XIPALAZZO GRAVINA.

XIPALAZZO GRAVINA.

Questo palagio da alcuni anni di pertinenza della casa Ricciardi, può dirsi essere stato l'unico in Napoli che avesse conservato maestà d'architettura di marmi e di fregi, e l'indole degli antichi palagi feudali: di un perfetto quadrato isolavasi da tutti i lati dalle contigue abitazioni. Replico in arte s'era detto modello, se non che da alcuni anni lo spirito d'economia invalso in tutti i fabbricati ne avea fatto sollevare l'altezza delle mure ed aumentarne i piani, come a terreno eransi aperto dei magazzini da locarsi a merciaiuoli ed artigiani. Quivi si attacca un fuoco vivissimo, ed ivi guardia reale e svizzeri patirono considerevoli perdite a segno che un solo palagio ben tre volte li fè retrocedere, se non che ilsopravvenire continuo di rinforzi ed il cannone che cominciò a battere contro alla porta principale fecero infine cadere il palazzo nelle mani della regia truppa: da un'altra parte fu lanciata sul tetto una palla incendiaria che al momento sortì il suo effetto. Il tetto cominciò ad ardere e le fiamme ben tosto si comunicarono agli appartamenti sottoposti; nell'istesso tempo gli scherani di Borbone tutto manomettevano nelle case, e siccome grande era il numero degl'inquilini così le vittime furono molte: si saccheggiava e s'uccideva spietatamente; la signora Ferrara una delle abitatrici del palazzo promise ai soldati che s'introducevano negli appartamenti dar loro gemme di sommo valore a condizione che sarebbe stata rispettata la vita dei tre componenti della sua famiglia cioè: sè stessa, suo marito, sua madre: così convenuto ella tolse da un armadio alcune cassette di gioje il cui valore era di molte migliaja di scudi: essi avidamente le presero. Però se era soddisfatta la loro cupidigia, non lo era del pari la ferocia: quindi impugnano le armi contro la di lei madre e marito e barbaramente li trucidano: ella restò sbalordita, stupida, demente: il suo stato nonben le permise d'intendere tutta l'atrocità della scena che le era sott'occhio... e smarrita e senza moto guardava i due corpi carissimi nuotanti nel sangue, allorchè ode i passi affrettati d'altra gente armata... a questi mette un grido e corre alla finestra: i lazzaroni che eran giù si commuovono allo stato di quel terrore e presentano ad essa le loro braccia e l'invitano a slanciarvisi, partito che ella accettò; quantunque fosse raccolta dalle braccia del popolo impietosito pure l'altezza del piano non permise che impunemente avesse tentato un passo così disperato e si fratturò una gamba. Queste scene di orrenda barbarie seguirono in molti punti del palazzo di cui già le fiamme si erano affatto impadronite. Quei disgraziati che tentavano salvarsi dalle fiamme erano ricacciati nell'incendio dai colpi dei circostanti soldati che si beavano dello spettacolo. — Di quel magnifico edificio non sono in piedi che le mura ed arse così, che si dubita di ricostruzione; e per parecchi giorni dalle macerie si scavarono cadaveri mezzo arsi, ed ossa disgiunte e sparse: altri erano in cenere ed invano si fa ricerca delle spoglie mortali dei Ferrara giacchè n'eran disparite fin le vestigia.


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