813.Tigiani,Rehla, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 911 bis, fog. 16 recto. L'autore tolse questo squarcio da Ibn-Rescîk.814.Quell'anno Iûsuf paralitico surrogò il figliuolo al dir delle croniche. Ma dalla misura delle lodi che si dispensano a lui ed a Gia'far, mi sembra che Iûsuf, senza lasciare per anco il governo, si fosse associato il figlio nel titolo soltanto.815.Il 10 del mese di dsu-l-higgia, grande solennità appo i Musulmani di rito malekita. È anche delle feste che si celebrano alla Mecca alla fine del pellegrinaggio, e però nel poema si dice tanto del pellegrinaggio.816.Kodhâ'aè un dei ceppi della schiatta himiarita, alla quale appartenea la tribù di Kelb.817.Così chiamano i poeti le lance sottili e dritte, dal nome di Rodeina, moglie d'un celebre armaiuolo di Bahrein.818.I devoti greci del medio evo, per falsa interpretazione d'un testo, teneano a peccato di tosarsi, onde i Longobardi e i Franchi li derideano fino al XII secolo, come qui fa il poeta musulmano.819.Ibn-Khallikân, edizione del Wüstenfeld, fasc. X, p. 28, seg. QuestaKasîdaha 61 versi più che doppii de' nostri endecasillabi. Come ognuno comprende, non ho fatto la traduzione litterale nè anche di tutti i versi che giovano all'argomento nostro; ma ho raccolto le frasi più significative, trasponendole talvolta, troncando molte imagini, e nessuna aggiugnendone. Debbo avvertire che il passo “gli è forza smettere l'idolatria” risulta da una bella correzione che ha fatta il professore Fleischer alla p. 640 della miaBiblioteca Arabo-Siculadove occorre il verso: “Tu li hai percosso in lor famiglie, sì che li hai fatto rimaner soletti; e nei loro riti, sì chehanno lasciato il culto degli idoli.” La frase che ho messo in corsivo è espressa da una sola voce che avea varianti, e nessuna plausibile, nei MS. d'Ibn-Khallikân.820.Benedicti Sancti Andreæ MonachiChronicon, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 700. Su l'età e l'autorità del cronista si vegga la prefazione dell'editore a p. 695.821.Nella detta prefazione si nota che questo Benedetto sembri il primo o tra i primi che abbiano scritto il supposto viaggio di Carlo Magno in Terrasanta. Siam dunque precisamente nei romanzi di cavalleria, coi trovatori, le cortesie e i cavalieri erranti.822.Op. cit., p. 713.823.Corruzione dicapitaneus, come avvisa il Ducange; o derivato da κατὰ e πὰν, come pensano altri dotti ellenisti.824.Si vegga qui sopra a p. 333. Tra il 982 e il 998, poichè Iusûf non avea per anco lasciato il governo al figliuolo.825.Lupo Protospatario, anno 986. Cito qui e appresso la edizione di Pertz,Scriptores, tomo V, p. 55, 56.826.Romualdo Salernitano, anno 987. Qui ed appresso da Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo V.827.Lupo Protospatario, 988.828.Lupo Protospatario, 991, e Anonimo di Bari nella stessa pagina del Pertz. Il nome ha le varianti Asto, Otho, Azzo.829.Si riscontrino: Lupo Protospatario, 994; Anonimo di Bari, 996; Romualdo Salernitano, 994.830.Lupo Protospatario, e Anonimo di Bari, 998. Busito è intitolatocaytus, cioè kâid, condottiero.831.Si riscontrino le varie lezioni dellaCronica di Santa Sofia di Benevento, l'una delle quali porta precisamente la data di agosto 1002, XVª indizione, presso Muratori,Antiquitates Italicæ, tomo I, p. 257; e le altre presso Pertz,Scriptores, III, p. 177. Si vegga anche Romualdo Salernitano, 1001.832.Lupo Protospatario ed Anonimo di Bari, 1003.833.Si riscontrino: Giovanni Diacono di Venezia, contemporaneo, presso Pertz,Scriptores, tomo VII, p. 35; Anonimo di Bari, anno 1003, presso Muratori,Antiquitates Italicæ, tomo I, p. 33; Lupo Protospatario, anno 1001 (var. 1002). La data del 1004 si trova presso Giovanni Diacono, al par che i particolari dell'impresa. Si vegga anche il Dandolo, lib. IX, cap. I, parte 44, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo XII, p. 233, con data erronea.834.Chronica Varia Pisana, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo VI, p. 107 e 167; Marangone, nell'Archivio Storico Italiano, tomo VI, parte II, p. 4. La data ch'è in tutti del 1006 si dee scemare d'un anno, cadendo in agosto e contandosi l'anno alla pisana.835.Lupo Protospatario, anno 1009.836.Chronicon Barense, presso Muratori,Antiquitates Italicæ, tomo I, p. 33, anno 1011, e le varianti del Pertz nella edizione messa a riscontro di Lupo Protospatario.837.Così pensa De Meo,Annali di Napoli, tomo VII, p. 12, 13, an. 1010.838.Lupo Protospatario, ediz. di Pertz,Scriptores, tomo V, p. 57, an. 1015. “Apparuit stella cometæ mense februarii et Samuel rex obiit et regnavit filius ejus.... 1016. Occisus est ipse filius præfati Samuelis a suo consobrino filio Aronis et regnavit ipse.... 1020 Descenderunt Sarraceni cum Rayca et obsederunt Bisinianum et apprehenderunt eam et mortuus est ipse admira (amira, amita etc.) et Melis dux Apuliæ.” L'abdicazione di Iûsuf innanzi il 1015; il fratricidio di Gia'far nel 1015; e la cacciata di costui nel 1019 che si leggeranno nel capitolo seguente, rispondono a un di presso ai fatti accennati da Lupo: nè monta la inesattezza dei particolari, nè lo sbaglio dei nomi. Ritengo pertanto che la cronica intenda dire dei Kelbiti di Sicilia, non di qualche avventuriere musulmano che avesse tentato di farsi signore in Calabria, che sarebbe supposizione senza alcun fondamento.839.Si confrontino: Lupo Protospatario e Anonimo di Bari, anno 1016, e gliAnnali del Monastero di Santa Sofia di Benevento, nella edizione del Pertz,Scriptores, tomo III, p. 177, stesso anno.840.Si confrontino: Amato,L'Ystoire de li Normant, lib. I, cap. 17, 18, 19; Leone d'Ostia, lib. II, cap. 37, presso Pertz,Scriptores, tomo VII, p. 651, 652; nei quali è da notare che Amato, scrittore più antico, pon meno episodii da romanzo di cavalleria: del resto si vede che entrambi attinsero ad unica fonte. Delle circostanze importanti il divario è questo, che Amato dice giunti i Normanni durante l'assedio e Leone d'Ostia prima; che l'uno suppone i Saraceni venuti a riscuotere il solito tributo il qualecessò per sempredopo quell'impresa, e l'altro reca il fatto come un dei soliti assalti che finivano pagando una taglia. Si accordano a un di presso nella data, dicendo l'unoavan millee l'altro circa sedici anni avanti il 1017. Ma come entrambi riferiscono agli allettamenti dell'ambasciatore salernitano la venuta dei venturieri che comparvero in Italia il 1017, così mi è parso di seguir la data di Lupo Protospatario e della Cronica di Santa Sofia di Benevento; la quale, oltre l'autorità di que' cronisti, convien meglio ad una pratica di questa fatta che non potea durare sedici anni. D'altronde la data del principio del secolo poteva essere vagamente indicata nei ricordi su i quali scrisse Amato verso il 1080, e Leone d'Ostia nei principii del XII secolo.Non ho fatto menzione dei compilatori successivi, per esempio Odorico Vitale (morto il 1141), il quale dà 20,000 ai Saraceni e 100 ai Normanni, e son tra questi Drogone ec. Al contrario, i critici moderni mi par abbiano negato troppo facilmente l'episodio de' quaranta pellegrini, il quale, tolti gli ornamenti della Tavola Rotonda, non ha nulla che discordi dall'indole degli uomini e dei tempi.Debbo avvertire che nella edizione dellaCronica di Santa Sofia di Benevento, Pertz,Scriptores, III, p. 176, 177, si leggono le altre scorrerie qui appresso notate, cavate da aggiunte della edizione di Pratilli, tomo IV, p. 358, che non si trovano negli altri MS. Si vegga nel detto volume del Pertz, p. 173, l'avvertimento dell'editore tedesco, il quale parmi non siasi ricordato che le aggiunte veniano dalle stesse mani che interpolarono la Cronica della Cava, fabbricarono quelle di Calabria e dei Duchi di Napoli ec. Però non accetto quelle notizie come genuine:Anno 982. Dopo la sconfitta di Otone, i Saraceni saccheggian tutta la Calabria. (Noi sappiamo che se ne tornarono in fretta in Sicilia.)Anno 1002. Prima della marcia sopra Benevento (che è nelle altre edizioni), vengono a Bari e prendono e ardono Ascoli e il Castel di Santangelo.Anno 1007. Nuova infestagione di Capua.Anno 1009. Presa di Bitonto e del Castrum Natii.Anno 1016. Durante l'assedio di Salerno, dato il guasto fino ad Agropoli e Capaccio.841.Lupo Protospatario, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 57.842.Ibidem. Il nome è scrittoIaffari,Zaffarietc. Si aggiugnecritiche par da leggerecaiti.843.Ahmed-ibn-Iûsuf, soprannominato Akhal, è chiamato sempre da CedrenoApollofar. Da un'altra mano gli annali musulmani ci dicono che il suo figliuolo Gia'far rimaneva al governo in Sicilia quand'egli andava a far guerra in Terraferma. E però il suokeniet, come lo chiamano gli Arabi, par sia stato Abu-Gia'far, “il padre di Gia'far.”844.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr sotto l'anno 484, MS. A, tomo IV, fog. 134 recto, seg.; Abulfeda,Annales Moslemici, tomo III, p. 274, seg.; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 22.845.Lupo Protospatario, l. c.846.Lupo Protospatario, l. c.847.Amato,L'Ystoire de li Normant, lib. V, cap. XI.848.Si veggano quelle di San Nilo, lib. IV, cap. VI, p. 317, seg., di questo volume; e di San Vitale, San Luca di Demena e San Giovanni Therista, lib. IV, cap. XI.849.Leandro Alberti,Descrittione di tutta Italia, Venezia 1588, fog. 245 verso, la dà per fatta, aggiugnendo: “Insino ad oggidì si vedono le sepolture nel sasso cavate secondo i loro malvagi riti et profane cerimonie.” Ma i “malvagi riti” dei Musulmani portano dì inumare i cadaveri, non già di chiuderli in avelli dì pietra. Perciò non son questi al certo i vestigii che lasciarono sul monte Gargano.850.Nowairi afferma la sostituzione conceduta prima della rinunzia di Iûsuf. N'è prova anco la poesia di Abd-allah-Tonûki della quale abbiam fatto parola nel Cap. VII, pag. 335, della quale si vegga la nota 4.851.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, anno 484, MS. A, tomo IV, fog. 134 recto, e seg.; Abulfeda,Annales Moslemici, anno 336, tomo II, p. 446, seg., ed anno 484, tomo III, p. 274; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 20; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 178; Ibn-abi-Dînar; MS., fog. 37 verso, seg.852.Si vegga qui appresso, pag. 356.853.Si vegga la poesia citata nel cap. VII, p. 335, seg.854.Drappo di seta, sul quale si vegga la nota 1, pag. 54, del presente volume.855.Imâd-ed-din,Kharîda, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 1376, fog. 40 verso, ed Ibn-Khallikân, edizione del Wüstenfeld, fascicolo X, p. 32, vita 803.856.Ibn-Giobair, nelJournal Asiatique, serie IV, tomo VII (1846), p. 76, chiamaKasr-Gia'faril sito regio di Maredolce. Dei tre emiri che portarono tal nome, non veggo altri che il figliuolo di Iûsuf che abbia avuto genio e tempo da fondare questa villa regia, della quale terremo proposito nel libro VI.857.Secondo Ibn-el-Athîr “un giund” e secondo Nowairi un'Askerossia “esercito,” voce generica la quale può comprender anche le milizie municipali oltre quella della nobiltà.858.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, Nowairi e Ibn-Khaldûn, ll. cc.; il passo d'Ibn-Khaldûn: “mais il epargna ses partisans” vien da una lezione erronea del testo, e va corretto “cacciò i Berberi e gli schiavi negri.” È da avvertire che Nowairi dice seguita la battaglia il mercoledì sette di scia'bân 405; il qual giorno risponde, nel conto astronomico, alla domenica 30 gennaio, e nel conto civile al lunedì 31 gennaio 1015. Il giorno della settimana è dunque sbagliato nel testo; o l'errore vien dall'uso ortodosso di contare il primo del mese arabico dal dì che si fosse vista con gli occhi la luna nuova, checchè ne notasse il calendario.In ogni modo, la data del 16 febbraio che si legge nel Martorana ed è fedelmente copiata dal Wenrich, vien da un errore corso nella edizione del Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 21, nota c. Secondo il Martorana e il Wenrich i ribelli furon parte Affricani e parte servi di Ali; ma pei primi i testi dicono precisamente Berberi, e pei secondi'Abîd, ossia Schiavi negri; nè s'aggiugne che fossero schiavi di Ali, anzi il fatto li mostra soldati stanziali.Non merita esame il fatto recato dal Rampoldi,Annali Musulmani, 1002, che l'emiro “Thajo dawlaper la sua iniquissima amministrazione e le enormi sue crudeltà” fu deposto e sostituitogli il fratello Ahmed. È anacronismo della rivoluzione del 1019, che l'annalista senza accorgersene replica poi a suo luogo.859.Ibn-el-Athîr e Nowairi, ll. cc.860.Città su la catena degli Aurès; oggidì in provincia di Costantina.861.El-zeug-el-baker“Coppia di buoi.” Senza dubbio la superficie da lavorarsi in una stagione con un aratro. Si vegga il Lib. I, cap. VI, primo volume, p. 153, nota 1.862.Si riscontrino Ibn-el-Athîr e Nowairi, ll. cc.; il primo dei quali adopera la voce genericaghallat“prodotti del suolo,” e il secondo le due vocite'âmethemr, delle quali l'una qui significa frumento e l'altra il frutto degli alberi o arbusti, e però comprende le olive e le uve.863.Ciò si ritrae chiaramente da Mawerdi, ediz. di Enger, p. 259 e 260. Quest'autore particolareggia i casi nei quali era permesso d'accrescere o diminuire ilkharâg: cioè l'aumento o diminuzion di valore che non venisse da fatto del proprietario. Per esempio si accresceva ilkharâg, se un'acqua inopinatamente sorgesse da inaffiare il podere, e si diminuiva se un'acqua venisse meno; ma non si mutava, se la industria del possessore migliorasse, o la sua incuria facesse andar a male la coltura. Si vegga anche ciò che ne abbiam detto, Lib. III, cap. I, pag. 18, 19, del presente volume. Non si trattava al certo di terreni decimali ossia libera proprietà di Musulmani, nel qual caso la violazione sarebbe stata assai più grave. Non di poderi demaniali, poichè i nobili del giund non andavano al certo a coltivarli da affittaiuoli. Non di poderi dei Cristiani, poichè que' che se ne risentiron furono i Musulmani.864.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, Abulfeda, Nowairi e Ibn-Khaldûn, ll. cc. Il primo dice che Gia'far “oppresse i suoi fratelli (in islam) e li trattò con superbia.” Nowairi che “vilipese i Siciliani e gli sceikhi del paese, e li trattò con superbia.”865.Akhal(le letterekedhqui rendono non una ma due lettere diverse) significa uom da' cigli negrissimi da parer tinti colkohl. S'intenda dei cigli propriamente detti, non delle sopracciglia.866.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, Abulfeda, Nowairi, Ibn-Khaldûn e Ibn-abi-Dinâr, ll. cc. Il palagio nel quale fu assediato Gia'far non sembra la cittadella detta la Khâlesa, ma l'antico castello degli emiri nel sito della reggia attuale, ovvero un palagio nella Khalesa. È da notare inoltre che Nowairi dice seguíto il tumulto il lunedì sei di moharrem; ma quel giorno risponde secondo il conto astronomico al mercoledì 13, e secondo il conto civile al giovedì 14 maggio. Il Di Gregorio tradusse male nel Nowairi, p. 21:“et omnia pessum dabat. Tum etiam Giafaro imputabatur quod universas populi siciliensis opes diriperet;” e p. 22: “ab conspectu eorum non abscessurum.” Questi due passi van corretti: “accadesse che che accadesse (nel raccolto). Inoltre Gia'far mostrò dispregio pei Siciliani....... che non si allontanerebbe dai loro consigli.” Infine nella stessa p. 22 la frase “ego administrationis suæ rependi vicem” va spiegata più precisamente “Vi risponderò io dei fatti suoi e lo punirò io.”867.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, anni 361, 365, 379, 386, MS. C, tomo V, fog. 10 verso,.... 27 verso, 34 verso;Baiân, testo arabico, tomo I, p. 222, 238, 240, seg.; Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, versione di M. De Slane, tomo II, p. 9 a 16.868.Baiân, testo, tomo I, p. 249.869.Ibn-el-Athîr, anno 386, MS. C, tomo V, fog. 34 verso.870.Ibn-Khallikân, versione inglese di M. De Slane, tomo I, p. 248.871.Si riscontrino Ibn-el-Athîr, anno 389, MS. A, tomo III, fog. 100 recto; e Tigiani,Rehela, MS. di Parigi, fog. 74 recto, e 88 verso, e traduzione nelJournal Asiatique, serie V, tomo I, (février-mars 1853), p. 104 e 132; nel primo dei quali luoghi Tigiani riferisce la battaglia come Ibn-el-Athîr al 390, e nel secondo al 389.872.Baiân, testo, tomo I, p. 266, anno 392. La variante “Reidan Saklabi” si legge nei testi citati da M. De Sacy,Exposé de la Religion des Druses, tomo I, p. CCXCIII, dove per altro non si dice dei fatti di Tripoli.873.Si veggano i particolari in Ibn-el-Athîr, MS. C, tomo V, fog. 40 recto, anno 393; e nelBaiân, l. c.874.Si vegga in generale l'Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, più volte citata, e in particolare il tomo II, p. 17 e 44.875.Il testo ha le due vociwebâetâ'ûn, che indicano al certo due pestilenze diverse.876.Baiân, testo, tomo I, p. 267, anno 595.877.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, anni 406, 413, 432, MS. C, tomo V, fog. 46 verso, 56 verso e 74 recto; eBaiân, testo, tomo I, p. 280, anno 409 ec.878.Ibn-el-Athîr, anno 406, vol. citato, fog. 46 recto e verso.879.Ibn-Khaldûn,Storia dei Berberi, testo, tomo I, p. 222, e versione di M. De Slane, tomo II, p. 44.880.Gli atroci particolari del regno di Hâkem si leggano nelloExposé de la Religion des Druses, di M. De Sacy, tomo I, p.CCXCII, seg. Il cominciamento dell'apoteosi del tiranno nel 407 si legge a p.CCCLXXXIII, seg.881.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, anno 407, MS. C, tomo V, fog. 53 recto;Baiân, anni 407 e 425, testo, tomo I, p. 279 e 285; Nowairi,Storia d'Affrica, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 702, fog. 36 verso; e Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, versione di M. De Slane, tomo II, p. 20; i quali non differiscono in altro che nei particolari.882.Baiân, testo, tomo I, p. 280.883.Si veggano nel presente volume il Lib. III, cap. II, VI. Coi Fatemiti vennero d'Oriente a poco a poco i partigiani loro e gli affiliati alla setta, ai quali è probabilissimo che oltre gli oficii pubblici siano state concedute pensioni militari. In Affrica gli Sciiti erano chiamati ordinariamenteOrientali.884.Bekri, nelleNotices et Extraits des MSS., tomo XII, p. 462 e 511. Si vegga il Lib. I, cap. V, nel 1º volume, p. 105, nota 1.885.Bekri,Notices et Extraits des MSS., tomo XII, p. 472. Questa città, altrimenti detta Sabra, fu fondata e prese il primo nome dal califo fatemita Mansûr, che vi trasferì la corte da Mehdia nel 947. Si vegga anche ilBaiân, testo, tomo I, p. 222.886.Sul commercio e industria dell'Affrica propria abbiamo le relazioni d'Ibn-Haukal, che viaggiò quivi nella seconda metà del X secolo; e di Bekri che scrisse nel 1067. Il primo dice del commercio di Tripoli coi porti dei Rûm (Italia e Grecia); di Tenès ed Orano con la Spagna; di tutta l'Affrica propria con l'Oriente, ove si mandavano schiave mulatte e schiavi negri, Rum e Schiavoni, ambra grigia, e seta; delle manifatture di lana ad Agdabia e Tripoli; della pesca del corallo a Tenès, Ceuta e Mersa-Kharez (Journal Asiatique, IIIesérie, pag. 362, seg.). Il secondo (Notices et Extraits des MSS., tomo XII) fa menzione, oltre i prodotti ordinarii del suolo, delle canne da zucchero a Kairewân, p. 484; del cotone a Malla, p. 515; dell'indago a San, o Sanab, p. 455; dei gelsi coltivati e la seta prodotta a Kabes, p. 462. Ricorda altresì le manifatture di panni e tele di Kairewân, Susa, Kafsa, p. 488, 503; il commercio dell'olio di Sfax con la Sicilia e paesi di Rûm, p. 465; le navi mercantili siciliane e d'altre nazioni che ingombravano il porto di Mehdia, p. 480.887.IlBaiânci dà minuti ragguagli di questo lusso, ritratti da Ibn-Rekîk, cronista contemporaneo; il quale spesso allega i detti di mercatanti sul valore dei corredi nuziali etc. Si veggano i particolari nel testo arabico, tomo I, p. 249 a 284, anni 373 a 415. Per darne qualche esempio: mandati il 373 in presente al califo di Egitto, cavalli, arnesi, e altre robe, del valsente d'un milione di dinâr, p. 249; il 415, nelle nozze d'una figliuola di Badîs, i gioielli, gli arredi, i vasi d'oro e d'argento e le ricche tende recati dalla sposa furono stimati un altro milione di dinâr, p. 284; nel 406, in una sconfitta dei Beni-Hammâd, si trovarono addosso a tal prigione 50,000 dinâr, a tal altro 8,000 ec. Ancorchè alcune somme siano esagerate di certo, nol sembran tutte. Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, tomo II, p. 19, riferisce altri esempii, tolti da Ibn-Rekik, i quali non si trovano nelBaiân.888.Baiân, testo, tomo I, p. 256 e 258, anni 382 e 387, nel primo dei quali luoghi si dice d'una giraffa mandata dal Sudân con gli altri doni. Donde sembra che alla fine del decimo secolo si tenesse già un commercio diretto di caravane tra l'Africa propria e il Sudân. Ibn-Haukal verso la metà dello stesso secolo parla solo del commercio del Sudân con Segelmessa nello Stato odierno di Marocco, la quale fu occupata talvolta dagli Zîriti ma non rimase in poter loro. L'abbondanza dell'oro, che secondo i tempi ci fa tanta maraviglia, veniva forse dal commercio col Sudân.889.Si veggano i particolari del regno di Moezz in Ibn-el-Athîr, an. 415, 417, 427, 432, MS. C, tomo V, fog. 56 verso, 59 recto, 69 verso, 74 recto;Baiân, testo, tomo I, p. 286 e 287; e ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, vers. franc., tomo II, p. 18 a 20.890.Baiân, testo, tomo I, p. 282, anno 414.891.Ibn-el-Athîr, Abulfeda e Nowairi, copiando tutti, com'è evidente, una stessa cronica, scrivono “che ubbidirono ad Akhal tutte le rôcche di Sicilia possedute dai Musulmani.” Da ciò argomento che alcune nei principii non gli avessero ubbidito. In questo tempo non era in Sicilia alcuna terra che non fosse tenuta da Musulmani.892.Ibn-el-Athîr, anno 484, MS. A, tomo IV, fog. 134 recto; Abulfeda,Annales Moslemici, anno 484, tomo III, p. 274, seg.; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 22; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione, p. 179.893.Si vegga il capitolo VII del presente Libro, p. 345, 346.894.Si riscontrino: Cedreno, ediz. di Bonn, tomo II, p. 479, sotto l'an. 6354 (1025-6); Anonimo di Bari, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 53, dove il 1027 senza il menomo dubbio va corretto 1025. Il Cedreno dà il nome e la misera condizione d'Oreste; l'Anonimo i nomi delle genti che si notavano nell'esercito, alle quali aggiugne i Vandali, che si dee leggere probabilmente Varangi. Il nome del capitano vi è dettoIspo chitonitie peggio in altre edizioniDespotus Nicus, etc.; ma la giusta lezione è quella di Lupo:Oresti chetoniti, ossia Oreste ciambellano (κοιτωνίτης). Il titolo di protospatario, ossia aiutante di campo dell'imperatore, è dato dal Cedreno a p. 496.Ci è occorso più volte di notare che accozzaglia di genti diverse fossero gli eserciti bizantini. Nel comento delle poesie di Motenebbi, un autore arabo dice che l'esercito mandato del 343 (954) controSeif-ed-dawladella dinastia di Hamdan, si componea di Armeni, Russi, Slavi, Bulgari e Khozari. Presso Sacy,Chréstomathie Arabe, tomo III, p. 5, seconda edizione.895.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, anno 416, (1025-6), MS. A, tomo III, fog. 193 verso, pubblicato da M. des Vergers in nota a Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 180; e Anonimo di Bari, l. c. Il nome di Reggio è nell'Anonimo. Ibn-el-Athîr parla della cacciata dei Musulmani da quelle parti d'Italia e della costruzione delle stanze per l'esercito bizantino: il che si deve intendere manifestamente di Reggio; e conferma nell'Anonimo la lezione:Et Regiumrestaurataest a Vulcano catepano. Delle varie edizioni di cotesta cronica, alcuna ha al contrario che Reggio fosse distrutta; e sembra ignorante correzione di qualche copista. In generale son pessimi i MSS. degli Annali o Anonimo, come che voglia chiamarsi, di Bari. Il nome del catapano ha le varianti Bulcano, Bugiano, Bagiano. Baiano, nelle quali si riconosce il Βοϊωάννις, che sotto Basilio II governò felicemente la provincia, come narra Cedreno, tomo II, p. 546, parlando d'un suo figliuolo o nipote dello stesso nome, sconfitto in Puglia dai Normanni il 1041. Questo Boioanni, trasmutato in Vulcano, parve ad alcuni eruditi non uomo mavulcanoche vomitasse lave sopra Reggio; della cui distruzione indi accusarono il Vesuvio, ch'è lontano anzi che no. Si vegga un avvertimento del Martorana,Notizie Storiche dei Saraceni Siciliani, vol. III, p. 2 a 6.896.Ibn-el-Athîr, l. c., dice “il figliuol della sorella dell'imperatore,” nel che v'ha anacronismo col patrizio Stefano mandato il 1038, o si tratta di qualche figliuolo di Giovanni Orseolo che dovesse capitanare l'armata veneziana. Giovanni Orseolo, fratel cognato dell'imperatore Romano Argirio, era morto nel 1006.897.Cedreno, tomo II, p. 479.898.Ibn-el-Athîr, l. c., il quale parla di 400kat'a, che appo gli Arabi sembra nome generico, come noi diremmo vele. Nondimeno parmi la stessa vocecattusegattusche nelle cronache di Pisa e nel Malaterra (XI secolo) denota una sorta di navi.899.Cedreno, tomo II, p. 496, 497, senza data precisa tra il 6537 e il 6539 (1029-31).900.Si vegga il Cap. VIII, pag. 346.901.Cedreno, tomo II, p. 499.902.Cedreno, tomo II, p. 500.903.Cedreno, tomo II, p. 513 e 514, il quale scrive la data di maggio 6543, per la scorreria di Tracia, poi accenna l'ambasceria di Giorgio Probato ed altri fatti, e tra gli ultimi avvenimenti dell'anno la scorreria di Licia che torna così all'agosto.904.Baiân, testo, tomo I, pag. 286, anno 426 (15 novembre 1034 a 3 novembre 1035).905.Questa ultima parola sì grave è nel solo Nowairi. Ibn-el-Athîr non la dà.906.Ibn-el-Athîr, anno 484, MS. A, tomo IV, fog. 134 recto, e Nowairi presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 22, trascrivono entrambi questo, come par manifestamente, squarcio di cronica. La sola variante che rilevi è la voce “possessioni” aggiunta da Nowairi nel luogo che notai. Abulfeda,Annales Moslemici, 484, tomo III, p. 276, e Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione, p. 179, accennano appena il successo.907.Cioè che si fossero concedute anche a loro le terre da dividersi ai combattenti e il dritto di occupare le terre inculte; soli modi di concession di terre leciti ad un principe musulmano. Ma questi non poteano aver luogo o erano rarissimi nel X secolo, quando vennero le nuove famiglie d'Affrica; perchè il conquisto era fatto, e le terre prese nella costiera orientale che allora fu occupata, si tennero infei, cioè demanio pubblico, per espressa testimonianza degli annali.Non mi valgo del significato tecnico che potrebbe darsi al verbo,scerek, adoperato qui alla terza forma, il quale denoterebbe, non che “partecipazione,” ma “promiscuità.” Il professor Dozy, nelle sue sagaci investigazioni su la Spagna Musulmana, ha notato che nella prima costituzione della proprietà territoriale verso il 719, i conquistatori si posero nelle terre dei vinti lasciandole loro a coltivare, e si chiamarono gli uni e gli altriscerîk, ossia “comproprietario.” Si vegga ilBaiân, tomo II, p. 16, nel glossario. Applicato quest'esempio al nostro caso, troncherebbe ogni dubbio; e “i Siciliani” sarebbero i vinti, ai quali i vincitori avrebbero preso una porzione di terre, come in Italia si tolse “la parte dei Barbari.” Ma su questo solo argomento non si può affermare un ordine così contrario alla legge e pratica dei Musulmani; il quale in Spagna fu eccezione, se pur non va interpretato altrimenti che il faccia il dotto professore di Leyde.908.Amlâkplurale dimilke dimolk. Tra queste due voci, derivate entrambe dalla stessa radice, si è preteso adesso porre una distinzione proveniente dall'idea di alcuni orientalisti francesi, che il dritto musulmano non ammetta vera proprietà fuorchè nel principe, e che ai privati, o almeno alla più parte, non dia altro che il possesso. La quale distinzione è giusta, ma applicata troppo facilmente e largamente; come accennai nel Lib. III, cap. I, p. 13 seg., del presente volume. Quanto alla diversa denominazione, mi pare arbitraria, ovvero nata di recente in Turchia, che non è la Toscana degli Arabi, nè il modello del dritto pubblico. I pubblicisti arabi del decimo secolo non fanno differenza nella denominazione; e Mawerdi, il quale sapea la lingua e il dritto, non distingue altrimenti i due modi di possesso che chiamando “proprietà della repubblica musulmana” quella delle terre il cui possessore fatto musulmano debba pagare tuttavia ilkharâg, e “proprietà d'infedeli” quella delle terre che tornano decimali, ossia libere dikharâg, se pervenute in man di Musulmani. Dunque la voceamlâkci lascia al punto donde movemmo.909.Akhal potea pretendere di rivendicare un dritto usurpato; cioè sostenere che al conquisto quelle terre fossero state appropriate alla repubblica musulmana e lasciate ai Cristiani sotto censo, e che poi, divenuti musulmani i possessori, per abuso fosse stato rimesso loro ilkharâg, e levata la sola decima legale.910.Si veggano le belle osservazioni del Dozy, nella Introduzione alBaiân, § 1, p. 6.Mowalledsignifica propriamente “nato in casa” e indi “arabo di sangue misto” nato di padre arabo e madre straniera, o di madre libera e padre schiavo. Indi la voce nostraMulatto.911.Si vegga il capitolo XIII del presente Libro.912.Non occorre avvertire che cotesti nomi non hanno che fare con quelli simili che dà il Cedreno ai corsari dei due stati Zîrita d'Affrica e Kelbita di Sicilia, i quali andavano a infestare i dominii bizantini di Levante.913.In fatti nelle rivoluzioni del 1042, la Sicilia orientale restò ai nobili, la centrale ed occidentale ai popolani, come si vedrà nel capitolo XII di questo Libro.914.Cedreno, tomo II, p. 514.915.Ibn-el-Athîr e Nowairi, Abulfeda e Ibn-Khaldûn, ll. cc.Non ho bisogno di avvertire che su questa novazione d'Akhal, principio della rovina della Sicilia musulmana, ho tenuto presente il concetto del Martorana, tomo I, cap. IV, p. 128, seg., al quale si conformò il Wenrich, Lib. I, cap. XVI, § CXL. Ma ben altra mi è parsa l'indole generale, altri i particolari del fatto; della quale interpretazione ho spiegato largamente le ragioni.Il Martorana e con lui il Wenrich non so perchè riferiscano ad Hasan-ibn-Iûsuf, soprannominatoSimsâm-ed-dawla, la pace con l'impero bizantino che seguì in principio della guerra civile, e che però fu stipolata di certo da Akhal. In vero il Cedreno, che ne fa parola, dà all'emiro di Sicilia il nome di Apolafar Muchumet il quale non risponde nè al soprannome Akhal, nè al nome proprio Ahmed. Ma Apolafar sembra alterazione d'Abu-Gia'far (si vegga il Cap. VII del presente Lib., p. 345); e in ogni modo la data del Cedreno è sì precisa da non lasciar luogo a dubbio. LaVita di San Filareto, presso Gaetani,Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 114, seg., e presso i Bollandisti, 1º aprile, p. 605, seg., conferma pienamente così fatto sincronismo.916.’Απόχαψ è trascrizione esattissima nel modo che usavano i Greci. Con le medesime lettere diedero il nome di Abu-Hafs (Omar-ibn-Scio'aib) conquistator di Creta. Si vegga il Lib. I, cap. VI, vol. I, p. 162. Il Rampoldi, che non badava a queste minuzie, trascrisse Abu-Kaab, e così l'han ripetuto il Martorana e il Wenrich.917.Cedreno, tomo II, p. 513, 514.918.Ducange,Glossario greco, alla voce Μαγίστερ, e Gloss. Lat., 2eediz. alle vociMagister militumeMagister officiorum.919.Ducange, op. cit.,Magister militum.920.Per esempio, il titolo di patrizio fu dato il 788 ad Arigiso principe di Benevento; il 916, al duca di Napoli e al principe di Salerno; il 999, a Giovanni figliuolo e socio in oficio di Pietro Orseolo doge di Venezia.921.Si confrontino le due narrazioni arabica e greca, la prima delle quali si legge in Ibn-el-Athîr, Abulfeda, Nowaîri e Ibn-Khaldûn e l'altra in Cedreno, ll. cc. Il fatto è senza ombra di dubbio lo stesso, poichè Cedreno dice che restando vincitore Apolofar, l'altro fratello chiamò in aiuto l'emir degli emiri d'Affrica, stipolando di dargli parte dell'isola.922.Cedreno, tomo II, p 503, 516, 517, nell'anno 6545 (1º sett. 1036 a 31 agosto 1037), il quale dice i 15,000 prigioniromani, ossia bizantini. O si dee togliere un zero, o supporli vassalli cristiani da Sicilia.923.Si confrontino Cedreno, e gli annalisti arabi, ll. cc.924.Si confrontino: Ibn-el-Athîr, Abulfeda, Nowairi, e Ibn-Khaldûn, e il cenno d'Hagi-Khalfa, anno 427, ch'è mal reso nella versione del Carli, p. 70. Ibn-Khaldûn, op. c., p. 180, della versione francese, guasta fatti e date, aggiugne nomi e cambia cifre. Un errore, com'io lo credo, del MS. di Parigi ha portato poi M. Des Vergers a tradurre: “et citèrent en leur présence l'émir El-Akhal, qui fut décapité par leur ordre;” in vece di: “ed assediarono il loro emiro Akbal, il quale poi fu ucciso.” LaVita di San Filareto, dianzi citata, della quale abbiam la sola versione latina, dice che Michele Paflagone mandò l'esercito da Sicilia “tum ab ejus provinciæ Toparca, tum a Siculis nonnullis sæpe rogatus;” e porta il fatto come gli Arabi: “Interim vero Barbarorum tyrannus, eo qui in Sicilia dominabatur per dolum sublato, bona illius omnia depredatus et in regnum quod ille administrabat invadens, nemine omnino obsistente, Panormi totiusque Siciliæ potitur;” e poi narra l'impresa di Maniace. La voceToparca, come ognun vede, è generica e bene appropriata secondo il linguaggio greco a designare un principe di picciolo stato.925.Nilo Monaco,Vita di San Filareto il giovane, presso Gaetani,Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 114. Il biografo intese i fatti da San Filareto che in questo tempo avea 17 o 18 anni e morì di 50. La quale testimonianza non ebbe sotto gli occhi il Martorana nè il Wenrich; e toglie ogni dubbio sul sincronismo delle due serie di fatti riferite l'una dagli Arabi e l'altra da Cedreno. Notai sopra come fossero certe d'altronde le date della prima chiamata dei due stranieri cioè Bizantini e Zîriti. Adesso aggiungo che va cancellata, come raddoppiamento di racconto, la chiamata dei Bizantini per Simsâm-ed-Dawla e la seconda degli Zîriti per Abu-Kaab; e che l'emirato di Simsâm va messo, non prima, ma dopo la guerra di Maniace. Il Martorana fu tratto in errore un po' da Rampoldi; e il Wenrich al tutto da Martorana. Rampoldi, anni 1035 e 1036, avea mescolato e alterato come in sogno d'infermo i racconti di Nowairi e di Cedreno e aggiuntivi fatti di capo suo.926.Cedreno, tomo II, p. 494, 500, 504, seg., 512, 514.927.GliAnnales Barenses, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 54, anno 1041, dicono di schiere russe tornate in Puglia dalla impresa di Sicilia.928.I Varangi, famosi pretoriani della corte bizantina dal X secolo in poi, erano venturieri di schiatta scandinava che capitavano a Costantinopoli per la via di Russia. La venuta loro a questa impresa si ricava da altre autorità che quella citata nella nota precedente, la quale accenna forse ad ausiliari sudditi dei principi russi. Su i Varangi si vegga Gibbon,Decline and Fall, cap. LV, con le aggiunte del Milman, ed una nota di Samuele Laing, nella versione dell'Heimskringladi Snorro Sturleson, tomo III, p. 4. Il nome, derivato dalle voci scandinaveWehr,vaer, oWare, è tradotto dal Laing “the defenders.”929.Si confrontino Amato,L'Ystoire de li Normant, lib. II, cap. VIII, p. 38, Malaterra; lib. I, cap. VII; Guglielmo di Puglia, lib. I,Plebs Lombardorum Gallis admixta quibusdamec.; Cronica di Roberto Guiscardo presso il Caruso,Bibliotheca Sicula, p. 830, presso il Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo V, e nella versione francese, lib. I, cap. IV, p. 266, del volume stesso di Amato. Il Cedreno, tomo II, p. 545, dice circa 500 i Normanni e lor condottiero Ardoino. Secondo Amato, e Leone d'Ostia, eran 300, capitanati da Guglielmo di Hauteville. All'incontro Guglielmo di Puglia, come s'è veduto, attesta che ve ne fosse picciol numero nella compagnia, e mi pare il più verosimile.930.Σφόνδιλος, ilverticillumdei Latini.931.Si confrontino: Lupo Protospatario presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 58, anno 1038; Cedreno, tomo II, p. 520, anno 6546, VIª indizione (1037-38),Cronica di Roberto Guiscardo, ll. cc.; Nilo Monaco,Vita di San Filareto, presso il Gaetani,Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 115, e presso i Bollandisti, 6 aprile, p. 608.932.Si confrontino: Amato, Malaterra, eCronica di Roberto Guiscardo, i quali non sono d'accordo nei particolari. Il primo non dà nè anco il nome di Messina, ma dice solo: “et ont combatu à la cité et ont vainchut lo chastel de li Sarrazin;” ma percitépar voglia significare Siracusa. Malaterra non fa cenno della porta occupata. Cedreno non dice nè punto nè poco di questo combattimento.933.Cedreno, tomo II, p. 520, il quale dà ai Cartaginesi 50,000 uomini e dice espressamente seguíta la battaglia κατὰ τὰ λεγόμενα ‘Ρήματα. Questo nome risponde alRimetta,Rimectaetc. dei diplomi dell'XI e XII secolo e allaRimètedi cui parlal'Ystoire de li Normant, lib. V, cap. XX, nelle prime imprese del conte Ruggiero. Il sito e i ricordi delle guerre precedenti fanno comprendere che gli Affricani abbiano amato a decider la sorte delle armi a Rametta più tosto che a Messina. Si spiega con pari agevolezza il silenzio di Cedreno sul combattimento di Messina, e dei cronisti normanni su la battaglia di Rametta; poichè il primo scrivea delle giornate campali, senza particolareggiare le fazioni minori; e i secondi scriveano de' trofei di lor gente, senza curarsi del resto, o trascurandolo a bella posta. In ogni modo i due combattimenti son distinti.934.Cedreno, l. c.935.Debbo alla cortesia del signor F. P. Broch, erudito orientalista di Cristiania, la cognizione di questa impresa di Aroldo il Severo, e di quelle sorgenti che io ho potuto studiare, come tradotte in latino o in inglese. Il professore P. A. Munch, autore d'una Storia di Norvegia dettata nell'idioma nazionale, mi ha poi favorito qualche schiarimento per mezzo del signor Broch.I fasti di Aroldo il Severo (Harald Haardraade) si leggono nella raccolta delle Saghe intitolata:Scripta Historica Islandorum, tomo VI, (Copenhagen, 1835, in 8º), p. 119 a 161, e nell'opera di Snorro Sturleson, autore islandese della fine del XII e principio del XIII secolo, intitolata:HeimskringlaorChronicle of the Kings of Norway, versione inglese di Samuele Laing, Londra 1844, in 8º, tomo III, pag. 1 a 16, saga IX, cap. I a XV. Aroldo, fratello uterino di Olaf il Santo re di Norvegia, combattè con valore, giovanetto di 15 anni, nella battaglia di Stiklestad (1030), ove il re fu morto ed egli gravemente ferito. Nascoso da fedeli partigiani, andò a corte di Iaroslaw 1º principe di Russia, dal quale umanamente accolto, militò con lode su i confini di Polonia. Chiesta in isposa Elisabetta figliuola del re, Iaroslaw gli fece intendere che forse gliela darebbe quand'avesse acquistato terreno e danaro. Aroldo pertanto andossene a cercar ventura con la spada. (Tuttociò sembra di buon conio. S'allega l'autorità d'Aroldo stesso e de' contemporanei; un dei quali dicea averlo visto giovanetto con un bel saio rosso, sembiante regio e marziale, volto pallido, folte sopracciglia, gesti un po' violenti ma rattenuti.)Andò a combattere in Polonia, Germania, Francia e Italia; donde passò a Costantinopoli con una compagnia di ventura, sotto il mentito nome di Nordbrikt; perchè gli imperatori non volean tra i Varangi uomini di sangue reale. (Autorità vaghe o non citate. La peregrinazione da venturiere in Germania, Francia e Italia sembra favolosa.)Regnavano a Costantinopoli Zoe e Michele Catalacto (volean dire Calafato e si dee correggere Paflagone, senza che vi sarebbe anacronismo), dai quali fu mandato a combattere nel mar di Grecia. (Forse il 1035 contro gli Affricani e Siciliani che infestavano l'Arcipelago; ma non si può affermare.)Aroldo indi fu fatto capo dei Varangi (non generale in capo che s'intitolavaAcolutho, ma della divisione mandata in Italia), e partì con Girgir (Giorgio Maniace) il quale girava le isole greche: e sovente combattè coi corsali. (Maniace non v'era per certo.) Sta per venire alle mani con Girgir perchè facendo alto l'esercito una notte, Aroldo si era attendato sur una collina evitando i luoghi bassi insalubri in quel paese, e Girgir volea mettersi nel medesimo sito. Finisce che si tira a sorte il luogo ed Aroldo per scaltrezza o frode resta dov'è. (Fatto verosimile, forse vero, incorniciato di favole.)Aroldo guerreggiando insieme coi Greci non fa mai dar dentro i Varangi; ma quand'è solo, combatte disperatamente, e sempre riporta la vittoria. Girgir biasimato del non guadagnar mai nulla, scarica la colpa su i Varangi; alfine l'esercito si separa in due: Girgir coi Greci ed Aroldo coi Varangi e i Latini; questi riporta infinite vittorie, e quegli se ne torna scornato a Costantinopoli, abbandonato anche dai giovani greci che vogliono rimaner con Aroldo. (La prima parte si riscontra un po' con le memorie normanne. Le altre son favole intessute su la disgrazia di Maniace.)Aroldo allora passa con l'armata in Affrica, detta la terra dei Saraceni; ove conquista ottanta città o castella; vince in campo il re d'Affrica; guerreggia parecchi anni; fa gran bottino d'oro, gioielli e altre cose preziose, e il manda in Russia, com'abbiam detto; poi assalta la costiera meridionale di Sicilia. (Citati varii squarci di poesie. La immaginaria impresa in Affrica è tolta dal combattere in Sicilia contro gli Affricani. Gli ottanta castelli son la più parte in aria; il re d'Affrica può dinotare Abd-Allah figliuolo di Moezz, alla battaglia di Traina.)In una battaglia navale guadagnata da Aroldo sopra gli Affricani, i cadaveri degli uccisi son buttati su l'arena alle spiagge meridionali della Sicilia che son tinte di sangue. (Citata una poesia. Quest'episodio non si può affermare nè negare.)Aroldo va con l'armata in Blaland (questo nome danno le saghe al paese dei Negri d'Affrica a mezzodì della Serkland, ossia Affrica Settentrionale), ove riporta altre vittorie e torna a Costantinopoli. Zoe gli domanda una ciocca di capelli, e che ricambio ei ne vuole si legga nella versione latina. Guarisce poi per miracolo una pazza; libera il paese vicino d'un gran dragone; va a combattere un'oste di Pagani ai confini dell'impero; vince con l'aiuto di Sant'Olaf che appare sopra un cavallo bianco; e per voto fabbrica una chiesa a Costantinopoli. (Non occorre notare che son tutte favole. Il caval bianco di Sant'Olaf, è lo stesso di Sant'Ignazio di Costantinopoli alla battaglia di Caltavuturo nell'882, Vol. I, p. 420, Lib. II, Cap. X, e di San Giorgio alla battaglia di Cerami nel 1063.)Mandato su l'armata con Girgir a saccheggiare la Sicilia, prendevi quattro città. La prima, scavatavi sotto una mina, per la quale sbucò nel bel mezzo d'un palagio dove allegramente si banchettava. La seconda, molto più forte, non si potea avere per battaglia. Perciò Aroldo, visto che tanti stormi di uccelletti volassero dalla città al bosco vicino, fa impiastrar di bitume certi alberi, e presi gli uccelli lor fa attaccare addosso schegge di pino sparse di zolfo e cera, e messovi fuoco lascia gli innocenti animali; sì che tornandosi a lor nidi nei tetti di strame, appiccarono l'incendio per ogni luogo della città e la fu obbligata ad arrendersi. (Lo stesso tiro è attribuito nelle saghe alla granduchessa Olga, ai re di Danimarca Hadding e Fridleif ed a Gurmund pirata.) Un'altra città più grossa, lungamente assediata, cadde con questo stratagemma: che Aroldo s'infinse malato e poi morto, e volle farsi seppellire con sontuoso funerale in città; dove i frati fecero a gara per averlo ciascuno in sua chiesa. Armati di sotto e coperti di lunghe gramaglie egli e pochi Varangi recavan la bara; mettean mano alle spade quando furono in su la porta, ed aprivano il passo a tutto l'esercito. (Somigliante strattagemma è attribuito a Roberto Guiscardo in Calabria, a Frode I, re di Danimarca ed a molti altri condottieri.) Infine stringendo un castello inespugnabile, i Varangi fingono di avvicinarsi senz'arme e giocar tra loro per beffarsi del presidio; i soldati del presidio, per non parer da meno, fan lo stesso; e replicato lo scherzo parecchi dì, i Varangi una volta traggono lor coltellacci nascosi ed occupano al solito la porta, con aspro combattimento, nel quale Aroldo fece andare innanzi con la bandiera un Haldor che fu gravemente ferito e rinfacciò il re di codardia. (Questo pare men favoloso; oltre Haldor che tornò con una cicatrice alla guancia, v'è nominato un Ulf-Ospaksson etc.)Dopo diciotto battaglie vinte in Sicilia, raccolto gran bottino, Aroldo e Girgir, che fa sempre la parte dell'Arlecchino in commedia, se ne tornano. Aroldo poi va a conquistare coi soli Varangi Gerusalemme, a bagnarsi nel Giordano; è imprigionato a Costantinopoli per dispetto amoroso di Zoe o gelosia del novello suo marito Costantino Monomaco; è liberato per virtù di Sant'Olaf, apparsogli in sogno; fuggendo rapisce e poi lascia una principessa greca, e dopo altre avventure, sposa la Elisabetta di Russia a Novogorod, si collega col re di Svezia per torre la corona di Norvegia a Magnus figliuol di Sant'Olaf, e alfine regna insieme col nipote (1047).Or il finto conquisto di Terrasanta, la Sicilia non ricordata mai come paese musulmano, e tanti altri indizii, mostrano che la Eneide di Aroldo nel Mediterraneo fu inventata dopo le Crociate. Dunque non è nè anco contemporanea; nè possiam su la sua fede accettar quegli episodii che somiglian meno a menzogna: per esempio il combattimento navale su le costiere meridionali di Sicilia, e l'ultimo dei quattro stratagemmi narrati di sopra. Del resto, le due autorità c'ho citato non s'accordan tra loro nei particolari, e questi variano nelle altre saghe non tradotte, come ritraggo dal signor Broch.Ho fatto parola delle monete musulmane trovate nel Baltico al par che molte dell'impero bizantino. Su la presunta origine di esse gli eruditi sono d'accordo. Si vegga la nota del signor Laing, op. cit., tomo III, p. 4.936.Si confrontino: Malaterra, lib. I, cap. VII, e laCronicadi Roberto Guiscardo, testo e versione, ll. cc. La voceArchadius, data per nome proprio del condottiero, è titolo, come tutti sanno, di grado militare,Kâid, più tosto che di magistrato,Kâdhi.937.Così Malaterra. Il monaco Nilo dice 100,000; Cedreno fa supporre molto più, portando a 50,000 il numero degli uccisi. Da un'altra mano l'Anonimo par non giunga al vero dando ai Musulmani soli 15,000 uomini.Il nome della città non è dubbio: Traina in Malaterra e nell'Anonimo; Δραγῖναι in Cedreno. Il campo in pianura è ricordato altresì da Cedreno e dal monaco Nilo; se non che questo non dà il nome della città, leggendosi nella versionenon longe ab urbe, sia che i copisti avessero saltato il nome, sia che San Filareto fosse di Traina stessa. La voce πόλις che dovea essere nel testo non si può intendere capitale, e però Palermo, contro le testimonianze di Cedreno e dei cronisti Normanni citati di sopra.938.Nilo Monaco, l. c.939.Cedreno non parla qui dell'assedio di Siracusa, anzi dice aver Maniace soggiogato tutta l'isola. La posizione dei Musulmani a Traina lo smentisce.940.Il nome basta a provare che vi stanziò Maniace, e conferma che il campo di battaglia fosse stato nelle pianure tra quel luogo e Traina. La terra che s'addimandò Maniace è descritta da Edrisi, di cui si vegga il testo nellaBiblioteca Arabo-Sicula, cap. VII, pag. 64, la versione francese del Joubert, tomo II, e il compendio presso il Di Gregorio,Rerum Arabicarum, pag. 123. Portava l'altro nome, al certo anteriore, diGhirân-ed-dekîkossia “Le grotte della Farina.” Al tempo di Fazzello ne avanzavan ruine e si chiamavano il Casalino;De Rebus Siculis, deca I, lib. X, cap. 1. Su l'abbadia che fu in parte distrutta dai tremuoti del 1693, si veggano, oltre il Fazzello, i diplomi del XII secolo presso Pirro,Sicilia Sacra, p. 396, 456, 977, 1004. Si riscontri D'Amico,Lexicon Siciliæ Topograficum, tomo II, alla voceManiacis.941.Si confrontino: Cedreno, tomo II, p. 522,Vita di San Filareto, l. c.; Malaterra, lib. I, cap. 4;Cronica di Roberto Guiscardo, presso Caruso,Bibliotheca Sicula, p. 832, lib. I, cap. V, p. 266, della versione francese. Questa Cronica dà molto diversa, e manifestamente imaginaria, la postura dei luoghi e le circostanze della battaglia. Al par che Malaterra la dice guadagnata dai soli Normanni. La data si scorge dall'ordine in che pone questo fatto il Cedreno nel 6548 (1039-1040) e dal ritorno del Catapano Doceano in Terraferma di novembre 1040.Secondo il monaco Nilo, il tiranno de' Barbari (Abd-Allah), dopo la fuga a cavallo, se ne tornò in Africa su picciolo legno e ridusse a casa le reliquie dell'esercito. Cedreno narra che il capitano cartaginese fuggendo giunse alla spiaggia, donde, montato sur una barchetta riparò in Affrica; facendo mala guardia su la costiera l'ammiraglio bizantino, cui Maniace avea raccomandato d'impedir la fuga. Chi suppose così fatta precauzione di Maniace, ignorava al certo che Traina giace a più di trenta miglia dal mare e che sorgevi di mezzo l'altissima giogaia di Caronia. Da un'altra mano, gli annali arabi portano che Abd-Allah fu cacciato in Affrica per sollevazione dei Musulmani di Palermo, come si narrerà nel seguente Capitolo. Indi è chiaro che il biografo di San Filareto, e molto più la tradizione bizantina riferita dal Cedreno, confusero in un solo due fatti distinti, cioè la sconfitta di Traina che costrinse Abd-Allah a rifuggirsi in Palermo e il tumulto di Palermo che lo cacciò in Affrica.942.Amato lo dice: “Arduyn servicial de Saint-Ambroise archevesque de Milan;” Leone d'Ostia “Arduinus quidam Lambardus (cioè della Lombardia d'oggidì) de famulis scilicet Sancti Ambrosii;” Malaterra “Arduinum quendam Italum;” Lupo Protospatario “Arduinus Lombardus;” Cedreno “Arduino.... signore independente di un certo paese (Ἀρδουῖνον.... χώρας τινὸς ἄρχοντα, καὶ ὑπὸ μηδενὸς ἀγόμενον).” In questo medesimo passo, tomo II, p. 345, Cedreno dice positivamente che la compagnia normanna era capitanata da Ardoino, talchè si riscontra con Guglielmo di Paglia, lib. I,Inter collectos erat Hardoinusetc. e colChronicon Breve Northman., presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo V, p. 278, che dice assalita la Puglia il 1041 dai Normanni,duce Hardoino: Tutte le circostanze dei presente fatto e dell'ordinamento a Melfi, provan lo stesso. Amato, Malaterra e gli altri scrittori di parte normanna aman meglio a far capitano della compagnia Guglielmo Braccio di ferro, che nel 1038 conducea probabilmente uno squadrone e che arrivò al sommo grado nel 1043.943.Amato, lib. II, cap. XVI e Leone d'Ostia, lib. II, cap. 66, quasi con le stesse parole di lui, scrivono che Ardoino, preposto dai Bizantini al governo di varie città di Puglia dopo la ingiuria ricevuta in Sicilia della quale si volea vendicare, accarezzasse e suscitasse occultamente i popoli alla rivoluzione. Il fatto si dee tener vero, ma si dee porre innanzi l'impresa di Sicilia; perchè è impossibile, con tutta la corruzione del governo bizantino, che fosse stato affidato quell'oficio ad Ardoino dopo la diserzione; e d'altronde non lascia luogo a tal fatto il breve tempo che corse tra la fuga della compagnia dall'esercito di Sicilia e la occupazione di Melfi. Amato, che ignorava le date e i particolari, cadde facilmente in quest'anacronismo. Ardoino sembra della nobiltà minore che si sollevò il 1035 contro l'arcivescovo di Milano e fu vinta. È verosimile parimenti ch'egli ed altri rifuggiti e stranieri avessero fatto una compagnia di ventura, e che innanzi il 1038, trovandosi ai soldi dei Bizantini, gli fosse stato affidato il comando militare di qualche città di Puglia.944.Si confrontino: Malaterra, lib. I, cap. VIII; Amato, lib. II, cap. XIV a XVIII; Guglielmo di Puglia, lib. I,Cumque triumphatoetc, Cronica di Roberto Guiscardo presso Caruso,Bibliotheca Sicula, p. 832, e nella versione francese, lib. I, cap. V; Leone d'Ostia, lib. II, cap. LXVII; Cedreno, tomo II, p. 545. Queste autorità differiscono molto nei particolari del torto fatto alla compagnia, ed altri ne dà la colpa a Maniace, altri a Michele Doceano, succedutogli nel comando in Italia. Ho seguito a preferenza il Malaterra, la cui narrazione è più verosimile e s'incatena meglio con gli altri fatti.945.Cedreno che narra più distinto questo fatto, suppone fuggito il capitan musulmano a dirittura verso l'Affrica, e che Maniace si adirò tanto con l'ammiraglio perchè appunto gli avea commesso di guardar ben la costiera che nessuno campasse da quella via. La postura di Traina, la testimonianza del monaco Nilo e quella degli annalisti arabi che ho notato di sopra (pag. 388, nota 1), dimostrano che la colpa fu d'averlo lasciato imbarcare in qualche punto della costiera e navigare verso Palermo. Indi ho notato i due luoghi nei quali più probabil è ch'egli entrasse in nave. Evidentemente Cedreno e il monaco Nilo presero il principio e la fine della fuga d'Abd-Allah e trascurarono i fatti intermedii, che soli possono spiegare la collera di Maniace.946.Cedreno, tomo II, p. 522, 523.947.Fazzello, deca I, lib. IV, cap. I, afferma senz'altra prova, che Maniace edificò il castello, e aggiugne ch'ei fe' gittare in bronzo i due arieti i quali stettero in su la porta del castello fino al 1448, quando piacque ad un marchese di Geraci d'adornarne un suo palagio a Castelbuono. Confiscati per ribellione d'un altro marchese di Geraci, gli arieti vennero in Palermo; si tramutarono d'uno ad altro edifizio; e fino al 1848 si videro in una sala della reggia. Ma, presa questa dal popolo, un degli arieti si trovò spezzato, com'e' par da una palla di cannone; e il Comitato di governo collocò l'altro nel Museo dell'Università. La fattura mi sembra antica più tosto che bizantina.948.Amato, lib. II, cap. IX; Leone d'Ostia, lib. II, cap. LXVI.949.Cedreno, tomo II, p. 523.950.Secondo gli Annali di Bari, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 54, Doceano, reduce di Sicilia, entrò in Bari di novembre 1040. (Scritto 1041, perchè il nuovo anno si contava dal 1º settembre.)951.Erroneamente si è inferita la occupazione di Palermo dal verso di Guglielmo di Puglia, lib. I,Premia militibusReginasolveret urbe. Il cronista vuol dire Reggio, non “la città regia.”952.Annali di Bari, l. c.953.Cedreno, tomo II, p. 523.954.Si confrontino gliAnnali di Bari, e Lupo Protospatario presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 54, 58, con Cedreno, tomo II, p. 525.955.Κεκαμένος.956.Cedreno, solo autore di questa tradizione, dice aggiunti rinforzi cartaginesi alla leva in massa di Sicilia e capitanata l'oste dall'emiro Apolofar. Mi sembrano sbagli di parole: che ignorando la morte di Akhal e sapendo lì l'emir di Sicilia, i Bizantini abbiano scritto il nome di Apolofar; vedendo i disertori berberi, li abbiano deffinito ausiliarii cartaginesi. Leggeransi nel cap. XII i fatti seguíti tra i Musulmani dal 1040 al 1042, pei quali credo si possa accettare dalla tradizione di Cedreno la qualità del capitano emir di Sicilia, mutare la persona e sopprimere la uccisione. Il Martorana, tomo I, p. 141, ben s'appose al nome di Simsâm; se non che lo fece andare in Egitto e tornare con rinforzi del califo fatemita, che sono sogni del Rampoldi,Annali Musulmani, 1040.
813.Tigiani,Rehla, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 911 bis, fog. 16 recto. L'autore tolse questo squarcio da Ibn-Rescîk.
814.Quell'anno Iûsuf paralitico surrogò il figliuolo al dir delle croniche. Ma dalla misura delle lodi che si dispensano a lui ed a Gia'far, mi sembra che Iûsuf, senza lasciare per anco il governo, si fosse associato il figlio nel titolo soltanto.
815.Il 10 del mese di dsu-l-higgia, grande solennità appo i Musulmani di rito malekita. È anche delle feste che si celebrano alla Mecca alla fine del pellegrinaggio, e però nel poema si dice tanto del pellegrinaggio.
816.Kodhâ'aè un dei ceppi della schiatta himiarita, alla quale appartenea la tribù di Kelb.
817.Così chiamano i poeti le lance sottili e dritte, dal nome di Rodeina, moglie d'un celebre armaiuolo di Bahrein.
818.I devoti greci del medio evo, per falsa interpretazione d'un testo, teneano a peccato di tosarsi, onde i Longobardi e i Franchi li derideano fino al XII secolo, come qui fa il poeta musulmano.
819.Ibn-Khallikân, edizione del Wüstenfeld, fasc. X, p. 28, seg. QuestaKasîdaha 61 versi più che doppii de' nostri endecasillabi. Come ognuno comprende, non ho fatto la traduzione litterale nè anche di tutti i versi che giovano all'argomento nostro; ma ho raccolto le frasi più significative, trasponendole talvolta, troncando molte imagini, e nessuna aggiugnendone. Debbo avvertire che il passo “gli è forza smettere l'idolatria” risulta da una bella correzione che ha fatta il professore Fleischer alla p. 640 della miaBiblioteca Arabo-Siculadove occorre il verso: “Tu li hai percosso in lor famiglie, sì che li hai fatto rimaner soletti; e nei loro riti, sì chehanno lasciato il culto degli idoli.” La frase che ho messo in corsivo è espressa da una sola voce che avea varianti, e nessuna plausibile, nei MS. d'Ibn-Khallikân.
820.Benedicti Sancti Andreæ MonachiChronicon, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 700. Su l'età e l'autorità del cronista si vegga la prefazione dell'editore a p. 695.
821.Nella detta prefazione si nota che questo Benedetto sembri il primo o tra i primi che abbiano scritto il supposto viaggio di Carlo Magno in Terrasanta. Siam dunque precisamente nei romanzi di cavalleria, coi trovatori, le cortesie e i cavalieri erranti.
822.Op. cit., p. 713.
823.Corruzione dicapitaneus, come avvisa il Ducange; o derivato da κατὰ e πὰν, come pensano altri dotti ellenisti.
824.Si vegga qui sopra a p. 333. Tra il 982 e il 998, poichè Iusûf non avea per anco lasciato il governo al figliuolo.
825.Lupo Protospatario, anno 986. Cito qui e appresso la edizione di Pertz,Scriptores, tomo V, p. 55, 56.
826.Romualdo Salernitano, anno 987. Qui ed appresso da Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo V.
827.Lupo Protospatario, 988.
828.Lupo Protospatario, 991, e Anonimo di Bari nella stessa pagina del Pertz. Il nome ha le varianti Asto, Otho, Azzo.
829.Si riscontrino: Lupo Protospatario, 994; Anonimo di Bari, 996; Romualdo Salernitano, 994.
830.Lupo Protospatario, e Anonimo di Bari, 998. Busito è intitolatocaytus, cioè kâid, condottiero.
831.Si riscontrino le varie lezioni dellaCronica di Santa Sofia di Benevento, l'una delle quali porta precisamente la data di agosto 1002, XVª indizione, presso Muratori,Antiquitates Italicæ, tomo I, p. 257; e le altre presso Pertz,Scriptores, III, p. 177. Si vegga anche Romualdo Salernitano, 1001.
832.Lupo Protospatario ed Anonimo di Bari, 1003.
833.Si riscontrino: Giovanni Diacono di Venezia, contemporaneo, presso Pertz,Scriptores, tomo VII, p. 35; Anonimo di Bari, anno 1003, presso Muratori,Antiquitates Italicæ, tomo I, p. 33; Lupo Protospatario, anno 1001 (var. 1002). La data del 1004 si trova presso Giovanni Diacono, al par che i particolari dell'impresa. Si vegga anche il Dandolo, lib. IX, cap. I, parte 44, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo XII, p. 233, con data erronea.
834.Chronica Varia Pisana, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo VI, p. 107 e 167; Marangone, nell'Archivio Storico Italiano, tomo VI, parte II, p. 4. La data ch'è in tutti del 1006 si dee scemare d'un anno, cadendo in agosto e contandosi l'anno alla pisana.
835.Lupo Protospatario, anno 1009.
836.Chronicon Barense, presso Muratori,Antiquitates Italicæ, tomo I, p. 33, anno 1011, e le varianti del Pertz nella edizione messa a riscontro di Lupo Protospatario.
837.Così pensa De Meo,Annali di Napoli, tomo VII, p. 12, 13, an. 1010.
838.Lupo Protospatario, ediz. di Pertz,Scriptores, tomo V, p. 57, an. 1015. “Apparuit stella cometæ mense februarii et Samuel rex obiit et regnavit filius ejus.... 1016. Occisus est ipse filius præfati Samuelis a suo consobrino filio Aronis et regnavit ipse.... 1020 Descenderunt Sarraceni cum Rayca et obsederunt Bisinianum et apprehenderunt eam et mortuus est ipse admira (amira, amita etc.) et Melis dux Apuliæ.” L'abdicazione di Iûsuf innanzi il 1015; il fratricidio di Gia'far nel 1015; e la cacciata di costui nel 1019 che si leggeranno nel capitolo seguente, rispondono a un di presso ai fatti accennati da Lupo: nè monta la inesattezza dei particolari, nè lo sbaglio dei nomi. Ritengo pertanto che la cronica intenda dire dei Kelbiti di Sicilia, non di qualche avventuriere musulmano che avesse tentato di farsi signore in Calabria, che sarebbe supposizione senza alcun fondamento.
839.Si confrontino: Lupo Protospatario e Anonimo di Bari, anno 1016, e gliAnnali del Monastero di Santa Sofia di Benevento, nella edizione del Pertz,Scriptores, tomo III, p. 177, stesso anno.
840.Si confrontino: Amato,L'Ystoire de li Normant, lib. I, cap. 17, 18, 19; Leone d'Ostia, lib. II, cap. 37, presso Pertz,Scriptores, tomo VII, p. 651, 652; nei quali è da notare che Amato, scrittore più antico, pon meno episodii da romanzo di cavalleria: del resto si vede che entrambi attinsero ad unica fonte. Delle circostanze importanti il divario è questo, che Amato dice giunti i Normanni durante l'assedio e Leone d'Ostia prima; che l'uno suppone i Saraceni venuti a riscuotere il solito tributo il qualecessò per sempredopo quell'impresa, e l'altro reca il fatto come un dei soliti assalti che finivano pagando una taglia. Si accordano a un di presso nella data, dicendo l'unoavan millee l'altro circa sedici anni avanti il 1017. Ma come entrambi riferiscono agli allettamenti dell'ambasciatore salernitano la venuta dei venturieri che comparvero in Italia il 1017, così mi è parso di seguir la data di Lupo Protospatario e della Cronica di Santa Sofia di Benevento; la quale, oltre l'autorità di que' cronisti, convien meglio ad una pratica di questa fatta che non potea durare sedici anni. D'altronde la data del principio del secolo poteva essere vagamente indicata nei ricordi su i quali scrisse Amato verso il 1080, e Leone d'Ostia nei principii del XII secolo.
Non ho fatto menzione dei compilatori successivi, per esempio Odorico Vitale (morto il 1141), il quale dà 20,000 ai Saraceni e 100 ai Normanni, e son tra questi Drogone ec. Al contrario, i critici moderni mi par abbiano negato troppo facilmente l'episodio de' quaranta pellegrini, il quale, tolti gli ornamenti della Tavola Rotonda, non ha nulla che discordi dall'indole degli uomini e dei tempi.
Debbo avvertire che nella edizione dellaCronica di Santa Sofia di Benevento, Pertz,Scriptores, III, p. 176, 177, si leggono le altre scorrerie qui appresso notate, cavate da aggiunte della edizione di Pratilli, tomo IV, p. 358, che non si trovano negli altri MS. Si vegga nel detto volume del Pertz, p. 173, l'avvertimento dell'editore tedesco, il quale parmi non siasi ricordato che le aggiunte veniano dalle stesse mani che interpolarono la Cronica della Cava, fabbricarono quelle di Calabria e dei Duchi di Napoli ec. Però non accetto quelle notizie come genuine:
Anno 982. Dopo la sconfitta di Otone, i Saraceni saccheggian tutta la Calabria. (Noi sappiamo che se ne tornarono in fretta in Sicilia.)Anno 1002. Prima della marcia sopra Benevento (che è nelle altre edizioni), vengono a Bari e prendono e ardono Ascoli e il Castel di Santangelo.Anno 1007. Nuova infestagione di Capua.Anno 1009. Presa di Bitonto e del Castrum Natii.Anno 1016. Durante l'assedio di Salerno, dato il guasto fino ad Agropoli e Capaccio.
Anno 982. Dopo la sconfitta di Otone, i Saraceni saccheggian tutta la Calabria. (Noi sappiamo che se ne tornarono in fretta in Sicilia.)
Anno 1002. Prima della marcia sopra Benevento (che è nelle altre edizioni), vengono a Bari e prendono e ardono Ascoli e il Castel di Santangelo.
Anno 1007. Nuova infestagione di Capua.
Anno 1009. Presa di Bitonto e del Castrum Natii.
Anno 1016. Durante l'assedio di Salerno, dato il guasto fino ad Agropoli e Capaccio.
841.Lupo Protospatario, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 57.
842.Ibidem. Il nome è scrittoIaffari,Zaffarietc. Si aggiugnecritiche par da leggerecaiti.
843.Ahmed-ibn-Iûsuf, soprannominato Akhal, è chiamato sempre da CedrenoApollofar. Da un'altra mano gli annali musulmani ci dicono che il suo figliuolo Gia'far rimaneva al governo in Sicilia quand'egli andava a far guerra in Terraferma. E però il suokeniet, come lo chiamano gli Arabi, par sia stato Abu-Gia'far, “il padre di Gia'far.”
844.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr sotto l'anno 484, MS. A, tomo IV, fog. 134 recto, seg.; Abulfeda,Annales Moslemici, tomo III, p. 274, seg.; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 22.
845.Lupo Protospatario, l. c.
846.Lupo Protospatario, l. c.
847.Amato,L'Ystoire de li Normant, lib. V, cap. XI.
848.Si veggano quelle di San Nilo, lib. IV, cap. VI, p. 317, seg., di questo volume; e di San Vitale, San Luca di Demena e San Giovanni Therista, lib. IV, cap. XI.
849.Leandro Alberti,Descrittione di tutta Italia, Venezia 1588, fog. 245 verso, la dà per fatta, aggiugnendo: “Insino ad oggidì si vedono le sepolture nel sasso cavate secondo i loro malvagi riti et profane cerimonie.” Ma i “malvagi riti” dei Musulmani portano dì inumare i cadaveri, non già di chiuderli in avelli dì pietra. Perciò non son questi al certo i vestigii che lasciarono sul monte Gargano.
850.Nowairi afferma la sostituzione conceduta prima della rinunzia di Iûsuf. N'è prova anco la poesia di Abd-allah-Tonûki della quale abbiam fatto parola nel Cap. VII, pag. 335, della quale si vegga la nota 4.
851.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, anno 484, MS. A, tomo IV, fog. 134 recto, e seg.; Abulfeda,Annales Moslemici, anno 336, tomo II, p. 446, seg., ed anno 484, tomo III, p. 274; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 20; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 178; Ibn-abi-Dînar; MS., fog. 37 verso, seg.
852.Si vegga qui appresso, pag. 356.
853.Si vegga la poesia citata nel cap. VII, p. 335, seg.
854.Drappo di seta, sul quale si vegga la nota 1, pag. 54, del presente volume.
855.Imâd-ed-din,Kharîda, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 1376, fog. 40 verso, ed Ibn-Khallikân, edizione del Wüstenfeld, fascicolo X, p. 32, vita 803.
856.Ibn-Giobair, nelJournal Asiatique, serie IV, tomo VII (1846), p. 76, chiamaKasr-Gia'faril sito regio di Maredolce. Dei tre emiri che portarono tal nome, non veggo altri che il figliuolo di Iûsuf che abbia avuto genio e tempo da fondare questa villa regia, della quale terremo proposito nel libro VI.
857.Secondo Ibn-el-Athîr “un giund” e secondo Nowairi un'Askerossia “esercito,” voce generica la quale può comprender anche le milizie municipali oltre quella della nobiltà.
858.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, Nowairi e Ibn-Khaldûn, ll. cc.; il passo d'Ibn-Khaldûn: “mais il epargna ses partisans” vien da una lezione erronea del testo, e va corretto “cacciò i Berberi e gli schiavi negri.” È da avvertire che Nowairi dice seguita la battaglia il mercoledì sette di scia'bân 405; il qual giorno risponde, nel conto astronomico, alla domenica 30 gennaio, e nel conto civile al lunedì 31 gennaio 1015. Il giorno della settimana è dunque sbagliato nel testo; o l'errore vien dall'uso ortodosso di contare il primo del mese arabico dal dì che si fosse vista con gli occhi la luna nuova, checchè ne notasse il calendario.
In ogni modo, la data del 16 febbraio che si legge nel Martorana ed è fedelmente copiata dal Wenrich, vien da un errore corso nella edizione del Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 21, nota c. Secondo il Martorana e il Wenrich i ribelli furon parte Affricani e parte servi di Ali; ma pei primi i testi dicono precisamente Berberi, e pei secondi'Abîd, ossia Schiavi negri; nè s'aggiugne che fossero schiavi di Ali, anzi il fatto li mostra soldati stanziali.
Non merita esame il fatto recato dal Rampoldi,Annali Musulmani, 1002, che l'emiro “Thajo dawlaper la sua iniquissima amministrazione e le enormi sue crudeltà” fu deposto e sostituitogli il fratello Ahmed. È anacronismo della rivoluzione del 1019, che l'annalista senza accorgersene replica poi a suo luogo.
859.Ibn-el-Athîr e Nowairi, ll. cc.
860.Città su la catena degli Aurès; oggidì in provincia di Costantina.
861.El-zeug-el-baker“Coppia di buoi.” Senza dubbio la superficie da lavorarsi in una stagione con un aratro. Si vegga il Lib. I, cap. VI, primo volume, p. 153, nota 1.
862.Si riscontrino Ibn-el-Athîr e Nowairi, ll. cc.; il primo dei quali adopera la voce genericaghallat“prodotti del suolo,” e il secondo le due vocite'âmethemr, delle quali l'una qui significa frumento e l'altra il frutto degli alberi o arbusti, e però comprende le olive e le uve.
863.Ciò si ritrae chiaramente da Mawerdi, ediz. di Enger, p. 259 e 260. Quest'autore particolareggia i casi nei quali era permesso d'accrescere o diminuire ilkharâg: cioè l'aumento o diminuzion di valore che non venisse da fatto del proprietario. Per esempio si accresceva ilkharâg, se un'acqua inopinatamente sorgesse da inaffiare il podere, e si diminuiva se un'acqua venisse meno; ma non si mutava, se la industria del possessore migliorasse, o la sua incuria facesse andar a male la coltura. Si vegga anche ciò che ne abbiam detto, Lib. III, cap. I, pag. 18, 19, del presente volume. Non si trattava al certo di terreni decimali ossia libera proprietà di Musulmani, nel qual caso la violazione sarebbe stata assai più grave. Non di poderi demaniali, poichè i nobili del giund non andavano al certo a coltivarli da affittaiuoli. Non di poderi dei Cristiani, poichè que' che se ne risentiron furono i Musulmani.
864.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, Abulfeda, Nowairi e Ibn-Khaldûn, ll. cc. Il primo dice che Gia'far “oppresse i suoi fratelli (in islam) e li trattò con superbia.” Nowairi che “vilipese i Siciliani e gli sceikhi del paese, e li trattò con superbia.”
865.Akhal(le letterekedhqui rendono non una ma due lettere diverse) significa uom da' cigli negrissimi da parer tinti colkohl. S'intenda dei cigli propriamente detti, non delle sopracciglia.
866.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, Abulfeda, Nowairi, Ibn-Khaldûn e Ibn-abi-Dinâr, ll. cc. Il palagio nel quale fu assediato Gia'far non sembra la cittadella detta la Khâlesa, ma l'antico castello degli emiri nel sito della reggia attuale, ovvero un palagio nella Khalesa. È da notare inoltre che Nowairi dice seguíto il tumulto il lunedì sei di moharrem; ma quel giorno risponde secondo il conto astronomico al mercoledì 13, e secondo il conto civile al giovedì 14 maggio. Il Di Gregorio tradusse male nel Nowairi, p. 21:“et omnia pessum dabat. Tum etiam Giafaro imputabatur quod universas populi siciliensis opes diriperet;” e p. 22: “ab conspectu eorum non abscessurum.” Questi due passi van corretti: “accadesse che che accadesse (nel raccolto). Inoltre Gia'far mostrò dispregio pei Siciliani....... che non si allontanerebbe dai loro consigli.” Infine nella stessa p. 22 la frase “ego administrationis suæ rependi vicem” va spiegata più precisamente “Vi risponderò io dei fatti suoi e lo punirò io.”
867.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, anni 361, 365, 379, 386, MS. C, tomo V, fog. 10 verso,.... 27 verso, 34 verso;Baiân, testo arabico, tomo I, p. 222, 238, 240, seg.; Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, versione di M. De Slane, tomo II, p. 9 a 16.
868.Baiân, testo, tomo I, p. 249.
869.Ibn-el-Athîr, anno 386, MS. C, tomo V, fog. 34 verso.
870.Ibn-Khallikân, versione inglese di M. De Slane, tomo I, p. 248.
871.Si riscontrino Ibn-el-Athîr, anno 389, MS. A, tomo III, fog. 100 recto; e Tigiani,Rehela, MS. di Parigi, fog. 74 recto, e 88 verso, e traduzione nelJournal Asiatique, serie V, tomo I, (février-mars 1853), p. 104 e 132; nel primo dei quali luoghi Tigiani riferisce la battaglia come Ibn-el-Athîr al 390, e nel secondo al 389.
872.Baiân, testo, tomo I, p. 266, anno 392. La variante “Reidan Saklabi” si legge nei testi citati da M. De Sacy,Exposé de la Religion des Druses, tomo I, p. CCXCIII, dove per altro non si dice dei fatti di Tripoli.
873.Si veggano i particolari in Ibn-el-Athîr, MS. C, tomo V, fog. 40 recto, anno 393; e nelBaiân, l. c.
874.Si vegga in generale l'Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, più volte citata, e in particolare il tomo II, p. 17 e 44.
875.Il testo ha le due vociwebâetâ'ûn, che indicano al certo due pestilenze diverse.
876.Baiân, testo, tomo I, p. 267, anno 595.
877.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, anni 406, 413, 432, MS. C, tomo V, fog. 46 verso, 56 verso e 74 recto; eBaiân, testo, tomo I, p. 280, anno 409 ec.
878.Ibn-el-Athîr, anno 406, vol. citato, fog. 46 recto e verso.
879.Ibn-Khaldûn,Storia dei Berberi, testo, tomo I, p. 222, e versione di M. De Slane, tomo II, p. 44.
880.Gli atroci particolari del regno di Hâkem si leggano nelloExposé de la Religion des Druses, di M. De Sacy, tomo I, p.CCXCII, seg. Il cominciamento dell'apoteosi del tiranno nel 407 si legge a p.CCCLXXXIII, seg.
881.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, anno 407, MS. C, tomo V, fog. 53 recto;Baiân, anni 407 e 425, testo, tomo I, p. 279 e 285; Nowairi,Storia d'Affrica, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 702, fog. 36 verso; e Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, versione di M. De Slane, tomo II, p. 20; i quali non differiscono in altro che nei particolari.
882.Baiân, testo, tomo I, p. 280.
883.Si veggano nel presente volume il Lib. III, cap. II, VI. Coi Fatemiti vennero d'Oriente a poco a poco i partigiani loro e gli affiliati alla setta, ai quali è probabilissimo che oltre gli oficii pubblici siano state concedute pensioni militari. In Affrica gli Sciiti erano chiamati ordinariamenteOrientali.
884.Bekri, nelleNotices et Extraits des MSS., tomo XII, p. 462 e 511. Si vegga il Lib. I, cap. V, nel 1º volume, p. 105, nota 1.
885.Bekri,Notices et Extraits des MSS., tomo XII, p. 472. Questa città, altrimenti detta Sabra, fu fondata e prese il primo nome dal califo fatemita Mansûr, che vi trasferì la corte da Mehdia nel 947. Si vegga anche ilBaiân, testo, tomo I, p. 222.
886.Sul commercio e industria dell'Affrica propria abbiamo le relazioni d'Ibn-Haukal, che viaggiò quivi nella seconda metà del X secolo; e di Bekri che scrisse nel 1067. Il primo dice del commercio di Tripoli coi porti dei Rûm (Italia e Grecia); di Tenès ed Orano con la Spagna; di tutta l'Affrica propria con l'Oriente, ove si mandavano schiave mulatte e schiavi negri, Rum e Schiavoni, ambra grigia, e seta; delle manifatture di lana ad Agdabia e Tripoli; della pesca del corallo a Tenès, Ceuta e Mersa-Kharez (Journal Asiatique, IIIesérie, pag. 362, seg.). Il secondo (Notices et Extraits des MSS., tomo XII) fa menzione, oltre i prodotti ordinarii del suolo, delle canne da zucchero a Kairewân, p. 484; del cotone a Malla, p. 515; dell'indago a San, o Sanab, p. 455; dei gelsi coltivati e la seta prodotta a Kabes, p. 462. Ricorda altresì le manifatture di panni e tele di Kairewân, Susa, Kafsa, p. 488, 503; il commercio dell'olio di Sfax con la Sicilia e paesi di Rûm, p. 465; le navi mercantili siciliane e d'altre nazioni che ingombravano il porto di Mehdia, p. 480.
887.IlBaiânci dà minuti ragguagli di questo lusso, ritratti da Ibn-Rekîk, cronista contemporaneo; il quale spesso allega i detti di mercatanti sul valore dei corredi nuziali etc. Si veggano i particolari nel testo arabico, tomo I, p. 249 a 284, anni 373 a 415. Per darne qualche esempio: mandati il 373 in presente al califo di Egitto, cavalli, arnesi, e altre robe, del valsente d'un milione di dinâr, p. 249; il 415, nelle nozze d'una figliuola di Badîs, i gioielli, gli arredi, i vasi d'oro e d'argento e le ricche tende recati dalla sposa furono stimati un altro milione di dinâr, p. 284; nel 406, in una sconfitta dei Beni-Hammâd, si trovarono addosso a tal prigione 50,000 dinâr, a tal altro 8,000 ec. Ancorchè alcune somme siano esagerate di certo, nol sembran tutte. Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, tomo II, p. 19, riferisce altri esempii, tolti da Ibn-Rekik, i quali non si trovano nelBaiân.
888.Baiân, testo, tomo I, p. 256 e 258, anni 382 e 387, nel primo dei quali luoghi si dice d'una giraffa mandata dal Sudân con gli altri doni. Donde sembra che alla fine del decimo secolo si tenesse già un commercio diretto di caravane tra l'Africa propria e il Sudân. Ibn-Haukal verso la metà dello stesso secolo parla solo del commercio del Sudân con Segelmessa nello Stato odierno di Marocco, la quale fu occupata talvolta dagli Zîriti ma non rimase in poter loro. L'abbondanza dell'oro, che secondo i tempi ci fa tanta maraviglia, veniva forse dal commercio col Sudân.
889.Si veggano i particolari del regno di Moezz in Ibn-el-Athîr, an. 415, 417, 427, 432, MS. C, tomo V, fog. 56 verso, 59 recto, 69 verso, 74 recto;Baiân, testo, tomo I, p. 286 e 287; e ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, vers. franc., tomo II, p. 18 a 20.
890.Baiân, testo, tomo I, p. 282, anno 414.
891.Ibn-el-Athîr, Abulfeda e Nowairi, copiando tutti, com'è evidente, una stessa cronica, scrivono “che ubbidirono ad Akhal tutte le rôcche di Sicilia possedute dai Musulmani.” Da ciò argomento che alcune nei principii non gli avessero ubbidito. In questo tempo non era in Sicilia alcuna terra che non fosse tenuta da Musulmani.
892.Ibn-el-Athîr, anno 484, MS. A, tomo IV, fog. 134 recto; Abulfeda,Annales Moslemici, anno 484, tomo III, p. 274, seg.; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 22; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione, p. 179.
893.Si vegga il capitolo VII del presente Libro, p. 345, 346.
894.Si riscontrino: Cedreno, ediz. di Bonn, tomo II, p. 479, sotto l'an. 6354 (1025-6); Anonimo di Bari, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 53, dove il 1027 senza il menomo dubbio va corretto 1025. Il Cedreno dà il nome e la misera condizione d'Oreste; l'Anonimo i nomi delle genti che si notavano nell'esercito, alle quali aggiugne i Vandali, che si dee leggere probabilmente Varangi. Il nome del capitano vi è dettoIspo chitonitie peggio in altre edizioniDespotus Nicus, etc.; ma la giusta lezione è quella di Lupo:Oresti chetoniti, ossia Oreste ciambellano (κοιτωνίτης). Il titolo di protospatario, ossia aiutante di campo dell'imperatore, è dato dal Cedreno a p. 496.
Ci è occorso più volte di notare che accozzaglia di genti diverse fossero gli eserciti bizantini. Nel comento delle poesie di Motenebbi, un autore arabo dice che l'esercito mandato del 343 (954) controSeif-ed-dawladella dinastia di Hamdan, si componea di Armeni, Russi, Slavi, Bulgari e Khozari. Presso Sacy,Chréstomathie Arabe, tomo III, p. 5, seconda edizione.
895.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, anno 416, (1025-6), MS. A, tomo III, fog. 193 verso, pubblicato da M. des Vergers in nota a Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 180; e Anonimo di Bari, l. c. Il nome di Reggio è nell'Anonimo. Ibn-el-Athîr parla della cacciata dei Musulmani da quelle parti d'Italia e della costruzione delle stanze per l'esercito bizantino: il che si deve intendere manifestamente di Reggio; e conferma nell'Anonimo la lezione:Et Regiumrestaurataest a Vulcano catepano. Delle varie edizioni di cotesta cronica, alcuna ha al contrario che Reggio fosse distrutta; e sembra ignorante correzione di qualche copista. In generale son pessimi i MSS. degli Annali o Anonimo, come che voglia chiamarsi, di Bari. Il nome del catapano ha le varianti Bulcano, Bugiano, Bagiano. Baiano, nelle quali si riconosce il Βοϊωάννις, che sotto Basilio II governò felicemente la provincia, come narra Cedreno, tomo II, p. 546, parlando d'un suo figliuolo o nipote dello stesso nome, sconfitto in Puglia dai Normanni il 1041. Questo Boioanni, trasmutato in Vulcano, parve ad alcuni eruditi non uomo mavulcanoche vomitasse lave sopra Reggio; della cui distruzione indi accusarono il Vesuvio, ch'è lontano anzi che no. Si vegga un avvertimento del Martorana,Notizie Storiche dei Saraceni Siciliani, vol. III, p. 2 a 6.
896.Ibn-el-Athîr, l. c., dice “il figliuol della sorella dell'imperatore,” nel che v'ha anacronismo col patrizio Stefano mandato il 1038, o si tratta di qualche figliuolo di Giovanni Orseolo che dovesse capitanare l'armata veneziana. Giovanni Orseolo, fratel cognato dell'imperatore Romano Argirio, era morto nel 1006.
897.Cedreno, tomo II, p. 479.
898.Ibn-el-Athîr, l. c., il quale parla di 400kat'a, che appo gli Arabi sembra nome generico, come noi diremmo vele. Nondimeno parmi la stessa vocecattusegattusche nelle cronache di Pisa e nel Malaterra (XI secolo) denota una sorta di navi.
899.Cedreno, tomo II, p. 496, 497, senza data precisa tra il 6537 e il 6539 (1029-31).
900.Si vegga il Cap. VIII, pag. 346.
901.Cedreno, tomo II, p. 499.
902.Cedreno, tomo II, p. 500.
903.Cedreno, tomo II, p. 513 e 514, il quale scrive la data di maggio 6543, per la scorreria di Tracia, poi accenna l'ambasceria di Giorgio Probato ed altri fatti, e tra gli ultimi avvenimenti dell'anno la scorreria di Licia che torna così all'agosto.
904.Baiân, testo, tomo I, pag. 286, anno 426 (15 novembre 1034 a 3 novembre 1035).
905.Questa ultima parola sì grave è nel solo Nowairi. Ibn-el-Athîr non la dà.
906.Ibn-el-Athîr, anno 484, MS. A, tomo IV, fog. 134 recto, e Nowairi presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 22, trascrivono entrambi questo, come par manifestamente, squarcio di cronica. La sola variante che rilevi è la voce “possessioni” aggiunta da Nowairi nel luogo che notai. Abulfeda,Annales Moslemici, 484, tomo III, p. 276, e Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione, p. 179, accennano appena il successo.
907.Cioè che si fossero concedute anche a loro le terre da dividersi ai combattenti e il dritto di occupare le terre inculte; soli modi di concession di terre leciti ad un principe musulmano. Ma questi non poteano aver luogo o erano rarissimi nel X secolo, quando vennero le nuove famiglie d'Affrica; perchè il conquisto era fatto, e le terre prese nella costiera orientale che allora fu occupata, si tennero infei, cioè demanio pubblico, per espressa testimonianza degli annali.
Non mi valgo del significato tecnico che potrebbe darsi al verbo,scerek, adoperato qui alla terza forma, il quale denoterebbe, non che “partecipazione,” ma “promiscuità.” Il professor Dozy, nelle sue sagaci investigazioni su la Spagna Musulmana, ha notato che nella prima costituzione della proprietà territoriale verso il 719, i conquistatori si posero nelle terre dei vinti lasciandole loro a coltivare, e si chiamarono gli uni e gli altriscerîk, ossia “comproprietario.” Si vegga ilBaiân, tomo II, p. 16, nel glossario. Applicato quest'esempio al nostro caso, troncherebbe ogni dubbio; e “i Siciliani” sarebbero i vinti, ai quali i vincitori avrebbero preso una porzione di terre, come in Italia si tolse “la parte dei Barbari.” Ma su questo solo argomento non si può affermare un ordine così contrario alla legge e pratica dei Musulmani; il quale in Spagna fu eccezione, se pur non va interpretato altrimenti che il faccia il dotto professore di Leyde.
908.Amlâkplurale dimilke dimolk. Tra queste due voci, derivate entrambe dalla stessa radice, si è preteso adesso porre una distinzione proveniente dall'idea di alcuni orientalisti francesi, che il dritto musulmano non ammetta vera proprietà fuorchè nel principe, e che ai privati, o almeno alla più parte, non dia altro che il possesso. La quale distinzione è giusta, ma applicata troppo facilmente e largamente; come accennai nel Lib. III, cap. I, p. 13 seg., del presente volume. Quanto alla diversa denominazione, mi pare arbitraria, ovvero nata di recente in Turchia, che non è la Toscana degli Arabi, nè il modello del dritto pubblico. I pubblicisti arabi del decimo secolo non fanno differenza nella denominazione; e Mawerdi, il quale sapea la lingua e il dritto, non distingue altrimenti i due modi di possesso che chiamando “proprietà della repubblica musulmana” quella delle terre il cui possessore fatto musulmano debba pagare tuttavia ilkharâg, e “proprietà d'infedeli” quella delle terre che tornano decimali, ossia libere dikharâg, se pervenute in man di Musulmani. Dunque la voceamlâkci lascia al punto donde movemmo.
909.Akhal potea pretendere di rivendicare un dritto usurpato; cioè sostenere che al conquisto quelle terre fossero state appropriate alla repubblica musulmana e lasciate ai Cristiani sotto censo, e che poi, divenuti musulmani i possessori, per abuso fosse stato rimesso loro ilkharâg, e levata la sola decima legale.
910.Si veggano le belle osservazioni del Dozy, nella Introduzione alBaiân, § 1, p. 6.Mowalledsignifica propriamente “nato in casa” e indi “arabo di sangue misto” nato di padre arabo e madre straniera, o di madre libera e padre schiavo. Indi la voce nostraMulatto.
911.Si vegga il capitolo XIII del presente Libro.
912.Non occorre avvertire che cotesti nomi non hanno che fare con quelli simili che dà il Cedreno ai corsari dei due stati Zîrita d'Affrica e Kelbita di Sicilia, i quali andavano a infestare i dominii bizantini di Levante.
913.In fatti nelle rivoluzioni del 1042, la Sicilia orientale restò ai nobili, la centrale ed occidentale ai popolani, come si vedrà nel capitolo XII di questo Libro.
914.Cedreno, tomo II, p. 514.
915.Ibn-el-Athîr e Nowairi, Abulfeda e Ibn-Khaldûn, ll. cc.
Non ho bisogno di avvertire che su questa novazione d'Akhal, principio della rovina della Sicilia musulmana, ho tenuto presente il concetto del Martorana, tomo I, cap. IV, p. 128, seg., al quale si conformò il Wenrich, Lib. I, cap. XVI, § CXL. Ma ben altra mi è parsa l'indole generale, altri i particolari del fatto; della quale interpretazione ho spiegato largamente le ragioni.
Il Martorana e con lui il Wenrich non so perchè riferiscano ad Hasan-ibn-Iûsuf, soprannominatoSimsâm-ed-dawla, la pace con l'impero bizantino che seguì in principio della guerra civile, e che però fu stipolata di certo da Akhal. In vero il Cedreno, che ne fa parola, dà all'emiro di Sicilia il nome di Apolafar Muchumet il quale non risponde nè al soprannome Akhal, nè al nome proprio Ahmed. Ma Apolafar sembra alterazione d'Abu-Gia'far (si vegga il Cap. VII del presente Lib., p. 345); e in ogni modo la data del Cedreno è sì precisa da non lasciar luogo a dubbio. LaVita di San Filareto, presso Gaetani,Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 114, seg., e presso i Bollandisti, 1º aprile, p. 605, seg., conferma pienamente così fatto sincronismo.
916.’Απόχαψ è trascrizione esattissima nel modo che usavano i Greci. Con le medesime lettere diedero il nome di Abu-Hafs (Omar-ibn-Scio'aib) conquistator di Creta. Si vegga il Lib. I, cap. VI, vol. I, p. 162. Il Rampoldi, che non badava a queste minuzie, trascrisse Abu-Kaab, e così l'han ripetuto il Martorana e il Wenrich.
917.Cedreno, tomo II, p. 513, 514.
918.Ducange,Glossario greco, alla voce Μαγίστερ, e Gloss. Lat., 2eediz. alle vociMagister militumeMagister officiorum.
919.Ducange, op. cit.,Magister militum.
920.Per esempio, il titolo di patrizio fu dato il 788 ad Arigiso principe di Benevento; il 916, al duca di Napoli e al principe di Salerno; il 999, a Giovanni figliuolo e socio in oficio di Pietro Orseolo doge di Venezia.
921.Si confrontino le due narrazioni arabica e greca, la prima delle quali si legge in Ibn-el-Athîr, Abulfeda, Nowaîri e Ibn-Khaldûn e l'altra in Cedreno, ll. cc. Il fatto è senza ombra di dubbio lo stesso, poichè Cedreno dice che restando vincitore Apolofar, l'altro fratello chiamò in aiuto l'emir degli emiri d'Affrica, stipolando di dargli parte dell'isola.
922.Cedreno, tomo II, p 503, 516, 517, nell'anno 6545 (1º sett. 1036 a 31 agosto 1037), il quale dice i 15,000 prigioniromani, ossia bizantini. O si dee togliere un zero, o supporli vassalli cristiani da Sicilia.
923.Si confrontino Cedreno, e gli annalisti arabi, ll. cc.
924.Si confrontino: Ibn-el-Athîr, Abulfeda, Nowairi, e Ibn-Khaldûn, e il cenno d'Hagi-Khalfa, anno 427, ch'è mal reso nella versione del Carli, p. 70. Ibn-Khaldûn, op. c., p. 180, della versione francese, guasta fatti e date, aggiugne nomi e cambia cifre. Un errore, com'io lo credo, del MS. di Parigi ha portato poi M. Des Vergers a tradurre: “et citèrent en leur présence l'émir El-Akhal, qui fut décapité par leur ordre;” in vece di: “ed assediarono il loro emiro Akbal, il quale poi fu ucciso.” LaVita di San Filareto, dianzi citata, della quale abbiam la sola versione latina, dice che Michele Paflagone mandò l'esercito da Sicilia “tum ab ejus provinciæ Toparca, tum a Siculis nonnullis sæpe rogatus;” e porta il fatto come gli Arabi: “Interim vero Barbarorum tyrannus, eo qui in Sicilia dominabatur per dolum sublato, bona illius omnia depredatus et in regnum quod ille administrabat invadens, nemine omnino obsistente, Panormi totiusque Siciliæ potitur;” e poi narra l'impresa di Maniace. La voceToparca, come ognun vede, è generica e bene appropriata secondo il linguaggio greco a designare un principe di picciolo stato.
925.Nilo Monaco,Vita di San Filareto il giovane, presso Gaetani,Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 114. Il biografo intese i fatti da San Filareto che in questo tempo avea 17 o 18 anni e morì di 50. La quale testimonianza non ebbe sotto gli occhi il Martorana nè il Wenrich; e toglie ogni dubbio sul sincronismo delle due serie di fatti riferite l'una dagli Arabi e l'altra da Cedreno. Notai sopra come fossero certe d'altronde le date della prima chiamata dei due stranieri cioè Bizantini e Zîriti. Adesso aggiungo che va cancellata, come raddoppiamento di racconto, la chiamata dei Bizantini per Simsâm-ed-Dawla e la seconda degli Zîriti per Abu-Kaab; e che l'emirato di Simsâm va messo, non prima, ma dopo la guerra di Maniace. Il Martorana fu tratto in errore un po' da Rampoldi; e il Wenrich al tutto da Martorana. Rampoldi, anni 1035 e 1036, avea mescolato e alterato come in sogno d'infermo i racconti di Nowairi e di Cedreno e aggiuntivi fatti di capo suo.
926.Cedreno, tomo II, p. 494, 500, 504, seg., 512, 514.
927.GliAnnales Barenses, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 54, anno 1041, dicono di schiere russe tornate in Puglia dalla impresa di Sicilia.
928.I Varangi, famosi pretoriani della corte bizantina dal X secolo in poi, erano venturieri di schiatta scandinava che capitavano a Costantinopoli per la via di Russia. La venuta loro a questa impresa si ricava da altre autorità che quella citata nella nota precedente, la quale accenna forse ad ausiliari sudditi dei principi russi. Su i Varangi si vegga Gibbon,Decline and Fall, cap. LV, con le aggiunte del Milman, ed una nota di Samuele Laing, nella versione dell'Heimskringladi Snorro Sturleson, tomo III, p. 4. Il nome, derivato dalle voci scandinaveWehr,vaer, oWare, è tradotto dal Laing “the defenders.”
929.Si confrontino Amato,L'Ystoire de li Normant, lib. II, cap. VIII, p. 38, Malaterra; lib. I, cap. VII; Guglielmo di Puglia, lib. I,Plebs Lombardorum Gallis admixta quibusdamec.; Cronica di Roberto Guiscardo presso il Caruso,Bibliotheca Sicula, p. 830, presso il Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo V, e nella versione francese, lib. I, cap. IV, p. 266, del volume stesso di Amato. Il Cedreno, tomo II, p. 545, dice circa 500 i Normanni e lor condottiero Ardoino. Secondo Amato, e Leone d'Ostia, eran 300, capitanati da Guglielmo di Hauteville. All'incontro Guglielmo di Puglia, come s'è veduto, attesta che ve ne fosse picciol numero nella compagnia, e mi pare il più verosimile.
930.Σφόνδιλος, ilverticillumdei Latini.
931.Si confrontino: Lupo Protospatario presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 58, anno 1038; Cedreno, tomo II, p. 520, anno 6546, VIª indizione (1037-38),Cronica di Roberto Guiscardo, ll. cc.; Nilo Monaco,Vita di San Filareto, presso il Gaetani,Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 115, e presso i Bollandisti, 6 aprile, p. 608.
932.Si confrontino: Amato, Malaterra, eCronica di Roberto Guiscardo, i quali non sono d'accordo nei particolari. Il primo non dà nè anco il nome di Messina, ma dice solo: “et ont combatu à la cité et ont vainchut lo chastel de li Sarrazin;” ma percitépar voglia significare Siracusa. Malaterra non fa cenno della porta occupata. Cedreno non dice nè punto nè poco di questo combattimento.
933.Cedreno, tomo II, p. 520, il quale dà ai Cartaginesi 50,000 uomini e dice espressamente seguíta la battaglia κατὰ τὰ λεγόμενα ‘Ρήματα. Questo nome risponde alRimetta,Rimectaetc. dei diplomi dell'XI e XII secolo e allaRimètedi cui parlal'Ystoire de li Normant, lib. V, cap. XX, nelle prime imprese del conte Ruggiero. Il sito e i ricordi delle guerre precedenti fanno comprendere che gli Affricani abbiano amato a decider la sorte delle armi a Rametta più tosto che a Messina. Si spiega con pari agevolezza il silenzio di Cedreno sul combattimento di Messina, e dei cronisti normanni su la battaglia di Rametta; poichè il primo scrivea delle giornate campali, senza particolareggiare le fazioni minori; e i secondi scriveano de' trofei di lor gente, senza curarsi del resto, o trascurandolo a bella posta. In ogni modo i due combattimenti son distinti.
934.Cedreno, l. c.
935.Debbo alla cortesia del signor F. P. Broch, erudito orientalista di Cristiania, la cognizione di questa impresa di Aroldo il Severo, e di quelle sorgenti che io ho potuto studiare, come tradotte in latino o in inglese. Il professore P. A. Munch, autore d'una Storia di Norvegia dettata nell'idioma nazionale, mi ha poi favorito qualche schiarimento per mezzo del signor Broch.
I fasti di Aroldo il Severo (Harald Haardraade) si leggono nella raccolta delle Saghe intitolata:Scripta Historica Islandorum, tomo VI, (Copenhagen, 1835, in 8º), p. 119 a 161, e nell'opera di Snorro Sturleson, autore islandese della fine del XII e principio del XIII secolo, intitolata:HeimskringlaorChronicle of the Kings of Norway, versione inglese di Samuele Laing, Londra 1844, in 8º, tomo III, pag. 1 a 16, saga IX, cap. I a XV. Aroldo, fratello uterino di Olaf il Santo re di Norvegia, combattè con valore, giovanetto di 15 anni, nella battaglia di Stiklestad (1030), ove il re fu morto ed egli gravemente ferito. Nascoso da fedeli partigiani, andò a corte di Iaroslaw 1º principe di Russia, dal quale umanamente accolto, militò con lode su i confini di Polonia. Chiesta in isposa Elisabetta figliuola del re, Iaroslaw gli fece intendere che forse gliela darebbe quand'avesse acquistato terreno e danaro. Aroldo pertanto andossene a cercar ventura con la spada. (Tuttociò sembra di buon conio. S'allega l'autorità d'Aroldo stesso e de' contemporanei; un dei quali dicea averlo visto giovanetto con un bel saio rosso, sembiante regio e marziale, volto pallido, folte sopracciglia, gesti un po' violenti ma rattenuti.)
Andò a combattere in Polonia, Germania, Francia e Italia; donde passò a Costantinopoli con una compagnia di ventura, sotto il mentito nome di Nordbrikt; perchè gli imperatori non volean tra i Varangi uomini di sangue reale. (Autorità vaghe o non citate. La peregrinazione da venturiere in Germania, Francia e Italia sembra favolosa.)
Regnavano a Costantinopoli Zoe e Michele Catalacto (volean dire Calafato e si dee correggere Paflagone, senza che vi sarebbe anacronismo), dai quali fu mandato a combattere nel mar di Grecia. (Forse il 1035 contro gli Affricani e Siciliani che infestavano l'Arcipelago; ma non si può affermare.)
Aroldo indi fu fatto capo dei Varangi (non generale in capo che s'intitolavaAcolutho, ma della divisione mandata in Italia), e partì con Girgir (Giorgio Maniace) il quale girava le isole greche: e sovente combattè coi corsali. (Maniace non v'era per certo.) Sta per venire alle mani con Girgir perchè facendo alto l'esercito una notte, Aroldo si era attendato sur una collina evitando i luoghi bassi insalubri in quel paese, e Girgir volea mettersi nel medesimo sito. Finisce che si tira a sorte il luogo ed Aroldo per scaltrezza o frode resta dov'è. (Fatto verosimile, forse vero, incorniciato di favole.)
Aroldo guerreggiando insieme coi Greci non fa mai dar dentro i Varangi; ma quand'è solo, combatte disperatamente, e sempre riporta la vittoria. Girgir biasimato del non guadagnar mai nulla, scarica la colpa su i Varangi; alfine l'esercito si separa in due: Girgir coi Greci ed Aroldo coi Varangi e i Latini; questi riporta infinite vittorie, e quegli se ne torna scornato a Costantinopoli, abbandonato anche dai giovani greci che vogliono rimaner con Aroldo. (La prima parte si riscontra un po' con le memorie normanne. Le altre son favole intessute su la disgrazia di Maniace.)
Aroldo allora passa con l'armata in Affrica, detta la terra dei Saraceni; ove conquista ottanta città o castella; vince in campo il re d'Affrica; guerreggia parecchi anni; fa gran bottino d'oro, gioielli e altre cose preziose, e il manda in Russia, com'abbiam detto; poi assalta la costiera meridionale di Sicilia. (Citati varii squarci di poesie. La immaginaria impresa in Affrica è tolta dal combattere in Sicilia contro gli Affricani. Gli ottanta castelli son la più parte in aria; il re d'Affrica può dinotare Abd-Allah figliuolo di Moezz, alla battaglia di Traina.)
In una battaglia navale guadagnata da Aroldo sopra gli Affricani, i cadaveri degli uccisi son buttati su l'arena alle spiagge meridionali della Sicilia che son tinte di sangue. (Citata una poesia. Quest'episodio non si può affermare nè negare.)
Aroldo va con l'armata in Blaland (questo nome danno le saghe al paese dei Negri d'Affrica a mezzodì della Serkland, ossia Affrica Settentrionale), ove riporta altre vittorie e torna a Costantinopoli. Zoe gli domanda una ciocca di capelli, e che ricambio ei ne vuole si legga nella versione latina. Guarisce poi per miracolo una pazza; libera il paese vicino d'un gran dragone; va a combattere un'oste di Pagani ai confini dell'impero; vince con l'aiuto di Sant'Olaf che appare sopra un cavallo bianco; e per voto fabbrica una chiesa a Costantinopoli. (Non occorre notare che son tutte favole. Il caval bianco di Sant'Olaf, è lo stesso di Sant'Ignazio di Costantinopoli alla battaglia di Caltavuturo nell'882, Vol. I, p. 420, Lib. II, Cap. X, e di San Giorgio alla battaglia di Cerami nel 1063.)
Mandato su l'armata con Girgir a saccheggiare la Sicilia, prendevi quattro città. La prima, scavatavi sotto una mina, per la quale sbucò nel bel mezzo d'un palagio dove allegramente si banchettava. La seconda, molto più forte, non si potea avere per battaglia. Perciò Aroldo, visto che tanti stormi di uccelletti volassero dalla città al bosco vicino, fa impiastrar di bitume certi alberi, e presi gli uccelli lor fa attaccare addosso schegge di pino sparse di zolfo e cera, e messovi fuoco lascia gli innocenti animali; sì che tornandosi a lor nidi nei tetti di strame, appiccarono l'incendio per ogni luogo della città e la fu obbligata ad arrendersi. (Lo stesso tiro è attribuito nelle saghe alla granduchessa Olga, ai re di Danimarca Hadding e Fridleif ed a Gurmund pirata.) Un'altra città più grossa, lungamente assediata, cadde con questo stratagemma: che Aroldo s'infinse malato e poi morto, e volle farsi seppellire con sontuoso funerale in città; dove i frati fecero a gara per averlo ciascuno in sua chiesa. Armati di sotto e coperti di lunghe gramaglie egli e pochi Varangi recavan la bara; mettean mano alle spade quando furono in su la porta, ed aprivano il passo a tutto l'esercito. (Somigliante strattagemma è attribuito a Roberto Guiscardo in Calabria, a Frode I, re di Danimarca ed a molti altri condottieri.) Infine stringendo un castello inespugnabile, i Varangi fingono di avvicinarsi senz'arme e giocar tra loro per beffarsi del presidio; i soldati del presidio, per non parer da meno, fan lo stesso; e replicato lo scherzo parecchi dì, i Varangi una volta traggono lor coltellacci nascosi ed occupano al solito la porta, con aspro combattimento, nel quale Aroldo fece andare innanzi con la bandiera un Haldor che fu gravemente ferito e rinfacciò il re di codardia. (Questo pare men favoloso; oltre Haldor che tornò con una cicatrice alla guancia, v'è nominato un Ulf-Ospaksson etc.)
Dopo diciotto battaglie vinte in Sicilia, raccolto gran bottino, Aroldo e Girgir, che fa sempre la parte dell'Arlecchino in commedia, se ne tornano. Aroldo poi va a conquistare coi soli Varangi Gerusalemme, a bagnarsi nel Giordano; è imprigionato a Costantinopoli per dispetto amoroso di Zoe o gelosia del novello suo marito Costantino Monomaco; è liberato per virtù di Sant'Olaf, apparsogli in sogno; fuggendo rapisce e poi lascia una principessa greca, e dopo altre avventure, sposa la Elisabetta di Russia a Novogorod, si collega col re di Svezia per torre la corona di Norvegia a Magnus figliuol di Sant'Olaf, e alfine regna insieme col nipote (1047).
Or il finto conquisto di Terrasanta, la Sicilia non ricordata mai come paese musulmano, e tanti altri indizii, mostrano che la Eneide di Aroldo nel Mediterraneo fu inventata dopo le Crociate. Dunque non è nè anco contemporanea; nè possiam su la sua fede accettar quegli episodii che somiglian meno a menzogna: per esempio il combattimento navale su le costiere meridionali di Sicilia, e l'ultimo dei quattro stratagemmi narrati di sopra. Del resto, le due autorità c'ho citato non s'accordan tra loro nei particolari, e questi variano nelle altre saghe non tradotte, come ritraggo dal signor Broch.
Ho fatto parola delle monete musulmane trovate nel Baltico al par che molte dell'impero bizantino. Su la presunta origine di esse gli eruditi sono d'accordo. Si vegga la nota del signor Laing, op. cit., tomo III, p. 4.
936.Si confrontino: Malaterra, lib. I, cap. VII, e laCronicadi Roberto Guiscardo, testo e versione, ll. cc. La voceArchadius, data per nome proprio del condottiero, è titolo, come tutti sanno, di grado militare,Kâid, più tosto che di magistrato,Kâdhi.
937.Così Malaterra. Il monaco Nilo dice 100,000; Cedreno fa supporre molto più, portando a 50,000 il numero degli uccisi. Da un'altra mano l'Anonimo par non giunga al vero dando ai Musulmani soli 15,000 uomini.
Il nome della città non è dubbio: Traina in Malaterra e nell'Anonimo; Δραγῖναι in Cedreno. Il campo in pianura è ricordato altresì da Cedreno e dal monaco Nilo; se non che questo non dà il nome della città, leggendosi nella versionenon longe ab urbe, sia che i copisti avessero saltato il nome, sia che San Filareto fosse di Traina stessa. La voce πόλις che dovea essere nel testo non si può intendere capitale, e però Palermo, contro le testimonianze di Cedreno e dei cronisti Normanni citati di sopra.
938.Nilo Monaco, l. c.
939.Cedreno non parla qui dell'assedio di Siracusa, anzi dice aver Maniace soggiogato tutta l'isola. La posizione dei Musulmani a Traina lo smentisce.
940.Il nome basta a provare che vi stanziò Maniace, e conferma che il campo di battaglia fosse stato nelle pianure tra quel luogo e Traina. La terra che s'addimandò Maniace è descritta da Edrisi, di cui si vegga il testo nellaBiblioteca Arabo-Sicula, cap. VII, pag. 64, la versione francese del Joubert, tomo II, e il compendio presso il Di Gregorio,Rerum Arabicarum, pag. 123. Portava l'altro nome, al certo anteriore, diGhirân-ed-dekîkossia “Le grotte della Farina.” Al tempo di Fazzello ne avanzavan ruine e si chiamavano il Casalino;De Rebus Siculis, deca I, lib. X, cap. 1. Su l'abbadia che fu in parte distrutta dai tremuoti del 1693, si veggano, oltre il Fazzello, i diplomi del XII secolo presso Pirro,Sicilia Sacra, p. 396, 456, 977, 1004. Si riscontri D'Amico,Lexicon Siciliæ Topograficum, tomo II, alla voceManiacis.
941.Si confrontino: Cedreno, tomo II, p. 522,Vita di San Filareto, l. c.; Malaterra, lib. I, cap. 4;Cronica di Roberto Guiscardo, presso Caruso,Bibliotheca Sicula, p. 832, lib. I, cap. V, p. 266, della versione francese. Questa Cronica dà molto diversa, e manifestamente imaginaria, la postura dei luoghi e le circostanze della battaglia. Al par che Malaterra la dice guadagnata dai soli Normanni. La data si scorge dall'ordine in che pone questo fatto il Cedreno nel 6548 (1039-1040) e dal ritorno del Catapano Doceano in Terraferma di novembre 1040.
Secondo il monaco Nilo, il tiranno de' Barbari (Abd-Allah), dopo la fuga a cavallo, se ne tornò in Africa su picciolo legno e ridusse a casa le reliquie dell'esercito. Cedreno narra che il capitano cartaginese fuggendo giunse alla spiaggia, donde, montato sur una barchetta riparò in Affrica; facendo mala guardia su la costiera l'ammiraglio bizantino, cui Maniace avea raccomandato d'impedir la fuga. Chi suppose così fatta precauzione di Maniace, ignorava al certo che Traina giace a più di trenta miglia dal mare e che sorgevi di mezzo l'altissima giogaia di Caronia. Da un'altra mano, gli annali arabi portano che Abd-Allah fu cacciato in Affrica per sollevazione dei Musulmani di Palermo, come si narrerà nel seguente Capitolo. Indi è chiaro che il biografo di San Filareto, e molto più la tradizione bizantina riferita dal Cedreno, confusero in un solo due fatti distinti, cioè la sconfitta di Traina che costrinse Abd-Allah a rifuggirsi in Palermo e il tumulto di Palermo che lo cacciò in Affrica.
942.Amato lo dice: “Arduyn servicial de Saint-Ambroise archevesque de Milan;” Leone d'Ostia “Arduinus quidam Lambardus (cioè della Lombardia d'oggidì) de famulis scilicet Sancti Ambrosii;” Malaterra “Arduinum quendam Italum;” Lupo Protospatario “Arduinus Lombardus;” Cedreno “Arduino.... signore independente di un certo paese (Ἀρδουῖνον.... χώρας τινὸς ἄρχοντα, καὶ ὑπὸ μηδενὸς ἀγόμενον).” In questo medesimo passo, tomo II, p. 345, Cedreno dice positivamente che la compagnia normanna era capitanata da Ardoino, talchè si riscontra con Guglielmo di Paglia, lib. I,Inter collectos erat Hardoinusetc. e colChronicon Breve Northman., presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo V, p. 278, che dice assalita la Puglia il 1041 dai Normanni,duce Hardoino: Tutte le circostanze dei presente fatto e dell'ordinamento a Melfi, provan lo stesso. Amato, Malaterra e gli altri scrittori di parte normanna aman meglio a far capitano della compagnia Guglielmo Braccio di ferro, che nel 1038 conducea probabilmente uno squadrone e che arrivò al sommo grado nel 1043.
943.Amato, lib. II, cap. XVI e Leone d'Ostia, lib. II, cap. 66, quasi con le stesse parole di lui, scrivono che Ardoino, preposto dai Bizantini al governo di varie città di Puglia dopo la ingiuria ricevuta in Sicilia della quale si volea vendicare, accarezzasse e suscitasse occultamente i popoli alla rivoluzione. Il fatto si dee tener vero, ma si dee porre innanzi l'impresa di Sicilia; perchè è impossibile, con tutta la corruzione del governo bizantino, che fosse stato affidato quell'oficio ad Ardoino dopo la diserzione; e d'altronde non lascia luogo a tal fatto il breve tempo che corse tra la fuga della compagnia dall'esercito di Sicilia e la occupazione di Melfi. Amato, che ignorava le date e i particolari, cadde facilmente in quest'anacronismo. Ardoino sembra della nobiltà minore che si sollevò il 1035 contro l'arcivescovo di Milano e fu vinta. È verosimile parimenti ch'egli ed altri rifuggiti e stranieri avessero fatto una compagnia di ventura, e che innanzi il 1038, trovandosi ai soldi dei Bizantini, gli fosse stato affidato il comando militare di qualche città di Puglia.
944.Si confrontino: Malaterra, lib. I, cap. VIII; Amato, lib. II, cap. XIV a XVIII; Guglielmo di Puglia, lib. I,Cumque triumphatoetc, Cronica di Roberto Guiscardo presso Caruso,Bibliotheca Sicula, p. 832, e nella versione francese, lib. I, cap. V; Leone d'Ostia, lib. II, cap. LXVII; Cedreno, tomo II, p. 545. Queste autorità differiscono molto nei particolari del torto fatto alla compagnia, ed altri ne dà la colpa a Maniace, altri a Michele Doceano, succedutogli nel comando in Italia. Ho seguito a preferenza il Malaterra, la cui narrazione è più verosimile e s'incatena meglio con gli altri fatti.
945.Cedreno che narra più distinto questo fatto, suppone fuggito il capitan musulmano a dirittura verso l'Affrica, e che Maniace si adirò tanto con l'ammiraglio perchè appunto gli avea commesso di guardar ben la costiera che nessuno campasse da quella via. La postura di Traina, la testimonianza del monaco Nilo e quella degli annalisti arabi che ho notato di sopra (pag. 388, nota 1), dimostrano che la colpa fu d'averlo lasciato imbarcare in qualche punto della costiera e navigare verso Palermo. Indi ho notato i due luoghi nei quali più probabil è ch'egli entrasse in nave. Evidentemente Cedreno e il monaco Nilo presero il principio e la fine della fuga d'Abd-Allah e trascurarono i fatti intermedii, che soli possono spiegare la collera di Maniace.
946.Cedreno, tomo II, p. 522, 523.
947.Fazzello, deca I, lib. IV, cap. I, afferma senz'altra prova, che Maniace edificò il castello, e aggiugne ch'ei fe' gittare in bronzo i due arieti i quali stettero in su la porta del castello fino al 1448, quando piacque ad un marchese di Geraci d'adornarne un suo palagio a Castelbuono. Confiscati per ribellione d'un altro marchese di Geraci, gli arieti vennero in Palermo; si tramutarono d'uno ad altro edifizio; e fino al 1848 si videro in una sala della reggia. Ma, presa questa dal popolo, un degli arieti si trovò spezzato, com'e' par da una palla di cannone; e il Comitato di governo collocò l'altro nel Museo dell'Università. La fattura mi sembra antica più tosto che bizantina.
948.Amato, lib. II, cap. IX; Leone d'Ostia, lib. II, cap. LXVI.
949.Cedreno, tomo II, p. 523.
950.Secondo gli Annali di Bari, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 54, Doceano, reduce di Sicilia, entrò in Bari di novembre 1040. (Scritto 1041, perchè il nuovo anno si contava dal 1º settembre.)
951.Erroneamente si è inferita la occupazione di Palermo dal verso di Guglielmo di Puglia, lib. I,Premia militibusReginasolveret urbe. Il cronista vuol dire Reggio, non “la città regia.”
952.Annali di Bari, l. c.
953.Cedreno, tomo II, p. 523.
954.Si confrontino gliAnnali di Bari, e Lupo Protospatario presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 54, 58, con Cedreno, tomo II, p. 525.
955.Κεκαμένος.
956.Cedreno, solo autore di questa tradizione, dice aggiunti rinforzi cartaginesi alla leva in massa di Sicilia e capitanata l'oste dall'emiro Apolofar. Mi sembrano sbagli di parole: che ignorando la morte di Akhal e sapendo lì l'emir di Sicilia, i Bizantini abbiano scritto il nome di Apolofar; vedendo i disertori berberi, li abbiano deffinito ausiliarii cartaginesi. Leggeransi nel cap. XII i fatti seguíti tra i Musulmani dal 1040 al 1042, pei quali credo si possa accettare dalla tradizione di Cedreno la qualità del capitano emir di Sicilia, mutare la persona e sopprimere la uccisione. Il Martorana, tomo I, p. 141, ben s'appose al nome di Simsâm; se non che lo fece andare in Egitto e tornare con rinforzi del califo fatemita, che sono sogni del Rampoldi,Annali Musulmani, 1040.