Chapter 20

302.Il tesoriere era allora il presidente della camera, e cotesto Landriano, che adulò il duca, fu il medesimo che nel consiglio ducale lo fece acclamare, ad esclusione del legittimo successore.303.Veggasi la Cronaca di Antonio Grumello pavese. MS. del signor principe di Belgioioso d'Este, foglio 19, tergo, e foglio 20.304.MS. di Antonio Grumello, pavese, presso il signor principe di Belgioioso, fogli 22 tergo.305.Dove oggidì stanno i Teatini.306.Quaranta damiselle milanesi, non già dell'inferiore:così il Prato.307.Giovanni Andrea da Prato è l'autore che io scelgo per guida, or che il Corio cessa di raccontare. Da esso Prato, che conservo manoscritto, ho tratti i minuti avvenimenti che ho creduto di non omettere, poichè mostrano il carattere di quel buon principe.308.Perpetuo edicto et inviolabili decreto... statuimus, ordinamus, et lege perpetuo valitura stabilimus.(Con perpetuo editto e decreto inviolabile... stabiliamo, ordiniamo e vogliamo, con legge che debba valere in perpetuo.)309.Damus et concedimus per praesentes potestatem seu auctoritatem decreta nostra ducalia confirmandi, et infirmandi, dandi omnes quascumque dispensationes, Statutorum et ordinatorum confirmationes, ec. E rispetto alle concessioni del re medesimo dice:Nisi prius fuerint in dicto senatus nostro praesentatae, interitanae, et verificatae, nullius firmitatis, effectus vel momenti esse poterunt; easque, tam concessas quam concedendas, decerminus per praesentes irritas et inanes.(Diamo e concediamo, colle presenti, podestà o sia autorità di confermare e di annullare i nostri decreti ducali, di concedere ogni qualunque dispensa, di confermare gli statuti e le ordinazioni, ec...... Se da prima non saranno nel detto senato nostro presentate,interinatee verificate, non potranno essere di alcuna forza, effetto e conseguenza; e colle presenti dichiariamo irrite e nulle, tanto le già concedute, come quelle che potessero concedersi.)310.Proruppe in ira così grande, che sembrava avere perduta tutta la prudenza... E tardi conobbe che, tumultuando il popolo, più vantaggiosa riesce l'umanità e la mansuetudine, che l'arroganza.311.Tres vultus Trivultio.— (Tre volti ha il Trivulzio).312.Egli era al servigio degli Aragonesi in Napoli, mentre essi minacciavano Lodovico Sforza: quando poi Carlo VIII conquistò quel regno, il Trivulzio si pose allo stipendio della Francia, e molta parte ebbe nell'aprire il varco al re nei passi di Fornuovo alla Val di Taro.313.Corio, all'anno 1499.314.Del Corte così scrive il Guicciardini al lib. IV, raccontando il prezzo ch'egli ottenne;ma con tanta infamia, e con tanto odio, eziandio appresso ai Francesi, che, rifiutato da ognuno come di fiera pestifiera, e abominevole il suo commercio, e schernito per tutte dove arrivava con obbrobriose parole, tormentato dalla vergogna e dalla coscienza, potentissimo e certissimo flagello di chi fa male, passò non molto poi per dolore all'altra vita.315.Tom. II, pag. 22.316.Quod ad Rempublicam attinet, jam licet omnibus intueri quod in magno omnia ancipiti, seu potius praecipiti pendent. Sfortianos constat sexdecim milium peditum delectum ex Elvetiis fecisse, milla cataphractos ex Germania Burgandiaque contraxisse, tormenta aenea, machinas, pilas, pulveresque coemisse, atque comunis opinio est quod medio januario superatis Alpibus Gallos invadent, atque eos pellere aut profligare conabuntur. E contra comes Lignyaci, cujus in ire bellica auctoritas suprema est (licet proregie nomen Jo. Jacobo Trivultio datum sit) omnes cataphractos apud Comum cogit.... E continua a spiegare le disposizioni per la difesa che facevasi dai Francesi;cuius exitum utinam Mediolanenses (quae foret insolita eorum prudentia) expectarent! At plurimi sunt, maxime ex Gibellina factione, qui, more impatientes, jamjam civitatem scindere, amicos, affinesque unire, armaque capere non dubitant, quod dicant memoratum Trivultium statuisse capita ipsius Gibellinae factionis perdere, alios obsides in Galliam mittendo, alios proscribendo, alios in custodiis habendo; dicentes propterea se, armatos, vim vi repellere velle, hujusmodique armis non in regis perniciem aut damnum, sed tuitionem et salutem, si expediat, se usuros jactantes. Huic quasi seditioni fomentum non exiguum praestant memoratus Lignyaci comes et Lucionensis episcopus, Senatus Cancellarius et justitiae, ut ajunt, caput; qui ambo, ut sunt Trivultii aemuli, aegre ferunt quod apud eum remaneat illud nudum proregis nomen; sperantque hac ratione Regem coactum iri ut Trivultium deponat, cum intelliget, eo etiam solam sceptri imaginem retinente, seditionem extingui minime posse: iique ambo, quasi fatentes eam esse pravam et subdolam Trivultii mentem in Gibellinos, quam ipsi verentur, nec affirmantes longe alienam esse regis voluntatem, qui nullo discrimine omnes Gibellinos Guelfosque habet, non reprehendunt, sed quadam taciturnitate probant, Gibellinosque armari, ac stipari, seditionem in dies magis et magis augeri; quum et Trivultius et omnes fere Guelfi partes ejus secuti, non minus quam Gibellini, se muniant clientibus et armis, et vim nedum repellere, sed etiam inferre parent.Prosiegue antivedendo i mali, che ne nacquero in fatti, e conclude la lettera così:tunc, inquam, cognosceremus quanto subjectir populis salubrius sit contendendibus de imperio principibus, spectatores, quam auxiliatores esse.(Per quello che spetta alla repubblica, si può ora da tutti riconoscere, che tutte le cose pendono in uno stato dubbioso o piuttosto precipitoso. Egli è certo che gli sforzeschi hanno arruolato sedicimila fanti tra gli Svizzeri raccolti, mille cavalli, grave armatura dalla Germania e dalla Borgogna, comperati cannoni di bronzo, macchine, palle polvere, e la comune opinione è che alla metà di gennaio, superate avendo le Alpi, assaliranno i Francesi, e si studieranno di cacciarli o di sconfiggerli. All'opposto il conte diLigny, che ha il supremo comando nelle cose militari (benchè il nome di vice-re sia dato aGiovan Giacomo Trivulzio), tutti i suoi cavalli di pesante armatura riunisce presso Como...... Il di cui esito volesse il cielo che i Milanesi (il che sarebbe una prudenza in essi insolita), aspettassero! Ma moltissimi sono, massime della fazione ghibellina, che, impazienti di ritardo, non dubitano già a quest'ora di dividere la città, di riunire i loro amici e congiunti, e di pigliare le armi, perchè dicono che il memoratoTrivulzioabbia stabilito di rovinare i capi della stessa fazione ghibellina, mandandone altri ostaggi in Francia, altri proscrivendo, altri ritenendo nelle prigioni; soggiungendo per questo che essi, armati, respingere vogliono la forza colla forza, e vantandosi che di queste armi si serviranno non già a discapito o danno del re, ma qualora occorra alla loro difesa e salvezza. A questa specie di sedizione prestano non piccolo fomento il già nominato conte diLignyed il vescovo diLuçon, cancelliere del senato, e capo, come dicono, della giustizia, i quali, essendo l'uno e l'altro emuli delTrivulzio, mal soffrono che presso di esso rimanga quel nome nudo di vicerè, e sperono che per questa ragione il re sarebbe forzato a deporre ilTrivulzio, qualora venisse a sapere che, ritenendo la sola immagine dello scettro, la sedizione non potrebbe estinguersi, ad essi, quasi confessando ambidue essere quella intenzione trista e subdola delTrivulziocontra i Ghibellini, la cosa che essi temono, nè asserendo molto lontana da quello la volontà del re, che tutti i Ghibellini e i Guelfi riguarda senza alcuna differenza; non riprendono, ma anzi con un certo silenzio quelle mosse approvano, e che i Ghibellini si armino e si rafforzino, e che la sedizione giornalmente a maggior grado si accresca; mentre anche ilTrivulzioe tutti quasi i Guelfi seguaci del di lui partito, non meno che i Ghibellini, si muniscono di partigiani e di armi, e non solo si preparano a respignere la forza, ma anche ad adoperarla....... Allora dissi, conosceremmo quanto più salutare sia ai popoli suggetti l'essere spettatori che non ausiliari dei principi che dell'imperio contendono).317.Vinto certamente dall'efficacia dell'argomento, prestò la mano; tuttavia, mentre mi congedò, conobbi che egli era quasi sdegnato; giacchè come tu sai, i principi quello che essi vogliono, sogliono volerlo di troppo, e ben sovente pongono mente piuttosto a quello che giova, che non a quello che conviene.318.Così nella lettera 28 febbraio 1500, a Giovannangelo Selvatico.319.Fra questi deve esser pure compreso l'illustre Guicciardini, lib. IV.320.Veggasi lettera 30 aprile 1500 a Girolamo Varadeo.321.Sè stesso non cessava di rimproverare, e di accusare la propria pusillanimità, nè ben sapeva a quale consiglio si appigliasse.322.L'infeliceLodovico, che non aveva potuto cangiare i lineamenti del viso, nè l'aspetto della maestà che sempre ebbe nel volto, nè la sua figura principesca, benchè le vesti mutate avesse, conosciuto fu e preso.323.Fatta all'istante un'irruzione.324.Gli presentò sei vestiti, due di stoffa d'oro, due d'argento, due di seta con altrettanti giubboni, e paia sei calze di scarlatto, e dodici camisce di renso, con scarpe e berrette similmente d'oro. Queste minuzie, riferite dalPrato, danno idea del vestire di quei tempi, e fors'anco della cura maggiore che si aveva per l'apparenza, che per la mondezza, non frequentemente allora cambiandosi le vesti che immediatamente ci toccano.325.Espugnata avendo Alessandria, distrutto l'esercito, caccia il ducaLodovico Sforza, e tornato presso Novara, lo sconfigge e lo fa prigioniero.326.Avendo io fatte molte ricerche, anni sono, sulle regalie alienate dai sovrani di questo Stato, o donate ai sudditi, ho osservato che al tempo del duca Filippo Maria si cominciò a staccarle, ed ho trovate cinque vendite e quattordici donazioni. Quel principe, non avendo eredi, cominciò a largheggiare. Poi, sotto Francesco I, fu il più gran colpo di distacco, contandosi sedici vendite, e ben quarantaquattro donazioni di regalie. Anche sotto Francesco s'introdusse il patto di abdicare in alcune vendite di regalie, la ragione fiscale di ricuperarle al prezzo medesimo. Le donazioni non furono mai tante poi, quanto sotto Francesco, che doveva rendere accetta la signoria, che mancava in lui di legittima ragione; ma sotto Lodovico il Moro in vece grandiose furono le vendite, delle quali ne ho contate settantaquattro. Tutto il secolo XVI fu più moderato. Non è da maravigliarsi che il duca Filippo Maria, ultimo di sua casa, donasse largamente regalie annesse alla sovranità o destinate a sostenerla. Oltre quelle che, pel terminare delle famiglie, nel corso di tre secoli saranno rientrate nel ducale patrimonio, ne rimanevano tuttora in mano di privati quattordici, dieci anni sono. Nè vi è pure da maravigliarsi se dieci anni fa rimanessero ben quarantaquattro donazioni di regalie fatte da Francesco Sforza, che voleva appoggiare la sua donazione alla benevolenza ed al consenso de' popoli.327.In porta Romana nella contrada della Ruga Bella.328.Questo palazzo era dove ora trovasi la casa del marchese Litta in porta Vercellina.329.Nella cinta del muro intorno alla chiesa di San Dionigi vi si pose una lapida con queste parole:Lodovicus, Galliarum rex et Mediolani dux, parta de Venetis victoria, hic equum ascendit, ut in urbe triumpharet.(Lodovico, re di Francia e duca di Milano, ottenuta avendo la vittoria su i Veneti, qui montò a cavallo onde nella città trionfasse.)330.Murat. Annali d'Italia, A. 1509. — Du-Mont, Corp. Diplomatique.331.Lib. IX.332.Guicciard., lib. X.333.Lib. X.334.Lib. X.335.Leggasi l'Apologia che ne ha fatta l'abate Francesco Murocchi nella tragedia intitolata: L'Avogadro.336.Lettera del Cavalier Bayard a Lorenzo Aleman, suo zio, stampata in fine della tragedia del signor Belloy citata.337.SIMULACRO DI GASTONE DI FOIXCONDOTTIERO DEGLI ESERCITI FRANCESICADUTO NELLA BATTAGLIA DI RAVENNA NELL'ANNOMDXIIESSENDO NELLA RESTAURAZIONE DELLA CHIESA DI S. MARTADISTRUTTA LA DI LUI TOMBALE VERGINI DI QUESTO MONASTEROALLA IMMORTALITÀ DI SÌ GRANDE CAPITANO,IN QUESTO LUOGO LO FECERO COLLOCARENELL'ANNO MDLXXIV.338.Mathieu Skeiner, cardinal de Sion,le boute-feu de la Sainte Ligue, lui qui joua dans toutes ces guerres le véritable rôle de l'Alecto de Virgile; ce Prêtre sanguinaire eut la lâcheté de faire exhumer le Héros de la France, sous pretexte de l'absurde excommunication lancée contre les ennemis du pape. Les François et beaucoup d'Italiens, souhaitoient alors à Jules II et au cardinal Skeiner autant de droitur, de justice, d'honneur et de bonté, qu'en avoit eu le Prince, dont ils osoient ainsi damner l'ame et outrages les cendres.Belloy.339.Et vous assure que de cent ans le royaum de France ne recouvrera la perte qu'il a faite.340.Veggasi Guicciardini, lib. 4. — Muratori, Annali, all'anno 1512. — Istoria del dominio temporale della Chiesa sopra Parma e Piacenza, ediz. rom. pag. 122. — Du Mont, Code Diplomat., T. IV, P. I, pag. 137 e 173. — Angeli, Ist. di Parma, lib. V. — Alberti, Descriz. d'Ital., pag. 369.341.Siccome può vedersi nel tomo II, Cap. XIII.342.Lib. XI.343.Gaillard, Vie de François Premier, roi de France, tomo I, pag. 140.344.Guicciard., lib. XI.345.Guicciard., lib. XI.346.Prato.347.Misero il paese il cui re è un fanciullo!348.Beatissimo Padre. — Manifesta ed abbastanza nota è presso la Santità Vostra la smoderata ed eccessiva ambizione di dominare in lungo e in largo, e la cupidigia di usurpare indebitamente l'altrui del re de' Francesi, cosicchè non solo sembra aspirare con tutti i suoi desiderii al principato milanese, ma anche al soggiogamento di tutta l'Italia; (e conclude alfine) per la qual cosa io sono forzato di ricorrere alla Beatitudine Vostra, per cosa che caderà ad evidente vantaggio di tutta l'Italia, e a me provvederà in una così grande pubblica calamità; supplicando altresì affinchè, provvedendo alle premesse cose, la Beatitudine Vostra, coll'autorità apostolica della quale è investita, di moto proprio, per certa scienza e per pienezza della podestà anche assoluta, si degni di accordare licenza, podestà ed autorità di imporre in tutta la giurisdizione del ducato di Milano le predette aggiunte di trenta soldi per ogni staio di sale, ec.349.Miscellanea MS., vol. I, num. 9.350.Miscellan. vol. I, num. 3.351.Il contratto di questa vendita, fatto il giorno 11 luglio 1515, trovasi nell'Archivio Civico, e si scorge che il reddito del Naviglio grande si considerò di non più che annue lire 1200.352.Vedi Prato.353.Ibid.354.Miscellan., vol. I, num. 12.355.MS. Miscellanea, tom. I, num. 12.356.Lib. XI.357.Prato.358.Lo stesso Prato.359.Havuto nova Maximiliano Sforza ducha di Milano, ed il cardinale elveticho del preparato exercito gallico et del preparato esercito veneto(dopo morto Lodovico XII)per la impresa de lo imperio Mediolanense; facto suo consulto de resistere a tanto impeto unito contra esso imperio, il cardinale, per levar ogni suspecto qual haveva a lo epischopo laudense Sforzescho, qual gubernava lo imperio Mediolanense, fece prendere esso epischopo et condurlo prigione nel castello di porta Giobia, dove subito posto alla tortura li fu dato squassi quattordici di corda et altro non poteno havere da esso epischopo.M. S. Belgioioso, fol. 79, tergo, e 80.360.Gaillard, Vie de François Premier, tom. I, pag. 214.361.Idem, ibidem, pag. 224.362.Prato.363.Prato.364.Guicciard., lib. XII.365.Guicciard., lib. XII.366.Lib. XII.367.Veggasi Gaillard, tom. I, alle pag. 270, 274.368.Lib. I, f. 6. L'ingenuità di questa Cronaca appare dalla semplicità e barbarie medesima colla quale è scritta. L'autore era un merciaio, che, avendo bottega in Milano, si compiaceva di registrare gli avvenimenti del suo tempo. Corre manoscritta questa Cronaca di Gian Marco Burigozzo, e comprende gli avvenimenti nel 1500 al 1544. E curiosa la maniera colla quale termina:come vedrete nella Cronica de mio filiolo, imperciocchè per la morte che mi è sopragiunta non posso più scrivere.Queste parole verosimilmente vennero aggiunte dal figlio, il quale o non compose poscia la continuazione della Cronaca, ovvero se la compose ella non è giunta a mia notizia; di questa Cronaca mi accadrà più volle in séguito di servirmene.369.Hyeronimo Morono dette zanze al gallico re d'andar in la citate de Brixio senatore, secondo la mente dil re, et stato alquanti giorni in la città Mediolanense, fa significato ad esso Morono dovesse pigliar il cammino de la Gallia transalpina ed andar al suo offitio, dove esso Morono, charichato sei cariaggi de le sue tutte bone robe, pigliò il cammino di lo Apenino. Gionto appresso allo Apenino pigliò il cammino de le montagne de Genovese et poi di Modena, et in quella fece dimora per alquanti anni, et il gallico re fu piantato dal Morono.Cronaca di Antonio Crumello, pavese. MS. Belgioioso, fogl. 83, tergo.370.Veggasi Giovio, lib. VI, Storia. — Gaillard, Storia di Francesco I re di Francia, tom. I, cap. III. — Veggasi Prato.371.Il re cristianissimo, volgendo nell'animo la fedeltà e la integrità che i cittadini milanesi mostrarono verso sua maestà, e i danni intollerabili che essi sopportarono, liberamente dona e concede alla predetta città la somma di diecimila ducati di rendita annua e perpetua, esigibili per mano del ricevitore della città dai gabellieri delle mercatanzie, la quale somma sia convertita soltanto ad utilità della città predetta, e non altrimenti.372.Così nel libro di Carlo Pagano, stampato in Milano da Agostino Vimercato l'anno 1520, pag. 6.373.Vedi Pagano suddetto.374.Osservando e non osservando il diritto comune.375.Essendo quell'uffizio cagione a tutti di terrore.376.Arte del buono e del retto, e scienza del giusto e dell'ingiusto.377.Questo accadde per disposizione data il giorno primo di luglio del 1518, come scorgesi alla pag. 30 della relazione MS. che l'erudito ed esatto abate Lualdi, prefetto dell'Archivio della città, ha presentata l'anno 1784 al Consiglio Generale.378.Prato. — Burigozzo, lib. I, foglio 9 e 10.379.Une très-belle et honeste dame que le roy aimoit, et faisoit son mary cocu, di lei dice Brantome nel discorso sopra il maresciallo di Lautrec.380.Vedi Gaillard, tom. I, pag. 352.381.Così Gaillard, tom. I, pag. 360.382.Gaillard, tom. I, pag. 361.383.CHI MAI NON RIPOSÒ, QUI RIPOSA. TACI.384.Tom. II, pag. 202.385.È da vedersiApostolo Zeno, nelle sue dissertazioni Vossiane, tomo II, sul merito della storia del Corio, da molti a torto disprezzata. Così pureJusti Vicecomitis pro Bernardino Corio Dissertatio. Giusto Visconte è il finto nome del P.MazzucchelliC. R. Somasco, il cui elogio trovasi nel Giornale de' Letterati di Italia.

302.Il tesoriere era allora il presidente della camera, e cotesto Landriano, che adulò il duca, fu il medesimo che nel consiglio ducale lo fece acclamare, ad esclusione del legittimo successore.

302.Il tesoriere era allora il presidente della camera, e cotesto Landriano, che adulò il duca, fu il medesimo che nel consiglio ducale lo fece acclamare, ad esclusione del legittimo successore.

303.Veggasi la Cronaca di Antonio Grumello pavese. MS. del signor principe di Belgioioso d'Este, foglio 19, tergo, e foglio 20.

303.Veggasi la Cronaca di Antonio Grumello pavese. MS. del signor principe di Belgioioso d'Este, foglio 19, tergo, e foglio 20.

304.MS. di Antonio Grumello, pavese, presso il signor principe di Belgioioso, fogli 22 tergo.

304.MS. di Antonio Grumello, pavese, presso il signor principe di Belgioioso, fogli 22 tergo.

305.Dove oggidì stanno i Teatini.

305.Dove oggidì stanno i Teatini.

306.Quaranta damiselle milanesi, non già dell'inferiore:così il Prato.

306.Quaranta damiselle milanesi, non già dell'inferiore:così il Prato.

307.Giovanni Andrea da Prato è l'autore che io scelgo per guida, or che il Corio cessa di raccontare. Da esso Prato, che conservo manoscritto, ho tratti i minuti avvenimenti che ho creduto di non omettere, poichè mostrano il carattere di quel buon principe.

307.Giovanni Andrea da Prato è l'autore che io scelgo per guida, or che il Corio cessa di raccontare. Da esso Prato, che conservo manoscritto, ho tratti i minuti avvenimenti che ho creduto di non omettere, poichè mostrano il carattere di quel buon principe.

308.Perpetuo edicto et inviolabili decreto... statuimus, ordinamus, et lege perpetuo valitura stabilimus.(Con perpetuo editto e decreto inviolabile... stabiliamo, ordiniamo e vogliamo, con legge che debba valere in perpetuo.)

308.Perpetuo edicto et inviolabili decreto... statuimus, ordinamus, et lege perpetuo valitura stabilimus.

(Con perpetuo editto e decreto inviolabile... stabiliamo, ordiniamo e vogliamo, con legge che debba valere in perpetuo.)

309.Damus et concedimus per praesentes potestatem seu auctoritatem decreta nostra ducalia confirmandi, et infirmandi, dandi omnes quascumque dispensationes, Statutorum et ordinatorum confirmationes, ec. E rispetto alle concessioni del re medesimo dice:Nisi prius fuerint in dicto senatus nostro praesentatae, interitanae, et verificatae, nullius firmitatis, effectus vel momenti esse poterunt; easque, tam concessas quam concedendas, decerminus per praesentes irritas et inanes.(Diamo e concediamo, colle presenti, podestà o sia autorità di confermare e di annullare i nostri decreti ducali, di concedere ogni qualunque dispensa, di confermare gli statuti e le ordinazioni, ec...... Se da prima non saranno nel detto senato nostro presentate,interinatee verificate, non potranno essere di alcuna forza, effetto e conseguenza; e colle presenti dichiariamo irrite e nulle, tanto le già concedute, come quelle che potessero concedersi.)

309.Damus et concedimus per praesentes potestatem seu auctoritatem decreta nostra ducalia confirmandi, et infirmandi, dandi omnes quascumque dispensationes, Statutorum et ordinatorum confirmationes, ec. E rispetto alle concessioni del re medesimo dice:Nisi prius fuerint in dicto senatus nostro praesentatae, interitanae, et verificatae, nullius firmitatis, effectus vel momenti esse poterunt; easque, tam concessas quam concedendas, decerminus per praesentes irritas et inanes.

(Diamo e concediamo, colle presenti, podestà o sia autorità di confermare e di annullare i nostri decreti ducali, di concedere ogni qualunque dispensa, di confermare gli statuti e le ordinazioni, ec...... Se da prima non saranno nel detto senato nostro presentate,interinatee verificate, non potranno essere di alcuna forza, effetto e conseguenza; e colle presenti dichiariamo irrite e nulle, tanto le già concedute, come quelle che potessero concedersi.)

310.Proruppe in ira così grande, che sembrava avere perduta tutta la prudenza... E tardi conobbe che, tumultuando il popolo, più vantaggiosa riesce l'umanità e la mansuetudine, che l'arroganza.

310.Proruppe in ira così grande, che sembrava avere perduta tutta la prudenza... E tardi conobbe che, tumultuando il popolo, più vantaggiosa riesce l'umanità e la mansuetudine, che l'arroganza.

311.Tres vultus Trivultio.— (Tre volti ha il Trivulzio).

311.Tres vultus Trivultio.— (Tre volti ha il Trivulzio).

312.Egli era al servigio degli Aragonesi in Napoli, mentre essi minacciavano Lodovico Sforza: quando poi Carlo VIII conquistò quel regno, il Trivulzio si pose allo stipendio della Francia, e molta parte ebbe nell'aprire il varco al re nei passi di Fornuovo alla Val di Taro.

312.Egli era al servigio degli Aragonesi in Napoli, mentre essi minacciavano Lodovico Sforza: quando poi Carlo VIII conquistò quel regno, il Trivulzio si pose allo stipendio della Francia, e molta parte ebbe nell'aprire il varco al re nei passi di Fornuovo alla Val di Taro.

313.Corio, all'anno 1499.

313.Corio, all'anno 1499.

314.Del Corte così scrive il Guicciardini al lib. IV, raccontando il prezzo ch'egli ottenne;ma con tanta infamia, e con tanto odio, eziandio appresso ai Francesi, che, rifiutato da ognuno come di fiera pestifiera, e abominevole il suo commercio, e schernito per tutte dove arrivava con obbrobriose parole, tormentato dalla vergogna e dalla coscienza, potentissimo e certissimo flagello di chi fa male, passò non molto poi per dolore all'altra vita.

314.Del Corte così scrive il Guicciardini al lib. IV, raccontando il prezzo ch'egli ottenne;ma con tanta infamia, e con tanto odio, eziandio appresso ai Francesi, che, rifiutato da ognuno come di fiera pestifiera, e abominevole il suo commercio, e schernito per tutte dove arrivava con obbrobriose parole, tormentato dalla vergogna e dalla coscienza, potentissimo e certissimo flagello di chi fa male, passò non molto poi per dolore all'altra vita.

315.Tom. II, pag. 22.

315.Tom. II, pag. 22.

316.Quod ad Rempublicam attinet, jam licet omnibus intueri quod in magno omnia ancipiti, seu potius praecipiti pendent. Sfortianos constat sexdecim milium peditum delectum ex Elvetiis fecisse, milla cataphractos ex Germania Burgandiaque contraxisse, tormenta aenea, machinas, pilas, pulveresque coemisse, atque comunis opinio est quod medio januario superatis Alpibus Gallos invadent, atque eos pellere aut profligare conabuntur. E contra comes Lignyaci, cujus in ire bellica auctoritas suprema est (licet proregie nomen Jo. Jacobo Trivultio datum sit) omnes cataphractos apud Comum cogit.... E continua a spiegare le disposizioni per la difesa che facevasi dai Francesi;cuius exitum utinam Mediolanenses (quae foret insolita eorum prudentia) expectarent! At plurimi sunt, maxime ex Gibellina factione, qui, more impatientes, jamjam civitatem scindere, amicos, affinesque unire, armaque capere non dubitant, quod dicant memoratum Trivultium statuisse capita ipsius Gibellinae factionis perdere, alios obsides in Galliam mittendo, alios proscribendo, alios in custodiis habendo; dicentes propterea se, armatos, vim vi repellere velle, hujusmodique armis non in regis perniciem aut damnum, sed tuitionem et salutem, si expediat, se usuros jactantes. Huic quasi seditioni fomentum non exiguum praestant memoratus Lignyaci comes et Lucionensis episcopus, Senatus Cancellarius et justitiae, ut ajunt, caput; qui ambo, ut sunt Trivultii aemuli, aegre ferunt quod apud eum remaneat illud nudum proregis nomen; sperantque hac ratione Regem coactum iri ut Trivultium deponat, cum intelliget, eo etiam solam sceptri imaginem retinente, seditionem extingui minime posse: iique ambo, quasi fatentes eam esse pravam et subdolam Trivultii mentem in Gibellinos, quam ipsi verentur, nec affirmantes longe alienam esse regis voluntatem, qui nullo discrimine omnes Gibellinos Guelfosque habet, non reprehendunt, sed quadam taciturnitate probant, Gibellinosque armari, ac stipari, seditionem in dies magis et magis augeri; quum et Trivultius et omnes fere Guelfi partes ejus secuti, non minus quam Gibellini, se muniant clientibus et armis, et vim nedum repellere, sed etiam inferre parent.Prosiegue antivedendo i mali, che ne nacquero in fatti, e conclude la lettera così:tunc, inquam, cognosceremus quanto subjectir populis salubrius sit contendendibus de imperio principibus, spectatores, quam auxiliatores esse.(Per quello che spetta alla repubblica, si può ora da tutti riconoscere, che tutte le cose pendono in uno stato dubbioso o piuttosto precipitoso. Egli è certo che gli sforzeschi hanno arruolato sedicimila fanti tra gli Svizzeri raccolti, mille cavalli, grave armatura dalla Germania e dalla Borgogna, comperati cannoni di bronzo, macchine, palle polvere, e la comune opinione è che alla metà di gennaio, superate avendo le Alpi, assaliranno i Francesi, e si studieranno di cacciarli o di sconfiggerli. All'opposto il conte diLigny, che ha il supremo comando nelle cose militari (benchè il nome di vice-re sia dato aGiovan Giacomo Trivulzio), tutti i suoi cavalli di pesante armatura riunisce presso Como...... Il di cui esito volesse il cielo che i Milanesi (il che sarebbe una prudenza in essi insolita), aspettassero! Ma moltissimi sono, massime della fazione ghibellina, che, impazienti di ritardo, non dubitano già a quest'ora di dividere la città, di riunire i loro amici e congiunti, e di pigliare le armi, perchè dicono che il memoratoTrivulzioabbia stabilito di rovinare i capi della stessa fazione ghibellina, mandandone altri ostaggi in Francia, altri proscrivendo, altri ritenendo nelle prigioni; soggiungendo per questo che essi, armati, respingere vogliono la forza colla forza, e vantandosi che di queste armi si serviranno non già a discapito o danno del re, ma qualora occorra alla loro difesa e salvezza. A questa specie di sedizione prestano non piccolo fomento il già nominato conte diLignyed il vescovo diLuçon, cancelliere del senato, e capo, come dicono, della giustizia, i quali, essendo l'uno e l'altro emuli delTrivulzio, mal soffrono che presso di esso rimanga quel nome nudo di vicerè, e sperono che per questa ragione il re sarebbe forzato a deporre ilTrivulzio, qualora venisse a sapere che, ritenendo la sola immagine dello scettro, la sedizione non potrebbe estinguersi, ad essi, quasi confessando ambidue essere quella intenzione trista e subdola delTrivulziocontra i Ghibellini, la cosa che essi temono, nè asserendo molto lontana da quello la volontà del re, che tutti i Ghibellini e i Guelfi riguarda senza alcuna differenza; non riprendono, ma anzi con un certo silenzio quelle mosse approvano, e che i Ghibellini si armino e si rafforzino, e che la sedizione giornalmente a maggior grado si accresca; mentre anche ilTrivulzioe tutti quasi i Guelfi seguaci del di lui partito, non meno che i Ghibellini, si muniscono di partigiani e di armi, e non solo si preparano a respignere la forza, ma anche ad adoperarla....... Allora dissi, conosceremmo quanto più salutare sia ai popoli suggetti l'essere spettatori che non ausiliari dei principi che dell'imperio contendono).

316.Quod ad Rempublicam attinet, jam licet omnibus intueri quod in magno omnia ancipiti, seu potius praecipiti pendent. Sfortianos constat sexdecim milium peditum delectum ex Elvetiis fecisse, milla cataphractos ex Germania Burgandiaque contraxisse, tormenta aenea, machinas, pilas, pulveresque coemisse, atque comunis opinio est quod medio januario superatis Alpibus Gallos invadent, atque eos pellere aut profligare conabuntur. E contra comes Lignyaci, cujus in ire bellica auctoritas suprema est (licet proregie nomen Jo. Jacobo Trivultio datum sit) omnes cataphractos apud Comum cogit.... E continua a spiegare le disposizioni per la difesa che facevasi dai Francesi;cuius exitum utinam Mediolanenses (quae foret insolita eorum prudentia) expectarent! At plurimi sunt, maxime ex Gibellina factione, qui, more impatientes, jamjam civitatem scindere, amicos, affinesque unire, armaque capere non dubitant, quod dicant memoratum Trivultium statuisse capita ipsius Gibellinae factionis perdere, alios obsides in Galliam mittendo, alios proscribendo, alios in custodiis habendo; dicentes propterea se, armatos, vim vi repellere velle, hujusmodique armis non in regis perniciem aut damnum, sed tuitionem et salutem, si expediat, se usuros jactantes. Huic quasi seditioni fomentum non exiguum praestant memoratus Lignyaci comes et Lucionensis episcopus, Senatus Cancellarius et justitiae, ut ajunt, caput; qui ambo, ut sunt Trivultii aemuli, aegre ferunt quod apud eum remaneat illud nudum proregis nomen; sperantque hac ratione Regem coactum iri ut Trivultium deponat, cum intelliget, eo etiam solam sceptri imaginem retinente, seditionem extingui minime posse: iique ambo, quasi fatentes eam esse pravam et subdolam Trivultii mentem in Gibellinos, quam ipsi verentur, nec affirmantes longe alienam esse regis voluntatem, qui nullo discrimine omnes Gibellinos Guelfosque habet, non reprehendunt, sed quadam taciturnitate probant, Gibellinosque armari, ac stipari, seditionem in dies magis et magis augeri; quum et Trivultius et omnes fere Guelfi partes ejus secuti, non minus quam Gibellini, se muniant clientibus et armis, et vim nedum repellere, sed etiam inferre parent.Prosiegue antivedendo i mali, che ne nacquero in fatti, e conclude la lettera così:tunc, inquam, cognosceremus quanto subjectir populis salubrius sit contendendibus de imperio principibus, spectatores, quam auxiliatores esse.

(Per quello che spetta alla repubblica, si può ora da tutti riconoscere, che tutte le cose pendono in uno stato dubbioso o piuttosto precipitoso. Egli è certo che gli sforzeschi hanno arruolato sedicimila fanti tra gli Svizzeri raccolti, mille cavalli, grave armatura dalla Germania e dalla Borgogna, comperati cannoni di bronzo, macchine, palle polvere, e la comune opinione è che alla metà di gennaio, superate avendo le Alpi, assaliranno i Francesi, e si studieranno di cacciarli o di sconfiggerli. All'opposto il conte diLigny, che ha il supremo comando nelle cose militari (benchè il nome di vice-re sia dato aGiovan Giacomo Trivulzio), tutti i suoi cavalli di pesante armatura riunisce presso Como...... Il di cui esito volesse il cielo che i Milanesi (il che sarebbe una prudenza in essi insolita), aspettassero! Ma moltissimi sono, massime della fazione ghibellina, che, impazienti di ritardo, non dubitano già a quest'ora di dividere la città, di riunire i loro amici e congiunti, e di pigliare le armi, perchè dicono che il memoratoTrivulzioabbia stabilito di rovinare i capi della stessa fazione ghibellina, mandandone altri ostaggi in Francia, altri proscrivendo, altri ritenendo nelle prigioni; soggiungendo per questo che essi, armati, respingere vogliono la forza colla forza, e vantandosi che di queste armi si serviranno non già a discapito o danno del re, ma qualora occorra alla loro difesa e salvezza. A questa specie di sedizione prestano non piccolo fomento il già nominato conte diLignyed il vescovo diLuçon, cancelliere del senato, e capo, come dicono, della giustizia, i quali, essendo l'uno e l'altro emuli delTrivulzio, mal soffrono che presso di esso rimanga quel nome nudo di vicerè, e sperono che per questa ragione il re sarebbe forzato a deporre ilTrivulzio, qualora venisse a sapere che, ritenendo la sola immagine dello scettro, la sedizione non potrebbe estinguersi, ad essi, quasi confessando ambidue essere quella intenzione trista e subdola delTrivulziocontra i Ghibellini, la cosa che essi temono, nè asserendo molto lontana da quello la volontà del re, che tutti i Ghibellini e i Guelfi riguarda senza alcuna differenza; non riprendono, ma anzi con un certo silenzio quelle mosse approvano, e che i Ghibellini si armino e si rafforzino, e che la sedizione giornalmente a maggior grado si accresca; mentre anche ilTrivulzioe tutti quasi i Guelfi seguaci del di lui partito, non meno che i Ghibellini, si muniscono di partigiani e di armi, e non solo si preparano a respignere la forza, ma anche ad adoperarla....... Allora dissi, conosceremmo quanto più salutare sia ai popoli suggetti l'essere spettatori che non ausiliari dei principi che dell'imperio contendono).

317.Vinto certamente dall'efficacia dell'argomento, prestò la mano; tuttavia, mentre mi congedò, conobbi che egli era quasi sdegnato; giacchè come tu sai, i principi quello che essi vogliono, sogliono volerlo di troppo, e ben sovente pongono mente piuttosto a quello che giova, che non a quello che conviene.

317.Vinto certamente dall'efficacia dell'argomento, prestò la mano; tuttavia, mentre mi congedò, conobbi che egli era quasi sdegnato; giacchè come tu sai, i principi quello che essi vogliono, sogliono volerlo di troppo, e ben sovente pongono mente piuttosto a quello che giova, che non a quello che conviene.

318.Così nella lettera 28 febbraio 1500, a Giovannangelo Selvatico.

318.Così nella lettera 28 febbraio 1500, a Giovannangelo Selvatico.

319.Fra questi deve esser pure compreso l'illustre Guicciardini, lib. IV.

319.Fra questi deve esser pure compreso l'illustre Guicciardini, lib. IV.

320.Veggasi lettera 30 aprile 1500 a Girolamo Varadeo.

320.Veggasi lettera 30 aprile 1500 a Girolamo Varadeo.

321.Sè stesso non cessava di rimproverare, e di accusare la propria pusillanimità, nè ben sapeva a quale consiglio si appigliasse.

321.Sè stesso non cessava di rimproverare, e di accusare la propria pusillanimità, nè ben sapeva a quale consiglio si appigliasse.

322.L'infeliceLodovico, che non aveva potuto cangiare i lineamenti del viso, nè l'aspetto della maestà che sempre ebbe nel volto, nè la sua figura principesca, benchè le vesti mutate avesse, conosciuto fu e preso.

322.L'infeliceLodovico, che non aveva potuto cangiare i lineamenti del viso, nè l'aspetto della maestà che sempre ebbe nel volto, nè la sua figura principesca, benchè le vesti mutate avesse, conosciuto fu e preso.

323.Fatta all'istante un'irruzione.

323.Fatta all'istante un'irruzione.

324.Gli presentò sei vestiti, due di stoffa d'oro, due d'argento, due di seta con altrettanti giubboni, e paia sei calze di scarlatto, e dodici camisce di renso, con scarpe e berrette similmente d'oro. Queste minuzie, riferite dalPrato, danno idea del vestire di quei tempi, e fors'anco della cura maggiore che si aveva per l'apparenza, che per la mondezza, non frequentemente allora cambiandosi le vesti che immediatamente ci toccano.

324.Gli presentò sei vestiti, due di stoffa d'oro, due d'argento, due di seta con altrettanti giubboni, e paia sei calze di scarlatto, e dodici camisce di renso, con scarpe e berrette similmente d'oro. Queste minuzie, riferite dalPrato, danno idea del vestire di quei tempi, e fors'anco della cura maggiore che si aveva per l'apparenza, che per la mondezza, non frequentemente allora cambiandosi le vesti che immediatamente ci toccano.

325.Espugnata avendo Alessandria, distrutto l'esercito, caccia il ducaLodovico Sforza, e tornato presso Novara, lo sconfigge e lo fa prigioniero.

325.Espugnata avendo Alessandria, distrutto l'esercito, caccia il ducaLodovico Sforza, e tornato presso Novara, lo sconfigge e lo fa prigioniero.

326.Avendo io fatte molte ricerche, anni sono, sulle regalie alienate dai sovrani di questo Stato, o donate ai sudditi, ho osservato che al tempo del duca Filippo Maria si cominciò a staccarle, ed ho trovate cinque vendite e quattordici donazioni. Quel principe, non avendo eredi, cominciò a largheggiare. Poi, sotto Francesco I, fu il più gran colpo di distacco, contandosi sedici vendite, e ben quarantaquattro donazioni di regalie. Anche sotto Francesco s'introdusse il patto di abdicare in alcune vendite di regalie, la ragione fiscale di ricuperarle al prezzo medesimo. Le donazioni non furono mai tante poi, quanto sotto Francesco, che doveva rendere accetta la signoria, che mancava in lui di legittima ragione; ma sotto Lodovico il Moro in vece grandiose furono le vendite, delle quali ne ho contate settantaquattro. Tutto il secolo XVI fu più moderato. Non è da maravigliarsi che il duca Filippo Maria, ultimo di sua casa, donasse largamente regalie annesse alla sovranità o destinate a sostenerla. Oltre quelle che, pel terminare delle famiglie, nel corso di tre secoli saranno rientrate nel ducale patrimonio, ne rimanevano tuttora in mano di privati quattordici, dieci anni sono. Nè vi è pure da maravigliarsi se dieci anni fa rimanessero ben quarantaquattro donazioni di regalie fatte da Francesco Sforza, che voleva appoggiare la sua donazione alla benevolenza ed al consenso de' popoli.

326.Avendo io fatte molte ricerche, anni sono, sulle regalie alienate dai sovrani di questo Stato, o donate ai sudditi, ho osservato che al tempo del duca Filippo Maria si cominciò a staccarle, ed ho trovate cinque vendite e quattordici donazioni. Quel principe, non avendo eredi, cominciò a largheggiare. Poi, sotto Francesco I, fu il più gran colpo di distacco, contandosi sedici vendite, e ben quarantaquattro donazioni di regalie. Anche sotto Francesco s'introdusse il patto di abdicare in alcune vendite di regalie, la ragione fiscale di ricuperarle al prezzo medesimo. Le donazioni non furono mai tante poi, quanto sotto Francesco, che doveva rendere accetta la signoria, che mancava in lui di legittima ragione; ma sotto Lodovico il Moro in vece grandiose furono le vendite, delle quali ne ho contate settantaquattro. Tutto il secolo XVI fu più moderato. Non è da maravigliarsi che il duca Filippo Maria, ultimo di sua casa, donasse largamente regalie annesse alla sovranità o destinate a sostenerla. Oltre quelle che, pel terminare delle famiglie, nel corso di tre secoli saranno rientrate nel ducale patrimonio, ne rimanevano tuttora in mano di privati quattordici, dieci anni sono. Nè vi è pure da maravigliarsi se dieci anni fa rimanessero ben quarantaquattro donazioni di regalie fatte da Francesco Sforza, che voleva appoggiare la sua donazione alla benevolenza ed al consenso de' popoli.

327.In porta Romana nella contrada della Ruga Bella.

327.In porta Romana nella contrada della Ruga Bella.

328.Questo palazzo era dove ora trovasi la casa del marchese Litta in porta Vercellina.

328.Questo palazzo era dove ora trovasi la casa del marchese Litta in porta Vercellina.

329.Nella cinta del muro intorno alla chiesa di San Dionigi vi si pose una lapida con queste parole:Lodovicus, Galliarum rex et Mediolani dux, parta de Venetis victoria, hic equum ascendit, ut in urbe triumpharet.(Lodovico, re di Francia e duca di Milano, ottenuta avendo la vittoria su i Veneti, qui montò a cavallo onde nella città trionfasse.)

329.Nella cinta del muro intorno alla chiesa di San Dionigi vi si pose una lapida con queste parole:Lodovicus, Galliarum rex et Mediolani dux, parta de Venetis victoria, hic equum ascendit, ut in urbe triumpharet.(Lodovico, re di Francia e duca di Milano, ottenuta avendo la vittoria su i Veneti, qui montò a cavallo onde nella città trionfasse.)

330.Murat. Annali d'Italia, A. 1509. — Du-Mont, Corp. Diplomatique.

330.Murat. Annali d'Italia, A. 1509. — Du-Mont, Corp. Diplomatique.

331.Lib. IX.

331.Lib. IX.

332.Guicciard., lib. X.

332.Guicciard., lib. X.

333.Lib. X.

333.Lib. X.

334.Lib. X.

334.Lib. X.

335.Leggasi l'Apologia che ne ha fatta l'abate Francesco Murocchi nella tragedia intitolata: L'Avogadro.

335.Leggasi l'Apologia che ne ha fatta l'abate Francesco Murocchi nella tragedia intitolata: L'Avogadro.

336.Lettera del Cavalier Bayard a Lorenzo Aleman, suo zio, stampata in fine della tragedia del signor Belloy citata.

336.Lettera del Cavalier Bayard a Lorenzo Aleman, suo zio, stampata in fine della tragedia del signor Belloy citata.

337.SIMULACRO DI GASTONE DI FOIXCONDOTTIERO DEGLI ESERCITI FRANCESICADUTO NELLA BATTAGLIA DI RAVENNA NELL'ANNOMDXIIESSENDO NELLA RESTAURAZIONE DELLA CHIESA DI S. MARTADISTRUTTA LA DI LUI TOMBALE VERGINI DI QUESTO MONASTEROALLA IMMORTALITÀ DI SÌ GRANDE CAPITANO,IN QUESTO LUOGO LO FECERO COLLOCARENELL'ANNO MDLXXIV.

337.

SIMULACRO DI GASTONE DI FOIXCONDOTTIERO DEGLI ESERCITI FRANCESICADUTO NELLA BATTAGLIA DI RAVENNA NELL'ANNOMDXIIESSENDO NELLA RESTAURAZIONE DELLA CHIESA DI S. MARTADISTRUTTA LA DI LUI TOMBALE VERGINI DI QUESTO MONASTEROALLA IMMORTALITÀ DI SÌ GRANDE CAPITANO,IN QUESTO LUOGO LO FECERO COLLOCARENELL'ANNO MDLXXIV.

338.Mathieu Skeiner, cardinal de Sion,le boute-feu de la Sainte Ligue, lui qui joua dans toutes ces guerres le véritable rôle de l'Alecto de Virgile; ce Prêtre sanguinaire eut la lâcheté de faire exhumer le Héros de la France, sous pretexte de l'absurde excommunication lancée contre les ennemis du pape. Les François et beaucoup d'Italiens, souhaitoient alors à Jules II et au cardinal Skeiner autant de droitur, de justice, d'honneur et de bonté, qu'en avoit eu le Prince, dont ils osoient ainsi damner l'ame et outrages les cendres.Belloy.

338.Mathieu Skeiner, cardinal de Sion,le boute-feu de la Sainte Ligue, lui qui joua dans toutes ces guerres le véritable rôle de l'Alecto de Virgile; ce Prêtre sanguinaire eut la lâcheté de faire exhumer le Héros de la France, sous pretexte de l'absurde excommunication lancée contre les ennemis du pape. Les François et beaucoup d'Italiens, souhaitoient alors à Jules II et au cardinal Skeiner autant de droitur, de justice, d'honneur et de bonté, qu'en avoit eu le Prince, dont ils osoient ainsi damner l'ame et outrages les cendres.Belloy.

339.Et vous assure que de cent ans le royaum de France ne recouvrera la perte qu'il a faite.

339.Et vous assure que de cent ans le royaum de France ne recouvrera la perte qu'il a faite.

340.Veggasi Guicciardini, lib. 4. — Muratori, Annali, all'anno 1512. — Istoria del dominio temporale della Chiesa sopra Parma e Piacenza, ediz. rom. pag. 122. — Du Mont, Code Diplomat., T. IV, P. I, pag. 137 e 173. — Angeli, Ist. di Parma, lib. V. — Alberti, Descriz. d'Ital., pag. 369.

340.Veggasi Guicciardini, lib. 4. — Muratori, Annali, all'anno 1512. — Istoria del dominio temporale della Chiesa sopra Parma e Piacenza, ediz. rom. pag. 122. — Du Mont, Code Diplomat., T. IV, P. I, pag. 137 e 173. — Angeli, Ist. di Parma, lib. V. — Alberti, Descriz. d'Ital., pag. 369.

341.Siccome può vedersi nel tomo II, Cap. XIII.

341.Siccome può vedersi nel tomo II, Cap. XIII.

342.Lib. XI.

342.Lib. XI.

343.Gaillard, Vie de François Premier, roi de France, tomo I, pag. 140.

343.Gaillard, Vie de François Premier, roi de France, tomo I, pag. 140.

344.Guicciard., lib. XI.

344.Guicciard., lib. XI.

345.Guicciard., lib. XI.

345.Guicciard., lib. XI.

346.Prato.

346.Prato.

347.Misero il paese il cui re è un fanciullo!

347.Misero il paese il cui re è un fanciullo!

348.Beatissimo Padre. — Manifesta ed abbastanza nota è presso la Santità Vostra la smoderata ed eccessiva ambizione di dominare in lungo e in largo, e la cupidigia di usurpare indebitamente l'altrui del re de' Francesi, cosicchè non solo sembra aspirare con tutti i suoi desiderii al principato milanese, ma anche al soggiogamento di tutta l'Italia; (e conclude alfine) per la qual cosa io sono forzato di ricorrere alla Beatitudine Vostra, per cosa che caderà ad evidente vantaggio di tutta l'Italia, e a me provvederà in una così grande pubblica calamità; supplicando altresì affinchè, provvedendo alle premesse cose, la Beatitudine Vostra, coll'autorità apostolica della quale è investita, di moto proprio, per certa scienza e per pienezza della podestà anche assoluta, si degni di accordare licenza, podestà ed autorità di imporre in tutta la giurisdizione del ducato di Milano le predette aggiunte di trenta soldi per ogni staio di sale, ec.

348.Beatissimo Padre. — Manifesta ed abbastanza nota è presso la Santità Vostra la smoderata ed eccessiva ambizione di dominare in lungo e in largo, e la cupidigia di usurpare indebitamente l'altrui del re de' Francesi, cosicchè non solo sembra aspirare con tutti i suoi desiderii al principato milanese, ma anche al soggiogamento di tutta l'Italia; (e conclude alfine) per la qual cosa io sono forzato di ricorrere alla Beatitudine Vostra, per cosa che caderà ad evidente vantaggio di tutta l'Italia, e a me provvederà in una così grande pubblica calamità; supplicando altresì affinchè, provvedendo alle premesse cose, la Beatitudine Vostra, coll'autorità apostolica della quale è investita, di moto proprio, per certa scienza e per pienezza della podestà anche assoluta, si degni di accordare licenza, podestà ed autorità di imporre in tutta la giurisdizione del ducato di Milano le predette aggiunte di trenta soldi per ogni staio di sale, ec.

349.Miscellanea MS., vol. I, num. 9.

349.Miscellanea MS., vol. I, num. 9.

350.Miscellan. vol. I, num. 3.

350.Miscellan. vol. I, num. 3.

351.Il contratto di questa vendita, fatto il giorno 11 luglio 1515, trovasi nell'Archivio Civico, e si scorge che il reddito del Naviglio grande si considerò di non più che annue lire 1200.

351.Il contratto di questa vendita, fatto il giorno 11 luglio 1515, trovasi nell'Archivio Civico, e si scorge che il reddito del Naviglio grande si considerò di non più che annue lire 1200.

352.Vedi Prato.

352.Vedi Prato.

353.Ibid.

353.Ibid.

354.Miscellan., vol. I, num. 12.

354.Miscellan., vol. I, num. 12.

355.MS. Miscellanea, tom. I, num. 12.

355.MS. Miscellanea, tom. I, num. 12.

356.Lib. XI.

356.Lib. XI.

357.Prato.

357.Prato.

358.Lo stesso Prato.

358.Lo stesso Prato.

359.Havuto nova Maximiliano Sforza ducha di Milano, ed il cardinale elveticho del preparato exercito gallico et del preparato esercito veneto(dopo morto Lodovico XII)per la impresa de lo imperio Mediolanense; facto suo consulto de resistere a tanto impeto unito contra esso imperio, il cardinale, per levar ogni suspecto qual haveva a lo epischopo laudense Sforzescho, qual gubernava lo imperio Mediolanense, fece prendere esso epischopo et condurlo prigione nel castello di porta Giobia, dove subito posto alla tortura li fu dato squassi quattordici di corda et altro non poteno havere da esso epischopo.M. S. Belgioioso, fol. 79, tergo, e 80.

359.Havuto nova Maximiliano Sforza ducha di Milano, ed il cardinale elveticho del preparato exercito gallico et del preparato esercito veneto(dopo morto Lodovico XII)per la impresa de lo imperio Mediolanense; facto suo consulto de resistere a tanto impeto unito contra esso imperio, il cardinale, per levar ogni suspecto qual haveva a lo epischopo laudense Sforzescho, qual gubernava lo imperio Mediolanense, fece prendere esso epischopo et condurlo prigione nel castello di porta Giobia, dove subito posto alla tortura li fu dato squassi quattordici di corda et altro non poteno havere da esso epischopo.M. S. Belgioioso, fol. 79, tergo, e 80.

360.Gaillard, Vie de François Premier, tom. I, pag. 214.

360.Gaillard, Vie de François Premier, tom. I, pag. 214.

361.Idem, ibidem, pag. 224.

361.Idem, ibidem, pag. 224.

362.Prato.

362.Prato.

363.Prato.

363.Prato.

364.Guicciard., lib. XII.

364.Guicciard., lib. XII.

365.Guicciard., lib. XII.

365.Guicciard., lib. XII.

366.Lib. XII.

366.Lib. XII.

367.Veggasi Gaillard, tom. I, alle pag. 270, 274.

367.Veggasi Gaillard, tom. I, alle pag. 270, 274.

368.Lib. I, f. 6. L'ingenuità di questa Cronaca appare dalla semplicità e barbarie medesima colla quale è scritta. L'autore era un merciaio, che, avendo bottega in Milano, si compiaceva di registrare gli avvenimenti del suo tempo. Corre manoscritta questa Cronaca di Gian Marco Burigozzo, e comprende gli avvenimenti nel 1500 al 1544. E curiosa la maniera colla quale termina:come vedrete nella Cronica de mio filiolo, imperciocchè per la morte che mi è sopragiunta non posso più scrivere.Queste parole verosimilmente vennero aggiunte dal figlio, il quale o non compose poscia la continuazione della Cronaca, ovvero se la compose ella non è giunta a mia notizia; di questa Cronaca mi accadrà più volle in séguito di servirmene.

368.Lib. I, f. 6. L'ingenuità di questa Cronaca appare dalla semplicità e barbarie medesima colla quale è scritta. L'autore era un merciaio, che, avendo bottega in Milano, si compiaceva di registrare gli avvenimenti del suo tempo. Corre manoscritta questa Cronaca di Gian Marco Burigozzo, e comprende gli avvenimenti nel 1500 al 1544. E curiosa la maniera colla quale termina:come vedrete nella Cronica de mio filiolo, imperciocchè per la morte che mi è sopragiunta non posso più scrivere.Queste parole verosimilmente vennero aggiunte dal figlio, il quale o non compose poscia la continuazione della Cronaca, ovvero se la compose ella non è giunta a mia notizia; di questa Cronaca mi accadrà più volle in séguito di servirmene.

369.Hyeronimo Morono dette zanze al gallico re d'andar in la citate de Brixio senatore, secondo la mente dil re, et stato alquanti giorni in la città Mediolanense, fa significato ad esso Morono dovesse pigliar il cammino de la Gallia transalpina ed andar al suo offitio, dove esso Morono, charichato sei cariaggi de le sue tutte bone robe, pigliò il cammino di lo Apenino. Gionto appresso allo Apenino pigliò il cammino de le montagne de Genovese et poi di Modena, et in quella fece dimora per alquanti anni, et il gallico re fu piantato dal Morono.Cronaca di Antonio Crumello, pavese. MS. Belgioioso, fogl. 83, tergo.

369.Hyeronimo Morono dette zanze al gallico re d'andar in la citate de Brixio senatore, secondo la mente dil re, et stato alquanti giorni in la città Mediolanense, fa significato ad esso Morono dovesse pigliar il cammino de la Gallia transalpina ed andar al suo offitio, dove esso Morono, charichato sei cariaggi de le sue tutte bone robe, pigliò il cammino di lo Apenino. Gionto appresso allo Apenino pigliò il cammino de le montagne de Genovese et poi di Modena, et in quella fece dimora per alquanti anni, et il gallico re fu piantato dal Morono.Cronaca di Antonio Crumello, pavese. MS. Belgioioso, fogl. 83, tergo.

370.Veggasi Giovio, lib. VI, Storia. — Gaillard, Storia di Francesco I re di Francia, tom. I, cap. III. — Veggasi Prato.

370.Veggasi Giovio, lib. VI, Storia. — Gaillard, Storia di Francesco I re di Francia, tom. I, cap. III. — Veggasi Prato.

371.Il re cristianissimo, volgendo nell'animo la fedeltà e la integrità che i cittadini milanesi mostrarono verso sua maestà, e i danni intollerabili che essi sopportarono, liberamente dona e concede alla predetta città la somma di diecimila ducati di rendita annua e perpetua, esigibili per mano del ricevitore della città dai gabellieri delle mercatanzie, la quale somma sia convertita soltanto ad utilità della città predetta, e non altrimenti.

371.Il re cristianissimo, volgendo nell'animo la fedeltà e la integrità che i cittadini milanesi mostrarono verso sua maestà, e i danni intollerabili che essi sopportarono, liberamente dona e concede alla predetta città la somma di diecimila ducati di rendita annua e perpetua, esigibili per mano del ricevitore della città dai gabellieri delle mercatanzie, la quale somma sia convertita soltanto ad utilità della città predetta, e non altrimenti.

372.Così nel libro di Carlo Pagano, stampato in Milano da Agostino Vimercato l'anno 1520, pag. 6.

372.Così nel libro di Carlo Pagano, stampato in Milano da Agostino Vimercato l'anno 1520, pag. 6.

373.Vedi Pagano suddetto.

373.Vedi Pagano suddetto.

374.Osservando e non osservando il diritto comune.

374.Osservando e non osservando il diritto comune.

375.Essendo quell'uffizio cagione a tutti di terrore.

375.Essendo quell'uffizio cagione a tutti di terrore.

376.Arte del buono e del retto, e scienza del giusto e dell'ingiusto.

376.Arte del buono e del retto, e scienza del giusto e dell'ingiusto.

377.Questo accadde per disposizione data il giorno primo di luglio del 1518, come scorgesi alla pag. 30 della relazione MS. che l'erudito ed esatto abate Lualdi, prefetto dell'Archivio della città, ha presentata l'anno 1784 al Consiglio Generale.

377.Questo accadde per disposizione data il giorno primo di luglio del 1518, come scorgesi alla pag. 30 della relazione MS. che l'erudito ed esatto abate Lualdi, prefetto dell'Archivio della città, ha presentata l'anno 1784 al Consiglio Generale.

378.Prato. — Burigozzo, lib. I, foglio 9 e 10.

378.Prato. — Burigozzo, lib. I, foglio 9 e 10.

379.Une très-belle et honeste dame que le roy aimoit, et faisoit son mary cocu, di lei dice Brantome nel discorso sopra il maresciallo di Lautrec.

379.Une très-belle et honeste dame que le roy aimoit, et faisoit son mary cocu, di lei dice Brantome nel discorso sopra il maresciallo di Lautrec.

380.Vedi Gaillard, tom. I, pag. 352.

380.Vedi Gaillard, tom. I, pag. 352.

381.Così Gaillard, tom. I, pag. 360.

381.Così Gaillard, tom. I, pag. 360.

382.Gaillard, tom. I, pag. 361.

382.Gaillard, tom. I, pag. 361.

383.CHI MAI NON RIPOSÒ, QUI RIPOSA. TACI.

383.CHI MAI NON RIPOSÒ, QUI RIPOSA. TACI.

384.Tom. II, pag. 202.

384.Tom. II, pag. 202.

385.È da vedersiApostolo Zeno, nelle sue dissertazioni Vossiane, tomo II, sul merito della storia del Corio, da molti a torto disprezzata. Così pureJusti Vicecomitis pro Bernardino Corio Dissertatio. Giusto Visconte è il finto nome del P.MazzucchelliC. R. Somasco, il cui elogio trovasi nel Giornale de' Letterati di Italia.

385.È da vedersiApostolo Zeno, nelle sue dissertazioni Vossiane, tomo II, sul merito della storia del Corio, da molti a torto disprezzata. Così pureJusti Vicecomitis pro Bernardino Corio Dissertatio. Giusto Visconte è il finto nome del P.MazzucchelliC. R. Somasco, il cui elogio trovasi nel Giornale de' Letterati di Italia.


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