«Como Deo a facto lo mondo,E como la terra fo lo homo formo.Cum el descendè de cel in terraIn la Vergine Regal polzella,E cum el sostenè passionPer nostra grande salvation,E cum verà el dì del iraLa o sarà la grande roinaAl peccator darà gramezaLo justo avrà grande alegreza,Ben è raxon ke l'omo intendaDe que traita sta legenda».
«Como Deo a facto lo mondo,E como la terra fo lo homo formo.Cum el descendè de cel in terraIn la Vergine Regal polzella,E cum el sostenè passionPer nostra grande salvation,E cum verà el dì del iraLa o sarà la grande roinaAl peccator darà gramezaLo justo avrà grande alegreza,Ben è raxon ke l'omo intendaDe que traita sta legenda».
«Como Deo a facto lo mondo,
E como la terra fo lo homo formo.
Cum el descendè de cel in terra
In la Vergine Regal polzella,
E cum el sostenè passion
Per nostra grande salvation,
E cum verà el dì del ira
La o sarà la grande roina
Al peccator darà grameza
Lo justo avrà grande alegreza,
Ben è raxon ke l'omo intenda
De que traita sta legenda».
Il fine di questo canto, poema o diceria, qualunque si voglia chiamare, è ancora più rozzo del principio, e così termina:
«Petro de Bescapè, ke era un Fanton,Si a facto sto sermon,Si il compilò e si la scripto.Ad onor de Ihu XpoIn mille duxento sexanta quattroQuesto libro si fo facto,Et de junio si era lo premier dìQuando questo libro se finì,Et era in seconda dictionIn un venerdì abbassando lo sol».
«Petro de Bescapè, ke era un Fanton,Si a facto sto sermon,Si il compilò e si la scripto.Ad onor de Ihu XpoIn mille duxento sexanta quattroQuesto libro si fo facto,Et de junio si era lo premier dìQuando questo libro se finì,Et era in seconda dictionIn un venerdì abbassando lo sol».
«Petro de Bescapè, ke era un Fanton,
Si a facto sto sermon,
Si il compilò e si la scripto.
Ad onor de Ihu Xpo
In mille duxento sexanta quattro
Questo libro si fo facto,
Et de junio si era lo premier dì
Quando questo libro se finì,
Et era in seconda diction
In un venerdì abbassando lo sol».
L'antico manoscritto trovasi nella scelta libreria del signor conte Archinto. Non più felice del Bescapè fu il nostro frate Bonvicino da Ripa, i di cui poveri versi si trovano nella Biblioteca Ambrosiana, fra i quali vedesi che fino dall'anno 1291 si conoscevano quei versi che nei tempi a noi vicini si chiamarono Martelliani. Frate Bonvicino con tal metro compose leZinquanta cortesie da Tavola, le quali così cominciano:
«Fra Bon Vexin da Riva, che sta in Borgo Legnano,D'le cortexie da descho ne dixette primano:D'le cortexie cinquanta che s'de osservare a deschoFra Bon Vexin da Riva ne parla mo de frescho.»
«Fra Bon Vexin da Riva, che sta in Borgo Legnano,D'le cortexie da descho ne dixette primano:D'le cortexie cinquanta che s'de osservare a deschoFra Bon Vexin da Riva ne parla mo de frescho.»
«Fra Bon Vexin da Riva, che sta in Borgo Legnano,
D'le cortexie da descho ne dixette primano:
D'le cortexie cinquanta che s'de osservare a descho
Fra Bon Vexin da Riva ne parla mo de frescho.»
Costoro scrissero prima che Francesco Petrarca dimorasse in Milano; ma certo Galliano scriveva l'anno 1391; e ne conservano l'antico MS. i monaci di Sant'Ambrogio. Costui non lesse mai le dolci e sensibili rime del Petrarca; nèpose mai il piede nel suo Linterno; così questo rozzo scrittore terminò la sua cantilena:
«E se di chi l'ha facta alcun se lagnaDigli che sta alla Pietra Cagnain MilanoE facta sotto l'anno MCCCLXXXX.unoIndictione quarta decimaPer man d'unoChe non decima denariPerchè gli sono sì selvaggi e contrariChe non se ponno domesticareNe stare con luiA dirlo contra vuiEl se giama dalla Terra che fronteggia Cantu».
«E se di chi l'ha facta alcun se lagnaDigli che sta alla Pietra Cagnain MilanoE facta sotto l'anno MCCCLXXXX.unoIndictione quarta decimaPer man d'unoChe non decima denariPerchè gli sono sì selvaggi e contrariChe non se ponno domesticareNe stare con luiA dirlo contra vuiEl se giama dalla Terra che fronteggia Cantu».
«E se di chi l'ha facta alcun se lagna
Digli che sta alla Pietra Cagna
in Milano
E facta sotto l'anno MCCCLXXXX.uno
Indictione quarta decima
Per man d'uno
Che non decima denari
Perchè gli sono sì selvaggi e contrari
Che non se ponno domesticare
Ne stare con lui
A dirlo contra vui
El se giama dalla Terra che fronteggia Cantu».
Queste sono le sole reliquie che siano da quei tempi trapassate alla cognizione nostra; e ben a ragione il signor abate Paolo Frisi, che ci vantiamo d'aver per concittadino, e che mi onora colla sua amicizia, nell'Elogio del Cavalieri, sul proposito della venuta a Milano del Petrarca e dello stato delle lettere milanesi in que' tempi, così s'esprime: «I tempi dell'antica anarchia, le guerre intestine ed estere del principato, la fiera e bellicosa indole dei nostri principi, avevano lasciato appena qualche adito tranquillo e libero agli studi della pace... que' semi esotici non trovando il terreno bastantemente preparato a riceverli, non allignarono molto sotto del nuovo cielo. Non vi si videro spuntare per molto tempo che informi compilazioni, popolari leggende, storie non ragionate, prose snervate e languide, poesie che di poetico non avevano altro che il metro e la desinenza delle parole, ec.»