Chapter 22

269.Ibid., pag. 41, e annotazioni MS. a un vecchio Diutile presso la casa Verri.270.Rivolta,Vita di Federico Borromeo, lib. V, cap. XXI, p. 168.271.Ripamonti, pag. 50 e seguenti. Nel citato Diutile, scritto da un medico chirurgo, essendovi notate le visite di Santa Corona, leggesi MS. quest'annotazione: «1629, 7 novembre. Nel bettolino di San Francesco sul corso di porta Comasina, passato il Carmine, morì improvvisamente uno venuto da luogo infetto. Non si conobbe ch'ei fosse morto di peste. Fra alcuni giorni l'oste e garzoni s'ammalarono e morirono».272.Si fecero giuochi, tornei, allegrezze grandi. Si cantò ilTe-deuma Santa Maria presso San Celso. Sulla piazza del Duomo si diede un fuoco artificiale stupendo, che rappresentava il monte Etna. Il ragguaglio ed il disegno della macchina sono stampati. Il gesuita Emanuele Tesauro, celebre maestro di eloquenza in quei tempi, recitò la orazione; e per dare un'idea del suo modo di scrivere, ne riporterò alcuni tratti. Fra le altre cose disse:Ma che in questi anni, meglio che in altri, sia la fortuna appassionata per questa casa reale, facciane fede, non altri, l'abbattuta eresia della Germania, sopra cui, passando la ruota dell'austriaca fortuna, hormai le ha frante le armi e tolto il fiato. O giustissimi sdegni e trionfali vendette della zelante fortuna! Tempo fu che, ritardato il valor della doglia, assai più attese la fortuna dello Impero a medicar le ferite de' suoi con la prudenza, che a ferire i rubelli con la spada: a guisa di perita nocchiera, che, non potendo correre un vento intiero, corre una quarta. Ma ora al prospero soffio dell'austro gonfia tutta la vela, scorrendo liberamente, non pure il Reno e il Danubio e l'Albi, ma il gelato mare di Dania; anzi ne' monti ongarici et boemi per un mar di sangue rubello felicemente veleggia(pag. 12). Egli, lodando il conte d'Olivares, dice chetrasse il nome dagli olivi, perchè ne' consigli di guerra et di pace dell'una et dell'altra Pallade merta l'oliva. Finalmente del nato bambino, ei narra ch'è figlio delle Grazie, candidato dei paterni regni, gemma incomparabile della maggior corona del mondo, fondamento delle speranze, speranza et voto dei popoli, humano angioletto et mortal Dio. Il panegirico è pieno di passi d'Orazio, di testi di Platone, di allusioni alle favole, di esagerazioni e adulazioni, e, sebbene recitato in San Celso, non vi è tratto veruno nè del candore evangelico, nè perfino di religione.273.In una patente del tribunale di Sanità, sottoscritta dal presidente Giovanni Sfondrati e dal cancelliere Giacomo Antonio Tagliabò, del 20 maggio 1632, che conservavasi presso de' padri Cappuccini di quel convento, si legge che il padre Felice Casato, guardiano, comandò nel Lazzaretto per commissione del tribunale di Sanità, e cominciòalli 30 marzo con carico di reggente e governatore di detto Lazzaretto, con ampia autorità concessagli da questo tribunale di comandare, ordinare, provvedere e fare tutto quello che dalla singolare sua prudenza fosse stimato necessario.... havendo avuto sotto il suo governo et comando tal'hora più di sedicimila anime, et governato nel detto spatio di tempo centomila persone e più, ec.274.Così il conte Verri verso il fine del § II dell'opera intitolata:Osservazioni sulle torture, e singolarmente su gli effetti che produsse all'occasione delle unzioni malefiche, alle quali si attribuì la pestilenza che devastò Milano l'anno 1630.Questo scritto, ch'era rimano inedito per riguardi di famiglia onorevoli all'autore, fu per la prima volta pubblicato come un'appendice alle Opere Economiche del conte Pietro Verri, nella Raccolta degliScrittori Classici Italiani di Economia politica, Parte moderna, tom. XVII.275.Memorie delle cose notabili successe in Milano intorno al male contagioso l'anno 1630, ec.,raccolte da D. Pio La Croce, pag. 54. Un fanatismo simile a questo si vide in Mosca, allorquando, l'anno 1771, la pestilenza recatavi dalla guerra co' Turchi desolava quella città. Il popolo si pose alla mente che un'immagine miracolosa dovesse liberarlo, e la folla del concorso comunicò la pestilenza ai sani, e accrebbe la sciagura. L'arcivescovo di Mosca, uomo illuminato e umano, che avea sottratto l'immagine al popolo, dovette nascondersi per schermirsi dal suo furore; ma le turbe forzarono il monastero ov'erasi ricoverato, e lo trucidarono. — Veggasi Levesque,Histoire de Russie, tom. V, Paris, 1782, pag. 133.276.Pestilentia vim, et nomen, et regnum verè suum obtinuit, lib. VI, pag. 67.277.Ragguaglio dell'origine e giornali successi della peste di Milano, dal 1629 al 1632, di Alessandro Tadino, ec., lib. II, cap. 15 e 30, pag. 57 e 100.278.Ripamonti, pag. 112.279.L'editto, pubblicato dal Lattuada (Descrizione di Milano, tom. III, pag. 322), è il seguente: «Avendo alcuni temerari o scellerati avuto ardire di andare ungendo molte porte delle case, diversi catenacci di esse e gran parte dei muri di quasi tutte le case di questa città con unzioni, parte bianche e parte gialle, il che ha causato negli animi di questo popolo di Milano grandissimo terrore e spavento, dubitandosi che tali unzioni siano state fatte per aumentare la peste che va serpendo in tante parti di questo Stato; dal che potendone seguire molti mali effetti et inconvenienti pregiudiziali alla pubblica salute: a' quali dovendo li signori presidente e conservatori della Sanità dello stato di Milano per debito del loro carico provedere, hanno risoluto, per beneficio pubblico e per quiete e consolazione degli abitanti di questa città, oltre tante diligenze sin qui d'ordine loro usate per mettere in chiaro i delinquenti, far pubblicare la presente grida, con la quale promettono a ciascuna persona di qualsivoglia grado, stato e condizione si sia, che nel termine di giorni 30 prossimi a venire dopo la pubblicazione della presente metterà in chiaro la persona o le persone che hanno commesso, favorito, aiutato, o dato il mandato, o recettato o avuto parte o scienza, ancorchè minima, in cotal delitto, scudi ducento de' denari delle condanne di questo tribunale; e se il notificante sarà uno de' complici, purchè non sia il principale, se gli promette l'impunità, e parimente guadagnerà il suddetto premio. Et a questo effetto si deputano per giudici il signor capitano di giustizia, il signor podestà di questa città et il signor auditore di questo tribunale, a' quali o ad uno di essi averanno da ricorrere i propalatori di tal delitto, quali, volendo, saranno anche tenuti secreti. Dat. in Milano 19 maggio 1630.Firm.M. Antonius Montius Praeses.Sott.Jacobus Tagliabos. Cancellar.»280.Veggasi la citata opera del conte Verri:Osservazioni sulla tortura, ec.281.Ripamonti, pag. 64.282.Darò qui la studiata e non inelegante iscrizione latina che leggevasi scolpita in una gran tavola di marmo, e il faccio ancor più volentieri perchè nella prima edizione della citata operaSulla tortura, contro la manifesta intenzione dei tre superiori magistrati che sancirono quel legale assassinio, è mancante de' loro nomi, e così mutila fu poscia ristampata.Hic vbi haec area patens estsvrgebat olim tonstrinaJo. Jacobi Moraequi pacta cvm Gvlielmo Platea pvb. sanit. commissarioet cvm aliis conspirationedvm pestis atrox saeviretlaethiferis vngventis hvc et illvc aspersisplvres ad diram mortem compvlitmos igitvr ambos hostes patriae ivdicatosexcelso in plavstrocandenti privs vellicatos forcipeet dextra mvlctatos manvrota infringirotaeqve intextos post horas sex jvgvlaricombvri deindeac ne qvid tam scelestorvm hominvm reliqvi sitpvblicatis boniscineres in flvmen projicisenatvs jvssitcvius rei memoria aeterna vt sithanc domvm sceleris officinamsolo aeqvariac nvmqvam in postervm reficiet erigi colvmnamqvae vocetvr infamisidem ordo mandavit.procvl hinc procvl ergoboni civesne vos infelix infame solvmcommacvletm dc. xxx. kal avgvsti.R. justitiae capitaneoJo. Batt. Vicecomite.Praeside senatus ampliss.Jo. Babt. Trotto.Praeside pubblico sanitatisMarco An. Montio.(Nel luogo di questo spazioSorgeva altre volte la barbieríaDi Giovan Giacomo MoraIl quale con Guglielmo Piazza pubblico Commissario di SanitàE con altri avendo conspiratoMentre imperversava atroce pestilenzaCon venefici unguenti qua e là applicatiMolti a cruda morte spinseEntrambi pertanto nemici della Patria giudicatiComandò il SenatoChe sopra di un elevato carroAbbrostiti da prima con tanaglia roventeE mutilati della mano destraColla ruota fossero infrantiE nella ruota intrecciati dopo sei ore scannati fosseroE quindi abbruciati.Ed affinchè nulla rimanesse di uomini tanto sceleratiConfiscati i beniVolle che le ceneri gettate fossero nel fiume.Della qual cosa onde eterna sia la memoriaQuesta casa, officina di sceleratezzaLo stesso Ordine decretòChe adeguata fosse al suoloNè mai potesse in avvenire rifabbricarsiE si ergesse una colonnaChe detta fosse infameLungi adunque, lungi di quaO buoni cittadiniAffinchè l'infelice infame suoloNon vi contamini.M. DC. XXX.Alle calende di agostoEssendoR. capitano di giustiziaGio. Batt. Visconti.Presid. ampliss. del senatoGio. Batt. Trotti.Pubbl. presid. della sanitàMarco Ant. Monti.)283.Memorie, ec., diD. Pio La Croce, di sopra citate, pag. 51.284.Coniectura tamen aestimatioque communis fuit, centum quadraginta milia capitum fuisse quae perierunt, reperique ita prescriptum in tabulis rationibusque iisdem, unde haec mihi petita sunt omnia quae retuli.(Fu tuttavia congettura ed opinione comune, che centoquarantamila anime fossero perite, e così trovai registrato nelle tavole e conti medesimi dai quali trassi tuttochè ho riferito.) Ripamonti, lib. IV, pag. 228.285.Descrizione di Milano, tom. II, pag. 66 e seg.286.Si conosce il costume de' tempi e singolarmente l'orgogliosa opinione de' nobili, i quali si consideravano di natura diversa degli uomini della plebe, dal viglietto seguente, che il signor don Pietro Fossani ha ritrovato in sua casa, come originale di un simile che un di lui antenato scrisse a certo Paolo Besozzi: «Intendo andare attorno una scrittura data da ti Paolo Besozzi in confidenza ad alcuni pochi, alla quale non posso adequatamente rispondere per non essere arrivata alle mie mani. Pure, con quei dogmi che sono necessari alla gente vilissima e poco pratica delle corti e del trattare civile, ti dico che è solito de' buffoni e solo lor proprio privilegio farsi pari e superiori a' lor maggiori, lasciando di dargli i dovuti titoli, e presumendo di arrogarli alle loro vilissime persone, ma, inavveduti, si scordano di quel che veggono tutto di praticarsi, che, stanchi i maggiori delle loro buffonerie e arroganze, non per vendetta, ma con animo tranquillissimo li fanno ricordare; altre volle danno di mano ad un bastone per pigliarsi spasso delle loro carni. Il simile farò con te io infrascritto, non conoscendoti l'essere e il procedere tuo al merito, e nella qualità ed essere mio altra obbligazione. — 6 luglio 1649 — Antonio Francesco Fossani affermo, ec.» —(Nota del conte Verri).287.Vedila Verità Svelata, ec., edizione di Venezia, 1684, p. 70.288.Storia d'Italia, lib. XVII, pag. 583.289.Brusoni,Storia d'Italia, pag. 588.290.Frisi,Tomo Terzo, ossia,Continuazione della Storia di Milano, MS. presso la casa Verri, pag. 336-339.291.Ha per titolo:Il governo del duca d'Ossuna dello stato di Milano: in Colonia, appresso Battista della Croce, 1678, di pag. 125, in 12.º292.Scudo d'argento.VediCarli, Neri, ed altri.293.Allorchè fu qui soppressa l'Inquisizione, si trovò nell'archivio di essa la commissione data all'arcivescovo di Valenza, inquisitore generale in tutti i regni e dominii di Sua Maestà cattolica, all'inquisitore generale di Milano di ricevere il giuramento di questo governatore, come bargello maggiore (Alguazil mayor) del Santo Officio, e il processo verbale dell'esecuzione. Questo secondo documento, che può bastare ad un'erudita curiosità, è come segue: «Nella città di Milano, nel giorno 3 del mese di marzo dell'anno 1697, il rev. P. Maestro frà Prospero Leoni, inquisitor generale dello Stato e dominio di Milano, in virtù della commissione dell'eccellentissimo signor don frà Giovanni Tommaso de Rocaberti, arcivescovo di Valenza, inquisitore generale, ricevette il giuramento nelle dovute forme di giustizia da S. E. il signor don Diego Filippo di Gusman, duca di S. Lucar la Maggiore, affinchè bene, fedelmente e diligentemente sii per usare e per esercitare l'uffizio di barigello maggiore del Santo Ufficio dell'Inquisizione della città di Siviglia, nella quale è stato nominato dal detto eccellentissimo signor inquisitore generale, e che osserverà il secreto di tutto ciò che S. E. saprà, vedrà, intenderà e gli sarà conferito riguardo al Sant'Ufficio dell'Inquisizione, che esattamente si deve conservare, e che aiuterà e favorirà i suoi ministri; e promise di ciò fare e adempire, e fu avvisato delle pene e censure poste nelle lettere pubblicate dal Sant'Ufficio contro quelli che non osservano il secreto: e S. E. lo firmò, essendo testimonii don Giuseppe de Zambrana, cavaliere dell'ordine di San Giacomo, don Giovanni di Villamor e don Giovanni Saller, tutti tre abitanti in questa città.Firm.Il duca di San Lucar,marchese di Leganes.Frà Prospero Leoniinq. gen. di Milano, suo statoe dominio.Sott.Frà Angelo Battiani, vicario generale del Sant'Ufficio di Milano, in luogo di segretario del medesimo Santo Tribunale.294.Il titolo è:Milano sempre grande, ec. Nella stamperia della R. ducal corte, in 4.º295.Lattuada,Descrizione di Milano, tom. IV, p. 20.296.Vita del presidente Arese. Colonia, 1681, in 12.º — Argellati,Bibl. Script. Med., tom. I, pars. II, col. 88 e seg.297.Lattuada, tom. III, pag. 251.298.Argellati,Biblioth., Script. Mediol., tom. II, pars I, col. 1322-1324.299.Tomo II, col. 1230 e seg.300.Verri,Osservazioni sulla tortura, ec., § 2.301.Elogio del Cavalieri, dell'abate Paolo Frisi. Milano, 1779, in 8.º302.Argellati,Biblioth., ec., tom. II, pars I, col. 1328 e seg. — Bosca,De origine et statu bibliothecae Ambrosianae, lib. V.303.Brusoni,Storia d'Italia. Torino, 1680, lib. XXIX, pag. 724 e seg. — Bayle, Argellati, Mazzucchelli, Tiraboschi, ec.304.Ottieri,Istoria delle guerre avvenute in Europa, ec., dal 1696 al 1725, tom. I. —Storia della Lombardia austriaca, MS. del conte reggente senatore Gabriele Verri, tomo IV. Frisi,Continuazione della storia di Milano, tom. III, MS. pag. 398 e seg.305.Denina,Rivoluzione d'Italia, lib. XXIV, cap. I. — Voltaire.Siècle de Louis XIV, cap. XVIII.306.Elogio dell'imperatrice Maria Teresa.Pisa, 1783, in 8.º307.Muratori,Annali d'Italia, tom. XVI, all'anno 1735.308.Il re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, ec. ec.«Illustre Giunta di Governo: L'esecuzione degli articoli preliminari firmati in Vienna fra S. M. imperiale e S. M. cristianissima, il dì 3 di ottobre dell'anno scaduto, a cui abbiamo voluto dal canto nostro contribuire, portando ora l'evacuazione di cotesto ducato dalle armi alleate, eccettuatine il Novarese e Tortonese, che da' medesimi ci sono stati destinati pria che questa sortisca intieramente il suo effetto, onde abbia a sciogliersi questo consesso, che essendo stato da noi con singolare studio prescelto fin dal cominciamento per l'onorevole non meno che importante incarico del governo che gli avevano confidato, ha così lodevolmente corrisposto alla nostra aspettativa: vogliamo, per soddisfare a que' sentimenti di stima che nelle diverse occasioni ci ha dato un giusto motivo di concessione, assicurarlo de' medesimi, e del pieno nostro aggradimento per la servitù che ci ha resa.Il zelo per una ben nota amministrazione di giustizia, ed il particolare interessamento che tutti e cadauno di voi ha fatto conoscere, non meno pel sollievo di cotesti popoli, che nel sostenimento de' loro giusti diritti e prerogative, avendo secondato le nostre mire, siccome eccitò in noi que' sentimenti, così ci lascia una grata rimembranza di quelle pubbliche cure e sollecitudini, che ad un tale oggetto avete impiegate. Di tanto noi stessi abbiamo voluto accertarvi, pregando di più il Signore che vi conservi e vi ricolmi delle sue benedizioni.Torino, 1.º settembre 1736.Segnat.C. EMANUELE.Sott.Ormea».309.Lattuada,Descrizione di Milano, tom. V, pag. 350 e 379. — Bianconi, pag. 74.310.Muratori,Annali d'Italia, tom. XVI all'anno 1743.311.Coxe,Storia della casa d'Austria, tom. VI, cap. CVI all'anno 1745.312.Istoria politica, ecclesiastica e militare del secolo XVIII, dell'abate Francesco Beccatini. Milano, 1796, vol. II, lib. II, p. 167. — Bonamici,De bello Italico.313.Muratori,Annali d'Italia, tom. XVI, all'anno 1747.314.Sì questo che gli altri caratteri de' governatori, dati in questo capitolo, sono presi dalleMemoriedel conte Verri.315.Questo trattato leggesi non solo nelle Raccolte diplomatiche, ma anche nella citataStoria del secolo XVIIIdell'abate Beccatini, vol. II, pag. 164 e 165.316.Storia della casa d'Austria, di Guglielmo Coxe, tom. VI, cap. CIX.317.Regia prammatica, 30 dicembre 1762; e reali dispacci, 3 agosto 1767 e 17 luglio 1769.318.Real dispaccio, 30 novembre 1765.319.Altro real dispaccio, 3 agosto 1767.320.Altro del 30 settembre 1767.321.Reali dispacci, 31 marzo e 23 giugno 1768.322.Coxe,Storia della casa d'Austria, tom. VI, cap. CXVIII, in fine.323.Bossi,Storia d'Italia, tom. XIX, pag. 364.324.Gride 20 aprile e 17 settembre 1769, 24 febbraio, 28 settembre e 29 ottobre 1770.325.Grida 17 febbraio 1768.326.Gride 26 gennaio 1768, 28 gennaio 1769 e 16 febbraio 1771.327.Regio dispaccio, 28 dicembre 1770.328.Esposizione dell'Operato degli esecutori testamentari del principe Trivulzi, 31 marzo 1791, in-fol. — Sulla porta del pio albergo leggesi la seguente iscrizione:Alendis . in . contvbernio . pavperibusviribvs . senioqve . fractisANT. PTOLOM. TRIVVLTIVSs. r. i. et . vallis . mesvlcinae princepsaedes . has svasvna . cvm . censv . et . praediisregiae . clientelae . obonxiisM. THERESIA AUG. annventesvprema . volvntate . legavitin viri . eidem . exeqvendae . delectipiis . vsibvs . aptavervntMDCCLXXI.(A nutrire in convitto i PoveriGrami per età e di forzeANT. TOLOMEO TRIVULZIDel S. R. I. e della Valle Mesolcina PrincipeQueste sua caseInsieme con capitali e poderiSoggetti a regio feudoCon assenso dell'AUG. M. TERESALegò per testamentoI quattro esecutori della sua ultima volontàAi voluti pii usi le adattarononel MDCCLXXI)329.Cinque gride, tutte nella stessa data del 23 ottobre 1778, altre del 5 e 20 novembre e 13 dicembre dello stesso anno; 21 febbraio, 22 marzo, 23 aprile, 6, 8 e 22 giugno 1779.330.Real dispaccio e relativo piano, 4 novembre 1773; altra grida 14 febbraio 1774.331.Real dispaccio, 1.º novembre 1768.332.Real dispaccio, 3 dicembre 1770.333.RR. Dispacci, 22 maggio 1769 e 12 settembre 1771. — Grida, 1.º ottobre 1775.334.R. Dispaccio, 2 dicembre 1776.335.Vita dell'architetto Luigi Vanvitelli. Napoli, 1823, in 8.º, pag. 45 e 46.336.Bossi,Guide de l'Étranger à Milan, ec., in più luoghi.337.Paolo Frisi, Coxe, Bossi, Coppi, ec.338.Martens,Recueil diplomatique, tom. III, pag. 732. — Coppi,Annali d'Italia, tom. I, pag. 152.339.Coppi, luogo cit., pag. 133. — Editto 20 febbraio 1785.340.Grida 17 febbraio 1767.341.Grida 5 agosto 1771.342.Grida 22 aprile 1772.343.Coppi,Annali, tom. I, pag. 158.344.Regio dispaccio 9 aprile 1781.345.Regio dispaccio degli 8, e grida del 23 maggio 1781.346.Grida 17 ottobre 1781.347.Grida 8 ottobre 1781. Legge o costituzione sui matrimoni, 17 settembre 1784, e dilucidazioni 22 giugno 1785. Grida 26 novembre 1784, 21 gennaio e 11 febbraio 1787.348.Regio dispaccio 9 maggio 1782, e grida 6 gennaio 1783.349.Regio dispaccio 30 maggio 1782, e grida 20 febbraio 1783.350.Piano 19 novembre 1784, regolamento 27 giugno 1786.351.Regolamento 25 aprile e 27 dicembre 1785; 5 aprile e 11 giugno 1787.352.Grida 18 aprile 1786.353.Editto 26 settembre 1786.354.Editto 24 dicembre 1786.355.Piano 11 febbraio e grida 13 marzo 1786.356.Codice dei delitti e delle pene; Vienna e Roveredo, 1787, parte I, § 20 e 53.357.Ivi, §§ 25 al 27.358.Ivi, § 16.359.Ivi, §§ 42 e 46.360.Ivi, § 24 e 39.361.Ivi, § 30 e 32.362.Codice citato, parte II, § 61.363.Ivi, §§ 63, 72, 74, 76 e 80.364.Ordini 24 gennaio 1786.365.Risoluzione di S. M. 4 ottobre, ed editto 31 ottobre 1787; editti 30 luglio e 2 agosto 1788.366.Grida 31 ottobre 1787.367.Ordini 11 ottobre 1768, 30 dicembre 1778, 15 settemb. 1779.368.Gride 31 marzo e 24 aprile 1787, 8 luglio 1788.369.Gride 23 maggio e 25 settembre 1786.370.Gride 26 gennaio 1768, 28 gennaio 1769, 15 febbraio e 30 dicembre 1771, 11 maggio 1775, 13 novembre 1781, 19 febbraio 1784 e 24 ottobre 1785.371.Editto 9 dicembre 1786, regolamento e tariffa, ec. in-fol.372.Ordini 2 e 22 dicembre 1786, 29 gennaio, 30 marzo 6 agosto e 19 ottobre 1787; 4 e 15 febbraio e 18 marzo 1788, 31 ottobre 1789.373.Grida 4 aprile 1786.374.Piano di regolamento per le farmacie della Lombardia austriaca: Milano, 1788, in 4.º — Piano di regolamento del direttorio medico-chirurgico, come sopra, in 4.º375.Codice di S. M. l'imperatore Giuseppe II, tradotto dai tedesco da Bartolommeo Borroni; Milano, presso Galeazzo, 1787 e seg., vol. X, in 8.º376.Coxe,Storia della casa d'Austria, tom. VI, cap. CXXIV.377.Idem.Storia citata, cap. CXXVIII e CXXIX.378.Real dispaccio 6 maggio 1790.379.Real dispaccio 30 gennaio 1791, portante le sovrane Risoluzioni sulle domande de' pubblici, ec.380.Citato real dispaccio 30 gennaio 1791; editti 30 gennaio e 23 luglio dello stesso anno.381.Editto 20 marzo 1791; piano del magistrato politico camerale, ec. in-fol.382.Grida 23 agosto 1785; decreto 24 gennaio 1791.383.Veggansi la sua lettera circolare agli altri sovrani dell'Europa, in data di Padova 6 luglio 1791, e la sua dichiarazione fatta unitamente al re di Prussia, data in Pilnitz, il 27 agosto dello stesso anno. — Coxe,Storiaec., tom. VI, capitolo CXXXIII.384.Coxe, luogo citato. — Bossi,Storia d'Italia, tom. XIX, p. 411.

269.Ibid., pag. 41, e annotazioni MS. a un vecchio Diutile presso la casa Verri.

269.Ibid., pag. 41, e annotazioni MS. a un vecchio Diutile presso la casa Verri.

270.Rivolta,Vita di Federico Borromeo, lib. V, cap. XXI, p. 168.

270.Rivolta,Vita di Federico Borromeo, lib. V, cap. XXI, p. 168.

271.Ripamonti, pag. 50 e seguenti. Nel citato Diutile, scritto da un medico chirurgo, essendovi notate le visite di Santa Corona, leggesi MS. quest'annotazione: «1629, 7 novembre. Nel bettolino di San Francesco sul corso di porta Comasina, passato il Carmine, morì improvvisamente uno venuto da luogo infetto. Non si conobbe ch'ei fosse morto di peste. Fra alcuni giorni l'oste e garzoni s'ammalarono e morirono».

271.Ripamonti, pag. 50 e seguenti. Nel citato Diutile, scritto da un medico chirurgo, essendovi notate le visite di Santa Corona, leggesi MS. quest'annotazione: «1629, 7 novembre. Nel bettolino di San Francesco sul corso di porta Comasina, passato il Carmine, morì improvvisamente uno venuto da luogo infetto. Non si conobbe ch'ei fosse morto di peste. Fra alcuni giorni l'oste e garzoni s'ammalarono e morirono».

272.Si fecero giuochi, tornei, allegrezze grandi. Si cantò ilTe-deuma Santa Maria presso San Celso. Sulla piazza del Duomo si diede un fuoco artificiale stupendo, che rappresentava il monte Etna. Il ragguaglio ed il disegno della macchina sono stampati. Il gesuita Emanuele Tesauro, celebre maestro di eloquenza in quei tempi, recitò la orazione; e per dare un'idea del suo modo di scrivere, ne riporterò alcuni tratti. Fra le altre cose disse:Ma che in questi anni, meglio che in altri, sia la fortuna appassionata per questa casa reale, facciane fede, non altri, l'abbattuta eresia della Germania, sopra cui, passando la ruota dell'austriaca fortuna, hormai le ha frante le armi e tolto il fiato. O giustissimi sdegni e trionfali vendette della zelante fortuna! Tempo fu che, ritardato il valor della doglia, assai più attese la fortuna dello Impero a medicar le ferite de' suoi con la prudenza, che a ferire i rubelli con la spada: a guisa di perita nocchiera, che, non potendo correre un vento intiero, corre una quarta. Ma ora al prospero soffio dell'austro gonfia tutta la vela, scorrendo liberamente, non pure il Reno e il Danubio e l'Albi, ma il gelato mare di Dania; anzi ne' monti ongarici et boemi per un mar di sangue rubello felicemente veleggia(pag. 12). Egli, lodando il conte d'Olivares, dice chetrasse il nome dagli olivi, perchè ne' consigli di guerra et di pace dell'una et dell'altra Pallade merta l'oliva. Finalmente del nato bambino, ei narra ch'è figlio delle Grazie, candidato dei paterni regni, gemma incomparabile della maggior corona del mondo, fondamento delle speranze, speranza et voto dei popoli, humano angioletto et mortal Dio. Il panegirico è pieno di passi d'Orazio, di testi di Platone, di allusioni alle favole, di esagerazioni e adulazioni, e, sebbene recitato in San Celso, non vi è tratto veruno nè del candore evangelico, nè perfino di religione.

272.Si fecero giuochi, tornei, allegrezze grandi. Si cantò ilTe-deuma Santa Maria presso San Celso. Sulla piazza del Duomo si diede un fuoco artificiale stupendo, che rappresentava il monte Etna. Il ragguaglio ed il disegno della macchina sono stampati. Il gesuita Emanuele Tesauro, celebre maestro di eloquenza in quei tempi, recitò la orazione; e per dare un'idea del suo modo di scrivere, ne riporterò alcuni tratti. Fra le altre cose disse:Ma che in questi anni, meglio che in altri, sia la fortuna appassionata per questa casa reale, facciane fede, non altri, l'abbattuta eresia della Germania, sopra cui, passando la ruota dell'austriaca fortuna, hormai le ha frante le armi e tolto il fiato. O giustissimi sdegni e trionfali vendette della zelante fortuna! Tempo fu che, ritardato il valor della doglia, assai più attese la fortuna dello Impero a medicar le ferite de' suoi con la prudenza, che a ferire i rubelli con la spada: a guisa di perita nocchiera, che, non potendo correre un vento intiero, corre una quarta. Ma ora al prospero soffio dell'austro gonfia tutta la vela, scorrendo liberamente, non pure il Reno e il Danubio e l'Albi, ma il gelato mare di Dania; anzi ne' monti ongarici et boemi per un mar di sangue rubello felicemente veleggia(pag. 12). Egli, lodando il conte d'Olivares, dice chetrasse il nome dagli olivi, perchè ne' consigli di guerra et di pace dell'una et dell'altra Pallade merta l'oliva. Finalmente del nato bambino, ei narra ch'è figlio delle Grazie, candidato dei paterni regni, gemma incomparabile della maggior corona del mondo, fondamento delle speranze, speranza et voto dei popoli, humano angioletto et mortal Dio. Il panegirico è pieno di passi d'Orazio, di testi di Platone, di allusioni alle favole, di esagerazioni e adulazioni, e, sebbene recitato in San Celso, non vi è tratto veruno nè del candore evangelico, nè perfino di religione.

273.In una patente del tribunale di Sanità, sottoscritta dal presidente Giovanni Sfondrati e dal cancelliere Giacomo Antonio Tagliabò, del 20 maggio 1632, che conservavasi presso de' padri Cappuccini di quel convento, si legge che il padre Felice Casato, guardiano, comandò nel Lazzaretto per commissione del tribunale di Sanità, e cominciòalli 30 marzo con carico di reggente e governatore di detto Lazzaretto, con ampia autorità concessagli da questo tribunale di comandare, ordinare, provvedere e fare tutto quello che dalla singolare sua prudenza fosse stimato necessario.... havendo avuto sotto il suo governo et comando tal'hora più di sedicimila anime, et governato nel detto spatio di tempo centomila persone e più, ec.

273.In una patente del tribunale di Sanità, sottoscritta dal presidente Giovanni Sfondrati e dal cancelliere Giacomo Antonio Tagliabò, del 20 maggio 1632, che conservavasi presso de' padri Cappuccini di quel convento, si legge che il padre Felice Casato, guardiano, comandò nel Lazzaretto per commissione del tribunale di Sanità, e cominciòalli 30 marzo con carico di reggente e governatore di detto Lazzaretto, con ampia autorità concessagli da questo tribunale di comandare, ordinare, provvedere e fare tutto quello che dalla singolare sua prudenza fosse stimato necessario.... havendo avuto sotto il suo governo et comando tal'hora più di sedicimila anime, et governato nel detto spatio di tempo centomila persone e più, ec.

274.Così il conte Verri verso il fine del § II dell'opera intitolata:Osservazioni sulle torture, e singolarmente su gli effetti che produsse all'occasione delle unzioni malefiche, alle quali si attribuì la pestilenza che devastò Milano l'anno 1630.Questo scritto, ch'era rimano inedito per riguardi di famiglia onorevoli all'autore, fu per la prima volta pubblicato come un'appendice alle Opere Economiche del conte Pietro Verri, nella Raccolta degliScrittori Classici Italiani di Economia politica, Parte moderna, tom. XVII.

274.Così il conte Verri verso il fine del § II dell'opera intitolata:Osservazioni sulle torture, e singolarmente su gli effetti che produsse all'occasione delle unzioni malefiche, alle quali si attribuì la pestilenza che devastò Milano l'anno 1630.Questo scritto, ch'era rimano inedito per riguardi di famiglia onorevoli all'autore, fu per la prima volta pubblicato come un'appendice alle Opere Economiche del conte Pietro Verri, nella Raccolta degliScrittori Classici Italiani di Economia politica, Parte moderna, tom. XVII.

275.Memorie delle cose notabili successe in Milano intorno al male contagioso l'anno 1630, ec.,raccolte da D. Pio La Croce, pag. 54. Un fanatismo simile a questo si vide in Mosca, allorquando, l'anno 1771, la pestilenza recatavi dalla guerra co' Turchi desolava quella città. Il popolo si pose alla mente che un'immagine miracolosa dovesse liberarlo, e la folla del concorso comunicò la pestilenza ai sani, e accrebbe la sciagura. L'arcivescovo di Mosca, uomo illuminato e umano, che avea sottratto l'immagine al popolo, dovette nascondersi per schermirsi dal suo furore; ma le turbe forzarono il monastero ov'erasi ricoverato, e lo trucidarono. — Veggasi Levesque,Histoire de Russie, tom. V, Paris, 1782, pag. 133.

275.Memorie delle cose notabili successe in Milano intorno al male contagioso l'anno 1630, ec.,raccolte da D. Pio La Croce, pag. 54. Un fanatismo simile a questo si vide in Mosca, allorquando, l'anno 1771, la pestilenza recatavi dalla guerra co' Turchi desolava quella città. Il popolo si pose alla mente che un'immagine miracolosa dovesse liberarlo, e la folla del concorso comunicò la pestilenza ai sani, e accrebbe la sciagura. L'arcivescovo di Mosca, uomo illuminato e umano, che avea sottratto l'immagine al popolo, dovette nascondersi per schermirsi dal suo furore; ma le turbe forzarono il monastero ov'erasi ricoverato, e lo trucidarono. — Veggasi Levesque,Histoire de Russie, tom. V, Paris, 1782, pag. 133.

276.Pestilentia vim, et nomen, et regnum verè suum obtinuit, lib. VI, pag. 67.

276.Pestilentia vim, et nomen, et regnum verè suum obtinuit, lib. VI, pag. 67.

277.Ragguaglio dell'origine e giornali successi della peste di Milano, dal 1629 al 1632, di Alessandro Tadino, ec., lib. II, cap. 15 e 30, pag. 57 e 100.

277.Ragguaglio dell'origine e giornali successi della peste di Milano, dal 1629 al 1632, di Alessandro Tadino, ec., lib. II, cap. 15 e 30, pag. 57 e 100.

278.Ripamonti, pag. 112.

278.Ripamonti, pag. 112.

279.L'editto, pubblicato dal Lattuada (Descrizione di Milano, tom. III, pag. 322), è il seguente: «Avendo alcuni temerari o scellerati avuto ardire di andare ungendo molte porte delle case, diversi catenacci di esse e gran parte dei muri di quasi tutte le case di questa città con unzioni, parte bianche e parte gialle, il che ha causato negli animi di questo popolo di Milano grandissimo terrore e spavento, dubitandosi che tali unzioni siano state fatte per aumentare la peste che va serpendo in tante parti di questo Stato; dal che potendone seguire molti mali effetti et inconvenienti pregiudiziali alla pubblica salute: a' quali dovendo li signori presidente e conservatori della Sanità dello stato di Milano per debito del loro carico provedere, hanno risoluto, per beneficio pubblico e per quiete e consolazione degli abitanti di questa città, oltre tante diligenze sin qui d'ordine loro usate per mettere in chiaro i delinquenti, far pubblicare la presente grida, con la quale promettono a ciascuna persona di qualsivoglia grado, stato e condizione si sia, che nel termine di giorni 30 prossimi a venire dopo la pubblicazione della presente metterà in chiaro la persona o le persone che hanno commesso, favorito, aiutato, o dato il mandato, o recettato o avuto parte o scienza, ancorchè minima, in cotal delitto, scudi ducento de' denari delle condanne di questo tribunale; e se il notificante sarà uno de' complici, purchè non sia il principale, se gli promette l'impunità, e parimente guadagnerà il suddetto premio. Et a questo effetto si deputano per giudici il signor capitano di giustizia, il signor podestà di questa città et il signor auditore di questo tribunale, a' quali o ad uno di essi averanno da ricorrere i propalatori di tal delitto, quali, volendo, saranno anche tenuti secreti. Dat. in Milano 19 maggio 1630.Firm.M. Antonius Montius Praeses.Sott.Jacobus Tagliabos. Cancellar.»

279.L'editto, pubblicato dal Lattuada (Descrizione di Milano, tom. III, pag. 322), è il seguente: «Avendo alcuni temerari o scellerati avuto ardire di andare ungendo molte porte delle case, diversi catenacci di esse e gran parte dei muri di quasi tutte le case di questa città con unzioni, parte bianche e parte gialle, il che ha causato negli animi di questo popolo di Milano grandissimo terrore e spavento, dubitandosi che tali unzioni siano state fatte per aumentare la peste che va serpendo in tante parti di questo Stato; dal che potendone seguire molti mali effetti et inconvenienti pregiudiziali alla pubblica salute: a' quali dovendo li signori presidente e conservatori della Sanità dello stato di Milano per debito del loro carico provedere, hanno risoluto, per beneficio pubblico e per quiete e consolazione degli abitanti di questa città, oltre tante diligenze sin qui d'ordine loro usate per mettere in chiaro i delinquenti, far pubblicare la presente grida, con la quale promettono a ciascuna persona di qualsivoglia grado, stato e condizione si sia, che nel termine di giorni 30 prossimi a venire dopo la pubblicazione della presente metterà in chiaro la persona o le persone che hanno commesso, favorito, aiutato, o dato il mandato, o recettato o avuto parte o scienza, ancorchè minima, in cotal delitto, scudi ducento de' denari delle condanne di questo tribunale; e se il notificante sarà uno de' complici, purchè non sia il principale, se gli promette l'impunità, e parimente guadagnerà il suddetto premio. Et a questo effetto si deputano per giudici il signor capitano di giustizia, il signor podestà di questa città et il signor auditore di questo tribunale, a' quali o ad uno di essi averanno da ricorrere i propalatori di tal delitto, quali, volendo, saranno anche tenuti secreti. Dat. in Milano 19 maggio 1630.

Firm.M. Antonius Montius Praeses.

Sott.Jacobus Tagliabos. Cancellar.»

280.Veggasi la citata opera del conte Verri:Osservazioni sulla tortura, ec.

280.Veggasi la citata opera del conte Verri:Osservazioni sulla tortura, ec.

281.Ripamonti, pag. 64.

281.Ripamonti, pag. 64.

282.Darò qui la studiata e non inelegante iscrizione latina che leggevasi scolpita in una gran tavola di marmo, e il faccio ancor più volentieri perchè nella prima edizione della citata operaSulla tortura, contro la manifesta intenzione dei tre superiori magistrati che sancirono quel legale assassinio, è mancante de' loro nomi, e così mutila fu poscia ristampata.Hic vbi haec area patens estsvrgebat olim tonstrinaJo. Jacobi Moraequi pacta cvm Gvlielmo Platea pvb. sanit. commissarioet cvm aliis conspirationedvm pestis atrox saeviretlaethiferis vngventis hvc et illvc aspersisplvres ad diram mortem compvlitmos igitvr ambos hostes patriae ivdicatosexcelso in plavstrocandenti privs vellicatos forcipeet dextra mvlctatos manvrota infringirotaeqve intextos post horas sex jvgvlaricombvri deindeac ne qvid tam scelestorvm hominvm reliqvi sitpvblicatis boniscineres in flvmen projicisenatvs jvssitcvius rei memoria aeterna vt sithanc domvm sceleris officinamsolo aeqvariac nvmqvam in postervm reficiet erigi colvmnamqvae vocetvr infamisidem ordo mandavit.procvl hinc procvl ergoboni civesne vos infelix infame solvmcommacvletm dc. xxx. kal avgvsti.R. justitiae capitaneoJo. Batt. Vicecomite.Praeside senatus ampliss.Jo. Babt. Trotto.Praeside pubblico sanitatisMarco An. Montio.(Nel luogo di questo spazioSorgeva altre volte la barbieríaDi Giovan Giacomo MoraIl quale con Guglielmo Piazza pubblico Commissario di SanitàE con altri avendo conspiratoMentre imperversava atroce pestilenzaCon venefici unguenti qua e là applicatiMolti a cruda morte spinseEntrambi pertanto nemici della Patria giudicatiComandò il SenatoChe sopra di un elevato carroAbbrostiti da prima con tanaglia roventeE mutilati della mano destraColla ruota fossero infrantiE nella ruota intrecciati dopo sei ore scannati fosseroE quindi abbruciati.Ed affinchè nulla rimanesse di uomini tanto sceleratiConfiscati i beniVolle che le ceneri gettate fossero nel fiume.Della qual cosa onde eterna sia la memoriaQuesta casa, officina di sceleratezzaLo stesso Ordine decretòChe adeguata fosse al suoloNè mai potesse in avvenire rifabbricarsiE si ergesse una colonnaChe detta fosse infameLungi adunque, lungi di quaO buoni cittadiniAffinchè l'infelice infame suoloNon vi contamini.M. DC. XXX.Alle calende di agostoEssendoR. capitano di giustiziaGio. Batt. Visconti.Presid. ampliss. del senatoGio. Batt. Trotti.Pubbl. presid. della sanitàMarco Ant. Monti.)

282.Darò qui la studiata e non inelegante iscrizione latina che leggevasi scolpita in una gran tavola di marmo, e il faccio ancor più volentieri perchè nella prima edizione della citata operaSulla tortura, contro la manifesta intenzione dei tre superiori magistrati che sancirono quel legale assassinio, è mancante de' loro nomi, e così mutila fu poscia ristampata.

Hic vbi haec area patens estsvrgebat olim tonstrinaJo. Jacobi Moraequi pacta cvm Gvlielmo Platea pvb. sanit. commissarioet cvm aliis conspirationedvm pestis atrox saeviretlaethiferis vngventis hvc et illvc aspersisplvres ad diram mortem compvlitmos igitvr ambos hostes patriae ivdicatosexcelso in plavstrocandenti privs vellicatos forcipeet dextra mvlctatos manvrota infringirotaeqve intextos post horas sex jvgvlaricombvri deindeac ne qvid tam scelestorvm hominvm reliqvi sitpvblicatis boniscineres in flvmen projicisenatvs jvssitcvius rei memoria aeterna vt sithanc domvm sceleris officinamsolo aeqvariac nvmqvam in postervm reficiet erigi colvmnamqvae vocetvr infamisidem ordo mandavit.procvl hinc procvl ergoboni civesne vos infelix infame solvmcommacvletm dc. xxx. kal avgvsti.

R. justitiae capitaneoJo. Batt. Vicecomite.

Praeside senatus ampliss.Jo. Babt. Trotto.

Praeside pubblico sanitatisMarco An. Montio.

(Nel luogo di questo spazioSorgeva altre volte la barbieríaDi Giovan Giacomo MoraIl quale con Guglielmo Piazza pubblico Commissario di SanitàE con altri avendo conspiratoMentre imperversava atroce pestilenzaCon venefici unguenti qua e là applicatiMolti a cruda morte spinseEntrambi pertanto nemici della Patria giudicatiComandò il SenatoChe sopra di un elevato carroAbbrostiti da prima con tanaglia roventeE mutilati della mano destraColla ruota fossero infrantiE nella ruota intrecciati dopo sei ore scannati fosseroE quindi abbruciati.Ed affinchè nulla rimanesse di uomini tanto sceleratiConfiscati i beniVolle che le ceneri gettate fossero nel fiume.Della qual cosa onde eterna sia la memoriaQuesta casa, officina di sceleratezzaLo stesso Ordine decretòChe adeguata fosse al suoloNè mai potesse in avvenire rifabbricarsiE si ergesse una colonnaChe detta fosse infameLungi adunque, lungi di quaO buoni cittadiniAffinchè l'infelice infame suoloNon vi contamini.M. DC. XXX.Alle calende di agosto

Essendo

R. capitano di giustiziaGio. Batt. Visconti.

Presid. ampliss. del senatoGio. Batt. Trotti.

Pubbl. presid. della sanitàMarco Ant. Monti.)

283.Memorie, ec., diD. Pio La Croce, di sopra citate, pag. 51.

283.Memorie, ec., diD. Pio La Croce, di sopra citate, pag. 51.

284.Coniectura tamen aestimatioque communis fuit, centum quadraginta milia capitum fuisse quae perierunt, reperique ita prescriptum in tabulis rationibusque iisdem, unde haec mihi petita sunt omnia quae retuli.(Fu tuttavia congettura ed opinione comune, che centoquarantamila anime fossero perite, e così trovai registrato nelle tavole e conti medesimi dai quali trassi tuttochè ho riferito.) Ripamonti, lib. IV, pag. 228.

284.Coniectura tamen aestimatioque communis fuit, centum quadraginta milia capitum fuisse quae perierunt, reperique ita prescriptum in tabulis rationibusque iisdem, unde haec mihi petita sunt omnia quae retuli.(Fu tuttavia congettura ed opinione comune, che centoquarantamila anime fossero perite, e così trovai registrato nelle tavole e conti medesimi dai quali trassi tuttochè ho riferito.) Ripamonti, lib. IV, pag. 228.

285.Descrizione di Milano, tom. II, pag. 66 e seg.

285.Descrizione di Milano, tom. II, pag. 66 e seg.

286.Si conosce il costume de' tempi e singolarmente l'orgogliosa opinione de' nobili, i quali si consideravano di natura diversa degli uomini della plebe, dal viglietto seguente, che il signor don Pietro Fossani ha ritrovato in sua casa, come originale di un simile che un di lui antenato scrisse a certo Paolo Besozzi: «Intendo andare attorno una scrittura data da ti Paolo Besozzi in confidenza ad alcuni pochi, alla quale non posso adequatamente rispondere per non essere arrivata alle mie mani. Pure, con quei dogmi che sono necessari alla gente vilissima e poco pratica delle corti e del trattare civile, ti dico che è solito de' buffoni e solo lor proprio privilegio farsi pari e superiori a' lor maggiori, lasciando di dargli i dovuti titoli, e presumendo di arrogarli alle loro vilissime persone, ma, inavveduti, si scordano di quel che veggono tutto di praticarsi, che, stanchi i maggiori delle loro buffonerie e arroganze, non per vendetta, ma con animo tranquillissimo li fanno ricordare; altre volle danno di mano ad un bastone per pigliarsi spasso delle loro carni. Il simile farò con te io infrascritto, non conoscendoti l'essere e il procedere tuo al merito, e nella qualità ed essere mio altra obbligazione. — 6 luglio 1649 — Antonio Francesco Fossani affermo, ec.» —(Nota del conte Verri).

286.Si conosce il costume de' tempi e singolarmente l'orgogliosa opinione de' nobili, i quali si consideravano di natura diversa degli uomini della plebe, dal viglietto seguente, che il signor don Pietro Fossani ha ritrovato in sua casa, come originale di un simile che un di lui antenato scrisse a certo Paolo Besozzi: «Intendo andare attorno una scrittura data da ti Paolo Besozzi in confidenza ad alcuni pochi, alla quale non posso adequatamente rispondere per non essere arrivata alle mie mani. Pure, con quei dogmi che sono necessari alla gente vilissima e poco pratica delle corti e del trattare civile, ti dico che è solito de' buffoni e solo lor proprio privilegio farsi pari e superiori a' lor maggiori, lasciando di dargli i dovuti titoli, e presumendo di arrogarli alle loro vilissime persone, ma, inavveduti, si scordano di quel che veggono tutto di praticarsi, che, stanchi i maggiori delle loro buffonerie e arroganze, non per vendetta, ma con animo tranquillissimo li fanno ricordare; altre volle danno di mano ad un bastone per pigliarsi spasso delle loro carni. Il simile farò con te io infrascritto, non conoscendoti l'essere e il procedere tuo al merito, e nella qualità ed essere mio altra obbligazione. — 6 luglio 1649 — Antonio Francesco Fossani affermo, ec.» —(Nota del conte Verri).

287.Vedila Verità Svelata, ec., edizione di Venezia, 1684, p. 70.

287.Vedila Verità Svelata, ec., edizione di Venezia, 1684, p. 70.

288.Storia d'Italia, lib. XVII, pag. 583.

288.Storia d'Italia, lib. XVII, pag. 583.

289.Brusoni,Storia d'Italia, pag. 588.

289.Brusoni,Storia d'Italia, pag. 588.

290.Frisi,Tomo Terzo, ossia,Continuazione della Storia di Milano, MS. presso la casa Verri, pag. 336-339.

290.Frisi,Tomo Terzo, ossia,Continuazione della Storia di Milano, MS. presso la casa Verri, pag. 336-339.

291.Ha per titolo:Il governo del duca d'Ossuna dello stato di Milano: in Colonia, appresso Battista della Croce, 1678, di pag. 125, in 12.º

291.Ha per titolo:Il governo del duca d'Ossuna dello stato di Milano: in Colonia, appresso Battista della Croce, 1678, di pag. 125, in 12.º

292.Scudo d'argento.VediCarli, Neri, ed altri.

292.Scudo d'argento.VediCarli, Neri, ed altri.

293.Allorchè fu qui soppressa l'Inquisizione, si trovò nell'archivio di essa la commissione data all'arcivescovo di Valenza, inquisitore generale in tutti i regni e dominii di Sua Maestà cattolica, all'inquisitore generale di Milano di ricevere il giuramento di questo governatore, come bargello maggiore (Alguazil mayor) del Santo Officio, e il processo verbale dell'esecuzione. Questo secondo documento, che può bastare ad un'erudita curiosità, è come segue: «Nella città di Milano, nel giorno 3 del mese di marzo dell'anno 1697, il rev. P. Maestro frà Prospero Leoni, inquisitor generale dello Stato e dominio di Milano, in virtù della commissione dell'eccellentissimo signor don frà Giovanni Tommaso de Rocaberti, arcivescovo di Valenza, inquisitore generale, ricevette il giuramento nelle dovute forme di giustizia da S. E. il signor don Diego Filippo di Gusman, duca di S. Lucar la Maggiore, affinchè bene, fedelmente e diligentemente sii per usare e per esercitare l'uffizio di barigello maggiore del Santo Ufficio dell'Inquisizione della città di Siviglia, nella quale è stato nominato dal detto eccellentissimo signor inquisitore generale, e che osserverà il secreto di tutto ciò che S. E. saprà, vedrà, intenderà e gli sarà conferito riguardo al Sant'Ufficio dell'Inquisizione, che esattamente si deve conservare, e che aiuterà e favorirà i suoi ministri; e promise di ciò fare e adempire, e fu avvisato delle pene e censure poste nelle lettere pubblicate dal Sant'Ufficio contro quelli che non osservano il secreto: e S. E. lo firmò, essendo testimonii don Giuseppe de Zambrana, cavaliere dell'ordine di San Giacomo, don Giovanni di Villamor e don Giovanni Saller, tutti tre abitanti in questa città.Firm.Il duca di San Lucar,marchese di Leganes.Frà Prospero Leoniinq. gen. di Milano, suo statoe dominio.Sott.Frà Angelo Battiani, vicario generale del Sant'Ufficio di Milano, in luogo di segretario del medesimo Santo Tribunale.

293.Allorchè fu qui soppressa l'Inquisizione, si trovò nell'archivio di essa la commissione data all'arcivescovo di Valenza, inquisitore generale in tutti i regni e dominii di Sua Maestà cattolica, all'inquisitore generale di Milano di ricevere il giuramento di questo governatore, come bargello maggiore (Alguazil mayor) del Santo Officio, e il processo verbale dell'esecuzione. Questo secondo documento, che può bastare ad un'erudita curiosità, è come segue: «Nella città di Milano, nel giorno 3 del mese di marzo dell'anno 1697, il rev. P. Maestro frà Prospero Leoni, inquisitor generale dello Stato e dominio di Milano, in virtù della commissione dell'eccellentissimo signor don frà Giovanni Tommaso de Rocaberti, arcivescovo di Valenza, inquisitore generale, ricevette il giuramento nelle dovute forme di giustizia da S. E. il signor don Diego Filippo di Gusman, duca di S. Lucar la Maggiore, affinchè bene, fedelmente e diligentemente sii per usare e per esercitare l'uffizio di barigello maggiore del Santo Ufficio dell'Inquisizione della città di Siviglia, nella quale è stato nominato dal detto eccellentissimo signor inquisitore generale, e che osserverà il secreto di tutto ciò che S. E. saprà, vedrà, intenderà e gli sarà conferito riguardo al Sant'Ufficio dell'Inquisizione, che esattamente si deve conservare, e che aiuterà e favorirà i suoi ministri; e promise di ciò fare e adempire, e fu avvisato delle pene e censure poste nelle lettere pubblicate dal Sant'Ufficio contro quelli che non osservano il secreto: e S. E. lo firmò, essendo testimonii don Giuseppe de Zambrana, cavaliere dell'ordine di San Giacomo, don Giovanni di Villamor e don Giovanni Saller, tutti tre abitanti in questa città.

Firm.Il duca di San Lucar,marchese di Leganes.

Frà Prospero Leoniinq. gen. di Milano, suo statoe dominio.

Sott.Frà Angelo Battiani, vicario generale del Sant'Ufficio di Milano, in luogo di segretario del medesimo Santo Tribunale.

294.Il titolo è:Milano sempre grande, ec. Nella stamperia della R. ducal corte, in 4.º

294.Il titolo è:Milano sempre grande, ec. Nella stamperia della R. ducal corte, in 4.º

295.Lattuada,Descrizione di Milano, tom. IV, p. 20.

295.Lattuada,Descrizione di Milano, tom. IV, p. 20.

296.Vita del presidente Arese. Colonia, 1681, in 12.º — Argellati,Bibl. Script. Med., tom. I, pars. II, col. 88 e seg.

296.Vita del presidente Arese. Colonia, 1681, in 12.º — Argellati,Bibl. Script. Med., tom. I, pars. II, col. 88 e seg.

297.Lattuada, tom. III, pag. 251.

297.Lattuada, tom. III, pag. 251.

298.Argellati,Biblioth., Script. Mediol., tom. II, pars I, col. 1322-1324.

298.Argellati,Biblioth., Script. Mediol., tom. II, pars I, col. 1322-1324.

299.Tomo II, col. 1230 e seg.

299.Tomo II, col. 1230 e seg.

300.Verri,Osservazioni sulla tortura, ec., § 2.

300.Verri,Osservazioni sulla tortura, ec., § 2.

301.Elogio del Cavalieri, dell'abate Paolo Frisi. Milano, 1779, in 8.º

301.Elogio del Cavalieri, dell'abate Paolo Frisi. Milano, 1779, in 8.º

302.Argellati,Biblioth., ec., tom. II, pars I, col. 1328 e seg. — Bosca,De origine et statu bibliothecae Ambrosianae, lib. V.

302.Argellati,Biblioth., ec., tom. II, pars I, col. 1328 e seg. — Bosca,De origine et statu bibliothecae Ambrosianae, lib. V.

303.Brusoni,Storia d'Italia. Torino, 1680, lib. XXIX, pag. 724 e seg. — Bayle, Argellati, Mazzucchelli, Tiraboschi, ec.

303.Brusoni,Storia d'Italia. Torino, 1680, lib. XXIX, pag. 724 e seg. — Bayle, Argellati, Mazzucchelli, Tiraboschi, ec.

304.Ottieri,Istoria delle guerre avvenute in Europa, ec., dal 1696 al 1725, tom. I. —Storia della Lombardia austriaca, MS. del conte reggente senatore Gabriele Verri, tomo IV. Frisi,Continuazione della storia di Milano, tom. III, MS. pag. 398 e seg.

304.Ottieri,Istoria delle guerre avvenute in Europa, ec., dal 1696 al 1725, tom. I. —Storia della Lombardia austriaca, MS. del conte reggente senatore Gabriele Verri, tomo IV. Frisi,Continuazione della storia di Milano, tom. III, MS. pag. 398 e seg.

305.Denina,Rivoluzione d'Italia, lib. XXIV, cap. I. — Voltaire.Siècle de Louis XIV, cap. XVIII.

305.Denina,Rivoluzione d'Italia, lib. XXIV, cap. I. — Voltaire.Siècle de Louis XIV, cap. XVIII.

306.Elogio dell'imperatrice Maria Teresa.Pisa, 1783, in 8.º

306.Elogio dell'imperatrice Maria Teresa.Pisa, 1783, in 8.º

307.Muratori,Annali d'Italia, tom. XVI, all'anno 1735.

307.Muratori,Annali d'Italia, tom. XVI, all'anno 1735.

308.Il re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, ec. ec.«Illustre Giunta di Governo: L'esecuzione degli articoli preliminari firmati in Vienna fra S. M. imperiale e S. M. cristianissima, il dì 3 di ottobre dell'anno scaduto, a cui abbiamo voluto dal canto nostro contribuire, portando ora l'evacuazione di cotesto ducato dalle armi alleate, eccettuatine il Novarese e Tortonese, che da' medesimi ci sono stati destinati pria che questa sortisca intieramente il suo effetto, onde abbia a sciogliersi questo consesso, che essendo stato da noi con singolare studio prescelto fin dal cominciamento per l'onorevole non meno che importante incarico del governo che gli avevano confidato, ha così lodevolmente corrisposto alla nostra aspettativa: vogliamo, per soddisfare a que' sentimenti di stima che nelle diverse occasioni ci ha dato un giusto motivo di concessione, assicurarlo de' medesimi, e del pieno nostro aggradimento per la servitù che ci ha resa.Il zelo per una ben nota amministrazione di giustizia, ed il particolare interessamento che tutti e cadauno di voi ha fatto conoscere, non meno pel sollievo di cotesti popoli, che nel sostenimento de' loro giusti diritti e prerogative, avendo secondato le nostre mire, siccome eccitò in noi que' sentimenti, così ci lascia una grata rimembranza di quelle pubbliche cure e sollecitudini, che ad un tale oggetto avete impiegate. Di tanto noi stessi abbiamo voluto accertarvi, pregando di più il Signore che vi conservi e vi ricolmi delle sue benedizioni.Torino, 1.º settembre 1736.Segnat.C. EMANUELE.Sott.Ormea».

308.Il re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, ec. ec.

«Illustre Giunta di Governo: L'esecuzione degli articoli preliminari firmati in Vienna fra S. M. imperiale e S. M. cristianissima, il dì 3 di ottobre dell'anno scaduto, a cui abbiamo voluto dal canto nostro contribuire, portando ora l'evacuazione di cotesto ducato dalle armi alleate, eccettuatine il Novarese e Tortonese, che da' medesimi ci sono stati destinati pria che questa sortisca intieramente il suo effetto, onde abbia a sciogliersi questo consesso, che essendo stato da noi con singolare studio prescelto fin dal cominciamento per l'onorevole non meno che importante incarico del governo che gli avevano confidato, ha così lodevolmente corrisposto alla nostra aspettativa: vogliamo, per soddisfare a que' sentimenti di stima che nelle diverse occasioni ci ha dato un giusto motivo di concessione, assicurarlo de' medesimi, e del pieno nostro aggradimento per la servitù che ci ha resa.

Il zelo per una ben nota amministrazione di giustizia, ed il particolare interessamento che tutti e cadauno di voi ha fatto conoscere, non meno pel sollievo di cotesti popoli, che nel sostenimento de' loro giusti diritti e prerogative, avendo secondato le nostre mire, siccome eccitò in noi que' sentimenti, così ci lascia una grata rimembranza di quelle pubbliche cure e sollecitudini, che ad un tale oggetto avete impiegate. Di tanto noi stessi abbiamo voluto accertarvi, pregando di più il Signore che vi conservi e vi ricolmi delle sue benedizioni.

Torino, 1.º settembre 1736.

Segnat.C. EMANUELE.

Sott.Ormea».

309.Lattuada,Descrizione di Milano, tom. V, pag. 350 e 379. — Bianconi, pag. 74.

309.Lattuada,Descrizione di Milano, tom. V, pag. 350 e 379. — Bianconi, pag. 74.

310.Muratori,Annali d'Italia, tom. XVI all'anno 1743.

310.Muratori,Annali d'Italia, tom. XVI all'anno 1743.

311.Coxe,Storia della casa d'Austria, tom. VI, cap. CVI all'anno 1745.

311.Coxe,Storia della casa d'Austria, tom. VI, cap. CVI all'anno 1745.

312.Istoria politica, ecclesiastica e militare del secolo XVIII, dell'abate Francesco Beccatini. Milano, 1796, vol. II, lib. II, p. 167. — Bonamici,De bello Italico.

312.Istoria politica, ecclesiastica e militare del secolo XVIII, dell'abate Francesco Beccatini. Milano, 1796, vol. II, lib. II, p. 167. — Bonamici,De bello Italico.

313.Muratori,Annali d'Italia, tom. XVI, all'anno 1747.

313.Muratori,Annali d'Italia, tom. XVI, all'anno 1747.

314.Sì questo che gli altri caratteri de' governatori, dati in questo capitolo, sono presi dalleMemoriedel conte Verri.

314.Sì questo che gli altri caratteri de' governatori, dati in questo capitolo, sono presi dalleMemoriedel conte Verri.

315.Questo trattato leggesi non solo nelle Raccolte diplomatiche, ma anche nella citataStoria del secolo XVIIIdell'abate Beccatini, vol. II, pag. 164 e 165.

315.Questo trattato leggesi non solo nelle Raccolte diplomatiche, ma anche nella citataStoria del secolo XVIIIdell'abate Beccatini, vol. II, pag. 164 e 165.

316.Storia della casa d'Austria, di Guglielmo Coxe, tom. VI, cap. CIX.

316.Storia della casa d'Austria, di Guglielmo Coxe, tom. VI, cap. CIX.

317.Regia prammatica, 30 dicembre 1762; e reali dispacci, 3 agosto 1767 e 17 luglio 1769.

317.Regia prammatica, 30 dicembre 1762; e reali dispacci, 3 agosto 1767 e 17 luglio 1769.

318.Real dispaccio, 30 novembre 1765.

318.Real dispaccio, 30 novembre 1765.

319.Altro real dispaccio, 3 agosto 1767.

319.Altro real dispaccio, 3 agosto 1767.

320.Altro del 30 settembre 1767.

320.Altro del 30 settembre 1767.

321.Reali dispacci, 31 marzo e 23 giugno 1768.

321.Reali dispacci, 31 marzo e 23 giugno 1768.

322.Coxe,Storia della casa d'Austria, tom. VI, cap. CXVIII, in fine.

322.Coxe,Storia della casa d'Austria, tom. VI, cap. CXVIII, in fine.

323.Bossi,Storia d'Italia, tom. XIX, pag. 364.

323.Bossi,Storia d'Italia, tom. XIX, pag. 364.

324.Gride 20 aprile e 17 settembre 1769, 24 febbraio, 28 settembre e 29 ottobre 1770.

324.Gride 20 aprile e 17 settembre 1769, 24 febbraio, 28 settembre e 29 ottobre 1770.

325.Grida 17 febbraio 1768.

325.Grida 17 febbraio 1768.

326.Gride 26 gennaio 1768, 28 gennaio 1769 e 16 febbraio 1771.

326.Gride 26 gennaio 1768, 28 gennaio 1769 e 16 febbraio 1771.

327.Regio dispaccio, 28 dicembre 1770.

327.Regio dispaccio, 28 dicembre 1770.

328.Esposizione dell'Operato degli esecutori testamentari del principe Trivulzi, 31 marzo 1791, in-fol. — Sulla porta del pio albergo leggesi la seguente iscrizione:Alendis . in . contvbernio . pavperibusviribvs . senioqve . fractisANT. PTOLOM. TRIVVLTIVSs. r. i. et . vallis . mesvlcinae princepsaedes . has svasvna . cvm . censv . et . praediisregiae . clientelae . obonxiisM. THERESIA AUG. annventesvprema . volvntate . legavitin viri . eidem . exeqvendae . delectipiis . vsibvs . aptavervntMDCCLXXI.(A nutrire in convitto i PoveriGrami per età e di forzeANT. TOLOMEO TRIVULZIDel S. R. I. e della Valle Mesolcina PrincipeQueste sua caseInsieme con capitali e poderiSoggetti a regio feudoCon assenso dell'AUG. M. TERESALegò per testamentoI quattro esecutori della sua ultima volontàAi voluti pii usi le adattarononel MDCCLXXI)

328.Esposizione dell'Operato degli esecutori testamentari del principe Trivulzi, 31 marzo 1791, in-fol. — Sulla porta del pio albergo leggesi la seguente iscrizione:

Alendis . in . contvbernio . pavperibusviribvs . senioqve . fractisANT. PTOLOM. TRIVVLTIVSs. r. i. et . vallis . mesvlcinae princepsaedes . has svasvna . cvm . censv . et . praediisregiae . clientelae . obonxiisM. THERESIA AUG. annventesvprema . volvntate . legavitin viri . eidem . exeqvendae . delectipiis . vsibvs . aptavervntMDCCLXXI.

(A nutrire in convitto i PoveriGrami per età e di forzeANT. TOLOMEO TRIVULZIDel S. R. I. e della Valle Mesolcina PrincipeQueste sua caseInsieme con capitali e poderiSoggetti a regio feudoCon assenso dell'AUG. M. TERESALegò per testamentoI quattro esecutori della sua ultima volontàAi voluti pii usi le adattarononel MDCCLXXI)

329.Cinque gride, tutte nella stessa data del 23 ottobre 1778, altre del 5 e 20 novembre e 13 dicembre dello stesso anno; 21 febbraio, 22 marzo, 23 aprile, 6, 8 e 22 giugno 1779.

329.Cinque gride, tutte nella stessa data del 23 ottobre 1778, altre del 5 e 20 novembre e 13 dicembre dello stesso anno; 21 febbraio, 22 marzo, 23 aprile, 6, 8 e 22 giugno 1779.

330.Real dispaccio e relativo piano, 4 novembre 1773; altra grida 14 febbraio 1774.

330.Real dispaccio e relativo piano, 4 novembre 1773; altra grida 14 febbraio 1774.

331.Real dispaccio, 1.º novembre 1768.

331.Real dispaccio, 1.º novembre 1768.

332.Real dispaccio, 3 dicembre 1770.

332.Real dispaccio, 3 dicembre 1770.

333.RR. Dispacci, 22 maggio 1769 e 12 settembre 1771. — Grida, 1.º ottobre 1775.

333.RR. Dispacci, 22 maggio 1769 e 12 settembre 1771. — Grida, 1.º ottobre 1775.

334.R. Dispaccio, 2 dicembre 1776.

334.R. Dispaccio, 2 dicembre 1776.

335.Vita dell'architetto Luigi Vanvitelli. Napoli, 1823, in 8.º, pag. 45 e 46.

335.Vita dell'architetto Luigi Vanvitelli. Napoli, 1823, in 8.º, pag. 45 e 46.

336.Bossi,Guide de l'Étranger à Milan, ec., in più luoghi.

336.Bossi,Guide de l'Étranger à Milan, ec., in più luoghi.

337.Paolo Frisi, Coxe, Bossi, Coppi, ec.

337.Paolo Frisi, Coxe, Bossi, Coppi, ec.

338.Martens,Recueil diplomatique, tom. III, pag. 732. — Coppi,Annali d'Italia, tom. I, pag. 152.

338.Martens,Recueil diplomatique, tom. III, pag. 732. — Coppi,Annali d'Italia, tom. I, pag. 152.

339.Coppi, luogo cit., pag. 133. — Editto 20 febbraio 1785.

339.Coppi, luogo cit., pag. 133. — Editto 20 febbraio 1785.

340.Grida 17 febbraio 1767.

340.Grida 17 febbraio 1767.

341.Grida 5 agosto 1771.

341.Grida 5 agosto 1771.

342.Grida 22 aprile 1772.

342.Grida 22 aprile 1772.

343.Coppi,Annali, tom. I, pag. 158.

343.Coppi,Annali, tom. I, pag. 158.

344.Regio dispaccio 9 aprile 1781.

344.Regio dispaccio 9 aprile 1781.

345.Regio dispaccio degli 8, e grida del 23 maggio 1781.

345.Regio dispaccio degli 8, e grida del 23 maggio 1781.

346.Grida 17 ottobre 1781.

346.Grida 17 ottobre 1781.

347.Grida 8 ottobre 1781. Legge o costituzione sui matrimoni, 17 settembre 1784, e dilucidazioni 22 giugno 1785. Grida 26 novembre 1784, 21 gennaio e 11 febbraio 1787.

347.Grida 8 ottobre 1781. Legge o costituzione sui matrimoni, 17 settembre 1784, e dilucidazioni 22 giugno 1785. Grida 26 novembre 1784, 21 gennaio e 11 febbraio 1787.

348.Regio dispaccio 9 maggio 1782, e grida 6 gennaio 1783.

348.Regio dispaccio 9 maggio 1782, e grida 6 gennaio 1783.

349.Regio dispaccio 30 maggio 1782, e grida 20 febbraio 1783.

349.Regio dispaccio 30 maggio 1782, e grida 20 febbraio 1783.

350.Piano 19 novembre 1784, regolamento 27 giugno 1786.

350.Piano 19 novembre 1784, regolamento 27 giugno 1786.

351.Regolamento 25 aprile e 27 dicembre 1785; 5 aprile e 11 giugno 1787.

351.Regolamento 25 aprile e 27 dicembre 1785; 5 aprile e 11 giugno 1787.

352.Grida 18 aprile 1786.

352.Grida 18 aprile 1786.

353.Editto 26 settembre 1786.

353.Editto 26 settembre 1786.

354.Editto 24 dicembre 1786.

354.Editto 24 dicembre 1786.

355.Piano 11 febbraio e grida 13 marzo 1786.

355.Piano 11 febbraio e grida 13 marzo 1786.

356.Codice dei delitti e delle pene; Vienna e Roveredo, 1787, parte I, § 20 e 53.

356.Codice dei delitti e delle pene; Vienna e Roveredo, 1787, parte I, § 20 e 53.

357.Ivi, §§ 25 al 27.

357.Ivi, §§ 25 al 27.

358.Ivi, § 16.

358.Ivi, § 16.

359.Ivi, §§ 42 e 46.

359.Ivi, §§ 42 e 46.

360.Ivi, § 24 e 39.

360.Ivi, § 24 e 39.

361.Ivi, § 30 e 32.

361.Ivi, § 30 e 32.

362.Codice citato, parte II, § 61.

362.Codice citato, parte II, § 61.

363.Ivi, §§ 63, 72, 74, 76 e 80.

363.Ivi, §§ 63, 72, 74, 76 e 80.

364.Ordini 24 gennaio 1786.

364.Ordini 24 gennaio 1786.

365.Risoluzione di S. M. 4 ottobre, ed editto 31 ottobre 1787; editti 30 luglio e 2 agosto 1788.

365.Risoluzione di S. M. 4 ottobre, ed editto 31 ottobre 1787; editti 30 luglio e 2 agosto 1788.

366.Grida 31 ottobre 1787.

366.Grida 31 ottobre 1787.

367.Ordini 11 ottobre 1768, 30 dicembre 1778, 15 settemb. 1779.

367.Ordini 11 ottobre 1768, 30 dicembre 1778, 15 settemb. 1779.

368.Gride 31 marzo e 24 aprile 1787, 8 luglio 1788.

368.Gride 31 marzo e 24 aprile 1787, 8 luglio 1788.

369.Gride 23 maggio e 25 settembre 1786.

369.Gride 23 maggio e 25 settembre 1786.

370.Gride 26 gennaio 1768, 28 gennaio 1769, 15 febbraio e 30 dicembre 1771, 11 maggio 1775, 13 novembre 1781, 19 febbraio 1784 e 24 ottobre 1785.

370.Gride 26 gennaio 1768, 28 gennaio 1769, 15 febbraio e 30 dicembre 1771, 11 maggio 1775, 13 novembre 1781, 19 febbraio 1784 e 24 ottobre 1785.

371.Editto 9 dicembre 1786, regolamento e tariffa, ec. in-fol.

371.Editto 9 dicembre 1786, regolamento e tariffa, ec. in-fol.

372.Ordini 2 e 22 dicembre 1786, 29 gennaio, 30 marzo 6 agosto e 19 ottobre 1787; 4 e 15 febbraio e 18 marzo 1788, 31 ottobre 1789.

372.Ordini 2 e 22 dicembre 1786, 29 gennaio, 30 marzo 6 agosto e 19 ottobre 1787; 4 e 15 febbraio e 18 marzo 1788, 31 ottobre 1789.

373.Grida 4 aprile 1786.

373.Grida 4 aprile 1786.

374.Piano di regolamento per le farmacie della Lombardia austriaca: Milano, 1788, in 4.º — Piano di regolamento del direttorio medico-chirurgico, come sopra, in 4.º

374.Piano di regolamento per le farmacie della Lombardia austriaca: Milano, 1788, in 4.º — Piano di regolamento del direttorio medico-chirurgico, come sopra, in 4.º

375.Codice di S. M. l'imperatore Giuseppe II, tradotto dai tedesco da Bartolommeo Borroni; Milano, presso Galeazzo, 1787 e seg., vol. X, in 8.º

375.Codice di S. M. l'imperatore Giuseppe II, tradotto dai tedesco da Bartolommeo Borroni; Milano, presso Galeazzo, 1787 e seg., vol. X, in 8.º

376.Coxe,Storia della casa d'Austria, tom. VI, cap. CXXIV.

376.Coxe,Storia della casa d'Austria, tom. VI, cap. CXXIV.

377.Idem.Storia citata, cap. CXXVIII e CXXIX.

377.Idem.Storia citata, cap. CXXVIII e CXXIX.

378.Real dispaccio 6 maggio 1790.

378.Real dispaccio 6 maggio 1790.

379.Real dispaccio 30 gennaio 1791, portante le sovrane Risoluzioni sulle domande de' pubblici, ec.

379.Real dispaccio 30 gennaio 1791, portante le sovrane Risoluzioni sulle domande de' pubblici, ec.

380.Citato real dispaccio 30 gennaio 1791; editti 30 gennaio e 23 luglio dello stesso anno.

380.Citato real dispaccio 30 gennaio 1791; editti 30 gennaio e 23 luglio dello stesso anno.

381.Editto 20 marzo 1791; piano del magistrato politico camerale, ec. in-fol.

381.Editto 20 marzo 1791; piano del magistrato politico camerale, ec. in-fol.

382.Grida 23 agosto 1785; decreto 24 gennaio 1791.

382.Grida 23 agosto 1785; decreto 24 gennaio 1791.

383.Veggansi la sua lettera circolare agli altri sovrani dell'Europa, in data di Padova 6 luglio 1791, e la sua dichiarazione fatta unitamente al re di Prussia, data in Pilnitz, il 27 agosto dello stesso anno. — Coxe,Storiaec., tom. VI, capitolo CXXXIII.

383.Veggansi la sua lettera circolare agli altri sovrani dell'Europa, in data di Padova 6 luglio 1791, e la sua dichiarazione fatta unitamente al re di Prussia, data in Pilnitz, il 27 agosto dello stesso anno. — Coxe,Storiaec., tom. VI, capitolo CXXXIII.

384.Coxe, luogo citato. — Bossi,Storia d'Italia, tom. XIX, p. 411.

384.Coxe, luogo citato. — Bossi,Storia d'Italia, tom. XIX, p. 411.


Back to IndexNext