebbe esser quella in cui Malek-Kâmil ratificò.Ludd è nominata ne’ soli scritti musulmani; Ramla nella solaSt. de’ Patr.Secondo Ibn-el-’Amid, pag. 511, furono ceduti a Federigo tutti i villaggi tra Gerusalemme e Jaffa.662.Così nel citato diploma del 18 marzo; nè il patriarca di Gerusalemme osò affermare il contrario nel suo scritto sì capzioso e sì violento.663.Ibn-el-Athîr, pag. 316; Nowairi, pag. 513; Bibars, pag. 514; Ibn-el-’Amîd, ibid. Si veggano gli aneddoti narrati e le poesie scritte in questa occasione, presso Reinaud,Extraits, pag. 433 segg. Gli aneddoti si leggono anco nel testo d’Ibn-el-Giuzi, pag. 515.664.Reinaud,Extraits, pag. 433.665.Bibars, pag. 514.666.Dahrilitteralmente “eternista,” cioè negante la creazione.667.Ibn-el-Giuzi, pag. 515.668.L. c.669.Così mi pare, non ostante ciò che dice la Continuazione di Guglielmo di Tiro, nello squarcio che trascrive il Bréholles, op. cit., III, 85.670.M. Reinaud,Extraits, pag. 429, su l’autorità di Dsehebi, narra che alcuni Crociati proffersero a Kâmil d’uccidere Federigo, e che il Sultano mandò a lui stesso la lettera originale. Non mi venne fatto di ritrovare questo testo a Parigi, quand’io raccolsi gli altri per laBiblioteca arabo-sicula; ma senza meno, lo avremo ne’ volumi dellaBibliothèque des Croisades, che si stampano a cura dell’Accademia delle Iscrizioni.Matteo Paris, nellaHist. Anglorum, ediz. citata, II, 313, riferisce la voce che i Templari e gli Spedalieri avessero avvisato Kâmil della prossima andata di Federigo da Gerusalemme al Giordano, e che Kâmil avesse mandata la lettera loro all’imperatore. Ma nellaAbbreviatio Chronicorum, ediz. citata, III, 259, l’autore messe la postilla ch’eran calunnie dei nemici di que’ religiosi.671.Makrizi, pag. 522, dice l’ultimo di giumadi secondo del 625 (25 maggio 1229). LaSt. dei Patr.ch’egli entrò in Gerusalemme nei primi di quaresima del 945 (1229), che stettevi altri due giorni e che, andato ad Acri, ripartì per l’Italia dopo la Pasqua.Nowairi pone anco la consegna di Gerusalemme in rebi’ secondo del 626 (marzo 1229.)672.Ormai è certo che gli Ismaeliani erano chiamatihasciscin, dalle note preparazioni d’hascisc, ossiacannabis indica, e che, divenuti celebri pur troppo nel tempo delle Crociate, il loro nome volgare, pronunziatoassassin, diè questo brutto vocabolo ad alcune lingue europee.673.Ibn-Khaldûn,Storia univ.ed. del Cairo, tomo V, pag. 352, segg.; Reinaud,Extraits, ec. §§. LXXIX ed LXXX, pag. 436. segg.674.Riccardo da San Germano, presso Caruso, op. cit. pag. 603.675.Ibn-Khaldûn, vol cit., pag. 433.676.Reinaud, op. cit., pag. 435, citando pel primo fatto lo Pseudo Jafei e per l’altro Abu-l-Mehâsin.677.Annales Colon. Maximi, presso Pertz,Script., XVII, 843.678.Op. cit., pag. 842.679.Novella xcviij delle antiche edizioni. Questa favola era stata pria raccontata più volte in tempi diversi, mutando sempre i personaggi. Nel IX e X secolo fu attribuita agli Ismaeliani di Persia; nel XII a que’ di Siria, quando Saladino andò a trovare Sinan. Un continuatore di Guglielmo di Tiro, copiato da Marin Sanudo, fece spettatore del suicidio Arrigo, conte di Champagne, poi re di Gerusalemme. Si veggano le citazioni nel diligente lavoro di M. De Frémery,Nouvelles Recherches sur les Ismaeliens.Paris, 1855, estratto dalJournal Asiatiquedel 1854.680.Bibars, op. cit., pag. 515.681.Epistole del 1245 e 1246, presso Bréholles, op. cit., II, 325, 427.682.Si vegga il principio del § III della Cronica di Kelaûn, nellaBibl. ar. sicula, testo, pag. 341, e la traduzione che io ne ho data nellaGuerra del Vespro Siciliano, tomo II, pag. 333 segg. della edizione del 1866.683.Si vegga l’attestato del Makrizi, qui sopra a pag. 640.684.Annales Colon. Maximi, presso Pertz,Scriptores, XVII, 812.685.Bartolommeo de Neocastro, cap. L, presso Gregorio,Rerum Aragon., I, 73. Il nome proprio si legge Malbalusus. Il nome topografico, che vive ancora, significa, in arabo, luogo di preghiera, e propriamente il piano aperto dove si fa la preghiera solenne.686.Chronicon De Rebus in Italia Gestis, edizione Bréholles, pag. 174. Non assento al Bréholles,Historia Diplom., etc. Introduction, pag. ccclv, nota 2, che fossero venturieri arabi, e molto meno che Federigo ne abbia fatti venire d’Affrica. Il mio dotto amico prestava troppa fede a Matteo Spinelli.687.Nusf-ed-dunia. Si ricordi la nave di Mehdia così denominata, della quale abbiam detto nel presente libro, cap. ij, pag. 406 del volume.688.Nell’Appendice al Malaterra, presso Caruso, op. cit,. pag. 252, si legge sotto l’anno 1240, XV, indiz. “Rogerius de Amicis ivit ad Soldanum Babiloniae” e nel 1241, Iª indiz. “Soldanus de.... et.... insiluerunt (in) christianos qui habitabant Jerusalem et ceperunt illos, occiderunt et captivos duxerunt.... Et in illis diebus Dominus Rogerius de Amicis manebat (in) Babiloniam et in Cayrum cum Soldano.” La data e questa circostanza del soggiorno lungo, provano la identità della persona dell’ambasciatore principale con quella designata dallaStoria de’ Patriarchi d’Alessandria. In questa poi si legge: “E del maggiore di questi due ambasciatori dicono ch’ei porti su le carni una veste di lana.” Abbiamo dunque la flanella nel XIII secolo: o l’uso delle camicie di lino e di cotone non era sparso per anco in Sicilia?689.Storia de’ Patr. d’Aless., nellaBibl. ar. sicula, pag. 324, 325. Cf. Reinaud,Extraits, ec., pag. 441, 442.690.Storia de’ Patr. d’Aless., op. cit., pag. 326.691.Raynald.,Annales Eccles., 1246. Si confronti, per la data, il Bréholles, op. cit., Introduction, pag. ccclxvij.692.Pseudo-Jafei, nellaBibl. ar. sicula, testo, pag. 516, 517.693.Op. cit., pag. 517.694.Testo, nell’op. cit., pag. 346; e traduzione nella miaStoria del Vespro siciliano, II, 341 dell’edizione del 1866.695.Ibn-Giuzi, trascritto dallo Pseudo-Jafei, nellaBibl. ar. sic., testo, pag. 517.696.Pseudo-Jafei, citato da Reinaud,Extraits, ec. pag. 436. nota 1. Alberto Magno,Opera, tomo VI, Lione, 1651,De Animalibus, tract. II, cap. I, §De Anabula, descrive questo animale chiamato dagli “Arabi e dagli Italiani”Seraph, e continua: “Unam harum secum, temporibus nostris, habuit Federicus imperator, in partibus nostris.”697.Abulfeda,Annali, 698, nel quale anno morì questo Gemâl-ed-dîn. Nella edizione di Reiske, V, 144, e nellaBibl. ar. sic., testo, pag, 420.Cotesta novella simboleggia pure l’arrisicato viaggio del 1212, dicendo che appena fatta la elezione, Federigo si pose in capo la corona e scappò via con uno squadrone di cavalieri tedeschi ch’egli aveva appostati, e così fece ritorno al suo paese.698.Si vegga il Cap. viij del libro V, pag. 259 di questo terzo volume.699.Diploma greco del 1143, citato nel Cap. iij del presente libro, pag. 449, del volume, dove ho corretto il testo dello’alâmaarabico di questo diploma, pubblicato dal Morso e dal prof. Caruso. La clausola arabica del diploma non fu letta meglio che lo’alâma. Il Morso la tradusse a suo modo: “Mense maii; indictione sexta, rogatus fuit Dominus noster Rex augustus, sanctus, cujus regnum Deus perpetuet, ut imprimeret suum nobile signum in hoc diplomate, ut sciatur quod ejus potentia, ordinatione divina constituta, hoc etiam concessit annuitque responsione, et se contentum declaravit, impressitque suum sublime signum. Sufficiens est Deus et propitius ei qui confidit in illo.” E segue immediatamente la soscrizione di Giorgio.Parendomi che la formola della omologazione regia di somiglianti atti, dia molta luce alla diplomatica ed alla legislazione del tempo e che la lezione del Morso in parte sia sbagliata, do qui una nuova versione del testo arabico, com’io l’ho letto nell’originale molto chiaramente:Del mese di maggio, sesta indizione, io ho chiesto al nostro padrone il re venerato e santo, il cui regno Iddio eterni, di far porre il suo eccelso’alâmain questo diploma, affinchè si sappia ch’Egli, la cui possanza Iddio mantenga, abbia permesso e ratificato questo (atto). Ed Egli ha impartita l’approvazione, omologato (l’atto) e fatto porre in testa di quello il sublime’alâmasuo. Facciamo assegnamento in Dio, che ben provvede.700.Cosmos, edizione francese del 1848, tomo II, 233, 519. Veggansi inoltre Venturi,Commentarii sopra la Storia e le teorie dell’Ottica, Bologna, 1814, in fol., tomo I, pag. 34 a 59; Caussin, nelleMémoires de l’Institut de France, Acad. des Inscriptions, tomo VI (1822). N’avea trattato lo stesso Humboldt nellaRaccolta di Osservazioni astronomiche, tomo I (1811), pag. lxv a lxx, e poi il Delambre nellaStoria dell’Astronomiaetc.L’Humboldt studiò il ms. di Parigi, Ancien Fonds, 7310; il Caussin questo e un altro della medesima biblioteca, del quale ei non dà il numero, nè io ho potuto rinvenirlo: finalmente ei cita con dubbio un altro codice della Bodlejana. In Italia, poi, abbiamo i due codici dell’Ambrosiana che citerò nella nota seguente; uno della Vaticana nº 2975; due della Bibl. nazionale di Firenze (Raccolta Magliabechiana) segnati XI, D. 64 e II, II, 35; cd uno del principe Baldassare Boncompagni di Roma, descritto nel catalogo di Enrico Narducci, Roma, 1862, pag. 136, seg., nº 314.Mentr’io correggo queste pagine, so che si prepara appo noi la pubblicazione di questo libro che avea già intrapresa il Venturi allo scorcio del secol passato, e poi dovette abbandonarla. Spero che i dotti editori odierni, da me ben conosciuti, trovino Mss. più antichi di quelli che ho visti io, i quali tornano alla fine del XVI, e principii del XVII secolo, e, s’io ben mi appongo, son tutti italiani ed anco stretti parenti l’un dell’altro. L’età e il paese ben rispondono al movimento scientifico rivelato dall’accelerata propagazione delle copie.701.Ecco questo proemio che ho copiato sul ms. 7310 di Parigi (XVII secolo) e confrontato e corretto con una copia dello stesso squarcio, mandatami nel 1856 dal dotto e cortese Antonio Ceriani, in oggi prefetto dell’Ambrosiana. Questa copia fu fatta sul codice Ambrosiano T. 100, con le varianti del Codice D. 451. Inf. (XVII secolo). Non fo il confronto con gli altri codici delle nostre biblioteche, perchè appartiene ai novelli editori; e sol dirò che i codici magliabechiani e i romani, hanno anch’essiammiracoin luogo diammirato. Tralascio gli errori manifesti e le varianti di minore importanza e seguo l’ortografia attuale.“Incipit liber Ptolomæi de Opticis, sive aspectibus, translatus ab amirato (cod. par.ammiraco) Eugenio Siculo, de Arabico in latinum.”“Cum considerarem Optica Ptolomæi necessaria utique fore scientiam diligentibus et rerum perscrutantibus naturam, laboris onus subire et illa in presenti libro interpretare non recusavi. Verumtamen, quia universa linguarum genera proprium habent idioma, et alterius in alterum translatio, fideli maxime interpreti, non est facilis; et præsertim arabicam in græcam aut latinam transferre volenti, tanto difficilius est, quanto major diversitas inter illas, tam in verbis et nominibus quam in litterali compositione reperitur, unde, quia in hoc opere quaedam forte non manifesta apparent, dignum duxi intentionem auctoris ab arabico libro evidentius intellectam, breviter exponere, ut lectoribus via levior efficiatur. In primo quidem sermone, quamvis non sit inventus, tamen sicut in principio secundi exprimitur, continetur quo visus et lumen comunicant et ad invicem assimilantur, et quo differunt in virtutibus et motibus, nec non differentiae eorum et accidentia. In secundo etc.”Così il traduttore continua l’indice de’ capitoli e poi ripiglia:“Incipit sermo secundus Opticorum Ptolomæi, olim de græca lingua in arabicam, nunc autem de arabica in latinam, translatorum ab amirato (cod. par.ammiraco) Eugenio Siculo, ex duobus exemplaribus, quorum novissimum, unde presens translatio facta fuit, veratius est: primus tamen sermo non est inventus.”Gli argomenti dei cinque discorsi, o libri come si vogliano chiamare, son questi: 1º Ipotesi su la visione per raggi lucidi emanati dall’occhio; 2º Correzione degli errori ottici per mezzo degli altri sensi; 3º Catottrica; 4º Degli specchi concavi in particolare; 5º Diottrica.702.Primo di tutti il Caussin citò queste profezie nella sua Memoria su l’Ottica di Tolomeo, per determinare l’età in cui visse l’ammiraglio Eugenio, del quale ei non aveva altre notizie.Ricercati e trovati i mss. nella Biblioteca Nazionale di Parigi, io ho visto che dànno, con poco divario, il nome e l’ufizio d’Eugenio e la misteriosa provenienza di quell’opera. Son essi notati: Mss. Latins, Ancien Fonds, 3595, 6362, 7329, e Sorbonne 316, dei quali il primo e il terzo sembrano del XIV secolo, il secondo del XV, e il quarto è del XVI. Il libro è intitolato anche:Vasilographi, idest imperialis, nel 6362. L’uficio poi d’Eugenio è scrittoadmiratusin questo, nel 3595. (fol. 37 segg.) e nel 316 Sorbonne, edammiratusnel 7329, (fol. 98 recto), il qual ms. comincia con l’Astrologia Guidonis Bonati de Forlivio. Il traduttore greco è detto, dovetoxapater, doveDox paterdovedaxopetrie lasciato in bianco nel 7329.703.Si vegga Walz,Rhetores Græci, nei Prolegomeni del vol. II, pag. 11, e nel vol. VI, pag. 11. Tolgo questa citazione dallaNouvelle Biographieetc. del Dott. Hoefer, articoloDoxipater, non avendo alle mani, mentre io scrivo, l’opera del Walz.704.Si vegga il Cap. iij di questo libro, a pag. 452 segg. del volume.705.Libro V, Cap. vj, pag. 173 segg. di questo volume.706.Ibn-Khaldûn, ne’ Prolegomeni, espressamente lo dice hammudita e capitato in Sicilia dopo la espulsione de’ suoi progenitori da Malaga, della quale eran signori. Questo passo fu citato pel primo dal baron De Slane, in un importantissimo articolo ch’ei pubblicò su la geografia di Edrîsi, nelJournal Asiatique, 3mesérie, tomo XI (1841) pag. 362 segg.707.Il baron De Slane, ch’è de’ più assidui e dotti ricercatori di manoscritti arabi, die’ nel citato articolo, pag. 574 segg., una lunga lista di opere ch’egli avea percorse senza alcun frutto, per trovare notizie biografiche d’Edrîsi.708.Il trattatoDe Viris illustribus apud Arabes, dove Leone Affricano dà a cap. XIV la biografia dello “Eseriph Essachali,” com’ei lo chiama, fu scritto o pensato in arabico, tradotto dall’autore stesso in quella specie d’italiano ch’ei possedeva, e pubblicato in latino dall’Hottinger, poi dal Fabricius,Bibl. Græca, tomo XIII (1726), pag. 278, e infine dal Gregorio,Rerum Arab., pag. 238. Al dir di Leone, l’autore delNushat alabsarnacque in Mazara, fu mandato da’ suoi concittadini a re Ruggiero conquistatore della Sicilia e gli presentò quel libro. Il re, fattoselo tradurre in latino, fu preso della bellezza dell’opera sì fattamente, ch’ei donò ad Eseriph non so qual castello e lo invitò a stare a corte: ma quegli, non amando tal soggiorno, vendè il castello per un milione di ducati e se ne andò in Affrica dove morì il 1122. Questo pasticcio non farà alcuna maraviglia a chi abbia lette le nostre osservazioni su le opere di Leone Affricano, nel Cap. x del I libro, pag. 234 segg.Il Gregorio, l. c. notando la confusione de’ due Ruggieri, corresse conte il titolo di re; trasportò l’opera alla seconda metà dell’XI secolo; fece quindi due Edrîsi e due geografie, ed arrivò a biasimare il Casiri, perchè non si era accorto della diversità delle opere dei supposti due geografi.709.Questo nome si legge nel ms. della Bodlejana, n. 887 del catalogo di Uri, mediocre codice del XV secolo. Il capitolo dellaKharida, del quale io ho pubblicato il testo nellaBibl. arabo-sicula, pag. 610, dà soltanto il nome di Mohammed, figlio di Mohammed e aggiunge il nome etnico Kortobi e il soprannome d’Ibn-et-Theiri, secondo un ms., e d’Ibn-et-Th..ri secondo un altro; ma amendue le lezioni mi sembrano erronee. Anche Hagi-Khalfa, ediz. Fluegel, VI, 333 eBibl. arabo-sicula, p. 706 del testo, dà i soli due nomi di Mohammed figlio di Mohammed, lo Sceriffo Edrîsi siciliano. Il Dozy, nella prefazione allaDescription de l’Afrique et de l’Espagne, pag. III, ammette la tradizione di parentela che risulta dal ms. bodlejano, alla quale in vero, io non veggo alcun ostacolo.710.Così il Casiri,Bibl. arabo-hisp., II, 13, senza citare le sorgenti; ma i dati suoi stanno bene con quelli che abbiamo d’altre parti, e lo studio a Cordova è anche provato dal soprannome di Kortobi, dato all’Edrîsi nellaKharida. Si confrontino lo Slane e il Dozy ll. cc.711.Dice egli stesso, nella geografia, che fu a Lisbona (traduzione francese, tomo II, 26); che vide la marea dell’Atlantico (I, 95), e le miniere di mercurio ad Abal (II, 66); che aveva notato parecchie volte il ghiaccio nelle strade di Aghmat (I, 212) e ammirato il ponte di Costantina (I, 243); che era disceso nella grotta de’ Dormienti, non già presso Efeso, ma in una montagna tra Amorinm e Nicea (II, 300). Conf. Reinaud,Aboulfeda, Introduction, pag.CXIII, CXIV.712.Pagine 453 segg., 486 segg. di questo volume.713.Leone Affricano lo dice morto il 516, che torna al 1122-3 e però è sbagliato di certo. Il baron de Slane, nel lavoro critico che testè lodammo, propone la plausibile conghiettura che Leone o il suo traduttore, abbia scritto l’anno dell’egira 516, in luogo di 560, con che la morte di Edrîsi tornerebbe al 1164-5.714.Il testo delle notizie biografiche si legge nellaBibl. arabo-sicula, pag. 610, 611. Quivi non pubblicai i versi di Edrîsi, ch’io già avea copiati dai due mss. parigini dellaKharida, cioè Anciens Fonds, 1376, fog. 49 recto, segg. e Asselin, 369, fog. 12, verso, segg.Il primo componimento, nel quale si narra il solito sogno erotico dei poeti arabi, incomincia con questo verso:“Ella venne a trovarmi al buio, quand’io, fatta la vigilia, m’era buttato a dormire, ed anima vivente non ci sentiva.”Or il sostantivorakib, al quale ho dato il significato generico di “vigilante” si dice di chi fa la scolta, di chi aspetta, di chi fa un’osservazione astronomica, ec. Edrîsi doveva essere un po’ astronomo o astrologo anch’egli. Ma ne’ versi seguenti non v’ha nulla che porti all’un di que’ significati, più tosto che all’altro.Nel secondo squarcio, il geografo confessa “aver passate di molte notti a bere in nobili ed elette brigate, nelle quali il vino, ammantato di giallo e ornato d’una collana di schiuma, avea sì ben lavorato, che l’aurora trovò i commensali distesi a terra, tra fiumi, rigagnoli e prati; donde e’ si levavano tutti sbalorditi, ma ricominciavano a far girare le coppe infino a sera.”Par che Edrîsi, quand’ei comunicò le sue poesie a Ibn-Bescirûn, avesse già varcata quella felice età; poichè nell’ultimo madrigale, pesante anzi che no, ei non pensa che alla morte, ai proprii peccati ed alla misericordia di Dio.715.Mi riferisco pei particolari ai capitoli 5 ed 11 dell’opera di Lelewel, intitolata:Géographie du Moyen-âge, monumento di erudizione, amor della scienza e volontà ostinata contro gli oltraggi della fortuna. Sventuratamente il libro non è ben ordinato, ed è scritto in un tal francese, che spesso non si capisce, e sempre stanca il lettore.716.Si veggano: Reinaud,Géographie d’Aboulfeda, Introduction, § II; Lelewel, op. cit.Epilogue, cap. 87 a 61; SédillotProlégomènes des Tables d’Oloug Beg., pag. viij segg. e Sprenger,Die Post-und Reiserouten des Orients, Leipzig, 1864.717.Su la cartografia presso gli Arabi, si vegga Reinaud, op. cit., pagine xliv, xlv, ccliii, e Lelewel, op. cit.passim.718.Nel cap. iij del presente libro, pag. 453 segg.719.Il testo ha in tutti i mss. ..r..sios-el-Antaki, senza vocale dopo lar, e senza alcun segno che determini la prima lettera, se siaa,i, ovveroo. Paolo Orosio da Tarragona, potea forse venir chiamato Antiocheno da qualche traduttore siro o arabo, per cagion del suo viaggio in Oriente. Egli è d’altronde il solo storico latino di cui facciano menzione gli Arabi; sul quale si vegga Hagi-Khalfa, ediz. Fluegel, V, 171, num. 10,626. Intorno le nozioni geografiche contenute nella Storia di Paolo Orosio, si confronti Lelewel, op. cit., cap. 28 del volume intitolatoEpilogue, pag. 35.720.Si vegga su questi autori, Reinaud, op. cit. Introduction, § II, pag. lvij, lx, lxj, lxiij, lxii, lxxxj.721.I nomi proprii, al par che l’etnico, dànno a vedere che quest’autore era di schiatta tartara.722.Le ricerche del Reinaud, del Lelewel, dello Sprenger, del Sédillot, e di M. Barbier de Meynard, non ci dànno alcuna notizia su cotesti autori.723.Reinaud, vol. cit., Introduction § II, pag. lxij, xciij, xcv, cij; Barbier de Meynard,Le Livre d’Ibn-Khordadbeh, nelJournal Asiatique, di gennaio 1865; Sprenger, op. cit. prefazione.724.Sprenger, op. cit., p. XVIII segg.725.Su l’importantissima opera geografica di Bekri si vegga la nostra Introduzione, nel primo vol., pag. XLII, XIV. Il baron De Slane ha pubblicato poi il testo arabico ed una nuova traduzione francese.726.Venticinque parasanghe da tre miglia ciascuna. A questa misura s’appiglia l’autore, traduzione francese, I, 2, il quale cita quelle degli Indiani e d’Erastotene e tace la misura di Tolomeo. Si veggano a questo proposito le osservazioni di Lelewel, op. cit., cap. 60, tomo I, pag. 100.727.Lelewel, op. cit. cap. 247 e 60, tomo I, pag. LIX e 101. Si vegga anche la miaCarte comparée de la Sicile, Notice, pag. 13, 14. Il miglio romano è valutato, secondo le ultime ricerche, a metri 1481, e il siciliano, secondo il sistema del 1809, torna quasi allo stesso, cioè 1487 metri. Si avverta che Edrîsi, ne’ diversi itinerarii, e perfino in que’ della Sicilia, adopera talvolta altre specie di miglia; il che or dovea produrre errori ed or no, sembrando che gli autori dell’opera siciliana abbiano conosciuto i rapporti di alcune di quelle specie di miglia.Il Lelewel conchiude che la misura di 75 miglia al grado era “positiva, siciliana, tradizionale in Sicilia....” quella appunto di Pytheas da Marsiglia, trapiantata in Sicilia da Timeo di Taormina.Si ricordi inoltre che il sistema metrico siciliano del 1809 innovò poco le antiche misure, le quali non erano, per altro, uniformi in tutta l’isola.728.Per esempioGaud..s-Gaulos (Gozzo);Nabbudi-Anapus;Marsa-el-Julis-Odyssæum portus.Non metto in lista qualche altro nome il quale si può supporre mantenuto fino al XII secolo, comeLibniados, ch’Edrîsi dà a Licata e che si trova scritto Limpiados e Ολυμπίαδος, in un diploma bilingue del 1144.Non mi pare impossibile che i geografi di Palermo abbiano trascritto da carte greche alcuni nomi che non si trovavano nelle arabiche. Noi sappiamo dal Masûdi,Les Prairies d’or, testo e traduzione, Paris, 1861, I, 185, che gli Arabi non sapeano leggere alcuni nomi nelle carte di Tolomeo, perchè erano scritti in greco. Il che non si deve intendere di tutti i nomi, ma di quelli de’ quali i traduttori arabi non avean saputo trovare il riscontro, o non l’aveano cercato per la poca importanza del luogo.729.Si veggano nel vol. II della traduzione di M. Jaubert:N..b..kta, p. 121, Naupactos (Lepanto).†sck..la, p. 125, Scyllaeum.Ellak..d..mona, p. 125, Lacedemona.†ghr..b..s, p. 296, Euripos (Negroponte).†blakhonia, o †flakhonia, p. 299, Paphlagonia.M.diolân, p. 240, Mediolanum.Arinminis, p. 247, Ariminum.Badi, p. 253, Padum.Ang..l..zma, p. 227, Aequolesima (Angoulême).Albernia, p. 368, Alvernia (Auvergne).E da un altro lato:L..g, p. 116, Lecce.B.rzâna, p. 417, Bruzzano.†nbria, p. 240, Umbria.S..gona, p. 249, Savona.G..b..t B.ka, p. 250, Civitavecchia.Di Nardò si dànno due nomi, p. 119.Nudrus(correggasi Nardros)eNeritos; proprio il nuovo e l’antico.È certo poi che i geografi di Palermo ebbero sotto gli occhi qualche carta o relazione araba della costiera d’Italia, poichè non poteano trovare altrove il porto diKhinziriache suona “cinghialeria” (forse Porto Ferraio) pag. 250, nè il secondo nome diKeitûna-el-Arab“Cala degli Arabi” che si dava al MonteG..rgio(Capo Circeo), pag. 256. Il vocaboloKeitûn, del quale Edrîsi dà qui la forma femminile, è preso manifestamente da Κοιθὠν, che dall’antico significato di letto e camera da letto, passò nel greco bizantino a quello di “cala” o di “scalo.” Si vegga l’annotazione che fa MrHase a questa voce, nella nuova edizione delThesaurus.B..lonia, p. 240, Bologna.B..ri, pag. 241, Berry.†kl..rm..nt, pag. 241, Clermont.Auzb..rg.. p. 246, Augsbourg.†nk..rt..ra, p. 356, Inghilterra.†nkl..sin, p. 356, Inglesi.K..mrâi, p. 366, Cambray.†strik, p. 367, Utrecht.H..stings, p. 374. Hastings.R..ng B..rg e Rinscb..rg, p. 570, Regensburg.Centinaia di nomi si potrebbero aggiugnere all’una o all’altra classe, ma i nuovi abbondan più ne’ paesi di lingue germaniche.Si avverta che abbiamo segnate con puntini (..) le vocali brevi che mancano quasi sempre nel ms. e con una crocetta (†) l’elifarabica, la quale, secondo le vocali aggiuntevi, può suonarea, i, o, etalvolta è premessa meramente per eufonia innanzi due consonanti, come noi usiamo l’iavanti lasimpura.730.Si vegga il cap. iij del presente libro, pag. 454, nota 2.731.Edrîsi parla di soli compatriotti di Ruggiero; ma non si può supporre esclusi i Musulmani, quando lo scrittore, e forse molti altri collaboratori, professavan quella religione. Tutte le memorie del XII secolo, e particolarmente il viaggio d’Ibn-Giobair, provano il frequente passaggio di viaggiatori musulmani in Sicilia.732.Come ho avvertito a pag. 455, nota 2, Edrîsi dice che, per fare tal confronto, si prese la tavola deltarsîm. Quest’ultimo vocabolo significa “fare ilrasm” e vale, secondo i dizionarii, “vergare, segnare per bene” e specialmente “tirar linee, listare.” Così avremmo tavola lineata, o in altri termini, graduata.Ma la vocerasm, qual che si fosse il suo valore primitivo nella lingua arabica, fu dal tempo di Mamûn in giù, adoperata da’ geografi per indicare i contorni del mondo conosciuto; onde agli eruditi è parsa mera trascrizione di όρισμας. (Cf. Lelewel, op. cit., cap. 15, tomo I, pag. 21, e Reinaud, op. cit., Introduzione, pag. xlv.) Abbiamo in fatti variiRasm el rob’ el ma’mûrossia “Figura del quarto (di superficie terrestre) abitato.” Ora egli è perfettamente conforme all’uso della lingua arabica che si cavi da un sostantivo la seconda forma del verbo analogo a quella radice, e gli si dia il significato di fare o produrre la cosa designata dal nome; in guisa chetarsîmvorrebbe dire precisamente, l’atto di delineare ilrasm, cioè la supposta figura della terra abitata.Ognun vede, finalmente, che nel nostro caso i due lavori designati da que’ due vocaboli tornavano allo stesso effetto. La tavola graduata (sia a gradi di latitudine e longitudine, sia coi sette climi che faceano da paralelli e con dieci suddivisioni per ciascun clima che supplivano a’ meridiani) serviva a delinearvi il mappamondo secondo le tavole di latitudine e longitudine compilate dagli astronomi; e ilrasmera il mappamondo copiato da un esemplare ch’era stato precedentemente costruito o corretto secondo le medesime tavole.733.Che mi sia permesso questo neologismo per significare con un sol vocabolo la linea itineraria accompagnata dalla sua direzione rispetto ai punti cardinali. Si vegga l’errata, nel quale ho corretto così la espressione ch’io tradussi vagamente “distanze” nella pag. 455, spiegandola bensì nella nota 1 della pagina stessa.734.Si vegga la pag. 455, nota 3.735.Ho citati i codici e le loro carte geografiche, nella Introduzione, vol. I, pag. XLIII seg. num. XX, e poi nellaCarte comparée de la Sicile, pag. 10.Il mappamondo del codice della Bodlejana (Grav. 3837-42) è delineato in un gran foglio, e quello del ms. di Parigi (Suppl. arabe 892) sopra uno più piccolo. Da coteste due copie manoscritte MrJomard trasse il disegno, pubblicato poi da MrReinaud,Géographie d’Aboulfeda, pag. cxx. Il Lelewel, dopo averne fatto un diligentissimo studio nel cap. 57 della sua opera ed aver copiata nella tavola Xª (n. XX, 39) del suo atlante la figura del mappamondo, ricostruì questo in un rame ch’è il secondo tra quelli annessi ai suoi Prolegomeni. Ei nota (op. cit., cap. 62 nel tomo I, pagina 103), tra gli altri errori di coteste immagini, la lunghezza del Mediterraneo, molto diversa da quella che risulta dal testo.736.Lelewel, capp. 8, 9, 10 e 50, e nell’Atlante, tavole VII e IX, figure xj e xvij. È da notare che nel mappamondo di Torino sono raffigurati i quattro venti cardinali, i quali mancano nelle precedenti immagini del mondo di origine latina. Del resto, la figura del Mediterraneo e dell’Adriatico toglie ogni sospetto che questo mappamondo possa essere stato mai cavato da carte nautiche.Il sagace Lelewel lo ha supposto delineato, o almeno ricopiato, nella contea di Maurienne, poichè vi ha scoperto, non ostante gli errori, il nome di quel piccolo paese. Si vegga la descrizione del codice e la incisione della carta, presso Pasini,Codices mss. Bibl. reg. Taurinensis Athenaei, II, 26, segg. Ritraggo di più da una lettera del dotto bibliotecario Gaspare Gorresio, che il codice va riferito alla fine del XII secolo, se non al principio del XIII, e che la carta fu fatta, o per lo meno scrittovi i nomi, dalla stessa mano che copiò il codice.737.Versione francese, II, 421.738.Si veggano i fac-simile, in fin del primo volume della versione francese. Il Lelewel, op. cit., cap. 60, 246, pag. liv e 99, del 1º volume, trascrive le cifre delle latitudini e longitudini che si trovano soltanto per 26 posizioni, una delle quali appartiene al secondo clima e tutte le altre al primo.739.Mi sembra che il Lelewei, tomo I, pag. 99, abbia compresa l’operazione in questo stesso modo, quantunque egli fosse incatenato dalla traduzione francese di M. Jaubert, la quale rendea così il passo di Edrîsi: “il voulut savoir d’une manière positive les longitudes et les latitudes et les distances respectives des points.” Ma veramente questo passo, che si riferisce a Ruggiero, significa “volle vedere se tornassero precisamente le linee itinerarie orientate,” come ho detto poc’anzi nella nota 3, pagina 673 seg.Delle carte nautiche del medio evo ha trattato il Lelewei, op. cit., cap. 256, tomo I, pag. lxxxij, e cap. 108, tomo II, pag. 16 seg. Egli attribuisce ai perfezionamenti successivi di quelle, la nuova èra delle scienze geografiche. Si vegga anche il discorso letto da MrD’Avezac alla Società Geografica di Parigi, intorno la proiezione delle carte. Paris, 1863, § XI.Si ricordi che la prima carta conosciuta fin oggi, è quella genovese di Pietro Visconti (1318). Ma la prima menzione dell’ago calamitato si legge in Pietro d’Ailly e in Guyot de Provins, cioè a dire verso il 1190.

659.Bibars, pag. 513-514.

659.Bibars, pag. 513-514.

660.Così il Makrizi, che vide al certo qualche documento. Gli altri scrittori arabi, al par che i latini, notano gli anni soltanto.

660.Così il Makrizi, che vide al certo qualche documento. Gli altri scrittori arabi, al par che i latini, notano gli anni soltanto.

661.Si confrontino i citati scrittori arabi e i documenti latini di parte imperiale e di parte papale, raccolti dal Bréholles, op. cit., III, 86 a 110, tra i quali è la supposta traduzione francese del testo arabico del trattato, mandata dal patriarca di Gerusalemme al papa, con le sue proprie osservazioni in latino. Questo fiore di diplomazia ecclesiastica è stato ristampato dal Mas-Latrie,Histoire de l’île de Chypre, III, 626 segg. Ma di certo non risponde al trattato originale, mancandovi i nomi de’ paesi ceduti all’imperatore. Così il miglior documento rimane sempre la costui circolare, come or si chiamerebbe, data di Gerusalemme il 18 marzo, nella quale si dice stipulato il trattato a 18 febbraio. La data del 24 che recano gli Arabi, potrebbe esser quella in cui Malek-Kâmil ratificò.Ludd è nominata ne’ soli scritti musulmani; Ramla nella solaSt. de’ Patr.Secondo Ibn-el-’Amid, pag. 511, furono ceduti a Federigo tutti i villaggi tra Gerusalemme e Jaffa.

661.Si confrontino i citati scrittori arabi e i documenti latini di parte imperiale e di parte papale, raccolti dal Bréholles, op. cit., III, 86 a 110, tra i quali è la supposta traduzione francese del testo arabico del trattato, mandata dal patriarca di Gerusalemme al papa, con le sue proprie osservazioni in latino. Questo fiore di diplomazia ecclesiastica è stato ristampato dal Mas-Latrie,Histoire de l’île de Chypre, III, 626 segg. Ma di certo non risponde al trattato originale, mancandovi i nomi de’ paesi ceduti all’imperatore. Così il miglior documento rimane sempre la costui circolare, come or si chiamerebbe, data di Gerusalemme il 18 marzo, nella quale si dice stipulato il trattato a 18 febbraio. La data del 24 che recano gli Arabi, potrebbe esser quella in cui Malek-Kâmil ratificò.

Ludd è nominata ne’ soli scritti musulmani; Ramla nella solaSt. de’ Patr.Secondo Ibn-el-’Amid, pag. 511, furono ceduti a Federigo tutti i villaggi tra Gerusalemme e Jaffa.

662.Così nel citato diploma del 18 marzo; nè il patriarca di Gerusalemme osò affermare il contrario nel suo scritto sì capzioso e sì violento.

662.Così nel citato diploma del 18 marzo; nè il patriarca di Gerusalemme osò affermare il contrario nel suo scritto sì capzioso e sì violento.

663.Ibn-el-Athîr, pag. 316; Nowairi, pag. 513; Bibars, pag. 514; Ibn-el-’Amîd, ibid. Si veggano gli aneddoti narrati e le poesie scritte in questa occasione, presso Reinaud,Extraits, pag. 433 segg. Gli aneddoti si leggono anco nel testo d’Ibn-el-Giuzi, pag. 515.

663.Ibn-el-Athîr, pag. 316; Nowairi, pag. 513; Bibars, pag. 514; Ibn-el-’Amîd, ibid. Si veggano gli aneddoti narrati e le poesie scritte in questa occasione, presso Reinaud,Extraits, pag. 433 segg. Gli aneddoti si leggono anco nel testo d’Ibn-el-Giuzi, pag. 515.

664.Reinaud,Extraits, pag. 433.

664.Reinaud,Extraits, pag. 433.

665.Bibars, pag. 514.

665.Bibars, pag. 514.

666.Dahrilitteralmente “eternista,” cioè negante la creazione.

666.Dahrilitteralmente “eternista,” cioè negante la creazione.

667.Ibn-el-Giuzi, pag. 515.

667.Ibn-el-Giuzi, pag. 515.

668.L. c.

668.L. c.

669.Così mi pare, non ostante ciò che dice la Continuazione di Guglielmo di Tiro, nello squarcio che trascrive il Bréholles, op. cit., III, 85.

669.Così mi pare, non ostante ciò che dice la Continuazione di Guglielmo di Tiro, nello squarcio che trascrive il Bréholles, op. cit., III, 85.

670.M. Reinaud,Extraits, pag. 429, su l’autorità di Dsehebi, narra che alcuni Crociati proffersero a Kâmil d’uccidere Federigo, e che il Sultano mandò a lui stesso la lettera originale. Non mi venne fatto di ritrovare questo testo a Parigi, quand’io raccolsi gli altri per laBiblioteca arabo-sicula; ma senza meno, lo avremo ne’ volumi dellaBibliothèque des Croisades, che si stampano a cura dell’Accademia delle Iscrizioni.Matteo Paris, nellaHist. Anglorum, ediz. citata, II, 313, riferisce la voce che i Templari e gli Spedalieri avessero avvisato Kâmil della prossima andata di Federigo da Gerusalemme al Giordano, e che Kâmil avesse mandata la lettera loro all’imperatore. Ma nellaAbbreviatio Chronicorum, ediz. citata, III, 259, l’autore messe la postilla ch’eran calunnie dei nemici di que’ religiosi.

670.M. Reinaud,Extraits, pag. 429, su l’autorità di Dsehebi, narra che alcuni Crociati proffersero a Kâmil d’uccidere Federigo, e che il Sultano mandò a lui stesso la lettera originale. Non mi venne fatto di ritrovare questo testo a Parigi, quand’io raccolsi gli altri per laBiblioteca arabo-sicula; ma senza meno, lo avremo ne’ volumi dellaBibliothèque des Croisades, che si stampano a cura dell’Accademia delle Iscrizioni.

Matteo Paris, nellaHist. Anglorum, ediz. citata, II, 313, riferisce la voce che i Templari e gli Spedalieri avessero avvisato Kâmil della prossima andata di Federigo da Gerusalemme al Giordano, e che Kâmil avesse mandata la lettera loro all’imperatore. Ma nellaAbbreviatio Chronicorum, ediz. citata, III, 259, l’autore messe la postilla ch’eran calunnie dei nemici di que’ religiosi.

671.Makrizi, pag. 522, dice l’ultimo di giumadi secondo del 625 (25 maggio 1229). LaSt. dei Patr.ch’egli entrò in Gerusalemme nei primi di quaresima del 945 (1229), che stettevi altri due giorni e che, andato ad Acri, ripartì per l’Italia dopo la Pasqua.Nowairi pone anco la consegna di Gerusalemme in rebi’ secondo del 626 (marzo 1229.)

671.Makrizi, pag. 522, dice l’ultimo di giumadi secondo del 625 (25 maggio 1229). LaSt. dei Patr.ch’egli entrò in Gerusalemme nei primi di quaresima del 945 (1229), che stettevi altri due giorni e che, andato ad Acri, ripartì per l’Italia dopo la Pasqua.

Nowairi pone anco la consegna di Gerusalemme in rebi’ secondo del 626 (marzo 1229.)

672.Ormai è certo che gli Ismaeliani erano chiamatihasciscin, dalle note preparazioni d’hascisc, ossiacannabis indica, e che, divenuti celebri pur troppo nel tempo delle Crociate, il loro nome volgare, pronunziatoassassin, diè questo brutto vocabolo ad alcune lingue europee.

672.Ormai è certo che gli Ismaeliani erano chiamatihasciscin, dalle note preparazioni d’hascisc, ossiacannabis indica, e che, divenuti celebri pur troppo nel tempo delle Crociate, il loro nome volgare, pronunziatoassassin, diè questo brutto vocabolo ad alcune lingue europee.

673.Ibn-Khaldûn,Storia univ.ed. del Cairo, tomo V, pag. 352, segg.; Reinaud,Extraits, ec. §§. LXXIX ed LXXX, pag. 436. segg.

673.Ibn-Khaldûn,Storia univ.ed. del Cairo, tomo V, pag. 352, segg.; Reinaud,Extraits, ec. §§. LXXIX ed LXXX, pag. 436. segg.

674.Riccardo da San Germano, presso Caruso, op. cit. pag. 603.

674.Riccardo da San Germano, presso Caruso, op. cit. pag. 603.

675.Ibn-Khaldûn, vol cit., pag. 433.

675.Ibn-Khaldûn, vol cit., pag. 433.

676.Reinaud, op. cit., pag. 435, citando pel primo fatto lo Pseudo Jafei e per l’altro Abu-l-Mehâsin.

676.Reinaud, op. cit., pag. 435, citando pel primo fatto lo Pseudo Jafei e per l’altro Abu-l-Mehâsin.

677.Annales Colon. Maximi, presso Pertz,Script., XVII, 843.

677.Annales Colon. Maximi, presso Pertz,Script., XVII, 843.

678.Op. cit., pag. 842.

678.Op. cit., pag. 842.

679.Novella xcviij delle antiche edizioni. Questa favola era stata pria raccontata più volte in tempi diversi, mutando sempre i personaggi. Nel IX e X secolo fu attribuita agli Ismaeliani di Persia; nel XII a que’ di Siria, quando Saladino andò a trovare Sinan. Un continuatore di Guglielmo di Tiro, copiato da Marin Sanudo, fece spettatore del suicidio Arrigo, conte di Champagne, poi re di Gerusalemme. Si veggano le citazioni nel diligente lavoro di M. De Frémery,Nouvelles Recherches sur les Ismaeliens.Paris, 1855, estratto dalJournal Asiatiquedel 1854.

679.Novella xcviij delle antiche edizioni. Questa favola era stata pria raccontata più volte in tempi diversi, mutando sempre i personaggi. Nel IX e X secolo fu attribuita agli Ismaeliani di Persia; nel XII a que’ di Siria, quando Saladino andò a trovare Sinan. Un continuatore di Guglielmo di Tiro, copiato da Marin Sanudo, fece spettatore del suicidio Arrigo, conte di Champagne, poi re di Gerusalemme. Si veggano le citazioni nel diligente lavoro di M. De Frémery,Nouvelles Recherches sur les Ismaeliens.Paris, 1855, estratto dalJournal Asiatiquedel 1854.

680.Bibars, op. cit., pag. 515.

680.Bibars, op. cit., pag. 515.

681.Epistole del 1245 e 1246, presso Bréholles, op. cit., II, 325, 427.

681.Epistole del 1245 e 1246, presso Bréholles, op. cit., II, 325, 427.

682.Si vegga il principio del § III della Cronica di Kelaûn, nellaBibl. ar. sicula, testo, pag. 341, e la traduzione che io ne ho data nellaGuerra del Vespro Siciliano, tomo II, pag. 333 segg. della edizione del 1866.

682.Si vegga il principio del § III della Cronica di Kelaûn, nellaBibl. ar. sicula, testo, pag. 341, e la traduzione che io ne ho data nellaGuerra del Vespro Siciliano, tomo II, pag. 333 segg. della edizione del 1866.

683.Si vegga l’attestato del Makrizi, qui sopra a pag. 640.

683.Si vegga l’attestato del Makrizi, qui sopra a pag. 640.

684.Annales Colon. Maximi, presso Pertz,Scriptores, XVII, 812.

684.Annales Colon. Maximi, presso Pertz,Scriptores, XVII, 812.

685.Bartolommeo de Neocastro, cap. L, presso Gregorio,Rerum Aragon., I, 73. Il nome proprio si legge Malbalusus. Il nome topografico, che vive ancora, significa, in arabo, luogo di preghiera, e propriamente il piano aperto dove si fa la preghiera solenne.

685.Bartolommeo de Neocastro, cap. L, presso Gregorio,Rerum Aragon., I, 73. Il nome proprio si legge Malbalusus. Il nome topografico, che vive ancora, significa, in arabo, luogo di preghiera, e propriamente il piano aperto dove si fa la preghiera solenne.

686.Chronicon De Rebus in Italia Gestis, edizione Bréholles, pag. 174. Non assento al Bréholles,Historia Diplom., etc. Introduction, pag. ccclv, nota 2, che fossero venturieri arabi, e molto meno che Federigo ne abbia fatti venire d’Affrica. Il mio dotto amico prestava troppa fede a Matteo Spinelli.

686.Chronicon De Rebus in Italia Gestis, edizione Bréholles, pag. 174. Non assento al Bréholles,Historia Diplom., etc. Introduction, pag. ccclv, nota 2, che fossero venturieri arabi, e molto meno che Federigo ne abbia fatti venire d’Affrica. Il mio dotto amico prestava troppa fede a Matteo Spinelli.

687.Nusf-ed-dunia. Si ricordi la nave di Mehdia così denominata, della quale abbiam detto nel presente libro, cap. ij, pag. 406 del volume.

687.Nusf-ed-dunia. Si ricordi la nave di Mehdia così denominata, della quale abbiam detto nel presente libro, cap. ij, pag. 406 del volume.

688.Nell’Appendice al Malaterra, presso Caruso, op. cit,. pag. 252, si legge sotto l’anno 1240, XV, indiz. “Rogerius de Amicis ivit ad Soldanum Babiloniae” e nel 1241, Iª indiz. “Soldanus de.... et.... insiluerunt (in) christianos qui habitabant Jerusalem et ceperunt illos, occiderunt et captivos duxerunt.... Et in illis diebus Dominus Rogerius de Amicis manebat (in) Babiloniam et in Cayrum cum Soldano.” La data e questa circostanza del soggiorno lungo, provano la identità della persona dell’ambasciatore principale con quella designata dallaStoria de’ Patriarchi d’Alessandria. In questa poi si legge: “E del maggiore di questi due ambasciatori dicono ch’ei porti su le carni una veste di lana.” Abbiamo dunque la flanella nel XIII secolo: o l’uso delle camicie di lino e di cotone non era sparso per anco in Sicilia?

688.Nell’Appendice al Malaterra, presso Caruso, op. cit,. pag. 252, si legge sotto l’anno 1240, XV, indiz. “Rogerius de Amicis ivit ad Soldanum Babiloniae” e nel 1241, Iª indiz. “Soldanus de.... et.... insiluerunt (in) christianos qui habitabant Jerusalem et ceperunt illos, occiderunt et captivos duxerunt.... Et in illis diebus Dominus Rogerius de Amicis manebat (in) Babiloniam et in Cayrum cum Soldano.” La data e questa circostanza del soggiorno lungo, provano la identità della persona dell’ambasciatore principale con quella designata dallaStoria de’ Patriarchi d’Alessandria. In questa poi si legge: “E del maggiore di questi due ambasciatori dicono ch’ei porti su le carni una veste di lana.” Abbiamo dunque la flanella nel XIII secolo: o l’uso delle camicie di lino e di cotone non era sparso per anco in Sicilia?

689.Storia de’ Patr. d’Aless., nellaBibl. ar. sicula, pag. 324, 325. Cf. Reinaud,Extraits, ec., pag. 441, 442.

689.Storia de’ Patr. d’Aless., nellaBibl. ar. sicula, pag. 324, 325. Cf. Reinaud,Extraits, ec., pag. 441, 442.

690.Storia de’ Patr. d’Aless., op. cit., pag. 326.

690.Storia de’ Patr. d’Aless., op. cit., pag. 326.

691.Raynald.,Annales Eccles., 1246. Si confronti, per la data, il Bréholles, op. cit., Introduction, pag. ccclxvij.

691.Raynald.,Annales Eccles., 1246. Si confronti, per la data, il Bréholles, op. cit., Introduction, pag. ccclxvij.

692.Pseudo-Jafei, nellaBibl. ar. sicula, testo, pag. 516, 517.

692.Pseudo-Jafei, nellaBibl. ar. sicula, testo, pag. 516, 517.

693.Op. cit., pag. 517.

693.Op. cit., pag. 517.

694.Testo, nell’op. cit., pag. 346; e traduzione nella miaStoria del Vespro siciliano, II, 341 dell’edizione del 1866.

694.Testo, nell’op. cit., pag. 346; e traduzione nella miaStoria del Vespro siciliano, II, 341 dell’edizione del 1866.

695.Ibn-Giuzi, trascritto dallo Pseudo-Jafei, nellaBibl. ar. sic., testo, pag. 517.

695.Ibn-Giuzi, trascritto dallo Pseudo-Jafei, nellaBibl. ar. sic., testo, pag. 517.

696.Pseudo-Jafei, citato da Reinaud,Extraits, ec. pag. 436. nota 1. Alberto Magno,Opera, tomo VI, Lione, 1651,De Animalibus, tract. II, cap. I, §De Anabula, descrive questo animale chiamato dagli “Arabi e dagli Italiani”Seraph, e continua: “Unam harum secum, temporibus nostris, habuit Federicus imperator, in partibus nostris.”

696.Pseudo-Jafei, citato da Reinaud,Extraits, ec. pag. 436. nota 1. Alberto Magno,Opera, tomo VI, Lione, 1651,De Animalibus, tract. II, cap. I, §De Anabula, descrive questo animale chiamato dagli “Arabi e dagli Italiani”Seraph, e continua: “Unam harum secum, temporibus nostris, habuit Federicus imperator, in partibus nostris.”

697.Abulfeda,Annali, 698, nel quale anno morì questo Gemâl-ed-dîn. Nella edizione di Reiske, V, 144, e nellaBibl. ar. sic., testo, pag, 420.Cotesta novella simboleggia pure l’arrisicato viaggio del 1212, dicendo che appena fatta la elezione, Federigo si pose in capo la corona e scappò via con uno squadrone di cavalieri tedeschi ch’egli aveva appostati, e così fece ritorno al suo paese.

697.Abulfeda,Annali, 698, nel quale anno morì questo Gemâl-ed-dîn. Nella edizione di Reiske, V, 144, e nellaBibl. ar. sic., testo, pag, 420.

Cotesta novella simboleggia pure l’arrisicato viaggio del 1212, dicendo che appena fatta la elezione, Federigo si pose in capo la corona e scappò via con uno squadrone di cavalieri tedeschi ch’egli aveva appostati, e così fece ritorno al suo paese.

698.Si vegga il Cap. viij del libro V, pag. 259 di questo terzo volume.

698.Si vegga il Cap. viij del libro V, pag. 259 di questo terzo volume.

699.Diploma greco del 1143, citato nel Cap. iij del presente libro, pag. 449, del volume, dove ho corretto il testo dello’alâmaarabico di questo diploma, pubblicato dal Morso e dal prof. Caruso. La clausola arabica del diploma non fu letta meglio che lo’alâma. Il Morso la tradusse a suo modo: “Mense maii; indictione sexta, rogatus fuit Dominus noster Rex augustus, sanctus, cujus regnum Deus perpetuet, ut imprimeret suum nobile signum in hoc diplomate, ut sciatur quod ejus potentia, ordinatione divina constituta, hoc etiam concessit annuitque responsione, et se contentum declaravit, impressitque suum sublime signum. Sufficiens est Deus et propitius ei qui confidit in illo.” E segue immediatamente la soscrizione di Giorgio.Parendomi che la formola della omologazione regia di somiglianti atti, dia molta luce alla diplomatica ed alla legislazione del tempo e che la lezione del Morso in parte sia sbagliata, do qui una nuova versione del testo arabico, com’io l’ho letto nell’originale molto chiaramente:Del mese di maggio, sesta indizione, io ho chiesto al nostro padrone il re venerato e santo, il cui regno Iddio eterni, di far porre il suo eccelso’alâmain questo diploma, affinchè si sappia ch’Egli, la cui possanza Iddio mantenga, abbia permesso e ratificato questo (atto). Ed Egli ha impartita l’approvazione, omologato (l’atto) e fatto porre in testa di quello il sublime’alâmasuo. Facciamo assegnamento in Dio, che ben provvede.

699.Diploma greco del 1143, citato nel Cap. iij del presente libro, pag. 449, del volume, dove ho corretto il testo dello’alâmaarabico di questo diploma, pubblicato dal Morso e dal prof. Caruso. La clausola arabica del diploma non fu letta meglio che lo’alâma. Il Morso la tradusse a suo modo: “Mense maii; indictione sexta, rogatus fuit Dominus noster Rex augustus, sanctus, cujus regnum Deus perpetuet, ut imprimeret suum nobile signum in hoc diplomate, ut sciatur quod ejus potentia, ordinatione divina constituta, hoc etiam concessit annuitque responsione, et se contentum declaravit, impressitque suum sublime signum. Sufficiens est Deus et propitius ei qui confidit in illo.” E segue immediatamente la soscrizione di Giorgio.

Parendomi che la formola della omologazione regia di somiglianti atti, dia molta luce alla diplomatica ed alla legislazione del tempo e che la lezione del Morso in parte sia sbagliata, do qui una nuova versione del testo arabico, com’io l’ho letto nell’originale molto chiaramente:Del mese di maggio, sesta indizione, io ho chiesto al nostro padrone il re venerato e santo, il cui regno Iddio eterni, di far porre il suo eccelso’alâmain questo diploma, affinchè si sappia ch’Egli, la cui possanza Iddio mantenga, abbia permesso e ratificato questo (atto). Ed Egli ha impartita l’approvazione, omologato (l’atto) e fatto porre in testa di quello il sublime’alâmasuo. Facciamo assegnamento in Dio, che ben provvede.

700.Cosmos, edizione francese del 1848, tomo II, 233, 519. Veggansi inoltre Venturi,Commentarii sopra la Storia e le teorie dell’Ottica, Bologna, 1814, in fol., tomo I, pag. 34 a 59; Caussin, nelleMémoires de l’Institut de France, Acad. des Inscriptions, tomo VI (1822). N’avea trattato lo stesso Humboldt nellaRaccolta di Osservazioni astronomiche, tomo I (1811), pag. lxv a lxx, e poi il Delambre nellaStoria dell’Astronomiaetc.L’Humboldt studiò il ms. di Parigi, Ancien Fonds, 7310; il Caussin questo e un altro della medesima biblioteca, del quale ei non dà il numero, nè io ho potuto rinvenirlo: finalmente ei cita con dubbio un altro codice della Bodlejana. In Italia, poi, abbiamo i due codici dell’Ambrosiana che citerò nella nota seguente; uno della Vaticana nº 2975; due della Bibl. nazionale di Firenze (Raccolta Magliabechiana) segnati XI, D. 64 e II, II, 35; cd uno del principe Baldassare Boncompagni di Roma, descritto nel catalogo di Enrico Narducci, Roma, 1862, pag. 136, seg., nº 314.Mentr’io correggo queste pagine, so che si prepara appo noi la pubblicazione di questo libro che avea già intrapresa il Venturi allo scorcio del secol passato, e poi dovette abbandonarla. Spero che i dotti editori odierni, da me ben conosciuti, trovino Mss. più antichi di quelli che ho visti io, i quali tornano alla fine del XVI, e principii del XVII secolo, e, s’io ben mi appongo, son tutti italiani ed anco stretti parenti l’un dell’altro. L’età e il paese ben rispondono al movimento scientifico rivelato dall’accelerata propagazione delle copie.

700.Cosmos, edizione francese del 1848, tomo II, 233, 519. Veggansi inoltre Venturi,Commentarii sopra la Storia e le teorie dell’Ottica, Bologna, 1814, in fol., tomo I, pag. 34 a 59; Caussin, nelleMémoires de l’Institut de France, Acad. des Inscriptions, tomo VI (1822). N’avea trattato lo stesso Humboldt nellaRaccolta di Osservazioni astronomiche, tomo I (1811), pag. lxv a lxx, e poi il Delambre nellaStoria dell’Astronomiaetc.

L’Humboldt studiò il ms. di Parigi, Ancien Fonds, 7310; il Caussin questo e un altro della medesima biblioteca, del quale ei non dà il numero, nè io ho potuto rinvenirlo: finalmente ei cita con dubbio un altro codice della Bodlejana. In Italia, poi, abbiamo i due codici dell’Ambrosiana che citerò nella nota seguente; uno della Vaticana nº 2975; due della Bibl. nazionale di Firenze (Raccolta Magliabechiana) segnati XI, D. 64 e II, II, 35; cd uno del principe Baldassare Boncompagni di Roma, descritto nel catalogo di Enrico Narducci, Roma, 1862, pag. 136, seg., nº 314.

Mentr’io correggo queste pagine, so che si prepara appo noi la pubblicazione di questo libro che avea già intrapresa il Venturi allo scorcio del secol passato, e poi dovette abbandonarla. Spero che i dotti editori odierni, da me ben conosciuti, trovino Mss. più antichi di quelli che ho visti io, i quali tornano alla fine del XVI, e principii del XVII secolo, e, s’io ben mi appongo, son tutti italiani ed anco stretti parenti l’un dell’altro. L’età e il paese ben rispondono al movimento scientifico rivelato dall’accelerata propagazione delle copie.

701.Ecco questo proemio che ho copiato sul ms. 7310 di Parigi (XVII secolo) e confrontato e corretto con una copia dello stesso squarcio, mandatami nel 1856 dal dotto e cortese Antonio Ceriani, in oggi prefetto dell’Ambrosiana. Questa copia fu fatta sul codice Ambrosiano T. 100, con le varianti del Codice D. 451. Inf. (XVII secolo). Non fo il confronto con gli altri codici delle nostre biblioteche, perchè appartiene ai novelli editori; e sol dirò che i codici magliabechiani e i romani, hanno anch’essiammiracoin luogo diammirato. Tralascio gli errori manifesti e le varianti di minore importanza e seguo l’ortografia attuale.“Incipit liber Ptolomæi de Opticis, sive aspectibus, translatus ab amirato (cod. par.ammiraco) Eugenio Siculo, de Arabico in latinum.”“Cum considerarem Optica Ptolomæi necessaria utique fore scientiam diligentibus et rerum perscrutantibus naturam, laboris onus subire et illa in presenti libro interpretare non recusavi. Verumtamen, quia universa linguarum genera proprium habent idioma, et alterius in alterum translatio, fideli maxime interpreti, non est facilis; et præsertim arabicam in græcam aut latinam transferre volenti, tanto difficilius est, quanto major diversitas inter illas, tam in verbis et nominibus quam in litterali compositione reperitur, unde, quia in hoc opere quaedam forte non manifesta apparent, dignum duxi intentionem auctoris ab arabico libro evidentius intellectam, breviter exponere, ut lectoribus via levior efficiatur. In primo quidem sermone, quamvis non sit inventus, tamen sicut in principio secundi exprimitur, continetur quo visus et lumen comunicant et ad invicem assimilantur, et quo differunt in virtutibus et motibus, nec non differentiae eorum et accidentia. In secundo etc.”Così il traduttore continua l’indice de’ capitoli e poi ripiglia:“Incipit sermo secundus Opticorum Ptolomæi, olim de græca lingua in arabicam, nunc autem de arabica in latinam, translatorum ab amirato (cod. par.ammiraco) Eugenio Siculo, ex duobus exemplaribus, quorum novissimum, unde presens translatio facta fuit, veratius est: primus tamen sermo non est inventus.”Gli argomenti dei cinque discorsi, o libri come si vogliano chiamare, son questi: 1º Ipotesi su la visione per raggi lucidi emanati dall’occhio; 2º Correzione degli errori ottici per mezzo degli altri sensi; 3º Catottrica; 4º Degli specchi concavi in particolare; 5º Diottrica.

701.Ecco questo proemio che ho copiato sul ms. 7310 di Parigi (XVII secolo) e confrontato e corretto con una copia dello stesso squarcio, mandatami nel 1856 dal dotto e cortese Antonio Ceriani, in oggi prefetto dell’Ambrosiana. Questa copia fu fatta sul codice Ambrosiano T. 100, con le varianti del Codice D. 451. Inf. (XVII secolo). Non fo il confronto con gli altri codici delle nostre biblioteche, perchè appartiene ai novelli editori; e sol dirò che i codici magliabechiani e i romani, hanno anch’essiammiracoin luogo diammirato. Tralascio gli errori manifesti e le varianti di minore importanza e seguo l’ortografia attuale.

“Incipit liber Ptolomæi de Opticis, sive aspectibus, translatus ab amirato (cod. par.ammiraco) Eugenio Siculo, de Arabico in latinum.”

“Cum considerarem Optica Ptolomæi necessaria utique fore scientiam diligentibus et rerum perscrutantibus naturam, laboris onus subire et illa in presenti libro interpretare non recusavi. Verumtamen, quia universa linguarum genera proprium habent idioma, et alterius in alterum translatio, fideli maxime interpreti, non est facilis; et præsertim arabicam in græcam aut latinam transferre volenti, tanto difficilius est, quanto major diversitas inter illas, tam in verbis et nominibus quam in litterali compositione reperitur, unde, quia in hoc opere quaedam forte non manifesta apparent, dignum duxi intentionem auctoris ab arabico libro evidentius intellectam, breviter exponere, ut lectoribus via levior efficiatur. In primo quidem sermone, quamvis non sit inventus, tamen sicut in principio secundi exprimitur, continetur quo visus et lumen comunicant et ad invicem assimilantur, et quo differunt in virtutibus et motibus, nec non differentiae eorum et accidentia. In secundo etc.”

Così il traduttore continua l’indice de’ capitoli e poi ripiglia:

“Incipit sermo secundus Opticorum Ptolomæi, olim de græca lingua in arabicam, nunc autem de arabica in latinam, translatorum ab amirato (cod. par.ammiraco) Eugenio Siculo, ex duobus exemplaribus, quorum novissimum, unde presens translatio facta fuit, veratius est: primus tamen sermo non est inventus.”

Gli argomenti dei cinque discorsi, o libri come si vogliano chiamare, son questi: 1º Ipotesi su la visione per raggi lucidi emanati dall’occhio; 2º Correzione degli errori ottici per mezzo degli altri sensi; 3º Catottrica; 4º Degli specchi concavi in particolare; 5º Diottrica.

702.Primo di tutti il Caussin citò queste profezie nella sua Memoria su l’Ottica di Tolomeo, per determinare l’età in cui visse l’ammiraglio Eugenio, del quale ei non aveva altre notizie.Ricercati e trovati i mss. nella Biblioteca Nazionale di Parigi, io ho visto che dànno, con poco divario, il nome e l’ufizio d’Eugenio e la misteriosa provenienza di quell’opera. Son essi notati: Mss. Latins, Ancien Fonds, 3595, 6362, 7329, e Sorbonne 316, dei quali il primo e il terzo sembrano del XIV secolo, il secondo del XV, e il quarto è del XVI. Il libro è intitolato anche:Vasilographi, idest imperialis, nel 6362. L’uficio poi d’Eugenio è scrittoadmiratusin questo, nel 3595. (fol. 37 segg.) e nel 316 Sorbonne, edammiratusnel 7329, (fol. 98 recto), il qual ms. comincia con l’Astrologia Guidonis Bonati de Forlivio. Il traduttore greco è detto, dovetoxapater, doveDox paterdovedaxopetrie lasciato in bianco nel 7329.

702.Primo di tutti il Caussin citò queste profezie nella sua Memoria su l’Ottica di Tolomeo, per determinare l’età in cui visse l’ammiraglio Eugenio, del quale ei non aveva altre notizie.

Ricercati e trovati i mss. nella Biblioteca Nazionale di Parigi, io ho visto che dànno, con poco divario, il nome e l’ufizio d’Eugenio e la misteriosa provenienza di quell’opera. Son essi notati: Mss. Latins, Ancien Fonds, 3595, 6362, 7329, e Sorbonne 316, dei quali il primo e il terzo sembrano del XIV secolo, il secondo del XV, e il quarto è del XVI. Il libro è intitolato anche:Vasilographi, idest imperialis, nel 6362. L’uficio poi d’Eugenio è scrittoadmiratusin questo, nel 3595. (fol. 37 segg.) e nel 316 Sorbonne, edammiratusnel 7329, (fol. 98 recto), il qual ms. comincia con l’Astrologia Guidonis Bonati de Forlivio. Il traduttore greco è detto, dovetoxapater, doveDox paterdovedaxopetrie lasciato in bianco nel 7329.

703.Si vegga Walz,Rhetores Græci, nei Prolegomeni del vol. II, pag. 11, e nel vol. VI, pag. 11. Tolgo questa citazione dallaNouvelle Biographieetc. del Dott. Hoefer, articoloDoxipater, non avendo alle mani, mentre io scrivo, l’opera del Walz.

703.Si vegga Walz,Rhetores Græci, nei Prolegomeni del vol. II, pag. 11, e nel vol. VI, pag. 11. Tolgo questa citazione dallaNouvelle Biographieetc. del Dott. Hoefer, articoloDoxipater, non avendo alle mani, mentre io scrivo, l’opera del Walz.

704.Si vegga il Cap. iij di questo libro, a pag. 452 segg. del volume.

704.Si vegga il Cap. iij di questo libro, a pag. 452 segg. del volume.

705.Libro V, Cap. vj, pag. 173 segg. di questo volume.

705.Libro V, Cap. vj, pag. 173 segg. di questo volume.

706.Ibn-Khaldûn, ne’ Prolegomeni, espressamente lo dice hammudita e capitato in Sicilia dopo la espulsione de’ suoi progenitori da Malaga, della quale eran signori. Questo passo fu citato pel primo dal baron De Slane, in un importantissimo articolo ch’ei pubblicò su la geografia di Edrîsi, nelJournal Asiatique, 3mesérie, tomo XI (1841) pag. 362 segg.

706.Ibn-Khaldûn, ne’ Prolegomeni, espressamente lo dice hammudita e capitato in Sicilia dopo la espulsione de’ suoi progenitori da Malaga, della quale eran signori. Questo passo fu citato pel primo dal baron De Slane, in un importantissimo articolo ch’ei pubblicò su la geografia di Edrîsi, nelJournal Asiatique, 3mesérie, tomo XI (1841) pag. 362 segg.

707.Il baron De Slane, ch’è de’ più assidui e dotti ricercatori di manoscritti arabi, die’ nel citato articolo, pag. 574 segg., una lunga lista di opere ch’egli avea percorse senza alcun frutto, per trovare notizie biografiche d’Edrîsi.

707.Il baron De Slane, ch’è de’ più assidui e dotti ricercatori di manoscritti arabi, die’ nel citato articolo, pag. 574 segg., una lunga lista di opere ch’egli avea percorse senza alcun frutto, per trovare notizie biografiche d’Edrîsi.

708.Il trattatoDe Viris illustribus apud Arabes, dove Leone Affricano dà a cap. XIV la biografia dello “Eseriph Essachali,” com’ei lo chiama, fu scritto o pensato in arabico, tradotto dall’autore stesso in quella specie d’italiano ch’ei possedeva, e pubblicato in latino dall’Hottinger, poi dal Fabricius,Bibl. Græca, tomo XIII (1726), pag. 278, e infine dal Gregorio,Rerum Arab., pag. 238. Al dir di Leone, l’autore delNushat alabsarnacque in Mazara, fu mandato da’ suoi concittadini a re Ruggiero conquistatore della Sicilia e gli presentò quel libro. Il re, fattoselo tradurre in latino, fu preso della bellezza dell’opera sì fattamente, ch’ei donò ad Eseriph non so qual castello e lo invitò a stare a corte: ma quegli, non amando tal soggiorno, vendè il castello per un milione di ducati e se ne andò in Affrica dove morì il 1122. Questo pasticcio non farà alcuna maraviglia a chi abbia lette le nostre osservazioni su le opere di Leone Affricano, nel Cap. x del I libro, pag. 234 segg.Il Gregorio, l. c. notando la confusione de’ due Ruggieri, corresse conte il titolo di re; trasportò l’opera alla seconda metà dell’XI secolo; fece quindi due Edrîsi e due geografie, ed arrivò a biasimare il Casiri, perchè non si era accorto della diversità delle opere dei supposti due geografi.

708.Il trattatoDe Viris illustribus apud Arabes, dove Leone Affricano dà a cap. XIV la biografia dello “Eseriph Essachali,” com’ei lo chiama, fu scritto o pensato in arabico, tradotto dall’autore stesso in quella specie d’italiano ch’ei possedeva, e pubblicato in latino dall’Hottinger, poi dal Fabricius,Bibl. Græca, tomo XIII (1726), pag. 278, e infine dal Gregorio,Rerum Arab., pag. 238. Al dir di Leone, l’autore delNushat alabsarnacque in Mazara, fu mandato da’ suoi concittadini a re Ruggiero conquistatore della Sicilia e gli presentò quel libro. Il re, fattoselo tradurre in latino, fu preso della bellezza dell’opera sì fattamente, ch’ei donò ad Eseriph non so qual castello e lo invitò a stare a corte: ma quegli, non amando tal soggiorno, vendè il castello per un milione di ducati e se ne andò in Affrica dove morì il 1122. Questo pasticcio non farà alcuna maraviglia a chi abbia lette le nostre osservazioni su le opere di Leone Affricano, nel Cap. x del I libro, pag. 234 segg.

Il Gregorio, l. c. notando la confusione de’ due Ruggieri, corresse conte il titolo di re; trasportò l’opera alla seconda metà dell’XI secolo; fece quindi due Edrîsi e due geografie, ed arrivò a biasimare il Casiri, perchè non si era accorto della diversità delle opere dei supposti due geografi.

709.Questo nome si legge nel ms. della Bodlejana, n. 887 del catalogo di Uri, mediocre codice del XV secolo. Il capitolo dellaKharida, del quale io ho pubblicato il testo nellaBibl. arabo-sicula, pag. 610, dà soltanto il nome di Mohammed, figlio di Mohammed e aggiunge il nome etnico Kortobi e il soprannome d’Ibn-et-Theiri, secondo un ms., e d’Ibn-et-Th..ri secondo un altro; ma amendue le lezioni mi sembrano erronee. Anche Hagi-Khalfa, ediz. Fluegel, VI, 333 eBibl. arabo-sicula, p. 706 del testo, dà i soli due nomi di Mohammed figlio di Mohammed, lo Sceriffo Edrîsi siciliano. Il Dozy, nella prefazione allaDescription de l’Afrique et de l’Espagne, pag. III, ammette la tradizione di parentela che risulta dal ms. bodlejano, alla quale in vero, io non veggo alcun ostacolo.

709.Questo nome si legge nel ms. della Bodlejana, n. 887 del catalogo di Uri, mediocre codice del XV secolo. Il capitolo dellaKharida, del quale io ho pubblicato il testo nellaBibl. arabo-sicula, pag. 610, dà soltanto il nome di Mohammed, figlio di Mohammed e aggiunge il nome etnico Kortobi e il soprannome d’Ibn-et-Theiri, secondo un ms., e d’Ibn-et-Th..ri secondo un altro; ma amendue le lezioni mi sembrano erronee. Anche Hagi-Khalfa, ediz. Fluegel, VI, 333 eBibl. arabo-sicula, p. 706 del testo, dà i soli due nomi di Mohammed figlio di Mohammed, lo Sceriffo Edrîsi siciliano. Il Dozy, nella prefazione allaDescription de l’Afrique et de l’Espagne, pag. III, ammette la tradizione di parentela che risulta dal ms. bodlejano, alla quale in vero, io non veggo alcun ostacolo.

710.Così il Casiri,Bibl. arabo-hisp., II, 13, senza citare le sorgenti; ma i dati suoi stanno bene con quelli che abbiamo d’altre parti, e lo studio a Cordova è anche provato dal soprannome di Kortobi, dato all’Edrîsi nellaKharida. Si confrontino lo Slane e il Dozy ll. cc.

710.Così il Casiri,Bibl. arabo-hisp., II, 13, senza citare le sorgenti; ma i dati suoi stanno bene con quelli che abbiamo d’altre parti, e lo studio a Cordova è anche provato dal soprannome di Kortobi, dato all’Edrîsi nellaKharida. Si confrontino lo Slane e il Dozy ll. cc.

711.Dice egli stesso, nella geografia, che fu a Lisbona (traduzione francese, tomo II, 26); che vide la marea dell’Atlantico (I, 95), e le miniere di mercurio ad Abal (II, 66); che aveva notato parecchie volte il ghiaccio nelle strade di Aghmat (I, 212) e ammirato il ponte di Costantina (I, 243); che era disceso nella grotta de’ Dormienti, non già presso Efeso, ma in una montagna tra Amorinm e Nicea (II, 300). Conf. Reinaud,Aboulfeda, Introduction, pag.CXIII, CXIV.

711.Dice egli stesso, nella geografia, che fu a Lisbona (traduzione francese, tomo II, 26); che vide la marea dell’Atlantico (I, 95), e le miniere di mercurio ad Abal (II, 66); che aveva notato parecchie volte il ghiaccio nelle strade di Aghmat (I, 212) e ammirato il ponte di Costantina (I, 243); che era disceso nella grotta de’ Dormienti, non già presso Efeso, ma in una montagna tra Amorinm e Nicea (II, 300). Conf. Reinaud,Aboulfeda, Introduction, pag.CXIII, CXIV.

712.Pagine 453 segg., 486 segg. di questo volume.

712.Pagine 453 segg., 486 segg. di questo volume.

713.Leone Affricano lo dice morto il 516, che torna al 1122-3 e però è sbagliato di certo. Il baron de Slane, nel lavoro critico che testè lodammo, propone la plausibile conghiettura che Leone o il suo traduttore, abbia scritto l’anno dell’egira 516, in luogo di 560, con che la morte di Edrîsi tornerebbe al 1164-5.

713.Leone Affricano lo dice morto il 516, che torna al 1122-3 e però è sbagliato di certo. Il baron de Slane, nel lavoro critico che testè lodammo, propone la plausibile conghiettura che Leone o il suo traduttore, abbia scritto l’anno dell’egira 516, in luogo di 560, con che la morte di Edrîsi tornerebbe al 1164-5.

714.Il testo delle notizie biografiche si legge nellaBibl. arabo-sicula, pag. 610, 611. Quivi non pubblicai i versi di Edrîsi, ch’io già avea copiati dai due mss. parigini dellaKharida, cioè Anciens Fonds, 1376, fog. 49 recto, segg. e Asselin, 369, fog. 12, verso, segg.Il primo componimento, nel quale si narra il solito sogno erotico dei poeti arabi, incomincia con questo verso:“Ella venne a trovarmi al buio, quand’io, fatta la vigilia, m’era buttato a dormire, ed anima vivente non ci sentiva.”Or il sostantivorakib, al quale ho dato il significato generico di “vigilante” si dice di chi fa la scolta, di chi aspetta, di chi fa un’osservazione astronomica, ec. Edrîsi doveva essere un po’ astronomo o astrologo anch’egli. Ma ne’ versi seguenti non v’ha nulla che porti all’un di que’ significati, più tosto che all’altro.Nel secondo squarcio, il geografo confessa “aver passate di molte notti a bere in nobili ed elette brigate, nelle quali il vino, ammantato di giallo e ornato d’una collana di schiuma, avea sì ben lavorato, che l’aurora trovò i commensali distesi a terra, tra fiumi, rigagnoli e prati; donde e’ si levavano tutti sbalorditi, ma ricominciavano a far girare le coppe infino a sera.”Par che Edrîsi, quand’ei comunicò le sue poesie a Ibn-Bescirûn, avesse già varcata quella felice età; poichè nell’ultimo madrigale, pesante anzi che no, ei non pensa che alla morte, ai proprii peccati ed alla misericordia di Dio.

714.Il testo delle notizie biografiche si legge nellaBibl. arabo-sicula, pag. 610, 611. Quivi non pubblicai i versi di Edrîsi, ch’io già avea copiati dai due mss. parigini dellaKharida, cioè Anciens Fonds, 1376, fog. 49 recto, segg. e Asselin, 369, fog. 12, verso, segg.

Il primo componimento, nel quale si narra il solito sogno erotico dei poeti arabi, incomincia con questo verso:

“Ella venne a trovarmi al buio, quand’io, fatta la vigilia, m’era buttato a dormire, ed anima vivente non ci sentiva.”

Or il sostantivorakib, al quale ho dato il significato generico di “vigilante” si dice di chi fa la scolta, di chi aspetta, di chi fa un’osservazione astronomica, ec. Edrîsi doveva essere un po’ astronomo o astrologo anch’egli. Ma ne’ versi seguenti non v’ha nulla che porti all’un di que’ significati, più tosto che all’altro.

Nel secondo squarcio, il geografo confessa “aver passate di molte notti a bere in nobili ed elette brigate, nelle quali il vino, ammantato di giallo e ornato d’una collana di schiuma, avea sì ben lavorato, che l’aurora trovò i commensali distesi a terra, tra fiumi, rigagnoli e prati; donde e’ si levavano tutti sbalorditi, ma ricominciavano a far girare le coppe infino a sera.”

Par che Edrîsi, quand’ei comunicò le sue poesie a Ibn-Bescirûn, avesse già varcata quella felice età; poichè nell’ultimo madrigale, pesante anzi che no, ei non pensa che alla morte, ai proprii peccati ed alla misericordia di Dio.

715.Mi riferisco pei particolari ai capitoli 5 ed 11 dell’opera di Lelewel, intitolata:Géographie du Moyen-âge, monumento di erudizione, amor della scienza e volontà ostinata contro gli oltraggi della fortuna. Sventuratamente il libro non è ben ordinato, ed è scritto in un tal francese, che spesso non si capisce, e sempre stanca il lettore.

715.Mi riferisco pei particolari ai capitoli 5 ed 11 dell’opera di Lelewel, intitolata:Géographie du Moyen-âge, monumento di erudizione, amor della scienza e volontà ostinata contro gli oltraggi della fortuna. Sventuratamente il libro non è ben ordinato, ed è scritto in un tal francese, che spesso non si capisce, e sempre stanca il lettore.

716.Si veggano: Reinaud,Géographie d’Aboulfeda, Introduction, § II; Lelewel, op. cit.Epilogue, cap. 87 a 61; SédillotProlégomènes des Tables d’Oloug Beg., pag. viij segg. e Sprenger,Die Post-und Reiserouten des Orients, Leipzig, 1864.

716.Si veggano: Reinaud,Géographie d’Aboulfeda, Introduction, § II; Lelewel, op. cit.Epilogue, cap. 87 a 61; SédillotProlégomènes des Tables d’Oloug Beg., pag. viij segg. e Sprenger,Die Post-und Reiserouten des Orients, Leipzig, 1864.

717.Su la cartografia presso gli Arabi, si vegga Reinaud, op. cit., pagine xliv, xlv, ccliii, e Lelewel, op. cit.passim.

717.Su la cartografia presso gli Arabi, si vegga Reinaud, op. cit., pagine xliv, xlv, ccliii, e Lelewel, op. cit.passim.

718.Nel cap. iij del presente libro, pag. 453 segg.

718.Nel cap. iij del presente libro, pag. 453 segg.

719.Il testo ha in tutti i mss. ..r..sios-el-Antaki, senza vocale dopo lar, e senza alcun segno che determini la prima lettera, se siaa,i, ovveroo. Paolo Orosio da Tarragona, potea forse venir chiamato Antiocheno da qualche traduttore siro o arabo, per cagion del suo viaggio in Oriente. Egli è d’altronde il solo storico latino di cui facciano menzione gli Arabi; sul quale si vegga Hagi-Khalfa, ediz. Fluegel, V, 171, num. 10,626. Intorno le nozioni geografiche contenute nella Storia di Paolo Orosio, si confronti Lelewel, op. cit., cap. 28 del volume intitolatoEpilogue, pag. 35.

719.Il testo ha in tutti i mss. ..r..sios-el-Antaki, senza vocale dopo lar, e senza alcun segno che determini la prima lettera, se siaa,i, ovveroo. Paolo Orosio da Tarragona, potea forse venir chiamato Antiocheno da qualche traduttore siro o arabo, per cagion del suo viaggio in Oriente. Egli è d’altronde il solo storico latino di cui facciano menzione gli Arabi; sul quale si vegga Hagi-Khalfa, ediz. Fluegel, V, 171, num. 10,626. Intorno le nozioni geografiche contenute nella Storia di Paolo Orosio, si confronti Lelewel, op. cit., cap. 28 del volume intitolatoEpilogue, pag. 35.

720.Si vegga su questi autori, Reinaud, op. cit. Introduction, § II, pag. lvij, lx, lxj, lxiij, lxii, lxxxj.

720.Si vegga su questi autori, Reinaud, op. cit. Introduction, § II, pag. lvij, lx, lxj, lxiij, lxii, lxxxj.

721.I nomi proprii, al par che l’etnico, dànno a vedere che quest’autore era di schiatta tartara.

721.I nomi proprii, al par che l’etnico, dànno a vedere che quest’autore era di schiatta tartara.

722.Le ricerche del Reinaud, del Lelewel, dello Sprenger, del Sédillot, e di M. Barbier de Meynard, non ci dànno alcuna notizia su cotesti autori.

722.Le ricerche del Reinaud, del Lelewel, dello Sprenger, del Sédillot, e di M. Barbier de Meynard, non ci dànno alcuna notizia su cotesti autori.

723.Reinaud, vol. cit., Introduction § II, pag. lxij, xciij, xcv, cij; Barbier de Meynard,Le Livre d’Ibn-Khordadbeh, nelJournal Asiatique, di gennaio 1865; Sprenger, op. cit. prefazione.

723.Reinaud, vol. cit., Introduction § II, pag. lxij, xciij, xcv, cij; Barbier de Meynard,Le Livre d’Ibn-Khordadbeh, nelJournal Asiatique, di gennaio 1865; Sprenger, op. cit. prefazione.

724.Sprenger, op. cit., p. XVIII segg.

724.Sprenger, op. cit., p. XVIII segg.

725.Su l’importantissima opera geografica di Bekri si vegga la nostra Introduzione, nel primo vol., pag. XLII, XIV. Il baron De Slane ha pubblicato poi il testo arabico ed una nuova traduzione francese.

725.Su l’importantissima opera geografica di Bekri si vegga la nostra Introduzione, nel primo vol., pag. XLII, XIV. Il baron De Slane ha pubblicato poi il testo arabico ed una nuova traduzione francese.

726.Venticinque parasanghe da tre miglia ciascuna. A questa misura s’appiglia l’autore, traduzione francese, I, 2, il quale cita quelle degli Indiani e d’Erastotene e tace la misura di Tolomeo. Si veggano a questo proposito le osservazioni di Lelewel, op. cit., cap. 60, tomo I, pag. 100.

726.Venticinque parasanghe da tre miglia ciascuna. A questa misura s’appiglia l’autore, traduzione francese, I, 2, il quale cita quelle degli Indiani e d’Erastotene e tace la misura di Tolomeo. Si veggano a questo proposito le osservazioni di Lelewel, op. cit., cap. 60, tomo I, pag. 100.

727.Lelewel, op. cit. cap. 247 e 60, tomo I, pag. LIX e 101. Si vegga anche la miaCarte comparée de la Sicile, Notice, pag. 13, 14. Il miglio romano è valutato, secondo le ultime ricerche, a metri 1481, e il siciliano, secondo il sistema del 1809, torna quasi allo stesso, cioè 1487 metri. Si avverta che Edrîsi, ne’ diversi itinerarii, e perfino in que’ della Sicilia, adopera talvolta altre specie di miglia; il che or dovea produrre errori ed or no, sembrando che gli autori dell’opera siciliana abbiano conosciuto i rapporti di alcune di quelle specie di miglia.Il Lelewel conchiude che la misura di 75 miglia al grado era “positiva, siciliana, tradizionale in Sicilia....” quella appunto di Pytheas da Marsiglia, trapiantata in Sicilia da Timeo di Taormina.Si ricordi inoltre che il sistema metrico siciliano del 1809 innovò poco le antiche misure, le quali non erano, per altro, uniformi in tutta l’isola.

727.Lelewel, op. cit. cap. 247 e 60, tomo I, pag. LIX e 101. Si vegga anche la miaCarte comparée de la Sicile, Notice, pag. 13, 14. Il miglio romano è valutato, secondo le ultime ricerche, a metri 1481, e il siciliano, secondo il sistema del 1809, torna quasi allo stesso, cioè 1487 metri. Si avverta che Edrîsi, ne’ diversi itinerarii, e perfino in que’ della Sicilia, adopera talvolta altre specie di miglia; il che or dovea produrre errori ed or no, sembrando che gli autori dell’opera siciliana abbiano conosciuto i rapporti di alcune di quelle specie di miglia.

Il Lelewel conchiude che la misura di 75 miglia al grado era “positiva, siciliana, tradizionale in Sicilia....” quella appunto di Pytheas da Marsiglia, trapiantata in Sicilia da Timeo di Taormina.

Si ricordi inoltre che il sistema metrico siciliano del 1809 innovò poco le antiche misure, le quali non erano, per altro, uniformi in tutta l’isola.

728.Per esempioGaud..s-Gaulos (Gozzo);Nabbudi-Anapus;Marsa-el-Julis-Odyssæum portus.Non metto in lista qualche altro nome il quale si può supporre mantenuto fino al XII secolo, comeLibniados, ch’Edrîsi dà a Licata e che si trova scritto Limpiados e Ολυμπίαδος, in un diploma bilingue del 1144.Non mi pare impossibile che i geografi di Palermo abbiano trascritto da carte greche alcuni nomi che non si trovavano nelle arabiche. Noi sappiamo dal Masûdi,Les Prairies d’or, testo e traduzione, Paris, 1861, I, 185, che gli Arabi non sapeano leggere alcuni nomi nelle carte di Tolomeo, perchè erano scritti in greco. Il che non si deve intendere di tutti i nomi, ma di quelli de’ quali i traduttori arabi non avean saputo trovare il riscontro, o non l’aveano cercato per la poca importanza del luogo.

728.Per esempioGaud..s-Gaulos (Gozzo);Nabbudi-Anapus;Marsa-el-Julis-Odyssæum portus.

Non metto in lista qualche altro nome il quale si può supporre mantenuto fino al XII secolo, comeLibniados, ch’Edrîsi dà a Licata e che si trova scritto Limpiados e Ολυμπίαδος, in un diploma bilingue del 1144.

Non mi pare impossibile che i geografi di Palermo abbiano trascritto da carte greche alcuni nomi che non si trovavano nelle arabiche. Noi sappiamo dal Masûdi,Les Prairies d’or, testo e traduzione, Paris, 1861, I, 185, che gli Arabi non sapeano leggere alcuni nomi nelle carte di Tolomeo, perchè erano scritti in greco. Il che non si deve intendere di tutti i nomi, ma di quelli de’ quali i traduttori arabi non avean saputo trovare il riscontro, o non l’aveano cercato per la poca importanza del luogo.

729.Si veggano nel vol. II della traduzione di M. Jaubert:N..b..kta, p. 121, Naupactos (Lepanto).†sck..la, p. 125, Scyllaeum.Ellak..d..mona, p. 125, Lacedemona.†ghr..b..s, p. 296, Euripos (Negroponte).†blakhonia, o †flakhonia, p. 299, Paphlagonia.M.diolân, p. 240, Mediolanum.Arinminis, p. 247, Ariminum.Badi, p. 253, Padum.Ang..l..zma, p. 227, Aequolesima (Angoulême).Albernia, p. 368, Alvernia (Auvergne).E da un altro lato:L..g, p. 116, Lecce.B.rzâna, p. 417, Bruzzano.†nbria, p. 240, Umbria.S..gona, p. 249, Savona.G..b..t B.ka, p. 250, Civitavecchia.Di Nardò si dànno due nomi, p. 119.Nudrus(correggasi Nardros)eNeritos; proprio il nuovo e l’antico.È certo poi che i geografi di Palermo ebbero sotto gli occhi qualche carta o relazione araba della costiera d’Italia, poichè non poteano trovare altrove il porto diKhinziriache suona “cinghialeria” (forse Porto Ferraio) pag. 250, nè il secondo nome diKeitûna-el-Arab“Cala degli Arabi” che si dava al MonteG..rgio(Capo Circeo), pag. 256. Il vocaboloKeitûn, del quale Edrîsi dà qui la forma femminile, è preso manifestamente da Κοιθὠν, che dall’antico significato di letto e camera da letto, passò nel greco bizantino a quello di “cala” o di “scalo.” Si vegga l’annotazione che fa MrHase a questa voce, nella nuova edizione delThesaurus.B..lonia, p. 240, Bologna.B..ri, pag. 241, Berry.†kl..rm..nt, pag. 241, Clermont.Auzb..rg.. p. 246, Augsbourg.†nk..rt..ra, p. 356, Inghilterra.†nkl..sin, p. 356, Inglesi.K..mrâi, p. 366, Cambray.†strik, p. 367, Utrecht.H..stings, p. 374. Hastings.R..ng B..rg e Rinscb..rg, p. 570, Regensburg.Centinaia di nomi si potrebbero aggiugnere all’una o all’altra classe, ma i nuovi abbondan più ne’ paesi di lingue germaniche.Si avverta che abbiamo segnate con puntini (..) le vocali brevi che mancano quasi sempre nel ms. e con una crocetta (†) l’elifarabica, la quale, secondo le vocali aggiuntevi, può suonarea, i, o, etalvolta è premessa meramente per eufonia innanzi due consonanti, come noi usiamo l’iavanti lasimpura.

729.Si veggano nel vol. II della traduzione di M. Jaubert:

E da un altro lato:

Di Nardò si dànno due nomi, p. 119.Nudrus(correggasi Nardros)eNeritos; proprio il nuovo e l’antico.

È certo poi che i geografi di Palermo ebbero sotto gli occhi qualche carta o relazione araba della costiera d’Italia, poichè non poteano trovare altrove il porto diKhinziriache suona “cinghialeria” (forse Porto Ferraio) pag. 250, nè il secondo nome diKeitûna-el-Arab“Cala degli Arabi” che si dava al MonteG..rgio(Capo Circeo), pag. 256. Il vocaboloKeitûn, del quale Edrîsi dà qui la forma femminile, è preso manifestamente da Κοιθὠν, che dall’antico significato di letto e camera da letto, passò nel greco bizantino a quello di “cala” o di “scalo.” Si vegga l’annotazione che fa MrHase a questa voce, nella nuova edizione delThesaurus.

Centinaia di nomi si potrebbero aggiugnere all’una o all’altra classe, ma i nuovi abbondan più ne’ paesi di lingue germaniche.

Si avverta che abbiamo segnate con puntini (..) le vocali brevi che mancano quasi sempre nel ms. e con una crocetta (†) l’elifarabica, la quale, secondo le vocali aggiuntevi, può suonarea, i, o, etalvolta è premessa meramente per eufonia innanzi due consonanti, come noi usiamo l’iavanti lasimpura.

730.Si vegga il cap. iij del presente libro, pag. 454, nota 2.

730.Si vegga il cap. iij del presente libro, pag. 454, nota 2.

731.Edrîsi parla di soli compatriotti di Ruggiero; ma non si può supporre esclusi i Musulmani, quando lo scrittore, e forse molti altri collaboratori, professavan quella religione. Tutte le memorie del XII secolo, e particolarmente il viaggio d’Ibn-Giobair, provano il frequente passaggio di viaggiatori musulmani in Sicilia.

731.Edrîsi parla di soli compatriotti di Ruggiero; ma non si può supporre esclusi i Musulmani, quando lo scrittore, e forse molti altri collaboratori, professavan quella religione. Tutte le memorie del XII secolo, e particolarmente il viaggio d’Ibn-Giobair, provano il frequente passaggio di viaggiatori musulmani in Sicilia.

732.Come ho avvertito a pag. 455, nota 2, Edrîsi dice che, per fare tal confronto, si prese la tavola deltarsîm. Quest’ultimo vocabolo significa “fare ilrasm” e vale, secondo i dizionarii, “vergare, segnare per bene” e specialmente “tirar linee, listare.” Così avremmo tavola lineata, o in altri termini, graduata.Ma la vocerasm, qual che si fosse il suo valore primitivo nella lingua arabica, fu dal tempo di Mamûn in giù, adoperata da’ geografi per indicare i contorni del mondo conosciuto; onde agli eruditi è parsa mera trascrizione di όρισμας. (Cf. Lelewel, op. cit., cap. 15, tomo I, pag. 21, e Reinaud, op. cit., Introduzione, pag. xlv.) Abbiamo in fatti variiRasm el rob’ el ma’mûrossia “Figura del quarto (di superficie terrestre) abitato.” Ora egli è perfettamente conforme all’uso della lingua arabica che si cavi da un sostantivo la seconda forma del verbo analogo a quella radice, e gli si dia il significato di fare o produrre la cosa designata dal nome; in guisa chetarsîmvorrebbe dire precisamente, l’atto di delineare ilrasm, cioè la supposta figura della terra abitata.Ognun vede, finalmente, che nel nostro caso i due lavori designati da que’ due vocaboli tornavano allo stesso effetto. La tavola graduata (sia a gradi di latitudine e longitudine, sia coi sette climi che faceano da paralelli e con dieci suddivisioni per ciascun clima che supplivano a’ meridiani) serviva a delinearvi il mappamondo secondo le tavole di latitudine e longitudine compilate dagli astronomi; e ilrasmera il mappamondo copiato da un esemplare ch’era stato precedentemente costruito o corretto secondo le medesime tavole.

732.Come ho avvertito a pag. 455, nota 2, Edrîsi dice che, per fare tal confronto, si prese la tavola deltarsîm. Quest’ultimo vocabolo significa “fare ilrasm” e vale, secondo i dizionarii, “vergare, segnare per bene” e specialmente “tirar linee, listare.” Così avremmo tavola lineata, o in altri termini, graduata.

Ma la vocerasm, qual che si fosse il suo valore primitivo nella lingua arabica, fu dal tempo di Mamûn in giù, adoperata da’ geografi per indicare i contorni del mondo conosciuto; onde agli eruditi è parsa mera trascrizione di όρισμας. (Cf. Lelewel, op. cit., cap. 15, tomo I, pag. 21, e Reinaud, op. cit., Introduzione, pag. xlv.) Abbiamo in fatti variiRasm el rob’ el ma’mûrossia “Figura del quarto (di superficie terrestre) abitato.” Ora egli è perfettamente conforme all’uso della lingua arabica che si cavi da un sostantivo la seconda forma del verbo analogo a quella radice, e gli si dia il significato di fare o produrre la cosa designata dal nome; in guisa chetarsîmvorrebbe dire precisamente, l’atto di delineare ilrasm, cioè la supposta figura della terra abitata.

Ognun vede, finalmente, che nel nostro caso i due lavori designati da que’ due vocaboli tornavano allo stesso effetto. La tavola graduata (sia a gradi di latitudine e longitudine, sia coi sette climi che faceano da paralelli e con dieci suddivisioni per ciascun clima che supplivano a’ meridiani) serviva a delinearvi il mappamondo secondo le tavole di latitudine e longitudine compilate dagli astronomi; e ilrasmera il mappamondo copiato da un esemplare ch’era stato precedentemente costruito o corretto secondo le medesime tavole.

733.Che mi sia permesso questo neologismo per significare con un sol vocabolo la linea itineraria accompagnata dalla sua direzione rispetto ai punti cardinali. Si vegga l’errata, nel quale ho corretto così la espressione ch’io tradussi vagamente “distanze” nella pag. 455, spiegandola bensì nella nota 1 della pagina stessa.

733.Che mi sia permesso questo neologismo per significare con un sol vocabolo la linea itineraria accompagnata dalla sua direzione rispetto ai punti cardinali. Si vegga l’errata, nel quale ho corretto così la espressione ch’io tradussi vagamente “distanze” nella pag. 455, spiegandola bensì nella nota 1 della pagina stessa.

734.Si vegga la pag. 455, nota 3.

734.Si vegga la pag. 455, nota 3.

735.Ho citati i codici e le loro carte geografiche, nella Introduzione, vol. I, pag. XLIII seg. num. XX, e poi nellaCarte comparée de la Sicile, pag. 10.Il mappamondo del codice della Bodlejana (Grav. 3837-42) è delineato in un gran foglio, e quello del ms. di Parigi (Suppl. arabe 892) sopra uno più piccolo. Da coteste due copie manoscritte MrJomard trasse il disegno, pubblicato poi da MrReinaud,Géographie d’Aboulfeda, pag. cxx. Il Lelewel, dopo averne fatto un diligentissimo studio nel cap. 57 della sua opera ed aver copiata nella tavola Xª (n. XX, 39) del suo atlante la figura del mappamondo, ricostruì questo in un rame ch’è il secondo tra quelli annessi ai suoi Prolegomeni. Ei nota (op. cit., cap. 62 nel tomo I, pagina 103), tra gli altri errori di coteste immagini, la lunghezza del Mediterraneo, molto diversa da quella che risulta dal testo.

735.Ho citati i codici e le loro carte geografiche, nella Introduzione, vol. I, pag. XLIII seg. num. XX, e poi nellaCarte comparée de la Sicile, pag. 10.

Il mappamondo del codice della Bodlejana (Grav. 3837-42) è delineato in un gran foglio, e quello del ms. di Parigi (Suppl. arabe 892) sopra uno più piccolo. Da coteste due copie manoscritte MrJomard trasse il disegno, pubblicato poi da MrReinaud,Géographie d’Aboulfeda, pag. cxx. Il Lelewel, dopo averne fatto un diligentissimo studio nel cap. 57 della sua opera ed aver copiata nella tavola Xª (n. XX, 39) del suo atlante la figura del mappamondo, ricostruì questo in un rame ch’è il secondo tra quelli annessi ai suoi Prolegomeni. Ei nota (op. cit., cap. 62 nel tomo I, pagina 103), tra gli altri errori di coteste immagini, la lunghezza del Mediterraneo, molto diversa da quella che risulta dal testo.

736.Lelewel, capp. 8, 9, 10 e 50, e nell’Atlante, tavole VII e IX, figure xj e xvij. È da notare che nel mappamondo di Torino sono raffigurati i quattro venti cardinali, i quali mancano nelle precedenti immagini del mondo di origine latina. Del resto, la figura del Mediterraneo e dell’Adriatico toglie ogni sospetto che questo mappamondo possa essere stato mai cavato da carte nautiche.Il sagace Lelewel lo ha supposto delineato, o almeno ricopiato, nella contea di Maurienne, poichè vi ha scoperto, non ostante gli errori, il nome di quel piccolo paese. Si vegga la descrizione del codice e la incisione della carta, presso Pasini,Codices mss. Bibl. reg. Taurinensis Athenaei, II, 26, segg. Ritraggo di più da una lettera del dotto bibliotecario Gaspare Gorresio, che il codice va riferito alla fine del XII secolo, se non al principio del XIII, e che la carta fu fatta, o per lo meno scrittovi i nomi, dalla stessa mano che copiò il codice.

736.Lelewel, capp. 8, 9, 10 e 50, e nell’Atlante, tavole VII e IX, figure xj e xvij. È da notare che nel mappamondo di Torino sono raffigurati i quattro venti cardinali, i quali mancano nelle precedenti immagini del mondo di origine latina. Del resto, la figura del Mediterraneo e dell’Adriatico toglie ogni sospetto che questo mappamondo possa essere stato mai cavato da carte nautiche.

Il sagace Lelewel lo ha supposto delineato, o almeno ricopiato, nella contea di Maurienne, poichè vi ha scoperto, non ostante gli errori, il nome di quel piccolo paese. Si vegga la descrizione del codice e la incisione della carta, presso Pasini,Codices mss. Bibl. reg. Taurinensis Athenaei, II, 26, segg. Ritraggo di più da una lettera del dotto bibliotecario Gaspare Gorresio, che il codice va riferito alla fine del XII secolo, se non al principio del XIII, e che la carta fu fatta, o per lo meno scrittovi i nomi, dalla stessa mano che copiò il codice.

737.Versione francese, II, 421.

737.Versione francese, II, 421.

738.Si veggano i fac-simile, in fin del primo volume della versione francese. Il Lelewel, op. cit., cap. 60, 246, pag. liv e 99, del 1º volume, trascrive le cifre delle latitudini e longitudini che si trovano soltanto per 26 posizioni, una delle quali appartiene al secondo clima e tutte le altre al primo.

738.Si veggano i fac-simile, in fin del primo volume della versione francese. Il Lelewel, op. cit., cap. 60, 246, pag. liv e 99, del 1º volume, trascrive le cifre delle latitudini e longitudini che si trovano soltanto per 26 posizioni, una delle quali appartiene al secondo clima e tutte le altre al primo.

739.Mi sembra che il Lelewei, tomo I, pag. 99, abbia compresa l’operazione in questo stesso modo, quantunque egli fosse incatenato dalla traduzione francese di M. Jaubert, la quale rendea così il passo di Edrîsi: “il voulut savoir d’une manière positive les longitudes et les latitudes et les distances respectives des points.” Ma veramente questo passo, che si riferisce a Ruggiero, significa “volle vedere se tornassero precisamente le linee itinerarie orientate,” come ho detto poc’anzi nella nota 3, pagina 673 seg.Delle carte nautiche del medio evo ha trattato il Lelewei, op. cit., cap. 256, tomo I, pag. lxxxij, e cap. 108, tomo II, pag. 16 seg. Egli attribuisce ai perfezionamenti successivi di quelle, la nuova èra delle scienze geografiche. Si vegga anche il discorso letto da MrD’Avezac alla Società Geografica di Parigi, intorno la proiezione delle carte. Paris, 1863, § XI.Si ricordi che la prima carta conosciuta fin oggi, è quella genovese di Pietro Visconti (1318). Ma la prima menzione dell’ago calamitato si legge in Pietro d’Ailly e in Guyot de Provins, cioè a dire verso il 1190.

739.Mi sembra che il Lelewei, tomo I, pag. 99, abbia compresa l’operazione in questo stesso modo, quantunque egli fosse incatenato dalla traduzione francese di M. Jaubert, la quale rendea così il passo di Edrîsi: “il voulut savoir d’une manière positive les longitudes et les latitudes et les distances respectives des points.” Ma veramente questo passo, che si riferisce a Ruggiero, significa “volle vedere se tornassero precisamente le linee itinerarie orientate,” come ho detto poc’anzi nella nota 3, pagina 673 seg.

Delle carte nautiche del medio evo ha trattato il Lelewei, op. cit., cap. 256, tomo I, pag. lxxxij, e cap. 108, tomo II, pag. 16 seg. Egli attribuisce ai perfezionamenti successivi di quelle, la nuova èra delle scienze geografiche. Si vegga anche il discorso letto da MrD’Avezac alla Società Geografica di Parigi, intorno la proiezione delle carte. Paris, 1863, § XI.

Si ricordi che la prima carta conosciuta fin oggi, è quella genovese di Pietro Visconti (1318). Ma la prima menzione dell’ago calamitato si legge in Pietro d’Ailly e in Guyot de Provins, cioè a dire verso il 1190.


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