BRUNO CORRA ed EMILIO SETTIMELLIDISSONANZA
BRUNO CORRA ed EMILIO SETTIMELLI
Ambiente trecentesco. Costumi trecenteschi. Calze, velluti, parrucche bionde. Sono in scenaLa DamaeIl Paggio.La Dama, seduta, ascolta il Paggio che le parla con passione, adagiato ai suoi piedi.
Il Paggio
Amore, amore, finalmente in questanotte d'argento profumata e misticaposso narrarti tutte le mie pene;amore, amore, finalmente il sognosoffuso in questa chiara ombra notturnastrappa al mio cuore la parola cheil labbro mai non oserebbe dire,timido innanzi al tuo pallor di cera;ah! finalmente! ed il mio cuor d'acciaiosi spezza come fosse un melagrano,ah! finalmente! ed il mio orgoglio tuttosi accovaccia ai tuoi piedi dominato.
Amore, amore, finalmente in questa
notte d'argento profumata e mistica
posso narrarti tutte le mie pene;
amore, amore, finalmente il sogno
soffuso in questa chiara ombra notturna
strappa al mio cuore la parola che
il labbro mai non oserebbe dire,
timido innanzi al tuo pallor di cera;
ah! finalmente! ed il mio cuor d'acciaio
si spezza come fosse un melagrano,
ah! finalmente! ed il mio orgoglio tutto
si accovaccia ai tuoi piedi dominato.
La Dama
Ricevo con lo spirito tremanteil dono che mi fai con mani pure;anch'io sento in quest'aria di vertiginemille musiche aprirsi nel mio sangue,anch'io sento nel cuor corrermi un gelo,che lo divide come un frutto dolce,e le mie dita gelide esitandotremano come fossero farfallesovra il tuo capo di biondezza ardente.
Ricevo con lo spirito tremante
il dono che mi fai con mani pure;
anch'io sento in quest'aria di vertigine
mille musiche aprirsi nel mio sangue,
anch'io sento nel cuor corrermi un gelo,
che lo divide come un frutto dolce,
e le mie dita gelide esitando
tremano come fossero farfalle
sovra il tuo capo di biondezza ardente.
Il Paggio
Ah! si potesse dall'onnipotenteDestino avere in dono questo istanteper serbarlo nel fondo nostro cuoresì da poterlo poi sempre goderequando ce ne prendesse la vaghezza;io non voglio che muoia e sia finito,io non voglio che fugga e si distrugganell'oceano foschissimo del tempo,io non voglio che vada...
Ah! si potesse dall'onnipotente
Destino avere in dono questo istante
per serbarlo nel fondo nostro cuore
sì da poterlo poi sempre godere
quando ce ne prendesse la vaghezza;
io non voglio che muoia e sia finito,
io non voglio che fugga e si distrugga
nell'oceano foschissimo del tempo,
io non voglio che vada...
(A questo puntoUn Signore, vestito modernissimamente — soprabito, colletto, tuba —, entra da destra a passo rapido, si accosta al Paggio, e gli batte con una mano sulla spalla, chiedendo):
Scusi, per favore, avrebbe un cerino?
Il Paggio
(Si volge verso il Signore, poi, con naturalezza, si cerca addosso, nelle tasche e dice):
No, mi dispiace...
Il Signore
Niente... le pare...?..., grazie lo stesso.(Esce da sinistra, rapido ed elegante).
Il Paggio
(Si volge di nuovo verso la Dama, e riattacca più lirico e più appassionato):
Amore, amore, troverem la forzadi eternare il momento indistruttibile.Compiremo il miracolo fecondo!
Amore, amore, troverem la forza
di eternare il momento indistruttibile.
Compiremo il miracolo fecondo!
(Sipario)