OSCAR D'ALVA,[5]

OSCAR D'ALVA,[5]POEMA ROMANTICO DI LORD BYRON.Come soavemente risplende per le sfere serene la lampada de' cieli sopra le sponde del Lora, dove sorgono tuttora le bianche torricelle di Alva, che più non odono il fragore delle armi!Ma spesso la fuggevole luna mandò quivi i suoi raggi sopra gli elmetti inargentati di Alva, e visitò nella silenziosa tenebra di mezzanotte i suoi baroni ispidi di brunite armature.E nelle rocce sottoposte al castello, che si sprolungano sopra l'inquieto flutto dell'Oceano, pallida pallida sogguardò nelle scomposte fila della morte percuotere sul terreno lo affannoso guerriero.E molti altri occhi che più non poterono salutare la giovanetta luce del giorno, si volsero sospirosi al campo insanguinato, ed ebbero gioia del suo raggio quantunque rischiarasse la morte.E pure una volta a quegli occhi tu splendesti, lampada di amore, ed essi benedissero la tua cara luce propizia; — ora poi ardi quasi una fiaccola funerale per la notte.Poichè il nobile lignaggio di Alva è spento, e quantunque da lontano si veggano le sue grigie torri, non più i suoi eroi incalzano la caccia, nè più spargono l'onda vermiglia della guerra.Or chi fu l'ultimo del superbo lignaggio? Perchècrescono i muschi sopra la pietra di Alva? Nessun passo umano suona per quelle volte: solo vi stride in passando il vento di settentrione.E allorchè il vento soffia impetuoso e forte, si ode un lamento per quelle sale che si solleva fioco nel cielo, e si sparge intorno la muraglia rovinata.Sì, — quando imperversa la procella crescente, batte lo scudo del generoso Oscar, sebbene non più quivi s'inalzino le sue bandiere nè le sue piume di nero avvolgimento.Bello illuminava il sole la nascita di Oscar quando Angus lo baciò suo primogenito; e i vassalli intorno al castello del barone si affollarono per far plauso all'aurora avventurosa.E la festeggiarono con i cervi della montagna, e la cornamusa squillò nelle acute sue note, e per meglio ravvivare il convito montanaro suonarono quelle armonie di numeri marziali.E quando intesero l'aspra musica della guerra si affidarono che un giorno la stessa cornamusa avrebbe squillato davanti il figlio del barone mentre egli conducesse la masnada.Trascorse ben presto un secondo anno, ed Angus salutò un secondo figliuolo, il suo giorno natale fu simile all'ultimo, e di subito fu imbandito il giocondo festino.Ammaestrati dal padre a tendere l'arco sui colli tenebrosi del vento di Alva, i fanciulli in giovanezza cacciarono i cervi, ed affrettarono i cani dietro alla pesta di quelli.Ma prima che avessero compiti gli anni della infanzia, si mescolarono nelle bande della guerra, lievemente trattarono la splendida daga, e scoccarono lontano i quadrelli fischianti.Nera appariva l'onda dei capelli di Oscar e s'agitava scomposta all'alitare dei venti, ma i ricci d'Allan pendevano sempre ordinati e belli; — la guancia era pallida, e pensierosa.Oscar palesava un'anima di eroe, e gli tralucevano i neri sguardi pei raggi della verità. Allan poi aveva imparato per tempo a frenare le passioni, e fino dagli anni primi placide suonarono le sue parole.Prodi furono entrambi, e spesso la lancia sassone cadde spezzata sotto il costoro acciaro; il petto d'Oscar stava chiuso alla paura, ma il petto d'Oscar conosceva pietà.L'anima d'Allan si celava sotto una vaga sembianza indegna d'abitare con tanta bellezza; e la sua vendetta si aggravava sopra i nemici atroce quanto il fulmine della tempesta.Dalle torri lontane di Southannon venne una giovane e leggiadra damigella; giunse la figlia di Glenalvon dall'occhio cilestro recando in dote le terre di Kenneth.Ed Oscar desiderò la lieta sposa, ed Angus sorrise al suo Oscar, perocchè l'orgoglio feudale del padre fosse lusingato con le nozze della figlia di Glenalvon.Odi le note piacevoli della cornamusa! Ascolta i tripudii dei canti nuziali; si aprono i labbri a voci gioconde. Il coro di vassalli si sparge con incessante furore.Vedi le piume colore di sangue de' baroni adunati nelle sale di Alva: ogni giovane vestito del suo mantello cangiante aspetta la chiamata del capitano.Non per guerra domanda i loro bracci il barone: la cornamusa suona un inno di pace, le genti si affollano agli sponsali di Oscar, nè mai si rimangono i suoni del dolce riposo.Ma in qual parte Oscar si nasconde? Certo egli indugiatroppo. Questo è l'ardente desio del nuovo sposo? Mentre stanno raccolti i cavalieri, e le donne aspettano, non Oscar, non il fratello Allan, compariscono in Alva.Pur finalmente giunse alla sposa il giovane Allan; e: — «Perchè non viene il mio Oscar?» domandava Angus. — «Non egli è qui?» rispose il giovane; «stamane non percorse meco la foresta.»«Forse dimentico del giorno insegue le damme veloci, o l'onda dell'Oceano lo trattiene sul mare, quantunque la barca di Oscar di rado sia tarda.»«Oh! no!» — rispose l'angoscioso genitore; — «non caccia, non onda trattengono il mio figliuolo: vorrebbe comparire scortese agli occhi di Mora? Qual cosa impedirebbe il suo cammino verso di lei? — Oh! cercate voi, capi! Oh! ricercate attorno! Allan, con questi scorri per Alva; finchè Oscar, finchè mio figlio non è trovato affrettati, affrettati, nè osare di darmi risposta.»Da pertutto è trambusto: — roco giù per la valle echeggia il nome di Oscar, e sorge col vento di settentrione, finchè la notte abbassa le tenebrose sue ali.E poi rompe i silenzi della notte, ma le sue ombre rimbombano indarno: finalmente suona per la nebbiosa luce del mattino, ma Oscar non apparisce alla pianura.Tre notti vegliate, e tre giorni cercò il barone per ogni caverna della montagna il suo Oscar: quando la speranza gli venne a mancare: i suoi capelli si fecero bianchi con infinito dolore.«Oscar! figliuol mio! — Tu, Dio del cielo, ridona il sostegno alla cadente età; o se questo voto non può essere adempito, abbandona almeno il suo assassino alla mia vendetta.Sopra qualche deserto e dirupato scoglio ora forse giacciono le bianche ossa del mio Oscar! Concedi dunque tu, Dio (sol questo ti domando), che sia dato morirecon lui al suo forsennato genitore. Pure egli potrebbe vivere! — via, disperazione; confortati, anima mia, egli può vivere; la mia voce si astiene dal bestemmiare il destino: Oh perdonami, Dio, l'empia parola!Perocchè se egli vive, non viva più per me, ed io cada diserto nella polvere, e la stagione della speranza di Alva sia passata: ahimè! possono essere mai giusti affanni sì fatti?»Tale si lamentò lo sfortunato genitore, finchè il tempo che mitiga le angosce più aspre gli ritornava la pace, e fece sì che le lacrime cessassero di scorrere.Però che tuttavia una segreta speranza che Oscar sopravviva gli rimanesse nel cuore, e potesse anche una volta apparire; e questa speranza ora declinò, ora sorse, finchè il tempo lo fece vecchio di un altro fastidioso anno.I giorni trapassarono, il pianeta della luce percorse di nuovo lo spazio destinato, ma Oscar non allegrò la vista del genitore, e lo affanno lasciò più debole la sua traccia;Rimanendo pur sempre il giovane Allan, adesso unica gioia del padre dolente: e il cuore di Mora di leggieri fu vinto, perchè vaghezza ornasse il giovane dalle belle chiome.Ella pensò che Oscar fosse caduto spento, e la faccia di Allan appariva maravigliosamente leggiadra: — se poi Oscar viveva, qualche altra fanciulla formava adesso il sospiro di quel petto infedele.Ed Angus disse: «Se un altr'anno trascorre in arida speranza, ogni dubbio soverchio sarà rimosso, ed io destinerò il giorno dei nuovi sponsali.»Tardi si avvolsero i mesi, ma benedetto alfine giunse il giorno desiato, l'anno dell'ansia trepidante passò; quali sorrisi avvivano le guancie degli amanti!Odi la piacevole noia della cornamusa! Intendi il magnifico canto nuziale! Si spandono le voci in accenti gioiosi, e incessante si prolunga il fervido coro.Di nuovo la tribù in festosa corona si affolla intorno la porta del castello di Alva; echeggiano forte le liete armonie: tutto rimembra la gioia primiera.Ma qual è quegli di cui la fronte oscura attrista in mezzo del giubbilo universale? I suoi occhi tramandano un colore più sinistro della fiamma cerulea, che viene meno nel focolare.Nero ha il manto che veste la sua forma, e la sua piuma ondeggia di rosso sanguigno, la sua voce è simile alla tempesta; lieve e senza traccia il suo passo.È mezzanotte: la tazza va in giro, bevono largamente alla salute dello sposo, — le volte rimbombano di gridi, e tutto si unisce a fare plauso all'ultimo sorso.Subitamente si leva lo straniero barone, i clamorosi circostanti si acquietano, le guancie di Angus ardono di maraviglia, il dilicato seno di Mora ne diventa rosso.«Vecchio,» — gridò, «questa coppa è vuota, tu lo vedesti: ma ella fu debitamente bevuta dalle mie labbra: — io propiziai alle nozze di tuo figlio; ora chiedo a mia posta una coppa da te.Mentre qui attorno è tutta gioia per benedire la lieta ventura del tuo figliuolo Allan, dimmi, non ti rimane un altro figlio? Dimmi, perchè dimentichi il tuo Oscar?»«Ahimè!» rispose l'angoscioso genitore; e gli scendeva parlando una grossa lacrima; «quando Oscar disertò il mio castello, o cadde morto, il mio antico cuore quasi si ruppe.Tre volte la terra ha rinnovato il suo giro da poi che il sembiante di Oscar non benedice il mio occhio: adesso Allan è la mia sola speranza, dacchè il mio prode Oscar è morto o fuggito.»«Or bene,» replicava il feroce straniero; e tristamente dardeggiavano gl'inquieti suoi sguardi; «io sarei vago d'intendere novella del fato d'Oscar: forse quel prode non è morto ancora.Forse se quelli che egli amò tanto ora lo chiamassero Oscar, ritornerebbe; forse il barone è andato fin qui pellegrinando; per lui potrebbe rinnovarsi il fuoco di maggio.[6]Si empia dunque la tazza, e giri attorno la tavola: io non vo' che si propini in silenzio: si empia, dico, ogni tazza di vino, perchè il mio saluto è per la vita di Oscar.»«Con tutta l'anima,» riprese il vecchio Angus, ed empi fino all'orlo la coppa; — «e sia pel mio figliuolo o vivo o morto: nessuno de' miei figli fu eguale a lui.»«Bene, vecchio, il tuo saluto è stato accettato: ma perchè Allan si sta tutto tremante? Bevi, via, alla rimembranza della morte, e solleva la coppa con mano più ferma.»L'ardente rossore della faccia di Allan di subito si converse in ispaventevole pallidezza; le goccie della morte spingevano l'una l'altra con umore di agonia.Tre volte sollevò la tazza, e tre i suoi labbri rifiutarono di libare, e tre volte incontrò gli occhi dello straniero fitti sopra di lui con ira mortale.«Così dunque un fratello saluta? così si accarezza la rimembranza di un fratello? Se in questo modo si manifesta la forza dell'affetto, cosa potremo noi aspettarci dalla paura?»Eccitato dall'amaro sogghigno sollevò la tazza: «Possa Oscar partecipare in questo momento alla nostra allegria.» — Lo interno rimorso gli sconforta l'anima, e la coppa gli cadé di mano.«È desso! Odo la voce del mio assassino!» — forte strillò uno spettro oscuramente lucido. — «Del mio assassino!» — ripeteronole volte; e tempestosa proruppe la bufera.Le fiaccole vacillarono, i castellani fuggirono, lo straniero sparì; — tra la moltitudine fu vista una forma avvolta in verde mantello, che allo improvviso crebbe in ombra di terribile grandezza.Un largo balteo le stringeva la cintura, una piuma nera l'ombreggiava, ma nudo era il suo petto, ed ivi dentro vermiglie ferite, ed immobile il suo occhio invetriato.E tre volte con l'occhio mandò un truce sorriso sopra Angus, che gli cadde d'innanzi, e tre volte guardò bieco un barone steso sul pavimento.Intanto i fulmini strepitavano da polo a polo, i tuoni rimbombavano traverso il cielo, e l'ombra infocata scorreva via sopra le ale del turbine per mezzo alla procella.Tristo è il festino, il tripudio cessò. — Qual è colui che giace sul pavimento? L'oblio opprime il petto di Angus; pur alla fine ritorna a palpitare il suo polso vitale.Presto presto provisi un medico a riversare la luce negli occhi di Allan. — La sua fossa è scavata, la sua carriera è compita; oh Allan non sorgerà mai più!Ma il petto di Oscar diventò freddo come creta, i suoi capelli furono sollevati dal vento, e lo strale di Allan giacque con lui nella oscura valle di Grentarar.E donde venne lo spaventoso straniero, o chi si fosse, niuna mortale creatura potè mai sapere; ma nessuno dubitò sull'ombra infocata, però che i vassalli di Alva ravvisassero Oscar.L'ambizione afforzò la mano del giovane Allan, il demonio esultante diresse lo strale, mentre la invidia scuotendo l'ardente tizzone versò il veleno dentro il suo cuore.Veloce scocca lo strale dall'arco di Allan. — Di cui è quel sangue che gli contamina il fianco? È basso il nero cimiero del prode Oscar, il dardo ha bevuto la sua onda vitale.L'occhio di Mora commosse il feroce Allan; ella fu che suscitava il suo orgoglio oltraggiato: ahimè! quegli occhi che raggiavano amore poterono costringere un'anima ad opere d'inferno.Ecco, vedi la tomba solitaria che s'inalza sopra un guerriero defunto; ella apparisce per l'oscurità del crepuscolo: oh! quella è il talamo nuziale d'Allan.Lontano, molto lontano, sta il nobile avello che nasconde le grandi ceneri della sua schiatta; nessuna bandiera sventola sopra il suo cadavere, perchè sozzo di sangue fraterno.Quale antico menestrello, quale bardo canuto oserà inalzare sulle corde dell'arpa le geste di Allan? Il canto è il principale rimerito della gloria: e potrebbe egli forse risuonare la lode dell'omicida?Senza corde, negletta rimanga quell'arpa, nè ardisca il menestrello suscitare quel tema; il delitto renderebbe la sua mano paralitica, le corde dell'arpa si spezzerebbero al tocco.Non fama di lira, non versi sacrali inalzeranno la sua gloria sublime per l'aria, però che gli echi risponderanno l'amara maledizione di un padre moribondo e il gemito mortale di un fratello trafitto.[7]

POEMA ROMANTICO DI LORD BYRON.

Come soavemente risplende per le sfere serene la lampada de' cieli sopra le sponde del Lora, dove sorgono tuttora le bianche torricelle di Alva, che più non odono il fragore delle armi!

Ma spesso la fuggevole luna mandò quivi i suoi raggi sopra gli elmetti inargentati di Alva, e visitò nella silenziosa tenebra di mezzanotte i suoi baroni ispidi di brunite armature.

E nelle rocce sottoposte al castello, che si sprolungano sopra l'inquieto flutto dell'Oceano, pallida pallida sogguardò nelle scomposte fila della morte percuotere sul terreno lo affannoso guerriero.

E molti altri occhi che più non poterono salutare la giovanetta luce del giorno, si volsero sospirosi al campo insanguinato, ed ebbero gioia del suo raggio quantunque rischiarasse la morte.

E pure una volta a quegli occhi tu splendesti, lampada di amore, ed essi benedissero la tua cara luce propizia; — ora poi ardi quasi una fiaccola funerale per la notte.

Poichè il nobile lignaggio di Alva è spento, e quantunque da lontano si veggano le sue grigie torri, non più i suoi eroi incalzano la caccia, nè più spargono l'onda vermiglia della guerra.

Or chi fu l'ultimo del superbo lignaggio? Perchècrescono i muschi sopra la pietra di Alva? Nessun passo umano suona per quelle volte: solo vi stride in passando il vento di settentrione.

E allorchè il vento soffia impetuoso e forte, si ode un lamento per quelle sale che si solleva fioco nel cielo, e si sparge intorno la muraglia rovinata.

Sì, — quando imperversa la procella crescente, batte lo scudo del generoso Oscar, sebbene non più quivi s'inalzino le sue bandiere nè le sue piume di nero avvolgimento.

Bello illuminava il sole la nascita di Oscar quando Angus lo baciò suo primogenito; e i vassalli intorno al castello del barone si affollarono per far plauso all'aurora avventurosa.

E la festeggiarono con i cervi della montagna, e la cornamusa squillò nelle acute sue note, e per meglio ravvivare il convito montanaro suonarono quelle armonie di numeri marziali.

E quando intesero l'aspra musica della guerra si affidarono che un giorno la stessa cornamusa avrebbe squillato davanti il figlio del barone mentre egli conducesse la masnada.

Trascorse ben presto un secondo anno, ed Angus salutò un secondo figliuolo, il suo giorno natale fu simile all'ultimo, e di subito fu imbandito il giocondo festino.

Ammaestrati dal padre a tendere l'arco sui colli tenebrosi del vento di Alva, i fanciulli in giovanezza cacciarono i cervi, ed affrettarono i cani dietro alla pesta di quelli.

Ma prima che avessero compiti gli anni della infanzia, si mescolarono nelle bande della guerra, lievemente trattarono la splendida daga, e scoccarono lontano i quadrelli fischianti.

Nera appariva l'onda dei capelli di Oscar e s'agitava scomposta all'alitare dei venti, ma i ricci d'Allan pendevano sempre ordinati e belli; — la guancia era pallida, e pensierosa.

Oscar palesava un'anima di eroe, e gli tralucevano i neri sguardi pei raggi della verità. Allan poi aveva imparato per tempo a frenare le passioni, e fino dagli anni primi placide suonarono le sue parole.

Prodi furono entrambi, e spesso la lancia sassone cadde spezzata sotto il costoro acciaro; il petto d'Oscar stava chiuso alla paura, ma il petto d'Oscar conosceva pietà.

L'anima d'Allan si celava sotto una vaga sembianza indegna d'abitare con tanta bellezza; e la sua vendetta si aggravava sopra i nemici atroce quanto il fulmine della tempesta.

Dalle torri lontane di Southannon venne una giovane e leggiadra damigella; giunse la figlia di Glenalvon dall'occhio cilestro recando in dote le terre di Kenneth.

Ed Oscar desiderò la lieta sposa, ed Angus sorrise al suo Oscar, perocchè l'orgoglio feudale del padre fosse lusingato con le nozze della figlia di Glenalvon.

Odi le note piacevoli della cornamusa! Ascolta i tripudii dei canti nuziali; si aprono i labbri a voci gioconde. Il coro di vassalli si sparge con incessante furore.

Vedi le piume colore di sangue de' baroni adunati nelle sale di Alva: ogni giovane vestito del suo mantello cangiante aspetta la chiamata del capitano.

Non per guerra domanda i loro bracci il barone: la cornamusa suona un inno di pace, le genti si affollano agli sponsali di Oscar, nè mai si rimangono i suoni del dolce riposo.

Ma in qual parte Oscar si nasconde? Certo egli indugiatroppo. Questo è l'ardente desio del nuovo sposo? Mentre stanno raccolti i cavalieri, e le donne aspettano, non Oscar, non il fratello Allan, compariscono in Alva.

Pur finalmente giunse alla sposa il giovane Allan; e: — «Perchè non viene il mio Oscar?» domandava Angus. — «Non egli è qui?» rispose il giovane; «stamane non percorse meco la foresta.»

«Forse dimentico del giorno insegue le damme veloci, o l'onda dell'Oceano lo trattiene sul mare, quantunque la barca di Oscar di rado sia tarda.»

«Oh! no!» — rispose l'angoscioso genitore; — «non caccia, non onda trattengono il mio figliuolo: vorrebbe comparire scortese agli occhi di Mora? Qual cosa impedirebbe il suo cammino verso di lei? — Oh! cercate voi, capi! Oh! ricercate attorno! Allan, con questi scorri per Alva; finchè Oscar, finchè mio figlio non è trovato affrettati, affrettati, nè osare di darmi risposta.»

Da pertutto è trambusto: — roco giù per la valle echeggia il nome di Oscar, e sorge col vento di settentrione, finchè la notte abbassa le tenebrose sue ali.

E poi rompe i silenzi della notte, ma le sue ombre rimbombano indarno: finalmente suona per la nebbiosa luce del mattino, ma Oscar non apparisce alla pianura.

Tre notti vegliate, e tre giorni cercò il barone per ogni caverna della montagna il suo Oscar: quando la speranza gli venne a mancare: i suoi capelli si fecero bianchi con infinito dolore.

«Oscar! figliuol mio! — Tu, Dio del cielo, ridona il sostegno alla cadente età; o se questo voto non può essere adempito, abbandona almeno il suo assassino alla mia vendetta.

Sopra qualche deserto e dirupato scoglio ora forse giacciono le bianche ossa del mio Oscar! Concedi dunque tu, Dio (sol questo ti domando), che sia dato morirecon lui al suo forsennato genitore. Pure egli potrebbe vivere! — via, disperazione; confortati, anima mia, egli può vivere; la mia voce si astiene dal bestemmiare il destino: Oh perdonami, Dio, l'empia parola!

Perocchè se egli vive, non viva più per me, ed io cada diserto nella polvere, e la stagione della speranza di Alva sia passata: ahimè! possono essere mai giusti affanni sì fatti?»

Tale si lamentò lo sfortunato genitore, finchè il tempo che mitiga le angosce più aspre gli ritornava la pace, e fece sì che le lacrime cessassero di scorrere.

Però che tuttavia una segreta speranza che Oscar sopravviva gli rimanesse nel cuore, e potesse anche una volta apparire; e questa speranza ora declinò, ora sorse, finchè il tempo lo fece vecchio di un altro fastidioso anno.

I giorni trapassarono, il pianeta della luce percorse di nuovo lo spazio destinato, ma Oscar non allegrò la vista del genitore, e lo affanno lasciò più debole la sua traccia;

Rimanendo pur sempre il giovane Allan, adesso unica gioia del padre dolente: e il cuore di Mora di leggieri fu vinto, perchè vaghezza ornasse il giovane dalle belle chiome.

Ella pensò che Oscar fosse caduto spento, e la faccia di Allan appariva maravigliosamente leggiadra: — se poi Oscar viveva, qualche altra fanciulla formava adesso il sospiro di quel petto infedele.

Ed Angus disse: «Se un altr'anno trascorre in arida speranza, ogni dubbio soverchio sarà rimosso, ed io destinerò il giorno dei nuovi sponsali.»

Tardi si avvolsero i mesi, ma benedetto alfine giunse il giorno desiato, l'anno dell'ansia trepidante passò; quali sorrisi avvivano le guancie degli amanti!

Odi la piacevole noia della cornamusa! Intendi il magnifico canto nuziale! Si spandono le voci in accenti gioiosi, e incessante si prolunga il fervido coro.

Di nuovo la tribù in festosa corona si affolla intorno la porta del castello di Alva; echeggiano forte le liete armonie: tutto rimembra la gioia primiera.

Ma qual è quegli di cui la fronte oscura attrista in mezzo del giubbilo universale? I suoi occhi tramandano un colore più sinistro della fiamma cerulea, che viene meno nel focolare.

Nero ha il manto che veste la sua forma, e la sua piuma ondeggia di rosso sanguigno, la sua voce è simile alla tempesta; lieve e senza traccia il suo passo.

È mezzanotte: la tazza va in giro, bevono largamente alla salute dello sposo, — le volte rimbombano di gridi, e tutto si unisce a fare plauso all'ultimo sorso.

Subitamente si leva lo straniero barone, i clamorosi circostanti si acquietano, le guancie di Angus ardono di maraviglia, il dilicato seno di Mora ne diventa rosso.

«Vecchio,» — gridò, «questa coppa è vuota, tu lo vedesti: ma ella fu debitamente bevuta dalle mie labbra: — io propiziai alle nozze di tuo figlio; ora chiedo a mia posta una coppa da te.

Mentre qui attorno è tutta gioia per benedire la lieta ventura del tuo figliuolo Allan, dimmi, non ti rimane un altro figlio? Dimmi, perchè dimentichi il tuo Oscar?»

«Ahimè!» rispose l'angoscioso genitore; e gli scendeva parlando una grossa lacrima; «quando Oscar disertò il mio castello, o cadde morto, il mio antico cuore quasi si ruppe.

Tre volte la terra ha rinnovato il suo giro da poi che il sembiante di Oscar non benedice il mio occhio: adesso Allan è la mia sola speranza, dacchè il mio prode Oscar è morto o fuggito.»

«Or bene,» replicava il feroce straniero; e tristamente dardeggiavano gl'inquieti suoi sguardi; «io sarei vago d'intendere novella del fato d'Oscar: forse quel prode non è morto ancora.

Forse se quelli che egli amò tanto ora lo chiamassero Oscar, ritornerebbe; forse il barone è andato fin qui pellegrinando; per lui potrebbe rinnovarsi il fuoco di maggio.[6]

Si empia dunque la tazza, e giri attorno la tavola: io non vo' che si propini in silenzio: si empia, dico, ogni tazza di vino, perchè il mio saluto è per la vita di Oscar.»

«Con tutta l'anima,» riprese il vecchio Angus, ed empi fino all'orlo la coppa; — «e sia pel mio figliuolo o vivo o morto: nessuno de' miei figli fu eguale a lui.»

«Bene, vecchio, il tuo saluto è stato accettato: ma perchè Allan si sta tutto tremante? Bevi, via, alla rimembranza della morte, e solleva la coppa con mano più ferma.»

L'ardente rossore della faccia di Allan di subito si converse in ispaventevole pallidezza; le goccie della morte spingevano l'una l'altra con umore di agonia.

Tre volte sollevò la tazza, e tre i suoi labbri rifiutarono di libare, e tre volte incontrò gli occhi dello straniero fitti sopra di lui con ira mortale.

«Così dunque un fratello saluta? così si accarezza la rimembranza di un fratello? Se in questo modo si manifesta la forza dell'affetto, cosa potremo noi aspettarci dalla paura?»

Eccitato dall'amaro sogghigno sollevò la tazza: «Possa Oscar partecipare in questo momento alla nostra allegria.» — Lo interno rimorso gli sconforta l'anima, e la coppa gli cadé di mano.

«È desso! Odo la voce del mio assassino!» — forte strillò uno spettro oscuramente lucido. — «Del mio assassino!» — ripeteronole volte; e tempestosa proruppe la bufera.

Le fiaccole vacillarono, i castellani fuggirono, lo straniero sparì; — tra la moltitudine fu vista una forma avvolta in verde mantello, che allo improvviso crebbe in ombra di terribile grandezza.

Un largo balteo le stringeva la cintura, una piuma nera l'ombreggiava, ma nudo era il suo petto, ed ivi dentro vermiglie ferite, ed immobile il suo occhio invetriato.

E tre volte con l'occhio mandò un truce sorriso sopra Angus, che gli cadde d'innanzi, e tre volte guardò bieco un barone steso sul pavimento.

Intanto i fulmini strepitavano da polo a polo, i tuoni rimbombavano traverso il cielo, e l'ombra infocata scorreva via sopra le ale del turbine per mezzo alla procella.

Tristo è il festino, il tripudio cessò. — Qual è colui che giace sul pavimento? L'oblio opprime il petto di Angus; pur alla fine ritorna a palpitare il suo polso vitale.

Presto presto provisi un medico a riversare la luce negli occhi di Allan. — La sua fossa è scavata, la sua carriera è compita; oh Allan non sorgerà mai più!

Ma il petto di Oscar diventò freddo come creta, i suoi capelli furono sollevati dal vento, e lo strale di Allan giacque con lui nella oscura valle di Grentarar.

E donde venne lo spaventoso straniero, o chi si fosse, niuna mortale creatura potè mai sapere; ma nessuno dubitò sull'ombra infocata, però che i vassalli di Alva ravvisassero Oscar.

L'ambizione afforzò la mano del giovane Allan, il demonio esultante diresse lo strale, mentre la invidia scuotendo l'ardente tizzone versò il veleno dentro il suo cuore.

Veloce scocca lo strale dall'arco di Allan. — Di cui è quel sangue che gli contamina il fianco? È basso il nero cimiero del prode Oscar, il dardo ha bevuto la sua onda vitale.

L'occhio di Mora commosse il feroce Allan; ella fu che suscitava il suo orgoglio oltraggiato: ahimè! quegli occhi che raggiavano amore poterono costringere un'anima ad opere d'inferno.

Ecco, vedi la tomba solitaria che s'inalza sopra un guerriero defunto; ella apparisce per l'oscurità del crepuscolo: oh! quella è il talamo nuziale d'Allan.

Lontano, molto lontano, sta il nobile avello che nasconde le grandi ceneri della sua schiatta; nessuna bandiera sventola sopra il suo cadavere, perchè sozzo di sangue fraterno.

Quale antico menestrello, quale bardo canuto oserà inalzare sulle corde dell'arpa le geste di Allan? Il canto è il principale rimerito della gloria: e potrebbe egli forse risuonare la lode dell'omicida?

Senza corde, negletta rimanga quell'arpa, nè ardisca il menestrello suscitare quel tema; il delitto renderebbe la sua mano paralitica, le corde dell'arpa si spezzerebbero al tocco.

Non fama di lira, non versi sacrali inalzeranno la sua gloria sublime per l'aria, però che gli echi risponderanno l'amara maledizione di un padre moribondo e il gemito mortale di un fratello trafitto.[7]


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