Travagliandosi le armi nel modo che siamo andati finora discorrendo, con varia fortuna in Europa, il conte di Grasse veleggiava prosperamente alla volta della Martinica, e per arrivarvi più per tempo fece dalle sue navi da guerra rimorchiare quelle da carico. Tanta fu la diligenza che usò, che giunse in cospetto di quell'isola con cencinquanta vascelli, computando insieme l'armata e la conserva, trenta giorni dopo, dacchè egli era dal porto di Brest partito. Ebbe l'ammiraglio Rodney pronto avviso dell'avvicinarsi dell'ammiraglio francese. Conosceva egli ottimamente, di quanta importanza fosse l'impedire la congiunzione di questa novella armata con quella, che già si trovava nei porti della Martinica e di San Domingo. Conduceva seco il conte di Grasse venti navi di alto bordo con una di 50, e nei porti sopraddetti già se ne avevano in punto da sette in otto altre, che l'attendevano. Rodney non aveva che ventuna navi di fila. Egli era vero che Hyde-Parker ne aveva altre quattro alla Giamaica. Ma queste, oltrechè erano credute necessarie alla difesa di quell'isola, trovandosi a sottovento, non sipoteva sperare, potessero venire in aiuto della grossa armata, che stava a sopravvento. Mosso da tutte queste ragioni mandò Rodney i due ammiragli Samuele Hood e Drake con diecisette vascelli a star in crociata avanti la bocca del porto del Forte Reale della Martinica, al quale sapeva, che il conte di Grasse aveva rivolto il corso del suo viaggio. Perchè l'ammiraglio inglese abbia eletto di mandar quest'armata a bordeggiar rimpetto al porto del Forte Reale, dov'era soggetta a cader sottovento, ed a lasciar inevitabilmente, e sicuramente passar l'armata francese tra essa e la terra per ridursi in quel porto medesimo, piuttosto che farla stanziare a sopravvento presso la punta delle Saline a noi non è noto. Fu scritto, che Hood, il quale era uomo nelle cose navali eccellentissimo, abbia fatto in questo proposito qualche rimostranza. Ma Rodney, ch'era uomo di sua testa, e che voleva quel che voleva, gli mandò dicendo, non pensasse ad altro; attendesse ad eseguir le commissioni. Ma l'esito che ebbe la cosa, dimostrò, che la crociata della punta delle Saline sarebbe stata più opportuna, che quella del porto del Forte Reale. Compariva con magnifica mostra il conte di Grasse presso la nominata punta la sera dei 28 aprile. Gli speculatori recarono tosto le novelle all'Hood dell'approssimarsi dei Francesi. Ordinò egli prestamente le sue navi alla battaglia colle prue rivolte verso la parte, donde veniva il nemico. Comandò eziandio, che orzassero per poter poscia, poggiando, meglio avvicinarsi alle coste della Martinica, a fine d'impedire ai Francesi il trapassare tra sè e la terra. Intanto si fe' bruno, e sopraggiunse la notte. La mattina gl'Inglesi ebbero vista dell'armata francese, la quale in bellissimo ordine, ed in una lunga fila arringata andava radendo terra terra le spiagge dell'isola. Dietro, cioètra la terra medesima e le navi da guerra, navigavano le onerarie. Ma le prime colle orze rivolte all'armata inglese, e le prue al porto, tra essa armata e le seconde s'interponevano. Le une e le altre si sforzavano di girar intorno il capo Diamante, passato il quale avrebbero potuto correre difilatamente nel porto. Tanto non poterono operar gl'Inglesi per esser a sottovento, che le navi da guerra, che erano quattro di fila, ed una di cinquanta, le quali già in quello si ritrovavano, non uscissero, e non venissero a congiungersi colle vegnenti. Quindi il conte di Grasse venne ad aver sotto i suoi comandamenti ventisei grosse navi di fila; ed abbenchè in quel fortunoso punto si fosse accostato all'Hood un vascello di 74 testè venuto da Santa Lucia, ciò nondimanco non poteva la sua alla forza dell'avversario equiparasi. Ciò nonostante, ossiachè credesse sulle prime, che de Grasse non avesse tanto numero di navi, quant'egli aveva veramente, o che si fosse persuaso, che parecchie fra le medesime, quantunque avessero la sembianza di navi da guerra, non fossero però altro, che giunchi, o, come dicono i Francesi, navi armate influta, o che veramente così il consigliassero il suo ardire e la confidenza, che aveva grandissima ne' suoi, si sforzava ad avvicinarsi, come meglio poteva orzando, all'armata francese. Il conte di Grasse trovandosi forte, e volendo tuttavia condurre a salvamento nel porto la conserva nè cercava, nè sfuggiva la battaglia. Arrivati che furono gl'Inglesi a lunga gittata dai Francesi, s'incominciò da ambe le parti a por mano al trarre delle artiglierie. Così si continuò a combattere di lontano per lo spazio di tre ore con grave danno dei primi, e leggiero dei secondi. In questo mezzo la conserva era entrata nel porto. Allora, fatti i Francesi più arditi, si scagliavano contro gliInglesi. Quest'indietreggiarono, sebbene in ottima ordinanza. Ma le navi di Hood per esser tutte foderate di rame erano più franche veleggiatrici, e non era fatto abilità a de Grasse di raggiungerle. Oltreacciò il dietroguardo francese essendo rimasto indietro, perchè non vi si erano collate tutte le vele, fattosi un intervallo tra di esse e la rimanente armata, poco mancò, che Hood non si ficcasse in mezzo, e non riportasse una inaspettata vittoria. Ma accortosi prontamente de Grasse rife' il ripieno, ed impedì l'imminente rovina. Continuarono per due dì i Francesi a seguitare, gl'Inglesi a ritirarsi, finchè, tornati gli uni e gli altri indietro, i primi posero nel porto del Forte Reale, ed i secondi in Antigoa. In questi incontri le quattro navi britanniche il Centauro, il Russel, il Torbay e l'Intrepido patirono gravissimo danno.Avuto Rodney, il quale continuava a starsene a Sant'Eustachio occupatissimo nella vendita delle opime spoglie, le novelle del danno de' suoi, e dello avere il conte di Grasse felicemente afferrato al Forte Reale, s'accorse incontanente, che non era quello il tempo di starsi in sui mercati, e di aspettar lo scorcio della fiera. Conobbe, che seppure voleva sostener le cose delle Antille, bisognava far altri pensieri, e lavorarci dentro con tutte le forze. Per la quale cosa, fatti con grandissima sollecitudine i suoi preparamenti, se ne andò con tre vascelli, ed un polso di genti da terra a trovare Hood ad Antigoa. Intendeva di riporsi tosto in mare per contrastare i disegni al gagliardo nemico, il quale di già gli aveva fatto assai male, e minacciava di voler far peggio. Ma i Francesi non istettero punto a badare. Volevano con prestezza terminar quello che con felicità di fortuna avevano principiato. Laonde, tentata prima, sebbene invano, l'isoladi Santa Lucia, si recarono velocemente contro quella di Tabago. Il primo a sbarcarvi fu il signor di Blanchelande, il quale con quindici centinaia di soldati s'impadronì di prima presa della città di Scarborough e del Forte che la difendeva. Governava tutta l'isola Fergusson. Aveva questi poco più di quattrocento stanziali, ma un numero maggiore di milizie, ottima gente, ed affezionatissima allo Stato inglese. L'universale ancora degl'isolani era nella opinione medesima molto ardente. Trovandosi Fergusson così debole, abbandonate le spiagge, si riparò più addentro nella isola alla città di Concordia, dalla quale posta sopra di un sublime poggio si discopre da ambe le parti il mare, cosa di somma importanza al presidio per vedere, se si movesse cosa alcuna per quello in soccorso loro. Arrivava poco dopo il marchese di Bouillé con un rinforzo di tremila soldati, e congiuntosi con Blanchelande, sotto le mura di Concordia, cinse la città d'assedio. Nel medesimo tempo il conte di Grasse con ventiquattro navi di fila si andava, per impedir gli aiuti, attorno l'assaltata isola aggirando. Non aveva pretermesso il governatore, tostochè ebbe veduto venirsi incontro il nemico, di darne subito avviso, e chiedere pronti aiuti all'ammiraglio Rodney, il quale da Antigoa già s'era recato alla Barbada. Questi, o che si credesse che gli assalitori fossero più deboli di quello ch'erano veramente, o che gli assaliti fossero più gagliardi, o che al postutto non sapesse, che l'ammiraglio francese fosse venuto con tutta la sua armata sopra Tabago, invece di venir egli stesso con tutta la sua in aiuto dell'isola, fu contento al mandarvi solamente l'ammiraglio Drake con sei vascelli, alcune fregate, e con forse seicento soldati di sopracollo. Venne Drake presso Tabago; ma veduto il nemicosì grosso si tolse dall'impresa, e rivolse le vele verso la Barbada. Perseguitavalo de Grasse. Non potè però impedire, che l'Inglese non arrivasse sano e salvo alla Barbada, dove portò le moleste novelle all'ammiraglio Rodney. Ma intanto la condizione del governatore di Tabago era diventata molto stretta; ed essendosi i Francesi impadroniti di diversi poggi, i quali stanno a sopraccapo a Concordia, determinò di ritirarsi sulla montagna più alta del miluogo. Ivi si erano costrutte per le stanze e pel vivere dei soldati alcune baracche e magazzini. Già messosi a camminare era arrivato alla città di Caledonia posta sulla via per alla montagna. Tra questa e quella sono le strade così aspre e difficili, che pochi uomini vi potrebbero tutto un esercito arrestare. Bouillé conosceva, che il tempo e la necessità delle cose non pativano la lunghezza di un assedio; e da un altro canto, se il nemico si riparava a que' luoghi, ne sarebbe l'impresa di necessità lunga e difficile diventata; il che avrebbe impedito i futuri disegni, che si avevano. Si temeva altresì del prossimo arrivo di Rodney. Per la qual cosa pensò Bouillé di accelerar in altro modo, che quello dell'armi, il fine della fazione. Mandò dicendo al governatore, in ciò scostandosi dalla consueta sua umanità, forse per l'ostinazione degl'isolani e forse ancora per l'enormità commesse a Sant'Eustachio, che incomincerebbe ad ardere due abitazioni e due campi di cannameli; e come disse, così fece. Fece intendere altresì, che, se non si arrendesse, ogn'intervallo di quattr'ore avrebbe fatto lo stesso a due volte altrettanti. Vedutosi dagli abitatori, che la cosa non era da burla, e che se più oltre si volesse perseverare nella difesa, ne sarebbero tutte le poste loro arse e distrutte, abbiettatisi anche all'aver vedute le andantisipoppe di Drake, e non punto disposti a tollerare il tedio dell'aspettare gli aiuti ogn'ora più incerti, prima incominciarono a romoreggiare, poscia appiccarono pratiche d'accordo col capitano francese. Fergusson, accorgendosi ottimamente di non poter resistere al temporale, e conosciuto inoltre, che gli stessi stanziali stanchi e sgomentati nicchiavano, s'inclinò a convenire, e, chiesti i patti, gli ottenne. Furono essi molto onesti e somiglianti a quelli, che Bouillé, solito sempre a procedere con termini mansueti coi vinti, concesse agli uomini della Domenica. Queste cose si facevano nell'entrar di giugno. Arrivò Rodney poco dopo sopra l'isola con tutta la sua armata; ma udita la perdita di quella, e trovato il conte di Grasse più di lui gagliardo, schivata la battaglia, se ne tornò alla Barbada. In questo modo i Francesi, diventati nelle Antille superiori di armi marittime, e con lodevole celerità e prudenza usandole, e danneggiarono il nemico sul mare, e conquistarono una ricca e bene munita isola. Ma questa non era, che una parte dei disegni orditi dalla Francia, e commessi alla cura del conte di Grasse. Gli avevano i ministri comandato, che, fatte quelle maggiori e più utili fazioni nelle Antille, che meglio per la stagione potesse, si recasse poscia con tutte le forze sue sulle coste dell'America, e là cooperasse coi soldati nazionali e con quei del congresso nel debellare, ed estirpar del tutto la potenza britannica in quelle contrade. Washington e Rochambeau, per incominciar a metter mano all'opera, lo aspettavano, e si erano per mezzo di spedite navi, mandate da una parte e dall'altra, accordati di quello, che, quando congiunti fossero, si avesse a fare. Lo avevano richiesto, conducesse oltre il navilio, cinque o seimila soldati, munizioni da guerrae da bocca, e soprattutto pecunia, della quale non solo gli Americani, ma ancora i Francesi stessi difettavano. Pregavanlo finalmente, operasse presto, perchè le cose andavano molto strette, e gli aiuti inglesi avrebbero potuto arrivare. Stimolato il conte di Grasse da tutti questi motivi, e dal desiderio della gloria che acquisterebbe, se egli avesse quello fatto, che stato era tentato invano dal conte D'Estaing, con por fine del tutto alla guerra americana, si risolvette a non metter tempo in mezzo. Per la qual cosa partì dalla Martinica, ed arrivò al Capo francese nell'isola di San Domingo. Quivi fu costretto a soprastar alcun tempo per aspettar il denaro, il qual era necessario per levare le genti e per far massa delle munizioni che si dovevano in America alla grand'impresa trasportare. Il denaro però non potè ottenere. Nel medesimo luogo si accozzarono con lui altre cinque navi d'alto bordo. Finalmente imbarcati i soldati e le munizioni, commetteva le vele al vento, e, scortata prima una grossa conserva sino a' luoghi sicuri, e toccato la Havanna per levarvi denaro, che gli Spagnuoli di buona voglia somministrarono, viaggiava con tempo prospero alla volta del golfo di Chesapeack con vent'otto vascelli di fila. Portava tre migliaia di valentissimi soldati, denari e munizioni a dovizia, e con essi tutta la fortuna della guerra. Da un altro canto Rodney, che teneva l'occhio attento a tutte le mozioni di Grasse, avuto lingua di quello che accadeva, e giudicando la cosa di quella importanza, ch'ella era, mandava speditamente alla volta dell'America l'ammiraglio Hood con quattordici navi di fila, acciocchè congiuntele con quelle, che già vi aveva l'ammiraglio Graves, si opponesse agl'intraprendimenti del conte di Grasse. Egli poi cagionevole di salute conalcune navi malconce, ed una grossa conserva se ne tornò in Inghilterra. Fu molto, e molto acerbamente biasimato Rodney pei consiglj da lui presi a questi dì, ed alcuni anche lo accagionarono dei sinistri avvenimenti, che poco dopo sopravvennero. Argomentavano costoro, che se l'ammiraglio inglese avesse seguitato tostamente il francese con tutta la sua armata, ed anzi apportato alla Giamaica, ed ivi congiuntosi colla forza di Hyde-Parker avesse così grosso fatto vela verso l'America, o il conte di Grasse non avrebbe intrapreso di fare quello che fece, o ne sarebbe stato perdente nel conflitto. Si dolevano, che Rodney invece di pigliar questo consiglio, il quale, secondo che avvisavano era il solo che buono fosse a seguitarsi in quella occorrenza, abbia, recandosi in Inghilterra con parecchie delle più grosse navi, ed abbandonato il campo di battaglia, ed infievolito l'armata già non troppo gagliarda ad un tanto bisogno. Aggiungevano, che fu grand'errore il suo, di aver l'armata medesima in parecchie piccole squadre spartita, lasciando alcune navi nelle isole di sottovento, dove i Francesi non ne avevano lasciato nissuna, mandandone altre tre alla Giamaica, che niuno allora aveva in animo di assaltare, ed inviando finalmente Samuele Hood con una ineguale ed insufficiente forza in America. Da ciò concludevano, esser ben da maravigliare, che mentre i nemici tutte le forze loro in un solo luogo adunavano, l'ammiraglio inglese le sue spartisse in diversi. Quali effetti ne siano nati, dicevano, da questa deliberazione, averlo poscia veduto il mondo, rammaricarsene con incessabili lagrime l'Inghilterra. Da un altro canto redarguivano coloro, che la sentenza di Rodney mantenevano, che l'essersi egli recato in Inghilterra era stato,rispetto alla sua sanità, piuttosto necessità che elezione; che le navi, le quali aveva condotte seco, erano sì fattamente malconce, che non si sarebbero potute riparar in quei porti; che siccome de Grasse aveva sotto la sua tutela una numerosa e ricca conserva, così si doveva credere, che non l'avrebbe avviata sola e senza convoglio alla volta dell'Europa; la qual cosa se avesse, come ragion voleva, fatto, ne sarebbe stato il numero delle sue navi da guerra scemato; che quando anche nissuna stima si volesse fare delle cose sin qui dette, la forza che condusse seco in America Samuele Hood, se congiunta si fosse con quella di Graves, sarebbe stata bastevolissima ad affrontare tutta l'armata dell'ammiraglio francese; ma che bene aveva errato l'ammiraglio Graves, il quale invece di tener raccolta ed intiera la sua flotta nel porto della Nuova-Jork se n'era ito inutilmente aggirando nell'acque di Boston sino a tanto che sopravvenuti essendo i tempi fortunali, ne furono le navi sue rotte e fracassate; il che fu causa, che anche dopo l'arrivo dell'Hood alla Nuova-Jork si trovarono le forze inglesi inferiori alle francesi; che se Graves non ebbe nissun tempestivo avviso dell'arrivo del conte di Grasse e di quello dell'ammiraglio Hood, ciò alla malvagia fortuna, e non a colpa di Rodney doversi riputare, il quale non tralasciò di spacciar verso l'America saettìe a recar le novelle, le quali furono nel viaggio loro dal nemico intraprese; che in fine non si poteva il capitano generale biasimare dell'aver mandato Samuele Hood in America, piuttosto che l'esservi andato egli stesso; perciocchè fosse Hood un uomo il quale nella scienza delle cose navali molti avanzava, a nissuno cedeva. Noi non saremo per definire quale delle due parti s'accostasse alla ragione. Imperciocchènegli accidenti della guerra, se non si dee giudicar dagli eventi, non si dee nemmeno pretermettere la considerazione delle cause; e certo è bene, che dalla presente risoluzione di Rodney dipendettero tutte le future cose nella terra-ferma americana, la fortuna dell'America stessa e quella vicinamente di tutta la guerra.Narrati gli accidenti, che nel presente anno intervennero tanto in Europa, quanto nelle isole delle Indie occidentali, ci conviene ora raccontar quelli, che accaddero sul continente d'America, dove principalmente si contendeva della somma delle cose, e si doveva con tutte le forze sì da terra, che da mare definire, a quale delle due parti dovesse rimanere la finale vittoria. Negli altri luoghi si combatteva per gli accidenti della presente guerra, e della futura pace; ma là si quistionava di tutta la fortuna, e per così dire della sostanza stessa dell'una e dell'altra. Ma priachè ci facciamo a descrivere i successi dell'armi, necessario è, che favelliamo di quelle cose, le quali sebbene non siano altrettanto come quelli, appariscenti e gloriose, sono però ai medesimi il principale, ed il più sodo fondamento. Queste sono quelle, che appartengono al reggimento interno dello Stato. Era la condizione degli Stati Uniti sul principiar del presente anno non che prosperevole, calamitosissima, e dava maggiori motivi di timore, che di speranza. Quantunque gli sforzi fatti dagli Americani nel varcato anno, ed il nuovo ardire nato nei medesimi per cagione dei disastri delle Caroline avessero alcuni buoni effetti operato, tuttavia essendo essi fondati solamente sulla fugace ardenza dei particolari uomini, e non su d'alcun buon ordine pubblico, ne nacque, che incominciarono tosto ad andare in declinazione,sicchè non s'indugiò molto a ritornare in eguali, e forse in maggiori angustie di prima. L'erario pubblico era voto, o pieno soltanto di biglietti di credito, che più non avevano nissun valore. Le provvisioni per l'esercito non si facevano, o si facevano per forza con dar all'incontro polizze del ricevuto, le quali perduto avevano ogni sorta di riputazione. Quindi era, che e le derrate si nascondevano, ed i popoli si disgustavano. Quando poi si era riuscito a ragranellare qualche poca provvisione, questa non si poteva a luoghi comodi trasportare, perchè non si aveva denaro per pagar le some ai vetturali; ed in alcuni paesi, dove si aveva voluto far forza, ne erano nate cattive parole, e peggiori fatti. Non si avevano magazzini in pronto; ma bene soltanto qualche riposte qua e là, nelle quali spesso nè vettovaglie, nè vestimenta di sorta alcuna si ritrovavano. Le armerie stesse mancavano d'armi. I soldati laceri, nudi, privi di ogni bene vivente, invano chiedevano aiuto a quella patria, che difendevano. Gli antichi disertavano, i nuovi non volevano andar all'esercito; e sebbene il congresso avesse decretato, che il primo gennaio vi dovessero essere trentasettemila uomini in armi, appena che la ottava parte fossero arrivati sotto l'insegne nel mese di maggio. Brevemente e' pareva, che l'America venisse meno al suo più gran bisogno, e volesse tornar indietro, allorquando già più era vicina ad arrivar alla meta. Ognuno credeva che non sarebbero stati gli Americani capaci ad esercitar la guerra difensiva, non che far la offensiva; ed invece di cooperare coi Francesi nel cacciar via da quelle terre i soldati del Re Giorgio, si temeva che non bastassero a far di modo, che questi non cacciassero quelli. Tanto era il cambiamento di fortuna prodotto dalla povertà dell'erario,e dalla mancanza di quegli ordini pubblici, che sarebbero stati necessarj per fornirlo. Queste cose non isfuggivano la mente dei Capi americani, e facevano ben essi ogni sforzo per rimediarvi. Ma di ciò avevano meglio la volontà, che il potere. Il solo mezzo, che avesse il congresso per soddisfare ai bisogni dello Stato erano o le nuove gittate di biglietti di credito, o le gravezze da porsi sui popoli. Ma quelli avevano perduto ogni sorta di valore, ed il congresso medesimo tratto da una inevitabile necessità aveva richiesto gli Stati, acciocchè le leggi rivocassero da essi fatte, le quali avevano prescritto, che i biglietti dovessero servire e riceversi in luogo di moneta effettiva nei pagamenti. Inoltre aveva ordinato che nei contratti che in nome dello Stato si andavano facendo per le provvisioni dei soldati, si stipulasse il prezzo specificamente in moneta. Il ch'era l'istesso che stabilire, che lo Stato medesimo non riconosceva più i biglietti come moneta, e che questi non solo non avevano più, ma ancora non potevano più avere nissun valore. Il congresso poi non aveva la facoltà di por tasse, la quale risiedeva tuttavia nei particolari Stati. Ma questi andavano molto più a rilento, che non sarebbe stato il bisogno, nel porne; della quale freddezza molte erano le cagioni. I reggitori degli Stati particolari erano per lo più uomini popolari, i quali temevano di venire in disgrazia dell'universale, se prestanziato avessero i popoli in un paese massimamente, in cui per quella, non so se mi debba dire fausta od infausta, utile o perniziosa agevolezza di gittar biglietti per sopperire ai pubblici bisogni, erano usi a pagar nissuna tassa, o poche. Inoltre, quantunque i biglietti del congresso fossero mancati, gli Stati particolari però ne avevano dei loro, i quali, comechè non disì gran posta scapitassero quanto i primi, erano peraltro andati soggetti a non leggier disavanzo; e ripugnavano i reggitori al por tasse in moneta perchè credevano, e non senza ragione, che ciò gli avrebbe fatti disavanzare di vantaggio. Nè si dee passar sotto silenzio, che, siccome nissuna testa di reggimento vi era, la quale definisse, qual fosse la rata di tassa, che secondo le abilità singolari dovesse a ciascuno Stato spettare, così gli uni per gelosia degli altri si peritavano alle tasse per paura di gravar sè stessi più degli altri. Tanto erano quei popoli sospettosi e restii, quando si doveva venire al toccar dei cofani. Così mentre gli uni stavano osservando gli altri, e nissuno incominciava, non si forniva il nervo dell'entrate pubbliche allo Stato, e la repubblica si disfaceva. Nè alcuna speranza si poteva avere, che gli Stati mossi da tanta necessità fossero per investir il congresso dell'autorità di por le tasse, sia perchè gli uomini non si spogliano volentieri dell'autorità che hanno, sia perchè in quelle opinioni intorno la libertà, che avevano gli Americani, stavano in sospetto che il congresso potesse abusare. Finalmente egli è da far considerazione, che a quel tempo molto confidavano gli Americani al poter ottenere soccorsi di denaro esterni, massime da parte della Francia, e si erano dati a credere, che solo, che un ministro del congresso si appresentasse a domandar denaro presso alcuna Corte d'Europa, tosto ne otterrebbe quella quantità che vorrebbe egli stesso, come se i forestieri avessero dovuto esser più teneri degli Americani della prosperità e degl'interessi dell'America. In cotal modo si era la fonte della pecunia pubblica, che dai biglietti di credito derivava, seccata, e quella delle tasse non si apriva. Si debbe ancora avvertire, che quand'anche le tasse si fosserostabilite e sino a quell'estremo punto che si sarebbero potute sopportare, era evidente, che quello che gittassero, non avrebbe potuto a gran pezza supplire alla voragine della guerra, e per conseguente la spesa avrebbe sempre vinto l'entrata. Conciossiachè si era quella nutrita con tanta spesa, che vi si erano consumati dentro venti milioni di dollari all'anno, e le più gravi tasse che si sarebbero potute porre in quelle occorrenze degli Stati Uniti, non avrebbero potuto fruttificare più di otto milioni di dollari. E sebbene si potesse sperare, che con un buon maneggio del denaro pubblico l'enorme costo della guerra si potesse diminuire, non è però, che non avesse il medesimo sempre di gran lunga la rendita avanzato. Considerate tutte queste cose, aveva il congresso molto per tempo commesso al Dottor Franklin, che quelle maggior'istanze che potesse, facesse presso il signor di Vergennes, per mano del quale passava allora principalmente tutto il governo delle cose d'America, per ottener dalla Francia un accatto di alcuni milioni di tornesi per far le spese della guerra. Gli comandò ancora, ponesse ogn'industria per impetrar dal Re Cristianissimo la facoltà di far un altro accatto a favor degli Stati Uniti presso gli uomini pecuniosi di Francia e che fossero all'America affezionati. Le medesime instruzioni mandò a Giovanni Adams e Giovanni Jay, il primo ministro plenipotenziario degli Stati Uniti presso le Province Unite d'Olanda, il secondo presso la Corte di Spagna, e ciò al fine stesso di ottener da questi due Stati un conveniente accatto. Esponessero alla Spagna, che sarebbero sul voler rinunziare (tanto erano spiritati a questi tempi gli Americani) alla navigazione del Mississipì, ed all'aver un porto su di questo fiume; all'Olanda, che le avrebberoprocurato vantaggi commerciali d'importanza; alla Francia, che senza di questo aiuto di pecunia ne sarebbe la impresa loro spacciata; a tutti, che l'America era di tal risponsivo, che nissun dubbio si poteva avere intorno all'essere al convenuto termine rimborsati. Siccome poi la cosa era di tanto momento, così non contenti all'aver queste nuove commissioni inviate ai ministri loro, mandarono ancora in Francia il colonnello Laurens, acciò presenzialmente i ministri francesi confortasse al medesimo cammino, e l'accatto sollecitasse. La Spagna non si lasciò piegare; perchè Jay non volle quella rinunziazione offerire; l'Olanda nemmeno, perchè dubitava del risponsivo di quel nuovo Stato. La Francia sola, la quale vedeva benissimo che l'aiutar la vittoria degli Stati Uniti, e mantenergli in vita era un esser pagata meglio, che di pecunia, concesse sei milioni di tornesi, non però come prestito, ma come dono, e non senza qualche mal motto sulla freddezza degli Stati nel fornire ai loro bisogni, allegando, che quando si vogliono compire onorate imprese, non bisogna essere tanto rispettivi allo spendere. Aggiunse molte protestazioni delle angustie proprie per far parere migliore la cosa. Ma essendo questa somma troppo inferiore ai bisogni, consentì la Francia ad entrare mallevadrice in Olanda per un accatto di dieci milioni tornesi da farvisi dagli Stati Uniti d'America. E siccome malgrado della mallevadoria l'accatto si forniva lentamente, così il Re Cristianissimo fu contento ad anticiparne il sommato, cavandolo dal proprio erario. Rispetto poi all'accatto da farsi presso i privati uomini della Francia, non volle il Re acconsentire. In tal modo vennero gli Americani ad ottenere dalla Francia un sussidio di sedici milioni di tornesi, deiquali però una parte già era stata consumata nel pagamento delle precedenti tratte del congresso sopra il Dottor Franklin pei bisogni anteriori dello Stato mandate. Il rimanente o fu imbarcato in altrettanta moneta per essere in America trasportato, o convertito dal colonnello Laurens in valore di vestimenta, d'armi e di munizioni da guerra in servigio degli Stati Uniti. L'intenzione del donatore de' sei milioni era, che siccome il dono era destinato all'uso dell'esercito d'America, così fosse o tenuto in serbanza all'ordine, o rimesso nelle mani del generale Washington, acciocchè non venisse in quelle d'altri maestrati, i quali, siccome dubitava, si sarebbero per avventura creduti in necessità di divertirlo in altri usi dello Stato. Questa condizione non solo non piacque, ma dispiacque molto al congresso; perciocchè si pensò, che in tal modo i suoi soldati sarebbero, come se fosse, diventati pensionati dalla Francia, e temette, che molto ne rimettessero della dependenza loro verso di sè stesso. Perciò ordinò, che i fornimenti compri con parte della donata pecunia, quando in America arrivassero, fossero consegnati al maestrato sopra la guerra, e che in ordine alla pecunia effettiva, foss'ella posta in mano del camerlingo, il quale se ne desse carico e la spendesse poscia, secondochè gli sarebbe dal congresso comandato in servigio dello Stato.Fu questo soccorso della Francia opportunissimo agli Stati Uniti; e se ne accrebbero grandemente gli obblighi della repubblica verso quella Corona. Ma prima che i negoziati, che tendevano ad ottenerlo, fossero al termine loro condotti, o che il denaro e le provvisioni arrivassero, era stato richiesto un lungo tratto di tempo, sicchè riuscivano al presente bisogno dell'America di tardo rimedio. Nè il sussidio stessoera bastevole a soddisfare a tante necessità. Nè quando il fosse stato, si poteva credere che fosse per bastare effettivamente, quando non si riformassero gli ordini relativi allo spendere la pecunia pubblica. Imperciocchè se povera era l'entrata, nissuno non dubiti, che maggiore prodigalità non vi fosse nell'uscita. Le quali cose molto bene considerate dal congresso, pensò di strigarsi finalmente da questo nodo, che tanto lo aveva tenuto impacciato fin dal principio della rivoluzione; e si risolvette ad introdurre una buona economia nella Camera del Comune. A questo fine il giorno 20 di febbraio trasse a camerlingo Roberto Morris, uno dei deputati dello Stato di Pensilvania al congresso, uomo di grandissimo credito, sapere e pratica nelle faccende mercantili, di larghe facoltà dotato, di costumi integerrimi e nella impresa del nuovo Stato zelantissimo. Gli diè facoltà di sopravvedere e soprantendere l'entrata e l'uscita pubblica, investigare il debito dello Stato, immaginare e proporre nuovi ordini di pubblica amministrazione. Se grave fu il carico imposto al Morris, non fu minore l'ingegno e la fedeltà co' quali ei lo sostenne. Non tardò egli ad introdurre la regolarità, dov'era il disordine, la buona fede, dov'era l'inganno; e siccome la principale e più utile prerogativa di un amministratore si è la esattezza nell'adempimento delle obbligazioni, così in questo fu puntualissimo. Dal che ne procedette, che là, dov'era una sfidanza universale, nacque appoco appoco una universale fidanza. Una delle prime operazioni del camerlingo si fu di appresentare al congresso un modello di un Banco nazionale per tutti gli Stati Uniti d'America. Avesse il Banco un capitale di quattrocentomila dollari diviso in altrettanti luoghi di quattrocento dollari ciascuno in monete d'oro ed'argento da procacciarsi per mezzo delle soscrizioni; che questo capitale potesse al bisogno, e giusta certe restrizioni e limitazioni, essere accresciuto pure per mezzo delle soscrizioni; fosservi dodici direttori del Banco; fosse questo riconosciuto dal congresso sotto il nome del presidente, direttori e Compagnia del Banco dell'America Settentrionale; il camerlingo avesse la facoltà di sopravvedere tutte le operazioni del Banco. Questi erano gli ordini ed i principali lineamenti della instituzione. L'uso poi si era questo, che le scritte del Banco pagabili a richiesta, dichiarate fossero moneta legale pel pagamento di tutte le imposizioni e tasse in ciascuno degli Stati Uniti, e si ricevessero altresì nelle casse del pubblico erario, come se oro, od argento fossero. Diè il congresso con solenne decreto pubblico ratificamento all'ordinazione. Nè si penò molto a trovare i soscrittori, e tutte le poste furono in breve tempo riempite. Riuscì il Banco di grandissima utilità agli Stati. Perciocchè per mezzo delle sue scritte ne fu abilitato il camerlingo ad anticipare i proventi delle imposizioni. Nè contento allo aver per mezzo del Banco fatto servir i capitali, ed il credito dei particolari soscrittori a sostegno del credito pubblico, volle lo stesso effetto operare coll'autorità del suo proprio credito e nome. Perciò gettò nel pubblico una non leggier somma di obbligazioni sottoscritte di sua mano, e pagabili a differenti tempi coi sussidj forestieri, o colle rendite interne degli Stati Uniti. E quantunque col tempo queste sue obbligazioni abbiano sommato a meglio di cinquecento ottant'un migliaio di dollari, ciò non di manco non è stato mai, che scemassero di riputazione, se non forse un poco negli ultimi tempi. Tanta era la confidenza, che avevano i popoli nella fede, e nella puntualitàdel camerlingo. Così nell'istesso tempo, in cui il credito dello Stato era presso che spento, e che le carte di lui poco o nulla valevano, quello di un solo uomo era fermo, ed universale. Gli effetti prodotti a vantaggio degli Stati Uniti da queste obbligazioni del camerlingo pel mezzo, ch'elleno somministrarono, di poter usar anticipatamente le imposizioni ad un tempo, in cui quest'anticipazione era non che necessaria, indispensabile, furono inestimabili. Per esse ne fu fatto abilità ai maestrati di far le provvisioni per l'esercito non più per mezzo delle tolte, ma sibbene per contratti regolari. La qual cosa fu d'infinito benefizio cagione e pel risparmio che si ottenne, e per la esattezza dei fornimenti medesimi, e per la contentezza dei popoli, i quali a quelle richieste forzate fieramente si corrucciavano. E sebbene questo usare per anticipamento i proventi delle imposizioni non sia esempio buono ad imitarsi, nè senza pericolo, tanta però fu la prudenza di Morris in questo maneggio, e sì grandi l'ordine e l'economia da lui introdotti in tutte le parti dell'uscita del denaro pubblico, che non ne risultò danno di sorta alcuna. Ma un fondamento era necessario a tutte queste nuove ordinazioni del camerlingo, e quest'erano le tasse. Per la qual cosa il congresso decretò, si richiedessero gli Stati a fornire per via d'imposizione all'erario otto milioni di dollari, e nel medesimo tempo determinò, quale dovesse essere in questa somma la rata di ciascuno Stato. Tal era la necessità delle occorrenze della repubblica e tale la confidenza, che nel camerlingo aveva ognuno collocata, che gli Stati a questo nuovo decreto del congresso volentieri si accomodarono; e con ciò si pose un rimedio efficace alla strettezza dell'erario. Nè qui si ristettero le cose fatte dal Morris inbenefizio degli Stati. La provincia della Pensilvania era quella dalla quale, siccome frumentosa, si cavavano principalmente le somministrazioni delle farine ad uso degli eserciti. Queste somministrazioni per mancanza della moneta procedevano, sull'entrar del presente anno, molto lentamente. Ma non così tosto Morris fu creato camerlingo, che prima col suo credito privato procurò le incette delle farine pei soldati, poscia si offerì, ed ottenne di soddisfar esso stesso alle richieste da farsi di tali derrate alla Pensilvania durante tutto il presente anno, solo che gli fosse concesso il rimborsarsi sul provento della rata del sovrannominato balzello, che a quella provincia era toccata, la quale sommava a meglio di un milione e centoventi migliaia di dollari. Così per opera del camerlingo furono ristorati il credito e l'erario pubblico, e questo da una estrema votezza ad una sufficiente pienezza condotto. Per lui stette principalmente, che gli eserciti dell'America non si disbandassero, e che il congresso, invece di cedere ad una inevitabile necessità, abbia nel presente anno potuto non solo con vigore, ma ancora con prosperità di fortuna la guerra offensiva esercitare. Certamente dovettero, e debbono gli Americani altrettanto saper il buon grado e restare obbligati alle camerali ordinazioni di Roberto Morris, quanto ai negoziati di Beniamino Franklin, ed alle armi di Giorgio Washington.Prima però che questi nuovi e salutevoli ordini avessero corroborato lo Stato, ed in sul bell'entrar dall'anno era succeduto un caso, il quale aveva fatto temere di prossima rovina tutta l'America; e se non fu la prima causa, fu certamente il più possente sprone, perchè gli ordini medesimi si facessero. Erano a questo tempo, siccome abbiam notato, i soldati prividi ogni cosa non solo al militare, ma ancora al vivere necessaria; il che gli faceva stare molto di mala voglia. A queste cagioni di scontentezza se ne venne a congiungere per gli stanziali della Pensilvania un'altra speciale, e questa fu, che siccome avevano preso le ferme o per tre anni, o per tutto il tempo della guerra, così per l'ambiguità dei termini delle condotte loro si credettero sul finir di quei tre anni essere sciolti ed aver la facoltà di ritornarsene alle case loro, mentre dal canto suo lo Stato pretendeva che militar dovessero sino al fine della guerra. Queste due cause operando insieme nelle menti loro fecero di modo, che la notte del primo gennaio tumultuarono di mala sorte e si ammotinarono dicendo, che volevano armata mano ire alla sede del congresso, e quivi ottenere ai torti, che sofferivano, ammenda e ristoramento. Erano nel torno di quindici centinaia di soldati. Fecero gli uffiziali ad ogni poter loro per sedar il tumulto ma tutto fu in vano, e nel contrasto che ne seguì, alcuni fra gli ammotinati da una parte, ed un uffiziale dall'altra, vi perdettero la vita. Si presentò il generale Wayne, uomo pel valor suo di grande autorità presso i soldati, ed avendo alzato la pistola contro i sediziosi, gli fu detto, badasse bene a quello che si facesse, che ne sarebbe anch'egli tagliato a pezzi; e già gli avevano posto le baionette al petto. Quindi, fatto massa delle artiglierie, delle bagaglie e del carreggio, che alla schiera loro appartenevano, si avviarono in bella ordinanza verso Middlebrook. La notte ponevano gli alloggiamenti con trincee e ripari molto cautamente, come se fossero in paese nemico. Avevano eletto a capo dell'impresa un certo Williams, disertore inglese, e gli avevano dato per arroti, con chi potesse consultare, tutti i sergentidelle compagnie. Da Middlebrook procedettero a Princetown, e vi si accamparono. Uffiziali non vollero in mezzo di loro, e già cacciato avevano da Princetown il marchese de La-Fayette, il generale Saint-Clair, ed il colonnello Laurens, che vi erano venuti per quietar gli strepiti. Intesasi la cosa in Filadelfia, e parendo ai Capi della lega di quella importanza ch'ella era, si mandarono delegati, tra i quali i generali Reed e Sullivan, per iscoprire a che termine dovesse arrivare quel moto, e coll'autorità loro porvi, se possibil fosse, rimedio. Arrivati nelle vicinanze di Princetown mandaron dicendo agli ammotinati, che cosa volesse dir questo, e che si volessero. Risposero, che questo voleva dire, che non s'intendevano di star più oltre alle baje, ed alle promesse che loro si facevano; che pretendevano, che tutti coloro i quali avevano militato lo spazio di tre anni, avessero congedo; che sia quelli che se n'andassero, sia quelli che rimanessero, avessero ad avere immediatamente tutte le paghe decorse e tutte le vestimenta, che avrebbero dovuto avere sino a quel dì; che fossero loro pagati i residui dei caposoldi; e che finalmente volevano per l'avvenire, senza lasciare scattar pure un giorno, essere pagati tutti appuntatamente. Intanto era la nuova dell'ammotinamento nella Nuova-Jork a Clinton pervenuta, il quale tosto deliberò di giovarsi della occasione. Mandò al campo de' sollevati tre uomini a posta, tutti e tre leali americani, perchè in nome suo proferissero loro le seguenti condizioni; sarebbero ricevuti sotto la protezione del governo inglese; sarebbero loro perdonate tutte le passate offese; sarebbero fedelmente di tutte le paghe soddisfatti dovute loro dal congresso senza niuna obbligazione di militar sotto le insegne del Re, quantunque volentieri si sarebberoaccettate le buone voglie; che solo si esigeva, ponessero giù le armi, ed alla leanza loro ritornassero; mandassero deputati in Ambuosa per praticare, ed accordar con coloro, che là sarebbero venuti da parte di Clinton. Gli agenti poi di questi, oltre le narrate condizioni, andavano mettendo male biette, con vivi colori dipingendo il ben essere dei soldati del Re, le miserie loro proprie, l'ingratitudine del congresso. Ma Clinton non contento a questo, per dare di luogo vicino favore agli ammotinati, e facilità al venire, quando il volessero, a congiungersi con esso lui, era varcato con non poca parte delle sue genti dalla Nuova-Jork nell'Isola degli Stati. Non volle però andar più oltre, e por piede sulla Cesarea per non far levar i popoli a romore, e non irritare con troppo vicina dimostrazione quelle genti, e far loro di nuovo dar la volta in favor del congresso. Risposero alle proposte di Clinton nè del sì, nè del no. Gl'inviati ritennero. In questo frattempo si erano appiccate, e bollivano le pratiche tra i deputati del congresso, e quei de' sollevati, e siccome gli animi erano gonfj, così vi fu che fare e che dire assai, prima che si volessero udire gli uni gli altri, non che far le viste di volersi accordare. Offerivano i primi di dar congedo a tutti coloro, che avevano pigliato le ferme indeterminatamente per tre anni, o per la durata di tutta la guerra, e che nei casi, in cui le scritte del tempo delle ferme non si potessero avere, si ammettessero per pruova i giuramenti dei soldati; che darebbero polizze, o sia promesse di rifacimento delle somme, che i soldati perdute avevano a cagione del disavanzo dei biglietti; che i soldi corsi si sarebbero assestati il più presto, che far si potesse; che somministrerebbero loro sul fatto certi capi di vestimenta, dei quali stavanoin maggior bisogno; si perdonerebbero e dimenticherebbero le offese. Per queste proposte le cose si domesticarono; fu fatto l'accordo, e si posarono gli animi. Marciarono poscia da Princetown a Trenton, dove furono le condizioni mandate ad effetto. Consegnarono in mano dei loro i deputati di Clinton, i quali senz'altro indugiare furono impiccati. In tal modo fu fermato un tumulto, che aveva maravigliosamente tenuto in sentore, ed impaurito gli Americani, e dato sì grandi speranze al generale inglese. Ma molti valenti soldati, ottenuto commiato, ed abbandonato l'esercito, alle case loro se ne ritornarono. Washington, durante l'ammotinamento non fe' dimostrazione veruna, e se ne stette quieto ne' suoi alloggiamenti di New-Windsor sulle rive del fiume del Nort. Della quale deliberazione furono causa il sospetto, ch'egli aveva, che i suoi proprj soldati si mettessero in levata, la pochezza loro, il pericolo che vi era, che se egli sprovvedesse le rive di quel fiume, il generale inglese vi salisse e s'impadronisse dei forti passi già tante volte venuti in contesa; e finalmente il timore che se s'intromettesse inutilmente, l'autorità sua ne andasse presso tutti gli altri soldati soggetta a diminuzione, e diventasse contennenda; il che sarebbe stato di pessime conseguenze cagione. Forse ancora nel mezzo dell'animo suo stette contento a quello sprone dato al congresso, acciocchè meglio, e con ogni sforzo fosse per attendere ai bisogni dell'esercito, movendolo la difficoltà, colla quale si provvedevano i denari necessarj al sostentamento di quello. Pochi giorni dopo gli stanziali della Cesarea, mossi dall'esempio dell'ammotinamento dei Pensilvanesi, e del fine ch'esso ebbe, si levarono anch'essi in capo. Ma Washington, mandato loro all'incontro una grossa banda di soldati,della fede dei quali si era nella precedente sedizione assicurato, tostamente gli ridusse al dovere, e fe' aspramente gastigare i nutritori dello scandalo. Così fu posto fine del tutto al tumultuar dei soldati; e gli Stati, avuta questa battisoffia, per chiarirsene una volta tanto dissero e tanto fecero, che rimedirono, e mandarono al campo paghe per tre mesi in altrettanto oro ed argento. Con questo aiuto si confermarono gli animi dei soldati, tantochè tennero il fermo, sino a che le ultime deliberazioni del congresso, che abbiamo sopra raccontate, operato avessero quegli effetti che se ne dovevano aspettare.Nel tempo medesimo in cui il congresso, avendo anche in ciò consenzienti Washington, e tutti gli altri principali uomini della lega, si sforzava di stabilir nuovi e buoni ordini civili, i quali sono il principale fondamento alle fortunate guerre, il Capo dell'esercito meridionale correva a gran giornate, e con forze potenti alla ricuperazione della Carolina, la quale gli era, come se fosse sicura, o poco difficile preda, lasciata nelle mani dal lord Cornwallis, che si era a volgersi contro la Virginia deliberato. Era, partitosene Cornwallis, il governo della meridionale Carolina venuto in mano del lord Rawdon, giovane di buona mente e di non mediocre aspettazione nelle cose della guerra. Aveva egli posto il suo principal alloggiamento in Cambden, città assai fortificata; ma però il presidio vi era dentro molto debole, e tale, che se atto era a difendere la Terra, non l'era del pari a tener la campagna. E questa medesima debolezza aveva luogo in tutti gli altri posti della provincia, che tuttora si tenevano per gl'Inglesi. Oltreacciò, siccome il paese era per ogni dove nimichevole, così erano stati obbligati a partir le genti loro in altrettante piccolesquadre, a fine di conservare nella propria divozione que' luoghi ch'erano necessarj alle difese, ed a raccorre le provvisioni. Di questi i principali erano la città stessa di Charlestown, e quelle di Cambden, di Ninety-six e di Augusta. I popoli, udito la ritirata di Cornwallis verso la Virginia, avevano volto l'animo a cose nuove. Già in alcuni luoghi incominciato avevano a far sedizione, e si erano cupidissimamente vendicati in libertà. Sumpter e Marion, l'uno e l'altro uomini dispostissimi ad ogni pericolo, attizzavano il fuoco, e la gente tumultuaria riducevano sotto le insegne, ed ordinavano in regolari compagnie. Tenevano infestati i confini della bassa Carolina, mentre Greene col grosso dell'esercito si difilava verso Cambden. Già si sentivano in questa città occulti mormorj della venuta del capitano della repubblica, e già esso, essendo vicino ad arrivarvi, aveva, per dar maggior animo ai popoli rivoltantisi, mandato il colonnello Lee co' suoi cavalli a congiungersi con Marion e con Sumpter. Così Rawdon non solo si trovò ad un tratto assalito da fronte dalle genti di Greene, ma ebbe timore, che non gli venisse tagliata la strada alla ritirata verso Charlestown. La cosa gli apparve non solo improvvisa, ma ancora molto strana; imperciocchè nissuno indizio certo, o sentore gli era pervenuto della risoluzione presa da Cornwallis di abbandonar la Carolina per recarsi contro la Virginia; non che Cornwallis non avesse spedito i messi portatori della novella, ma erano sì generalmente avversi i popoli, che nissuno aveva potuto trapelare, e da questi nissuna notizia, che vera fosse, si poteva spillare. Egli poi a tutt'altra cosa avrebbe pensato fuori che a questa, che il frutto della vittoria di Guilford stato fosse quello di doversi Cornwallis ritirare dalla presenza delvinto nemico. Tuttavia Rawdon nulla sgomentandosi a quest'inopinato cambiamento delle cose, siccome uomo valente ch'egli era, fece tosto quelle deliberazioni, che meglio alla congiuntura, in cui egli si trovava, si convenivano. Avrebbe voluto ritirarsi più verso Charlestown; ma essendo il paese infestato dagli stracorridori di Sumpter, ed avendo già Greene alle costole, se ne tolse dal pensiero. Nella quale risoluzione viemmaggiormente si confermò, considerato, che le mura di Cambden erano forti e capaci a sostenere un primo impeto del nemico. Solo le genti sparse qua e là nelle guernigioni delle Terre più deboli contrasse, e fe' venire dentro di Cambden. Lasciò solamente munite le città più forti. Accostò Greene l'esercito alle mura di Cambden; ma trovatele ben munite, e conoscendo di esser troppo sottile di gente per poter assaltare la piazza con isperanza di vittoria, prese la via dei monti, ed andò a mettersi a fortezza sopra un colle chiamato Hobkirk-hill ad un miglio distante dalla città. Non istava senza speranza, che la fortuna gli avrebbe scoperto qualche occasione per combattere, e se non credeva sè stesso abbastanza gagliardo ad assaltar il nemico dentro le mura, si persuadeva però di poterlo vincere nell'aperta campagna. Era l'alloggiamento suo molto forte, avendo da fronte tra la collina e Cambden folte boscaglie, e da sinistra una profonda e non valicabile palude. In questo campo facevano gli Americani negligenti guardie, confidatisi o nella fortezza del luogo, o nella debolezza del nemico, ovvero portati da quella loro trascuraggine, dalla quale tante infelici pruove non avevano potuto per ancora ritorgli. Lord Rawdon, conosciuta la condizione del nemico, e sapendo anche che questi aveva mandato indietro ad un miglio distante le sue artiglierie, si mosse perandarlo ad assaltare; animosa risoluzione, ma fatta necessaria dalle circostanze. Poste le armi in mano perfino ai suonatori, ai tamburini, ed ai saccardi, e la città in guardia ai convalescenti, trasse fuori l'esercito camminando alla volta di Hobkirk. Non potendo nè il bosco, nè la palude, che gli stavano davanti, varcare, iva distendendosi a destra, e tanto si allargò, che gli venne fatto di girar intorno la palude, e di comparire improvvisamente sopra il fianco sinistro del campo americano. Greene, veduto un sì vicino pericolo, emendò colla prontezza sua nell'ordinare i soldati alla battaglia la passata negligenza. Essendosi accorto, che il nemico marciava assai ristretto in una colonna, venne in isperanza di poterlo spuntar dai due lati. Per la qual cosa comandò al colonnello Ford, perchè con un reggimento di Marilandesi andasse a fiancheggiar gl'Inglesi sulla sinistra, ed al colonnello Campbel commise, gli ferisse sulla destra. Gli fe' poi assaltar da fronte dal colonnello Gunby, e mandò nel medesimo tempo il colonnello Washington co' suoi cavalli, perchè, girato intorno il fianco loro destro, gli urtasse alle spalle. In tal modo si appiccò la battaglia molto feroce da ambe le parti. I reali sulle prime piegarono, ed andarono, fanti e cavalli, disordinati in volta. Il terror loro era anche accresciuto dalle spesse gittate di scaglia, che facevano loro addosso i repubblicani per mezzo delle artiglierie arrivate in su quel fatto al campo. In questo punto Lord Rawdon spinse avanti una squadra d'Irlandesi, ed alcune altre compagnie, che aveva tenuto in serbo per le riscosse, e per mezzo loro ristorava la fortuna della giornata. Si combattè allora buon pezzo aspramente, e diversi ondeggiamenti si osservavano, cedendo ora questa parte, ora quella. Ma finalmente un reggimento marilandesefieramente pressato dal nemico si disordinò, e pose in fuga. Questo fu causa, che anche i vicini si smagliarono, e la rotta divenne in poco tempo universale. Si rattestarono i repubblicani parecchie volte, ma sempre invano, incalzando vicinamente gl'Inglesi. Entrarono questi poco dopo negli alloggiamenti nemici sulla collina. Intanto il colonnello Washington, eseguendo gli ordini del capitano generale, si era colla sua cavalleria condotto dietro le file inglesi, mentre ancora non si erano, dopo la prima rotta, rimesse negli ordini loro, e molti aveva fatto prigionieri. Ma, veduta poscia la rotta de' suoi, si ritirò intiero. Alcuni dei prigionieri gli sfuggirono dalle mani; gli altri condusse seco al campo, dove si raccozzò con Greene. Questi dopo la sconfitta si era ricoverato a Gun-Swamp a cinque miglia da Hobkirk, dove fece testa, ed attese alcuni dì a raccorre i fuggiaschi, ed a riordinare l'esercito. Questa fu la battaglia di Hobkirk, la quale si combattè addì 25 di aprile. Lord Rawdon, essendo al di sotto in cavalli, ed avendo fatto non leggiera perdita nella battaglia, in luogo di seguitar Greene, si era riparato di nuovo dentro le mura di Cambden. Quivi avrebbe voluto fermar le stanze, e ciò tanto più volentieri ch'ebbe ricevuto un rinforzo di genti sotto la condotta del colonnello Watson. Ma ebbe gli avvisi, che gli Americani levatisi a romore inondavano da ogni parte il paese; che già il Forte Watson aveva pattuito; e quei di Granby, di Orangeburgh e di Motte erano stretti d'assedio, dei quali quest'ultimo non era di poca importanza per esser posto presso la congiunzione dei due fiumi Congaree, e Santee, ed essere una notabile riposta di munizioni. Queste sinistre novelle operarono di modo nella mente del capitano britannico (imperciocchè tutti quei Forti eranoposti alle sue spalle), che si risolvette ad abbandonare Cambden, ed a ritirarsi più sotto verso Charlestown. La quale risoluzione mandò ad effetto il giorno nove di maggio. Uguagliò al suolo le fortificazioni, trasportò in salvo tutte le artiglierie e le bagaglie, condusse seco le famiglie di quei leali, che per essersi ardentemente scoperti pel Re, erano in maggior odio venuti de' repubblicani. Arrivò tutto l'esercito a Nelson's-ferry sulle sponde del fiume Santee il giorno 13 dello stesso mese. Quivi avendo inteso, essersi gli Americani fatti padroni di tutti i Forti, che sopra abbiam nominato, levate le tende, indietreggiò vieppiù, ed andò a porre il campo a Eutaw-Springs.Greene veduto, che Rawdon, ritiratosi nelle parti disottane della provincia, si era levato del tutto dal pensiero di difendere le superiori, pose l'animo a voler conquistare i porti di Ninety-six, e di Augusta, che soli vi si mantenevano in nome del Re. Erano già questi due Forti assediati dalle milizie condotte dai colonnelli Pickens, e Clarke. Accostava Greene l'esercito alle mura di Ninety-six, e postosi intorno procedeva tosto a farvi intensissimamente lavorare all'oppugnazione. Nel che con grandissima laude si adoperò il colonnello Kosciusko, giovane polacco, desiderosissimo di veder bene di quella causa d'America. Eravi dentro, come castellano, il colonnello Cruger. Nel medesimo tempo Pickens campeggiava strettamente la Terra di Augusta, dentro la quale con non poca industria e valore si difendeva il colonnello Brown, che n'era conestabile. L'una e l'altra piazza erano molto forti, e ci voleva assai tempo per soggiogarle. Ma lord Rawdon, al quale incresceva il venir privo di quelle, e molto più il perdere le guernigioni, chele difendevano, avendo anche ricevuto in questo mezzo un rinforzo di tre reggimenti poco prima arrivati dall'Irlanda a Charlestown, si metteva in via per andare a disalloggiar il nemico da quelle Terre, e principalmente da quella di Ninety-six; perciocchè non avendo deliberazioni, se non difficili, e pericolose, amò meglio attenersi al partito più generoso. Strada facendo gli pervennero le novelle della perdita di Augusta, la quale combattuta forte da Pickens, e non avendo rimedio, si era arresa all'armi del congresso. Il qual caso fu all'animo suo un nuovo stimolo per conservare Ninety-six. Greene, riscaldando ogni ora più la nuova dell'avvicinarsi di Rawdon, conobbe ottimamente, che la qualità, ed il numero de' suoi soldati non erano di tal fatta, che potessero resistere, quando assaltati fossero nel medesimo tempo e dalla guernigione di Ninety-six, che saltasse fuori, e dai soldati freschi e desiderosissimi di gloria, che incontro gli venivano. Da un altro canto l'abbandonar l'assedio, prima che avesse tentato qualche onorata fazione contro la piazza, gli pareva troppo vituperevole partito. Per la qual cosa, sebbene i lavori dell'oppugnazione non fossero ancora a quel termine condotti ch'era necessario, e che malgrado, che già avesse sboccato nel fosso, e si fosse colle zappe avvicinato ad un bastione, tuttavia le fortificazioni rimanevano pressochè intiere, si determinò a voler dar la battaglia alla Terra. Poco sperava in quella condizione di cose di poterla conquistare. Ma confidava almeno di potersene andare in modo, che le armi americane ricevessero minor percossa nella riputazione. Fu battuta con grande impeto la Terra dagli Americani, e con ugual valore difesa dagl'Inglesi. Ma, veduto Greene, che non profittava cosa nissuna; che per lo contrariomolti de' suoi erano morti dalle artiglierie nei fossi non ancora appianati, fatto suonare a raccolta, gli ritirò agli alloggiamenti. Poco dopo la ributtata, essendo già vicino Lord Rawdon, stendava, e si ritirava, perseguitandolo i reali inutilmente, al di là dei fiumi Tigre, e Broad. Il capitano del Re entrato in Ninety-six, ed attentamente esaminata la qualità dei luoghi, venne in questa sentenza, che la Terra non si potesse tenere. E perciò, messosi di nuovo in cammino, e procedendo verso le parti più basse della Carolina, andò a porsi con tutte le sue genti a Orangeburgh. Veniva Greene, fatto ardito dalla ritirata di Rawdon, per annasarlo in questa ultima città. Ma trovatolo grosso, ed acconciamente alloggiato dietro le giravolte del fiume, si ristè, ed andò a metter campo sulle alte colline del Santee. Sopraggiunse quindi la stagione caldissima e malsana; e nacque per essa quella cessazione dalla guerra, alla quale la rabbia degli uomini per sè stessa non avrebbe voluto consentire.Sospese in tal modo le ire guerresche, si accesero vieppiù le civili, e queste furono molto più dagl'Inglesi, siccome perdenti, esercitate, che non dagli Americani. Tra gli altri successe un caso molto compassionevole, e che a grandissima rabbia ebbe tutta l'America concitato, specialmente i Caroliniani; e questo fu una esecuzione, che fecero i reali contro di un gentiluomo benissimo nato, e di ottimi costumi fornito. Era il colonnello Isacco Hayne stato ardentissimo nell'americana impresa, ed a' tempi dell'assedio di Charlestown aveva militato sotto le insegne di una banda paesana a cavallo. Venuta poi quella città in poter dell'esercito regio, Hayne, non bastandogli l'animo di abbandonar la propria famiglia, la quale tenerissimamente amava, per andarsene in istrani luoghi cercandorifugio contro la rabbia dei conquistatori, e conoscendo, che ad altri uffiziali americani era stata concessa la facoltà di rimanersene quieti alle case loro, purchè dessero la fede di non offendere gl'interessi del Re, se ne venne in Charlestown, ed ivi si constituì volontariamente presso i generali britannici prigioniero di guerra. Ma questi, ai quali non era ascoso, quanto fosse l'ingegno suo, e quanta l'autorità, ch'egli esercitava presso i popoli, desiderarono di averlo del tutto in poter loro, e non vollero riceverlo in quel grado, ch'era venuto a domandare. Gli fecero perciò intendere, ch'egli aveva a diventare suddito britannico, ovvero ad essere in istretta prigione rinchiuso. Questo avrebbe Hayne potuto sopportare; ma non gli sofferì l'animo d'essere dalla sua moglie, e da' suoi figliuoli sì lungo spazio disgiunto, e tanto meno, quanto che sapeva, che infuriava fra di essi il vaiuolo, dal quale eziandio furono, poco dopo, quella, e due di questi ad immatura morte condotti. Nè gli sfuggiva, che se non consentisse alla inchiesta britannica, ne sarebbero state le proprietà sue dalle sfrenate soldatesche poste a ruba ed a sacco. Nella durissima alternativa l'amor di padre e di marito tanto in lui operarono, che consentì a rivestirsi della qualità di suddito inglese. Solo pregò, non potesse venir obbligato a combattere coll'armi in mano contro i suoi; la qual cosa gli fu dal generale inglese Patterson, e dal Simcoe, sovrantendente di polizia in Charlestown, costantemente promessa ed affermata. Ma primachè si fosse al pericoloso passo risoluto, se n'era a trovar il dottor Ramsay andato, quegli, che scrisse poi la storia della rivoluzione d'America, pregandolo, gli fosse in ogni caso avvenire testimonio, che non intendeva a patto nissuno la causa dell'America abbandonare.Sottoscritta la obbligazione di leanza, fu lasciato ritornare alle case sue. Intanto essendosi vieppiù la guerra riscaldata da ambe le parti, e gli Americani, che erano stati debellati e vinti, riavutisi e comparsi essendo di nuovo più arditi che prima in sui campi, i capitani del Re nulla curando la promessa fatta all'Hayne, gl'intimarono, pigliasse le armi, seco loro si congiungesse, andasse a combattere quelle nuove teste di repubblicani. Non volle. Arrivarono poscia nel paese i soldati del congresso; gli abitatori del suo distretto si sollevarono, lo elessero a capitano loro. Non credendosi egli più oltre obbligato a serbar quella fede agli altri, che gli altri, siccome gli pareva, non avevano voluto serbar a lui, consentì alle voglie dei suoi terrazzani, e vestì di nuovo quelle armi, che la necessità gli aveva fallo deporre. Venne poscia coi corridori ad infestar la contrada attorno Charlestown, dove, incappato in un agguato tesogli dai capitani del Re, fu preso, condotto nella città, e gettato in fondo di una oscura e schifa prigione. Fu dannato a morte dal lord Rawdon e dal colonnello Balfour, comandante di Charlestown, e ciò senza niuna forma di giudiziale processo. La qual cosa parve a tutti, qual era veramente, non solo enorme, ma barbara; imperocchè perfino ai disertori siano concesse le solite forme dei processi, e le difese; dal qual benefizio solo le spie sono state dalle leggi della guerra escluse. Tutti, e repubblicani, e reali per le virtù sue il compassionavano, e voluto avrebbero salvargli la vita. Nè solo nei desiderj vani si contennero; chè anzi molti fra i leali, e lo stesso governatore per parte del Re venuti in presenza di Rawdon con grandissime instanze intercedettero in favor del condannato. Le gentildonne di Charlestown con ogni maniera di più umili,e di più efficaci parole scongiurarono, gli fosse condonato. I figliuoli suoi ancor fanciulli con orrevole accompagnatura de' più prossimi parenti, conciossiachè il crudel morbo avesse testè la madre di questa vita tolta, tutti sordidati e vestiti a bruno, ginocchioni si appresentarono avanti Rawdon, supplichevolmente della vita dell'infelice padre addomandandolo. Tutti i circostanti con dirotte lagrime secondavano gli effetti dei pietosi preghi. Rawdon e Balfour non vollero a patto nissuno mitigare la severità del giudizio. Vicino Hayne all'essere condotto all'ultimo passo fe' venire al cospetto suo il suo figliuolo primogenito, allora in età di tredici anni constituito, gli rimesse certe scritture da esser porte al congresso; poi gli disse;tu verrai al luogo del mio supplizio; là riceverai il corpo mio, e farailo interriare nella sepoltura dei nostri maggiori.Menato al patibolo, preso con affettuose parole l'ultimo congedo dai dolenti amici, che gli stavano intorno, incontrò la morte con quella stessa costanza, colla quale era vissuto. Fu egli del pari dabben uomo, amorevole padre, benvogliente cittadino, valoroso soldato. E certo se le smoderatezze de' principi, o l'impazienza dei popoli rendono qualche volta inevitabili le rivoluzioni negli Stati, bene è da deplorarsi, che le prime e principali vittime ne siano per lo più i migliori, i più ragguardevoli, i più onorandi cittadini. Preso questo crudel supplizio d'un uomo tenuto in sì gran concetto, onde tutta la città rimase intenebrata, e pregna di vendetta, se ne partì Lord Rawdon alla volta dell'Inghilterra. Chechè si debba della giustizia di quest'atto dei capitani britannici pensare (abbenchè in ogni tempo l'estrema giustizia sia stata riputata estrema ingiustizia), essendo esso stato tratto ad esecuzione,allorquando le cose loro già erano in tanta declinazione, parve alla maggior parte piuttosto uno sfogo di un nemico aontato dalle perdite, che l'effetto di una giusta legge. Fieramente ne adirarono gli Americani, e quegli odj, che già sì acerbi erano, vieppiù si rinfuocolarono. Gli uffiziali di Greene gli addomandarono, usasse le rappresaglie, protestando di esser pronti a sottomettersi a tutte le conseguenze, che ne sarebbero nate. Perilchè ei mandò fuori un bando, col quale minacciò di rappigliarsi della morte di Hayne sulle persone degli uffiziali britannici, che gli verrebbero alle mani. Così la guerra, già di per sè stessa tanto crudele, la diventava ancor di vantaggio per le tracotanti ire degli uomini.Greene in questo mezzo tempo non era stato ozioso nel suo campo sulle colline del Santee; chè anzi con ogni industria si era affaticato nel rifar genti, e con ispessi armeggiamenti le veterane confermare, le nuove ammaestrare nell'arte delle fazioni militari. Nè la sua diligenza era rimasta senza effetto. Fatte venire al suo esercito le bande paesane dei contorni, venne a raccozzare un novero di un esercito giusto, ottima gente, ed infiammatissima contro gl'Inglesi. Diventato poderoso, ed essendosi già in sull'entrar di settembre rinfrescata la stagione, si determinò ad andare ad assalir gl'Inglesi, e cacciargli del tutto da quelle poche Terre, che tuttora possedevano nella Carolina fuori della città di Charlestown. Fatta adunque una grande aggirata all'insù, passava il fiume Congaree, e poscia scendeva a gran passo sulla destra riva, spingendosi per la diritta con tutto l'esercito contro gl'Inglesi, i quali sotto la condotta del colonnello Steewart avevano posto il campo loro a Macord's-ferry, luogo situato presso la congiunzione di quel fiume medesimocol Santee. I regj intesa la mossa di Greene, vedendosi venir all'incontro un nemico così grosso, e fornitissimo massimamente di corridori, e trovandosi troppo lontani da Charlestown, donde traevano le provvisioni, abbandonato Macord's-ferry si ritirarono più sotto Eutaw-springs, dove attendevano ad affortificarsi. Gli seguitò Greene, e ne nacque gli otto di settembre la battaglia di Eutaw-springs. Aveva il capitano del congresso indrappellato le sue genti, dimodochè la vanguardia fosse composta delle milizie delle due Caroline, e la battaglia di stanziali caroliniani, virginiani e marilandesi. Il colonnello Lee colla sua legione proteggeva il fianco diritto, ed il colonnello Henderson il sinistro. Il colonnello Washington co' suoi cavalli, ed i Delawariani seguitavano alla coda. Questi, come schiera di sovvenimento, dovevano fare spalle alle prime in caso di rotta. Le artiglierie procedevano a fronte delle due prime schiere. Il capitano inglese arringò i suoi in due file, la prima delle quali era difesa sulla dritta dal rivo Eutaw, e sulla stanca dalle vicine selve; la seconda, quale schiera di riscossa, si era fatta attelare sopra di un poggio per guardar la strada per a Charlestown. Si mescolarono dapprima i corridori dell'una e dell'altra parte. Poscia, ritiratisi dietro gli altri, si appiccò la zuffa molto aspra tra le genti di più grave armatura. Si pareggiò buona pezza la battaglia; ma finalmente le milizie caroliniane, cedendo il luogo, disordinate si ritirarono. Quella parte delle genti regie, che formavano la sinistra ala della prima fila, lasciati i luoghi loro, gli tenevano dietro. Il che fu cagione, che un poco si scompigliarono gli ordini, e non poterono combattere di compagnia coll'altra parte della fila. Si giovarono tosto i repubblicani delfallo commesso dai reali. Greene si spinse innanzi colla seconda schiera, e gli assalì con sì grande e forte animo, che incontanente gli ruppe e fugò. Per accrescere la rotta, ed impedire agl'Inglesi, che non si riordinassero, Lee co' suoi cavalli, girato loro all'intorno sul sinistro fianco, gli assaltò alle spalle. Allora non vi fu più modo alcuno allo scompiglio, ed alla fuga dell'esercito britannico. La destra ala però manteneva tuttavia la battaglia. Ma Greene operò di modo, che fu ferita da fronte molto aspramente dagli stanziali marilandesi e virginiani, e da fianco dallo squadrone del Washington. Tutti allora disordinati andarono in fuga. Così tutto l'esercito regio, voltate le spalle, e cogli ordini scomposti, si ritraeva verso gli alloggiamenti. S'erano gli Americani già fatti padroni di alcune artiglierie, avevano presi molti prigionieri, e parevano essere intieramente in possessione della vittoria. Ma gli eventi della guerra dipendono troppo spesso dal voler della fortuna; ed i soldati, che sono con ottima disciplina informati, sanno sovente in mezzo al disordine rannodarsi e ricuperar quello, che già parevano avere irrevocabilmente perduto; del che se ne vide nella presente battaglia un manifesto esempio. I regj in mezzo a tanto perturbamento degli ordini loro si gettarono dentro ad una grossa, e bene fondata casa, e là rattestatisi facevano una disperata difesa. Altri si raccozzarono dentro una folta e pressochè impenetrabile boscaglia, ed altri dentro di un giardino impalizzato. Quivi si rinnovò la battaglia più sanguinosa che prima. Fecero gli Americani tutto ciò, che per valenti soldati si potè per isbarbar il nemico da quei nuovi posti. Diedero la batteria con quattro cannoni alla casa; Washington sulla dritta si sforzò di entrare nella boscaglia, Leenel giardino. Tutto fu nulla; vi si difesero gl'Inglesi sì valorosamente, che ne fecero tornare indietro con grave danno i repubblicani. Il colonnello Washington istesso ne fu ferito e fatto prigioniero. La pressa, l'abbattuta e la mortalità furono grandi, principalmente presso la casa. Steewart intanto, avendo riordinata la sua ala dritta, la spinse avanti, e fattala girare a stanca, urtò all'improvviso i soldati di Greene sul loro sinistro fianco. La qual cosa vedutasi dal generale americano, siccome pure la strage de' suoi, che la magione assaltato avevano, disperato di poter più spedire questo nodo, fe' suonar a raccolta, e ritirò le sue schiere ai primi alloggiamenti, poche miglia distante dal campo di battaglia. Perchè si sia ritirato sì lungo spazio, lo attribuisce alla mancanza delle acque. Condusse seco da cinquecento prigionieri, e tutti i suoi feriti, eccetto quelli, che si trovarono troppo vicini alle mura della casa. Perdè due cannoni. Gl'Inglesi se ne stettero tutto il giorno negli alloggiamenti loro. La notte, levatisi da quel campo, andarono a porsi più sotto a Monk's-corner. Scrivono gli Americani, avere i reali per la fretta sparsi a terra i liquori spiritosi, e rotto e nascosto nelle fonti di Eutaw molte armi. Perdè Greene in questo fatto tra feriti, morti e prigionieri meglio di seicento soldati; Steewart, noverando anche gli smarriti, molti più. Fu grande il valore mostrato in questa giornata dai repubblicani, i quali impazienti diventati di battaglia manesca, tosto ne vennero alle bajonette, l'uso della quale arme, se tanto temettero ne' principj della guerra, ora fatti più arrisicati facevano, che altri lo temesse. Rese il congresso immortali, e pubbliche grazie ai combattitori della giornata di Eutaw-springs, e presentò con uno stendardo conquistato, ed unamedaglia d'oro il generale Greene. Poco tempo dopo, ricevuti alcuni rinforzi, seguendo con molto ardore la fortuna vincitrice, scendè nelle parti più basse incontro agl'Inglesi, e mostratosi nelle vicinanze di Monk's-corner e di Dorchester fece di modo, ch'eglino, impotenti al resistere, si rintanarono del tutto dentro la città di Charlestown. Solo facevano correre la contrada intorno dai loro speculatori, e foraggieri; ma però non si allargavano molto, perchè Greene prevalendo soprattutto di soldati leggieri gli frenava, e, correndo pel paese, disturbava le vettovaglie. In questo modo fu posto fine alla meridional guerra, e Greene dopo una lunga ed aspra contesa, e con molta maestria di guerra ricuperò alla lega tutte le due Caroline e la Giorgia, solo eccettuate le due città capitali dell'una e dell'altra provincia, le quali tuttavia obbedivano agl'Inglesi in un coi territorj più vicini alle mura. Tali furono i frutti della risoluzione presa da lord Cornwallis a Wilmington di portar le armi sue contro la Virginia. Ma molta lode si debbe a Greene, il quale venuto, scambiando Gates, al governo dell'esercito del mezzodì, quando le cose vi erano non solamente in declinazione, ma quasi disperate, le ristorò di modo coll'attività sua, coll'ingegno e coll'ardire, che i suoi, da vinti diventarono vincitori, i popoli sfiduciati confidentissimi, e la fortuna inglese testè sì promettente non trovò altro scampo, se non dentro le mura di Charlestown. E se fu valoroso capitano, si mostrò del pari integro cittadino, uomo gentile e cortese, amorevole amico. Ei fu tale che superò l'invidia colle sue virtù, e giovando alla patria sua, ed ogni cosa governando, e massime sè stesso, con mirabile modestia, fu degno che la fama trasmettesse immaculato il suo nome alla posterità.Ma nella Virginia iva Arnold mettendo a sacco, ed a ruba sì le cose del pubblico, come quelle dei privati, quasi che volesse al tradimento accoppiare la crudeltà. La qual cosa, siccome da noi già si è notato, ad altro fine non era stata dai Capi britannici ordinata, se non se per cooperare coll'armi di Cornwallis nelle Caroline, e per turbare e dividere i disegni, e le armi del nemico. Imperocchè lo stabilire alla divozione del Re la Virginia con sì poche genti, non era cosa che si potesse non che eseguire, sperare. Ma intanto la fortuna dimostratasi contraria a Cornwallis, posto avea Arnold in un grandissimo pericolo, e già le milizie virginiane levandosi a romore tutto all'intorno lo avevano costretto ad abbandonare la campagna, ed a ritirarsi di tutta carriera a Portsmouth, dove attendeva a fortificarsi. Da un altro canto Washington, che stava continuamente in orecchie, conoscendo, quanto gli Americani desiderassero il sangue del traditore, aveva fatto il pensiero di serrarlo per terra e per mare, dimodochè non gli potesse sfuggire dalle mani. A questo fine aveva speditamente mandato alla volta della Virginia il marchese de La-Fayette con dodici centinaia di fanti leggieri; ed anche operò di modo coi Capi delle forze francesi nell'Isola di Rodi, che questi fecero uscire un'armata di otto navi di fila, perchè andassero a serrare il passo ad Arnold nel Chesapeack. Ma gl'Inglesi avendo avuto pronto avviso della cosa, salparono dalla Nuova-Jork con otto somiglianti navi sotto la condotta dell'ammiraglio Arbuthnot, ed incontrarono i Francesi presso il capo Enrico. Ne seguì una grossa affrontata, in cui le due armate ricevettero a un dipresso uguale danno. Questi ultimi però ne furono costretti ad abbandonar l'impresa loro, e di ritornarsene all'Isoladi Rodi. Il che uditosi da La-Fayette, il quale già era giunto in Annapoli di Marilandia, se ne andò di là a capo d'Elk. Così scampò Arnold da un grave pericolo. A questi dì i capitani del congresso avevano mandato un trombetto, o caporale, o sergente, ch'ei si fosse, al mastro padiglione d'Arnold per ivi fornirvi alcuna bisogna appartenente all'esercizio della guerra. Porta la fama, che avendogli il traditore chiesto, che cosa avrebbero di lui fatto, se preso l'avessero, colui gli desse questa subita risposta:Se t'avessimo pigliato quella gamba, che ti fu guasta, quando stavi ai soldi della repubblica, l'avremmo seppellita con ogni dimostrazione d'onore; il rimanente del corpo tuo l'avremmo impiccato.Clinton, conosciuto il pericolo, che aveva portato Arnold, e dubitando, che i confederati non ottenessero un'altra volta quello, che ora avevano tentato invano, mandò tosto in soccorso suo il generale Phillips con due migliaia di soldati. Accozzatisi insieme Phillips e Arnold, di nuovo corsero la provincia, depredando ed ardendo ogni cosa. A Osborn distrussero un numeroso navilio con molti ricchi arnesi, e merci, massime tabacco. Il Barone di Steuben, il quale governava i repubblicani, avendo poche genti, non era abile al resistere. In fine arrivava il marchese co' suoi, e colla presenza sua ebbe preservato la ricca città di Richmond. Quivi però gli fu forza prospettar l'incendio della città di Manchester, posta sulla destra riva del fiume James, rimpetto a Richmond, alla quale i regj a bello studio avevano appiccato il fuoco. Ma la guerra, finora vaga e sparsa, già si volgeva ad un solo e determinato fine. Aveva Phillips ricevuto le novelle, che Cornwallis si avvicinava, e già era presso ad arrivar a Pietroburgo. La-Fayette anch'egli aveva avuto fumo di quello, che succedeva.Per la qual cosa l'uno e l'altro capitano si affrettavano per arrivare, prima delle genti ritornate dalla Carolina, a Pietroburgo; il primo per ivi congiungersi con Cornwallis, il secondo per questa congiunzione impedire. Prevalsero gl'Inglesi, e posto piede dentro la Terra vi si alloggiarono. Quivi Phillips assalito da mortal febbre passò di questa vita con infinito desiderio de' suoi, che molto per la perizia nelle cose militari il riputavano. Arrivò Cornwallis, dopo d'aver corso con infinito disagio trecento miglia, a Pietroburgo, e si recò in mano il governo di tutte le genti. L'esser la Virginia fatta sede della guerra molto rinvergava coi disegni, che i ministri britannici avevano fatto sopra di questa provincia. Tostochè pervennero in Inghilterra le novelle della vittoria di Guilford si erano i ministri fatti a credere, che le due Caroline fossero intieramente ridotte nella potestà del Re, e che poco più vi rimanesse a fare altro, che ordinarvi il consueto reggimento civile. Non dubitavano, che quello a che le armi di Cornwallis avevano aperta la strada, non fossero i buoni ordini per compire. Soprattutto un grandissimo fondamento facevano sui leali, siccome quelli, che malgrado tant'infelici sperimenti, e tante false speranze molto tuttavia se ne stavano alle baie, ed alle novelle dei fuorusciti soliti sempre a confortarsi cogli aglietti. Pertanto coll'opera di questi leali, col romore delle vittorie di Cornwallis, e con pochi presidj, che intendevano di lasciare qua e là ne' luoghi più acconci, avevano speranza, che i libertini delle Caroline sarebbero stati impediti dal tentar cose nuove, e che queste due province sarebbero nella pristina obbedienza raffermate. Rispetto poi alla Virginia, siccome dall'un de' lati ella è molto frequente di grossi e profondi fiumi, e digolfi mediterranei, e dall'altro credevano, che colle navi mandate nell'acque d'America dall'ammiraglio Rodney dalle Antille, avrebbero potuto la navale superiorità in quelle medesime acque conservare, così dubbio alcuno non avevano, ch'ella si potesse, se non intieramente conquistare e soggiogare dall'armi del Re, almeno sì fattamente molestare, e nelle sue viscere stesse percuotere, che molto ne increscesse agli Americani, ed affatto inutile diventasse alla lega. A questo fine avevano disegnato, che i capitani da terra scegliessero un luogo comodo sulle spiagge virginiane, e con ogni maggior diligenza lo affortificassero, perchè potesse diventare un posto sicurissimo contro le offese del nemico. Con questo, e colle prepotenti armi marittime stimavano di diventare del tutto padroni della Virginia; e da un'altra parte per le sopra narrate cagioni erano confidentissimi dell'intiera possessione delle Caroline, siccome pure della Giorgia. Nè temevano per queste ultime gl'insulti delle armi navali nemiche, essendo le spiagge loro importuose, e quei pochi porti più comodi che vi sono, trovandosi in mano dei soldati del Re. In questo stato di cose, essendo padroni delle quattro ricche province poste a mezzodì, siccome anche di quell'altra non meno ricca, che opportuna pei porti, della Nuova-Jork, opinavano, che gli Americani si sarebbero finalmente dati vinti per istracca, o che anche si sarebbe potuto la guerra offensiva proseguire. Così argomentavano, non sapendo ancora, che le armate inglesi sulle spiagge dell'America erano non che al di sopra, al di sotto: che le Caroline in luogo di essere in balìa del Re, erano tornate quasi intieramente all'obbedienza del congresso; e che se veramente Cornwallis era arrivato nella Virginia, là era giunto piuttosto,nonostante il fatto di Guilford, in sembianza di vinto, che di vincitore.
Travagliandosi le armi nel modo che siamo andati finora discorrendo, con varia fortuna in Europa, il conte di Grasse veleggiava prosperamente alla volta della Martinica, e per arrivarvi più per tempo fece dalle sue navi da guerra rimorchiare quelle da carico. Tanta fu la diligenza che usò, che giunse in cospetto di quell'isola con cencinquanta vascelli, computando insieme l'armata e la conserva, trenta giorni dopo, dacchè egli era dal porto di Brest partito. Ebbe l'ammiraglio Rodney pronto avviso dell'avvicinarsi dell'ammiraglio francese. Conosceva egli ottimamente, di quanta importanza fosse l'impedire la congiunzione di questa novella armata con quella, che già si trovava nei porti della Martinica e di San Domingo. Conduceva seco il conte di Grasse venti navi di alto bordo con una di 50, e nei porti sopraddetti già se ne avevano in punto da sette in otto altre, che l'attendevano. Rodney non aveva che ventuna navi di fila. Egli era vero che Hyde-Parker ne aveva altre quattro alla Giamaica. Ma queste, oltrechè erano credute necessarie alla difesa di quell'isola, trovandosi a sottovento, non sipoteva sperare, potessero venire in aiuto della grossa armata, che stava a sopravvento. Mosso da tutte queste ragioni mandò Rodney i due ammiragli Samuele Hood e Drake con diecisette vascelli a star in crociata avanti la bocca del porto del Forte Reale della Martinica, al quale sapeva, che il conte di Grasse aveva rivolto il corso del suo viaggio. Perchè l'ammiraglio inglese abbia eletto di mandar quest'armata a bordeggiar rimpetto al porto del Forte Reale, dov'era soggetta a cader sottovento, ed a lasciar inevitabilmente, e sicuramente passar l'armata francese tra essa e la terra per ridursi in quel porto medesimo, piuttosto che farla stanziare a sopravvento presso la punta delle Saline a noi non è noto. Fu scritto, che Hood, il quale era uomo nelle cose navali eccellentissimo, abbia fatto in questo proposito qualche rimostranza. Ma Rodney, ch'era uomo di sua testa, e che voleva quel che voleva, gli mandò dicendo, non pensasse ad altro; attendesse ad eseguir le commissioni. Ma l'esito che ebbe la cosa, dimostrò, che la crociata della punta delle Saline sarebbe stata più opportuna, che quella del porto del Forte Reale. Compariva con magnifica mostra il conte di Grasse presso la nominata punta la sera dei 28 aprile. Gli speculatori recarono tosto le novelle all'Hood dell'approssimarsi dei Francesi. Ordinò egli prestamente le sue navi alla battaglia colle prue rivolte verso la parte, donde veniva il nemico. Comandò eziandio, che orzassero per poter poscia, poggiando, meglio avvicinarsi alle coste della Martinica, a fine d'impedire ai Francesi il trapassare tra sè e la terra. Intanto si fe' bruno, e sopraggiunse la notte. La mattina gl'Inglesi ebbero vista dell'armata francese, la quale in bellissimo ordine, ed in una lunga fila arringata andava radendo terra terra le spiagge dell'isola. Dietro, cioètra la terra medesima e le navi da guerra, navigavano le onerarie. Ma le prime colle orze rivolte all'armata inglese, e le prue al porto, tra essa armata e le seconde s'interponevano. Le une e le altre si sforzavano di girar intorno il capo Diamante, passato il quale avrebbero potuto correre difilatamente nel porto. Tanto non poterono operar gl'Inglesi per esser a sottovento, che le navi da guerra, che erano quattro di fila, ed una di cinquanta, le quali già in quello si ritrovavano, non uscissero, e non venissero a congiungersi colle vegnenti. Quindi il conte di Grasse venne ad aver sotto i suoi comandamenti ventisei grosse navi di fila; ed abbenchè in quel fortunoso punto si fosse accostato all'Hood un vascello di 74 testè venuto da Santa Lucia, ciò nondimanco non poteva la sua alla forza dell'avversario equiparasi. Ciò nonostante, ossiachè credesse sulle prime, che de Grasse non avesse tanto numero di navi, quant'egli aveva veramente, o che si fosse persuaso, che parecchie fra le medesime, quantunque avessero la sembianza di navi da guerra, non fossero però altro, che giunchi, o, come dicono i Francesi, navi armate influta, o che veramente così il consigliassero il suo ardire e la confidenza, che aveva grandissima ne' suoi, si sforzava ad avvicinarsi, come meglio poteva orzando, all'armata francese. Il conte di Grasse trovandosi forte, e volendo tuttavia condurre a salvamento nel porto la conserva nè cercava, nè sfuggiva la battaglia. Arrivati che furono gl'Inglesi a lunga gittata dai Francesi, s'incominciò da ambe le parti a por mano al trarre delle artiglierie. Così si continuò a combattere di lontano per lo spazio di tre ore con grave danno dei primi, e leggiero dei secondi. In questo mezzo la conserva era entrata nel porto. Allora, fatti i Francesi più arditi, si scagliavano contro gliInglesi. Quest'indietreggiarono, sebbene in ottima ordinanza. Ma le navi di Hood per esser tutte foderate di rame erano più franche veleggiatrici, e non era fatto abilità a de Grasse di raggiungerle. Oltreacciò il dietroguardo francese essendo rimasto indietro, perchè non vi si erano collate tutte le vele, fattosi un intervallo tra di esse e la rimanente armata, poco mancò, che Hood non si ficcasse in mezzo, e non riportasse una inaspettata vittoria. Ma accortosi prontamente de Grasse rife' il ripieno, ed impedì l'imminente rovina. Continuarono per due dì i Francesi a seguitare, gl'Inglesi a ritirarsi, finchè, tornati gli uni e gli altri indietro, i primi posero nel porto del Forte Reale, ed i secondi in Antigoa. In questi incontri le quattro navi britanniche il Centauro, il Russel, il Torbay e l'Intrepido patirono gravissimo danno.
Avuto Rodney, il quale continuava a starsene a Sant'Eustachio occupatissimo nella vendita delle opime spoglie, le novelle del danno de' suoi, e dello avere il conte di Grasse felicemente afferrato al Forte Reale, s'accorse incontanente, che non era quello il tempo di starsi in sui mercati, e di aspettar lo scorcio della fiera. Conobbe, che seppure voleva sostener le cose delle Antille, bisognava far altri pensieri, e lavorarci dentro con tutte le forze. Per la quale cosa, fatti con grandissima sollecitudine i suoi preparamenti, se ne andò con tre vascelli, ed un polso di genti da terra a trovare Hood ad Antigoa. Intendeva di riporsi tosto in mare per contrastare i disegni al gagliardo nemico, il quale di già gli aveva fatto assai male, e minacciava di voler far peggio. Ma i Francesi non istettero punto a badare. Volevano con prestezza terminar quello che con felicità di fortuna avevano principiato. Laonde, tentata prima, sebbene invano, l'isoladi Santa Lucia, si recarono velocemente contro quella di Tabago. Il primo a sbarcarvi fu il signor di Blanchelande, il quale con quindici centinaia di soldati s'impadronì di prima presa della città di Scarborough e del Forte che la difendeva. Governava tutta l'isola Fergusson. Aveva questi poco più di quattrocento stanziali, ma un numero maggiore di milizie, ottima gente, ed affezionatissima allo Stato inglese. L'universale ancora degl'isolani era nella opinione medesima molto ardente. Trovandosi Fergusson così debole, abbandonate le spiagge, si riparò più addentro nella isola alla città di Concordia, dalla quale posta sopra di un sublime poggio si discopre da ambe le parti il mare, cosa di somma importanza al presidio per vedere, se si movesse cosa alcuna per quello in soccorso loro. Arrivava poco dopo il marchese di Bouillé con un rinforzo di tremila soldati, e congiuntosi con Blanchelande, sotto le mura di Concordia, cinse la città d'assedio. Nel medesimo tempo il conte di Grasse con ventiquattro navi di fila si andava, per impedir gli aiuti, attorno l'assaltata isola aggirando. Non aveva pretermesso il governatore, tostochè ebbe veduto venirsi incontro il nemico, di darne subito avviso, e chiedere pronti aiuti all'ammiraglio Rodney, il quale da Antigoa già s'era recato alla Barbada. Questi, o che si credesse che gli assalitori fossero più deboli di quello ch'erano veramente, o che gli assaliti fossero più gagliardi, o che al postutto non sapesse, che l'ammiraglio francese fosse venuto con tutta la sua armata sopra Tabago, invece di venir egli stesso con tutta la sua in aiuto dell'isola, fu contento al mandarvi solamente l'ammiraglio Drake con sei vascelli, alcune fregate, e con forse seicento soldati di sopracollo. Venne Drake presso Tabago; ma veduto il nemicosì grosso si tolse dall'impresa, e rivolse le vele verso la Barbada. Perseguitavalo de Grasse. Non potè però impedire, che l'Inglese non arrivasse sano e salvo alla Barbada, dove portò le moleste novelle all'ammiraglio Rodney. Ma intanto la condizione del governatore di Tabago era diventata molto stretta; ed essendosi i Francesi impadroniti di diversi poggi, i quali stanno a sopraccapo a Concordia, determinò di ritirarsi sulla montagna più alta del miluogo. Ivi si erano costrutte per le stanze e pel vivere dei soldati alcune baracche e magazzini. Già messosi a camminare era arrivato alla città di Caledonia posta sulla via per alla montagna. Tra questa e quella sono le strade così aspre e difficili, che pochi uomini vi potrebbero tutto un esercito arrestare. Bouillé conosceva, che il tempo e la necessità delle cose non pativano la lunghezza di un assedio; e da un altro canto, se il nemico si riparava a que' luoghi, ne sarebbe l'impresa di necessità lunga e difficile diventata; il che avrebbe impedito i futuri disegni, che si avevano. Si temeva altresì del prossimo arrivo di Rodney. Per la qual cosa pensò Bouillé di accelerar in altro modo, che quello dell'armi, il fine della fazione. Mandò dicendo al governatore, in ciò scostandosi dalla consueta sua umanità, forse per l'ostinazione degl'isolani e forse ancora per l'enormità commesse a Sant'Eustachio, che incomincerebbe ad ardere due abitazioni e due campi di cannameli; e come disse, così fece. Fece intendere altresì, che, se non si arrendesse, ogn'intervallo di quattr'ore avrebbe fatto lo stesso a due volte altrettanti. Vedutosi dagli abitatori, che la cosa non era da burla, e che se più oltre si volesse perseverare nella difesa, ne sarebbero tutte le poste loro arse e distrutte, abbiettatisi anche all'aver vedute le andantisipoppe di Drake, e non punto disposti a tollerare il tedio dell'aspettare gli aiuti ogn'ora più incerti, prima incominciarono a romoreggiare, poscia appiccarono pratiche d'accordo col capitano francese. Fergusson, accorgendosi ottimamente di non poter resistere al temporale, e conosciuto inoltre, che gli stessi stanziali stanchi e sgomentati nicchiavano, s'inclinò a convenire, e, chiesti i patti, gli ottenne. Furono essi molto onesti e somiglianti a quelli, che Bouillé, solito sempre a procedere con termini mansueti coi vinti, concesse agli uomini della Domenica. Queste cose si facevano nell'entrar di giugno. Arrivò Rodney poco dopo sopra l'isola con tutta la sua armata; ma udita la perdita di quella, e trovato il conte di Grasse più di lui gagliardo, schivata la battaglia, se ne tornò alla Barbada. In questo modo i Francesi, diventati nelle Antille superiori di armi marittime, e con lodevole celerità e prudenza usandole, e danneggiarono il nemico sul mare, e conquistarono una ricca e bene munita isola. Ma questa non era, che una parte dei disegni orditi dalla Francia, e commessi alla cura del conte di Grasse. Gli avevano i ministri comandato, che, fatte quelle maggiori e più utili fazioni nelle Antille, che meglio per la stagione potesse, si recasse poscia con tutte le forze sue sulle coste dell'America, e là cooperasse coi soldati nazionali e con quei del congresso nel debellare, ed estirpar del tutto la potenza britannica in quelle contrade. Washington e Rochambeau, per incominciar a metter mano all'opera, lo aspettavano, e si erano per mezzo di spedite navi, mandate da una parte e dall'altra, accordati di quello, che, quando congiunti fossero, si avesse a fare. Lo avevano richiesto, conducesse oltre il navilio, cinque o seimila soldati, munizioni da guerrae da bocca, e soprattutto pecunia, della quale non solo gli Americani, ma ancora i Francesi stessi difettavano. Pregavanlo finalmente, operasse presto, perchè le cose andavano molto strette, e gli aiuti inglesi avrebbero potuto arrivare. Stimolato il conte di Grasse da tutti questi motivi, e dal desiderio della gloria che acquisterebbe, se egli avesse quello fatto, che stato era tentato invano dal conte D'Estaing, con por fine del tutto alla guerra americana, si risolvette a non metter tempo in mezzo. Per la qual cosa partì dalla Martinica, ed arrivò al Capo francese nell'isola di San Domingo. Quivi fu costretto a soprastar alcun tempo per aspettar il denaro, il qual era necessario per levare le genti e per far massa delle munizioni che si dovevano in America alla grand'impresa trasportare. Il denaro però non potè ottenere. Nel medesimo luogo si accozzarono con lui altre cinque navi d'alto bordo. Finalmente imbarcati i soldati e le munizioni, commetteva le vele al vento, e, scortata prima una grossa conserva sino a' luoghi sicuri, e toccato la Havanna per levarvi denaro, che gli Spagnuoli di buona voglia somministrarono, viaggiava con tempo prospero alla volta del golfo di Chesapeack con vent'otto vascelli di fila. Portava tre migliaia di valentissimi soldati, denari e munizioni a dovizia, e con essi tutta la fortuna della guerra. Da un altro canto Rodney, che teneva l'occhio attento a tutte le mozioni di Grasse, avuto lingua di quello che accadeva, e giudicando la cosa di quella importanza, ch'ella era, mandava speditamente alla volta dell'America l'ammiraglio Hood con quattordici navi di fila, acciocchè congiuntele con quelle, che già vi aveva l'ammiraglio Graves, si opponesse agl'intraprendimenti del conte di Grasse. Egli poi cagionevole di salute conalcune navi malconce, ed una grossa conserva se ne tornò in Inghilterra. Fu molto, e molto acerbamente biasimato Rodney pei consiglj da lui presi a questi dì, ed alcuni anche lo accagionarono dei sinistri avvenimenti, che poco dopo sopravvennero. Argomentavano costoro, che se l'ammiraglio inglese avesse seguitato tostamente il francese con tutta la sua armata, ed anzi apportato alla Giamaica, ed ivi congiuntosi colla forza di Hyde-Parker avesse così grosso fatto vela verso l'America, o il conte di Grasse non avrebbe intrapreso di fare quello che fece, o ne sarebbe stato perdente nel conflitto. Si dolevano, che Rodney invece di pigliar questo consiglio, il quale, secondo che avvisavano era il solo che buono fosse a seguitarsi in quella occorrenza, abbia, recandosi in Inghilterra con parecchie delle più grosse navi, ed abbandonato il campo di battaglia, ed infievolito l'armata già non troppo gagliarda ad un tanto bisogno. Aggiungevano, che fu grand'errore il suo, di aver l'armata medesima in parecchie piccole squadre spartita, lasciando alcune navi nelle isole di sottovento, dove i Francesi non ne avevano lasciato nissuna, mandandone altre tre alla Giamaica, che niuno allora aveva in animo di assaltare, ed inviando finalmente Samuele Hood con una ineguale ed insufficiente forza in America. Da ciò concludevano, esser ben da maravigliare, che mentre i nemici tutte le forze loro in un solo luogo adunavano, l'ammiraglio inglese le sue spartisse in diversi. Quali effetti ne siano nati, dicevano, da questa deliberazione, averlo poscia veduto il mondo, rammaricarsene con incessabili lagrime l'Inghilterra. Da un altro canto redarguivano coloro, che la sentenza di Rodney mantenevano, che l'essersi egli recato in Inghilterra era stato,rispetto alla sua sanità, piuttosto necessità che elezione; che le navi, le quali aveva condotte seco, erano sì fattamente malconce, che non si sarebbero potute riparar in quei porti; che siccome de Grasse aveva sotto la sua tutela una numerosa e ricca conserva, così si doveva credere, che non l'avrebbe avviata sola e senza convoglio alla volta dell'Europa; la qual cosa se avesse, come ragion voleva, fatto, ne sarebbe stato il numero delle sue navi da guerra scemato; che quando anche nissuna stima si volesse fare delle cose sin qui dette, la forza che condusse seco in America Samuele Hood, se congiunta si fosse con quella di Graves, sarebbe stata bastevolissima ad affrontare tutta l'armata dell'ammiraglio francese; ma che bene aveva errato l'ammiraglio Graves, il quale invece di tener raccolta ed intiera la sua flotta nel porto della Nuova-Jork se n'era ito inutilmente aggirando nell'acque di Boston sino a tanto che sopravvenuti essendo i tempi fortunali, ne furono le navi sue rotte e fracassate; il che fu causa, che anche dopo l'arrivo dell'Hood alla Nuova-Jork si trovarono le forze inglesi inferiori alle francesi; che se Graves non ebbe nissun tempestivo avviso dell'arrivo del conte di Grasse e di quello dell'ammiraglio Hood, ciò alla malvagia fortuna, e non a colpa di Rodney doversi riputare, il quale non tralasciò di spacciar verso l'America saettìe a recar le novelle, le quali furono nel viaggio loro dal nemico intraprese; che in fine non si poteva il capitano generale biasimare dell'aver mandato Samuele Hood in America, piuttosto che l'esservi andato egli stesso; perciocchè fosse Hood un uomo il quale nella scienza delle cose navali molti avanzava, a nissuno cedeva. Noi non saremo per definire quale delle due parti s'accostasse alla ragione. Imperciocchènegli accidenti della guerra, se non si dee giudicar dagli eventi, non si dee nemmeno pretermettere la considerazione delle cause; e certo è bene, che dalla presente risoluzione di Rodney dipendettero tutte le future cose nella terra-ferma americana, la fortuna dell'America stessa e quella vicinamente di tutta la guerra.
Narrati gli accidenti, che nel presente anno intervennero tanto in Europa, quanto nelle isole delle Indie occidentali, ci conviene ora raccontar quelli, che accaddero sul continente d'America, dove principalmente si contendeva della somma delle cose, e si doveva con tutte le forze sì da terra, che da mare definire, a quale delle due parti dovesse rimanere la finale vittoria. Negli altri luoghi si combatteva per gli accidenti della presente guerra, e della futura pace; ma là si quistionava di tutta la fortuna, e per così dire della sostanza stessa dell'una e dell'altra. Ma priachè ci facciamo a descrivere i successi dell'armi, necessario è, che favelliamo di quelle cose, le quali sebbene non siano altrettanto come quelli, appariscenti e gloriose, sono però ai medesimi il principale, ed il più sodo fondamento. Queste sono quelle, che appartengono al reggimento interno dello Stato. Era la condizione degli Stati Uniti sul principiar del presente anno non che prosperevole, calamitosissima, e dava maggiori motivi di timore, che di speranza. Quantunque gli sforzi fatti dagli Americani nel varcato anno, ed il nuovo ardire nato nei medesimi per cagione dei disastri delle Caroline avessero alcuni buoni effetti operato, tuttavia essendo essi fondati solamente sulla fugace ardenza dei particolari uomini, e non su d'alcun buon ordine pubblico, ne nacque, che incominciarono tosto ad andare in declinazione,sicchè non s'indugiò molto a ritornare in eguali, e forse in maggiori angustie di prima. L'erario pubblico era voto, o pieno soltanto di biglietti di credito, che più non avevano nissun valore. Le provvisioni per l'esercito non si facevano, o si facevano per forza con dar all'incontro polizze del ricevuto, le quali perduto avevano ogni sorta di riputazione. Quindi era, che e le derrate si nascondevano, ed i popoli si disgustavano. Quando poi si era riuscito a ragranellare qualche poca provvisione, questa non si poteva a luoghi comodi trasportare, perchè non si aveva denaro per pagar le some ai vetturali; ed in alcuni paesi, dove si aveva voluto far forza, ne erano nate cattive parole, e peggiori fatti. Non si avevano magazzini in pronto; ma bene soltanto qualche riposte qua e là, nelle quali spesso nè vettovaglie, nè vestimenta di sorta alcuna si ritrovavano. Le armerie stesse mancavano d'armi. I soldati laceri, nudi, privi di ogni bene vivente, invano chiedevano aiuto a quella patria, che difendevano. Gli antichi disertavano, i nuovi non volevano andar all'esercito; e sebbene il congresso avesse decretato, che il primo gennaio vi dovessero essere trentasettemila uomini in armi, appena che la ottava parte fossero arrivati sotto l'insegne nel mese di maggio. Brevemente e' pareva, che l'America venisse meno al suo più gran bisogno, e volesse tornar indietro, allorquando già più era vicina ad arrivar alla meta. Ognuno credeva che non sarebbero stati gli Americani capaci ad esercitar la guerra difensiva, non che far la offensiva; ed invece di cooperare coi Francesi nel cacciar via da quelle terre i soldati del Re Giorgio, si temeva che non bastassero a far di modo, che questi non cacciassero quelli. Tanto era il cambiamento di fortuna prodotto dalla povertà dell'erario,e dalla mancanza di quegli ordini pubblici, che sarebbero stati necessarj per fornirlo. Queste cose non isfuggivano la mente dei Capi americani, e facevano ben essi ogni sforzo per rimediarvi. Ma di ciò avevano meglio la volontà, che il potere. Il solo mezzo, che avesse il congresso per soddisfare ai bisogni dello Stato erano o le nuove gittate di biglietti di credito, o le gravezze da porsi sui popoli. Ma quelli avevano perduto ogni sorta di valore, ed il congresso medesimo tratto da una inevitabile necessità aveva richiesto gli Stati, acciocchè le leggi rivocassero da essi fatte, le quali avevano prescritto, che i biglietti dovessero servire e riceversi in luogo di moneta effettiva nei pagamenti. Inoltre aveva ordinato che nei contratti che in nome dello Stato si andavano facendo per le provvisioni dei soldati, si stipulasse il prezzo specificamente in moneta. Il ch'era l'istesso che stabilire, che lo Stato medesimo non riconosceva più i biglietti come moneta, e che questi non solo non avevano più, ma ancora non potevano più avere nissun valore. Il congresso poi non aveva la facoltà di por tasse, la quale risiedeva tuttavia nei particolari Stati. Ma questi andavano molto più a rilento, che non sarebbe stato il bisogno, nel porne; della quale freddezza molte erano le cagioni. I reggitori degli Stati particolari erano per lo più uomini popolari, i quali temevano di venire in disgrazia dell'universale, se prestanziato avessero i popoli in un paese massimamente, in cui per quella, non so se mi debba dire fausta od infausta, utile o perniziosa agevolezza di gittar biglietti per sopperire ai pubblici bisogni, erano usi a pagar nissuna tassa, o poche. Inoltre, quantunque i biglietti del congresso fossero mancati, gli Stati particolari però ne avevano dei loro, i quali, comechè non disì gran posta scapitassero quanto i primi, erano peraltro andati soggetti a non leggier disavanzo; e ripugnavano i reggitori al por tasse in moneta perchè credevano, e non senza ragione, che ciò gli avrebbe fatti disavanzare di vantaggio. Nè si dee passar sotto silenzio, che, siccome nissuna testa di reggimento vi era, la quale definisse, qual fosse la rata di tassa, che secondo le abilità singolari dovesse a ciascuno Stato spettare, così gli uni per gelosia degli altri si peritavano alle tasse per paura di gravar sè stessi più degli altri. Tanto erano quei popoli sospettosi e restii, quando si doveva venire al toccar dei cofani. Così mentre gli uni stavano osservando gli altri, e nissuno incominciava, non si forniva il nervo dell'entrate pubbliche allo Stato, e la repubblica si disfaceva. Nè alcuna speranza si poteva avere, che gli Stati mossi da tanta necessità fossero per investir il congresso dell'autorità di por le tasse, sia perchè gli uomini non si spogliano volentieri dell'autorità che hanno, sia perchè in quelle opinioni intorno la libertà, che avevano gli Americani, stavano in sospetto che il congresso potesse abusare. Finalmente egli è da far considerazione, che a quel tempo molto confidavano gli Americani al poter ottenere soccorsi di denaro esterni, massime da parte della Francia, e si erano dati a credere, che solo, che un ministro del congresso si appresentasse a domandar denaro presso alcuna Corte d'Europa, tosto ne otterrebbe quella quantità che vorrebbe egli stesso, come se i forestieri avessero dovuto esser più teneri degli Americani della prosperità e degl'interessi dell'America. In cotal modo si era la fonte della pecunia pubblica, che dai biglietti di credito derivava, seccata, e quella delle tasse non si apriva. Si debbe ancora avvertire, che quand'anche le tasse si fosserostabilite e sino a quell'estremo punto che si sarebbero potute sopportare, era evidente, che quello che gittassero, non avrebbe potuto a gran pezza supplire alla voragine della guerra, e per conseguente la spesa avrebbe sempre vinto l'entrata. Conciossiachè si era quella nutrita con tanta spesa, che vi si erano consumati dentro venti milioni di dollari all'anno, e le più gravi tasse che si sarebbero potute porre in quelle occorrenze degli Stati Uniti, non avrebbero potuto fruttificare più di otto milioni di dollari. E sebbene si potesse sperare, che con un buon maneggio del denaro pubblico l'enorme costo della guerra si potesse diminuire, non è però, che non avesse il medesimo sempre di gran lunga la rendita avanzato. Considerate tutte queste cose, aveva il congresso molto per tempo commesso al Dottor Franklin, che quelle maggior'istanze che potesse, facesse presso il signor di Vergennes, per mano del quale passava allora principalmente tutto il governo delle cose d'America, per ottener dalla Francia un accatto di alcuni milioni di tornesi per far le spese della guerra. Gli comandò ancora, ponesse ogn'industria per impetrar dal Re Cristianissimo la facoltà di far un altro accatto a favor degli Stati Uniti presso gli uomini pecuniosi di Francia e che fossero all'America affezionati. Le medesime instruzioni mandò a Giovanni Adams e Giovanni Jay, il primo ministro plenipotenziario degli Stati Uniti presso le Province Unite d'Olanda, il secondo presso la Corte di Spagna, e ciò al fine stesso di ottener da questi due Stati un conveniente accatto. Esponessero alla Spagna, che sarebbero sul voler rinunziare (tanto erano spiritati a questi tempi gli Americani) alla navigazione del Mississipì, ed all'aver un porto su di questo fiume; all'Olanda, che le avrebberoprocurato vantaggi commerciali d'importanza; alla Francia, che senza di questo aiuto di pecunia ne sarebbe la impresa loro spacciata; a tutti, che l'America era di tal risponsivo, che nissun dubbio si poteva avere intorno all'essere al convenuto termine rimborsati. Siccome poi la cosa era di tanto momento, così non contenti all'aver queste nuove commissioni inviate ai ministri loro, mandarono ancora in Francia il colonnello Laurens, acciò presenzialmente i ministri francesi confortasse al medesimo cammino, e l'accatto sollecitasse. La Spagna non si lasciò piegare; perchè Jay non volle quella rinunziazione offerire; l'Olanda nemmeno, perchè dubitava del risponsivo di quel nuovo Stato. La Francia sola, la quale vedeva benissimo che l'aiutar la vittoria degli Stati Uniti, e mantenergli in vita era un esser pagata meglio, che di pecunia, concesse sei milioni di tornesi, non però come prestito, ma come dono, e non senza qualche mal motto sulla freddezza degli Stati nel fornire ai loro bisogni, allegando, che quando si vogliono compire onorate imprese, non bisogna essere tanto rispettivi allo spendere. Aggiunse molte protestazioni delle angustie proprie per far parere migliore la cosa. Ma essendo questa somma troppo inferiore ai bisogni, consentì la Francia ad entrare mallevadrice in Olanda per un accatto di dieci milioni tornesi da farvisi dagli Stati Uniti d'America. E siccome malgrado della mallevadoria l'accatto si forniva lentamente, così il Re Cristianissimo fu contento ad anticiparne il sommato, cavandolo dal proprio erario. Rispetto poi all'accatto da farsi presso i privati uomini della Francia, non volle il Re acconsentire. In tal modo vennero gli Americani ad ottenere dalla Francia un sussidio di sedici milioni di tornesi, deiquali però una parte già era stata consumata nel pagamento delle precedenti tratte del congresso sopra il Dottor Franklin pei bisogni anteriori dello Stato mandate. Il rimanente o fu imbarcato in altrettanta moneta per essere in America trasportato, o convertito dal colonnello Laurens in valore di vestimenta, d'armi e di munizioni da guerra in servigio degli Stati Uniti. L'intenzione del donatore de' sei milioni era, che siccome il dono era destinato all'uso dell'esercito d'America, così fosse o tenuto in serbanza all'ordine, o rimesso nelle mani del generale Washington, acciocchè non venisse in quelle d'altri maestrati, i quali, siccome dubitava, si sarebbero per avventura creduti in necessità di divertirlo in altri usi dello Stato. Questa condizione non solo non piacque, ma dispiacque molto al congresso; perciocchè si pensò, che in tal modo i suoi soldati sarebbero, come se fosse, diventati pensionati dalla Francia, e temette, che molto ne rimettessero della dependenza loro verso di sè stesso. Perciò ordinò, che i fornimenti compri con parte della donata pecunia, quando in America arrivassero, fossero consegnati al maestrato sopra la guerra, e che in ordine alla pecunia effettiva, foss'ella posta in mano del camerlingo, il quale se ne desse carico e la spendesse poscia, secondochè gli sarebbe dal congresso comandato in servigio dello Stato.
Fu questo soccorso della Francia opportunissimo agli Stati Uniti; e se ne accrebbero grandemente gli obblighi della repubblica verso quella Corona. Ma prima che i negoziati, che tendevano ad ottenerlo, fossero al termine loro condotti, o che il denaro e le provvisioni arrivassero, era stato richiesto un lungo tratto di tempo, sicchè riuscivano al presente bisogno dell'America di tardo rimedio. Nè il sussidio stessoera bastevole a soddisfare a tante necessità. Nè quando il fosse stato, si poteva credere che fosse per bastare effettivamente, quando non si riformassero gli ordini relativi allo spendere la pecunia pubblica. Imperciocchè se povera era l'entrata, nissuno non dubiti, che maggiore prodigalità non vi fosse nell'uscita. Le quali cose molto bene considerate dal congresso, pensò di strigarsi finalmente da questo nodo, che tanto lo aveva tenuto impacciato fin dal principio della rivoluzione; e si risolvette ad introdurre una buona economia nella Camera del Comune. A questo fine il giorno 20 di febbraio trasse a camerlingo Roberto Morris, uno dei deputati dello Stato di Pensilvania al congresso, uomo di grandissimo credito, sapere e pratica nelle faccende mercantili, di larghe facoltà dotato, di costumi integerrimi e nella impresa del nuovo Stato zelantissimo. Gli diè facoltà di sopravvedere e soprantendere l'entrata e l'uscita pubblica, investigare il debito dello Stato, immaginare e proporre nuovi ordini di pubblica amministrazione. Se grave fu il carico imposto al Morris, non fu minore l'ingegno e la fedeltà co' quali ei lo sostenne. Non tardò egli ad introdurre la regolarità, dov'era il disordine, la buona fede, dov'era l'inganno; e siccome la principale e più utile prerogativa di un amministratore si è la esattezza nell'adempimento delle obbligazioni, così in questo fu puntualissimo. Dal che ne procedette, che là, dov'era una sfidanza universale, nacque appoco appoco una universale fidanza. Una delle prime operazioni del camerlingo si fu di appresentare al congresso un modello di un Banco nazionale per tutti gli Stati Uniti d'America. Avesse il Banco un capitale di quattrocentomila dollari diviso in altrettanti luoghi di quattrocento dollari ciascuno in monete d'oro ed'argento da procacciarsi per mezzo delle soscrizioni; che questo capitale potesse al bisogno, e giusta certe restrizioni e limitazioni, essere accresciuto pure per mezzo delle soscrizioni; fosservi dodici direttori del Banco; fosse questo riconosciuto dal congresso sotto il nome del presidente, direttori e Compagnia del Banco dell'America Settentrionale; il camerlingo avesse la facoltà di sopravvedere tutte le operazioni del Banco. Questi erano gli ordini ed i principali lineamenti della instituzione. L'uso poi si era questo, che le scritte del Banco pagabili a richiesta, dichiarate fossero moneta legale pel pagamento di tutte le imposizioni e tasse in ciascuno degli Stati Uniti, e si ricevessero altresì nelle casse del pubblico erario, come se oro, od argento fossero. Diè il congresso con solenne decreto pubblico ratificamento all'ordinazione. Nè si penò molto a trovare i soscrittori, e tutte le poste furono in breve tempo riempite. Riuscì il Banco di grandissima utilità agli Stati. Perciocchè per mezzo delle sue scritte ne fu abilitato il camerlingo ad anticipare i proventi delle imposizioni. Nè contento allo aver per mezzo del Banco fatto servir i capitali, ed il credito dei particolari soscrittori a sostegno del credito pubblico, volle lo stesso effetto operare coll'autorità del suo proprio credito e nome. Perciò gettò nel pubblico una non leggier somma di obbligazioni sottoscritte di sua mano, e pagabili a differenti tempi coi sussidj forestieri, o colle rendite interne degli Stati Uniti. E quantunque col tempo queste sue obbligazioni abbiano sommato a meglio di cinquecento ottant'un migliaio di dollari, ciò non di manco non è stato mai, che scemassero di riputazione, se non forse un poco negli ultimi tempi. Tanta era la confidenza, che avevano i popoli nella fede, e nella puntualitàdel camerlingo. Così nell'istesso tempo, in cui il credito dello Stato era presso che spento, e che le carte di lui poco o nulla valevano, quello di un solo uomo era fermo, ed universale. Gli effetti prodotti a vantaggio degli Stati Uniti da queste obbligazioni del camerlingo pel mezzo, ch'elleno somministrarono, di poter usar anticipatamente le imposizioni ad un tempo, in cui quest'anticipazione era non che necessaria, indispensabile, furono inestimabili. Per esse ne fu fatto abilità ai maestrati di far le provvisioni per l'esercito non più per mezzo delle tolte, ma sibbene per contratti regolari. La qual cosa fu d'infinito benefizio cagione e pel risparmio che si ottenne, e per la esattezza dei fornimenti medesimi, e per la contentezza dei popoli, i quali a quelle richieste forzate fieramente si corrucciavano. E sebbene questo usare per anticipamento i proventi delle imposizioni non sia esempio buono ad imitarsi, nè senza pericolo, tanta però fu la prudenza di Morris in questo maneggio, e sì grandi l'ordine e l'economia da lui introdotti in tutte le parti dell'uscita del denaro pubblico, che non ne risultò danno di sorta alcuna. Ma un fondamento era necessario a tutte queste nuove ordinazioni del camerlingo, e quest'erano le tasse. Per la qual cosa il congresso decretò, si richiedessero gli Stati a fornire per via d'imposizione all'erario otto milioni di dollari, e nel medesimo tempo determinò, quale dovesse essere in questa somma la rata di ciascuno Stato. Tal era la necessità delle occorrenze della repubblica e tale la confidenza, che nel camerlingo aveva ognuno collocata, che gli Stati a questo nuovo decreto del congresso volentieri si accomodarono; e con ciò si pose un rimedio efficace alla strettezza dell'erario. Nè qui si ristettero le cose fatte dal Morris inbenefizio degli Stati. La provincia della Pensilvania era quella dalla quale, siccome frumentosa, si cavavano principalmente le somministrazioni delle farine ad uso degli eserciti. Queste somministrazioni per mancanza della moneta procedevano, sull'entrar del presente anno, molto lentamente. Ma non così tosto Morris fu creato camerlingo, che prima col suo credito privato procurò le incette delle farine pei soldati, poscia si offerì, ed ottenne di soddisfar esso stesso alle richieste da farsi di tali derrate alla Pensilvania durante tutto il presente anno, solo che gli fosse concesso il rimborsarsi sul provento della rata del sovrannominato balzello, che a quella provincia era toccata, la quale sommava a meglio di un milione e centoventi migliaia di dollari. Così per opera del camerlingo furono ristorati il credito e l'erario pubblico, e questo da una estrema votezza ad una sufficiente pienezza condotto. Per lui stette principalmente, che gli eserciti dell'America non si disbandassero, e che il congresso, invece di cedere ad una inevitabile necessità, abbia nel presente anno potuto non solo con vigore, ma ancora con prosperità di fortuna la guerra offensiva esercitare. Certamente dovettero, e debbono gli Americani altrettanto saper il buon grado e restare obbligati alle camerali ordinazioni di Roberto Morris, quanto ai negoziati di Beniamino Franklin, ed alle armi di Giorgio Washington.
Prima però che questi nuovi e salutevoli ordini avessero corroborato lo Stato, ed in sul bell'entrar dall'anno era succeduto un caso, il quale aveva fatto temere di prossima rovina tutta l'America; e se non fu la prima causa, fu certamente il più possente sprone, perchè gli ordini medesimi si facessero. Erano a questo tempo, siccome abbiam notato, i soldati prividi ogni cosa non solo al militare, ma ancora al vivere necessaria; il che gli faceva stare molto di mala voglia. A queste cagioni di scontentezza se ne venne a congiungere per gli stanziali della Pensilvania un'altra speciale, e questa fu, che siccome avevano preso le ferme o per tre anni, o per tutto il tempo della guerra, così per l'ambiguità dei termini delle condotte loro si credettero sul finir di quei tre anni essere sciolti ed aver la facoltà di ritornarsene alle case loro, mentre dal canto suo lo Stato pretendeva che militar dovessero sino al fine della guerra. Queste due cause operando insieme nelle menti loro fecero di modo, che la notte del primo gennaio tumultuarono di mala sorte e si ammotinarono dicendo, che volevano armata mano ire alla sede del congresso, e quivi ottenere ai torti, che sofferivano, ammenda e ristoramento. Erano nel torno di quindici centinaia di soldati. Fecero gli uffiziali ad ogni poter loro per sedar il tumulto ma tutto fu in vano, e nel contrasto che ne seguì, alcuni fra gli ammotinati da una parte, ed un uffiziale dall'altra, vi perdettero la vita. Si presentò il generale Wayne, uomo pel valor suo di grande autorità presso i soldati, ed avendo alzato la pistola contro i sediziosi, gli fu detto, badasse bene a quello che si facesse, che ne sarebbe anch'egli tagliato a pezzi; e già gli avevano posto le baionette al petto. Quindi, fatto massa delle artiglierie, delle bagaglie e del carreggio, che alla schiera loro appartenevano, si avviarono in bella ordinanza verso Middlebrook. La notte ponevano gli alloggiamenti con trincee e ripari molto cautamente, come se fossero in paese nemico. Avevano eletto a capo dell'impresa un certo Williams, disertore inglese, e gli avevano dato per arroti, con chi potesse consultare, tutti i sergentidelle compagnie. Da Middlebrook procedettero a Princetown, e vi si accamparono. Uffiziali non vollero in mezzo di loro, e già cacciato avevano da Princetown il marchese de La-Fayette, il generale Saint-Clair, ed il colonnello Laurens, che vi erano venuti per quietar gli strepiti. Intesasi la cosa in Filadelfia, e parendo ai Capi della lega di quella importanza ch'ella era, si mandarono delegati, tra i quali i generali Reed e Sullivan, per iscoprire a che termine dovesse arrivare quel moto, e coll'autorità loro porvi, se possibil fosse, rimedio. Arrivati nelle vicinanze di Princetown mandaron dicendo agli ammotinati, che cosa volesse dir questo, e che si volessero. Risposero, che questo voleva dire, che non s'intendevano di star più oltre alle baje, ed alle promesse che loro si facevano; che pretendevano, che tutti coloro i quali avevano militato lo spazio di tre anni, avessero congedo; che sia quelli che se n'andassero, sia quelli che rimanessero, avessero ad avere immediatamente tutte le paghe decorse e tutte le vestimenta, che avrebbero dovuto avere sino a quel dì; che fossero loro pagati i residui dei caposoldi; e che finalmente volevano per l'avvenire, senza lasciare scattar pure un giorno, essere pagati tutti appuntatamente. Intanto era la nuova dell'ammotinamento nella Nuova-Jork a Clinton pervenuta, il quale tosto deliberò di giovarsi della occasione. Mandò al campo de' sollevati tre uomini a posta, tutti e tre leali americani, perchè in nome suo proferissero loro le seguenti condizioni; sarebbero ricevuti sotto la protezione del governo inglese; sarebbero loro perdonate tutte le passate offese; sarebbero fedelmente di tutte le paghe soddisfatti dovute loro dal congresso senza niuna obbligazione di militar sotto le insegne del Re, quantunque volentieri si sarebberoaccettate le buone voglie; che solo si esigeva, ponessero giù le armi, ed alla leanza loro ritornassero; mandassero deputati in Ambuosa per praticare, ed accordar con coloro, che là sarebbero venuti da parte di Clinton. Gli agenti poi di questi, oltre le narrate condizioni, andavano mettendo male biette, con vivi colori dipingendo il ben essere dei soldati del Re, le miserie loro proprie, l'ingratitudine del congresso. Ma Clinton non contento a questo, per dare di luogo vicino favore agli ammotinati, e facilità al venire, quando il volessero, a congiungersi con esso lui, era varcato con non poca parte delle sue genti dalla Nuova-Jork nell'Isola degli Stati. Non volle però andar più oltre, e por piede sulla Cesarea per non far levar i popoli a romore, e non irritare con troppo vicina dimostrazione quelle genti, e far loro di nuovo dar la volta in favor del congresso. Risposero alle proposte di Clinton nè del sì, nè del no. Gl'inviati ritennero. In questo frattempo si erano appiccate, e bollivano le pratiche tra i deputati del congresso, e quei de' sollevati, e siccome gli animi erano gonfj, così vi fu che fare e che dire assai, prima che si volessero udire gli uni gli altri, non che far le viste di volersi accordare. Offerivano i primi di dar congedo a tutti coloro, che avevano pigliato le ferme indeterminatamente per tre anni, o per la durata di tutta la guerra, e che nei casi, in cui le scritte del tempo delle ferme non si potessero avere, si ammettessero per pruova i giuramenti dei soldati; che darebbero polizze, o sia promesse di rifacimento delle somme, che i soldati perdute avevano a cagione del disavanzo dei biglietti; che i soldi corsi si sarebbero assestati il più presto, che far si potesse; che somministrerebbero loro sul fatto certi capi di vestimenta, dei quali stavanoin maggior bisogno; si perdonerebbero e dimenticherebbero le offese. Per queste proposte le cose si domesticarono; fu fatto l'accordo, e si posarono gli animi. Marciarono poscia da Princetown a Trenton, dove furono le condizioni mandate ad effetto. Consegnarono in mano dei loro i deputati di Clinton, i quali senz'altro indugiare furono impiccati. In tal modo fu fermato un tumulto, che aveva maravigliosamente tenuto in sentore, ed impaurito gli Americani, e dato sì grandi speranze al generale inglese. Ma molti valenti soldati, ottenuto commiato, ed abbandonato l'esercito, alle case loro se ne ritornarono. Washington, durante l'ammotinamento non fe' dimostrazione veruna, e se ne stette quieto ne' suoi alloggiamenti di New-Windsor sulle rive del fiume del Nort. Della quale deliberazione furono causa il sospetto, ch'egli aveva, che i suoi proprj soldati si mettessero in levata, la pochezza loro, il pericolo che vi era, che se egli sprovvedesse le rive di quel fiume, il generale inglese vi salisse e s'impadronisse dei forti passi già tante volte venuti in contesa; e finalmente il timore che se s'intromettesse inutilmente, l'autorità sua ne andasse presso tutti gli altri soldati soggetta a diminuzione, e diventasse contennenda; il che sarebbe stato di pessime conseguenze cagione. Forse ancora nel mezzo dell'animo suo stette contento a quello sprone dato al congresso, acciocchè meglio, e con ogni sforzo fosse per attendere ai bisogni dell'esercito, movendolo la difficoltà, colla quale si provvedevano i denari necessarj al sostentamento di quello. Pochi giorni dopo gli stanziali della Cesarea, mossi dall'esempio dell'ammotinamento dei Pensilvanesi, e del fine ch'esso ebbe, si levarono anch'essi in capo. Ma Washington, mandato loro all'incontro una grossa banda di soldati,della fede dei quali si era nella precedente sedizione assicurato, tostamente gli ridusse al dovere, e fe' aspramente gastigare i nutritori dello scandalo. Così fu posto fine del tutto al tumultuar dei soldati; e gli Stati, avuta questa battisoffia, per chiarirsene una volta tanto dissero e tanto fecero, che rimedirono, e mandarono al campo paghe per tre mesi in altrettanto oro ed argento. Con questo aiuto si confermarono gli animi dei soldati, tantochè tennero il fermo, sino a che le ultime deliberazioni del congresso, che abbiamo sopra raccontate, operato avessero quegli effetti che se ne dovevano aspettare.
Nel tempo medesimo in cui il congresso, avendo anche in ciò consenzienti Washington, e tutti gli altri principali uomini della lega, si sforzava di stabilir nuovi e buoni ordini civili, i quali sono il principale fondamento alle fortunate guerre, il Capo dell'esercito meridionale correva a gran giornate, e con forze potenti alla ricuperazione della Carolina, la quale gli era, come se fosse sicura, o poco difficile preda, lasciata nelle mani dal lord Cornwallis, che si era a volgersi contro la Virginia deliberato. Era, partitosene Cornwallis, il governo della meridionale Carolina venuto in mano del lord Rawdon, giovane di buona mente e di non mediocre aspettazione nelle cose della guerra. Aveva egli posto il suo principal alloggiamento in Cambden, città assai fortificata; ma però il presidio vi era dentro molto debole, e tale, che se atto era a difendere la Terra, non l'era del pari a tener la campagna. E questa medesima debolezza aveva luogo in tutti gli altri posti della provincia, che tuttora si tenevano per gl'Inglesi. Oltreacciò, siccome il paese era per ogni dove nimichevole, così erano stati obbligati a partir le genti loro in altrettante piccolesquadre, a fine di conservare nella propria divozione que' luoghi ch'erano necessarj alle difese, ed a raccorre le provvisioni. Di questi i principali erano la città stessa di Charlestown, e quelle di Cambden, di Ninety-six e di Augusta. I popoli, udito la ritirata di Cornwallis verso la Virginia, avevano volto l'animo a cose nuove. Già in alcuni luoghi incominciato avevano a far sedizione, e si erano cupidissimamente vendicati in libertà. Sumpter e Marion, l'uno e l'altro uomini dispostissimi ad ogni pericolo, attizzavano il fuoco, e la gente tumultuaria riducevano sotto le insegne, ed ordinavano in regolari compagnie. Tenevano infestati i confini della bassa Carolina, mentre Greene col grosso dell'esercito si difilava verso Cambden. Già si sentivano in questa città occulti mormorj della venuta del capitano della repubblica, e già esso, essendo vicino ad arrivarvi, aveva, per dar maggior animo ai popoli rivoltantisi, mandato il colonnello Lee co' suoi cavalli a congiungersi con Marion e con Sumpter. Così Rawdon non solo si trovò ad un tratto assalito da fronte dalle genti di Greene, ma ebbe timore, che non gli venisse tagliata la strada alla ritirata verso Charlestown. La cosa gli apparve non solo improvvisa, ma ancora molto strana; imperciocchè nissuno indizio certo, o sentore gli era pervenuto della risoluzione presa da Cornwallis di abbandonar la Carolina per recarsi contro la Virginia; non che Cornwallis non avesse spedito i messi portatori della novella, ma erano sì generalmente avversi i popoli, che nissuno aveva potuto trapelare, e da questi nissuna notizia, che vera fosse, si poteva spillare. Egli poi a tutt'altra cosa avrebbe pensato fuori che a questa, che il frutto della vittoria di Guilford stato fosse quello di doversi Cornwallis ritirare dalla presenza delvinto nemico. Tuttavia Rawdon nulla sgomentandosi a quest'inopinato cambiamento delle cose, siccome uomo valente ch'egli era, fece tosto quelle deliberazioni, che meglio alla congiuntura, in cui egli si trovava, si convenivano. Avrebbe voluto ritirarsi più verso Charlestown; ma essendo il paese infestato dagli stracorridori di Sumpter, ed avendo già Greene alle costole, se ne tolse dal pensiero. Nella quale risoluzione viemmaggiormente si confermò, considerato, che le mura di Cambden erano forti e capaci a sostenere un primo impeto del nemico. Solo le genti sparse qua e là nelle guernigioni delle Terre più deboli contrasse, e fe' venire dentro di Cambden. Lasciò solamente munite le città più forti. Accostò Greene l'esercito alle mura di Cambden; ma trovatele ben munite, e conoscendo di esser troppo sottile di gente per poter assaltare la piazza con isperanza di vittoria, prese la via dei monti, ed andò a mettersi a fortezza sopra un colle chiamato Hobkirk-hill ad un miglio distante dalla città. Non istava senza speranza, che la fortuna gli avrebbe scoperto qualche occasione per combattere, e se non credeva sè stesso abbastanza gagliardo ad assaltar il nemico dentro le mura, si persuadeva però di poterlo vincere nell'aperta campagna. Era l'alloggiamento suo molto forte, avendo da fronte tra la collina e Cambden folte boscaglie, e da sinistra una profonda e non valicabile palude. In questo campo facevano gli Americani negligenti guardie, confidatisi o nella fortezza del luogo, o nella debolezza del nemico, ovvero portati da quella loro trascuraggine, dalla quale tante infelici pruove non avevano potuto per ancora ritorgli. Lord Rawdon, conosciuta la condizione del nemico, e sapendo anche che questi aveva mandato indietro ad un miglio distante le sue artiglierie, si mosse perandarlo ad assaltare; animosa risoluzione, ma fatta necessaria dalle circostanze. Poste le armi in mano perfino ai suonatori, ai tamburini, ed ai saccardi, e la città in guardia ai convalescenti, trasse fuori l'esercito camminando alla volta di Hobkirk. Non potendo nè il bosco, nè la palude, che gli stavano davanti, varcare, iva distendendosi a destra, e tanto si allargò, che gli venne fatto di girar intorno la palude, e di comparire improvvisamente sopra il fianco sinistro del campo americano. Greene, veduto un sì vicino pericolo, emendò colla prontezza sua nell'ordinare i soldati alla battaglia la passata negligenza. Essendosi accorto, che il nemico marciava assai ristretto in una colonna, venne in isperanza di poterlo spuntar dai due lati. Per la qual cosa comandò al colonnello Ford, perchè con un reggimento di Marilandesi andasse a fiancheggiar gl'Inglesi sulla sinistra, ed al colonnello Campbel commise, gli ferisse sulla destra. Gli fe' poi assaltar da fronte dal colonnello Gunby, e mandò nel medesimo tempo il colonnello Washington co' suoi cavalli, perchè, girato intorno il fianco loro destro, gli urtasse alle spalle. In tal modo si appiccò la battaglia molto feroce da ambe le parti. I reali sulle prime piegarono, ed andarono, fanti e cavalli, disordinati in volta. Il terror loro era anche accresciuto dalle spesse gittate di scaglia, che facevano loro addosso i repubblicani per mezzo delle artiglierie arrivate in su quel fatto al campo. In questo punto Lord Rawdon spinse avanti una squadra d'Irlandesi, ed alcune altre compagnie, che aveva tenuto in serbo per le riscosse, e per mezzo loro ristorava la fortuna della giornata. Si combattè allora buon pezzo aspramente, e diversi ondeggiamenti si osservavano, cedendo ora questa parte, ora quella. Ma finalmente un reggimento marilandesefieramente pressato dal nemico si disordinò, e pose in fuga. Questo fu causa, che anche i vicini si smagliarono, e la rotta divenne in poco tempo universale. Si rattestarono i repubblicani parecchie volte, ma sempre invano, incalzando vicinamente gl'Inglesi. Entrarono questi poco dopo negli alloggiamenti nemici sulla collina. Intanto il colonnello Washington, eseguendo gli ordini del capitano generale, si era colla sua cavalleria condotto dietro le file inglesi, mentre ancora non si erano, dopo la prima rotta, rimesse negli ordini loro, e molti aveva fatto prigionieri. Ma, veduta poscia la rotta de' suoi, si ritirò intiero. Alcuni dei prigionieri gli sfuggirono dalle mani; gli altri condusse seco al campo, dove si raccozzò con Greene. Questi dopo la sconfitta si era ricoverato a Gun-Swamp a cinque miglia da Hobkirk, dove fece testa, ed attese alcuni dì a raccorre i fuggiaschi, ed a riordinare l'esercito. Questa fu la battaglia di Hobkirk, la quale si combattè addì 25 di aprile. Lord Rawdon, essendo al di sotto in cavalli, ed avendo fatto non leggiera perdita nella battaglia, in luogo di seguitar Greene, si era riparato di nuovo dentro le mura di Cambden. Quivi avrebbe voluto fermar le stanze, e ciò tanto più volentieri ch'ebbe ricevuto un rinforzo di genti sotto la condotta del colonnello Watson. Ma ebbe gli avvisi, che gli Americani levatisi a romore inondavano da ogni parte il paese; che già il Forte Watson aveva pattuito; e quei di Granby, di Orangeburgh e di Motte erano stretti d'assedio, dei quali quest'ultimo non era di poca importanza per esser posto presso la congiunzione dei due fiumi Congaree, e Santee, ed essere una notabile riposta di munizioni. Queste sinistre novelle operarono di modo nella mente del capitano britannico (imperciocchè tutti quei Forti eranoposti alle sue spalle), che si risolvette ad abbandonare Cambden, ed a ritirarsi più sotto verso Charlestown. La quale risoluzione mandò ad effetto il giorno nove di maggio. Uguagliò al suolo le fortificazioni, trasportò in salvo tutte le artiglierie e le bagaglie, condusse seco le famiglie di quei leali, che per essersi ardentemente scoperti pel Re, erano in maggior odio venuti de' repubblicani. Arrivò tutto l'esercito a Nelson's-ferry sulle sponde del fiume Santee il giorno 13 dello stesso mese. Quivi avendo inteso, essersi gli Americani fatti padroni di tutti i Forti, che sopra abbiam nominato, levate le tende, indietreggiò vieppiù, ed andò a porre il campo a Eutaw-Springs.
Greene veduto, che Rawdon, ritiratosi nelle parti disottane della provincia, si era levato del tutto dal pensiero di difendere le superiori, pose l'animo a voler conquistare i porti di Ninety-six, e di Augusta, che soli vi si mantenevano in nome del Re. Erano già questi due Forti assediati dalle milizie condotte dai colonnelli Pickens, e Clarke. Accostava Greene l'esercito alle mura di Ninety-six, e postosi intorno procedeva tosto a farvi intensissimamente lavorare all'oppugnazione. Nel che con grandissima laude si adoperò il colonnello Kosciusko, giovane polacco, desiderosissimo di veder bene di quella causa d'America. Eravi dentro, come castellano, il colonnello Cruger. Nel medesimo tempo Pickens campeggiava strettamente la Terra di Augusta, dentro la quale con non poca industria e valore si difendeva il colonnello Brown, che n'era conestabile. L'una e l'altra piazza erano molto forti, e ci voleva assai tempo per soggiogarle. Ma lord Rawdon, al quale incresceva il venir privo di quelle, e molto più il perdere le guernigioni, chele difendevano, avendo anche ricevuto in questo mezzo un rinforzo di tre reggimenti poco prima arrivati dall'Irlanda a Charlestown, si metteva in via per andare a disalloggiar il nemico da quelle Terre, e principalmente da quella di Ninety-six; perciocchè non avendo deliberazioni, se non difficili, e pericolose, amò meglio attenersi al partito più generoso. Strada facendo gli pervennero le novelle della perdita di Augusta, la quale combattuta forte da Pickens, e non avendo rimedio, si era arresa all'armi del congresso. Il qual caso fu all'animo suo un nuovo stimolo per conservare Ninety-six. Greene, riscaldando ogni ora più la nuova dell'avvicinarsi di Rawdon, conobbe ottimamente, che la qualità, ed il numero de' suoi soldati non erano di tal fatta, che potessero resistere, quando assaltati fossero nel medesimo tempo e dalla guernigione di Ninety-six, che saltasse fuori, e dai soldati freschi e desiderosissimi di gloria, che incontro gli venivano. Da un altro canto l'abbandonar l'assedio, prima che avesse tentato qualche onorata fazione contro la piazza, gli pareva troppo vituperevole partito. Per la qual cosa, sebbene i lavori dell'oppugnazione non fossero ancora a quel termine condotti ch'era necessario, e che malgrado, che già avesse sboccato nel fosso, e si fosse colle zappe avvicinato ad un bastione, tuttavia le fortificazioni rimanevano pressochè intiere, si determinò a voler dar la battaglia alla Terra. Poco sperava in quella condizione di cose di poterla conquistare. Ma confidava almeno di potersene andare in modo, che le armi americane ricevessero minor percossa nella riputazione. Fu battuta con grande impeto la Terra dagli Americani, e con ugual valore difesa dagl'Inglesi. Ma, veduto Greene, che non profittava cosa nissuna; che per lo contrariomolti de' suoi erano morti dalle artiglierie nei fossi non ancora appianati, fatto suonare a raccolta, gli ritirò agli alloggiamenti. Poco dopo la ributtata, essendo già vicino Lord Rawdon, stendava, e si ritirava, perseguitandolo i reali inutilmente, al di là dei fiumi Tigre, e Broad. Il capitano del Re entrato in Ninety-six, ed attentamente esaminata la qualità dei luoghi, venne in questa sentenza, che la Terra non si potesse tenere. E perciò, messosi di nuovo in cammino, e procedendo verso le parti più basse della Carolina, andò a porsi con tutte le sue genti a Orangeburgh. Veniva Greene, fatto ardito dalla ritirata di Rawdon, per annasarlo in questa ultima città. Ma trovatolo grosso, ed acconciamente alloggiato dietro le giravolte del fiume, si ristè, ed andò a metter campo sulle alte colline del Santee. Sopraggiunse quindi la stagione caldissima e malsana; e nacque per essa quella cessazione dalla guerra, alla quale la rabbia degli uomini per sè stessa non avrebbe voluto consentire.
Sospese in tal modo le ire guerresche, si accesero vieppiù le civili, e queste furono molto più dagl'Inglesi, siccome perdenti, esercitate, che non dagli Americani. Tra gli altri successe un caso molto compassionevole, e che a grandissima rabbia ebbe tutta l'America concitato, specialmente i Caroliniani; e questo fu una esecuzione, che fecero i reali contro di un gentiluomo benissimo nato, e di ottimi costumi fornito. Era il colonnello Isacco Hayne stato ardentissimo nell'americana impresa, ed a' tempi dell'assedio di Charlestown aveva militato sotto le insegne di una banda paesana a cavallo. Venuta poi quella città in poter dell'esercito regio, Hayne, non bastandogli l'animo di abbandonar la propria famiglia, la quale tenerissimamente amava, per andarsene in istrani luoghi cercandorifugio contro la rabbia dei conquistatori, e conoscendo, che ad altri uffiziali americani era stata concessa la facoltà di rimanersene quieti alle case loro, purchè dessero la fede di non offendere gl'interessi del Re, se ne venne in Charlestown, ed ivi si constituì volontariamente presso i generali britannici prigioniero di guerra. Ma questi, ai quali non era ascoso, quanto fosse l'ingegno suo, e quanta l'autorità, ch'egli esercitava presso i popoli, desiderarono di averlo del tutto in poter loro, e non vollero riceverlo in quel grado, ch'era venuto a domandare. Gli fecero perciò intendere, ch'egli aveva a diventare suddito britannico, ovvero ad essere in istretta prigione rinchiuso. Questo avrebbe Hayne potuto sopportare; ma non gli sofferì l'animo d'essere dalla sua moglie, e da' suoi figliuoli sì lungo spazio disgiunto, e tanto meno, quanto che sapeva, che infuriava fra di essi il vaiuolo, dal quale eziandio furono, poco dopo, quella, e due di questi ad immatura morte condotti. Nè gli sfuggiva, che se non consentisse alla inchiesta britannica, ne sarebbero state le proprietà sue dalle sfrenate soldatesche poste a ruba ed a sacco. Nella durissima alternativa l'amor di padre e di marito tanto in lui operarono, che consentì a rivestirsi della qualità di suddito inglese. Solo pregò, non potesse venir obbligato a combattere coll'armi in mano contro i suoi; la qual cosa gli fu dal generale inglese Patterson, e dal Simcoe, sovrantendente di polizia in Charlestown, costantemente promessa ed affermata. Ma primachè si fosse al pericoloso passo risoluto, se n'era a trovar il dottor Ramsay andato, quegli, che scrisse poi la storia della rivoluzione d'America, pregandolo, gli fosse in ogni caso avvenire testimonio, che non intendeva a patto nissuno la causa dell'America abbandonare.Sottoscritta la obbligazione di leanza, fu lasciato ritornare alle case sue. Intanto essendosi vieppiù la guerra riscaldata da ambe le parti, e gli Americani, che erano stati debellati e vinti, riavutisi e comparsi essendo di nuovo più arditi che prima in sui campi, i capitani del Re nulla curando la promessa fatta all'Hayne, gl'intimarono, pigliasse le armi, seco loro si congiungesse, andasse a combattere quelle nuove teste di repubblicani. Non volle. Arrivarono poscia nel paese i soldati del congresso; gli abitatori del suo distretto si sollevarono, lo elessero a capitano loro. Non credendosi egli più oltre obbligato a serbar quella fede agli altri, che gli altri, siccome gli pareva, non avevano voluto serbar a lui, consentì alle voglie dei suoi terrazzani, e vestì di nuovo quelle armi, che la necessità gli aveva fallo deporre. Venne poscia coi corridori ad infestar la contrada attorno Charlestown, dove, incappato in un agguato tesogli dai capitani del Re, fu preso, condotto nella città, e gettato in fondo di una oscura e schifa prigione. Fu dannato a morte dal lord Rawdon e dal colonnello Balfour, comandante di Charlestown, e ciò senza niuna forma di giudiziale processo. La qual cosa parve a tutti, qual era veramente, non solo enorme, ma barbara; imperocchè perfino ai disertori siano concesse le solite forme dei processi, e le difese; dal qual benefizio solo le spie sono state dalle leggi della guerra escluse. Tutti, e repubblicani, e reali per le virtù sue il compassionavano, e voluto avrebbero salvargli la vita. Nè solo nei desiderj vani si contennero; chè anzi molti fra i leali, e lo stesso governatore per parte del Re venuti in presenza di Rawdon con grandissime instanze intercedettero in favor del condannato. Le gentildonne di Charlestown con ogni maniera di più umili,e di più efficaci parole scongiurarono, gli fosse condonato. I figliuoli suoi ancor fanciulli con orrevole accompagnatura de' più prossimi parenti, conciossiachè il crudel morbo avesse testè la madre di questa vita tolta, tutti sordidati e vestiti a bruno, ginocchioni si appresentarono avanti Rawdon, supplichevolmente della vita dell'infelice padre addomandandolo. Tutti i circostanti con dirotte lagrime secondavano gli effetti dei pietosi preghi. Rawdon e Balfour non vollero a patto nissuno mitigare la severità del giudizio. Vicino Hayne all'essere condotto all'ultimo passo fe' venire al cospetto suo il suo figliuolo primogenito, allora in età di tredici anni constituito, gli rimesse certe scritture da esser porte al congresso; poi gli disse;tu verrai al luogo del mio supplizio; là riceverai il corpo mio, e farailo interriare nella sepoltura dei nostri maggiori.Menato al patibolo, preso con affettuose parole l'ultimo congedo dai dolenti amici, che gli stavano intorno, incontrò la morte con quella stessa costanza, colla quale era vissuto. Fu egli del pari dabben uomo, amorevole padre, benvogliente cittadino, valoroso soldato. E certo se le smoderatezze de' principi, o l'impazienza dei popoli rendono qualche volta inevitabili le rivoluzioni negli Stati, bene è da deplorarsi, che le prime e principali vittime ne siano per lo più i migliori, i più ragguardevoli, i più onorandi cittadini. Preso questo crudel supplizio d'un uomo tenuto in sì gran concetto, onde tutta la città rimase intenebrata, e pregna di vendetta, se ne partì Lord Rawdon alla volta dell'Inghilterra. Chechè si debba della giustizia di quest'atto dei capitani britannici pensare (abbenchè in ogni tempo l'estrema giustizia sia stata riputata estrema ingiustizia), essendo esso stato tratto ad esecuzione,allorquando le cose loro già erano in tanta declinazione, parve alla maggior parte piuttosto uno sfogo di un nemico aontato dalle perdite, che l'effetto di una giusta legge. Fieramente ne adirarono gli Americani, e quegli odj, che già sì acerbi erano, vieppiù si rinfuocolarono. Gli uffiziali di Greene gli addomandarono, usasse le rappresaglie, protestando di esser pronti a sottomettersi a tutte le conseguenze, che ne sarebbero nate. Perilchè ei mandò fuori un bando, col quale minacciò di rappigliarsi della morte di Hayne sulle persone degli uffiziali britannici, che gli verrebbero alle mani. Così la guerra, già di per sè stessa tanto crudele, la diventava ancor di vantaggio per le tracotanti ire degli uomini.
Greene in questo mezzo tempo non era stato ozioso nel suo campo sulle colline del Santee; chè anzi con ogni industria si era affaticato nel rifar genti, e con ispessi armeggiamenti le veterane confermare, le nuove ammaestrare nell'arte delle fazioni militari. Nè la sua diligenza era rimasta senza effetto. Fatte venire al suo esercito le bande paesane dei contorni, venne a raccozzare un novero di un esercito giusto, ottima gente, ed infiammatissima contro gl'Inglesi. Diventato poderoso, ed essendosi già in sull'entrar di settembre rinfrescata la stagione, si determinò ad andare ad assalir gl'Inglesi, e cacciargli del tutto da quelle poche Terre, che tuttora possedevano nella Carolina fuori della città di Charlestown. Fatta adunque una grande aggirata all'insù, passava il fiume Congaree, e poscia scendeva a gran passo sulla destra riva, spingendosi per la diritta con tutto l'esercito contro gl'Inglesi, i quali sotto la condotta del colonnello Steewart avevano posto il campo loro a Macord's-ferry, luogo situato presso la congiunzione di quel fiume medesimocol Santee. I regj intesa la mossa di Greene, vedendosi venir all'incontro un nemico così grosso, e fornitissimo massimamente di corridori, e trovandosi troppo lontani da Charlestown, donde traevano le provvisioni, abbandonato Macord's-ferry si ritirarono più sotto Eutaw-springs, dove attendevano ad affortificarsi. Gli seguitò Greene, e ne nacque gli otto di settembre la battaglia di Eutaw-springs. Aveva il capitano del congresso indrappellato le sue genti, dimodochè la vanguardia fosse composta delle milizie delle due Caroline, e la battaglia di stanziali caroliniani, virginiani e marilandesi. Il colonnello Lee colla sua legione proteggeva il fianco diritto, ed il colonnello Henderson il sinistro. Il colonnello Washington co' suoi cavalli, ed i Delawariani seguitavano alla coda. Questi, come schiera di sovvenimento, dovevano fare spalle alle prime in caso di rotta. Le artiglierie procedevano a fronte delle due prime schiere. Il capitano inglese arringò i suoi in due file, la prima delle quali era difesa sulla dritta dal rivo Eutaw, e sulla stanca dalle vicine selve; la seconda, quale schiera di riscossa, si era fatta attelare sopra di un poggio per guardar la strada per a Charlestown. Si mescolarono dapprima i corridori dell'una e dell'altra parte. Poscia, ritiratisi dietro gli altri, si appiccò la zuffa molto aspra tra le genti di più grave armatura. Si pareggiò buona pezza la battaglia; ma finalmente le milizie caroliniane, cedendo il luogo, disordinate si ritirarono. Quella parte delle genti regie, che formavano la sinistra ala della prima fila, lasciati i luoghi loro, gli tenevano dietro. Il che fu cagione, che un poco si scompigliarono gli ordini, e non poterono combattere di compagnia coll'altra parte della fila. Si giovarono tosto i repubblicani delfallo commesso dai reali. Greene si spinse innanzi colla seconda schiera, e gli assalì con sì grande e forte animo, che incontanente gli ruppe e fugò. Per accrescere la rotta, ed impedire agl'Inglesi, che non si riordinassero, Lee co' suoi cavalli, girato loro all'intorno sul sinistro fianco, gli assaltò alle spalle. Allora non vi fu più modo alcuno allo scompiglio, ed alla fuga dell'esercito britannico. La destra ala però manteneva tuttavia la battaglia. Ma Greene operò di modo, che fu ferita da fronte molto aspramente dagli stanziali marilandesi e virginiani, e da fianco dallo squadrone del Washington. Tutti allora disordinati andarono in fuga. Così tutto l'esercito regio, voltate le spalle, e cogli ordini scomposti, si ritraeva verso gli alloggiamenti. S'erano gli Americani già fatti padroni di alcune artiglierie, avevano presi molti prigionieri, e parevano essere intieramente in possessione della vittoria. Ma gli eventi della guerra dipendono troppo spesso dal voler della fortuna; ed i soldati, che sono con ottima disciplina informati, sanno sovente in mezzo al disordine rannodarsi e ricuperar quello, che già parevano avere irrevocabilmente perduto; del che se ne vide nella presente battaglia un manifesto esempio. I regj in mezzo a tanto perturbamento degli ordini loro si gettarono dentro ad una grossa, e bene fondata casa, e là rattestatisi facevano una disperata difesa. Altri si raccozzarono dentro una folta e pressochè impenetrabile boscaglia, ed altri dentro di un giardino impalizzato. Quivi si rinnovò la battaglia più sanguinosa che prima. Fecero gli Americani tutto ciò, che per valenti soldati si potè per isbarbar il nemico da quei nuovi posti. Diedero la batteria con quattro cannoni alla casa; Washington sulla dritta si sforzò di entrare nella boscaglia, Leenel giardino. Tutto fu nulla; vi si difesero gl'Inglesi sì valorosamente, che ne fecero tornare indietro con grave danno i repubblicani. Il colonnello Washington istesso ne fu ferito e fatto prigioniero. La pressa, l'abbattuta e la mortalità furono grandi, principalmente presso la casa. Steewart intanto, avendo riordinata la sua ala dritta, la spinse avanti, e fattala girare a stanca, urtò all'improvviso i soldati di Greene sul loro sinistro fianco. La qual cosa vedutasi dal generale americano, siccome pure la strage de' suoi, che la magione assaltato avevano, disperato di poter più spedire questo nodo, fe' suonar a raccolta, e ritirò le sue schiere ai primi alloggiamenti, poche miglia distante dal campo di battaglia. Perchè si sia ritirato sì lungo spazio, lo attribuisce alla mancanza delle acque. Condusse seco da cinquecento prigionieri, e tutti i suoi feriti, eccetto quelli, che si trovarono troppo vicini alle mura della casa. Perdè due cannoni. Gl'Inglesi se ne stettero tutto il giorno negli alloggiamenti loro. La notte, levatisi da quel campo, andarono a porsi più sotto a Monk's-corner. Scrivono gli Americani, avere i reali per la fretta sparsi a terra i liquori spiritosi, e rotto e nascosto nelle fonti di Eutaw molte armi. Perdè Greene in questo fatto tra feriti, morti e prigionieri meglio di seicento soldati; Steewart, noverando anche gli smarriti, molti più. Fu grande il valore mostrato in questa giornata dai repubblicani, i quali impazienti diventati di battaglia manesca, tosto ne vennero alle bajonette, l'uso della quale arme, se tanto temettero ne' principj della guerra, ora fatti più arrisicati facevano, che altri lo temesse. Rese il congresso immortali, e pubbliche grazie ai combattitori della giornata di Eutaw-springs, e presentò con uno stendardo conquistato, ed unamedaglia d'oro il generale Greene. Poco tempo dopo, ricevuti alcuni rinforzi, seguendo con molto ardore la fortuna vincitrice, scendè nelle parti più basse incontro agl'Inglesi, e mostratosi nelle vicinanze di Monk's-corner e di Dorchester fece di modo, ch'eglino, impotenti al resistere, si rintanarono del tutto dentro la città di Charlestown. Solo facevano correre la contrada intorno dai loro speculatori, e foraggieri; ma però non si allargavano molto, perchè Greene prevalendo soprattutto di soldati leggieri gli frenava, e, correndo pel paese, disturbava le vettovaglie. In questo modo fu posto fine alla meridional guerra, e Greene dopo una lunga ed aspra contesa, e con molta maestria di guerra ricuperò alla lega tutte le due Caroline e la Giorgia, solo eccettuate le due città capitali dell'una e dell'altra provincia, le quali tuttavia obbedivano agl'Inglesi in un coi territorj più vicini alle mura. Tali furono i frutti della risoluzione presa da lord Cornwallis a Wilmington di portar le armi sue contro la Virginia. Ma molta lode si debbe a Greene, il quale venuto, scambiando Gates, al governo dell'esercito del mezzodì, quando le cose vi erano non solamente in declinazione, ma quasi disperate, le ristorò di modo coll'attività sua, coll'ingegno e coll'ardire, che i suoi, da vinti diventarono vincitori, i popoli sfiduciati confidentissimi, e la fortuna inglese testè sì promettente non trovò altro scampo, se non dentro le mura di Charlestown. E se fu valoroso capitano, si mostrò del pari integro cittadino, uomo gentile e cortese, amorevole amico. Ei fu tale che superò l'invidia colle sue virtù, e giovando alla patria sua, ed ogni cosa governando, e massime sè stesso, con mirabile modestia, fu degno che la fama trasmettesse immaculato il suo nome alla posterità.
Ma nella Virginia iva Arnold mettendo a sacco, ed a ruba sì le cose del pubblico, come quelle dei privati, quasi che volesse al tradimento accoppiare la crudeltà. La qual cosa, siccome da noi già si è notato, ad altro fine non era stata dai Capi britannici ordinata, se non se per cooperare coll'armi di Cornwallis nelle Caroline, e per turbare e dividere i disegni, e le armi del nemico. Imperocchè lo stabilire alla divozione del Re la Virginia con sì poche genti, non era cosa che si potesse non che eseguire, sperare. Ma intanto la fortuna dimostratasi contraria a Cornwallis, posto avea Arnold in un grandissimo pericolo, e già le milizie virginiane levandosi a romore tutto all'intorno lo avevano costretto ad abbandonare la campagna, ed a ritirarsi di tutta carriera a Portsmouth, dove attendeva a fortificarsi. Da un altro canto Washington, che stava continuamente in orecchie, conoscendo, quanto gli Americani desiderassero il sangue del traditore, aveva fatto il pensiero di serrarlo per terra e per mare, dimodochè non gli potesse sfuggire dalle mani. A questo fine aveva speditamente mandato alla volta della Virginia il marchese de La-Fayette con dodici centinaia di fanti leggieri; ed anche operò di modo coi Capi delle forze francesi nell'Isola di Rodi, che questi fecero uscire un'armata di otto navi di fila, perchè andassero a serrare il passo ad Arnold nel Chesapeack. Ma gl'Inglesi avendo avuto pronto avviso della cosa, salparono dalla Nuova-Jork con otto somiglianti navi sotto la condotta dell'ammiraglio Arbuthnot, ed incontrarono i Francesi presso il capo Enrico. Ne seguì una grossa affrontata, in cui le due armate ricevettero a un dipresso uguale danno. Questi ultimi però ne furono costretti ad abbandonar l'impresa loro, e di ritornarsene all'Isoladi Rodi. Il che uditosi da La-Fayette, il quale già era giunto in Annapoli di Marilandia, se ne andò di là a capo d'Elk. Così scampò Arnold da un grave pericolo. A questi dì i capitani del congresso avevano mandato un trombetto, o caporale, o sergente, ch'ei si fosse, al mastro padiglione d'Arnold per ivi fornirvi alcuna bisogna appartenente all'esercizio della guerra. Porta la fama, che avendogli il traditore chiesto, che cosa avrebbero di lui fatto, se preso l'avessero, colui gli desse questa subita risposta:Se t'avessimo pigliato quella gamba, che ti fu guasta, quando stavi ai soldi della repubblica, l'avremmo seppellita con ogni dimostrazione d'onore; il rimanente del corpo tuo l'avremmo impiccato.Clinton, conosciuto il pericolo, che aveva portato Arnold, e dubitando, che i confederati non ottenessero un'altra volta quello, che ora avevano tentato invano, mandò tosto in soccorso suo il generale Phillips con due migliaia di soldati. Accozzatisi insieme Phillips e Arnold, di nuovo corsero la provincia, depredando ed ardendo ogni cosa. A Osborn distrussero un numeroso navilio con molti ricchi arnesi, e merci, massime tabacco. Il Barone di Steuben, il quale governava i repubblicani, avendo poche genti, non era abile al resistere. In fine arrivava il marchese co' suoi, e colla presenza sua ebbe preservato la ricca città di Richmond. Quivi però gli fu forza prospettar l'incendio della città di Manchester, posta sulla destra riva del fiume James, rimpetto a Richmond, alla quale i regj a bello studio avevano appiccato il fuoco. Ma la guerra, finora vaga e sparsa, già si volgeva ad un solo e determinato fine. Aveva Phillips ricevuto le novelle, che Cornwallis si avvicinava, e già era presso ad arrivar a Pietroburgo. La-Fayette anch'egli aveva avuto fumo di quello, che succedeva.Per la qual cosa l'uno e l'altro capitano si affrettavano per arrivare, prima delle genti ritornate dalla Carolina, a Pietroburgo; il primo per ivi congiungersi con Cornwallis, il secondo per questa congiunzione impedire. Prevalsero gl'Inglesi, e posto piede dentro la Terra vi si alloggiarono. Quivi Phillips assalito da mortal febbre passò di questa vita con infinito desiderio de' suoi, che molto per la perizia nelle cose militari il riputavano. Arrivò Cornwallis, dopo d'aver corso con infinito disagio trecento miglia, a Pietroburgo, e si recò in mano il governo di tutte le genti. L'esser la Virginia fatta sede della guerra molto rinvergava coi disegni, che i ministri britannici avevano fatto sopra di questa provincia. Tostochè pervennero in Inghilterra le novelle della vittoria di Guilford si erano i ministri fatti a credere, che le due Caroline fossero intieramente ridotte nella potestà del Re, e che poco più vi rimanesse a fare altro, che ordinarvi il consueto reggimento civile. Non dubitavano, che quello a che le armi di Cornwallis avevano aperta la strada, non fossero i buoni ordini per compire. Soprattutto un grandissimo fondamento facevano sui leali, siccome quelli, che malgrado tant'infelici sperimenti, e tante false speranze molto tuttavia se ne stavano alle baie, ed alle novelle dei fuorusciti soliti sempre a confortarsi cogli aglietti. Pertanto coll'opera di questi leali, col romore delle vittorie di Cornwallis, e con pochi presidj, che intendevano di lasciare qua e là ne' luoghi più acconci, avevano speranza, che i libertini delle Caroline sarebbero stati impediti dal tentar cose nuove, e che queste due province sarebbero nella pristina obbedienza raffermate. Rispetto poi alla Virginia, siccome dall'un de' lati ella è molto frequente di grossi e profondi fiumi, e digolfi mediterranei, e dall'altro credevano, che colle navi mandate nell'acque d'America dall'ammiraglio Rodney dalle Antille, avrebbero potuto la navale superiorità in quelle medesime acque conservare, così dubbio alcuno non avevano, ch'ella si potesse, se non intieramente conquistare e soggiogare dall'armi del Re, almeno sì fattamente molestare, e nelle sue viscere stesse percuotere, che molto ne increscesse agli Americani, ed affatto inutile diventasse alla lega. A questo fine avevano disegnato, che i capitani da terra scegliessero un luogo comodo sulle spiagge virginiane, e con ogni maggior diligenza lo affortificassero, perchè potesse diventare un posto sicurissimo contro le offese del nemico. Con questo, e colle prepotenti armi marittime stimavano di diventare del tutto padroni della Virginia; e da un'altra parte per le sopra narrate cagioni erano confidentissimi dell'intiera possessione delle Caroline, siccome pure della Giorgia. Nè temevano per queste ultime gl'insulti delle armi navali nemiche, essendo le spiagge loro importuose, e quei pochi porti più comodi che vi sono, trovandosi in mano dei soldati del Re. In questo stato di cose, essendo padroni delle quattro ricche province poste a mezzodì, siccome anche di quell'altra non meno ricca, che opportuna pei porti, della Nuova-Jork, opinavano, che gli Americani si sarebbero finalmente dati vinti per istracca, o che anche si sarebbe potuto la guerra offensiva proseguire. Così argomentavano, non sapendo ancora, che le armate inglesi sulle spiagge dell'America erano non che al di sopra, al di sotto: che le Caroline in luogo di essere in balìa del Re, erano tornate quasi intieramente all'obbedienza del congresso; e che se veramente Cornwallis era arrivato nella Virginia, là era giunto piuttosto,nonostante il fatto di Guilford, in sembianza di vinto, che di vincitore.