I.Arte italica.
I.
Arte italica.
Per mezzo della raccolta e della comparazione dei molti residui d'oggetti appartenenti alle prime società umane, e per mezzo del confronto con quelli che ancora usano le selvaggie tribù d'Africa e d'Oceania, la scienza potè riconoscere la condizione dell'umana società nei tempi primordiali, e, movendo da questi, seguirne il graduale svolgimento a condizione civile, distinguendo quel lungo periodo della vita umana, che antecede ad ogni ricordo storico, in tre età, determinate dal materiale usato per gli strumenti e per le armi, cioè: l'età della pietra, distinta in un periodo più antico, con rozza lavorazione della selce (archeolitico), e in un altro meno antico, con migliore lavorazione e pulimento degli strumenti silicei (neolitico); l'età del bronzo; e infine l'età del ferro, la quale si suddivide in tre periodi, l'ultimo dei quali coincide coi tempi storici. La scienza che studia le reliquie di queste età è laPaleoetnologia.
Gli oggetti lavorati di selce, e specialmente le punte di freccia, che sono fondamento alle ricerchedella condizione primitiva dell'umana società, non furono sconosciuti agli antichi, ma creduti, come oggi ancora dal volgo, prodotti dal fulmine (cerauniae gemmae, cerauniae lapides; punte di saette). Pure presso gli antichi vi furono alcuni raccoglitori, fra i quali l'imperatore Augusto[1], che intuivano quegli oggetti quali reliquie di età remotissime, e li supponevano armi degli eroi. L'uso degli strumenti di selce si prolungò anche in tempi storici presso popoli inciviliti, specialmente negli usi religiosi, che mantengono la rigida osservanza delle forme antiche; così, presso i Romani, i Feciali, percotevano la vittimalapide siliceanche durante l'Impero. Contemporanei a popoli civili vivevano poi, come vivono oggidì, popoli in condizione barbara, i quali usavano strumenti ed armi di selce (ved.Atlante di arte etrusca e romana, Milano, Hoepli,tav. I).
Le ricerche rigorose d'investigazione e di confronto, che si proseguono, dànno sempre conoscenza più chiara dell'infanzia della società umana, della quale gli antichi ebbero per intuizione quella vaga imagine che Lucrezio nel suo poema ha lumeggiato di vivi colori (l. V. v. 925 seg.). Appena un quarto di secolo prima d'oggi, negli studî degli antichissimi popoli d'Italia, potevasi affermare la penisola italica assai povera di documenti di quelle epoche primitive, nelle quali l'uomo giacevasi in condizione di selvaggio, vivendo della caccia e della pesca, foggiando strumenti ed armi di pietra, tentandoi primi rozzi lavori d'argilla. Oggi invece i documenti di tale età abbondano; nello spazio di meno d'un trentennio, per assidue ricerche di geologi, naturalisti, paletnologi ed archeologi, s'è raccolta, e ogni dì più si va accrescendo, gran copia d'oggetti dei tempi detti preistorici, dall'età della pietra a quella del ferro.
Nelle caverne della Liguria, delle Alpi Apuane, del Vicentino, del Teramano, degli Abruzzi, della Terra d'Otranto, della Sicilia si trovarono testimonianze della vita e della industria primitiva italica, quando sulla terra nostra l'uomo abitava fra animali ora da questa scomparsi, quali l'orso speleo, il bue primigenio, il castoro. Nelle torbiere, sulle sponde dei laghi di Lombardia, si trovarono vestigia dell'umana società nei tempi nei quali raccoglievasi ad abitare le stazioni lacustri, in capanne di vimini, di paglia e di frondi costrutte sulle palafitte, (ved.tav. 1-3) e aveva mosso un gran passo a più civile condizione con la conoscenza dei metalli, e dell'agricoltura. Di questo periodo primitivo delle popolazioni italiche dànno testimonianza i residui disseppelliti dalle marniere, oterremare, dell'Emilia (ved.Atl.cit.,tav. I), in quella bella e fertile distesa di regione, che giace fra il Po e l'Appennino e va dall'Agro piacentino all'imolese. Traccie di questa età si sono riconosciute in varie altre regioni d'Italia, e singolarmente intorno al Tevere e all'Aniene, sull'Esquilino e sul Gianicolo, nella pianura del Lazio, alle falde dei Monti Albani, nei luoghi dove insomma sorse la potenza romana.
Torbiera di Mercurago(Arona).(Età del bronzo — Palafitte).(Ved. MONTELIUS,La civil. prim. en Italie, Atl.B, 1).Tavola 1.N. 1, spaccato della palafitta. — 2, piano d'una parte della palafitta, cosparsa di pali. — 3-6, selci. — 12, 13, 20, oggetti in legno, conservati nella torbiera successa alla palafitta antica. — 14, fusaiola di terra cotta. — 15-19, vasi di terra. — 7-11, oggetti in bronzo.
Torbiera di Mercurago(Arona).(Età del bronzo — Palafitte).(Ved. MONTELIUS,La civil. prim. en Italie, Atl.B, 1).
Torbiera di Mercurago(Arona).
(Età del bronzo — Palafitte).
(Ved. MONTELIUS,La civil. prim. en Italie, Atl.B, 1).
Tavola 1.N. 1, spaccato della palafitta. — 2, piano d'una parte della palafitta, cosparsa di pali. — 3-6, selci. — 12, 13, 20, oggetti in legno, conservati nella torbiera successa alla palafitta antica. — 14, fusaiola di terra cotta. — 15-19, vasi di terra. — 7-11, oggetti in bronzo.
Tavola 1.
N. 1, spaccato della palafitta. — 2, piano d'una parte della palafitta, cosparsa di pali. — 3-6, selci. — 12, 13, 20, oggetti in legno, conservati nella torbiera successa alla palafitta antica. — 14, fusaiola di terra cotta. — 15-19, vasi di terra. — 7-11, oggetti in bronzo.
A queste antichità si collegano i monumenti di età più avanzate e civili, rinvenuti nelle necropoli di Villanova, del territorio Felsineo, d'Este, di Marzabotto, di Corneto-Tarquinia. Mercè gli studî e le collezioni ordinate e illustrate da uomini insigninelle scienze paletnologiche, (quali Gastaldi, Chierici, Pigorini, Ströbel, Issel, Lioy, Concezio Rosa, Regnoli, Michele Stefano De Rossi, Gozzadini, Conestabile, Zannoni, Brizio, Barnabei, Orsi, Castelfranco e altri più giovani), s'è venuta rischiarando con testimonianze di monumenti alcuna parte della storia nostra primitiva, della quale non si conosceva nulla di certo, e, collegandola coi risultati degli studi archeologici e linguistici, la si è venuta ricostruendo su basi molto più sicure di quelle offerte dalle tradizioni classiche[2].
Per chi è alquanto lontano da questo genere di studî, aggiungerò che lo scienziato, il quale distinse più nettamente i varî periodi antichissimi dell'uomo, è ilDe Mortillet(La préhistorique antiquité de l'homme.Parigi, 1863). Quest'autore, dopo un'ampia introduzione, nella quale delimita i confini della scienza preistorica e paleoetnologica, e i loro rapporti con la geologia da una parte e la storia dall'altra, divide la trattazionein tre parti, comprendendo nella prima l'uomo terziario, nella seconda l'uomo quaternario, nella terza l'uomo attuale. La maggior ampiezza di trattazione è data alla seconda parte, nella quale il De Mortillet distingue, dal nome di centri speciali caratteristici per dati fenomeni geologici e fossili, un periodochelléen, mousterien, solutréen, magdaleniennell'età litica; un periodo di Robenhausen nell'età neolitica; un periodobohémiennell'età del bronzo, suddiviso in quello del fonditore (omorgien) e del martellatore (olaurnaudien). Segue poi naturalmente l'età del ferro nei suoi tre grandi periodi universalmente riconosciuti. In sèguito ai risultati degli scavi della seconda metà del nostro secolo, si ampliò il quadro dei resti umani nelle età preistoriche, e si determinarono i varî periodi dalle varie forme di costruzioni entro l'età della pietra (archeolitica e neolitica), l'età del bronzo (eneolitica, enea), e l'età del ferro (divisa in tre periodi). I nomi e le suddivisioni adottate recentemente dal ch. prof.E. Brizionella suaEpoca preistorica(Milano, Vallardi, 1899), come introduzione allaStoria d'Italia, sono:1.Caverne(abitazioni e sepolture).2.Villaggi a fondi di capanne e loro necropoli.3.Palafitte(o abitazioni sui laghi).4.Terremare e loro sepolcreti.5.Necropoli felsineo-laziali.6.Necropoli venete.7.Città, colonie e necropoli etrusche.8.Città e necropoli pelasgiche.9.Necropoli picene.10.Necropoli galliche.11.Sepolcreti dell'Italia Meridionale.12.Stazioni e necropoli sicule.Quanto alla determinazione etnica di questi varî centri della vita preistorica, in mezzo alle varie e molte incertezze che agitano ancòra i dotti, specialmente intorno ai Pelasgi e agli Etruschi, possiamo però raggruppare le varie stirpi italiche e non italiche secondo alcuni dati archeologici comuni, nel modo seguente:Sarebbero appartenenti ai Liguri i cavernicoli e gli abitatori di capanne, le necropoli picene, le necropoli diverse del territorio di Sibari e dell'Italia Meridionale in genere, nonchè i centri antichissimi occupati dai Siculi, perchè questi usavano, come i Liguri, di deporre il cadavere umato rannicchiato nella fossa, come incontriamo nella necropoli di Remedello del Comasco.
Per chi è alquanto lontano da questo genere di studî, aggiungerò che lo scienziato, il quale distinse più nettamente i varî periodi antichissimi dell'uomo, è ilDe Mortillet(La préhistorique antiquité de l'homme.Parigi, 1863). Quest'autore, dopo un'ampia introduzione, nella quale delimita i confini della scienza preistorica e paleoetnologica, e i loro rapporti con la geologia da una parte e la storia dall'altra, divide la trattazionein tre parti, comprendendo nella prima l'uomo terziario, nella seconda l'uomo quaternario, nella terza l'uomo attuale. La maggior ampiezza di trattazione è data alla seconda parte, nella quale il De Mortillet distingue, dal nome di centri speciali caratteristici per dati fenomeni geologici e fossili, un periodochelléen, mousterien, solutréen, magdaleniennell'età litica; un periodo di Robenhausen nell'età neolitica; un periodobohémiennell'età del bronzo, suddiviso in quello del fonditore (omorgien) e del martellatore (olaurnaudien). Segue poi naturalmente l'età del ferro nei suoi tre grandi periodi universalmente riconosciuti. In sèguito ai risultati degli scavi della seconda metà del nostro secolo, si ampliò il quadro dei resti umani nelle età preistoriche, e si determinarono i varî periodi dalle varie forme di costruzioni entro l'età della pietra (archeolitica e neolitica), l'età del bronzo (eneolitica, enea), e l'età del ferro (divisa in tre periodi). I nomi e le suddivisioni adottate recentemente dal ch. prof.E. Brizionella suaEpoca preistorica(Milano, Vallardi, 1899), come introduzione allaStoria d'Italia, sono:
Quanto alla determinazione etnica di questi varî centri della vita preistorica, in mezzo alle varie e molte incertezze che agitano ancòra i dotti, specialmente intorno ai Pelasgi e agli Etruschi, possiamo però raggruppare le varie stirpi italiche e non italiche secondo alcuni dati archeologici comuni, nel modo seguente:
Sarebbero appartenenti ai Liguri i cavernicoli e gli abitatori di capanne, le necropoli picene, le necropoli diverse del territorio di Sibari e dell'Italia Meridionale in genere, nonchè i centri antichissimi occupati dai Siculi, perchè questi usavano, come i Liguri, di deporre il cadavere umato rannicchiato nella fossa, come incontriamo nella necropoli di Remedello del Comasco.
Torbiera di Cazzago Brabbia(Varese), N. 1-11.Torbiera di Polada(Desenzano), N. 12-24.(Età del bronzo — Palafitte).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 4).Tavola 2.N. 2-4, 13, 14, selci. — 1, 18, pietra. — 5, 17, 20, 21, 22, 23, 24, terra. — 6, osso. — 7, 11, 16, bronzo. — 19, dente d'orso. — 12, legno e selce.
Torbiera di Cazzago Brabbia(Varese), N. 1-11.Torbiera di Polada(Desenzano), N. 12-24.(Età del bronzo — Palafitte).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 4).
Torbiera di Cazzago Brabbia(Varese), N. 1-11.
Torbiera di Polada(Desenzano), N. 12-24.
(Età del bronzo — Palafitte).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 4).
Tavola 2.N. 2-4, 13, 14, selci. — 1, 18, pietra. — 5, 17, 20, 21, 22, 23, 24, terra. — 6, osso. — 7, 11, 16, bronzo. — 19, dente d'orso. — 12, legno e selce.
Tavola 2.
N. 2-4, 13, 14, selci. — 1, 18, pietra. — 5, 17, 20, 21, 22, 23, 24, terra. — 6, osso. — 7, 11, 16, bronzo. — 19, dente d'orso. — 12, legno e selce.
Formerebbero invece il substrato dei Protoitalici propriamentedetti gli abitanti del gruppo delle necropoli felsineo-laziali, e forse i Veneti o Istro-illirici nelle necropoli venete ed euganee, non avendo nulla in contrario per ammettere una differenza sostanziale di stirpe negli abitanti del primo e più antico periodo delle necropoli atestine, anche dopo gli studî del Prosdocimi e del Ghirardini sulle necropoli e le antichità della collezione Baratela di Este. Protoitalici sarebbero pure gli abitanti delle terramare, se vi sosteniamo presenti gli elementi di una civiltà affatto nuova; in ogni modo, nel periodo più antico si sarebbero loro uniti anche dei Liguri, resto della popolazione delle caverne e dei fondi di capanne.Farebbero parte a sè i Pelasgi, di cui vedasi più innanzi; gli Etruschi, di cui pure vedasi nella parte etrusca, e i Galli, cioè quell'unione di elementi etnici che, dopo gli Etruschi e prima dei Romani, prepararono le necropoli galliche.
Formerebbero invece il substrato dei Protoitalici propriamentedetti gli abitanti del gruppo delle necropoli felsineo-laziali, e forse i Veneti o Istro-illirici nelle necropoli venete ed euganee, non avendo nulla in contrario per ammettere una differenza sostanziale di stirpe negli abitanti del primo e più antico periodo delle necropoli atestine, anche dopo gli studî del Prosdocimi e del Ghirardini sulle necropoli e le antichità della collezione Baratela di Este. Protoitalici sarebbero pure gli abitanti delle terramare, se vi sosteniamo presenti gli elementi di una civiltà affatto nuova; in ogni modo, nel periodo più antico si sarebbero loro uniti anche dei Liguri, resto della popolazione delle caverne e dei fondi di capanne.
Farebbero parte a sè i Pelasgi, di cui vedasi più innanzi; gli Etruschi, di cui pure vedasi nella parte etrusca, e i Galli, cioè quell'unione di elementi etnici che, dopo gli Etruschi e prima dei Romani, prepararono le necropoli galliche.
Troppo scarsi sono gli indizî e i residui, troppo rozzi gli oggetti che corrispondono a un bisogno della vita, non dell'arte, in questo periodo.
Alcuni però considerano come punto di partenza nel gusto dell'ornamentazione, nello sviluppo del senso artistico gli oggetti che si rinvengono nelle antiche reliquie di abitazioni umane.
Infatti in esse, oltre i primi saggi di disegno ornamentale sulle stoviglie, si osservano i primi tentativi della plastica in frammenti di rozze figure d'argilla, che nella loro pesantezza e goffaggine accennano ad imitazione di figure di animali[3].
Ne abbondano sulla riva destra del Po, ed anche s'incontrano sulla sinistra, dove quei primieri abitatori stanziarono, movendo poi oltre il fiume a porre nuove stazioni sull'opposta sponda. Questeabitazioni sono detteterremare(emiliana alterazione diterre marne, da cui anchemarniera), e sono certi cumuli di terra argillosa, commista con carboni e ceneri, e quantità di avanzi animali e vegetali e residui di materie lavorate, ammassatisi nelle stazioni dei primi abitatori del paese per tutta l'età del bronzo fino all'età del ferro.
Tali stazioni, poste presso fiumi o ruscelli, consistevano di un argine di terra di forma quadrangolare, cinto intorno da fossa. Dentro questo recinto, che formava come un bacino, sorgeva un'impalcatura di travi e graticci, superiormente pavimentata di sabbia e ciottoli, e su questo suolo erano edificate le abitazioni, senz'opera di cemento o di laterizi, ma in forma di rozze capanne di vimini, di giunchi e di paglia. I residui dei pasti, gli avanzi del lavoro e le immondizie delle capanne venivano gettati nel bacino sottostante, accessibile alle acque derivate da vicino torrente, e là si accumularono. Mercè l'esplorazione di questi cumuli, (per cui le terramare furono paragonate aikiokkenmoedingsdanesi), si è potuto ricomporre l'imagine della vita degli abitatori di quelle stazioni, o terramaricoli. Essi praticavano la pastorizia, avevano bovini, maiali, capre, pecore, cavalli e cani, andavano alla caccia del cervo, del cinghiale, dell'orso, sebbene i resti di questi animali in proporzioni inferiori ai nominati antecedentemente lascino argomentare non fosse la caccia la principal fonte di sostentamento. I residui vegetali provano ch'era praticata l'agricoltura, coltivandosi orzo, fave, lino; forse era conosciuta la vite, ed erano gustati i frutti del melo, del pruno, del ciliegio, delle nocciole; ma allo stato silvestre, essendo ancora ignota l'orticoltura. Macinavasi il grano schiacciandolo fra due sassi, cuocendolo forse, non in forma di pane, ma di poltiglie.Coltivavasi il vino, e conoscevasi l'arte di filare e di tessere. Era giunta a un certo grado di sviluppo l'industria, però in ancor bassa condizione. Lavoravasi l'argilla, formandosi vasi, pigne, scodelle, tazze, ma semplicemente a mano, senza cognizione del tornio, e indurivansi i fittili al sole o al fuoco, ma in luogo aperto, non in fornace. I vasi hanno qualche varietà di forma, muniti di manichi per gran parte terminanti a mezzo cerchio, a modo di luna falcata (ved.Atl.cit.,tav. III), onde il nome dianse lunate, caratteristiche dei fittili delle terramare; spesso il corpo del vaso porta alcun fregio od ornato graffito a punta, e talora rilevato nell'argilla ancor fresca, a linee, a triangoletti, a cerchielli; non si esce però mai dal carattere generale dell'ornamentazione (ved. le nostretav. 6e7).
Palafitta di Peschiera.(Età del bronzo).(Ved. MONTELIUS, Op. cit, Atl.B. 5).Tavola 3.N. 1, spaccato della palafitta. — 2-17, oggetti tutti in bronzo. — 2, ascia ad orli diritti. — 3-5, ascie ad alette opaalstabs. — 13-17, rasoi diritti (cfr. quelli lunati inAtl. di arte etrusca e romana, tav. XI, n. 5).
Palafitta di Peschiera.(Età del bronzo).(Ved. MONTELIUS, Op. cit, Atl.B. 5).
Palafitta di Peschiera.
(Età del bronzo).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit, Atl.B. 5).
Tavola 3.N. 1, spaccato della palafitta. — 2-17, oggetti tutti in bronzo. — 2, ascia ad orli diritti. — 3-5, ascie ad alette opaalstabs. — 13-17, rasoi diritti (cfr. quelli lunati inAtl. di arte etrusca e romana, tav. XI, n. 5).
Tavola 3.
N. 1, spaccato della palafitta. — 2-17, oggetti tutti in bronzo. — 2, ascia ad orli diritti. — 3-5, ascie ad alette opaalstabs. — 13-17, rasoi diritti (cfr. quelli lunati inAtl. di arte etrusca e romana, tav. XI, n. 5).
D'argilla si trovano anche in gran numero certi oggetti a forma di pallottole o di piccoli coni tronchi, perforati per il mezzo, dei quali, secondo alcuno, armavasi l'estremità del fuso, perchè fosse più agevole a prillare, e diconsi perciòfusaiuole(ved.Atl.cit.,tav. IIe le nostretav. 1, 14;2, 20); ma il loro numero talora considerevole induce a credere che servissero per varî usi, non escluso quello di pesi per le reti e chicche per collane.
Si trovano fondi di vasi d'argilla bucherellati, che sembrano aver servito come colatoi alla preparazione del cacio (ved.tav. 2, 24). Non mancano prove dell'industria dell'intrecciare canestri e panieri di vimini.
Conosciuto era l'uso del bronzo, che però i terramaricoli non fondevano essi dai nativi elementi dello stagno e del rame, ma ricevevano già formato in barre, olingots, da genti più civili. Similmente erano importati i più degli oggetti di bronzo;tuttavia la fusoria del metallo greggio era praticata in queste stazioni, com'è chiaramente dimostrato da forme, o stampi di pietra ritrovati in questi cumuli. Di bronzo facevansi utensili ed armi, quali ascie (paalstab), falci, coltelli, punteruoli, punte di lancia, giavellotti, chiaverine, cuspidi di freccie (ved.Atl.cit.,tav. II, n. 4, 5, 6;tav. III), e oggetti d'ornamento e di toletta, come pettini, lame ricurve, che si credono rasoi, aghi crinali, e certe rotelline a più raggi, che forse venivano innestate agli aghi crinali come capocchia ornata[4]. Ma il bronzo era tuttavia cosa rara e preziosa, e quindi continuavasi la lavorazione di strumenti e d'armi di pietra, foggiandosi di selce ascie, freccie, raschiatoi, e di osso facendosi punte da armar asticciuole, punteruoli, aghi crinali e pettini. Per ornamento si usarono conchiglie marine infilate a collana, e forse anche, sebben rara, l'ambra; e quelle conchiglie, come pur l'ambra, provano che i terramaricoli avevano scambî e commerci con genti d'altre regioni. Nelle terremare non è certo che si abbiano sicure reliquie d'oro e d'argento. Il ferro si trova in quegli strati superiori che accennano agli ultimi momenti delle abitazioni di queste stazioni, se pure in quegli strati non sono i residui di posteriori stanziamenti, sovrapposti in luoghi dove già furono le abitazioni primitive.
Il lavoro e l'industria di questi primi popoli, secondo ce li possiamo figurare dai frammenti e residui delle marniere, trovansi a quel grado disviluppo in cui le esercitavano le stirpi indo-europee, e più propriamente le genti del ramo italo-greco, quando dall'Oriente emigrarono nelle due penisole europee. La linguistica comparata offre prove che il costruire le case, il filare, il tessere, e forse il primo lavorare dei metalli già erano proprî della stirpe aria, quando i progenitori dei Greci e degli Italici stavano uniti e costituivano una sola famiglia. E tali risultati della comparazione linguistica concordano con quelli della paletnologia ed archeologia preistorica, e da queste ricevono conferma.
Terramare di Castione de' Marchesi(Parma).(Età del bronzo).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 12).Tavola 4.N. 1, veduta di una parte della terramara. — 2, piano di una parte della terramara. — 3, costruzione in legno della figura 2a. — 4-17, legno.
Terramare di Castione de' Marchesi(Parma).(Età del bronzo).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 12).
Terramare di Castione de' Marchesi(Parma).
(Età del bronzo).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 12).
Tavola 4.N. 1, veduta di una parte della terramara. — 2, piano di una parte della terramara. — 3, costruzione in legno della figura 2a. — 4-17, legno.
Tavola 4.
N. 1, veduta di una parte della terramara. — 2, piano di una parte della terramara. — 3, costruzione in legno della figura 2a. — 4-17, legno.
Oggetti varî provenienti dalle provincie al Nord del Po.(Età del bronzo).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 32).Tavola 5.N. 1-6, 10-13, bronzo. — 7-9, legno: 1 coltello da Castellazzo (Brianza), 2 id. da Aosta. — 5-6, spilli di bronzo, il N. 6 da S. Giovanni di Bosco (torbiera di S. Martino d'Agliè presso Ivrea). — 7-8, remi. — 9, piroga dalla citata torbiera di S. Martino. — 10. braccialetto dalla torbiera di Brenno (Varese). — 11, id. massiccio da Montenotte. — 12-13, id. da Aosta.
Oggetti varî provenienti dalle provincie al Nord del Po.(Età del bronzo).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 32).
Oggetti varî provenienti dalle provincie al Nord del Po.
(Età del bronzo).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 32).
Tavola 5.N. 1-6, 10-13, bronzo. — 7-9, legno: 1 coltello da Castellazzo (Brianza), 2 id. da Aosta. — 5-6, spilli di bronzo, il N. 6 da S. Giovanni di Bosco (torbiera di S. Martino d'Agliè presso Ivrea). — 7-8, remi. — 9, piroga dalla citata torbiera di S. Martino. — 10. braccialetto dalla torbiera di Brenno (Varese). — 11, id. massiccio da Montenotte. — 12-13, id. da Aosta.
Tavola 5.
N. 1-6, 10-13, bronzo. — 7-9, legno: 1 coltello da Castellazzo (Brianza), 2 id. da Aosta. — 5-6, spilli di bronzo, il N. 6 da S. Giovanni di Bosco (torbiera di S. Martino d'Agliè presso Ivrea). — 7-8, remi. — 9, piroga dalla citata torbiera di S. Martino. — 10. braccialetto dalla torbiera di Brenno (Varese). — 11, id. massiccio da Montenotte. — 12-13, id. da Aosta.
Si deve adunque, o almeno si può concludere, che gli abitatori di queste stazioni fossero di razza italica, forse le prime propaggini della stirpe aria, forse, secondo altri, Liguri od Umbri. Poco interessa al principiante, studioso dell'arte romana, di indagare queste lontane origini dei popoli italici, perchè egli è ormai avezzo a considerare l'arte romana come una trasformazione della greca; ma interessa invece molto allo scienziato di sapere quali elementi artistici fossero già ingeniti e sviluppati spontaneamente nei popoli italici, prima della venuta del popolo degli Etruschi, ancora avvolto da un velo misterioso, sceso, credesi, dalle Alpi retiche nella valle del Po, e formante ivi quella federazione di città che storicamente si chiama Etruria Circumpadana. Naturalmente importa di sapere quali elementi artistici abbiano potuto aggiungere gli Etruschi alla cultura dei terramaricoli, molto più che un altro popolo, che non è nè quello dei terramaricoli, nè quello degli Etruschi, cioè il popolo dei Celti[5]si sovrappone agli unie agli altri, passando oltre il Po, verso Oriente, e scendendo lungo il litorale adriatico.
Prescindendo pertanto dalla questione etnografica, che interessa più la linguistica e la storia che non l'archeologia, e che, per essere questione ancòra dibattuta fra i dotti, esce dai limiti di un trattato elementare, diremo solo che i terramaricoli, anteriori agli Etruschi e ai Celti, siano essi Liguri od Umbri, ci mostrano una civiltà primitiva, in cui l'industria fittile e metallurgica, ancor bambina, mal risponde appena ai bisogni della vita, e non ha quindi criterî e fini artistici, mentre i popoli loro sovrapposti degli Etruschi e dei Celti sembra abbiano avuto con loro relazione soltanto negli ultimi tempi, e solo per via di una scarsa importazione, come mostrerebbero gli strati superiori di alcune terremare. Pare, del resto, che la configurazione stessa della valle del Po non favorisse occupazioni tranquille od artistiche, essendo essa ancòra tutta coperta di boscaglie, incolta, salvo in pochi spazî intorno alle stazioni, dove la mano dell'uomo, dissodate le prime zolle e sparsevi le sementi, riportava le prime vittorie nella lotta contro la natura[6].
Necropoli di Golasecca.(Età del ferro — Rito dell'incinerazione).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 43).Tavola 6.N. 1, recinti sepolcrali in pietre grezze. — 2, tomba a cassetta con ossuarî. — 3-15, ceramica in terra cotta con decorazione geometrica a rombi e a denti di lupo.
Necropoli di Golasecca.(Età del ferro — Rito dell'incinerazione).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 43).
Necropoli di Golasecca.
(Età del ferro — Rito dell'incinerazione).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 43).
Tavola 6.N. 1, recinti sepolcrali in pietre grezze. — 2, tomba a cassetta con ossuarî. — 3-15, ceramica in terra cotta con decorazione geometrica a rombi e a denti di lupo.
Tavola 6.
N. 1, recinti sepolcrali in pietre grezze. — 2, tomba a cassetta con ossuarî. — 3-15, ceramica in terra cotta con decorazione geometrica a rombi e a denti di lupo.
Necropoli di Castelletto Ticino(Golasecca).(Età del ferro — Rito dell'incinerazione).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 45).Tavola 7.N. 1, tomba a ciottoli con l'ossuario nel mezzo. — 2, fibula in bronzo. — 3, fibia di centurone in bronzo. — 4-17, ceramica fittile. — 18, coppa in bronzo con decorazione a sbalzo di carattere orientale. — 19, cista in bronzo a cordoni (cfr.Atl. d'arte etrusca e romanacit., tav. VI), e in questo volume in alcune delle tavole seguenti.
Necropoli di Castelletto Ticino(Golasecca).(Età del ferro — Rito dell'incinerazione).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 45).
Necropoli di Castelletto Ticino(Golasecca).
(Età del ferro — Rito dell'incinerazione).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 45).
Tavola 7.N. 1, tomba a ciottoli con l'ossuario nel mezzo. — 2, fibula in bronzo. — 3, fibia di centurone in bronzo. — 4-17, ceramica fittile. — 18, coppa in bronzo con decorazione a sbalzo di carattere orientale. — 19, cista in bronzo a cordoni (cfr.Atl. d'arte etrusca e romanacit., tav. VI), e in questo volume in alcune delle tavole seguenti.
Tavola 7.
N. 1, tomba a ciottoli con l'ossuario nel mezzo. — 2, fibula in bronzo. — 3, fibia di centurone in bronzo. — 4-17, ceramica fittile. — 18, coppa in bronzo con decorazione a sbalzo di carattere orientale. — 19, cista in bronzo a cordoni (cfr.Atl. d'arte etrusca e romanacit., tav. VI), e in questo volume in alcune delle tavole seguenti.
Maggiori elementi per formarci un concetto almeno approssimativo dell'arte prisca italica ci offrono le necropoli dell'Italia Centrale, che, per essersi rinvenute nella regione occupata dagli Umbri e dove sorgeva Felsina, si conoscono comunemente col nome dinecropoli umbro-felsinee. In queste, oltre alcuni monumenti importanti per la loro rarità, abbiamo una suppellettile funebre così numerosa, che possiamo indurne delle considerazioni sul grado dei progressi dell'arte presso quei nostri prischi antenati. Traccie sicure e non iscarse reliquie degli Umbri si raccolsero da poco più di un decennio, specialmente in Bologna e nel suo dintorno.
Venuti per la via delle Alpi, gli Umbri, o a dir meglio gli Itali o gli Italioti (che si distinsero oltre Appennino nei due grandi rami di Latini ed Umbri, con questi i Marsi, Sabelli, Sanniti ecc.) vinti i Liguri, si stabilirono nella valle del Po, e fecero sede di loro dominazione Felsina. Ivi, procedendo nello svolgimento di quei principî d'industria a cui già erano giunte le famiglie arie, cioè la lavorazione dell'argilla e del bronzo, e l'arte del tessere, specialmente nei sacri riti sepolcrali, fecero dello stanziamento di Felsina, luogo della moderna Bologna, centro di lavoro e di commercio. Ivi furono trovate traccie di abitazioni umbre, che si argomenta fossero non più che rozze capanne isolate, o aggregate a gruppi di tre o di quattro, fatte di rami, di frasche e intonacate di argilla. Un monumento che ha carattere d'arte, e che ascrivesi all'età degli Umbri, è un blocco di calcare, scolpito sulle due faccie con figure dianimali (vitelli?) ritti, come rampanti, che posano le zampe anteriori sopra una colonna posta nel mezzo, che ricorda la porta dei leoni di Micene, e che forse ornò alcuna porta di Felsina Umbra, quando già erasi ingrandita e fatta possente[7].
Tavola 8.Veduta generale della porta detta del Leoni a Micene (cfr.tav. 9pel particolare del fastigio scolpito).
Tavola 8.
Veduta generale della porta detta del Leoni a Micene (cfr.tav. 9pel particolare del fastigio scolpito).
Tavola 9.Pietra scolpita centrale della porta dettadei Leonia Micene[8].
Tavola 9.
Pietra scolpita centrale della porta dettadei Leonia Micene[8].
Le maggiori testimonianze però ci vengono date dalle tombe, coll'esuberante suppellettile che, per le idee religiose e per l'affetto di cui ogni popolo accompagna la memoria dei morti, essi deponevano accanto all'estinto. I sepolcreti umbri trovansi dentro e fuori di Bologna, Porta S. Mamolo e Castiglione,nei predî Benacci, De Lucca, Tagliavini, Arnoaldi e nello stradello della Certosa. La quantità di oggetti adunati dentro queste tombe, con la diversità della materia, della forma e dell'abilità tecnica, dànno argomento a distinguere quei sepolcreti in due classi, una di tempo antichissimoo arcaica (predio Benacci), l'altra di tempo posteriore (predio De Lucca, stradello della Certosa ed Arsenale, e più tardi i predî Tagliavini ed Arnoaldi).
Il tipo generale di queste tombe è una fossa, ora quadrangolare ora poligonale, internamente rivestitadi ciottoli a secco, senza cemento, ovvero formata di lastre a modo di cassa, cioè quattro laterali, una nel fondo e una per coperchio; talvolta la fossa ha un semplice lastrone per coperchio. Alle fosse spesso è sovrapposto un sasso, come cippo o segno esterno. La misura media delle fosse è di m. 0.80 per 0.40. Dentro la fossa sta sempre deposto un vaso a forma di cono a larga base, o più propriamente formato in basso d'una rozza semisfera, su cui insiste un tronco di cono, e nel punto di congiunzione formasi l'espanso ventre del vaso, munito solitamente di una sola e piccola ansa orizzontale, meno spesso di due anse; la bocca del vaso è coperta con una ciotola o scodella sovrappostavi rovesciata, anch'essa solitamente munita d'un solo manico (tav. 12, 10, 11). Questo vaso è l'ossuario o vaso cinerario, che conteneva i residui del cadavere combusto, giacchè in questo antichissimo periodo il rito della cremazione appare generale e costante, e forse è proprio delle stirpi arie, che dall'Oriente portarono le funebri costumanze. Nelle tombe umbre-felsinee, che sommano a più centinaia, s'incontra qualche esempio di cadavere umato, ma in minima proporzione, cioè appena del 4 per 100, e i caratteri craniologici di questi sembrano indicare davvero una razza diversa dagli Umbri.
Tavola 10.— Porta antichissima di Bologna.Ricostruzione intorno la pietra centrale, scolpita, rinvenuta in via Maggiore (Ved. REINACH-BERTRAND,Les Celtes, op. cit., a pag. 165).
Tavola 10.— Porta antichissima di Bologna.
Ricostruzione intorno la pietra centrale, scolpita, rinvenuta in via Maggiore (Ved. REINACH-BERTRAND,Les Celtes, op. cit., a pag. 165).
In questa suppellettile funebre abbiamo elementi certi d'arte. Gli ossuarî sono spesso esternamente ornati a graffito, con linee di meandri, triangoletti, zig-zag, cerchielli (ved.tav.cit.), segnati con una punta nella argilla ancor molle; gli stessi elementi ornamentali alcune volte sono tracciati a colore con una tinta biancastra, o anche a rilievo con leggiera striscia di pasta biancastra riportata sul vaso.
Nella fossa, intorno all'ossuario, stavano sparsioggetti, cioè utensili, armi e ornamenti di bronzo, non mai di ferro, nelle tombe del periodo arcaico: grandi fibbie o fibule con arco, ardiglione e staffa, liscie od ornate di anellini e dischetti d'osso o di pasta di vetro; spilloni, braccialetti a spirale, nastri di bronzo ritorti, forse per ricingere la testa: ciondoli a sferetta con catenelle; coltelli, lame ricurve supposte essere rasoi; morsi da cavalli, cinturoni di lamina di bronzo (tav. 13), ornati di bulle a rilievo con lavoro a sbalzo, e di cerchielli segnati a compasso. Gli stessi motivi ornamentali proprî dei vasi si ripetono anche sulla suppellettile funebre di bronzo. C'è poi la serie delle stoviglie accessorie con altri oggetti ornamentali d'osso, di vetro, di avorio, di ambra ecc.
Necropoli della Provincia di Bologna(Bazzano).(Età del ferro).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 94).Tavola 11.N. 2, ansa bipartita di un ossuario. — 4, 14, di terra, col segno dellasvastica. — 6, vaso cilindrico fittile uso la cista a cordoni, con cerchietti d'ornamento a stampa, — 7-14, ceramica e frammenti di fittili varî. — 15-16, accette votive di terra a imitazione di quelle di bronzo. — 17-19, fibule varie in bronzo. — 20-21, id. con ornamenti di pasta vitrea.
Necropoli della Provincia di Bologna(Bazzano).(Età del ferro).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 94).
Necropoli della Provincia di Bologna(Bazzano).
(Età del ferro).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 94).
Tavola 11.N. 2, ansa bipartita di un ossuario. — 4, 14, di terra, col segno dellasvastica. — 6, vaso cilindrico fittile uso la cista a cordoni, con cerchietti d'ornamento a stampa, — 7-14, ceramica e frammenti di fittili varî. — 15-16, accette votive di terra a imitazione di quelle di bronzo. — 17-19, fibule varie in bronzo. — 20-21, id. con ornamenti di pasta vitrea.
Tavola 11.
N. 2, ansa bipartita di un ossuario. — 4, 14, di terra, col segno dellasvastica. — 6, vaso cilindrico fittile uso la cista a cordoni, con cerchietti d'ornamento a stampa, — 7-14, ceramica e frammenti di fittili varî. — 15-16, accette votive di terra a imitazione di quelle di bronzo. — 17-19, fibule varie in bronzo. — 20-21, id. con ornamenti di pasta vitrea.
Necropoli di Bologna.(Età del ferro — Periodo Benacci I).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 75).Tavola 12.N. 1, fibula con disco ritto. — 2-6, 8-9, altre fibule in bronzo. — 7. id. con globetti di vetro sull'arco. — 10-11, ossuarî tipo Villanova. — 12, 13, 14, ciotole relative in terra cotta.
Necropoli di Bologna.(Età del ferro — Periodo Benacci I).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 75).
Necropoli di Bologna.
(Età del ferro — Periodo Benacci I).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 75).
Tavola 12.N. 1, fibula con disco ritto. — 2-6, 8-9, altre fibule in bronzo. — 7. id. con globetti di vetro sull'arco. — 10-11, ossuarî tipo Villanova. — 12, 13, 14, ciotole relative in terra cotta.
Tavola 12.
N. 1, fibula con disco ritto. — 2-6, 8-9, altre fibule in bronzo. — 7. id. con globetti di vetro sull'arco. — 10-11, ossuarî tipo Villanova. — 12, 13, 14, ciotole relative in terra cotta.
Ma questa suppellettile funebre aumenta in quantità, in pregio della materia e di lavoro nelle tombe Arnoaldi. La fossa rimane nel tipo descritto; lo stesso tipo d'ossuario, ma con forme sviluppate; allato all'ossuario varie e più belle forme di fittili (bicchieri, vasetti, ciotole e tazzine, coppe sostenute da alto piede, alcune con pendagli e catenelle di terra cotta) (ved.tav. 11,14). Gli ornati non sono più graffiti, ma anche impressi a stampo, e, sia sui fittili, sia sugli oggetti di bronzo, gli ornati non constano soltanto di elementi lineari e geometrici, ma anche di elementi vegetali e animali, quali rosette, palmette, foglie, serpentelli, anitrelle, colombe, cavalli, cervi, finchè appare la figura umana, prima con semplice contorno come decorativa, e poi in composizione con altre figure animali ed umane, come vera rappresentazione di un concetto. S'aggiungano i progressi nella metallo-tecnica; vasi di bronzo, uso ossuarî, ad imitazione dei fittili, cofanetti a forma cilindrica, di lamina ripiegata e congiunta con borchiette (ved.tav. 17), ornati all'esternocon una serie di linee rilevate a modo di cordoni, tutto in giro al corpo del vaso, da cui il loro nome diciste a cordoni(ved.Atl.cit.,tav. VI; cfr.tav. 17, 1, 8 di questoManuale). Fra l'uno e l'altro cordone l'intervallo è ornato di puntini, di cerchielli, alternati con qualche figura d'anitrella. Di lamina di bronzo s'incontrano secchielli o situle, a forma di cono rovescio, con manichi mobili; bicchieri e tazze semisferiche con manico ricurvo. Abbondano le fibule, di tipo assai vario, alcune congiunte con catenelle, ciondoli e con istrumenti di toletta, quali cura-orecchi, mollette, palettine. Molte fibule nell'arco prendono figura di animali, cani, cavalli, (ved.tav. 11,16). Non mancano armi di bronzo, ma il più delle armi, spade, pugnali, aste, accette, e anche freni e morsi, sono di ferro, che appare abbondante negli utensili ed anche negli ornamenti in queste tombe, mentre manca in quelle del periodo arcaico.
In questo periodo le tombe incominciano a presentare anche oggetti di importazione orientale. In un sepolcro umbro-felsineo si raccolsero una fibula e due armille d'oro di lavoro fenicio, un vasettino conico di vetro azzurro, e un amuleto egizio. E da sepolcri del predio Arnoaldi vennero fuori una testina umana di lavoro orientale, una pietra incisa, di quelle a forma di scarabeo, proprie degli Egizi, tre piccoli balsamari o vasettini da unguento di vetro azzurro, oggetti che da contrade orientali erano in Italia importati da trafficanti fenici, e per il commercio fra le genti italiche pervenivano a Felsina. La presenza di questi prodotti della civiltà orientale invitava all'imitazione, e per questa venivano a prendere vita e sviluppo, con introduzione di nuovi elementi, le arti del disegno.
Felsina provvedeva largamente anche al commerciodi esportazione, a cui ben rispondeva la sua posizione topografica; e forse viene dalle officine felsinee parte di quegli oggetti di bronzo, di carattere italico, che si raccolsero e si raccolgono intorno e al di là dei paesi alpini. Singolar prova di officine metallurgiche felsinee è un copiosissimo ritrovamento di oggetti di bronzo, fatto in Bologna. Nel gennajo del 1877, lavorando in piazza S. Francesco, si trovò un grande dolio, o vaso di terracotta, pieno fino all'orlo di oggetti di bronzo; altra grande quantità ne stava poi sparsa anche in terra intorno al dolio. Il numero di questi oggetti fra interi e spezzati somma a più di 14,000, e si classificano in ascie opaalstabs(in numero di 1500), lancie, spade, coltelli, cinturoni (cfr.tav. 13), fibule (3500), armille, spirali, rasoi, ciondoli, bottoni, pettini, falci, falcette, scalpelli, seghe, lime, ramponi, qualche vaso e molti pani greggi di bronzo (lingots), ritagli e bave di fusione. Tanta copia e varietà di oggetti, e la singolarità degli ultimi nominati sono sicura prova che essi siano i residui, raccolti colà, forse nella imminenza di un pericolo (ved.Oggetti della Fonderia[9]) da una grande officina o fonderia, che, per l'analogia dello stile con gli oggetti studiati nelle tombe umbre, noi diremo umbra.
Necropoli di Bologna.(Età del ferro — Periodo Benacci I).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 74).Tavola 13.Cinturoni varî in bronzo.
Necropoli di Bologna.(Età del ferro — Periodo Benacci I).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 74).
Necropoli di Bologna.
(Età del ferro — Periodo Benacci I).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 74).
Tavola 13.Cinturoni varî in bronzo.
Tavola 13.
Cinturoni varî in bronzo.
Necropoli di Bologna.(Seconda età del ferro — Periodo Benacci II).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 80).Tavola 14.N. 1, anello in bronzo. — 2, disco id. — 3, selce. — 4, parte di finimento di cavallo. — 5, ciondolo in bronzo a forma di accetta, con ornati stampati agli orli e incrostazioni d'ambra. — 6, cavicchio in ferro. — 7,stimulus. — 8, fuso in bronzo con fusaiuola. — 9, braccialetto in bronzo. — 10,phaleraid. — 11, coppa di terra cotta con catenelle id., imitata dal bronzo. — 12, due coppe in terra cotta sopra supporto id.
Necropoli di Bologna.(Seconda età del ferro — Periodo Benacci II).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 80).
Necropoli di Bologna.
(Seconda età del ferro — Periodo Benacci II).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 80).
Tavola 14.N. 1, anello in bronzo. — 2, disco id. — 3, selce. — 4, parte di finimento di cavallo. — 5, ciondolo in bronzo a forma di accetta, con ornati stampati agli orli e incrostazioni d'ambra. — 6, cavicchio in ferro. — 7,stimulus. — 8, fuso in bronzo con fusaiuola. — 9, braccialetto in bronzo. — 10,phaleraid. — 11, coppa di terra cotta con catenelle id., imitata dal bronzo. — 12, due coppe in terra cotta sopra supporto id.
Tavola 14.
N. 1, anello in bronzo. — 2, disco id. — 3, selce. — 4, parte di finimento di cavallo. — 5, ciondolo in bronzo a forma di accetta, con ornati stampati agli orli e incrostazioni d'ambra. — 6, cavicchio in ferro. — 7,stimulus. — 8, fuso in bronzo con fusaiuola. — 9, braccialetto in bronzo. — 10,phaleraid. — 11, coppa di terra cotta con catenelle id., imitata dal bronzo. — 12, due coppe in terra cotta sopra supporto id.
Ma le opere, che più delle altre dànno il carattere dell'attività artistica del periodo, sono le situle (o secchielli) di bronzo istoriate. Una di queste è stata raccolta in uno dei sepolcri della Certosa bolognese spettanti all'età etrusca, ma dal ch. prof.Brizio giudicata opera dell'arte umbra[10]. Tale situla è a forma di cono rovescio, alta metri 0.33, formata d'una lamina di bronzo ripiegata su sè stessa e ribattuta con chiodi; il corpo del vaso tutto intorno porta una rappresentazione lavorata a sbalzo (au repoussé), distribuita su quattro zone sovrapposte (tav. 15). Vi è raffigurata una processione, alla quale prendono parte gli ordini militari, civili e religiosi dell'antica Felsina. La prima zona mostra cavalieri e fanti con lancie e scudi; la seconda ministri sacri evictimarii, che conducono gli animali al sacrifizio, seguiti da donne recanti vasi; la terza rappresenta scene della vita giornaliera, preparativi d'un banchetto o d'un sagrifizio con suonatori; quindi un episodio di caccia ed uno della vita agricola, con un contadino che porta l'aratro e guida i buoi; la quarta zona chiude la rappresentazione con una serie di grifoni, chimere ed altri animali fantastici. Vi è cura e finezza d'esecuzione: la trattazione delle figure animali mostra un disegno più libero e più naturale che non quello delle figure umane, nelle quali si vede un'arte veramente ancora infantile. È monumento importante per la conoscenza dei costumi umbri; è prodotto dell'arte italica primitiva con accenni ad influenza orientale, e in certo qual modo richiama al pensiero la rappresentazione dell'omericoscudo d'Achille, che pure per mezzo di opere orientali viene illustrato[11].
La situla di bronzo lavorato a sbalzo della Certosa di Bologna.Tavola 15.(DalloZannoni,Scavi della Certosa di Bologna. Atlante, tav. XXXV; cfr.Hoernes,Urgeschichte der bildenden Kunst in Europa, tav. XXXII).
La situla di bronzo lavorato a sbalzo della Certosa di Bologna.
La situla di bronzo lavorato a sbalzo della Certosa di Bologna.
Tavola 15.(DalloZannoni,Scavi della Certosa di Bologna. Atlante, tav. XXXV; cfr.Hoernes,Urgeschichte der bildenden Kunst in Europa, tav. XXXII).
Tavola 15.
(DalloZannoni,Scavi della Certosa di Bologna. Atlante, tav. XXXV; cfr.Hoernes,Urgeschichte der bildenden Kunst in Europa, tav. XXXII).
(Ved.Tav. 16).È tale la quantità e la varietà di questo oggetto d'ornamento che noi possiamo dalla sua forma, grandezza e tecnica indurre l'età degli oggetti archeologici in mezzo ai quali si trova. Il Montelius, già citato, compresa l'importanza storica, per così dire, di questo muto testimonio di età antichissime, tentò di riunirne ben 289 nel suo Atlante dellaCivilisation primitive en Italie, e di ricostruirne la cronologia. Quantunque non tutti siano d'accordo sull'attendibilità e sicurezza di tali dati, come osservò l'illustre Prof. Pigorini (Boll. di Paletnologia Italiana, 1898), pure riportiamo qui a titolo di curiosità e di confronto l'abbozzo cronologico del Montelius.
(Ved.Tav. 16).
È tale la quantità e la varietà di questo oggetto d'ornamento che noi possiamo dalla sua forma, grandezza e tecnica indurre l'età degli oggetti archeologici in mezzo ai quali si trova. Il Montelius, già citato, compresa l'importanza storica, per così dire, di questo muto testimonio di età antichissime, tentò di riunirne ben 289 nel suo Atlante dellaCivilisation primitive en Italie, e di ricostruirne la cronologia. Quantunque non tutti siano d'accordo sull'attendibilità e sicurezza di tali dati, come osservò l'illustre Prof. Pigorini (Boll. di Paletnologia Italiana, 1898), pure riportiamo qui a titolo di curiosità e di confronto l'abbozzo cronologico del Montelius.
Necropoli di Bologna.(Seconda età del ferro — Periodo Benacci II).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 79).Tavola 16.Fibule in bronzo di varia struttura e di differenti stili.N. 1, fibula ad arco rigonfio. — 2, 5, fibule con arco a forma di essere vivente. — 8 (superiore) e 3, bronzo e vetro. — 8 (inferiore) e 10, bronzo ed ambra. — 6, fibula ad arco piatto con ornamenti. — 8 (inferiore) fino a 16, fibule ad arco serpeggiante. — 7, id. a rettangolo.
Necropoli di Bologna.(Seconda età del ferro — Periodo Benacci II).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 79).
Necropoli di Bologna.
(Seconda età del ferro — Periodo Benacci II).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 79).
Tavola 16.Fibule in bronzo di varia struttura e di differenti stili.N. 1, fibula ad arco rigonfio. — 2, 5, fibule con arco a forma di essere vivente. — 8 (superiore) e 3, bronzo e vetro. — 8 (inferiore) e 10, bronzo ed ambra. — 6, fibula ad arco piatto con ornamenti. — 8 (inferiore) fino a 16, fibule ad arco serpeggiante. — 7, id. a rettangolo.
Tavola 16.
Fibule in bronzo di varia struttura e di differenti stili.
N. 1, fibula ad arco rigonfio. — 2, 5, fibule con arco a forma di essere vivente. — 8 (superiore) e 3, bronzo e vetro. — 8 (inferiore) e 10, bronzo ed ambra. — 6, fibula ad arco piatto con ornamenti. — 8 (inferiore) fino a 16, fibule ad arco serpeggiante. — 7, id. a rettangolo.
Necropoli di Bologna.(Seconda età del ferro — Periodo Benacci II).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 81).Tavola 17.N. 1, 8, ciste a cordoni: il n. 1 in terra cotta, il n. 8 in bronzo. — 2-4, vasi di terra cotta. — 5-9, vasi in lamine sottilissime di bronzo.
Necropoli di Bologna.(Seconda età del ferro — Periodo Benacci II).(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 81).
Necropoli di Bologna.
(Seconda età del ferro — Periodo Benacci II).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl.B, 81).
Tavola 17.N. 1, 8, ciste a cordoni: il n. 1 in terra cotta, il n. 8 in bronzo. — 2-4, vasi di terra cotta. — 5-9, vasi in lamine sottilissime di bronzo.
Tavola 17.
N. 1, 8, ciste a cordoni: il n. 1 in terra cotta, il n. 8 in bronzo. — 2-4, vasi di terra cotta. — 5-9, vasi in lamine sottilissime di bronzo.
Nel suo capitolo d'introduzione al testo, ossia alla spiegazione scientifica delle tavole dell'Atlante (vol. II), intitolato:Evolution de la fibule en Italie, distingue nettamente due grandi classi di fibule, quelle a un sol disco o adagrafe(tav. I-XX), e quelle a due o a quattro dischi (tav. XXI), che si trovano spesso nell'Italia Meridionale, e più propriamente nelle regioni centrali della Penisola, mancando invece interamente al nord degli Appennini.Le fibule a un sol disco, che il Montelius poi studia diffusamente nell'Italia Settentrionale, sono da distinguere, secondo il loro grado evolutivo, in quattro serie:1. Fibule ad arco semplice, non serpeggiante, a disco. Molla unilaterale (tav. I-III dell'Atl.Montelius).2. Fibule ad arco non serpeggiante, adagrafe. Molla unilaterale o bilaterale (tav. id., IV-XIII).3. Fibule ad arco serpeggiante, a disco. Molla unilaterale (tav. id., XIV-XV).4. Fibule ad arco serpeggiante, adagrafe. Molla unilaterale (tav. id., XVI-XX).Segue poi nell'introduzione citata del Montelius l'elenco dei centri archeologici scavati più o meno recentemente, e disposti in ordine cronologico, come segue.S'incomincia dall'età del bronzo, cioè dal periodo dell'apparizione dei metalli, fra cui:1.Età del bronzo, periodo III: la palafitta di Peschiera (tav. 5-9 dell'Atlantedi Montelius).2.Età del bronzo, periodo IV, prima parte: i tesori di Casalecchio (tav. id. 39), di Piediluco, di Goluzzo e di Montenero, nell'Italia Centrale.3.Età del bronzo, periodo IV, seconda parte: le necropoli di Moncucco (tav. 42 dell'Atl.Montelius), di Bismantova (ved. la nostratav. 18), di Fontanella e di Verucchio al Nord degli Appennini, e di Vetulonia, Vulci, Bisenzio e Corneto (le tombe più antiche, però), nell'Etruria.4.Prima età del ferro, periodo I: la necropoli di Bologna (Benacci I, tav. Mont. 73-75).5.Prima età del ferro, periodo II: la necropoli di Bologna (Benacci II, tav. id. 76-81).6.Prima età del ferro, periodo III: la necropoli di Bologna (Arnoaldi I, tav 82-86).7.Epoca etrusca: la necropoli di Bologna (Arnoaldi, II, la Certosa, tav. id. 100-106).8.Epoca gallica: le necropoli delle provincie di Como, di Bologna, ecc. (tav. id. 63-65; 111-113).Conclude poi il Montelius con un prospetto approssimativo delle date cronologiche alle quali risponderebbero i varî tipi delle fibule, dalle età più remote fino all'età storica, distribuiti come segue:1. I tipi più arcaici delle fibule decorrono dal XV secolo av. C. (ved.AtlanteMont. parteA, fig. 19), trovandosi nelle tombe greche contemporaneamente al re egiziano Amenofi III, che viveva in quel secolo.2. Fibule del tipo della Certosa: da tombe più antiche molto verosimilmente del VI secolo av. C. È provato dalla loro presenza in tombe etrusche, contenenti vasi greci dipinti di quell'epoca (tav. 100-106).3. Fibule del tipo più antico dettoLa Tène; quasi contemporaneealle fibule della Certosa, con cui hanno, escluso il tipo della molla, grandissima affinità (cfr. fig. 137 e 161 della parteAdell'Atl.Mont.).Facendo tesoro di questi dati, il Montelius conclude che i tipi di fibule antiche compresi fra quelle ad arco semplice più arcaiche, e quelle della Certosa, sono state fatte fra il secolo XIV e VI av. C., aggiunge poi la conclusione, alquanto arbitraria che i cinque periodi intermedî delle differenti forme di fibule abbiano la durata medesima fra loro, e ne conclude un tratto di tempo di 150-200 anni per tipo e per periodo, fissati i quali, si può fissare anche la data dei ritrovamenti archeologici in cui si trovano fibule, badando esclusivamente al loro tipo.Sulle conclusioni pericolose del Montelius si pronunciò contrariamente l'illustre Pigorini, al luogo citato: però le date fondamentali del Montelius, fissate nel suo precedente prospetto, si possono tenere per ferme, e servono di base per fissare date più particolari, entro i periodi intermedî.Il Montelius aveva studiato a lungo i vari tipi delle fibule già dagli anni 1880-82, in cui pubblicò il libro:Spännen frau brons äldern och ur dem närmast utvecklade former. Typologisk studie nell'Antiquarisk tidskrift för sverige, e l'altro lavoro più accessibile agli studiosi:Les fibules de l'âge du bronze en Italie, neiMateriaux pour l'histoire de l'homme, XI (Tolosa 1880), pag 583.Un bell'articolo sulle fibule è inserito nelDictionnaire d'antiquitédi Daremberg e Saglio, alla voce:Fibule.
Nel suo capitolo d'introduzione al testo, ossia alla spiegazione scientifica delle tavole dell'Atlante (vol. II), intitolato:Evolution de la fibule en Italie, distingue nettamente due grandi classi di fibule, quelle a un sol disco o adagrafe(tav. I-XX), e quelle a due o a quattro dischi (tav. XXI), che si trovano spesso nell'Italia Meridionale, e più propriamente nelle regioni centrali della Penisola, mancando invece interamente al nord degli Appennini.
Le fibule a un sol disco, che il Montelius poi studia diffusamente nell'Italia Settentrionale, sono da distinguere, secondo il loro grado evolutivo, in quattro serie:
1. Fibule ad arco semplice, non serpeggiante, a disco. Molla unilaterale (tav. I-III dell'Atl.Montelius).
2. Fibule ad arco non serpeggiante, adagrafe. Molla unilaterale o bilaterale (tav. id., IV-XIII).
3. Fibule ad arco serpeggiante, a disco. Molla unilaterale (tav. id., XIV-XV).
4. Fibule ad arco serpeggiante, adagrafe. Molla unilaterale (tav. id., XVI-XX).
Segue poi nell'introduzione citata del Montelius l'elenco dei centri archeologici scavati più o meno recentemente, e disposti in ordine cronologico, come segue.
S'incomincia dall'età del bronzo, cioè dal periodo dell'apparizione dei metalli, fra cui:
1.Età del bronzo, periodo III: la palafitta di Peschiera (tav. 5-9 dell'Atlantedi Montelius).
2.Età del bronzo, periodo IV, prima parte: i tesori di Casalecchio (tav. id. 39), di Piediluco, di Goluzzo e di Montenero, nell'Italia Centrale.
3.Età del bronzo, periodo IV, seconda parte: le necropoli di Moncucco (tav. 42 dell'Atl.Montelius), di Bismantova (ved. la nostratav. 18), di Fontanella e di Verucchio al Nord degli Appennini, e di Vetulonia, Vulci, Bisenzio e Corneto (le tombe più antiche, però), nell'Etruria.
4.Prima età del ferro, periodo I: la necropoli di Bologna (Benacci I, tav. Mont. 73-75).
5.Prima età del ferro, periodo II: la necropoli di Bologna (Benacci II, tav. id. 76-81).
6.Prima età del ferro, periodo III: la necropoli di Bologna (Arnoaldi I, tav 82-86).
7.Epoca etrusca: la necropoli di Bologna (Arnoaldi, II, la Certosa, tav. id. 100-106).
8.Epoca gallica: le necropoli delle provincie di Como, di Bologna, ecc. (tav. id. 63-65; 111-113).
Conclude poi il Montelius con un prospetto approssimativo delle date cronologiche alle quali risponderebbero i varî tipi delle fibule, dalle età più remote fino all'età storica, distribuiti come segue:
1. I tipi più arcaici delle fibule decorrono dal XV secolo av. C. (ved.AtlanteMont. parteA, fig. 19), trovandosi nelle tombe greche contemporaneamente al re egiziano Amenofi III, che viveva in quel secolo.
2. Fibule del tipo della Certosa: da tombe più antiche molto verosimilmente del VI secolo av. C. È provato dalla loro presenza in tombe etrusche, contenenti vasi greci dipinti di quell'epoca (tav. 100-106).
3. Fibule del tipo più antico dettoLa Tène; quasi contemporaneealle fibule della Certosa, con cui hanno, escluso il tipo della molla, grandissima affinità (cfr. fig. 137 e 161 della parteAdell'Atl.Mont.).
Facendo tesoro di questi dati, il Montelius conclude che i tipi di fibule antiche compresi fra quelle ad arco semplice più arcaiche, e quelle della Certosa, sono state fatte fra il secolo XIV e VI av. C., aggiunge poi la conclusione, alquanto arbitraria che i cinque periodi intermedî delle differenti forme di fibule abbiano la durata medesima fra loro, e ne conclude un tratto di tempo di 150-200 anni per tipo e per periodo, fissati i quali, si può fissare anche la data dei ritrovamenti archeologici in cui si trovano fibule, badando esclusivamente al loro tipo.
Sulle conclusioni pericolose del Montelius si pronunciò contrariamente l'illustre Pigorini, al luogo citato: però le date fondamentali del Montelius, fissate nel suo precedente prospetto, si possono tenere per ferme, e servono di base per fissare date più particolari, entro i periodi intermedî.
Il Montelius aveva studiato a lungo i vari tipi delle fibule già dagli anni 1880-82, in cui pubblicò il libro:Spännen frau brons äldern och ur dem närmast utvecklade former. Typologisk studie nell'Antiquarisk tidskrift för sverige, e l'altro lavoro più accessibile agli studiosi:Les fibules de l'âge du bronze en Italie, neiMateriaux pour l'histoire de l'homme, XI (Tolosa 1880), pag 583.
Un bell'articolo sulle fibule è inserito nelDictionnaire d'antiquitédi Daremberg e Saglio, alla voce:Fibule.