CAPITOLO II.La musica dei Greci.
Questo popolo, al quale la natura avea largito a larghissima mano le più belle doti, doveva esser quello, che anche nella musica dell'evo antico era destinato a lasciar la sua orma indelebile e piantare le basi di quell'edificio grandioso, a cui ogni limite sembra troppo angusto.
Soltanto presso i Greci la musica comincia a divenire arte indipendente e cessa di essere l'espressione quasi inconscia dei sentimenti ed affetti interni; presso i Greci si sviluppa per la prima volta una teoria musicale basata sulle leggi fisiche ed armoniche; soltanto presso i Greci la musica si asside pari fra le arti e vien riconosciuta la potenza estetica ed etica a lei inerente.
La storia della musica greca si divide in tre grandi periodi; il primo, che abbraccia l'epoca mitica ed arriva fino alla migrazione dei Dori (1000 a. C.), il secondo fino alla guerra del Peloponneso (404 a. C.), ed il terzo, o quello della Decadenza, fino alla conquista romana.
Nel periodo mitico incontriamo come nella storia degli altri popoli le leggende, che ci raccontano dell'origine divina della musica. Le principali figure di questo periodo sonoOrfeo, personificazione della potenza della musica, cheammansa col canto le belve, le furie dell'orco, fa movere i sassi e le piante;Anfione, al suono della cui cetra i massi di pietra si mettono a posto e formano le mura di Tebe, ecc. Grande parte ha pure la musica nella mitologia ed essa è messa sotto la protezione del Dio Apollo e delle Muse; con canti ditirambici vien onorato Bacco, quei canti che furono la prima origine della tragedia e dei cori dei drammi greci.
Nel secondo periodo dopo l'immigrazione Dorica incontriamoOlimpo, il giovane, che vien celebrato qual inventore del genere enarmonico, eTerpandro, il vero padre della teoria musicale antica (600 a. C.), nativo di Lesbo e che visse in Sparta. Egli compose melodie (nomi), che durarono per tradizione lungo tempo, ed alle quali fu a simiglianza delle melodie indiane ascritta grande influenza sulla morale ed il costume. A lui si tributa pure l'onore d'essersi servito d'una notazione musicale, e di aver aggiunto all'antica lira altre tre corde alle quattro anteriori. Cantanti e musici sembrano esser stati pure la poetessaSaffo(550 a. C.) edAlceo(580 a. C.). Più importante di tutti questi per lo sviluppo della musica e specialmente per la teoria fu il celebre filosofo e matematicoPitagoradi Samo (580-504 a. C.), il quale nei suoi lunghi viaggi in Egitto ed in Asia ebbe occasione di studiare la musica di quei paesi e di conoscerne i sistemi, che egli introdusse con modificazioni nella sua patria. Egli fu il primo, che trovò i rapporti numerici fra i toni colmezzo delmonocordo(cassetto risonante, sul quale era tesa una corda, a cui si potevano applicare ponticelli mobili, che alteravano il tono della corda). A questo modo egli potè stabilire gli intervalli, determinare i rapporti della prima coll'ottava di 1:2, della quinta di 2:3, della quarta di 3:4, corrispondenti al rapporto della lunghezza dell'intiera corda colla metà, due terzi, tre quarti, che davano gli intervalli accennati. Questo sistema, che basava su leggi matematiche e non armoniche, doveva disconoscere la natura dell'intervallo diterza, che per noi è il prototipo della consonanza e che perPitagoraera dissonanza, e se la nuova scoperta fu importantissima per il futuro sviluppo della musica, essa fu forse cagione, che l'antichità non conobbe l'armonia, e che ci vollero ancora molti e molti secoli, prima che essa si sviluppasse.
L'epoca della fiorita d'Atene ai tempi di Pisistrato ed ancor più di Pericle (478-429 a. C.) ed il sorgere e lo svilupparsi della tragedia nazionale rappresentano altresì l'epoca del maggior fiore della musica greca. L'importanza dei cori è massima in Eschilo, minore in Sofocle ed in Euripide. Che i cori venissero cantati è ormai cosa certa, e sembra pure quasi sicuro, che la musica fosse scritta dai poeti tragici stessi od almeno da loro designata, togliendola da canzoni popolari note, che si adattavano alla situazione ed ai sentimenti espressi. I cori consistevano di tre parti, dellaStrofa,Antistrofaedell'Epodo; le due prime venivano cantate da cori separati, che si univano nell'epodo. Ma non soltanto i cori si cantavano ma anche gran parte dei monologhi e dialoghi non con vere melodie ma in modo recitativo come si faceva già prima dai rapsodi che recitavano le poesie di Omero ed Esiodo. Sembra poi che tanto i cori che la parte recitata fosse accompagnata da istrumenti, probabilmente flauti e cetre. Si cantavano pure le canzoni popolari di più specie e venivano eseguite da istrumenti le danze sia religiose che profane.
Colla corruzione dei costumi e colla decadenza delle repubbliche greche comincia pure l'epoca di decadimento della musica. Alla semplicità e grandezza degli antichinomi(melodie) subentra la virtuosità, che cerca di nascondere sotto la raffinatezza dell'arte e dell'effetto esteriore la mancanza di sostanza. La voce dei saggi, che piangono i tempi passati, vien soffocata dagli applausi della folla che dona corone d'alloro al citaredo Frini, al cantante Mosco, all'etéra Taide, ed innalza un tempio alla flautista Lamia. L'antica libertà greca si spegne sotto la dinastia macedonica e con lei l'arte musicale perde ogni importanza e diventa un semplice oggetto di sollazzo. Soltanto qualche dotto occupa le sue ore solitarie meditando sulle questioni teoretiche musicali e rivive nel passato, cosìAristosseno «l'armonico»(350 a. C.) del quale ci sono conservati tre libri di «Elementi di armonia» nei quali a differenza delleteorie pitagoriche vien istituito a giudice supremo l'udito e non le leggi matematiche,Alipio(200 a. C.), di cui un frammento sembra contenere un sistema di notazione musicale con lettere, ePlutarco(49 d. C.).
Alla Grecia era pure riservata la gloria di essere la prima, che si occupò dell'estetica musicale e che studiò l'influenza della stessa sull'animo, sull'educazione e sullo sviluppo del carattere. Già al tempo di Pitagora e della sua scuola la musica era stata fatta oggetto di studî profondi e si avea voluto trovare rapporti fra essi, l'astronomia e l'ordine del creato. Questa scienza, che già s'era palesata nel mito e nella leggenda, fu coltivata fin all'esagerazione e la musica e l'astronomia furono dette sorelle.
La lira è il simbolo dell'universo, le sue corde rappresentano gli elementi; l'armonia delle sfere trova la sua eco nella cetra e nei numeri armonici; le consonanze e dissonanze corrispondono ai segni dello Zodiaco.
Studî egualmente profondi sulla musica feceroPlatoneedAristotele. Il primo nega essere la musica oggetto di divertimento per sè, ma le ascrive una mansione e potenza morale. La musica deve influire sul carattere, informarlo al bene ed ispirare odio e ribrezzo per il male. La musica cattiva ed effeminata deve venir proibita dallo stato come pericolosa e corrompente i costumi. Delle tonalità non devono esser ammesse che due: ladoricae lalidica, perchè l'una anima l'uomo alla forza, ai sentimentimaschi, alla costanza; l'altra lo conforta e gli ispira sentimenti di amore e bontà.
Aristotele è d'accordo in massima con queste teorie, ma riconosce alla musica altresì lo scopo di dilettare e dilettando di nobilitare l'animo. Perciò essa deve venir insegnata alla gioventù. A quale grado questa potenza morale sia stata riconosciuta nella Grecia, mostra il fatto, che perarte musicales'intendeva nell'educazione la religione, la poesia e la musica.
Colla storia della musica greca si chiude il periodo antico, giacchè della musica romana antica non ci restano che pochissime notizie, e quella dell'epoca posteriore non fu che l'ombra della greca. L'ideale dello stato romano, il carattere della nazione era rivolto ad altre mire e la più gentile ed ideale delle arti si doveva trovare a disagio in quell'ambiente di realismo, in mezzo a quelle masse agitate dal desiderio di conquista e di gloria. Coll'epoca degli imperatori e dopo la conquista della Grecia Roma s'appropriò la coltura greca e con essa la musica greca. Cantatrici e citariste greche rallegravano i triclinî dei patrizi romani. Roma cercava guadagnare il tempo perduto, e si dava in braccio alle più sfrenate orgie e divertimenti, ai quali la musica doveva contribuire non più come arte, per sè indipendente, ma come semplice ancella. L'antica semplicità era svanita e si cercava nelle feste e nei tripudî di dimenticare le cure e la tirannide. All'antico coro greco era subentrato un esercito di cantanti, citaredie tibicini; invece degli antichi canti di vittoria e dei ditirambi risuonavano le rauche canzoni di Nerone, incoronato d'alloro e proclamato pari ad Apollo, finchè anche queste tacquero soffocate nel sangue. A loro subentrarono allora i canti dei barbari irruenti nella città eterna e la coltura greca e romana fu sepolta sotto le macerie dei templi crollanti.
Il sistema musicale greco è assai complicato e difficile a comprendersi e la sua importanza per la musica moderna affatto secondaria, perchè l'uso della tonalità maggiore e minore ci ha fatto perdere il vero criterio delle tonalità antiche sulle quali basa tutto il sistema greco.
Non bisogna però dimenticare, che la teoria della musica greca potrebbe assumere ben altro valore, se i musicisti moderni volessero occuparsene seriamente. Difatti pensando che noi non conosciamo che due modi mentre la musica antica ne usava sette, tutti diversi per la differente posizione del semitono, ne risulta per naturale conseguenza che la ricchezza e varietà della melodia come pure la potenza espressiva dovevano essere maggiori, giacchè queste dipendono dall'elemento modale. Ildebrando Pizzetti ha tentato con fortuna l'uso dei modi antichi nella musica per laNavee laFedradi d'Annunzio e ne ha tratto effetti sorprendenti di varietà ed espressione.
Per lo scopo di questo libro basterà però un brevissimo cenno sul sistema greco.
La base del sistema è iltetracordo, serie diquattro toni corrispondenti a quelli della lira. Esso consiste di due toni ed un semitono.
La scala greca è composta di due tetracordi o congiunti da un tono comune o con un intervallo d'un tono intero fra l'uno e l'altro.
Per esempio:
Il sistema perfetto (telejôn) era formato di questi due ultimi tetracordi con altri due in fondo ed in cima ed un tono più basso aggiunto (proslambanomenos).
Come si vede è la nostra scala dilaminore discendente senza la nota sensibile.
In seguito si aggiunse per la modulazione alla quinta un altro tetracordo che conteneva il semitono superiore dell'ultimo tono del tetracordo medio.
La scala completa era dunque:
Ognuno di questi tetracordi aveva un nome speciale (1hypaton, 2Meson, 3Synemmenon, 4Diezeugmmenon, 5Hyperbolaeon) e nomi speciali avevano pure le singole note (Hypate,Parhypate,Lichanos, ecc.). Il tono più alto del tetracordo di mezzo (illa mese) avea grande importanza perchè era la tonica.
La musica greca conosceva sette specie diottavea seconda del tono della scala dalla quale essa cominciava. Rimanendo i toni della scala diatonica invariabili, l'unica differenza che passava fra le ottave dipendeva dalla diversa posizione dei semitoni.
Le ottave erano:
Il sistema perfetto si poteva trasportare in altri toni, donde derivarono le tonalità. Queste erano prima cinque, poi sette ed in ultimo quindici. Le più importanti erano quelle dei toni di mezzo:dorica(re)ionica(re diesis),frigia(mi)lidica(fa diesis). Cinque tonalità stavano una quarta più bassa (hypodorica, ecc.) ed altre cinque una quarta più alta (hyperdorica, ecc.).
I Greci conoscevano oltre il sistema diatonico anche il cromatico e l'enarmonico. Da osservarsi è però, che il significato moderno delle paroleenarmonicoecromaticonon corrisponde punto all'antico, perchè la sequenza dei toni nel genere cromatico antico non succedeva per semitoni eguali ma per due semitoni ed una terza minore, e nel sistema enarmonico si usavano i quarti di tono.
È difficile il decidere se l'enarmonia sia stata applicata alla pratica o sia rimasta piuttosto un oggetto di speculazioni teoretiche. Hemholz, certo un'autorità competente, crede che soltanto noi, assuefatti a tutt'altro sistema non siamo più capaci di comprendere la differenza che passa fra i quarti di tono.Plutarco, Aristide Quintilianoed altri autori posteriori parlano del genere enarmonico come ormai caduto in disuso ai loro tempi.
Assai sviluppata era la teoria del ritmo basata sulla prosodia della lingua e conservataci in parte in alcuni trattati, ammirabili per acutezza di osservazione.
Per la notazione, diversa per la musica vocale ed istrumentale servivano le lettere dell'alfabeto con modificazione dei segni. Nella musica vocale la lunghezza del tempo era indicata dalla sillaba sottoposta alla nota, nella musica istrumentale da segni per i diversi valori. Avendo ogni nota il proprio segno e separati segni pel valore, è naturale che la notazione fosse complicata e difficile ad apprendersi.
L'antica questione se i Greci abbiano conosciuta l'armonia nel senso moderno della parola sembra esser decisa negativamente, non risultando il contrario dagli autori, ed essendo ciò tanto più probabile, in quanto non riconoscendo la terza come consonanza, essi non potevano conoscere gli accordi, dei quali la terza è appunto parte essenziale. Nè l'armonia corrispondeva al carattere della musica nazionale, che per la varietà e decisione del ritmo come per la caratteristica delle tonalità diverse non abbisognava dell'aiuto dell'armonia.
Questa opinione ormai universalmente accettata ebbe la miglior conferma nell'ultima scoperta (1893) dell'Inno ad Apollo trovato a Delfo, probabilmente del secondo secolo av. Cristo. Esso è inciso su di una pietra e contiene oltre il testo anche i segni musicali sopra ogni sillaba, corrispondenti a quelli che abbiamo da Aristosseno. Il suo valore è inestimabile, perchè è l'unico monumento genuino di importanza che ci resta della musica greca. Gli altri frammenti conservatici sono i tre inni diMesomede, pubblicati la prima volta da Vincenzo Galilei nelDialogo della musica antica(1581), un frammento dell'Orestedi Euripide, unoScolionscoperto nel 83 su di un epitaffio a Tralles e pubblicato nel 91 da O. Crusius, ed altri frammenti quasi indecifrabili scoperti nel 93 a Delfo assieme all'Inno d'Apollo. L'ode diPindaropubblicata da Atanasio Kircher nel 1650, che egli vuol aver scoperta in un manoscritto a Messina, viene ora ritenuta apocrifa.
Le speranze che si nutrivano dopo la nuova scoperta dell'Inno ad Apollo di aver trovata la chiave della musica greca, furono pur troppo quasi intieramente deluse e bisogna conchiudere che o noi non siamo capaci di decifrare quei frammenti o che il nostro modo di sentire la musica è affatto differente di quello dei Greci. A queste conclusioni bisogna giungere se si pensa che la tonalità dorica di deciso carattere minore valeva ai Greci per dura, bellicosa e potente, mentre la lidica (il nostrodomaggiore) si riteneva sensuale, effeminata! E ben meschina cosa ci appaiono considerati melodicamente i frammenti rimastici. Noi però ci avvicineremo alla soluzione del problema se si metterà a base il principio che la melodia greca procedeva dalla parola e che il ritmo e la misura erano dati dagli accenti stessi delle parole. Difatti la ricostruzione dell'Inno ad Apollo fatta da Oscar Fleischer secondo questo principio è ben più adatta a darci un'idea della musica greca di tutte le altre pochissimo fedeli e fatte a capriccio con elementi affatto moderni.
Gli strumenti in uso presso i Greci erano di più specie a corda ed a fiato. Quelli a corda, tutti a pizzico, erano senza manico e tastiera ed appartenevano alla classe dellalyra(Kitharis-Phorminx). Fra quelli a fiato dominava l'Aulos, flauto di più specie, quasi certo costrutto alla guisa del flauto dolce ora in disuso, da suonarsi non orizzontalmente ma come l'oboe.L'istrumento dei soldati era laSalpinx, specie di tromba, diritta o ricurva.
LETTERATURAWeitzmann —Geschichte der griechischen Musik, 1885.O. Paul —Die absolute Harmonik der Griechen, 1866.Westphal —Geschichte der alten Musik, 1865.Westphal —Theorie der musikalischen Rythmik, 1880.Gevaert —Histoire et theorie de la musique grecque, 1875-1881.Thierfelder —System der altgriechischen Tonkunst, 1900.A. Thierfelder —Sammlung von Gesängen aus dem klassischen Alterthum, 1900 (pubblicazione a scopi pratici).E. Romagnoli —La musica greca, Roma, 1905.G. Paribeni —La storia e la teoria dell'antica musica greca, Milano, Sonzogno.I. Pizzetti —La musica dei Greci, Roma, 1914.F. Celentano —La musica presso i Romani, Rivista musicale italiana, 1912 e seg.
LETTERATURA
Weitzmann —Geschichte der griechischen Musik, 1885.
O. Paul —Die absolute Harmonik der Griechen, 1866.
Westphal —Geschichte der alten Musik, 1865.
Westphal —Theorie der musikalischen Rythmik, 1880.
Gevaert —Histoire et theorie de la musique grecque, 1875-1881.
Thierfelder —System der altgriechischen Tonkunst, 1900.
A. Thierfelder —Sammlung von Gesängen aus dem klassischen Alterthum, 1900 (pubblicazione a scopi pratici).
E. Romagnoli —La musica greca, Roma, 1905.
G. Paribeni —La storia e la teoria dell'antica musica greca, Milano, Sonzogno.
I. Pizzetti —La musica dei Greci, Roma, 1914.
F. Celentano —La musica presso i Romani, Rivista musicale italiana, 1912 e seg.