THE MAKING OF RELIGION

THE MAKING OF RELIGION(COME SI FORMA LA RELIGIONE)Andrew Lang.Longmans Green and Co.[20]Avversarioimplacabile della dotta critica tedesca e degli scienziati che si rifiutino ad indagini che possano eventualmente distruggere teorie favorite, è il signor Andrew Lang. Un anno fa, egli presentò al pubblico inglese una traduzione del libro in cui il Comparetti, esaminando il poema cosiddetto epico dei Finni e le Rune delle quali il Lönnrot lo costrusse, trova parole acerbe per i Tedeschi che idearono la teoria deiKleine Liederper i poemi omerici, e che la sostennero con grande apparato scientifico basato sul nulla, per mezzo di deduzioni da ipotesi non provate, e, per la mancanza di criterii obiettivi, non dimostrabili. In un libro recente egli dà l’assalto alla teoria vigente sulle origini e sullo sviluppo della religione.La fede in un Dio etico, onnipotente, cui non si propizia per sacrifizi di tori e di agnelli, nonè un’evoluzione dall’Animismo, dall’adorazione degli antenati, che esiste tuttora fra i popoli meno progrediti, nè il concetto di un tal Dio nasce da quello astratto di spirito, come ordinariamente si asserisce. Tale fede, tale concetto si trovano fra i popoli meno evoluti che si conoscano, ma vengono sopraffatti durante il progresso materiale ed intellettuale della razza: in parte dal desiderio di avere un Dio più trattabile, meno esigente; in parte dalle invenzioni della classe sacerdotale, che per il proprio vantaggio asseconda codesto desiderio; in parte dai miti che oscurano il concetto fondamentale della Deità. Solo fra il popolo ebraico codesto concetto fondamentale potè perdurare; ma perdurò per opera dei profeti, ad onta delle tendenze popolari verso il politeismo e delle pretese della classe sacerdotale.Tale la tesi del signor Lang. Per svilupparla, egli esamina prima le fonti da cui potrebbe scaturire, nell’uomo primitivo, l’idea di spirito; e qui non rifugge dall’investigare quelle manifestazioni della regione X della natura umana, cui gli scienziati rifiutano in generale di rivolgere l’attenzione. Il Lang è di natura alquanto scettico, ma sostiene che il consenso di tradizioni del passato di tutti i popoli e di fatti che si possono con cura verificare oggi intorno alla telepatia, alla chiaroveggenza, rende non scientifica l’attitudine di quegli scienziati i quali si rifiutano ad indagini e deridono senz’altro l’idea che esista una potenza per cui individui,senza la propria volontà o con essa, possano acquistare conoscenza di fatti accaduti, o che stanno accadendo, per altri mezzi che non siano quelli apparenti dei sensi.Vagliando con cura le narrazioni dei viaggiatori di tutti i tempi, ma specialmente di quelli più recenti, e confrontandole colle esperienze sue proprie nell’indovinare i fatti ignoti e passati scrutando in un cristallo (crystal-gazing,scryer), il Lang conclude, che la chiaroveggenza, esistente in certi individui e specialmente fra certe razze (gli Scozzesi ad esempio) e molto evidentemente sviluppata (nonostante gli inganni dei “veggenti”) fra i popoli meno progrediti, fornisca esperienze vere abbastanza meravigliose per dar luogo all’idea di spirito ed all’animismo che forma la religione attuale di molte tribù.Seguendo gli ulteriori stadi dello sviluppo dell’idea religiosa, il Lang combatte fieramente lo Spencer e l’Huxley, accrescendo forza alla propria teoria con addurre fatti osservati recentemente da vari viaggiatori tra i nomadi più bassi dell’Australia, e dalla signorina Kingsley fra le tribù selvagge dell’Africa (Zulu, Bantu, ecc.). Egli prova quindi che tutte le razze primitive finora esaminate, perfino i rozziBushmendell’Australia, hanno il concetto di un Essere onnipotente, che esisteva prima che la morte entrasse nel mondo, che vede ogni cosa, che punisce l’adulterio, la violenza alle vergini, gli assalti a tradimento non soltanto contro icomponenti la stessa tribù ma anche contro altre persone. E a questo Essere non si offrono sacrifizi, perchè, secondo le parole d’unBushman, “noi non gli possiamo offrir nulla che egli non abbia già.”Ora, è vero che contemporaneamente a codest’Essere concepito così largamente ed eticamente, quasi tutti i popoli adorano una folla di spiriti, che sono gli spettri di persone morte, oppure che non sono mai stati uniti ad un corpo, e che vengono propiziati con sacrifizi; di modo che il culto degli spiriti è molto più in evidenza che non quello del Dio grande e buono.Domanda il Lang: Il Dio grande si è sviluppato più tardi da uno fra la folla degli spiriti e spettri di antenati affamati? Oppure è egli fondamentale nella religione di quei popoli? Nacque egli, per così dire, prima che, per le esperienze sopra accennate, l’idea di spirito fosse concepita; prima dunque che gli antenati e gli spiriti vaganti fossero adorati; prima che l’Animismo divenisse la religione apparente di quei popoli? L’Autore crede che quest’ultimo sia il caso. È pur difficile che lo spirito di uno stregone o di un antenato appartenente ad una sola famiglia sia stato assunto da una intiera tribù alla dignità di Essere creatore di tutto; specialmente quando si rifletta che codesti spiriti sono per lo più di indole cattiva o almeno capricciosa, che non inculcano precetti etici, e che il loro culto porge l’occasione a banchetti cari all’uomo di ogni tempo. Di più, sel’Essere creatore fosse un’evoluzione ulteriore del pensiero non più primitivo, godrebbe come prodotto recente una maggiore stima e gli sarebbe attribuita maggiore importanza che non agli altri Iddii. Invece si verifica il contrario. Il Creatore accenna fra molti popoli a sparire addirittura. Se ne parla come di un Essere misterioso, potentissimo, “di cui ci raccontavano i nostri padri,” ma che è ormai quasi dimenticato. Codesto sarebbe un fatto assai strano nell’ipotesi che egli fosse un Dio più recente degli altri. Inoltre, la fede nel Creatore etico si trova con straordinaria purità fra iBushmen, che non hanno il culto degli antenati; prova lampante che fra loro almeno lo sviluppo supposto dallo Spencer e dall’Huxley non ha avuto luogo.IBushmensono nomadi. Darumulun, il Creatore etico, non ha dimora fissa, ma è da per tutto. Non avrebbe dovuto il progresso nella coltura materiale, si chiede il Lang, portare quasi logicamente un rimpiccolimento ed una conseguente degenerazione nell’idea religiosa? Le tribù nomadi prendono dimora fissa; l’Essere creatore abita, non più da per tutto, ma vicino a loro, e veglia specialmente su di loro: diviene un Dio tutelare. Le tombe dei morti, prima sparse qua e là, rimangono davanti agli occhi dei vivi; cominciano i sacrifici ai morti ed agli spiriti loro; e ne risulta un animismo fiorente accanto alla fede, mezzo dimenticata, in un Essere più grande.E l’Animismo, domanda ancora il Lang, è valso poi a nulla nel formarsi della Religione quale l’hanno ora i cristiani? E risponde che esso, sovrapponendo la fede nella vita futura a quella nella Deità onnipotente conservataci attraverso i secoli dal popolo ebraico, ha aggiunto a questa un nuovo ed importantissimo elemento etico.Il Vecchio Testamento accenna appena ad una vita oltretomba: il Nuovo Testamento ne parla continuamente. E gli espositori del Cristianesimo se ne valgono quale leva potentissima nello spingere il mondo lungo la strada della moralità.Il Lang non è dogmatico. Egli rappresenta il suo libro comela traccia di un esploratore solitario attraverso la foresta delle religioniprimitive. In ogni caso il libro merita di essere studiato: esso unisce ad una ricerca larga e coscienziosa una critica acuta, ed assale l’attuale teoria sulle origini della Religione con tanta vivacità da scuoterne fieramente le basi.

THE MAKING OF RELIGION(COME SI FORMA LA RELIGIONE)Andrew Lang.Longmans Green and Co.[20]Avversarioimplacabile della dotta critica tedesca e degli scienziati che si rifiutino ad indagini che possano eventualmente distruggere teorie favorite, è il signor Andrew Lang. Un anno fa, egli presentò al pubblico inglese una traduzione del libro in cui il Comparetti, esaminando il poema cosiddetto epico dei Finni e le Rune delle quali il Lönnrot lo costrusse, trova parole acerbe per i Tedeschi che idearono la teoria deiKleine Liederper i poemi omerici, e che la sostennero con grande apparato scientifico basato sul nulla, per mezzo di deduzioni da ipotesi non provate, e, per la mancanza di criterii obiettivi, non dimostrabili. In un libro recente egli dà l’assalto alla teoria vigente sulle origini e sullo sviluppo della religione.La fede in un Dio etico, onnipotente, cui non si propizia per sacrifizi di tori e di agnelli, nonè un’evoluzione dall’Animismo, dall’adorazione degli antenati, che esiste tuttora fra i popoli meno progrediti, nè il concetto di un tal Dio nasce da quello astratto di spirito, come ordinariamente si asserisce. Tale fede, tale concetto si trovano fra i popoli meno evoluti che si conoscano, ma vengono sopraffatti durante il progresso materiale ed intellettuale della razza: in parte dal desiderio di avere un Dio più trattabile, meno esigente; in parte dalle invenzioni della classe sacerdotale, che per il proprio vantaggio asseconda codesto desiderio; in parte dai miti che oscurano il concetto fondamentale della Deità. Solo fra il popolo ebraico codesto concetto fondamentale potè perdurare; ma perdurò per opera dei profeti, ad onta delle tendenze popolari verso il politeismo e delle pretese della classe sacerdotale.Tale la tesi del signor Lang. Per svilupparla, egli esamina prima le fonti da cui potrebbe scaturire, nell’uomo primitivo, l’idea di spirito; e qui non rifugge dall’investigare quelle manifestazioni della regione X della natura umana, cui gli scienziati rifiutano in generale di rivolgere l’attenzione. Il Lang è di natura alquanto scettico, ma sostiene che il consenso di tradizioni del passato di tutti i popoli e di fatti che si possono con cura verificare oggi intorno alla telepatia, alla chiaroveggenza, rende non scientifica l’attitudine di quegli scienziati i quali si rifiutano ad indagini e deridono senz’altro l’idea che esista una potenza per cui individui,senza la propria volontà o con essa, possano acquistare conoscenza di fatti accaduti, o che stanno accadendo, per altri mezzi che non siano quelli apparenti dei sensi.Vagliando con cura le narrazioni dei viaggiatori di tutti i tempi, ma specialmente di quelli più recenti, e confrontandole colle esperienze sue proprie nell’indovinare i fatti ignoti e passati scrutando in un cristallo (crystal-gazing,scryer), il Lang conclude, che la chiaroveggenza, esistente in certi individui e specialmente fra certe razze (gli Scozzesi ad esempio) e molto evidentemente sviluppata (nonostante gli inganni dei “veggenti”) fra i popoli meno progrediti, fornisca esperienze vere abbastanza meravigliose per dar luogo all’idea di spirito ed all’animismo che forma la religione attuale di molte tribù.Seguendo gli ulteriori stadi dello sviluppo dell’idea religiosa, il Lang combatte fieramente lo Spencer e l’Huxley, accrescendo forza alla propria teoria con addurre fatti osservati recentemente da vari viaggiatori tra i nomadi più bassi dell’Australia, e dalla signorina Kingsley fra le tribù selvagge dell’Africa (Zulu, Bantu, ecc.). Egli prova quindi che tutte le razze primitive finora esaminate, perfino i rozziBushmendell’Australia, hanno il concetto di un Essere onnipotente, che esisteva prima che la morte entrasse nel mondo, che vede ogni cosa, che punisce l’adulterio, la violenza alle vergini, gli assalti a tradimento non soltanto contro icomponenti la stessa tribù ma anche contro altre persone. E a questo Essere non si offrono sacrifizi, perchè, secondo le parole d’unBushman, “noi non gli possiamo offrir nulla che egli non abbia già.”Ora, è vero che contemporaneamente a codest’Essere concepito così largamente ed eticamente, quasi tutti i popoli adorano una folla di spiriti, che sono gli spettri di persone morte, oppure che non sono mai stati uniti ad un corpo, e che vengono propiziati con sacrifizi; di modo che il culto degli spiriti è molto più in evidenza che non quello del Dio grande e buono.Domanda il Lang: Il Dio grande si è sviluppato più tardi da uno fra la folla degli spiriti e spettri di antenati affamati? Oppure è egli fondamentale nella religione di quei popoli? Nacque egli, per così dire, prima che, per le esperienze sopra accennate, l’idea di spirito fosse concepita; prima dunque che gli antenati e gli spiriti vaganti fossero adorati; prima che l’Animismo divenisse la religione apparente di quei popoli? L’Autore crede che quest’ultimo sia il caso. È pur difficile che lo spirito di uno stregone o di un antenato appartenente ad una sola famiglia sia stato assunto da una intiera tribù alla dignità di Essere creatore di tutto; specialmente quando si rifletta che codesti spiriti sono per lo più di indole cattiva o almeno capricciosa, che non inculcano precetti etici, e che il loro culto porge l’occasione a banchetti cari all’uomo di ogni tempo. Di più, sel’Essere creatore fosse un’evoluzione ulteriore del pensiero non più primitivo, godrebbe come prodotto recente una maggiore stima e gli sarebbe attribuita maggiore importanza che non agli altri Iddii. Invece si verifica il contrario. Il Creatore accenna fra molti popoli a sparire addirittura. Se ne parla come di un Essere misterioso, potentissimo, “di cui ci raccontavano i nostri padri,” ma che è ormai quasi dimenticato. Codesto sarebbe un fatto assai strano nell’ipotesi che egli fosse un Dio più recente degli altri. Inoltre, la fede nel Creatore etico si trova con straordinaria purità fra iBushmen, che non hanno il culto degli antenati; prova lampante che fra loro almeno lo sviluppo supposto dallo Spencer e dall’Huxley non ha avuto luogo.IBushmensono nomadi. Darumulun, il Creatore etico, non ha dimora fissa, ma è da per tutto. Non avrebbe dovuto il progresso nella coltura materiale, si chiede il Lang, portare quasi logicamente un rimpiccolimento ed una conseguente degenerazione nell’idea religiosa? Le tribù nomadi prendono dimora fissa; l’Essere creatore abita, non più da per tutto, ma vicino a loro, e veglia specialmente su di loro: diviene un Dio tutelare. Le tombe dei morti, prima sparse qua e là, rimangono davanti agli occhi dei vivi; cominciano i sacrifici ai morti ed agli spiriti loro; e ne risulta un animismo fiorente accanto alla fede, mezzo dimenticata, in un Essere più grande.E l’Animismo, domanda ancora il Lang, è valso poi a nulla nel formarsi della Religione quale l’hanno ora i cristiani? E risponde che esso, sovrapponendo la fede nella vita futura a quella nella Deità onnipotente conservataci attraverso i secoli dal popolo ebraico, ha aggiunto a questa un nuovo ed importantissimo elemento etico.Il Vecchio Testamento accenna appena ad una vita oltretomba: il Nuovo Testamento ne parla continuamente. E gli espositori del Cristianesimo se ne valgono quale leva potentissima nello spingere il mondo lungo la strada della moralità.Il Lang non è dogmatico. Egli rappresenta il suo libro comela traccia di un esploratore solitario attraverso la foresta delle religioniprimitive. In ogni caso il libro merita di essere studiato: esso unisce ad una ricerca larga e coscienziosa una critica acuta, ed assale l’attuale teoria sulle origini della Religione con tanta vivacità da scuoterne fieramente le basi.

(COME SI FORMA LA RELIGIONE)

Andrew Lang.

Longmans Green and Co.[20]

Avversarioimplacabile della dotta critica tedesca e degli scienziati che si rifiutino ad indagini che possano eventualmente distruggere teorie favorite, è il signor Andrew Lang. Un anno fa, egli presentò al pubblico inglese una traduzione del libro in cui il Comparetti, esaminando il poema cosiddetto epico dei Finni e le Rune delle quali il Lönnrot lo costrusse, trova parole acerbe per i Tedeschi che idearono la teoria deiKleine Liederper i poemi omerici, e che la sostennero con grande apparato scientifico basato sul nulla, per mezzo di deduzioni da ipotesi non provate, e, per la mancanza di criterii obiettivi, non dimostrabili. In un libro recente egli dà l’assalto alla teoria vigente sulle origini e sullo sviluppo della religione.

La fede in un Dio etico, onnipotente, cui non si propizia per sacrifizi di tori e di agnelli, nonè un’evoluzione dall’Animismo, dall’adorazione degli antenati, che esiste tuttora fra i popoli meno progrediti, nè il concetto di un tal Dio nasce da quello astratto di spirito, come ordinariamente si asserisce. Tale fede, tale concetto si trovano fra i popoli meno evoluti che si conoscano, ma vengono sopraffatti durante il progresso materiale ed intellettuale della razza: in parte dal desiderio di avere un Dio più trattabile, meno esigente; in parte dalle invenzioni della classe sacerdotale, che per il proprio vantaggio asseconda codesto desiderio; in parte dai miti che oscurano il concetto fondamentale della Deità. Solo fra il popolo ebraico codesto concetto fondamentale potè perdurare; ma perdurò per opera dei profeti, ad onta delle tendenze popolari verso il politeismo e delle pretese della classe sacerdotale.

Tale la tesi del signor Lang. Per svilupparla, egli esamina prima le fonti da cui potrebbe scaturire, nell’uomo primitivo, l’idea di spirito; e qui non rifugge dall’investigare quelle manifestazioni della regione X della natura umana, cui gli scienziati rifiutano in generale di rivolgere l’attenzione. Il Lang è di natura alquanto scettico, ma sostiene che il consenso di tradizioni del passato di tutti i popoli e di fatti che si possono con cura verificare oggi intorno alla telepatia, alla chiaroveggenza, rende non scientifica l’attitudine di quegli scienziati i quali si rifiutano ad indagini e deridono senz’altro l’idea che esista una potenza per cui individui,senza la propria volontà o con essa, possano acquistare conoscenza di fatti accaduti, o che stanno accadendo, per altri mezzi che non siano quelli apparenti dei sensi.

Vagliando con cura le narrazioni dei viaggiatori di tutti i tempi, ma specialmente di quelli più recenti, e confrontandole colle esperienze sue proprie nell’indovinare i fatti ignoti e passati scrutando in un cristallo (crystal-gazing,scryer), il Lang conclude, che la chiaroveggenza, esistente in certi individui e specialmente fra certe razze (gli Scozzesi ad esempio) e molto evidentemente sviluppata (nonostante gli inganni dei “veggenti”) fra i popoli meno progrediti, fornisca esperienze vere abbastanza meravigliose per dar luogo all’idea di spirito ed all’animismo che forma la religione attuale di molte tribù.

Seguendo gli ulteriori stadi dello sviluppo dell’idea religiosa, il Lang combatte fieramente lo Spencer e l’Huxley, accrescendo forza alla propria teoria con addurre fatti osservati recentemente da vari viaggiatori tra i nomadi più bassi dell’Australia, e dalla signorina Kingsley fra le tribù selvagge dell’Africa (Zulu, Bantu, ecc.). Egli prova quindi che tutte le razze primitive finora esaminate, perfino i rozziBushmendell’Australia, hanno il concetto di un Essere onnipotente, che esisteva prima che la morte entrasse nel mondo, che vede ogni cosa, che punisce l’adulterio, la violenza alle vergini, gli assalti a tradimento non soltanto contro icomponenti la stessa tribù ma anche contro altre persone. E a questo Essere non si offrono sacrifizi, perchè, secondo le parole d’unBushman, “noi non gli possiamo offrir nulla che egli non abbia già.”

Ora, è vero che contemporaneamente a codest’Essere concepito così largamente ed eticamente, quasi tutti i popoli adorano una folla di spiriti, che sono gli spettri di persone morte, oppure che non sono mai stati uniti ad un corpo, e che vengono propiziati con sacrifizi; di modo che il culto degli spiriti è molto più in evidenza che non quello del Dio grande e buono.

Domanda il Lang: Il Dio grande si è sviluppato più tardi da uno fra la folla degli spiriti e spettri di antenati affamati? Oppure è egli fondamentale nella religione di quei popoli? Nacque egli, per così dire, prima che, per le esperienze sopra accennate, l’idea di spirito fosse concepita; prima dunque che gli antenati e gli spiriti vaganti fossero adorati; prima che l’Animismo divenisse la religione apparente di quei popoli? L’Autore crede che quest’ultimo sia il caso. È pur difficile che lo spirito di uno stregone o di un antenato appartenente ad una sola famiglia sia stato assunto da una intiera tribù alla dignità di Essere creatore di tutto; specialmente quando si rifletta che codesti spiriti sono per lo più di indole cattiva o almeno capricciosa, che non inculcano precetti etici, e che il loro culto porge l’occasione a banchetti cari all’uomo di ogni tempo. Di più, sel’Essere creatore fosse un’evoluzione ulteriore del pensiero non più primitivo, godrebbe come prodotto recente una maggiore stima e gli sarebbe attribuita maggiore importanza che non agli altri Iddii. Invece si verifica il contrario. Il Creatore accenna fra molti popoli a sparire addirittura. Se ne parla come di un Essere misterioso, potentissimo, “di cui ci raccontavano i nostri padri,” ma che è ormai quasi dimenticato. Codesto sarebbe un fatto assai strano nell’ipotesi che egli fosse un Dio più recente degli altri. Inoltre, la fede nel Creatore etico si trova con straordinaria purità fra iBushmen, che non hanno il culto degli antenati; prova lampante che fra loro almeno lo sviluppo supposto dallo Spencer e dall’Huxley non ha avuto luogo.

IBushmensono nomadi. Darumulun, il Creatore etico, non ha dimora fissa, ma è da per tutto. Non avrebbe dovuto il progresso nella coltura materiale, si chiede il Lang, portare quasi logicamente un rimpiccolimento ed una conseguente degenerazione nell’idea religiosa? Le tribù nomadi prendono dimora fissa; l’Essere creatore abita, non più da per tutto, ma vicino a loro, e veglia specialmente su di loro: diviene un Dio tutelare. Le tombe dei morti, prima sparse qua e là, rimangono davanti agli occhi dei vivi; cominciano i sacrifici ai morti ed agli spiriti loro; e ne risulta un animismo fiorente accanto alla fede, mezzo dimenticata, in un Essere più grande.

E l’Animismo, domanda ancora il Lang, è valso poi a nulla nel formarsi della Religione quale l’hanno ora i cristiani? E risponde che esso, sovrapponendo la fede nella vita futura a quella nella Deità onnipotente conservataci attraverso i secoli dal popolo ebraico, ha aggiunto a questa un nuovo ed importantissimo elemento etico.

Il Vecchio Testamento accenna appena ad una vita oltretomba: il Nuovo Testamento ne parla continuamente. E gli espositori del Cristianesimo se ne valgono quale leva potentissima nello spingere il mondo lungo la strada della moralità.

Il Lang non è dogmatico. Egli rappresenta il suo libro comela traccia di un esploratore solitario attraverso la foresta delle religioniprimitive. In ogni caso il libro merita di essere studiato: esso unisce ad una ricerca larga e coscienziosa una critica acuta, ed assale l’attuale teoria sulle origini della Religione con tanta vivacità da scuoterne fieramente le basi.


Back to IndexNext