Chapter 34

848.Hedaya, lib. LII, cap. I, tomo IV, p. 473.849.Mawerdi,Ahkâm-Sultanîia, lib. XIII, p. 250, chiama coteste condizionimostahekk, cioè “necessarie,” e nota non esser uopo di stipolarsi espressamente. Le altre che seguono son dette da luimostahebb, ossia “volontarie,” e dipendono da patti espressi.850.In peso di metallo tornerebbe a lire 28, 80.851.Tratterò largamente questa materia e il diritto di proprietà territoriale nel cap. I del Libro III, abbozzando gli ordini della colonia musulmana di Sicilia.852.Tra le condizioni che si dicono stipolate coi figliuoli di Witiza, in premio d'avere tradito Rodrigo alla giornata del Guadalete, si legge che andassero esenti dall'obbligo di alzarsi alla entrata o uscita dei Musulmani. Ibn-abi-Fiadh, citato da Ibn-Scebbât, MS. di M. Rousseau, p. 98.853.Il dritto si stabilì in cotesti termini, non ostante che Omar avesse stipolato, com'egli è indubitabile, il divieto della restaurazione.854.Su questo diritto veggasi l'Hedaya, lib. LII, cap. VI, tomo IV, p. 534, seg.; e D'Ohsson,Tableau général de l'Empire Ottoman, tomo V, p. 120, seg. È inutile aggiungere che in oggi tutte le Chiese cristiane in Oriente posseggono beni.855.Ho compilato questa esposizione su le autorità seguenti: Accordo di Omar coi Cristiani di Siria, secondo Ibn-Khaldûn, sezione IV, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 742 quinquies, tomo IV, fog. 181 recto, seg.; Mawerdi,Ahkâm-Sultanîia, lib. XIII, p. 250, seg.; Kodûri e Sîdi-Ali-Hamdâni, testi arabi pubblicati dal Rosenmuller,Analecta Arabica, p. 13, seg., il primo, e 20, seg., il secondo; Statuti promulgati in Egitto l'anno 700 (1300), secondo Ibn-Khaldûn, l. c.;Fetwa(ossia avviso legale), di Ibn-Nakkâsc (scritto Naqquâch), dottore, morto al Cairo il 1362. Una versione francese di questofetwaè stata pubblicata da M. Belin nelJournal Asiatique, série IV, tomo XVIII, p. 417, seg., (1851), e tomo XIX, p. 97, seg., (1852);Hedaya, lib. IX, cap. VIII, tomo II, p. 211, seg.; D'Ohsson,Tableau général de l'Empire Ottoman, tomo V, p. 104, seg. Ho tolto via le condizioni di poco momento, e quelle che mi sembravano dipendenti da circostanze locali.Correndo tante copie diverse dello accordo di Omar, ch'è tipo di tutti gli altri, parmi bene fare un sunto esatto del testo che ne dà Ibn-Khaldûn nel luogo citato, il quale mi sembra più compiuto di quanti se ne leggono qua e là, non escluso il testo di Kodûri. Lo credo altresì degno di attenzione per la bizzarra forma diplomatica, e perchè vi si trova il nome dei Cristiani di Egitto oltre quei di Gerusalemme e la assimilazione degli ortodossi agli scismatici.“Questo è uno scritto indirizzato al Servo di Dio Omar dai Cristiani di Siria e d'Egitto. Quando veniste a noi, vi chiedemmo l'amân per le nostre persone, figliuoli, beni e gente di nostra religione; onde stipulammo di non fabbricare nelle nostre città o nei dintorni alcun novello monastero, nè chiesa, nè romitaggio, nè riparare quelli che andassero in rovina nelle strade abitate da Musulmani. Stipulammo di più di lasciar entrare in quegli edifizii i capi e i viandanti, e dar ospizio e vitto per tre dì ad ogni Musulmano che ce ne richiedesse. Inoltre abbiamo pattuito di astenerci dalle cose seguenti:“Dare ricetto nelle chiese e case a spie che venissero ad esplorare le faccende dei Musulmani;“Leggere il Corano ai nostri figliuoli;“Promuovere la nostra religione facendo proseliti;“Attraversare i nostri parenti che volessero farsi Musulmani.“Di più, permetteremo ai Musulmani di sedersi nelle nostre brigate; e alla entrata loro ci leveremo in piè“Non imiteremo lor fogge di vestimento, berretti e turbanti.“Non piglieremo lor nomi nè soprannomi.“Non monteremo a cavallo con sella.“Non cingeremo spada nè altre armi.“Non terremo suggelli con leggende arabiche.“Raderemo i capelli su la fronte.“Riterremo le nostre attuali fogge di vestire, ove il potremo.“Cingeremo ai fianchi il zunnar (cintura di cuoio).“Non mostreremo le croci.“Non apriremo fogne nelle strade o mercati dei Musulmani.“Non suoneremo le tabelle in alcuna città abitata da Musulmani.“Non usciremo coi nostri doppieri, nè i nostri taghût (idoli).“Non faremo piagnistei pei morti.“Non li porremo presso i Musulmani.“Non accenderemo fuochi nelle strade o mercati di Musulmani.“Non prenderemo appo di noi gli schiavi appartenenti a Musulmani.“Non cercheremo di guardare entro le case dei Musulmani.“Non inalzeremo le nostre (più delle loro).”Omar, lette tali proposizioni, aggiunse: che non battessero alcun Musulmano; che stipulassero per sè e loro correligionarii (solidariamente); e che, accettato l'amân a cotesti patti, chiunque li trasgredisse, non fosse più tenuto come dsimmi, rimanendo fuor della legge. Di più, estese l'amân ai dissidenti (cristiani), e scrissevi: “Omar accorda quanto chieggono.”856.Veggansi l'amân di Omar in fine della nota precedente, e il passo di Mawerdi qui appresso, p. 481, nota 1.857.Veggasi Depping,Histoire du Commerce, etc., tomo II, cap. VII.858.Hedaya, lib. LI, tomo IV, p. 459.859.D'Ohsson,Tableau généraletc., tomo V; Hamilton, Prefazione all'Hedaya, tomo I, p.XXXIV.860.“E quand'essi facciano scisma in religione, o contendano su loro ortodossia, non siano molestati nè costretti a palesare qual credenza tenessero. Nelle cause loro, se adiscano lorohâkim(magistrato in generale) non ne siano impediti; ma se richieggano il nostrohâkim, questi giudichi secondo ragion musulmana, e gli accusati subiscano le pene che fossero per meritare. Chi poi abbia violato il patto (di vassallaggio), ne soffra le conseguenze, e sia tenuto come nemico.” Così Mawerdi,Ahkâm-Sultanîia, lib. XIII, p. 252.861.La giurisdizione dei consoli europei in Oriente è fondata su lo stesso principio del compromesso. L'hanno convalidato ed esteso i trattati; nel medio evo, per interesse commerciale; poscia, per necessità politica dei principi musulmani.862.La voce'abd, che si adopera in senso mistico, come sarebbeAbd-Allah(servo di Dio), e che nel Corano designa anche gli schiavi, fu poi ristretta dall'uso ai Negri. I Bianchi, oltre le due denominazioni che ho dato, si chiamavano talvoltagholâm, che propriamente significa “garzone.”863.Libro I, cap. III, p. 63.864.Corano, sura IV, verso 40.865.Corano, sura XXIV, verso 33.866.Hedaya, libro XLIX, cap. I, tomo IV, p. 277.867.Hedaya, lib. IV, cap. VII, e lib. VI, cap. III, tomo I, p. 332 e 500.868.Hedaya, lib. V, cap. VII, tomo I, p. 478, seg.869.Mishcat-ul-Masabih, lib. XIV, cap. I, tomo II, p. 163.870.Veggansi l'Hedaya, lib. XLIX, cap. II, tomo IV, p. 279 e 283; e Beidhawi,Comento del Corano, testo arabico, tomo I, p. 99, sul verso 173 della sura II, ove si legge che Maometto una volta fe' vergheggiare e bandì per un anno un Musulmano uccisore del proprio schiavo. La ragione non spiegata dai giuristi musulmani, mi sembra pur evidente. La legge non ammetteva azione pubblica per l'omicidio; e l'azione privata, nel caso d'uno schiavo ucciso dal padrone, apparteneva allo stesso omicida.871.Hedaya, lib. XLIV, tomo IV, p. 126; D'Ohsson,Tableau général de l'Empire Ottoman, lib. III, tomo IV, p. 276.872.Veggasi D'Ohsson, op. c., lib. VI, tomo VI, p. 58; e su i varii modi e gradi dell'emancipazione tutto il libro V dell'Hedaya, tomo I, p. 419, seg.873.Nella guerra civile del 938, si vede avvolto un gran numero di città o castella del Val di Mazara. Indi è probabile che in ciascuna stanziassero colonie musulmane, almen da una o due generazioni.874.Dall'867 in poi non si leggono scorrerie dei Musulmani in Val di Noto, fuorchè nel territorio di Siracusa; e ciò porta a supporre la condizione di vassallaggio, parendo difficile che città tributarie non avessero tentato di spezzare il freno. Nelle guerre civili della prima metà del decimo secolo non è nominata alcuna città del Val di Noto; ma nella guerra civile del 969 si parla della regione di Siracusa.875.S'ignora la data, che in vero non potè essere precisa. L'Assemani,Italicæ Historiæ Scriptores, tomo III, p. 475, la riferisce al 737.876.Non ricorderò le opinioni messe fuori dal Pirro,Disquisitio de Patriarca Siciliæ, nellaSicilia Sacra, p.LXXV, seg., e da parecchi altri eruditi palermitani, messinesi e di varie città, che rabbiosamente e puerilmente si azzuffavano a proposito dei sognati metropolitani dell'isola avanti l'VIII secolo. Veggasi bene il Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, dissertazione II, p. 413, seg. L'autore fu indegnamente perseguitato, perchè dimostrò un fatto storico: ma oggi nella Chiesa Siciliana non vi ha chi dissenta da lui.Il catalogo delle Chiese siciliane e il grado dei metropolitani si ritraggono dall'editto degli imperatori bizantini, noto agli eruditi sotto il titolo diDispositio, e attribuito a Leone il Sapiente, ma di certo pubblicato con vario tenore in varii tempi, dall'VIII al XIII secolo. Io ho messo insieme i nomi che si trovano in due esemplari, probabilmente l'uno del principio, e l'altro della fine del IX secolo, dei quali uno si legge presso il Di Giovanni, op. c., diploma CCXCII, p. 341, e presso l'Assemani, op. c., tomo III, p. 490, e il secondo nello stesso volume dell'Assemani, p. 493. L'ordine delle città, con poche eccezioni, è nel primo diploma quello che incontrerebbe chi girasse la costiera di Sicilia uscendo da Siracusa per a mezzogiorno; e nel secondo diploma, al contrario, di chi movesse per a settentrione. Nel primo, inoltre, manca Lentini, e Triocala è detta Cronio; nel secondo non si leggono nè Lipari, nè Trapani, e Catania va tra i suffraganei di Siracusa. Le varianti di altri esemplari, tratte da moltissimi codici della Vaticana, si leggono presso l'Assemani, op. c. p. 475 a 531.Sono apocrife le notizie dei metropolitani di Messina e di Palermo nell'ottavo e nono secolo, com'è provato dall'Assemani, l. c., p. 497 seg., e dal Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, p. 399.Il titolo di arcivescovo di Taormina, dato in alcuni MSS. di omelie a Teofane Cerameo, come si dirà in questo medesimo capitolo, non basta a dimostrare che quella sede fosse stata metropolitana.877.Il Buscemi, nel lavoro di cui or ora si dirà, novera 34 MSS. in alcune Biblioteche d'Europa. Non mi par ch'egli abbia notato tutti quelli della Biblioteca imperiale di Parigi, che sono i seguenti: Ancien Fonds 572, 760, 772, 1021, 1183, 1184, 1185, 1185 A, 1206, 1207; Supplément grec, ni34 e 371 del catalogo MS. di M. Hase, e nº 277 dellaBibliotheca Coisliniana. Nessuno di questi MSS. è più antico del XIII secolo. Molti non contengono che una sola omelia. Aggiungansi i codici della Biblioteca di Vienna, notati nel Catalogo di Nessel, parte 1, p. 163, 276, 360, 386, ni82, 189, 257 e 279.878.Filosofo, era titolo di oficio ecclesiastico, al par checantore. Si trova nei diplomi delle Chiese Siciliane del XII e XIII secolo.879.Sapientissimi et eloquentissimi Theophanis Ceramei,Archiepiscopi Tauromenitani,Homiliæetc.,Lutetiæ Parisiorum 1644, in-folio, greco e latino. Il Baronio, il Gaetani e altri eruditi avean dato alcuna di coteste omelie, e alcun'altra era tradotta, ma non pubblicata, quando lo Scorso, col favore di parecchi MSS., corresse e compiè la versione, e la diè alla luce insieme col testo. Le premesse una gonfia dedica alla città di Taormina; una confusa dissertazione biografica e critica; e sparse molta inutile erudizione nelle note.880.Cave,Scriptorum Eccles. Historia Litteraria, tomo II, p. 132. La data del 1040, che l'autore assegna a re Ruggiero, è sbagliata d'un secolo.881.Il Buscemi morì giovane or son pochi anni, dopo avere pubblicato una biografia di Giovanni di Procida e molte dissertazioni, illustrazioni di diplomi, e articoli di giornali, aggirandosi sempre sulla storia di Sicilia del medio evo. Ricercatore infaticabile, esperto a diciferare manoscritti, erudito nelle cose sacre; ma ellenista così così, critico alla grossa, faccendiere, parteggiante, e però di rado imparziale, il Buscemi recò pur molto giovamento agli studii storici in Sicilia, se non altro perchè rimestava i materiali.Il suo lavoro su Teofane Cerameo, pubblicato nelGiornale Ecclesiastico di Sicilia, Palermo 1832, n'empie le prime 48 pagine. Contiene accurate notizie bibliografiche e un indice alfabetico dei principii delle omelie, ove sono messe insieme le pubblicate dallo Scorso e le manoscritte di Madrid, secondo il catalogo d'Iriarte. Del rimanente, il Buscemi non mostra nè buona critica nè gusto in questa monografia. Son lieto d'intendere che Pietro Matranga, dotto ellenista siciliano e Scrittore della Vaticana, abbia preso a fare ricerche e studii su le Omelie di Teofane Cerameo. Così possiamo sperare su questo argomento un lavoro profondo e compiuto.882.Codex Siciliæ Diplomaticus, p. 316 e 410. Il Di Giovanni bene avvisò che il Teofane monaco, al quale si vede indirizzata una epistola di Fozio, non poteva essere l'arcivescovo di Taormina. Ma troppo facilmente ei suppone due arcivescovi di Taormina, Teofane e Gregorio, vissuti l'un prima e l'altro dopo il conquisto musulmano.883.Quelle notate dallo Scorso coi ni55, 26 e 6, e le inedite del MS. di Madrid, ni36 e 67.884.Fu fondato il 1094.885.La 6ª della edizione di Scorso. Il titolo di cantore si legge nel MS. di Madrid.886.La 55ª della edizione di Scorso.887.Il Buscemi immaginò che Teofane avesse mutato nome quattro o cinque volte, e portato successivamente tutti quelli che si leggono nei MSS. La usanza di prendere altro nome insieme con l'abito di frate, è notissima; ma basta solo a spiegare il primo cangiamento.888.Secondo me, tutte quelle di cui si legge nel MS. di Madrid “Recitata dal pulpito dell'arcivescovado,” che sono ventisei pubblicate, e tre inedite. E ciò perchè somigliante avvertenza è fatta per alcune delle omelie appartenenti senza dubbio al IX secolo. Non saprei far conghiettura su l'epoca di molte altre. In alcune si legge soltanto la festa in cui furono recitate; in altre, il nome della chiesa e non della città. La inedita del MS. di Madrid, nº 79, fu recitata a Reggio. La 51ª della edizione dello Scorso fa cenno d'un Musulmano che avesse durato una tempesta insieme con l'autore nello stretto di Messina; ma così fatto accompagnamento potea avvenire nel IX, come nel XII secolo.889.Omelia 11ª nella edizione dello Scorso. Quella del MS. di Madrid, nº 40, ha la postilla: “Recitata dal pulpito dell'arcivescovado al ritorno in Sicilia.”890.Ἀχειρότευκτον. Forse si tenea venuta dal cielo; reliquia da rivaleggiare con la lettera della Madonna ai Messinesi.891.Accenna a Sabbatio, il cui nome troviamo presso gli scrittori bizantini. Tenea costui lo stesso romitaggio di un altro furbo che avea presagito lo impero a Leone l'Armeno. Consultato di nuovo l'oracolo da messaggi di Leone già fatto imperatore, Sabbatio gli mandò a dir villania, e che non sperasse nulla di bene, fin tanto che adorasse gli Idoli. Leone allora volle andare travestito a parlargli; e Sabbatio, che n'avea avuto avviso da un cortigiano, gliene sciorinò tante più; si fece credere ispirato, ec. Veggansi Theophanes continuatus, lib. I, cap. XV e XVI; Symeon Magister, De Leone Armeno, cap. III.892.Omelia 20ª, nella edizione di Scorso. L'oratore qui fa menzione della effigie di Maria dipinta da San Luca con la cera e i colori, che si conservava tuttavia in Costantinopoli; p. 129. Il Baronio,Annales Ecclesiastici, anno 842, diè uno squarcio di questa omelia.893.Omelia 6ª, p. 26, e omelia 40ª, p. 288. Nella prima, il MS. di Madrid nota essere stata recitata dal pulpito arcivescovile. Quivi la invocazione è per gli imperatori al plurale; e nella seconda, al singolare: sembrano dunque composte, l'una avanti, e l'altra dopo l'854.894.Omelia 13ª della edizione di Scorso, p. 80. Al tempo di re Ruggiero v'erano tuttavia molte popolazioni musulmane in Sicilia; ma il predicatore li avrebbe chiamato sudditi, non vicini.895.Πόλιν ταύρου καὶ μενείας.896.Omelia 57ª della edizione dello Scorso, p. 385: Ὁί τε γὰς τῆς ὰσεβοῖς προέχοντες πόλεως, τουτέστιν ὁί επὶ κακία περιφανέστεροι.897.Omelia 58ª della edizione di Scorso. Questo linguaggio non si usava certamente dal pulpito sotto il regno di Ruggiero.898.Ὀύτε τῆν σκάφησιν. Da questa voce greca par derivata la voce “scalzare” che si pronunzia in dialetto sicilianosquasari, e si usa particolarmente parlando delle viti. Credo pertanto che l'autore qui alluda alla cultura delle vigne.899.La decenza del nostro secolo non permette di tradurre litteralmente la frase di “cavalli θηλυμανείς,” che è tolta da Geremia, cap. V, v. 8.900.Infatti, nella omelia 21ª della edizione di Scorso si trovi una ammonizione a cessare i litigii, e non giurare. Nè di questa nè della omelia 62ª si ritrae dove fossero state recitate.901.Omelia 62ª della edizione di Scorso.902.Tale è il giudizio del Cave,Scriptorum Eccles. Historia Litteraria, tomo II, p. 132; del Fabricio,Bibliotheca Græca, tomo X, p. 232; per non dir nulla di quello dello Scorso, che assai men vale. Pure il gesuita palermitano, scrivendo egli stesso sì gonfio, riprendea Teofane di ampollosità.903.Codice CCXXII della Biblioteca di Torino, e CCXXIX di quella di Vienna, citati dal Buscemi, p. 13, dal quale tolgo questa notizia. Il MS. di Vienna or citato si trova nel catalogo di Daniele de Nessel, parte I, p. 163.Codd. Theolog., nº LXXXII.904.Così pensa l'Autore dellaContinuazione di Teofane.905.Metodio, al dir dellaContinuazione di Teofane, si difese in pien tribunale la questo modo:Paulum se a throno subrigens, sinumque ad se colligens, verenda nuda ostendit, miraculo arefacta.Raccontò poi il miracolo; cioè, che sendo a Roma, e pregando San Pietro di liberarlo dagli stimoli della concupiscenza, gli apparve l'Apostolo in sogno, edeam tangendo partem, libidinis sensum omnem extinxit. Sì indecenti erano que' bacchettoni!906.Si riscontrinoTheophanes continuatus, lib. II, cap. VIII; lib. III, cap. XXIV; lib. IV, cap. III, VI, X; Symeon Magyster,De Theophilo, cap. XXII, XXIII, XXIV, eDe Michaele et Theodora, cap. I, III, IV; Georgius Monachus,De Michaele et Theodora, cap. I, II, III;Acta Sanctorum, 14 giugno, p. 960 a 973, e le altre autorità citate dal Mongitore,Bibliotheca Sicula, tomo II, p. 66, seg.; e Le Beau,Histoire du Bas-Empire, lib. LXVIII, § 28; LXIX, § 24; e LXX, § 4, 5, 7, 14.907.I documenti e scrittori papalini, i soli che abbiamo sul fatto suo, lo chiaman sempre vescovo; non ammettendo la novella dignità metropolitana.908.Nicetæ PaphlagoniiVita Sancti Ignatii, ec., greca e latina, presso il Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo VIII, p. 1199, lo dice “gravato a Costantinopoli di qualche accusa (ὲπ’ ενκλήμασι δὲ τισιν) e condannato da Roma per infrazione ai canoni.” Ma la epistola di Niccolò I, del 13 novembre 866, nello stesso tomo, p. 326, smentisce la seconda asserzione. Simeone,De Michaele et Theodora, cap. XXXII, lo dice deposto già dal patriarca Metodio, per avere ordinato (forse vescovo di Taormina) uno Zaccaria, inviato di Metodio alla corte di Roma, e per altri falli. E tal deposizione è smentita da Niceta, che l'attribuisce appunto al patriarca Ignazio. Insomma, alla esaltazione di costui, Gregorio era accusato, e non altro.909.Niceta, op. c., p. 1199. Il gesuita tirolese Rader, che scrisse nel decimosettimo secolo, non so per che vezzo, rendea questa frase:et improbitatem illius probi Siculi. Il testo ha: καὶ μνησικακίαν τοῦ δεινοῦ εκείνου Σικελοῦ.910.Καθηγητὴς καὶ ἱεροτελεστὴς.911.Ζωγράφος.912.Niceta, op. c., p. 1226. L'autore aggiugne che il volume fu poi preso in casa di Fozio, presentato al Concilio dell'867, e dato alle fiamme.913.Si fa menzione di questo appello nelle epistole di Niccolò I, presso Labbe, op. c., tomo VIII, niVII, VIII, IX, XI, p. 288, 289, 303, 320, 326, 335, 375, e in altri atti pontificii, a p. 1274, 1283, 1295, 1332. Tutti son dati in un tempo in cui la prima accusa contro Gregorio si confondea con quella, assai più grave, di aver fatto parte del concilio di Costantinopoli dell'861. Veggansi anche Niceta, op. c., p. 1199; e Baronio,Annales Ecclesiastici, an. 854.914.Niceta, op. c., p. 1199.915.Questo fatto si legge nel secondo decreto del Concilio di Roma, dell'863, presso Labbe, vol. c., p. 1322; e Baronio,Annales Ecclesiastici, an. 863.916.Veggasi la epistola nº VIII di Niccolò, presso Labbe, vol. c., p. 298.917.Sarebbe inutile di accumulare citazioni sul notissimo fatto dello Scisma, che si ricava dagli atti dei Concilii, dalla Vita di Sant'Ignazio, ec.918.Veggansi le loro risposte nelle due diverse compilazioni degli atti di questo Concilio, l'una greca, l'altra latina, presso il Labbe, vol. c., p. 1061 e 1307, 1311, seg.919.Niceta, op. c., p, 1258; Baronio,Annales Ecclesiastici, an. 878.920.Il biografo mette i nomi di San Gregorio Decapolita e di Leone, senza dubbio l'Armeno. Ma questi morì prima che i Musulmani occupassero la Sicilia. Perciò, se non è bugiardo il fatto, van corretti i nomi.921.San Niccolò, apparsogli in sogno, gli diè a mangiare uno scritto di squisito sapore, e di tanta virtù, che le catene si sciolsero, le mura si aprirono, e San Giuseppe si vide trasportato per aria a Costantinopoli.922.Così dice Symeon Magister,De Theophilo, cap. XX.923.Theophanes continuatus, lib. IV, cap. XXVI e XXVII. L'anonimo cronista riferisce la fondazione a Barda, ma ricorda espressamente che la ristorazione degli studii fosse cominciata prima.924.Theophanes continuatus, lib. IV, cap. XXIX.925.Gibbon,Decline and Fall, cap. LIII.926.Due compilazioni v'hanno della biografia di San Giuseppe Innografo, pubblicate, l'una dal Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 43, seg., e dai Bollandisti,Acta Sanctorum, 3 aprile, p. 266, seg.; l'altra, dai soli Bollandisti, l. c.; e il testo greco della prima, corretto sopra un MS. Vaticano, si trova in fin del volume loro, p.XXXIV. L'originale si crede scritto da un diacono Giovanni, su le notizie che gli forniva un Teofane, discepolo dell'Innografo. Oltre i miracoli, vi ha sbagli madornali di cronologia: seguendo i quali, il P. Gaetani fe' vivere l'Innografo 170 anni. I Bollandisti ne diffalcarono un secolo; ma tuttavia non tolsero la contraddizione del biografo che portava Giuseppe fuggito di Sicilia fanciullo dopo la occupazione musulmana, la quale cominciò l'827, e fatto già sacerdote ai tempi di Leone l'Armeno, che morì l'820. La morte di San Giuseppe Innografo è riferita per conghiettura all'883.927.Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo I, p. 128, seg. e Bollandisti,Acta Sanctorum, 18 giugno, tomo III (di giugno), p. 596, seg., ove leggonsi pochi frammenti del testo greco. Il Gaetani, seguíto in ciò dai Bollandisti, riferì la composizione dell'inno all'870.928.Schoëll,Histoire de la Littérature grecque profane, versione francese del 1824, tomo IV, p. 48.929.Veggasi Cedrenus, edizione di Bonn, tomo I, p. 4 e nota, nel tomo II, p. 748. Cedreno il chiama ὁ Σικελιώτης, e un altro MS. vi aggiugne διδάσκαλος. Secondo il luogo che gli assegna Cedreno, costui sarebbe vivuto verso la fine del X secolo.930.Danielis de Nessel,Catalogus.... Bibl. Vindobonensis(1690), parte I, p. 14, nº X, § 3.931.Vossius,De Historicis Græcis(Leyde, 1650), lib. IV, cap. XXI, p. 499; esattamente citato dal Mongitore,Bibliotheca Sicula, p. 313.932.Histoire de la Littérature grecque profane, versione franc. del 1824, tomo VI, p. 370.933.Questo elogio funebre, che porta il nome dell'autore, fu tradotto in latino sul testo greco del monastero del Salvatore di Messina, e pubblicato dal Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 52, seg., e con molte correzioni dai Bollandisti,Acta Sanctorum, 31 gennaio.934.Petri SiculiHistoria de Manichæis, versione latina di un MS. della Vaticana, nellaMaxima Bibliotheca Patrum, tomo XVI. Veggansi anco, su le persecuzioni dei Pauliciani,Theophanes continuatus, lib. IV, cap. XVI; e Gibbon, Decline and Fall, cap. LIV.935.Nella versione pubblicata dal Gaetani si legge Genicus, e si spiega “riscuotitore.” E veramente il verbogenaha significato di “raccogliere,” e il derivatogenâiavale “multa” e “tassa in generale;” come l'ha notato il Quatremère,Histoire des Sultans Mamlouks, tomo I, p. 199.Gênisignificherebbe appuntocollector.936.Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 59.937.Il biografo dice che morisse il 904, ottuagenario; il che significa soltanto che s'avvicinava agli ottanta.938.Nella versione latina si leggefuco et cerussa. Si sa che questo è il bianco di piombo; l'altra è espressione vaga. Se nel testo greco si trovasse, com'è probabile, φῦκος, indicherebbe il rosso cavato da una specie d'alga.939.Calamistrum.940.La leggenda attribuisce l'accusa aiprincipali ismaeliti; dice che fu portata al califo (ameramnem), e che contenea due rubriche, 1º dispregio del Profeta e dei suoi vaticinii; 2º “predicare una novella religione, e sostenere il figliuol di Maria coeterno e consustanziale a non so che Spirito e al padre.” Or questo non mi pare nè linguaggio da Musulmani, nè invenzione del biografo. Non ostante qualche difficoltà, che sparirebbe forse se avessimo il testo greco, l'accusa sembra scritta dai fanatici della Chiesa Copta; e però la persecuzione seguita in Egitto. Alla stessa conchiusione porterebbe il fatto della liberazione ordinata dalgovernatore della provincia, non ostante il richiamo al califo.941.Cap. X, p. 411, seg.942.Leggasi nella biografia citata presso il Gaetani, tomo II, pag. 67, 68.943.Il biografo dice che Sant'Elia venne in Palermo; che, partita quinci alla volta di Reggio l'armata musulmana, ei ritenne i Reggini i quali volean fuggire; e poi che da Palermo andò a Taormina. Se non v'ha qualche confusione nel testo, potrebbe supporsi ch'ei fosse tornato in Palermo, forse con l'armata bizantina, e di lì ito a Taormina.944.Questo fatto è dato come contemporaneo alla sconfitta di Barsamio presso Taormina che seguì nell'881. Veggasi il Capitolo X, pag. 417.945.Così nel testo greco, presso i Bollandisti, agosto, tom. III, p. 508. Nella versione latina si leggeXVI kalendas augusti, che torna al 17 luglio, e si additerebbe meglio al caso di Tessalonica, seguito pochi giorni appresso.946.Vita anonima di Santo Elia il giovane, tradotta sopra un MS. greco del monastero del Salvatore di Messina, e pubblicata dal Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 63, seg., e dai Bollandisti,Acta Sanctorum, 17 agosto, p. 483, seg. Non ho atteso alle note cronologiche delle due edizioni, trovando guida più certa nelle date della occupazione del sobborgo di Castrogiovanni e della espugnazione di Tessalonica. Ho tralasciato la ripetizione di molti miracoli, e il minuto ragguaglio della traslazione del corpo di Sant'Elia in Calabria.947.Questa biografia latina, cavata da MSS. di Palermo, Mazara e Corleone fu pubblicata dal Gaetani,Vitæ ec., tomo II, pag. 80, e dai Bollandisti, con lo aiuto di un MS. di Roma,Acta Sanctorum, 1 marzo, pag. 27.948.Presso Gaetani, Vitæ ec., tomo II, pag. 84, da un MS. della chiesa palermitana.949.Op. cit., tomo II, pag. 86.950.Veggasi il capitolo IX di questo IIº Libro.

848.Hedaya, lib. LII, cap. I, tomo IV, p. 473.

849.Mawerdi,Ahkâm-Sultanîia, lib. XIII, p. 250, chiama coteste condizionimostahekk, cioè “necessarie,” e nota non esser uopo di stipolarsi espressamente. Le altre che seguono son dette da luimostahebb, ossia “volontarie,” e dipendono da patti espressi.

850.In peso di metallo tornerebbe a lire 28, 80.

851.Tratterò largamente questa materia e il diritto di proprietà territoriale nel cap. I del Libro III, abbozzando gli ordini della colonia musulmana di Sicilia.

852.Tra le condizioni che si dicono stipolate coi figliuoli di Witiza, in premio d'avere tradito Rodrigo alla giornata del Guadalete, si legge che andassero esenti dall'obbligo di alzarsi alla entrata o uscita dei Musulmani. Ibn-abi-Fiadh, citato da Ibn-Scebbât, MS. di M. Rousseau, p. 98.

853.Il dritto si stabilì in cotesti termini, non ostante che Omar avesse stipolato, com'egli è indubitabile, il divieto della restaurazione.

854.Su questo diritto veggasi l'Hedaya, lib. LII, cap. VI, tomo IV, p. 534, seg.; e D'Ohsson,Tableau général de l'Empire Ottoman, tomo V, p. 120, seg. È inutile aggiungere che in oggi tutte le Chiese cristiane in Oriente posseggono beni.

855.Ho compilato questa esposizione su le autorità seguenti: Accordo di Omar coi Cristiani di Siria, secondo Ibn-Khaldûn, sezione IV, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 742 quinquies, tomo IV, fog. 181 recto, seg.; Mawerdi,Ahkâm-Sultanîia, lib. XIII, p. 250, seg.; Kodûri e Sîdi-Ali-Hamdâni, testi arabi pubblicati dal Rosenmuller,Analecta Arabica, p. 13, seg., il primo, e 20, seg., il secondo; Statuti promulgati in Egitto l'anno 700 (1300), secondo Ibn-Khaldûn, l. c.;Fetwa(ossia avviso legale), di Ibn-Nakkâsc (scritto Naqquâch), dottore, morto al Cairo il 1362. Una versione francese di questofetwaè stata pubblicata da M. Belin nelJournal Asiatique, série IV, tomo XVIII, p. 417, seg., (1851), e tomo XIX, p. 97, seg., (1852);Hedaya, lib. IX, cap. VIII, tomo II, p. 211, seg.; D'Ohsson,Tableau général de l'Empire Ottoman, tomo V, p. 104, seg. Ho tolto via le condizioni di poco momento, e quelle che mi sembravano dipendenti da circostanze locali.

Correndo tante copie diverse dello accordo di Omar, ch'è tipo di tutti gli altri, parmi bene fare un sunto esatto del testo che ne dà Ibn-Khaldûn nel luogo citato, il quale mi sembra più compiuto di quanti se ne leggono qua e là, non escluso il testo di Kodûri. Lo credo altresì degno di attenzione per la bizzarra forma diplomatica, e perchè vi si trova il nome dei Cristiani di Egitto oltre quei di Gerusalemme e la assimilazione degli ortodossi agli scismatici.

“Questo è uno scritto indirizzato al Servo di Dio Omar dai Cristiani di Siria e d'Egitto. Quando veniste a noi, vi chiedemmo l'amân per le nostre persone, figliuoli, beni e gente di nostra religione; onde stipulammo di non fabbricare nelle nostre città o nei dintorni alcun novello monastero, nè chiesa, nè romitaggio, nè riparare quelli che andassero in rovina nelle strade abitate da Musulmani. Stipulammo di più di lasciar entrare in quegli edifizii i capi e i viandanti, e dar ospizio e vitto per tre dì ad ogni Musulmano che ce ne richiedesse. Inoltre abbiamo pattuito di astenerci dalle cose seguenti:

“Dare ricetto nelle chiese e case a spie che venissero ad esplorare le faccende dei Musulmani;

“Leggere il Corano ai nostri figliuoli;

“Promuovere la nostra religione facendo proseliti;

“Attraversare i nostri parenti che volessero farsi Musulmani.

“Di più, permetteremo ai Musulmani di sedersi nelle nostre brigate; e alla entrata loro ci leveremo in piè

“Non imiteremo lor fogge di vestimento, berretti e turbanti.

“Non piglieremo lor nomi nè soprannomi.

“Non monteremo a cavallo con sella.

“Non cingeremo spada nè altre armi.

“Non terremo suggelli con leggende arabiche.

“Raderemo i capelli su la fronte.

“Riterremo le nostre attuali fogge di vestire, ove il potremo.

“Cingeremo ai fianchi il zunnar (cintura di cuoio).

“Non mostreremo le croci.

“Non apriremo fogne nelle strade o mercati dei Musulmani.

“Non suoneremo le tabelle in alcuna città abitata da Musulmani.

“Non usciremo coi nostri doppieri, nè i nostri taghût (idoli).

“Non faremo piagnistei pei morti.

“Non li porremo presso i Musulmani.

“Non accenderemo fuochi nelle strade o mercati di Musulmani.

“Non prenderemo appo di noi gli schiavi appartenenti a Musulmani.

“Non cercheremo di guardare entro le case dei Musulmani.

“Non inalzeremo le nostre (più delle loro).”

Omar, lette tali proposizioni, aggiunse: che non battessero alcun Musulmano; che stipulassero per sè e loro correligionarii (solidariamente); e che, accettato l'amân a cotesti patti, chiunque li trasgredisse, non fosse più tenuto come dsimmi, rimanendo fuor della legge. Di più, estese l'amân ai dissidenti (cristiani), e scrissevi: “Omar accorda quanto chieggono.”

856.Veggansi l'amân di Omar in fine della nota precedente, e il passo di Mawerdi qui appresso, p. 481, nota 1.

857.Veggasi Depping,Histoire du Commerce, etc., tomo II, cap. VII.

858.Hedaya, lib. LI, tomo IV, p. 459.

859.D'Ohsson,Tableau généraletc., tomo V; Hamilton, Prefazione all'Hedaya, tomo I, p.XXXIV.

860.“E quand'essi facciano scisma in religione, o contendano su loro ortodossia, non siano molestati nè costretti a palesare qual credenza tenessero. Nelle cause loro, se adiscano lorohâkim(magistrato in generale) non ne siano impediti; ma se richieggano il nostrohâkim, questi giudichi secondo ragion musulmana, e gli accusati subiscano le pene che fossero per meritare. Chi poi abbia violato il patto (di vassallaggio), ne soffra le conseguenze, e sia tenuto come nemico.” Così Mawerdi,Ahkâm-Sultanîia, lib. XIII, p. 252.

861.La giurisdizione dei consoli europei in Oriente è fondata su lo stesso principio del compromesso. L'hanno convalidato ed esteso i trattati; nel medio evo, per interesse commerciale; poscia, per necessità politica dei principi musulmani.

862.La voce'abd, che si adopera in senso mistico, come sarebbeAbd-Allah(servo di Dio), e che nel Corano designa anche gli schiavi, fu poi ristretta dall'uso ai Negri. I Bianchi, oltre le due denominazioni che ho dato, si chiamavano talvoltagholâm, che propriamente significa “garzone.”

863.Libro I, cap. III, p. 63.

864.Corano, sura IV, verso 40.

865.Corano, sura XXIV, verso 33.

866.Hedaya, libro XLIX, cap. I, tomo IV, p. 277.

867.Hedaya, lib. IV, cap. VII, e lib. VI, cap. III, tomo I, p. 332 e 500.

868.Hedaya, lib. V, cap. VII, tomo I, p. 478, seg.

869.Mishcat-ul-Masabih, lib. XIV, cap. I, tomo II, p. 163.

870.Veggansi l'Hedaya, lib. XLIX, cap. II, tomo IV, p. 279 e 283; e Beidhawi,Comento del Corano, testo arabico, tomo I, p. 99, sul verso 173 della sura II, ove si legge che Maometto una volta fe' vergheggiare e bandì per un anno un Musulmano uccisore del proprio schiavo. La ragione non spiegata dai giuristi musulmani, mi sembra pur evidente. La legge non ammetteva azione pubblica per l'omicidio; e l'azione privata, nel caso d'uno schiavo ucciso dal padrone, apparteneva allo stesso omicida.

871.Hedaya, lib. XLIV, tomo IV, p. 126; D'Ohsson,Tableau général de l'Empire Ottoman, lib. III, tomo IV, p. 276.

872.Veggasi D'Ohsson, op. c., lib. VI, tomo VI, p. 58; e su i varii modi e gradi dell'emancipazione tutto il libro V dell'Hedaya, tomo I, p. 419, seg.

873.Nella guerra civile del 938, si vede avvolto un gran numero di città o castella del Val di Mazara. Indi è probabile che in ciascuna stanziassero colonie musulmane, almen da una o due generazioni.

874.Dall'867 in poi non si leggono scorrerie dei Musulmani in Val di Noto, fuorchè nel territorio di Siracusa; e ciò porta a supporre la condizione di vassallaggio, parendo difficile che città tributarie non avessero tentato di spezzare il freno. Nelle guerre civili della prima metà del decimo secolo non è nominata alcuna città del Val di Noto; ma nella guerra civile del 969 si parla della regione di Siracusa.

875.S'ignora la data, che in vero non potè essere precisa. L'Assemani,Italicæ Historiæ Scriptores, tomo III, p. 475, la riferisce al 737.

876.Non ricorderò le opinioni messe fuori dal Pirro,Disquisitio de Patriarca Siciliæ, nellaSicilia Sacra, p.LXXV, seg., e da parecchi altri eruditi palermitani, messinesi e di varie città, che rabbiosamente e puerilmente si azzuffavano a proposito dei sognati metropolitani dell'isola avanti l'VIII secolo. Veggasi bene il Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, dissertazione II, p. 413, seg. L'autore fu indegnamente perseguitato, perchè dimostrò un fatto storico: ma oggi nella Chiesa Siciliana non vi ha chi dissenta da lui.

Il catalogo delle Chiese siciliane e il grado dei metropolitani si ritraggono dall'editto degli imperatori bizantini, noto agli eruditi sotto il titolo diDispositio, e attribuito a Leone il Sapiente, ma di certo pubblicato con vario tenore in varii tempi, dall'VIII al XIII secolo. Io ho messo insieme i nomi che si trovano in due esemplari, probabilmente l'uno del principio, e l'altro della fine del IX secolo, dei quali uno si legge presso il Di Giovanni, op. c., diploma CCXCII, p. 341, e presso l'Assemani, op. c., tomo III, p. 490, e il secondo nello stesso volume dell'Assemani, p. 493. L'ordine delle città, con poche eccezioni, è nel primo diploma quello che incontrerebbe chi girasse la costiera di Sicilia uscendo da Siracusa per a mezzogiorno; e nel secondo diploma, al contrario, di chi movesse per a settentrione. Nel primo, inoltre, manca Lentini, e Triocala è detta Cronio; nel secondo non si leggono nè Lipari, nè Trapani, e Catania va tra i suffraganei di Siracusa. Le varianti di altri esemplari, tratte da moltissimi codici della Vaticana, si leggono presso l'Assemani, op. c. p. 475 a 531.

Sono apocrife le notizie dei metropolitani di Messina e di Palermo nell'ottavo e nono secolo, com'è provato dall'Assemani, l. c., p. 497 seg., e dal Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, p. 399.

Il titolo di arcivescovo di Taormina, dato in alcuni MSS. di omelie a Teofane Cerameo, come si dirà in questo medesimo capitolo, non basta a dimostrare che quella sede fosse stata metropolitana.

877.Il Buscemi, nel lavoro di cui or ora si dirà, novera 34 MSS. in alcune Biblioteche d'Europa. Non mi par ch'egli abbia notato tutti quelli della Biblioteca imperiale di Parigi, che sono i seguenti: Ancien Fonds 572, 760, 772, 1021, 1183, 1184, 1185, 1185 A, 1206, 1207; Supplément grec, ni34 e 371 del catalogo MS. di M. Hase, e nº 277 dellaBibliotheca Coisliniana. Nessuno di questi MSS. è più antico del XIII secolo. Molti non contengono che una sola omelia. Aggiungansi i codici della Biblioteca di Vienna, notati nel Catalogo di Nessel, parte 1, p. 163, 276, 360, 386, ni82, 189, 257 e 279.

878.Filosofo, era titolo di oficio ecclesiastico, al par checantore. Si trova nei diplomi delle Chiese Siciliane del XII e XIII secolo.

879.Sapientissimi et eloquentissimi Theophanis Ceramei,Archiepiscopi Tauromenitani,Homiliæetc.,Lutetiæ Parisiorum 1644, in-folio, greco e latino. Il Baronio, il Gaetani e altri eruditi avean dato alcuna di coteste omelie, e alcun'altra era tradotta, ma non pubblicata, quando lo Scorso, col favore di parecchi MSS., corresse e compiè la versione, e la diè alla luce insieme col testo. Le premesse una gonfia dedica alla città di Taormina; una confusa dissertazione biografica e critica; e sparse molta inutile erudizione nelle note.

880.Cave,Scriptorum Eccles. Historia Litteraria, tomo II, p. 132. La data del 1040, che l'autore assegna a re Ruggiero, è sbagliata d'un secolo.

881.Il Buscemi morì giovane or son pochi anni, dopo avere pubblicato una biografia di Giovanni di Procida e molte dissertazioni, illustrazioni di diplomi, e articoli di giornali, aggirandosi sempre sulla storia di Sicilia del medio evo. Ricercatore infaticabile, esperto a diciferare manoscritti, erudito nelle cose sacre; ma ellenista così così, critico alla grossa, faccendiere, parteggiante, e però di rado imparziale, il Buscemi recò pur molto giovamento agli studii storici in Sicilia, se non altro perchè rimestava i materiali.

Il suo lavoro su Teofane Cerameo, pubblicato nelGiornale Ecclesiastico di Sicilia, Palermo 1832, n'empie le prime 48 pagine. Contiene accurate notizie bibliografiche e un indice alfabetico dei principii delle omelie, ove sono messe insieme le pubblicate dallo Scorso e le manoscritte di Madrid, secondo il catalogo d'Iriarte. Del rimanente, il Buscemi non mostra nè buona critica nè gusto in questa monografia. Son lieto d'intendere che Pietro Matranga, dotto ellenista siciliano e Scrittore della Vaticana, abbia preso a fare ricerche e studii su le Omelie di Teofane Cerameo. Così possiamo sperare su questo argomento un lavoro profondo e compiuto.

882.Codex Siciliæ Diplomaticus, p. 316 e 410. Il Di Giovanni bene avvisò che il Teofane monaco, al quale si vede indirizzata una epistola di Fozio, non poteva essere l'arcivescovo di Taormina. Ma troppo facilmente ei suppone due arcivescovi di Taormina, Teofane e Gregorio, vissuti l'un prima e l'altro dopo il conquisto musulmano.

883.Quelle notate dallo Scorso coi ni55, 26 e 6, e le inedite del MS. di Madrid, ni36 e 67.

884.Fu fondato il 1094.

885.La 6ª della edizione di Scorso. Il titolo di cantore si legge nel MS. di Madrid.

886.La 55ª della edizione di Scorso.

887.Il Buscemi immaginò che Teofane avesse mutato nome quattro o cinque volte, e portato successivamente tutti quelli che si leggono nei MSS. La usanza di prendere altro nome insieme con l'abito di frate, è notissima; ma basta solo a spiegare il primo cangiamento.

888.Secondo me, tutte quelle di cui si legge nel MS. di Madrid “Recitata dal pulpito dell'arcivescovado,” che sono ventisei pubblicate, e tre inedite. E ciò perchè somigliante avvertenza è fatta per alcune delle omelie appartenenti senza dubbio al IX secolo. Non saprei far conghiettura su l'epoca di molte altre. In alcune si legge soltanto la festa in cui furono recitate; in altre, il nome della chiesa e non della città. La inedita del MS. di Madrid, nº 79, fu recitata a Reggio. La 51ª della edizione dello Scorso fa cenno d'un Musulmano che avesse durato una tempesta insieme con l'autore nello stretto di Messina; ma così fatto accompagnamento potea avvenire nel IX, come nel XII secolo.

889.Omelia 11ª nella edizione dello Scorso. Quella del MS. di Madrid, nº 40, ha la postilla: “Recitata dal pulpito dell'arcivescovado al ritorno in Sicilia.”

890.Ἀχειρότευκτον. Forse si tenea venuta dal cielo; reliquia da rivaleggiare con la lettera della Madonna ai Messinesi.

891.Accenna a Sabbatio, il cui nome troviamo presso gli scrittori bizantini. Tenea costui lo stesso romitaggio di un altro furbo che avea presagito lo impero a Leone l'Armeno. Consultato di nuovo l'oracolo da messaggi di Leone già fatto imperatore, Sabbatio gli mandò a dir villania, e che non sperasse nulla di bene, fin tanto che adorasse gli Idoli. Leone allora volle andare travestito a parlargli; e Sabbatio, che n'avea avuto avviso da un cortigiano, gliene sciorinò tante più; si fece credere ispirato, ec. Veggansi Theophanes continuatus, lib. I, cap. XV e XVI; Symeon Magister, De Leone Armeno, cap. III.

892.Omelia 20ª, nella edizione di Scorso. L'oratore qui fa menzione della effigie di Maria dipinta da San Luca con la cera e i colori, che si conservava tuttavia in Costantinopoli; p. 129. Il Baronio,Annales Ecclesiastici, anno 842, diè uno squarcio di questa omelia.

893.Omelia 6ª, p. 26, e omelia 40ª, p. 288. Nella prima, il MS. di Madrid nota essere stata recitata dal pulpito arcivescovile. Quivi la invocazione è per gli imperatori al plurale; e nella seconda, al singolare: sembrano dunque composte, l'una avanti, e l'altra dopo l'854.

894.Omelia 13ª della edizione di Scorso, p. 80. Al tempo di re Ruggiero v'erano tuttavia molte popolazioni musulmane in Sicilia; ma il predicatore li avrebbe chiamato sudditi, non vicini.

895.Πόλιν ταύρου καὶ μενείας.

896.Omelia 57ª della edizione dello Scorso, p. 385: Ὁί τε γὰς τῆς ὰσεβοῖς προέχοντες πόλεως, τουτέστιν ὁί επὶ κακία περιφανέστεροι.

897.Omelia 58ª della edizione di Scorso. Questo linguaggio non si usava certamente dal pulpito sotto il regno di Ruggiero.

898.Ὀύτε τῆν σκάφησιν. Da questa voce greca par derivata la voce “scalzare” che si pronunzia in dialetto sicilianosquasari, e si usa particolarmente parlando delle viti. Credo pertanto che l'autore qui alluda alla cultura delle vigne.

899.La decenza del nostro secolo non permette di tradurre litteralmente la frase di “cavalli θηλυμανείς,” che è tolta da Geremia, cap. V, v. 8.

900.Infatti, nella omelia 21ª della edizione di Scorso si trovi una ammonizione a cessare i litigii, e non giurare. Nè di questa nè della omelia 62ª si ritrae dove fossero state recitate.

901.Omelia 62ª della edizione di Scorso.

902.Tale è il giudizio del Cave,Scriptorum Eccles. Historia Litteraria, tomo II, p. 132; del Fabricio,Bibliotheca Græca, tomo X, p. 232; per non dir nulla di quello dello Scorso, che assai men vale. Pure il gesuita palermitano, scrivendo egli stesso sì gonfio, riprendea Teofane di ampollosità.

903.Codice CCXXII della Biblioteca di Torino, e CCXXIX di quella di Vienna, citati dal Buscemi, p. 13, dal quale tolgo questa notizia. Il MS. di Vienna or citato si trova nel catalogo di Daniele de Nessel, parte I, p. 163.Codd. Theolog., nº LXXXII.

904.Così pensa l'Autore dellaContinuazione di Teofane.

905.Metodio, al dir dellaContinuazione di Teofane, si difese in pien tribunale la questo modo:Paulum se a throno subrigens, sinumque ad se colligens, verenda nuda ostendit, miraculo arefacta.Raccontò poi il miracolo; cioè, che sendo a Roma, e pregando San Pietro di liberarlo dagli stimoli della concupiscenza, gli apparve l'Apostolo in sogno, edeam tangendo partem, libidinis sensum omnem extinxit. Sì indecenti erano que' bacchettoni!

906.Si riscontrinoTheophanes continuatus, lib. II, cap. VIII; lib. III, cap. XXIV; lib. IV, cap. III, VI, X; Symeon Magyster,De Theophilo, cap. XXII, XXIII, XXIV, eDe Michaele et Theodora, cap. I, III, IV; Georgius Monachus,De Michaele et Theodora, cap. I, II, III;Acta Sanctorum, 14 giugno, p. 960 a 973, e le altre autorità citate dal Mongitore,Bibliotheca Sicula, tomo II, p. 66, seg.; e Le Beau,Histoire du Bas-Empire, lib. LXVIII, § 28; LXIX, § 24; e LXX, § 4, 5, 7, 14.

907.I documenti e scrittori papalini, i soli che abbiamo sul fatto suo, lo chiaman sempre vescovo; non ammettendo la novella dignità metropolitana.

908.Nicetæ PaphlagoniiVita Sancti Ignatii, ec., greca e latina, presso il Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo VIII, p. 1199, lo dice “gravato a Costantinopoli di qualche accusa (ὲπ’ ενκλήμασι δὲ τισιν) e condannato da Roma per infrazione ai canoni.” Ma la epistola di Niccolò I, del 13 novembre 866, nello stesso tomo, p. 326, smentisce la seconda asserzione. Simeone,De Michaele et Theodora, cap. XXXII, lo dice deposto già dal patriarca Metodio, per avere ordinato (forse vescovo di Taormina) uno Zaccaria, inviato di Metodio alla corte di Roma, e per altri falli. E tal deposizione è smentita da Niceta, che l'attribuisce appunto al patriarca Ignazio. Insomma, alla esaltazione di costui, Gregorio era accusato, e non altro.

909.Niceta, op. c., p. 1199. Il gesuita tirolese Rader, che scrisse nel decimosettimo secolo, non so per che vezzo, rendea questa frase:et improbitatem illius probi Siculi. Il testo ha: καὶ μνησικακίαν τοῦ δεινοῦ εκείνου Σικελοῦ.

910.Καθηγητὴς καὶ ἱεροτελεστὴς.

911.Ζωγράφος.

912.Niceta, op. c., p. 1226. L'autore aggiugne che il volume fu poi preso in casa di Fozio, presentato al Concilio dell'867, e dato alle fiamme.

913.Si fa menzione di questo appello nelle epistole di Niccolò I, presso Labbe, op. c., tomo VIII, niVII, VIII, IX, XI, p. 288, 289, 303, 320, 326, 335, 375, e in altri atti pontificii, a p. 1274, 1283, 1295, 1332. Tutti son dati in un tempo in cui la prima accusa contro Gregorio si confondea con quella, assai più grave, di aver fatto parte del concilio di Costantinopoli dell'861. Veggansi anche Niceta, op. c., p. 1199; e Baronio,Annales Ecclesiastici, an. 854.

914.Niceta, op. c., p. 1199.

915.Questo fatto si legge nel secondo decreto del Concilio di Roma, dell'863, presso Labbe, vol. c., p. 1322; e Baronio,Annales Ecclesiastici, an. 863.

916.Veggasi la epistola nº VIII di Niccolò, presso Labbe, vol. c., p. 298.

917.Sarebbe inutile di accumulare citazioni sul notissimo fatto dello Scisma, che si ricava dagli atti dei Concilii, dalla Vita di Sant'Ignazio, ec.

918.Veggansi le loro risposte nelle due diverse compilazioni degli atti di questo Concilio, l'una greca, l'altra latina, presso il Labbe, vol. c., p. 1061 e 1307, 1311, seg.

919.Niceta, op. c., p, 1258; Baronio,Annales Ecclesiastici, an. 878.

920.Il biografo mette i nomi di San Gregorio Decapolita e di Leone, senza dubbio l'Armeno. Ma questi morì prima che i Musulmani occupassero la Sicilia. Perciò, se non è bugiardo il fatto, van corretti i nomi.

921.San Niccolò, apparsogli in sogno, gli diè a mangiare uno scritto di squisito sapore, e di tanta virtù, che le catene si sciolsero, le mura si aprirono, e San Giuseppe si vide trasportato per aria a Costantinopoli.

922.Così dice Symeon Magister,De Theophilo, cap. XX.

923.Theophanes continuatus, lib. IV, cap. XXVI e XXVII. L'anonimo cronista riferisce la fondazione a Barda, ma ricorda espressamente che la ristorazione degli studii fosse cominciata prima.

924.Theophanes continuatus, lib. IV, cap. XXIX.

925.Gibbon,Decline and Fall, cap. LIII.

926.Due compilazioni v'hanno della biografia di San Giuseppe Innografo, pubblicate, l'una dal Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 43, seg., e dai Bollandisti,Acta Sanctorum, 3 aprile, p. 266, seg.; l'altra, dai soli Bollandisti, l. c.; e il testo greco della prima, corretto sopra un MS. Vaticano, si trova in fin del volume loro, p.XXXIV. L'originale si crede scritto da un diacono Giovanni, su le notizie che gli forniva un Teofane, discepolo dell'Innografo. Oltre i miracoli, vi ha sbagli madornali di cronologia: seguendo i quali, il P. Gaetani fe' vivere l'Innografo 170 anni. I Bollandisti ne diffalcarono un secolo; ma tuttavia non tolsero la contraddizione del biografo che portava Giuseppe fuggito di Sicilia fanciullo dopo la occupazione musulmana, la quale cominciò l'827, e fatto già sacerdote ai tempi di Leone l'Armeno, che morì l'820. La morte di San Giuseppe Innografo è riferita per conghiettura all'883.

927.Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo I, p. 128, seg. e Bollandisti,Acta Sanctorum, 18 giugno, tomo III (di giugno), p. 596, seg., ove leggonsi pochi frammenti del testo greco. Il Gaetani, seguíto in ciò dai Bollandisti, riferì la composizione dell'inno all'870.

928.Schoëll,Histoire de la Littérature grecque profane, versione francese del 1824, tomo IV, p. 48.

929.Veggasi Cedrenus, edizione di Bonn, tomo I, p. 4 e nota, nel tomo II, p. 748. Cedreno il chiama ὁ Σικελιώτης, e un altro MS. vi aggiugne διδάσκαλος. Secondo il luogo che gli assegna Cedreno, costui sarebbe vivuto verso la fine del X secolo.

930.Danielis de Nessel,Catalogus.... Bibl. Vindobonensis(1690), parte I, p. 14, nº X, § 3.

931.Vossius,De Historicis Græcis(Leyde, 1650), lib. IV, cap. XXI, p. 499; esattamente citato dal Mongitore,Bibliotheca Sicula, p. 313.

932.Histoire de la Littérature grecque profane, versione franc. del 1824, tomo VI, p. 370.

933.Questo elogio funebre, che porta il nome dell'autore, fu tradotto in latino sul testo greco del monastero del Salvatore di Messina, e pubblicato dal Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 52, seg., e con molte correzioni dai Bollandisti,Acta Sanctorum, 31 gennaio.

934.Petri SiculiHistoria de Manichæis, versione latina di un MS. della Vaticana, nellaMaxima Bibliotheca Patrum, tomo XVI. Veggansi anco, su le persecuzioni dei Pauliciani,Theophanes continuatus, lib. IV, cap. XVI; e Gibbon, Decline and Fall, cap. LIV.

935.Nella versione pubblicata dal Gaetani si legge Genicus, e si spiega “riscuotitore.” E veramente il verbogenaha significato di “raccogliere,” e il derivatogenâiavale “multa” e “tassa in generale;” come l'ha notato il Quatremère,Histoire des Sultans Mamlouks, tomo I, p. 199.Gênisignificherebbe appuntocollector.

936.Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 59.

937.Il biografo dice che morisse il 904, ottuagenario; il che significa soltanto che s'avvicinava agli ottanta.

938.Nella versione latina si leggefuco et cerussa. Si sa che questo è il bianco di piombo; l'altra è espressione vaga. Se nel testo greco si trovasse, com'è probabile, φῦκος, indicherebbe il rosso cavato da una specie d'alga.

939.Calamistrum.

940.La leggenda attribuisce l'accusa aiprincipali ismaeliti; dice che fu portata al califo (ameramnem), e che contenea due rubriche, 1º dispregio del Profeta e dei suoi vaticinii; 2º “predicare una novella religione, e sostenere il figliuol di Maria coeterno e consustanziale a non so che Spirito e al padre.” Or questo non mi pare nè linguaggio da Musulmani, nè invenzione del biografo. Non ostante qualche difficoltà, che sparirebbe forse se avessimo il testo greco, l'accusa sembra scritta dai fanatici della Chiesa Copta; e però la persecuzione seguita in Egitto. Alla stessa conchiusione porterebbe il fatto della liberazione ordinata dalgovernatore della provincia, non ostante il richiamo al califo.

941.Cap. X, p. 411, seg.

942.Leggasi nella biografia citata presso il Gaetani, tomo II, pag. 67, 68.

943.Il biografo dice che Sant'Elia venne in Palermo; che, partita quinci alla volta di Reggio l'armata musulmana, ei ritenne i Reggini i quali volean fuggire; e poi che da Palermo andò a Taormina. Se non v'ha qualche confusione nel testo, potrebbe supporsi ch'ei fosse tornato in Palermo, forse con l'armata bizantina, e di lì ito a Taormina.

944.Questo fatto è dato come contemporaneo alla sconfitta di Barsamio presso Taormina che seguì nell'881. Veggasi il Capitolo X, pag. 417.

945.Così nel testo greco, presso i Bollandisti, agosto, tom. III, p. 508. Nella versione latina si leggeXVI kalendas augusti, che torna al 17 luglio, e si additerebbe meglio al caso di Tessalonica, seguito pochi giorni appresso.

946.Vita anonima di Santo Elia il giovane, tradotta sopra un MS. greco del monastero del Salvatore di Messina, e pubblicata dal Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 63, seg., e dai Bollandisti,Acta Sanctorum, 17 agosto, p. 483, seg. Non ho atteso alle note cronologiche delle due edizioni, trovando guida più certa nelle date della occupazione del sobborgo di Castrogiovanni e della espugnazione di Tessalonica. Ho tralasciato la ripetizione di molti miracoli, e il minuto ragguaglio della traslazione del corpo di Sant'Elia in Calabria.

947.Questa biografia latina, cavata da MSS. di Palermo, Mazara e Corleone fu pubblicata dal Gaetani,Vitæ ec., tomo II, pag. 80, e dai Bollandisti, con lo aiuto di un MS. di Roma,Acta Sanctorum, 1 marzo, pag. 27.

948.Presso Gaetani, Vitæ ec., tomo II, pag. 84, da un MS. della chiesa palermitana.

949.Op. cit., tomo II, pag. 86.

950.Veggasi il capitolo IX di questo IIº Libro.


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