A. — Architettura.
Roma, divenuta dominatrice del mondo, s'abbelliva di nuovi e sempre più splendidi edifizî; tra il finire della Repubblica e il sorgere dell'Impero, l'architettura diffondevasi anche in altre città lontane, che, venute nel dominio romano, sorgevano a civiltà, nella Spagna, nelle Gallie; e con certo movimento di riflusso ripassava ad abbellire di nuove opere anche quelle città da dove l'arte era venuta in Roma, cioè le città di Grecia e d'Asia minore. Sul finire della Repubblica, Roma già aveva ogni genere di edificî pubblici e privati: templi, curie, basiliche, grandi e sontuosi edifizî e porticati recingenti piazze e fori, splendidi edifizî per gli spettacoli, magnifiche case private, e ville, e tombe grandiose. Non è qui possibile non pur di descrivere, ma nemmeno di noverare quanti e quanto sontuosi edifizî sorgessero in Roma dalla presa di Corinto al finir della Repubblica, di molti dei quali restano notizie negli scrittori ma scarseggiano, o più veramente in tutto mancano, le rovine, avendo le costruzioni dell'età repubblicana ceduto a quelle sopra edificatevi dell'età imperiale. Della magnificenza e dell'arditezza romana nelle costruzioni dànno saggio alcune notizie riferentisi ad edifizî teatrali d'un tempo, quando ancora si edificavano non stabili, ma solo per uso temporaneo e breve.
1.I teatri e gli anfiteatri in Roma.— Emilio Scauro aveva fatto erigere nell'anno 58 av. C. un teatro capace, dicesi, di ottanta mila spettatori. La scena era ornata di trecentosessanta colonnedi marmo, e distinguevasi in tre piani con rivestiture di marmi, di mosaici, e di metalli; fra le colonne erano a più centinaja le statue. Tanta magnificenza e ricchezza per un edifizio di breve destinazione pare appena credibile. Plinio[121]narra cosa di non minore meraviglia parlando del teatro di C. Curione, eretto nell'anno 50 av. C., cioè quando già si aveva uno stabile teatro di pietra, edificato da Pompeo Magno[122]. C. Curione, celebrando i funerali del padre suo, fece costruire due grandissimi teatri di legno, l'uno accanto all'altro, e così fatti che ciascuno era sospeso e mantenuto in bilico mediante perni mobili. Alla mattina davansi in quei due teatri rappresentazioni sceniche. Poi improvvisamente eran fatti girare, così che l'uno venisse a trovarsi rimpetto all'altro, e, tolti i tramezzi e le tavole onde componevansi le pareti delle due scene e fatte combaciare le estremità delle file di sedili, risultava un doppio teatro, o anfiteatro, dove davansi spettacoli gladiatorî. Di qui appunto credono venisse l'idea dell'amphiteatrum, edifizio proprio dei Romani, come loro proprî furono i combattimenti di gladiatori e di belve.
Il primo teatro stabile fu eretto da Pompeo Magno, e inaugurato nel secondo suo consolato, (55 av. C.), non senza contrasto e biasimo di coloro che giudicavano questa opera contraria al costume patrio; cosicchè egli credette prudente di proteggerlo dandogli un carattere religioso con l'edificare nella parte superiore del teatro un tempiosacro a Venere vincitrice. Fu eretto in Campo Marzio, ed era capace di quaranta mila spettatori. Al teatro, oltre il tempio di Venere, andava connessa la Curia di Pompeo, dove il senato alcuna volta raccoglievasi, e dove Cesare fu ucciso. Formavasi così un vasto complesso di edifizî in uso della religione, della vita politica, degli spettacoli. Il disegno di questo teatro e di parte degli edifizî con cui era connesso vedesi nell'antica pianta di Roma dei marmi capitolini.
Da questa, ed ancora dalle descrizioni e da altri indizî, è provato che, come il dramma romano è d'origine e di forme greche, così il teatro romano altro non è se non la riproduzione, nelle linee generali, del teatro greco (ved.Atl.cit.,tav. XL, N. 1)[123]. Principale differenza fra l'uno e l'altro stava in ciò che nel teatro romano erano più grandi e più robuste le costruzioni architettoniche, invece il teatro greco solitamente veniva costrutto a piè d'un pendio naturale del terreno con opportuna elevazione del luogo riserbato agli spettatori; mentre nel teatro di Pompeo, e in generale nei teatri romani, ordinariamente eretti dentro la città sopra terreno piano, era necessario un corpo d'edifizio o di substruzione, che sostenesse le gradinate decrescenti (ved.tav. 48), e il porticato che coronava il sommo dell'edifizio, come vedesi nel teatro di Marcello e nell'anfiteatro Flavio; perciòall'esterno il teatro presentava un edifizio di maggiore grandiosità, riccamente ornato, dove i tre ordini architettonici greci si sovrapponevano in piani diversi; al piano terreno il dorico, al primo piano l'ionico, al secondo il corinzio, e, se ve n'era un terzo, il composito (ved.Atl.cit.,tav. XLVII).
Il Teatro minore di Pompei(veduta interna).Tavola 48.Ved.A. Melani,Architettura, Milano, Hoepli, III ediz., tav. XIII.
Il Teatro minore di Pompei(veduta interna).
Il Teatro minore di Pompei(veduta interna).
Tavola 48.Ved.A. Melani,Architettura, Milano, Hoepli, III ediz., tav. XIII.
Tavola 48.
Ved.A. Melani,Architettura, Milano, Hoepli, III ediz., tav. XIII.
Il teatro romano si divide in due parti principali, lacaveae lascena. Lacavea(greco κοινόν) era luogo riserbato agli spettatori, con sedili disposti in file semicircolari concentriche, suddivise orizzontalmente in ordini (moenianaepraecinctiones), e verticalmente in iscompartimenti per mezzo di scale segnanti come raggi dalla periferia al centro (cuneiescalae). Dalle porte esterne per iscale e corridoi si giungeva agli sbocchi nellacavea(vomitoria). Di fronte alle gradinate era lascena(greco σκηνή). Fra la scena e le gradinate era lo spazio piano semicircolare dettoorchestra(gr. ὀρχήστρα), dove nel teatro greco sorgeva l'altare di Bacco, e intorno disponevasi il coro, che era parte tanto importante della rappresentazione drammatica; invece nel teatro romano l'orchestra, divisa dallacaveacon unpodium, conteneva i sedili per i magistrati, pei senatori e pei cavalieri. Lascenachiudeva rettamente, come un diametro, tutto l'insieme della cavea e dell'orchestra, a cui essa si aggiungeva in forma d'edifizio quadrilatero. Essa era stabile, con tre grandi entrate, che dall'interno della scena (postscenium) mettevano sulla fronte, ossia sul davanti di essa (proscenium). Del teatro di Pompeo non rimangono rovine; esso sorgeva dove oggi èCampo di Fiori; in un vicino palazzo si sono trovate traccie delle substruzioni del teatro, ed una colossale statua di bronzo, raffigurante Ercole, oggi conservata nel Museo Vaticano.
2.I circhi e gli anfiteatri. I ludi gladiatorî.— Ma oltre gli spettacoli delle corse nel circo, edei ludi scenici nel teatro, ebbero i Romani altro modo di sollazzo a loro prediletto, e che invece repugnò alla più umana e mite indole dei Greci; gli spettacoli gladiatorî, in cui i Quiriti si piacevano di vedere umano sangue e di gustare gli aneliti dei moribondi. Tale fierezza d'animo è per sè stessa una prova dell'indole romana, aliena dai puri godimenti dell'arte, che richiedono e producono gentilezza di costumi. Gli spettacoli gladiatorî, venuti in Roma dall'Etruria, si celebrarono nel Foro fino agli ultimi tempi della Repubblica, assistendovi il popolo da palchi o dalle loggie. Amavano, oltre i ludi gladiatorî anche le caccie delle fiere in recinto chiuso (venationes), le quali tenevansi nel circo (ved.tav. 49). Ma col crescere del gusto e della frequenza di tali spettacoli fu necessario uno special modo di edifizî anche per essi. E a ciò parve opportuna quella disposizione che prima credesi esser risultata dalla riunione dei due teatri di C. Curione, da cui sorse l'idea dell'anfiteatro. Con questo nome si designò una costruzione temporanea di legno eretta da Giulio Cesare; mentre il primo anfiteatro stabile fu edificato ai tempi d'Augusto, nell'anno 29 av. C., da Statilio Tauro[124].
Augusto volse ogni sua cura ad abbellire Roma di nuovi e splendidi edifizî, e a questo fine diresse pure l'opera dei suoi ministri ed amici, volendo faredi Roma la vera e degna capitale del mondo. D'altra parte Roma riposava dalle lunghe guerre interne ed esterne, e, in una certa condizione di pace e di splendore si volgeva al culto delle arti.
Il Circo Massimo a Roma.Tavola 49.Ricostruzione secondoA. Canina,Architett. rom.tav. 136. (Cfr.Guhl-Koner-Giussani, op. cit., II, pag. 207;Schneider, op. cit., XVI, 15).
Il Circo Massimo a Roma.
Il Circo Massimo a Roma.
Tavola 49.Ricostruzione secondoA. Canina,Architett. rom.tav. 136. (Cfr.Guhl-Koner-Giussani, op. cit., II, pag. 207;Schneider, op. cit., XVI, 15).
Tavola 49.
Ricostruzione secondoA. Canina,Architett. rom.tav. 136. (Cfr.Guhl-Koner-Giussani, op. cit., II, pag. 207;Schneider, op. cit., XVI, 15).
La “Aedes Concordiae Augustae„ a Roma.Ricostruzione in base ai ruderi di quella di Tiberio e di Druso dell'anno 10 d. C.Tavola 50.Ved.A. Schneider,Das alte Rom, tav. VIII, 9. (Cfr.Canina,Edifizi, IV, tav. 35).
La “Aedes Concordiae Augustae„ a Roma.Ricostruzione in base ai ruderi di quella di Tiberio e di Druso dell'anno 10 d. C.
La “Aedes Concordiae Augustae„ a Roma.
Ricostruzione in base ai ruderi di quella di Tiberio e di Druso dell'anno 10 d. C.
Tavola 50.Ved.A. Schneider,Das alte Rom, tav. VIII, 9. (Cfr.Canina,Edifizi, IV, tav. 35).
Tavola 50.
Ved.A. Schneider,Das alte Rom, tav. VIII, 9. (Cfr.Canina,Edifizi, IV, tav. 35).
1.Il Foro d'Augusto.— Quest'imperatore restaurò la città prima di lui per incendî ed inondazioni danneggiata, e la abbellì nuovamente. Le molte sue cure, spese sempre a vantaggio della città, sono ricordate nel testamento di lui[125]. È noto il suo detto che, trovata Roma di mattoni, la lasciava di marmo[126]. Fece erigere Augusto un tempio a Marte Ultore presso il Foro romano (ved.tav. 52), chiudendolo in un grande peribolo di colonnati e di muraglie, di cui rimangono imponenti ruine, e decorandolo con molte statue de' più insigni capitani romani. Fu questo il Foro d'Augusto, a lato del quale sursero poi altri Fori imperiali ancora più sontuosi (ved.tav. 53).
Per opera d'Augusto furono eretti in Roma ben sedici templi, senza dire dei molti che furono restorati; splendido era quello d'Apollo sul Palatino, recinto da sontuoso porticato, con molte colonne di preziosi marmi africani e bellissime statue greche; il porticato comprendeva la biblioteca greca e quella latina.
In Campo Marzio Augusto fece edificare il Portico dedicato ad Ottavia, sua sorella; ed il teatro(detto di Marcello dal compianto nipote), del quale rimangono ancora ruderi bellissimi (ved.Atl.cit.,tav. XLn. 2 etav. XLI).
I “Rostra„ d'Augusto sul Foro Romano.(Ricostruzione).Tavola 51.Ved.A. Schneider,Das alte Rom, tav. VII, n. 4. (Cfr.RichterinJahrbuch, 1889 (IV), pag. 8).
I “Rostra„ d'Augusto sul Foro Romano.(Ricostruzione).
I “Rostra„ d'Augusto sul Foro Romano.(Ricostruzione).
Tavola 51.Ved.A. Schneider,Das alte Rom, tav. VII, n. 4. (Cfr.RichterinJahrbuch, 1889 (IV), pag. 8).
Tavola 51.
Ved.A. Schneider,Das alte Rom, tav. VII, n. 4. (Cfr.RichterinJahrbuch, 1889 (IV), pag. 8).
Il Foro di Augusto a Roma.(Tempio diMars Ultor).Tavola 52.Ved.Strack,Baudenkmäler des alten Rom, tav. 8.
Il Foro di Augusto a Roma.(Tempio diMars Ultor).
Il Foro di Augusto a Roma.(Tempio diMars Ultor).
Tavola 52.Ved.Strack,Baudenkmäler des alten Rom, tav. 8.
Tavola 52.
Ved.Strack,Baudenkmäler des alten Rom, tav. 8.
Il Foro d'Augusto a Roma.(Ricostruzione).Tavola 53.Ved.Schneider,Das alte Rom, VII, 11, dietro schizzi delloHülsene delRauscher.
Il Foro d'Augusto a Roma.(Ricostruzione).
Il Foro d'Augusto a Roma.(Ricostruzione).
Tavola 53.Ved.Schneider,Das alte Rom, VII, 11, dietro schizzi delloHülsene delRauscher.
Tavola 53.
Ved.Schneider,Das alte Rom, VII, 11, dietro schizzi delloHülsene delRauscher.
Il Campo Marzio, vasta estensione di terreno che dalle pendici del Capitolino e del Quirinale si allargava fra ilcollis hortorum(Pincio) e il Tevere[127], destinato alle assemblee del popolo ordinato nelle centurie, agli esercizî ginnastici ed equestri della gioventù, era rimasto in gran parte libero fino ai tempi di Pompeo, che vi fece costruire il suo teatro, e di Giulio Cesare che vi edificò iSeptaper le riunioni dell'assemblea del popolo. Sul finire della Repubblica, e principalmente ai tempi d'Augusto, sursero colà molti edifizî, che resero assai bella, nell'età imperiale, quella parte della città sulla quale si formò la Roma moderna. Ivi Cornelio Balbo edificò un teatro, che portò il suo nome, e Statilio Tauro, come s'è detto, il primo stabile anfiteatro che avesse Roma; ivi sorse quello che è il massimo monumento della romanità, cioè il tempio che M. Vispanio Agrippa, genero d'Augusto, eresse consacrandolo alle divinità della stirpe Iulia, Marte, Venere e al divo Giulio, e fu detto ilPantheon(ved.Atl.cit.,tav. XLII(pianta) e tav.XLIII(sezione)). Unito con le terme d'Agrippa, formava con esse un gigantesco corpo d'edifizio in Campo Marzio non lungi dalla curia e dal teatro di Pompeo.
2.Il Pantheon[128]. — È questo il più bello eil meglio conservato dei monumenti romani; è la più grande e più completa opera d'architettura che può considerarsi come propriamente romana, appartenendo alla classe dei templi rotondi coperti di cupola, con atrio a forma del pronao di un prostilo, che è forma speciale dell'arte romana progredita.
a. Struttura del tempio.— Consta il Pantheon di due parti: la rotonda e l'atrio. La rotonda è formata di un grande e solidissimo muro circolare. Questo grande cilindro, o tamburo murale, è distinto in tre zone mediante tre cornicioni, sull'ultimo dei quali s'alza una serie di gradoni da cui spicca poi l'ardita cupola; nel mezzo di questa s'apre il gran lucernario dal quale piove abbondante la luce. Sul davanti dell'edifizio circolare sporge l'atrio, come una grande aggiunta, formato di un massiccio sporto murale, da cui s'avanzano quattro colonnati di tre colonne in profondità, che dividono l'atrio in tre grandi navate, e presentano una fronte di otto colonne di ordine corinzio-romano. La mediana delle tre navate è la maggiore e guida alla porta d'ingresso; le due laterali minori finiscono a due grandi nicchioni, dove erano poste le statue di Augusto e di Agrippa. L'atrio è sormontato da due frontoni, unopoggiante sullo sporto murale per cui l'atrio si connette al corpo rotondo; l'altro è posato sull'architrave, ed è veramente il frontone di prospetto, il cui timpano era ornato di bassirilievi. Sulla trabeazione c'è l'inscrizioneM. Agrippa L. F. cos, tertium fecit, a grandi lettere, mentre un'altra iscrizione sotto questa, in lettere minori, ricorda la restorazione di quell'edifizio fatta da Settimio Severo e da Caracalla. Nell'interno il muro circolare non è liscio, ma, variato da otto grandi aperture, s'alterna la forma quadrata con la rotonda, cioè con nicchie o cappelle; di queste aperture una è l'ingresso. Ciascuna nicchia, o cappella è fiancheggiata da pilastri di stile corinzio, e nell'apertura di esse sorgono due colonne dello stesso ordine, eccetto nell'apertura d'ingresso e nell'altra di fronte a questo, quella della tribuna. Nell'intervallo da una nicchia all'altra sono applicate alle pareti delle edicole. Al disopra delle colonne è un cornicione, sul quale elevasi un attico, variato e ornato con incrostazioni di marmi preziosi. E infine da un altro cornicione incoronante l'attico si dispicca la grande vôlta della cupola, che misura 43 m. di diametro, ed è distinta in cinque zone concentriche di ventotto cassettoni ciascuna, che vanno decrescendo con mirabile effetto fin dove si apre il lucernario che illumina il tempio (ved.Atl.cit.,tav. XLIV). L'esterno era riccamente rivestito di marmi e di stucchi; l'interno di preziosi marmi colorati; il tetto dell'atrio era sostenuto da travi di bronzo; di bronzo è la porta antica ancora conservata; di bronzo è il cerchione che fascia l'occhio del lucernario misurante quasi nove metri di diametro; credesi che di lastre di bronzo fosse coperta l'intera cupola. Forse a questa grande e ricca opera di Agrippa pensava Virgilio, quandodel tempio che costruiva Didone diceva
. . . . . . nexaequeAere trabes, foribus cardo stridebat ahenis[129].
. . . . . . nexaeque
Aere trabes, foribus cardo stridebat ahenis[129].
Secondo l'iscrizione sulla fronte, il tempio data dal consolato d'Agrippa, nell'anno 27 av. C., secondo Dione[130]dal 25 av. C.: si intende che nel 27 fosse finito e nel 25 solennemente dedicato. Architetto, secondo Plinio, ne fu un Valerio Ostiense[131]. La ricchissima ornamentazione era opera di Diogene ateniese, il quale aveva scolpito figure di Cariatidi, che ornavano l'interno; forse erano disposte a sostenere le edicole erette fra gli intervalli dei nicchioni, alle quali furono poi sostituite in tempi posteriori colonnette di porfido e di giallo. Di queste Cariatidi si crede di riconoscere ancora alcune fra quelle conservate nel Museo del Vaticano e nel palazzo Giustiniani; presentano una grande somiglianza con le Cariatidi dell'Eretteo sull'Acropoli d'Atene[132]. Non pare che l'atrio o pronao entrasse nel primo concetto di questo edifizio, ma forse fu una modificazione del disegno. Secondo Dione, Agrippa voleva porre nell'interno la statua d'Augusto e denominare il tempio da lui; ma Augusto non volle, perciò nell'interno fu posta la statua di Cesare, e quella d'Augusto con l'altra del fondatore del tempio fu posta all'esterno nei nicchioni del pronao. Davanti al tempio stendevasi una piazza cinta da porticato; il tempio andava connesso con le terme; annessi a così grande complesso di fabbriche erano giardini, stagni, un euripo.
b. Storia delle vicende del tempio.— Dagli antichi ammirato come una delle più grandi costruzioni, il tempio d'Agrippa ha resistito all'opera distruttrice del tempo e degli uomini. Soffrì danni nel grande incendio del tempo dell'imperatore Tito; Domiziano lo restorò; percosso dal fulmine, regnante Trajano, ne riparò i danni Adriano. Nuove ristorazioni vi fecero Settimio Severo e Caracalla, come dice l'inscrizione soggiunta a quella d'Agrippa. Nell'anno 399 per la legge d'Onorio contro i templi pagani forse fu chiuso. Bonifazio IV nell'anno 609 lo consacrò al culto cristiano, intitolandolo a S. Mariaad martyres, perchè vi fu portata quantità d'ossa di martiri o credute tali, tolte dalle catacombe. Incominciarono poi le opere di spogliazione: Costante II, imperatore d'Oriente, nell'anno 663 saccheggiò Roma e fece togliere la copertura di bronzo dal Pantheon, che più tardi e a più riprese fu coperto di piombo. Urbano VIII Barberini nell'anno 1632 fece levare le travature di bronzo del pronao; quel metallo servì a formar le colonne coclidi dell'altare di S. Pietro, e ottanta pezzi d'artiglieria con cui fu guernito Castel S. Angelo[133]. Altri pontefici però cercarono di riparare ai guasti. Raffaello Sanzio ordinò nel testamento che a sue spese si ristorasse e s'abbellisse uno degli altari, scegliendolo come sua sepoltura, dove fu deposto il 6 di aprile dell'anno 1520. Col re dell'arte moderna riposano ivi Annibale Caracci, Pierin del Vaga, Giovanni d'Udine, ed altriartisti insigni. Ora il Pantheon è divenuto degna tomba del primo Re d'Italia una, Vittorio Emanuele, sepoltovi nel gennaio dell'anno 1878. Così la grande opera d'Agrippa traversa i secoli come monumento che la romana grandezza trasmette con lieto auspicio alla rinata Italia. Intorno al grande edifizio s'erano venute accalcando case, casette e botteguccie, togliendogli lo spazio in cui bellamente campeggiare. Si fecero più volte disegni e tentativi di allargamento; ma non ebbero esecuzione compita se non fra gli anni 1881 e 1883 per impulso del ministro Baccelli[134]. Fu isolato il monumento, trovate reliquie della sua ornamentazione, rimesse in luce le rovine delle terme d'Agrippa, e infine abbattuti gli orecchioni del Bernini.
Il Mausoleo di Augusto a Roma.(Ricostruzione).Tavola 54.Ved.Schneider,Das alte Rom, tav. VIII, n. 14.
Il Mausoleo di Augusto a Roma.(Ricostruzione).
Il Mausoleo di Augusto a Roma.(Ricostruzione).
Tavola 54.Ved.Schneider,Das alte Rom, tav. VIII, n. 14.
Tavola 54.
Ved.Schneider,Das alte Rom, tav. VIII, n. 14.
3.Il Mausoleo D'Augusto.— Degli edifizî sepolcrali del tempo d'Augusto, rimase famosa la sua tomba, o mausoleo, così detto per la grandezza e magnificenza sua, degna di quella della tomba eretta a Mausolo, re di Caria[135]. Sorgeva nell'ultima parte del Campo Marzio, tra la via Flaminia e il Tevere. Sopra una grandiosa substruzione quadrata posava un edificio rotondo, tutto di marmo che comprendeva le camere sepolcrali; e sopra questo un tumulo a cono, distinto a viali e terrazzi, con piantagioni di cipressi. In vetta al tumulo grandeggiava la statua di bronzo d'Augusto (ved.tav. 54). Il muro esterno circolare del corpo d'edifizio era variato da grandi nicchie. Sulla parte anteriore sporgeva, come nel Pantheon, un pronao exastilo con ampia gradinata. All'uno e all'altro fianco delpronao erano due obelischi egizî, che qui furono trovati nel sec. XVI e trasportati uno sulla piazza di S. Maria Maggiore, l'altro sul Quirinale, fra i due colossi di Montecavallo[136].
Dietro al Mausoleo stendevasi, un gran parco, nel cui mezzo l'ustrinumper la combustione dei cadaveri. In questa tomba sontuosa prima di Augusto furono deposte le ceneri di Marcello, Agrippa, Ottavia e Druso; e dopo Augusto vi riposarono Livia, Germanico e Agrippina seniore. Oggi rimangono rovine dei muri, e fanno parte dell'anfiteatro Corea[137].
4.L'Obelisco di Monte Citorio e altri monumenti di stile egizio.— Non lungi dal Mausoleo, Augusto fece collocare un grande obelisco di granito rosso, trasportato da Eliopoli a Roma, e destinato a nuovo uso di orologio solare (solarium), essendo sul terreno lastricato di travertino tracciata una meridiana. Spezzato e sepolto fra le immense ruine di Roma, fu raccolto e ricomposto, e sotto Pio VI nel 1792 collocato presso Monte Citorio. Di obelischi tolti all'Egitto abbondava Roma, dove le varie forme dell'architettura greca e dell'orientale erano rappresentate o da opere trasportatevi, o da nuovi monumenti eretti, e specialmente da templi costrutti per divinità orientali, poichè Roma accoglieva in sè liberamente ogni religione.
Molti obelischi ancora sorgono in Roma, dei quali il maggiore è quello di S. Giovanni in Laterano trasportato da Tebe, dove era stato erettoregnando il Faraone Toutmes IV. Un nuovo obelisco fu scoperto fra le ruine di un Iseo, o tempio d'Iside nell'anno 1883; è di mediocri proporzioni, ma assai ben conservato e ricorda il regno di Ramesse II, del XIV sec. av. C.[138].
La Piramide di C. Cestio a Roma fuori Porta S. Paolo(Porta Ostiensis).Tavola 55.Ved.Schneider,Das alte Rom, tav. IV, n. 15.
La Piramide di C. Cestio a Roma fuori Porta S. Paolo(Porta Ostiensis).
La Piramide di C. Cestio a Roma fuori Porta S. Paolo(Porta Ostiensis).
Tavola 55.Ved.Schneider,Das alte Rom, tav. IV, n. 15.
Tavola 55.
Ved.Schneider,Das alte Rom, tav. IV, n. 15.
L'Isola Tiberina a Roma.Tavola 56.Sostruzioni in marmo a forma di nave nell'Isola nel Tevere.Ved. Annali dell'Instit.1867, tav. d'Agg. K. 1.
L'Isola Tiberina a Roma.
L'Isola Tiberina a Roma.
Tavola 56.Sostruzioni in marmo a forma di nave nell'Isola nel Tevere.Ved. Annali dell'Instit.1867, tav. d'Agg. K. 1.
Tavola 56.
Sostruzioni in marmo a forma di nave nell'Isola nel Tevere.Ved. Annali dell'Instit.1867, tav. d'Agg. K. 1.
Esempio di monumento di stile egizio, applicato a un monumento sepolcrale, è la piramide che sorge fuori di Porta S. Paolo (Porta Ostiensis) eretta dagli eredi di C. Cestio, magistrato romano. La piramide di mattoni rivestita di marmo misura ben 37 metri d'altezza; nel suo interno è la camera sepolcrale ornata con fregi di stucco, e con pitture, di cui appena restano traccie. La parte esteriore del monumento era una volta ornata di colonne e di statue, di cui intorno si trovarono frammenti (ved.tav. 55)[139].
5.I monumenti sepolcrali; i “Columbaria„.— Di carattere prettamente romano sono invece gran parte dei monumenti sepolcrali che sorgevano fuori le porte di Roma, sullaVia Appia, che è come laVia dei Sepolcria Pompei. La Via Appia da Porta Capena s'allontanava per un gran tratto tutta fiancheggiata di grandi sepolcri, tra i quali celebre quello ancora esistente a Cecilia Metella, figlia di Metello Cretico e moglie di Crasso (ved.Atl.cit.,tav. XLV, 1).
Una particolare forma di monumento sepolcrale è ilColumbariumdei liberti di Livia, moglie d'Augusto, sulla stessa Via Appia. Consta di parecchie camere, nelle cui pareti s'addentrano grandi nicchioni, e dentro questi sono praticate e ordinate in sette file sovrapposte moltissime piccole nicchieo fori, che dànno appunto l'aspetto d'una colombaia, come si vede in Roma anche in varî monumenti sepolcrali cristiani; dentro queste nicchiette sono deposte le piccole urne cinerarie (ollae); sopra ciascuna nicchietta è una targhetta col nome del defunto. In terra eranvi anche dei sarcofaghi grandi e ben ornati (ved.Atl.cit.,tav. XLV, 2).
6.Gli archi trionfali.— Di monumenti trionfali dell'età d'Augusto credesi aver testimonianza nell'arco che sorge presso Porta S. Sebastiano e che denominasi da Druso, supponendosi sia l'arco trionfale eretto a Claudio Druso Germanico, figliastro d'Augusto e fratello di Tiberio, nell'anno 8 av. C., per le vittorie riportate contro i Germani. L'arco è di travertino rivestito di marmo, decorato di colonne; sull'attico erano trofei ed una statua equestre, come appare dal disegno di una moneta di Claudio imperatore[140]. Al di sopra di quest'arco venne poi fatto passare il canale dell'acquedotto che alimentava le vicine terme di Caracalla. È questo il più antico fra gli archi trionfali ancor esistenti[141].
Non solo Roma, ma anche le città d'Italia s'abbellirono di grandi e sontuosi edificî; poichè le provincie, sempre più strettamente legate con Roma, erano sotto l'Impero assai più civilmente governate che non sotto l'aristocrazia repubblicana, e quindi prosperarono nelle civili istituzioni. Con lo stabilirsi dell'Impero nella pace del mondo, incomincia un'età nuova, nasce un nuovo e migliorordine di cose:magnus ab integro saeclorum nascitur ordo, come cantava Virgilio[142]. Il mondo riceve da Roma pace, ordine e leggi; è finito il tempo della conquista, comincia quello dell'unione nella civiltà romana, cioè della “romanizzazione„, e tanto l'arte quanto la scienza s'accordano nel mostrarlo. Allora Roma appare la mente ordinatrice del mondo; essa è l'unificatrice delle genti, come cantava il poeta:
Fecisti patriam diversis gentibus unam,.....Urbem fecisti quod prius orbis erat.
Fecisti patriam diversis gentibus unam,.....
Urbem fecisti quod prius orbis erat.
1.L'“Aqua Claudia„ e l'“Anio Vetus„ a Roma.— Sotto gli imperatori della famiglia Claudia, almeno fino a Nerone, gli abbellimenti di Roma non continuarono con quella vivezza e abbondanza che ebbero sotto Augusto. Tiberio, severo e misurato amministratore, di carattere chiuso e alieno dalle dolcezze dell'arte, restorò qualche edificio, ma poco o nulla costrusse; e similmente Caligola. Claudio si volse a costruzioni di pubblica utilità, facendo fare il gran porto di Ostia, introducendo in Roma nuovi corsi di acque salubri (Aqua Claudia, Anio Novus)[143]e facendo agire un canale scaricatore delle acque traboccanti del Lago Fucino. L'opera compiuta dall'imp. Claudio fu poi nuovamente distrutta. Il Lago Fucino (ora di Celano) non fu prosciugato se non ai dì nostri dopo un ventennio di grandi lavori dall'anno 1855 al 1875, percura del principe Torlonia; il quale, come dice l'epigrafe della medaglia decretatagli dal re Vittorio Emanuele, compìaere suo opus imperatoribus ac regibus frustra tentatum[144].
2.La “domus aurea„ di Nerone.— Imperando Nerone s'ebbe il grande incendio di Roma (nel luglio del 64 d. C.), che durò lo spazio di più giorni e distrusse molta parte della città, incendio spaventevole di cui l'imperatore appose la colpa con terribili pene ai cristiani, e che la storia invece apporrebbe alla feroce pazzia dell'imperatore stesso[145]. I quartieri incendiati furono poi rifabbricati con un piano regolare, con larghe e diritte strade, fiancheggiate di case e di portici. Nerone, nello spazio che dal Palatino si estende al Celio ed all'Esquilino, costrusse un suo palazzo, a cui lo splendore di meravigliosa ricchezza acquistò nome didomus aurea. Architetti ne furono Celere e Severo, che già per lo stesso imperatore avevano formato arditissimo disegno di risanare le Paludi Pontine scavando un canale navigabile dal Lago d'Averno ad Ostia; palazzi, porticati, giardini, viali, praterie, canali e stagni si avvicendavano in questa immensa costruzione romana; nell'interno una delle sale girava ad imitare il movimento del mondo;dorature, marmi e materie preziose erano a profusione[146]. Ma tanta magnificenza non è veramente per sè sola una prova del valore dell'arte; e Nerone, che si vantava artista, forse lo era di cattivo gusto; più che al bello egli intendeva allo sfarzoso, allo straordinario, all'inverosimile.
1.L'Anfiteatro Flavio o “Colosseo„.—La sua struttura.— Il grande monumento dei Flavî è l'anfiteatro che eternò il loro nome. Si dice che Augusto avesse disegnato la costruzione nell'interno della città di un grande edifizio per gli spettacoli dei gladiatori e delle belve, la cui feroce passione cresceva in Roma e in Italia. Anfiteatri già avevano le città italiche e provinciali, o temporanei di legno, o stabili di pietra. Un anfiteatro di legno ruinò a Fidene, imperando Tiberio, e vi furono tra morti e feriti ventimila spettatori. Il pensiero di dare a Roma un grande anfiteatro fu rinnovato, ma non eseguito da Caligola. L'anfiteatro di Statilio Tauro erasi incendiato sotto Nerone. Vespasiano, ritornando al disegno d'Augusto, pose i fondamenti della grande opera a sud-est del Foro romano, nella bassura fra il Celio e l'Esquilino, dov'era un laghetto dei giardini di Nerone. L'opera fu compita da Tito nell'anno 80 d. C.; si disse l'Anfiteatro Flavio; il nome di Colosseo gli venne, pare, verso il secolo VIII, dalla colossale statua di Nerone che vi si trovava vicina.
Capace di ottantasette mila spettatori, constava d'una grande elissi (il cui asse maggiore misura 188 m., il minore 156), racchiudente un'elissi minore che forma l'arena (misurante 76 m. di lunghezza per 46 di larghezza). Lo spazio intermedio fra le due elissi comprendeva le gradinate per gli spettatori. La cinta esterna, alta 48 m., componevasi di tre ordini d'arcate sovrapposte, in numero di ottanta per ciascun ordine; il primo e più basso dei quali era ornato di colonne doriche, il secondo di colonne ioniche, il terzo di corinzie; sopra questo un quarto piano è formato d'un muro con aperture a modo di finestre, divise da pilastri di stile corinzio. Fra le arcate del secondo e del terzo ordine erano collocate statue, come appare da rappresentazioni dell'edifizio sopra monete imperiali di Tito e di Domiziano[147]. Le arcate del primo ordine, distinte con numeri dal I all'LXXX, davano adito alle scale ed ai corridoi interni.
Il piano generale dell'interno del Colosseo, come d'ogni anfiteatro, consisteva dellacavea, luogo per gli spettatori, e dell'arena, luogo dei combattimenti. L'arena, sotto la quale erano androni e camere sotterranee per contenervi le fiere e gli attrezzi (questa parte sotterranea è specialmente evidente nell'anfiteatro di Capua), era recinta intorno dalpodium, nel quale erano i posti per la famiglia imperiale, per i magistrati e per le verginiVestali. Sopra il podio elevavansi tre sezioni di gradinate (moeniana) con scale che, convergendo dalla periferia verso il centro, tagliavano le gradinate acunei. Le sezioni delle gradinate, omoeniana, erano distinte da larghi pianerottoli (praecinctiones) con muri di cinta (baltei), in cui erano aperte porte o sbocchi (vomitoria), che dagli androni interni mettevano alle gradinate. In alto, sopra l'ultima sezione di gradini (summum moenianum), correva tutto in giro un porticato destinato alle donne della plebe. Sopra il porticato elevavansi le antenne, a cui erano tese le corde per distendere l'immensovelarium, ombreggiante tutta la vastissima cavea. All'esterno nell'ultimo piano del Colosseo, vedonsi ancora le mensole di sostegno delle antenne. Tutta la parte d'edifizio compresa fra la linea obliqua delle gradinate e la verticale del muro esterno di cinta era occupata da scale, corridoi, passaggi per cui gli spettatori, muniti delletesseraesegnanti il posto di ciascuno, accedevano aivomitoria, e di qui ai loro seggi. Questa è l'ossatura dell'anfiteatro Flavio, a cui l'immaginazione dovrebbe aggiungere la sontuosa decorazione; i muri divisorî deimoeniana, e specialmente quello più degli altri elevato fra il secondo e il terzomoenianum, erano riccamente ornati di preziosi marmi e di scolture; di fregi e di varie sculture erano ornate anche le balaustre deivomitoria(ved.Atl.cit.,tav. XLVIetav. XLVII).
b. Storia delle vicende del Colosseo.— Terminato e inaugurato da Tito, dicesi con spettacoli, nei quali si videro 5000 belve feroci, l'Anfiteatro Flavio ebbe nuove cure da Domiziano; di alcuni danni sofferti lo restorò Antonino Pio. Sotto Macrino s'incendiò nella parte superiore, dove nelsummum moenianume nel portico le gradinate erano dilegno; per qualche tempo non vi si diedero spettacoli; ne incominciò la restorazione Eliogabalo, la compì Alessandro Severo. L'imperatore Filippo nell'anno 248 vi celebrò le grandi feste del millesimo anniversario natalizio di Roma. Onorio nell'anno 405 proibì gli spettacoli gladiatorî; ma caccie di fiere nel Colosseo si fecero ancora fino ai tempi di Teoderico. Nel Medio Evo il Colosseo servì di fortezza nelle lotte intestine delle fazioni romane. Poi la barbarie e la rapina lo convertirono in una cava di pietra; il palazzo della Cancelleria, i palazzi Farnese e Barberini furono per buona parte costruiti con pietre del Colosseo, tolte dalla demolizione del muro esterno; così quasi due terzi della grande costruzione furono distrutti.
Fra le costruzioni dei Flavî è da ricordare il tempio della Pace, intorno a cui allargavasi il Foro di Vespasiano. Il tempio ornato con opere tolte dalladomus aureae con ricche spoglie della conquistata Gerusalemme avevasi per uno de' più sontuosi di Roma.
La casa dei “Vettii„ a Pompei. Il cortile.Tavola 57.Ved.Arte italiana decorativa e industriale, diretta daCamillo Boito, anno IX (1900), n. 3, tav. 14, 1.
La casa dei “Vettii„ a Pompei. Il cortile.
La casa dei “Vettii„ a Pompei. Il cortile.
Tavola 57.Ved.Arte italiana decorativa e industriale, diretta daCamillo Boito, anno IX (1900), n. 3, tav. 14, 1.
Tavola 57.
Ved.Arte italiana decorativa e industriale, diretta daCamillo Boito, anno IX (1900), n. 3, tav. 14, 1.
La Casa dei “Vettii„ a Pompei.Il fregio degli amorini orafi.Tavola 58.Da una riproduzione cromolitografata posseduta dallaSocietà numismatica italianain Milano. (Cfr.Arte decorativa industrialediretta daCamillo Boito, anno IX, 1900, n. 3, pag. 23, fig. 44.)
La Casa dei “Vettii„ a Pompei.Il fregio degli amorini orafi.
La Casa dei “Vettii„ a Pompei.
Il fregio degli amorini orafi.
Tavola 58.Da una riproduzione cromolitografata posseduta dallaSocietà numismatica italianain Milano. (Cfr.Arte decorativa industrialediretta daCamillo Boito, anno IX, 1900, n. 3, pag. 23, fig. 44.)
Tavola 58.
Da una riproduzione cromolitografata posseduta dallaSocietà numismatica italianain Milano. (Cfr.Arte decorativa industrialediretta daCamillo Boito, anno IX, 1900, n. 3, pag. 23, fig. 44.)
2.Le terme di Tito.— Poco lungi dal Colosseo, sull'estremo dell'altura dell'Esquilino, furono erette le Terme di Tito. Il bagno aveva una grande importanza nella vita romana, almeno nei tempi ultimi della Repubblica. Per l'importanza che presero i bagni caldi s'ebbero poi lethermae, edificî destinati non solo al bagno, ma a luogo di ritrovo e di piacere, con un carattere affine a quello dei ginnasî e delle palestre greche. Non la sola Roma, ma ogni città d'Italia o delle provincie, ancorchè piccola, ebbe le sueTerme[148]. Esse componevansidi vasti locali e camere poggianti sopra altre camere sotterranee (suspensurae), dove era la fornace (hypocausis) e tutto quanto risguardava il riscaldamento e la trasmissione delle acque calde e del vapore. Al di sopra distendevansi le sale e le celle da bagno, con variissima destinazione: ilcaldariumo sala per i bagni d'acqua calda, e ilfrigidariumper quelli d'acqua fredda; iltepidarium, sala per traspirazione mediante riscaldamento; illaconicum, per una più alta temperatura; l'apoditeriumo spogliatoio; ildestrictoriume l'unctoriumper le frizioni del corpo e le unzioni; a cui poi sono da aggiungere cortili da passeggio, vasche da nuoto, sale da conversazione e ricreazione, biblioteche, gallerie. Tutti questi locali erano ornati d'opere d'arte, e non poche delle belle statue giunte fino a noi si raccolsero fra rovine di terme[149]. Le prime terme erette in Roma credonsi quelle di Agrippa; a cui prossime sorsero poi quelle di Nerone; e in terzo luogo quelle di Tito, delle quali ancor rimangono dei ruderi, dai quali si riconoscono anche tracce di parte degli edifizî delladomusaurea. Le sale di queste terme erano riccamente dipinte, ed ornate di statue di grande valore artistico[150].
La casa dei “Vettii„ a Pompei. Parete dipinta nel piccolo “oecus„.Tavola 59.Ved.Arte italiana decorativa e industriale, diretta daCamillo Boito, anno IX (1900) n. 3, tav. 13.
La casa dei “Vettii„ a Pompei. Parete dipinta nel piccolo “oecus„.
La casa dei “Vettii„ a Pompei. Parete dipinta nel piccolo “oecus„.
Tavola 59.Ved.Arte italiana decorativa e industriale, diretta daCamillo Boito, anno IX (1900) n. 3, tav. 13.
Tavola 59.
Ved.Arte italiana decorativa e industriale, diretta daCamillo Boito, anno IX (1900) n. 3, tav. 13.
Vasi di metallo per diversi usi.Ritrovati a Pompei e ad Ercolano, ora nel Museo Nazionale di Napoli.Tavola 60.Ved.Arte italiana decorativa e industriale, diretta daCamillo Boito, Anno IX (1900) tav. XVIII.
Vasi di metallo per diversi usi.Ritrovati a Pompei e ad Ercolano, ora nel Museo Nazionale di Napoli.
Vasi di metallo per diversi usi.
Ritrovati a Pompei e ad Ercolano, ora nel Museo Nazionale di Napoli.
Tavola 60.Ved.Arte italiana decorativa e industriale, diretta daCamillo Boito, Anno IX (1900) tav. XVIII.
Tavola 60.
Ved.Arte italiana decorativa e industriale, diretta daCamillo Boito, Anno IX (1900) tav. XVIII.
Vasi in metallo ritrovati a Pompei e ad Ercolano.Tavola 61.Ved.Arte decorativa e industriale, diretta daCamillo Boito, anno IX (1900) n. 3, tav. 18.
Vasi in metallo ritrovati a Pompei e ad Ercolano.
Vasi in metallo ritrovati a Pompei e ad Ercolano.
Tavola 61.Ved.Arte decorativa e industriale, diretta daCamillo Boito, anno IX (1900) n. 3, tav. 18.
Tavola 61.
Ved.Arte decorativa e industriale, diretta daCamillo Boito, anno IX (1900) n. 3, tav. 18.
3.L'Arco di Tito.— Dei monumenti onorarî dei Flavî è ancora sussistente e degno di ammirazione l'Arco di Tito, presso l'elevazione del Velia, al principiare della Via Sacra. Eretto dal popolo e dal Senato in memoria della presa di Gerusalemme, fu compìto e dedicato dopo la morte dell'imperatore, come appare dall'iscrizione in cui l'imperatore ha il titolo didivus, e dalla rappresentazione dell'apoteosi che fa parte dei bassi rilievi del monumento. L'arco ha un solo passaggio; i lati hanno quattro finte colonne, che sono uno dei più antichi ed anche dei più begli esempi d'ordine composito; sormonta a queste una trabeazione con fregio, sopra cui viene poi l'alto attico. Il disegno è semplice, ma assai elegante, e così per l'architettura come per la decorazione plastica è uno dei più bei monumenti dell'arte romana(ved.Atl.cit.,tav. LXVIIeLXVIII; cfr. la miaEpigrafia latina,tav. XXVIII[151]).
Il Foro di Nerva a Roma.Portico di Minerva, detto “Le Colonnaccie„.Tavola 62.Ved.Strack,Baudenkmäler des alten Rom, tav. 29.
Il Foro di Nerva a Roma.Portico di Minerva, detto “Le Colonnaccie„.
Il Foro di Nerva a Roma.
Portico di Minerva, detto “Le Colonnaccie„.
Tavola 62.Ved.Strack,Baudenkmäler des alten Rom, tav. 29.
Tavola 62.
Ved.Strack,Baudenkmäler des alten Rom, tav. 29.
4.Opere dell'imperatore Domiziano. I “Fora„ minori.— Sotto Domiziano fu restorato il tempio di Giove Capitolino ed ampliato il palazzo imperiale sul Palatino; fu inoltre restorato il Foro, dove fu posta una colossale statua equestre rappresentante l'imperatore. Una sontuosa villa imperiale fu eretta a piedi del Monte Albano. Fu incominciato da Domiziano e condotto a compimento da Nerva il tempio di Minerva posto fra quello di Marte Ultore di Augusto e il tempio della Pace di Vespasiano.
Intorno al tempio di Minerva stendevasi un'area recinta da ricco colonnato, che costituì un nuovo Foro, detto di Nerva, e che, servendo di passaggio o di congiunzione fra il Foro di Vespasiano e quello d'Augusto, è indicato spesso anche col nome diForum transitoriumoForum pervium. Era chiuso all'intorno da un gran muro di travertino, dal quale aggettavano colonne corinzie sorreggenti una magnifica trabeazione formante cornice tutto all'ingiro; al di sopra di questa alzavasi un attico. Di questo bellissimo recinto rimangono ancora poche ma assai belle vestigia, in due grandi colonne corinzie, per metà affondate nel terreno, dette leColonnacce, con una parte d'architrave riccamente ornato di bassi rilievi figuranti donne che attendono a domestici lavori, sotto la protezione di Minerva operatrice (come l'atenieseErgane), lacui imagine vedesi in un alto rilievo dell'attico (ved.tav. 62). Il tempio della Dea è ancora in buona parte conservato su disegni del secolo XV; ma fu distrutto ai tempi di Paolo V (1605-1621), per usare del materiale in altre costruzioni.
L'età in cui l'arte greca ebbe un ultimo splendore di rinnovamento nell'arte romana è quella degli imperatori Trajano ed Adriano; il primo dei quali ebbe consigliere e ministro delle sue grandi opere l'insigne architetto Apollodoro, e l'altro fu egli stesso artista. L'uno e l'altro nel momento in cui il mondo romano riposava in prospera pace arricchirono l'impero di costruzioni e di monumenti.
Apollodoro, artista greco orientale di Damasco, può dirsi l'ultimo grande architetto delle scuole greche. Saviamente Trajano lo prepose alla direzione delle nuove opere ch'egli in Roma non solo, ma anche in altri luoghi dell'Impero, edificava. Apollodoro disegnò e curò la costruzione di un teatro rotondo, dettoOdeum, di un nuovo edificio di Terme, di un Circo per le corse dei cavalli, del gran ponte sul Danubio, il quale credesi rappresentato in alcuni rilievi e sopra monete dell'imperatore Trajano[152]; infine fece costruire il grande e splendidissimo Foro Trajano, di cui ancora rimangono alcune vestigie (ved.tav. 63). Apollodoro sembra aver avuto grandiosità di concetti congiunta col sentimento delle proporzioni e col gusto di una semplicità elegante e graziosa.