CAPITOLO XII.Siam pervenuti adesso al tratto più oscuro di queste istorie. Dopo la esaltazione dell'emiro Iûsuf gli annali arabici della Sicilia cambiano stile; le sorgenti impoveriscono; e pur si tien dietro al racconto sino alla occupazione di Moezz.[1015]La guerra di Maniace, passata sotto silenzio dai Musulmani, si ritrae tanto o quanto dai nemici loro. Ma nei venti anniche corsero tra la cacciata dei Moezziani e la sconfitta d'Ibn-Thimna, il nesso degli avvenimenti si spezza; appena v'ha un cenno dell'anarchia seguíta in Sicilia, e più lungo racconto dell'ingiuria di Meimûna che affrettò l'ultima catastrofe. Le notizie biografiche degli uomini di lettere, ancorchè abbondino in quel tempo, dan poco lume su la storia politica. È forza dunque aiutarci a conghietture; adoprare spesso quella forma dubitativa sì spiacente nella storia, sì audacemente scansata dai maestri antichi, per amor dell'arte.Spento Akhal, rimasa la Sicilia ad arbitrio d'Abd-Allah-ibn-Moezz, ed assalita al medesimo tempo da Maniace; non è dubbio che Moezz, per difendere il nuovo acquisto v'abbia mandato d'Affrica quante forze ei potea. Torme di Berberi, dunque, amiche e non amiche a casa zîrita, adescate con un po' di denaro e molte speranze; masnadieri senza disciplina, di quei che dieci anni dopo, assaliti in casa loro dagli Arabi d'oltre Nilo, spulezzarono trentamila contro tremila alla prima battaglia.[1016]Non fecero miglior prova nella giornata di Traina, mescolati con gli Arabi di Sicilia, ch'eran tratti a forza, e lor cominciava a puzzare la dominazione affricana. La strana fuga d'Abd-Allah di fianco verso la marina e indi per nave a Palermo, dimostra l'esercito, non che scompigliato, ammutinato, minacciante l'infelice capitano. Senza ciò, per codardo e inesperto che fosse costui, spronava per lapiù corta alla capitale, con la speranza di rannodare le genti, in tre o quattro giornate di cammino tra castella e luoghi fortissimi per natura.Scoppiaron al certo dopo la rotta di Traina nelle milizie siciliane, nella cittadinanza di Palermo e d'altri luoghi del Val di Mazara, le querele che gli annali arabici portan dopo la morte di Akhal, senza l'appunto del tempo, luogo e causa prossima;[1017]ma v'ha quella stampa di costernazione d'un popolo che vegga il subisso. Altercavano i Musulmani di Sicilia, avversarii e partigiani di Moezz, rinfacciandosi reciprocamente: “Voleste mettervi in casa gli stranieri! Per dio! che l'è finita bella: ecco il frutto dell'opera vostra![1018]” E pentiti gli uni e gli altri, si univano ai danni d'Abd-Allah. Si venne al sangue in Palermo, col presidio o con alcuna schiera leale che tornasse di Traina: il figliuolo di Moezz, perduti ottocent'uomini[1019]nella zuffa, si gittò coi rimagnenti su l'armata; e scampò in Affrica. I sollevati rifecero emiro Hasan, soprannominatoSimsâmoSimsâm-ed-Dawla(Brando dell'Impero), fratello di Akhal;[1020]forse quel desso checinque anni innanzi s'era ribellato coi Siciliani contro il fratello.A salto a salto, gli annali arabici continuano dopo la esaltazione di Simsâm, che la Sicilia si sconquassò; ch'uomini di vil condizione, di qua, di là, detter di piglio al comando.[1021]IlKâidAbd-Allah-ibn-Menkût s'insignoriva di Trapani, Marsala, Mazara, Sciacca e di tutte le pianure occidentali; ilKâidAli-ibn-Ni'ma, soprannominato Ibn-Hawwâsci, di Girgenti, Castrogiovanni e Castronovo con lor distretti.[1022]La costierasettentrionale e l'orientale, ch'abbandonaron ultima i Bizantini, par abbian seguíta la sorte di Palermo;[1023]se non che ilKâidIbn-Meklâti occupò Catania qualche anno appresso.[1024]La capitale si resse a nome di Simsâm; poi lo cacciò via; e gli sceikhi, ch'è a dire i notabili municipali, presero lo stato.[1025]Questo fu il primo periodo dell'anarchia, cominciato con la cacciata di Abd-Allah-ibn Moezz il quattrocentotrentuno (22 settembre 1039 a 9 settembre 1040), chiuso con la deposizione di Simsâm, com'e' pare, l'anno quattrocentoquarantaquattro (2 maggio 1052 a21 aprile 1053) che una cronologia assegna a termine della dinastia kelbita di Sicilia.[1026]Si narra che nel medesimo tempo, l'anno al giusto non sappiamo, combattuta Malta dai Bizantini, ridotti i Musulmani a tale, che il nemico volea da loro tutte le facoltà e le donne; ragunaronsi, considerarono il numero degli schiavi ecceder quello degli uomini liberi; e trassero l'ultimo dado. Profferiscono alli schiavi l'emancipazione e il partaggio dei beni, s'e' vogliono armarsi coi padroni e tutti insieme vincere e godersi la libertà, o morire. A che assentendo gli schiavi, gli uni e gli altri in una sola falange fecero impeto su i Bizantini; li ruppero e cacciarono dall'isola: e dopo la vittoria si compiè la riforma promessa; il nuovo popolo di Malta si ordinò con sì bella concordia, e indi tanta forza in picciola massa, che i Cristiani non osarono assalirlo mai più. Scrivea così un contemporaneo; al quale si potrebbe credere cotesto esempio di felice prudenza senza accettarne tutti i particolari. I nemici erano al certo schiera spiccata dall'esercito di Maniace. Il partito fu preso pubblicamente quando i Bizantini occupate le campagne di Malta strignessero d'assedio la città; o piuttosto nacque in una cospirazione dei Musulmani, soggiogatiinnanzi il mille quaranta, e sollevatisi appresso, ad esempio della Sicilia.[1027]Dove la cacciata dei Bizantini avea dato anco la pinta all'ordine sociale ingiusto e mal fermo, surto dal conquisto musulmano; ma nell'isola piccina lo si racconciò patriarcalmente con una riforma; nell'isola grande gli elementi più complicati, diversi secondo le regioni ed aizzati già dalla guerra civile, non potendo accordarsi, scissero il paese in più Stati. A misura che sgombravano i Bizantini, i Musulmani sottentrarono confusamente. Qui la moltitudine occupò senza trar colpo il castello afforzato e poscia abbandonato dal nemico; là avventossi contro picciol presidio e fecelo in pezzi; a tal altro luogo corse una frotta di disertori berberi dell'esercito di Moezz, o uno stuolo digiundsiciliano con la bandiera di Simsâm o senza. Così dobbiamo affigurarci il racquisto della più parte dell'isola, che i Musulmani credean fare di propria virtù, ed era la stoltezza della corte bizantina, la quale gittò in carcere Maniace; era la mente d'Ardoino e la spada delle compagnie italiane e normanne che sbarattavano le schiere greche, come ripassavano il Faro ad una ad una. I legami tra capitale e province spezzati dalla occupazione bizantina; quei degli antichi Musulmani coi nuovi, ossia dei nobili coi popolani, spezzati dalle arti d'Akhal e dalmutare e rimutare igiundper sei anni continui,[1028]le plebi corse alle armi, fatte conquistatrici ciascuna dassè; i corpi franchi di Berberi; la rabbia di Siciliani ed Affricani ridesta necessariamente quando fu scosso il giogo zîrita; quello scompaginamento sociale; quell'autorità monarchica rimessa su in un tumulto senza forze proprie nè entrate, toglieano ai Kelbiti ogni modo di rassettare la cosa pubblica. La sconfitta di Simsâm, o certo dello esercito sotto le mura di Messina,[1029]dileguò la speranza se alcuna ne rimanea. L'emiro che i Bizantini dicono ucciso, e per sua sventura nol fu, perdè allora il solo dritto che dà comando nelle rivoluzioni. Che sperar, che temere di lui? Lo stormo delli sbaragliati si sparpagliò per tutta l'isola: ognuno s'acconciò in casa propria o nell'altrui, non essendovi forza maggiore che lo respingesse. Questo significano in loro stile gli annali arabici, dei quali abbiam dato il tenore.Come in natura ogni più strano disordine è ordinato in sè stesso secondo le eterne leggi della materia, così in quel ribollir di tutte le genti che altre vicende avean cacciato insieme in Sicilia, nacquero varii grumi: e ciascuno fece uno stato; e in ciascuno si scopre l'affinità degli elementi che gli davano principio. Lo stato del centro, di cui fu capitale Castrogiovanni, erano territorii agricoli fatti da lunghissimo tempo musulmani; sì che v'era accaduta la vicenda del menomarsi la nobiltà militare, dileguarsi i vassallicristiani e crescere i popolani dell'antica schiatta; la parte Siciliana come si era chiamata in principio dalla guerra civile. Onde vi prevalsero que' che le croniche appellano uomini di vil condizione, finchè un se ne fece signore: Ibn-Hawwasci, “Il Demagogo,” schiavo, liberto plebeo.[1030]Questo stato vincea di potenza ogni altro dell'isola; come si vedrà negli avvenimenti che seguono per quarant'anni. Ibn-Menkût, messo negli annali a capolista degli uomini ignobili che vengon su nella rivoluzione, comanda nella punta occidentale, paese marittimo, sede di antiche colonie arabiche e però di molta cittadinanza d'origine musulmana. Quivi la popolazione sta, o tentenna, tra le due fazioni affricana e siciliana, o vogliam dir nobile e plebea: onde v'ha poco divario con la cittadinanza palermitana; e non guari dopo sparisce questo stato d'Ibn-Menkût, attirato da Palermo o da Castrogiovanni. Palermo fa parte dassè. La costiera orientale, abitata la più parte da vassalli cristiani, obbedisce a Simsâm e poscia al capo della nobiltà,[1031]e veggiamo i nobili prevalere nella più illustre città di quelle parti;[1032]e la seconda ch'era Catania, tenersi pria dal condottiere berbero Ibn-Meklâti, ma sottomettersi al signor di tutta la regione orientale. In vero Ibn-Meklâti, con que' suoi titoli di “Base dell'Impero” e ciambellan del Sultano, rassomiglia a governatore di provincia per Simsâm.[1033]Guerrier di ventura, sia delleantiche colonie berbere, sia disertore dell'esercito moezziano, cacciatosi tra le turbolenze della Sicilia, salito in favor della corte; dopo il naufragio della quale si provò ad afferrare la tavola ch'avea presso. Le divisioni tornano dunque a tre: nobiltà militare, popolo delle province, e cittadinanza della capitale.Avendo detto abbastanza delle due prime,[1034]ci rimane ad investigar gli umori di parte in Palermo. Ab antico, vi prevalse come notammo,[1035]la nobiltà, cui seguivano docilmente popolo e plebe difendendo le franchigie coloniali. Cresciuto il popolo di numero, facoltà e lumi, gli rincrebbe la licenza aristocratica; applaudì al primo emir kelbita che la raffrenava: lagemâ', nella quale veniano mancando i nobili proscritti e sottentravano i giuristi popolani, tendea, come un tempo quella di Kairewân, alla costituzione dei primi califi sotto un principe elettivo; quella via di mezzo di libertà, che la turbolenta schiatta arabica smarrì in brev'ora e non potè ritrovarla mai più. Quando la discordia tra nobili e popolo fu matura, quand'Akhal mutò la base del principato dal popolo nei nobili, si parteggiò forse nella capitale, ov'eran ambo gli elementi, e il popolare ch'era il più forte prevalse: come il mostrano quelle soldatesche chiamate dal principe, quell'assedio di ch'egli fu stretto nella Khalesa, ch'è a dir la Metropoli rivolta contro la cittadella che i Fatemiti le avean piantato in seno. Palermo ubbidì al figliuolo di Moezz per difender lo stato dai Bizantini; lo scacciò quando s'accorse che sapeva opprimere ma nondifendere; e ristorò il principato kelbita sola áncora di salvezza in quella tempesta. Lagemâ'di Palermo par abbia tenuto il cammin dritto, mentre guazzavano nell'anarchia le altre popolazioni a ponente dal Salso: contadini e cittadini delle città minori, dove sogliono essere più stizzose le ire, più procaci gli uomini rozzi, men chiari alla vista gli interessi pubblici. In particolare vi si dovea coltivar meno lo studio del dritto che racchiude ogni idea politica dei Musulmani;[1036]e la schiatta siciliana, assai meno mescolata con l'arabica, le si dovea mostrare più ostile.Per qual vicenda fosse cacciato Simsâm di Palermo si ignora. Ma la Sicilia centrale era perduta; la regione di levante obbediva forse di nome; questo “Brando dell'impero” non era uom di guerra nè di stato, e volle far troppo il re in Palermo, o parve inutile impaccio allagemâ'. Gli dissero dunque di andarsene con Dio, e vollero provare la repubblica; se pur non aveano esaltato e deposto, tra i Kelbiti e la repubblica, un principe che regnasse qualche anno o qualche mese, Abd-er-Rahman-ibn-Lûlû, soprannominatoSceikh-ed-Dawla(Anziano dell'Impero) che rifuggissi in Egitto.[1037]Si vedrà nell'ultimo capitolo,come la capitale, bramosa tuttavia di ricomporre lo stato, abbia promosso o accettato un re novello di schiatta nobile; il quale finì peggio dei predecessori.
Siam pervenuti adesso al tratto più oscuro di queste istorie. Dopo la esaltazione dell'emiro Iûsuf gli annali arabici della Sicilia cambiano stile; le sorgenti impoveriscono; e pur si tien dietro al racconto sino alla occupazione di Moezz.[1015]La guerra di Maniace, passata sotto silenzio dai Musulmani, si ritrae tanto o quanto dai nemici loro. Ma nei venti anniche corsero tra la cacciata dei Moezziani e la sconfitta d'Ibn-Thimna, il nesso degli avvenimenti si spezza; appena v'ha un cenno dell'anarchia seguíta in Sicilia, e più lungo racconto dell'ingiuria di Meimûna che affrettò l'ultima catastrofe. Le notizie biografiche degli uomini di lettere, ancorchè abbondino in quel tempo, dan poco lume su la storia politica. È forza dunque aiutarci a conghietture; adoprare spesso quella forma dubitativa sì spiacente nella storia, sì audacemente scansata dai maestri antichi, per amor dell'arte.
Spento Akhal, rimasa la Sicilia ad arbitrio d'Abd-Allah-ibn-Moezz, ed assalita al medesimo tempo da Maniace; non è dubbio che Moezz, per difendere il nuovo acquisto v'abbia mandato d'Affrica quante forze ei potea. Torme di Berberi, dunque, amiche e non amiche a casa zîrita, adescate con un po' di denaro e molte speranze; masnadieri senza disciplina, di quei che dieci anni dopo, assaliti in casa loro dagli Arabi d'oltre Nilo, spulezzarono trentamila contro tremila alla prima battaglia.[1016]Non fecero miglior prova nella giornata di Traina, mescolati con gli Arabi di Sicilia, ch'eran tratti a forza, e lor cominciava a puzzare la dominazione affricana. La strana fuga d'Abd-Allah di fianco verso la marina e indi per nave a Palermo, dimostra l'esercito, non che scompigliato, ammutinato, minacciante l'infelice capitano. Senza ciò, per codardo e inesperto che fosse costui, spronava per lapiù corta alla capitale, con la speranza di rannodare le genti, in tre o quattro giornate di cammino tra castella e luoghi fortissimi per natura.
Scoppiaron al certo dopo la rotta di Traina nelle milizie siciliane, nella cittadinanza di Palermo e d'altri luoghi del Val di Mazara, le querele che gli annali arabici portan dopo la morte di Akhal, senza l'appunto del tempo, luogo e causa prossima;[1017]ma v'ha quella stampa di costernazione d'un popolo che vegga il subisso. Altercavano i Musulmani di Sicilia, avversarii e partigiani di Moezz, rinfacciandosi reciprocamente: “Voleste mettervi in casa gli stranieri! Per dio! che l'è finita bella: ecco il frutto dell'opera vostra![1018]” E pentiti gli uni e gli altri, si univano ai danni d'Abd-Allah. Si venne al sangue in Palermo, col presidio o con alcuna schiera leale che tornasse di Traina: il figliuolo di Moezz, perduti ottocent'uomini[1019]nella zuffa, si gittò coi rimagnenti su l'armata; e scampò in Affrica. I sollevati rifecero emiro Hasan, soprannominatoSimsâmoSimsâm-ed-Dawla(Brando dell'Impero), fratello di Akhal;[1020]forse quel desso checinque anni innanzi s'era ribellato coi Siciliani contro il fratello.
A salto a salto, gli annali arabici continuano dopo la esaltazione di Simsâm, che la Sicilia si sconquassò; ch'uomini di vil condizione, di qua, di là, detter di piglio al comando.[1021]IlKâidAbd-Allah-ibn-Menkût s'insignoriva di Trapani, Marsala, Mazara, Sciacca e di tutte le pianure occidentali; ilKâidAli-ibn-Ni'ma, soprannominato Ibn-Hawwâsci, di Girgenti, Castrogiovanni e Castronovo con lor distretti.[1022]La costierasettentrionale e l'orientale, ch'abbandonaron ultima i Bizantini, par abbian seguíta la sorte di Palermo;[1023]se non che ilKâidIbn-Meklâti occupò Catania qualche anno appresso.[1024]La capitale si resse a nome di Simsâm; poi lo cacciò via; e gli sceikhi, ch'è a dire i notabili municipali, presero lo stato.[1025]Questo fu il primo periodo dell'anarchia, cominciato con la cacciata di Abd-Allah-ibn Moezz il quattrocentotrentuno (22 settembre 1039 a 9 settembre 1040), chiuso con la deposizione di Simsâm, com'e' pare, l'anno quattrocentoquarantaquattro (2 maggio 1052 a21 aprile 1053) che una cronologia assegna a termine della dinastia kelbita di Sicilia.[1026]
Si narra che nel medesimo tempo, l'anno al giusto non sappiamo, combattuta Malta dai Bizantini, ridotti i Musulmani a tale, che il nemico volea da loro tutte le facoltà e le donne; ragunaronsi, considerarono il numero degli schiavi ecceder quello degli uomini liberi; e trassero l'ultimo dado. Profferiscono alli schiavi l'emancipazione e il partaggio dei beni, s'e' vogliono armarsi coi padroni e tutti insieme vincere e godersi la libertà, o morire. A che assentendo gli schiavi, gli uni e gli altri in una sola falange fecero impeto su i Bizantini; li ruppero e cacciarono dall'isola: e dopo la vittoria si compiè la riforma promessa; il nuovo popolo di Malta si ordinò con sì bella concordia, e indi tanta forza in picciola massa, che i Cristiani non osarono assalirlo mai più. Scrivea così un contemporaneo; al quale si potrebbe credere cotesto esempio di felice prudenza senza accettarne tutti i particolari. I nemici erano al certo schiera spiccata dall'esercito di Maniace. Il partito fu preso pubblicamente quando i Bizantini occupate le campagne di Malta strignessero d'assedio la città; o piuttosto nacque in una cospirazione dei Musulmani, soggiogatiinnanzi il mille quaranta, e sollevatisi appresso, ad esempio della Sicilia.[1027]
Dove la cacciata dei Bizantini avea dato anco la pinta all'ordine sociale ingiusto e mal fermo, surto dal conquisto musulmano; ma nell'isola piccina lo si racconciò patriarcalmente con una riforma; nell'isola grande gli elementi più complicati, diversi secondo le regioni ed aizzati già dalla guerra civile, non potendo accordarsi, scissero il paese in più Stati. A misura che sgombravano i Bizantini, i Musulmani sottentrarono confusamente. Qui la moltitudine occupò senza trar colpo il castello afforzato e poscia abbandonato dal nemico; là avventossi contro picciol presidio e fecelo in pezzi; a tal altro luogo corse una frotta di disertori berberi dell'esercito di Moezz, o uno stuolo digiundsiciliano con la bandiera di Simsâm o senza. Così dobbiamo affigurarci il racquisto della più parte dell'isola, che i Musulmani credean fare di propria virtù, ed era la stoltezza della corte bizantina, la quale gittò in carcere Maniace; era la mente d'Ardoino e la spada delle compagnie italiane e normanne che sbarattavano le schiere greche, come ripassavano il Faro ad una ad una. I legami tra capitale e province spezzati dalla occupazione bizantina; quei degli antichi Musulmani coi nuovi, ossia dei nobili coi popolani, spezzati dalle arti d'Akhal e dalmutare e rimutare igiundper sei anni continui,[1028]le plebi corse alle armi, fatte conquistatrici ciascuna dassè; i corpi franchi di Berberi; la rabbia di Siciliani ed Affricani ridesta necessariamente quando fu scosso il giogo zîrita; quello scompaginamento sociale; quell'autorità monarchica rimessa su in un tumulto senza forze proprie nè entrate, toglieano ai Kelbiti ogni modo di rassettare la cosa pubblica. La sconfitta di Simsâm, o certo dello esercito sotto le mura di Messina,[1029]dileguò la speranza se alcuna ne rimanea. L'emiro che i Bizantini dicono ucciso, e per sua sventura nol fu, perdè allora il solo dritto che dà comando nelle rivoluzioni. Che sperar, che temere di lui? Lo stormo delli sbaragliati si sparpagliò per tutta l'isola: ognuno s'acconciò in casa propria o nell'altrui, non essendovi forza maggiore che lo respingesse. Questo significano in loro stile gli annali arabici, dei quali abbiam dato il tenore.
Come in natura ogni più strano disordine è ordinato in sè stesso secondo le eterne leggi della materia, così in quel ribollir di tutte le genti che altre vicende avean cacciato insieme in Sicilia, nacquero varii grumi: e ciascuno fece uno stato; e in ciascuno si scopre l'affinità degli elementi che gli davano principio. Lo stato del centro, di cui fu capitale Castrogiovanni, erano territorii agricoli fatti da lunghissimo tempo musulmani; sì che v'era accaduta la vicenda del menomarsi la nobiltà militare, dileguarsi i vassallicristiani e crescere i popolani dell'antica schiatta; la parte Siciliana come si era chiamata in principio dalla guerra civile. Onde vi prevalsero que' che le croniche appellano uomini di vil condizione, finchè un se ne fece signore: Ibn-Hawwasci, “Il Demagogo,” schiavo, liberto plebeo.[1030]Questo stato vincea di potenza ogni altro dell'isola; come si vedrà negli avvenimenti che seguono per quarant'anni. Ibn-Menkût, messo negli annali a capolista degli uomini ignobili che vengon su nella rivoluzione, comanda nella punta occidentale, paese marittimo, sede di antiche colonie arabiche e però di molta cittadinanza d'origine musulmana. Quivi la popolazione sta, o tentenna, tra le due fazioni affricana e siciliana, o vogliam dir nobile e plebea: onde v'ha poco divario con la cittadinanza palermitana; e non guari dopo sparisce questo stato d'Ibn-Menkût, attirato da Palermo o da Castrogiovanni. Palermo fa parte dassè. La costiera orientale, abitata la più parte da vassalli cristiani, obbedisce a Simsâm e poscia al capo della nobiltà,[1031]e veggiamo i nobili prevalere nella più illustre città di quelle parti;[1032]e la seconda ch'era Catania, tenersi pria dal condottiere berbero Ibn-Meklâti, ma sottomettersi al signor di tutta la regione orientale. In vero Ibn-Meklâti, con que' suoi titoli di “Base dell'Impero” e ciambellan del Sultano, rassomiglia a governatore di provincia per Simsâm.[1033]Guerrier di ventura, sia delleantiche colonie berbere, sia disertore dell'esercito moezziano, cacciatosi tra le turbolenze della Sicilia, salito in favor della corte; dopo il naufragio della quale si provò ad afferrare la tavola ch'avea presso. Le divisioni tornano dunque a tre: nobiltà militare, popolo delle province, e cittadinanza della capitale.
Avendo detto abbastanza delle due prime,[1034]ci rimane ad investigar gli umori di parte in Palermo. Ab antico, vi prevalse come notammo,[1035]la nobiltà, cui seguivano docilmente popolo e plebe difendendo le franchigie coloniali. Cresciuto il popolo di numero, facoltà e lumi, gli rincrebbe la licenza aristocratica; applaudì al primo emir kelbita che la raffrenava: lagemâ', nella quale veniano mancando i nobili proscritti e sottentravano i giuristi popolani, tendea, come un tempo quella di Kairewân, alla costituzione dei primi califi sotto un principe elettivo; quella via di mezzo di libertà, che la turbolenta schiatta arabica smarrì in brev'ora e non potè ritrovarla mai più. Quando la discordia tra nobili e popolo fu matura, quand'Akhal mutò la base del principato dal popolo nei nobili, si parteggiò forse nella capitale, ov'eran ambo gli elementi, e il popolare ch'era il più forte prevalse: come il mostrano quelle soldatesche chiamate dal principe, quell'assedio di ch'egli fu stretto nella Khalesa, ch'è a dir la Metropoli rivolta contro la cittadella che i Fatemiti le avean piantato in seno. Palermo ubbidì al figliuolo di Moezz per difender lo stato dai Bizantini; lo scacciò quando s'accorse che sapeva opprimere ma nondifendere; e ristorò il principato kelbita sola áncora di salvezza in quella tempesta. Lagemâ'di Palermo par abbia tenuto il cammin dritto, mentre guazzavano nell'anarchia le altre popolazioni a ponente dal Salso: contadini e cittadini delle città minori, dove sogliono essere più stizzose le ire, più procaci gli uomini rozzi, men chiari alla vista gli interessi pubblici. In particolare vi si dovea coltivar meno lo studio del dritto che racchiude ogni idea politica dei Musulmani;[1036]e la schiatta siciliana, assai meno mescolata con l'arabica, le si dovea mostrare più ostile.
Per qual vicenda fosse cacciato Simsâm di Palermo si ignora. Ma la Sicilia centrale era perduta; la regione di levante obbediva forse di nome; questo “Brando dell'impero” non era uom di guerra nè di stato, e volle far troppo il re in Palermo, o parve inutile impaccio allagemâ'. Gli dissero dunque di andarsene con Dio, e vollero provare la repubblica; se pur non aveano esaltato e deposto, tra i Kelbiti e la repubblica, un principe che regnasse qualche anno o qualche mese, Abd-er-Rahman-ibn-Lûlû, soprannominatoSceikh-ed-Dawla(Anziano dell'Impero) che rifuggissi in Egitto.[1037]Si vedrà nell'ultimo capitolo,come la capitale, bramosa tuttavia di ricomporre lo stato, abbia promosso o accettato un re novello di schiatta nobile; il quale finì peggio dei predecessori.