STORIA DELLA REPUBBLICA DI FIRENZE.LIBRO PRIMO.Capitolo I.ORIGINE DI FIRENZE.
STORIA DELLA REPUBBLICA DI FIRENZE.
Narrare l’istoria della città di Firenze distesamente dai suoi primordi male potremmo, e non sarebbe dell’assunto nostro, per la incertezza o per la oscurità dei fatti, e perchè tardi questa città pigliò un carattere che la distinguesse tra molte in Italia. Non è dubbio che Firenze, chiamata da prima, come alcuni credono, o Villa Arnina o Camarzo, fosse nel suo cominciamento una borgata dell’etrusca Fiesole. Questa, dal monte sulla cui vetta sedeva, inviava con l’estendersi dei traffici i suoi mercanti giù nel piano, emerso dalle acque poichè il fiume Arno, rotte altre chiuse che lo impedivano, si fu aperta una via tra i massi della Golfolina: quindi l’origine di Firenze. Cresciuta pei coloni che vi stanziarono, soldati di Silla o più veramente di Ottaviano Cesare allora triumviro, in breve pel nuovo sito e per l’agiato luogo ebbe numero d’abitatori e decoro di edifizi, così da essere annoverata tra le buone colonie che Roma avesse in Italia. Sappiamo da Tacito come, regnando Tiberio, udisse il Senato gli oratori dei Fiorentini, i quali ottennero che la Chiana non fosse voltata a metter foce nell’Arno portando ruina d’inondazionialla città loro[1]. Il circuito di un anfiteatro tuttora apparisce disegnato dalle vie che certo furono della edificazione prima; ebbe il Campidoglio ed hanno le Terme nomi derivati dai tempi romani.
Caduto l’Impero per la invasione dei barbari, fu la Toscana prima soggetta come le altre provincie ai re Goti, sinchè poi divenne campo a quella guerra che a discacciarli d’Italia fu combattuta dai Greci. Ma non è vero che Totila nei monti di Fiesole fosse sconfitto ed ucciso: in quei luoghi Stilicone, agli 8 d’ottobre dell’anno 405, avea debellato Radagasio, il quale con grande accozzaglia di barbari d’ogni gente era disceso in Italia[2]ed in memoria di quel giorno i Fiorentini celebrarono la festa di santa Reparata, cui dedicarono quello che poi fu il loro maggior tempio. Di Totila è vero che le sue armi nell’anno 542 assediarono Firenze, difesa da Giustino luogotenente dell’imperatore Giustiniano[3]. Ricadeva essa poco di poi sotto alla dominazione dei Goti, insintanto che Narsete non ebbe nell’anno 552 vinto ed ucciso Totila, e indi posto fine al regno Gotico in Italia. Da tuttociò avvenne che più tardi, scambiando i fatti e il nome di Totila con quello del più famoso tra i barbari, fosse creduto che Attila avesse distrutta Firenze, e Carlo Magno la rifacesse. Tradizioni così sformate ebbero corso lungamente presso gli storici anche più solenni, e a noi le trasmisero gli antichi cronisti, ambiziosi d’annestare gli oscuri fatti ai nomi più illustri e quasi a mitici personaggi: compongono esse la leggenda dell’istoria.
Bene è da credere che Firenze, per quell’assedio e per l’oppressione recata dai barbari, patisse allora decadimento. Quindi è che nei due secoli della dominazionelongobarda, e pure in quelli altri due che furono dopo Carlo Magno, non che essere a capo delle città di Toscana, io dubito che fosse annoverata tra le primarie: e Lucca fu sede a un Ducato longobardo, poi residenza prescelta sovente dai Marchesi di Toscana; e Pisa, già illustre, s’accresceva pe’ commerci, e grande aveva potenza sul mare. Per tale guisa i fatti di questi Marchesi, comunque in Italia d’assai grande nome dal nono secolo al duodecimo, non appartengono propriamente all’istoria di Firenze; la quale città ne apparisce quasi che oscura per tutto quel tempo. Nè durante quello è grande notizia di cose che spettino alla Chiesa fiorentina; intorno alla quale giova dire che, recato assai di buon’ora il Cristianesimo in Toscana, Firenze ebbe Vescovi nel quarto secolo; ed in sulla fine di questo, il più insigne tra essi, Zenobio; nel cui tempo sant’Ambrogio legato seco in amicizia, venuto in Firenze, consacrava quivi, com’è tradizione, la Basilica di San Lorenzo. Di più altre Chiese edificate e Badie fondate innanzi al mille, poco è da dire: fino al qual tempo la serie dei Vescovi fiorentini è spesso interrotta; si vede la Diocesi pigliare nome dal Battisterio o antico tempio di San Giovanni, e pare confondersi alle volte con quella di Fiesole. Ma dopo quell’êra di universale risorgimento ebbe principio la grandezza cui più tardi sursero la città e il popolo di Firenze: il che ne porge ora occasione a investigare sommariamente di quali schiatte e per quale modo il nuovo popolo si formasse, per quindi giugnere meglio preparati ai fatti che in breve sarà nostro obbligo di narrare.
Nei lunghi contrasti, che dagli antichi tempi noi sappiamo avere Firenze avuto con Fiesole, ravvisa ciascuno le necessità di guerra che sempre furono tra le città e le rôcche, tra’ popolani mercati e gli alti luoghi dove annidavano le signorie castellane o i vicari dell’Imperatore. L’antica schiatta che in sè avendo ricevutoe conservato l’impronta romana, pigliò aspetto e nome di schiatta latina, tendeva incessantemente a segregarsi dalla nuova che solo dalle armi avea signoria; e il vinto popolo italiano, cui null’altro rimaneva che il mercatare e il coltivare, si riduceva in comune, ponendo una sorta d’assedio ai castelli, e a sè facendoli tributarii per la necessità che i violenti sempre ebbero degli industriosi, e così gradatamente soverchiandoli con la ricchezza che vien dal sapere, prima d’essere potenti a dominarli con le armi. A questo modo per tutta Italia, ma più che altrove nella Toscana, l’antica gente a poco a poco venne a prevalere sulle nuove, le quali rimasero o mescolate o cancellate in mezzo al popolo che sorgeva. I nostri autori hanno grande cura di ricongiungere le memorie della città loro a quella di Roma, di cui Firenze si chiamò figlia, e dicono come fosse in tutto edificata a imitazione di quella. Ricordano Malespini distingue gli uomini dell’antico popolo da quelli di schiatta longobarda, ma questi confonde sovente con gli altri che molto più tardi seguitarono gl’Imperatori. Descrive minutamente le famiglie ch’erano grandi al tempo suo, e dove andarono a posarsi quando vennero a città: ma le più care e la sua propria cerca derivare, non da origini tedesche, bensì da Fiesole o da Roma: taluni appella grandi baroni, e questi sarebbero i Tedeschi; di molti più afferma che erano antichissimi gentili uomini signori di ville e di castella nei luoghi loro; il che fa credere gli tenesse come antichi abitatori e proprietari del suolo istesso. Chi scoprisse alcuna cosa circa le origini e la schiatta e le possessioni di quelle famiglie che furono grandi nella città o nel contado, saprebbe assai dell’istoria nostra.
Dove racconta il Malespini quella pretesa riedificazione di Firenze che per Carlo Magno si sarebbe fatta, aggiugne che «i Fiesolani e i Conti vicini, stretti amici de’ Longobardi, si mettevano a contrasto e nonla lasciavano rifare;[4]» parole notabili, non per il fatto in sè stesso che alla critica non reggerebbe, ma perchè a noi lasciano assai bene intravedere quali tradizioni dominassero nel popolo Fiorentino e quali origini si attribuisse. I Fiesolani non si contrapponevano a che Firenze si rifacesse perchè distrutta non era, ma sibbene agli incrementi di essa; e tutti quei Conti nemici a Firenze nei tempi del Malespini, per nulla esistevano a quelli di Carlo Magno. Ma qui si vede come l’etrusca Fiesole, occupata dagli invasori che vi si erano afforzati, facesse parte co’ signori dei vicini castelli, e come il popolo delle città italiche dovesse riacquistarsi il proprio terreno contro a’ signori Longobardi o Franchi o in altro modo Germanici venuti in Italia con gl’Imperatori. In tale conflitto il nome di Carlo Magno rimaneva alto e riverito per avere egli assai rinnalzata la gente latina, e quindi Firenze non è maraviglia che lo avesse in luogo di secondo fondatore. Giovanni Villani dà ragione delle parti che a suo tempo dividevano Firenze dall’essere i Fiorentini usciti da due popoli diversi tra loro e per antico nemici sempre come erano i Romani ed i Fiesolani. Cotesto pensiero gli deve certo essere caduto in mente dall’avere Catilina posto il campo presso a Fiesole; donde poi nacque la storiella del re Fiorino e della regina Belisea. Ma pure in cotesto pensiero è qualcosa in cui si nasconde un vero sentito dagli antichi nostri, sebbene avvenisse a loro di frantenderlo e guastarlo per la ignoranza dei fatti e per gli abbagli della fantasia. Catilina con l’andare a porsi tra gli Appennini cercava, precorrendo pazzamente a Giulio Cesare, unire a sè i popoli che odiavano Roma col sollevare le antiche italiche schiatte le quali contro essa avevano combattuto la guerra sociale. Di questi popoli uno era quello di Fiesole città etrusca, e quindi avversa prima ai Romanie indi ai Fiorentini ch’erano in parte figliuoli dei Romani per la colonia ivi posta, e molto ambivano chiamarsi tali. Dove la prepotenza di Roma inviava de’ suoi a porre una colonia, metteva un seme d’inimicizie perenni tra gli uomini della città trasformata e più tra questa e gli abitatori dei luoghi vicini, cui la colonia aveva dato dei nuovi padroni. Le terre che furono a questi assegnate, un empio soldato le aveva rapite all’uomo di cui portavano il nome; l’antico italiano era ridotto a mendicare nei dolci suoi campi il pane che aveva egli medesimo fatto crescere, o fuggiva la patria occupata da genti straniere. Io credo le molte colonie romane sparse in Italia fossero cause non infrequenti del guerreggiarsi l’una con l’altra le città vicine, diverse di razza e spesso divise per odii antichi i quali più tardi parevano essere obliati.[5]
Ma nei contrasti pei quali si venne dipoi a formare il nuovo popolo italiano, la razza etrusca e la latina stavano insieme contro ai germani invasori, i quali avevano posto sede negli alti luoghi fortificati. Questi però in Toscana ebbero minor possa, perchè le colline sottoposte e i piani anticamente impaludati avendo bisogno di opere assidue che gli rendessero produttivi, tentavano poco i nuovi uomini a fermarvisi o più scarsamente ne alimentavano la potenza: e così avvenne che il nuovo popolo di Toscana avesse mistura più scarsa che altrove di sangue trasfuso dai vincitori longobardi o eruli o goti. Del che si aggiunge un’altraragione, a mio credere, potentissima. La Toscana, sebbene offra la dritta linea a chi accede inverso Roma, poco fu battuta dalle guerre, e si rimase come in disparte. Annibale prese con suo danno la via di Toscana, mal conoscendo la geografia: ma fatto esperto, chiamò il fratello a morire sul Metauro, che è la via piana benchè più lunga; cosicchè poi fu prescelta sempre alle invasioni ed alle guerre; e i Romani con l’aprire il passo del Furlo, confermarono alla Toscana le condizioni che la natura le aveva fatte, e per le quali, e per il suolo magro ed alpestre, rimase ella più quieta sempre e segregata e meno tocca dalle invasioni che altra qualsisia parte della Penisola. Il fatto stesso e per le stesse cause, scrive Tucidide che avvenisse nell’Attica, dove l’antica schiatta degli abitatori si rinnovò poco, e azione più debole fu esercitata dai sopravvenuti dei quali si forma la parte dei nobili.
Intorno al mille, o quando che sia, troviamo che molti Fiesolani erano scesi ad abitare in Firenze facendo insieme co’ Fiorentini un popolo solo; tantochè raccomunarono l’arme delle due città, e fecero allora l’arme dimezzata vermiglia e bianca: il vermiglio con entrovi il giglio bianco era l’antica arma dei Fiorentini, e il bianco era dei Fiesolani che vi avevano una luna di colore azzurro. Sarebbe ciò, a detta dei nostri storici, avvenuto quando per tradimento e per sorpresa i Fiorentini concorsi a Fiesole in grande numero sotto apparenza di celebrarvi la festa di santo Romolo, avrebbero l’anno 1010 presa quella città e poi distrutta, salvo la Rôcca e il Vescovado. Ma noi crediamo più alla mescolanza dei due popoli che alla servitù dell’uno, trovando Fiesole caduta in mano dei Fiorentini molti anni poi. Nè in quei primi dopo al mille Firenze nè altre città italiche molto s’arrischiavano ad ampliarsi oltre quei confini che a ciascuna di esse avevano posti gli editti imperiali.