Chapter 4

Mentre dal canto delle Caroline la perversità della stagione avea posto fine alle ostilità, e che anche da quello della Nuova-Jork gl'Inglesi, poco potendo offendere, perchè erano più deboli di armi terrestri, ed i confederati, perchè erano al di sotto di armi navali, una simile cessazione della guerra si era introdotta, si andava maturando un disegno, il quale, se avesse quella riuscita avuto, che gli autori suoi si erano proposto, avrebbe partorito la totale rovina dell'esercito di Washington, e forse ancora l'intiero soggiogamento dell'America. Certo egli stette ad un pelo, che l'opera di tanti anni, e che già tanti tesori aveva costati, e tanto sangue, non venisse da una inopinata causa sino in fondo distrutta, e che gl'Inglesi per via di un tradimento quel fine conseguissero, al quale non avevano potuto arrivare per mezzo di una lustrale guerra con sì grande arte, e con tutte le forze loro esercitata. E venire doveva il danno da parte di colui, dal quale meno, che da ogni altro potevano, e dovevano gli Americani aspettarlo. Dal che si ebbe un argomento manifesto, che il coraggio disgiunto dalla virtù non è da pigliarsi a fidanza; che gli uominipiù avventati in una causa sono anche spesso alla medesima i più infedeli, e che gli avari, ed ambiziosi dissipatori delle proprie, e delle pubbliche sostanze facilmente diventano della patria loro scellerati venditori e traditori. Nè nessuno dubiti, che siccome le virtù private sono le produttrici, così siano ancora il principale ed unico fondamento alle pubbliche; e si dee tener per sicuro, che coloro, i quali privi essendo delle prime si accostano al governo delle repubbliche, ciò fanno o per ambiziosamente soprastare, o per avaramente taglieggiare i proprj concittadini. E quando ciò non è loro comportato, fanno novità al di dentro, o tradimenti al di fuori. Era il nome del generale Arnold molto, e molto meritevolmente caro a tutti gli Americani, che lo stimavano uno dei principali difensori dello Stato loro. Essendosi egli ritratto dal militare in sui campi, a motivo di quelle ferite non ben sanate, che sì sconciamente gli avevano guasto una gamba, e non volendo il congresso e Washington porre in dimenticanza i servigj di lui, lo avevano creato comandante di Filadelfia, allorquando, ritiratisi gl'Inglesi da questa città, era essa di bel nuovo venuta in poter dei repubblicani. Quivi vivendo dissolutamente, più spendeva che potesse spendere, e più esigeva di quello, che avesse diritto di esigere. Postosi ad abitare nelle case di Penn le aveva fornite di ogni foggia di ricchi addobbi e di preziosi arredi. Giuocava alla dirotta; metteva tavola spesso; teneva gran vita, di balli, di concerti, di feste promovitore, e donatore grandissimo. Nè bastando a gran pezza le solite paghe del suo grado a tanti stravizzi e strabocchi, si era messo in sul mercanteggiare, ed in sul corseggiare. Le cose non gli tornaron bene; i debiti s'ammontavano, i creditori lo importunavano; quell'animo altiero e dissolutonon sapeva dove volgersi; nulla voleva rimettere della sua grandigia; filava tuttavia del signore. Questo gli fe' concepir animo di far peggio, e sperando di ristorarsi con quel del pubblico per inganno di quello, che dissipato aveva per iscialacquo, presentò certi conti in cui inserì di quelle cose, che sarebbero state disoneste al più ingordo usuriere del mondo. La cosa parve non solo strana, ma enorme. Si creò un magistrato espresso di commissarj per esaminargli. Questi non solo non vollero spegnere con esso lui i conti, ma ricusarono la metà delle partite. Si arricciò fieramente l'Arnold, e diceva dei commissarj di quelle cose, che non si sarebbero potute dipingere. Non istette contento al loro giudicato, e ne appellò al congresso. Delegò questi alcuni de' suoi membri, perchè, esaminato questo affare, lo assestassero. I quali giudicarono, che i commissarj più avevano concesso ad Arnold di quello, che avesse diritto di domandare. Se ad una tale sentenza montasse egli in bizzarria, ciascuno il pensi; e siccome uomo rotto e caldo, ch'egli era in tutte le sue azioni, diceva del congresso le più vituperose parole, e le maggiori villanie, che mai a uomini costituiti in grado si dicessero. Queste cose non erano sì fatte, che potessero disacerbar le ire, e ricompor gli animi gonfiati dall'una parte e dall'altra. Nè la pertinacia di quelle menti americane era tale, che fossero capaci di lasciar a mezza via una faccenda, che incominciato avessero. Fu Arnold accusato di peculato dallo Stato della Pensilvania, e tradotto avanti una Corte militare per subir il suo processo. Lo accagionarono, tra molte altre cose, che avesse fatto sue le mercanzie inglesi, che aveva trovate, e staggite in Filadelfia l'anno 1778; che usasse i carri del pubblicoper trasportar certe robe dei privati, e specialmente le sue, e quelle de' suoi compagni nel commercio della Cesarea. La Corte sentenziò, dovesse essere ripreso da Washington. Il quale giudizio non soddisfece nè agli accusatori, ne all'accusato, allegando i primi, che si avesse avuto più rispetto ai passati servigj d'Arnold, che alla giustizia; e dolendosi il secondo, dell'ingiustizia e dell'ingratitudine della sua patria. E non potendo quell'uomo altiero sgozzare sì grave ingiuria, siccome la chiamava, nè comportare, poichè gli Americani con sì smoderato affetto l'avevano amato, d'essere ora venuto in tanta disgrazia loro, si determinò nell'impeto della concetta collera; e per poter continuare a gozzovigliare ed a grandeggiare coll'oro inglese, giacchè coll'americano più non poteva, di aggiungere alla intemperanza la frode, ed alle ruberie il tradimento. Per la qual cosa, risoluto al tutto di ritornar la patria sua in servitù degl'Inglesi, discovrì con una lettera l'animo suo a un Robinsone colonnello inglese, il quale ne diè tosto contezza a Clinton. Si appiccò una pratica tra le due parti per mezzo del maggior André, ajutante di campo del generale inglese, giovane e per l'eccellenza delle forme, e per costumi, per bontà, per cortesia amabilissimo. Arnold e André carteggiavano tra di loro sotto i finti nomi di Gustavo e dì Anderson. Promettevano all'Arnold molt'oro, e il grado di generale nell'esercito regio. Egli dal canto suo si offeriva di fare qualche rilevato, e determinativo fatto in benefizio del Re. Si condussero tanto innanzi con queste pratiche, che vennero in parole di porre la Rocca di West-point in mano dei regj. Egli è West-point un luogo forte sull'occidentale riva del fiume del Nort. E siccome piuttosto di unica, che di grand'importanza per guardaril passo delle montagne dall'insù del fiume, così lo avevano gli Americani con infinita spesa ed arte talmente affortificato, che a ragione era chiamato il Gibilterra dell'America. Questo fortissimo propugnacolo s'accordò Arnold di voler porre nelle mani degl'Inglesi. Laonde allegando, che gli era venuto a noia il soggiorno di Filadelfia, e che desiderava di adoperarsi di nuovo fra i campi in servigio dello Stato, chiedè, gli si concedesse, ed ottenne il capitanato di West-point, e di tutta quella parte delle genti americane, che in quei contorni alloggiavano. Ma il disegno non si ristava alla dazione di West-point. Intendeva Arnold di far pigliare tali posti alle sue genti fuori della Fortezza, che fosse facilmente fatto abilità a Clinton di arrivar alla non pensata, e subitamente opprimerle. La qual cosa ottenutasi in un colla possessione di West-point, si sarebbero gl'Inglesi avventati contro le restanti genti di Washington, le quali, per custodire quei passi, nei circonvicini luoghi dall'una parte e dall'altra del fiume si erano fermate, e le avrebbero all'ultimo sconfitte e conculcate. In tal modo oltre la perdita di West-point, e di quei passi, che erano venuti in contesa già tante volte, e per acquistar i quali aveva il governo inglese fatto la spedizione di Burgoyne, avrebbero gli Americani tutto l'esercito loro, le artiglierie, le munizioni, le bagaglie, ed i migliori uffiziali perduto. E si poteva conghietturare che sopraffatte le menti dall'improvviso caso, e da sì subita rovina, e valendosi gl'Inglesi della confusione e dello sbigottimento dei popoli, gli Stati Uniti stati ne sarebbero oppressi, e l'independenza loro all'ultima ora condotta. Erasi verso la metà di settembre Washington recato, per fornirvi alcune pubbliche bisogne, a Hartford nel Connecticut. Sotto questa occasione credetterodi poter trarre a fine l'accordato disegno. Appuntarono, che per pigliar insieme le ultime deliberazioni, sarebbe André venuto nascostamente a trovare Arnold. Sbarcò quegli la notte dei 21 settembre dalla corvetta inglese l'Avoltoio, che già da lungo tempo Clinton aveva fatto fermare su pel fiume non lungi da West-point per facilitare le pratiche, che tra di lui ed il generale americano bollivano. Trovò l'Arnold; stettero insieme tutta la notte. In sul fare del dì, non avendo ancor potuto accordare tutta la bisogna, André fu nascosto in luogo sicuro. La notte seguente se ne voleva ritornare. I navicellai non vollero ricondurlo all'Avoltoio, perchè aveva questo con certe mosse dato non so qual sospetto. Si risolvette, se ne gisse per la via di terra. Diegli Arnold un cavallo, ed un passaporto col nome di Anderson. Si spogliò André, benchè, come è fama, suo malgrado, ed a ciò costretto da Arnold, dell'abito d'offiziale inglese, che sin là aveva portato sotto un gabbano, vestendone un comune. Si avviava verso la Nuova-Jork. Già aveva trapassato le guardie, e le estreme scolte del campo. Credevasi giunto a salvamento. Ma I cieli avevano altro fine destinato alla brutta perfidia di Arnold, ed al generoso voto, che di sè stesso aveva fatto alla patria sua l'André. Passando questi per una Terra chiamata Tarrytown, già vicino a quelle occupate da' suoi, ecco che tre uomini di milizia, che là si trovavano a caso, e non per ordine, lo arrestarono. Mostrato il passaporto, lo lasciavano andare al suo cammino. Ma uno dei tre più sospettoso degli altri, avendo osservato non so che di strano nelle sembianze del passeggiero, il richiamò, André domandava,Chenti fossero?Risposero,di laggiù, intendendo parlare della Nuova-Jork. Il non sospettante giovine mal naturatoagl'inganni rispose,ed ancor io sono. Lo arrestavano. Si scopriva, qual era, un uffiziale inglese. Offeriva quant'oro volevano, un prezioso orologio, gradi, e ricompense nell'esercito britannico, se lo lasciassero andare. Tutto fu nulla. Giovanni Paulding, Davide Williams, ed Isacco Wanwert, che tali erano i nomi dei tre soldati, disdegnarono le esibizioni, in ciò tanto più degni di lode, quanto che erano in basso luogo nati ed avrebbero acquistato altra condizione. Così nell'istesso tempo, in cui quegli, che teneva uno de' primi gradi negli eserciti dell'America, e che famoso era al mondo pel valore suo, e per le cose fatte in pro della patria, per un po' di concetta collera, e per la gola dell'oro, essa patria tradiva, e voleva dar in mano al nemico, tre soldati gregarj l'onesto all'utile, la fedeltà alle ricchezze anteponevano. Ricercarono l'André in ogni parte della persona. Trovarono, dentro gli stivali copiosi ricordi, tutti scritti di pugno d'Arnold sulle positure de' luoghi, sulle munizioni, sul presidio di West-point, e sul più convenevole modo di assaltar la Fortezza. Condotto André avanti l'uffiziale, che era preposto alle scolte, temendo di nuocere ad Arnold, se si discoprisse tosto, qual egli era, e non curando il pericolo, che correva vicinissimo di essere immediatamente, come spia, posto a morte, quando si risapesse, aver egli dissimulato il proprio nome, continuava ad affermare, esser desso Anderson. L'Americano non sapeva, che farsi, e si andava peritando, non potendo credere, che colui, il quale aveva sparso tante volte il suo sangue a beneficio della patria la avesse ora voluta tradire. Queste dubitazioni, le negazioni d'André, il ritrovarsi Washington ed Arnold medesimo lontani dal campo furono causa, che quest'ultimo ebbe comodità, avendo udito prontamentel'arrestamento d'André, di scansarsi, e di guadagnar l'Avoltoio. Divulgatasi la cosa, si riempirono i popoli d'insolito stupore al tradimento di un uomo, nel quale tanta confidenza, e sì lunga avevano posto, al vicino pericolo, che corso avevano, ed al fortunevole caso, che ne gli aveva preservati. Dio, dicevano, non permettere, periscano gli uomini valorosi; l'assistenza di lui nella presente occasione stata essere evidente; gradire esso, e proteggere la causa dell'America. Tutti abbominavano Arnold, tutti encomiavano gli arrestatori d'André. In questo arrivò Washington al campo, ritornando dal Connecticut. Prima di ogni cosa sospettando, che vi potesse esser più marcio e più complici, nè sapendo quali, pensava a' rimedj e pigliava quelle risoluzioni, che credeva valevoli a render vani gli sforzi loro. Temeva altresì, che l'esempio fosse pernizioso, e che in quei medesimi, ch'erano estrani al disegno, nascesse il desiderio di cose nuove. Imperciocchè, rotto una volta il guado, per l'ordinario vi s'affolla la gente per passare, e gli uomini a guisa delle pecore più volentieri vanno, dove vedono andar gli altri, che dove si dovrebbe andare. Di ciò stava egli tanto più in apprensione, che i suoi soldati erano pagati tardi, ed a spilluzzico, e mancavano di molte cose non solo al guerreggiare, ma anche al vivere necessarie. Ma le cautele furono superflue. Nissuno dondelò; nè si scoperse da alcun canto, che la mala influenza avesse altri contaminato oltre l'Arnold. André, quando pel progresso del tempo potè presumere, che Arnold fosse giunto in salvo, palesò il suo nome, e grado. Era più che della sua salute sollecito di provare, ch'ei non era nè impostore, nè spia, allegando, che quelle cose, che tale lo potevano far credere agli occhi degli uomini, non erano suo fatto. Affermava,che l'intento suo era stato solamente di venirsi ad abboccare in una Terra neutrale con quella persona, che gli era stata dal suo generale indicata; ma che quindi era stato aggirato, e tratto dentro gli alloggiamenti americani. Da quel momento in poi nulla potersegli imputare, poichè si trovava in potestade altrui. Washington intanto creò una Corte militare della quale furono eletti membri, oltre molti uffiziali americani dei primi, il marchese de La-Fayette, ed il barone di Steuben. Mandò egli al cospetto loro l'André, perchè esaminata, e considerata bene la cosa, definissero, di che qualità fosse il caso, e qual fosse il castigo, che convenisse dare al colpevole. Comparì l'Inglese al cospetto della Corte, nè insolente, nè avvilito. La sua ancor verde età, l'eleganza della persona, le maniere piene di cortesia piegavano i cuori di tutti i circostanti in suo favore. In quel tanto essendo Arnold arrivato a bordo dell'Avoltoio, scrisse tosto una lettera a Washington. Sì gloriava in essa, che l'amore, che fin dal bel principio della querela aveva portato alla sua patria, quello stesso l'aveva ora a questo passo condotto, checchè di ciò pensar potessero gli uomini sì spesso ingiusti estimatori delle azioni altrui. Continuava dicendo, che nulla pregava per sè, già troppo avendo sperimentato l'ingratitudine della sua patria, ma sì pregava bene, e scongiurava il capitano generale, fosse contento preservar la donna sua dagli insulti della gente irritata; mandassela a Filadelfia in mezzo agli amici di lei, o permettesse, andasse a raggiungerlo alla Nuova-Jork. Dopo questa venne una lettera del colonnello Robinson, data pure a bordo dell'Avoltoio. Chiedeva instantemente, fossegli renduto l'André, affermando, esser questo andato a riva per una bisogna pubblica, e sotto la tutela di un tamburino,chiamatovi dall'Arnold, e mandatovi dal suo generale; che per ritornasene alla Nuova-Jork aveva avuto licenza, e passaporti dal generale americano; che tutto quello, che aveva operato l'André, dopo ch'era venuto in mezzo agli alloggiamenti americani, e specialmente l'aver cambialo l'abito ed il nome era stato fatto per volontà di Arnold. Concludeva, che il ritenerlo più oltre era una violazione della santità dei tamburini, ed una cosa contraria agli usi della guerra, da tutte le nazioni riconosciuti e praticati. Scrisse poco poi lo stesso Clinton, richiedendo colle medesime instanze e ragioni l'André. In questa di Clinton era stata inclusa una lettera d'Arnold scritta in termini assai vivi, colla quale affermava, ch'egli nel grado suo di generale americano aveva il diritto di concedere ad André la solita protezione dei tamburini, perchè senza pericolo potesse venire ad abboccarsi seco lui, e che per rimandarnelo stava in sua facoltà di seguir quei modi, che più convenevoli aveva creduti. Ma André minor pensiero si dava della sua salute, che gli amici suoi dall'altra parte si avessero. Abborrendo ogni bugia e sotterfugio, volendo, giacchè si trovava dai fati inesorabili condotto all'ultimo confine della sua vita, questa almeno terminare pura e chiara, e senz'alcuna nota d'infamia, candidamente confessò, non esser venuto a niun modo sotto la protezione di un tamburino, aggiungendo, che se in tal modo venuto fosse, colla medesima accompagnatura se ne sarebbe ritornato. Guardavasi dall'incolpar chicchessia; di sè stesso parlò con mirabile ingenuità; confessò più di quello, di che fosse interrogato. Ognuno ammirava tanta generosità e tanta costanza. Tutti con lagrime dolorose compassionavano l'infelice giovane. Avrebbero desiderato salvarlo, ma troppo era la cosachiara. La Corte, fondandosi sulle sue confessioni, sentenziò, essere André, e dovere considerarsi come una spia, e come tale dover essere posto a morte. Notificò Washington a Clinton, rispondendo alle lettere di lui, la sentenza. Narrò tutte le circostanze del fatto, e notò, che sebbene queste tali fossero, che, costituitone André nel grado di spia, sarebberne stati giustificati contro di lui i più sommarj procedimenti, tuttavia si aveva voluto operare più consigliatamente, facendo esaminar la cosa da un maestrato espresso, e che il giudicato suo era stato quello, che gl'inviava. Ma Clinton, al quale oltre ogni dire doleva il destino d'André, ch'era l'occhio e l'anima sua, non era uomo da ristarsi, per iscamparlo, alle già fatte dimostrazioni. Scrisse pertanto un'altra lettera a Washington, pregandolo giacchè, come diceva, i giudici non erano stati bene informati del fatto, fosse contento, si facesse un abboccamento a questo fine tra quelle persone, che dalle due parti si deputerebbero. Consentì Washington, e si abboccarono a Dobbs'-ferry il generale Robertson dalla parte inglese, e Greene dall'americana. Molto instò il primo per provare, che André non era spia, allegando i soliti argomenti dei tamburini, e del suo operar costretto, quando egli era in potestà d'Arnold. Ma accorgendosi di non far frutto, saltò a toccar dell'umanità, della necessità di mitigare con generosi consiglj la crudeltà della guerra, della clemenza di Clinton, che mai non aveva fatto porre a morte alcuno di coloro, che le leggi della guerra violato avevano; che André molto era caro al capitano generale, e che se a lui fosse conceduto di ricondurlo seco alla Nuova-Jork, ogni qualunque persona colpevole, che in mano degl'Inglesi si trovasse, della quale gli Americani si richiamassero, sarebbeincontanente posta in libertà. Pregò ancora, si sospendesse, e si rimettesse la cosa nell'arbitrio di due soldati pratichi degli usi della guerra, e delle nazioni, proponendo i generali Knyphausen, e Rochambeau, e che ciò, ch'essi opinassero, quello si facesse. Presentò infine una lettera d'Arnold indiritta a Washington, colla quale si era studiato d'incolpare in tutto sè, e di scolpar André. Concluse minacciando, che, se la sentenza recata contro André fosse posta ad effetto, si sarebbero fatte orribili rappresaglie; e che in ispecialità quei traditori della Carolina, ai quali Clinton, mercè sua, aveva fin'allora perdonato la vita, ne sarebbero tratti immediatamente a morte. L'interposizione di Arnold non poteva non nuocere all'André; e quando gli Americani avessero voluto piegarsi alla clemenza, la lettera sua ne gli avrebbe stornati. Si terminò l'abboccamento senza effetto. André intanto s'andava apparecchiando alla morte. Dimostrò egli contro di questa non quel disprezzo, che spesso è simulazione o bestialità, nè quella debolezza, che propria è degli uomini effeminati, o rei, ma sibbene quella costanza, che s'appartiene agli uomini virtuosi e forti. Gli pesava il morire; ma molto più gl'incresceva il modo della morte. Avrebbe desiderato di morire, come i soldati sogliono, passando per l'armi, non come le spie, ed i malandrini sulle forche. Questo abborriva grandissimamente. Ne addimandò alla Corte. Non gli fu risposto; perciocchè concedere la domanda non volevano, negarla espressamente stimarono crudeltà. Ma due altre cose molto l'animo del giovane tormentavano, e quest'erano, che la madre sua, e le tre sorelle, che sole aveva al mondo, e ch'egli piamente amava, e colle sue paghe sosteneva, fossero, morto lui, ridotte a miseria; l'altra, che gli uominipotessero credere, che gli ordini di Clinton quelli stati fossero, che lo avessero obbligato a far quei passi, i quali lo avevano nella presente condizione condotto. Temeva perciò, venisse la sua morte a quell'uomo imputata, ch'egli sommamente amava, e venerava. Gli fu concesso, ne scrivesse a Clinton; il che fece, molto a lui l'infelice madre, e le sorelle raccomandando, e testimoniando, che gli accidenti dell'esser venuto dentro le poste del nemico, e dell'essersi travestito erano stati cose contrarie, siccome alle sue intenzioni, così ancora agli ordini di Clinton. Il dì due d'ottobre fu il giorno dai cieli destinato per termine alla vita di André. Condotto al patibolo disse,così debbo io morire?Gli fu risposto non essersi potuto fare altrimenti. Ne dimostrò grave dolore. Infine, fatte le sue preghiere, pronunziò queste, che furono per lui le ultime parole:Siate testimoni voi, che io muojo, come un bravo uomo dee morire. Così fu tratto a giusta, ma indegna morte un dabben giovine meritevole in tutto di miglior destino. La mestizia fu grande tra gli amici, e tra i nemici. Arnold si rodeva, seppure quell'anima contaminata era capace di rimorso. Gl'Inglesi stessi il detestavano e pel suo tradimento, e per essere stato cagione della morte d'André. Ciò nondimeno, siccome nelle cose di Stato soglionsi adoperare così gl'istromenti più vili, come i più generosi; e che in esse il fine, non i mezzi si guardano, fu Arnold creato Brigadier generale negli eserciti britannici. Sperava Clinton, che il nome di quello, e la dependenza avrebbero indotto molti fra gli Americani a correre a porsi sotto le insegne del Re. Ma Arnold conosceva benissimo, che poichè aveva abbandonato i suoi, gli era mestiero mostrarsi vivo in favor degl'Inglesi. E siccome gli uomini anche più malvagi voglionoserbar tuttavia la sembianza della virtù, così mandò un cartello, col quale, sperando di velare con questo artifizio l'infamia sua, iva aggirandosi, dicendo, che da principio aveva pigliate le armi in mano, perciocchè credeva, fossero offesi i diritti della sua patria; che anche aveva accomodato l'animo alla dichiarazione dell'independenza, quantunque la credesse intempestiva; ma che quando la Gran-Brettagna, come buona ed amorevole madre, aveva loro aperte le braccia, ed ebbe offerti giusti ed onorevoli accordi, il rifiuto di questi, e di più la lega colla Francia avevano intieramente cambiato la natura della querela, e fatto, che quello, che era giusto ed onorevole, diventato fosse ingiusto e vituperoso. D'allora in poi, affermava, esser diventato desideroso di ritornare nell'antica fede coll'Inghilterra. Censurò il congresso, e con aspre parole rammentò la tirannide e l'avarizia sua, condannò la lega colla Francia, lamentando, che i più gravi interessi della patria fossero dati in preda ad un superbo e perfido nemico; definì la Francia troppo debole per istabilir l'independenza; chiamolla nemica della fede protestante; accusolla di fraude nel voler mostrarsi affezionata alle libertà del genere umano, mentre i suoi proprj figliuoli teneva in vassallaggio e schiavitù. Concluse con dire, aver tanto indugiato ad operare a norma delle sue nuove opinioni, perchè aveva desiderato di far qualche gran fatto in benefizio, e riscatto della sua patria, e per evitare, per quanto possibil fosse, lo spargimento dell'uman sangue. Questo cartello indirizzò generalmente a' suoi concittadini. Un altro ne pubblicò pochi giorni dopo, intitolato agli uffiziali e soldati dell'esercito americano. Gli esortava a venirsi a porre sotto le insegne del Re, offerendo e gradi e caposoldi. Gloriavasi di voler condurre unascelta banda d'Americani alla pace, alla libertà, alla sicurezza; strappar la patria dalle mani della Francia, e di coloro che condotta l'avevano vicina al precipizio. Affermava, essere l'America preda all'avarizia, scherno al nemico, pietà agli amici; avere invece della libertà l'oppressione; spogliarvisi le proprietà, incarcerarvisi le persone, sforzarvisi la gioventù alle battaglie, inondarvi il sangue. Che altro è ora l'America, sclamava, se non se una terra di vedove, di orfani, di mendichi? Se l'Inghilterra cessasse gli sforzi suoi per liberarla, qual sicurezza rimanerle a potere quella religione godersi, per la quale gli antichi padri affrontarono l'oceano, il cielo, i deserti? Non essersi testè veduto l'abbietto e scellerato congresso assistere alla messa, e partecipare nei riti di una chiesa, contro l'anticristiana corruzione, della quale i pii maggiori renduto avrebbero col proprio sangue testimonianza? Questi furono i manifesti del traditore, che riuscirono altrettanto più inutili, quant'erano più smodati. Ma gli scrittori dalla parte dell'America non istettero all'incontro a badare; chè anzi con molte parole e ragioni alle sue contrarie gagliardamente il ributtarono. Tra le altre cose argomentarono, nissuno più dell'Arnold essere stato, anche dopo il rifiuto degli accordi, divoto e ligio servitor dei Francesi; nissuno più di lui esser andato loro a' versi; esso avere invitato il ministro Gerard in sul suo primo arrivo a Filadelfia ad abitar le sue case; esso avergli fatto le spese molto sontuosamente, e di balli, di feste, di conviti essersene avuto buona ragione; esso stato essere moiniere di Silas Deane, lancia dei Francesi; esso coi consoli ed altri maestrati francesi avere più di ogni altro avuto dimestichezza e familiarità, dimodochè quelli siansi creduti aver in Arnold trovato il miglioramico, che si avessero. Ma così andar la cosa, gli ambiziosi far le viste di servile servitù, e poscia di animo elevato secondo i casi, non vergognandosi di accusare in altrui i proprj vizj loro. Così, se Arnold aveva conficcato, gli altri ribadirono. Credette il congresso, fosse cosa indegna di sè il fare alcun motivo della tradigione, e dei manifesti d'Arnold. Solo per dimostrare in qual grado ei tenesse l'opera egregia, e degna d'onore di Giovanni Paulding, Davide Williams, ed Isacco Wanwert, che furono gli arrestatori d'André, fece loro con pubblico ed orrevole partito una onesta provvisione di dugento dollari senz'alcuna ritenzione, o stanziamento per ciascuno anno, durante la loro vita, deliberare e pagare. Decretò ancora, si gittasse, e rimettesse loro una medaglia d'argento col mottofedeltàda una parte, e dall'altra quest'altro,vincit amor patriae. Il consigliò esecutivo di Pensilvania mandò un bando, col quale citò Benedetto Arnold in compagnia di alcuni altri vili uomini a comparire innanzi i tribunali per render ragione dei tradimenti loro, ed in difetto gli chiariva soggetti a tutte le pene solite a darsi a coloro, che venderono la patria, e vollero porla al giogo de' tiranni. Furon questi i soli atti, pei quali i pubblici maestrati dell'America avvertirono al tradimento d'Arnold.Avendo noi raccontato qual fine abbia avuto la trama ordita alla Nuova-Jork, l'ordine della storia, che intrapreso abbiamo, richiede, che descriviamo ora i successi, ch'ebbero nelle due Caroline le armi britanniche. Era la stagione pervenuta verso la metà di settembre, quando i capitani del Re, apparecchiato avendo le munizioni, le genti, ed ogni altra cosa necessaria, si risolvettero a voler muovere le armi, e quelle imprese compire, che già da molto tempo disegnateavevano, e che dovevano essere il più importante frutto della vittoria di Cambden. Stimavano che come avessero volto il viso verso la Carolina Settentrionale, subito al romore l'esercito americano se n'avesse a partire; e nella mente loro già non solo si promettevano la conquista di questa provincia, ma ancora quella della Virginia. Speravano, che allorquando a quella delle due Caroline, della Giorgia e della Nuova-Jork si fosse aggiunta la possessione della Virginia tanto ricca, e tanto possente, gli Americani non potendo più nutrir una tanta guerra, avrebbero piegato l'animo a far il volere della Gran-Brettagna. Non dubitavano punto, che le cose degli Americani avessero a declinare, ed ire del tutto in fascio. A questi fini dovevano nel medesimo tempo cooperare Cornwallis colle genti che aveva, correndo dalla meridionale nella settentrionale Carolina, e Clinton con quelle della Nuova-Jork, mandandone una parte ad assaltare i luoghi bassi della Virginia; e conquistati questi, e passato il fiume Roanoke, congiungersi colle prime sui confini della Carolina e della Virginia. Per la qual cosa Clinton, mandato tre migliaia di soldati sotto la condotta del generale Leslie sulle rive del Chesapeake, i quali sbarcati a Portsmouth ed in altre vicine Terre pigliarono possessione del paese, ardendo e guastando le provvisioni, principalmente di tabacco, ch'erano copiosissime. S'impadronirono di molte navi onerarie. Quivi dovevano aspettar le novelle dell'avvicinarsi di Cornwallis, le quali avute, sarebbero marciati per accozzarsi con esso lui sulle rive del Roanoke. Ma siccome la distanza era grande, e che gli accidenti fortuiti della guerra avrebbero per avventura potuto impedir la congiunzione dei due eserciti, così Clinton aveva commesso a Leslie, obbedisse agli ordini di Cornwallis;e ciò a fine, che questi potesse all'uopo far venire, quando la congiunzione medesima per la strada di terra fosse impossibile, una parte di quelle genti a trovarlo per la via del mare fin nelle Caroline. Da un'altra parte s'era mosso Cornwallis da Cambden, incamminandosi alla volta di Charlottes-town, città posta nella Carolina Settentrionale. Per altro per tenere in fede la meridionale, e non perder l'ansa da potervi all'uopo ritornare, lasciò dietro di sè, oltre un grosso presidio in Charlestown, altri più piccoli, ma sufficienti sulle frontiere, uno in Augusta sotto i comandamenti del colonnello Brown, un altro a Ninety-six governato dal colonnello Cruger, ed un terzo più gagliardo a Cambden sotto la condotta del colonnello Turnbull. Marciò egli col grosso delle sue genti, e pochi cavalli per la via di Hanging-Rock verso Catawba, mentre Tarleton col rimanente della cavalleria, varcato il Wateree, saliva per la oriental riva del fiume. L'una e l'altra schiera dovevano ricongiungersi a far capo grosso a Charlottes-town. Vi arrivarono infatti sul finir di settembre, e s'insignorirono della Terra. Ma non penarono gran fatto gl'Inglesi ad accorgersi, che avevano alle mani una impresa molto più dura di quello che avessero creduto. La contrada all'intorno di Charlottes-town era sterile, e per le strade strette ed intricate assai difficile, gli abitatori non solo nemichevoli, ma ancora vigilantissimi ed attivissimi nell'assaltar le scolte, nel mozzar le vie, nell'arrestar i messi, nell'opprimere gli sbrancati, nel por le mani addosso alle munizioni, che da Cambden si avviavano a Charlottes-town. Quindi non potevano i regj nè uscire alla campagna, nè foraggiare, se non grossi, nè avere lingua di quelle cose che accadevano nei contorni. Oltre di questo Sumpter, il quale aveva rizzato una bandieradi ventura per far guerra, dove gli venisse meglio, iva aliando con un grosso di genti arrisicatissime intorno gli estremi confini delle due Caroline. Un'altra testa di valenti stracorridori si era raccozzata sotto la condotta del colonnello Marion. Oltre di questo dava non poca noia il sapere, che il colonnello Clarke aveva raggranellato una grossa banda di montanari, abitatori delle parti superiori delle Caroline, uomini armigeri, duri alla guerra, coraggiosissimi. E sebbene si fosse inteso, che un assalto, ch'egli aveva dato ad Augusta, per la valorosa difesa fattavi entro da Brown, avesse infelice fine avuto, tuttavia, serbati raccolti i suoi, teneva il campo, ed andava volteggiandosi verso le montagne, pronto od a congiungersi con Sumpter, od almeno, se la squadra di Fergusson ciò gl'impedisse, ad aspettar più altri montanari, che correvano a trovarlo. Così i reali si trovavano attorniati da ogni banda da nugoli di repubblicani; e, posti in mezzo ad un paese tutto nimichevole all'intorno, avevano meglio la sembianza di assediati, che di assalitori. A tante angustie sopraggiunse per arrota un caso, che gli obbligò tosto a pensar ai fatti loro. Era il colonnello Fergusson, siccome sopra si è detto, stato mandato da Cornwallis sulle frontiere della Carolina Settentrionale per ivi dar animo, e raccorre i leali. Erano questi venuti a congiungersi con lui in buon numero; ma la maggior parte uomini ribaldi e rubatori, i quali avendo creato per Capo del loro furore Fergusson ogni cosa mandavano a sacco ed a sangue, ovunque passavano. A tante enormità bastanti a riscaldare ogni freddo spirito alla vendetta fieramente si crucciarono i vicini montanari, e calavano a stormo dalle montagne, quelle armi carpando, che la elezione, il caso, od il furore paravano loro davanti. Tutti dicevano divoler ire a dar la caccia a quel bestione di Fergusson, fargli pagar cari i latrocinj ed il sangue; si mettevan l'un l'altro alle coltella; presi a furia i primi uffiziali di milizia, che incontrarono, questi crearono a loro Capi. Ciascuno portava un'arme, uno zaino, una coperta. Corcavansi sopra la nuda terra, sotto lo stellato cielo; all'acqua dei rivi si dissetavano; sfamavansi col bestiame che si facevan trottar dietro, o colle selvaggine, che ammazzavano in mezzo alle profonde foreste. Gli guidavano i colonnelli Campbell, Cleveland, Selby, Seveer, William, Brandy e Lacy. Cercavano per ogni dove, a tutti domandavano di Fergusson. Giuravano ad ogni passo di volerlo esterminare. Finalmente il trovarono. Ma Fergusson era un uomo così fatto, che non temeva nè essi nè altri. Stava egli accampato sopra un poggio selvoso, e cavaliere alla campagna, la cui base è di figura circolare. Lo chiamano Kingsmountain, o sia montagna del Re. Aveva posto al di sotto sulla via principale alla scesa una guardia. Arrivati vicini i montanari tosto la fugavano; poscia partiti in varie colonne, attorniato il monte, salivano arditissimamente all'assalto. Traevano gli uni di dietro gli alberi, gli altri di dietro le petraie, molti ancora scopertamente. Si difendeva aspramente Fergusson. I primi ad arrivare in sul poggio furono quei guidati dal Cleveland. Gl'Inglesi si avventavan loro contro colle baionette, e gli risospingevano. In questo mentre arrivava Shelby co' suoi, e si sforzava di entrar negli alloggiamenti nemici; ma Fergusson rivoltatosigli contro colle baionette lo ributtava. Non aveva egli sì tosto avuto la vittoria contro Shelby, che arrivava a furia sulla cima Campbell, e tuttavia l'Inglese mostravagli il viso, e pure colle baionette lo cacciava. Ma invano si spendevatanto valore contro gli assalti di un nemico arrabbiato. Quando Fergusson era alle mani cogli uni, e gli faceva piegare, gli altri, che stat'erano cacciati, ritornavano a caricarlo. Fe' egli tuttociò, che uomo esperto e franco può fare nelle difficili battaglie per isbrigarsi. Ma già inclinava la vittoria a favor dei repubblicani, i quali inondavano il poggio. Non volendo il capitano inglese arrendersi, tuttavia combattendo fu morto. Il suo successore, chiesti i quartieri, gli ottenne. Fu fatto in questa zuffa gran sangue; poichè ebbero i reali tra morti, feriti e prigionieri meglio di undeci centinaia di soldati, luttuosa e gravissima perdita in quelle occorrenze. Tutte le armi e munizioni fecer più chiaro il trionfo dei vincitori. Fecero questi a buona guerra cogl'Inglesi; ma i leali bistrattarono, alcuni anche crudelmente impiccarono. Dissero, per rappresaglia di quei repubblicani, che stat'erano tratti al medesimo supplizio dai reali a Cambden, Ninety-six ed Augusta. Allegarono ancora, essere stati quelli colpevoli di delitti meritevoli di morte secondo le leggi del paese. Così al furor della guerra veniva a congiungersi, come se esso non fosse non che bastante, troppo, la rabbia cittadina. I montanari, avuta la vittoria, alle case loro se ne tornarono. La rotta di Kingsmountain indebolì molto le cose del Re nelle Caroline, e diè molto a pensare a Cornwallis. Oltre lo sbigottimento dei leali, che ne seguì, i quali d'allora in poi si rimasero dal venirlo a trovare, era egli con un esercito debole in mezzo ad un paese nemico, ad una contrada sterile, ad una difficoltà grandissima di pigliar lingua. Prevedeva benissimo, che l'andar avanti era un accrescere la angustie, in cui già si trovava. Per la qual cosa, veduto di non poter più per allora conquistar la Carolina Settentrionale, nellaquale i repubblicani avevano in copia e avvisi di spie, e comodità di ricetti, si risolvette a difendere almeno, e guarentire la meridionale, sino a tanto che avesse ricevuto nuovi aiuti. Quindi è, che, lasciato Charlestown, e ripassata la Catawba, andò a porsi a Winnesborough, Terra posta in luogo, donde si poteva consuonare coi posti di Cambden e di Ninety-six, e che per la feracità del suolo offeriva più grassi alloggiamenti. Nel medesimo tempo inviò ordini a Leslie nella Virginia, imbarcasse immediatamente le sue genti, e toccato prima Wilmington, se ne venisse poscia, e rattamente, a Charlestown.La ritirata delle genti del Re da Charlottes-town a Winnesborough, e la rotta di Kingsmountain diedero molto ardire ai repubblicani, i quali correvano a porsi sotto le insegne dei loro arditissimi capitani, tra i quali tenevano il primo luogo Sumpter e Marion. Questo infestava le contrade basse, quello le superiori. Ora Cambden, ora Ninety-six erano minacciati, ed i reali non potevano, nè buscare, nè foraggiare, nè legnare, nè alcun'altra fazione fare senza correre gran pericolo di essere oppressi. Per liberarsi da quella rangola, Tarleton si metteva in sulle mosse contro Marion; ma questi, che intendeva soltanto di bezzicare trascorrendo, e non di combattere le campali battaglie, spacciatamente si ritirava. L'Inglese lo perseguitava. Ma gli sopravvennero ordini da Cornwallis, acciò si recasse contro Sumpter, che minacciava di venir sopra a Ninety-six, e già aveva rotto, o preso sulle rive del fiume Broad il maggiore Wemis, e fatti molti prigionieri, fanti e cavalli. Tarleton con incredibile celerità camminando arrivò all'incontro di Sumpter, il quale si era accampato sulla destra riva del fiume Tigre in un luogo detto Blackstocks. Erano gli alloggiamenti americanifortissimi, avendo un rivo, case, e palificate da fronte, montagne inaccessibili, o luoghi erti e difficili dai due lati. Tarleton sospinto dal suo ardore, e temendo che Sumpter, varcato il Tigre, non gli fuggisse dalle mani, lasciati i fanti leggieri, e quei della sua legione indietro, si era fatto avanti cogli uomini d'arme, e con una parte delle fanterie. Si attaccò una feroce zuffa, nella quale l'una parte e l'altra mostrarono un grandissimo valore. Un reggimento britannico fu sì malconcio, che disordinato si tirò indietro. Tarleton per rinfrescar la battaglia diè dentro cogli uomini d'arme. Ma gli Americani tennero il fermo. Fu l'Inglese costretto a ritirarsi con perdita di molti morti e feriti, tra i quali alcuni uffiziali di conto. Ma sopraggiunta la notte, avvicinandosi le genti che il capitano britannico aveva lasciate indietro, ed essendo stato Sumpter gravemente ferito in una spalla, si riparò questi al di là del fiume, e non potendo più per allora star in sulla guerra a cagione della ferita, fu portato da alcuni suoi soldati più fedeli a luoghi alpestri e sicuri. La maggior parte de' suoi si disbandarono. Tarleton, corso per alcuni dì la contrada posta sulla stanca del Tigre, se ne tornò di pian passo sulle rive del fiume Broad nella meridional Carolina. Così si travagliava da ambe le parti con una guerra guerriata, nei piccoli incontri della quale e molto ardire si mostrava, e maggiore si pigliava.In questo mezzo tempo Gates, racimolate alcune poche genti massimamente cavalli, per mantener vivo in quelle parti il nome del congresso, e rizzare una testa, che col tempo si potesse ingrossare, ripassato, il fiume Jadkin, era venuto a por gli alloggiamenti a Charlottes-town, intendendo anche di far isvernare ivi l'esercito; perciocchè credeva, che durante l'inverno,che già si avvicinava, non si sarebbe potuto in quelle contrade guerreggiare. Mentre Gates con grandissima diligenza si adoperava per apparecchiarsi ad una nuova guerra, e che già pareva, gli ritornasse la prosperità della fortuna, arrivò al campo il generale Greene, il quale avendo generato di sè ottimo concetto di persona di molto valore, e d'altrettanta fede verso la repubblica, era mandato dal congresso e da Washington a pigliare in iscambio di quello il governo dell'esercito. Sopportò Gates, siccome quegli, che più amava la sua patria, che il potere e la gloria, non solo con costanza, ma ancora senza mal umore questo sinistro della fortuna. Confortollo assai l'assemblea della Virginia, la quale passando egli per Richmond per ridursi alle sue case, lo mandò a visitare, assicurandolo, che la memoria delle sue gloriose gesta non poteva cancellata essere da nissuna disgrazia; andasse pur sicuro, che i Virginiani sempre ricordevoli de' suoi meriti non avrebbero nissuna occasione trasandato per testimoniar al mondo quella gratitudine, che come membri dell'americana lega gli portavano. Non condusse seco Greene alcun rinforzo dall'esercito settentrionale, sperando, che il caso si potesse medicare colle sole forze delle meridionali province. Solo venne con lui il colonnello Morgan con alcune carabine, che erano in grandissimo nome di soldati esercitatissimi. Era il suo esercito molto debole. Ma i boschi, le paludi, i fiumi, dei quali era piena la contrada, lo assicuravano. Siccome l'intento suo era soltanto di badaluccare, non di far battaglie giuste, così sperava di poterne venire a capo con attritare e consumare appoco appoco il nemico. Quasi nel medesimo tempo, ch'era la metà di decembre, era arrivato dalla Virginia a Charlestown con un rinforzodi meglio, che duemila stanziali Leslie, dove, trovati nuovi ordini, si pose tosto in via con quindici centinaia di soldati, ed andò a congiungersi col lord Cornwallis a Winnesborough.1781Ricevuto questo rinforzo, si rinnovarono nel capitano britannico i medesimi desiderj di conquistar la Carolina Settentrionale, e, oltrepassata questa, di entrare nella Virginia. Ma i Capi britannici per meglio assicurarsi dell'esito di questa impresa, non l'ebbero commessa solamente all'esercito, che militava sotto gli ordini di Cornwallis, ma vollero di più, si facesse nel medesimo tempo un gagliardo motivo dalla parte della Virginia; non già per conquistarla totalmente, imperciocchè a questo senza le forze di Cornwallis non erano sufficienti, ma sibbene soltanto per impedire, che da quella provincia potente non fossero mandati aiuti all'esercito di Greene. A questo fine avevano imposto al generale Arnold, che si recasse nel Chesapeack, e là, sbarcate le genti, facesse tutto quel maggior male che potesse. Speravano altresì, che il suo nome ed il suo esempio avrebbero dato animo a molti ad abbandonare le insegne della repubblica per andare a porsi sotto quelle del Re. Iva Arnold alla fazione molto baldanzosamente con un'armata di cinquanta navi da carico, e quindici centinaia di soldati. Sbarcato, mandava sottosopra ogni cosa. A Richmond ed a Smithfield fece un danno incredibile. Ma stormeggiando i popoli all'intorno, e le milizie levandosi in capo, si ritirò a Portsmouth, e quivi attendeva a fortificarsi. Perocchè andarsene non voleva per tener quel calcio in gola agli Americani, correre la campagna non poteva, essendo troppo debole in mezzo ad una provincia gagliarda, e molto al nome reale nemica. Questa ladronaia produssein parte gli effetti, che se ne aspettavano, ed in parte no; poichè i soccorsi di verso la Carolina ne furono ritardati; ma del venire gli abitatori a trovar l'Arnold, nissuno se ne trovò, essendo gl'incendj, le rovine ed il sacco poco acconci allettativi ai popoli. Ma nella Carolina la guerra già era incominciata; ed i due capitani nemici si erano accinti a riempire i disegni, che ordito avevano. Erasi mosso da Winnesborough lord Cornwallis, e camminava tra i due fiumi Broad e Catawba per recarsi per le vie superiori verso la Carolina Settentrionale. Già era giunto a Turkey-creek. Greene per impedire i progressi dell'esercito regio si risolvette a fare una dimostrazione per assaltar il posto di Ninety-six, mentre nel medesimo tempo mandò Morgan con cinquecento stanziali virginiani, alcune bande di milizie, ed i cavalleggieri del colonnello Washington a guardare i passi del fiume Pacolet. Egli poi andò a porsi a Hick's-creek sulla sinistra riva del Pedee rimpetto a Cheraw-hill. L'avere diviso in tal modo le sue genti già sì deboli, fu da molti riputato biasimevole consiglio. Imperciocchè, se gl'Inglesi si fossero spinti innanzi velocemente, avrebbero potuto cacciarsi di mezzo tra lui e Morgan, e riportarne agevolmente la vittoria di ambidue. Ma forse credette, che i regj fossero, come in parte era vero, troppo ingombri d'impedimenti per far una sì presta mossa; e forse ancora non aveva avuto avviso della congiunzione di Leslie con Cornwallis. Questi spedì immantinente Tarleton colla sua legione di cavalli, e con una parte dei fanti in aiuto di Ninety-six. Giunto Tarleton nelle vicinanze di questa Terra trovò ogni cosa sicura, ed i nemici essersi ritirati dopo alcune leggieri avvisaglie. Allora si determinò a volgersi contro Morgan, tenendo percerto, o di poterlo rompere con uno assalto improvviso, od almeno di farlo ritirare al di là del fiume Broad, lasciando in tal modo sgombra la strada all'esercito reale. Ne scrisse a Cornwallis, il quale non solo approvò il disegno, ma ancora si risolvette a cooperarvi, salendo lungo la sinistra riva del Broad a fine di minacciar Morgan alle spalle. Le cose da principio succedevano bene. Tarleton, superati con eguale celerità che felicità i fiumi Ennoree e Tigre si appresentava sulle rive del Pacolet. Morgan si ritirava da questo, e Tarleton, occupato il passo, lo perseguitava. Già già lo incalzava. Ora era divenuta cosa pericolosa a Morgan il varcare il fiume Broad, presso il quale si trovava, avendo un sì feroce e lesto nemico vicino. Per la qual cosa si determinò ad aspettare la battaglia. Ordinava i suoi molto convenevolmente partendogli in due file, delle quali la prima, che fu la vanguardia, ed era condotta dal colonnello Pickens fece distendere fuori, e lungo il ciglione di un bosco in vista del nemico. La seconda guidata dal colonnello Howard nascose dentro il bosco medesimo. Era, in quest'ultima, posta la principale speranza della vittoria; perciocchè era composta la maggior parte di valenti soldati stanziali, mentre la prima constava di bande raunaticce di milizia. Il colonnello Washington co' suoi cavalli si era attelato, come per servire alla riscossa, dietro questa seconda schiera. Sopraggiunse Tarleton, ed ordinò anch'egli i suoi alla battaglia. Ogni cosa pareva promettergli la vittoria. Prevaleva di cavalli, ed i suoi sì uffiziali che soldati si dimostravano ardentissimi al combattere. Assalirono gl'Inglesi la prima schiera americana, la quale, fatta una sola scarica con poco danno del nemico, disordinatamente andò in volta. Si attaccavano allora colla seconda;ma quivi trovarono più duro incontro. Sì menava le mani aspramente dalle due parti, e la battaglia era pareggiata. Tarleton per far piegare la fortuna in suo favore spinse avanti uno squadrone della seconda schiera, e nel medesimo tempo mandò una frotta di cavalli a ferire il destro fianco degli Americani; perchè il noiargli sul sinistro non si ardiva a cagione, che in questo si trovava il colonnello Washington, il quale già con una feroce affrontata aveva ributtato indietro la cavalleria, ch'era andata ad annasarlo. Le mosse di Tarleton ebbero l'effetto che ne aspettava. Gli stanziali americani piegarono, e disordinati rincularono. Seguitavano gl'Inglesi già gonfiati dall'aura della vittoria. Già Tarleton colla cavalleria manometteva i fuggiaschi, quando ecco il colonnello Washington co' suoi cavalli, ch'erano rimasti intieri, caricare improvvisamente l'inimico furiante, e messosi nella gran pressa ristorar la fortuna della giornata. Nell'istesso momento Howard aveva riordinato i suoi stanziali, e gli riconduceva alla pugna. Pickens ancor'egli, con incredibile sforzo operando, aveva rannodato le milizie, e le spigneva rattamente contro i reali. Morgan con voce ed aspetto terribile incuorava i suoi alla battaglia. Tutti gli Americani in un subito, e con impeto concorde si serrarono addosso agl'Inglesi. Questi sorpresi e sbalorditi all'inaspettato rincalzo, prima si ristettero, poscia andarono in fuga. Instarono i primi, e strettamente perseguitando i fuggiaschi gli sfondolarono. Nè i preghi, nè le minacce, nè le esortazioni de' Capi gli poterono trattenere. La rotta fu assai grave. Perdettero gl'Inglesi tra morti, feriti e prigionieri meglio di ottocento soldati, due cannoni, le insegne del settimo reggimento, tutto il carreggio e le bagaglie. Ma perdita gravissima ed irreparabile fu quelladei cavalli grandemente necessarj all'esercizio della guerra in quei luoghi piani, e tanto opportuni alle insidie. Tale fu l'esito della battaglia di Cowpens, gli effetti della quale risentirono gl'Inglesi in tutto il corso della caroliniana e della virginiana guerra, e fu la prima e principal cagione del fine, ch'ella ebbe. Imperciocchè oltre la perdita piuttosto di totale, che di grande importanza dei cavalli, l'aver rotto Tarleton e la sua legione, che diventati erano terribili ad ognuno, infuse novelli spiriti in quelle genti; e se prima erano, o sbigottite, o disperate, ora diventarono confidentissime. Rendè il congresso pubbliche ed immortali grazie a Morgan, e lo presentò con una medaglia d'oro. Presentò altresì con una d'argento i colonnelli Washington e Howard, con una spada Pickens.Cornwallis, avute le novelle della rotta di Cowpens, ne sentì gravissimo dolore; perciocchè vi aveva perduto la miglior parte de' suoi soldati armati alla leggiera, ch'erano i principali stromenti a' suoi ulteriori disegni. Ma da quell'uomo valoroso, ch'egli era, nulla sgomentandosi, si determinò a voler ottenere coi maggiori sforzi dei soldati, che gli rimanevano, e colla distruzione delle bagaglie quello, che dapprima fondavasi di poter conseguire coll'opera de' stracorridori. Laonde due giorni intieri impiegò nel guastare, o sformar tutti quegl'impedimenti, che all'esercizio della guerra, ed al vivere dei soldati non erano assolutamente necessarj. Tutti i carri ne furono distrutti, eccettuati solo quelli, che servivano ad uso di trasportare il sale, le munizioni, gli arnesi da ospedale, e quattro altri vuoti pei feriti ed i malati. Le più preziose bagaglie dei soldati ne furon disfatte; il vino, ed i liquori tanto salutevoli, massimamente nelle guerreinvernali, sparsi al suolo. I soldati non portarono altre sostanze da cibarsi fuori di alcune poche provvisioni di friscello. Sopportò l'esercito regio con incredibile pazienza ogni cosa, e si dimostraron tutti obbedientissimi nel fare i comandamenti del capitano generale. Due erano i pensieri, che occupavano la mente di Cornwallis in questo tempo. L'uno era di correre immediatamente contro Morgan, romperlo, liberare i prigioni, ed impedire che non si raccozzasse con Greene, il quale tuttavia si trovava a Hick's-creek. Il secondo, e di molto maggior importanza, quello era di marciar a gran giornate verso Salisbury, e verso le fonti del Jadkin, prima che Greene avesse varcato questo fiume. Il qual fine se si fosse conseguito, ne nasceva di necessità, che il generale americano stato sarebbe tagliato fuori dagli aiuti, che gli arrivavano dalia Virginia, e costretto od a ritirarsi alla sfilata, e con perdita di tutte le bagaglie, ed armi gravi, o combattere una battaglia non a modo suo, ma a quello del nemico. E come aveva disegnato, così si metteva in punto di eseguire. Si mosse egli più che di passo, ed a gran giornate marciando, iva volgendo il suo cammino verso dritta alla volta del fiume Catawba, sperando d'intraprendere ed opprimere Morgan, prima che l'avesse passato. Ma gli Americani stavano alla vista. Morgan, tosto acquistata la vittoria di Cowpens, sapendo benissimo, che Cornwallis non era lontano, aveva inviato indietro i prigionieri sotto la condotta di un capitano fedele, e poco poscia si era mosso egli stesso con tutte le sue genti verso la Catawba. E tanta fu la diligenza, che usò, che il dì 29 gennajo l'ebbe passata con tutte le armi, le munizioni ed i prigionieri. Non sì tosto avevano gli Americani varcato, che sopraggiunsero gl'Inglesi: e se rimanessero attonitie dolorosi al veder l'inimico sull'opposta riva, non è da domandare. Morgan, facendosi tuttavia trottare avanti i prigionieri alla volta della Virginia, ordinò i suoi di modo, che potessero se non impedire, almeno ritardare il passo ai reali. Ma un altro, e questo insuperabile ostacolo opponevano loro i cieli favorevoli in quel dì ai repubblicani. Questo fu, che sì dirottamente piovve la notte precedente nelle vicine montagne, che gonfiatasi la Catawba improvvisamente divenne impossibile ad essere varcata. La qual piena se fosse venuta poche ore prima, Morgan con tutti i suoi si sarebbe trovato a strettissimo partito. In questo arrivò Greene al campo di Morgan, e si recò in mano il governo di tutta la schiera. Aveva egli avvisandosi benissimo del disegno di Cornwallis, ordinato alle sue genti, che si trovavano a campo a Hick's-creek, che, lasciati indietro tutti gl'impedimenti, velocemente marciassero, tenendo le vie superiori verso le montagne per trovar le grotte dei fiumi più benigne, ed i guadi più facili, alla volta della Carolina Settentrionale, ed andassero a far la massa generale a Guilford-court-house. Egl'intanto precedendo si era recato, come abbiam detto, agli alloggiamenti di Morgan sulla sinistra riva della Catawba. Eseguivano le genti di Hick's-creek guidate da Huger non solo appuntino, ma con incredibile zelo gli ordini del capitano generale. Le piogge erano tali, che credute erano sfoggiate anche a quella stagione; i ponti rotti, le acque grosse, le strade sfondate, o pietrose, o gelate a grossi tocchi; i soldati senza scarpe, senza vestimenta, e qualche dì senza pane. Eppure tutti questi disagi sopportavano con non minore costanza, che gl'Inglesi si facessero i loro. Nissuno disertò, in ciò tanto più da lodarsi dei loro nemici stessi, poichè i repubblicaniritornandosene alle case loro erano sicuri di trovarvi ristoro, mentrechè i regj sbandandosi incontrato avrebbero un paese nimichevole tutto all'intorno. Mentre queste genti marciavano, avendo in animo di ridursi tutte a Guilford, abbassatesi le acque della Catawba, si aprì il varco ai reali. Ma dall'altra parte stavano avvisati i repubblicani per contrastarlo. Non solo vi era la valente schiera di Morgan, ma tutte le bande paesane delle vicine contee di Roano, e di Mecklenburgo, nemicissime al nome inglese, erano accorse. Ciò nonostante si risolvè Cornwallis a tentar l'impresa, giudicando, fossero cose di troppo gran momento, sia quella d'intraprendere le genti di Huger, prima che arrivassero a Guilford, sia l'altra di ficcarsi in mezzo tra loro e la Virginia. Per la qual cosa andava avvolgendosi su e giù per la destra riva del fiume, facendo le viste di volere, per aggirar il nemico, passar in differenti luoghi. Ma il suo vero disegno era di varcare al passo di Gowan. Infatti la mattina del primo di febbraio gl'Inglesi guadavano. Era il fiume largo, profondo, sassoso. Gli Americani posti sulla sinistra riva, e condotti dal generale Davidson, tutte bande di milizia, perciocchè Morgan si trovava a guardar un altro passo, traevano spessi colpi a mira ferma. Ma gl'Inglesi non ristandosi si spingevano avanti con grandissimo coraggio, ed in fine, ributtati indietro i primi feritori, e felicemente superata la grotta del fiume, apparirono. Tosto pigliavano gli ordini, ed incominciavano la battaglia. Come prima si venne al paragone dell'armi fu morto Davidson. Le milizie andarono in fuga. Anche le schiere, che si erano poste alla guardia degli altri passi gli abbandonarono. Tutto l'esercito reale passò trionfando sull'altra riva. Le milizie si disbandarono. Solo alcune fecero una testa aTarrant; ma assalite furiosamente da Tarleton si disperdettero del tutto. Morgan intanto si ritirava intiero, ed a gran passo verso Salisbury, intendendo di varcar colà il Jadkin, e così frapporre un grosso fiume tra sè e l'esercito reale. Seguitavanlo velocemente i regj ardentissimi nel desiderio di vendicarsi della rotta di Cowpens. Ma tale fu la celerità sua, e tali gl'impedimenti, che frappose ai perseguitatori, che passò con tutti i suoi, parte a guado, parte in sui battelli il fiume ne' primi giorni di febbraio felicemente. Ritirò tutti i battelli sulla sinistra riva. Arrivarono poco stante a tutta corsa gl'Inglesi condotti dal generale O-Hara. Osservarono, il nemico aver varcato, e starsene attelato dall'altra parte, pronto a ributtargli, se volessero passare. Ciò però non gli avrebbe potuti trattenere dal tentarlo, se non se che per le cadute piogge tanto gonfiò improvvisamente il Jadkin, che ogni speranza di poterlo fare fu tolta loro. I pii abitatori dell'America giudicarono, queste subite piene essere state una visibile assistenza, che la provvidenza del cielo avesse mandato in pericolosi tempi alla giusta causa loro. Imperciocchè se l'acque, prima della Catawba, poscia quelle del Jadkin cresciute fossero poche ore prima, l'esercito loro, non potendo varcare, sarebbe stato tagliato a pezzi dai veloci vincitori. Se poi gonfiate non fossero poche ore dopo, avrebbero potuto gl'Inglesi subitamente traghettare dietro gli Americani, e ne sarebbero stati tratti all'ultimo sterminio. Così parvero egualmente provvide e le piene, e le ore. Cornwallis, veduto di non poter varcare al passo di Salisbury, ch'è il più comodo, ed il più frequentato di tutti gli altri, si deliberò di marciar all'insù del fiume, sperando di poterlo traversar a guado là, dov'ei si dirama. E come sperava,così gli venne fatto; ma l'indugio, che questa aggirata causò, diè tempo agli Americani di ritirarsi quietamente a Guilford, dove il giorno sette di febbraio si congiunsero con incredibile allegrezza, e non poca lode di Greene le due schiere dell'esercito d'America, quella di Huger, che per non aver potuto pareggiare la celerità di Greene era rimasta indietro, e l'altra di Morgan. In cotal modo e per la prudenza dei capitani del congresso, e per la pazienza e la velocità dei loro soldati, e per uno tempestivo aiuto del cielo furon rotte al conte di Cornwallis due parti principalissime del suo disegno, quella di sopraggiungere ed attritar Morgan, l'altra d'impedire la congiunzione sua con Huger. Rimaneva da potersi conseguire l'ultima parte, ch'era, quella di tagliar fuori Greene dalla Virginia, ai confini della quale già l'uno esercito e l'altro si trovava sì vicino. È la Virginia separata dalla Carolina Settentrionale per mezzo del fiume Roanoke, il quale nelle parti superiori porta il nome di Dan. Siccome il capitano britannico credeva, che il fiume nelle basse parti non fosse guadoso, così andava considerando, che, se potesse guadagnare i passi superiori, gli verrebbe intieramente fatto il suo disegno. Imperciocchè Greene non potendo varcare il Dan, ne sarebbe stato accerchiato, e serrato a ponente da grossi fiumi, a levante dal mare, a tramontana da Cornwallis, a ostro da Rawdon, il quale, come già abbiam notato, alloggiava con una grossa schiera a Cambden. Le forze poi di Greene non erano tali malgrado la congiunzione, che potessero bastare contro quelle di Cornwallis; e già gl'Inglesi si promettevano la vittoria compiuta e certa. Gli uni e gli altri prevedevano benissimo, ch'ella ne andava a coloro, che avessero migliori gambe avuto. Per la qual cosa e regj e repubblicanicamminavano con estrema celerità verso guadi superiori. Prevalsero i reali, i quali, per ricompensar con la prestezza il tempo perduto a' passi dei fiumi, fecero in ciò un grandissimo sforzo, ed i primi questi guadi occuparono. Ora si trovava Greene in gravissimo pericolo. Si volse egli rattamente ad un guado inferiore, che chiamano di Boyd, incerto della vita o della morte de' suoi, poichè non sapeva, se si avrebbe potuto passare. Seguitavanlo i regj infuriati, e gonfj dalla speranza della vicina e totale vittoria. Greene in tanto pericolo, nulla dimenticatosi di sè stesso, nissuna di quelle parti ebbe tralasciato, che a prudente ed animoso capitano di guerra si appartengono. Fece un grosso gomitolo di valentissimi soldati armati alla leggiera, consistente nei colonnelli di cavalleria di Lee, di Bland e di Washington, nei fanti leggieri stanziali, ed in alcune carabine. Comandava loro, reprimessero l'inimico, salvassero l'esercito. Egl'intanto con tutte le salmerie, e le restanti genti velocemente procedeva verso il passo di Boyd. Calarono a furia i reali da Salem alle fonti del fiume Haw, da queste al Reedy-fork, dal Reedy-fork al Troublesome-creek, e quindi per alla volta del Dan. Ma già quella votata schiera di repubblicani con feroci incontri, e col rompimento dei ponti, e col guastamento delle strade gli aveva ritardati. Già Greene toccava le rive dei fiume; il trovava guadoso; alcuni battelli presti il traghettavano; teneva le virginiane terre. Anche le salmerie tutte trapassarono; il gomitolo stesso dei preservatori dell'esercito arrivava poco dopo, e, varcato con prospero augurio il fiume, guadagnava anch'esso la desiderata sponda a salvamento. Arrivarono poco stante sulla destra del fiume avventatissimi i reali, dove nissun nemicoosservarono, ogni cosa in salvo sull'opposta riva, l'esercito d'America schieratovi in altitudine minaccevole, guaste tutte le loro speranze, perduto il frutto di tante fatiche e di tanti disagi. La ritirata di Greene, e la perseguitazione di Cornwallis debbon riputarsi fra quegli avvenimenti dell'americana guerra, che più degni sono di considerazione, e che non sarebbero stati disdicevoli anche ai più celebrati capitani sì di quelli, che dei passati tempi.Caduto lord Cornwallis dalle speranze sì liete, che concetto aveva, iva ora considerando quello che fosse a fare. L'assaltar la Virginia, provincia tanto possente con un esercito debole, come quello era, che obbediva a' suoi comandamenti, ed essendo quello del nemico dall'altra parte tuttavia intiero, gli parve partito troppo pericoloso. Perlochè, messosene giù, si risolvette, poichè diventato era padrone di tutta la Carolina Settentrionale, a voler farvi levar le genti in favor del Re. Con questo pensiero, lasciate le rive del Dan, se ne tornò con comodi alloggiamenti ad Hillsborough, dove per aiutar le cose sue, rizzato lo stendardo reale, invitò i popoli con un pubblico bando ad accorrervi, e ad ordinarsi in regolari compagnie. Ma non vi ebbe contro il congresso quel seguito, che si era persuaso; poichè sebbene venissero a trovarlo molto frequentemente alcuni per curiosità, molti per sopravvedere, e per far le spie, tutti però ripugnavano al mestier di soldato. Si dolse Cornwallis nelle sue pubbliche lettere della freddezza loro. Nissun fondamento poteva fare sull'aiuto dei popoli di questa provincia stata altre volte tanto affezionata al nome del Re. Ma la lunga signoria de' libertini, le enormità commesse dai soldati del Re in varj luoghi dell'America vi avevano cambiato ogni cosa. I popolidimostravano animo poco stabile nella divozione del Re, e la vicinanza dell'esercito repubblicano intero, che poteva ad ogni ora di nuovo prorompere, gl'intimoriva. In questo mezzo tempo gl'Inglesi s'impadronirono con un'armatetta, e con genti venute da Charlestown di Wilmington, città della Carolina Settentrionale posta presso le foci del fiume del capo Fear. Ivi si fortificarono, e predarono munizioni, siccome pure alcuni legni sì americani che francesi. Quest'impresa, la quale era stata ordinata da Cornwallis già prima, che si partisse da Winnesborough per seguitar Morgan, tentarono gl'Inglesi a fine di aprirsi la via dai contorni di Hillsborough fino al mare per mezzo del fiume del capo Fear, cosa di somma importanza, perchè speravano in tal modo poterne ricevere le provvisioni.La ritirata di Greene nella Virginia, quantunque tutti quegli effetti non avesse partorito negli animi dei Caroliniani fedeli al Re, che Cornwallis si era persuaso dovesse operare, tuttavia aveva eccitato in alcuni fresche speranze e desiderj di cose nuove. Il capitano inglese poi era intentissimo nell'incoraggiargli ed esortargli al correre all'armi. Era fama, che il distretto situato tra i fiumi Haw e Deep abbondasse soprattutti di leali; e per fargli sollevare, mandò Cornwallis Tarleton nel paese loro. Non pochi vi alzarono le bandiere del Re. La famiglia dei Pili, molto principale, era fra tutte la più ardente e la prima guidatrice dei loro consiglj. Già un colonnello di questa famiglia aveva raggranellato una grossa banda de' suoi più arditi seguaci, ed era in via per accostarsi a Tarleton. Ma Greene, il quale s'accorgeva benissimo, quanto il lasciar cader del tutto le cose della Carolina Settentrionale disgraziasse le armidel congresso, e temendo che i leali non vi suscitassero qualche grave incendio, aveva di nuovo mandato sulla destra riva del Dan il colonnello Lee coi cavalleggieri, a fine facesse punta d'intimorir i leali, di rinfrancar i libertini, e d'impedire, che il nemico non vagasse alla libera pel paese. Intendeva anche, tostochè ricevuto avesse i rinforzi, che già erano in via, di ripassare egli stesso il fiume, e recarsi di nuovo sulle caroliniane terre; imperciocchè aveva preso la ricuperazione delle Caroline a scesa di testa. Faceva Lee egregiamente l'opera sua, la quale non penò molto a riuscir fatale ai seguaci di Pilo. Stavano questi, siccome quelli, che poco conoscevano gli scaltrimenti della guerra, molto a mala guardia, sì fattamente, che credendosi per via d'incontrarsi nello squadrone di Tarleton, diedero dentro a quello di Lee. L'Americano, accerchiatogli, gli assalì ferocemente. Essi, che tuttavia credevano di aver a fare con Tarleton, il quale scambiati gli avesse per libertini, sclamavano, guardasse bene quello che si facesse; perciocchè essi erano leali. Andavano gridando a tutta possa,Viva il Re, mentre Lee infuriato gli affettava. E brevemente non si fe' fine all'uccisione, finchè non furono tutti o morti o prigionieri. Così questa gente inesperta fu condotta alla mazza da un capitano temerario per aver fatto maggior fondamento sul calor delle parti, che sui buoni ordini militari. Dopo questo fatto, che fu piuttosto uno inretamento ed uccisione di regj, che battaglia, Tarleton, il quale si trovava vicino, si metteva tra via per andare ad incontrar Lee. Ma un comandamento di Cornwallis lo arrestò, e fe' tornare a Hillsborough. La cagione di questa subita risoluzione del capitano britannico si fu, che Greene, quantunque non avesse ancor ricevuto altro che una piccola parte dei rinforzi,che aspettava, aveva animosamente ripassato il Dan, e di nuovo minacciava di correre la Carolina; non che intendesse di combattere una battaglia giudicata, prima che avesse l'esercito intiero, ma per mostrare intanto a Cornwallis ed ai libertini della provincia, che egli era vivo ed abile all'osteggiare. Poneva gli alloggiamenti sulla sinistra riva, e molto in su presso le fonti dell'Haw per evitar la necessità del combattere. Cornwallis, udito, che le armi di Greene si facevano di nuovo sentire nella Carolina, abbandonando Hillsborough, e passando l'Haw più sotto, andò a porsi presso l'Allemance-creek, facendo correre i cavalli di Tarleton fino al fiume Deep. Così i due eserciti si trovavano molto vicini, e solo separati dal fiume Haw. Seguivano spesse scaramucce, tra le quali una ne avvenne di non poca importanza, nella quale Tarleton fe' gran danno nella legione di Lee, ai montanari ed alle milizie del capitano Preston. Si andarono per lo spazio di molti dì i due nemici capitani con molta maestria volteggiando, l'Americano per ischivar la battaglia, l'Inglese per farla; nel che tanto fu avventurato, od esperto Greene, che ottenne l'intento suo. Infine avendo egli verso la metà di marzo messo in assetto nuove genti, massimamente stanziali e bande paesane della Virginia condotte dal generale Lawson, ed alcune milizie caroliniane guidate dai generali Butler, e Eaton, fatto confidente, si determinò a non voler più sfuggir l'incontro, ma per lo contrario a combattere coi nemici a bandiere spiegate in una terminativa battaglia. Si spinse perciò innanzi con tutte le genti, ed andò a piantar gli alloggiamenti a Guilford-courthouse. Argomentava, che siccome prevaleva di numero di soldati, e principalmente di cavalli, la sconfitta dei suoi non avrebbe potuto essere totale, nè irreparabile;e che il più pernizioso effetto, che avrebbe operato, stato sarebbe quello d'indurre la necessità di ritirarsi un'altra volta nella Virginia, dove avrebbe potuto agevolmente rifar l'esercito. Considerava ancora, che le milizie, le quali abbondavano nel campo, si disbanderebbero prontamente, se non fossero usate tosto, e durante il primo calore degli animi loro. Da un'altra parte, se gl'Inglesi rimanevano perdenti, lontani dalle navi loro, in mezzo ad un paese tanto avverso, impossibilitati alla ritirata, ne sarebbe stato l'esercito loro conculcato e disfatto. Certo nella vicina battaglia mettevano più gran posta gl'Inglesi, che gli Americani. Cornwallis dal canto suo si accorgeva ottimamente, che il rimaner più lungo tempo in que' luoghi con un esercito nemico sì possente da fronte, e coi popoli all'intorno o freddi, o titubanti, o avversi non era più oltre cosa possibile ad eseguirsi. La ritirata poi, oltrechè sarebbe riuscita d'infinito pregiudizio agl'interessi del Re, doveva riputarsi pericolosissima, per non dire del tutto impraticabile. I suoi soldati erano veterani valentissimi, usi a tutte le arti, ed a tutti i pericoli della guerra, e già nudriti in tante vittorie. Perilchè, non lasciato luogo a dubitazione alcuna, scegliendo fra tutti il partito, se non il meno pericoloso, certo il più onorevole, avviò tosto il suo esercito alla volta di Guilford con animo di por fine una volta a tanti indugi, ed a tante giravolte con una giusta e determinativa battaglia. Per essere più spedito, e per precauzione in caso di sconfitta, mandò il carreggio colle bagaglie con una grossa scorta sino a Bell's-mills, luogo situato sul fiume Deep. Greene anch'esso, dirizzate prima le salmerie a Ironworks a dieci miglia distante alle spalle, aspettava la battaglia. L'uno e l'altro mandavano avanti glistracorridori per pigliar lingua. S'incontrarono nello spazio tra mezzo i due eserciti quei di Tarleton con quei di Lee, e ne seguì un feroce affrontamento. Dapprima la fortuna inclinava a favore di Lee, poscia cresciuti di numero gl'Inglesi, superò Tarleton. Lee si ritirava di nuovo al campo. In questo mentre l'uno e l'altro esercito si apparecchiava a far la giornata. Vi erano nell'Americano da seimila uomini, la maggior parte milizie della Virginia, e della Carolina Settentrionale, il rimanente stanziali virginiani, marilandesi e delawariani. Gl'Inglesi, inclusi anche gli Essiani, sommavano a un dipresso a duemila quattrocento soldati. Era la contrada tutto all'intorno una boschereccia selvatichezza interrotta qua e là da campestri campi. Una collina dolce e boscata s'attraversava, e molto dall'una parte e dall'altra si continuava della strada maestra, che guida da Salisbury a Guilford. La strada stessa passava per mezzo la selva. Da fronte, e prima che si arrivasse a piè della collina, v'era un campo largo seicento passi. Dietro la selva, tra il suo cisale posteriore, e le case di Guilford si distendeva un altro campo spedito, molto acconcio a volteggiarvi dentro i soldati. Questa collina selvosa, e questo campo aveva Greene empiuto di genti, e, fatto ivi il suo alloggiamento fermo, intendeva di combattere la vicina battaglia. Aveva egli nel seguente modo assembrato i suoi soldati. Erano partiti in tre schiere. La prima composta di bande paesane della Carolina Settentrionale guidata da Butler, e da Eaton si era fermata alle falde della collina sull'anteriore orlo della selva, ed aveva a petto una folta siepe. Due bocche da fuoco guardavano la strada maestra. La seconda consistente in milizie virginiane, e governata da Stephens, e da Lawson erasi attelatadietro, e parallela alla prima dentro il bosco, forse ottocento passi distante. Gli stanziali poi sotto il generale Huger, ed il colonnello Williams si erano fermati nel campo frapposto tra la selva e Guilford, dove potevano adoperarsi e mostrare la loro virtù. Due altre bocche da fuoco arringate sopra un poggio a lato loro erano pronte a spazzar la strada. Il colonnello Washington cogli uomini d'arme, e con alcuni fanti leggieri, ed i corridori di Linch assicurava il fianco destro, il colonnello Lee con altri fanti leggieri, ed i corridori di Campbell il sinistro. Ma Cornwallis disponeva le sue genti di modo, che il generale Leslie con un reggimento inglese, ed il reggimento essiano di Bose occupassero la diritta della sua prima fila; ed il colonnello Webster con due colonnelli di soldati inglesi la sinistra. Un battaglione delle guardie formava un poco di retroguardo ai primi, ed il generale O-hara con un altro al secondo. L'artiglierie, e gli uomini d'arme marciavano stretti sulla calpestata. Tarleton colla sua legione arringatosi sulla medesima tenne ordine di non muoversi, se non in caso di estremo bisogno, fino a che le fanterie, superato il bosco, spinte si fossero nel campo posteriore, dove la cavalleria avrebbe potuto a posta sua armeggiare. Incominciava la battaglia coll'allumarsi da ambe le parti le artiglierie, che non poco diradarono le file. Poscia gl'Inglesi, lasciate indietro le artiglierie, si spinsero avanti, traversando scoperti, ed esposti ai colpi del nemico, il campo anteriore. Le milizie caroliniane senza far motto gli lasciarono approssimare, poscia trassero. Gl'Inglesi, fatto una prima scarica, si avventaron correndo colle baionette. Fecero i Caroliniani cattivissima sperienza. Senza aspettar l'urto del nemico, nonostantela fortezza del sito loro, abbandonarono la zuffa, e si misero vergognosamente in fuga. I Capi gli confortarono invano per far loro riassumere gli ordini, e per rannodargli. Così dette piega, ed andò in fuga il primo stuolo americano. Stevens, veduta la rotta irreparabile dei Caroliniani, perchè i suoi non ne sbigottissero, diè voce, che quelli tenevano ordine, tosto fatti i primi spari, di ritirarsi. Aprì quindi le sue file per dar luogo ai fuggiaschi, le passassero; poi le richiuse. Sopraggiunsero gl'Inglesi, e si attaccarono coi Virginiani. Ma questi sostennero francamente la pugna, e vi fu che fare assai, prima che volessero cedere il luogo. Finalmente piegarono, e si ritirarono anch'essi, non senza qualche disordine nelle file, verso gli stanziali. Intanto tra per l'effetto della battaglia, e quello dell'inegualità del terreno e della spessezza del bosco si era la schiera inglese anch'essa disordinata, ed aperta in varj luoghi. Perilchè i capitani, fatti venir avanti i due dietroguardi, riempirono con questi gli spazj vuoti. Tutta la schiera allora, passato il bosco, ed arrivata nel campo posteriore, si lanciava contro gli stanziali. Ma questi asserrati sostennero l'impeto del nemico valorosamente. Ciascuno di loro dimostrava egregiamente la sua virtù, sicchè stette per un pezzo la vittoria dubbia, a quale delle parti dovesse inclinare. Sulla sinistra loro Leslie trovò sì feroce incontro negli stanziali, che fu costretto a ritirarsi dietro una fondura, e quivi star aspettando le novelle di quello, che fosse accaduto in altre parti. Ma nel mezzo vi era gran pressa, e si travagliava aspramente. Il colonnello Steewart col secondo battaglione delle guardie, ed una mano di granatieri valorosissimamente combattendo aveva fatto volger le spalle, e preso due cannoni ai Delawariani. Ma i Marilandesivalentissimi vennero rattamente alla riscossa, e non solo ristorarono la battaglia, ma fecero barcollar gl'Inglesi. Sopraggiungeva in questo mentre il colonnello Washington colla cavalleria, ed urtati ferocemente i regj, gli metteva in manifesta fuga, gli tagliava a pezzi, ripigliava i cannoni. Ne furono sperperati, e quasi morti tutti i soldati di Steewart. Egli stesso ne rimase ucciso. In questo punto l'evento della giornata pendeva da un sol filo; e se gli Americani avessero, seguendo la fortuna loro, tutto quello che dovevan fare, fatto, tutto l'esercito inglese era spacciato. Se tosto rotto le guardie, e morto Steewart, occupato avessero un poggio, che giace a lato la strada maestra sull'orlo posteriore del bosco, e munito d'artiglierie, avrebbero probabilmente rimosso ogni dubbio della vittoria. Imperciocchè in tale caso non avrebbero potuto gl'Inglesi rinfrescarsi in quella parte di nuove arme e di nuovi combattitori, ne sarebbe stata separata l'ala loro sinistra dalla mezzana e dalla diritta, e le sbaragliate guardie non avrebbero avuto comodità di riaversi e di riordinarsi. Ma gli Americani contenti a quello, che sin là avevan fatto, in luogo d'impadronirsi del poggio, andarono a ripigliare i posti, che avevano prima che si scagliassero contro gl'Inglesi. Quindi avvenne, che il tenente inglese Macleod, veduto il bello, si spinse avanti colle artiglierie, e, collocatele in su quel medesimo poggio, potè ferire aspramente da fronte gli stanziali americani. I granatieri ed un altro colonnello inglese comparvero sulla destra dentro il campo, e spintisi avanti percossero anch'essi con grand'impeto in quelli. Nell'istesso tempo spuntò sulla sinistra un'altra insegna di stanziali inglesi, e Tarleton arrivò spazzando colla sua legione. O-hara intanto, avvengadiochè fosse feritosconciamente, aveva riordinato le sbattute e sconfitte guardie. Tutte queste genti mandate ed arrivate in fretta dalle due ali, e dal mezzo in aiuto, e per riparare alla rotta della mezzana e prima schiera, produssero quegli effetti che se ne dovevano aspettare. Gli stanziali americani, sopra i quali era restato tutto il pondo del fatto, assaliti da tante parti, cominciarono a rimettere del primo impeto, e ad uscire dalla battaglia, quantunque ordinati, minaccevoli ed attestati. Lasciarono sul campo non solo i due pezzi di artiglieria, che avevano di fresco riconquistati, ma ancora due altri in poter del nemico. Webster allora ricongiunse l'ala sua a quella di mezzo, e, fatto nuovo impeto contro l'estrema ala dritta di Greene, agevolmente la fugò. Cornwallis si astenne dal far seguitare dalla cavalleria di Tarleton gli Americani che si ritiravano, perchè di quella gliene faceva mestiero in altra parte. Si erano attaccate l'ala dritta inglese colla stanca americana; e quantunque il reggimento essiano di Bose, condotto dal signor de Buy, il quale in quel dì combattè con molto valore, e le altre genti inglesi avessero il vantaggio, tuttavia gli Americani facevano un'aspra contesa. E siccome il terreno era disuguale ed ingombro di boscaglie, e che le milizie erano molto atte al combattere alla leggiera, così non potevano i primi venirne a capo. Fugate ritornavano, cacciate si rimpiattavano, rotte si rattestavano. In mezzo a questa battaglia sparsa, o per meglio dire moltitudine di parziali abboccamenti sopraggiunse battendo Tarleton, il quale girato intorno alla punta dell'ala dritta de' suoi, e nascosto in mezzo al fumo delle armi loro, imperciocchè a questo fine avevano tratto tutti ad una volta, urtò l'inimico contrastante, e rottolo gli fece votar le stanze in ogniparte. Le milizie s'inselvarono. Così furon liberati gli Essiani da quella lunga, e fin là inestricabile avvisaglia. In questa maniera fu posto fine all'ostinata e molto varia battaglia di Guilford, la quale si combattè addì quindici di marzo. Vi perdettero gli Americani tra morti, feriti, prigionieri e smarriti meglio di tredici centinaia di soldati. Pochi furono i prigionieri. La più parte de' feriti si annoverarono tra gli stanziali; i dissipati per la fuga, e tornati alle loro case fra le milizie. Huger e Stevens furono tra i feriti. La perdita degl'Inglesi fu in proporzione del numero loro maggiore, sommando i morti ed i feriti gravemente a più di seicento ottimi soldati. Oltre Steewart sopraddetto, morì con forte rammarico loro Webster. Howard e O-hara, che tenevano i primi luoghi nell'esercito regio, siccome pure Tarleton, rimasero feriti. Dopo la battaglia ritirò Greene le sue genti dietro il Reedy-fork, dove attese un pezzo a raccorre i fuggiaschi, gli sciorinati ed i traviati. Poscia indietreggiando vieppiù, andò a por gli alloggiamenti ad Ironworks sulle sponde del rivo Troublesome. Cornwallis rimase padrone del campo di battaglia. Ma non solo non potè côrre nissuno dei consueti frutti della vittoria, ma ancora fu costretto di abbracciare quei consiglj, che sogliono usarsi dai vinti. La stanchezza de' suoi, la moltitudine dei feriti, la fortezza dei nuovi alloggiamenti presi dal generale americano, ed il prevaler questi di soldati armati alla leggiera, massimamente di cavalli, lo impedirono dal seguitar la vittoria. Poscia la vivezza ed il numero dei libertini, la freddezza dei leali, i quali non che facessero le viste di voler romoreggiare dopo il fatto di Guilford, se ne stavano quieti, nonostante che Cornwallis con un nuovo bando gli avesse invitati a correrealle armi, ed a rivoltarsi all'obbedienza del Re, soprattutto la carestia delle vettovaglie operarono di modo, che il capitano britannico fu necessitato a tirar le sue genti indietro sino a Bell's-mills sul fiume Deep, lasciando anche a New-Garden molti de' suoi più sconciamente feriti in poter dei repubblicani. Rinfrescate le genti a Bell's-mills, e raggranellate alcune poche vettovaglie, dirizzò l'esercito verso Cross-creek alla volta di Wilmington. Lo seguitava spacciatamente Greene, e con un nugolo di stracorridori continuamente lo noiava alla coda. Non fe' l'Americano fine alla persecuzione, se non quando egli arrivò a Ramsay's-mills, dove essendo la contrada sterile e sfruttata, e rottosi dagl'Inglesi il ponte sul Deep, gli lasciò andar al cammino loro. Ma siccome quegli, che animoso era, e grande intraprenditore, volendo giovarsi della congiuntura, in cui i regj si trovavano al disotto, ritorse con novissimo ardore le sue genti per verso la Carolina Meridionale, la quale era stata spogliata della più gran parte de' suoi difensori, e specialmente si difilava a gran giornate contro Cambden. Così Greene rotto a Guilford era più potente in sui campi che prima; così i vincitori, come se vinti fossero, partivano dal giuoco, ed i vinti, come se fossero vincitori, incalzavano fieramente, e di nuovo più arditi, che prima, correvano alle offese. Cornwallis dopo gravi fatiche e stenti arrivò a Wilmington il giorno sette aprile. Quivi si appresentavano alla mente sua due imprese da farsi, ambedue di grandissima importanza. Una era di muoversi in soccorso della Carolina Meridionale, l'altra di volgersi alla Virginia per congiungersi colle genti d'Arnold, e con quelle, che di fresco vi aveva condotte Phillips. Furono molti i dispareri dei Capi dell'esercito intorno quest'oggetto,dalla decisione del quale poteva dipendere tutta la somma della guerra. Volevano alcuni, che si conducesse tosto l'esercito nella Virginia. Allegavano, esser la contrada tra il fiume del capo Fear e Cambden povera, gretta ed impedita da frequenti fiumi e fiumane; che specialmente il passare il fiume Pedee con un nemico così grosso da fronte era cosa troppo malagevole e pericolosa; che sulla strada per a Georgetown s'incontravano le medesime difficoltà; che l'imbarcar le genti per a Charlestown era opera tediosa e lunga; che nulla v'era da temersi per quest'ultima città; che l'assaltar con esercito potente la ricca provincia della Virginia avrebbe rivocato Greene dalla Carolina; che non si sarebbe potuto arrivare in tempo per soccorrere lord Rawdon, che allora si trovava dentro Cambden, e che, se egli fosse stato rotto prima dell'arrivo dell'esercito soccorritore, si sarebbe questo trovato nel vicinissimo, e forse irreparabile pericolo di essere tagliato a pezzi da forze a molti doppj superiori. Da un altro canto quei, che mantenevano la contraria opinione, instavano, che le strade alla volta della Virginia erano non meno, e forse più difficili di quelle che menavano alla Carolina; che gli indugi dell'imbarcare provenivano massimamente dalla cavalleria, e che questa poteva sicuramente fare il viaggio per la via di terra; il che i capitani suoi, e soprattutti Tarleton, si offerivano prontissimi ad eseguire; che ciò posto si poteva prestamente fare l'imbarco; e se i venti fossero favorevoli, si sarebbe potuto arrivare nel buon dì in soccorso della Carolina; che poichè non si era potuto conquistare la Virginia, si doveva almeno conservar le Caroline; che il recarsi contro la prima si era un porsi in dubbio di conquistare una nuova provincia, e nella certezza diperderne intieramente due, e forse tre delle altre, che già erano in potestà del Re; che già i popoli in queste incuorati dall'avvicinarsi di Greene, e dalla lontananza dell'esercito si sollevavano universalmente a cose nuove; che già Marion e Sumpter correvano la campagna; che ogni cosa vi si volgeva a nuova ribellione; che poichè nulla si aveva a temere di Charlestown, si doveva anche star sicuri rispetto a Cambden, città fortificata con un presidio gagliardo dentro, governato da un capitano esperto e forte; che per altrettanto tempo, per quanto le città di Charlestown, e di Cambden si reggessero a divozione del Re, era sempre la Carolina da stimarsi in balìa sua, e da potersi facilmente tutta ricuperare; lamentavano finalmente, che la gita verso Cambden non fosse stata intrapresa già fin quando, trovandosi l'esercito a Cross-creek, si ebbero le novelle, che non si poteva aprir la via alla navigazione del fiume del capo Fear da quel luogo stesso di Cross-creek sino a Wilmington. Ma che quantunque pel fatto soprastamento il prospero successo non fosse più del pari certo, tuttavia era ancora probabile, e non si doveva tralasciarne la occasione. Prevalse la opinione dei primi, e Cornwallis indirizzò totalmente l'animo, dopo fatto una sufficiente fermata a Wilmington a fine di riposar le genti, e rammassar vettovaglie, a volgersi contro la Virginia. Dalla quale deliberazione del capitano britannico ne nacque poco appresso quel fortunoso avvenimento, il quale fu principal cagione del pronto fine della guerra, e dell'americana independenza.

Mentre dal canto delle Caroline la perversità della stagione avea posto fine alle ostilità, e che anche da quello della Nuova-Jork gl'Inglesi, poco potendo offendere, perchè erano più deboli di armi terrestri, ed i confederati, perchè erano al di sotto di armi navali, una simile cessazione della guerra si era introdotta, si andava maturando un disegno, il quale, se avesse quella riuscita avuto, che gli autori suoi si erano proposto, avrebbe partorito la totale rovina dell'esercito di Washington, e forse ancora l'intiero soggiogamento dell'America. Certo egli stette ad un pelo, che l'opera di tanti anni, e che già tanti tesori aveva costati, e tanto sangue, non venisse da una inopinata causa sino in fondo distrutta, e che gl'Inglesi per via di un tradimento quel fine conseguissero, al quale non avevano potuto arrivare per mezzo di una lustrale guerra con sì grande arte, e con tutte le forze loro esercitata. E venire doveva il danno da parte di colui, dal quale meno, che da ogni altro potevano, e dovevano gli Americani aspettarlo. Dal che si ebbe un argomento manifesto, che il coraggio disgiunto dalla virtù non è da pigliarsi a fidanza; che gli uominipiù avventati in una causa sono anche spesso alla medesima i più infedeli, e che gli avari, ed ambiziosi dissipatori delle proprie, e delle pubbliche sostanze facilmente diventano della patria loro scellerati venditori e traditori. Nè nessuno dubiti, che siccome le virtù private sono le produttrici, così siano ancora il principale ed unico fondamento alle pubbliche; e si dee tener per sicuro, che coloro, i quali privi essendo delle prime si accostano al governo delle repubbliche, ciò fanno o per ambiziosamente soprastare, o per avaramente taglieggiare i proprj concittadini. E quando ciò non è loro comportato, fanno novità al di dentro, o tradimenti al di fuori. Era il nome del generale Arnold molto, e molto meritevolmente caro a tutti gli Americani, che lo stimavano uno dei principali difensori dello Stato loro. Essendosi egli ritratto dal militare in sui campi, a motivo di quelle ferite non ben sanate, che sì sconciamente gli avevano guasto una gamba, e non volendo il congresso e Washington porre in dimenticanza i servigj di lui, lo avevano creato comandante di Filadelfia, allorquando, ritiratisi gl'Inglesi da questa città, era essa di bel nuovo venuta in poter dei repubblicani. Quivi vivendo dissolutamente, più spendeva che potesse spendere, e più esigeva di quello, che avesse diritto di esigere. Postosi ad abitare nelle case di Penn le aveva fornite di ogni foggia di ricchi addobbi e di preziosi arredi. Giuocava alla dirotta; metteva tavola spesso; teneva gran vita, di balli, di concerti, di feste promovitore, e donatore grandissimo. Nè bastando a gran pezza le solite paghe del suo grado a tanti stravizzi e strabocchi, si era messo in sul mercanteggiare, ed in sul corseggiare. Le cose non gli tornaron bene; i debiti s'ammontavano, i creditori lo importunavano; quell'animo altiero e dissolutonon sapeva dove volgersi; nulla voleva rimettere della sua grandigia; filava tuttavia del signore. Questo gli fe' concepir animo di far peggio, e sperando di ristorarsi con quel del pubblico per inganno di quello, che dissipato aveva per iscialacquo, presentò certi conti in cui inserì di quelle cose, che sarebbero state disoneste al più ingordo usuriere del mondo. La cosa parve non solo strana, ma enorme. Si creò un magistrato espresso di commissarj per esaminargli. Questi non solo non vollero spegnere con esso lui i conti, ma ricusarono la metà delle partite. Si arricciò fieramente l'Arnold, e diceva dei commissarj di quelle cose, che non si sarebbero potute dipingere. Non istette contento al loro giudicato, e ne appellò al congresso. Delegò questi alcuni de' suoi membri, perchè, esaminato questo affare, lo assestassero. I quali giudicarono, che i commissarj più avevano concesso ad Arnold di quello, che avesse diritto di domandare. Se ad una tale sentenza montasse egli in bizzarria, ciascuno il pensi; e siccome uomo rotto e caldo, ch'egli era in tutte le sue azioni, diceva del congresso le più vituperose parole, e le maggiori villanie, che mai a uomini costituiti in grado si dicessero. Queste cose non erano sì fatte, che potessero disacerbar le ire, e ricompor gli animi gonfiati dall'una parte e dall'altra. Nè la pertinacia di quelle menti americane era tale, che fossero capaci di lasciar a mezza via una faccenda, che incominciato avessero. Fu Arnold accusato di peculato dallo Stato della Pensilvania, e tradotto avanti una Corte militare per subir il suo processo. Lo accagionarono, tra molte altre cose, che avesse fatto sue le mercanzie inglesi, che aveva trovate, e staggite in Filadelfia l'anno 1778; che usasse i carri del pubblicoper trasportar certe robe dei privati, e specialmente le sue, e quelle de' suoi compagni nel commercio della Cesarea. La Corte sentenziò, dovesse essere ripreso da Washington. Il quale giudizio non soddisfece nè agli accusatori, ne all'accusato, allegando i primi, che si avesse avuto più rispetto ai passati servigj d'Arnold, che alla giustizia; e dolendosi il secondo, dell'ingiustizia e dell'ingratitudine della sua patria. E non potendo quell'uomo altiero sgozzare sì grave ingiuria, siccome la chiamava, nè comportare, poichè gli Americani con sì smoderato affetto l'avevano amato, d'essere ora venuto in tanta disgrazia loro, si determinò nell'impeto della concetta collera; e per poter continuare a gozzovigliare ed a grandeggiare coll'oro inglese, giacchè coll'americano più non poteva, di aggiungere alla intemperanza la frode, ed alle ruberie il tradimento. Per la qual cosa, risoluto al tutto di ritornar la patria sua in servitù degl'Inglesi, discovrì con una lettera l'animo suo a un Robinsone colonnello inglese, il quale ne diè tosto contezza a Clinton. Si appiccò una pratica tra le due parti per mezzo del maggior André, ajutante di campo del generale inglese, giovane e per l'eccellenza delle forme, e per costumi, per bontà, per cortesia amabilissimo. Arnold e André carteggiavano tra di loro sotto i finti nomi di Gustavo e dì Anderson. Promettevano all'Arnold molt'oro, e il grado di generale nell'esercito regio. Egli dal canto suo si offeriva di fare qualche rilevato, e determinativo fatto in benefizio del Re. Si condussero tanto innanzi con queste pratiche, che vennero in parole di porre la Rocca di West-point in mano dei regj. Egli è West-point un luogo forte sull'occidentale riva del fiume del Nort. E siccome piuttosto di unica, che di grand'importanza per guardaril passo delle montagne dall'insù del fiume, così lo avevano gli Americani con infinita spesa ed arte talmente affortificato, che a ragione era chiamato il Gibilterra dell'America. Questo fortissimo propugnacolo s'accordò Arnold di voler porre nelle mani degl'Inglesi. Laonde allegando, che gli era venuto a noia il soggiorno di Filadelfia, e che desiderava di adoperarsi di nuovo fra i campi in servigio dello Stato, chiedè, gli si concedesse, ed ottenne il capitanato di West-point, e di tutta quella parte delle genti americane, che in quei contorni alloggiavano. Ma il disegno non si ristava alla dazione di West-point. Intendeva Arnold di far pigliare tali posti alle sue genti fuori della Fortezza, che fosse facilmente fatto abilità a Clinton di arrivar alla non pensata, e subitamente opprimerle. La qual cosa ottenutasi in un colla possessione di West-point, si sarebbero gl'Inglesi avventati contro le restanti genti di Washington, le quali, per custodire quei passi, nei circonvicini luoghi dall'una parte e dall'altra del fiume si erano fermate, e le avrebbero all'ultimo sconfitte e conculcate. In tal modo oltre la perdita di West-point, e di quei passi, che erano venuti in contesa già tante volte, e per acquistar i quali aveva il governo inglese fatto la spedizione di Burgoyne, avrebbero gli Americani tutto l'esercito loro, le artiglierie, le munizioni, le bagaglie, ed i migliori uffiziali perduto. E si poteva conghietturare che sopraffatte le menti dall'improvviso caso, e da sì subita rovina, e valendosi gl'Inglesi della confusione e dello sbigottimento dei popoli, gli Stati Uniti stati ne sarebbero oppressi, e l'independenza loro all'ultima ora condotta. Erasi verso la metà di settembre Washington recato, per fornirvi alcune pubbliche bisogne, a Hartford nel Connecticut. Sotto questa occasione credetterodi poter trarre a fine l'accordato disegno. Appuntarono, che per pigliar insieme le ultime deliberazioni, sarebbe André venuto nascostamente a trovare Arnold. Sbarcò quegli la notte dei 21 settembre dalla corvetta inglese l'Avoltoio, che già da lungo tempo Clinton aveva fatto fermare su pel fiume non lungi da West-point per facilitare le pratiche, che tra di lui ed il generale americano bollivano. Trovò l'Arnold; stettero insieme tutta la notte. In sul fare del dì, non avendo ancor potuto accordare tutta la bisogna, André fu nascosto in luogo sicuro. La notte seguente se ne voleva ritornare. I navicellai non vollero ricondurlo all'Avoltoio, perchè aveva questo con certe mosse dato non so qual sospetto. Si risolvette, se ne gisse per la via di terra. Diegli Arnold un cavallo, ed un passaporto col nome di Anderson. Si spogliò André, benchè, come è fama, suo malgrado, ed a ciò costretto da Arnold, dell'abito d'offiziale inglese, che sin là aveva portato sotto un gabbano, vestendone un comune. Si avviava verso la Nuova-Jork. Già aveva trapassato le guardie, e le estreme scolte del campo. Credevasi giunto a salvamento. Ma I cieli avevano altro fine destinato alla brutta perfidia di Arnold, ed al generoso voto, che di sè stesso aveva fatto alla patria sua l'André. Passando questi per una Terra chiamata Tarrytown, già vicino a quelle occupate da' suoi, ecco che tre uomini di milizia, che là si trovavano a caso, e non per ordine, lo arrestarono. Mostrato il passaporto, lo lasciavano andare al suo cammino. Ma uno dei tre più sospettoso degli altri, avendo osservato non so che di strano nelle sembianze del passeggiero, il richiamò, André domandava,Chenti fossero?Risposero,di laggiù, intendendo parlare della Nuova-Jork. Il non sospettante giovine mal naturatoagl'inganni rispose,ed ancor io sono. Lo arrestavano. Si scopriva, qual era, un uffiziale inglese. Offeriva quant'oro volevano, un prezioso orologio, gradi, e ricompense nell'esercito britannico, se lo lasciassero andare. Tutto fu nulla. Giovanni Paulding, Davide Williams, ed Isacco Wanwert, che tali erano i nomi dei tre soldati, disdegnarono le esibizioni, in ciò tanto più degni di lode, quanto che erano in basso luogo nati ed avrebbero acquistato altra condizione. Così nell'istesso tempo, in cui quegli, che teneva uno de' primi gradi negli eserciti dell'America, e che famoso era al mondo pel valore suo, e per le cose fatte in pro della patria, per un po' di concetta collera, e per la gola dell'oro, essa patria tradiva, e voleva dar in mano al nemico, tre soldati gregarj l'onesto all'utile, la fedeltà alle ricchezze anteponevano. Ricercarono l'André in ogni parte della persona. Trovarono, dentro gli stivali copiosi ricordi, tutti scritti di pugno d'Arnold sulle positure de' luoghi, sulle munizioni, sul presidio di West-point, e sul più convenevole modo di assaltar la Fortezza. Condotto André avanti l'uffiziale, che era preposto alle scolte, temendo di nuocere ad Arnold, se si discoprisse tosto, qual egli era, e non curando il pericolo, che correva vicinissimo di essere immediatamente, come spia, posto a morte, quando si risapesse, aver egli dissimulato il proprio nome, continuava ad affermare, esser desso Anderson. L'Americano non sapeva, che farsi, e si andava peritando, non potendo credere, che colui, il quale aveva sparso tante volte il suo sangue a beneficio della patria la avesse ora voluta tradire. Queste dubitazioni, le negazioni d'André, il ritrovarsi Washington ed Arnold medesimo lontani dal campo furono causa, che quest'ultimo ebbe comodità, avendo udito prontamentel'arrestamento d'André, di scansarsi, e di guadagnar l'Avoltoio. Divulgatasi la cosa, si riempirono i popoli d'insolito stupore al tradimento di un uomo, nel quale tanta confidenza, e sì lunga avevano posto, al vicino pericolo, che corso avevano, ed al fortunevole caso, che ne gli aveva preservati. Dio, dicevano, non permettere, periscano gli uomini valorosi; l'assistenza di lui nella presente occasione stata essere evidente; gradire esso, e proteggere la causa dell'America. Tutti abbominavano Arnold, tutti encomiavano gli arrestatori d'André. In questo arrivò Washington al campo, ritornando dal Connecticut. Prima di ogni cosa sospettando, che vi potesse esser più marcio e più complici, nè sapendo quali, pensava a' rimedj e pigliava quelle risoluzioni, che credeva valevoli a render vani gli sforzi loro. Temeva altresì, che l'esempio fosse pernizioso, e che in quei medesimi, ch'erano estrani al disegno, nascesse il desiderio di cose nuove. Imperciocchè, rotto una volta il guado, per l'ordinario vi s'affolla la gente per passare, e gli uomini a guisa delle pecore più volentieri vanno, dove vedono andar gli altri, che dove si dovrebbe andare. Di ciò stava egli tanto più in apprensione, che i suoi soldati erano pagati tardi, ed a spilluzzico, e mancavano di molte cose non solo al guerreggiare, ma anche al vivere necessarie. Ma le cautele furono superflue. Nissuno dondelò; nè si scoperse da alcun canto, che la mala influenza avesse altri contaminato oltre l'Arnold. André, quando pel progresso del tempo potè presumere, che Arnold fosse giunto in salvo, palesò il suo nome, e grado. Era più che della sua salute sollecito di provare, ch'ei non era nè impostore, nè spia, allegando, che quelle cose, che tale lo potevano far credere agli occhi degli uomini, non erano suo fatto. Affermava,che l'intento suo era stato solamente di venirsi ad abboccare in una Terra neutrale con quella persona, che gli era stata dal suo generale indicata; ma che quindi era stato aggirato, e tratto dentro gli alloggiamenti americani. Da quel momento in poi nulla potersegli imputare, poichè si trovava in potestade altrui. Washington intanto creò una Corte militare della quale furono eletti membri, oltre molti uffiziali americani dei primi, il marchese de La-Fayette, ed il barone di Steuben. Mandò egli al cospetto loro l'André, perchè esaminata, e considerata bene la cosa, definissero, di che qualità fosse il caso, e qual fosse il castigo, che convenisse dare al colpevole. Comparì l'Inglese al cospetto della Corte, nè insolente, nè avvilito. La sua ancor verde età, l'eleganza della persona, le maniere piene di cortesia piegavano i cuori di tutti i circostanti in suo favore. In quel tanto essendo Arnold arrivato a bordo dell'Avoltoio, scrisse tosto una lettera a Washington. Sì gloriava in essa, che l'amore, che fin dal bel principio della querela aveva portato alla sua patria, quello stesso l'aveva ora a questo passo condotto, checchè di ciò pensar potessero gli uomini sì spesso ingiusti estimatori delle azioni altrui. Continuava dicendo, che nulla pregava per sè, già troppo avendo sperimentato l'ingratitudine della sua patria, ma sì pregava bene, e scongiurava il capitano generale, fosse contento preservar la donna sua dagli insulti della gente irritata; mandassela a Filadelfia in mezzo agli amici di lei, o permettesse, andasse a raggiungerlo alla Nuova-Jork. Dopo questa venne una lettera del colonnello Robinson, data pure a bordo dell'Avoltoio. Chiedeva instantemente, fossegli renduto l'André, affermando, esser questo andato a riva per una bisogna pubblica, e sotto la tutela di un tamburino,chiamatovi dall'Arnold, e mandatovi dal suo generale; che per ritornasene alla Nuova-Jork aveva avuto licenza, e passaporti dal generale americano; che tutto quello, che aveva operato l'André, dopo ch'era venuto in mezzo agli alloggiamenti americani, e specialmente l'aver cambialo l'abito ed il nome era stato fatto per volontà di Arnold. Concludeva, che il ritenerlo più oltre era una violazione della santità dei tamburini, ed una cosa contraria agli usi della guerra, da tutte le nazioni riconosciuti e praticati. Scrisse poco poi lo stesso Clinton, richiedendo colle medesime instanze e ragioni l'André. In questa di Clinton era stata inclusa una lettera d'Arnold scritta in termini assai vivi, colla quale affermava, ch'egli nel grado suo di generale americano aveva il diritto di concedere ad André la solita protezione dei tamburini, perchè senza pericolo potesse venire ad abboccarsi seco lui, e che per rimandarnelo stava in sua facoltà di seguir quei modi, che più convenevoli aveva creduti. Ma André minor pensiero si dava della sua salute, che gli amici suoi dall'altra parte si avessero. Abborrendo ogni bugia e sotterfugio, volendo, giacchè si trovava dai fati inesorabili condotto all'ultimo confine della sua vita, questa almeno terminare pura e chiara, e senz'alcuna nota d'infamia, candidamente confessò, non esser venuto a niun modo sotto la protezione di un tamburino, aggiungendo, che se in tal modo venuto fosse, colla medesima accompagnatura se ne sarebbe ritornato. Guardavasi dall'incolpar chicchessia; di sè stesso parlò con mirabile ingenuità; confessò più di quello, di che fosse interrogato. Ognuno ammirava tanta generosità e tanta costanza. Tutti con lagrime dolorose compassionavano l'infelice giovane. Avrebbero desiderato salvarlo, ma troppo era la cosachiara. La Corte, fondandosi sulle sue confessioni, sentenziò, essere André, e dovere considerarsi come una spia, e come tale dover essere posto a morte. Notificò Washington a Clinton, rispondendo alle lettere di lui, la sentenza. Narrò tutte le circostanze del fatto, e notò, che sebbene queste tali fossero, che, costituitone André nel grado di spia, sarebberne stati giustificati contro di lui i più sommarj procedimenti, tuttavia si aveva voluto operare più consigliatamente, facendo esaminar la cosa da un maestrato espresso, e che il giudicato suo era stato quello, che gl'inviava. Ma Clinton, al quale oltre ogni dire doleva il destino d'André, ch'era l'occhio e l'anima sua, non era uomo da ristarsi, per iscamparlo, alle già fatte dimostrazioni. Scrisse pertanto un'altra lettera a Washington, pregandolo giacchè, come diceva, i giudici non erano stati bene informati del fatto, fosse contento, si facesse un abboccamento a questo fine tra quelle persone, che dalle due parti si deputerebbero. Consentì Washington, e si abboccarono a Dobbs'-ferry il generale Robertson dalla parte inglese, e Greene dall'americana. Molto instò il primo per provare, che André non era spia, allegando i soliti argomenti dei tamburini, e del suo operar costretto, quando egli era in potestà d'Arnold. Ma accorgendosi di non far frutto, saltò a toccar dell'umanità, della necessità di mitigare con generosi consiglj la crudeltà della guerra, della clemenza di Clinton, che mai non aveva fatto porre a morte alcuno di coloro, che le leggi della guerra violato avevano; che André molto era caro al capitano generale, e che se a lui fosse conceduto di ricondurlo seco alla Nuova-Jork, ogni qualunque persona colpevole, che in mano degl'Inglesi si trovasse, della quale gli Americani si richiamassero, sarebbeincontanente posta in libertà. Pregò ancora, si sospendesse, e si rimettesse la cosa nell'arbitrio di due soldati pratichi degli usi della guerra, e delle nazioni, proponendo i generali Knyphausen, e Rochambeau, e che ciò, ch'essi opinassero, quello si facesse. Presentò infine una lettera d'Arnold indiritta a Washington, colla quale si era studiato d'incolpare in tutto sè, e di scolpar André. Concluse minacciando, che, se la sentenza recata contro André fosse posta ad effetto, si sarebbero fatte orribili rappresaglie; e che in ispecialità quei traditori della Carolina, ai quali Clinton, mercè sua, aveva fin'allora perdonato la vita, ne sarebbero tratti immediatamente a morte. L'interposizione di Arnold non poteva non nuocere all'André; e quando gli Americani avessero voluto piegarsi alla clemenza, la lettera sua ne gli avrebbe stornati. Si terminò l'abboccamento senza effetto. André intanto s'andava apparecchiando alla morte. Dimostrò egli contro di questa non quel disprezzo, che spesso è simulazione o bestialità, nè quella debolezza, che propria è degli uomini effeminati, o rei, ma sibbene quella costanza, che s'appartiene agli uomini virtuosi e forti. Gli pesava il morire; ma molto più gl'incresceva il modo della morte. Avrebbe desiderato di morire, come i soldati sogliono, passando per l'armi, non come le spie, ed i malandrini sulle forche. Questo abborriva grandissimamente. Ne addimandò alla Corte. Non gli fu risposto; perciocchè concedere la domanda non volevano, negarla espressamente stimarono crudeltà. Ma due altre cose molto l'animo del giovane tormentavano, e quest'erano, che la madre sua, e le tre sorelle, che sole aveva al mondo, e ch'egli piamente amava, e colle sue paghe sosteneva, fossero, morto lui, ridotte a miseria; l'altra, che gli uominipotessero credere, che gli ordini di Clinton quelli stati fossero, che lo avessero obbligato a far quei passi, i quali lo avevano nella presente condizione condotto. Temeva perciò, venisse la sua morte a quell'uomo imputata, ch'egli sommamente amava, e venerava. Gli fu concesso, ne scrivesse a Clinton; il che fece, molto a lui l'infelice madre, e le sorelle raccomandando, e testimoniando, che gli accidenti dell'esser venuto dentro le poste del nemico, e dell'essersi travestito erano stati cose contrarie, siccome alle sue intenzioni, così ancora agli ordini di Clinton. Il dì due d'ottobre fu il giorno dai cieli destinato per termine alla vita di André. Condotto al patibolo disse,così debbo io morire?Gli fu risposto non essersi potuto fare altrimenti. Ne dimostrò grave dolore. Infine, fatte le sue preghiere, pronunziò queste, che furono per lui le ultime parole:Siate testimoni voi, che io muojo, come un bravo uomo dee morire. Così fu tratto a giusta, ma indegna morte un dabben giovine meritevole in tutto di miglior destino. La mestizia fu grande tra gli amici, e tra i nemici. Arnold si rodeva, seppure quell'anima contaminata era capace di rimorso. Gl'Inglesi stessi il detestavano e pel suo tradimento, e per essere stato cagione della morte d'André. Ciò nondimeno, siccome nelle cose di Stato soglionsi adoperare così gl'istromenti più vili, come i più generosi; e che in esse il fine, non i mezzi si guardano, fu Arnold creato Brigadier generale negli eserciti britannici. Sperava Clinton, che il nome di quello, e la dependenza avrebbero indotto molti fra gli Americani a correre a porsi sotto le insegne del Re. Ma Arnold conosceva benissimo, che poichè aveva abbandonato i suoi, gli era mestiero mostrarsi vivo in favor degl'Inglesi. E siccome gli uomini anche più malvagi voglionoserbar tuttavia la sembianza della virtù, così mandò un cartello, col quale, sperando di velare con questo artifizio l'infamia sua, iva aggirandosi, dicendo, che da principio aveva pigliate le armi in mano, perciocchè credeva, fossero offesi i diritti della sua patria; che anche aveva accomodato l'animo alla dichiarazione dell'independenza, quantunque la credesse intempestiva; ma che quando la Gran-Brettagna, come buona ed amorevole madre, aveva loro aperte le braccia, ed ebbe offerti giusti ed onorevoli accordi, il rifiuto di questi, e di più la lega colla Francia avevano intieramente cambiato la natura della querela, e fatto, che quello, che era giusto ed onorevole, diventato fosse ingiusto e vituperoso. D'allora in poi, affermava, esser diventato desideroso di ritornare nell'antica fede coll'Inghilterra. Censurò il congresso, e con aspre parole rammentò la tirannide e l'avarizia sua, condannò la lega colla Francia, lamentando, che i più gravi interessi della patria fossero dati in preda ad un superbo e perfido nemico; definì la Francia troppo debole per istabilir l'independenza; chiamolla nemica della fede protestante; accusolla di fraude nel voler mostrarsi affezionata alle libertà del genere umano, mentre i suoi proprj figliuoli teneva in vassallaggio e schiavitù. Concluse con dire, aver tanto indugiato ad operare a norma delle sue nuove opinioni, perchè aveva desiderato di far qualche gran fatto in benefizio, e riscatto della sua patria, e per evitare, per quanto possibil fosse, lo spargimento dell'uman sangue. Questo cartello indirizzò generalmente a' suoi concittadini. Un altro ne pubblicò pochi giorni dopo, intitolato agli uffiziali e soldati dell'esercito americano. Gli esortava a venirsi a porre sotto le insegne del Re, offerendo e gradi e caposoldi. Gloriavasi di voler condurre unascelta banda d'Americani alla pace, alla libertà, alla sicurezza; strappar la patria dalle mani della Francia, e di coloro che condotta l'avevano vicina al precipizio. Affermava, essere l'America preda all'avarizia, scherno al nemico, pietà agli amici; avere invece della libertà l'oppressione; spogliarvisi le proprietà, incarcerarvisi le persone, sforzarvisi la gioventù alle battaglie, inondarvi il sangue. Che altro è ora l'America, sclamava, se non se una terra di vedove, di orfani, di mendichi? Se l'Inghilterra cessasse gli sforzi suoi per liberarla, qual sicurezza rimanerle a potere quella religione godersi, per la quale gli antichi padri affrontarono l'oceano, il cielo, i deserti? Non essersi testè veduto l'abbietto e scellerato congresso assistere alla messa, e partecipare nei riti di una chiesa, contro l'anticristiana corruzione, della quale i pii maggiori renduto avrebbero col proprio sangue testimonianza? Questi furono i manifesti del traditore, che riuscirono altrettanto più inutili, quant'erano più smodati. Ma gli scrittori dalla parte dell'America non istettero all'incontro a badare; chè anzi con molte parole e ragioni alle sue contrarie gagliardamente il ributtarono. Tra le altre cose argomentarono, nissuno più dell'Arnold essere stato, anche dopo il rifiuto degli accordi, divoto e ligio servitor dei Francesi; nissuno più di lui esser andato loro a' versi; esso avere invitato il ministro Gerard in sul suo primo arrivo a Filadelfia ad abitar le sue case; esso avergli fatto le spese molto sontuosamente, e di balli, di feste, di conviti essersene avuto buona ragione; esso stato essere moiniere di Silas Deane, lancia dei Francesi; esso coi consoli ed altri maestrati francesi avere più di ogni altro avuto dimestichezza e familiarità, dimodochè quelli siansi creduti aver in Arnold trovato il miglioramico, che si avessero. Ma così andar la cosa, gli ambiziosi far le viste di servile servitù, e poscia di animo elevato secondo i casi, non vergognandosi di accusare in altrui i proprj vizj loro. Così, se Arnold aveva conficcato, gli altri ribadirono. Credette il congresso, fosse cosa indegna di sè il fare alcun motivo della tradigione, e dei manifesti d'Arnold. Solo per dimostrare in qual grado ei tenesse l'opera egregia, e degna d'onore di Giovanni Paulding, Davide Williams, ed Isacco Wanwert, che furono gli arrestatori d'André, fece loro con pubblico ed orrevole partito una onesta provvisione di dugento dollari senz'alcuna ritenzione, o stanziamento per ciascuno anno, durante la loro vita, deliberare e pagare. Decretò ancora, si gittasse, e rimettesse loro una medaglia d'argento col mottofedeltàda una parte, e dall'altra quest'altro,vincit amor patriae. Il consigliò esecutivo di Pensilvania mandò un bando, col quale citò Benedetto Arnold in compagnia di alcuni altri vili uomini a comparire innanzi i tribunali per render ragione dei tradimenti loro, ed in difetto gli chiariva soggetti a tutte le pene solite a darsi a coloro, che venderono la patria, e vollero porla al giogo de' tiranni. Furon questi i soli atti, pei quali i pubblici maestrati dell'America avvertirono al tradimento d'Arnold.

Avendo noi raccontato qual fine abbia avuto la trama ordita alla Nuova-Jork, l'ordine della storia, che intrapreso abbiamo, richiede, che descriviamo ora i successi, ch'ebbero nelle due Caroline le armi britanniche. Era la stagione pervenuta verso la metà di settembre, quando i capitani del Re, apparecchiato avendo le munizioni, le genti, ed ogni altra cosa necessaria, si risolvettero a voler muovere le armi, e quelle imprese compire, che già da molto tempo disegnateavevano, e che dovevano essere il più importante frutto della vittoria di Cambden. Stimavano che come avessero volto il viso verso la Carolina Settentrionale, subito al romore l'esercito americano se n'avesse a partire; e nella mente loro già non solo si promettevano la conquista di questa provincia, ma ancora quella della Virginia. Speravano, che allorquando a quella delle due Caroline, della Giorgia e della Nuova-Jork si fosse aggiunta la possessione della Virginia tanto ricca, e tanto possente, gli Americani non potendo più nutrir una tanta guerra, avrebbero piegato l'animo a far il volere della Gran-Brettagna. Non dubitavano punto, che le cose degli Americani avessero a declinare, ed ire del tutto in fascio. A questi fini dovevano nel medesimo tempo cooperare Cornwallis colle genti che aveva, correndo dalla meridionale nella settentrionale Carolina, e Clinton con quelle della Nuova-Jork, mandandone una parte ad assaltare i luoghi bassi della Virginia; e conquistati questi, e passato il fiume Roanoke, congiungersi colle prime sui confini della Carolina e della Virginia. Per la qual cosa Clinton, mandato tre migliaia di soldati sotto la condotta del generale Leslie sulle rive del Chesapeake, i quali sbarcati a Portsmouth ed in altre vicine Terre pigliarono possessione del paese, ardendo e guastando le provvisioni, principalmente di tabacco, ch'erano copiosissime. S'impadronirono di molte navi onerarie. Quivi dovevano aspettar le novelle dell'avvicinarsi di Cornwallis, le quali avute, sarebbero marciati per accozzarsi con esso lui sulle rive del Roanoke. Ma siccome la distanza era grande, e che gli accidenti fortuiti della guerra avrebbero per avventura potuto impedir la congiunzione dei due eserciti, così Clinton aveva commesso a Leslie, obbedisse agli ordini di Cornwallis;e ciò a fine, che questi potesse all'uopo far venire, quando la congiunzione medesima per la strada di terra fosse impossibile, una parte di quelle genti a trovarlo per la via del mare fin nelle Caroline. Da un'altra parte s'era mosso Cornwallis da Cambden, incamminandosi alla volta di Charlottes-town, città posta nella Carolina Settentrionale. Per altro per tenere in fede la meridionale, e non perder l'ansa da potervi all'uopo ritornare, lasciò dietro di sè, oltre un grosso presidio in Charlestown, altri più piccoli, ma sufficienti sulle frontiere, uno in Augusta sotto i comandamenti del colonnello Brown, un altro a Ninety-six governato dal colonnello Cruger, ed un terzo più gagliardo a Cambden sotto la condotta del colonnello Turnbull. Marciò egli col grosso delle sue genti, e pochi cavalli per la via di Hanging-Rock verso Catawba, mentre Tarleton col rimanente della cavalleria, varcato il Wateree, saliva per la oriental riva del fiume. L'una e l'altra schiera dovevano ricongiungersi a far capo grosso a Charlottes-town. Vi arrivarono infatti sul finir di settembre, e s'insignorirono della Terra. Ma non penarono gran fatto gl'Inglesi ad accorgersi, che avevano alle mani una impresa molto più dura di quello che avessero creduto. La contrada all'intorno di Charlottes-town era sterile, e per le strade strette ed intricate assai difficile, gli abitatori non solo nemichevoli, ma ancora vigilantissimi ed attivissimi nell'assaltar le scolte, nel mozzar le vie, nell'arrestar i messi, nell'opprimere gli sbrancati, nel por le mani addosso alle munizioni, che da Cambden si avviavano a Charlottes-town. Quindi non potevano i regj nè uscire alla campagna, nè foraggiare, se non grossi, nè avere lingua di quelle cose che accadevano nei contorni. Oltre di questo Sumpter, il quale aveva rizzato una bandieradi ventura per far guerra, dove gli venisse meglio, iva aliando con un grosso di genti arrisicatissime intorno gli estremi confini delle due Caroline. Un'altra testa di valenti stracorridori si era raccozzata sotto la condotta del colonnello Marion. Oltre di questo dava non poca noia il sapere, che il colonnello Clarke aveva raggranellato una grossa banda di montanari, abitatori delle parti superiori delle Caroline, uomini armigeri, duri alla guerra, coraggiosissimi. E sebbene si fosse inteso, che un assalto, ch'egli aveva dato ad Augusta, per la valorosa difesa fattavi entro da Brown, avesse infelice fine avuto, tuttavia, serbati raccolti i suoi, teneva il campo, ed andava volteggiandosi verso le montagne, pronto od a congiungersi con Sumpter, od almeno, se la squadra di Fergusson ciò gl'impedisse, ad aspettar più altri montanari, che correvano a trovarlo. Così i reali si trovavano attorniati da ogni banda da nugoli di repubblicani; e, posti in mezzo ad un paese tutto nimichevole all'intorno, avevano meglio la sembianza di assediati, che di assalitori. A tante angustie sopraggiunse per arrota un caso, che gli obbligò tosto a pensar ai fatti loro. Era il colonnello Fergusson, siccome sopra si è detto, stato mandato da Cornwallis sulle frontiere della Carolina Settentrionale per ivi dar animo, e raccorre i leali. Erano questi venuti a congiungersi con lui in buon numero; ma la maggior parte uomini ribaldi e rubatori, i quali avendo creato per Capo del loro furore Fergusson ogni cosa mandavano a sacco ed a sangue, ovunque passavano. A tante enormità bastanti a riscaldare ogni freddo spirito alla vendetta fieramente si crucciarono i vicini montanari, e calavano a stormo dalle montagne, quelle armi carpando, che la elezione, il caso, od il furore paravano loro davanti. Tutti dicevano divoler ire a dar la caccia a quel bestione di Fergusson, fargli pagar cari i latrocinj ed il sangue; si mettevan l'un l'altro alle coltella; presi a furia i primi uffiziali di milizia, che incontrarono, questi crearono a loro Capi. Ciascuno portava un'arme, uno zaino, una coperta. Corcavansi sopra la nuda terra, sotto lo stellato cielo; all'acqua dei rivi si dissetavano; sfamavansi col bestiame che si facevan trottar dietro, o colle selvaggine, che ammazzavano in mezzo alle profonde foreste. Gli guidavano i colonnelli Campbell, Cleveland, Selby, Seveer, William, Brandy e Lacy. Cercavano per ogni dove, a tutti domandavano di Fergusson. Giuravano ad ogni passo di volerlo esterminare. Finalmente il trovarono. Ma Fergusson era un uomo così fatto, che non temeva nè essi nè altri. Stava egli accampato sopra un poggio selvoso, e cavaliere alla campagna, la cui base è di figura circolare. Lo chiamano Kingsmountain, o sia montagna del Re. Aveva posto al di sotto sulla via principale alla scesa una guardia. Arrivati vicini i montanari tosto la fugavano; poscia partiti in varie colonne, attorniato il monte, salivano arditissimamente all'assalto. Traevano gli uni di dietro gli alberi, gli altri di dietro le petraie, molti ancora scopertamente. Si difendeva aspramente Fergusson. I primi ad arrivare in sul poggio furono quei guidati dal Cleveland. Gl'Inglesi si avventavan loro contro colle baionette, e gli risospingevano. In questo mentre arrivava Shelby co' suoi, e si sforzava di entrar negli alloggiamenti nemici; ma Fergusson rivoltatosigli contro colle baionette lo ributtava. Non aveva egli sì tosto avuto la vittoria contro Shelby, che arrivava a furia sulla cima Campbell, e tuttavia l'Inglese mostravagli il viso, e pure colle baionette lo cacciava. Ma invano si spendevatanto valore contro gli assalti di un nemico arrabbiato. Quando Fergusson era alle mani cogli uni, e gli faceva piegare, gli altri, che stat'erano cacciati, ritornavano a caricarlo. Fe' egli tuttociò, che uomo esperto e franco può fare nelle difficili battaglie per isbrigarsi. Ma già inclinava la vittoria a favor dei repubblicani, i quali inondavano il poggio. Non volendo il capitano inglese arrendersi, tuttavia combattendo fu morto. Il suo successore, chiesti i quartieri, gli ottenne. Fu fatto in questa zuffa gran sangue; poichè ebbero i reali tra morti, feriti e prigionieri meglio di undeci centinaia di soldati, luttuosa e gravissima perdita in quelle occorrenze. Tutte le armi e munizioni fecer più chiaro il trionfo dei vincitori. Fecero questi a buona guerra cogl'Inglesi; ma i leali bistrattarono, alcuni anche crudelmente impiccarono. Dissero, per rappresaglia di quei repubblicani, che stat'erano tratti al medesimo supplizio dai reali a Cambden, Ninety-six ed Augusta. Allegarono ancora, essere stati quelli colpevoli di delitti meritevoli di morte secondo le leggi del paese. Così al furor della guerra veniva a congiungersi, come se esso non fosse non che bastante, troppo, la rabbia cittadina. I montanari, avuta la vittoria, alle case loro se ne tornarono. La rotta di Kingsmountain indebolì molto le cose del Re nelle Caroline, e diè molto a pensare a Cornwallis. Oltre lo sbigottimento dei leali, che ne seguì, i quali d'allora in poi si rimasero dal venirlo a trovare, era egli con un esercito debole in mezzo ad un paese nemico, ad una contrada sterile, ad una difficoltà grandissima di pigliar lingua. Prevedeva benissimo, che l'andar avanti era un accrescere la angustie, in cui già si trovava. Per la qual cosa, veduto di non poter più per allora conquistar la Carolina Settentrionale, nellaquale i repubblicani avevano in copia e avvisi di spie, e comodità di ricetti, si risolvette a difendere almeno, e guarentire la meridionale, sino a tanto che avesse ricevuto nuovi aiuti. Quindi è, che, lasciato Charlestown, e ripassata la Catawba, andò a porsi a Winnesborough, Terra posta in luogo, donde si poteva consuonare coi posti di Cambden e di Ninety-six, e che per la feracità del suolo offeriva più grassi alloggiamenti. Nel medesimo tempo inviò ordini a Leslie nella Virginia, imbarcasse immediatamente le sue genti, e toccato prima Wilmington, se ne venisse poscia, e rattamente, a Charlestown.

La ritirata delle genti del Re da Charlottes-town a Winnesborough, e la rotta di Kingsmountain diedero molto ardire ai repubblicani, i quali correvano a porsi sotto le insegne dei loro arditissimi capitani, tra i quali tenevano il primo luogo Sumpter e Marion. Questo infestava le contrade basse, quello le superiori. Ora Cambden, ora Ninety-six erano minacciati, ed i reali non potevano, nè buscare, nè foraggiare, nè legnare, nè alcun'altra fazione fare senza correre gran pericolo di essere oppressi. Per liberarsi da quella rangola, Tarleton si metteva in sulle mosse contro Marion; ma questi, che intendeva soltanto di bezzicare trascorrendo, e non di combattere le campali battaglie, spacciatamente si ritirava. L'Inglese lo perseguitava. Ma gli sopravvennero ordini da Cornwallis, acciò si recasse contro Sumpter, che minacciava di venir sopra a Ninety-six, e già aveva rotto, o preso sulle rive del fiume Broad il maggiore Wemis, e fatti molti prigionieri, fanti e cavalli. Tarleton con incredibile celerità camminando arrivò all'incontro di Sumpter, il quale si era accampato sulla destra riva del fiume Tigre in un luogo detto Blackstocks. Erano gli alloggiamenti americanifortissimi, avendo un rivo, case, e palificate da fronte, montagne inaccessibili, o luoghi erti e difficili dai due lati. Tarleton sospinto dal suo ardore, e temendo che Sumpter, varcato il Tigre, non gli fuggisse dalle mani, lasciati i fanti leggieri, e quei della sua legione indietro, si era fatto avanti cogli uomini d'arme, e con una parte delle fanterie. Si attaccò una feroce zuffa, nella quale l'una parte e l'altra mostrarono un grandissimo valore. Un reggimento britannico fu sì malconcio, che disordinato si tirò indietro. Tarleton per rinfrescar la battaglia diè dentro cogli uomini d'arme. Ma gli Americani tennero il fermo. Fu l'Inglese costretto a ritirarsi con perdita di molti morti e feriti, tra i quali alcuni uffiziali di conto. Ma sopraggiunta la notte, avvicinandosi le genti che il capitano britannico aveva lasciate indietro, ed essendo stato Sumpter gravemente ferito in una spalla, si riparò questi al di là del fiume, e non potendo più per allora star in sulla guerra a cagione della ferita, fu portato da alcuni suoi soldati più fedeli a luoghi alpestri e sicuri. La maggior parte de' suoi si disbandarono. Tarleton, corso per alcuni dì la contrada posta sulla stanca del Tigre, se ne tornò di pian passo sulle rive del fiume Broad nella meridional Carolina. Così si travagliava da ambe le parti con una guerra guerriata, nei piccoli incontri della quale e molto ardire si mostrava, e maggiore si pigliava.

In questo mezzo tempo Gates, racimolate alcune poche genti massimamente cavalli, per mantener vivo in quelle parti il nome del congresso, e rizzare una testa, che col tempo si potesse ingrossare, ripassato, il fiume Jadkin, era venuto a por gli alloggiamenti a Charlottes-town, intendendo anche di far isvernare ivi l'esercito; perciocchè credeva, che durante l'inverno,che già si avvicinava, non si sarebbe potuto in quelle contrade guerreggiare. Mentre Gates con grandissima diligenza si adoperava per apparecchiarsi ad una nuova guerra, e che già pareva, gli ritornasse la prosperità della fortuna, arrivò al campo il generale Greene, il quale avendo generato di sè ottimo concetto di persona di molto valore, e d'altrettanta fede verso la repubblica, era mandato dal congresso e da Washington a pigliare in iscambio di quello il governo dell'esercito. Sopportò Gates, siccome quegli, che più amava la sua patria, che il potere e la gloria, non solo con costanza, ma ancora senza mal umore questo sinistro della fortuna. Confortollo assai l'assemblea della Virginia, la quale passando egli per Richmond per ridursi alle sue case, lo mandò a visitare, assicurandolo, che la memoria delle sue gloriose gesta non poteva cancellata essere da nissuna disgrazia; andasse pur sicuro, che i Virginiani sempre ricordevoli de' suoi meriti non avrebbero nissuna occasione trasandato per testimoniar al mondo quella gratitudine, che come membri dell'americana lega gli portavano. Non condusse seco Greene alcun rinforzo dall'esercito settentrionale, sperando, che il caso si potesse medicare colle sole forze delle meridionali province. Solo venne con lui il colonnello Morgan con alcune carabine, che erano in grandissimo nome di soldati esercitatissimi. Era il suo esercito molto debole. Ma i boschi, le paludi, i fiumi, dei quali era piena la contrada, lo assicuravano. Siccome l'intento suo era soltanto di badaluccare, non di far battaglie giuste, così sperava di poterne venire a capo con attritare e consumare appoco appoco il nemico. Quasi nel medesimo tempo, ch'era la metà di decembre, era arrivato dalla Virginia a Charlestown con un rinforzodi meglio, che duemila stanziali Leslie, dove, trovati nuovi ordini, si pose tosto in via con quindici centinaia di soldati, ed andò a congiungersi col lord Cornwallis a Winnesborough.

1781

Ricevuto questo rinforzo, si rinnovarono nel capitano britannico i medesimi desiderj di conquistar la Carolina Settentrionale, e, oltrepassata questa, di entrare nella Virginia. Ma i Capi britannici per meglio assicurarsi dell'esito di questa impresa, non l'ebbero commessa solamente all'esercito, che militava sotto gli ordini di Cornwallis, ma vollero di più, si facesse nel medesimo tempo un gagliardo motivo dalla parte della Virginia; non già per conquistarla totalmente, imperciocchè a questo senza le forze di Cornwallis non erano sufficienti, ma sibbene soltanto per impedire, che da quella provincia potente non fossero mandati aiuti all'esercito di Greene. A questo fine avevano imposto al generale Arnold, che si recasse nel Chesapeack, e là, sbarcate le genti, facesse tutto quel maggior male che potesse. Speravano altresì, che il suo nome ed il suo esempio avrebbero dato animo a molti ad abbandonare le insegne della repubblica per andare a porsi sotto quelle del Re. Iva Arnold alla fazione molto baldanzosamente con un'armata di cinquanta navi da carico, e quindici centinaia di soldati. Sbarcato, mandava sottosopra ogni cosa. A Richmond ed a Smithfield fece un danno incredibile. Ma stormeggiando i popoli all'intorno, e le milizie levandosi in capo, si ritirò a Portsmouth, e quivi attendeva a fortificarsi. Perocchè andarsene non voleva per tener quel calcio in gola agli Americani, correre la campagna non poteva, essendo troppo debole in mezzo ad una provincia gagliarda, e molto al nome reale nemica. Questa ladronaia produssein parte gli effetti, che se ne aspettavano, ed in parte no; poichè i soccorsi di verso la Carolina ne furono ritardati; ma del venire gli abitatori a trovar l'Arnold, nissuno se ne trovò, essendo gl'incendj, le rovine ed il sacco poco acconci allettativi ai popoli. Ma nella Carolina la guerra già era incominciata; ed i due capitani nemici si erano accinti a riempire i disegni, che ordito avevano. Erasi mosso da Winnesborough lord Cornwallis, e camminava tra i due fiumi Broad e Catawba per recarsi per le vie superiori verso la Carolina Settentrionale. Già era giunto a Turkey-creek. Greene per impedire i progressi dell'esercito regio si risolvette a fare una dimostrazione per assaltar il posto di Ninety-six, mentre nel medesimo tempo mandò Morgan con cinquecento stanziali virginiani, alcune bande di milizie, ed i cavalleggieri del colonnello Washington a guardare i passi del fiume Pacolet. Egli poi andò a porsi a Hick's-creek sulla sinistra riva del Pedee rimpetto a Cheraw-hill. L'avere diviso in tal modo le sue genti già sì deboli, fu da molti riputato biasimevole consiglio. Imperciocchè, se gl'Inglesi si fossero spinti innanzi velocemente, avrebbero potuto cacciarsi di mezzo tra lui e Morgan, e riportarne agevolmente la vittoria di ambidue. Ma forse credette, che i regj fossero, come in parte era vero, troppo ingombri d'impedimenti per far una sì presta mossa; e forse ancora non aveva avuto avviso della congiunzione di Leslie con Cornwallis. Questi spedì immantinente Tarleton colla sua legione di cavalli, e con una parte dei fanti in aiuto di Ninety-six. Giunto Tarleton nelle vicinanze di questa Terra trovò ogni cosa sicura, ed i nemici essersi ritirati dopo alcune leggieri avvisaglie. Allora si determinò a volgersi contro Morgan, tenendo percerto, o di poterlo rompere con uno assalto improvviso, od almeno di farlo ritirare al di là del fiume Broad, lasciando in tal modo sgombra la strada all'esercito reale. Ne scrisse a Cornwallis, il quale non solo approvò il disegno, ma ancora si risolvette a cooperarvi, salendo lungo la sinistra riva del Broad a fine di minacciar Morgan alle spalle. Le cose da principio succedevano bene. Tarleton, superati con eguale celerità che felicità i fiumi Ennoree e Tigre si appresentava sulle rive del Pacolet. Morgan si ritirava da questo, e Tarleton, occupato il passo, lo perseguitava. Già già lo incalzava. Ora era divenuta cosa pericolosa a Morgan il varcare il fiume Broad, presso il quale si trovava, avendo un sì feroce e lesto nemico vicino. Per la qual cosa si determinò ad aspettare la battaglia. Ordinava i suoi molto convenevolmente partendogli in due file, delle quali la prima, che fu la vanguardia, ed era condotta dal colonnello Pickens fece distendere fuori, e lungo il ciglione di un bosco in vista del nemico. La seconda guidata dal colonnello Howard nascose dentro il bosco medesimo. Era, in quest'ultima, posta la principale speranza della vittoria; perciocchè era composta la maggior parte di valenti soldati stanziali, mentre la prima constava di bande raunaticce di milizia. Il colonnello Washington co' suoi cavalli si era attelato, come per servire alla riscossa, dietro questa seconda schiera. Sopraggiunse Tarleton, ed ordinò anch'egli i suoi alla battaglia. Ogni cosa pareva promettergli la vittoria. Prevaleva di cavalli, ed i suoi sì uffiziali che soldati si dimostravano ardentissimi al combattere. Assalirono gl'Inglesi la prima schiera americana, la quale, fatta una sola scarica con poco danno del nemico, disordinatamente andò in volta. Si attaccavano allora colla seconda;ma quivi trovarono più duro incontro. Sì menava le mani aspramente dalle due parti, e la battaglia era pareggiata. Tarleton per far piegare la fortuna in suo favore spinse avanti uno squadrone della seconda schiera, e nel medesimo tempo mandò una frotta di cavalli a ferire il destro fianco degli Americani; perchè il noiargli sul sinistro non si ardiva a cagione, che in questo si trovava il colonnello Washington, il quale già con una feroce affrontata aveva ributtato indietro la cavalleria, ch'era andata ad annasarlo. Le mosse di Tarleton ebbero l'effetto che ne aspettava. Gli stanziali americani piegarono, e disordinati rincularono. Seguitavano gl'Inglesi già gonfiati dall'aura della vittoria. Già Tarleton colla cavalleria manometteva i fuggiaschi, quando ecco il colonnello Washington co' suoi cavalli, ch'erano rimasti intieri, caricare improvvisamente l'inimico furiante, e messosi nella gran pressa ristorar la fortuna della giornata. Nell'istesso momento Howard aveva riordinato i suoi stanziali, e gli riconduceva alla pugna. Pickens ancor'egli, con incredibile sforzo operando, aveva rannodato le milizie, e le spigneva rattamente contro i reali. Morgan con voce ed aspetto terribile incuorava i suoi alla battaglia. Tutti gli Americani in un subito, e con impeto concorde si serrarono addosso agl'Inglesi. Questi sorpresi e sbalorditi all'inaspettato rincalzo, prima si ristettero, poscia andarono in fuga. Instarono i primi, e strettamente perseguitando i fuggiaschi gli sfondolarono. Nè i preghi, nè le minacce, nè le esortazioni de' Capi gli poterono trattenere. La rotta fu assai grave. Perdettero gl'Inglesi tra morti, feriti e prigionieri meglio di ottocento soldati, due cannoni, le insegne del settimo reggimento, tutto il carreggio e le bagaglie. Ma perdita gravissima ed irreparabile fu quelladei cavalli grandemente necessarj all'esercizio della guerra in quei luoghi piani, e tanto opportuni alle insidie. Tale fu l'esito della battaglia di Cowpens, gli effetti della quale risentirono gl'Inglesi in tutto il corso della caroliniana e della virginiana guerra, e fu la prima e principal cagione del fine, ch'ella ebbe. Imperciocchè oltre la perdita piuttosto di totale, che di grande importanza dei cavalli, l'aver rotto Tarleton e la sua legione, che diventati erano terribili ad ognuno, infuse novelli spiriti in quelle genti; e se prima erano, o sbigottite, o disperate, ora diventarono confidentissime. Rendè il congresso pubbliche ed immortali grazie a Morgan, e lo presentò con una medaglia d'oro. Presentò altresì con una d'argento i colonnelli Washington e Howard, con una spada Pickens.

Cornwallis, avute le novelle della rotta di Cowpens, ne sentì gravissimo dolore; perciocchè vi aveva perduto la miglior parte de' suoi soldati armati alla leggiera, ch'erano i principali stromenti a' suoi ulteriori disegni. Ma da quell'uomo valoroso, ch'egli era, nulla sgomentandosi, si determinò a voler ottenere coi maggiori sforzi dei soldati, che gli rimanevano, e colla distruzione delle bagaglie quello, che dapprima fondavasi di poter conseguire coll'opera de' stracorridori. Laonde due giorni intieri impiegò nel guastare, o sformar tutti quegl'impedimenti, che all'esercizio della guerra, ed al vivere dei soldati non erano assolutamente necessarj. Tutti i carri ne furono distrutti, eccettuati solo quelli, che servivano ad uso di trasportare il sale, le munizioni, gli arnesi da ospedale, e quattro altri vuoti pei feriti ed i malati. Le più preziose bagaglie dei soldati ne furon disfatte; il vino, ed i liquori tanto salutevoli, massimamente nelle guerreinvernali, sparsi al suolo. I soldati non portarono altre sostanze da cibarsi fuori di alcune poche provvisioni di friscello. Sopportò l'esercito regio con incredibile pazienza ogni cosa, e si dimostraron tutti obbedientissimi nel fare i comandamenti del capitano generale. Due erano i pensieri, che occupavano la mente di Cornwallis in questo tempo. L'uno era di correre immediatamente contro Morgan, romperlo, liberare i prigioni, ed impedire che non si raccozzasse con Greene, il quale tuttavia si trovava a Hick's-creek. Il secondo, e di molto maggior importanza, quello era di marciar a gran giornate verso Salisbury, e verso le fonti del Jadkin, prima che Greene avesse varcato questo fiume. Il qual fine se si fosse conseguito, ne nasceva di necessità, che il generale americano stato sarebbe tagliato fuori dagli aiuti, che gli arrivavano dalia Virginia, e costretto od a ritirarsi alla sfilata, e con perdita di tutte le bagaglie, ed armi gravi, o combattere una battaglia non a modo suo, ma a quello del nemico. E come aveva disegnato, così si metteva in punto di eseguire. Si mosse egli più che di passo, ed a gran giornate marciando, iva volgendo il suo cammino verso dritta alla volta del fiume Catawba, sperando d'intraprendere ed opprimere Morgan, prima che l'avesse passato. Ma gli Americani stavano alla vista. Morgan, tosto acquistata la vittoria di Cowpens, sapendo benissimo, che Cornwallis non era lontano, aveva inviato indietro i prigionieri sotto la condotta di un capitano fedele, e poco poscia si era mosso egli stesso con tutte le sue genti verso la Catawba. E tanta fu la diligenza, che usò, che il dì 29 gennajo l'ebbe passata con tutte le armi, le munizioni ed i prigionieri. Non sì tosto avevano gli Americani varcato, che sopraggiunsero gl'Inglesi: e se rimanessero attonitie dolorosi al veder l'inimico sull'opposta riva, non è da domandare. Morgan, facendosi tuttavia trottare avanti i prigionieri alla volta della Virginia, ordinò i suoi di modo, che potessero se non impedire, almeno ritardare il passo ai reali. Ma un altro, e questo insuperabile ostacolo opponevano loro i cieli favorevoli in quel dì ai repubblicani. Questo fu, che sì dirottamente piovve la notte precedente nelle vicine montagne, che gonfiatasi la Catawba improvvisamente divenne impossibile ad essere varcata. La qual piena se fosse venuta poche ore prima, Morgan con tutti i suoi si sarebbe trovato a strettissimo partito. In questo arrivò Greene al campo di Morgan, e si recò in mano il governo di tutta la schiera. Aveva egli avvisandosi benissimo del disegno di Cornwallis, ordinato alle sue genti, che si trovavano a campo a Hick's-creek, che, lasciati indietro tutti gl'impedimenti, velocemente marciassero, tenendo le vie superiori verso le montagne per trovar le grotte dei fiumi più benigne, ed i guadi più facili, alla volta della Carolina Settentrionale, ed andassero a far la massa generale a Guilford-court-house. Egl'intanto precedendo si era recato, come abbiam detto, agli alloggiamenti di Morgan sulla sinistra riva della Catawba. Eseguivano le genti di Hick's-creek guidate da Huger non solo appuntino, ma con incredibile zelo gli ordini del capitano generale. Le piogge erano tali, che credute erano sfoggiate anche a quella stagione; i ponti rotti, le acque grosse, le strade sfondate, o pietrose, o gelate a grossi tocchi; i soldati senza scarpe, senza vestimenta, e qualche dì senza pane. Eppure tutti questi disagi sopportavano con non minore costanza, che gl'Inglesi si facessero i loro. Nissuno disertò, in ciò tanto più da lodarsi dei loro nemici stessi, poichè i repubblicaniritornandosene alle case loro erano sicuri di trovarvi ristoro, mentrechè i regj sbandandosi incontrato avrebbero un paese nimichevole tutto all'intorno. Mentre queste genti marciavano, avendo in animo di ridursi tutte a Guilford, abbassatesi le acque della Catawba, si aprì il varco ai reali. Ma dall'altra parte stavano avvisati i repubblicani per contrastarlo. Non solo vi era la valente schiera di Morgan, ma tutte le bande paesane delle vicine contee di Roano, e di Mecklenburgo, nemicissime al nome inglese, erano accorse. Ciò nonostante si risolvè Cornwallis a tentar l'impresa, giudicando, fossero cose di troppo gran momento, sia quella d'intraprendere le genti di Huger, prima che arrivassero a Guilford, sia l'altra di ficcarsi in mezzo tra loro e la Virginia. Per la qual cosa andava avvolgendosi su e giù per la destra riva del fiume, facendo le viste di volere, per aggirar il nemico, passar in differenti luoghi. Ma il suo vero disegno era di varcare al passo di Gowan. Infatti la mattina del primo di febbraio gl'Inglesi guadavano. Era il fiume largo, profondo, sassoso. Gli Americani posti sulla sinistra riva, e condotti dal generale Davidson, tutte bande di milizia, perciocchè Morgan si trovava a guardar un altro passo, traevano spessi colpi a mira ferma. Ma gl'Inglesi non ristandosi si spingevano avanti con grandissimo coraggio, ed in fine, ributtati indietro i primi feritori, e felicemente superata la grotta del fiume, apparirono. Tosto pigliavano gli ordini, ed incominciavano la battaglia. Come prima si venne al paragone dell'armi fu morto Davidson. Le milizie andarono in fuga. Anche le schiere, che si erano poste alla guardia degli altri passi gli abbandonarono. Tutto l'esercito reale passò trionfando sull'altra riva. Le milizie si disbandarono. Solo alcune fecero una testa aTarrant; ma assalite furiosamente da Tarleton si disperdettero del tutto. Morgan intanto si ritirava intiero, ed a gran passo verso Salisbury, intendendo di varcar colà il Jadkin, e così frapporre un grosso fiume tra sè e l'esercito reale. Seguitavanlo velocemente i regj ardentissimi nel desiderio di vendicarsi della rotta di Cowpens. Ma tale fu la celerità sua, e tali gl'impedimenti, che frappose ai perseguitatori, che passò con tutti i suoi, parte a guado, parte in sui battelli il fiume ne' primi giorni di febbraio felicemente. Ritirò tutti i battelli sulla sinistra riva. Arrivarono poco stante a tutta corsa gl'Inglesi condotti dal generale O-Hara. Osservarono, il nemico aver varcato, e starsene attelato dall'altra parte, pronto a ributtargli, se volessero passare. Ciò però non gli avrebbe potuti trattenere dal tentarlo, se non se che per le cadute piogge tanto gonfiò improvvisamente il Jadkin, che ogni speranza di poterlo fare fu tolta loro. I pii abitatori dell'America giudicarono, queste subite piene essere state una visibile assistenza, che la provvidenza del cielo avesse mandato in pericolosi tempi alla giusta causa loro. Imperciocchè se l'acque, prima della Catawba, poscia quelle del Jadkin cresciute fossero poche ore prima, l'esercito loro, non potendo varcare, sarebbe stato tagliato a pezzi dai veloci vincitori. Se poi gonfiate non fossero poche ore dopo, avrebbero potuto gl'Inglesi subitamente traghettare dietro gli Americani, e ne sarebbero stati tratti all'ultimo sterminio. Così parvero egualmente provvide e le piene, e le ore. Cornwallis, veduto di non poter varcare al passo di Salisbury, ch'è il più comodo, ed il più frequentato di tutti gli altri, si deliberò di marciar all'insù del fiume, sperando di poterlo traversar a guado là, dov'ei si dirama. E come sperava,così gli venne fatto; ma l'indugio, che questa aggirata causò, diè tempo agli Americani di ritirarsi quietamente a Guilford, dove il giorno sette di febbraio si congiunsero con incredibile allegrezza, e non poca lode di Greene le due schiere dell'esercito d'America, quella di Huger, che per non aver potuto pareggiare la celerità di Greene era rimasta indietro, e l'altra di Morgan. In cotal modo e per la prudenza dei capitani del congresso, e per la pazienza e la velocità dei loro soldati, e per uno tempestivo aiuto del cielo furon rotte al conte di Cornwallis due parti principalissime del suo disegno, quella di sopraggiungere ed attritar Morgan, l'altra d'impedire la congiunzione sua con Huger. Rimaneva da potersi conseguire l'ultima parte, ch'era, quella di tagliar fuori Greene dalla Virginia, ai confini della quale già l'uno esercito e l'altro si trovava sì vicino. È la Virginia separata dalla Carolina Settentrionale per mezzo del fiume Roanoke, il quale nelle parti superiori porta il nome di Dan. Siccome il capitano britannico credeva, che il fiume nelle basse parti non fosse guadoso, così andava considerando, che, se potesse guadagnare i passi superiori, gli verrebbe intieramente fatto il suo disegno. Imperciocchè Greene non potendo varcare il Dan, ne sarebbe stato accerchiato, e serrato a ponente da grossi fiumi, a levante dal mare, a tramontana da Cornwallis, a ostro da Rawdon, il quale, come già abbiam notato, alloggiava con una grossa schiera a Cambden. Le forze poi di Greene non erano tali malgrado la congiunzione, che potessero bastare contro quelle di Cornwallis; e già gl'Inglesi si promettevano la vittoria compiuta e certa. Gli uni e gli altri prevedevano benissimo, ch'ella ne andava a coloro, che avessero migliori gambe avuto. Per la qual cosa e regj e repubblicanicamminavano con estrema celerità verso guadi superiori. Prevalsero i reali, i quali, per ricompensar con la prestezza il tempo perduto a' passi dei fiumi, fecero in ciò un grandissimo sforzo, ed i primi questi guadi occuparono. Ora si trovava Greene in gravissimo pericolo. Si volse egli rattamente ad un guado inferiore, che chiamano di Boyd, incerto della vita o della morte de' suoi, poichè non sapeva, se si avrebbe potuto passare. Seguitavanlo i regj infuriati, e gonfj dalla speranza della vicina e totale vittoria. Greene in tanto pericolo, nulla dimenticatosi di sè stesso, nissuna di quelle parti ebbe tralasciato, che a prudente ed animoso capitano di guerra si appartengono. Fece un grosso gomitolo di valentissimi soldati armati alla leggiera, consistente nei colonnelli di cavalleria di Lee, di Bland e di Washington, nei fanti leggieri stanziali, ed in alcune carabine. Comandava loro, reprimessero l'inimico, salvassero l'esercito. Egl'intanto con tutte le salmerie, e le restanti genti velocemente procedeva verso il passo di Boyd. Calarono a furia i reali da Salem alle fonti del fiume Haw, da queste al Reedy-fork, dal Reedy-fork al Troublesome-creek, e quindi per alla volta del Dan. Ma già quella votata schiera di repubblicani con feroci incontri, e col rompimento dei ponti, e col guastamento delle strade gli aveva ritardati. Già Greene toccava le rive dei fiume; il trovava guadoso; alcuni battelli presti il traghettavano; teneva le virginiane terre. Anche le salmerie tutte trapassarono; il gomitolo stesso dei preservatori dell'esercito arrivava poco dopo, e, varcato con prospero augurio il fiume, guadagnava anch'esso la desiderata sponda a salvamento. Arrivarono poco stante sulla destra del fiume avventatissimi i reali, dove nissun nemicoosservarono, ogni cosa in salvo sull'opposta riva, l'esercito d'America schieratovi in altitudine minaccevole, guaste tutte le loro speranze, perduto il frutto di tante fatiche e di tanti disagi. La ritirata di Greene, e la perseguitazione di Cornwallis debbon riputarsi fra quegli avvenimenti dell'americana guerra, che più degni sono di considerazione, e che non sarebbero stati disdicevoli anche ai più celebrati capitani sì di quelli, che dei passati tempi.

Caduto lord Cornwallis dalle speranze sì liete, che concetto aveva, iva ora considerando quello che fosse a fare. L'assaltar la Virginia, provincia tanto possente con un esercito debole, come quello era, che obbediva a' suoi comandamenti, ed essendo quello del nemico dall'altra parte tuttavia intiero, gli parve partito troppo pericoloso. Perlochè, messosene giù, si risolvette, poichè diventato era padrone di tutta la Carolina Settentrionale, a voler farvi levar le genti in favor del Re. Con questo pensiero, lasciate le rive del Dan, se ne tornò con comodi alloggiamenti ad Hillsborough, dove per aiutar le cose sue, rizzato lo stendardo reale, invitò i popoli con un pubblico bando ad accorrervi, e ad ordinarsi in regolari compagnie. Ma non vi ebbe contro il congresso quel seguito, che si era persuaso; poichè sebbene venissero a trovarlo molto frequentemente alcuni per curiosità, molti per sopravvedere, e per far le spie, tutti però ripugnavano al mestier di soldato. Si dolse Cornwallis nelle sue pubbliche lettere della freddezza loro. Nissun fondamento poteva fare sull'aiuto dei popoli di questa provincia stata altre volte tanto affezionata al nome del Re. Ma la lunga signoria de' libertini, le enormità commesse dai soldati del Re in varj luoghi dell'America vi avevano cambiato ogni cosa. I popolidimostravano animo poco stabile nella divozione del Re, e la vicinanza dell'esercito repubblicano intero, che poteva ad ogni ora di nuovo prorompere, gl'intimoriva. In questo mezzo tempo gl'Inglesi s'impadronirono con un'armatetta, e con genti venute da Charlestown di Wilmington, città della Carolina Settentrionale posta presso le foci del fiume del capo Fear. Ivi si fortificarono, e predarono munizioni, siccome pure alcuni legni sì americani che francesi. Quest'impresa, la quale era stata ordinata da Cornwallis già prima, che si partisse da Winnesborough per seguitar Morgan, tentarono gl'Inglesi a fine di aprirsi la via dai contorni di Hillsborough fino al mare per mezzo del fiume del capo Fear, cosa di somma importanza, perchè speravano in tal modo poterne ricevere le provvisioni.

La ritirata di Greene nella Virginia, quantunque tutti quegli effetti non avesse partorito negli animi dei Caroliniani fedeli al Re, che Cornwallis si era persuaso dovesse operare, tuttavia aveva eccitato in alcuni fresche speranze e desiderj di cose nuove. Il capitano inglese poi era intentissimo nell'incoraggiargli ed esortargli al correre all'armi. Era fama, che il distretto situato tra i fiumi Haw e Deep abbondasse soprattutti di leali; e per fargli sollevare, mandò Cornwallis Tarleton nel paese loro. Non pochi vi alzarono le bandiere del Re. La famiglia dei Pili, molto principale, era fra tutte la più ardente e la prima guidatrice dei loro consiglj. Già un colonnello di questa famiglia aveva raggranellato una grossa banda de' suoi più arditi seguaci, ed era in via per accostarsi a Tarleton. Ma Greene, il quale s'accorgeva benissimo, quanto il lasciar cader del tutto le cose della Carolina Settentrionale disgraziasse le armidel congresso, e temendo che i leali non vi suscitassero qualche grave incendio, aveva di nuovo mandato sulla destra riva del Dan il colonnello Lee coi cavalleggieri, a fine facesse punta d'intimorir i leali, di rinfrancar i libertini, e d'impedire, che il nemico non vagasse alla libera pel paese. Intendeva anche, tostochè ricevuto avesse i rinforzi, che già erano in via, di ripassare egli stesso il fiume, e recarsi di nuovo sulle caroliniane terre; imperciocchè aveva preso la ricuperazione delle Caroline a scesa di testa. Faceva Lee egregiamente l'opera sua, la quale non penò molto a riuscir fatale ai seguaci di Pilo. Stavano questi, siccome quelli, che poco conoscevano gli scaltrimenti della guerra, molto a mala guardia, sì fattamente, che credendosi per via d'incontrarsi nello squadrone di Tarleton, diedero dentro a quello di Lee. L'Americano, accerchiatogli, gli assalì ferocemente. Essi, che tuttavia credevano di aver a fare con Tarleton, il quale scambiati gli avesse per libertini, sclamavano, guardasse bene quello che si facesse; perciocchè essi erano leali. Andavano gridando a tutta possa,Viva il Re, mentre Lee infuriato gli affettava. E brevemente non si fe' fine all'uccisione, finchè non furono tutti o morti o prigionieri. Così questa gente inesperta fu condotta alla mazza da un capitano temerario per aver fatto maggior fondamento sul calor delle parti, che sui buoni ordini militari. Dopo questo fatto, che fu piuttosto uno inretamento ed uccisione di regj, che battaglia, Tarleton, il quale si trovava vicino, si metteva tra via per andare ad incontrar Lee. Ma un comandamento di Cornwallis lo arrestò, e fe' tornare a Hillsborough. La cagione di questa subita risoluzione del capitano britannico si fu, che Greene, quantunque non avesse ancor ricevuto altro che una piccola parte dei rinforzi,che aspettava, aveva animosamente ripassato il Dan, e di nuovo minacciava di correre la Carolina; non che intendesse di combattere una battaglia giudicata, prima che avesse l'esercito intiero, ma per mostrare intanto a Cornwallis ed ai libertini della provincia, che egli era vivo ed abile all'osteggiare. Poneva gli alloggiamenti sulla sinistra riva, e molto in su presso le fonti dell'Haw per evitar la necessità del combattere. Cornwallis, udito, che le armi di Greene si facevano di nuovo sentire nella Carolina, abbandonando Hillsborough, e passando l'Haw più sotto, andò a porsi presso l'Allemance-creek, facendo correre i cavalli di Tarleton fino al fiume Deep. Così i due eserciti si trovavano molto vicini, e solo separati dal fiume Haw. Seguivano spesse scaramucce, tra le quali una ne avvenne di non poca importanza, nella quale Tarleton fe' gran danno nella legione di Lee, ai montanari ed alle milizie del capitano Preston. Si andarono per lo spazio di molti dì i due nemici capitani con molta maestria volteggiando, l'Americano per ischivar la battaglia, l'Inglese per farla; nel che tanto fu avventurato, od esperto Greene, che ottenne l'intento suo. Infine avendo egli verso la metà di marzo messo in assetto nuove genti, massimamente stanziali e bande paesane della Virginia condotte dal generale Lawson, ed alcune milizie caroliniane guidate dai generali Butler, e Eaton, fatto confidente, si determinò a non voler più sfuggir l'incontro, ma per lo contrario a combattere coi nemici a bandiere spiegate in una terminativa battaglia. Si spinse perciò innanzi con tutte le genti, ed andò a piantar gli alloggiamenti a Guilford-courthouse. Argomentava, che siccome prevaleva di numero di soldati, e principalmente di cavalli, la sconfitta dei suoi non avrebbe potuto essere totale, nè irreparabile;e che il più pernizioso effetto, che avrebbe operato, stato sarebbe quello d'indurre la necessità di ritirarsi un'altra volta nella Virginia, dove avrebbe potuto agevolmente rifar l'esercito. Considerava ancora, che le milizie, le quali abbondavano nel campo, si disbanderebbero prontamente, se non fossero usate tosto, e durante il primo calore degli animi loro. Da un'altra parte, se gl'Inglesi rimanevano perdenti, lontani dalle navi loro, in mezzo ad un paese tanto avverso, impossibilitati alla ritirata, ne sarebbe stato l'esercito loro conculcato e disfatto. Certo nella vicina battaglia mettevano più gran posta gl'Inglesi, che gli Americani. Cornwallis dal canto suo si accorgeva ottimamente, che il rimaner più lungo tempo in que' luoghi con un esercito nemico sì possente da fronte, e coi popoli all'intorno o freddi, o titubanti, o avversi non era più oltre cosa possibile ad eseguirsi. La ritirata poi, oltrechè sarebbe riuscita d'infinito pregiudizio agl'interessi del Re, doveva riputarsi pericolosissima, per non dire del tutto impraticabile. I suoi soldati erano veterani valentissimi, usi a tutte le arti, ed a tutti i pericoli della guerra, e già nudriti in tante vittorie. Perilchè, non lasciato luogo a dubitazione alcuna, scegliendo fra tutti il partito, se non il meno pericoloso, certo il più onorevole, avviò tosto il suo esercito alla volta di Guilford con animo di por fine una volta a tanti indugi, ed a tante giravolte con una giusta e determinativa battaglia. Per essere più spedito, e per precauzione in caso di sconfitta, mandò il carreggio colle bagaglie con una grossa scorta sino a Bell's-mills, luogo situato sul fiume Deep. Greene anch'esso, dirizzate prima le salmerie a Ironworks a dieci miglia distante alle spalle, aspettava la battaglia. L'uno e l'altro mandavano avanti glistracorridori per pigliar lingua. S'incontrarono nello spazio tra mezzo i due eserciti quei di Tarleton con quei di Lee, e ne seguì un feroce affrontamento. Dapprima la fortuna inclinava a favore di Lee, poscia cresciuti di numero gl'Inglesi, superò Tarleton. Lee si ritirava di nuovo al campo. In questo mentre l'uno e l'altro esercito si apparecchiava a far la giornata. Vi erano nell'Americano da seimila uomini, la maggior parte milizie della Virginia, e della Carolina Settentrionale, il rimanente stanziali virginiani, marilandesi e delawariani. Gl'Inglesi, inclusi anche gli Essiani, sommavano a un dipresso a duemila quattrocento soldati. Era la contrada tutto all'intorno una boschereccia selvatichezza interrotta qua e là da campestri campi. Una collina dolce e boscata s'attraversava, e molto dall'una parte e dall'altra si continuava della strada maestra, che guida da Salisbury a Guilford. La strada stessa passava per mezzo la selva. Da fronte, e prima che si arrivasse a piè della collina, v'era un campo largo seicento passi. Dietro la selva, tra il suo cisale posteriore, e le case di Guilford si distendeva un altro campo spedito, molto acconcio a volteggiarvi dentro i soldati. Questa collina selvosa, e questo campo aveva Greene empiuto di genti, e, fatto ivi il suo alloggiamento fermo, intendeva di combattere la vicina battaglia. Aveva egli nel seguente modo assembrato i suoi soldati. Erano partiti in tre schiere. La prima composta di bande paesane della Carolina Settentrionale guidata da Butler, e da Eaton si era fermata alle falde della collina sull'anteriore orlo della selva, ed aveva a petto una folta siepe. Due bocche da fuoco guardavano la strada maestra. La seconda consistente in milizie virginiane, e governata da Stephens, e da Lawson erasi attelatadietro, e parallela alla prima dentro il bosco, forse ottocento passi distante. Gli stanziali poi sotto il generale Huger, ed il colonnello Williams si erano fermati nel campo frapposto tra la selva e Guilford, dove potevano adoperarsi e mostrare la loro virtù. Due altre bocche da fuoco arringate sopra un poggio a lato loro erano pronte a spazzar la strada. Il colonnello Washington cogli uomini d'arme, e con alcuni fanti leggieri, ed i corridori di Linch assicurava il fianco destro, il colonnello Lee con altri fanti leggieri, ed i corridori di Campbell il sinistro. Ma Cornwallis disponeva le sue genti di modo, che il generale Leslie con un reggimento inglese, ed il reggimento essiano di Bose occupassero la diritta della sua prima fila; ed il colonnello Webster con due colonnelli di soldati inglesi la sinistra. Un battaglione delle guardie formava un poco di retroguardo ai primi, ed il generale O-hara con un altro al secondo. L'artiglierie, e gli uomini d'arme marciavano stretti sulla calpestata. Tarleton colla sua legione arringatosi sulla medesima tenne ordine di non muoversi, se non in caso di estremo bisogno, fino a che le fanterie, superato il bosco, spinte si fossero nel campo posteriore, dove la cavalleria avrebbe potuto a posta sua armeggiare. Incominciava la battaglia coll'allumarsi da ambe le parti le artiglierie, che non poco diradarono le file. Poscia gl'Inglesi, lasciate indietro le artiglierie, si spinsero avanti, traversando scoperti, ed esposti ai colpi del nemico, il campo anteriore. Le milizie caroliniane senza far motto gli lasciarono approssimare, poscia trassero. Gl'Inglesi, fatto una prima scarica, si avventaron correndo colle baionette. Fecero i Caroliniani cattivissima sperienza. Senza aspettar l'urto del nemico, nonostantela fortezza del sito loro, abbandonarono la zuffa, e si misero vergognosamente in fuga. I Capi gli confortarono invano per far loro riassumere gli ordini, e per rannodargli. Così dette piega, ed andò in fuga il primo stuolo americano. Stevens, veduta la rotta irreparabile dei Caroliniani, perchè i suoi non ne sbigottissero, diè voce, che quelli tenevano ordine, tosto fatti i primi spari, di ritirarsi. Aprì quindi le sue file per dar luogo ai fuggiaschi, le passassero; poi le richiuse. Sopraggiunsero gl'Inglesi, e si attaccarono coi Virginiani. Ma questi sostennero francamente la pugna, e vi fu che fare assai, prima che volessero cedere il luogo. Finalmente piegarono, e si ritirarono anch'essi, non senza qualche disordine nelle file, verso gli stanziali. Intanto tra per l'effetto della battaglia, e quello dell'inegualità del terreno e della spessezza del bosco si era la schiera inglese anch'essa disordinata, ed aperta in varj luoghi. Perilchè i capitani, fatti venir avanti i due dietroguardi, riempirono con questi gli spazj vuoti. Tutta la schiera allora, passato il bosco, ed arrivata nel campo posteriore, si lanciava contro gli stanziali. Ma questi asserrati sostennero l'impeto del nemico valorosamente. Ciascuno di loro dimostrava egregiamente la sua virtù, sicchè stette per un pezzo la vittoria dubbia, a quale delle parti dovesse inclinare. Sulla sinistra loro Leslie trovò sì feroce incontro negli stanziali, che fu costretto a ritirarsi dietro una fondura, e quivi star aspettando le novelle di quello, che fosse accaduto in altre parti. Ma nel mezzo vi era gran pressa, e si travagliava aspramente. Il colonnello Steewart col secondo battaglione delle guardie, ed una mano di granatieri valorosissimamente combattendo aveva fatto volger le spalle, e preso due cannoni ai Delawariani. Ma i Marilandesivalentissimi vennero rattamente alla riscossa, e non solo ristorarono la battaglia, ma fecero barcollar gl'Inglesi. Sopraggiungeva in questo mentre il colonnello Washington colla cavalleria, ed urtati ferocemente i regj, gli metteva in manifesta fuga, gli tagliava a pezzi, ripigliava i cannoni. Ne furono sperperati, e quasi morti tutti i soldati di Steewart. Egli stesso ne rimase ucciso. In questo punto l'evento della giornata pendeva da un sol filo; e se gli Americani avessero, seguendo la fortuna loro, tutto quello che dovevan fare, fatto, tutto l'esercito inglese era spacciato. Se tosto rotto le guardie, e morto Steewart, occupato avessero un poggio, che giace a lato la strada maestra sull'orlo posteriore del bosco, e munito d'artiglierie, avrebbero probabilmente rimosso ogni dubbio della vittoria. Imperciocchè in tale caso non avrebbero potuto gl'Inglesi rinfrescarsi in quella parte di nuove arme e di nuovi combattitori, ne sarebbe stata separata l'ala loro sinistra dalla mezzana e dalla diritta, e le sbaragliate guardie non avrebbero avuto comodità di riaversi e di riordinarsi. Ma gli Americani contenti a quello, che sin là avevan fatto, in luogo d'impadronirsi del poggio, andarono a ripigliare i posti, che avevano prima che si scagliassero contro gl'Inglesi. Quindi avvenne, che il tenente inglese Macleod, veduto il bello, si spinse avanti colle artiglierie, e, collocatele in su quel medesimo poggio, potè ferire aspramente da fronte gli stanziali americani. I granatieri ed un altro colonnello inglese comparvero sulla destra dentro il campo, e spintisi avanti percossero anch'essi con grand'impeto in quelli. Nell'istesso tempo spuntò sulla sinistra un'altra insegna di stanziali inglesi, e Tarleton arrivò spazzando colla sua legione. O-hara intanto, avvengadiochè fosse feritosconciamente, aveva riordinato le sbattute e sconfitte guardie. Tutte queste genti mandate ed arrivate in fretta dalle due ali, e dal mezzo in aiuto, e per riparare alla rotta della mezzana e prima schiera, produssero quegli effetti che se ne dovevano aspettare. Gli stanziali americani, sopra i quali era restato tutto il pondo del fatto, assaliti da tante parti, cominciarono a rimettere del primo impeto, e ad uscire dalla battaglia, quantunque ordinati, minaccevoli ed attestati. Lasciarono sul campo non solo i due pezzi di artiglieria, che avevano di fresco riconquistati, ma ancora due altri in poter del nemico. Webster allora ricongiunse l'ala sua a quella di mezzo, e, fatto nuovo impeto contro l'estrema ala dritta di Greene, agevolmente la fugò. Cornwallis si astenne dal far seguitare dalla cavalleria di Tarleton gli Americani che si ritiravano, perchè di quella gliene faceva mestiero in altra parte. Si erano attaccate l'ala dritta inglese colla stanca americana; e quantunque il reggimento essiano di Bose, condotto dal signor de Buy, il quale in quel dì combattè con molto valore, e le altre genti inglesi avessero il vantaggio, tuttavia gli Americani facevano un'aspra contesa. E siccome il terreno era disuguale ed ingombro di boscaglie, e che le milizie erano molto atte al combattere alla leggiera, così non potevano i primi venirne a capo. Fugate ritornavano, cacciate si rimpiattavano, rotte si rattestavano. In mezzo a questa battaglia sparsa, o per meglio dire moltitudine di parziali abboccamenti sopraggiunse battendo Tarleton, il quale girato intorno alla punta dell'ala dritta de' suoi, e nascosto in mezzo al fumo delle armi loro, imperciocchè a questo fine avevano tratto tutti ad una volta, urtò l'inimico contrastante, e rottolo gli fece votar le stanze in ogniparte. Le milizie s'inselvarono. Così furon liberati gli Essiani da quella lunga, e fin là inestricabile avvisaglia. In questa maniera fu posto fine all'ostinata e molto varia battaglia di Guilford, la quale si combattè addì quindici di marzo. Vi perdettero gli Americani tra morti, feriti, prigionieri e smarriti meglio di tredici centinaia di soldati. Pochi furono i prigionieri. La più parte de' feriti si annoverarono tra gli stanziali; i dissipati per la fuga, e tornati alle loro case fra le milizie. Huger e Stevens furono tra i feriti. La perdita degl'Inglesi fu in proporzione del numero loro maggiore, sommando i morti ed i feriti gravemente a più di seicento ottimi soldati. Oltre Steewart sopraddetto, morì con forte rammarico loro Webster. Howard e O-hara, che tenevano i primi luoghi nell'esercito regio, siccome pure Tarleton, rimasero feriti. Dopo la battaglia ritirò Greene le sue genti dietro il Reedy-fork, dove attese un pezzo a raccorre i fuggiaschi, gli sciorinati ed i traviati. Poscia indietreggiando vieppiù, andò a por gli alloggiamenti ad Ironworks sulle sponde del rivo Troublesome. Cornwallis rimase padrone del campo di battaglia. Ma non solo non potè côrre nissuno dei consueti frutti della vittoria, ma ancora fu costretto di abbracciare quei consiglj, che sogliono usarsi dai vinti. La stanchezza de' suoi, la moltitudine dei feriti, la fortezza dei nuovi alloggiamenti presi dal generale americano, ed il prevaler questi di soldati armati alla leggiera, massimamente di cavalli, lo impedirono dal seguitar la vittoria. Poscia la vivezza ed il numero dei libertini, la freddezza dei leali, i quali non che facessero le viste di voler romoreggiare dopo il fatto di Guilford, se ne stavano quieti, nonostante che Cornwallis con un nuovo bando gli avesse invitati a correrealle armi, ed a rivoltarsi all'obbedienza del Re, soprattutto la carestia delle vettovaglie operarono di modo, che il capitano britannico fu necessitato a tirar le sue genti indietro sino a Bell's-mills sul fiume Deep, lasciando anche a New-Garden molti de' suoi più sconciamente feriti in poter dei repubblicani. Rinfrescate le genti a Bell's-mills, e raggranellate alcune poche vettovaglie, dirizzò l'esercito verso Cross-creek alla volta di Wilmington. Lo seguitava spacciatamente Greene, e con un nugolo di stracorridori continuamente lo noiava alla coda. Non fe' l'Americano fine alla persecuzione, se non quando egli arrivò a Ramsay's-mills, dove essendo la contrada sterile e sfruttata, e rottosi dagl'Inglesi il ponte sul Deep, gli lasciò andar al cammino loro. Ma siccome quegli, che animoso era, e grande intraprenditore, volendo giovarsi della congiuntura, in cui i regj si trovavano al disotto, ritorse con novissimo ardore le sue genti per verso la Carolina Meridionale, la quale era stata spogliata della più gran parte de' suoi difensori, e specialmente si difilava a gran giornate contro Cambden. Così Greene rotto a Guilford era più potente in sui campi che prima; così i vincitori, come se vinti fossero, partivano dal giuoco, ed i vinti, come se fossero vincitori, incalzavano fieramente, e di nuovo più arditi, che prima, correvano alle offese. Cornwallis dopo gravi fatiche e stenti arrivò a Wilmington il giorno sette aprile. Quivi si appresentavano alla mente sua due imprese da farsi, ambedue di grandissima importanza. Una era di muoversi in soccorso della Carolina Meridionale, l'altra di volgersi alla Virginia per congiungersi colle genti d'Arnold, e con quelle, che di fresco vi aveva condotte Phillips. Furono molti i dispareri dei Capi dell'esercito intorno quest'oggetto,dalla decisione del quale poteva dipendere tutta la somma della guerra. Volevano alcuni, che si conducesse tosto l'esercito nella Virginia. Allegavano, esser la contrada tra il fiume del capo Fear e Cambden povera, gretta ed impedita da frequenti fiumi e fiumane; che specialmente il passare il fiume Pedee con un nemico così grosso da fronte era cosa troppo malagevole e pericolosa; che sulla strada per a Georgetown s'incontravano le medesime difficoltà; che l'imbarcar le genti per a Charlestown era opera tediosa e lunga; che nulla v'era da temersi per quest'ultima città; che l'assaltar con esercito potente la ricca provincia della Virginia avrebbe rivocato Greene dalla Carolina; che non si sarebbe potuto arrivare in tempo per soccorrere lord Rawdon, che allora si trovava dentro Cambden, e che, se egli fosse stato rotto prima dell'arrivo dell'esercito soccorritore, si sarebbe questo trovato nel vicinissimo, e forse irreparabile pericolo di essere tagliato a pezzi da forze a molti doppj superiori. Da un altro canto quei, che mantenevano la contraria opinione, instavano, che le strade alla volta della Virginia erano non meno, e forse più difficili di quelle che menavano alla Carolina; che gli indugi dell'imbarcare provenivano massimamente dalla cavalleria, e che questa poteva sicuramente fare il viaggio per la via di terra; il che i capitani suoi, e soprattutti Tarleton, si offerivano prontissimi ad eseguire; che ciò posto si poteva prestamente fare l'imbarco; e se i venti fossero favorevoli, si sarebbe potuto arrivare nel buon dì in soccorso della Carolina; che poichè non si era potuto conquistare la Virginia, si doveva almeno conservar le Caroline; che il recarsi contro la prima si era un porsi in dubbio di conquistare una nuova provincia, e nella certezza diperderne intieramente due, e forse tre delle altre, che già erano in potestà del Re; che già i popoli in queste incuorati dall'avvicinarsi di Greene, e dalla lontananza dell'esercito si sollevavano universalmente a cose nuove; che già Marion e Sumpter correvano la campagna; che ogni cosa vi si volgeva a nuova ribellione; che poichè nulla si aveva a temere di Charlestown, si doveva anche star sicuri rispetto a Cambden, città fortificata con un presidio gagliardo dentro, governato da un capitano esperto e forte; che per altrettanto tempo, per quanto le città di Charlestown, e di Cambden si reggessero a divozione del Re, era sempre la Carolina da stimarsi in balìa sua, e da potersi facilmente tutta ricuperare; lamentavano finalmente, che la gita verso Cambden non fosse stata intrapresa già fin quando, trovandosi l'esercito a Cross-creek, si ebbero le novelle, che non si poteva aprir la via alla navigazione del fiume del capo Fear da quel luogo stesso di Cross-creek sino a Wilmington. Ma che quantunque pel fatto soprastamento il prospero successo non fosse più del pari certo, tuttavia era ancora probabile, e non si doveva tralasciarne la occasione. Prevalse la opinione dei primi, e Cornwallis indirizzò totalmente l'animo, dopo fatto una sufficiente fermata a Wilmington a fine di riposar le genti, e rammassar vettovaglie, a volgersi contro la Virginia. Dalla quale deliberazione del capitano britannico ne nacque poco appresso quel fortunoso avvenimento, il quale fu principal cagione del pronto fine della guerra, e dell'americana independenza.


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