Hercules vidi, del qual si ragionaChe, fin che 'l giacerà come fa ora,L'Imperio non potrà forzar persona.
Hercules vidi, del qual si ragionaChe, fin che 'l giacerà come fa ora,L'Imperio non potrà forzar persona.
Hercules vidi, del qual si ragiona
Che, fin che 'l giacerà come fa ora,
L'Imperio non potrà forzar persona.
Avevamo la sede vescovile marmorea nel coro, sulla quale, ponendosi a sedere le donne incinte, credevano di non poter più correre alcun rischio nel parto. In terzo luogo si credeva che quel serpente di bronzo collocato sulla colonna dal buon arcivescovo Arnolfo, quel prezioso dono de' Greci, avesse la virtù di guarire i bambini dai vermi. Si credeva molto alle streghe, e si opinava ch'esse nulla potessero operare nelle case avanti le quali passavano le processioni delle Rogazioni, le quali sono assai antiche presso di noi. Quando le campagne avevano bisogno della pioggia si poneva una gran caldaia a fuoco in sito aperto;e vi si facevano bollire legumi, carni salate ed altri commestibili; poi si mangiava e spruzzavansi di acqua i circostanti. Nella vigilia del santo Natale si faceva ardere un ceppo ornato di frondi e di mele, spargendovi sopra tre volte vino e ginepro; e intorno vi stava tutta la famiglia in festa. Questa usanza durava ancora nel secolo decimoquinto, e la celebrò Galeazzo Maria Sforza. Il giorno del santo Natale i padri di famiglia distribuivano, sin d'allora, i denari, acciò tutti potessero divertirsi giuocando. Si usavano in quei giorni dei pani grandi; e si ponevano sulla mensa anitre e carne di maiale, come anche oggidì il popolo costuma di fare. V'è nell'archivio del monastero di Sant'Ambrogio una donazione, fatta nel 1013, da Adamo, negoziante milanese, all'abate del monastero; egli dona una casa, acciocchè col fitto di essa i monaci comprino de' pesci, ed allegramente se li mangino nel giorno anniversario della morte di Falcherodo, monaco, e di Giovanni, prete: e ciò per sollievo dell'anima de' trapassati. Sono anche curiose le parole:[200]Emanat pisces ad refectionem et hilaritatem annualem in die anniversario obitus eorum Falkerodi monaci et Johanni presbytero, pro animarum eorum remedio, quo ipsis proficiat ad gaudium et anime salutem[201]. Si credeva da molti che giovasse al riposo delle anime de' defunti l'accendere sulle tombe loro delle lampadi:[202]Ut ipsa luminaria luceant pro anima ipsius[203]. Altre donazioni ritrovansi colla condizione:[204]Et faciat ardere ia quadragesima majore super sepulturam ipsius quondam Andreae genitoris[205]. Di variesuperstizioni di quei tempi ne tratta la dissertazione dell'illustre Muratori, alla quale si può ricorrere per una più vasta erudizione[206].
Non v'è ai nostri giorni alcun giudice, per corrotto e meschino ch'egli si sia, che sfrontatamente ardisca di raccontare di avere venduta la sentenza. Allora l'imperatore Ottone III non ebbe difficoltà, in un diploma del 1001, di asserire di aver ricevuto dal vescovo di Tortona la metà dei beni disputati:[207]Propter rectum judicium quod fecimus inter eum et Ricardum, ex jam praenominatis rebus[208]. Facile è quindi il conoscere in quale stato fossero allora le leggi, la disciplina, le scienze. I vescovi erano soldati e vivevano più nelle armate che nella Chiesa. Così facevano gli abati[209]. L'uso di decidere le questioni col preteso giudizio di Dio nel duello, sempre più rendevasi comune. I beni ecclesiastici si dilapidavano dagli stessi prelati; e così fece Landolfo, arcivescovo, il quale[210]ecclesiae facultates et multa clericorum distribuit militibus beneficia[211]; e più distintamente lo spiega l'altro storico nostro contemporaneo Landolfo:[212]Pollicens illis omnes plebes, omnesque dignitates atque Xenodochia, quae majores ordinarii atque primicerius decumanorum, archipresbyteri, et cimiliarchi hujus urbis ecclesiarum tenebant, jurejurando asserens, pactum usque detestabiles patratus[213]. Io ripeterò più volte una verità che non sarà mai ripetuta abbastanza; cioè che le malinconiche declamazioniche si fanno contro i costumi del secolo in cui viviamo, suppongono una totale ignoranza della storia; e che, paragonando il tempo d'oggi ai tempi de' quali tratto, dobbiamo umilmente benedire e ringraziare l'Essere Eterno che ci ha riserbati a vivere fra uomini assai più colti e ragionevoli, sotto governi assai più saggi e benefici, diretti da un clero assai più dotto, costumato e pio, mentre il vizio e il delitto cautamente fra le tenebre serpeggiano (poichè la terra è la loro abitazione), ma non innalzano la temeraria fronte, nè dettano precetti per confondere, come allora facevano, ogni idea di giustizia e di virtù.