Ora era ridotta nei confederati tutta la speranza del vincere la Fortezza in sull'assedio, giacchè per assalto ciò avevano tentato invano, dandosi a credere di poter colla fame conseguire quello, che colla forza delle armi non avevano potuto. Per ottener questo fine egli era necessario d'impedire, che Howe, il quale di breve si aspettava, non riuscisse a far entrare nuova scorta nella piazza. Si erano perciò i confederati posti nel golfo di Gibilterra con un'armata di circa cinquanta navi d'alto bordo, tra le quali se ne annoveravano cinque di 110 cannoni, ed un'altra detta la Trinità di 112. Intendevano di combattere colle grosse l'armata inglese, quando arrivasse, e colle sottili di dar la caccia alle annonarie, e l'una dopo l'altra arraffarle. Perchè invece di andare ad incontrare il nemico nell'alto mare presso il Capo di Santa Maria, dove prevalendo di numero di navi avrebbero potuto con somma utilità spiegar l'ordinanza loro, abbiano piuttosto eletto di aspettarlo in uno stretto golfo, incui la moltitudine delle proprie navi sarebbe stata più d'impaccio, che di giovamento, noi non abbiamo saputo spiare. E' pare, che il Re di Spagna medesimo, il quale sempre infiammatissimo nel desiderio di conquistar Gibilterra, andava dì e notte di quest'impresa mulinando, abbia così ordinato. Veleggiava intanto Howe per l'Atlantico alla volta della Fortezza, non peraltro con quella velocità, colla quale avrebbe desiderato; perciocchè i venti contrarj il ritardavano. Dai quali indugi era egli grandemente vessato pel timore, che si approssimasse la Fortezza alla dedizione, e che il soccorso arrivasse troppo tardi. Ma non fu sì tosto giunto sulle coste del Portogallo, che gli pervennero le novelle della vittoria d'Elliot. Dalle quali riconfortato sperò di poter più facilmente il disegno suo trarre ad esecuzione, credendo che i nemici, dopo tanta perdita venuti dimessi, non fossero, come prima, abili a contrastarglielo. Pervenuto vicino allo Stretto, una furiosa tempesta gli conquassava le navi; ma ciò con poco danno loro. Bene fu grande quello, che ne ricevettero gli alleati nel porto d'Algesiras. Una delle loro andò a traverso presso la città stessa di questo nome; un'altra fu tratta dalla forza del vento sotto le mura di Gibilterra, dove venne in potestà del presidio. Due furono a viva forza spinte nel Mediterraneo; parecchie altre furono sconcie e sfesse grandemente in varie parti. La mattina seguente l'armata inglese entrava nello Stretto ordinata in battaglia con un vento di scirocco. Fatto notte, si trovò rimpetto il golfo di Gibilterra. Ma essendosi il vento abbonacciato, e volto a ponente, solo quattro delle annonarie poterono nel porto di quella città approdare. Le altre coll'armata furono dalle correnti trasportate nel Mediterraneo. Seguitarono gli alleati con tutta l'armataloro. Ma ossiachè le bonacce ed un annebbiamento che sopravvennero, glielo impedissero, o che veramente l'intento loro non fosse di volerne venire ad una battaglia giusta, se non avvantaggiatissimi, si ristettero. Per la qual cosa l'ammiraglio Howe maestrevolmente usando un levante, che in quell'ora, cominciò forte a soffiare, rientrò nello Stretto, e tutte le sue annonarie fe' entrare nel porto di Gibilterra. In questo mezzo l'armata inglese si era arringata alla bocca dello Stretto verso il Mediterraneo tra le due opposte rive d'Europa e di Ceuta. Sopraggiungeva a piene vele l'armata de' confederati. Ma Howe andò considerando, che, poichè si era il vettovagliamento della Fortezza effettuato, il quale era il principal fine dell'incumbenza, che gli era stata data, e la totale conclusione dell'opera, sarebbe stato soverchio consiglio il porsi al rischio di una campale battaglia, massime prevalendo il nemico di forze, ed in luogo, dove per la vicinità delle coste nemiche una disfatta avrebbe un intiero sterminio della sua armata partorito. Nè gli sfuggì il pensiero, che, se la battaglia non si potesse schivare, sarebbe stato miglior partito il farla in luogo aperto, dove volteggiandosi avrebbe potuto combatterla alla larga, piuttosto che in istretto, dove sarebbe stata di necessità terminativa. Per le quali cagioni, volendo recarsi in luogo, dove la qualità del sito non facesse inferiori le sue condizioni, date le vele al favorevole vento, attraversò di nuovo lo Stretto, e se ne tornò nell'Atlantico. Lo seguitarono gli alleati, ma peraltro non con tutta l'armata. Perciocchè dodici vascelli de' più grossi per esser tardi all'abbrivo erano rimasti indietro. Ne accadde tra le due vanguardia e retroguardia nemiche una assai aspra, ma però lontana affrontata, per la quale nulla si giudicò,se non che alcune navi ricevettero grave danno da ambe le parti. Si allargarono poscia gl'Inglesi, le navi dei quali erano più veloci, sì fattamente, che gli alleati, perduta ogni speranza di raggiugnerli, andarono a dar fondo nel porto di Cadice. Howe, mandate otto delle sue navi alle Indie occidentali, e sei sulle coste d'Irlanda, se ne tornò colle rimanenti a Portsmouth. In tal modo e per l'avuta vittoria, e pel rinfrescamento della vettovaglia, le cose di Gibilterra furono poste in sicuro stato con molta gloria degl'Inglesi, e non senza biasimo degli alleati, i quali presso quelle mura sfallirono parte per precipitazione, parte per iscordo, e nell'aperto mare parte per la contrarietà de' tempi, parte per mancanza d'ardire. Imperocchè la prepotenza delle forze loro navali tanto in questa ultima, quanto nelle precedenti fazioni sulle coste della Gran-Brettagna riuscì piuttosto di vana mostra, che d'effettivo danno al comune nemico. Ma se in tutto il corso della guerra eglino alle giudicate battaglie tra armata ed armata, o si ristettero, o furono disfatti, o al più combatterono con egualità di fortuna, negli affronti particolari, che non di rado tra nave e nave intervennero, e nel presente, e nei varcati anni, tanto ardire, e sì fatta perizia delle cose marinaresche dimostrarono, massimamente i Francesi, che combatterono sempre onorevolmente, spesso felicemente. Dei quali effetti, quali ne siano state le cagioni, noi lasceremo a coloro, che più di noi sanno di guerra e di marineria, giudicare.Dalle fazioni di tanto momento, che siamo andati sì nel presente, che nel precedente libro delineando, ne nacque in tutti i potentati guerreggianti non solo un acceso desiderio, ma ancora un'espressa volontà di por fine alla guerra. Tutti speravano, che si sarebbedato fra breve alle cose universali onesta forma. La guerra, ch'era in piè già da tanti anni senza aver prodotto frutto alcuno di momento, e la cattività incontrata sotto le mura di Jork-town da tutto quell'esercito, che aveva militato sotto l'imperio del conte di Cornwallis, avevano i ministri britannici persuaso che il ridurre gli Americani a soggezione per la forza dell'armi era cosa oramai impossibile diventata. I maneggi poi posti in opera, per dividergli tra di loro o dagli alleati, non avevano partorito migliori frutti, che le armi. Da un'altra parte le vittorie di Rodney, e d'Elliot non solo avevano assicurato e le ricche isole delle Antille, e quel principale propugnacolo di Gibilterra, ma ancora posto in salvo l'onore della Gran-Brettagna, di manierachè poteva ella, dal capitolo dell'independenza degli Stati Uniti in fuora, che l'era forza riconoscere, intorno tutti gli altri con egualità di condizioni co' suoi nemici negoziare; perchè ed aveva vinto la guerra di Gibilterra, e tenuto la fortuna in bilico nei mari d'Europa, e prevalso in quei delle Antille; e se nei medesimi aveva fatto notabili perdite, aveva peranco acquistato l'isola di Santa Lucia, tanto importante per la fortezza de' luoghi, per la bontà de' suoi porti, e per l'opportunità del suo sito. E quantunque essa non potesse giudicarsi giusto compenso alla perdita della Domenica, di Tobago e di San Cristoforo, s'era nonostante l'Inghilterra talmente avvantaggiata nelle orientali Indie, che più recava per questo conto nel comune negoziato, che la Francia non poteva. Oltre a ciò il debito pubblico di lei era diventato enorme, e tuttavia ogni giorno ne diventava di vantaggio. Il popolo desiderava, che si aprisse qualche adito alla pace, e già diceva sinistre parole sopra la prolungazionedella guerra. I ministri stessi, i quali sì grandi repetj avuto avevano cogli antecessori loro intorno l'ostinazione di quelli a volerla continuare, sia perchè i bisogni dello Stato così richiedevano, sia perchè ancora non volevano quel biasimo riportare essi stessi, del quale avevano gli altri accusati, desideravano la pace. Imperocchè quantunque fosse in immatura età, e con dolore di tutti i buoni morto il marchese di Rockingham, il qual era quegli, che timoneggiava tutto, e Fox avesse rassegnato l'uffizio, e che in luogo del primo stato fosse surrogato il conte di Shelburne, e del secondo Guglielmo Pitt, figliuolo che fu del conte di Chatam, l'uno e l'altro consenzienti all'independenza dell'America più per necessità, che per elezione, ciò nulladimeno i più dei ministri erano di quelli, che prima la rivocazione delle rigorose leggi contro l'America fatte, poscia il primaticcio riconoscimento della independenza avevano in cospetto del Parlamento con parole non men ornate, che instanti voluto persuadere. Per le quali cose tutte avevano essi a buon'ora mandato a Parigi Grenville, perchè tentasse il guado, acciocchè i plenipotenziarj, che venissero dopo, avessero causa di deliberare più prontamente. Poco poscia spacciarono nella medesima città per quest'istesso oggetto di trattare il negozio della pace due plenipotenziarj Fitz-Herbert, e Oswald, ai quali non fu necessario usare molta diligenza per chiarirsi della inclinazione del governo di Francia. Già vi erano anche convenuti i plenipotenziarj degli Stati Uniti Giovanni Adams, Beniamino Franklin, Giovanni Jay ed Enrico Laurens, il quale uscito dalla Torre di Londra era stato in sua libertà lasciato.Se grande era il desiderio della pace che si avevain Inghilterra, non si desiderava ella meno in Francia sia dai popoli, sia da coloro, i quali reggevano lo Stato. Aveva questa conseguìto ciò che sopra ogni cosa aveva desiderato, vogliam dire la separazione delle colonie inglesi dalla metropoli loro, poichè i ministri britannici offerivano in primo luogo di volere l'independenza degli Stati Uniti riconoscere; il quale oggetto era da parte della Francia il principale, anzi il solo fine, che confessato fosse della guerra. Rispetto poi alle cose delle Antille, oltrechè le fazioni, che si erano avute in animo di fare, erano piuttosto in vantaggio particolare, e per conto della Spagna, che della Francia, la sconfitta dei dodici aprile aveva e guasti tutti i disegni, e troncate tutte le speranze. Nè si poteva aspettare, si facessero maggiori frutti nei mari d'Europa; poichè già da tanti anni indietro non se n'era fatto nissuno, che di qualche momento fosse alla somma delle cose. Le perdite finalmente delle orientali Indie si potevano colle vincite fatte nelle occidentali compensare. Quindi è che la Francia, e poteva con egualità di condizioni trattare rispetto agli accidenti della guerra, e con onorata superiorità rispetto alla sostanza stessa della medesima, che era l'independenza degli Stati Uniti. Ma oltre tutte le narrate cagioni, altre se ne avevano in Francia, perchè vi si anteponesse una pronta pace alla continuazione di una lunga guerra. Era la Camera pubblica ridotta a mal termine, e nonostanti i buoni ordini, che dai presenti ministri vi erano stati introdotti, e l'economia nuova che in tutte le parti del governo aveva prevaluto, non era quella a gran pezza sufficiente a poter bastare contro le esorbitanti spese della guerra. Si metteva ciascun anno più a uscita, che ad entrata; ed il pubblico debito vieppiù s'ingrossava. S'erano in questaguerra spesi tesori inestimabili. Imperciocchè e si era esercitata in lontanissime contrade, e fu mestiero di ristorar la marineria, e le provvisioni con gran giattura del pubblico erario spesso state dalle flotte inglesi intraprese. Gli Americani poi oltre modo lenti al pagar le tasse, ed inabili di per sè stessi a sopportare il peso di tanta guerra, facevano ogni giorno una gran calca alla Francia, perchè di nuovi denari gli accomodasse. Il che avevano ottenuto; poichè oltre un milione di lire di tornesi, che accattato avevano dagli appaltatori generali di Francia, ed oltre le somme accattate in Olanda, per le quali la Francia era entrata mallevadrice, avevano avuto dal governo francese diciotto milioni di tornesi, e tuttavia ne addomandavano altri sei. Le quali cose la penuria dell'erario pubblico già sì povero, e stretto pe' passati debiti, e pel presente dispendio, viemmaggiormente accrescevano. Infine il commercio del regno, verso il quale in quell'età avevano i Francesi con grand'ardore volto l'animo, era stato dalla guerra gravemente afflitto, e molti particolari uomini avevano non leggieri perdite fatte, delle quali non isperavano per altro modo ristorarsi, se non per mezzo della pace. Tutte queste cose erano causa, che se la pace poteva essere onorevole alla Francia, ella era peranco necessaria, e da un desiderio universale confermata.Venendo ora a favellar della Spagna, le speranze che sì vive aveva ella concette di acquistare a sè Gibilterra e la Giamaica, erano state del tutto tronche dalle disfatte dei dodici aprile, e dei tredici settembre, ed il continuar nella guerra per ottenere questi due fini era piuttosto da riputarsi ostinazione, che costanza. Da un altro canto aveva ella fatto acquisto per la forza delle sue armi dell'isola Minorca, e dellaFlorida occidentale. E siccome l'Inghilterra dal canto suo non aveva alcun compenso da offerire alla Spagna, così ragion voleva ch'elleno fossero ai conquistatori cedute pei capitoli della pace, ed in potestà loro si rimanessero. Il che sebbene non fosse tutto quello, che si era sperato, era nondimeno causa che la guerra non fosse stata del tutto intrapresa a credenza, e che i popoli della Spagna non la potessero, siccome spesso erano soliti di fare, piuttosto guerra gentilizia, che spagnuola chiamare. Era paruta invero a tutti cosa maravigliosa, che la Spagna avesse voluto nutrire un incendio, che avrebbe facilmente potuto diventare sì pernizioso allo Stato suo, entrando a parte di una guerra, lo scopo manifesto della quale era quello di fondar una repubblica independente in un paese sì vicino alle sue possessioni del Messico. L'esempio era senza dubbio pericoloso per il prurito d'orecchie che eccitano nel mondo le novità, e per la facilità, che hanno gli uomini a dar la volta, essendo più pronti a scuotere il giogo, che a portarlo. Ma se si era contro i reali interessi della Corona venuto a parte della contesa, sarebbe stato condannabile partito il prodigalizzar tuttavia tanti tesori e tanti soldati per perseverarvi, ora massimamente che si poteva per l'acquisto di Minorca, e della Florida con onorevoli condizioni accordare. Così anche dalla parte di Spagna le cose si dirizzavano a concordia.Rispetto finalmente agli Olandesi, seguitavano essi piuttosto, che andassero di pari passo cogli alleati; ed erano a tanto bassa fortuna condotti, che altro non potevano volere, che quello che la Francia voleva, da questa sola, e non dalle forze loro sperando di condur a buon fine la somma della guerra. Imperciocchè la riavuta dell'isola di Sant'Eustachio, e della coloniadi Demerary non dall'armi proprie, ma sibbene da quelle della Francia dovevano solo, ed unicamente riconoscere. Desideravano poi tutti generalmente la pace, poichè avevano per pruova conosciuto, che colle forze loro non potevano con prosperità di fortuna esercitar la guerra; e questa a nissun'altra nazione sia più pregiudiziale, che a quelle, che vivono principalmente in sul commercio. A questa inclinazione verso la pace, che a questi dì prevaleva presso tutti i potentati guerreggianti, venne ad aggiugnersi la mediazione di due possenti principi dell'Europa, l'Imperadrice delle Russie, e l'Imperador di Germania, i quali s'interposero alla concordia. L'uffizio loro fu abbracciato da tutti molto volentieri, e già le cose si andavano accomodando ad una quiete universale. Ognuno era alle strette di doversi pacificare.Pertanto bollivano gagliardamente in sul finir del presente anno le pratiche della pace nella città di Parigi. I primi ad accordarsi furono gl'Inglesi, e gli Americani, i quali il giorno trenta di novembre fecero tra di loro per modo di provvisione un trattato da inserirsi e da far parte del trattato terminativo, che fermato si sarebbe, allorquando quello, il quale doveva tra la Francia, e la Gran-Brettagna aver luogo, fosse concluso. Le più, e maggiori condizioni di quest'accordo furono, che il Re della Gran-Brettagna riconosceva la libertà, la sovranità, e la independenza dei tredici Stati Uniti d'America, i quali furono tutti ad uno ad uno nominati; e che il Re cedeva, e rinunziava tanto per sè, quanto pe' suoi eredi, e successori ad ogni ragione, che avesse, o aver pretendesse sopra il governo, le proprietà, e le terre di quelli. Ancora per levar da ogni parte l'occasione alle ingiurie per motivo dei confini, questi si determinaronoaccuratamente con tirar alcune linee immaginarie, per mezzo delle quali furono posti in potestà, e dentro il territorio degli Stati Uniti, paesi immensi, laghi, e fiumi, sopra i quali fin allora non avevano essi Stati preteso ragione veruna. Imperocchè oltre le vaste e fertili contrade poste sulle rive dell'Oio, e del Mississipì, i confini degli Stati Uniti si distesero molto addentro nel Canada, e nella Nuova Scozia, e vennero ad acquistar parte del commercio delle pelli. Inoltre parecchie nazioni indiane, le quali prima vivevano sotto la superiorità dell'Inghilterra, e specialmente le sei Tribù state sempre amiche, ed alleate agl'Inglesi, furono in virtù di detta circoscrizione di limiti date in mano agli Stati Uniti. Ancora, dovessero gl'Inglesi restituire, e votar tutti i territorj degli Stati medesimi, cioè la Nuova-Jork, l'Isola Lunga, e quella degli Stati, Charlestown, e Penobscot, e tutte le appartenenze loro. Non si fe' parola di Savanna, poichè già gl'Inglesi, ritiratisi da questa Terra, e da tutta la Giorgia l'avevano intieramente in balìa degli Americani lasciata. Ancora, avessero gli Americani il diritto di pescar liberamente sopra gli scanni di Terranuova, nel golfo di San Lorenzo, ed in tutti que' luoghi, nei quali le due nazioni, quand'erano unite, erano solite ad esercitar le pescagioni. Si stipulò altresì, che il congresso dovesse caldamente raccomandar ai diversi Stati, perchè provvedessero, fossero restituiti i beni, i diritti, e le proprietà tanto ai sudditi inglesi, quanto a coloro fra gli Americani, che seguitato avevano le parti inglesi, i quali erano stati durante la guerra confiscati; e che costoro non potessero per ogni qualunque cosa, che detto, o fatto avessero in favore della Gran-Brettagna, essere ricerchi, o perseguitati. I quali ultimi articoli, siccomenon piacquero a certi larghi repubblicani dell'America, i quali non considerando, quanto il più delle volte riesce amara la dolcezza della vendetta, avrebbero voluto sfogarsi, così dispiacquero grandemente ai leali, i quali non contenti a quella semplice raccomandazione, che poteva aver effetto, o no secondo la volontà degli Stati, dell'essere stati, come dicevano, dall'Inghilterra abbandonati, della ingratitudine sua, e dell'avversa fortuna loro fieramente si rammaricavano. Furonvi anche in questo proposito grandi batoste in Parlamento, dolendosi aspramente coloro, che a' disegni dei ministri si opponevano, che gli uomini fedeli all'Inghilterra, con perpetua infamia di lei, stati fossero dati in preda ai loro persecutori, come se in queste tresche politiche non si risguardasse piuttosto a ciò, che è possibile o impossibile ad ottenersi, utile o dannoso a farsi, che al giusto, all'onorevole, all'onesto; e coloro, i quali si frammettono in queste rinvolture e guerre cittadine, hanno ad aspettarsi di essere tosto o tardi a cotali strette condotti, ed a dover bever questo calice; imperciocchè lo Stato, per lo più tutte le cose dalla utilità sola misurando, si accorda, e non ti cura; poichè esso mira più alla propria conservazione, che a quella d'altrui; e più ha rispetto all'universale, che al particolare. Si accordò finalmente, che tra i due Stati cessassero immediatamente le ostilità sì per terra, che per mare.1783I preliminari della pace tra la Francia e l'Inghilterra furono fermati a Versaglia il giorno venti di gennaio del 1783 tra il conte di Vergennes per consiglio del quale s'indirizzavano la maggior parte di queste cose, ed il signor Fitz-Herbert. Per questi fu ampliato d'assai a favor dell'Inghilterra il diritto delle pescagioni sugli scanni di Terranuova. Ma peraltro essarestituì alla Francia in pieno diritto, e proprietà le isole di San Pietro, e Michelone. Nelle Antille l'Inghilterra restituì alla Francia l'isola di Santa Lucia; le cedette, e guarentì l'isola di Tobago. Da un'altra parte la Francia restituì all'Inghilterra l'isola di Grenada colle Grenadine, e quelle di San Vincenzo, di San Cristoforo, di Nevis, e di Monserrato in un colla Domenica. Nelle Indie orientali furono ristorati, alla Francia, e guarentiti Pondicherì e Caricallo, e tutte le sue possessioni del Bengal, e della costa di Orixa. Le furono anche fatte altre concessioni di non poco rilievo rispetto al commercio, ed alla facoltà di fortificar certe Terre. Ma un capitolo assai onorevole alla Francia quello fu, pel quale l'Inghilterra consentì all'abrogazione ed annullazione di tutti gli articoli relativi a Dunkerke, che stati erano tra i due Stati accordati dal trattato di pace d'Utrecht del 1713 in poi. Furono nel medesimo giorno fermati i preliminari della pace tra la Spagna e l'Inghilterra, da parte di quella dal conte d'Aranda, e da parte di questa dal medesimo Fitz-Herbert. Cedette il Re della Gran-Brettagna al Re Cattolico l'isola Minorca e le due Floride, occidentale ed orientale. Da un altro canto il secondo restituì al primo le isole Bahame. La quale restituzione si conobbe poi essere stata superflua. Perocchè il colonnello Deveaux con una presa di pochi uomini, e con denaro del suo, venuto sopra a quelle isole, l'ebbe alla Gran-Brettagna per forza d'armi riacquistate. Furono tutti questi preliminari in formale e determinativo trattato di pace ridotti il terzo giorno di settembre del 1783, per parte della Francia dal conte di Vergennes, per quella della Spagna dal conte d'Aranda, e per quella dell'Inghilterra dal duca di Manchester. Il trattato terminativotra la Gran-Brettagna, e gli Stati Uniti fu fermato il medesimo giorno in Parigi dall'un de' lati da Davidde Hartley, e dall'altro da Giovanni Adams, Beniamino Franklin, e Giovanni Jay. Il giorno precedente era seguìto l'accordo pure a Parigi tra il Re della Gran-Brettagna per mezzo del duca di Manchester, e gli Stati Generali delle Province Unite d'Olanda per mezzo dei Signori Van-Berkenroode, e Bransten. Per questo il Re restituì agli Stati Generali Trincamale; ma questi cedettero, e guarentirono al primo la città di Negapatam con tutte le sue pendici. Dei diritti marittimi de' neutri in caso di guerra coll'Inghilterra, dei quali avevano i confederati tanto rombazzo fatto, e menati sì gran vanti, non si fe' in tutti questi trattati menzione alcuna.Questo fine ebbe la lunga tenzone d'America, nella quale se entrarono volonterosamente gli Americani, ed a ciò inclinati da lungo tempo, la eccitarono gli Inglesi prima con leggi rigorose, che irritavano, non costringevano, e poscia con insufficienti armi, e con ispicciolati e scompagnati consiglj lasciarono crescere, e strabocchevolmente sormontare. La quale guerra fu esercitata tra Inglesi ed Americani, come per lo più le civili guerre soglionsi, spesso con valore, sempre con rabbia, qualche volta con barbarie; tra gl'Inglesi, e le altre nazioni europee sempre con valore, ed il più delle volte con quella umanità tanto squisita, che pare di quei tempi essere stata propria e speciale. Riportarono il congresso, ed universalmente gli Americani somma lode di costanza; i ministri britannici forse il biasimo dell'ostinazione; e quei di Francia diedero pruove non dubbie di non ordinaria perizia nelle cose di Stato. Da tutto ciò ne conseguì la fondazione nel Nuovo-Mondo di una repubblica, pe' suoiordini pubblici felice al di dentro, per la sua indole pacifica, e per l'abbondanza de' suoi proventi riverita, e ricercata al di fuori. E per quanto si può delle cose di costaggiù giudicare, dalla fertilità e vastità delle sue terre, siccome pure dalla sua popolazione ognora, e rapidamente crescente, ella ha a diventare un dì un grande, e possente Stato. Solo a volere, che la repubblica loro viva lungamente, e vada tutto il corso, che a lei è ordinato dal cielo, debbono massimamente gli Americani due cose schivare, la prima delle quali si è la corruzione degli animi per via dell'amore dell'eccessivo guadagno; la seconda il discostamento da quei principj, che la fondarono. E siccome tutte le cose del Mondo sono solite a disordinarsi, ed a corrompersi, così quando ciò accadesse, dovranno eglino essa repubblica ridurre a sanità, ritirandola verso i suoi principj.Pervenute in America (nella quale si era combattuto pigramente, e da una leggier assembraglia in fuori, in cui fu morto il colonnello Laurens, e dal votamento di Charlestown, nulla, che degno sia di speciale ricordanza, era intervenuto) le novelle dei preliminari della pace, si rallegrarono grandemente quei popoli, non peraltro tanto, quanto si sarebbe potuto credere, sì perchè già la facevano cosa fatta, sì perchè ancora l'uomo è solito meno rallegrarsi pel conseguimento di alcun bene, che per le speranze di esso. Oltreacciò gli animi furono tosto volti ad altra parte dal timore di cose nuove, perciocchè in questo stesso tempo si stava apparecchiando materia ad un fuoco, il quale fece le viste di voler prorompere in manifesto incendio, e poco mancò, non traesse, contaminando con una nuova guerra cittadina tutta la felicità della presente pace, a fatale rovina la repubblica. Stavansigli uffiziali dell'esercito con grosse paghe decorse da riscuotere, e speso avevano la maggior parte, e forse tutte le sostanze loro, e quelle ancora degli amici in servigio dello Stato. Avevano altresì non poca apprensione, che quel decreto fatto dal congresso nel 1780, pel quale si era stabilita a favor loro la mezza paga a vita, non fosse posto ad effetto. Avevano perciò mandato a Filadelfia deputati, perchè la bisogna delle paghe presso il congresso sollecitassero. Era il mandato loro, operassero, che si dessero immediatamente agli uffiziali le paghe correnti, e si assestassero i conti per le decorse, e si dessero sicurtà pel pagamento di esse; si convertisse la mezza paga conceduta a vita dal congresso in una equivalente somma pagata in una sola volta; si aggiustassero finalmente i conti, e si facesse un compenso per le perdite fatte dagli uffiziali a cagione delle passate mancanze nelle provvisioni giornaliere del vitto e del vestito. Ma il congresso, sia perchè alcuni de' suoi membri erano avversi a questi favori verso i soldati, sia perchè altri fra i medesimi avrebbero desiderato, che non lo Stato generale, ma piuttosto gli Stati particolari questi guiderdoni concedessero, non si risolveva. L'affar delle paghe procedeva peggio, che lentamente. I deputati ne scrissero al campo. Nè in miglior condizione di quella degli uffiziali si ritrovavano gli altri creditori del Pubblico, i quali preveggevano benissimo, che le consuete rendite dello Stato a gran pezza non avrebbero bastato a fornir i pagamenti loro, e credevano, che gli Stati avrebbero molto ripugnato al venirne in sul porre qualche straordinario balzello, col ritratto del quale potessero essere soddisfatti. Però gli uni, e gli altri se ne vivevano in malissima contentezza, e molto degli averi loro dubitavano. Erano a questi dìi reggitori dello Stato divisi in due Sette. Volevano gli uni, si ponesse il balzello; con esso si contentassero i creditori; la fede pubblica si osservasse; si stabilisse nel medesimo tempo una rendita generale pei bisogni dell'erario della repubblica da impiegarsi all'ordine, e secondo la volontà del congresso. Gli altri questa rendita pubblica, come pericolosa alla libertà ridottavano. Volevano, gli Stati particolari soli, non il congresso, avessero facoltà di por tasse, o balzelli. Già questi avevano sgarato una provvisione, che il congresso aveva raccomandato, si facesse, per la quale si sarebbe stabilita una generale gabella di cinque per centinaio del valore sul consumo di tutti i proventi, e lavorii forestieri, i quali introdotti fossero negli Stati Uniti. Perocchè, quantunque dodici Stati approvato avessero la risoluzione del congresso, uno ricusò, e col suo dissentire rendè vano il volere di tutti gli altri. In questo mezzo appunto arrivarono le novelle dei preliminari. I primi temettero, che scemati colla pace il bisogno ed il timore dei soldati, poichè intendevasi, che si licenziasse e dissolvesse l'esercito, diventassero gli avversarj loro più pertinaci nel non volere allo stabilimento della rendita generale acconsentire, e con ciò non solo i presenti creditori se ne restassero in fallimento, ma ancora la repubblica andasse soggetta in avvenire ad essere ne' gravi suoi bisogni incagliata pel difetto di una potestà generale a porre i balzelli. Deliberarono di usare la presente occasione, la quale trascorsa essendo, non ritornerebbe più, per ottener il fine loro, che credevano alla repubblica profittevole. Ma quali fossero i mezzi da porsi in opera stavano in dubbio, ed erano tra di loro nati assai dispareri. I più risoluti, non considerando quanto ancipiti siano i moti della moltitudine, volevano,si usasse la forza, e si facesse l'esercito istromento dei disegni loro. Erano i principali fra costoro Alessandro Hamilton, ch'era allora membro del congresso, il camerlingo Roberto Morris con un altro Morris suo assistente nell'uffizio. Ma i più rispettivi pensavano, si tenesse una via mezzana, ed intendevano, che l'esercito accennasse bensì ma non colpisse; minacciasse ma non operasse, come se di questi romori popolari taluno potesse essere a posta sua il moderatore. Nelle consulte segrete, che si tennero, prevalse la opinione di questi ultimi. A questo fine fu mandato, sotto colore che vi andasse per esercitarvi la sua carica d'inspettor generale, al campo uno Stewart, colonnello di stanziali pensilvanesi, acciò l'animo di Washington tentasse e scoprisse, quanto questi fosse disposto a dar le mani al disegno. Soprattutto sommovesse l'esercito, e persuadesselo a non volersi sbandare, se prima non fosse assicurato, che sarebbero i presti corsi pagati, ed essi dei fornimenti, che avrebbero dovuto avere, e dei quali erano stati privi sin là, ristorati. Arrivò Steewart al mastro padiglione del capitano generale, e fu spesso con lui a consultare intorno a questa cosa, la quale pure doveva stimarsi di tanto momento. Il capitano generale, ossia chè invero non ne fosse alieno, quantunque non volesse esser egli a levar questo dado, o che come cauto stesse sopra di sè, ed il disegno non biasimasse, certo è, che Steewart si credette, e fe' credere agli altri, ch'ei l'approvasse. Intanto gli avversarj ebbero fumo del trattato, e si misero in punto per disturbarlo. E sapendo di quanta importanza fosse l'avere Washington volto in favor loro, operarono di modo, che un Harvie, il quale aveva l'animo molto sospeso a questi romori di cose nuove, gli scrisse,che sotto colore di voler ristorare i creditori dello Stato covavano perniziosi disegni contro la repubblica; che si voleva spegnere il libero governo, ed introdurre la tirannide. Aggiunse motti speciali intorno la persona stessa di Washington; che gli si voleva tôrre il grado, rovinare gli amici di lui, e quell'opera tutta disfare, che con tanta fatica, tanto sangue, e tanta gloria condotta oggimai avevano a compimento. Entrò Washington in apprensione. Credette, girassero macchinazioni, e conspirazioni contro lo Stato. Mandò attorno la lettera di Harvie, acciò i soldati la leggessero. Faceva ogni sforzo per impedir la sommossa dell'esercito. Così il capitano generale si apparecchiava a contrastare ad un disegno, che forse dentro l'animo suo approvava, quantunque i mezzi, che si volevano adoperare, grandemente, e non senza molta ragione, biasimasse. Si andavano intanto a bello studio spargendo romori irritativi; che l'esercito doveva, prima, che si sbandasse, ottener giustizia; che dovevano ancor essi godere i frutti delle vittorie acquistate con loro fatiche e pericoli; che gli altri creditori dello Stato, ed alcuni membri del congresso medesimo desideravano questa mossa, e che aspettavano, che i soldati fossero i primi a dare il fuoco alla girandola, ch'essi poscia avrebbero seguitato; la cosa allignava. S'infiammavano le menti, si facevano nel campo cerchiolini e capannelle. Si vuol far forza al congresso. Gli animi si dimostravano molto parati al risentimento. In mezzo a questi romori si facevano andar attorno anonimi inviti ad un generale convento degli uffiziali per gli undici di marzo. In questo medesimo tempo l'uno porgeva all'altro un'anonima diceria, ma peraltro, come si conobbe poi, composta dal maggiore Giovanni Amstrong. Questa diceriacomposta con molto ingegno, e con maggior passione era attissima ad inasprir vieppiù i soldati già pur troppo asperati, ed a concitargli contro la patria loro, e l'autorità del congresso. E se sarebbe stata poco tollerabile, quando gli animi fossero stati altrettanto posati, quanto erano commossi, nella tempera, in cui allora si trovavano, era ella grandissimamente da condannarsi. Vi si leggevano tra le altre parole, e tutte infiammatissime, le seguenti.«Lo scopo, al quale già son sette anni, c'indirizzammo, ora finalmente siam vicini a conseguire. Il coraggio vostro, e la pazienza hanno gli Stati Uniti d'America per mano guidato per mezzo una dubbia e sanguinosa guerra, ed all'independenza condotti. Già torna la pace di tutti i beni largitrice. Ma a chi? Forse ad una patria desiderosa di ristorar i vostri danni, di apprezzar i vostri meriti, di ricompensar i vostri servigi? Forse ad una patria, che intenerita lagrimando, e lieta ammirando al ritorno vostro alle private case applaude? Forse a quella patria bramosa di partir insieme con voi quella independenza, la quale la vostra prodezza le ha dato, e quelle ricchezze, che le vostre ferite han preservato? Questo è forse il caso? O non piuttosto ad una patria, che i vostri diritti ha in dispregio, che le vostre lamentanze disdegna, che alle vostre miserie insulta? Voi pure testè i vostri desiderj, ed i bisogni vostri esponeste, e supplicaste al congresso; desiderj e bisogni, che la gratitudine e la ragione di Stato avrebbero dovuto non che invanir conosciuti, anticipar non rappresentati. Non aveste voi orora colle rimesse parole di umili addomandatori dalla giustizia loro implorato ciò, che dal favore più oltre non potevate aspettare? Quale n'è stata la risposta? Lelettere dei vostri delegati a Filadelfia ve n'accontino esse. Se questo è dunque il trattamento, che vi si fa, ora che le spade vostre sono alla difesa dell'America necessarie, quale sarà, allorquando la vostra voce sarà spenta, e la forza divisa? Allorquando queste stesse spade, gl'istromenti ora, e le compagne della vostra gloria, saranno dai fianchi vostri spartate, e nissun'altra divisa avrete a mostrare di soldato, fuori delle necessità vostre, delle infermità, delle cicatrici? Consentirete voi dunque ad essere i soli patitori di questa rivoluzione, e, ritirativi da questi stipendj, nella povertà invecchiare, nella miseria, nel contento? Consentirete voi a vivere nel vil fango della dependenza, ed alla caritade altrui le miserabili reliquie di quella vita dovere, che avete fin qui spesa nell'onore? Se così è, e l'animo vel soffre, ite, e recate con voi lo scherno dei Tori, lo scorno dei libertini, la derisione, e quel ch'è peggio, la compassione del mondo. Ite, affamate, siate obbliati. Ma se gli animi vostri si raccapricciano a ciò, se avete la mente ed il cuore capaci di conoscere e di combattere la tirannide, sotto qualunque sembianza ella si appresenti, o vestita della semplice cotta della repubblica, o della splendida roba della realtà ammantata, se avete pure imparato a distinguere gli uomini dai principj, risvegliatevi, alla vostra condizione attendete, fatevi giustizia da voi medesimi. Se il presente momento si lascia fuggire via; ogni futuro sforzo sarà indarno; e le vostre minacce saranno allora altrettanto vane, quanto sono ora le vostre supplicazioni».Queste parole, più dicevoli ad un avventato tribuno di plebe che ad un assennato Americano, gli animi già concitati commossero ad indicibile rabbia. Già sibrogliava fortemente; le cose si volgevano ad un sinistro fine, e la guerra cittadina tra le potestà civili e militari era imminente. Ma Washington, uomo tanto grave, uso ai pericoli, e non che amato, riverito dai soldati, temendo del vicino pericolo della patria, volle quelle facelle spegnere, e quella discordia frenare, che stat'erano apparecchiate. E conoscendo benissimo quanto gran momento apporti in somiglianti casi il guidare gli sviati, piuttostochè contrastar loro, e che più facile cosa è il prevenire, che l'emendare i fatti, pose tosto l'animo a voler impedire il convento degli uffiziali. Pubblicò ordini indiritti agli uffiziali annunziando, che sperava bene, che nissun conto avrebbero fatto di quella scritta anonima, e ch'ei disapprovava, e grandemente condannava quest'insoliti procedimenti. Nell'istesso tempo intimò un generale convento degli uffiziali generali, e di uno per compagnia pel giorno quindici, affine deliberassero, che cosa fosse a farsi per ottener ai torti loro dirizzamento. Con questo procedere, che fu molto prudente, Washington fe' credere generalmente all'esercito, ch'ei non fosse alieno dall'aiutar l'impresa; ed ai principali sommovitori particolarmente, che segretamente il disegno loro favorisse; e diè tempo a sè stesso di procurarsi favori, acciò il convento quell'effetto sortisse, ch'ei si era nell'animo proposto. Il giorno seguente Amstrong fe' mandar attorno un'altra scritta anonima, colla quale cogli uffiziali si congratulava, che le risoluzioni loro avessero a ricevere l'approvazione della pubblica autorità; e molto esortandogli a star fermi nel parlamento, che si doveva fare il dì quindici. Intanto andava Washington tentando gli animi, e le ire rammorbidando. Fatti venire a sè ad uno ad uno gli uffiziali, a questo rappresentavail pericolo della patria, a quell'altro la passata pazienza; a tutti l'antica gloria, che bisognava intera e pura ai posteri loro tramandare. Ricordò ancora la povertà dell'erario, e l'infamia che acquistato avrebbero, se alle discordie civili, ed al sangue venissero, e la felicità di quella pace turbassero, che pure orora si era conseguita. Al giorno appuntato da Washington si fe' il parlamento degli uffiziali. Favellò il capitano generale molto gravemente. Confortogli, pregogli, ribattè le anonime scritte. Mostrò, in quant'orrore si dovesse avere l'alternativa proposta dall'autore di esse di minacciar coll'armi la patria loro, quando, fatta la pace, immediatamente alle richieste loro non soddisfacesse; e seppure la guerra continuasse, di abbandonarla, ritirandosi a qualche incolta e disabitata contrada.«Mio Dio!sclamò, a quai fini mira con tali esortazioni questo scrittore? Può esser egli mai un amico all'esercito? Può essere un amico a questa patria? O non forse piuttosto un insidioso nemico, un commettimale mandato a bella posta dalla Nuova-Jork per tramare la rovina dell'uno e dell'altra, un seminatore di discordie e di separazione tra le civili e le militari autorità del Continente? Pregovi, signori,aggiuns'egli, di non abbracciare di quei consiglj, ch'esaminati dalla sana ragione parrebbero, e tôrre a voi della dignità vostra, e quella gloria macchiare, che finora mantenuto avete. Abbiate nella data fede della vostra patria, e nelle intemerate intenzioni del congresso piena fidanza. Crediate, che prima che siate com'esercito, sciolti, avrà esso i vostri conti aggiustati, e tali determinazioni prese, che ne sarà fatta ampia giustizia ai vostri fedeli, e meritorj servigi. Pregovi, e scongiuro in nome della nostra comune patria,per quanto stimate il sacro onor vostro, per quanto rispettate i diritti dell'umanità, e per quanto conto fate della militare e nazionale dignità dell'America, vogliate dimostrare in quanto orrore e detestazione abbiate un uomo, il quale desidera sotto speciosi pretesti mandar sossopra le libertà della vostra patria, e che malvagiamente s'attenta d'aprir le porte alla civile discordia, e questo nascente impero col sangue inondare. Sì facendo, voi arriverete per la più piana e diritta via alla meta, che desiderate; voi romperete gl'insidiosi disegni dei nostri nemici, che, disperati di vincerci coll'aperta forza, vogliono ora coi segreti artifizj ingannarci. Voi darete ancora una volta una rilevata pruova di quel non mai più udito amor della patria, e di quella paziente virtù, di tutte le necessità, di tutti i patimenti superatrice. Voi offerirete col vostro dignitoso contegno alla posterità occasione di dire, quand'ella favellerà del glorioso esempio, che avete al genere umano mostrato, che se fosse questo giorno stato meno, non avrebbe mai il mondo veduto quell'ultimo grado di perfezione, al quale è l'umana natura capace di arrivare».Tostochè ebbe Washington fatto fine al suo ragionamento, nacque prima un silenzio, poscia un bisbiglio grande fra gli ascoltanti. L'autorità dell'uomo, la gravità del discorso, la tenerezza di lui nota a tutti verso l'esercito, nelle menti loro efficacemente operavano. Gl'inacerbiti spiriti si rappacificarono. Nissuno pose partito contrario. Stanziarono, che nissuna circostanza di travaglio, e di pericolo avrebbe mai tanto operato, che si lasciassero indurre a macchiar quella fama, e quella gloria contaminare, che acquistate avevano; che l'esercito continuava ad avere una fermissima confidenza nella giustizia del congresso edella patria loro; che si richiedesse il capitano generale, scrivesse al congresso, ardentemente pregandolo di espedir tosto l'oggetto del loro memoriale; che abborrivano, e grandemente disdegnavano le infami proposizioni nella lettera anonima indiritta agli uffiziali dell'esercito contenute. Così Washington colla prudenza ed autorità fu operatore, che una nuova discordia non ponesse in un inaspettato pericolo quella patria, che stata era testè condotta a salvamento. E chi sa sin dove sarebbero trascorse le cose se in quei principj fosse nata la guerra civile, e se i soldati avessero posto mano nel sangue dei loro concittadini? Scriss'egli poi al congresso, molto caldamente la causa degli uffiziali rappresentando, e raccomandando[1]. Decretò questo, avessero gli uffiziali a ricevere in luogo della mezza paga a vita il sommato alla volta di cinque anni d'intiera paga, e ciò in contanti, od in iscritte obbligatorie, che fruttassero il sei per centinaio all'anno. Tanto poi si adoperò il congresso, e tanto fece il camerlingo, che si mandarono, sebbene tardi, e non prima, che le reclute pensilvanesi fatto avessero un grosso ammotinamento a Filadelfia, e per alcune ore armata mano occupato la sede, e le stanze del congresso, agli uffiziali, e soldati paghe per tre mesi in altrettante scritte di esso camerlingo. Allora si diè mano a licenziar l'esercito, e furono concessi di mano in mano i congedi a quei soldati, i quali nel corso di una ostinata guerra di sette anni con mirabile costanza avevano non solo contro il ferro ed il fuoco, ma ancora contro la fame, la nudità ed il furore stesso degli elementi combattuto; ed ora condotta a prospero fine l'opera loro, stabilita la libertà, e l'independenza della patria, quietamente alle case loro se ne tornarono. Il congresso con pubblichelettere molto il valore, e la costanza loro commendò, ed in nome della riconoscente patria ringraziò. Non tardarono gl'Inglesi a votar la Nuova-Jork con tutte le sue appartenenze, nelle quali avevano sì lungo tempo paesato. Partirono poco poscia i Francesi molto ringraziati, e degli alleati loro soddisfatti dall'Isola di Rodi alla volta delle possessioni loro. Deliberò il congresso, si rendessero il dì undici dicembre pubbliche e solenni grazie al Datore d'ogni bene per l'ottenuta pace e l'acquistata independenza. Decretò ancora, si rizzasse una statua equestre di bronzo al generale Washington in quella città, nella quale risedesse il congresso. Fosse il generale rappresentato al modo romano col bastone nella destra mano, e la testa cinta di una corona d'alloro; posasse la statua sopra un piedestallo di marmo, nel quale fossero istoriati in basso rilievo i principali avvenimenti della guerra, dei quali ebbe Washington il supremo governo. Sono eglino quest'essi: la liberazione di Boston; la cattura degli Essiani a Trenton; la battaglia di Princetown; la giornata di Mont-mouth e la resa di Jork-town. Sulla superiore fronte poi del piedestallo s'improntassero le seguenti parole:Gli Stati Uniti in congresso adunati ordinarono, questa statua fosse eretta l'anno di Nostro Signore 1783 in onore di questo Giorgio Washington, illustre capitano generale degli eserciti degli Stati Uniti d'America durante la guerra, la quale vendicò ed assicurò le loro libertà, sovranità ed independenza.Questo fine ebbe una contesa, che bene otto anni continui tenne il Mondo attento e maravigliato, e trasse a parte di sè le più possenti nazioni d'Europa. Della quale se si vorrà investigare, per quali ragioni siano stati gli Americani vincitori, e perchè non sialoro stata guasta da altri, nè l'abbiano guasta essi stessi, si troverà in primo luogo, che ciò fu, perchè invece di aver le altre nazioni contrastanti, o nemiche, le ebbero per lo contrario o consenzienti, o amiche, od anche alleate. La qual cosa, siccome dava loro maggior fede nella giustizia della causa loro, così ancora spirava maggior confidenza nei mezzi di condurla a buon fine. Le leghe da più potenti nazioni fatte contro d'una sola per cagione di qualche riforma, ch'essa voglia fare nel suo reggimento interno, e che la medesima in vicinissimo pericolo inducono di perdere non solo quel fine, che proposto ha a sè stessa, ma ancora la sua libertà ed independenza, sogliono per lo più operare di modo, che i reggitori di essa scostandosi da ogni moderazione, e prudenza pongon mano a mezzi violenti e straordinarj, dai quali e presto si logorano le forze della nazione, e nasce il mal talento nei proprj cittadini, manomessi in mille guise, e vessati dagli agenti dello Stato; dal che procedono poscia le gare civili e la debolezza di tutti. S'ingenera eziandio nell'universale per l'esercitate violenze un tal odio contro l'impresa, che confondendo l'abuso coll'uso di essa, amano meglio di tornare donde sono partiti, ed anche più in là, che di continuar a correre verso di quella meta, che nuovamente proposta si sono. Quindi è che se l'impresa era di libertà, si precipitano poscia i popoli al dispotismo, amando meglio quello di un solo, che quello di molti. Ma a queste fatali strette non furono ridotti gli Americani dalla pericolosa guerra esterna, così per la ragione sopraddetta, come per la positura della patria loro lontana, e separata per mezzo di un vasto mare da quelle nazioni, che sogliono tenere in piè grossi eserciti stanziali, e cinta d'ogn'intorno, fuorichèdalla parte del mare, da foreste impenetrabili, da deserti smisurati, da montagne inaccessibili; e da queste parti altro pericolo non portavano, nè altro timore avevano fuori di quello degl'Indiani atti piuttosto a rapire, ed a disertar le terre, che a conquistarle, ed a tenerle. Un'altra e molto possente cagione, per la quale la rivoluzione americana ebbe quella riuscita, che i Capi di lei si erano proposto, si fu la poca differenza, che passò tra quella maniera di governo, dalla quale erano partiti, e quell'altra, alla quale s'incamminarono. Imperciocchè non dalla monarchia dispotica andaron essi verso la libertà, ma sibbene da una monarchia temperata; ed è la condizione delle cose morali nell'uomo, come quella delle fisiche, e quella stessa di tutta la natura, nelle quali i totali, ed improvvisi cambiamenti non si possono fare senza causare o gravi malattie, o morti, o rovine. L'autorità regia in America, siccome lontana, e dagli ordini di un governo largo tarpata, era poco operosa, o poco sentita, e perciò, quando gli Americani se la levarono di collo, poco si accorsero del cambiamento; e tolta la realtà, e conservati tutti i pristini ordini, si trovarono ad un tratto, e naturalmente costituiti in repubblica. Questa fu la condizione loro, mentrechè quella di altri popoli, che volessero far passo dall'assoluta realtà alla repubblica, dovrebbero non solo gli ordini strettamente spettanti a quella sconvolgere, e spegnere, ma ancora tutti gli altri, ed introdurne degli affatto nuovi. Ma queste cose non si possono fare senza far urto nelle opinioni, nei costumi, negli usi e nelle maniere dei più, ed altresì senza offendere gravemente gl'interessi loro. Quindi nasce il mal talento nell'universale; sotto la forma della repubblica cova la realtà; e veduto, che si rammaricavano digamba sana, pigliano i popoli di voglia le prime occasioni, per far di nuovo rivolgere lo Stato, e farlo là tornare, dond'era partito, e dove lo tira la propria inclinazione. A questo medesimo esito dell'americana rivoluzione contribuirono ancora non poco la regola, e la misura, colle quali quei popoli assegnati di natura, e nel proposito loro non che costanti, tenaci procedettero. Contenti allo aver tolta la realtà consistettero, e stabilmente perseverarono negli antichi ordini, ch'erano rimasti. Così non incontrarono peggio per non aver voluto acquistar meglio, sapendo, che per lo più mal ne incoglie a coloro, che cercano miglior pan, che di grano. Conobbero essi ottimamente, che l'incostanza, e la volubilità nei propositi scemano gravità alla causa, non le lasciano porre le sue radici, accrescono il numero degli scontenti. Imperciocchè di migliori gambe si corre ad una meta certa, che ad una incerta, e quello, che piace all'uno non piacendo all'altro, la moltiplicità dei fini moltiplica anche coloro, che gli disgradano. Così allevarono gli Americani la pianta, perchè la lasciarono allignare, e colsero il frutto, perchè lo lasciarono maturare. Non fecero eglino ad ogni piè sospinto mutazioni nello Stato; perchè non essendo impazienti di natura, nè insopportabili de' disagi, essendo anzi pazientissimi, e sopportabilissimi, i mali, che pruovavano, non a difetti, che credessero esistere negli ordini pubblici, nè alla insufficienza, od alla cattività dei reggitori, ma sibbene alle difficoltà delle circostanze, ed alla necessità delle cose attribuivano. Del qual effetto fu anche cagione, che in mezzo a quei popoli per la consueta ed antica maniera del viver loro dovevano in minore numero, che in mezzo ad altri trovarsi gli uomini cupidi di maggioreggiare e di soprastare agli altri.Nè era là andazzo, che s'inimicassero, ed anche s'accalognassero tra di loro gli amici, solo perchè uno di essi era diventato statuale, e teneva i maestrati, e l'altro no. Perciocchè più operava in essi l'amor della patria, che l'ambizione. Perilchè se vi furono là libertini e reali, non vi furono però libertini di diversa sorte, i quali colle discordie loro il seno di quella lacerassero. I dispareri fra di questi furono pochi e leggieri; nè mai proruppero in isfrenate ire, in guerra cittadina, in confiscazioni ed in morti. Quindi uniti prevalsero, e colsero il frutto dello avere le proprie discrepanze alla città donato, e la salute della repubblica al desiderio di sovrastare anteposto. Mirabile esempio, che i turbati, ed avventati consiglj guastano le imprese, e fan rovinare gli Stati; mentre i modesti, e temperati le conducono e gli fondano.Licenziato l'esercito rimaneva tuttavia la capitananza generale nelle mani di Washington. Stavano gli uomini in aspettazione di quello, ch'egli a fare si risolvesse. Credendo egli, come uomo prudente, che si convenisse porre alcun termine all'appetito della gloria dell'armi, e volendo lasciare alla patria sua un utile esempio di temperanza cittadina, scrisse al congresso, il quale allora faceva suo capo nella città di Annapoli di Marilandia, pregandolo, poichè intendeva di rassegnar il maestrato, gli facesse a sapere, se volontà di lui fosse, ch'ei ciò eseguisse privatamente per lettere, o pubblicamente con apparato. Rispose, desiderava, ciò fosse in pubblica e solenne audienza. Assegnò il giorno 23 di dicembre. Questo dì era la sala, destinata alle tornate del congresso, piena di spettatori. I maestrati civili, molti uffiziali dei primi, ed il console generale di Francia erano presenti. Stavano i membri del congresso seduti e coperti; glispettatori ritti e scoperti. Fu il generale, introdotto dal segretario, e presso al seggio del presidente condotto. Dopo leggier bisbiglio succedeva un profondo silenzio. Il presidente, ch'era il generale Mifflin, rivoltosigli, gli disse, essere il congresso apparecchiato ad ascoltar ciò, ch'egli avesse a dire. Washington allora rizzatosi in piè con grave facondia, e con incredibile maestà favellando incominciò:«Signor Presidente. I grandi avvenimenti, dai quali la rinunziazione mia dipendeva, avendo finalmente avuto luogo, ho io ora l'onore di offerir al congresso le mie sincere congratulazioni, ed al cospetto suo rappresentarmi per rassegnar nelle sue mani la potestà concessami, e da esso lui la buona licenza impetrare di ritirarmi dai servigi della patria. Felice per la confermazione della nostra independenza e sovranità, e contento all'opportunità offerta agli Stati Uniti di diventar una rispettabile nazione, io rassegno con soddisfazione di me medesimo quel mandato, che con tanta diffidenza aveva accettato; diffidenza causata dal pensiero di non esser capace di riempire quell'arduo uffizio, che stato mi era commesso. La quale dubitazione per altro cedette in me il luogo, quando mi ricorsero nella mente la rettitudine della nostra causa, il sostegno della suprema potestà della lega, ed il patrocinio del cielo. La prospera riuscita della guerra ha a qualunque più grande aspettazione soddisfatto, e la mia gratitudine all'intervenimento della Provvidenza, ed all'assistenza da' miei paesani prestatami s'accresce, quando io vo ogni caso della pericolosa contesa rammemorando. In ripetendo gli obblighi, che io ho a tutto l'esercito generalmente, non sarei a quello, che dentro dell'animo sento, conforme, se qui non riconoscessi i peculiariservigi, ed i singolari meriti di que' gentiluomini, i quali durante la guerra hanno alla mia persona atteso. Certo uffiziali più confidati di questi eleggere, per compor la mia famiglia[2], non era possibile. Siate contento, signore, che io vi preghi, di aver particolarmente per raccomandati coloro, i quali sino al presente dì continuato hanno nei servigi, siccome quelli che sono meritevoli di favorevole attendimento, e del patrocinio del congresso. Io mi reco a mio indispensabile dovere il chiudere quest'atto della mia pubblica vita con raccomandar gl'interessi della mia dilettissima patria alla buona mercè dell'altissimo Dio, ed alla sua santa guardia coloro, i quali ne stanno al governo. Compiuta ora l'opera, che stata mi era commessa, dall'agone mi ritraggo, ed un affezionato addio dando a questo augusto Corpo, sotto i comandamenti del quale ho sì lungo tempo operato, offero qui la commessione mia, e la licenza tolgo da tutti gl'impieghi della pubblica vita».Ciò detto, ed al seggio del presidente accostatosi, nelle mani di questo consegnò il ruotolo. Il presidente, standosene tuttavia Washington in piè, gli fece in nome del congresso la seguente risposta:«Gli Stati Uniti in congresso assembrati ricevono, signore, con commozione d'animo sì grave, che non si potrebbe con parole esprimere, la solenne rinunziazione delle autorità, colle quali voi avete gli eserciti loro con prosperità di fortuna condotti durante il corso di una pericolosa, e dubbia guerra. Chiamato dalla patria vostra a difendere gli suoi offesi diritti, voi il sacro incarico accettaste, primachè ella od alleanze formasse, o pecunia avesse, o reggimento atto a sostentarvi. Voi avete, invariabilmente ai diritti della civile potestà risguardando, la grandeguerresca tenzone fra mezzo i disastri, ed i rivolgimenti con saviezza, e fortezza condotto. Voi avete per quell'affezione, e quella confidenza, che in voi avevano i vostri paesani poste, questi abilitati a mostrare il marziale animo loro, e la fama alla posterità tramandare. Voi avete perseverato, fino a tantochè questi Stati Uniti da un magnanimo Re, e nazione aiutati, e sotto la scorta di una giusta Provvidenza ottennero di terminare col conseguimento della libertà, della sicurezza, e della independenza la guerra. Del qual felice caso noi le nostre aggiugniamo alle vostre congratulazioni. Avendo le insegne della libertà in questo nuovo mondo difese, ed un utile ammaestramento dato a coloro che opprimono o che sono oppressi, voi dal travaglioso arringo vi ritirate, le benedizioni de' vostri concittadini seco voi portando. Ma la fama delle vostre virtù non pertanto cesserà coll'autorità vostra militare. Continuerà ella ad infiammar gli uomini delle più rimote età. Gli obblighi, che abbiamo generalmente verso l'esercito, ci stanno, siccome a voi, a cuore, e particolar cura avremo di coloro i quali alla persona vostra atteso hanno sino a questo commotivo giorno. Noi ci giugniamo seco voi nel raccomandar alla protezione dell'altissimo Dio gl'interessi della nostra carissima patria, pregandolo voglia i cuori e le menti disporre de' cittadini di lei a giovarsi dell'opportunità offerta loro di diventar una felice, e rispettabile nazione. E quanto a voi, noi gli dirizziamo le più instanti preci, perchè si pieghi a volere una sì cara vita con ogni sua cura nodrire; perchè i vostri dì siano altrettanto felici, quanto sono stati illustri; e perchè finalmente quel premio vi dia, il quale non potrebbe il mondo di costaggiù donarvi».Quando ebbe il presidente posto fine al suo favellare, stettero buona pezza taciti ed intenti gli ascoltanti, siccome quelli che grandemente commossi erano alla novità di quello spettacolo, alla ricordanza delle passate cose, alla felicità presente, alle speranze dell'avvenire. Quindi ed il capitano generale, ed il congresso con magnifiche parole commendarono. Ritrattosi Washington dalla presenza dei Padri si ridusse poco poscia ai desiati, e felici ozj della sua villa di Monte Vernone, situata in su quel di Virginia.
Ora era ridotta nei confederati tutta la speranza del vincere la Fortezza in sull'assedio, giacchè per assalto ciò avevano tentato invano, dandosi a credere di poter colla fame conseguire quello, che colla forza delle armi non avevano potuto. Per ottener questo fine egli era necessario d'impedire, che Howe, il quale di breve si aspettava, non riuscisse a far entrare nuova scorta nella piazza. Si erano perciò i confederati posti nel golfo di Gibilterra con un'armata di circa cinquanta navi d'alto bordo, tra le quali se ne annoveravano cinque di 110 cannoni, ed un'altra detta la Trinità di 112. Intendevano di combattere colle grosse l'armata inglese, quando arrivasse, e colle sottili di dar la caccia alle annonarie, e l'una dopo l'altra arraffarle. Perchè invece di andare ad incontrare il nemico nell'alto mare presso il Capo di Santa Maria, dove prevalendo di numero di navi avrebbero potuto con somma utilità spiegar l'ordinanza loro, abbiano piuttosto eletto di aspettarlo in uno stretto golfo, incui la moltitudine delle proprie navi sarebbe stata più d'impaccio, che di giovamento, noi non abbiamo saputo spiare. E' pare, che il Re di Spagna medesimo, il quale sempre infiammatissimo nel desiderio di conquistar Gibilterra, andava dì e notte di quest'impresa mulinando, abbia così ordinato. Veleggiava intanto Howe per l'Atlantico alla volta della Fortezza, non peraltro con quella velocità, colla quale avrebbe desiderato; perciocchè i venti contrarj il ritardavano. Dai quali indugi era egli grandemente vessato pel timore, che si approssimasse la Fortezza alla dedizione, e che il soccorso arrivasse troppo tardi. Ma non fu sì tosto giunto sulle coste del Portogallo, che gli pervennero le novelle della vittoria d'Elliot. Dalle quali riconfortato sperò di poter più facilmente il disegno suo trarre ad esecuzione, credendo che i nemici, dopo tanta perdita venuti dimessi, non fossero, come prima, abili a contrastarglielo. Pervenuto vicino allo Stretto, una furiosa tempesta gli conquassava le navi; ma ciò con poco danno loro. Bene fu grande quello, che ne ricevettero gli alleati nel porto d'Algesiras. Una delle loro andò a traverso presso la città stessa di questo nome; un'altra fu tratta dalla forza del vento sotto le mura di Gibilterra, dove venne in potestà del presidio. Due furono a viva forza spinte nel Mediterraneo; parecchie altre furono sconcie e sfesse grandemente in varie parti. La mattina seguente l'armata inglese entrava nello Stretto ordinata in battaglia con un vento di scirocco. Fatto notte, si trovò rimpetto il golfo di Gibilterra. Ma essendosi il vento abbonacciato, e volto a ponente, solo quattro delle annonarie poterono nel porto di quella città approdare. Le altre coll'armata furono dalle correnti trasportate nel Mediterraneo. Seguitarono gli alleati con tutta l'armataloro. Ma ossiachè le bonacce ed un annebbiamento che sopravvennero, glielo impedissero, o che veramente l'intento loro non fosse di volerne venire ad una battaglia giusta, se non avvantaggiatissimi, si ristettero. Per la qual cosa l'ammiraglio Howe maestrevolmente usando un levante, che in quell'ora, cominciò forte a soffiare, rientrò nello Stretto, e tutte le sue annonarie fe' entrare nel porto di Gibilterra. In questo mezzo l'armata inglese si era arringata alla bocca dello Stretto verso il Mediterraneo tra le due opposte rive d'Europa e di Ceuta. Sopraggiungeva a piene vele l'armata de' confederati. Ma Howe andò considerando, che, poichè si era il vettovagliamento della Fortezza effettuato, il quale era il principal fine dell'incumbenza, che gli era stata data, e la totale conclusione dell'opera, sarebbe stato soverchio consiglio il porsi al rischio di una campale battaglia, massime prevalendo il nemico di forze, ed in luogo, dove per la vicinità delle coste nemiche una disfatta avrebbe un intiero sterminio della sua armata partorito. Nè gli sfuggì il pensiero, che, se la battaglia non si potesse schivare, sarebbe stato miglior partito il farla in luogo aperto, dove volteggiandosi avrebbe potuto combatterla alla larga, piuttosto che in istretto, dove sarebbe stata di necessità terminativa. Per le quali cagioni, volendo recarsi in luogo, dove la qualità del sito non facesse inferiori le sue condizioni, date le vele al favorevole vento, attraversò di nuovo lo Stretto, e se ne tornò nell'Atlantico. Lo seguitarono gli alleati, ma peraltro non con tutta l'armata. Perciocchè dodici vascelli de' più grossi per esser tardi all'abbrivo erano rimasti indietro. Ne accadde tra le due vanguardia e retroguardia nemiche una assai aspra, ma però lontana affrontata, per la quale nulla si giudicò,se non che alcune navi ricevettero grave danno da ambe le parti. Si allargarono poscia gl'Inglesi, le navi dei quali erano più veloci, sì fattamente, che gli alleati, perduta ogni speranza di raggiugnerli, andarono a dar fondo nel porto di Cadice. Howe, mandate otto delle sue navi alle Indie occidentali, e sei sulle coste d'Irlanda, se ne tornò colle rimanenti a Portsmouth. In tal modo e per l'avuta vittoria, e pel rinfrescamento della vettovaglia, le cose di Gibilterra furono poste in sicuro stato con molta gloria degl'Inglesi, e non senza biasimo degli alleati, i quali presso quelle mura sfallirono parte per precipitazione, parte per iscordo, e nell'aperto mare parte per la contrarietà de' tempi, parte per mancanza d'ardire. Imperocchè la prepotenza delle forze loro navali tanto in questa ultima, quanto nelle precedenti fazioni sulle coste della Gran-Brettagna riuscì piuttosto di vana mostra, che d'effettivo danno al comune nemico. Ma se in tutto il corso della guerra eglino alle giudicate battaglie tra armata ed armata, o si ristettero, o furono disfatti, o al più combatterono con egualità di fortuna, negli affronti particolari, che non di rado tra nave e nave intervennero, e nel presente, e nei varcati anni, tanto ardire, e sì fatta perizia delle cose marinaresche dimostrarono, massimamente i Francesi, che combatterono sempre onorevolmente, spesso felicemente. Dei quali effetti, quali ne siano state le cagioni, noi lasceremo a coloro, che più di noi sanno di guerra e di marineria, giudicare.
Dalle fazioni di tanto momento, che siamo andati sì nel presente, che nel precedente libro delineando, ne nacque in tutti i potentati guerreggianti non solo un acceso desiderio, ma ancora un'espressa volontà di por fine alla guerra. Tutti speravano, che si sarebbedato fra breve alle cose universali onesta forma. La guerra, ch'era in piè già da tanti anni senza aver prodotto frutto alcuno di momento, e la cattività incontrata sotto le mura di Jork-town da tutto quell'esercito, che aveva militato sotto l'imperio del conte di Cornwallis, avevano i ministri britannici persuaso che il ridurre gli Americani a soggezione per la forza dell'armi era cosa oramai impossibile diventata. I maneggi poi posti in opera, per dividergli tra di loro o dagli alleati, non avevano partorito migliori frutti, che le armi. Da un'altra parte le vittorie di Rodney, e d'Elliot non solo avevano assicurato e le ricche isole delle Antille, e quel principale propugnacolo di Gibilterra, ma ancora posto in salvo l'onore della Gran-Brettagna, di manierachè poteva ella, dal capitolo dell'independenza degli Stati Uniti in fuora, che l'era forza riconoscere, intorno tutti gli altri con egualità di condizioni co' suoi nemici negoziare; perchè ed aveva vinto la guerra di Gibilterra, e tenuto la fortuna in bilico nei mari d'Europa, e prevalso in quei delle Antille; e se nei medesimi aveva fatto notabili perdite, aveva peranco acquistato l'isola di Santa Lucia, tanto importante per la fortezza de' luoghi, per la bontà de' suoi porti, e per l'opportunità del suo sito. E quantunque essa non potesse giudicarsi giusto compenso alla perdita della Domenica, di Tobago e di San Cristoforo, s'era nonostante l'Inghilterra talmente avvantaggiata nelle orientali Indie, che più recava per questo conto nel comune negoziato, che la Francia non poteva. Oltre a ciò il debito pubblico di lei era diventato enorme, e tuttavia ogni giorno ne diventava di vantaggio. Il popolo desiderava, che si aprisse qualche adito alla pace, e già diceva sinistre parole sopra la prolungazionedella guerra. I ministri stessi, i quali sì grandi repetj avuto avevano cogli antecessori loro intorno l'ostinazione di quelli a volerla continuare, sia perchè i bisogni dello Stato così richiedevano, sia perchè ancora non volevano quel biasimo riportare essi stessi, del quale avevano gli altri accusati, desideravano la pace. Imperocchè quantunque fosse in immatura età, e con dolore di tutti i buoni morto il marchese di Rockingham, il qual era quegli, che timoneggiava tutto, e Fox avesse rassegnato l'uffizio, e che in luogo del primo stato fosse surrogato il conte di Shelburne, e del secondo Guglielmo Pitt, figliuolo che fu del conte di Chatam, l'uno e l'altro consenzienti all'independenza dell'America più per necessità, che per elezione, ciò nulladimeno i più dei ministri erano di quelli, che prima la rivocazione delle rigorose leggi contro l'America fatte, poscia il primaticcio riconoscimento della independenza avevano in cospetto del Parlamento con parole non men ornate, che instanti voluto persuadere. Per le quali cose tutte avevano essi a buon'ora mandato a Parigi Grenville, perchè tentasse il guado, acciocchè i plenipotenziarj, che venissero dopo, avessero causa di deliberare più prontamente. Poco poscia spacciarono nella medesima città per quest'istesso oggetto di trattare il negozio della pace due plenipotenziarj Fitz-Herbert, e Oswald, ai quali non fu necessario usare molta diligenza per chiarirsi della inclinazione del governo di Francia. Già vi erano anche convenuti i plenipotenziarj degli Stati Uniti Giovanni Adams, Beniamino Franklin, Giovanni Jay ed Enrico Laurens, il quale uscito dalla Torre di Londra era stato in sua libertà lasciato.
Se grande era il desiderio della pace che si avevain Inghilterra, non si desiderava ella meno in Francia sia dai popoli, sia da coloro, i quali reggevano lo Stato. Aveva questa conseguìto ciò che sopra ogni cosa aveva desiderato, vogliam dire la separazione delle colonie inglesi dalla metropoli loro, poichè i ministri britannici offerivano in primo luogo di volere l'independenza degli Stati Uniti riconoscere; il quale oggetto era da parte della Francia il principale, anzi il solo fine, che confessato fosse della guerra. Rispetto poi alle cose delle Antille, oltrechè le fazioni, che si erano avute in animo di fare, erano piuttosto in vantaggio particolare, e per conto della Spagna, che della Francia, la sconfitta dei dodici aprile aveva e guasti tutti i disegni, e troncate tutte le speranze. Nè si poteva aspettare, si facessero maggiori frutti nei mari d'Europa; poichè già da tanti anni indietro non se n'era fatto nissuno, che di qualche momento fosse alla somma delle cose. Le perdite finalmente delle orientali Indie si potevano colle vincite fatte nelle occidentali compensare. Quindi è che la Francia, e poteva con egualità di condizioni trattare rispetto agli accidenti della guerra, e con onorata superiorità rispetto alla sostanza stessa della medesima, che era l'independenza degli Stati Uniti. Ma oltre tutte le narrate cagioni, altre se ne avevano in Francia, perchè vi si anteponesse una pronta pace alla continuazione di una lunga guerra. Era la Camera pubblica ridotta a mal termine, e nonostanti i buoni ordini, che dai presenti ministri vi erano stati introdotti, e l'economia nuova che in tutte le parti del governo aveva prevaluto, non era quella a gran pezza sufficiente a poter bastare contro le esorbitanti spese della guerra. Si metteva ciascun anno più a uscita, che ad entrata; ed il pubblico debito vieppiù s'ingrossava. S'erano in questaguerra spesi tesori inestimabili. Imperciocchè e si era esercitata in lontanissime contrade, e fu mestiero di ristorar la marineria, e le provvisioni con gran giattura del pubblico erario spesso state dalle flotte inglesi intraprese. Gli Americani poi oltre modo lenti al pagar le tasse, ed inabili di per sè stessi a sopportare il peso di tanta guerra, facevano ogni giorno una gran calca alla Francia, perchè di nuovi denari gli accomodasse. Il che avevano ottenuto; poichè oltre un milione di lire di tornesi, che accattato avevano dagli appaltatori generali di Francia, ed oltre le somme accattate in Olanda, per le quali la Francia era entrata mallevadrice, avevano avuto dal governo francese diciotto milioni di tornesi, e tuttavia ne addomandavano altri sei. Le quali cose la penuria dell'erario pubblico già sì povero, e stretto pe' passati debiti, e pel presente dispendio, viemmaggiormente accrescevano. Infine il commercio del regno, verso il quale in quell'età avevano i Francesi con grand'ardore volto l'animo, era stato dalla guerra gravemente afflitto, e molti particolari uomini avevano non leggieri perdite fatte, delle quali non isperavano per altro modo ristorarsi, se non per mezzo della pace. Tutte queste cose erano causa, che se la pace poteva essere onorevole alla Francia, ella era peranco necessaria, e da un desiderio universale confermata.
Venendo ora a favellar della Spagna, le speranze che sì vive aveva ella concette di acquistare a sè Gibilterra e la Giamaica, erano state del tutto tronche dalle disfatte dei dodici aprile, e dei tredici settembre, ed il continuar nella guerra per ottenere questi due fini era piuttosto da riputarsi ostinazione, che costanza. Da un altro canto aveva ella fatto acquisto per la forza delle sue armi dell'isola Minorca, e dellaFlorida occidentale. E siccome l'Inghilterra dal canto suo non aveva alcun compenso da offerire alla Spagna, così ragion voleva ch'elleno fossero ai conquistatori cedute pei capitoli della pace, ed in potestà loro si rimanessero. Il che sebbene non fosse tutto quello, che si era sperato, era nondimeno causa che la guerra non fosse stata del tutto intrapresa a credenza, e che i popoli della Spagna non la potessero, siccome spesso erano soliti di fare, piuttosto guerra gentilizia, che spagnuola chiamare. Era paruta invero a tutti cosa maravigliosa, che la Spagna avesse voluto nutrire un incendio, che avrebbe facilmente potuto diventare sì pernizioso allo Stato suo, entrando a parte di una guerra, lo scopo manifesto della quale era quello di fondar una repubblica independente in un paese sì vicino alle sue possessioni del Messico. L'esempio era senza dubbio pericoloso per il prurito d'orecchie che eccitano nel mondo le novità, e per la facilità, che hanno gli uomini a dar la volta, essendo più pronti a scuotere il giogo, che a portarlo. Ma se si era contro i reali interessi della Corona venuto a parte della contesa, sarebbe stato condannabile partito il prodigalizzar tuttavia tanti tesori e tanti soldati per perseverarvi, ora massimamente che si poteva per l'acquisto di Minorca, e della Florida con onorevoli condizioni accordare. Così anche dalla parte di Spagna le cose si dirizzavano a concordia.
Rispetto finalmente agli Olandesi, seguitavano essi piuttosto, che andassero di pari passo cogli alleati; ed erano a tanto bassa fortuna condotti, che altro non potevano volere, che quello che la Francia voleva, da questa sola, e non dalle forze loro sperando di condur a buon fine la somma della guerra. Imperciocchè la riavuta dell'isola di Sant'Eustachio, e della coloniadi Demerary non dall'armi proprie, ma sibbene da quelle della Francia dovevano solo, ed unicamente riconoscere. Desideravano poi tutti generalmente la pace, poichè avevano per pruova conosciuto, che colle forze loro non potevano con prosperità di fortuna esercitar la guerra; e questa a nissun'altra nazione sia più pregiudiziale, che a quelle, che vivono principalmente in sul commercio. A questa inclinazione verso la pace, che a questi dì prevaleva presso tutti i potentati guerreggianti, venne ad aggiugnersi la mediazione di due possenti principi dell'Europa, l'Imperadrice delle Russie, e l'Imperador di Germania, i quali s'interposero alla concordia. L'uffizio loro fu abbracciato da tutti molto volentieri, e già le cose si andavano accomodando ad una quiete universale. Ognuno era alle strette di doversi pacificare.
Pertanto bollivano gagliardamente in sul finir del presente anno le pratiche della pace nella città di Parigi. I primi ad accordarsi furono gl'Inglesi, e gli Americani, i quali il giorno trenta di novembre fecero tra di loro per modo di provvisione un trattato da inserirsi e da far parte del trattato terminativo, che fermato si sarebbe, allorquando quello, il quale doveva tra la Francia, e la Gran-Brettagna aver luogo, fosse concluso. Le più, e maggiori condizioni di quest'accordo furono, che il Re della Gran-Brettagna riconosceva la libertà, la sovranità, e la independenza dei tredici Stati Uniti d'America, i quali furono tutti ad uno ad uno nominati; e che il Re cedeva, e rinunziava tanto per sè, quanto pe' suoi eredi, e successori ad ogni ragione, che avesse, o aver pretendesse sopra il governo, le proprietà, e le terre di quelli. Ancora per levar da ogni parte l'occasione alle ingiurie per motivo dei confini, questi si determinaronoaccuratamente con tirar alcune linee immaginarie, per mezzo delle quali furono posti in potestà, e dentro il territorio degli Stati Uniti, paesi immensi, laghi, e fiumi, sopra i quali fin allora non avevano essi Stati preteso ragione veruna. Imperocchè oltre le vaste e fertili contrade poste sulle rive dell'Oio, e del Mississipì, i confini degli Stati Uniti si distesero molto addentro nel Canada, e nella Nuova Scozia, e vennero ad acquistar parte del commercio delle pelli. Inoltre parecchie nazioni indiane, le quali prima vivevano sotto la superiorità dell'Inghilterra, e specialmente le sei Tribù state sempre amiche, ed alleate agl'Inglesi, furono in virtù di detta circoscrizione di limiti date in mano agli Stati Uniti. Ancora, dovessero gl'Inglesi restituire, e votar tutti i territorj degli Stati medesimi, cioè la Nuova-Jork, l'Isola Lunga, e quella degli Stati, Charlestown, e Penobscot, e tutte le appartenenze loro. Non si fe' parola di Savanna, poichè già gl'Inglesi, ritiratisi da questa Terra, e da tutta la Giorgia l'avevano intieramente in balìa degli Americani lasciata. Ancora, avessero gli Americani il diritto di pescar liberamente sopra gli scanni di Terranuova, nel golfo di San Lorenzo, ed in tutti que' luoghi, nei quali le due nazioni, quand'erano unite, erano solite ad esercitar le pescagioni. Si stipulò altresì, che il congresso dovesse caldamente raccomandar ai diversi Stati, perchè provvedessero, fossero restituiti i beni, i diritti, e le proprietà tanto ai sudditi inglesi, quanto a coloro fra gli Americani, che seguitato avevano le parti inglesi, i quali erano stati durante la guerra confiscati; e che costoro non potessero per ogni qualunque cosa, che detto, o fatto avessero in favore della Gran-Brettagna, essere ricerchi, o perseguitati. I quali ultimi articoli, siccomenon piacquero a certi larghi repubblicani dell'America, i quali non considerando, quanto il più delle volte riesce amara la dolcezza della vendetta, avrebbero voluto sfogarsi, così dispiacquero grandemente ai leali, i quali non contenti a quella semplice raccomandazione, che poteva aver effetto, o no secondo la volontà degli Stati, dell'essere stati, come dicevano, dall'Inghilterra abbandonati, della ingratitudine sua, e dell'avversa fortuna loro fieramente si rammaricavano. Furonvi anche in questo proposito grandi batoste in Parlamento, dolendosi aspramente coloro, che a' disegni dei ministri si opponevano, che gli uomini fedeli all'Inghilterra, con perpetua infamia di lei, stati fossero dati in preda ai loro persecutori, come se in queste tresche politiche non si risguardasse piuttosto a ciò, che è possibile o impossibile ad ottenersi, utile o dannoso a farsi, che al giusto, all'onorevole, all'onesto; e coloro, i quali si frammettono in queste rinvolture e guerre cittadine, hanno ad aspettarsi di essere tosto o tardi a cotali strette condotti, ed a dover bever questo calice; imperciocchè lo Stato, per lo più tutte le cose dalla utilità sola misurando, si accorda, e non ti cura; poichè esso mira più alla propria conservazione, che a quella d'altrui; e più ha rispetto all'universale, che al particolare. Si accordò finalmente, che tra i due Stati cessassero immediatamente le ostilità sì per terra, che per mare.
1783
I preliminari della pace tra la Francia e l'Inghilterra furono fermati a Versaglia il giorno venti di gennaio del 1783 tra il conte di Vergennes per consiglio del quale s'indirizzavano la maggior parte di queste cose, ed il signor Fitz-Herbert. Per questi fu ampliato d'assai a favor dell'Inghilterra il diritto delle pescagioni sugli scanni di Terranuova. Ma peraltro essarestituì alla Francia in pieno diritto, e proprietà le isole di San Pietro, e Michelone. Nelle Antille l'Inghilterra restituì alla Francia l'isola di Santa Lucia; le cedette, e guarentì l'isola di Tobago. Da un'altra parte la Francia restituì all'Inghilterra l'isola di Grenada colle Grenadine, e quelle di San Vincenzo, di San Cristoforo, di Nevis, e di Monserrato in un colla Domenica. Nelle Indie orientali furono ristorati, alla Francia, e guarentiti Pondicherì e Caricallo, e tutte le sue possessioni del Bengal, e della costa di Orixa. Le furono anche fatte altre concessioni di non poco rilievo rispetto al commercio, ed alla facoltà di fortificar certe Terre. Ma un capitolo assai onorevole alla Francia quello fu, pel quale l'Inghilterra consentì all'abrogazione ed annullazione di tutti gli articoli relativi a Dunkerke, che stati erano tra i due Stati accordati dal trattato di pace d'Utrecht del 1713 in poi. Furono nel medesimo giorno fermati i preliminari della pace tra la Spagna e l'Inghilterra, da parte di quella dal conte d'Aranda, e da parte di questa dal medesimo Fitz-Herbert. Cedette il Re della Gran-Brettagna al Re Cattolico l'isola Minorca e le due Floride, occidentale ed orientale. Da un altro canto il secondo restituì al primo le isole Bahame. La quale restituzione si conobbe poi essere stata superflua. Perocchè il colonnello Deveaux con una presa di pochi uomini, e con denaro del suo, venuto sopra a quelle isole, l'ebbe alla Gran-Brettagna per forza d'armi riacquistate. Furono tutti questi preliminari in formale e determinativo trattato di pace ridotti il terzo giorno di settembre del 1783, per parte della Francia dal conte di Vergennes, per quella della Spagna dal conte d'Aranda, e per quella dell'Inghilterra dal duca di Manchester. Il trattato terminativotra la Gran-Brettagna, e gli Stati Uniti fu fermato il medesimo giorno in Parigi dall'un de' lati da Davidde Hartley, e dall'altro da Giovanni Adams, Beniamino Franklin, e Giovanni Jay. Il giorno precedente era seguìto l'accordo pure a Parigi tra il Re della Gran-Brettagna per mezzo del duca di Manchester, e gli Stati Generali delle Province Unite d'Olanda per mezzo dei Signori Van-Berkenroode, e Bransten. Per questo il Re restituì agli Stati Generali Trincamale; ma questi cedettero, e guarentirono al primo la città di Negapatam con tutte le sue pendici. Dei diritti marittimi de' neutri in caso di guerra coll'Inghilterra, dei quali avevano i confederati tanto rombazzo fatto, e menati sì gran vanti, non si fe' in tutti questi trattati menzione alcuna.
Questo fine ebbe la lunga tenzone d'America, nella quale se entrarono volonterosamente gli Americani, ed a ciò inclinati da lungo tempo, la eccitarono gli Inglesi prima con leggi rigorose, che irritavano, non costringevano, e poscia con insufficienti armi, e con ispicciolati e scompagnati consiglj lasciarono crescere, e strabocchevolmente sormontare. La quale guerra fu esercitata tra Inglesi ed Americani, come per lo più le civili guerre soglionsi, spesso con valore, sempre con rabbia, qualche volta con barbarie; tra gl'Inglesi, e le altre nazioni europee sempre con valore, ed il più delle volte con quella umanità tanto squisita, che pare di quei tempi essere stata propria e speciale. Riportarono il congresso, ed universalmente gli Americani somma lode di costanza; i ministri britannici forse il biasimo dell'ostinazione; e quei di Francia diedero pruove non dubbie di non ordinaria perizia nelle cose di Stato. Da tutto ciò ne conseguì la fondazione nel Nuovo-Mondo di una repubblica, pe' suoiordini pubblici felice al di dentro, per la sua indole pacifica, e per l'abbondanza de' suoi proventi riverita, e ricercata al di fuori. E per quanto si può delle cose di costaggiù giudicare, dalla fertilità e vastità delle sue terre, siccome pure dalla sua popolazione ognora, e rapidamente crescente, ella ha a diventare un dì un grande, e possente Stato. Solo a volere, che la repubblica loro viva lungamente, e vada tutto il corso, che a lei è ordinato dal cielo, debbono massimamente gli Americani due cose schivare, la prima delle quali si è la corruzione degli animi per via dell'amore dell'eccessivo guadagno; la seconda il discostamento da quei principj, che la fondarono. E siccome tutte le cose del Mondo sono solite a disordinarsi, ed a corrompersi, così quando ciò accadesse, dovranno eglino essa repubblica ridurre a sanità, ritirandola verso i suoi principj.
Pervenute in America (nella quale si era combattuto pigramente, e da una leggier assembraglia in fuori, in cui fu morto il colonnello Laurens, e dal votamento di Charlestown, nulla, che degno sia di speciale ricordanza, era intervenuto) le novelle dei preliminari della pace, si rallegrarono grandemente quei popoli, non peraltro tanto, quanto si sarebbe potuto credere, sì perchè già la facevano cosa fatta, sì perchè ancora l'uomo è solito meno rallegrarsi pel conseguimento di alcun bene, che per le speranze di esso. Oltreacciò gli animi furono tosto volti ad altra parte dal timore di cose nuove, perciocchè in questo stesso tempo si stava apparecchiando materia ad un fuoco, il quale fece le viste di voler prorompere in manifesto incendio, e poco mancò, non traesse, contaminando con una nuova guerra cittadina tutta la felicità della presente pace, a fatale rovina la repubblica. Stavansigli uffiziali dell'esercito con grosse paghe decorse da riscuotere, e speso avevano la maggior parte, e forse tutte le sostanze loro, e quelle ancora degli amici in servigio dello Stato. Avevano altresì non poca apprensione, che quel decreto fatto dal congresso nel 1780, pel quale si era stabilita a favor loro la mezza paga a vita, non fosse posto ad effetto. Avevano perciò mandato a Filadelfia deputati, perchè la bisogna delle paghe presso il congresso sollecitassero. Era il mandato loro, operassero, che si dessero immediatamente agli uffiziali le paghe correnti, e si assestassero i conti per le decorse, e si dessero sicurtà pel pagamento di esse; si convertisse la mezza paga conceduta a vita dal congresso in una equivalente somma pagata in una sola volta; si aggiustassero finalmente i conti, e si facesse un compenso per le perdite fatte dagli uffiziali a cagione delle passate mancanze nelle provvisioni giornaliere del vitto e del vestito. Ma il congresso, sia perchè alcuni de' suoi membri erano avversi a questi favori verso i soldati, sia perchè altri fra i medesimi avrebbero desiderato, che non lo Stato generale, ma piuttosto gli Stati particolari questi guiderdoni concedessero, non si risolveva. L'affar delle paghe procedeva peggio, che lentamente. I deputati ne scrissero al campo. Nè in miglior condizione di quella degli uffiziali si ritrovavano gli altri creditori del Pubblico, i quali preveggevano benissimo, che le consuete rendite dello Stato a gran pezza non avrebbero bastato a fornir i pagamenti loro, e credevano, che gli Stati avrebbero molto ripugnato al venirne in sul porre qualche straordinario balzello, col ritratto del quale potessero essere soddisfatti. Però gli uni, e gli altri se ne vivevano in malissima contentezza, e molto degli averi loro dubitavano. Erano a questi dìi reggitori dello Stato divisi in due Sette. Volevano gli uni, si ponesse il balzello; con esso si contentassero i creditori; la fede pubblica si osservasse; si stabilisse nel medesimo tempo una rendita generale pei bisogni dell'erario della repubblica da impiegarsi all'ordine, e secondo la volontà del congresso. Gli altri questa rendita pubblica, come pericolosa alla libertà ridottavano. Volevano, gli Stati particolari soli, non il congresso, avessero facoltà di por tasse, o balzelli. Già questi avevano sgarato una provvisione, che il congresso aveva raccomandato, si facesse, per la quale si sarebbe stabilita una generale gabella di cinque per centinaio del valore sul consumo di tutti i proventi, e lavorii forestieri, i quali introdotti fossero negli Stati Uniti. Perocchè, quantunque dodici Stati approvato avessero la risoluzione del congresso, uno ricusò, e col suo dissentire rendè vano il volere di tutti gli altri. In questo mezzo appunto arrivarono le novelle dei preliminari. I primi temettero, che scemati colla pace il bisogno ed il timore dei soldati, poichè intendevasi, che si licenziasse e dissolvesse l'esercito, diventassero gli avversarj loro più pertinaci nel non volere allo stabilimento della rendita generale acconsentire, e con ciò non solo i presenti creditori se ne restassero in fallimento, ma ancora la repubblica andasse soggetta in avvenire ad essere ne' gravi suoi bisogni incagliata pel difetto di una potestà generale a porre i balzelli. Deliberarono di usare la presente occasione, la quale trascorsa essendo, non ritornerebbe più, per ottener il fine loro, che credevano alla repubblica profittevole. Ma quali fossero i mezzi da porsi in opera stavano in dubbio, ed erano tra di loro nati assai dispareri. I più risoluti, non considerando quanto ancipiti siano i moti della moltitudine, volevano,si usasse la forza, e si facesse l'esercito istromento dei disegni loro. Erano i principali fra costoro Alessandro Hamilton, ch'era allora membro del congresso, il camerlingo Roberto Morris con un altro Morris suo assistente nell'uffizio. Ma i più rispettivi pensavano, si tenesse una via mezzana, ed intendevano, che l'esercito accennasse bensì ma non colpisse; minacciasse ma non operasse, come se di questi romori popolari taluno potesse essere a posta sua il moderatore. Nelle consulte segrete, che si tennero, prevalse la opinione di questi ultimi. A questo fine fu mandato, sotto colore che vi andasse per esercitarvi la sua carica d'inspettor generale, al campo uno Stewart, colonnello di stanziali pensilvanesi, acciò l'animo di Washington tentasse e scoprisse, quanto questi fosse disposto a dar le mani al disegno. Soprattutto sommovesse l'esercito, e persuadesselo a non volersi sbandare, se prima non fosse assicurato, che sarebbero i presti corsi pagati, ed essi dei fornimenti, che avrebbero dovuto avere, e dei quali erano stati privi sin là, ristorati. Arrivò Steewart al mastro padiglione del capitano generale, e fu spesso con lui a consultare intorno a questa cosa, la quale pure doveva stimarsi di tanto momento. Il capitano generale, ossia chè invero non ne fosse alieno, quantunque non volesse esser egli a levar questo dado, o che come cauto stesse sopra di sè, ed il disegno non biasimasse, certo è, che Steewart si credette, e fe' credere agli altri, ch'ei l'approvasse. Intanto gli avversarj ebbero fumo del trattato, e si misero in punto per disturbarlo. E sapendo di quanta importanza fosse l'avere Washington volto in favor loro, operarono di modo, che un Harvie, il quale aveva l'animo molto sospeso a questi romori di cose nuove, gli scrisse,che sotto colore di voler ristorare i creditori dello Stato covavano perniziosi disegni contro la repubblica; che si voleva spegnere il libero governo, ed introdurre la tirannide. Aggiunse motti speciali intorno la persona stessa di Washington; che gli si voleva tôrre il grado, rovinare gli amici di lui, e quell'opera tutta disfare, che con tanta fatica, tanto sangue, e tanta gloria condotta oggimai avevano a compimento. Entrò Washington in apprensione. Credette, girassero macchinazioni, e conspirazioni contro lo Stato. Mandò attorno la lettera di Harvie, acciò i soldati la leggessero. Faceva ogni sforzo per impedir la sommossa dell'esercito. Così il capitano generale si apparecchiava a contrastare ad un disegno, che forse dentro l'animo suo approvava, quantunque i mezzi, che si volevano adoperare, grandemente, e non senza molta ragione, biasimasse. Si andavano intanto a bello studio spargendo romori irritativi; che l'esercito doveva, prima, che si sbandasse, ottener giustizia; che dovevano ancor essi godere i frutti delle vittorie acquistate con loro fatiche e pericoli; che gli altri creditori dello Stato, ed alcuni membri del congresso medesimo desideravano questa mossa, e che aspettavano, che i soldati fossero i primi a dare il fuoco alla girandola, ch'essi poscia avrebbero seguitato; la cosa allignava. S'infiammavano le menti, si facevano nel campo cerchiolini e capannelle. Si vuol far forza al congresso. Gli animi si dimostravano molto parati al risentimento. In mezzo a questi romori si facevano andar attorno anonimi inviti ad un generale convento degli uffiziali per gli undici di marzo. In questo medesimo tempo l'uno porgeva all'altro un'anonima diceria, ma peraltro, come si conobbe poi, composta dal maggiore Giovanni Amstrong. Questa diceriacomposta con molto ingegno, e con maggior passione era attissima ad inasprir vieppiù i soldati già pur troppo asperati, ed a concitargli contro la patria loro, e l'autorità del congresso. E se sarebbe stata poco tollerabile, quando gli animi fossero stati altrettanto posati, quanto erano commossi, nella tempera, in cui allora si trovavano, era ella grandissimamente da condannarsi. Vi si leggevano tra le altre parole, e tutte infiammatissime, le seguenti.
«Lo scopo, al quale già son sette anni, c'indirizzammo, ora finalmente siam vicini a conseguire. Il coraggio vostro, e la pazienza hanno gli Stati Uniti d'America per mano guidato per mezzo una dubbia e sanguinosa guerra, ed all'independenza condotti. Già torna la pace di tutti i beni largitrice. Ma a chi? Forse ad una patria desiderosa di ristorar i vostri danni, di apprezzar i vostri meriti, di ricompensar i vostri servigi? Forse ad una patria, che intenerita lagrimando, e lieta ammirando al ritorno vostro alle private case applaude? Forse a quella patria bramosa di partir insieme con voi quella independenza, la quale la vostra prodezza le ha dato, e quelle ricchezze, che le vostre ferite han preservato? Questo è forse il caso? O non piuttosto ad una patria, che i vostri diritti ha in dispregio, che le vostre lamentanze disdegna, che alle vostre miserie insulta? Voi pure testè i vostri desiderj, ed i bisogni vostri esponeste, e supplicaste al congresso; desiderj e bisogni, che la gratitudine e la ragione di Stato avrebbero dovuto non che invanir conosciuti, anticipar non rappresentati. Non aveste voi orora colle rimesse parole di umili addomandatori dalla giustizia loro implorato ciò, che dal favore più oltre non potevate aspettare? Quale n'è stata la risposta? Lelettere dei vostri delegati a Filadelfia ve n'accontino esse. Se questo è dunque il trattamento, che vi si fa, ora che le spade vostre sono alla difesa dell'America necessarie, quale sarà, allorquando la vostra voce sarà spenta, e la forza divisa? Allorquando queste stesse spade, gl'istromenti ora, e le compagne della vostra gloria, saranno dai fianchi vostri spartate, e nissun'altra divisa avrete a mostrare di soldato, fuori delle necessità vostre, delle infermità, delle cicatrici? Consentirete voi dunque ad essere i soli patitori di questa rivoluzione, e, ritirativi da questi stipendj, nella povertà invecchiare, nella miseria, nel contento? Consentirete voi a vivere nel vil fango della dependenza, ed alla caritade altrui le miserabili reliquie di quella vita dovere, che avete fin qui spesa nell'onore? Se così è, e l'animo vel soffre, ite, e recate con voi lo scherno dei Tori, lo scorno dei libertini, la derisione, e quel ch'è peggio, la compassione del mondo. Ite, affamate, siate obbliati. Ma se gli animi vostri si raccapricciano a ciò, se avete la mente ed il cuore capaci di conoscere e di combattere la tirannide, sotto qualunque sembianza ella si appresenti, o vestita della semplice cotta della repubblica, o della splendida roba della realtà ammantata, se avete pure imparato a distinguere gli uomini dai principj, risvegliatevi, alla vostra condizione attendete, fatevi giustizia da voi medesimi. Se il presente momento si lascia fuggire via; ogni futuro sforzo sarà indarno; e le vostre minacce saranno allora altrettanto vane, quanto sono ora le vostre supplicazioni».
Queste parole, più dicevoli ad un avventato tribuno di plebe che ad un assennato Americano, gli animi già concitati commossero ad indicibile rabbia. Già sibrogliava fortemente; le cose si volgevano ad un sinistro fine, e la guerra cittadina tra le potestà civili e militari era imminente. Ma Washington, uomo tanto grave, uso ai pericoli, e non che amato, riverito dai soldati, temendo del vicino pericolo della patria, volle quelle facelle spegnere, e quella discordia frenare, che stat'erano apparecchiate. E conoscendo benissimo quanto gran momento apporti in somiglianti casi il guidare gli sviati, piuttostochè contrastar loro, e che più facile cosa è il prevenire, che l'emendare i fatti, pose tosto l'animo a voler impedire il convento degli uffiziali. Pubblicò ordini indiritti agli uffiziali annunziando, che sperava bene, che nissun conto avrebbero fatto di quella scritta anonima, e ch'ei disapprovava, e grandemente condannava quest'insoliti procedimenti. Nell'istesso tempo intimò un generale convento degli uffiziali generali, e di uno per compagnia pel giorno quindici, affine deliberassero, che cosa fosse a farsi per ottener ai torti loro dirizzamento. Con questo procedere, che fu molto prudente, Washington fe' credere generalmente all'esercito, ch'ei non fosse alieno dall'aiutar l'impresa; ed ai principali sommovitori particolarmente, che segretamente il disegno loro favorisse; e diè tempo a sè stesso di procurarsi favori, acciò il convento quell'effetto sortisse, ch'ei si era nell'animo proposto. Il giorno seguente Amstrong fe' mandar attorno un'altra scritta anonima, colla quale cogli uffiziali si congratulava, che le risoluzioni loro avessero a ricevere l'approvazione della pubblica autorità; e molto esortandogli a star fermi nel parlamento, che si doveva fare il dì quindici. Intanto andava Washington tentando gli animi, e le ire rammorbidando. Fatti venire a sè ad uno ad uno gli uffiziali, a questo rappresentavail pericolo della patria, a quell'altro la passata pazienza; a tutti l'antica gloria, che bisognava intera e pura ai posteri loro tramandare. Ricordò ancora la povertà dell'erario, e l'infamia che acquistato avrebbero, se alle discordie civili, ed al sangue venissero, e la felicità di quella pace turbassero, che pure orora si era conseguita. Al giorno appuntato da Washington si fe' il parlamento degli uffiziali. Favellò il capitano generale molto gravemente. Confortogli, pregogli, ribattè le anonime scritte. Mostrò, in quant'orrore si dovesse avere l'alternativa proposta dall'autore di esse di minacciar coll'armi la patria loro, quando, fatta la pace, immediatamente alle richieste loro non soddisfacesse; e seppure la guerra continuasse, di abbandonarla, ritirandosi a qualche incolta e disabitata contrada.
«Mio Dio!sclamò, a quai fini mira con tali esortazioni questo scrittore? Può esser egli mai un amico all'esercito? Può essere un amico a questa patria? O non forse piuttosto un insidioso nemico, un commettimale mandato a bella posta dalla Nuova-Jork per tramare la rovina dell'uno e dell'altra, un seminatore di discordie e di separazione tra le civili e le militari autorità del Continente? Pregovi, signori,aggiuns'egli, di non abbracciare di quei consiglj, ch'esaminati dalla sana ragione parrebbero, e tôrre a voi della dignità vostra, e quella gloria macchiare, che finora mantenuto avete. Abbiate nella data fede della vostra patria, e nelle intemerate intenzioni del congresso piena fidanza. Crediate, che prima che siate com'esercito, sciolti, avrà esso i vostri conti aggiustati, e tali determinazioni prese, che ne sarà fatta ampia giustizia ai vostri fedeli, e meritorj servigi. Pregovi, e scongiuro in nome della nostra comune patria,per quanto stimate il sacro onor vostro, per quanto rispettate i diritti dell'umanità, e per quanto conto fate della militare e nazionale dignità dell'America, vogliate dimostrare in quanto orrore e detestazione abbiate un uomo, il quale desidera sotto speciosi pretesti mandar sossopra le libertà della vostra patria, e che malvagiamente s'attenta d'aprir le porte alla civile discordia, e questo nascente impero col sangue inondare. Sì facendo, voi arriverete per la più piana e diritta via alla meta, che desiderate; voi romperete gl'insidiosi disegni dei nostri nemici, che, disperati di vincerci coll'aperta forza, vogliono ora coi segreti artifizj ingannarci. Voi darete ancora una volta una rilevata pruova di quel non mai più udito amor della patria, e di quella paziente virtù, di tutte le necessità, di tutti i patimenti superatrice. Voi offerirete col vostro dignitoso contegno alla posterità occasione di dire, quand'ella favellerà del glorioso esempio, che avete al genere umano mostrato, che se fosse questo giorno stato meno, non avrebbe mai il mondo veduto quell'ultimo grado di perfezione, al quale è l'umana natura capace di arrivare».
Tostochè ebbe Washington fatto fine al suo ragionamento, nacque prima un silenzio, poscia un bisbiglio grande fra gli ascoltanti. L'autorità dell'uomo, la gravità del discorso, la tenerezza di lui nota a tutti verso l'esercito, nelle menti loro efficacemente operavano. Gl'inacerbiti spiriti si rappacificarono. Nissuno pose partito contrario. Stanziarono, che nissuna circostanza di travaglio, e di pericolo avrebbe mai tanto operato, che si lasciassero indurre a macchiar quella fama, e quella gloria contaminare, che acquistate avevano; che l'esercito continuava ad avere una fermissima confidenza nella giustizia del congresso edella patria loro; che si richiedesse il capitano generale, scrivesse al congresso, ardentemente pregandolo di espedir tosto l'oggetto del loro memoriale; che abborrivano, e grandemente disdegnavano le infami proposizioni nella lettera anonima indiritta agli uffiziali dell'esercito contenute. Così Washington colla prudenza ed autorità fu operatore, che una nuova discordia non ponesse in un inaspettato pericolo quella patria, che stata era testè condotta a salvamento. E chi sa sin dove sarebbero trascorse le cose se in quei principj fosse nata la guerra civile, e se i soldati avessero posto mano nel sangue dei loro concittadini? Scriss'egli poi al congresso, molto caldamente la causa degli uffiziali rappresentando, e raccomandando[1]. Decretò questo, avessero gli uffiziali a ricevere in luogo della mezza paga a vita il sommato alla volta di cinque anni d'intiera paga, e ciò in contanti, od in iscritte obbligatorie, che fruttassero il sei per centinaio all'anno. Tanto poi si adoperò il congresso, e tanto fece il camerlingo, che si mandarono, sebbene tardi, e non prima, che le reclute pensilvanesi fatto avessero un grosso ammotinamento a Filadelfia, e per alcune ore armata mano occupato la sede, e le stanze del congresso, agli uffiziali, e soldati paghe per tre mesi in altrettante scritte di esso camerlingo. Allora si diè mano a licenziar l'esercito, e furono concessi di mano in mano i congedi a quei soldati, i quali nel corso di una ostinata guerra di sette anni con mirabile costanza avevano non solo contro il ferro ed il fuoco, ma ancora contro la fame, la nudità ed il furore stesso degli elementi combattuto; ed ora condotta a prospero fine l'opera loro, stabilita la libertà, e l'independenza della patria, quietamente alle case loro se ne tornarono. Il congresso con pubblichelettere molto il valore, e la costanza loro commendò, ed in nome della riconoscente patria ringraziò. Non tardarono gl'Inglesi a votar la Nuova-Jork con tutte le sue appartenenze, nelle quali avevano sì lungo tempo paesato. Partirono poco poscia i Francesi molto ringraziati, e degli alleati loro soddisfatti dall'Isola di Rodi alla volta delle possessioni loro. Deliberò il congresso, si rendessero il dì undici dicembre pubbliche e solenni grazie al Datore d'ogni bene per l'ottenuta pace e l'acquistata independenza. Decretò ancora, si rizzasse una statua equestre di bronzo al generale Washington in quella città, nella quale risedesse il congresso. Fosse il generale rappresentato al modo romano col bastone nella destra mano, e la testa cinta di una corona d'alloro; posasse la statua sopra un piedestallo di marmo, nel quale fossero istoriati in basso rilievo i principali avvenimenti della guerra, dei quali ebbe Washington il supremo governo. Sono eglino quest'essi: la liberazione di Boston; la cattura degli Essiani a Trenton; la battaglia di Princetown; la giornata di Mont-mouth e la resa di Jork-town. Sulla superiore fronte poi del piedestallo s'improntassero le seguenti parole:Gli Stati Uniti in congresso adunati ordinarono, questa statua fosse eretta l'anno di Nostro Signore 1783 in onore di questo Giorgio Washington, illustre capitano generale degli eserciti degli Stati Uniti d'America durante la guerra, la quale vendicò ed assicurò le loro libertà, sovranità ed independenza.
Questo fine ebbe una contesa, che bene otto anni continui tenne il Mondo attento e maravigliato, e trasse a parte di sè le più possenti nazioni d'Europa. Della quale se si vorrà investigare, per quali ragioni siano stati gli Americani vincitori, e perchè non sialoro stata guasta da altri, nè l'abbiano guasta essi stessi, si troverà in primo luogo, che ciò fu, perchè invece di aver le altre nazioni contrastanti, o nemiche, le ebbero per lo contrario o consenzienti, o amiche, od anche alleate. La qual cosa, siccome dava loro maggior fede nella giustizia della causa loro, così ancora spirava maggior confidenza nei mezzi di condurla a buon fine. Le leghe da più potenti nazioni fatte contro d'una sola per cagione di qualche riforma, ch'essa voglia fare nel suo reggimento interno, e che la medesima in vicinissimo pericolo inducono di perdere non solo quel fine, che proposto ha a sè stessa, ma ancora la sua libertà ed independenza, sogliono per lo più operare di modo, che i reggitori di essa scostandosi da ogni moderazione, e prudenza pongon mano a mezzi violenti e straordinarj, dai quali e presto si logorano le forze della nazione, e nasce il mal talento nei proprj cittadini, manomessi in mille guise, e vessati dagli agenti dello Stato; dal che procedono poscia le gare civili e la debolezza di tutti. S'ingenera eziandio nell'universale per l'esercitate violenze un tal odio contro l'impresa, che confondendo l'abuso coll'uso di essa, amano meglio di tornare donde sono partiti, ed anche più in là, che di continuar a correre verso di quella meta, che nuovamente proposta si sono. Quindi è che se l'impresa era di libertà, si precipitano poscia i popoli al dispotismo, amando meglio quello di un solo, che quello di molti. Ma a queste fatali strette non furono ridotti gli Americani dalla pericolosa guerra esterna, così per la ragione sopraddetta, come per la positura della patria loro lontana, e separata per mezzo di un vasto mare da quelle nazioni, che sogliono tenere in piè grossi eserciti stanziali, e cinta d'ogn'intorno, fuorichèdalla parte del mare, da foreste impenetrabili, da deserti smisurati, da montagne inaccessibili; e da queste parti altro pericolo non portavano, nè altro timore avevano fuori di quello degl'Indiani atti piuttosto a rapire, ed a disertar le terre, che a conquistarle, ed a tenerle. Un'altra e molto possente cagione, per la quale la rivoluzione americana ebbe quella riuscita, che i Capi di lei si erano proposto, si fu la poca differenza, che passò tra quella maniera di governo, dalla quale erano partiti, e quell'altra, alla quale s'incamminarono. Imperciocchè non dalla monarchia dispotica andaron essi verso la libertà, ma sibbene da una monarchia temperata; ed è la condizione delle cose morali nell'uomo, come quella delle fisiche, e quella stessa di tutta la natura, nelle quali i totali, ed improvvisi cambiamenti non si possono fare senza causare o gravi malattie, o morti, o rovine. L'autorità regia in America, siccome lontana, e dagli ordini di un governo largo tarpata, era poco operosa, o poco sentita, e perciò, quando gli Americani se la levarono di collo, poco si accorsero del cambiamento; e tolta la realtà, e conservati tutti i pristini ordini, si trovarono ad un tratto, e naturalmente costituiti in repubblica. Questa fu la condizione loro, mentrechè quella di altri popoli, che volessero far passo dall'assoluta realtà alla repubblica, dovrebbero non solo gli ordini strettamente spettanti a quella sconvolgere, e spegnere, ma ancora tutti gli altri, ed introdurne degli affatto nuovi. Ma queste cose non si possono fare senza far urto nelle opinioni, nei costumi, negli usi e nelle maniere dei più, ed altresì senza offendere gravemente gl'interessi loro. Quindi nasce il mal talento nell'universale; sotto la forma della repubblica cova la realtà; e veduto, che si rammaricavano digamba sana, pigliano i popoli di voglia le prime occasioni, per far di nuovo rivolgere lo Stato, e farlo là tornare, dond'era partito, e dove lo tira la propria inclinazione. A questo medesimo esito dell'americana rivoluzione contribuirono ancora non poco la regola, e la misura, colle quali quei popoli assegnati di natura, e nel proposito loro non che costanti, tenaci procedettero. Contenti allo aver tolta la realtà consistettero, e stabilmente perseverarono negli antichi ordini, ch'erano rimasti. Così non incontrarono peggio per non aver voluto acquistar meglio, sapendo, che per lo più mal ne incoglie a coloro, che cercano miglior pan, che di grano. Conobbero essi ottimamente, che l'incostanza, e la volubilità nei propositi scemano gravità alla causa, non le lasciano porre le sue radici, accrescono il numero degli scontenti. Imperciocchè di migliori gambe si corre ad una meta certa, che ad una incerta, e quello, che piace all'uno non piacendo all'altro, la moltiplicità dei fini moltiplica anche coloro, che gli disgradano. Così allevarono gli Americani la pianta, perchè la lasciarono allignare, e colsero il frutto, perchè lo lasciarono maturare. Non fecero eglino ad ogni piè sospinto mutazioni nello Stato; perchè non essendo impazienti di natura, nè insopportabili de' disagi, essendo anzi pazientissimi, e sopportabilissimi, i mali, che pruovavano, non a difetti, che credessero esistere negli ordini pubblici, nè alla insufficienza, od alla cattività dei reggitori, ma sibbene alle difficoltà delle circostanze, ed alla necessità delle cose attribuivano. Del qual effetto fu anche cagione, che in mezzo a quei popoli per la consueta ed antica maniera del viver loro dovevano in minore numero, che in mezzo ad altri trovarsi gli uomini cupidi di maggioreggiare e di soprastare agli altri.Nè era là andazzo, che s'inimicassero, ed anche s'accalognassero tra di loro gli amici, solo perchè uno di essi era diventato statuale, e teneva i maestrati, e l'altro no. Perciocchè più operava in essi l'amor della patria, che l'ambizione. Perilchè se vi furono là libertini e reali, non vi furono però libertini di diversa sorte, i quali colle discordie loro il seno di quella lacerassero. I dispareri fra di questi furono pochi e leggieri; nè mai proruppero in isfrenate ire, in guerra cittadina, in confiscazioni ed in morti. Quindi uniti prevalsero, e colsero il frutto dello avere le proprie discrepanze alla città donato, e la salute della repubblica al desiderio di sovrastare anteposto. Mirabile esempio, che i turbati, ed avventati consiglj guastano le imprese, e fan rovinare gli Stati; mentre i modesti, e temperati le conducono e gli fondano.
Licenziato l'esercito rimaneva tuttavia la capitananza generale nelle mani di Washington. Stavano gli uomini in aspettazione di quello, ch'egli a fare si risolvesse. Credendo egli, come uomo prudente, che si convenisse porre alcun termine all'appetito della gloria dell'armi, e volendo lasciare alla patria sua un utile esempio di temperanza cittadina, scrisse al congresso, il quale allora faceva suo capo nella città di Annapoli di Marilandia, pregandolo, poichè intendeva di rassegnar il maestrato, gli facesse a sapere, se volontà di lui fosse, ch'ei ciò eseguisse privatamente per lettere, o pubblicamente con apparato. Rispose, desiderava, ciò fosse in pubblica e solenne audienza. Assegnò il giorno 23 di dicembre. Questo dì era la sala, destinata alle tornate del congresso, piena di spettatori. I maestrati civili, molti uffiziali dei primi, ed il console generale di Francia erano presenti. Stavano i membri del congresso seduti e coperti; glispettatori ritti e scoperti. Fu il generale, introdotto dal segretario, e presso al seggio del presidente condotto. Dopo leggier bisbiglio succedeva un profondo silenzio. Il presidente, ch'era il generale Mifflin, rivoltosigli, gli disse, essere il congresso apparecchiato ad ascoltar ciò, ch'egli avesse a dire. Washington allora rizzatosi in piè con grave facondia, e con incredibile maestà favellando incominciò:
«Signor Presidente. I grandi avvenimenti, dai quali la rinunziazione mia dipendeva, avendo finalmente avuto luogo, ho io ora l'onore di offerir al congresso le mie sincere congratulazioni, ed al cospetto suo rappresentarmi per rassegnar nelle sue mani la potestà concessami, e da esso lui la buona licenza impetrare di ritirarmi dai servigi della patria. Felice per la confermazione della nostra independenza e sovranità, e contento all'opportunità offerta agli Stati Uniti di diventar una rispettabile nazione, io rassegno con soddisfazione di me medesimo quel mandato, che con tanta diffidenza aveva accettato; diffidenza causata dal pensiero di non esser capace di riempire quell'arduo uffizio, che stato mi era commesso. La quale dubitazione per altro cedette in me il luogo, quando mi ricorsero nella mente la rettitudine della nostra causa, il sostegno della suprema potestà della lega, ed il patrocinio del cielo. La prospera riuscita della guerra ha a qualunque più grande aspettazione soddisfatto, e la mia gratitudine all'intervenimento della Provvidenza, ed all'assistenza da' miei paesani prestatami s'accresce, quando io vo ogni caso della pericolosa contesa rammemorando. In ripetendo gli obblighi, che io ho a tutto l'esercito generalmente, non sarei a quello, che dentro dell'animo sento, conforme, se qui non riconoscessi i peculiariservigi, ed i singolari meriti di que' gentiluomini, i quali durante la guerra hanno alla mia persona atteso. Certo uffiziali più confidati di questi eleggere, per compor la mia famiglia[2], non era possibile. Siate contento, signore, che io vi preghi, di aver particolarmente per raccomandati coloro, i quali sino al presente dì continuato hanno nei servigi, siccome quelli che sono meritevoli di favorevole attendimento, e del patrocinio del congresso. Io mi reco a mio indispensabile dovere il chiudere quest'atto della mia pubblica vita con raccomandar gl'interessi della mia dilettissima patria alla buona mercè dell'altissimo Dio, ed alla sua santa guardia coloro, i quali ne stanno al governo. Compiuta ora l'opera, che stata mi era commessa, dall'agone mi ritraggo, ed un affezionato addio dando a questo augusto Corpo, sotto i comandamenti del quale ho sì lungo tempo operato, offero qui la commessione mia, e la licenza tolgo da tutti gl'impieghi della pubblica vita».
Ciò detto, ed al seggio del presidente accostatosi, nelle mani di questo consegnò il ruotolo. Il presidente, standosene tuttavia Washington in piè, gli fece in nome del congresso la seguente risposta:
«Gli Stati Uniti in congresso assembrati ricevono, signore, con commozione d'animo sì grave, che non si potrebbe con parole esprimere, la solenne rinunziazione delle autorità, colle quali voi avete gli eserciti loro con prosperità di fortuna condotti durante il corso di una pericolosa, e dubbia guerra. Chiamato dalla patria vostra a difendere gli suoi offesi diritti, voi il sacro incarico accettaste, primachè ella od alleanze formasse, o pecunia avesse, o reggimento atto a sostentarvi. Voi avete, invariabilmente ai diritti della civile potestà risguardando, la grandeguerresca tenzone fra mezzo i disastri, ed i rivolgimenti con saviezza, e fortezza condotto. Voi avete per quell'affezione, e quella confidenza, che in voi avevano i vostri paesani poste, questi abilitati a mostrare il marziale animo loro, e la fama alla posterità tramandare. Voi avete perseverato, fino a tantochè questi Stati Uniti da un magnanimo Re, e nazione aiutati, e sotto la scorta di una giusta Provvidenza ottennero di terminare col conseguimento della libertà, della sicurezza, e della independenza la guerra. Del qual felice caso noi le nostre aggiugniamo alle vostre congratulazioni. Avendo le insegne della libertà in questo nuovo mondo difese, ed un utile ammaestramento dato a coloro che opprimono o che sono oppressi, voi dal travaglioso arringo vi ritirate, le benedizioni de' vostri concittadini seco voi portando. Ma la fama delle vostre virtù non pertanto cesserà coll'autorità vostra militare. Continuerà ella ad infiammar gli uomini delle più rimote età. Gli obblighi, che abbiamo generalmente verso l'esercito, ci stanno, siccome a voi, a cuore, e particolar cura avremo di coloro i quali alla persona vostra atteso hanno sino a questo commotivo giorno. Noi ci giugniamo seco voi nel raccomandar alla protezione dell'altissimo Dio gl'interessi della nostra carissima patria, pregandolo voglia i cuori e le menti disporre de' cittadini di lei a giovarsi dell'opportunità offerta loro di diventar una felice, e rispettabile nazione. E quanto a voi, noi gli dirizziamo le più instanti preci, perchè si pieghi a volere una sì cara vita con ogni sua cura nodrire; perchè i vostri dì siano altrettanto felici, quanto sono stati illustri; e perchè finalmente quel premio vi dia, il quale non potrebbe il mondo di costaggiù donarvi».
Quando ebbe il presidente posto fine al suo favellare, stettero buona pezza taciti ed intenti gli ascoltanti, siccome quelli che grandemente commossi erano alla novità di quello spettacolo, alla ricordanza delle passate cose, alla felicità presente, alle speranze dell'avvenire. Quindi ed il capitano generale, ed il congresso con magnifiche parole commendarono. Ritrattosi Washington dalla presenza dei Padri si ridusse poco poscia ai desiati, e felici ozj della sua villa di Monte Vernone, situata in su quel di Virginia.