E, anzitutto, voglio spiegarmi. Vostro marito mi confidò che voi gli rivelaste d'averlo tradito. Ciò mi è stato assai utile, ed io ve ne ringrazio. Benchè egli abbia l'abitudine di non celarmi niente, questa volta la sua confidenzanon era completa; e la rivelazione da voi fatta a lui mi riguardava troppo direttamente perchè io potessi rinunziare a conoscerla intera. Nell'animo di quell'uomo di buona fede non mi fu difficile penetrare; e, senza interrogarlo, senza indurlo a dirmi con parole ciò che gli avrebbe bruciate le labbra, io ho compiute le indagini, e nel contegno con cui voi mi avete per tanto tempo offeso, nella incoerenza con cui avete buttato via come un cencio l'amante di un giorno, io ho scoperto il vostro egoismo snaturato. Voi mi avete fatto ignorare d'essere il padre del vostro figliuolo, voi lo avete sottratto al mio affetto, voi me lo avete nascosto, voi non mi avete permesso di nudrire un sentimento che, anche solitario e sepolto nel mio cuore, mi avrebbe riempita l'esistenza.... E ora vengo qui con la rabbia e col dolore d'una belva ferita per reintegrare, a qualunque costo, i diritti del mio sangue. Pensateci bene!
Caterina
Voi cedete a un'ambizione di vendetta e di tirannia e la dissimulate in una sentimentalità che non vi somiglia. E, difatti, in che modo potreste voi reintegrare i così detti diritti del sangue senza che io diventassi per lo meno la vostra compagna?
Francesco
E non sarebbe questo, oramai, il vostro dovere?
Caterina
Sì, forse sarebbe questo il mio dovere, se l'aberrazione d'un istante avesse proclamata al cospettodel mondo e al cospetto di mio figlio la paternità che ora vantate. Pur troppo, in tal caso, io sarei perduta, io dovrei piegarmi a voi, dovrei essere la vostra donna, dovrei subire la vostra supremazia e dovrei dividere con voi — con voi che non mi amate, che non amo e che non amerò mai — tutto ciò che può darmi di dolce o di doloroso la mia creatura.(Si esalta a poco a poco nel convincimento della sua forza e del suo coraggio.)Ma, per fortuna, i figli nati all'ombra dell'infedeltà coniugale non appartengono che alla madre. Il fallo fu mio, non vostro, come miei sono stati i pericoli, miei gl'intimi dibattiti, mie le trepidazioni, mie le sofferenze fisiche e morali che soffiarono la vita in quel piccolo essere, e questi sono i fatti che costituiscono l'unico diritto vero, sicuro, forte, intangibile! Io potrei negarvi che quel figlio è vostro, e voi non potreste provarmi il contrario! Ciò basti a mostrarvi che debole cosa sia veramente la paternità. Ma io non ve lo nego, e non ho il bisogno di negarvelo!(Levando le braccia in alto)La provvidenza mi soccorre, ed io accetto il suo soccorso!
Francesco
Voi m'invitate a un'aspra lotta, Caterina.
Caterina
Non vi temo!
Francesco
(minaccioso)Ad una lotta disastrosa per voi!
Caterina
Non vi temo!
Francesco
Non mi temete, perchè la mente di quella creatura è ancora inaccessibile, e la sua incoscienza passiva vi garantisce l'immunità del vostro egoismo.(Si alza.)Ma quando il gingillo vivente, che ora custodite per voi, sarà un uomo, e quando quest'uomo girerà ansiosamente gli occhi intorno e non troverà suo padre in colui che gli ha dato il nome e vive lontano da lui, lontano dal suo cuore, lontano dalla sua casa,iosarò lì, vigile e pronto, a gridargli: «Tuo padre sono io! Non te ne accorgi? non mi senti? non senti ch'io t'aspettavo? non senti che sono stato sino ad oggi un rinnegato? non sai, non sai che sino ad oggi tua madre mi ha fatto vivere nel supplizio per far vivere te nella illusione della sua virtù? Sono io tuo padre — gli griderò — e se non vuoi perdonare a me l'errore d'averti messo al mondo perchè l'amai, non devi perdonare a lei d'averti data la vita soltanto perchè fu una volgare peccatrice!»
Caterina
(scoppiando d'ira e di disprezzo, si alza — quasi trionfale)Ah, finalmente, ti riveli per quello che sei!...(Affrontandolo, investendolo)E io rivedo, rivedo il bruto in tutta la sua abietta energia! Fui tua, fui tua, sì, e fui, davvero, una volgare peccatrice, perchè cedetti alla tua brutalità, che esercitò su me, per una volta, il fascino funesto che possono esercitare, in un'ora sciagurata, tutte lecose mostruose. A te mi associai nella brutale turpitudine e, per commettere un così basso peccato, fui anche capace di tradire come tradivi tu! Tu tradivi l'amico, io tradivo il marito; ma io, se non altro, ho confessato il tradimento e lo espio, mentre tu all'amico ti sei sempre più attaccato, e non ti stanchi di tradirlo per usurpare il suo posto, per rubargli ogni segreto, per sorprendere e sfruttare le sue angosce, per impormi la tua cupidigia. E vuoi che queste tue minacce non rafforzino il coraggio della mia ribellione? Vuoi ch'io non difenda disperatamente mio figlio dalla prepotenza e, sia pure, dal diritto d'un mostro come te?(Battendo le mani sulla scrivania)Fruga, fruga ancora nei segreti, nei tormenti, negli scritti, tra i brandelli d'anima del tuo amico, giacchè ne hai la fiducia; ma sbrigati, e va via! Sì, va via! va via!... E mettiti bene in mente(afferrandogli il petto dell'abito con ambo le mani)che il giorno in cui tu tenterai di togliermi il figlio che m'è costato il maggiore dei sacrifici, quello di rinunziare alla felicità immensa d'essere amata da colui che è in cima a tutti i miei pensieri, io ti saprò essere degna nemica; e, anche a costo di soccombere insieme con te, io ti schiaccerò: te lo giuro!
Francesco
(solenne e freddo)Siamo intesi.
La voce di Teresa
(di dentro, chiamando con un impeto d'allarme)Caterina! Caterina!
Caterina
(trasalisce, intuisce, e resta un istante come fulminata.)
Francesco
Addio.
Caterina
(con una chiusa ferocia)No! Aspettami!(Ed esce precipitosamente per la prima porta a destra.)
Francesco
(senza aver compreso, l'ha seguìta con lo sguardo ed ora, loscamente, si avvicina alla scrivania. Cava di tasca la chiave, apre il cassetto e fruga. Ne trae molti manoscritti. Siede. Li guarda, li esamina. Consulta la carta che ha mostrata a Caterina. Piglia alcuni zibaldoni e biecamente mormora:)Questi al fuoco!(Li mette da parte. Cerca ancora fra i manoscritti. Vede alcune paginette. Mormora:)Ah! I famosi sonetti!...(Sogghigna. Per un'aspra curiosità comincia a leggere:)
Vagisci, o bimbo, e il tuo vagito parenon so quale prodigio d'eloquenza.Non pensi, è ver, ma a tutto fai pensarein questa tua dolcissima incoscenza.
Vagisci, o bimbo, e il tuo vagito pare
non so quale prodigio d'eloquenza.
Non pensi, è ver, ma a tutto fai pensare
in questa tua dolcissima incoscenza.
Non pensi, è ver, ma quante cose careal babbo dici....
Non pensi, è ver, ma quante cose care
al babbo dici....
(S'interrompe. Con dolorante rancore, scrolla il capo. Continua a leggere:)
al babbo dici, inconsciamente, senzache l'aria stessa le possa rubarealla felice tua breve innocenza.
al babbo dici, inconsciamente, senza
che l'aria stessa le possa rubare
alla felice tua breve innocenza.
(Più triste, più angosciato, col pianto nella voce, con qualche lagrima nel fondo degli occhi:)
O bimbo mio, guardandoti nel viso,di qualche cosa grande ed infinitaben sento che mi parla il tuo sorriso.
O bimbo mio, guardandoti nel viso,
di qualche cosa grande ed infinita
ben sento che mi parla il tuo sorriso.
O bimbo mio, guardando la tua culla,dove mi par continui la mia vita....
O bimbo mio, guardando la tua culla,
dove mi par continui la mia vita....
(Scrolla ancora il capo stranamente. Indi legge l'ultimo verso del sonetto, pensandolo molto, con amara incredulità:)
io credo in Dio e più non temo il Nulla!
io credo in Dio e più non temo il Nulla!
(Sghignazza un po')Ah! ah! ah!... E anche questo al fuoco....(Esegue. Con un fiammifero accende i manoscritti messi da parte e li getta nel camino. Borbotta:)Il mio ufficio d'amico è adempiuto.(Riunisce in fretta, nervosamente, le altre carte e le avvolge in un giornale. Come se qualche cosa richiamasse la sua più acuta attenzione, figge lo sguardo sulla porta a destra.)Ma che accade lì dentro?!...
(Un silenzio.)
Caterina
(comparisce, spettrale. Ha sul volto l'impronta del terrore e del dolore più profondo. Si slancia verso lui come per parlargli subito, ma la voce le manca.)
Francesco
(vivamente scosso)Caterina? Che volete voi dirmi?
Caterina
Non capite?... Non capite?
Francesco
Una sciagura, forse?! Una sciagura al bimbo?...
Caterina
(terribilmente)La morte!
Francesco
(con raccapriccio)Che!?
Caterina
(abbandonandosi sopra una sedia)E ora non avete più nulla da pretendere!(Guarda nel vuoto, come una pazza.)
Francesco
La morte? La morte?... Ma io devo saper tutto! Una catastrofe così improvvisa, così repentina, non è possibile! Io devo saper tutto!
Caterina
(ha il viso impietrito in una espressione spasmodica)E che posso dirvi, io?... Il fatto è che noi mettemmo al mondo una creaturina anemica, diafana, malata.... Il fatto è che quel povero piccolo, così fragile, così fragile, pareva che coi suoi occhietti scialbi mi rimproverasse la sua nascita o mi chiedesse la ragione della sua fragilità! Che altro posso dirvi?... La sua malattia è durata dalla nascita alla morte.... Egli... era il figlio vostro: ecco tutto.
Francesco
(abbassa il capo, e il suo volto si rabbuia di vergogna.)
Caterina
(continuando)Ma non pensate che io inveisca ancora contro di voi. No, no, Francesco! La lotta fra voi e me è finita. Innanzi a quel cadaverino... io non sono più la donna che vi giudica. No: io sono la madre umiliata, la madre che s'era illusa di poter combattere perfino la morte con l'orgoglio dell'affetto materno.... Quando io era qui, un momento fa, ad accusarvi e a difendermi, tutta intenta all'avvenire(a poco a poco il suo terrore si dissolvein commozione), egli viveva la sua ultima ora, e sono giunta appena in tempo per vederlo agonizzare.... Oh, perchè illudermi?! perchè illudermi così?!...(Gli occhi le si ingombrano di lagrime.)Perchè figurarmelo adulto, capace di comprendermi, capace di perdonarmi?... Perchè?... Egli era distrutto già da un pezzo!(Sempre più commossa, parlando a sè stessa:)Fin dall'alba di stamane, sul guanciale, la sua piccola testa bruna sembrava un'ombra.... Egli non c'era più... non c'era più, e difatti... è da questa notte che non mi ha più chiamata «mamma»... e le sue braccine non si sono più aggrappate al mio collo come facevano sempre.... Non ho più sentita la stretta di quelle braccine deboli deboli, che pure una volta mi comunicavano tanta forza, e nei suoi occhietti senza luce non ho più trovato il solito rimprovero....(Ora, le lagrime le inondano il viso.)Mi aveva già lasciata..., mi aveva già lasciata... ed io non me n'ero accorta!(Caldamente piange.)
Teresa
(attraversa le stanze contigue; comparisce, un istante, oltre la seconda porta a destra, poi oltre quella di fondo. Passa, dilegua.)
Francesco
(accigliato, sinistro, prende di su la scrivania l'involto e il cappello, e con cupa voce, curvandosi alle spalle di Caterina, le dice:)Io me ne vado, Caterina, perchè, tanto — voi avete detto giusto — il bimbo è sparito e la lotta è terminata. Oramai, non c'è più nulla che vi sottragga all'amore di vostromarito.... Chiedevate la liberazione, e l'avete ottenuta... completamente!
Caterina
(sentendosi agghiacciare il sangue)Francesco!(Il pianto è cessato d'un tratto....)
Francesco
(tuttora alle spalle di lei, parlandole quasi all'orecchio con un accento fatale, in un misto di cinismo e di soffocante sofferenza)Tentate di essere felice!
Caterina
(spalanca gli occhi, ergendosi in piedi.)
Francesco
(esce.)
Caterina
(come invasa da uno spavento nuovo)Felice!...(Perdutamente, come difendendosi da un nemico occulto)No! Non voglio, non voglio!
Teresa
(entra dal fondo, recando un fascio di fiori; e s'arresta sulla soglia con vigile prudenza affettuosa.)
Caterina
(in atto di deprecazione, volgendo gli sguardi al cielo, gridando come un naufrago la sua preghiera, e levando le mani solennemente)Dio! Dio! Dio mio! Fate che nessun bene mi venga dalla morte del mio angioletto, fate che alla sua memoria resti strettamente congiunto questo dolore che oggi mi possiede, fate che io lo porti ben chiuso nel cuore perennemente, fate che tutto e sempre io lo senta e lo soffra e me ne strugga, senza tregua e senza consolazione!
Teresa
(che le si è avvicinata piano piano)Caterina, non chiedere a Dio una così grande crudeltà!
Caterina
(scoppia in un pianto più disperato e le getta le braccia al collo allacciandosi a lei)Oh, vecchierella mia!... Vecchierella mia!...
SIPARIO.
È sera. In fondo alla scena, comincia il bosco. I rami delle querce si confondono e, di lontano, paiono formare come una gran muraglia il cui orlo frastagliato si disegna sull'azzurro scuro e vaporoso del cielo. Verso la sinistra del bosco, un sentieruolo tortuoso sale e serpeggia tra l'erba selvatica. Più in qua, dallo stesso lato, si perde, tra gli alberi, il cortiletto quasi elegante d'un villino bianco, di cui non s'intravede che la facciata posteriore, senza finestre. Dirimpetto, a destra, un altro villino, più in vista, con la porta chiusa. Qua e là, qualche sedile di pietra e qualche tronco di grosso albero tagliato e abbattuto dai boscaiuoli. Il cielo è cosparso di stelle che, raggiunte da un po' di riverbero lunare, vanno impallidendo.
Biagio
(che è un vecchietto arzillo, sbuca dal bosco e va a mollare la funicella che tiene in alto un fanaleacceso, il quale penzola da un ferro aggrappato a una quercia. Il fanale discende.)
Lena
(aprendo la porta della palazzina a destra, dove abita Ludovico Nemi, sporge la testa.)Ohè, don Biagio, siete voi?
Biagio
Vi dispiace?
Lena
No, ma avevo sentito un rumore di passi e credevo che fosse il padrone. E voi che fate?
Biagio
Spegno.
Lena
E perchè? Siete pazzo?
Biagio
Non vedete che si leva la luna?
Lena
Di qui, non vedo niente.
Biagio
E che mi fa? Ce n'è poca, ma c'è.
Lena
Che novità son queste, don Biagino?
Biagio
Economie del Comune, mia cara.
Lena
Il padrone se l'avrà a male, e anche la signora che abita dirimpetto.
Biagio
Li ho visti or ora insieme gironzare nella valle. E laggiù è più buio di qui.(Lascia andare in su il fanale spento.)
Lena
Siete uno stupido, perchè... se ne avessero voglia.... Sono così vicini di casa!...
Biagio
Stasera, ce l'avranno la voglia, e buon pro; ma il Comune non vuole reggere il lume a sue spese.
Lena
Ci avete il fiele sulle labbra, don Biagio.
Biagio
(allontanandosi per l'erto viottolo)Per voi ci avrei il miele.
Lena
C'è mio marito che me ne dà, ed è di quello buono!
Biagio
«Respice finem», diceva un tale.(Sparisce nel bosco.)
Lena
(rientrando e chiudendo la porta)Linguaccia! Linguaccia!
Ludovico
(nell'ombra del bosco)Eh! Quando correte così, io sono bello e spacciato!
Elena
(in veste bianca — tra gli alberi — guardando indietro e ridendo:)Ah ah ah ah! Povero signor Ludovico!
Ludovico
Sì, sì, ridete, voi! Ma se mi rompo il collo...!
Elena
Attento! C'è un fosso. Aspettate: vi aiuto io.
Ludovico
Questo poi no.(Con un salto, comparisce.)Ecco saltato il fosso!
Elena
Avete calpestata una lucciola!
Ludovico
Nossignora: la lucciola è lì, sotto il lembo della vostra veste.
Elena
(cercando con lo sguardo)Dov'è? Dov'è?
Ludovico
Brava! Adesso l'avete calpestata voi!
Elena
Oh!(Curvandosi come per vedere la lucciola morta)Che dispiacere!
Ludovico
Il vostro piede è più leggero del mio, e nondimeno la lucciola è morta ugualmente.
Elena
Per cagion vostra, però.
Ludovico
(seguendola)Benissimo! Ma giacchè l'avete uccisa voi, io ho tutto il diritto di non averne rimorso.
Elena
E io vi sfido a non averne davvero. Ah! Mi avete fatto camminar troppo!...(Si abbandona su un sedile.)
Ludovico
Io?... Se siete voi che da più di un'ora mi trascinate per queste valli oscure con la speranza di farmi dirupare come una mucca! Sono salvo per miracolo.
Elena
Via, riposatevi anche voi!
Ludovico
Io voglio sedere qui, ai vostri piedi, presso quei piedini che uccidono con tanta leggerezza.(Siede sopra un tronco che è rovesciato dinanzi al sedile.)
Elena
Per voi... non c'è pericolo.
Ludovico
(con un accento di celia malinconica)Lo so. Non c'è' pericolo che i vostri piedini mi uccidano, perchè io sono già morto da un pezzo!
(Un silenzio.)
(Giunge, fiochissimo, il fischio della locomotiva.)
Ludovico
(diventando molto triste)Com'è fastidioso quest'urlo lontano della locomotiva. Tutto ciò che mi ricorda di non essere veramente fuori del mondo m'importuna.
Elena
Eppure, voi aprite con ansia e leggete assai volentieri qualche lettera che vi giunge dalla città.
Ludovico
... Sì, qualche lettera di Francesco Moretti. Capirete: è un amico d'infanzia....
Elena
Non mi è simpatico il vostro amico d'infanzia.
Ludovico
Poveretto! È un sofferente.
Elena
Che vi ama poco.
Ludovico
Come potete giudicare?
Elena
Non so.... Viene a vedervi così di rado!...
Ludovico
Il venire sin qui non è poi molto seducente. Quattro ore di strada ferrata, oltre il cammino che si ha da fare in carrozza e a piedi fra cespi e precipizi!... C'è da rimetterci una buona dose di amicizia.
Elena
Sicchè, se, quando sarò in città, verrò a trovarvi spesso....
Ludovico
Ma allora sarete diventata un po' più ragionevole e forse non ci verrete punto.
Elena
Avete la sapienza di non farmi dimenticare mai tutto quanto c'è dinonragionevole nel mio affetto.
Ludovico
E voi avete quella di ricordarmi ogni momento l'ingratitudine di cui sono colpevole. Credete voi che io non intenda di essere ingrato al caso che vi ha condotta sul mio cammino? Credete voi che io non intenda quale conforto sarebbe più per meche per voi il potervi voler bene diversamente che come a un'amica? Quando ci siamo conosciuti qui, in questo eremitaggio — dove ciascuno di noi veniva a cercar pace — , eravamo due sventurati: voi brutalmente abbandonata da un marito che era stato sempre un vile, io tradito stranamente da una moglie che era stata sempre un angelo. Allora, forse, si equivalevano le nostre due infelicità; ma oggi la mia è ben più grande della vostra. Voi avete messo alla prova il vostro cuore, e ora siete almeno sicura di poter amare un altro uomo. Ma ho messo alla prova il mio cuore anch'io e, come un chiodo in un macigno, l'ho trovato infisso nella mia sventura.(Si anima, soffrendo.)Voi mi amate, non è vero, mi amate? Ebbene(eccitandosi sempre più), se fossi capace di nudrire questo medesimo sentimento, non più per colei che mi ha distrutto ed alla quale sono incatenato oggi più di prima, ma per una qualunque altra donna, io non avrei neppur bisogno di ottenerne l'amore, no, no, perchè il poterla amare mi darebbe già come la gioia d'un riscatto! Che vittoria la vostra, e che condanna, che condanna la mia!
Elena
(dopo breve pausa, gli dice con serenità non sincera, in tono di consiglio, dolcemente)Perdonate a vostra moglie, Ludovico. Questo è ciò che vi resta a fare di meglio. Se ella vi chiama, ascoltatela bene la sua voce, e andate da lei.
Ludovico
(scrollando il capo)Ah sì! è innegabile chedovreisaperle perdonare, perchè, come un apostolocristiano, io sono andato predicando l'indulgenza illimitata; ma quando tocca a me di mettere in pratica le mie idee, non posso, o, peggio ancora, posso perdonare soltanto condizionatamente, e il perdono patteggiato è orribile per chi lo concede e per chi lo riceve. Non c'è via di mezzo! O perdonare ciecamente, o non perdonare affatto!
Elena
Tuttavia, sarà indispensabile patteggiare.(Si alza.)
Ludovico
Non sarà indispensabile a lei.
Elena
Proponete le vostre condizioni e la povera pentita le accetterà.
Ludovico
Ma che! Quando glie le proposi, non le accettò.
Elena
Erano probabilmente troppo gravi.
Ludovico
(levandosi con veemenza)Erano disumane, ne convengo, ma erano le sole che mi avrebbero garantito il coraggio di continuare a vivere con lei e per lei.
Elena
Le chiedevate, dunque, un sacrificio enorme?
Ludovico
Sì, enorme!... enorme!
Elena
Ma quale?
Ludovico
Le chiedevo che si allontanasse dal suo figliuolo.
Elena
Dal suo figliuolo?!
Ludovico
(acceso d'ira)Tra il figlio del peccato e me,dovevascegliere me!
Elena
Oh... il povero piccolo irresponsabile!
Ludovico
Irresponsabile o no, il mio persecutore è lui! È lui il mio nemico!
Elena
Così sventurato egli stesso!
Ludovico
Tacete, Elena, perchè la vostra difesa mi dà le vertigini!...
Elena
Ciò che sentite in questo momento, Ludovico, è abbominevole!
Ludovico
È abbominevole, sì: io lo esecro!
Elena
No!
Ludovico
Io lo maledico!
Elena
Non voglio che sentiate così!
Ludovico
Voi non siete la mia coscienza. Lasciate che essa mi si ribelli, se può. La ribellione vostra è inutile!
Elena
Ah, io non sono riuscita nemmeno a esservi veramente amica visto che la mia persona non ha nessun potere su voi!
Ludovico
Voi mi donate qualche minuto di sollievo, e questo è già molto.
Elena
Vi dono qualche minuto di sollievo quando taccio o quando vi parlo di cose futili o vi leggo un libro o, che so? quando mi metto al piano per farvi della musica. Ma appena vi accorgete che il mio pensiero vi si avvicina, voi provate un fastidio invincibile. Le mie parole non leniscono le vostre sofferenze, e la mia lealtà, che così dolorosamente vi consiglia di andare da lei — da lei che amate — e che indica a voi l'unica soluzione possibile, non fa che esasperarvi sino alla ferocia più raccapricciante! Questa mia amicizia, quest'eroismo, non vi serve a niente, e, tant'è, sarà meglio tornare alla realtà arida, senza illusioni. Noi non siamo e non saremo mai nè amanti, nè amici....(Commovendosi)Andremo per due direzioni opposte, ognuno con le sue malinconie e coi suoi dolori... fin dove potremo... sforzandoci, invano, voi a ricordarvi di me, io... a dimenticarvi.(Piange).
Ludovico
Non piangete così.... Non merito le vostre lagrime.
Elena
E che importa! Io non piango per tutto il male che mi fate: piango... per il bene che non posso farvi.
(Un lungo silenzio.)
(Nel sentieruolo in fondo, comparisce Caterina. Ella, scorgendo la presenza di Elena, si ferma trepidante. Non ha più il coraggio di avanzare, e si nasconde tra gli alberi, guardando, spiando. È vestita di nero. Si distingue soltanto il suo volto bianco.)
Elena
(asciugandosi gli occhi)Volete che vi lasci solo?
Ludovico
(tace, pensoso, assorto, con la testa china.)
Elena
Sì, sarà meglio. Sarà meglio. Buona notte, Ludovico!
Ludovico
Grazie, amica mia! Buona notte!(Le stringe la mano.)
Elena
(lentamente si allontana e sparisce nel cortiletto del suo villino.)
Caterina
(vincendo la trepidanza che la trattiene, fa qualche passo e chiama:)Ludovico!
Ludovico
(trasalendo)Che!
Caterina
Ludovico, sono io! sono io!
Ludovico
(slanciandosi a lei impulsivamente)Caterina!?
Caterina
Sì, Caterina presso la tua porta, come una mendicante: ai tuoi piedi(inginocchiandosi), come una schiava!
Ludovico
(ansioso e severo, ma senza crudezza)Tu, Caterina, a quest'ora! Che è accaduto?(La solleva)Perchè sei venuta? Perchè? Perchè?
Caterina
(affannando)Un momento, Ludovico... un momento.... Se tu sapessi come mi batte il cuore. Ma... ecco... ecco... ti spiegherò tutto. Sono venuta a quest'ora, perchè di giorno non mi sarei sentita veramente sola con te. Mi pare che la luce del sole sia un testimone indiscreto e guasti tutto quel che ci è di intimo tra le anime dolenti.... Mi domandi che è accaduto?... E il tuo amico... il tuo amico Francesco, che venne in casa mia, inviato da te... non ti ha parlato?
Ludovico
No, non mi ha parlato. Mi mandò alcune mie carte, e poi non s'è fatto più vedere. Ma tu che cosa hai da annunziarmi di tanto grave?
Caterina
(con gli occhi spalancati e fissi)Il mio bambino... è morto!
Ludovico
(stranamente, profondamente impressionato)Morto!
(Un silenzio.)
Caterina
(sempre con gli occhi fissi, sbarrati, attoniti, pallidissima)Sono passati soltanto quindici giorni, e io sono già qui.
Ludovico
(soggiogato da un'idea tragica)Tu temi che io voglia violare il tuo dolore? No! No! Non lo temere! Io non voglio che accogliere il destino, il nostro destino. Tu sei presso la mia porta come una mendicante.... Ebbene, io vedo e so che questo non è più il tuo posto.(Vibrando di passione e indicandole la porta della sua casa)Entra, Caterina! Entra! Entra!
Caterina
(come in preda a un crescente timor panico)Non ancora! Non ancora!... Anzitutto, tu devi comprendermi e devi aiutarmi.... In questi quindici giorni, attraverso al mio dolore immenso, penetrava e mi pungeva, pertinace, insistente, la tentazione di te. La povera creatura che ci aveva separati era... sparita; ed io pensavo che se fossi ritornata a te — sola — peccatrice piena di rimorsi, ma tutta tua, non più madre, non più stretta al passato — tu non mi avresti respinta. Questo pensiero era più forte di ogni altro; questa tentazione diventava irresistibile.... Ma ora che sono dinanzi alla felicità... c'è dentro di me qualche cosa di complicato e disinistro che me la vieta, che mi esulcera il cervello, che mi piglia alla gola come per soffocarmi. Io ho paura, Ludovico, ho paura!...
Ludovico
Paura di che?!
Caterina
Ho paura del dubbio terribile d'avereaspettatanel fondo oscuro dell'anima mia, senza rendermene conto, la morte del mio piccino, per correre a gettarmi fra le tue braccia.... È atroce, è atroce!... E tu devi aiutarmi a vincere questo dubbio prima che io entri nella tua casa!... Te ne supplico, Ludovico: aiutami tu, aiutami tu!
Ludovico
(suggestionato)Ma se davvero questo nostro ravvicinamento ti minacciasse un nuovo rimorso, quale potrebbe essere l'aiuto che mi chiedi?... Uno solo, Caterina, uno solo:(con violenza)fuggirti o scacciarti....
Caterina
(afferrandolo con ambo le braccia come per non lasciarlo fuggire e dando un grido)No!
Ludovico
(amorosamente)E io non lo farei, non lo farei. Non potrei più averne l'abnegazione, perchè accanto a te ritrovo una vitalità che credevo perduta per sempre, e mi pare che già nelle vene mi si rinnovi il sangue e che questa primavera, a cui poc'anzi io mi sentivo estraneo, fiorisca oramai anche per me!
Caterina
(tenendo fra le sue mani quelle di lui)Tu mi parli così dolce, così dolce, che ogni mia tortura si perde in questa dolcezza infinita, e per non turbarla io non voglio sospettare d'essere giunta troppo tardi. Ho visto, sai, ho visto, coi miei occhi, che la tua vicina è assai bella.
Ludovico
È assai buona....
Caterina
(infantilmente addolorata)Un pericolo più grave!...
Ludovico
Ma nemmeno per la sua bontà io ho potuto amarla.
Caterina
Hai tentato?!
Ludovico
Ho tentato. E in questa mia confessione non sai tu leggere tutta la storia del tuo trionfo?
Caterina
(posando il capo sulla spalla di Ludovico)Sì....
Ludovico
Non ti accorgi d'essere l'unica, l'unica donna che mi possa tenere?
Caterina
Me ne accorgo.
Ludovico
(la bacia.)
Caterina
(d'un sùbito si distacca da lui tremando, indietreggiando.)
Ludovico
(raggiungendola)Tu hai rabbrividito!?...
Caterina
(come invasata)Ho rabbrividito, sì, perchè, se mio figlio non fosse morto, questo bacio io non lo avrei mai avuto!...
Ludovico
(con ferocia)Mai, te lo giuro!
Caterina
Lo vedi! Lo vedi! Ogni nostra tenerezza sarà — inesorabilmente — un beneficio che tutti e due sapremo di avere ottenuto dallasuasparizione.(Con un accento di mistero spaventoso)Ogni tuo amplesso mi dirà che quella morte l'hai aspettata, segretamente, anche tu!
Ludovico
(ha un moto di profondo raccapriccio.)
Caterina
E difatti... ora sei tu che hai rabbrividito!
LudovicoeCaterina
(presi dal terrore, in una repentina allucinazione tenebrosa, istantaneamente, quasi vedono il piccolo morto.)
Caterina
Ah, Ludovico, quel morticino sarà sempre con noi! Sempre!...(Poi cerca di sottrarsi al fantasma con una violenza di riscossa disperata.)Ma non c'è più scampo!... Io mi sono ribellata alla menzogna, io ho sofferto in pace il tuo abbandono, io mi sono affaticata a cercare, a cercare nella mia coscienza, a dilaniarla con una crudeltà che violentava l'istinto umano; ma ora non ho più la forza di lottare!(Intensamente appassionata)Non posso, non posso.... Ho bisogno d'essere amata.... Ho bisogno del tuo amore....
Ludovico
Io vivrò per adorarti, Caterina!
Caterina
... E dovessi pure difendermi dai fantasmi più paurosi, dovessi pure morire dannata, io non voglio rinunziare a questa gioia suprema! Sentimi... sentimi ancora.... Io ti terrò con la gelosa avidità d'un avaro, io non ti lascerò il tempo di sperimentare la bellezza e la bontà di altre donne.... No No!... Io invaderò tutta quanta la tua esistenza, io mi ti avvincerò così strettamente(si avvince a lui con frenesia), così strettamente, che nessun fantasma e nessuna persona viva mi ti potranno togliere più, mai!(In estasi, palpitante, pronunziando queste parole appena col fiato, sempre più stretta al suo Ludovico)Così, ecco.... Così.... Così....
Ludovico
(baciandola, le sussurra all'orecchio:)Finalmente!
Caterina
(come trasognata, esausta, tutta abbandonandosi a lui)Sì, finalmente!... Non sapevo d'amarti tanto.... Non sapevo di amar tanto la vita.... Prendimi... prendimi....
SIPARIO.
(Fine del dramma.)
NOTA
1.Le note della cantilenasono a pagina320.
Nota.— L'autore avverte che le edizioni precedenti di questo dramma contenevano molte e gravi inesattezze.