Bassirilievi dei plutei marmorei o “anaglypha„ dell'età di Trajanoposti di fronte l'uno all'altro sul Foro Romano a N.-E. della Colonna di Foca, sul luogo ove ritornarono alla luce l'anno 1872.Tavola 69.Il 1º bassorilievo, che è qui rappresentato in alto, significa l'abbruciamento della lista arretrata dell'imposta dettavigesima hereditatium; il 2º in basso la benefica istituzione di Trajano a vantaggio deipueri et puellæ alimentariæ. (Ved.Brunn-Brückmann,Denkmäler griechischer und römischer Sculptur, tav. n. 404, cfr.Borsari, op. cit., pag. 248 e 249). Quanto alle sculture d'animali sul rovescio di questi plutei ved. l'Arte italiana decorativa industriale, diretta daCamillo Boito, Hoepli, anno IX (1900) n. 2, tav. VIII.
Bassirilievi dei plutei marmorei o “anaglypha„ dell'età di Trajanoposti di fronte l'uno all'altro sul Foro Romano a N.-E. della Colonna di Foca, sul luogo ove ritornarono alla luce l'anno 1872.
Bassirilievi dei plutei marmorei o “anaglypha„ dell'età di Trajanoposti di fronte l'uno all'altro sul Foro Romano a N.-E. della Colonna di Foca, sul luogo ove ritornarono alla luce l'anno 1872.
Tavola 69.Il 1º bassorilievo, che è qui rappresentato in alto, significa l'abbruciamento della lista arretrata dell'imposta dettavigesima hereditatium; il 2º in basso la benefica istituzione di Trajano a vantaggio deipueri et puellæ alimentariæ. (Ved.Brunn-Brückmann,Denkmäler griechischer und römischer Sculptur, tav. n. 404, cfr.Borsari, op. cit., pag. 248 e 249). Quanto alle sculture d'animali sul rovescio di questi plutei ved. l'Arte italiana decorativa industriale, diretta daCamillo Boito, Hoepli, anno IX (1900) n. 2, tav. VIII.
Tavola 69.
Il 1º bassorilievo, che è qui rappresentato in alto, significa l'abbruciamento della lista arretrata dell'imposta dettavigesima hereditatium; il 2º in basso la benefica istituzione di Trajano a vantaggio deipueri et puellæ alimentariæ. (Ved.Brunn-Brückmann,Denkmäler griechischer und römischer Sculptur, tav. n. 404, cfr.Borsari, op. cit., pag. 248 e 249). Quanto alle sculture d'animali sul rovescio di questi plutei ved. l'Arte italiana decorativa industriale, diretta daCamillo Boito, Hoepli, anno IX (1900) n. 2, tav. VIII.
Rilievo marmoreo dell'età di Adriano.(Palazzo dei Conservatori in Roma).Tavola 70.Ved.Brunn-Brückmann,Denkmäler griechischer und römischer Sculptur, n. 405a.
Rilievo marmoreo dell'età di Adriano.(Palazzo dei Conservatori in Roma).
Rilievo marmoreo dell'età di Adriano.
(Palazzo dei Conservatori in Roma).
Tavola 70.Ved.Brunn-Brückmann,Denkmäler griechischer und römischer Sculptur, n. 405a.
Tavola 70.
Ved.Brunn-Brückmann,Denkmäler griechischer und römischer Sculptur, n. 405a.
I medesimi pregi si osservano in alcuni bassirilievi che dal distrutto arco di Trajano furono trasportati a quello di Costantino, ed anche in alcuni rilievi rinvenuti nel Foro, l'anno 1872, con rappresentazioni delle istituzioni alimentarie di Trajano, e del condono dei debiti delle città italiche verso l'erario imperiale (ved.tav. 69).
L'impero di Trajano segna il momento in cui l'arte storica romana fiorisce; mentre riceve poi un carattere più ideale dall'indirizzo greco del periodo d'Adriano. Quantunque operosa la buona scoltura romana anche sotto gli Antonini, presenta già segni di decadenza con un realismo più volgare, con un'aumentata confusione delle forme e delle proporzioni, con una certa durezza di disegno.
3.Altri bassirilievi storici in Roma.— Ad Antonino Pio avevano eretto una statua M. Aurelio e Lucio Vero, e se ne conserva la base con l'apoteosi dell'imperatore; in bassorilievo v'è raffigurata Roma dea, sedente; di fronte la personificazione del Campo Marzio, luogo della consacrazione, come giovane giacente che tiene un obelisco; nel mezzo il genio dell'eternità, con gli attributi d'un globo e d'un serpe, levasi a volo, e fra le sue ali siedono, in piccola figura, Adriano e Faustina, con due aquile volanti, simbolo dell'apoteosi. La invenzione è chiara, l'esecuzione buona, ma povera la disposizione delle figure, rigido l'atteggiamento del genio, il nudo non bene modellato. Inferiori ai rilievi della colonna Trajana sono quelli che adornano il fusto della colonna eretta dal popolo e dal Senato in onore di Marco Aurelio (ved.tav. 67).
Rilievo marmoreo dell'età di Adriano.(Palazzo dei Conservatori in Roma).Tavola 71.Ved.Brunn-Brückmann,Denkmäler griechischer und römischer Sculptur, n. 405b.
Rilievo marmoreo dell'età di Adriano.(Palazzo dei Conservatori in Roma).
Rilievo marmoreo dell'età di Adriano.
(Palazzo dei Conservatori in Roma).
Tavola 71.Ved.Brunn-Brückmann,Denkmäler griechischer und römischer Sculptur, n. 405b.
Tavola 71.
Ved.Brunn-Brückmann,Denkmäler griechischer und römischer Sculptur, n. 405b.
Rappresentano le imprese dell'imperatore contro i Marcomanni, le varie scene di guerra, i costumi delle genti germaniche. Per questa ragione l'opera ha singolare valore come illustrazione storica; macome opera d'arte manca di varietà nella invenzione e nella composizione, mostra minore abilità nell'esecuzione di quella della colonna Trajana. Fra i molti episodi vi è storicamente importante quello che rappresenta l'ajuto del cielo (raffigurato come Giove Pluvio) ai Romani contro i Quadi, con un improvviso acquazzone suscitato dalle preghiere dei cristiani dellaLegio fulminatrix(cfr.tav. 70-71).
Una classe assai importante di monumenti scultorî dell'età degli Antonini sono isarcofaghi, in cui deponevansi interi i cadaveri quando il rito della cremazione già cedeva luogo all'umazione. Sono anche di pietra capaci di uno o due corpi, sormontati di coperchio, sul quale è la figura del defunto; prendono talvolta forme architettoniche di casa, di tempio o d'altare, e si adornano di sculture sulla faccia anteriore e sulle due laterali minori, restando liscia la faccia posteriore addossata di solito al muro. Gli ornamenti plastici sono fiorami, festoni, frutti, puttini, medaglioni coi ritratti dei defunti e i nomi inscritti in tavolette sostenute da genietti; molti sarcofaghi hanno vaste rappresentazioni, ora di scene familiari, o mortuarie, ora di scene mitiche ed eroiche con simboliche relazioni ai funerali e alle credenze pagane d'oltre tomba, come, p. es., il mito di Endimione (significante il sonno seguito da un risveglio nella beatitudine celeste), o il mito di Amore e Psiche (simbolo della trasmigrazione dell'anima a più felice soggiorno, o dell'anima purificata dall'amore divino); ed altri tolti dal ciclo Dionisiaco, che però ha sempre riferimento in tal caso, al tripudio dellavita d'oltretomba, sciolta dai dolori di quella terrena.
Tali rappresentazioni sono assai importanti come fonti per la conoscenza di nuove idee nella religione romana, e di nuove tendenze del sentimento.
Ma quanto all'arte questi sarcofaghi, salvo eccezioni, sono opera manuale o industriale; per lo stile molti accennano alla decadenza dell'arte, o sono lavori quasi inartistici e fatti alla lesta con figure affollate, scarsa varietà di motivi, esecuzione negletta, malgrado il ricordo nella composizione di classici modelli[177].
Noi qui non possiamo che tener conto di quelli eseguiti in buon stile, che risente ancora dello spirito artistico greco.
La buona condizione dell'arte nell'età imperiale fino al tempo degli Antonini si rende manifesta anche in opere minori, applicate all'ornamentazione od all'industria, cioè nella toreutica, nel conio delle monete (ved.Atl.cit.,tav. LXX)[178], nella glittica o lavoro delle pietre dure e nell'arte dei vetri. Nella glittica si ricordano come celebri Dioscoride, Erofilo, Eutiche, artisti di nome e d'origine greca, ed altri ancora. Bellissimi camei si conservano rappresentanti persone delle case imperiali Iulia eClaudia, quale è la gemma Augustea del Gabinetto di Vienna, con Augusto in sembianza di nume, in trono, circondato dalle personificazioni della Terra, dell'Oceano, dell'Abbondanza, colle imagini di Tiberio e di Germanico e con legionari romani e prigionieri barbarici (ved.Atl.cit.,tav. LXXI). Bellissimo è il cameo del Gabinetto di Parigi, che pur rappresenta Augusto assunto al cielo e accoltovi da Enea e dal divo Giulio, e più in basso sono figurati Livia, Tiberio, Germanico, Agrippina, Caligola, e genti barbariche significanti le vinte nazioni germaniche ed orientali. Si pone con questi il cameo Olandese, che rappresenta Claudio trionfante con Messalina, Ottavia e Britannico[179].
Per il lusso delle case e per la straordinaria ricchezza delle suppellettili la toreutica era in fiore[180]. Cercavansi a gran prezzo le opere degli antichi maestri greci, e da abili artisti si imitavano. I nomi degli artisti cesellatori, che di quest'etàsono ricordati, sono greci, e di greco stile sono le migliori opere che ancora ci rimangono.
Sul finire della romana Repubblica la coniazione delle monete acquista carattere di artistica bellezza. Ma è specialmente nelle monete e nelle medaglie dei primi due secoli dell'Impero che si ammira la bellezza dei tipi, dal netto e fine contorno, dallo spiccato rilievo e dalla vivace espressione delle teste[181].
Dopo gli Antonini, con le agitazioni che portano al reggimento dell'Impero uomini africani ed asiatici, col prevalente influire d'elementi barbarici, coll'invadere di nuovi sentimenti ed ideali religiosi mediante i culti orientali e il grandeggiare del Cristianesimo, l'arte classica grandemente si altera nello spirito e nella forma, e piega a quella decadenza che è estinzione dello spirito e della tradizioneantica e preparazione di concetti e di forme nuove. A preservar l'arte da questo interno lavorío di trasformazione e di disfacimento non valeva alcun sostegno od impulso esterno di liberali e possenti fautori; dei quali certamente non vi fu difetto; nei grandi edifizî imperiali anche dopo gli Antonini all'arte schiudevasi ancora largo campo in cui svolgere le sue forze. Ma questi favori ben potevano prolungare la senilità dell'arte classica, non ringiovanirne la vita, la quale si dissolveva per forza di due elementi, la prevalenza barbarica e la trasformazione religiosa.
Come la plastica, così la pittura greca invase Roma con le conquiste, e portò seco il suo carattere speciale, che era quello delle scuole che sursero alle corti delle città orientali, cui piaceva la rappresentazione patetica ed erotica. Naturalmente greci erano anche gli artisti. Timomaco di Bisanzio, ultimo rinomato pittore di scuola greca, dipinse ai tempi di Cesare; di lui erano assai pregiate alcune tavole rappresentanti Ajace, Medea, Oreste ed Ifigenia, soggetti, tolti dal ciclo tragico[182]. Seguono poi artisti di nome romano dei primi tempi dell'Impero. Alcuni imperatori furono dilettanti di pittura, quale Nerone, ed anche Adriano, cui piaceva trattare il piccol genere dinatura morta, per cui si racconta che l'architetto Apollodoro gliabbia detto con disprezzo: “Va a dipinger zucche?„ Anche M. Aurelio s'addestrò nel disegno, avendo avuto insegnamento da maestro greco, Diogneto.
Se noi ora dalle considerazioni generali e dal favore imperiale dato alla pittura passiamo a trattare dei singoli pittori romani, vediamo pur troppo scarso il numero di essi, perchè scarse sono anche le notizie, anzi pare che i Romani abbiano contribuito, volontariamente o no, a questa scarsezza di notizie.
1.Ludio paesista.— Nei tempi d'Augusto venne in fama Ludio, pittore di prospettiva e di paesi, che ornava le pareti di vedute campestri e marine avvivate da piacevoli macchiette. Pare che egli abbia dato un nuovo e vigoroso sviluppo alla pittura decorativa.
2.Turpilio veneto, Titidio Labeone Narbonese e altri minori.— Sono citate in Plinio anche un veneto Turpilio, di cui ammiravansi opere in Verona; Titidio Labeone, magistrato nella Gallia Narbonese, rinomato per piccoli quadretti; Quinto Pedio, ed un Fabullo Amulio, che lavorò nelladomus aureadi Nerone; Cornelio Pino ed Azzio Prisco, che dipinsero in un tempio all'età di Vespasiano[183]. Plinio aggiunge a quei nomi alcune notizie di curiosità, insignificanti per il valore artistico, e nulla più, cosicchè nulla sappiamo dello stile delle loro opere, nè dell'indirizzo dell'arte loro; pare però che la pittura di tavole, di veriquadri, in questo tempo fosse trascurata in confronto della pittura decorativa, richiesta dal lusso delle case e della vita, ed a cui ben rispondeva la scenografia, o pittura di prospettive con certo carattere fantastico, quale ancora si vede in alcuno dei dipinti pompeiani.
Dipinto della casa di Livia rappresentante Io liberata da Ermes.(al Palatino, Roma).Tavola 72.Ved.Melani,Pittura. Milano, Hoepli 2ª. edizione, tav. IX.
Dipinto della casa di Livia rappresentante Io liberata da Ermes.(al Palatino, Roma).
Dipinto della casa di Livia rappresentante Io liberata da Ermes.
(al Palatino, Roma).
Tavola 72.Ved.Melani,Pittura. Milano, Hoepli 2ª. edizione, tav. IX.
Tavola 72.
Ved.Melani,Pittura. Milano, Hoepli 2ª. edizione, tav. IX.
1.Le Nozze Aldobrandine.— Non molti, ma però scelti sono i dipinti che i monumenti ci hanno lasciato per giudicare della pittura in Roma. Fra questi tiene primo luogo il fresco conosciuto col nome diNozze Aldobrandine, rinvenuto in Roma nell'anno 1606, posseduto prima dal cardinale Cinzio Aldobrandi, ed ora conservato in Vaticano (ved.Atl.cit.,tav. LXXII). Rappresenta i preparativi d'un ricco maritaggio, secondo il costume greco, e forse il dipinto è copia od imitazione di alcuna famosa opera greca non pervenuta fino a noi, come parrebbe far credere l'analogia fra la composizione dell'affresco e quella d'un basso rilievo sopra un'ara di Villa Albani rappresentante l'unione di Dioniso e Cora.
2.I dipinti delle terme di Tito.— Sono questi dipinti murali molto distinti che pare siano avanzi ancora intatti delle stanze delladomus aureadi Nerone, con motivi ornamentali di festoni, meandri, intrecciamenti, dai quali dicesi che Raffaello togliesse il concetto dei bellissimi suoi fregi scoperti nelle Logge Vaticane. Buoni esempi di composizioni di soggetto mitologico, chiuse dentro riquadri architettonici ornamentali con intrecci di festoni e di fiorami, si hanno nelle stanze sul Palatino scoperte nell'anno 1869[184].
Dipinto pompeianorappresentante una Amazzone seduta.Tavola 73.Ved.Melani, op. cit., fig. 11, pag. 43.
Dipinto pompeianorappresentante una Amazzone seduta.
Dipinto pompeiano
rappresentante una Amazzone seduta.
Tavola 73.Ved.Melani, op. cit., fig. 11, pag. 43.
Tavola 73.
Ved.Melani, op. cit., fig. 11, pag. 43.
Parete dipinta di una casa romanamessa allo scoperto nella Villa Farnesina (Museo Nazionale alle Terme).Tavola 74.Ved.Melani,Pittura, op. cit., 2ª ediz., tav. XI.
Parete dipinta di una casa romanamessa allo scoperto nella Villa Farnesina (Museo Nazionale alle Terme).
Parete dipinta di una casa romana
messa allo scoperto nella Villa Farnesina (Museo Nazionale alle Terme).
Tavola 74.Ved.Melani,Pittura, op. cit., 2ª ediz., tav. XI.
Tavola 74.
Ved.Melani,Pittura, op. cit., 2ª ediz., tav. XI.
3.I dipinti della Villa di Livia a Prima Porta.— Buon saggio di pitture di verzure e di vedute, nel genere in cui fu perfetto Ludio, e forse anche opera di questo stesso artista, offrono le pareti della Villa di Livia a Prima Porta, scoperta nell'anno 1863. La pittura gira continua sulle quattro pareti d'una camera; questa pare fosse destinata a godervi la frescura nei caldi estivi, e quindi volevasi in essa produrre l'illusione d'un giardino, dipingendovi alberi da frutto, meli, melograni, alberi da ornamento, e uccelli che volano, cantano, covano nei nidi; manca la figura umana. Vi si ammira un tratteggio molto fine, un pennelleggiare largo e fermo, con giusta distinzione nella diversa qualità dei frondeggi (ved.tav. 74per uno stile analogo al precedente nella villa La Farnesina)[185].
Altri dipinti di verzure e giardini che simulano d'esser veduti nell'incorniciatura di finte finestre furono scoperti sull'Esquilino, dov'erano gli Orti di Mecenate. In queste pitture decorative v'è pure pregio di mano esperta nel disegno, di correttezza delle forme e dei contorni, con un fino sentimento del valore e degli effetti del colorito; scarso pare l'effetto del chiaro scuro e quindi del rilievo, e l'arte è convenzionale, di maniera ornamentale, che non procede da profonda conoscenza della natura.
4.Gli affreschi murali d'Ercolano e di Pompei.— Dove però si può studiare con maggior messe di confronti la pittura greca in Roma è dagli affreschid'Ercolano e di Pompei, che per buona parte oggi si conservano trasportati nel Museo nazionale di Napoli. Questi dipinti sono veramente prodotti dell'arte greca (ved.tav. 73), perfino in qualche caso i nomi dei pittori, o le iscrizioni sono greche. Di soggetti romani (fatta astrazione dalle scene della vita familiare) non si ha qualcuno se non in via di eccezione, cioè una pittura che si crede raffigurare Sofonisba e Massinissa, ed alcuna altra che sembra prendano motivo dall'Eneide; gli altri soggetti derivano tutti dal mito greco. Sono riproduzioni, o variazioni di modelli più antichi: il concetto e la composizione si mostrano spesso di un valore superiore a quello dell'esecuzione. Pompei non aveva pittori di singolare valore, ma artisti manuali di sufficiente abilità[186]. I modelli, sulla cui guida lavoravano i pittori di Pompei, sembra fossero le opere degli artisti della scuola fiorita nel tempo dei successori di Alessandro, detta alessandrina od ellenistica. La società romana tolse per sè i modi di ornamentazione greca, forse con più sontuosa ricchezza, ma con minor senso dell'arte. I soggetti preferiti dall'arte che facevasi elegante, graziosa, e dagli artisti, che avevano portato a perfezione l'abilità tecnica, erano i miti patetici ed erotici (ved.tav. 72), le scenette da idilio, le galanterie e gli amorini, soggetti che appaiono prediletti anche nella letteratura alessandrina per la correlazione evidente fra tutti i rami dell'arte, e specialmente fra i poeti e i pittori nella scelta di soggetti analoghidi linea e di pittura, p. es., l'episodio dell'abbandono di Arianna che risale a Callimaco, narrato da Catullo, ripetuto negli affreschi pompeiani. Se non chè, essendo questa pittura romana imitazione della greca nel concetto e nelle forme, non solo il dipinto veniva spesso da greca fonte letteraria, ma l'affresco pompeiano proveniva da celebre dipinto greco; come, p. es., dicesi di quello di Medea che medita l'uccisione dei figli, il quale deriva da una famosa tavola di Timomaco di Bisanzio; un altro rappresentante il sacrifizio d'Ifigenia offre i caratteri ben conosciuti del quadro di Timante (ved.Atl.cit.,tav. LXXIII); e altre pitture pompeiane possono essere illustrate da molti versi dell'Antologia grecadedicati alla descrizione di famosi quadri antichi. Oltre i soggetti tolti alla mitologia ed alle leggende greche, abbondano le scene della vita pompeiana, le vedute di paesi e di marine (ved.Atl.cit.,tav. LXXV; cfr. la nostratav. 78), le pitture d'animali e di natura morta.
La Battaglia d'Isso (?) tra Alessandro Magno e Dario III di Persia, avvenuta nell'anno 333 a. C.Musaico rinvenuto nella casa del Fauno a Pompei, ed ora nel Museo nazionale di Napoli.Tavola 75.Ved.Melani,Pittura, Milano, Hoepli, 2ª ediz., tav. III.
La Battaglia d'Isso (?) tra Alessandro Magno e Dario III di Persia, avvenuta nell'anno 333 a. C.Musaico rinvenuto nella casa del Fauno a Pompei, ed ora nel Museo nazionale di Napoli.
La Battaglia d'Isso (?) tra Alessandro Magno e Dario III di Persia, avvenuta nell'anno 333 a. C.
Musaico rinvenuto nella casa del Fauno a Pompei, ed ora nel Museo nazionale di Napoli.
Tavola 75.Ved.Melani,Pittura, Milano, Hoepli, 2ª ediz., tav. III.
Tavola 75.
Ved.Melani,Pittura, Milano, Hoepli, 2ª ediz., tav. III.
Scene della vita di palestraDipinte in un pavimento a mosaico rinvenuto a Frascati(Tusculum).Tavola 76.Ved.Melani,Pittura, op. cit., 2ª ediz., tav. XIV.
Scene della vita di palestraDipinte in un pavimento a mosaico rinvenuto a Frascati(Tusculum).
Scene della vita di palestra
Dipinte in un pavimento a mosaico rinvenuto a Frascati(Tusculum).
Tavola 76.Ved.Melani,Pittura, op. cit., 2ª ediz., tav. XIV.
Tavola 76.
Ved.Melani,Pittura, op. cit., 2ª ediz., tav. XIV.
Parete dipinta nella casa della “Parete nera„ a Pompei.Motivo parietale del triclinio.Tavola 77.Ved.Melani,Pittura, op. cit., 2ª ediz., tav. XII.
Parete dipinta nella casa della “Parete nera„ a Pompei.Motivo parietale del triclinio.
Parete dipinta nella casa della “Parete nera„ a Pompei.
Motivo parietale del triclinio.
Tavola 77.Ved.Melani,Pittura, op. cit., 2ª ediz., tav. XII.
Tavola 77.
Ved.Melani,Pittura, op. cit., 2ª ediz., tav. XII.
Scena di paesaggio antico.Dipinto rinvenuto sull'Esquilino (ora nella Biblioteca Vaticana a Roma).Tavola 78.— Ved.Melani,Pittura, op. cit., 2ª ediz., tav. X.
Scena di paesaggio antico.Dipinto rinvenuto sull'Esquilino (ora nella Biblioteca Vaticana a Roma).
Scena di paesaggio antico.
Dipinto rinvenuto sull'Esquilino (ora nella Biblioteca Vaticana a Roma).
Tavola 78.— Ved.Melani,Pittura, op. cit., 2ª ediz., tav. X.
Tavola 78.— Ved.Melani,Pittura, op. cit., 2ª ediz., tav. X.
5.Dei quadri “di genere„.— Nelle rappresentazioni di scene della vita reale, o, come si direbbe, nei soggetti digenere, si distinguono due modi: Alcune sono un abbellimento della realtà, una tendenza all'idealismo anche nella rappresentazione di cose volgari, (scene di vendemmia, di caccia, dell'esercizio dei mestieri di falegname, di panattiere, di calzolaio, ecc.), fatte per mezzo di genietti e di leggiadri amorini (ved.tav. 58), e questi sono opere più conformi allo spirito greco; altre pitture invece mostrano tipi comuni e reali, con carattere realistico; e queste sono rispondenti allo spirito ed al gusto romano. Comune poi ad entrambi gli indirizzi artistici è l'uso frequente appunto nei dipinti pompeiani di quadri architettonici, di fregi, arabeschi, ornamenti fantastici, intramezzati da figuregrottesche e da piccole vedute, secondo l'uso invalso nell'età d'Augusto. Le pareti hanno un fondo monocromo, di rosso carico, di giallo, talvolta anche d'azzurro o di nero (ved.tav. 74-77); svelte colonnine, ghirlande e festoni a colori vivi segnano i riquadri; in basso corre una fascia a modo di zoccolo, e un'altra fascia a modo di fregio si estende in alto. Nel mezzo del campo così delimitato è dipinto il quadro, ovvero spiccano isolate figure volanti, leggiere, aeree di danzatrici, di Amori, di Ninfe, di Menadi, di Centauri, di Satiri, di donne spargenti fiori. Il colorito è chiaro, vivace; nel colorito, nella disposizione, nelle belle forme delle figure, nel vivo sentimento che spirano, v'ha un effetto gaio, armonico, il soffio e l'attrattiva d'una vita piacevole, gioconda qual era quella che i Greci godettero come vincitori, e poi come vinti, e insegnarono agli austeri Romani, a poco a poco ingentiliti e ammolliti in un gusto artistico di moda (ved.Atl.cit.,tav. LXXVI-LXXVII)[187].
Casa dell'edile Pansa(Pompei).Tavola 79.Ved.Melani,Architettura, IIIª. ediz., pag. 145 e fig. 73.
Casa dell'edile Pansa(Pompei).
Casa dell'edile Pansa(Pompei).
Tavola 79.Ved.Melani,Architettura, IIIª. ediz., pag. 145 e fig. 73.
Tavola 79.
Ved.Melani,Architettura, IIIª. ediz., pag. 145 e fig. 73.
Casa dell'edile Pansa a Pompei.(Sezione longitudinale)Tavola 80.Ved.Melani,Architettura, op. cit., IIIª. ediz., pag. 147, fig. 74.
Casa dell'edile Pansa a Pompei.(Sezione longitudinale)
Casa dell'edile Pansa a Pompei.
(Sezione longitudinale)
Tavola 80.Ved.Melani,Architettura, op. cit., IIIª. ediz., pag. 147, fig. 74.
Tavola 80.
Ved.Melani,Architettura, op. cit., IIIª. ediz., pag. 147, fig. 74.
Atrio della casa di Sallustioa Pompei.Tavola 81.Ved.Melani,Architettura, op. cit., pag. 148, fig. 75.
Atrio della casa di Sallustioa Pompei.
Atrio della casa di Sallustio
a Pompei.
Tavola 81.Ved.Melani,Architettura, op. cit., pag. 148, fig. 75.
Tavola 81.
Ved.Melani,Architettura, op. cit., pag. 148, fig. 75.
Il “Septizonium„ di Settimio Severo.Edificio decorativo sul Palatino (ricostruzione).Tavola 82.IlSettizoniofu distrutto sotto Sisto V. Ved.Schneider,Das alte Rom, XIII, 9; Cfr. 46ºBerliner Winckelmannsprogramm. diHülsen-Gräf(tav. IV).
Il “Septizonium„ di Settimio Severo.Edificio decorativo sul Palatino (ricostruzione).
Il “Septizonium„ di Settimio Severo.
Edificio decorativo sul Palatino (ricostruzione).
Tavola 82.IlSettizoniofu distrutto sotto Sisto V. Ved.Schneider,Das alte Rom, XIII, 9; Cfr. 46ºBerliner Winckelmannsprogramm. diHülsen-Gräf(tav. IV).
Tavola 82.
IlSettizoniofu distrutto sotto Sisto V. Ved.Schneider,Das alte Rom, XIII, 9; Cfr. 46ºBerliner Winckelmannsprogramm. diHülsen-Gräf(tav. IV).