CAPITOLO XV.

CAPITOLO XV.Copiose abbiam visto le sorgenti della ricchezza; coltivati i comodi sociali; svegliati ingegni vaghi di scienze e d'ogni maniera di lettere; gli uomini ad uno ad uno non mentire al valor del sangue arabico, greco nè italico, non ignorar arte nèstromento di guerra che appartenesse a que' tempi. Costumi tra buoni e tristi: da un lato, invidia, avarizia, abbominazioni di taluno, stravizi di tal altro, ma l'universale condannarli; dall'altro lato, carità di figliuoli, costanti amicizie, liberalità, alti e generosi spiriti, raggi d'amore che balenavano fin entro le mura degli harem; talchè soli vizii profondi della società musulmana di Sicilia compariscon due: la violenza e il sospetto. Nè era menomata di certo la fede musulmana in Sicilia, dove non prevalsero scuole scettiche, non si udirono scismi, non sèttekharegite, nè fanatismo di casa d'Ali: allegri giovani beveano, dilettavansi di canti e suoni e balli, e poi se ne pentivano; più numero assai di devoti praticava e predicava la rigorosa disciplina, la vita ascetica, e fin le follie sufite. Il qual doppio egoismo dei gaudenti e degli asceti, inevitabil fatto in certe religioni, va noverato tra i sintomi non tra le cause della tabe che consumava la Sicilia, come ogni altra colonia arabica, senz'eccettuarne veruna. Tabe nel vincolo dello stato; quando i corpuscoli sociali non stanno insieme per amor di patria nè forza di comando, ma ciascun fa per sè. Dicemmo già come l'impero arabico nacque con tal germe d'immatura morte: per l'indole dei conquistatori, l'imperfetta assimilazione dei popoli vinti, l'immobilità delle leggi, la necessità e impotenza insieme del dispotismo, i mercenarii stranieri, l'ordinamento aristocratico dei giund, la confusa democrazia municipale, le consorterie per le multe del sangue: anarchia generale sotto sembianza di assoluta unità religiosa e politica.Indi s'era scisso il califato; i pezzi s'erano rinfranti; gli sminuzzoli, nello undecimo secolo, si trituravano; e pur la forza dissolvente non restava di commuovere e rimescolare quegli atomi di polvere. La Sicilia, spartita tra lagemâdi Palermo, Ibn-Hawwasci, Ibn-Meklâti, ed Ibn-Menkût, perseverò nella discordia sino all'ultimo compimento del conquisto normanno, sendo aggravato il vizio delle istituzioni dalla diversità delle genti. A levante, popolazioni cristiane soggette a nobiltà arabica; nel centro, le plebi di Siciliani convertiti all'islam; a ponente, la cittadinanza delle grosse terre; tramezzati in tutto questo rimasugli di Berberi di non so quante immigrazioni, e rifuggiti arabi d'Affrica e di Spagna. Era proprio la mano simboleggiata da Ibn-Hamdîs, la quale nell'ora del pericolo non potè impugnare la spada.Ai fomenti di discordia s'aggiugnea l'ambizione di Moezz-ibn-Badîs e il subito danno che la distrusse, il contraccolpo del quale si risenti necessariamente in Sicilia. Appunto alla metà dell'undecimo secolo, passarono in quel ch'è oggi lo stato di Tunis gli Arabi che desolarono e ripopolarono l'Affrica settentrionale, ov'era assottigliata e snervata la schiatta dei primi conquistatori. La causa della quale irruzione fu che Moezz, disdetta l'autorità pontificale de' Fatemiti, avea gridato il nome dei califi di Bagdad; onde il ministro Iazuri, che tenea la somma delle cose al Cairo, non potendo ripigliare la provincia con le armi, la volle inondare di masnadieri: indettò le tribù beduine di Hilâl e Soleim, ospiti infestissimi dell'Alto Egitto; dispensò a ciascuno un mantello e un dinârd'oro; e scaraventolli a ponente del Nilo (1051). Ed entro sei anni aveano compiuta l'opera; sospinto Moezz all'estrema riva del mare, su li scogli di Mehdia inespugnabili, dond'ei comandava molto dubbiamente a qualche città della costiera mercè l'armata e gli schiavi assoldati.[1533]In questa guerra gli Arabi saccheggiarono il Kairewân (novembre 1057), i cui cittadini si rifuggivano chi nelle parti più occidentali d'Affrica, chi in Spagna e chi in Sicilia.[1534]Precipitando per tal modo le cose di Moezz, veggiam calare in Sicilia la fazione che s'era affidata a lui nel principio della guerra civile, gli si era poi volta contro (1040), e non mi sembra inverosimile che avesse rannodato le pratiche, afforzata ch'essa fu a Castrogiovanni e Girgenti con Ibn-Hawwasci.Ma cacciato di Palermo Simsâm e poi spento, par che la repubblica di Palermo ed altri grossi municipii venuti in sospetto di quelle pratiche si collegassero con la parte dei nobili a danno d'Ali-ibn-Hawwasci. Perchè allor si destava novella tempesta in Sicilia;[1535]sorgeva improvvisamente capo di parte un Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Thimna, dei principaliottimati, se leggiam bene un luogo d'Ibn-Khaldûn,[1536]certo non uscito di sangue plebeo,[1537]insignoritosi di Siracusa, non si sa come nè quando, nè se quella fosse sua patria. Ibn-Thimna, assalito Ibn-Meklati,kâiddi Catania, che avea sposata la Meimuna sorella d'Ali-ibn-Hawwasci, lo debellò, gli tolse la vita, lo stato e la donna; e, dopo i termini legali di vedovanza, chiese ed ottenne la man di lei dal fratello. Donde è chiaro che il signor di Castrogiovanni non ebbe poter d'aiutare il cognato confederato suo di certo, nè di ricusar la sorella all'uccisore. Nel medesimo tempo finisce ogni ricordo dei Beni-Menkût, signori della punta occidentale dell'isola. La più parte dell'isola obbedì a Ibn-Thimna, che osò prendere il medesimo titolo d'un califo di Bagdad[1538]Kâdir-billah, o diremmo “Possente per grazia di Dio;” e in Palermo si fece laKhotbaper lui.[1539]È verosimile che lagemâ'gli abbia dato nella capitale un'autorità di nome; bensì l'abbia aiutato all'impresa di Catania e altre città marittime col navilio, il quale non si armò mai altrove che in Palermo. Si ristorava così un'apparenteunità di comando di guerra, se mai la Sicilia fosse assalita. Suppongo compiute queste vicende il millecinquantatrè dell'era cristiana, quando Moezz era con l'acqua alla gola; ritraendosi che il quattrocentoquarantacinque dell'egira (1053-4), mandato da lui il navilio a ridurre Susa che gli s'era ribellata, trovò in que' mari l'armata delSâhebdi Sicilia, e temendola ostile diè di volta.[1540]La quale denominazione diSâhebs'adatta a Ibn-Thimna e non meno la nimistà contro casa zîrita.Durò quanto potea la concordia tra i due capi di parti, l'uno vittorioso, sciolto d'ogni timor di fuori, l'altro umiliato; rivolti entrambi ad avvantaggiarsi con la forza neutrale ch'erano i municipii. Il parentado diè occasione a scoprir nuovamente la nimistà. Meimuna, donna d'indole altera, pronto ingegno e lingua troppo più pronta, solea bisticciarsi col marito; il quale forse non l'amava nè ella lui, forse rinfacciava l'indole plebea alla figliuola del Demagogo. Una sera Ibn-Thimna, acceso dal vino, ricomincia i piati domestici, trascorre alle villanie; Meimuna gliene dà di rimando; e il feroce ubbriaco, come se avesse letto i fasti di Caligola o di Nerone, le fa segar le vene d'ambo le braccia. Ma un figliuolo di lui per nome Ibrahim accorreva a tempo, chiamava i medici, ed arrestavano il sangue; si che la dimane rientrato in sè Ibn-Thimna, andò a scusarsi dei furori dell'ebbrezza, e Meimuna fe sembiante di perdonarlo. Dopo onesto spazio di tempo, ella il pregava le concedessedi rivedere i parenti; quegli, o non sospettando non curandola, o ch'ei cercasse pretesto d'attaccare briga con Ibn-Hawwasci, le diè licenza; mandolla con onorevole scorta e ricchi presenti a Castrogiovanni. Contò allora il caso al fratello; quei le giurò che mai non la rimanderebbe all'efferato signore. Indi Ibn-Thimna a rivendicar i diritti di marito e di re, a minacciare quel che tenea vassallo e plebeo: ma Ibn-Hawwasci non si spuntò dal niego; ed entrambi apparecchiarono le armi.Ibn-Thimna movea all'assedio di Castrogiovanni; l'altro gli uscì all'incontro; lacerò a brani a brani l'esercito nemico, dicon gli annali, e lo inseguì fin presso Catania con grandissima uccisione. Se prima o dopo della sconfitta non si sa, la Sicilia tutta da Catania, qualche altra città all'infuori, prestava obbedienza al vincitore, anche Palermo. Indi si scorge che la cittadinanza della capitale e delle città maggiori, la quale avea deciso altre fiate i litigi tra le due parti, gittandosi or con l'una or con l'altra, compiè quest'altra rivoluzione a favor d'Ibn-Hawwasci. E in vero, dileguato il timore delle armi di Moezz, il capo dei gentiluomini avea dovuto aggravar la mano su la cittadinanza al par che su la parte siciliana, e provarsi a prender in quelle regioni dell'isola l'autorità, della quale non godeva altro che il nome. Il terzo partito dunque, com'or si chiama, lo messe giù al par di Akhal, del figliuolo di Moezz e di Simsâm. Ibn-Thimna condotto agli estremi, si ricordò che v'erano in Sicilia e in Calabria i Cristiani. Pratiche s'erano cominciate al certo tragli uni e gli altri fin quando si videro sventolare da Messina su l'altra sponda dello Stretto le gloriose bandiere normanne. Il signor musulmano si cacciò, traditore a sua schiatta e religione, tra le sante trame di chi volea scuotere il giogo: corse a Mileto offerendo la Sicilia al conte Ruggiero, con la solita speranza ch'ei la conquistasse per fargliene dono.[1541]

Copiose abbiam visto le sorgenti della ricchezza; coltivati i comodi sociali; svegliati ingegni vaghi di scienze e d'ogni maniera di lettere; gli uomini ad uno ad uno non mentire al valor del sangue arabico, greco nè italico, non ignorar arte nèstromento di guerra che appartenesse a que' tempi. Costumi tra buoni e tristi: da un lato, invidia, avarizia, abbominazioni di taluno, stravizi di tal altro, ma l'universale condannarli; dall'altro lato, carità di figliuoli, costanti amicizie, liberalità, alti e generosi spiriti, raggi d'amore che balenavano fin entro le mura degli harem; talchè soli vizii profondi della società musulmana di Sicilia compariscon due: la violenza e il sospetto. Nè era menomata di certo la fede musulmana in Sicilia, dove non prevalsero scuole scettiche, non si udirono scismi, non sèttekharegite, nè fanatismo di casa d'Ali: allegri giovani beveano, dilettavansi di canti e suoni e balli, e poi se ne pentivano; più numero assai di devoti praticava e predicava la rigorosa disciplina, la vita ascetica, e fin le follie sufite. Il qual doppio egoismo dei gaudenti e degli asceti, inevitabil fatto in certe religioni, va noverato tra i sintomi non tra le cause della tabe che consumava la Sicilia, come ogni altra colonia arabica, senz'eccettuarne veruna. Tabe nel vincolo dello stato; quando i corpuscoli sociali non stanno insieme per amor di patria nè forza di comando, ma ciascun fa per sè. Dicemmo già come l'impero arabico nacque con tal germe d'immatura morte: per l'indole dei conquistatori, l'imperfetta assimilazione dei popoli vinti, l'immobilità delle leggi, la necessità e impotenza insieme del dispotismo, i mercenarii stranieri, l'ordinamento aristocratico dei giund, la confusa democrazia municipale, le consorterie per le multe del sangue: anarchia generale sotto sembianza di assoluta unità religiosa e politica.Indi s'era scisso il califato; i pezzi s'erano rinfranti; gli sminuzzoli, nello undecimo secolo, si trituravano; e pur la forza dissolvente non restava di commuovere e rimescolare quegli atomi di polvere. La Sicilia, spartita tra lagemâdi Palermo, Ibn-Hawwasci, Ibn-Meklâti, ed Ibn-Menkût, perseverò nella discordia sino all'ultimo compimento del conquisto normanno, sendo aggravato il vizio delle istituzioni dalla diversità delle genti. A levante, popolazioni cristiane soggette a nobiltà arabica; nel centro, le plebi di Siciliani convertiti all'islam; a ponente, la cittadinanza delle grosse terre; tramezzati in tutto questo rimasugli di Berberi di non so quante immigrazioni, e rifuggiti arabi d'Affrica e di Spagna. Era proprio la mano simboleggiata da Ibn-Hamdîs, la quale nell'ora del pericolo non potè impugnare la spada.

Ai fomenti di discordia s'aggiugnea l'ambizione di Moezz-ibn-Badîs e il subito danno che la distrusse, il contraccolpo del quale si risenti necessariamente in Sicilia. Appunto alla metà dell'undecimo secolo, passarono in quel ch'è oggi lo stato di Tunis gli Arabi che desolarono e ripopolarono l'Affrica settentrionale, ov'era assottigliata e snervata la schiatta dei primi conquistatori. La causa della quale irruzione fu che Moezz, disdetta l'autorità pontificale de' Fatemiti, avea gridato il nome dei califi di Bagdad; onde il ministro Iazuri, che tenea la somma delle cose al Cairo, non potendo ripigliare la provincia con le armi, la volle inondare di masnadieri: indettò le tribù beduine di Hilâl e Soleim, ospiti infestissimi dell'Alto Egitto; dispensò a ciascuno un mantello e un dinârd'oro; e scaraventolli a ponente del Nilo (1051). Ed entro sei anni aveano compiuta l'opera; sospinto Moezz all'estrema riva del mare, su li scogli di Mehdia inespugnabili, dond'ei comandava molto dubbiamente a qualche città della costiera mercè l'armata e gli schiavi assoldati.[1533]In questa guerra gli Arabi saccheggiarono il Kairewân (novembre 1057), i cui cittadini si rifuggivano chi nelle parti più occidentali d'Affrica, chi in Spagna e chi in Sicilia.[1534]Precipitando per tal modo le cose di Moezz, veggiam calare in Sicilia la fazione che s'era affidata a lui nel principio della guerra civile, gli si era poi volta contro (1040), e non mi sembra inverosimile che avesse rannodato le pratiche, afforzata ch'essa fu a Castrogiovanni e Girgenti con Ibn-Hawwasci.

Ma cacciato di Palermo Simsâm e poi spento, par che la repubblica di Palermo ed altri grossi municipii venuti in sospetto di quelle pratiche si collegassero con la parte dei nobili a danno d'Ali-ibn-Hawwasci. Perchè allor si destava novella tempesta in Sicilia;[1535]sorgeva improvvisamente capo di parte un Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Thimna, dei principaliottimati, se leggiam bene un luogo d'Ibn-Khaldûn,[1536]certo non uscito di sangue plebeo,[1537]insignoritosi di Siracusa, non si sa come nè quando, nè se quella fosse sua patria. Ibn-Thimna, assalito Ibn-Meklati,kâiddi Catania, che avea sposata la Meimuna sorella d'Ali-ibn-Hawwasci, lo debellò, gli tolse la vita, lo stato e la donna; e, dopo i termini legali di vedovanza, chiese ed ottenne la man di lei dal fratello. Donde è chiaro che il signor di Castrogiovanni non ebbe poter d'aiutare il cognato confederato suo di certo, nè di ricusar la sorella all'uccisore. Nel medesimo tempo finisce ogni ricordo dei Beni-Menkût, signori della punta occidentale dell'isola. La più parte dell'isola obbedì a Ibn-Thimna, che osò prendere il medesimo titolo d'un califo di Bagdad[1538]Kâdir-billah, o diremmo “Possente per grazia di Dio;” e in Palermo si fece laKhotbaper lui.[1539]È verosimile che lagemâ'gli abbia dato nella capitale un'autorità di nome; bensì l'abbia aiutato all'impresa di Catania e altre città marittime col navilio, il quale non si armò mai altrove che in Palermo. Si ristorava così un'apparenteunità di comando di guerra, se mai la Sicilia fosse assalita. Suppongo compiute queste vicende il millecinquantatrè dell'era cristiana, quando Moezz era con l'acqua alla gola; ritraendosi che il quattrocentoquarantacinque dell'egira (1053-4), mandato da lui il navilio a ridurre Susa che gli s'era ribellata, trovò in que' mari l'armata delSâhebdi Sicilia, e temendola ostile diè di volta.[1540]La quale denominazione diSâhebs'adatta a Ibn-Thimna e non meno la nimistà contro casa zîrita.

Durò quanto potea la concordia tra i due capi di parti, l'uno vittorioso, sciolto d'ogni timor di fuori, l'altro umiliato; rivolti entrambi ad avvantaggiarsi con la forza neutrale ch'erano i municipii. Il parentado diè occasione a scoprir nuovamente la nimistà. Meimuna, donna d'indole altera, pronto ingegno e lingua troppo più pronta, solea bisticciarsi col marito; il quale forse non l'amava nè ella lui, forse rinfacciava l'indole plebea alla figliuola del Demagogo. Una sera Ibn-Thimna, acceso dal vino, ricomincia i piati domestici, trascorre alle villanie; Meimuna gliene dà di rimando; e il feroce ubbriaco, come se avesse letto i fasti di Caligola o di Nerone, le fa segar le vene d'ambo le braccia. Ma un figliuolo di lui per nome Ibrahim accorreva a tempo, chiamava i medici, ed arrestavano il sangue; si che la dimane rientrato in sè Ibn-Thimna, andò a scusarsi dei furori dell'ebbrezza, e Meimuna fe sembiante di perdonarlo. Dopo onesto spazio di tempo, ella il pregava le concedessedi rivedere i parenti; quegli, o non sospettando non curandola, o ch'ei cercasse pretesto d'attaccare briga con Ibn-Hawwasci, le diè licenza; mandolla con onorevole scorta e ricchi presenti a Castrogiovanni. Contò allora il caso al fratello; quei le giurò che mai non la rimanderebbe all'efferato signore. Indi Ibn-Thimna a rivendicar i diritti di marito e di re, a minacciare quel che tenea vassallo e plebeo: ma Ibn-Hawwasci non si spuntò dal niego; ed entrambi apparecchiarono le armi.

Ibn-Thimna movea all'assedio di Castrogiovanni; l'altro gli uscì all'incontro; lacerò a brani a brani l'esercito nemico, dicon gli annali, e lo inseguì fin presso Catania con grandissima uccisione. Se prima o dopo della sconfitta non si sa, la Sicilia tutta da Catania, qualche altra città all'infuori, prestava obbedienza al vincitore, anche Palermo. Indi si scorge che la cittadinanza della capitale e delle città maggiori, la quale avea deciso altre fiate i litigi tra le due parti, gittandosi or con l'una or con l'altra, compiè quest'altra rivoluzione a favor d'Ibn-Hawwasci. E in vero, dileguato il timore delle armi di Moezz, il capo dei gentiluomini avea dovuto aggravar la mano su la cittadinanza al par che su la parte siciliana, e provarsi a prender in quelle regioni dell'isola l'autorità, della quale non godeva altro che il nome. Il terzo partito dunque, com'or si chiama, lo messe giù al par di Akhal, del figliuolo di Moezz e di Simsâm. Ibn-Thimna condotto agli estremi, si ricordò che v'erano in Sicilia e in Calabria i Cristiani. Pratiche s'erano cominciate al certo tragli uni e gli altri fin quando si videro sventolare da Messina su l'altra sponda dello Stretto le gloriose bandiere normanne. Il signor musulmano si cacciò, traditore a sua schiatta e religione, tra le sante trame di chi volea scuotere il giogo: corse a Mileto offerendo la Sicilia al conte Ruggiero, con la solita speranza ch'ei la conquistasse per fargliene dono.[1541]

SOMMARIODEI CAPITOLI CONTENUTINEL SECONDO VOLUME.LIBRO TERZO.CAPITOLO I.an. 827-900.Società musulmana di Sicilia. —Emirdi provincia in dritto comunePag. 1Secondo il fatto in Sicilia5Amministrazione della giustizia7Amministrazione civile8Municipio ossiagemâ'9Proprietà delle terre in dritto comune12Tassa fondiaria.Kharâg18Proprietà in Affrica21E in Sicilia22Stipendii militari.Giund25Fei.Iktâ'.27Altre parti dell'azienda29Schiatte in Sicilia. Arabi e Persiani31Berberi35Antagonismo d'Arabi e Berberi37Tendenza della colonia a governo proprio40Contrasto interiore delle due schiatte41Come l'usa Ibrahim-ibn-Ahmed42CAPITOLO II.875-901.Indole d'Ibrahim45Esaltazione. Primordii del regno46Opere pubbliche. Fuochi di segnale48Fondazione di Rakkâda49Tirannide, tumulti e stragi50Orribili crudeltà54Parricidio su mogli, fratelli, figli e figliuole58CAPITOLO III.898.Rivoluzione spenta in Sicilia62899.E ridesta63900.Abu-Abbas figlio d'Ibrahim viene con l'esercito64Combattimenti. Resa di Palermo66901.Guerra sopra i Cristiani in Sicilia e in Calabria69902.Abdicazione d'Ibrahim75CAPITOLO IV.Ibrahim in Sicilia78Prende Taormina d'assalto81Stragi. Martirio di San Procopio83Ridotte Demona, Mico, Aci e Rametta85Deboli provvedimenti di Leone il Sapiente87Ibrahim passa in Calabria89Terrore e miracoli a Napoli90Ibrahim muore all'assedio di Cosenza95CAPITOLO V.Secolo VII a IX.Scismi musulmani97Promosse le scienze. Scuole scettiche99Sette miste. —Kharegiti102Sciiti105Influenza delle antiche sètte persiane108Zindîk,Khorramiiec.111Origine degli Ismaeliani114Karmati116Ordinamento di setta ismaeliana118893-900.Propaganda in Affrica120Abu-Abd-Allah ed i Berberi di Kotama122904.Pigliano le armi contro gli Aghlabiti123CAPITOLO VI.902.Riforme dell'Aghlabita Abu-Abbâs124903.Ucciso per pratica del figlio126Bagno di Ziadet-Allah127901-908.Vittorie dello Sciita128909.Fuga di Ziadet-Allah129Occupato il regno degli Sciiti131Obeid-Allah detto il Mehdi supposto discendente d'Ali e Fatima132Imprigionato a Segelmessa133910.Fondazione del califato Fatemita135910-920.Ordinamenti e misfatti del nuovo principe137915-920.Fabbrica la città di Mehdia139CAPITOLO VII.902-910.Emir che succedonsi in Palermo140910.Ibn-Abi-Khinzir mandato dal Mehdi142912.Cacciato dal popolo144Potenza della nobiltà145913.Nuova rivoluzione. Il popolo elegge emir Ibn-Korhob147Guerra ai Cristiani148914.Investitura degli Abbassidi149Vittoria navale in Affrica150915-916.Naufragio e sconfitta151Trattato coi Bizantini153Controrivoluzione154916.Supplizio d'Ibn-Korhob156917.Assedio e dedizione di Palermo157CAPITOLO VIII.882-915.Colonia dal Garigliano160Sue scorrerie162Difese di Giovanni X165913.Lega contro quei Musulmani166916.Distrutta la colonia166918.Condizione della Puglia e Calabria168Slavi a' soldi dei Fatemiti168918-925.Fazioni di Reggio ed Oria170Trattato dei Fatemiti coi Bizantini175826-929.Scorrerie degli Schiavoni e Siciliani in Terraferma176934-935.Affricani a Genova179CAPITOLO IX.917-937.Salem emiro con scemata autorità181934-936.Inondazione. Vento infocato184937.Rivoluzione di Girgenti185E di Palermo187Khalîl-ibn-Ishak188Edifica la Khalesa189938.Muove contro Girgenti191Stragi e fame in val di Mazara192940.I Girgentini s'arrendono195944.Vanti di Khalîl in Affrica e sua morte196CAPITOLO X.Rivoluzione dei Nekkariti in Affrica. Abu-Iezîd197Boscera il Siciliano199945.Assedio di Mehdia200Morte d'Abu-Iezîd201947.Carestia, bargelli ed esattori in Sicilia203Tumulto in Palermo204948.Hasan primo emir kelbita207Prende lo stato in Palermo208E spegne a tradimento i capi della nobiltà210CAPITOLO XI.895-948.Condizione dei Cristiani in Valdemone o Val di Noto212Popolazione del Val di Mazara216895-948.Principii di cultura intellettuale218951.Novella versione di Dioscoride218Giuristi e libri malekiti220Il cadi Meimûn in Palermo222Altri giuristi. Ibn-Khorassân filologo224Raccontatori di biografie225Meno coltivati gli altri studii226Siciliani che si segnalarono fuori228Devoti e superstizioni229LIBRO QUARTO.CAPITOLO I.948.Casa kelbita dei Beni-Abi-Hosein233Hasan non ebbe nuovo titolo nè autorità, se non che di emîr generale, come quei del nono secolo234969.L'emirato di Sicilia divien di fatto ereditario e independente238CAPITOLO II.950.Guerra di Hasan in Calabria242952.Moschea a Reggio. Patti248953.Confermato Hasan con sostituzione del figliuolo Ahmed249955.Fazione di Hasan in Spagna249956-960.Nuova guerra coi Bizantini250CAPITOLO III.961.Hasan e Ahmed coi nobili siciliani a corte del califo Moezz254Disegni contro i Cristiani di Val Demone255962.Feste di circoncisione in Sicilia256Presa Taormina257965.Rametta sola resiste259Niceforo Foca le manda in aiuto Manuele e Niceta260964.Sbarco e fazioni dei Bizantini263Battaglia di Rametta264Morte di Hasan269965.Espugnazione di Rametta270Vittoria navale dei Musulmani274CAPITOLO IV.967.Ristorazione di città e ordinamento degliiklîm274Pace tra Moezz e i Bizantini278Niccolò ambasciatore greco279968.Indole e arti di regno di Moezz281Giawher liberto siciliano282Reca le armi di Moezz fino all'Atlantico283969.E gli conquista l'Egitto284970-974.Conseguenze in Oriente286972.Moezz muta la sede in Egitto287Lascia un luogotenente in Affrica, senza autorità su la Sicilia288CAPITOLO V.969.I Kelbiti richiamati in Affrica290Rivoluzione in Sicilia290970.Moezz cede e manda emiro Abu-l-Kâsem-Ali, kelbita293972.Il viaggiatore Ibn-Haukal294Descrizione di Palermo296Numero approssimativo degli abitatori304Costumi e usanze306Riflessioni d'Ibn-Haukal su i Musulmani di Spagna e delle isole309CAPITOLO VI.968-970.Otone I nell'Italia meridionale310Lega dei Fatemiti coi Bizantini312975.Spezzata313976.Guerra d'Abu-l-Kâsim in Calabria314977.Arse Taranto, Oria e Bovino315903-950.San Nilo da Rossano317951.Assalto del Monastero di S. Mercurio319977.Frati presi a Rossano319Lettera di San Nilo ad Abu-l-Kâsem320984.Otone II muove contro i Bizantini e i Musulmani321982.Viene a Taranto e Rossano322Sconfitto a Stilo. Vittoria e morte d'Abu-l-Kâsem324Fuga d'Otone325Ritirata dell'esercito siciliano329CAPITOLO VII.982-983.Emiri. Giâber; Gia'far330985-989.Abd-Allah; e Iûsuf331990-997.Potenza dei Kelbiti in Egitto331990-998.Ottimo governo di Iûsuf332Il poeta Ibn-Moweddib a corte di Palermo333E Mohammed-ibn-'Abdûn334Poema di Abd-Allah-Tonukhi a lode di Iûsuf e del figliuolo335Fama cavalleresca della corte337983-998.I Bizantini occupan la Puglia e la Calabria338986-1005.Assalti dei Siciliani in quelle province3391004.Assedio di Bari3411005-1011.Altre fazioni3411016.I Normanni a Salerno3431020-1031.I Siciliani assaltano tuttavia la Puglia e la Calabria345Altre fazioni loro supposte da nomi geografici346CAPITOLO VIII.998.Gia'far-ibn-Iûsuf, emiro3481015.Ribellione e supplizio del fratello Ali350Nuovo ordinamento dell'esercito351Gravezze3521019.Rivoluzione in Palermo353Cacciato Gia'far e surrogatogli il fratello Akhal354975-998.Dominazione degli Zîriti in Affrica355999.Iânis il Siciliano356Condizione dei Berberi nell'Affrica propria3571001-1023.Calamità ed emigrazioni d'Affrica in Sicilia3581016.Moezz-ibn-Badîs lo Zîrita359Persecuzione degli Sciiti3591019.Rifuggiti in Sicilia3611019-1052.Industria e ricchezza dell'Affrica propria3621023.Armamenti di Moezz363CAPITOLO IX.1025.Primordii d'Akbal in Sicilia364Esercito bizantino in Calabria3651026.Naufragio degli Affricani3661031-1035.Scorrerie navali dei Siciliani ed Affricani in Grecia367Akbal favorisce in Sicilia la parte che si chiamò degliAffricanicontro la parte deiSiciliani368Schiatte e condizioni delle due parti369I nobili372La cittadinanza373Intenti e modi di Akhal374Si sottomette ai Bizantini3761035-1037.I Siciliani chiamano Moezz. Guerra civile3771038.Ucciso Akhal, Moezz resta padrone dall'isola378CAPITOLO X.Impresa di Maniace379Racconti dei mercenarii Scandinavi o Varangi380Vittorie di Maniace3811038-1039.Assedio di Siracusa3841040.Battaglia di Traina387Rivolta di Ardoino coi Normanni389Maniace e l'ammiraglio Stefano390Maniace si afforza in Sicilia3911041.È scambiato e catturato3921042.Difesa di Catacalone a Messina3931043.Ribellione e morte di Maniace394CAPITOLO XI.1043-1061.Condizione dei Cristiani di Sicilia395La più partedsimmi397Di schiatta greca e italica398Studii e industria loro399Il clero401I frati403Poco zelo religioso404948-1061.San Vitale da Castronovo406950-994.San Luca da Demona4081020-1070.San Filareto410964-1031.San Simeone da Siracusa412827-1061.Il Cristianesimo non mancò giammai in Sicilia414Due tradizioni rigettate415CAPITOLO XII.1040.Difetto di notizie storiche417Condizioni d'Abd-Allah-ibn-Moezz in Sicilia418È cacciato e fatto emiro Simsâm-ed-dawla4191040-1052.Sorgono i regoli Ibn-Menkût, Ibn-Hawwasci, Ib-Meklâti, e Palermo si regge a repubblica420Riforma sociale a Malta422Come cadde la dinastia kelbita423Parti424Intenti politici dei Palermitani426CAPITOLO XIII.XI Secolo.Prosperità materiale e lettere428Notizie geografiche d'Abu-Ali e d'Ibn-Kattâ' su la Sicilia428Numero delle città, rôcche e villaggi430Nomi431Distribuzione delle schiatte434Cenni su alcune città436Descrizioni dell'Etna ed eruzioni438Prodotti minerali dell'isola441Acque e boschi443Agricoltura444Pastorizia446Pratiche agrarie dei Siciliani446Manifatture448Commercio449Architettura450Iscrizioni e calligrafia452Monete456Tari d'oro di Sicilia imitati a Napoli, Salerno e Amalfi458CAPITOLO XIV.XI Secolo.Studii degli Arabi. Prevalgono le scienze coraniche e le lettere460Fonti di storia letteraria462Astronomi e matematici siciliani463Lavori di geografia matematica464Misure itinerarie della Sicilia466Scrittori di medicina. Abu-Sa'id-ibn-Ibrahim467Lo sceriffo Ahmed470Altri medici471Verso il 1000.Studii filosofici. Sa'id-ibn-Fethûn da Cordova472Lettura del Corano4721062-1122.Ibn-Fehhâm474m. 1063.Abu-Tâher-Isma'il475Verso il 1100.Ibn-Omar e Ibn-Haiun476Altri lettori del Corano477La Tradizione di Maometto479Verso l'842.Tradizionisti: il Kalawri479Verso il 900.Abu-Bekr-Temimi480Verso il 1030.Ammâr principe Kelbita ed altri tradizionisti481m. 1141.Mazari giurista, tradizionista, teologo e medico482m. 1059.Studii legali. Ibn-Iûnis detto il Siciliano486Verso il 1030.Abd-el-Hakk487Altri scrittori e professori di dritto488m. 1072.Sementari, giurista e ascetico490Verso il 1040.Ibn-Hamsa491Setta dei Sufiti492X e XI Secolo.Sufiti Siciliani493Altri ascetici e teologi494Opera di teologia d'Abd-er-Rahman-Sikilli495Lettere495Varii filologi e grammatici siciliani o venuti in Sicilia4951033-1118.Kattâni4981000-1070.Ibn-Rescîk499Falsa etimologia della voce Sicilia504Verso il 1030.Ibn-Abd-el-Berr504Gia'far-ibn-Kattâ'5051041-1121.Ali suo figliuolo505Opere d'Ali-ibn-Kattâ'507Altri filologi511Verso il 1070.Ibn-Mekki giurista ed oratore513Prosatori. Hascem-ibn-Iûnis514Altri prosatori. I Segretarii515X e XI secolo.Storia. Cronica di Cambridge; Abu-Ali, e pochi altri516Poesia arabica in questo tempo517Verso il 1030.Poeti eroici, ossia diKasîde; Ibn-Tûbi517Verso il 1040.Ibn-Sebbâgh5191061.Ibn-Biscir, Billanobi ed altri rifuggiti in Egitto520Comunicazioni con la Spagna5231032-1111.Abu-l-Arab5241056-1133.Ibn-Hamdîs525Sua descrizione della vita dei giovani nobili530Vanti guerrieri532Carità patria e giudizio severo su la Sicilia534Altri poeti diKasîde535Verso il 1050.Satirici. Ibn-Tazi536E Ruzaik537953-1100.Poeti di casa kelbita537Altri principi e magistrati539X e XI Secolo.Poeti su argomenti morali540E molti altri541Come vadano giudicati i poeti arabi in Sicilia542I musici544IX e X secolo.Epilogo su gli studii dei Musulmani di Sicilia fino al conquisto545CAPITOLO XV.1053-1060.Condizioni e costumi pubblici e cagioni della decadenza5451051-1057.Grande avvenimento da Affrica547Ibn-Thimna signor di Siracusa occupa Catania ed è riconosciuto principe di tutta l'isola5481053-1054.Armata siciliana a Susa5501054-1060.Meimuna moglie d'Ibn-Thimna si rifugge appo il fratello550Guerra tra Ibn-Thimna e Ibn-Hawwasci signor di Castrogiovanni551Ibn-Thimna sconfitto chiama i Normanni551FINE DEL SECONDO VOLUME.

FINE DEL SECONDO VOLUME.


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