Chapter 21

503.Liutprand., lib. V, cap. 16.504.Giulini, tom. VI, pag. 438.505.Dissert. Med. Æv., tom. II, pag. 28.506.Per ciascun carro di legne un pezzo riceveva, uno per ciascuna sporta di pesci, uno per qualunque fornata di pane.507.Manipul. flor., cap. 146.508.Giulini, tom. II, pag. 243.509.Detto, tom. IV, pag. 247.510.Dissert. Med. Æv., tom. IV, pag. 277.511.Le quali, secondo il computo del conte Giulini, equivalgono a undicimila e duecento zecchini correnti, somma ben tenue, ripartita sopra venticinque città, quante componevano la lega, dappoichè vi si compresero Pavia e Como.512.Giulini, tom. VII, pag. 6.513.Monum. Bas. Ambr., n. 587.514.Tutti i diritti regali che l'imperio ha nell'arcivescovado milanese, o sia nei comitati del Seprio, della Martesana, della Bulgaria, di Recco, ecc.515.Giulini, tom. VII, pag. 20, 21 e 22.516.Nel termine che i consoli di Milano col Consiglio di credenza ci indicheranno.517.Concedette piena giurisdizione.518.Tom. VII, pag. 24.519.Più di centocinquanta cavalli carichi d'oro, d'argento, di sciamiti e di manti, e di pelli grigie e di vaio, e di altre cose preziose.520.Giulini, tom. VII, pag. 32.521.Dissert. Med. Æv., tom. IV, pag. 731.522.Sì grande timore tutti coloro che rimasti erano, invaso aveva, per la grandiosità delle sue gesta, che tutti ultroneamente accorrevano, e ciascuno coll'ossequio studiavasi di ottenere la grazia della sua famigliarità. Perciocchè dai legati di Verona può comprendersi quanto timore agli Italiani incusso avesse la memoria dei di lui fatti.523.Otto Frisin., lib. 2, cap. 27, pag. 256.Edit. Basileae, 1569.524.Trascorrendo il territorio del vescovado che si chiama Uratislavia, passò nel vescovado posnaniense, e tutta quella terra egli pure devastò col ferro e col fuoco.525.Radevich., lib. I, cap. 3, pag. 262.526.Duro è certamente che dipendere debba dall'altrui arbitrio l'animo di uno scrittore, siccome privo della facoltà d'istituire egli stesso un esame.527.Pag. 235.528.Mentre con essi trattavamo di comperarlo, ed essi ce lo ricusavano, il nobilissimo loro castello, cioè Rosate, che cinquecento soldati aveva, facemmo prendere ed incendiare... Poi tre loro castelli fortissimi, cioè Minima, Gailarda e Treca (Trecate) distruggemmo; e celebrato avendo con grandissima giocondità la natività del Signore.... distruggemmo poscia Caira, villa grandissima e molto bene fortificata, e la città d'Asti con incendio devastammo... Di là siamo venuti a Spoleto, e perchè ribelle era... la pigliammo colla forza, col ferro cioè e col fuoco, e riportate avendo spoglie infinite e molte altre consumate col fuoco, la rovesciammo dai fondamenti.529.De Gestis Federici Primi, Cesaris Augusti, Basileae, 1559, pag. 186.530.La città si abbandona al saccheggio, e pria che si potessero portar via le cose che giovar possono all'uso degli uomini, appiccatovi da alcuno il fuoco, si consuma. I cittadini che avean potuto sottrarsi al ferro ed alle fiamme, la vita soltanto conservando, nel vicino monte seminudi, si riducono... Nel dì seguente, perciocchè dall'abbruciamento dei cadaveri l'aere tutto corrotto generava intollerabile fetore, trasferì l'esercito nei luoghi più vicini... finchè le spoglie sopravanzate all'incendio ad uso servirono, non già de' miseri Spoletani, ma dell'esercito.531.Otto Frising., lib. 2, cap. 23, pag. 252.532.Chiunque di essi preso fosse, il supplizio doveva aspettarsi del patibolo che innanzi alla piazza vedevasi eretto.533.Pag. 244.534.La città da prima fu data al saccheggio, poi rovinata ed incendiata.535.Pag. 247.536.Quasi tutti quei prigionieri che incatenati tenevansi, erano dell'ordine equestre. Essendo adunque i suddetti presentati al principe e condannati al supplizio delle forche, uno di essi disse: Ascolta, o nobilissimo imperatore, la condizione di un uomo sfortunatissimo. lo sono Gallo di nazione, non Lombardo, e sebbene povero, di stato cavaliere, libero di condizione, ec. Questo solo il glorioso imperatore ordinò che tra tutti esente fosse dalla sentenza di morte; imponendogli questo solo per pena che, posto il laccio al collo di ciascuno, col supplizio delle forche i suoi compagni facesse perire. E così fu fatto.537.Affinchè a tutti i passaggeri presentassero documento della loro temerità, sulla strada medesima furono posti in mucchio, ed erano, come si narra, cinquecento.538.Otto Frising., lib. 2, cap. 25.539.Il reFederico, raccolta avendo grande quantità di principi e di altri soldati, ed aggiunti al suo séguitoEnrico, duca di Sassonia, eFedericofigliuolo del reCorrado, ed altri principi, incamminossi con un corpo numeroso di truppe a Roma dal papaAdriano, affinchè Cesare, secondo il dovere, lo consacrasse; essendo però giunta quella comitiva nell'uscire dalle Alpi avanti la città stessa di Verona, a Guordo, castello inespugnabile, i Veronesi, riguardandolo come di loro diritto, il passaggio vietano ad esso cd ai suoi seguaci, dicendo che Cesare non era egli ancora, ma re, e che per questo, come era di loro diritto, doveva egli pagare ad essi il danaro, se di là passare voleva a Roma, che qualora ricevuto lo avessero già consacrato Cesare, gli avrebbero in quella occasione, e non già prima, renduti gli onori dovuti a Cesare. Queste cose udendo,Federicoreprime lo sdegno, e, dissimulandolo, dà loro di buone parole, promette il danaro che essi domandano, e come di questo data avesse sicurtà, passa per Verona col suo esercito intatto. Situate adunque oltre quella città le truppe reali, manda dire ai Veronesi che a ripetere vengano il dovuto danaro, i quali alle di lui parole credendo, dodici dei primari e più nobili cittadini, con numeroso séguito di altri nobili, mandano al re per ricevere il danaro promesso; questi il re guardando con volto ilare, ed ottime parole soggiugnendo intorno al promesso danaro, tutti ordina che presi sieno, e molti di essi avendo fatti trucidare, i dodici primari nobili comanda che sieno impiccati. E siccome uno di questi diceva essergli parente in linea assai vicina, e con testimonianza lo provava, per questo, come più nobile, ordinò che sospeso fosse a più alto patibolo.540.Dobner, tom. 1, pag. 43.541.Giulini, tom. VII, dalla pag. 137 alla pag. 147.542.Detto, tom. VII, pag. 144.543.Commesso fu adAnselmo di Terzago, che provvedere dovesse secondo il suo giudizio intorno al reggimento della città, ed egli elesse due consoli che per un anno la reggessero.544.Flamma Chronic. MS., cap. 963.545.Ad alcuno non fosse interdetto l'uso de' suoi beni, se non giudicata la causa ed approvata dal comune, dal podestà di Milano, o dai rettori della comunità, siccome le leggi richieggono.546.Corio, pag. 59 dell'edizione in foglio.547.Dico, comando e stabilisco che in perpetuo debba fermamente osservarsi.548.Non possiamo ancora dimenticarci che voi, pacificato essendo di già l'imperio, che lungamente era stato turbato, ci dirigeste legati tanto discreti e tanto onesti, coi vostri donativi, che noi, come era convenevole, ricevemmo sotto quella grazia e devozione colla quale sempre vi abbiamo riguardati, e sempre cari vi terremo; i vostri donativi altresì tanto più grati ci riuscirono, quanto che noi sapevamo che quelli trasmessi erano per effetto di pura amorevolezza.549.Giulini, tom. VII, pag. 227.550.Balut., tom. II, pag. 662.551.Giulini, tom. VII, pag. 334.552.Giulini, tom. VII, pag. 483.553.Fu scolpito in marmo sedente sopra un cavallo, il che fu reputato grande vituperio. Questi il primo fu a fare imprigionare gli eretici.554.Nuove leggi promulgate furono contra gli eretici, dei quali moltiplici erano le sette e con nomi stranissimi distinte; perciocchè, oltre i Patareni, dei quali ho fatto già menzione parlando di Arnolfo, nominavansi i Catari, i Carani, i Concorezii, i Fursici, i Vanii, gli Speronisti, i Carantani, i Romolarii; e questa peste non meno attaccavasi alle femmine, che agli uomini. Fu all'uno e all'altro sesso vietata questa superstizione, minacciandosi pena capitale e distruzione delle case a coloro che in essa perseverassero, o i colpevoli nelle case loro ricevessero, o in altro modo gli aiutassero. E nell'anno seguente, correndo il mese di gennaio,Goffredo, cardinale di San Marco, legato pontificio, entrato in Milano, stabilì per legge (di comune consenso tuttavia dell'arcivescovo, degli ordinari e del popolo), che il pretore di pena capitale punisse entro dieci giorni coloro che dannati fossero per giudizio ecclesiastico.555.Tristan. Calch. Hist. Patr., lib. 8, pag. 269.556.Corio, parte seconda, foglio 72.557.Stabilito avendo lo inquisitore, distrusse le eresie.558.Nazarian., cap. 109, pag. 561.559.Corio, all'anno 1252.560.Diss. Med. Æev., tom. V, pag. 92 e seg.561.La trista vita di un prelato nuoce al suddito ed anche a quello che è consacrato a Dio. — Nella chiesa di Dio non debbono esservi cattivi sacerdoti e diaconi. — I preti cattivi non possono esercitare il loro ministero. — La Chiesa non dee possedere alcuna cosa se non se in comune. — Alcun tristo non può essere vescovo. — Non è lecito ad alcuno lo ammazzare.562.Muratori,Diss. Med. Æv., tom. V, pag. 95.563.Marten. Veter. Script. et Monum. Collect., pag. 1051.564.Perciocchè in questo noi richiamiamo il costume degli antichi Cesari, ai quali, per le illustri azioni sostenute colle vittoriose insegne, il senato ed il popolo romano i trionfi e le lauree aggiudicava; al che col presente esempio della nostra serenità, secondo i voti vostri, da lungi prepariamo la via, mentre, vinta avendo Milano, il carro di quella città, capo certamente della fazione dell'Italia, a voi destiniamo, come la preda e le spoglie dei nemici vinti, e la caparra vi mandiamo avanti delle nostre grandi azioni e della gloria vostra.565.Marten. Collect. Veter. Monum., tom. II, pag. 1190.566.Città, capo della fazione dell'Italia.567.Attualmente si legge l'iscrizione incisa di quel tempo in caratteri semigotici, e sta in Roma nel muro della scala che conduce ai signori Conservatori del popolo romano in Campidoglio, e dice:Cesaris Augusti Federici, Roma, SecundiDona tene, currum, perpes in urbe decus.Hic Mediolani captus de strage, triumphosCesaris ut referat, inclita preda venit.Hostis in opprobrium pendebit, in urbis honoremMietitur: hunc urbis mietere jussit amor.568.Dell'ordine dei frati minori, i quali, non solo armati di spade e muniti di elmo, presentavano una falsa apparenza di soldati, ma anche insistendo colla predicazione, i Milanesi ed altri ancora, purchè la persona nostra o quelle de' seguaci nostri offendessero, da tutti i peccati assolvevano.569.Giulini, tom. VII, pag. 534.570.«Duce e tutor del popolo d'Ambrogio,Di giustizia vigor, luce de' grandi,Arca tu di saper, sommo dell'almaMadre Chiesa campion, eccelso fioreDi tutta quest'amabile regione;Al tuo cader d'Italia impallidisceLo splendor tutto! Ahi, che l'aiuto nostroDella Torre Pagan, n'andò tra l'ombre!MCCXLI, il dì VI di gennaio, morì il detto signor Paganodella Torre, podestà del popolo di Milano».571.Giulini, tom. VII, pag. 431.572.Giulini, tom. VIII, pag. 128.573.Al minuto alla maniera della taverna.574.Tom. VII, pag. 462.575.Giulini, tom. VII, pag. 420.576.Detto, tom. VII, pag. 423.577.In nome del signor nostro Gesù Cristo. Nell'anno della natività del medesimo mille dugentoquarantacinque, il giorno di venerdì, terzo di novembre, indizione quarta. Essendo che il signor Uberto di Vialata, podestà di Milano, eGuido di Casate, Guido di Mandello, Filippo della Torre, Giovanni della Torre, Guglielmo di Soresina, Probino Ingoardo, Rezardo di Villa, Giustamonte Cicata, Lampugnano Marcellino, Burro dei Burri, Artusio Marinone, Guglielmo di Lampugnano, Anselmo di Lampugnano, Anselmo di Terzago, Rosate della Croce, Landolfo Crivello, Negro Grasso, Guizzardo Morigia, Mollone Becano, Caruzano Morone, Amerato MainerioeBuonincontro Incino,consiglieri, e segretari, e sapienti del comune di Milano, con molta istanza pregando, instarono presso il signorArdico di Soresina,arciprete di Monza, e i canonici ed il capitolo di questa chiesa, ed anche col signorG. di Montelongo, legato della Sede apostolica, affinchè concedessero e prestassero allo stesso podestà e ai consiglieri, e sapienti, o sia al comune di Milano, qualche parte del tesoro di quella chiesa da darsi in pegno, per il danaro necessariamente occorrente al comune di Milano, che in altro modo non può trovarsi nè ottenersi; come espressamente asserivano; e che quella chiesa volevano mantenere indenne; e fare sollecitamente restituire quel tesoro: alle di cui preghiere e a quelle di questo signor legato soprascritto, i signori arciprete e canonici umilmente accondiscendendo, per l'onore e vantaggio del comune di Milano, presente e volente questo signor legato, offerirono, concedettero a questi podestà e consiglieri e sapienti ed al comune un calice d'oro del tesoro della chiesa Monzese del peso di once centosette, colle orecchiette e coll'ornamento di molte pietre preziose. E perciò il predetto signorUberto di Vialata, podestà di Milano, e questi consiglieri, e segretari, e sapienti, data essendo loro licenza e facoltà e autorità dal consiglio dei quattrocento, e dei trecento, e dei cento nuovo e vecchio, come dicevano, riformato (scritto nel libro del comune di Milano l'atto di fare la infrascritta obbligazione, e tutte le cose infrascritte) promisero, e diedero sicurtà, e tutti i beni loro e i beni del comune di Milano tutti e ciascuno di essi solidamente obbligarono in pegno al detto signorArderico di Soresina, arciprete di Monza, accettante in suo nome, e in nome della Chiesa, e di tutto il capitolo di Monza, e di ciascuno dei canonici di detta Chiesa; che esigeranno, renderanno e daranno senza alcuna diminuzione, liberamente e assolutamente, di qui al natale prossimo, a questo signor arciprete ed ai canonici, o sia al capitolo, il soprascritto calice d'oro, ornato con gemme e pietre preziose. A tutte spese e danni di essi e del comune di Milano, e senza alcun danno o spesa dei detti arciprete e canonici e della Chiesa. E rinunziarono alla eccezione del calice non ricevuto, e ad ogni altra eccezione colla quale potessero in alcun modo premunirsi e difendersi, e massime che non potessero dire essersi obbligati per lo comune o per le cose del comune, ma sieno tenuti in modo che possano essere citati in solido, anche dopo finito e deposto il loro ufficio e la facoltà e l'autorità loro, come se tutte le predette cose fossero pervenute in potere di ciascuno di essi. E rinunziarono al beneficio della nuova costituzione e della lettera del DivoAdrianoe di qualunque altro aiuto col quale in alcun modo potessero difendersi per mezzo dell'uso, e della legge, e dello statuto, e di qualunque ordinamento fatto o che farsi in avvenire potesse o si facesse; ma in qualunque tempo possano con effetto essere convenuti, non ostanti alcune ferie nè le loro dilazioni fatte o da farsi. E promisero come sopra il detto podestà, e questi consiglieri, e sapienti, che nè il podestà, nè alcuno de' predetti darà in alcun modo, nè con alcun sotterfugio, anche consenzienti questi arciprete e canonici, alcuna altra cosa in luogo di quel calice, fuori del predetto calice; ma daranno lo stesso calice speciale, intero, con tutte le sue pietre e gemme senza alcuna diminuzione. Ed ivi il detto signoreG. di Montelungo, legato della Sede apostolica, coll'autorità della sua legazione e per volontà dello stesso podestà e dei segretari, e consiglieri, e sapienti predetti, essi tutti e il consiglio comunale, dal termine infrascritto in avanti, assoggettò e sottopose al vincolo della scomunica adesso per allora, se le cose predette come sopra mantenute non fossero per quel termine; eccettuato il podestà predetto. Alla osservanza delle quali cose e maggiore loro confermazione i predetti segretari, e consiglieri, e sapienti sopranominati giurarono corporalmente, toccando i sacrosanti Evangeli, tutte le cose sopranotate, e di osservare e fare, e fare osservare dal comune di Milano ciascuna delle cose predette. Fatto nei campi d'Albairate, nell'esercito contraFederigo, una volta imperatore.578.Tom. VII, pag. 502.579.Giulini, tom. VIII, pag. 30 e seg.580.Bullar. Francescan., tom. II, pag. 15.581.Sormani, Storia degli Umiliati, cap. 10, pag. 99.582.Bullar. Dominican., tom. I, pag. 244.583.Dal consiglio dei quattrocento e dei trecento e dei cento, nuovo e vecchio.584.Giulini, tom. VIII, pag. 256.585.Giulini, tom. VIII, pag. 12.586.Detto, tom. VIII, pag. 28.587.Tom. VIII, pag. 145 e seg.588.Giulini, tom. VIII, pag. 174.589.Seicento forche preparansi, alla vista delle quali si ritirarono.590.Manip. flor. ad an. 1260.591.Giulini, tom. VIII, pag. 186.592.Detto, tom. VIII, pag. 191.593.Tom. VIII, pag. 192, 219, 236 e 249.594.Giulini, tom. VIII, pag. 247.595.Corio a quell'anno.596.Giulini, tom. VII, pag. 134.597.Detto, tom. VIII, pag. 247 e 286.598.Sotto l'interdetto dei divini uffizi rimasta era la città di Milano per la contesa colla quale la famiglia dei Maravigli sembrava ingiustamente opprimere il priore di Pontida.599.Calch. Hist. Patr., lib. 17, pag. 376.600.Tom. VIII, pag. 334 e 335.601.Il Castel Seprio si distrugga, e distrutto si mantenga in perpetuo, nè alcuno ardisca presumere di abitare su quel monte.602.Siccome in tutte le cose sembrava entrare il sospetto, dubitava altresì che nuove trame nelle adunanze si macchinassero, e per questo comandò che coorti armate giorno e notte la città girassero, e provvedessero che riunione non si facesse tra i cittadini.603.Calch. Hist. Patr., lib. 17, pag. 385.604.Avendo però il predetto Matteo Magno Visconti ottenuto il dominio di Milano, nello stesso primo reggimento molto virtuosamente si condusse; perciocchè professò per tal modo la castità e la onestà, che tutta la di lui corte composta sembrava di uomini religiosi. Le messe con grandissima devozione ascoltava. I sacerdoti vestiva colle sue proprie mani. In tutta la quaresima faceva che i domestici suoi e tutti i suoi famigliari si confessassero, altrimente con severità li puniva. I nobili di Milano volontieri ascoltava, e ai loro consigli non resisteva. I beni del comune conservava, nulla per sè riteneva. Non versò mai il sangue di alcuno. I dominii dei borghi e delle ville tra i nobili divideva; ogn'anno però i dominii di questi cambiava, onde tutti i nobili all'amor suo invitava. Fu ancora robustissimo della persona ed agile assai; colle mani spezzava un ferro di cavallo; e molt'altre cose faceva degne di commendazione.605.Ad onore del Signor nostro Gesù Cristo e della gloriosa Vergine Maria, sua madre, e del beato Ambrogio, confessore nostro, e dei beati Vincenzo, Agnese, Dionisio, e di tutti i santi, e della Santa Madre Chiesa, e del sommo pontefice, e del signor re dei Romani, ed a conservazione dello Stato del venerabile padre signor Ottone, arcivescovo della santa chiesa milanese, e al buono, tranquillo e pacifico stato del popolo e del comune di Milano e di tutti gli amici, ed alla morte e distruzione del marchese di Monferrato, e di tutti i di lui seguaci, voi, signor capitano, giurerete di reggere il popolo di Milano da oggi in avanti, per anni cinque prossimi venturi, in buona fede, senza frode, e che custodirete e manterrete lo stesso popolo.... e gli statuti... e se questi mancassero, osserverete le leggi romane.606.VediCorio all'anno 1288.607.La morte e la distruzione del marchese del Monferrato e di tutti i di lui seguaci.608.Giulini, tom. VIII, pag. 435.609.Corio all'anno 1308, e Villani, storia, lib. 8, cap. 61.610.Il che, chiarissimi cittadini, significa che, siccome col ferro e con ferrei strumenti si domano tutti gli altri metalli, così, per salutare consiglio, non che per insigne valore dell'armi italiche e principalmente de' Milanesi, domare dee l'imperatore tutte le altre nazioni.611.Giulini, tom. VIII, pag. 478.612.Med. Æv., tom. IV, col. 632, B.613.Med. Æv., tom. 2, pag. 595.614.Giulini, tom. VIII, pag. 631.615.Rer. Ital., tom. XII,colum.1099, B.616.Ibidem, tom. XI, col. 231, C.617.Ibid., tom. IX, col. 1242, B.

503.Liutprand., lib. V, cap. 16.

503.Liutprand., lib. V, cap. 16.

504.Giulini, tom. VI, pag. 438.

504.Giulini, tom. VI, pag. 438.

505.Dissert. Med. Æv., tom. II, pag. 28.

505.Dissert. Med. Æv., tom. II, pag. 28.

506.Per ciascun carro di legne un pezzo riceveva, uno per ciascuna sporta di pesci, uno per qualunque fornata di pane.

506.Per ciascun carro di legne un pezzo riceveva, uno per ciascuna sporta di pesci, uno per qualunque fornata di pane.

507.Manipul. flor., cap. 146.

507.Manipul. flor., cap. 146.

508.Giulini, tom. II, pag. 243.

508.Giulini, tom. II, pag. 243.

509.Detto, tom. IV, pag. 247.

509.Detto, tom. IV, pag. 247.

510.Dissert. Med. Æv., tom. IV, pag. 277.

510.Dissert. Med. Æv., tom. IV, pag. 277.

511.Le quali, secondo il computo del conte Giulini, equivalgono a undicimila e duecento zecchini correnti, somma ben tenue, ripartita sopra venticinque città, quante componevano la lega, dappoichè vi si compresero Pavia e Como.

511.Le quali, secondo il computo del conte Giulini, equivalgono a undicimila e duecento zecchini correnti, somma ben tenue, ripartita sopra venticinque città, quante componevano la lega, dappoichè vi si compresero Pavia e Como.

512.Giulini, tom. VII, pag. 6.

512.Giulini, tom. VII, pag. 6.

513.Monum. Bas. Ambr., n. 587.

513.Monum. Bas. Ambr., n. 587.

514.Tutti i diritti regali che l'imperio ha nell'arcivescovado milanese, o sia nei comitati del Seprio, della Martesana, della Bulgaria, di Recco, ecc.

514.Tutti i diritti regali che l'imperio ha nell'arcivescovado milanese, o sia nei comitati del Seprio, della Martesana, della Bulgaria, di Recco, ecc.

515.Giulini, tom. VII, pag. 20, 21 e 22.

515.Giulini, tom. VII, pag. 20, 21 e 22.

516.Nel termine che i consoli di Milano col Consiglio di credenza ci indicheranno.

516.Nel termine che i consoli di Milano col Consiglio di credenza ci indicheranno.

517.Concedette piena giurisdizione.

517.Concedette piena giurisdizione.

518.Tom. VII, pag. 24.

518.Tom. VII, pag. 24.

519.Più di centocinquanta cavalli carichi d'oro, d'argento, di sciamiti e di manti, e di pelli grigie e di vaio, e di altre cose preziose.

519.Più di centocinquanta cavalli carichi d'oro, d'argento, di sciamiti e di manti, e di pelli grigie e di vaio, e di altre cose preziose.

520.Giulini, tom. VII, pag. 32.

520.Giulini, tom. VII, pag. 32.

521.Dissert. Med. Æv., tom. IV, pag. 731.

521.Dissert. Med. Æv., tom. IV, pag. 731.

522.Sì grande timore tutti coloro che rimasti erano, invaso aveva, per la grandiosità delle sue gesta, che tutti ultroneamente accorrevano, e ciascuno coll'ossequio studiavasi di ottenere la grazia della sua famigliarità. Perciocchè dai legati di Verona può comprendersi quanto timore agli Italiani incusso avesse la memoria dei di lui fatti.

522.Sì grande timore tutti coloro che rimasti erano, invaso aveva, per la grandiosità delle sue gesta, che tutti ultroneamente accorrevano, e ciascuno coll'ossequio studiavasi di ottenere la grazia della sua famigliarità. Perciocchè dai legati di Verona può comprendersi quanto timore agli Italiani incusso avesse la memoria dei di lui fatti.

523.Otto Frisin., lib. 2, cap. 27, pag. 256.Edit. Basileae, 1569.

523.Otto Frisin., lib. 2, cap. 27, pag. 256.Edit. Basileae, 1569.

524.Trascorrendo il territorio del vescovado che si chiama Uratislavia, passò nel vescovado posnaniense, e tutta quella terra egli pure devastò col ferro e col fuoco.

524.Trascorrendo il territorio del vescovado che si chiama Uratislavia, passò nel vescovado posnaniense, e tutta quella terra egli pure devastò col ferro e col fuoco.

525.Radevich., lib. I, cap. 3, pag. 262.

525.Radevich., lib. I, cap. 3, pag. 262.

526.Duro è certamente che dipendere debba dall'altrui arbitrio l'animo di uno scrittore, siccome privo della facoltà d'istituire egli stesso un esame.

526.Duro è certamente che dipendere debba dall'altrui arbitrio l'animo di uno scrittore, siccome privo della facoltà d'istituire egli stesso un esame.

527.Pag. 235.

527.Pag. 235.

528.Mentre con essi trattavamo di comperarlo, ed essi ce lo ricusavano, il nobilissimo loro castello, cioè Rosate, che cinquecento soldati aveva, facemmo prendere ed incendiare... Poi tre loro castelli fortissimi, cioè Minima, Gailarda e Treca (Trecate) distruggemmo; e celebrato avendo con grandissima giocondità la natività del Signore.... distruggemmo poscia Caira, villa grandissima e molto bene fortificata, e la città d'Asti con incendio devastammo... Di là siamo venuti a Spoleto, e perchè ribelle era... la pigliammo colla forza, col ferro cioè e col fuoco, e riportate avendo spoglie infinite e molte altre consumate col fuoco, la rovesciammo dai fondamenti.

528.Mentre con essi trattavamo di comperarlo, ed essi ce lo ricusavano, il nobilissimo loro castello, cioè Rosate, che cinquecento soldati aveva, facemmo prendere ed incendiare... Poi tre loro castelli fortissimi, cioè Minima, Gailarda e Treca (Trecate) distruggemmo; e celebrato avendo con grandissima giocondità la natività del Signore.... distruggemmo poscia Caira, villa grandissima e molto bene fortificata, e la città d'Asti con incendio devastammo... Di là siamo venuti a Spoleto, e perchè ribelle era... la pigliammo colla forza, col ferro cioè e col fuoco, e riportate avendo spoglie infinite e molte altre consumate col fuoco, la rovesciammo dai fondamenti.

529.De Gestis Federici Primi, Cesaris Augusti, Basileae, 1559, pag. 186.

529.De Gestis Federici Primi, Cesaris Augusti, Basileae, 1559, pag. 186.

530.La città si abbandona al saccheggio, e pria che si potessero portar via le cose che giovar possono all'uso degli uomini, appiccatovi da alcuno il fuoco, si consuma. I cittadini che avean potuto sottrarsi al ferro ed alle fiamme, la vita soltanto conservando, nel vicino monte seminudi, si riducono... Nel dì seguente, perciocchè dall'abbruciamento dei cadaveri l'aere tutto corrotto generava intollerabile fetore, trasferì l'esercito nei luoghi più vicini... finchè le spoglie sopravanzate all'incendio ad uso servirono, non già de' miseri Spoletani, ma dell'esercito.

530.La città si abbandona al saccheggio, e pria che si potessero portar via le cose che giovar possono all'uso degli uomini, appiccatovi da alcuno il fuoco, si consuma. I cittadini che avean potuto sottrarsi al ferro ed alle fiamme, la vita soltanto conservando, nel vicino monte seminudi, si riducono... Nel dì seguente, perciocchè dall'abbruciamento dei cadaveri l'aere tutto corrotto generava intollerabile fetore, trasferì l'esercito nei luoghi più vicini... finchè le spoglie sopravanzate all'incendio ad uso servirono, non già de' miseri Spoletani, ma dell'esercito.

531.Otto Frising., lib. 2, cap. 23, pag. 252.

531.Otto Frising., lib. 2, cap. 23, pag. 252.

532.Chiunque di essi preso fosse, il supplizio doveva aspettarsi del patibolo che innanzi alla piazza vedevasi eretto.

532.Chiunque di essi preso fosse, il supplizio doveva aspettarsi del patibolo che innanzi alla piazza vedevasi eretto.

533.Pag. 244.

533.Pag. 244.

534.La città da prima fu data al saccheggio, poi rovinata ed incendiata.

534.La città da prima fu data al saccheggio, poi rovinata ed incendiata.

535.Pag. 247.

535.Pag. 247.

536.Quasi tutti quei prigionieri che incatenati tenevansi, erano dell'ordine equestre. Essendo adunque i suddetti presentati al principe e condannati al supplizio delle forche, uno di essi disse: Ascolta, o nobilissimo imperatore, la condizione di un uomo sfortunatissimo. lo sono Gallo di nazione, non Lombardo, e sebbene povero, di stato cavaliere, libero di condizione, ec. Questo solo il glorioso imperatore ordinò che tra tutti esente fosse dalla sentenza di morte; imponendogli questo solo per pena che, posto il laccio al collo di ciascuno, col supplizio delle forche i suoi compagni facesse perire. E così fu fatto.

536.Quasi tutti quei prigionieri che incatenati tenevansi, erano dell'ordine equestre. Essendo adunque i suddetti presentati al principe e condannati al supplizio delle forche, uno di essi disse: Ascolta, o nobilissimo imperatore, la condizione di un uomo sfortunatissimo. lo sono Gallo di nazione, non Lombardo, e sebbene povero, di stato cavaliere, libero di condizione, ec. Questo solo il glorioso imperatore ordinò che tra tutti esente fosse dalla sentenza di morte; imponendogli questo solo per pena che, posto il laccio al collo di ciascuno, col supplizio delle forche i suoi compagni facesse perire. E così fu fatto.

537.Affinchè a tutti i passaggeri presentassero documento della loro temerità, sulla strada medesima furono posti in mucchio, ed erano, come si narra, cinquecento.

537.Affinchè a tutti i passaggeri presentassero documento della loro temerità, sulla strada medesima furono posti in mucchio, ed erano, come si narra, cinquecento.

538.Otto Frising., lib. 2, cap. 25.

538.Otto Frising., lib. 2, cap. 25.

539.Il reFederico, raccolta avendo grande quantità di principi e di altri soldati, ed aggiunti al suo séguitoEnrico, duca di Sassonia, eFedericofigliuolo del reCorrado, ed altri principi, incamminossi con un corpo numeroso di truppe a Roma dal papaAdriano, affinchè Cesare, secondo il dovere, lo consacrasse; essendo però giunta quella comitiva nell'uscire dalle Alpi avanti la città stessa di Verona, a Guordo, castello inespugnabile, i Veronesi, riguardandolo come di loro diritto, il passaggio vietano ad esso cd ai suoi seguaci, dicendo che Cesare non era egli ancora, ma re, e che per questo, come era di loro diritto, doveva egli pagare ad essi il danaro, se di là passare voleva a Roma, che qualora ricevuto lo avessero già consacrato Cesare, gli avrebbero in quella occasione, e non già prima, renduti gli onori dovuti a Cesare. Queste cose udendo,Federicoreprime lo sdegno, e, dissimulandolo, dà loro di buone parole, promette il danaro che essi domandano, e come di questo data avesse sicurtà, passa per Verona col suo esercito intatto. Situate adunque oltre quella città le truppe reali, manda dire ai Veronesi che a ripetere vengano il dovuto danaro, i quali alle di lui parole credendo, dodici dei primari e più nobili cittadini, con numeroso séguito di altri nobili, mandano al re per ricevere il danaro promesso; questi il re guardando con volto ilare, ed ottime parole soggiugnendo intorno al promesso danaro, tutti ordina che presi sieno, e molti di essi avendo fatti trucidare, i dodici primari nobili comanda che sieno impiccati. E siccome uno di questi diceva essergli parente in linea assai vicina, e con testimonianza lo provava, per questo, come più nobile, ordinò che sospeso fosse a più alto patibolo.

539.Il reFederico, raccolta avendo grande quantità di principi e di altri soldati, ed aggiunti al suo séguitoEnrico, duca di Sassonia, eFedericofigliuolo del reCorrado, ed altri principi, incamminossi con un corpo numeroso di truppe a Roma dal papaAdriano, affinchè Cesare, secondo il dovere, lo consacrasse; essendo però giunta quella comitiva nell'uscire dalle Alpi avanti la città stessa di Verona, a Guordo, castello inespugnabile, i Veronesi, riguardandolo come di loro diritto, il passaggio vietano ad esso cd ai suoi seguaci, dicendo che Cesare non era egli ancora, ma re, e che per questo, come era di loro diritto, doveva egli pagare ad essi il danaro, se di là passare voleva a Roma, che qualora ricevuto lo avessero già consacrato Cesare, gli avrebbero in quella occasione, e non già prima, renduti gli onori dovuti a Cesare. Queste cose udendo,Federicoreprime lo sdegno, e, dissimulandolo, dà loro di buone parole, promette il danaro che essi domandano, e come di questo data avesse sicurtà, passa per Verona col suo esercito intatto. Situate adunque oltre quella città le truppe reali, manda dire ai Veronesi che a ripetere vengano il dovuto danaro, i quali alle di lui parole credendo, dodici dei primari e più nobili cittadini, con numeroso séguito di altri nobili, mandano al re per ricevere il danaro promesso; questi il re guardando con volto ilare, ed ottime parole soggiugnendo intorno al promesso danaro, tutti ordina che presi sieno, e molti di essi avendo fatti trucidare, i dodici primari nobili comanda che sieno impiccati. E siccome uno di questi diceva essergli parente in linea assai vicina, e con testimonianza lo provava, per questo, come più nobile, ordinò che sospeso fosse a più alto patibolo.

540.Dobner, tom. 1, pag. 43.

540.Dobner, tom. 1, pag. 43.

541.Giulini, tom. VII, dalla pag. 137 alla pag. 147.

541.Giulini, tom. VII, dalla pag. 137 alla pag. 147.

542.Detto, tom. VII, pag. 144.

542.Detto, tom. VII, pag. 144.

543.Commesso fu adAnselmo di Terzago, che provvedere dovesse secondo il suo giudizio intorno al reggimento della città, ed egli elesse due consoli che per un anno la reggessero.

543.Commesso fu adAnselmo di Terzago, che provvedere dovesse secondo il suo giudizio intorno al reggimento della città, ed egli elesse due consoli che per un anno la reggessero.

544.Flamma Chronic. MS., cap. 963.

544.Flamma Chronic. MS., cap. 963.

545.Ad alcuno non fosse interdetto l'uso de' suoi beni, se non giudicata la causa ed approvata dal comune, dal podestà di Milano, o dai rettori della comunità, siccome le leggi richieggono.

545.Ad alcuno non fosse interdetto l'uso de' suoi beni, se non giudicata la causa ed approvata dal comune, dal podestà di Milano, o dai rettori della comunità, siccome le leggi richieggono.

546.Corio, pag. 59 dell'edizione in foglio.

546.Corio, pag. 59 dell'edizione in foglio.

547.Dico, comando e stabilisco che in perpetuo debba fermamente osservarsi.

547.Dico, comando e stabilisco che in perpetuo debba fermamente osservarsi.

548.Non possiamo ancora dimenticarci che voi, pacificato essendo di già l'imperio, che lungamente era stato turbato, ci dirigeste legati tanto discreti e tanto onesti, coi vostri donativi, che noi, come era convenevole, ricevemmo sotto quella grazia e devozione colla quale sempre vi abbiamo riguardati, e sempre cari vi terremo; i vostri donativi altresì tanto più grati ci riuscirono, quanto che noi sapevamo che quelli trasmessi erano per effetto di pura amorevolezza.

548.Non possiamo ancora dimenticarci che voi, pacificato essendo di già l'imperio, che lungamente era stato turbato, ci dirigeste legati tanto discreti e tanto onesti, coi vostri donativi, che noi, come era convenevole, ricevemmo sotto quella grazia e devozione colla quale sempre vi abbiamo riguardati, e sempre cari vi terremo; i vostri donativi altresì tanto più grati ci riuscirono, quanto che noi sapevamo che quelli trasmessi erano per effetto di pura amorevolezza.

549.Giulini, tom. VII, pag. 227.

549.Giulini, tom. VII, pag. 227.

550.Balut., tom. II, pag. 662.

550.Balut., tom. II, pag. 662.

551.Giulini, tom. VII, pag. 334.

551.Giulini, tom. VII, pag. 334.

552.Giulini, tom. VII, pag. 483.

552.Giulini, tom. VII, pag. 483.

553.Fu scolpito in marmo sedente sopra un cavallo, il che fu reputato grande vituperio. Questi il primo fu a fare imprigionare gli eretici.

553.Fu scolpito in marmo sedente sopra un cavallo, il che fu reputato grande vituperio. Questi il primo fu a fare imprigionare gli eretici.

554.Nuove leggi promulgate furono contra gli eretici, dei quali moltiplici erano le sette e con nomi stranissimi distinte; perciocchè, oltre i Patareni, dei quali ho fatto già menzione parlando di Arnolfo, nominavansi i Catari, i Carani, i Concorezii, i Fursici, i Vanii, gli Speronisti, i Carantani, i Romolarii; e questa peste non meno attaccavasi alle femmine, che agli uomini. Fu all'uno e all'altro sesso vietata questa superstizione, minacciandosi pena capitale e distruzione delle case a coloro che in essa perseverassero, o i colpevoli nelle case loro ricevessero, o in altro modo gli aiutassero. E nell'anno seguente, correndo il mese di gennaio,Goffredo, cardinale di San Marco, legato pontificio, entrato in Milano, stabilì per legge (di comune consenso tuttavia dell'arcivescovo, degli ordinari e del popolo), che il pretore di pena capitale punisse entro dieci giorni coloro che dannati fossero per giudizio ecclesiastico.

554.Nuove leggi promulgate furono contra gli eretici, dei quali moltiplici erano le sette e con nomi stranissimi distinte; perciocchè, oltre i Patareni, dei quali ho fatto già menzione parlando di Arnolfo, nominavansi i Catari, i Carani, i Concorezii, i Fursici, i Vanii, gli Speronisti, i Carantani, i Romolarii; e questa peste non meno attaccavasi alle femmine, che agli uomini. Fu all'uno e all'altro sesso vietata questa superstizione, minacciandosi pena capitale e distruzione delle case a coloro che in essa perseverassero, o i colpevoli nelle case loro ricevessero, o in altro modo gli aiutassero. E nell'anno seguente, correndo il mese di gennaio,Goffredo, cardinale di San Marco, legato pontificio, entrato in Milano, stabilì per legge (di comune consenso tuttavia dell'arcivescovo, degli ordinari e del popolo), che il pretore di pena capitale punisse entro dieci giorni coloro che dannati fossero per giudizio ecclesiastico.

555.Tristan. Calch. Hist. Patr., lib. 8, pag. 269.

555.Tristan. Calch. Hist. Patr., lib. 8, pag. 269.

556.Corio, parte seconda, foglio 72.

556.Corio, parte seconda, foglio 72.

557.Stabilito avendo lo inquisitore, distrusse le eresie.

557.Stabilito avendo lo inquisitore, distrusse le eresie.

558.Nazarian., cap. 109, pag. 561.

558.Nazarian., cap. 109, pag. 561.

559.Corio, all'anno 1252.

559.Corio, all'anno 1252.

560.Diss. Med. Æev., tom. V, pag. 92 e seg.

560.Diss. Med. Æev., tom. V, pag. 92 e seg.

561.La trista vita di un prelato nuoce al suddito ed anche a quello che è consacrato a Dio. — Nella chiesa di Dio non debbono esservi cattivi sacerdoti e diaconi. — I preti cattivi non possono esercitare il loro ministero. — La Chiesa non dee possedere alcuna cosa se non se in comune. — Alcun tristo non può essere vescovo. — Non è lecito ad alcuno lo ammazzare.

561.La trista vita di un prelato nuoce al suddito ed anche a quello che è consacrato a Dio. — Nella chiesa di Dio non debbono esservi cattivi sacerdoti e diaconi. — I preti cattivi non possono esercitare il loro ministero. — La Chiesa non dee possedere alcuna cosa se non se in comune. — Alcun tristo non può essere vescovo. — Non è lecito ad alcuno lo ammazzare.

562.Muratori,Diss. Med. Æv., tom. V, pag. 95.

562.Muratori,Diss. Med. Æv., tom. V, pag. 95.

563.Marten. Veter. Script. et Monum. Collect., pag. 1051.

563.Marten. Veter. Script. et Monum. Collect., pag. 1051.

564.Perciocchè in questo noi richiamiamo il costume degli antichi Cesari, ai quali, per le illustri azioni sostenute colle vittoriose insegne, il senato ed il popolo romano i trionfi e le lauree aggiudicava; al che col presente esempio della nostra serenità, secondo i voti vostri, da lungi prepariamo la via, mentre, vinta avendo Milano, il carro di quella città, capo certamente della fazione dell'Italia, a voi destiniamo, come la preda e le spoglie dei nemici vinti, e la caparra vi mandiamo avanti delle nostre grandi azioni e della gloria vostra.

564.Perciocchè in questo noi richiamiamo il costume degli antichi Cesari, ai quali, per le illustri azioni sostenute colle vittoriose insegne, il senato ed il popolo romano i trionfi e le lauree aggiudicava; al che col presente esempio della nostra serenità, secondo i voti vostri, da lungi prepariamo la via, mentre, vinta avendo Milano, il carro di quella città, capo certamente della fazione dell'Italia, a voi destiniamo, come la preda e le spoglie dei nemici vinti, e la caparra vi mandiamo avanti delle nostre grandi azioni e della gloria vostra.

565.Marten. Collect. Veter. Monum., tom. II, pag. 1190.

565.Marten. Collect. Veter. Monum., tom. II, pag. 1190.

566.Città, capo della fazione dell'Italia.

566.Città, capo della fazione dell'Italia.

567.Attualmente si legge l'iscrizione incisa di quel tempo in caratteri semigotici, e sta in Roma nel muro della scala che conduce ai signori Conservatori del popolo romano in Campidoglio, e dice:Cesaris Augusti Federici, Roma, SecundiDona tene, currum, perpes in urbe decus.Hic Mediolani captus de strage, triumphosCesaris ut referat, inclita preda venit.Hostis in opprobrium pendebit, in urbis honoremMietitur: hunc urbis mietere jussit amor.

567.Attualmente si legge l'iscrizione incisa di quel tempo in caratteri semigotici, e sta in Roma nel muro della scala che conduce ai signori Conservatori del popolo romano in Campidoglio, e dice:

Cesaris Augusti Federici, Roma, SecundiDona tene, currum, perpes in urbe decus.Hic Mediolani captus de strage, triumphosCesaris ut referat, inclita preda venit.Hostis in opprobrium pendebit, in urbis honoremMietitur: hunc urbis mietere jussit amor.

Cesaris Augusti Federici, Roma, SecundiDona tene, currum, perpes in urbe decus.Hic Mediolani captus de strage, triumphosCesaris ut referat, inclita preda venit.Hostis in opprobrium pendebit, in urbis honoremMietitur: hunc urbis mietere jussit amor.

Cesaris Augusti Federici, Roma, Secundi

Dona tene, currum, perpes in urbe decus.

Hic Mediolani captus de strage, triumphos

Cesaris ut referat, inclita preda venit.

Hostis in opprobrium pendebit, in urbis honorem

Mietitur: hunc urbis mietere jussit amor.

568.Dell'ordine dei frati minori, i quali, non solo armati di spade e muniti di elmo, presentavano una falsa apparenza di soldati, ma anche insistendo colla predicazione, i Milanesi ed altri ancora, purchè la persona nostra o quelle de' seguaci nostri offendessero, da tutti i peccati assolvevano.

568.Dell'ordine dei frati minori, i quali, non solo armati di spade e muniti di elmo, presentavano una falsa apparenza di soldati, ma anche insistendo colla predicazione, i Milanesi ed altri ancora, purchè la persona nostra o quelle de' seguaci nostri offendessero, da tutti i peccati assolvevano.

569.Giulini, tom. VII, pag. 534.

569.Giulini, tom. VII, pag. 534.

570.«Duce e tutor del popolo d'Ambrogio,Di giustizia vigor, luce de' grandi,Arca tu di saper, sommo dell'almaMadre Chiesa campion, eccelso fioreDi tutta quest'amabile regione;Al tuo cader d'Italia impallidisceLo splendor tutto! Ahi, che l'aiuto nostroDella Torre Pagan, n'andò tra l'ombre!MCCXLI, il dì VI di gennaio, morì il detto signor Paganodella Torre, podestà del popolo di Milano».

570.

«Duce e tutor del popolo d'Ambrogio,Di giustizia vigor, luce de' grandi,Arca tu di saper, sommo dell'almaMadre Chiesa campion, eccelso fioreDi tutta quest'amabile regione;Al tuo cader d'Italia impallidisceLo splendor tutto! Ahi, che l'aiuto nostroDella Torre Pagan, n'andò tra l'ombre!MCCXLI, il dì VI di gennaio, morì il detto signor Paganodella Torre, podestà del popolo di Milano».

«Duce e tutor del popolo d'Ambrogio,Di giustizia vigor, luce de' grandi,Arca tu di saper, sommo dell'almaMadre Chiesa campion, eccelso fioreDi tutta quest'amabile regione;Al tuo cader d'Italia impallidisceLo splendor tutto! Ahi, che l'aiuto nostroDella Torre Pagan, n'andò tra l'ombre!MCCXLI, il dì VI di gennaio, morì il detto signor Paganodella Torre, podestà del popolo di Milano».

«Duce e tutor del popolo d'Ambrogio,

Di giustizia vigor, luce de' grandi,

Arca tu di saper, sommo dell'alma

Madre Chiesa campion, eccelso fiore

Di tutta quest'amabile regione;

Al tuo cader d'Italia impallidisce

Lo splendor tutto! Ahi, che l'aiuto nostro

Della Torre Pagan, n'andò tra l'ombre!

MCCXLI, il dì VI di gennaio, morì il detto signor Pagano

della Torre, podestà del popolo di Milano».

571.Giulini, tom. VII, pag. 431.

571.Giulini, tom. VII, pag. 431.

572.Giulini, tom. VIII, pag. 128.

572.Giulini, tom. VIII, pag. 128.

573.Al minuto alla maniera della taverna.

573.Al minuto alla maniera della taverna.

574.Tom. VII, pag. 462.

574.Tom. VII, pag. 462.

575.Giulini, tom. VII, pag. 420.

575.Giulini, tom. VII, pag. 420.

576.Detto, tom. VII, pag. 423.

576.Detto, tom. VII, pag. 423.

577.In nome del signor nostro Gesù Cristo. Nell'anno della natività del medesimo mille dugentoquarantacinque, il giorno di venerdì, terzo di novembre, indizione quarta. Essendo che il signor Uberto di Vialata, podestà di Milano, eGuido di Casate, Guido di Mandello, Filippo della Torre, Giovanni della Torre, Guglielmo di Soresina, Probino Ingoardo, Rezardo di Villa, Giustamonte Cicata, Lampugnano Marcellino, Burro dei Burri, Artusio Marinone, Guglielmo di Lampugnano, Anselmo di Lampugnano, Anselmo di Terzago, Rosate della Croce, Landolfo Crivello, Negro Grasso, Guizzardo Morigia, Mollone Becano, Caruzano Morone, Amerato MainerioeBuonincontro Incino,consiglieri, e segretari, e sapienti del comune di Milano, con molta istanza pregando, instarono presso il signorArdico di Soresina,arciprete di Monza, e i canonici ed il capitolo di questa chiesa, ed anche col signorG. di Montelongo, legato della Sede apostolica, affinchè concedessero e prestassero allo stesso podestà e ai consiglieri, e sapienti, o sia al comune di Milano, qualche parte del tesoro di quella chiesa da darsi in pegno, per il danaro necessariamente occorrente al comune di Milano, che in altro modo non può trovarsi nè ottenersi; come espressamente asserivano; e che quella chiesa volevano mantenere indenne; e fare sollecitamente restituire quel tesoro: alle di cui preghiere e a quelle di questo signor legato soprascritto, i signori arciprete e canonici umilmente accondiscendendo, per l'onore e vantaggio del comune di Milano, presente e volente questo signor legato, offerirono, concedettero a questi podestà e consiglieri e sapienti ed al comune un calice d'oro del tesoro della chiesa Monzese del peso di once centosette, colle orecchiette e coll'ornamento di molte pietre preziose. E perciò il predetto signorUberto di Vialata, podestà di Milano, e questi consiglieri, e segretari, e sapienti, data essendo loro licenza e facoltà e autorità dal consiglio dei quattrocento, e dei trecento, e dei cento nuovo e vecchio, come dicevano, riformato (scritto nel libro del comune di Milano l'atto di fare la infrascritta obbligazione, e tutte le cose infrascritte) promisero, e diedero sicurtà, e tutti i beni loro e i beni del comune di Milano tutti e ciascuno di essi solidamente obbligarono in pegno al detto signorArderico di Soresina, arciprete di Monza, accettante in suo nome, e in nome della Chiesa, e di tutto il capitolo di Monza, e di ciascuno dei canonici di detta Chiesa; che esigeranno, renderanno e daranno senza alcuna diminuzione, liberamente e assolutamente, di qui al natale prossimo, a questo signor arciprete ed ai canonici, o sia al capitolo, il soprascritto calice d'oro, ornato con gemme e pietre preziose. A tutte spese e danni di essi e del comune di Milano, e senza alcun danno o spesa dei detti arciprete e canonici e della Chiesa. E rinunziarono alla eccezione del calice non ricevuto, e ad ogni altra eccezione colla quale potessero in alcun modo premunirsi e difendersi, e massime che non potessero dire essersi obbligati per lo comune o per le cose del comune, ma sieno tenuti in modo che possano essere citati in solido, anche dopo finito e deposto il loro ufficio e la facoltà e l'autorità loro, come se tutte le predette cose fossero pervenute in potere di ciascuno di essi. E rinunziarono al beneficio della nuova costituzione e della lettera del DivoAdrianoe di qualunque altro aiuto col quale in alcun modo potessero difendersi per mezzo dell'uso, e della legge, e dello statuto, e di qualunque ordinamento fatto o che farsi in avvenire potesse o si facesse; ma in qualunque tempo possano con effetto essere convenuti, non ostanti alcune ferie nè le loro dilazioni fatte o da farsi. E promisero come sopra il detto podestà, e questi consiglieri, e sapienti, che nè il podestà, nè alcuno de' predetti darà in alcun modo, nè con alcun sotterfugio, anche consenzienti questi arciprete e canonici, alcuna altra cosa in luogo di quel calice, fuori del predetto calice; ma daranno lo stesso calice speciale, intero, con tutte le sue pietre e gemme senza alcuna diminuzione. Ed ivi il detto signoreG. di Montelungo, legato della Sede apostolica, coll'autorità della sua legazione e per volontà dello stesso podestà e dei segretari, e consiglieri, e sapienti predetti, essi tutti e il consiglio comunale, dal termine infrascritto in avanti, assoggettò e sottopose al vincolo della scomunica adesso per allora, se le cose predette come sopra mantenute non fossero per quel termine; eccettuato il podestà predetto. Alla osservanza delle quali cose e maggiore loro confermazione i predetti segretari, e consiglieri, e sapienti sopranominati giurarono corporalmente, toccando i sacrosanti Evangeli, tutte le cose sopranotate, e di osservare e fare, e fare osservare dal comune di Milano ciascuna delle cose predette. Fatto nei campi d'Albairate, nell'esercito contraFederigo, una volta imperatore.

577.In nome del signor nostro Gesù Cristo. Nell'anno della natività del medesimo mille dugentoquarantacinque, il giorno di venerdì, terzo di novembre, indizione quarta. Essendo che il signor Uberto di Vialata, podestà di Milano, eGuido di Casate, Guido di Mandello, Filippo della Torre, Giovanni della Torre, Guglielmo di Soresina, Probino Ingoardo, Rezardo di Villa, Giustamonte Cicata, Lampugnano Marcellino, Burro dei Burri, Artusio Marinone, Guglielmo di Lampugnano, Anselmo di Lampugnano, Anselmo di Terzago, Rosate della Croce, Landolfo Crivello, Negro Grasso, Guizzardo Morigia, Mollone Becano, Caruzano Morone, Amerato MainerioeBuonincontro Incino,consiglieri, e segretari, e sapienti del comune di Milano, con molta istanza pregando, instarono presso il signorArdico di Soresina,arciprete di Monza, e i canonici ed il capitolo di questa chiesa, ed anche col signorG. di Montelongo, legato della Sede apostolica, affinchè concedessero e prestassero allo stesso podestà e ai consiglieri, e sapienti, o sia al comune di Milano, qualche parte del tesoro di quella chiesa da darsi in pegno, per il danaro necessariamente occorrente al comune di Milano, che in altro modo non può trovarsi nè ottenersi; come espressamente asserivano; e che quella chiesa volevano mantenere indenne; e fare sollecitamente restituire quel tesoro: alle di cui preghiere e a quelle di questo signor legato soprascritto, i signori arciprete e canonici umilmente accondiscendendo, per l'onore e vantaggio del comune di Milano, presente e volente questo signor legato, offerirono, concedettero a questi podestà e consiglieri e sapienti ed al comune un calice d'oro del tesoro della chiesa Monzese del peso di once centosette, colle orecchiette e coll'ornamento di molte pietre preziose. E perciò il predetto signorUberto di Vialata, podestà di Milano, e questi consiglieri, e segretari, e sapienti, data essendo loro licenza e facoltà e autorità dal consiglio dei quattrocento, e dei trecento, e dei cento nuovo e vecchio, come dicevano, riformato (scritto nel libro del comune di Milano l'atto di fare la infrascritta obbligazione, e tutte le cose infrascritte) promisero, e diedero sicurtà, e tutti i beni loro e i beni del comune di Milano tutti e ciascuno di essi solidamente obbligarono in pegno al detto signorArderico di Soresina, arciprete di Monza, accettante in suo nome, e in nome della Chiesa, e di tutto il capitolo di Monza, e di ciascuno dei canonici di detta Chiesa; che esigeranno, renderanno e daranno senza alcuna diminuzione, liberamente e assolutamente, di qui al natale prossimo, a questo signor arciprete ed ai canonici, o sia al capitolo, il soprascritto calice d'oro, ornato con gemme e pietre preziose. A tutte spese e danni di essi e del comune di Milano, e senza alcun danno o spesa dei detti arciprete e canonici e della Chiesa. E rinunziarono alla eccezione del calice non ricevuto, e ad ogni altra eccezione colla quale potessero in alcun modo premunirsi e difendersi, e massime che non potessero dire essersi obbligati per lo comune o per le cose del comune, ma sieno tenuti in modo che possano essere citati in solido, anche dopo finito e deposto il loro ufficio e la facoltà e l'autorità loro, come se tutte le predette cose fossero pervenute in potere di ciascuno di essi. E rinunziarono al beneficio della nuova costituzione e della lettera del DivoAdrianoe di qualunque altro aiuto col quale in alcun modo potessero difendersi per mezzo dell'uso, e della legge, e dello statuto, e di qualunque ordinamento fatto o che farsi in avvenire potesse o si facesse; ma in qualunque tempo possano con effetto essere convenuti, non ostanti alcune ferie nè le loro dilazioni fatte o da farsi. E promisero come sopra il detto podestà, e questi consiglieri, e sapienti, che nè il podestà, nè alcuno de' predetti darà in alcun modo, nè con alcun sotterfugio, anche consenzienti questi arciprete e canonici, alcuna altra cosa in luogo di quel calice, fuori del predetto calice; ma daranno lo stesso calice speciale, intero, con tutte le sue pietre e gemme senza alcuna diminuzione. Ed ivi il detto signoreG. di Montelungo, legato della Sede apostolica, coll'autorità della sua legazione e per volontà dello stesso podestà e dei segretari, e consiglieri, e sapienti predetti, essi tutti e il consiglio comunale, dal termine infrascritto in avanti, assoggettò e sottopose al vincolo della scomunica adesso per allora, se le cose predette come sopra mantenute non fossero per quel termine; eccettuato il podestà predetto. Alla osservanza delle quali cose e maggiore loro confermazione i predetti segretari, e consiglieri, e sapienti sopranominati giurarono corporalmente, toccando i sacrosanti Evangeli, tutte le cose sopranotate, e di osservare e fare, e fare osservare dal comune di Milano ciascuna delle cose predette. Fatto nei campi d'Albairate, nell'esercito contraFederigo, una volta imperatore.

578.Tom. VII, pag. 502.

578.Tom. VII, pag. 502.

579.Giulini, tom. VIII, pag. 30 e seg.

579.Giulini, tom. VIII, pag. 30 e seg.

580.Bullar. Francescan., tom. II, pag. 15.

580.Bullar. Francescan., tom. II, pag. 15.

581.Sormani, Storia degli Umiliati, cap. 10, pag. 99.

581.Sormani, Storia degli Umiliati, cap. 10, pag. 99.

582.Bullar. Dominican., tom. I, pag. 244.

582.Bullar. Dominican., tom. I, pag. 244.

583.Dal consiglio dei quattrocento e dei trecento e dei cento, nuovo e vecchio.

583.Dal consiglio dei quattrocento e dei trecento e dei cento, nuovo e vecchio.

584.Giulini, tom. VIII, pag. 256.

584.Giulini, tom. VIII, pag. 256.

585.Giulini, tom. VIII, pag. 12.

585.Giulini, tom. VIII, pag. 12.

586.Detto, tom. VIII, pag. 28.

586.Detto, tom. VIII, pag. 28.

587.Tom. VIII, pag. 145 e seg.

587.Tom. VIII, pag. 145 e seg.

588.Giulini, tom. VIII, pag. 174.

588.Giulini, tom. VIII, pag. 174.

589.Seicento forche preparansi, alla vista delle quali si ritirarono.

589.Seicento forche preparansi, alla vista delle quali si ritirarono.

590.Manip. flor. ad an. 1260.

590.Manip. flor. ad an. 1260.

591.Giulini, tom. VIII, pag. 186.

591.Giulini, tom. VIII, pag. 186.

592.Detto, tom. VIII, pag. 191.

592.Detto, tom. VIII, pag. 191.

593.Tom. VIII, pag. 192, 219, 236 e 249.

593.Tom. VIII, pag. 192, 219, 236 e 249.

594.Giulini, tom. VIII, pag. 247.

594.Giulini, tom. VIII, pag. 247.

595.Corio a quell'anno.

595.Corio a quell'anno.

596.Giulini, tom. VII, pag. 134.

596.Giulini, tom. VII, pag. 134.

597.Detto, tom. VIII, pag. 247 e 286.

597.Detto, tom. VIII, pag. 247 e 286.

598.Sotto l'interdetto dei divini uffizi rimasta era la città di Milano per la contesa colla quale la famiglia dei Maravigli sembrava ingiustamente opprimere il priore di Pontida.

598.Sotto l'interdetto dei divini uffizi rimasta era la città di Milano per la contesa colla quale la famiglia dei Maravigli sembrava ingiustamente opprimere il priore di Pontida.

599.Calch. Hist. Patr., lib. 17, pag. 376.

599.Calch. Hist. Patr., lib. 17, pag. 376.

600.Tom. VIII, pag. 334 e 335.

600.Tom. VIII, pag. 334 e 335.

601.Il Castel Seprio si distrugga, e distrutto si mantenga in perpetuo, nè alcuno ardisca presumere di abitare su quel monte.

601.Il Castel Seprio si distrugga, e distrutto si mantenga in perpetuo, nè alcuno ardisca presumere di abitare su quel monte.

602.Siccome in tutte le cose sembrava entrare il sospetto, dubitava altresì che nuove trame nelle adunanze si macchinassero, e per questo comandò che coorti armate giorno e notte la città girassero, e provvedessero che riunione non si facesse tra i cittadini.

602.Siccome in tutte le cose sembrava entrare il sospetto, dubitava altresì che nuove trame nelle adunanze si macchinassero, e per questo comandò che coorti armate giorno e notte la città girassero, e provvedessero che riunione non si facesse tra i cittadini.

603.Calch. Hist. Patr., lib. 17, pag. 385.

603.Calch. Hist. Patr., lib. 17, pag. 385.

604.Avendo però il predetto Matteo Magno Visconti ottenuto il dominio di Milano, nello stesso primo reggimento molto virtuosamente si condusse; perciocchè professò per tal modo la castità e la onestà, che tutta la di lui corte composta sembrava di uomini religiosi. Le messe con grandissima devozione ascoltava. I sacerdoti vestiva colle sue proprie mani. In tutta la quaresima faceva che i domestici suoi e tutti i suoi famigliari si confessassero, altrimente con severità li puniva. I nobili di Milano volontieri ascoltava, e ai loro consigli non resisteva. I beni del comune conservava, nulla per sè riteneva. Non versò mai il sangue di alcuno. I dominii dei borghi e delle ville tra i nobili divideva; ogn'anno però i dominii di questi cambiava, onde tutti i nobili all'amor suo invitava. Fu ancora robustissimo della persona ed agile assai; colle mani spezzava un ferro di cavallo; e molt'altre cose faceva degne di commendazione.

604.Avendo però il predetto Matteo Magno Visconti ottenuto il dominio di Milano, nello stesso primo reggimento molto virtuosamente si condusse; perciocchè professò per tal modo la castità e la onestà, che tutta la di lui corte composta sembrava di uomini religiosi. Le messe con grandissima devozione ascoltava. I sacerdoti vestiva colle sue proprie mani. In tutta la quaresima faceva che i domestici suoi e tutti i suoi famigliari si confessassero, altrimente con severità li puniva. I nobili di Milano volontieri ascoltava, e ai loro consigli non resisteva. I beni del comune conservava, nulla per sè riteneva. Non versò mai il sangue di alcuno. I dominii dei borghi e delle ville tra i nobili divideva; ogn'anno però i dominii di questi cambiava, onde tutti i nobili all'amor suo invitava. Fu ancora robustissimo della persona ed agile assai; colle mani spezzava un ferro di cavallo; e molt'altre cose faceva degne di commendazione.

605.Ad onore del Signor nostro Gesù Cristo e della gloriosa Vergine Maria, sua madre, e del beato Ambrogio, confessore nostro, e dei beati Vincenzo, Agnese, Dionisio, e di tutti i santi, e della Santa Madre Chiesa, e del sommo pontefice, e del signor re dei Romani, ed a conservazione dello Stato del venerabile padre signor Ottone, arcivescovo della santa chiesa milanese, e al buono, tranquillo e pacifico stato del popolo e del comune di Milano e di tutti gli amici, ed alla morte e distruzione del marchese di Monferrato, e di tutti i di lui seguaci, voi, signor capitano, giurerete di reggere il popolo di Milano da oggi in avanti, per anni cinque prossimi venturi, in buona fede, senza frode, e che custodirete e manterrete lo stesso popolo.... e gli statuti... e se questi mancassero, osserverete le leggi romane.

605.Ad onore del Signor nostro Gesù Cristo e della gloriosa Vergine Maria, sua madre, e del beato Ambrogio, confessore nostro, e dei beati Vincenzo, Agnese, Dionisio, e di tutti i santi, e della Santa Madre Chiesa, e del sommo pontefice, e del signor re dei Romani, ed a conservazione dello Stato del venerabile padre signor Ottone, arcivescovo della santa chiesa milanese, e al buono, tranquillo e pacifico stato del popolo e del comune di Milano e di tutti gli amici, ed alla morte e distruzione del marchese di Monferrato, e di tutti i di lui seguaci, voi, signor capitano, giurerete di reggere il popolo di Milano da oggi in avanti, per anni cinque prossimi venturi, in buona fede, senza frode, e che custodirete e manterrete lo stesso popolo.... e gli statuti... e se questi mancassero, osserverete le leggi romane.

606.VediCorio all'anno 1288.

606.VediCorio all'anno 1288.

607.La morte e la distruzione del marchese del Monferrato e di tutti i di lui seguaci.

607.La morte e la distruzione del marchese del Monferrato e di tutti i di lui seguaci.

608.Giulini, tom. VIII, pag. 435.

608.Giulini, tom. VIII, pag. 435.

609.Corio all'anno 1308, e Villani, storia, lib. 8, cap. 61.

609.Corio all'anno 1308, e Villani, storia, lib. 8, cap. 61.

610.Il che, chiarissimi cittadini, significa che, siccome col ferro e con ferrei strumenti si domano tutti gli altri metalli, così, per salutare consiglio, non che per insigne valore dell'armi italiche e principalmente de' Milanesi, domare dee l'imperatore tutte le altre nazioni.

610.Il che, chiarissimi cittadini, significa che, siccome col ferro e con ferrei strumenti si domano tutti gli altri metalli, così, per salutare consiglio, non che per insigne valore dell'armi italiche e principalmente de' Milanesi, domare dee l'imperatore tutte le altre nazioni.

611.Giulini, tom. VIII, pag. 478.

611.Giulini, tom. VIII, pag. 478.

612.Med. Æv., tom. IV, col. 632, B.

612.Med. Æv., tom. IV, col. 632, B.

613.Med. Æv., tom. 2, pag. 595.

613.Med. Æv., tom. 2, pag. 595.

614.Giulini, tom. VIII, pag. 631.

614.Giulini, tom. VIII, pag. 631.

615.Rer. Ital., tom. XII,colum.1099, B.

615.Rer. Ital., tom. XII,colum.1099, B.

616.Ibidem, tom. XI, col. 231, C.

616.Ibidem, tom. XI, col. 231, C.

617.Ibid., tom. IX, col. 1242, B.

617.Ibid., tom. IX, col. 1242, B.


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