105.Legazione a Genova di Bonaccorso Pitti, nellaCronacadi lui, pag. 76. —Morelli,Cronaca, pag. 321 e seg. —Minerbetti, pag. 490. —Foglietta,Storia di Genova, lib. IX. — Legazione in Francia di Iacopo Salviati. (Deliz. Erud., tomo XVIII, pag. 230.) — Vedi anche una lettera della Repubblica di Firenze a Carlo VI re di Francia, 24 aprile 1404, da noi pubblicata in principio deiDocumenti di Storia Italiana(Firenze, 1836), allora ignorando fosse già stampata tra leMiscellaneedel Baluzio.106.Livres des faits du Maréchal Bouciquaut, part. III, chap. 3, 4, 5.107.Minerbetti. — Morelli,Cronaca. —Livre des faits de Bouciquaut.108.Gino Capponi,Acquisto di Pisa. —Mattæi Palmerii,De Captivitate Pisarum. —Morelli,Ricordi(Deliz. Erud., tomo XIX, pag. 11).109.Gino Capponi,Acquisto di Pisa. — Livre des faits de Bouciquaut, part. III, chap. 11.110.Minerbetti,Cronaca.111.Giovanni Cavalcantidice avere Gino salvato la vita ad Andrea Vettori che i maggiorenti volevano condannare. I Capponi ed i Vettori s’erano insieme legati di consorteria per contrapporsi ai Frescobaldi loro vicini e in antico potentissimi. (Tomo II, pag. 520.) — Abbiamo altrove distinto le consorterie disangueda quelle percarta, com’era questa: il divieto di esercitare insieme gli uffici valeva pei consorti come pei congiunti. Nell’anno 1453 ottennero quelle due famiglie di non si dare divieto se non per la Signoria, Collegi e Dieci di Balía, senza più darselo per gli altri uffici di dentro e di fuori. (Deliz. Erud., tomo XX, pag. 302.)112.Gino Capponi,Acquisto di Pisa; eBoninsegni Pietro,Stor. Fior.113.Minerbetti, anno 1405, cap. XXIII.114.Iacopo Salviati,Cronaca(Delizie degli Eruditi, tomo XVIII, pag. 242, 46, 48, 54).115.Minerbetti,Cronaca, cap. IX. — Vedi pure intorno all’assedio lo stesso Minerbetti per tutto l’anno 1406. —Boninsegni,Stor. —Morelli, pag. 327 e seg.; eMorelli,Ricordi(Delizie degli Eruditi, tomo XIX, pag. 12 e seg.).116.CommentaridiGino Capponi.117.«Si pouvons dire et penser qu’il en est aux Florentins de tenir ou non les convénances de susdit traité, puisque le Roi avait revoqué l’acord fait avec eux et depuis sont venus à leur intention.» (Livre des faits,part. III, chap. 11, 12.) — Secondo quel libro e secondo anche gli storici fiorentini, nel fatto di Pisa andavano insieme il Duca d’Orléans e quel di Borgogna, sebbene tra loro nemici capitalissimi. L’autore finisce poco dopo il Commentario della vita del Bouciquaut, al quale intuona un panegirico dilungandosi nel dimostrare la ingiustizia e la perversità delle accuse che il Maresciallo per quel fatto ebbe alla Corte del suo Signore.118.Qui hanno termine iCommentaridi Gino Capponi, tenuti da molti essere scritti da Neri; ma crediamo noi, che scritti da Gino in forma d’appunti, fossero ampliati e distesi poi dal figlio, come solea farsi di molte cronache di famiglia. Due letterati fiorentini di qualche grido nel secolo XV, Matteo Palmieri e Bernardo Rucellai, latinamente rifecero iCommentari, che il primo intitolava a Neri, ed il secondo a Piero Capponi. Ma queste non furono altro che esercitazioni per dare alle cose di Firenze aspetto e forma delle Romane, com’era usanza in quella età: poco rilevasi dalla prima che giovi all’istoria, e nulla affatto dalla seconda.119.Morelli,Cronaca, pag. 339.120.Prefazione di Lelio Torelli alla edizione principe dellePandette.121.Ammirato,Storie; eMinerbetti. — Il Cavalcanti registra insieme queste due rapine tra le offese che più accendevano i Pisani, quando nell’anno 1431 Giovanni Gualandi tentava muovere la sua patria a scuotere il giogo e vendicarsi in libertà. (Lib. VII, cap. 20.)122.VediAppendiceNº IV. Le gravezze imposte ai Pisani per l’opera delle fortificazioni e più altri titoli nei primi tre anni passarono la somma di cento mila fiorini. (VediCanestrini,La scienza di Stato de’ Fiorentini sulle imposte, part. I, pag. 128.)123.Ammirato,Stor. Fior., anno 1421. —Giovanni Cambi(Deliz. Erud., tomo XX, pag. 155) dice che vennero essi da quattordici città della Magna, e descrive i privilegi.124.Vedi una lettera dei Dieci di balía al Capitano di Pisa, 14 gennaio 1431, dopo alla mossa inutile del Gualandi. (Fabbroni,Vita di Cosimo de’ Medici, Appendice, pag. 8.)125.Ricordi di Ser Perizzolo da Pisa, agli anni 1439-1450. (Arch. Stor., tomo VI, parte II, pag. 387.)126.Goro Dati, pag. 131.127.Ambedue furono chiari per dottrina e reputati di santa vita; ebbe il Dominici anche titolo di Beato. Dal Concilio di Costanza, dove intervenne, andò Legato in Boemia, fu amico a Sigismondo, e moriva in Buda. (VediPrefazionediDonato SalviallaRegola del governo di cura familiare del B. Gio. Dominici; Firenze, 1860.)128.Andò in quei giorni a Gregorio in Lucca Gino Capponi (Legazione MS.); e fu creduto avere egli dato gran mano ai Cardinali per quella fuga e per le cose che indi seguirono. (Deliz. Erud., tomo XVIII, pag. 369.)129.Gio. Morelli,Cronaca, pag. 357.130.Vi andò le due volte Iacopo Salviati, che prima era stato ambasciatore in Nizza a Benedetto. Sono da vedere le sue Memorie (Deliz. Erud., tomo XVIII, 273, 290, 302), pregevoli per acume e integrità di giudizi. Ebbe doni dal Comune, e fu onorato oltre all’usanza pei servigi resi, e per avere mostrato in quelli grande astinenza; virtù assai rara tra gli uomini di quella età. (Gio. Morelli,pag. 319.)131.Legazione MS. diG. Capponi.132.Minerbetti, Stor. —Boninsegni. — Ammirato.133.Raynaldo,Annal. Ecclesiast.—Lenfant,Histoire du Concile de Pise.134.Salviati,Legazioni.135.Bonaccorso Pitti si vanta d’avere fatto egli in Francia al re Luigi le prime aperture: pure Bonaccorso, brigante uomo, era molto avverso alla setta che reggeva. Ma in Francia aveva grandi aderenze.136.VediSalviati,Legazioni.137.Un poco innanzi a questo trattato cessano insieme, e come si fossero data l’intesa, i tre principali autori fiorentini che sin a qui più spesso abbiamo noi consultati: il Minerbetti, il Boninsegni, il Morelli. Questi, il più elegante e più vivace de’ Cronisti, da bastar solo a fare onore alla lingua fiorentina nel secolo XV: il Minerbetti copioso di fatti, pratico nelle faccende e di esse giudice assennato: ampio il Boninsegni a forma di storia, continuata dipoi da un altro Boninsegni magro scrittore: e già il pensiero degli uomini fiorentini, stringendosi in sè, pareva andarsi assottigliando. Rimangono iRicordid’un altro Morelli, da noi citato alcune volte; nè cessano quelli della famiglia Rinuccini.138.I Fiorentini ebbero in tutti quegli anni una politica decorosa, intorno alla quale sono da vedere notizie cavate da pubblici documenti nel Discorso diG. Canestrini. (Archivio Storico, tomo IV.)139.Vespasiano da BisticcinellaVita di Agnolo Pandolfiniscrive che questi tornando con la pace fatta, fu presso a Firenze incontrato da un amico suo, che lo ammonì com’egli portasse per quella pericolo di perdere il capo.140.Poggio,Stor. Fior., lib. IV. —Boninsegni Domenico. —Ricordi delMorelli(Deliz. Erud.). —Ammirato,Storie. —Muratori,Annali d’Italia. —Sismondi,Répub. Italiennes.141.Nell’anno 1453 ottennero queste due famiglie di non si dare divieto tra loro, se non per gli uffici maggiori, nel modo stesso che lo avevano ottenuto in quello stesso anno i Capponi ed i Vettori (vedi nota 2, pag. 101-102). La Storia delle consorterie rimane da fare; e forse qualcosa avvenne in quell’anno, che fu tra gli effetti del nuovo rimpasto dato alla Repubblica da Cosimo Medici e dalla sua parte.142.V’erano dei Medici, dei Tosinghi, dei Portinari, e Niccolò da Uzzano vi teneva agenti suoi: vedi un pregevole discorso di G. Canestrini su’ commerci dei Fiorentini in Ungheria e su’ vari negoziati che la Repubblica ebbe con Sigismondo e con lo Spano; che forma appendice a due Vite di quest’ultimo. (Archiv. Stor., tomo IV.)143.Ammirato, anno 1416.144.Istruzione originale appresso di noi.145.Archiv. Stor., tomo IV, pag. 262.146.Con ciascuno degli ambasciatori andavano due giovani di famiglie qualificate; e Filippo Rinuccini, dal quale abbiamo questa notizia, era uno dei due che seguitavano Bartolommeo Valori. Furono in tutto sessantadue cavalli e dodici muli con la soma. «Fece l’orazione Leonardo Dati, e durò circa un’ora; che mai s’udì simile orazione, che v’era forse cento calamai a scriverla mentre che diceva.» (Ricordi storicidiFilippo Rinuccini.)147.Sulla venuta e sulla dimora del Papa in Firenze e sulle feste e cerimonie vedi laCronacad’un anonimo fiorentino. (Muratori,S. R. Ital., tomo XIX.)148.Narra Lionardo Aretino neiCommentarii(Rer. Ital., tomo XIX, pag. 931), come un giorno essendo col Papa, questi andando su e giù per la camera, tra sè replicasse irosamente la cantilena, e come lo stesso Lionardo cercasse placarlo, a tal fine enumerando i beneficii che la Repubblica di Firenze gli aveva recati in quella dimora.149.RicordidiFilippodiCino Rinuccini.150.Vedi il testamento, le obbligazioni ed una lettera di Baldassarre Cossa (Archiv. Stor., tomo IV), e i documenti pubblicati dalFabbroniinsieme allaVita di Cosimo de’ Medici.151.Romanin,Storia di Venezia, tomo IV.152.Intorno al commercio dei Fiorentini aspettiamo una compiuta istoria. Infino a qui la migliore delle scritture che abbiamo è di gran lunga ilLibro sulla Decima, delPagnini, volumi quattro, con falsa data, ma è Firenze 1765. Lo abbiamo in altri luoghi consultato, e qui sono da vedere i cap. 4, 5 e 6 della parte III, sez. III. I tomi III e IV contengono le molto pregevoli antiche scritture di Francesco Balducci Pegolotti e di Giovanni da Uzzano, bastanti per sè a mostrare la grande estensione che avea il commercio dei Fiorentini nei secoli XIV e XV. Il Pagnini illustra ad una ad una le varie Arti, e massimamente quelle principalissime della lana e della seta e delle spezierie e pelliccerie; ma soprattutto quella del cambio, e i Banchi tenuti in molte parti di Europa e d’Asia, e le Zecche d’Inghilterra e d’altri luoghi, le quali andavano per conto d’uomini fiorentini.153.Scrip. Rer. Ital., tomo XIX, pag. 973.154.Una splendida pubblicazione fatta nel 1863 a Firenze ne porge con altri il testo dei Trattati che il Federighi ed il Brancacci fermarono al Cairo col Sultano d’Egitto. È la collezione dei Diplomi Arabi che si rinvengono nell’Archivio Fiorentino e nel Pisano, illustrati dottamente dal prof. Michele Amari, e stampati co’ bellissimi caratteri che rimangono della Tipografia Orientale fondata dal cardinale, poi granduca, Ferdinando dei Medici. Veggansi le pag. 59 e 60 della Prefazione, e i Documenti che spettano agli anni 1421-22.155.Nel libro citato abbiamo notizia d’un Trattato che il Signore di Piombino Iacopo d’Appiano cercava ottenere l’anno 1414 dal Califfo di Tunisi. Aveva come Signore di Pisa pochi anni prima l’Appiano fatte stipulazioni con quel Califfo, ed i mercatanti suoi cercava passassero in Barberia sotto il nome favorito di Pisani, come appare dal testo di quel Trattato, il quale sembra però non essere stato mai eseguito.156.Ammirato, anno 1429.157.Goro Dati,Storia, pag. 128 e seg.158.«Da questo suo pellegrinaggio prendendo gli scrittori spagnuoli occasione, lasciarono di lui scritte cose favolose: raccontando d’essere stato nel Cairo e nell’Armenia e nell’India, essergli succeduti diversi e strani avvenimenti; essendo cosa certissima lui non esser passato i termini d’Italia.» (Ammirato, anno 1428.)159.«I fiorini che si spendeano l’uno anno, in gran parte si erano ritornati nell’altro anno, come fa l’acqua che il mare per gli nugoli spande nelle piove sopra alla terra, e pel corso de’ rivi e fossati e fiumi si ritorna al mare. I modi del ritornare sono assai: prima, quel che i soldati spendono per la città e pel contado in arme e in cavalli e in vestire e per vivere; mentre che stanno per le terre e il contado, questa parte tutta si ritorna. Sonne rimasti fuori quelli che hanno speso in altri luoghi; e di questi ne torna tutto dì per gli mercatanti che stanno per tutte le terre del mondo a guadagnare, e mandano il guadagno a casa. Sonne anche rimasi fuori quegli che i Capitani e gente d’arme avessono avanzati e portati alle loro case: e d’altra parte ne sono tornati dai loro sudditi, che hanno in detti tempi per bisogno del Comune dati gran tributi e censi. E ancora ve n’hanno recati gran numero i mercatanti e abitatori delle città e terre circostanti e vicine, che sono venuti a Firenze per le mercatanzie e robe: non però sono tornati tutti, ma hannogli avere dal Comune, che sono scritti in su’ libri del Monte, che que’ tali cittadini gli debbono avere, e rendonsi a poco a poco ogni anno, quando stanno in pace, delle rendite del Comune che abbondano; e intanto che penano a riavere il detto capitale, hanno di guadagno fiorini cinque per cento l’anno.» (Dati,Storia, pag. 128.)160.Passerini,Storia degli Stabilimenti di Beneficenza della città di Firenze.161.In fine al volume daremo l’ordine degli uffici nella città di Firenze com’era in questi anni, descritto da Goro Dati nell’ultimo libro delle Istorie sue; e come saggio de’ costumi, delle allegrie, delle magnificenze e delle borie fiorentine, ne piacque per ultimo aggiugnere la descrizione che il medesimo autore lasciò delle feste solite celebrarsi pel San Giovanni. — VediAppendice, Nº V.162.Di queste feroci leggi si discorre molto ampiamente nella sullodataIstoriadi quella famiglia che ha per autore il signor Luigi Passerini.163.Vedi laCronacadiBonaccorso Pitti, pag. 111 e seg., dove sono registrati gli uffici di fuori e le borse ed i partiti che ci volevano per ciascuno. — Vedi anche in più luoghi laCronacadelMorelli.164.Bonaccorso Pitti, pag. 97.165.Rex in foro, senator in curia, captivus in aula.166.Vedi, tra gli altri,Giovanni Morelliin più luoghi.167.ScriveFilippo Rinuccini, che nella moría di quell’anno tra Signori e Collegi ne morì nove.168.Ammirato, anno 1417.169.Cavalcanti, tomo II, pag. 519.170.IstoriediG. Cavalcanti, pubblicate da F. L. Polidori; Firenze, 1838.171.Giovanni Cavalcanti, lib. I, cap. 7, e lib. II, cap. 1.172.Machiavelli,Storie, lib. IV.173.Capitolo ultimo del primo libro, dove anche sono buone avvertenze da economista. — IlMorelline’Ricordi(Deliz. Erud., tomo XIX, pag. 73) va più spedito: «Fate guerra, inducete guerra, date poppa a chi nutrica la guerra. Mai è stata Firenze senza guerra, nè starà per infino non taglia la testa ogni anno a quattro de’ maggiori.»174.«Per torci lo Stato, e indurci all’odio del popolo, fece la pace col Re.» — Parole dal Cavalcanti messe in bocca di Niccolò da Uzzano; lib. VII, cap. 8.175.Ammirato,Storie.176.Gino Capponi si trova essere stato contrario alla pace. Sono da vedere iCommentaridiNeridiGinoche hanno principio da quel fatto, narrato da lui distesamente e biasimato. — Vedi anche il lib. IX delCavalcanti. —Giovanni MorellineiRicordi(Deliz. Erud., tomo XIX, pag. 43) scrive che la pace «non fu intesa dal popolo, ma sì da alquanti.»177.Ammirato,Storie. — I Capitoli del Comune di Firenze,Inventario e regesto; tomo I.178.Boninsegni, pag. XIX. —Poggio,Storie, lib. IV.179.Giovanni Cavalcanti,Storie, lib. I e II.180.Cambi,Storie(Deliz. Erud., tomo XX, pag. 162).181.«La Signoria per trovar danari da mantenere la guerra fece due Monti; uno per le fanciulle e l’altro pe’ fanciulli che s’avessero a maritare. E questi erano, che mettendovi sopra cento fiorini, in capo di quindici anni, essendo la fanciulla maritata o il giovane preso moglie, ne dovesse avere per capitali e interessi cinquecento, e così per rata di maggiore o minor somma; e morendo avanti detto tempo, il tutto restasse nel Monte.» (Ammirato, anno 1425.)182.Il Machiavelli mette in iscena Rinaldo degli Albizzi invece di Rinaldo Gianfigliazzi. — Iacopo Pitti, nell’Istoria, attribuisce anch’egli il discorso al Gianfigliazzi.183.Ammirato,Stor. Fior., anno 1419; eGiornale Storico degli Archivi Toscani, tomo IV, pag. 36.184.Intorno a queste Compagnie vedi leCommissioni dell’Albizzi, tomo III, pag. 5 e 6, dove sono recate Consulte ec.185.Abbiamo a stampa (Archiv. Stor., tomo IV) un componimento dell’Uzzano in terza rima, che fu appiccato, secondo si legge, al Palazzo della Signoria un giorno dell’anno 1426. Di versi politici troviamo frequenza nelle Biblioteche della città nostra: in questi l’Uzzano predice imminente la caduta dello Stato per esservi entrati molti nuovi uomini, e svolge il partito ch’è detto nel testo: propone l’esempio delladonna Veneziana, della quale erano i reggitoristati mille anni nei loro seggi; consiglia far capo di nuovo allarossa gallina(l’aquila rossa del magistrato della Parte guelfa)che aveva dormitodopo il settantotto; e vuole schiacciare lamalescia noce, per il che intendeva Giovanni de’ Medici, o certamente la parte sua.186.Niccolò TinuccinellaDisamina, della quale noi dovremo più sotto discorrere, dice anzi che il Medici ne morisse di dolore. — Vedi ancheDomenicodiLeonardo Boninsegni, e iRicordidelMorelli, e quelli delRinuccini, e laCronacadiGiovanni Cambi, e l’Ammirato, agli anni 1427-28.187.Il Poggio, che molto si piace descrivere i casi di guerra e la politica degli Stati, fa come se dentro non fossero Parti, e nulla avvenisse di nuovo allora e di memorabile nella Repubblica di Firenze. Nè diamo gran fede a Michele Bruto, che dopo un secolo e mezzo, o quasi, ed egli vivendo tra’ fuorusciti, non avvalora di nuovi fatti gli appassionati e spesso incerti suoi giudizi.188.Per grazia del signor Alberto Ricasoli Firidolfi abbiamo potuto a grande agio consultare un Manoscritto dove Rinaldo degli Albizzi trascriveva pel corso di trentadue anni la materia delle Legazioni e d’altri uffici esercitati da lui fuori della città di Firenze. In fine daremo l’Elenco delle Commissioni (Appendice, Nº VI); ma tutta la serie dei documenti è ora pubblicata per le cure del signor Cesare Guasti (Commissioni di Rinaldo degli Albizzi per il Comune di Firenze; vol. III; Firenze, 1867-73), e da lui corredata d’altre lettere e scritture e in molti luoghi di atti delle Consulte che si riferiscono a quei fatti: nè so quale altra pubblicazione potrebbe valere del pari alla illustrazione della Storia fiorentina in quegli anni, la quale si trova rappresentata ivi con pienezza pari all’evidenza. In quanto al trattenersi che fece in Firenze Rinaldo contro alla voglia dei Dieci, i mesi di luglio e agosto 1426, ne’ quali avvenne la radunanza in Santo Stefano, si veda il volume III delleCommissioni, a pag. 8 e seguenti.189.Giovanni Cavalcanti, lib. III; eNeri Capponi,Commentari.190.Notizie raccolte daG. Canestrini;Archivio Storico, tomo IV.191.Commissioni di Rinaldo degli Albizzi, tomo III. N.i45, 47.192.IlCambi,Storie, anno, 1427, annovera i Capitani dei due eserciti e le paghe.193.Poggio,Storie. —Cavalcanti, lib. III; eAmmirato. —Romanin,Storia di Venezia, lib. X, cap. 4.194.Poggio,Storie, lib. V.195.«E’ non è maraviglia se il Marchese non negasse il passo. Più sarebbe stato maraviglia avendo il passo conteso: perchè le universitadi de’ popoli sempre invidiarono i singulari Signori; e, non che i Signori sieno invidiati da’ popoli, ma i popoli invidiano i loro splendidi cittadini. Adunque a’ Signori è lecito nimicare i popoli.... e così l’unione de’ popoli è disfacimento de’ Signori. Adunque è folle colui che rimette la libertà di molti nella guardia d’uno.»Cavalcanti, lib. IV, cap. 1 in fine. Vedi anche il principio del cap. 3., lib. III. — Egli, sebbene magnate (e quale amico dei magnati vedremo sovente), pure come antico guelfo e fiorentino, ti pare alle volte anch’egli essere popolano; e nota più sotto come «nelle adornezze delle porpore le lodi si danno più agli artefici che le fecero, che a quelli che le portano.» (Lib. IV, cap. 2, e cap. VII, pag. 195.)196.Cavalcanti, lib. IV, cap. 4. —Morelli,Ricordi(Deliz. Erud., tomo XIX, pag. 78). —Serra,Storia di Genova, tomo III, pag. 138. —Corio,Storia di Milano.197.Intorno a questa pace, che fu conchiusa e tosto rotta, è da vedere la Legazione Nº 49 di Rinaldo degli Albizzi nel tomo III delleCommissioni.198.Romanin,Storia di Venezia, lib. X. cap. 5 e 6. —Poggio,Storie. —Corio,Storia di Milano.199.Legazione pubblicata nell’Appendice alleStoriedelCavalcanti. — I Fiorentini voleano sempre che il Signore di Lucca non vi fosse compreso: fu egli nella pace solamente nominato e con ambigue parole.200.Archivio Storico, tom. XIII, pag. 252 e seg.201.Morelli,Ricordiec., pag. 73.202.Vedi sopra Lib. IV, cap. I.203.Pubblicava il signorBertinelGiornale Storico degli Archivi Toscani, tomo IV, pag. 32, con una sua Prefazione, le Consulte o Pratiche degli anni 1426-27 relative alla formazione del Catasto. L’atto dei 12 maggio 1427 riferisce il voto emesso da Giovanni a questo modo:ipse quidem nescit si fructus sequetur, vel non: sed, auditis aliis civibus, idem secutus est.— Ma bene aveva egli dannato le spese, e detto essere la città esausta.Cives exausti sunt pecuniis; et querendum est ut minorem expensam habeamus: nam si examinetur summa soluta per cives, innumerabile apparebit.(Atto dei 7 marzo medesimo.)204.Nello Statuto del 1415 è una rubrica:De Sclavis et eorum materia(lib. III, rubr. 186, pag. 385). Non doveano esserecatholicæ fidei.205.La Provvisione per il Catasto venne pubblicata per disteso dalPagniniin fine al vol. ISulla Decima; il quale discorre questa materia ampiamente nello stesso volume, parte I, sez. II, cap. 3 e 4. — In seguito il saggio delle quote andò crescendo, ma diversamente secondo la rendita netta d’ogni cittadino, cosicchè dai cento fiorini in giù pagassero sulla ragione del tre per cento, e poi su su infino al mille, non oltrepassando il cinque per cento; il quale modo prima era detto decima scalata, e in oggi è chiamato imposta progressiva. — VediCanestrini, cap. III,La Scala o l’Imposta progressiva.206.Di tutta l’opera del Catasto, del modo cioè della esecuzione che era più volte innanzi andata fallita, scrive il Cavalcanti essere stato inventore un Filippo da Diacceto, «uomo di sottile ingegno e molto esperto ragioniere; e con la penna in mano mostrò il modo d’avere danari: e per cosiffatto scaltrimento fu fatto il Catasto, là ove tutti i patrizi ebbero la soma col soprassello.» (Tomo II, pag. 480.) — Ma sulla materia del Catasto è poi da vedere il libro citato del signor Giuseppe Canestrini.207.Cavalcanti, lib. IV, cap. 12.208.Cambi,Storie(Deliz. Erud., tomo XX, pag. 162 e seg.).209.Cronichetta Volterrana(Archivio Storico, Appendice III, pag. 318).210.Cavalcanti, lib. V. —CommentaridiNeri Capponi. —RicordidelMorelli. — Ma soprattutto è da vedere il libro più volte citato delleCommissioni di Rinaldo degli Albizzi. In esso manca la Commissione LIV a Volterra, essendo le carte che la risguardavano strappate di dentro al libro; ed il signor Guasti per buone ragioni suppone che fossero levate di mezzo e distrutte da Rinaldo stesso, perchè tra le cose fatte a Volterra ve n’era di quelle che Rinaldo avrebbe voluto abbuiare e forse ancora egli medesimo obliare. Abbiamo però in quell’egregio volume le Consulte e non poche lettere della Signoria, che bene illustrano tutto quel fatto di Volterra.
105.Legazione a Genova di Bonaccorso Pitti, nellaCronacadi lui, pag. 76. —Morelli,Cronaca, pag. 321 e seg. —Minerbetti, pag. 490. —Foglietta,Storia di Genova, lib. IX. — Legazione in Francia di Iacopo Salviati. (Deliz. Erud., tomo XVIII, pag. 230.) — Vedi anche una lettera della Repubblica di Firenze a Carlo VI re di Francia, 24 aprile 1404, da noi pubblicata in principio deiDocumenti di Storia Italiana(Firenze, 1836), allora ignorando fosse già stampata tra leMiscellaneedel Baluzio.
105.Legazione a Genova di Bonaccorso Pitti, nellaCronacadi lui, pag. 76. —Morelli,Cronaca, pag. 321 e seg. —Minerbetti, pag. 490. —Foglietta,Storia di Genova, lib. IX. — Legazione in Francia di Iacopo Salviati. (Deliz. Erud., tomo XVIII, pag. 230.) — Vedi anche una lettera della Repubblica di Firenze a Carlo VI re di Francia, 24 aprile 1404, da noi pubblicata in principio deiDocumenti di Storia Italiana(Firenze, 1836), allora ignorando fosse già stampata tra leMiscellaneedel Baluzio.
106.Livres des faits du Maréchal Bouciquaut, part. III, chap. 3, 4, 5.
106.Livres des faits du Maréchal Bouciquaut, part. III, chap. 3, 4, 5.
107.Minerbetti. — Morelli,Cronaca. —Livre des faits de Bouciquaut.
107.Minerbetti. — Morelli,Cronaca. —Livre des faits de Bouciquaut.
108.Gino Capponi,Acquisto di Pisa. —Mattæi Palmerii,De Captivitate Pisarum. —Morelli,Ricordi(Deliz. Erud., tomo XIX, pag. 11).
108.Gino Capponi,Acquisto di Pisa. —Mattæi Palmerii,De Captivitate Pisarum. —Morelli,Ricordi(Deliz. Erud., tomo XIX, pag. 11).
109.Gino Capponi,Acquisto di Pisa. — Livre des faits de Bouciquaut, part. III, chap. 11.
109.Gino Capponi,Acquisto di Pisa. — Livre des faits de Bouciquaut, part. III, chap. 11.
110.Minerbetti,Cronaca.
110.Minerbetti,Cronaca.
111.Giovanni Cavalcantidice avere Gino salvato la vita ad Andrea Vettori che i maggiorenti volevano condannare. I Capponi ed i Vettori s’erano insieme legati di consorteria per contrapporsi ai Frescobaldi loro vicini e in antico potentissimi. (Tomo II, pag. 520.) — Abbiamo altrove distinto le consorterie disangueda quelle percarta, com’era questa: il divieto di esercitare insieme gli uffici valeva pei consorti come pei congiunti. Nell’anno 1453 ottennero quelle due famiglie di non si dare divieto se non per la Signoria, Collegi e Dieci di Balía, senza più darselo per gli altri uffici di dentro e di fuori. (Deliz. Erud., tomo XX, pag. 302.)
111.Giovanni Cavalcantidice avere Gino salvato la vita ad Andrea Vettori che i maggiorenti volevano condannare. I Capponi ed i Vettori s’erano insieme legati di consorteria per contrapporsi ai Frescobaldi loro vicini e in antico potentissimi. (Tomo II, pag. 520.) — Abbiamo altrove distinto le consorterie disangueda quelle percarta, com’era questa: il divieto di esercitare insieme gli uffici valeva pei consorti come pei congiunti. Nell’anno 1453 ottennero quelle due famiglie di non si dare divieto se non per la Signoria, Collegi e Dieci di Balía, senza più darselo per gli altri uffici di dentro e di fuori. (Deliz. Erud., tomo XX, pag. 302.)
112.Gino Capponi,Acquisto di Pisa; eBoninsegni Pietro,Stor. Fior.
112.Gino Capponi,Acquisto di Pisa; eBoninsegni Pietro,Stor. Fior.
113.Minerbetti, anno 1405, cap. XXIII.
113.Minerbetti, anno 1405, cap. XXIII.
114.Iacopo Salviati,Cronaca(Delizie degli Eruditi, tomo XVIII, pag. 242, 46, 48, 54).
114.Iacopo Salviati,Cronaca(Delizie degli Eruditi, tomo XVIII, pag. 242, 46, 48, 54).
115.Minerbetti,Cronaca, cap. IX. — Vedi pure intorno all’assedio lo stesso Minerbetti per tutto l’anno 1406. —Boninsegni,Stor. —Morelli, pag. 327 e seg.; eMorelli,Ricordi(Delizie degli Eruditi, tomo XIX, pag. 12 e seg.).
115.Minerbetti,Cronaca, cap. IX. — Vedi pure intorno all’assedio lo stesso Minerbetti per tutto l’anno 1406. —Boninsegni,Stor. —Morelli, pag. 327 e seg.; eMorelli,Ricordi(Delizie degli Eruditi, tomo XIX, pag. 12 e seg.).
116.CommentaridiGino Capponi.
116.CommentaridiGino Capponi.
117.«Si pouvons dire et penser qu’il en est aux Florentins de tenir ou non les convénances de susdit traité, puisque le Roi avait revoqué l’acord fait avec eux et depuis sont venus à leur intention.» (Livre des faits,part. III, chap. 11, 12.) — Secondo quel libro e secondo anche gli storici fiorentini, nel fatto di Pisa andavano insieme il Duca d’Orléans e quel di Borgogna, sebbene tra loro nemici capitalissimi. L’autore finisce poco dopo il Commentario della vita del Bouciquaut, al quale intuona un panegirico dilungandosi nel dimostrare la ingiustizia e la perversità delle accuse che il Maresciallo per quel fatto ebbe alla Corte del suo Signore.
117.«Si pouvons dire et penser qu’il en est aux Florentins de tenir ou non les convénances de susdit traité, puisque le Roi avait revoqué l’acord fait avec eux et depuis sont venus à leur intention.» (Livre des faits,part. III, chap. 11, 12.) — Secondo quel libro e secondo anche gli storici fiorentini, nel fatto di Pisa andavano insieme il Duca d’Orléans e quel di Borgogna, sebbene tra loro nemici capitalissimi. L’autore finisce poco dopo il Commentario della vita del Bouciquaut, al quale intuona un panegirico dilungandosi nel dimostrare la ingiustizia e la perversità delle accuse che il Maresciallo per quel fatto ebbe alla Corte del suo Signore.
118.Qui hanno termine iCommentaridi Gino Capponi, tenuti da molti essere scritti da Neri; ma crediamo noi, che scritti da Gino in forma d’appunti, fossero ampliati e distesi poi dal figlio, come solea farsi di molte cronache di famiglia. Due letterati fiorentini di qualche grido nel secolo XV, Matteo Palmieri e Bernardo Rucellai, latinamente rifecero iCommentari, che il primo intitolava a Neri, ed il secondo a Piero Capponi. Ma queste non furono altro che esercitazioni per dare alle cose di Firenze aspetto e forma delle Romane, com’era usanza in quella età: poco rilevasi dalla prima che giovi all’istoria, e nulla affatto dalla seconda.
118.Qui hanno termine iCommentaridi Gino Capponi, tenuti da molti essere scritti da Neri; ma crediamo noi, che scritti da Gino in forma d’appunti, fossero ampliati e distesi poi dal figlio, come solea farsi di molte cronache di famiglia. Due letterati fiorentini di qualche grido nel secolo XV, Matteo Palmieri e Bernardo Rucellai, latinamente rifecero iCommentari, che il primo intitolava a Neri, ed il secondo a Piero Capponi. Ma queste non furono altro che esercitazioni per dare alle cose di Firenze aspetto e forma delle Romane, com’era usanza in quella età: poco rilevasi dalla prima che giovi all’istoria, e nulla affatto dalla seconda.
119.Morelli,Cronaca, pag. 339.
119.Morelli,Cronaca, pag. 339.
120.Prefazione di Lelio Torelli alla edizione principe dellePandette.
120.Prefazione di Lelio Torelli alla edizione principe dellePandette.
121.Ammirato,Storie; eMinerbetti. — Il Cavalcanti registra insieme queste due rapine tra le offese che più accendevano i Pisani, quando nell’anno 1431 Giovanni Gualandi tentava muovere la sua patria a scuotere il giogo e vendicarsi in libertà. (Lib. VII, cap. 20.)
121.Ammirato,Storie; eMinerbetti. — Il Cavalcanti registra insieme queste due rapine tra le offese che più accendevano i Pisani, quando nell’anno 1431 Giovanni Gualandi tentava muovere la sua patria a scuotere il giogo e vendicarsi in libertà. (Lib. VII, cap. 20.)
122.VediAppendiceNº IV. Le gravezze imposte ai Pisani per l’opera delle fortificazioni e più altri titoli nei primi tre anni passarono la somma di cento mila fiorini. (VediCanestrini,La scienza di Stato de’ Fiorentini sulle imposte, part. I, pag. 128.)
122.VediAppendiceNº IV. Le gravezze imposte ai Pisani per l’opera delle fortificazioni e più altri titoli nei primi tre anni passarono la somma di cento mila fiorini. (VediCanestrini,La scienza di Stato de’ Fiorentini sulle imposte, part. I, pag. 128.)
123.Ammirato,Stor. Fior., anno 1421. —Giovanni Cambi(Deliz. Erud., tomo XX, pag. 155) dice che vennero essi da quattordici città della Magna, e descrive i privilegi.
123.Ammirato,Stor. Fior., anno 1421. —Giovanni Cambi(Deliz. Erud., tomo XX, pag. 155) dice che vennero essi da quattordici città della Magna, e descrive i privilegi.
124.Vedi una lettera dei Dieci di balía al Capitano di Pisa, 14 gennaio 1431, dopo alla mossa inutile del Gualandi. (Fabbroni,Vita di Cosimo de’ Medici, Appendice, pag. 8.)
124.Vedi una lettera dei Dieci di balía al Capitano di Pisa, 14 gennaio 1431, dopo alla mossa inutile del Gualandi. (Fabbroni,Vita di Cosimo de’ Medici, Appendice, pag. 8.)
125.Ricordi di Ser Perizzolo da Pisa, agli anni 1439-1450. (Arch. Stor., tomo VI, parte II, pag. 387.)
125.Ricordi di Ser Perizzolo da Pisa, agli anni 1439-1450. (Arch. Stor., tomo VI, parte II, pag. 387.)
126.Goro Dati, pag. 131.
126.Goro Dati, pag. 131.
127.Ambedue furono chiari per dottrina e reputati di santa vita; ebbe il Dominici anche titolo di Beato. Dal Concilio di Costanza, dove intervenne, andò Legato in Boemia, fu amico a Sigismondo, e moriva in Buda. (VediPrefazionediDonato SalviallaRegola del governo di cura familiare del B. Gio. Dominici; Firenze, 1860.)
127.Ambedue furono chiari per dottrina e reputati di santa vita; ebbe il Dominici anche titolo di Beato. Dal Concilio di Costanza, dove intervenne, andò Legato in Boemia, fu amico a Sigismondo, e moriva in Buda. (VediPrefazionediDonato SalviallaRegola del governo di cura familiare del B. Gio. Dominici; Firenze, 1860.)
128.Andò in quei giorni a Gregorio in Lucca Gino Capponi (Legazione MS.); e fu creduto avere egli dato gran mano ai Cardinali per quella fuga e per le cose che indi seguirono. (Deliz. Erud., tomo XVIII, pag. 369.)
128.Andò in quei giorni a Gregorio in Lucca Gino Capponi (Legazione MS.); e fu creduto avere egli dato gran mano ai Cardinali per quella fuga e per le cose che indi seguirono. (Deliz. Erud., tomo XVIII, pag. 369.)
129.Gio. Morelli,Cronaca, pag. 357.
129.Gio. Morelli,Cronaca, pag. 357.
130.Vi andò le due volte Iacopo Salviati, che prima era stato ambasciatore in Nizza a Benedetto. Sono da vedere le sue Memorie (Deliz. Erud., tomo XVIII, 273, 290, 302), pregevoli per acume e integrità di giudizi. Ebbe doni dal Comune, e fu onorato oltre all’usanza pei servigi resi, e per avere mostrato in quelli grande astinenza; virtù assai rara tra gli uomini di quella età. (Gio. Morelli,pag. 319.)
130.Vi andò le due volte Iacopo Salviati, che prima era stato ambasciatore in Nizza a Benedetto. Sono da vedere le sue Memorie (Deliz. Erud., tomo XVIII, 273, 290, 302), pregevoli per acume e integrità di giudizi. Ebbe doni dal Comune, e fu onorato oltre all’usanza pei servigi resi, e per avere mostrato in quelli grande astinenza; virtù assai rara tra gli uomini di quella età. (Gio. Morelli,pag. 319.)
131.Legazione MS. diG. Capponi.
131.Legazione MS. diG. Capponi.
132.Minerbetti, Stor. —Boninsegni. — Ammirato.
132.Minerbetti, Stor. —Boninsegni. — Ammirato.
133.Raynaldo,Annal. Ecclesiast.—Lenfant,Histoire du Concile de Pise.
133.Raynaldo,Annal. Ecclesiast.—Lenfant,Histoire du Concile de Pise.
134.Salviati,Legazioni.
134.Salviati,Legazioni.
135.Bonaccorso Pitti si vanta d’avere fatto egli in Francia al re Luigi le prime aperture: pure Bonaccorso, brigante uomo, era molto avverso alla setta che reggeva. Ma in Francia aveva grandi aderenze.
135.Bonaccorso Pitti si vanta d’avere fatto egli in Francia al re Luigi le prime aperture: pure Bonaccorso, brigante uomo, era molto avverso alla setta che reggeva. Ma in Francia aveva grandi aderenze.
136.VediSalviati,Legazioni.
136.VediSalviati,Legazioni.
137.Un poco innanzi a questo trattato cessano insieme, e come si fossero data l’intesa, i tre principali autori fiorentini che sin a qui più spesso abbiamo noi consultati: il Minerbetti, il Boninsegni, il Morelli. Questi, il più elegante e più vivace de’ Cronisti, da bastar solo a fare onore alla lingua fiorentina nel secolo XV: il Minerbetti copioso di fatti, pratico nelle faccende e di esse giudice assennato: ampio il Boninsegni a forma di storia, continuata dipoi da un altro Boninsegni magro scrittore: e già il pensiero degli uomini fiorentini, stringendosi in sè, pareva andarsi assottigliando. Rimangono iRicordid’un altro Morelli, da noi citato alcune volte; nè cessano quelli della famiglia Rinuccini.
137.Un poco innanzi a questo trattato cessano insieme, e come si fossero data l’intesa, i tre principali autori fiorentini che sin a qui più spesso abbiamo noi consultati: il Minerbetti, il Boninsegni, il Morelli. Questi, il più elegante e più vivace de’ Cronisti, da bastar solo a fare onore alla lingua fiorentina nel secolo XV: il Minerbetti copioso di fatti, pratico nelle faccende e di esse giudice assennato: ampio il Boninsegni a forma di storia, continuata dipoi da un altro Boninsegni magro scrittore: e già il pensiero degli uomini fiorentini, stringendosi in sè, pareva andarsi assottigliando. Rimangono iRicordid’un altro Morelli, da noi citato alcune volte; nè cessano quelli della famiglia Rinuccini.
138.I Fiorentini ebbero in tutti quegli anni una politica decorosa, intorno alla quale sono da vedere notizie cavate da pubblici documenti nel Discorso diG. Canestrini. (Archivio Storico, tomo IV.)
138.I Fiorentini ebbero in tutti quegli anni una politica decorosa, intorno alla quale sono da vedere notizie cavate da pubblici documenti nel Discorso diG. Canestrini. (Archivio Storico, tomo IV.)
139.Vespasiano da BisticcinellaVita di Agnolo Pandolfiniscrive che questi tornando con la pace fatta, fu presso a Firenze incontrato da un amico suo, che lo ammonì com’egli portasse per quella pericolo di perdere il capo.
139.Vespasiano da BisticcinellaVita di Agnolo Pandolfiniscrive che questi tornando con la pace fatta, fu presso a Firenze incontrato da un amico suo, che lo ammonì com’egli portasse per quella pericolo di perdere il capo.
140.Poggio,Stor. Fior., lib. IV. —Boninsegni Domenico. —Ricordi delMorelli(Deliz. Erud.). —Ammirato,Storie. —Muratori,Annali d’Italia. —Sismondi,Répub. Italiennes.
140.Poggio,Stor. Fior., lib. IV. —Boninsegni Domenico. —Ricordi delMorelli(Deliz. Erud.). —Ammirato,Storie. —Muratori,Annali d’Italia. —Sismondi,Répub. Italiennes.
141.Nell’anno 1453 ottennero queste due famiglie di non si dare divieto tra loro, se non per gli uffici maggiori, nel modo stesso che lo avevano ottenuto in quello stesso anno i Capponi ed i Vettori (vedi nota 2, pag. 101-102). La Storia delle consorterie rimane da fare; e forse qualcosa avvenne in quell’anno, che fu tra gli effetti del nuovo rimpasto dato alla Repubblica da Cosimo Medici e dalla sua parte.
141.Nell’anno 1453 ottennero queste due famiglie di non si dare divieto tra loro, se non per gli uffici maggiori, nel modo stesso che lo avevano ottenuto in quello stesso anno i Capponi ed i Vettori (vedi nota 2, pag. 101-102). La Storia delle consorterie rimane da fare; e forse qualcosa avvenne in quell’anno, che fu tra gli effetti del nuovo rimpasto dato alla Repubblica da Cosimo Medici e dalla sua parte.
142.V’erano dei Medici, dei Tosinghi, dei Portinari, e Niccolò da Uzzano vi teneva agenti suoi: vedi un pregevole discorso di G. Canestrini su’ commerci dei Fiorentini in Ungheria e su’ vari negoziati che la Repubblica ebbe con Sigismondo e con lo Spano; che forma appendice a due Vite di quest’ultimo. (Archiv. Stor., tomo IV.)
142.V’erano dei Medici, dei Tosinghi, dei Portinari, e Niccolò da Uzzano vi teneva agenti suoi: vedi un pregevole discorso di G. Canestrini su’ commerci dei Fiorentini in Ungheria e su’ vari negoziati che la Repubblica ebbe con Sigismondo e con lo Spano; che forma appendice a due Vite di quest’ultimo. (Archiv. Stor., tomo IV.)
143.Ammirato, anno 1416.
143.Ammirato, anno 1416.
144.Istruzione originale appresso di noi.
144.Istruzione originale appresso di noi.
145.Archiv. Stor., tomo IV, pag. 262.
145.Archiv. Stor., tomo IV, pag. 262.
146.Con ciascuno degli ambasciatori andavano due giovani di famiglie qualificate; e Filippo Rinuccini, dal quale abbiamo questa notizia, era uno dei due che seguitavano Bartolommeo Valori. Furono in tutto sessantadue cavalli e dodici muli con la soma. «Fece l’orazione Leonardo Dati, e durò circa un’ora; che mai s’udì simile orazione, che v’era forse cento calamai a scriverla mentre che diceva.» (Ricordi storicidiFilippo Rinuccini.)
146.Con ciascuno degli ambasciatori andavano due giovani di famiglie qualificate; e Filippo Rinuccini, dal quale abbiamo questa notizia, era uno dei due che seguitavano Bartolommeo Valori. Furono in tutto sessantadue cavalli e dodici muli con la soma. «Fece l’orazione Leonardo Dati, e durò circa un’ora; che mai s’udì simile orazione, che v’era forse cento calamai a scriverla mentre che diceva.» (Ricordi storicidiFilippo Rinuccini.)
147.Sulla venuta e sulla dimora del Papa in Firenze e sulle feste e cerimonie vedi laCronacad’un anonimo fiorentino. (Muratori,S. R. Ital., tomo XIX.)
147.Sulla venuta e sulla dimora del Papa in Firenze e sulle feste e cerimonie vedi laCronacad’un anonimo fiorentino. (Muratori,S. R. Ital., tomo XIX.)
148.Narra Lionardo Aretino neiCommentarii(Rer. Ital., tomo XIX, pag. 931), come un giorno essendo col Papa, questi andando su e giù per la camera, tra sè replicasse irosamente la cantilena, e come lo stesso Lionardo cercasse placarlo, a tal fine enumerando i beneficii che la Repubblica di Firenze gli aveva recati in quella dimora.
148.Narra Lionardo Aretino neiCommentarii(Rer. Ital., tomo XIX, pag. 931), come un giorno essendo col Papa, questi andando su e giù per la camera, tra sè replicasse irosamente la cantilena, e come lo stesso Lionardo cercasse placarlo, a tal fine enumerando i beneficii che la Repubblica di Firenze gli aveva recati in quella dimora.
149.RicordidiFilippodiCino Rinuccini.
149.RicordidiFilippodiCino Rinuccini.
150.Vedi il testamento, le obbligazioni ed una lettera di Baldassarre Cossa (Archiv. Stor., tomo IV), e i documenti pubblicati dalFabbroniinsieme allaVita di Cosimo de’ Medici.
150.Vedi il testamento, le obbligazioni ed una lettera di Baldassarre Cossa (Archiv. Stor., tomo IV), e i documenti pubblicati dalFabbroniinsieme allaVita di Cosimo de’ Medici.
151.Romanin,Storia di Venezia, tomo IV.
151.Romanin,Storia di Venezia, tomo IV.
152.Intorno al commercio dei Fiorentini aspettiamo una compiuta istoria. Infino a qui la migliore delle scritture che abbiamo è di gran lunga ilLibro sulla Decima, delPagnini, volumi quattro, con falsa data, ma è Firenze 1765. Lo abbiamo in altri luoghi consultato, e qui sono da vedere i cap. 4, 5 e 6 della parte III, sez. III. I tomi III e IV contengono le molto pregevoli antiche scritture di Francesco Balducci Pegolotti e di Giovanni da Uzzano, bastanti per sè a mostrare la grande estensione che avea il commercio dei Fiorentini nei secoli XIV e XV. Il Pagnini illustra ad una ad una le varie Arti, e massimamente quelle principalissime della lana e della seta e delle spezierie e pelliccerie; ma soprattutto quella del cambio, e i Banchi tenuti in molte parti di Europa e d’Asia, e le Zecche d’Inghilterra e d’altri luoghi, le quali andavano per conto d’uomini fiorentini.
152.Intorno al commercio dei Fiorentini aspettiamo una compiuta istoria. Infino a qui la migliore delle scritture che abbiamo è di gran lunga ilLibro sulla Decima, delPagnini, volumi quattro, con falsa data, ma è Firenze 1765. Lo abbiamo in altri luoghi consultato, e qui sono da vedere i cap. 4, 5 e 6 della parte III, sez. III. I tomi III e IV contengono le molto pregevoli antiche scritture di Francesco Balducci Pegolotti e di Giovanni da Uzzano, bastanti per sè a mostrare la grande estensione che avea il commercio dei Fiorentini nei secoli XIV e XV. Il Pagnini illustra ad una ad una le varie Arti, e massimamente quelle principalissime della lana e della seta e delle spezierie e pelliccerie; ma soprattutto quella del cambio, e i Banchi tenuti in molte parti di Europa e d’Asia, e le Zecche d’Inghilterra e d’altri luoghi, le quali andavano per conto d’uomini fiorentini.
153.Scrip. Rer. Ital., tomo XIX, pag. 973.
153.Scrip. Rer. Ital., tomo XIX, pag. 973.
154.Una splendida pubblicazione fatta nel 1863 a Firenze ne porge con altri il testo dei Trattati che il Federighi ed il Brancacci fermarono al Cairo col Sultano d’Egitto. È la collezione dei Diplomi Arabi che si rinvengono nell’Archivio Fiorentino e nel Pisano, illustrati dottamente dal prof. Michele Amari, e stampati co’ bellissimi caratteri che rimangono della Tipografia Orientale fondata dal cardinale, poi granduca, Ferdinando dei Medici. Veggansi le pag. 59 e 60 della Prefazione, e i Documenti che spettano agli anni 1421-22.
154.Una splendida pubblicazione fatta nel 1863 a Firenze ne porge con altri il testo dei Trattati che il Federighi ed il Brancacci fermarono al Cairo col Sultano d’Egitto. È la collezione dei Diplomi Arabi che si rinvengono nell’Archivio Fiorentino e nel Pisano, illustrati dottamente dal prof. Michele Amari, e stampati co’ bellissimi caratteri che rimangono della Tipografia Orientale fondata dal cardinale, poi granduca, Ferdinando dei Medici. Veggansi le pag. 59 e 60 della Prefazione, e i Documenti che spettano agli anni 1421-22.
155.Nel libro citato abbiamo notizia d’un Trattato che il Signore di Piombino Iacopo d’Appiano cercava ottenere l’anno 1414 dal Califfo di Tunisi. Aveva come Signore di Pisa pochi anni prima l’Appiano fatte stipulazioni con quel Califfo, ed i mercatanti suoi cercava passassero in Barberia sotto il nome favorito di Pisani, come appare dal testo di quel Trattato, il quale sembra però non essere stato mai eseguito.
155.Nel libro citato abbiamo notizia d’un Trattato che il Signore di Piombino Iacopo d’Appiano cercava ottenere l’anno 1414 dal Califfo di Tunisi. Aveva come Signore di Pisa pochi anni prima l’Appiano fatte stipulazioni con quel Califfo, ed i mercatanti suoi cercava passassero in Barberia sotto il nome favorito di Pisani, come appare dal testo di quel Trattato, il quale sembra però non essere stato mai eseguito.
156.Ammirato, anno 1429.
156.Ammirato, anno 1429.
157.Goro Dati,Storia, pag. 128 e seg.
157.Goro Dati,Storia, pag. 128 e seg.
158.«Da questo suo pellegrinaggio prendendo gli scrittori spagnuoli occasione, lasciarono di lui scritte cose favolose: raccontando d’essere stato nel Cairo e nell’Armenia e nell’India, essergli succeduti diversi e strani avvenimenti; essendo cosa certissima lui non esser passato i termini d’Italia.» (Ammirato, anno 1428.)
158.«Da questo suo pellegrinaggio prendendo gli scrittori spagnuoli occasione, lasciarono di lui scritte cose favolose: raccontando d’essere stato nel Cairo e nell’Armenia e nell’India, essergli succeduti diversi e strani avvenimenti; essendo cosa certissima lui non esser passato i termini d’Italia.» (Ammirato, anno 1428.)
159.«I fiorini che si spendeano l’uno anno, in gran parte si erano ritornati nell’altro anno, come fa l’acqua che il mare per gli nugoli spande nelle piove sopra alla terra, e pel corso de’ rivi e fossati e fiumi si ritorna al mare. I modi del ritornare sono assai: prima, quel che i soldati spendono per la città e pel contado in arme e in cavalli e in vestire e per vivere; mentre che stanno per le terre e il contado, questa parte tutta si ritorna. Sonne rimasti fuori quelli che hanno speso in altri luoghi; e di questi ne torna tutto dì per gli mercatanti che stanno per tutte le terre del mondo a guadagnare, e mandano il guadagno a casa. Sonne anche rimasi fuori quegli che i Capitani e gente d’arme avessono avanzati e portati alle loro case: e d’altra parte ne sono tornati dai loro sudditi, che hanno in detti tempi per bisogno del Comune dati gran tributi e censi. E ancora ve n’hanno recati gran numero i mercatanti e abitatori delle città e terre circostanti e vicine, che sono venuti a Firenze per le mercatanzie e robe: non però sono tornati tutti, ma hannogli avere dal Comune, che sono scritti in su’ libri del Monte, che que’ tali cittadini gli debbono avere, e rendonsi a poco a poco ogni anno, quando stanno in pace, delle rendite del Comune che abbondano; e intanto che penano a riavere il detto capitale, hanno di guadagno fiorini cinque per cento l’anno.» (Dati,Storia, pag. 128.)
159.«I fiorini che si spendeano l’uno anno, in gran parte si erano ritornati nell’altro anno, come fa l’acqua che il mare per gli nugoli spande nelle piove sopra alla terra, e pel corso de’ rivi e fossati e fiumi si ritorna al mare. I modi del ritornare sono assai: prima, quel che i soldati spendono per la città e pel contado in arme e in cavalli e in vestire e per vivere; mentre che stanno per le terre e il contado, questa parte tutta si ritorna. Sonne rimasti fuori quelli che hanno speso in altri luoghi; e di questi ne torna tutto dì per gli mercatanti che stanno per tutte le terre del mondo a guadagnare, e mandano il guadagno a casa. Sonne anche rimasi fuori quegli che i Capitani e gente d’arme avessono avanzati e portati alle loro case: e d’altra parte ne sono tornati dai loro sudditi, che hanno in detti tempi per bisogno del Comune dati gran tributi e censi. E ancora ve n’hanno recati gran numero i mercatanti e abitatori delle città e terre circostanti e vicine, che sono venuti a Firenze per le mercatanzie e robe: non però sono tornati tutti, ma hannogli avere dal Comune, che sono scritti in su’ libri del Monte, che que’ tali cittadini gli debbono avere, e rendonsi a poco a poco ogni anno, quando stanno in pace, delle rendite del Comune che abbondano; e intanto che penano a riavere il detto capitale, hanno di guadagno fiorini cinque per cento l’anno.» (Dati,Storia, pag. 128.)
160.Passerini,Storia degli Stabilimenti di Beneficenza della città di Firenze.
160.Passerini,Storia degli Stabilimenti di Beneficenza della città di Firenze.
161.In fine al volume daremo l’ordine degli uffici nella città di Firenze com’era in questi anni, descritto da Goro Dati nell’ultimo libro delle Istorie sue; e come saggio de’ costumi, delle allegrie, delle magnificenze e delle borie fiorentine, ne piacque per ultimo aggiugnere la descrizione che il medesimo autore lasciò delle feste solite celebrarsi pel San Giovanni. — VediAppendice, Nº V.
161.In fine al volume daremo l’ordine degli uffici nella città di Firenze com’era in questi anni, descritto da Goro Dati nell’ultimo libro delle Istorie sue; e come saggio de’ costumi, delle allegrie, delle magnificenze e delle borie fiorentine, ne piacque per ultimo aggiugnere la descrizione che il medesimo autore lasciò delle feste solite celebrarsi pel San Giovanni. — VediAppendice, Nº V.
162.Di queste feroci leggi si discorre molto ampiamente nella sullodataIstoriadi quella famiglia che ha per autore il signor Luigi Passerini.
162.Di queste feroci leggi si discorre molto ampiamente nella sullodataIstoriadi quella famiglia che ha per autore il signor Luigi Passerini.
163.Vedi laCronacadiBonaccorso Pitti, pag. 111 e seg., dove sono registrati gli uffici di fuori e le borse ed i partiti che ci volevano per ciascuno. — Vedi anche in più luoghi laCronacadelMorelli.
163.Vedi laCronacadiBonaccorso Pitti, pag. 111 e seg., dove sono registrati gli uffici di fuori e le borse ed i partiti che ci volevano per ciascuno. — Vedi anche in più luoghi laCronacadelMorelli.
164.Bonaccorso Pitti, pag. 97.
164.Bonaccorso Pitti, pag. 97.
165.Rex in foro, senator in curia, captivus in aula.
165.Rex in foro, senator in curia, captivus in aula.
166.Vedi, tra gli altri,Giovanni Morelliin più luoghi.
166.Vedi, tra gli altri,Giovanni Morelliin più luoghi.
167.ScriveFilippo Rinuccini, che nella moría di quell’anno tra Signori e Collegi ne morì nove.
167.ScriveFilippo Rinuccini, che nella moría di quell’anno tra Signori e Collegi ne morì nove.
168.Ammirato, anno 1417.
168.Ammirato, anno 1417.
169.Cavalcanti, tomo II, pag. 519.
169.Cavalcanti, tomo II, pag. 519.
170.IstoriediG. Cavalcanti, pubblicate da F. L. Polidori; Firenze, 1838.
170.IstoriediG. Cavalcanti, pubblicate da F. L. Polidori; Firenze, 1838.
171.Giovanni Cavalcanti, lib. I, cap. 7, e lib. II, cap. 1.
171.Giovanni Cavalcanti, lib. I, cap. 7, e lib. II, cap. 1.
172.Machiavelli,Storie, lib. IV.
172.Machiavelli,Storie, lib. IV.
173.Capitolo ultimo del primo libro, dove anche sono buone avvertenze da economista. — IlMorelline’Ricordi(Deliz. Erud., tomo XIX, pag. 73) va più spedito: «Fate guerra, inducete guerra, date poppa a chi nutrica la guerra. Mai è stata Firenze senza guerra, nè starà per infino non taglia la testa ogni anno a quattro de’ maggiori.»
173.Capitolo ultimo del primo libro, dove anche sono buone avvertenze da economista. — IlMorelline’Ricordi(Deliz. Erud., tomo XIX, pag. 73) va più spedito: «Fate guerra, inducete guerra, date poppa a chi nutrica la guerra. Mai è stata Firenze senza guerra, nè starà per infino non taglia la testa ogni anno a quattro de’ maggiori.»
174.«Per torci lo Stato, e indurci all’odio del popolo, fece la pace col Re.» — Parole dal Cavalcanti messe in bocca di Niccolò da Uzzano; lib. VII, cap. 8.
174.«Per torci lo Stato, e indurci all’odio del popolo, fece la pace col Re.» — Parole dal Cavalcanti messe in bocca di Niccolò da Uzzano; lib. VII, cap. 8.
175.Ammirato,Storie.
175.Ammirato,Storie.
176.Gino Capponi si trova essere stato contrario alla pace. Sono da vedere iCommentaridiNeridiGinoche hanno principio da quel fatto, narrato da lui distesamente e biasimato. — Vedi anche il lib. IX delCavalcanti. —Giovanni MorellineiRicordi(Deliz. Erud., tomo XIX, pag. 43) scrive che la pace «non fu intesa dal popolo, ma sì da alquanti.»
176.Gino Capponi si trova essere stato contrario alla pace. Sono da vedere iCommentaridiNeridiGinoche hanno principio da quel fatto, narrato da lui distesamente e biasimato. — Vedi anche il lib. IX delCavalcanti. —Giovanni MorellineiRicordi(Deliz. Erud., tomo XIX, pag. 43) scrive che la pace «non fu intesa dal popolo, ma sì da alquanti.»
177.Ammirato,Storie. — I Capitoli del Comune di Firenze,Inventario e regesto; tomo I.
177.Ammirato,Storie. — I Capitoli del Comune di Firenze,Inventario e regesto; tomo I.
178.Boninsegni, pag. XIX. —Poggio,Storie, lib. IV.
178.Boninsegni, pag. XIX. —Poggio,Storie, lib. IV.
179.Giovanni Cavalcanti,Storie, lib. I e II.
179.Giovanni Cavalcanti,Storie, lib. I e II.
180.Cambi,Storie(Deliz. Erud., tomo XX, pag. 162).
180.Cambi,Storie(Deliz. Erud., tomo XX, pag. 162).
181.«La Signoria per trovar danari da mantenere la guerra fece due Monti; uno per le fanciulle e l’altro pe’ fanciulli che s’avessero a maritare. E questi erano, che mettendovi sopra cento fiorini, in capo di quindici anni, essendo la fanciulla maritata o il giovane preso moglie, ne dovesse avere per capitali e interessi cinquecento, e così per rata di maggiore o minor somma; e morendo avanti detto tempo, il tutto restasse nel Monte.» (Ammirato, anno 1425.)
181.«La Signoria per trovar danari da mantenere la guerra fece due Monti; uno per le fanciulle e l’altro pe’ fanciulli che s’avessero a maritare. E questi erano, che mettendovi sopra cento fiorini, in capo di quindici anni, essendo la fanciulla maritata o il giovane preso moglie, ne dovesse avere per capitali e interessi cinquecento, e così per rata di maggiore o minor somma; e morendo avanti detto tempo, il tutto restasse nel Monte.» (Ammirato, anno 1425.)
182.Il Machiavelli mette in iscena Rinaldo degli Albizzi invece di Rinaldo Gianfigliazzi. — Iacopo Pitti, nell’Istoria, attribuisce anch’egli il discorso al Gianfigliazzi.
182.Il Machiavelli mette in iscena Rinaldo degli Albizzi invece di Rinaldo Gianfigliazzi. — Iacopo Pitti, nell’Istoria, attribuisce anch’egli il discorso al Gianfigliazzi.
183.Ammirato,Stor. Fior., anno 1419; eGiornale Storico degli Archivi Toscani, tomo IV, pag. 36.
183.Ammirato,Stor. Fior., anno 1419; eGiornale Storico degli Archivi Toscani, tomo IV, pag. 36.
184.Intorno a queste Compagnie vedi leCommissioni dell’Albizzi, tomo III, pag. 5 e 6, dove sono recate Consulte ec.
184.Intorno a queste Compagnie vedi leCommissioni dell’Albizzi, tomo III, pag. 5 e 6, dove sono recate Consulte ec.
185.Abbiamo a stampa (Archiv. Stor., tomo IV) un componimento dell’Uzzano in terza rima, che fu appiccato, secondo si legge, al Palazzo della Signoria un giorno dell’anno 1426. Di versi politici troviamo frequenza nelle Biblioteche della città nostra: in questi l’Uzzano predice imminente la caduta dello Stato per esservi entrati molti nuovi uomini, e svolge il partito ch’è detto nel testo: propone l’esempio delladonna Veneziana, della quale erano i reggitoristati mille anni nei loro seggi; consiglia far capo di nuovo allarossa gallina(l’aquila rossa del magistrato della Parte guelfa)che aveva dormitodopo il settantotto; e vuole schiacciare lamalescia noce, per il che intendeva Giovanni de’ Medici, o certamente la parte sua.
185.Abbiamo a stampa (Archiv. Stor., tomo IV) un componimento dell’Uzzano in terza rima, che fu appiccato, secondo si legge, al Palazzo della Signoria un giorno dell’anno 1426. Di versi politici troviamo frequenza nelle Biblioteche della città nostra: in questi l’Uzzano predice imminente la caduta dello Stato per esservi entrati molti nuovi uomini, e svolge il partito ch’è detto nel testo: propone l’esempio delladonna Veneziana, della quale erano i reggitoristati mille anni nei loro seggi; consiglia far capo di nuovo allarossa gallina(l’aquila rossa del magistrato della Parte guelfa)che aveva dormitodopo il settantotto; e vuole schiacciare lamalescia noce, per il che intendeva Giovanni de’ Medici, o certamente la parte sua.
186.Niccolò TinuccinellaDisamina, della quale noi dovremo più sotto discorrere, dice anzi che il Medici ne morisse di dolore. — Vedi ancheDomenicodiLeonardo Boninsegni, e iRicordidelMorelli, e quelli delRinuccini, e laCronacadiGiovanni Cambi, e l’Ammirato, agli anni 1427-28.
186.Niccolò TinuccinellaDisamina, della quale noi dovremo più sotto discorrere, dice anzi che il Medici ne morisse di dolore. — Vedi ancheDomenicodiLeonardo Boninsegni, e iRicordidelMorelli, e quelli delRinuccini, e laCronacadiGiovanni Cambi, e l’Ammirato, agli anni 1427-28.
187.Il Poggio, che molto si piace descrivere i casi di guerra e la politica degli Stati, fa come se dentro non fossero Parti, e nulla avvenisse di nuovo allora e di memorabile nella Repubblica di Firenze. Nè diamo gran fede a Michele Bruto, che dopo un secolo e mezzo, o quasi, ed egli vivendo tra’ fuorusciti, non avvalora di nuovi fatti gli appassionati e spesso incerti suoi giudizi.
187.Il Poggio, che molto si piace descrivere i casi di guerra e la politica degli Stati, fa come se dentro non fossero Parti, e nulla avvenisse di nuovo allora e di memorabile nella Repubblica di Firenze. Nè diamo gran fede a Michele Bruto, che dopo un secolo e mezzo, o quasi, ed egli vivendo tra’ fuorusciti, non avvalora di nuovi fatti gli appassionati e spesso incerti suoi giudizi.
188.Per grazia del signor Alberto Ricasoli Firidolfi abbiamo potuto a grande agio consultare un Manoscritto dove Rinaldo degli Albizzi trascriveva pel corso di trentadue anni la materia delle Legazioni e d’altri uffici esercitati da lui fuori della città di Firenze. In fine daremo l’Elenco delle Commissioni (Appendice, Nº VI); ma tutta la serie dei documenti è ora pubblicata per le cure del signor Cesare Guasti (Commissioni di Rinaldo degli Albizzi per il Comune di Firenze; vol. III; Firenze, 1867-73), e da lui corredata d’altre lettere e scritture e in molti luoghi di atti delle Consulte che si riferiscono a quei fatti: nè so quale altra pubblicazione potrebbe valere del pari alla illustrazione della Storia fiorentina in quegli anni, la quale si trova rappresentata ivi con pienezza pari all’evidenza. In quanto al trattenersi che fece in Firenze Rinaldo contro alla voglia dei Dieci, i mesi di luglio e agosto 1426, ne’ quali avvenne la radunanza in Santo Stefano, si veda il volume III delleCommissioni, a pag. 8 e seguenti.
188.Per grazia del signor Alberto Ricasoli Firidolfi abbiamo potuto a grande agio consultare un Manoscritto dove Rinaldo degli Albizzi trascriveva pel corso di trentadue anni la materia delle Legazioni e d’altri uffici esercitati da lui fuori della città di Firenze. In fine daremo l’Elenco delle Commissioni (Appendice, Nº VI); ma tutta la serie dei documenti è ora pubblicata per le cure del signor Cesare Guasti (Commissioni di Rinaldo degli Albizzi per il Comune di Firenze; vol. III; Firenze, 1867-73), e da lui corredata d’altre lettere e scritture e in molti luoghi di atti delle Consulte che si riferiscono a quei fatti: nè so quale altra pubblicazione potrebbe valere del pari alla illustrazione della Storia fiorentina in quegli anni, la quale si trova rappresentata ivi con pienezza pari all’evidenza. In quanto al trattenersi che fece in Firenze Rinaldo contro alla voglia dei Dieci, i mesi di luglio e agosto 1426, ne’ quali avvenne la radunanza in Santo Stefano, si veda il volume III delleCommissioni, a pag. 8 e seguenti.
189.Giovanni Cavalcanti, lib. III; eNeri Capponi,Commentari.
189.Giovanni Cavalcanti, lib. III; eNeri Capponi,Commentari.
190.Notizie raccolte daG. Canestrini;Archivio Storico, tomo IV.
190.Notizie raccolte daG. Canestrini;Archivio Storico, tomo IV.
191.Commissioni di Rinaldo degli Albizzi, tomo III. N.i45, 47.
191.Commissioni di Rinaldo degli Albizzi, tomo III. N.i45, 47.
192.IlCambi,Storie, anno, 1427, annovera i Capitani dei due eserciti e le paghe.
192.IlCambi,Storie, anno, 1427, annovera i Capitani dei due eserciti e le paghe.
193.Poggio,Storie. —Cavalcanti, lib. III; eAmmirato. —Romanin,Storia di Venezia, lib. X, cap. 4.
193.Poggio,Storie. —Cavalcanti, lib. III; eAmmirato. —Romanin,Storia di Venezia, lib. X, cap. 4.
194.Poggio,Storie, lib. V.
194.Poggio,Storie, lib. V.
195.«E’ non è maraviglia se il Marchese non negasse il passo. Più sarebbe stato maraviglia avendo il passo conteso: perchè le universitadi de’ popoli sempre invidiarono i singulari Signori; e, non che i Signori sieno invidiati da’ popoli, ma i popoli invidiano i loro splendidi cittadini. Adunque a’ Signori è lecito nimicare i popoli.... e così l’unione de’ popoli è disfacimento de’ Signori. Adunque è folle colui che rimette la libertà di molti nella guardia d’uno.»Cavalcanti, lib. IV, cap. 1 in fine. Vedi anche il principio del cap. 3., lib. III. — Egli, sebbene magnate (e quale amico dei magnati vedremo sovente), pure come antico guelfo e fiorentino, ti pare alle volte anch’egli essere popolano; e nota più sotto come «nelle adornezze delle porpore le lodi si danno più agli artefici che le fecero, che a quelli che le portano.» (Lib. IV, cap. 2, e cap. VII, pag. 195.)
195.«E’ non è maraviglia se il Marchese non negasse il passo. Più sarebbe stato maraviglia avendo il passo conteso: perchè le universitadi de’ popoli sempre invidiarono i singulari Signori; e, non che i Signori sieno invidiati da’ popoli, ma i popoli invidiano i loro splendidi cittadini. Adunque a’ Signori è lecito nimicare i popoli.... e così l’unione de’ popoli è disfacimento de’ Signori. Adunque è folle colui che rimette la libertà di molti nella guardia d’uno.»Cavalcanti, lib. IV, cap. 1 in fine. Vedi anche il principio del cap. 3., lib. III. — Egli, sebbene magnate (e quale amico dei magnati vedremo sovente), pure come antico guelfo e fiorentino, ti pare alle volte anch’egli essere popolano; e nota più sotto come «nelle adornezze delle porpore le lodi si danno più agli artefici che le fecero, che a quelli che le portano.» (Lib. IV, cap. 2, e cap. VII, pag. 195.)
196.Cavalcanti, lib. IV, cap. 4. —Morelli,Ricordi(Deliz. Erud., tomo XIX, pag. 78). —Serra,Storia di Genova, tomo III, pag. 138. —Corio,Storia di Milano.
196.Cavalcanti, lib. IV, cap. 4. —Morelli,Ricordi(Deliz. Erud., tomo XIX, pag. 78). —Serra,Storia di Genova, tomo III, pag. 138. —Corio,Storia di Milano.
197.Intorno a questa pace, che fu conchiusa e tosto rotta, è da vedere la Legazione Nº 49 di Rinaldo degli Albizzi nel tomo III delleCommissioni.
197.Intorno a questa pace, che fu conchiusa e tosto rotta, è da vedere la Legazione Nº 49 di Rinaldo degli Albizzi nel tomo III delleCommissioni.
198.Romanin,Storia di Venezia, lib. X. cap. 5 e 6. —Poggio,Storie. —Corio,Storia di Milano.
198.Romanin,Storia di Venezia, lib. X. cap. 5 e 6. —Poggio,Storie. —Corio,Storia di Milano.
199.Legazione pubblicata nell’Appendice alleStoriedelCavalcanti. — I Fiorentini voleano sempre che il Signore di Lucca non vi fosse compreso: fu egli nella pace solamente nominato e con ambigue parole.
199.Legazione pubblicata nell’Appendice alleStoriedelCavalcanti. — I Fiorentini voleano sempre che il Signore di Lucca non vi fosse compreso: fu egli nella pace solamente nominato e con ambigue parole.
200.Archivio Storico, tom. XIII, pag. 252 e seg.
200.Archivio Storico, tom. XIII, pag. 252 e seg.
201.Morelli,Ricordiec., pag. 73.
201.Morelli,Ricordiec., pag. 73.
202.Vedi sopra Lib. IV, cap. I.
202.Vedi sopra Lib. IV, cap. I.
203.Pubblicava il signorBertinelGiornale Storico degli Archivi Toscani, tomo IV, pag. 32, con una sua Prefazione, le Consulte o Pratiche degli anni 1426-27 relative alla formazione del Catasto. L’atto dei 12 maggio 1427 riferisce il voto emesso da Giovanni a questo modo:ipse quidem nescit si fructus sequetur, vel non: sed, auditis aliis civibus, idem secutus est.— Ma bene aveva egli dannato le spese, e detto essere la città esausta.Cives exausti sunt pecuniis; et querendum est ut minorem expensam habeamus: nam si examinetur summa soluta per cives, innumerabile apparebit.(Atto dei 7 marzo medesimo.)
203.Pubblicava il signorBertinelGiornale Storico degli Archivi Toscani, tomo IV, pag. 32, con una sua Prefazione, le Consulte o Pratiche degli anni 1426-27 relative alla formazione del Catasto. L’atto dei 12 maggio 1427 riferisce il voto emesso da Giovanni a questo modo:ipse quidem nescit si fructus sequetur, vel non: sed, auditis aliis civibus, idem secutus est.— Ma bene aveva egli dannato le spese, e detto essere la città esausta.Cives exausti sunt pecuniis; et querendum est ut minorem expensam habeamus: nam si examinetur summa soluta per cives, innumerabile apparebit.(Atto dei 7 marzo medesimo.)
204.Nello Statuto del 1415 è una rubrica:De Sclavis et eorum materia(lib. III, rubr. 186, pag. 385). Non doveano esserecatholicæ fidei.
204.Nello Statuto del 1415 è una rubrica:De Sclavis et eorum materia(lib. III, rubr. 186, pag. 385). Non doveano esserecatholicæ fidei.
205.La Provvisione per il Catasto venne pubblicata per disteso dalPagniniin fine al vol. ISulla Decima; il quale discorre questa materia ampiamente nello stesso volume, parte I, sez. II, cap. 3 e 4. — In seguito il saggio delle quote andò crescendo, ma diversamente secondo la rendita netta d’ogni cittadino, cosicchè dai cento fiorini in giù pagassero sulla ragione del tre per cento, e poi su su infino al mille, non oltrepassando il cinque per cento; il quale modo prima era detto decima scalata, e in oggi è chiamato imposta progressiva. — VediCanestrini, cap. III,La Scala o l’Imposta progressiva.
205.La Provvisione per il Catasto venne pubblicata per disteso dalPagniniin fine al vol. ISulla Decima; il quale discorre questa materia ampiamente nello stesso volume, parte I, sez. II, cap. 3 e 4. — In seguito il saggio delle quote andò crescendo, ma diversamente secondo la rendita netta d’ogni cittadino, cosicchè dai cento fiorini in giù pagassero sulla ragione del tre per cento, e poi su su infino al mille, non oltrepassando il cinque per cento; il quale modo prima era detto decima scalata, e in oggi è chiamato imposta progressiva. — VediCanestrini, cap. III,La Scala o l’Imposta progressiva.
206.Di tutta l’opera del Catasto, del modo cioè della esecuzione che era più volte innanzi andata fallita, scrive il Cavalcanti essere stato inventore un Filippo da Diacceto, «uomo di sottile ingegno e molto esperto ragioniere; e con la penna in mano mostrò il modo d’avere danari: e per cosiffatto scaltrimento fu fatto il Catasto, là ove tutti i patrizi ebbero la soma col soprassello.» (Tomo II, pag. 480.) — Ma sulla materia del Catasto è poi da vedere il libro citato del signor Giuseppe Canestrini.
206.Di tutta l’opera del Catasto, del modo cioè della esecuzione che era più volte innanzi andata fallita, scrive il Cavalcanti essere stato inventore un Filippo da Diacceto, «uomo di sottile ingegno e molto esperto ragioniere; e con la penna in mano mostrò il modo d’avere danari: e per cosiffatto scaltrimento fu fatto il Catasto, là ove tutti i patrizi ebbero la soma col soprassello.» (Tomo II, pag. 480.) — Ma sulla materia del Catasto è poi da vedere il libro citato del signor Giuseppe Canestrini.
207.Cavalcanti, lib. IV, cap. 12.
207.Cavalcanti, lib. IV, cap. 12.
208.Cambi,Storie(Deliz. Erud., tomo XX, pag. 162 e seg.).
208.Cambi,Storie(Deliz. Erud., tomo XX, pag. 162 e seg.).
209.Cronichetta Volterrana(Archivio Storico, Appendice III, pag. 318).
209.Cronichetta Volterrana(Archivio Storico, Appendice III, pag. 318).
210.Cavalcanti, lib. V. —CommentaridiNeri Capponi. —RicordidelMorelli. — Ma soprattutto è da vedere il libro più volte citato delleCommissioni di Rinaldo degli Albizzi. In esso manca la Commissione LIV a Volterra, essendo le carte che la risguardavano strappate di dentro al libro; ed il signor Guasti per buone ragioni suppone che fossero levate di mezzo e distrutte da Rinaldo stesso, perchè tra le cose fatte a Volterra ve n’era di quelle che Rinaldo avrebbe voluto abbuiare e forse ancora egli medesimo obliare. Abbiamo però in quell’egregio volume le Consulte e non poche lettere della Signoria, che bene illustrano tutto quel fatto di Volterra.
210.Cavalcanti, lib. V. —CommentaridiNeri Capponi. —RicordidelMorelli. — Ma soprattutto è da vedere il libro più volte citato delleCommissioni di Rinaldo degli Albizzi. In esso manca la Commissione LIV a Volterra, essendo le carte che la risguardavano strappate di dentro al libro; ed il signor Guasti per buone ragioni suppone che fossero levate di mezzo e distrutte da Rinaldo stesso, perchè tra le cose fatte a Volterra ve n’era di quelle che Rinaldo avrebbe voluto abbuiare e forse ancora egli medesimo obliare. Abbiamo però in quell’egregio volume le Consulte e non poche lettere della Signoria, che bene illustrano tutto quel fatto di Volterra.