IL PASSAGGIO DEI FERETRI.Commemorazione delle CinqueGiornate, avvenuta in Milanoil 18 marzo 1895.Folla e tumulto.—SpingesiE s'accavalla al par d'onda sovr'onda,Torrente irrefrenabileChe abbatte con gigante urto la sponda:Mare in tempesta, unanimeFiorir di sogni e battere di cuoriAffratellati: bacioDi cruente memorie e di doloriIn una sola, trepidaGioia che accende i petti e le pupille;Che lancia ai glauchi spaziiRisa, speranze, cantici, faville;Che va fra cielo e popoloSu l'ali di magnetiche parole:Che sfolgora per l'aereCoi fulvi raggi del novello Sole..... Silenzio.... è l'ora.—ScindesiLa folla in due compatte ali frementi:Serpe nei cori un brivido:Tra il solenne sfilar dei reggimenti,Tra l'ondeggiar dei candidiVessilli ai venti radïosi e puri,Tra il suon degl'inni e l'epicoClangor dei bronzi e il rullo dei tamburi,—O Eroi di Marzo, o fumidaAncor di sangue patria visïone!...—Lento un corteo di feretriS'avanza su gli affusti di cannone.E in un con le reliquieDa la notte di lunghi anni redente,Alta ne la memoria,Viva nel cuore de le turbe intente,Passa l'Iddia terribile,L'Iddia vermiglia de le barricate,Che, inerme ed indomabile,Per vie ruggenti e piazze disselciate,Al lampo degli incendii,Ebbra di sangue e polve e fumo e schianti,D'un avvilito popoloFece ad un tratto un popol di giganti;E il quinto giorno un magicoGrido innalzò di gioia e di vittoria:—Qui comincia l'Italia!...E un'ampia le rispose eco di gloria!.... Silenzio.—I morti sognano:Ne le bare che passan lentamenteUn riso erra, dolcissimo,E culla e bacia quelle forme spente.—Per Essi ora la patriaA l'aulente suo crin tesse ghirlande:Per Essi da' suoi fertiliGiardini al mondo arride, onusta e grande:Per Essi, per le lacrimeDegli occhi loro, pel sangue che i fortiLor petti a rivi sparsero.Per quell'immenso amor!...—Sognate, o morti.—*La patria è grande.—ImperanoSovra l'umido pian di Lombardia,Furie dal negro artiglio,La fame, la pellagra e l'anemia.Da le brumose e fetideMaremme, da l'incolto Agro Romano,Da le ruine càlabreProrompe, disperato, un pianto umano.A cento a cento, i siculiSchiavi, nei pozzi de la zolfatara,Trovan fra le veneficheAure il pane, l'ergastolo e la bara.Mentre, fidando, partonoDa le materne vacillanti bracciaBaldi e robusti militiDi novi servi e d'afri allori in traccia,Là fra le accese sabbieDei deserti, a dar morte ed a morire,Là su le terre steriliIl vessillo a piantar de l'avvenire,Languono ovunque l'italePlebi, ed ovunque la miseria piange:«Pane, pane» singhiozzanoDonne e bimbi; ma a scoglio erto si frangeCome spuma d'OceanoChe rimbalzando su di sè ripiomba,La strazïata e supplicePrece dei vinti, ed a sè stessa è tomba.In basso e in alto sfasciansiLe fedi e van le coscïenze infrante:Taccion nei fiacchi spiritiI santi affetti e le collere santeMa, come invitta quercia,Libera Italia sta!...—Non vi svegliate,O Morti.—Ora e nei secoliIl vostro sogno trïonfal sognate,Che ne la rossa mischiaA voi mordenti il fango de la via,In canto di letiziaIl rantolo mutò de l'agonia.[pg!261]
IL PASSAGGIO DEI FERETRI.Commemorazione delle CinqueGiornate, avvenuta in Milanoil 18 marzo 1895.Folla e tumulto.—SpingesiE s'accavalla al par d'onda sovr'onda,Torrente irrefrenabileChe abbatte con gigante urto la sponda:Mare in tempesta, unanimeFiorir di sogni e battere di cuoriAffratellati: bacioDi cruente memorie e di doloriIn una sola, trepidaGioia che accende i petti e le pupille;Che lancia ai glauchi spaziiRisa, speranze, cantici, faville;Che va fra cielo e popoloSu l'ali di magnetiche parole:Che sfolgora per l'aereCoi fulvi raggi del novello Sole..... Silenzio.... è l'ora.—ScindesiLa folla in due compatte ali frementi:Serpe nei cori un brivido:Tra il solenne sfilar dei reggimenti,Tra l'ondeggiar dei candidiVessilli ai venti radïosi e puri,Tra il suon degl'inni e l'epicoClangor dei bronzi e il rullo dei tamburi,—O Eroi di Marzo, o fumidaAncor di sangue patria visïone!...—Lento un corteo di feretriS'avanza su gli affusti di cannone.E in un con le reliquieDa la notte di lunghi anni redente,Alta ne la memoria,Viva nel cuore de le turbe intente,Passa l'Iddia terribile,L'Iddia vermiglia de le barricate,Che, inerme ed indomabile,Per vie ruggenti e piazze disselciate,Al lampo degli incendii,Ebbra di sangue e polve e fumo e schianti,D'un avvilito popoloFece ad un tratto un popol di giganti;E il quinto giorno un magicoGrido innalzò di gioia e di vittoria:—Qui comincia l'Italia!...E un'ampia le rispose eco di gloria!.... Silenzio.—I morti sognano:Ne le bare che passan lentamenteUn riso erra, dolcissimo,E culla e bacia quelle forme spente.—Per Essi ora la patriaA l'aulente suo crin tesse ghirlande:Per Essi da' suoi fertiliGiardini al mondo arride, onusta e grande:Per Essi, per le lacrimeDegli occhi loro, pel sangue che i fortiLor petti a rivi sparsero.Per quell'immenso amor!...—Sognate, o morti.—*La patria è grande.—ImperanoSovra l'umido pian di Lombardia,Furie dal negro artiglio,La fame, la pellagra e l'anemia.Da le brumose e fetideMaremme, da l'incolto Agro Romano,Da le ruine càlabreProrompe, disperato, un pianto umano.A cento a cento, i siculiSchiavi, nei pozzi de la zolfatara,Trovan fra le veneficheAure il pane, l'ergastolo e la bara.Mentre, fidando, partonoDa le materne vacillanti bracciaBaldi e robusti militiDi novi servi e d'afri allori in traccia,Là fra le accese sabbieDei deserti, a dar morte ed a morire,Là su le terre steriliIl vessillo a piantar de l'avvenire,Languono ovunque l'italePlebi, ed ovunque la miseria piange:«Pane, pane» singhiozzanoDonne e bimbi; ma a scoglio erto si frangeCome spuma d'OceanoChe rimbalzando su di sè ripiomba,La strazïata e supplicePrece dei vinti, ed a sè stessa è tomba.In basso e in alto sfasciansiLe fedi e van le coscïenze infrante:Taccion nei fiacchi spiritiI santi affetti e le collere santeMa, come invitta quercia,Libera Italia sta!...—Non vi svegliate,O Morti.—Ora e nei secoliIl vostro sogno trïonfal sognate,Che ne la rossa mischiaA voi mordenti il fango de la via,In canto di letiziaIl rantolo mutò de l'agonia.[pg!261]
Commemorazione delle CinqueGiornate, avvenuta in Milanoil 18 marzo 1895.
Commemorazione delle Cinque
Giornate, avvenuta in Milano
il 18 marzo 1895.
Folla e tumulto.—SpingesiE s'accavalla al par d'onda sovr'onda,Torrente irrefrenabileChe abbatte con gigante urto la sponda:Mare in tempesta, unanimeFiorir di sogni e battere di cuoriAffratellati: bacioDi cruente memorie e di doloriIn una sola, trepidaGioia che accende i petti e le pupille;Che lancia ai glauchi spaziiRisa, speranze, cantici, faville;Che va fra cielo e popoloSu l'ali di magnetiche parole:Che sfolgora per l'aereCoi fulvi raggi del novello Sole..... Silenzio.... è l'ora.—ScindesiLa folla in due compatte ali frementi:Serpe nei cori un brivido:Tra il solenne sfilar dei reggimenti,Tra l'ondeggiar dei candidiVessilli ai venti radïosi e puri,Tra il suon degl'inni e l'epicoClangor dei bronzi e il rullo dei tamburi,—O Eroi di Marzo, o fumidaAncor di sangue patria visïone!...—Lento un corteo di feretriS'avanza su gli affusti di cannone.E in un con le reliquieDa la notte di lunghi anni redente,Alta ne la memoria,Viva nel cuore de le turbe intente,Passa l'Iddia terribile,L'Iddia vermiglia de le barricate,Che, inerme ed indomabile,Per vie ruggenti e piazze disselciate,Al lampo degli incendii,Ebbra di sangue e polve e fumo e schianti,D'un avvilito popoloFece ad un tratto un popol di giganti;E il quinto giorno un magicoGrido innalzò di gioia e di vittoria:—Qui comincia l'Italia!...E un'ampia le rispose eco di gloria!.... Silenzio.—I morti sognano:Ne le bare che passan lentamenteUn riso erra, dolcissimo,E culla e bacia quelle forme spente.—Per Essi ora la patriaA l'aulente suo crin tesse ghirlande:Per Essi da' suoi fertiliGiardini al mondo arride, onusta e grande:Per Essi, per le lacrimeDegli occhi loro, pel sangue che i fortiLor petti a rivi sparsero.Per quell'immenso amor!...—Sognate, o morti.—*La patria è grande.—ImperanoSovra l'umido pian di Lombardia,Furie dal negro artiglio,La fame, la pellagra e l'anemia.Da le brumose e fetideMaremme, da l'incolto Agro Romano,Da le ruine càlabreProrompe, disperato, un pianto umano.A cento a cento, i siculiSchiavi, nei pozzi de la zolfatara,Trovan fra le veneficheAure il pane, l'ergastolo e la bara.Mentre, fidando, partonoDa le materne vacillanti bracciaBaldi e robusti militiDi novi servi e d'afri allori in traccia,Là fra le accese sabbieDei deserti, a dar morte ed a morire,Là su le terre steriliIl vessillo a piantar de l'avvenire,Languono ovunque l'italePlebi, ed ovunque la miseria piange:«Pane, pane» singhiozzanoDonne e bimbi; ma a scoglio erto si frangeCome spuma d'OceanoChe rimbalzando su di sè ripiomba,La strazïata e supplicePrece dei vinti, ed a sè stessa è tomba.In basso e in alto sfasciansiLe fedi e van le coscïenze infrante:Taccion nei fiacchi spiritiI santi affetti e le collere santeMa, come invitta quercia,Libera Italia sta!...—Non vi svegliate,O Morti.—Ora e nei secoliIl vostro sogno trïonfal sognate,Che ne la rossa mischiaA voi mordenti il fango de la via,In canto di letiziaIl rantolo mutò de l'agonia.
Folla e tumulto.—SpingesiE s'accavalla al par d'onda sovr'onda,Torrente irrefrenabileChe abbatte con gigante urto la sponda:Mare in tempesta, unanimeFiorir di sogni e battere di cuoriAffratellati: bacioDi cruente memorie e di doloriIn una sola, trepidaGioia che accende i petti e le pupille;Che lancia ai glauchi spaziiRisa, speranze, cantici, faville;Che va fra cielo e popoloSu l'ali di magnetiche parole:Che sfolgora per l'aereCoi fulvi raggi del novello Sole..... Silenzio.... è l'ora.—ScindesiLa folla in due compatte ali frementi:Serpe nei cori un brivido:Tra il solenne sfilar dei reggimenti,Tra l'ondeggiar dei candidiVessilli ai venti radïosi e puri,Tra il suon degl'inni e l'epicoClangor dei bronzi e il rullo dei tamburi,—O Eroi di Marzo, o fumidaAncor di sangue patria visïone!...—Lento un corteo di feretriS'avanza su gli affusti di cannone.E in un con le reliquieDa la notte di lunghi anni redente,Alta ne la memoria,Viva nel cuore de le turbe intente,Passa l'Iddia terribile,L'Iddia vermiglia de le barricate,Che, inerme ed indomabile,Per vie ruggenti e piazze disselciate,Al lampo degli incendii,Ebbra di sangue e polve e fumo e schianti,D'un avvilito popoloFece ad un tratto un popol di giganti;E il quinto giorno un magicoGrido innalzò di gioia e di vittoria:—Qui comincia l'Italia!...E un'ampia le rispose eco di gloria!.... Silenzio.—I morti sognano:Ne le bare che passan lentamenteUn riso erra, dolcissimo,E culla e bacia quelle forme spente.—Per Essi ora la patriaA l'aulente suo crin tesse ghirlande:Per Essi da' suoi fertiliGiardini al mondo arride, onusta e grande:Per Essi, per le lacrimeDegli occhi loro, pel sangue che i fortiLor petti a rivi sparsero.Per quell'immenso amor!...—Sognate, o morti.—
Folla e tumulto.—Spingesi
E s'accavalla al par d'onda sovr'onda,
Torrente irrefrenabile
Che abbatte con gigante urto la sponda:
Mare in tempesta, unanime
Fiorir di sogni e battere di cuori
Affratellati: bacio
Di cruente memorie e di dolori
In una sola, trepida
Gioia che accende i petti e le pupille;
Che lancia ai glauchi spazii
Risa, speranze, cantici, faville;
Che va fra cielo e popolo
Su l'ali di magnetiche parole:
Che sfolgora per l'aere
Coi fulvi raggi del novello Sole.
.... Silenzio.... è l'ora.—Scindesi
La folla in due compatte ali frementi:
Serpe nei cori un brivido:
Tra il solenne sfilar dei reggimenti,
Tra l'ondeggiar dei candidi
Vessilli ai venti radïosi e puri,
Tra il suon degl'inni e l'epico
Clangor dei bronzi e il rullo dei tamburi,
—O Eroi di Marzo, o fumida
Ancor di sangue patria visïone!...—
Lento un corteo di feretri
S'avanza su gli affusti di cannone.
E in un con le reliquie
Da la notte di lunghi anni redente,
Alta ne la memoria,
Viva nel cuore de le turbe intente,
Passa l'Iddia terribile,
L'Iddia vermiglia de le barricate,
Che, inerme ed indomabile,
Per vie ruggenti e piazze disselciate,
Al lampo degli incendii,
Ebbra di sangue e polve e fumo e schianti,
D'un avvilito popolo
Fece ad un tratto un popol di giganti;
E il quinto giorno un magico
Grido innalzò di gioia e di vittoria:
—Qui comincia l'Italia!...
E un'ampia le rispose eco di gloria!
.... Silenzio.—I morti sognano:
Ne le bare che passan lentamente
Un riso erra, dolcissimo,
E culla e bacia quelle forme spente.
—Per Essi ora la patria
A l'aulente suo crin tesse ghirlande:
Per Essi da' suoi fertili
Giardini al mondo arride, onusta e grande:
Per Essi, per le lacrime
Degli occhi loro, pel sangue che i forti
Lor petti a rivi sparsero.
Per quell'immenso amor!...—Sognate, o morti.—
*
La patria è grande.—ImperanoSovra l'umido pian di Lombardia,Furie dal negro artiglio,La fame, la pellagra e l'anemia.Da le brumose e fetideMaremme, da l'incolto Agro Romano,Da le ruine càlabreProrompe, disperato, un pianto umano.A cento a cento, i siculiSchiavi, nei pozzi de la zolfatara,Trovan fra le veneficheAure il pane, l'ergastolo e la bara.Mentre, fidando, partonoDa le materne vacillanti bracciaBaldi e robusti militiDi novi servi e d'afri allori in traccia,Là fra le accese sabbieDei deserti, a dar morte ed a morire,Là su le terre steriliIl vessillo a piantar de l'avvenire,Languono ovunque l'italePlebi, ed ovunque la miseria piange:«Pane, pane» singhiozzanoDonne e bimbi; ma a scoglio erto si frangeCome spuma d'OceanoChe rimbalzando su di sè ripiomba,La strazïata e supplicePrece dei vinti, ed a sè stessa è tomba.In basso e in alto sfasciansiLe fedi e van le coscïenze infrante:Taccion nei fiacchi spiritiI santi affetti e le collere santeMa, come invitta quercia,Libera Italia sta!...—Non vi svegliate,O Morti.—Ora e nei secoliIl vostro sogno trïonfal sognate,Che ne la rossa mischiaA voi mordenti il fango de la via,In canto di letiziaIl rantolo mutò de l'agonia.
La patria è grande.—Imperano
Sovra l'umido pian di Lombardia,
Furie dal negro artiglio,
La fame, la pellagra e l'anemia.
Da le brumose e fetide
Maremme, da l'incolto Agro Romano,
Da le ruine càlabre
Prorompe, disperato, un pianto umano.
A cento a cento, i siculi
Schiavi, nei pozzi de la zolfatara,
Trovan fra le venefiche
Aure il pane, l'ergastolo e la bara.
Mentre, fidando, partono
Da le materne vacillanti braccia
Baldi e robusti militi
Di novi servi e d'afri allori in traccia,
Là fra le accese sabbie
Dei deserti, a dar morte ed a morire,
Là su le terre sterili
Il vessillo a piantar de l'avvenire,
Languono ovunque l'itale
Plebi, ed ovunque la miseria piange:
«Pane, pane» singhiozzano
Donne e bimbi; ma a scoglio erto si frange
Come spuma d'Oceano
Che rimbalzando su di sè ripiomba,
La strazïata e supplice
Prece dei vinti, ed a sè stessa è tomba.
In basso e in alto sfasciansi
Le fedi e van le coscïenze infrante:
Taccion nei fiacchi spiriti
I santi affetti e le collere sante
Ma, come invitta quercia,
Libera Italia sta!...—Non vi svegliate,
O Morti.—Ora e nei secoli
Il vostro sogno trïonfal sognate,
Che ne la rossa mischia
A voi mordenti il fango de la via,
In canto di letizia
Il rantolo mutò de l'agonia.
[pg!261]