Chapter 15

Nè egli, nè il popolo sapevano che salutavansi per l'ultima volta. Non era per anco tornato a Vienna che s'avvide della mala riuscita delle pratiche da lui mosse per frenare il torrente della rivoluzione di Francia a difesa di sua sorella e di un cognato che sedevano su quel trono[383], e d'essersi tirato addosso la guerra che voleva evitare. (1792) Essendo in quest'angosciosa agitazione d'animo, egli esalò in Vienna il 1.º di marzo l'ultimo fiato, in tre soli giorni di malattia, dopo due anni del nuovo regno, e circa quarantacinque di età. Chi il disse morto di malattia di petto, chi di dissenteria; e come è costume del volgo nel giudicare delle morti precipitose dei grandi, non mancò chi pretese di attribuirla ad una causa straordinaria[384]. Eglilasciò i popoli più tranquilli, ma angustiati dalle esigenze dei preparativi guerreschi, e agitati per la prospettiva di un procelloso e sinistro avvenire. E non s'ingannarono; mentre l'eredità che da lui conseguirono il successore e i sudditi furono ventidue anni di guerre distruggitrici e di calamità senza fine e senza esempio. Fu principe di carattere pacifico, affabile, amante dell'ordine e dell'economia. Col suo fratello e antecessore ebbe comune il rimprovero di essere stato troppo amico delle novazioni e troppo minuzioso ne' regolamenti, come la lode di avere fondato tra i popoli un migliore governo. Più del fratello rispettò la pubblica opinione, e non meno fermo di lui, si mostrò più avveduto e più prudente. La stima che lasciò di sè come imperatore, fu inferiore a quella che aveasi acquistato come gran duca. A giustificare questa differenza possono allegarsi più cause: la brevità del nuovo regno, la confusione e gli imbarazzi in cui l'ha trovato, la somma difficoltà de' tempi, che preludevano al più grande sconvolgimento politico, e alla successiva più grande catastrofe che abbia mai veduto il mondo; ma quando si osservi che ne' fatti pubblici di que' due anni (che pure molti ne operò) non fece mostra Leopoldo di alcun lampo di quel genio che sfavillò di sì bella luce nella Toscana, sembra potersi accostare di più alla verità, dicendo che il nuovo teatro delle sue azioni fu per esso troppo vasto; e avvenne di lui ciò che sarebbe accaduto nel regno delle belle arti a Giulio Clovio, miniatore eccellentissimo, se la sorte lo avesse costretto ad eseguire le gigantesche imprese di Michelangelo.

Fine della Storia.


Back to IndexNext