PAROSSISMO

REMO CHITIPAROSSISMO

REMO CHITI

Un salotto. Una signora guarda un orologio, mentre un giovine signore spunta non visto da una porta.

Signora—(sospira).

Signore+ Son qua.

Signora—(si volta).Alle sette in punto, mio caro: stranamente puntuale.(Gli va incontro).Buona sera!

Signore+(Sempre fermo all'uscio). Buona sera!

Signora— Ebbene, baciami!(Dopo avergli messo le braccia sulle spalle).

Signore+ No.

Signora— Cos'hai? cattivo, non farmi soffrire!

Signore+ E perchè non ridi?

Signora— Perchè ti voglio bene.

Signore+ E perchè mi vuoi bene?

Signora— Perchè sì.

Signore+ Sei una bambola a cui si tirano i sentimenti con i fili.

Signora— Cattivo, cattivo!... ti ringrazio della puntualità, veramente inaspettata....

Signore+ Ringrazia la guardia civica che mi ha condotto da te.

Signora— Come?

Signore+ Stasera, mi ero smarrito.

Signora— Dove diamine ti sei cacciato, dimmi?!

Signore+ Nell'Immensità.

Signora—(Un po' smarrita suona il campanello).

Signore+ Sono qua; è proprio incredibile.(Si è seduto su un divano).

Signora—(Alla cameriera ch'è venuta).Annetta, preparate e tenetevi pronta.

Signore+(Alla cameriera).Annetta, scoperchiate la casa, mi fa caldo!...(La cameriera indifferente se ne va).

Signora— Amore mio, non hai dunque più una parola nè un bacio per me; ti prendi giuoco di me!?....(Si è messa a sedere su una seggiola a braccioli).

Signore+(senza risponderle). Stasera non so camminare, ho imparato ad espandermi.

Signora— Calmati, amore; cosa ti ho fatto,dimmi? ricorda tutta la passione che ci siamo dati; cos'è dunque il nostro grande amore!!

Signore+ Un gatto.

Signora— Oh! mi vuoi burlare!

Signore+ No. Voglio entrare nella verità che ho intraveduta.(Di qui in là parla senza guardarla).

Signora— Quale verità?...

Signore+ Guarda, tu non mi comprendi; ma io ti dico che mi fai orrore: la strada per venire da te è d'acciaio: questa casa si è cristallizzata nello spazio con una spaventosa immobilità: le cento scale che portano da te sono sempre cento. Tu, sei sempre la stessa; sempre uguale come un esemplare d'anatomia. Piangi come una bottiglia; non sai baciare che con due labbra; tieni pronte due grettissime braccia per prendermi: io non saprei se amare più te o cotesta seggiola su cui ti ripieghi. Tuttociò è molto meschino.

Signora— Oh, mi fai morire!...(Singhiozza).

Signore+ Ecco! Perchè non hai saputo morire, stasera?! Abbiamo detto «qui alle sette» e ci troviamo qui esattamente insieme come le due lame di una forbice; ti trovo tranquilla, incredibilmente, palpabile, vera, carnosa. Dimmi, perchè non sai evaporare, perchè non sai essere qui e non esserci, perchè non sai occupare lo Spazio, perchè non ti sai distendere senza misura nel Tempo? Io ho incominciato a bere l'Azzurro. Tu non mi sai guardare senza gli occhi come nessun oceano sa rompere la tua strada d'acciaio....

Signora— Cosa dici? Cosa dici?(Si trova vicino alla porta, spaventata e smarrita).

Signore+ Alzati nell'Etere se puoi! Ho intravisto la verità, cara mia! noi ci troviamo in un quadro dove le forme sono disegnate e stabilitein unico modo, per sempre: io voglio sfuggirvi!(Si è alzato).La vita è un tratto solo, un gesto monco, senza speranza di sviluppo. Guarda, anche l'orologio pedestre ha segnato le sette perchè quattro e tredevonofare sette: ma è dunque possibile questo?(Apre le braccia e si dirige verso una finestra).Là! il gesto immenso! divenire la parabola infinita! Io voglio sfuggirvi.(Salta sopra ad un tavolino vicinissimo alla finestra).Guarda l'Azzurro, lo Zenit vi è scomparso!... Io mi espan(Salta la finestra e continua a parlare cadendo)do(urlando)... Io mi espando nell' - l'infini...(Tonfo di un corpo sul lastrico).

Signora—(È svenuta o fuggita).


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