128.IlCompagniha 15 settembre, ed altri altre date: ma noi teniamo per certa quella che si rileva dalla chiamata delle Leghe di contado, secondo abbiamo in un Registro di lettere della Signoria per l’anno 1308, il quale era presso di noi, ed è oggi nell’Archivio di Stato. (VediArchivio Storico, nuova serie, fasc. II, 1857, articolo del prof.Capri.)129.Dino Compagni, lib. III. —Villani, lib. VIII, cap. 96. —March. Stefani, lib. IV, rub. 264.130.Tutta questa materia fu ampiamente discorsa dal prof.Capeinell’articolo sopraccitato, dove sono i documenti ad essa relativi.131.Dino Compagni, lib. III.132.Questo almeno scrisseG. Villani, lib. IX, cap. 7.133.Compagni, lib. III.134.Ivi.135.Iter Ital. Henrici VII; inMuratori,Rer. Ital. Script., tomo IX, pag. 908.136.Iter Ital. Henrici VII.137.Iter Ital. Henrici VII.138.Dino Compagni, lib. III.139.G. VillanieDino Compagni, lib. III.140.La lista è data dalP. Ildefonso(tomo XI, pag. 61).141.Troviamo che i figli di Dino Compagni essendo falliti nel 1341, s’interponeva per essi in certe vertenze Stefano Colonna, capo dei Guelfi magnati in Roma e in Italia. (Archivio Storico, nuova serie, tomo 16, parte I, Documenti relativi al Duca d’Atene). Abbiamo intorno a Dino Compagni un pregevole lavoro del prof.Hillebrand(Parigi, 1862).142.Iter Ital. Enrici VII. —Villani, lib. IX.143.IlP. Ildefonso(Deliz. Erud., tomo XI, pag. 95) pubblicava la Sentenza d’Arrigo VII contro a’ Fiorentini.144.Abbiamo la lista dei feritori fiorentini a Montecatini.Deliz. Erud., tomo XI, pag. 751.145.UnaCronacalatina di SerGiovanni di Lemmo, pubblicata dal signor Luigi Passerini (Docum. di Stor. Ital., tomo VI, a cura della Deputazione di Storia Patria della Toscana ec.) contiene dal 1299 al 1320, oltre a fatti e contese personali, ragguagli pregevoli intorno alle cose di Pisa e di Lucca e di tutta quella parte di Toscana, della quale sembra per il Lemmi essere centro San Miniato, tanto da far credere che ivi egli avesse o patria o dimora. Il valore principale di quellaCronacaè per gli anni corsi dalla morte d’Arrigo VII infino alla pace fatta dal re Roberto, anche in nome di Firenze, co’ Ghibellini di Pisa e di Lucca. È da vedere, sebbene a noi direttamente non appartenga, come i Pisani, avendo in casa e agli stipendi loro molti cavalieri tedeschi, cercassero da principio difendersi da Uguccione della Faggiuola, che di quelle genti faceva sua forza; come essendosi offerto a Federigo d’Aragona, questi chiedesse innanzi tutto per sè la Sardegna; come poi cedessero ad Uguccione, e come Lucca fosse a lui ribellata per opera di Castruccio. Quanto ai termini della pace, registra il Lemmi quelli che importano specialmente a San Miniato.146.Villani, lib. IX, cap. 76.147.DiurnalidiMatteo Spinellida Giovenazzo, 1258.148.So i dubbi che sono stati mossi ai giorni nostri circa allaCronacadiMatteo Spinelli, che si disse fabbricata nel cinquecento. Potè a quel tempo taluno averla messa in ordine levigando forse l’antico idioma nel quale fu scritta, ma non inventare la materia e tutto nemmeno rifare lo stile; del che si hanno prove intrinseche, nè le difficoltà sono diverse da quelle che si ritrovano nella maggior parte delle antiche cronache, per lo più messe insieme in più tempi e fatto di pezzi. Ciò pure avvenne in qualche parte anche all’Istoria del Malespini.149.Ammirato, lib. IV.150.Qui giova trascrivere alcune parole dove un nostro istorico assai più recente dà belle ragioni di questo cercare lontani paesi che da tempo antico faceano gli uomini fiorentini.«La città di Firenze è posta di sua natura in luogo salvatico e sterile, che non potrebbe con tutta la fatica loro dare da vivere agli abitanti, che sono molto multiplicati: e per questa ragione è stata necessaria cosa da uno tempo in qua ai Fiorentini di cercare loro vita per industria; e per questo sono usciti fuori di loro terreno a cercare altre terre e provincie e paesi, dove uno e altro ha veduto da potersi avanzare un tempo e fare tesoro, e tornare a casa: e andando a questo modo per tutti i regni del mondo e cristiani e infedeli, hanno veduto i costumi delle altre nazioni, e fatto in loro abito delle cose vantaggiate, scegliendo d’ogni parte il fiore: e l’uno ha fatto venire volontà all’altro, intantochè chi non è mercatante e che abbia cerco il mondo e veduto le strane nazioni delle genti, e tornato alla patria con avere, non è riputato da niente. E questo amore ha sì accesi gli animi loro, che da un tempo in qua pare che ne nascano naturali a ciò, e è tanto il numero che vanno per lo mondo in loro giovanezza, e guadagnano e acquistano pratica e virtù e costumi e tesoro, che tutti insieme fanno una comunità di sì grande numero di valenti e ricchi uomini, che non ha pari al mondo.... I loro vicini, alquanto di natura di loro terreni più ricchi e più grassi, si sono stati a quella bada di tanto, che basta loro, sanza volere fatica di cercare più.» — (Goro Dati,Stor. Fior., pag. 54, 55.)151.Villani, lib. X, cap. 86.152.Il Machiavelli scrisse la vita di Castruccio senza istorica verità, ma perchè fosse come esemplare a quella idea che egli vagheggiava; e se uno eleggerne pur voleva, meglio Castruccio che il Valentino.153.Scriviamo il numero dei soldati come si trova nei contemporanei; ma quello delle genti a piedi, incerto sempre, comprende ancora i guastatori ed i saccomanni.154.G. Villani, lib. IX, cap. 214.155.Cronaca di Paolino di Piero.156.G. Villani, lib. IX, cap. 214.157.Ivi, cap. 219.158.Istoria FiorentinadiMarchionne Stefani, lib. VI, rub. 385. — Tra ’l Potestà e il Capitano del Popolo e l’Esecutore degli ordini di giustizia menavano seco oltre a 200 tra giudici e notai e armigeri e donzelli. (Statuti, lib. I.)159.G. Villani, lib. IX, cap. 273.160.Franco Sacchetti, novella 63.161.Neri Strinati, del quale abbiamo una breve Cronichetta (stampata di seguito alla Storia apocrifa di Semifonte), era insieme col suo fratello Maffeo mallevadore al fallimento degli Scali: «ma perchè io e Maffeo eravamo dei grandi, non potevamo torre azione contro agli eredi di Ghigo di Gofo ch’erano di popolo:» sì erano fatti gli ordinamenti del popolo contro a’ grandi.162.Storie Pistolesi dal 1300 al 1348.163.Deliz. Erud., tom. XII, pag. 262.164.Balìa rebanniendi exbannitos habitos pro Guelfis et qui pro Guelfis habeantur[11 ottobre 1325]. Archivio di Stato,Provvisionidi quell’anno.165.G. Villani, lib. X, cap. 2. —Coppo Stefani, lib. VI.166.Istorie Pistolesi dal 1300 al 1348.167.Villani, lib. X, cap. 86.168.IlP. Ildefonso, tomo XII, pag. 288, pubblicava il testo originale di questa riforma. È anche da vedere il libro settimo delleIstoriediScipione Ammirato, con le pregevoli aggiunte di chi portava il suo stesso nome e casato.169.È un libro o zibaldone del secolo diciassettesimo, scritto daTommaso Fortinotaro fiorentino, intorno agli uffici e magistrati della Repubblica: manoscritto appresso di noi, e si trova in altre Biblioteche.170.G. Villani, lib. X, cap. 118. — Abbiamo per quell’anno 1329 e pei susseguenti il Diario d’un Simone Lenzi biadajolo, del quale un estratto si legge nel giornale filologicoIl Borghini, an. 1864; ed è pittura circostanziata e molto viva di quei mercati tumultuosi, che spesso conferma le parole del Villani. Per un’altra carestia che fu poi nel 1353 il Comune fece incetta di grano in più luoghi d’oltremare; ma bastò l’annunzio a fare aprire i granai che prima erano tenuti chiusi, rinviliando il prezzo, talchè il Comune vi perdè non poche migliaia di fiorini d’oro. Sul quale proposito io prego gli economisti a considerare le parole di Matteo Villani, le quali mi sembrano con precisione maravigliosa anticipare una dottrina la quale tardò più secoli a farsi norma comune, e in Firenze stessa rinacque appena cento anni fa, ma prima qui che tra le maggiori nazioni d’Europa, perchè l’esperienza ed il senno popolano quivi le avevano prima sparse. «In tali casi occorrono diversi gravi accidenti, e spesso contrari l’uno all’altro. Se grandi compere in così fatta carestia fanno pericolo di disordinata perdita, e certezza non si può avere di grano che di Pelago si aspetta; ma utilissima cosa è dare larga speranza al popolo; chè si fa con essa aprire i serrati granai de’ cittadini, e non con violenza; chè la violenza fa il serrato occultare, e la carestia tornare in fame: e di questo per isperienza più volte occorsa nella nostra città in cinquantacinque anni di nostra ricordanza possiamo fare vera fede.»M. Villani, lib. III, cap. 76.171.G. Villani, lib. XI, cap. 1. — L’Archivio Storicodell’anno 1873, disp. II, pubblicava una notizia del signor Gherardi intorno ai danni di quella inondazione ed ai lavori che occorsero. A maestro e governatore di tutti quei lavori elessero Giotto: essendochè a bene e onorevolmente procedere occorresse preporvi un qualche esperto e famoso uomo, e non si trovasse in tutto il mondo persona più adatta di lui. Dolevano alla Signoria le molte assenze di Giotto a dipingere per l’Italia, bramando che un tantomagnus magister et carus reputandus in civitate, materiam habeat in ea moram continuam contrahendi; perchè dalla sua scienza e dottrina venga a molti altri insegnamento, e onore non piccolo alla nostra città. (Gaye,Carteggio d’Artisti, tom. I, pag. 481.)172.G. Villani, lib. II, cap. 23.173.Archivio Storico Italiano, Nuova Serie, tom. IV, disp. I.174.«Sono solito a dire che più d’ammirazione è che i Fiorentini abbino acquistato quello poco dominio che hanno, che e’ Veneziani o altro principe d’Italia il suo grande; perchè in ogni piccolo luogo di Toscana era radicata la libertà in modo, che tutti sono stati inimici a questa grandezza. Il che non accade a chi è situato tra’ popoli usi a servire, a’ quali non importa tanto lo essere dominati più da uno che da un altro, che gli faccino ostinata o perpetua resistenza.» (Ricordi PoliticidiFrancesco Guicciardini, Nº 353.)175.Vedi leIstorie Pistolesi dal 1300 al 1348.176.Abbiamo gli Atti della dedizione nel tomo I deiCapitoli del Comune di Firenze, pubblicato dalla Soprintendenza generale degli Archivi toscani, pag. 4, 28.177.Era proibito contrarre parentela con tali Signori (vediStatut. Flor., lib. III, rubr. 179, tom. I, pag. 380). Ed altra rubrica, lib. III, rubr. 46, tom. I, pag. 262, vieta egualmente che sieno fatti vescovi di Firenze o di Fiesole uomini di famiglie le quali avessero castelli nel contado o nel distretto; così almeno si vuol intendere: e se accettassero uno di quei vescovadi, i loro parenti divenivano ipso facto grandi qualora fossero popolani, e i grandi passavano nella categoria dei sopraggrandi. Nessuno poteva acquistare dall’Imperatore possessioni nella Toscana o diritti,vel quæ ad Imperium spectare dicuntur, sotto pena della testa o della confisca; e divieto d’abitare nel territorio della Repubblica, essi e in perpetuo i discendenti loro. (Lib. III, rubr. 86, pag. 302.) È da vedere pure la rubr. 90 del lib. III dello stessoStatuto Fiorentino, tom. I, pag. 304, la quale dichiara nullo e soggetto a gravi pene qualunque contratto pel quale sieno trasferiti diritti reali o personali di servitù, di fedeltà o di omaggio o di qualsiasi giurisdizione, eccetto però al Comune di Firenze. I secolari potevano dalla Chiesa fare acquisto di tali diritti, purchè aboliscano immediatamente ogni obbligazione di vassallaggio. Qualunque persona, università o popolo si obbligasse nell’avvenire a servitù o che ad altri la prestasse, s’intenda che abbia perduto la guardia e protezione del Comune di Firenze, nè a lui si mantenga diritto e giustizia, e possa da ognuno essere offeso impunemente nella persona e negli averi, come i ribelli e gli sbanditi. — Vedi anche iCapitoli del Comune di Firenze, loc. cit.178.Alcuni uomini del Valdarno l’anno 1294 chiedono essere liberatiab omni hominitia et coloneria et ascriptitia conditioneeab omni nexu fidelitatis; alla quale erano stati ricondotti dalla famiglia dei Pazzi dopo la battaglia di Montaperti, per forzaet per metum, e con arsioni ed ammazzamenti: i Priori decretarono la libertà di cotesti uomini, e pei Consigli fu approvata. (Estratto dagliSpoglidiVincenzio Borghini, pubblicato dal P. Ildefonso nelleDelizie degli Eruditi, tom. VIII, in fine.) — Abbiamo Atti pubblici dove il Comune di Firenze dichiara spettare a lui la tutela deipoveriedebolie degliimpotenti.179.Quis dominatur apennini? alma domus Ubaldini; avrebbe detto l’imperatore Federigo II.180.Cronaca, lib. X, cap. 202.181.Delfico,Storia di San Marino.182.«La guerra di Mastino voleva il mese più di venticinquemila fiorini d’oro che andavano a Vinegia, senza le spese opportune che bisognavano di qua al nostro Comune, che le più volte senza quelli di Lombardia avevano al soldo più di mille cavalieri, senza quelli che erano alla guardia delle terre e castella che si tenevano per lo nostro Comune.» (G. Villani, lib. XI, cap. 91.)183.G. Villani, lib. XI, cap. 114.184.G. Villani, lib. XI, cap. 139.185.«Il popolo era da’ grandi nelle faccende private oppressato; i grandi avevano le leggi e la ordinazione della Repubblica tutta contra sè diretta.» (Donato Giannotti,Della Repubblica Fiorentina, lib. I, cap. V, pag. 83.)186.G. Villani, lib. XI, cap. 119.187.Abbiamo nelGiornale Storico degli Archivi Toscani, vol. VI, pubblicati ed illustrati dal signor Cesare Paoli i documenti dell’Archivio di Stato relativi al Duca d’Atene. Quello segnato nº 213 alla pag. 231 contiene le accuse contro ai Venti, ma la sentenza è mozza e apparisce poi rivocata.188.G. Villani, lib. XII, cap. 1, 2, 3.189.VediArchivio Storico, tom. XVI, parte II, pag. 532. — Donato Velluti, cronista non dispregevole, era stato de’ primi Priori creati dal Duca, e aveva seco grande entratura; ma quando s’accorse ch’egli andava a tirannia, si tenne in disparte: nel corso poi della sua Cronaca, ogni volta che gli avvenga di nominare il Duca, non lo fa mai con ingiuriose parole, mostrando piuttosto usare prudenza, ma poi non essergli troppo avverso.190.G. Villani, lib XII;Marchionne di Coppo Stefani, lib. VIII;Machiavelli, lib. II, in fine;Ammirato, lib. IX;Cronaca SenesediAndrea Deipresso il Muratori, tom. XV, pag. 108. — Abbiamo citato la serie dei documenti relativi al Duca d’Atene tratti dall’Archivio di Stato. In questa, oltre gli Atti del suo Governo, sono quelli della Renunzia, e i negoziati che la Repubblica ebbe poi col Re di Francia e col Papa e co’ Re di Puglia, i quali tenevano la parte del Duca.191.Deliz. Erud., tom. XIII, pag. 207.192.G. Villani, lib. XII, cap. 18 e segg. —Marchionne Stefani.—Lionardo Aretino. —Machiavelli.193.G. Villani, lib. XII, cap. 23.194.NelleDelizie degli Eruditidel P. Ildefonso, tom. VII, pag. 290, è la supplica di un ser Belcaro di Bonaiuto Serragli da Pogna, il quale, sebbene fosse di famiglia grande, chiede essere di popolo egli ed i suoi, comedebiles et impotentes. — Il tomo XIII della stessa pregevole collezione contiene da pag. 199 fino al fine molti originali Documenti di Provvigioni fatte dalla Repubblica, sia nella prima Riforma del vescovo Acciaiuoli e dei Quattordici per la quale erano riabilitati i grandi, sia nella rinnovazione delle Leggi contro ad essi e degli Ordini di giustizia nel mese d’ottobre 1343 e nell’ottobre 1344.195.Il Malespini vidde salire al tempo suo per le ricchezze i Bardi, i Frescobaldi, i Mozzi ed i Rossi che egli distingue dagli antichi grandi. Recenti erano pure i Cavalcanti; e forse non di vecchia data gli Adimarivenuti su di piccola gente, come scrive l’Alighieri.196.«Molto rincararono i lavoratori, li quali erano, si potea dire, loro i poderi, tanto di buoi, di seme, di presto e di vantaggio voleano.»Marchionne Stefani, tom. XIII, pag. 143. — «I lavoratori delle terre volevano tutti i buoi e tutto seme, e lavorare le migliori terre e lasciare l’altre. — Le fanti e i ragazzi della stalla volevano il salario, il meno dodici fiorini l’anno, e i più esperti diciotto e ventiquattro: così le balie e gli artefici minuti manuali volevano tre cotanti che l’usato. — Il Comune avendo bisogno, e perchè vedeva essere il popolo ingrassato ed impoltronito, raddoppiò la gabella del vino alle porte, ed alzò quella del grano e del sale e della carne. Non vollero più fare provvisione pubblica di grano, cessando il lavoro dell’edifizio d’Orsanmichele a tal fine destinato; ma invece ordinarono che tutto il pane vendereccio si facesse dal Comune, e si vendesse a caro prezzo; e quale fornaio ne volesse fare, pagasse ogni staio 8 soldi di gabella.» (M. Villani, lib. I, cap. 57.)197.Il dar mallevadore era ai magnati imposto dagli Ordinamenti di giustizia.198.Il numero dei battezzati darebbe, secondo i calcoli d’oggi, oltre a centocinquanta mila anime di popolazione alla città, compresi i borghi e le parrocchie le quali andavano a San Giovanni: ognuno però vede come fosse fallace il modo del registrarli. Pare stia bene il conto delle ottocento moggia la settimana per novanta mila bocche. Gli ottanta mila uomini da arme, cioè da quindici a settanta anni, potevano bene essere l’anno 1336 nel contado e distretto, il quale allora comprendeva non piccola parte, com’è detto, della Toscana.199.Vedemmo già come tutte le lane ed altre cose de’ re d’Inghilterra venissero in mano di mercanti fiorentini, in compenso dei danari che a lui somministravano per la guerra. — Si noti ancora come l’industria, tenendo qui pure l’usate sue vie, mentre s’ampliava e raffinava, andasse stringendosi in minore numero di mani.200.I panni francesi ed altri venivano a Firenze per le finiture; l’arte del cimare e quelle che servono a dare ai panni l’ultima perfezione, altrove erano sconosciute; e da principio i Fiorentini mandavano in Fiandra dei lavoranti per conto loro che mantenessero il segreto. Venivano anche i panni a tingersi in Firenze, essendo quest’arte sempre ivi molto accreditata, massime per l’uso del guado o indaco, il quale serve anche a fermare il color nero e a dargli lucentezza: della tintura con l’oricello abbiamo detto in altro luogo. Qui è notabile come dal Villani non si tenga conto dell’arte della seta che in Firenze era antichissima; vero è bensì quest’arte essere giunta al colmo nel secolo susseguente, quando l’arte della lana cominciò invece a decadere.201.Gli speziali ebbero questo nome perchè oltre alle medicine smerciavano anche le spezierie delle Indie.202.E credo io fossero più, tanti se ne legge di continuo andati chi in qua chi in là per traffici, ed i cambiatori mettevano banchi in molte parti d’oltremonte e d’oltremare, e Avignone ne tirava a sè non pochi, ed a Lione erano case di Fiorentini, ed a Bruggia nella Fiandra più anni rimase lo stesso Giovanni. Ai quali se poi si aggiungano quelli che andavano in signoria di fuori, potestà o giudici, e che menavano seco gran seguito o famiglia; e il frequentare le università fino a quella di Parigi, ed il muoversi di luogo in luogo che facevano i religiosi; poi le frequenti ambasciate, e quello stesso vagare dei soldati mercenari che fu cagione di tanti mali; si vedrà come fosse continuo a quei tempi il conversare dei Fiorentini con molte città d’Italia e fuori.203.Fu posta quando si edificava il terzo cerchio della città, continuata poi fino ai giorni nostri, e gravosissima, perchè andava fino al sette e tre quarti per cento, facendosi però le stime molto all’agevole. Gravava disegualmente la Toscana, avendo più luoghi pattuito nella dedizione l’andare esenti da quella tassa; privilegi che cessarono quando nel 1814 fece ritorno il principato non come antico e restaurato, ma col diritto della conquista.204.Oltre al segnare l’oro e l’argento, sembra che le paci tra’ cittadini avessero a guarentigia e solennità il suggello del Comune; il che si fa credere anche per un luogo del Velluti, pag. 29: «Venne poi il Duca d’Atene e ribandì gli sbanditi e costrinse ognuno a far pace; onde i consorti e noi, essendo costretti, rendemmo pace; la quale è sotto grandissime pene, fortificate poi per riformagioni di Comune con altre gravissime pene: e non si trova quasi niuna poi essere rotta, e chi l’ha rotta si è stato diserto; onde per questa cagione e per lo comandamento di mio padre e sua maladizione si è molto da guardare; che se alcuno discendente di loro vivesse, non fosse tocco, se non vuole sè e altrui disertare.» Il segno dei beni in pagamento poteva essere necessario a quei contratti che hanno nome di Anticresi, nei quali i beni essendo ceduti al creditore per certo tempo, non si fa luogo alla voltura; se pure non fosse divietato quel contratto, com’è pei canoni della Chiesa, e che il divieto si osservasse.205.Ivi erano grani depositati da cittadini, i quali pagavano per la custodia e per gli attrazzi; e il grano sparso rimaneva a benefizio del Comune.206.Erano penali che dovevano pagare i connestabili che fossero trovati in difetto d’uomini rispetto al numero pel quale erano stati condotti e riscuotevano gli stipendi. — Soccorse in questo come in più altri luoghi a noi l’amicizia del signor Cesare Guasti, e a lui ne rendiamo le debite grazie.207.Nei libri del 1347, per citar quelli più vicini al tempo del Villani, si trovano versamenti fatti ai Camarlinghi della Camera dal Camarlingo delle Stinche:de denariis ad ejus manus perventis. (Archivio centrale di Stato.)208.Voleano che i più facoltosi del contado dimorassero nella città, dove davano minore sospetto.209.Si è detto come i Fiorentini fino dal secolo XIII per grandigia custodissero leoni ed altri animali rari, i quali venivano ad essi d’Oriente; costumanza cittadina cessata non prima del passato secolo, quando si venne a ricercare il perchè di ogni cosa. Un lione di marmo che tra le branche teneva uno scudo con entro il giglio, e si chiamava il Marzocco, era una sorta di emblema della Repubblica fiorentina, imitato forse dal Leone di San Marco.210.Abbiamo (Deliz. Erud., tomo XII, pag. 349) una descrizione delle Entrate e Spese tratta da questa del Villani, ma non però affatto inutile pe’ confronti.211.Pecori,Storia di San Gimignano. — Nel libro già citato deiCapitoli del Comune, pag. 288 e seg., abbiamo gli Atti della dedizione che San Gimignano aveva fatta l’anno 1345, e altri susseguenti. — Vedi un nostro Compendio dell’istoria di questa Terra, nell’AppendiceNº III.212.Intorno ai fatti dei Guazzalotri e di Prato vedi anche (per quanto gli si debba credere) il frammento di Cronaca di Luca da Panzano;Giornale storico degli Archivi Toscani, tomo V, pag. 61.213.Donato Velluti, Gonfaloniere di giustizia, ebbe grande mano in tutta quella faccenda; e per l’inganno che v’era stato e il molto male commesso, non trovò prete che lo assolvesse; finchè tornato da Napoli il vescovo Acciaiuoli, quattro anni dopo lo assolvè, pensando ch’era stato a fine di bene, e perchè Firenze non andasse sotto tirannia. (Velluti,Cronaca.)214.Aveano ordinato un anno innanzi le cose spettanti al governo della Valdinievole; intorno a che vedi il libro deiCapitoli, in più luoghi.215.I Cronisti fiorentini tacciono di un soccorso di Senesi venuti alla difesa della Scarperia, che primi entrarono nella terra. Questo narra il senese Agnolo di Tura (App. Muratori,Scriptor. Rer. Ital., tomo XV, col. 126, 127), il quale però aggiugne in onta de’ Fiorentini cose che parvero incredibili al senese annotatore Benvoglienti.216.Donato Velluti era in Siena ambasciatore per fare lega contro al Visconti; «ma veggendo noi ambasciatori non essere sufficienti i Comuni di Toscana a tanto uccello senza l’appoggio d’altrui, si ragionò si mandasse al Papa, trattasse perchè l’Imperatore venisse in Italia: di che rapportato il detto ragionamento in Firenze, quanto che nella prima faccia fosse dubbioso e gravoso, purnondimeno veggendo l’appoggio di Puglia essere debole, si prese di mandare al Papa.» Questi aveva promosso l’elezione di Carlo IV, e di per sè era già inclinato a farlo scendere in Italia.217.«Se alcuno guelfo divien tiranno, conviene per forza che diventi ghibellino.» (Matteo Villani.)218.Nelle campagne i nostri vecchi dicevano sempre: un Dio, un Papa, un Imperatore; e non si tenevano obbligati alla milizia napoleonica, perchè non era l’imperatore vero.219.«Essendo messer Ramondino Lupo da Parma capitano di guerra in Firenze molto servitore dell’Imperatore, fece sentire all’Imperatore de’ ragionamenti si faceano; di che l’Imperatore subitamente mandò un suo ambasciatore, grande prelato, a Firenze» — «ed essendo deputati certi nostri cittadini, tra’ quali io fui, a ragionare con lui, dopo molti ragionamenti, si fecero certi capitoli ec.» (Velluti,Cronaca.)220.Il Corio narra come l’Arcivescovo essendo chiamato dal Papa in corte, mandò innanzi un suo siniscalco a fare gli alloggi; il quale pigliò in affitto quante case potè avere nella città d’Avignone, e stalle da porvi molto gran numero di cavalli, dicendo sempre non bastavano per la compagnia che l’Arcivescovo condurrebbe seco: parve troppa ai cardinali, e fu pregato non si muovesse.221.Matteo Villani, lib. III, cap. 7.222.Scrivono che uno degli ambasciatori dicesse a Carlo, che promoveva sempre novelle difficoltà:Voi filate molto sottile. (M. Villani, lib. III, cap. 30.)223.Nelle istruzioni agli ambasciatori (Libro diConsulte, nell’Archivio di Stato) è ingiunto loro di fermarsi a conferire dovunque fosse il detto Patriarca, e «dirgli ogni cosa.» — Questo abbiamo dalla cortesia del signor Luigi Passerini, che tanto sa delle cose nostre.224.M. Villani, lib. III, cap. 86.225.Nelle edizioni di Matteo Villani si legge quattromila, che sono troppi. Ranieri Sardo,Cronaca Pisana(Archiv. Stor., VI, par. 2), dice essere venuti con l’Imperatrice mille cavalieri, e indi qualche altro centinaio mandati dai Signori di Lombardia.226.«A noi pareva che al Patriarca bastassero duemila fiorini d’oro, al Cancelliere trecento fiorini o poco più, ec.» (Istruzioni agli ambasciatori; Archivio di Stato.) — Un documentoin forma brevis(stampato con altri spettanti a quel fatto dal signor Giuseppe Canestrini:Archiv. Stor., Appendice VII, pag. 406) dà facoltà agli ambasciatori di essere larghi di doni ai ministri e consiglieri di Carlo IV, e questi si vede che accettaronograto animo.
128.IlCompagniha 15 settembre, ed altri altre date: ma noi teniamo per certa quella che si rileva dalla chiamata delle Leghe di contado, secondo abbiamo in un Registro di lettere della Signoria per l’anno 1308, il quale era presso di noi, ed è oggi nell’Archivio di Stato. (VediArchivio Storico, nuova serie, fasc. II, 1857, articolo del prof.Capri.)
128.IlCompagniha 15 settembre, ed altri altre date: ma noi teniamo per certa quella che si rileva dalla chiamata delle Leghe di contado, secondo abbiamo in un Registro di lettere della Signoria per l’anno 1308, il quale era presso di noi, ed è oggi nell’Archivio di Stato. (VediArchivio Storico, nuova serie, fasc. II, 1857, articolo del prof.Capri.)
129.Dino Compagni, lib. III. —Villani, lib. VIII, cap. 96. —March. Stefani, lib. IV, rub. 264.
129.Dino Compagni, lib. III. —Villani, lib. VIII, cap. 96. —March. Stefani, lib. IV, rub. 264.
130.Tutta questa materia fu ampiamente discorsa dal prof.Capeinell’articolo sopraccitato, dove sono i documenti ad essa relativi.
130.Tutta questa materia fu ampiamente discorsa dal prof.Capeinell’articolo sopraccitato, dove sono i documenti ad essa relativi.
131.Dino Compagni, lib. III.
131.Dino Compagni, lib. III.
132.Questo almeno scrisseG. Villani, lib. IX, cap. 7.
132.Questo almeno scrisseG. Villani, lib. IX, cap. 7.
133.Compagni, lib. III.
133.Compagni, lib. III.
134.Ivi.
134.Ivi.
135.Iter Ital. Henrici VII; inMuratori,Rer. Ital. Script., tomo IX, pag. 908.
135.Iter Ital. Henrici VII; inMuratori,Rer. Ital. Script., tomo IX, pag. 908.
136.Iter Ital. Henrici VII.
136.Iter Ital. Henrici VII.
137.Iter Ital. Henrici VII.
137.Iter Ital. Henrici VII.
138.Dino Compagni, lib. III.
138.Dino Compagni, lib. III.
139.G. VillanieDino Compagni, lib. III.
139.G. VillanieDino Compagni, lib. III.
140.La lista è data dalP. Ildefonso(tomo XI, pag. 61).
140.La lista è data dalP. Ildefonso(tomo XI, pag. 61).
141.Troviamo che i figli di Dino Compagni essendo falliti nel 1341, s’interponeva per essi in certe vertenze Stefano Colonna, capo dei Guelfi magnati in Roma e in Italia. (Archivio Storico, nuova serie, tomo 16, parte I, Documenti relativi al Duca d’Atene). Abbiamo intorno a Dino Compagni un pregevole lavoro del prof.Hillebrand(Parigi, 1862).
141.Troviamo che i figli di Dino Compagni essendo falliti nel 1341, s’interponeva per essi in certe vertenze Stefano Colonna, capo dei Guelfi magnati in Roma e in Italia. (Archivio Storico, nuova serie, tomo 16, parte I, Documenti relativi al Duca d’Atene). Abbiamo intorno a Dino Compagni un pregevole lavoro del prof.Hillebrand(Parigi, 1862).
142.Iter Ital. Enrici VII. —Villani, lib. IX.
142.Iter Ital. Enrici VII. —Villani, lib. IX.
143.IlP. Ildefonso(Deliz. Erud., tomo XI, pag. 95) pubblicava la Sentenza d’Arrigo VII contro a’ Fiorentini.
143.IlP. Ildefonso(Deliz. Erud., tomo XI, pag. 95) pubblicava la Sentenza d’Arrigo VII contro a’ Fiorentini.
144.Abbiamo la lista dei feritori fiorentini a Montecatini.Deliz. Erud., tomo XI, pag. 751.
144.Abbiamo la lista dei feritori fiorentini a Montecatini.Deliz. Erud., tomo XI, pag. 751.
145.UnaCronacalatina di SerGiovanni di Lemmo, pubblicata dal signor Luigi Passerini (Docum. di Stor. Ital., tomo VI, a cura della Deputazione di Storia Patria della Toscana ec.) contiene dal 1299 al 1320, oltre a fatti e contese personali, ragguagli pregevoli intorno alle cose di Pisa e di Lucca e di tutta quella parte di Toscana, della quale sembra per il Lemmi essere centro San Miniato, tanto da far credere che ivi egli avesse o patria o dimora. Il valore principale di quellaCronacaè per gli anni corsi dalla morte d’Arrigo VII infino alla pace fatta dal re Roberto, anche in nome di Firenze, co’ Ghibellini di Pisa e di Lucca. È da vedere, sebbene a noi direttamente non appartenga, come i Pisani, avendo in casa e agli stipendi loro molti cavalieri tedeschi, cercassero da principio difendersi da Uguccione della Faggiuola, che di quelle genti faceva sua forza; come essendosi offerto a Federigo d’Aragona, questi chiedesse innanzi tutto per sè la Sardegna; come poi cedessero ad Uguccione, e come Lucca fosse a lui ribellata per opera di Castruccio. Quanto ai termini della pace, registra il Lemmi quelli che importano specialmente a San Miniato.
145.UnaCronacalatina di SerGiovanni di Lemmo, pubblicata dal signor Luigi Passerini (Docum. di Stor. Ital., tomo VI, a cura della Deputazione di Storia Patria della Toscana ec.) contiene dal 1299 al 1320, oltre a fatti e contese personali, ragguagli pregevoli intorno alle cose di Pisa e di Lucca e di tutta quella parte di Toscana, della quale sembra per il Lemmi essere centro San Miniato, tanto da far credere che ivi egli avesse o patria o dimora. Il valore principale di quellaCronacaè per gli anni corsi dalla morte d’Arrigo VII infino alla pace fatta dal re Roberto, anche in nome di Firenze, co’ Ghibellini di Pisa e di Lucca. È da vedere, sebbene a noi direttamente non appartenga, come i Pisani, avendo in casa e agli stipendi loro molti cavalieri tedeschi, cercassero da principio difendersi da Uguccione della Faggiuola, che di quelle genti faceva sua forza; come essendosi offerto a Federigo d’Aragona, questi chiedesse innanzi tutto per sè la Sardegna; come poi cedessero ad Uguccione, e come Lucca fosse a lui ribellata per opera di Castruccio. Quanto ai termini della pace, registra il Lemmi quelli che importano specialmente a San Miniato.
146.Villani, lib. IX, cap. 76.
146.Villani, lib. IX, cap. 76.
147.DiurnalidiMatteo Spinellida Giovenazzo, 1258.
147.DiurnalidiMatteo Spinellida Giovenazzo, 1258.
148.So i dubbi che sono stati mossi ai giorni nostri circa allaCronacadiMatteo Spinelli, che si disse fabbricata nel cinquecento. Potè a quel tempo taluno averla messa in ordine levigando forse l’antico idioma nel quale fu scritta, ma non inventare la materia e tutto nemmeno rifare lo stile; del che si hanno prove intrinseche, nè le difficoltà sono diverse da quelle che si ritrovano nella maggior parte delle antiche cronache, per lo più messe insieme in più tempi e fatto di pezzi. Ciò pure avvenne in qualche parte anche all’Istoria del Malespini.
148.So i dubbi che sono stati mossi ai giorni nostri circa allaCronacadiMatteo Spinelli, che si disse fabbricata nel cinquecento. Potè a quel tempo taluno averla messa in ordine levigando forse l’antico idioma nel quale fu scritta, ma non inventare la materia e tutto nemmeno rifare lo stile; del che si hanno prove intrinseche, nè le difficoltà sono diverse da quelle che si ritrovano nella maggior parte delle antiche cronache, per lo più messe insieme in più tempi e fatto di pezzi. Ciò pure avvenne in qualche parte anche all’Istoria del Malespini.
149.Ammirato, lib. IV.
149.Ammirato, lib. IV.
150.Qui giova trascrivere alcune parole dove un nostro istorico assai più recente dà belle ragioni di questo cercare lontani paesi che da tempo antico faceano gli uomini fiorentini.«La città di Firenze è posta di sua natura in luogo salvatico e sterile, che non potrebbe con tutta la fatica loro dare da vivere agli abitanti, che sono molto multiplicati: e per questa ragione è stata necessaria cosa da uno tempo in qua ai Fiorentini di cercare loro vita per industria; e per questo sono usciti fuori di loro terreno a cercare altre terre e provincie e paesi, dove uno e altro ha veduto da potersi avanzare un tempo e fare tesoro, e tornare a casa: e andando a questo modo per tutti i regni del mondo e cristiani e infedeli, hanno veduto i costumi delle altre nazioni, e fatto in loro abito delle cose vantaggiate, scegliendo d’ogni parte il fiore: e l’uno ha fatto venire volontà all’altro, intantochè chi non è mercatante e che abbia cerco il mondo e veduto le strane nazioni delle genti, e tornato alla patria con avere, non è riputato da niente. E questo amore ha sì accesi gli animi loro, che da un tempo in qua pare che ne nascano naturali a ciò, e è tanto il numero che vanno per lo mondo in loro giovanezza, e guadagnano e acquistano pratica e virtù e costumi e tesoro, che tutti insieme fanno una comunità di sì grande numero di valenti e ricchi uomini, che non ha pari al mondo.... I loro vicini, alquanto di natura di loro terreni più ricchi e più grassi, si sono stati a quella bada di tanto, che basta loro, sanza volere fatica di cercare più.» — (Goro Dati,Stor. Fior., pag. 54, 55.)
150.Qui giova trascrivere alcune parole dove un nostro istorico assai più recente dà belle ragioni di questo cercare lontani paesi che da tempo antico faceano gli uomini fiorentini.
«La città di Firenze è posta di sua natura in luogo salvatico e sterile, che non potrebbe con tutta la fatica loro dare da vivere agli abitanti, che sono molto multiplicati: e per questa ragione è stata necessaria cosa da uno tempo in qua ai Fiorentini di cercare loro vita per industria; e per questo sono usciti fuori di loro terreno a cercare altre terre e provincie e paesi, dove uno e altro ha veduto da potersi avanzare un tempo e fare tesoro, e tornare a casa: e andando a questo modo per tutti i regni del mondo e cristiani e infedeli, hanno veduto i costumi delle altre nazioni, e fatto in loro abito delle cose vantaggiate, scegliendo d’ogni parte il fiore: e l’uno ha fatto venire volontà all’altro, intantochè chi non è mercatante e che abbia cerco il mondo e veduto le strane nazioni delle genti, e tornato alla patria con avere, non è riputato da niente. E questo amore ha sì accesi gli animi loro, che da un tempo in qua pare che ne nascano naturali a ciò, e è tanto il numero che vanno per lo mondo in loro giovanezza, e guadagnano e acquistano pratica e virtù e costumi e tesoro, che tutti insieme fanno una comunità di sì grande numero di valenti e ricchi uomini, che non ha pari al mondo.... I loro vicini, alquanto di natura di loro terreni più ricchi e più grassi, si sono stati a quella bada di tanto, che basta loro, sanza volere fatica di cercare più.» — (Goro Dati,Stor. Fior., pag. 54, 55.)
151.Villani, lib. X, cap. 86.
151.Villani, lib. X, cap. 86.
152.Il Machiavelli scrisse la vita di Castruccio senza istorica verità, ma perchè fosse come esemplare a quella idea che egli vagheggiava; e se uno eleggerne pur voleva, meglio Castruccio che il Valentino.
152.Il Machiavelli scrisse la vita di Castruccio senza istorica verità, ma perchè fosse come esemplare a quella idea che egli vagheggiava; e se uno eleggerne pur voleva, meglio Castruccio che il Valentino.
153.Scriviamo il numero dei soldati come si trova nei contemporanei; ma quello delle genti a piedi, incerto sempre, comprende ancora i guastatori ed i saccomanni.
153.Scriviamo il numero dei soldati come si trova nei contemporanei; ma quello delle genti a piedi, incerto sempre, comprende ancora i guastatori ed i saccomanni.
154.G. Villani, lib. IX, cap. 214.
154.G. Villani, lib. IX, cap. 214.
155.Cronaca di Paolino di Piero.
155.Cronaca di Paolino di Piero.
156.G. Villani, lib. IX, cap. 214.
156.G. Villani, lib. IX, cap. 214.
157.Ivi, cap. 219.
157.Ivi, cap. 219.
158.Istoria FiorentinadiMarchionne Stefani, lib. VI, rub. 385. — Tra ’l Potestà e il Capitano del Popolo e l’Esecutore degli ordini di giustizia menavano seco oltre a 200 tra giudici e notai e armigeri e donzelli. (Statuti, lib. I.)
158.Istoria FiorentinadiMarchionne Stefani, lib. VI, rub. 385. — Tra ’l Potestà e il Capitano del Popolo e l’Esecutore degli ordini di giustizia menavano seco oltre a 200 tra giudici e notai e armigeri e donzelli. (Statuti, lib. I.)
159.G. Villani, lib. IX, cap. 273.
159.G. Villani, lib. IX, cap. 273.
160.Franco Sacchetti, novella 63.
160.Franco Sacchetti, novella 63.
161.Neri Strinati, del quale abbiamo una breve Cronichetta (stampata di seguito alla Storia apocrifa di Semifonte), era insieme col suo fratello Maffeo mallevadore al fallimento degli Scali: «ma perchè io e Maffeo eravamo dei grandi, non potevamo torre azione contro agli eredi di Ghigo di Gofo ch’erano di popolo:» sì erano fatti gli ordinamenti del popolo contro a’ grandi.
161.Neri Strinati, del quale abbiamo una breve Cronichetta (stampata di seguito alla Storia apocrifa di Semifonte), era insieme col suo fratello Maffeo mallevadore al fallimento degli Scali: «ma perchè io e Maffeo eravamo dei grandi, non potevamo torre azione contro agli eredi di Ghigo di Gofo ch’erano di popolo:» sì erano fatti gli ordinamenti del popolo contro a’ grandi.
162.Storie Pistolesi dal 1300 al 1348.
162.Storie Pistolesi dal 1300 al 1348.
163.Deliz. Erud., tom. XII, pag. 262.
163.Deliz. Erud., tom. XII, pag. 262.
164.Balìa rebanniendi exbannitos habitos pro Guelfis et qui pro Guelfis habeantur[11 ottobre 1325]. Archivio di Stato,Provvisionidi quell’anno.
164.Balìa rebanniendi exbannitos habitos pro Guelfis et qui pro Guelfis habeantur[11 ottobre 1325]. Archivio di Stato,Provvisionidi quell’anno.
165.G. Villani, lib. X, cap. 2. —Coppo Stefani, lib. VI.
165.G. Villani, lib. X, cap. 2. —Coppo Stefani, lib. VI.
166.Istorie Pistolesi dal 1300 al 1348.
166.Istorie Pistolesi dal 1300 al 1348.
167.Villani, lib. X, cap. 86.
167.Villani, lib. X, cap. 86.
168.IlP. Ildefonso, tomo XII, pag. 288, pubblicava il testo originale di questa riforma. È anche da vedere il libro settimo delleIstoriediScipione Ammirato, con le pregevoli aggiunte di chi portava il suo stesso nome e casato.
168.IlP. Ildefonso, tomo XII, pag. 288, pubblicava il testo originale di questa riforma. È anche da vedere il libro settimo delleIstoriediScipione Ammirato, con le pregevoli aggiunte di chi portava il suo stesso nome e casato.
169.È un libro o zibaldone del secolo diciassettesimo, scritto daTommaso Fortinotaro fiorentino, intorno agli uffici e magistrati della Repubblica: manoscritto appresso di noi, e si trova in altre Biblioteche.
169.È un libro o zibaldone del secolo diciassettesimo, scritto daTommaso Fortinotaro fiorentino, intorno agli uffici e magistrati della Repubblica: manoscritto appresso di noi, e si trova in altre Biblioteche.
170.G. Villani, lib. X, cap. 118. — Abbiamo per quell’anno 1329 e pei susseguenti il Diario d’un Simone Lenzi biadajolo, del quale un estratto si legge nel giornale filologicoIl Borghini, an. 1864; ed è pittura circostanziata e molto viva di quei mercati tumultuosi, che spesso conferma le parole del Villani. Per un’altra carestia che fu poi nel 1353 il Comune fece incetta di grano in più luoghi d’oltremare; ma bastò l’annunzio a fare aprire i granai che prima erano tenuti chiusi, rinviliando il prezzo, talchè il Comune vi perdè non poche migliaia di fiorini d’oro. Sul quale proposito io prego gli economisti a considerare le parole di Matteo Villani, le quali mi sembrano con precisione maravigliosa anticipare una dottrina la quale tardò più secoli a farsi norma comune, e in Firenze stessa rinacque appena cento anni fa, ma prima qui che tra le maggiori nazioni d’Europa, perchè l’esperienza ed il senno popolano quivi le avevano prima sparse. «In tali casi occorrono diversi gravi accidenti, e spesso contrari l’uno all’altro. Se grandi compere in così fatta carestia fanno pericolo di disordinata perdita, e certezza non si può avere di grano che di Pelago si aspetta; ma utilissima cosa è dare larga speranza al popolo; chè si fa con essa aprire i serrati granai de’ cittadini, e non con violenza; chè la violenza fa il serrato occultare, e la carestia tornare in fame: e di questo per isperienza più volte occorsa nella nostra città in cinquantacinque anni di nostra ricordanza possiamo fare vera fede.»M. Villani, lib. III, cap. 76.
170.G. Villani, lib. X, cap. 118. — Abbiamo per quell’anno 1329 e pei susseguenti il Diario d’un Simone Lenzi biadajolo, del quale un estratto si legge nel giornale filologicoIl Borghini, an. 1864; ed è pittura circostanziata e molto viva di quei mercati tumultuosi, che spesso conferma le parole del Villani. Per un’altra carestia che fu poi nel 1353 il Comune fece incetta di grano in più luoghi d’oltremare; ma bastò l’annunzio a fare aprire i granai che prima erano tenuti chiusi, rinviliando il prezzo, talchè il Comune vi perdè non poche migliaia di fiorini d’oro. Sul quale proposito io prego gli economisti a considerare le parole di Matteo Villani, le quali mi sembrano con precisione maravigliosa anticipare una dottrina la quale tardò più secoli a farsi norma comune, e in Firenze stessa rinacque appena cento anni fa, ma prima qui che tra le maggiori nazioni d’Europa, perchè l’esperienza ed il senno popolano quivi le avevano prima sparse. «In tali casi occorrono diversi gravi accidenti, e spesso contrari l’uno all’altro. Se grandi compere in così fatta carestia fanno pericolo di disordinata perdita, e certezza non si può avere di grano che di Pelago si aspetta; ma utilissima cosa è dare larga speranza al popolo; chè si fa con essa aprire i serrati granai de’ cittadini, e non con violenza; chè la violenza fa il serrato occultare, e la carestia tornare in fame: e di questo per isperienza più volte occorsa nella nostra città in cinquantacinque anni di nostra ricordanza possiamo fare vera fede.»M. Villani, lib. III, cap. 76.
171.G. Villani, lib. XI, cap. 1. — L’Archivio Storicodell’anno 1873, disp. II, pubblicava una notizia del signor Gherardi intorno ai danni di quella inondazione ed ai lavori che occorsero. A maestro e governatore di tutti quei lavori elessero Giotto: essendochè a bene e onorevolmente procedere occorresse preporvi un qualche esperto e famoso uomo, e non si trovasse in tutto il mondo persona più adatta di lui. Dolevano alla Signoria le molte assenze di Giotto a dipingere per l’Italia, bramando che un tantomagnus magister et carus reputandus in civitate, materiam habeat in ea moram continuam contrahendi; perchè dalla sua scienza e dottrina venga a molti altri insegnamento, e onore non piccolo alla nostra città. (Gaye,Carteggio d’Artisti, tom. I, pag. 481.)
171.G. Villani, lib. XI, cap. 1. — L’Archivio Storicodell’anno 1873, disp. II, pubblicava una notizia del signor Gherardi intorno ai danni di quella inondazione ed ai lavori che occorsero. A maestro e governatore di tutti quei lavori elessero Giotto: essendochè a bene e onorevolmente procedere occorresse preporvi un qualche esperto e famoso uomo, e non si trovasse in tutto il mondo persona più adatta di lui. Dolevano alla Signoria le molte assenze di Giotto a dipingere per l’Italia, bramando che un tantomagnus magister et carus reputandus in civitate, materiam habeat in ea moram continuam contrahendi; perchè dalla sua scienza e dottrina venga a molti altri insegnamento, e onore non piccolo alla nostra città. (Gaye,Carteggio d’Artisti, tom. I, pag. 481.)
172.G. Villani, lib. II, cap. 23.
172.G. Villani, lib. II, cap. 23.
173.Archivio Storico Italiano, Nuova Serie, tom. IV, disp. I.
173.Archivio Storico Italiano, Nuova Serie, tom. IV, disp. I.
174.«Sono solito a dire che più d’ammirazione è che i Fiorentini abbino acquistato quello poco dominio che hanno, che e’ Veneziani o altro principe d’Italia il suo grande; perchè in ogni piccolo luogo di Toscana era radicata la libertà in modo, che tutti sono stati inimici a questa grandezza. Il che non accade a chi è situato tra’ popoli usi a servire, a’ quali non importa tanto lo essere dominati più da uno che da un altro, che gli faccino ostinata o perpetua resistenza.» (Ricordi PoliticidiFrancesco Guicciardini, Nº 353.)
174.«Sono solito a dire che più d’ammirazione è che i Fiorentini abbino acquistato quello poco dominio che hanno, che e’ Veneziani o altro principe d’Italia il suo grande; perchè in ogni piccolo luogo di Toscana era radicata la libertà in modo, che tutti sono stati inimici a questa grandezza. Il che non accade a chi è situato tra’ popoli usi a servire, a’ quali non importa tanto lo essere dominati più da uno che da un altro, che gli faccino ostinata o perpetua resistenza.» (Ricordi PoliticidiFrancesco Guicciardini, Nº 353.)
175.Vedi leIstorie Pistolesi dal 1300 al 1348.
175.Vedi leIstorie Pistolesi dal 1300 al 1348.
176.Abbiamo gli Atti della dedizione nel tomo I deiCapitoli del Comune di Firenze, pubblicato dalla Soprintendenza generale degli Archivi toscani, pag. 4, 28.
176.Abbiamo gli Atti della dedizione nel tomo I deiCapitoli del Comune di Firenze, pubblicato dalla Soprintendenza generale degli Archivi toscani, pag. 4, 28.
177.Era proibito contrarre parentela con tali Signori (vediStatut. Flor., lib. III, rubr. 179, tom. I, pag. 380). Ed altra rubrica, lib. III, rubr. 46, tom. I, pag. 262, vieta egualmente che sieno fatti vescovi di Firenze o di Fiesole uomini di famiglie le quali avessero castelli nel contado o nel distretto; così almeno si vuol intendere: e se accettassero uno di quei vescovadi, i loro parenti divenivano ipso facto grandi qualora fossero popolani, e i grandi passavano nella categoria dei sopraggrandi. Nessuno poteva acquistare dall’Imperatore possessioni nella Toscana o diritti,vel quæ ad Imperium spectare dicuntur, sotto pena della testa o della confisca; e divieto d’abitare nel territorio della Repubblica, essi e in perpetuo i discendenti loro. (Lib. III, rubr. 86, pag. 302.) È da vedere pure la rubr. 90 del lib. III dello stessoStatuto Fiorentino, tom. I, pag. 304, la quale dichiara nullo e soggetto a gravi pene qualunque contratto pel quale sieno trasferiti diritti reali o personali di servitù, di fedeltà o di omaggio o di qualsiasi giurisdizione, eccetto però al Comune di Firenze. I secolari potevano dalla Chiesa fare acquisto di tali diritti, purchè aboliscano immediatamente ogni obbligazione di vassallaggio. Qualunque persona, università o popolo si obbligasse nell’avvenire a servitù o che ad altri la prestasse, s’intenda che abbia perduto la guardia e protezione del Comune di Firenze, nè a lui si mantenga diritto e giustizia, e possa da ognuno essere offeso impunemente nella persona e negli averi, come i ribelli e gli sbanditi. — Vedi anche iCapitoli del Comune di Firenze, loc. cit.
177.Era proibito contrarre parentela con tali Signori (vediStatut. Flor., lib. III, rubr. 179, tom. I, pag. 380). Ed altra rubrica, lib. III, rubr. 46, tom. I, pag. 262, vieta egualmente che sieno fatti vescovi di Firenze o di Fiesole uomini di famiglie le quali avessero castelli nel contado o nel distretto; così almeno si vuol intendere: e se accettassero uno di quei vescovadi, i loro parenti divenivano ipso facto grandi qualora fossero popolani, e i grandi passavano nella categoria dei sopraggrandi. Nessuno poteva acquistare dall’Imperatore possessioni nella Toscana o diritti,vel quæ ad Imperium spectare dicuntur, sotto pena della testa o della confisca; e divieto d’abitare nel territorio della Repubblica, essi e in perpetuo i discendenti loro. (Lib. III, rubr. 86, pag. 302.) È da vedere pure la rubr. 90 del lib. III dello stessoStatuto Fiorentino, tom. I, pag. 304, la quale dichiara nullo e soggetto a gravi pene qualunque contratto pel quale sieno trasferiti diritti reali o personali di servitù, di fedeltà o di omaggio o di qualsiasi giurisdizione, eccetto però al Comune di Firenze. I secolari potevano dalla Chiesa fare acquisto di tali diritti, purchè aboliscano immediatamente ogni obbligazione di vassallaggio. Qualunque persona, università o popolo si obbligasse nell’avvenire a servitù o che ad altri la prestasse, s’intenda che abbia perduto la guardia e protezione del Comune di Firenze, nè a lui si mantenga diritto e giustizia, e possa da ognuno essere offeso impunemente nella persona e negli averi, come i ribelli e gli sbanditi. — Vedi anche iCapitoli del Comune di Firenze, loc. cit.
178.Alcuni uomini del Valdarno l’anno 1294 chiedono essere liberatiab omni hominitia et coloneria et ascriptitia conditioneeab omni nexu fidelitatis; alla quale erano stati ricondotti dalla famiglia dei Pazzi dopo la battaglia di Montaperti, per forzaet per metum, e con arsioni ed ammazzamenti: i Priori decretarono la libertà di cotesti uomini, e pei Consigli fu approvata. (Estratto dagliSpoglidiVincenzio Borghini, pubblicato dal P. Ildefonso nelleDelizie degli Eruditi, tom. VIII, in fine.) — Abbiamo Atti pubblici dove il Comune di Firenze dichiara spettare a lui la tutela deipoveriedebolie degliimpotenti.
178.Alcuni uomini del Valdarno l’anno 1294 chiedono essere liberatiab omni hominitia et coloneria et ascriptitia conditioneeab omni nexu fidelitatis; alla quale erano stati ricondotti dalla famiglia dei Pazzi dopo la battaglia di Montaperti, per forzaet per metum, e con arsioni ed ammazzamenti: i Priori decretarono la libertà di cotesti uomini, e pei Consigli fu approvata. (Estratto dagliSpoglidiVincenzio Borghini, pubblicato dal P. Ildefonso nelleDelizie degli Eruditi, tom. VIII, in fine.) — Abbiamo Atti pubblici dove il Comune di Firenze dichiara spettare a lui la tutela deipoveriedebolie degliimpotenti.
179.Quis dominatur apennini? alma domus Ubaldini; avrebbe detto l’imperatore Federigo II.
179.Quis dominatur apennini? alma domus Ubaldini; avrebbe detto l’imperatore Federigo II.
180.Cronaca, lib. X, cap. 202.
180.Cronaca, lib. X, cap. 202.
181.Delfico,Storia di San Marino.
181.Delfico,Storia di San Marino.
182.«La guerra di Mastino voleva il mese più di venticinquemila fiorini d’oro che andavano a Vinegia, senza le spese opportune che bisognavano di qua al nostro Comune, che le più volte senza quelli di Lombardia avevano al soldo più di mille cavalieri, senza quelli che erano alla guardia delle terre e castella che si tenevano per lo nostro Comune.» (G. Villani, lib. XI, cap. 91.)
182.«La guerra di Mastino voleva il mese più di venticinquemila fiorini d’oro che andavano a Vinegia, senza le spese opportune che bisognavano di qua al nostro Comune, che le più volte senza quelli di Lombardia avevano al soldo più di mille cavalieri, senza quelli che erano alla guardia delle terre e castella che si tenevano per lo nostro Comune.» (G. Villani, lib. XI, cap. 91.)
183.G. Villani, lib. XI, cap. 114.
183.G. Villani, lib. XI, cap. 114.
184.G. Villani, lib. XI, cap. 139.
184.G. Villani, lib. XI, cap. 139.
185.«Il popolo era da’ grandi nelle faccende private oppressato; i grandi avevano le leggi e la ordinazione della Repubblica tutta contra sè diretta.» (Donato Giannotti,Della Repubblica Fiorentina, lib. I, cap. V, pag. 83.)
185.«Il popolo era da’ grandi nelle faccende private oppressato; i grandi avevano le leggi e la ordinazione della Repubblica tutta contra sè diretta.» (Donato Giannotti,Della Repubblica Fiorentina, lib. I, cap. V, pag. 83.)
186.G. Villani, lib. XI, cap. 119.
186.G. Villani, lib. XI, cap. 119.
187.Abbiamo nelGiornale Storico degli Archivi Toscani, vol. VI, pubblicati ed illustrati dal signor Cesare Paoli i documenti dell’Archivio di Stato relativi al Duca d’Atene. Quello segnato nº 213 alla pag. 231 contiene le accuse contro ai Venti, ma la sentenza è mozza e apparisce poi rivocata.
187.Abbiamo nelGiornale Storico degli Archivi Toscani, vol. VI, pubblicati ed illustrati dal signor Cesare Paoli i documenti dell’Archivio di Stato relativi al Duca d’Atene. Quello segnato nº 213 alla pag. 231 contiene le accuse contro ai Venti, ma la sentenza è mozza e apparisce poi rivocata.
188.G. Villani, lib. XII, cap. 1, 2, 3.
188.G. Villani, lib. XII, cap. 1, 2, 3.
189.VediArchivio Storico, tom. XVI, parte II, pag. 532. — Donato Velluti, cronista non dispregevole, era stato de’ primi Priori creati dal Duca, e aveva seco grande entratura; ma quando s’accorse ch’egli andava a tirannia, si tenne in disparte: nel corso poi della sua Cronaca, ogni volta che gli avvenga di nominare il Duca, non lo fa mai con ingiuriose parole, mostrando piuttosto usare prudenza, ma poi non essergli troppo avverso.
189.VediArchivio Storico, tom. XVI, parte II, pag. 532. — Donato Velluti, cronista non dispregevole, era stato de’ primi Priori creati dal Duca, e aveva seco grande entratura; ma quando s’accorse ch’egli andava a tirannia, si tenne in disparte: nel corso poi della sua Cronaca, ogni volta che gli avvenga di nominare il Duca, non lo fa mai con ingiuriose parole, mostrando piuttosto usare prudenza, ma poi non essergli troppo avverso.
190.G. Villani, lib XII;Marchionne di Coppo Stefani, lib. VIII;Machiavelli, lib. II, in fine;Ammirato, lib. IX;Cronaca SenesediAndrea Deipresso il Muratori, tom. XV, pag. 108. — Abbiamo citato la serie dei documenti relativi al Duca d’Atene tratti dall’Archivio di Stato. In questa, oltre gli Atti del suo Governo, sono quelli della Renunzia, e i negoziati che la Repubblica ebbe poi col Re di Francia e col Papa e co’ Re di Puglia, i quali tenevano la parte del Duca.
190.G. Villani, lib XII;Marchionne di Coppo Stefani, lib. VIII;Machiavelli, lib. II, in fine;Ammirato, lib. IX;Cronaca SenesediAndrea Deipresso il Muratori, tom. XV, pag. 108. — Abbiamo citato la serie dei documenti relativi al Duca d’Atene tratti dall’Archivio di Stato. In questa, oltre gli Atti del suo Governo, sono quelli della Renunzia, e i negoziati che la Repubblica ebbe poi col Re di Francia e col Papa e co’ Re di Puglia, i quali tenevano la parte del Duca.
191.Deliz. Erud., tom. XIII, pag. 207.
191.Deliz. Erud., tom. XIII, pag. 207.
192.G. Villani, lib. XII, cap. 18 e segg. —Marchionne Stefani.—Lionardo Aretino. —Machiavelli.
192.G. Villani, lib. XII, cap. 18 e segg. —Marchionne Stefani.—Lionardo Aretino. —Machiavelli.
193.G. Villani, lib. XII, cap. 23.
193.G. Villani, lib. XII, cap. 23.
194.NelleDelizie degli Eruditidel P. Ildefonso, tom. VII, pag. 290, è la supplica di un ser Belcaro di Bonaiuto Serragli da Pogna, il quale, sebbene fosse di famiglia grande, chiede essere di popolo egli ed i suoi, comedebiles et impotentes. — Il tomo XIII della stessa pregevole collezione contiene da pag. 199 fino al fine molti originali Documenti di Provvigioni fatte dalla Repubblica, sia nella prima Riforma del vescovo Acciaiuoli e dei Quattordici per la quale erano riabilitati i grandi, sia nella rinnovazione delle Leggi contro ad essi e degli Ordini di giustizia nel mese d’ottobre 1343 e nell’ottobre 1344.
194.NelleDelizie degli Eruditidel P. Ildefonso, tom. VII, pag. 290, è la supplica di un ser Belcaro di Bonaiuto Serragli da Pogna, il quale, sebbene fosse di famiglia grande, chiede essere di popolo egli ed i suoi, comedebiles et impotentes. — Il tomo XIII della stessa pregevole collezione contiene da pag. 199 fino al fine molti originali Documenti di Provvigioni fatte dalla Repubblica, sia nella prima Riforma del vescovo Acciaiuoli e dei Quattordici per la quale erano riabilitati i grandi, sia nella rinnovazione delle Leggi contro ad essi e degli Ordini di giustizia nel mese d’ottobre 1343 e nell’ottobre 1344.
195.Il Malespini vidde salire al tempo suo per le ricchezze i Bardi, i Frescobaldi, i Mozzi ed i Rossi che egli distingue dagli antichi grandi. Recenti erano pure i Cavalcanti; e forse non di vecchia data gli Adimarivenuti su di piccola gente, come scrive l’Alighieri.
195.Il Malespini vidde salire al tempo suo per le ricchezze i Bardi, i Frescobaldi, i Mozzi ed i Rossi che egli distingue dagli antichi grandi. Recenti erano pure i Cavalcanti; e forse non di vecchia data gli Adimarivenuti su di piccola gente, come scrive l’Alighieri.
196.«Molto rincararono i lavoratori, li quali erano, si potea dire, loro i poderi, tanto di buoi, di seme, di presto e di vantaggio voleano.»Marchionne Stefani, tom. XIII, pag. 143. — «I lavoratori delle terre volevano tutti i buoi e tutto seme, e lavorare le migliori terre e lasciare l’altre. — Le fanti e i ragazzi della stalla volevano il salario, il meno dodici fiorini l’anno, e i più esperti diciotto e ventiquattro: così le balie e gli artefici minuti manuali volevano tre cotanti che l’usato. — Il Comune avendo bisogno, e perchè vedeva essere il popolo ingrassato ed impoltronito, raddoppiò la gabella del vino alle porte, ed alzò quella del grano e del sale e della carne. Non vollero più fare provvisione pubblica di grano, cessando il lavoro dell’edifizio d’Orsanmichele a tal fine destinato; ma invece ordinarono che tutto il pane vendereccio si facesse dal Comune, e si vendesse a caro prezzo; e quale fornaio ne volesse fare, pagasse ogni staio 8 soldi di gabella.» (M. Villani, lib. I, cap. 57.)
196.«Molto rincararono i lavoratori, li quali erano, si potea dire, loro i poderi, tanto di buoi, di seme, di presto e di vantaggio voleano.»Marchionne Stefani, tom. XIII, pag. 143. — «I lavoratori delle terre volevano tutti i buoi e tutto seme, e lavorare le migliori terre e lasciare l’altre. — Le fanti e i ragazzi della stalla volevano il salario, il meno dodici fiorini l’anno, e i più esperti diciotto e ventiquattro: così le balie e gli artefici minuti manuali volevano tre cotanti che l’usato. — Il Comune avendo bisogno, e perchè vedeva essere il popolo ingrassato ed impoltronito, raddoppiò la gabella del vino alle porte, ed alzò quella del grano e del sale e della carne. Non vollero più fare provvisione pubblica di grano, cessando il lavoro dell’edifizio d’Orsanmichele a tal fine destinato; ma invece ordinarono che tutto il pane vendereccio si facesse dal Comune, e si vendesse a caro prezzo; e quale fornaio ne volesse fare, pagasse ogni staio 8 soldi di gabella.» (M. Villani, lib. I, cap. 57.)
197.Il dar mallevadore era ai magnati imposto dagli Ordinamenti di giustizia.
197.Il dar mallevadore era ai magnati imposto dagli Ordinamenti di giustizia.
198.Il numero dei battezzati darebbe, secondo i calcoli d’oggi, oltre a centocinquanta mila anime di popolazione alla città, compresi i borghi e le parrocchie le quali andavano a San Giovanni: ognuno però vede come fosse fallace il modo del registrarli. Pare stia bene il conto delle ottocento moggia la settimana per novanta mila bocche. Gli ottanta mila uomini da arme, cioè da quindici a settanta anni, potevano bene essere l’anno 1336 nel contado e distretto, il quale allora comprendeva non piccola parte, com’è detto, della Toscana.
198.Il numero dei battezzati darebbe, secondo i calcoli d’oggi, oltre a centocinquanta mila anime di popolazione alla città, compresi i borghi e le parrocchie le quali andavano a San Giovanni: ognuno però vede come fosse fallace il modo del registrarli. Pare stia bene il conto delle ottocento moggia la settimana per novanta mila bocche. Gli ottanta mila uomini da arme, cioè da quindici a settanta anni, potevano bene essere l’anno 1336 nel contado e distretto, il quale allora comprendeva non piccola parte, com’è detto, della Toscana.
199.Vedemmo già come tutte le lane ed altre cose de’ re d’Inghilterra venissero in mano di mercanti fiorentini, in compenso dei danari che a lui somministravano per la guerra. — Si noti ancora come l’industria, tenendo qui pure l’usate sue vie, mentre s’ampliava e raffinava, andasse stringendosi in minore numero di mani.
199.Vedemmo già come tutte le lane ed altre cose de’ re d’Inghilterra venissero in mano di mercanti fiorentini, in compenso dei danari che a lui somministravano per la guerra. — Si noti ancora come l’industria, tenendo qui pure l’usate sue vie, mentre s’ampliava e raffinava, andasse stringendosi in minore numero di mani.
200.I panni francesi ed altri venivano a Firenze per le finiture; l’arte del cimare e quelle che servono a dare ai panni l’ultima perfezione, altrove erano sconosciute; e da principio i Fiorentini mandavano in Fiandra dei lavoranti per conto loro che mantenessero il segreto. Venivano anche i panni a tingersi in Firenze, essendo quest’arte sempre ivi molto accreditata, massime per l’uso del guado o indaco, il quale serve anche a fermare il color nero e a dargli lucentezza: della tintura con l’oricello abbiamo detto in altro luogo. Qui è notabile come dal Villani non si tenga conto dell’arte della seta che in Firenze era antichissima; vero è bensì quest’arte essere giunta al colmo nel secolo susseguente, quando l’arte della lana cominciò invece a decadere.
200.I panni francesi ed altri venivano a Firenze per le finiture; l’arte del cimare e quelle che servono a dare ai panni l’ultima perfezione, altrove erano sconosciute; e da principio i Fiorentini mandavano in Fiandra dei lavoranti per conto loro che mantenessero il segreto. Venivano anche i panni a tingersi in Firenze, essendo quest’arte sempre ivi molto accreditata, massime per l’uso del guado o indaco, il quale serve anche a fermare il color nero e a dargli lucentezza: della tintura con l’oricello abbiamo detto in altro luogo. Qui è notabile come dal Villani non si tenga conto dell’arte della seta che in Firenze era antichissima; vero è bensì quest’arte essere giunta al colmo nel secolo susseguente, quando l’arte della lana cominciò invece a decadere.
201.Gli speziali ebbero questo nome perchè oltre alle medicine smerciavano anche le spezierie delle Indie.
201.Gli speziali ebbero questo nome perchè oltre alle medicine smerciavano anche le spezierie delle Indie.
202.E credo io fossero più, tanti se ne legge di continuo andati chi in qua chi in là per traffici, ed i cambiatori mettevano banchi in molte parti d’oltremonte e d’oltremare, e Avignone ne tirava a sè non pochi, ed a Lione erano case di Fiorentini, ed a Bruggia nella Fiandra più anni rimase lo stesso Giovanni. Ai quali se poi si aggiungano quelli che andavano in signoria di fuori, potestà o giudici, e che menavano seco gran seguito o famiglia; e il frequentare le università fino a quella di Parigi, ed il muoversi di luogo in luogo che facevano i religiosi; poi le frequenti ambasciate, e quello stesso vagare dei soldati mercenari che fu cagione di tanti mali; si vedrà come fosse continuo a quei tempi il conversare dei Fiorentini con molte città d’Italia e fuori.
202.E credo io fossero più, tanti se ne legge di continuo andati chi in qua chi in là per traffici, ed i cambiatori mettevano banchi in molte parti d’oltremonte e d’oltremare, e Avignone ne tirava a sè non pochi, ed a Lione erano case di Fiorentini, ed a Bruggia nella Fiandra più anni rimase lo stesso Giovanni. Ai quali se poi si aggiungano quelli che andavano in signoria di fuori, potestà o giudici, e che menavano seco gran seguito o famiglia; e il frequentare le università fino a quella di Parigi, ed il muoversi di luogo in luogo che facevano i religiosi; poi le frequenti ambasciate, e quello stesso vagare dei soldati mercenari che fu cagione di tanti mali; si vedrà come fosse continuo a quei tempi il conversare dei Fiorentini con molte città d’Italia e fuori.
203.Fu posta quando si edificava il terzo cerchio della città, continuata poi fino ai giorni nostri, e gravosissima, perchè andava fino al sette e tre quarti per cento, facendosi però le stime molto all’agevole. Gravava disegualmente la Toscana, avendo più luoghi pattuito nella dedizione l’andare esenti da quella tassa; privilegi che cessarono quando nel 1814 fece ritorno il principato non come antico e restaurato, ma col diritto della conquista.
203.Fu posta quando si edificava il terzo cerchio della città, continuata poi fino ai giorni nostri, e gravosissima, perchè andava fino al sette e tre quarti per cento, facendosi però le stime molto all’agevole. Gravava disegualmente la Toscana, avendo più luoghi pattuito nella dedizione l’andare esenti da quella tassa; privilegi che cessarono quando nel 1814 fece ritorno il principato non come antico e restaurato, ma col diritto della conquista.
204.Oltre al segnare l’oro e l’argento, sembra che le paci tra’ cittadini avessero a guarentigia e solennità il suggello del Comune; il che si fa credere anche per un luogo del Velluti, pag. 29: «Venne poi il Duca d’Atene e ribandì gli sbanditi e costrinse ognuno a far pace; onde i consorti e noi, essendo costretti, rendemmo pace; la quale è sotto grandissime pene, fortificate poi per riformagioni di Comune con altre gravissime pene: e non si trova quasi niuna poi essere rotta, e chi l’ha rotta si è stato diserto; onde per questa cagione e per lo comandamento di mio padre e sua maladizione si è molto da guardare; che se alcuno discendente di loro vivesse, non fosse tocco, se non vuole sè e altrui disertare.» Il segno dei beni in pagamento poteva essere necessario a quei contratti che hanno nome di Anticresi, nei quali i beni essendo ceduti al creditore per certo tempo, non si fa luogo alla voltura; se pure non fosse divietato quel contratto, com’è pei canoni della Chiesa, e che il divieto si osservasse.
204.Oltre al segnare l’oro e l’argento, sembra che le paci tra’ cittadini avessero a guarentigia e solennità il suggello del Comune; il che si fa credere anche per un luogo del Velluti, pag. 29: «Venne poi il Duca d’Atene e ribandì gli sbanditi e costrinse ognuno a far pace; onde i consorti e noi, essendo costretti, rendemmo pace; la quale è sotto grandissime pene, fortificate poi per riformagioni di Comune con altre gravissime pene: e non si trova quasi niuna poi essere rotta, e chi l’ha rotta si è stato diserto; onde per questa cagione e per lo comandamento di mio padre e sua maladizione si è molto da guardare; che se alcuno discendente di loro vivesse, non fosse tocco, se non vuole sè e altrui disertare.» Il segno dei beni in pagamento poteva essere necessario a quei contratti che hanno nome di Anticresi, nei quali i beni essendo ceduti al creditore per certo tempo, non si fa luogo alla voltura; se pure non fosse divietato quel contratto, com’è pei canoni della Chiesa, e che il divieto si osservasse.
205.Ivi erano grani depositati da cittadini, i quali pagavano per la custodia e per gli attrazzi; e il grano sparso rimaneva a benefizio del Comune.
205.Ivi erano grani depositati da cittadini, i quali pagavano per la custodia e per gli attrazzi; e il grano sparso rimaneva a benefizio del Comune.
206.Erano penali che dovevano pagare i connestabili che fossero trovati in difetto d’uomini rispetto al numero pel quale erano stati condotti e riscuotevano gli stipendi. — Soccorse in questo come in più altri luoghi a noi l’amicizia del signor Cesare Guasti, e a lui ne rendiamo le debite grazie.
206.Erano penali che dovevano pagare i connestabili che fossero trovati in difetto d’uomini rispetto al numero pel quale erano stati condotti e riscuotevano gli stipendi. — Soccorse in questo come in più altri luoghi a noi l’amicizia del signor Cesare Guasti, e a lui ne rendiamo le debite grazie.
207.Nei libri del 1347, per citar quelli più vicini al tempo del Villani, si trovano versamenti fatti ai Camarlinghi della Camera dal Camarlingo delle Stinche:de denariis ad ejus manus perventis. (Archivio centrale di Stato.)
207.Nei libri del 1347, per citar quelli più vicini al tempo del Villani, si trovano versamenti fatti ai Camarlinghi della Camera dal Camarlingo delle Stinche:de denariis ad ejus manus perventis. (Archivio centrale di Stato.)
208.Voleano che i più facoltosi del contado dimorassero nella città, dove davano minore sospetto.
208.Voleano che i più facoltosi del contado dimorassero nella città, dove davano minore sospetto.
209.Si è detto come i Fiorentini fino dal secolo XIII per grandigia custodissero leoni ed altri animali rari, i quali venivano ad essi d’Oriente; costumanza cittadina cessata non prima del passato secolo, quando si venne a ricercare il perchè di ogni cosa. Un lione di marmo che tra le branche teneva uno scudo con entro il giglio, e si chiamava il Marzocco, era una sorta di emblema della Repubblica fiorentina, imitato forse dal Leone di San Marco.
209.Si è detto come i Fiorentini fino dal secolo XIII per grandigia custodissero leoni ed altri animali rari, i quali venivano ad essi d’Oriente; costumanza cittadina cessata non prima del passato secolo, quando si venne a ricercare il perchè di ogni cosa. Un lione di marmo che tra le branche teneva uno scudo con entro il giglio, e si chiamava il Marzocco, era una sorta di emblema della Repubblica fiorentina, imitato forse dal Leone di San Marco.
210.Abbiamo (Deliz. Erud., tomo XII, pag. 349) una descrizione delle Entrate e Spese tratta da questa del Villani, ma non però affatto inutile pe’ confronti.
210.Abbiamo (Deliz. Erud., tomo XII, pag. 349) una descrizione delle Entrate e Spese tratta da questa del Villani, ma non però affatto inutile pe’ confronti.
211.Pecori,Storia di San Gimignano. — Nel libro già citato deiCapitoli del Comune, pag. 288 e seg., abbiamo gli Atti della dedizione che San Gimignano aveva fatta l’anno 1345, e altri susseguenti. — Vedi un nostro Compendio dell’istoria di questa Terra, nell’AppendiceNº III.
211.Pecori,Storia di San Gimignano. — Nel libro già citato deiCapitoli del Comune, pag. 288 e seg., abbiamo gli Atti della dedizione che San Gimignano aveva fatta l’anno 1345, e altri susseguenti. — Vedi un nostro Compendio dell’istoria di questa Terra, nell’AppendiceNº III.
212.Intorno ai fatti dei Guazzalotri e di Prato vedi anche (per quanto gli si debba credere) il frammento di Cronaca di Luca da Panzano;Giornale storico degli Archivi Toscani, tomo V, pag. 61.
212.Intorno ai fatti dei Guazzalotri e di Prato vedi anche (per quanto gli si debba credere) il frammento di Cronaca di Luca da Panzano;Giornale storico degli Archivi Toscani, tomo V, pag. 61.
213.Donato Velluti, Gonfaloniere di giustizia, ebbe grande mano in tutta quella faccenda; e per l’inganno che v’era stato e il molto male commesso, non trovò prete che lo assolvesse; finchè tornato da Napoli il vescovo Acciaiuoli, quattro anni dopo lo assolvè, pensando ch’era stato a fine di bene, e perchè Firenze non andasse sotto tirannia. (Velluti,Cronaca.)
213.Donato Velluti, Gonfaloniere di giustizia, ebbe grande mano in tutta quella faccenda; e per l’inganno che v’era stato e il molto male commesso, non trovò prete che lo assolvesse; finchè tornato da Napoli il vescovo Acciaiuoli, quattro anni dopo lo assolvè, pensando ch’era stato a fine di bene, e perchè Firenze non andasse sotto tirannia. (Velluti,Cronaca.)
214.Aveano ordinato un anno innanzi le cose spettanti al governo della Valdinievole; intorno a che vedi il libro deiCapitoli, in più luoghi.
214.Aveano ordinato un anno innanzi le cose spettanti al governo della Valdinievole; intorno a che vedi il libro deiCapitoli, in più luoghi.
215.I Cronisti fiorentini tacciono di un soccorso di Senesi venuti alla difesa della Scarperia, che primi entrarono nella terra. Questo narra il senese Agnolo di Tura (App. Muratori,Scriptor. Rer. Ital., tomo XV, col. 126, 127), il quale però aggiugne in onta de’ Fiorentini cose che parvero incredibili al senese annotatore Benvoglienti.
215.I Cronisti fiorentini tacciono di un soccorso di Senesi venuti alla difesa della Scarperia, che primi entrarono nella terra. Questo narra il senese Agnolo di Tura (App. Muratori,Scriptor. Rer. Ital., tomo XV, col. 126, 127), il quale però aggiugne in onta de’ Fiorentini cose che parvero incredibili al senese annotatore Benvoglienti.
216.Donato Velluti era in Siena ambasciatore per fare lega contro al Visconti; «ma veggendo noi ambasciatori non essere sufficienti i Comuni di Toscana a tanto uccello senza l’appoggio d’altrui, si ragionò si mandasse al Papa, trattasse perchè l’Imperatore venisse in Italia: di che rapportato il detto ragionamento in Firenze, quanto che nella prima faccia fosse dubbioso e gravoso, purnondimeno veggendo l’appoggio di Puglia essere debole, si prese di mandare al Papa.» Questi aveva promosso l’elezione di Carlo IV, e di per sè era già inclinato a farlo scendere in Italia.
216.Donato Velluti era in Siena ambasciatore per fare lega contro al Visconti; «ma veggendo noi ambasciatori non essere sufficienti i Comuni di Toscana a tanto uccello senza l’appoggio d’altrui, si ragionò si mandasse al Papa, trattasse perchè l’Imperatore venisse in Italia: di che rapportato il detto ragionamento in Firenze, quanto che nella prima faccia fosse dubbioso e gravoso, purnondimeno veggendo l’appoggio di Puglia essere debole, si prese di mandare al Papa.» Questi aveva promosso l’elezione di Carlo IV, e di per sè era già inclinato a farlo scendere in Italia.
217.«Se alcuno guelfo divien tiranno, conviene per forza che diventi ghibellino.» (Matteo Villani.)
217.«Se alcuno guelfo divien tiranno, conviene per forza che diventi ghibellino.» (Matteo Villani.)
218.Nelle campagne i nostri vecchi dicevano sempre: un Dio, un Papa, un Imperatore; e non si tenevano obbligati alla milizia napoleonica, perchè non era l’imperatore vero.
218.Nelle campagne i nostri vecchi dicevano sempre: un Dio, un Papa, un Imperatore; e non si tenevano obbligati alla milizia napoleonica, perchè non era l’imperatore vero.
219.«Essendo messer Ramondino Lupo da Parma capitano di guerra in Firenze molto servitore dell’Imperatore, fece sentire all’Imperatore de’ ragionamenti si faceano; di che l’Imperatore subitamente mandò un suo ambasciatore, grande prelato, a Firenze» — «ed essendo deputati certi nostri cittadini, tra’ quali io fui, a ragionare con lui, dopo molti ragionamenti, si fecero certi capitoli ec.» (Velluti,Cronaca.)
219.«Essendo messer Ramondino Lupo da Parma capitano di guerra in Firenze molto servitore dell’Imperatore, fece sentire all’Imperatore de’ ragionamenti si faceano; di che l’Imperatore subitamente mandò un suo ambasciatore, grande prelato, a Firenze» — «ed essendo deputati certi nostri cittadini, tra’ quali io fui, a ragionare con lui, dopo molti ragionamenti, si fecero certi capitoli ec.» (Velluti,Cronaca.)
220.Il Corio narra come l’Arcivescovo essendo chiamato dal Papa in corte, mandò innanzi un suo siniscalco a fare gli alloggi; il quale pigliò in affitto quante case potè avere nella città d’Avignone, e stalle da porvi molto gran numero di cavalli, dicendo sempre non bastavano per la compagnia che l’Arcivescovo condurrebbe seco: parve troppa ai cardinali, e fu pregato non si muovesse.
220.Il Corio narra come l’Arcivescovo essendo chiamato dal Papa in corte, mandò innanzi un suo siniscalco a fare gli alloggi; il quale pigliò in affitto quante case potè avere nella città d’Avignone, e stalle da porvi molto gran numero di cavalli, dicendo sempre non bastavano per la compagnia che l’Arcivescovo condurrebbe seco: parve troppa ai cardinali, e fu pregato non si muovesse.
221.Matteo Villani, lib. III, cap. 7.
221.Matteo Villani, lib. III, cap. 7.
222.Scrivono che uno degli ambasciatori dicesse a Carlo, che promoveva sempre novelle difficoltà:Voi filate molto sottile. (M. Villani, lib. III, cap. 30.)
222.Scrivono che uno degli ambasciatori dicesse a Carlo, che promoveva sempre novelle difficoltà:Voi filate molto sottile. (M. Villani, lib. III, cap. 30.)
223.Nelle istruzioni agli ambasciatori (Libro diConsulte, nell’Archivio di Stato) è ingiunto loro di fermarsi a conferire dovunque fosse il detto Patriarca, e «dirgli ogni cosa.» — Questo abbiamo dalla cortesia del signor Luigi Passerini, che tanto sa delle cose nostre.
223.Nelle istruzioni agli ambasciatori (Libro diConsulte, nell’Archivio di Stato) è ingiunto loro di fermarsi a conferire dovunque fosse il detto Patriarca, e «dirgli ogni cosa.» — Questo abbiamo dalla cortesia del signor Luigi Passerini, che tanto sa delle cose nostre.
224.M. Villani, lib. III, cap. 86.
224.M. Villani, lib. III, cap. 86.
225.Nelle edizioni di Matteo Villani si legge quattromila, che sono troppi. Ranieri Sardo,Cronaca Pisana(Archiv. Stor., VI, par. 2), dice essere venuti con l’Imperatrice mille cavalieri, e indi qualche altro centinaio mandati dai Signori di Lombardia.
225.Nelle edizioni di Matteo Villani si legge quattromila, che sono troppi. Ranieri Sardo,Cronaca Pisana(Archiv. Stor., VI, par. 2), dice essere venuti con l’Imperatrice mille cavalieri, e indi qualche altro centinaio mandati dai Signori di Lombardia.
226.«A noi pareva che al Patriarca bastassero duemila fiorini d’oro, al Cancelliere trecento fiorini o poco più, ec.» (Istruzioni agli ambasciatori; Archivio di Stato.) — Un documentoin forma brevis(stampato con altri spettanti a quel fatto dal signor Giuseppe Canestrini:Archiv. Stor., Appendice VII, pag. 406) dà facoltà agli ambasciatori di essere larghi di doni ai ministri e consiglieri di Carlo IV, e questi si vede che accettaronograto animo.
226.«A noi pareva che al Patriarca bastassero duemila fiorini d’oro, al Cancelliere trecento fiorini o poco più, ec.» (Istruzioni agli ambasciatori; Archivio di Stato.) — Un documentoin forma brevis(stampato con altri spettanti a quel fatto dal signor Giuseppe Canestrini:Archiv. Stor., Appendice VII, pag. 406) dà facoltà agli ambasciatori di essere larghi di doni ai ministri e consiglieri di Carlo IV, e questi si vede che accettaronograto animo.