È in iscena, al levarsi della tela, MARTINO LORI. Ha una faccia da morto; gli occhi fissi e come insensati. Attende, chi sa da quanto tempo, nel silenzio della casa. A mano a mano il volto gli s’atteggia a seconda dei varii sentimenti che gli tumultuano dentro. Di tratto in tratto si scuote e mormora tra sè parole inintelligibili, accompagnate da qualche rapido gesto. Gli avviene anche d’abbandonarsi inconsciamente a qualche distrazione, che può apparire strana per quanto naturalissima, come ad esempio, d’andare a osservar davvicino qualche oggetto sulla scrivania che gli abbia quasi puerilmente svegliato la curiosità del solo senso visivo. Ma, arrivato lì davanti, s’arresta, svanito, non sapendo più perchè si sia alzato; e, ripreso dal suo interno farneticare, si rimette senza voce a parlar con se stesso; se non che quell’oggetto tutt’a un tratto torna ad avvistarglisi, e allora egli, senza quasi saperlo, lo prende in mano, lo guarda ma come se non riuscisse a vederlo e con esso in mano seguita a gestire il suo pensiero tormentoso; poi posa l’oggetto e ritorna al suo posto.Entra dalla comune il vecchio CAMERIERE di Salvo Manfroni.
È in iscena, al levarsi della tela, MARTINO LORI. Ha una faccia da morto; gli occhi fissi e come insensati. Attende, chi sa da quanto tempo, nel silenzio della casa. A mano a mano il volto gli s’atteggia a seconda dei varii sentimenti che gli tumultuano dentro. Di tratto in tratto si scuote e mormora tra sè parole inintelligibili, accompagnate da qualche rapido gesto. Gli avviene anche d’abbandonarsi inconsciamente a qualche distrazione, che può apparire strana per quanto naturalissima, come ad esempio, d’andare a osservar davvicino qualche oggetto sulla scrivania che gli abbia quasi puerilmente svegliato la curiosità del solo senso visivo. Ma, arrivato lì davanti, s’arresta, svanito, non sapendo più perchè si sia alzato; e, ripreso dal suo interno farneticare, si rimette senza voce a parlar con se stesso; se non che quell’oggetto tutt’a un tratto torna ad avvistarglisi, e allora egli, senza quasi saperlo, lo prende in mano, lo guarda ma come se non riuscisse a vederlo e con esso in mano seguita a gestire il suo pensiero tormentoso; poi posa l’oggetto e ritorna al suo posto.Entra dalla comune il vecchio CAMERIERE di Salvo Manfroni.
È in iscena, al levarsi della tela, MARTINO LORI. Ha una faccia da morto; gli occhi fissi e come insensati. Attende, chi sa da quanto tempo, nel silenzio della casa. A mano a mano il volto gli s’atteggia a seconda dei varii sentimenti che gli tumultuano dentro. Di tratto in tratto si scuote e mormora tra sè parole inintelligibili, accompagnate da qualche rapido gesto. Gli avviene anche d’abbandonarsi inconsciamente a qualche distrazione, che può apparire strana per quanto naturalissima, come ad esempio, d’andare a osservar davvicino qualche oggetto sulla scrivania che gli abbia quasi puerilmente svegliato la curiosità del solo senso visivo. Ma, arrivato lì davanti, s’arresta, svanito, non sapendo più perchè si sia alzato; e, ripreso dal suo interno farneticare, si rimette senza voce a parlar con se stesso; se non che quell’oggetto tutt’a un tratto torna ad avvistarglisi, e allora egli, senza quasi saperlo, lo prende in mano, lo guarda ma come se non riuscisse a vederlo e con esso in mano seguita a gestire il suo pensiero tormentoso; poi posa l’oggetto e ritorna al suo posto.
Entra dalla comune il vecchio CAMERIERE di Salvo Manfroni.
CAMERIERE
Eh, tarda ancora, signor commendatore. Io non so, di solito le altre sere a quest’ora è qui da un pezzo a scrivere o a leggere. È quasi mezzanotte.
LORI
Ma sì... mi... mi rammento: è andato... dove?... Me l’ha detto... Che anzi, già, prima d’uscire... (Ricorda che il Manfroni gli disse di annunziare a Palma che andava col Gualdi e col Bongiani; ma stima inutile seguitare) A un’inaugurazione...Con suo (sta per dire «genero» e accenna un ghigno che è come un singulto) Sì sì... e con quell’altro... il conte Bongiani.
CAMERIERE
A un’inaugurazione?
LORI
Mi pare d’un circolo, sì. Non voleva, e poi... quello lì (ha proprio la tentazione di dire «suo genero»; dice soltanto): Suo... (e guarda il cameriere; poi apre di nuovo la bocca al ghigno, come se, vedendolo così vecchio, gli nascesse un pensiero che lo agghiaccia, e alza un dito verso di lui) Voi è un pezzo che siete qua con lui?...
CAMERIERE
Col signor senatore? Eh!
LORI
Da quando era deputato?
CAMERIERE
Sono a momenti venticinque anni.
LORI
(con un sorriso orribile, ammiccando) La avrete allora veduta qui, m’immagino!
CAMERIERE
(stordito) Come dice?
LORI
Eh, avventure! avventure del giovane deputato...
CAMERIERE
(come per evadere, sulle generali) Donne?
LORI
Chi sa quante!
CAMERIERE
Eh, ai suoi tempi...
LORI
Signorette maritate di fresco... E quando fu ministro poi, giovani mogli d’impiegati... (notando che il cameriere si turba, aggiunge subito furbescamente): Fui suo capo di gabinetto, e lo so... Posti di fiducia! Non s’ottengono, caro mio, se non a costo di passare sotto certe forche... (fa le corna, pallido e ridente, e gliele mostra. Il cameriere lo guarda sbigottito. Pausa).
CAMERIERE
(sospirando) Cose antiche, signor commendatore!
LORI
Ah! Abbiamo già i capelli bianchi... Acqua passata!... Ormai! (pausa) (Il Cameriere torna a guardarlo più che mai sbigottito e costernato. Ma egli è assorto, come se vedesse innanzi a sè sua moglie, giovine, là in quello scrittojo, e parla quasi tra sè): Era bella... Che occhi, quando parlava! S’accendeva tutta. (Con voce brillante e spiccata, e gesto d’evidenza) Lucida, precisa... (Poi con amore, come se carezzasse una lontana e riposta grazia di lei). E voleva dominare, con l’intelligenza. Ma una donna, quando è bella... Le siguardano gli occhi, la bocca... come è fatta... E si sorride a quelle labbra che parlano, senza badare a ciò che dicono. Se n’accorgeva subito, lei, e se ne stizziva; ma, poi — donna — sorrideva di quello stesso sorriso di chi le guardava le labbra... Ciò che voleva dire rispondere al bacio che quegli occhi le davano... E allora... (Resta un po’ assorto; poi tentenna il capo e domanda) — Ma io solo? (Voltandosi d’improvviso, trasfigurato, verso il cameriere) Chi sa quante volte se la sarà stretta qua, lui, così, e baciata, eh?
CAMERIERE
(basito addirittura) Signor commendatore...
LORI
Eh via! Cose vecchie... Si sanno!
SALVO MANFRONI a questo punto si presenta col cappello in capo sulla soglia della comune.
SALVO MANFRONI a questo punto si presenta col cappello in capo sulla soglia della comune.
CAMERIERE
(riscotendosi) Ah, ecco il signor senatore...
SALVO
Come, tu qua, Martino? Che cos’è (costernato) È accaduto qualche cosa?
LORI
No. Debbo parlarti.
SALVO
(riferendosi alla scena del second’atto, con fastidio) Ancora? E a quest’ora?
LORI
No. Precisare, ormai. Due parole.
Intanto il cameriere avrà tolto il soprabito, il cappello e il bastone a Salvo Manfroni e alla fine della battuta del Lori si sarà ritirato.
Intanto il cameriere avrà tolto il soprabito, il cappello e il bastone a Salvo Manfroni e alla fine della battuta del Lori si sarà ritirato.
SALVO
(appressandosi con la mano tesa) Dunque?
LORI
(scartando la mano con un gesto secco) Niente mano.
SALVO
(restando) Che significa?
LORI
Ecco. Aspetta. Quando ci saremo intesi, te la darò di nuovo.
SALVO
Ma che cos’è?
LORI
Niente! Niente! Per grazia di Dio, non c’è bisogno di spiegazioni. Il fatto è certo e innegabile; tanto che tu e tutti eravate sicuri ch’io lo sapessi; dunque, non si discute.
SALVO
Ma che dici, scusa?
LORI
Sono venuto a darti, semplicemente, due notizie e a levarmi una curiosità.
SALVO
(vedendolo muovere e parlare così) Io non ti riconosco più!
LORI
Eh sfido! Sono un altro, da tre ore!
SALVO
Ma che è accaduto?
LORI
Niente. Tutto rovesciato; sottosopra. Sì. Il mondo che ti si ripresenta tutt’a un tratto nuovo, come non ti eri mai neppur sognato di poterlo vedere. Apro gli occhi adesso!
SALVO
Hai parlato con Palma?
LORI
(fa cenno di sì col capo ripetutamente, poi) Sbalordisci! Non sa-pe-vo nul-la!
SALVO
(con costernazione, restando) Non... non sapevi?
LORI
Nulla. Nè che mia moglie fosse stata la tua amante, nè che Palma fosse tua figlia...
SALVO
Te l’ha detto lei?
LORI
Lei. Che glie l’avevi detto tu, ch’era tua figlia; e che io lo sapevo.
SALVO
E non è vero?
LORI
(semplice, in naturalissimo tono assertivo) Non è vero! Non sapevo nulla! (Allo stupore del Manfroni): Ma sì! È incredibile! Non sapevo nulla! Da tre ore mi dico: Ma come? Meglio di così te lo dovevano far capire? Te l’hanno cantato in tutti i toni; dimostrato apertamente, sempre, in tutti i modi! Com’hai potuto credere che un deputato che non ti conosceva, diventando ministro, prendesse te, umile segretario di ministero, e solo perchè avevi sposato la figlia d’un suo maestro, ti mettesse a capo del suo gabinetto? e poi, morta la moglie, s’affezionasse tanto alla tua bambina, e te la crescesse come sua, e le trovasse marito, costituendole una vistosissima dote? Credetti all’onestà di quella donna, capisci? che morì troppo presto! Ma anche se fosse vissuta a lungo, non mi sarei accorto di niente lo stesso, perchè — ma sì, che vuoi! è incredibile — per me, era onesta! E credevo nella tua amicizia, come nella luce del sole, in questa gran luce che m’era entrata in casa e m’illuminava, m’accecava... Credetti nella tua venerazione per il tuo maestro, non ostante che poi ebbi la prova che, altro che venerazione, la tua!
SALVO
(turbandosi vivamente) Che vuoi dire?
LORI
Questa è l’altra notizia che ti darò. Aspetta! Ti devo dire tutto! Quand’ebbi quest’altra prova, fu peggio.
SALVO
(c. s.) Prova? Che prova?
LORI
La prova, la prova che complicò tutto; perchè mi fece trovare d’improvviso la mia ingenuità come in un covo di spine, di spine che la punsero da tutte le parti, a sangue, poverina, e la fecero tanto soffrire! Ma coraggiosamente — ah! — lei le strappò, sì, le raccolse, e se ne fece un cilizio per imparar a capire, a capir diversamente. Ma sempre come può capire l’ingenuità, beninteso! (Squillo del campanello del telefono sulla scrivania). Ah, senti! Ti chiamano al telefono.
SALVO
Loro? (fa per prendere il ricevitore dell’apparecchio)
LORI
(trattenendogli il braccio) No. Aspetta. Di’ che vengano qua.
SALVO
Qua? Ma sei pazzo? Perchè?
LORI
Perchè voglio che vengano! (Nuovo squillo).
SALVO
A quest’ora?
LORI
Con l’automobile faranno in due minuti.
SALVO
Ma che vuoi che vengano a fare qua? (Nuovo squillo).
LORI
Senti che premura? È lei. Ti vuol dire della spiegazione avuta con me. (Nuovo squillo). Di’ pronto. Su.
SALVO
Ma no! Se prima non mi dici...
LORI
Voglio che c’intendiamo bene, tutti e quattro.
SALVO
Ma su che? Se siamo già intesi!
LORI
No. Per l’avvenire. Dobbiamo stabilire tante cose.
SALVO
Lo faremo domani, se mai!
LORI
Ora! ora! (Nuovo squillo).
SALVO
(parlando all’apparecchio) Pronto. (Pausa) Sì, Palma...
LORI
Di’ che ci sono io.
SALVO
(c. s.) So... so... (pausa) Come? (pausa). Sì, senti... è qua da me.
LORI
Di’ che vengano subito, subito.
SALVO
(c. s.) Ma sì, purtroppo... Senti... (pausa) Che? (pausa) Sì, sì... Ma è bene che tu venga qua (pausa) Ma sì, subito (pausa). Ma per parlare (pausa). Con Flavio, sì. Come?
LORI
Non vuol venire?
SALVO
(al Lori) No, dice che non sa se l’automobile... (tronca per rispondere al telefono) Sì, sì. Va bene. T’aspetto, allora. Fate presto. (Posa il ricevitore sull’apparecchio). Su che cosa vuoi che c’intendiamo bene tutt’e quattro?
LORI
Intendiamoci prima tra noi due. Voglio sapere quando fu!
SALVO
Ma lascia!
LORI
No. Rispondi. Subito dopo il mio matrimonio?(Salvo scrolla le spalle) Rispondi. Perchè già v’eravate accordati, fin dal suo arrivo da Perugia?
SALVO
Ma no! Io non ci pensai neppure, allora!
LORI
Ma forse ci pensò lei?
SALVO
No, no! (Attenuando) Almeno io non so. Non credo.
LORI
E allora fu quando cominciò a tempestare, che voleva riprendere la sua carriera di maestra?
SALVO
(per troncare) Ma sì! ma sì!
LORI
Che un giorno non la trovai più a casa?
SALVO
Che vai ripensando più adesso?
LORI
Voleva fare come la madre. Andarsene. Venirsene con te. Eh, ma tu avevi la tua carriera politica...
SALVO
Smetti, ti prego!
LORI
E persuadesti la pecorella a ritornare all’ovile!
SALVO
Non so che gusto provi...
LORI
Ma mi brucia adesso a me! mi brucia adesso!
SALVO
Capisco, capisco... Ma pensa che è finito da tanto tempo! È morta...
LORI
(con scatto goffo e atroce, per l’insorgere d’un bisogno di vendetta) Oh! t’odiò, t’odiò, quando ritornò a me! S’accorse che a te era più cara la tua ambizione, e t’odiò!
SALVO
Ma sì, lo so bene...
LORI
E odiò in sè anche il frutto del tuo amore. Non voleva esser madre, non voleva, lo so. Fu la mia amante, più che la madre di quella lì. E io, io che pur ne ero felice, ne soffrivo. Per la bambina che credevo mia, nata da quella nostra riconciliazione.
SALVO
Basta, basta ora, ti prego!
LORI
Basta? Ah no, caro. Per me comincia adesso!
SALVO
Che comincia?
LORI
Ora lo vedrai. Mi ci son voluti diciannove anni per comprendere! Ora che tutto era finito, voi dite, così, pulitamente, come usa fra gente per bene...
SALVO
Ma scusa...
LORI
Oh lo so, gente che sa fare a modo le cose... — ora che non c’è più niente da fare, è vero? morta da sedici anni la moglie; maritata la figliuola, — basta, eh? là c’è la porta, tanti saluti. Ah no! Ora viene la mia volta. Ho capito tutto. Vagliato tutto.
SALVO
Ma non vedi che tu farnetichi?
LORI
No. Lucidissimo. Ho pensato, pensato. E vedo tutto. Parlo così, mi muovo così, perchè non posso farne a meno. Sono come un cavallo scappato. Mi frustano tutte le cose, che mi sono all’improvviso uscite dall’ombra da tutte le parti. Ma so ormai dove andrò a parare. Guardatene! (Lo afferra per un braccio) Prima di tutto; sei convinto ora, che non sono quel miserabile che m’avete creduto e rappresentato agli occhi di tutti?
SALVO
Ma sì! E per ciò non vedo...
LORI
Che cosa io possa fare? Nulla, è vero? Avrei dovuto saperlo prima, ed essere un miserabile dellapiù vile specie per profittarne. Non l’ho saputo; e dunque, tu pensi, dopo diciannove anni... Sbagli, caro mio!
SALVO
Vorresti profittarne adesso?
LORI
No! Sbagli, perchè, se l’avessi saputo subito, a tempo, non ne avrei mai profittato, io! T’avrei ucciso!
SALVO
Non penserai d’uccidermi adesso...
LORI
Eh, lo so, ora non posso più! non... (S’interrompe, per un’idea che gli balena e lo agita d’improvviso) Ma aspetta! Tu dici, profittarne adesso? E... e come potrei... come potrei più, adesso?
SALVO
(esitante) Ma... non so, io... io potrei fare ancora qualche cosa per te...
LORI
(lo guarda prima terribilmente, poi, quasi saltandogli alla gola, lo fa cadere su una poltrona; gualcendogli l’abito addosso) Tu? Meriteresti di essere ucciso ora, per questo che hai detto! (Ritraendosi inorridito, ripreso dall’idea che gli è balenata) No! Su, su... Rassettati, rassettati... C’è, c’è forse il modo... c’è, c’è ancora il modo di profittarne...
Entrano a questo punto dalla comune PALMA e FLAVIO GUALDI, ansiosi e sgomenti.
Entrano a questo punto dalla comune PALMA e FLAVIO GUALDI, ansiosi e sgomenti.
LORI
(scorgendoli) Ah, eccoli!
PALMA
Che cos’è? che cos’è?
LORI
Niente, niente, Palma! S’è chiarito, s’è chiarito, s’è chiarito tutto! Ha dovuto riconoscere, richiamato da me a fatti, a dati precisi, che s’era ingannato. Non è vero che tu sei sua figlia! Sei mia figlia! mia figlia! (A Salvo): Dillo, dichiaralo forte, qua, a tutti e due! È vero, è vero, che hai dovuto convenirne?
SALVO
Sì, è vero.
Momento di silenzio.
Momento di silenzio.
LORI
È vero! (A Flavio): Hai inteso, tu?
FLAVIO
(a bassa voce, aprendo appena le braccia) Ho inteso...
LORI
No! Dico che per il rispetto che tu mi devi d’ora in poi, come al padre di tua moglie, che sono io! sono io!
FLAVIO
(c. s.) Sì, va bene...
LORI
E perchè non debba arrischiarti più d’ora in poi d’accogliermi come un intruso, come uno che non abbia saputo mai rappresentar le sue parti in commedia. Sfido! Me le avete fatte rappresentare a mia insaputa, tutte: quella del marito gabbato e contento; quella dell’amico; del vedovo; del padre; del suocero. E le ho rappresentate male! Sfido! Non sapevo di rappresentarle! Ma ora che lo so, ora che lo so; vedrete! (Trapassa così, senz’avvertirlo, trascinato dalla foga della passione, a palesar la commedia che sta rappresentando dal sopraggiungere di Palma e di Flavio)
PALMA
(avvertendolo, con stupore): Come!
FLAVIO
(c. s. rivolto a Salvo, che si tiene in disparte): Che dice?
LORI
(ripigliandosi) Che dico? (Si volta verso Palma) Dico... dico che tua madre... purtroppo, sì... resta, resta il tradimento... ma che quest’altra infamia, no! quest’altra infamia non è vera! non è vera!
Lungo silenzio, Salvo Manfroni e Flavio restano a capo chino.Palma è come interdetta, sospesa a un ansioso sgomento. Il Lori guarda prima quei due; poi Palma. Nota quel suo atteggiamento e se ne compenetra; provando anche lui, subito, quasi sgomento di quella sua reiterata asserzione di fronte a lei così sospesa, e della commedia che s’ostina a rappresentare. Non per tanto, quasi a sfida del suo stesso sentimento, ripete, accostandosi a lei amorosamente, con un tono diverso, quasi infuso d’ironia per l’effimera soddisfazione che s’è presa:
Lungo silenzio, Salvo Manfroni e Flavio restano a capo chino.
Palma è come interdetta, sospesa a un ansioso sgomento. Il Lori guarda prima quei due; poi Palma. Nota quel suo atteggiamento e se ne compenetra; provando anche lui, subito, quasi sgomento di quella sua reiterata asserzione di fronte a lei così sospesa, e della commedia che s’ostina a rappresentare. Non per tanto, quasi a sfida del suo stesso sentimento, ripete, accostandosi a lei amorosamente, con un tono diverso, quasi infuso d’ironia per l’effimera soddisfazione che s’è presa:
LORI
Non è vero! Quantunque a te, eh! di’ la verità, forse non ti fa piacere!
PALMA
Ma sì... sì...
LORI
(spiandola negli occhi, non volendo crederlo) Sì?
PALMA
Sì.
LORI
Che sia io tuo padre?
PALMA
Ma sì.
LORI
Io, e non lui?
PALMA
Ti dico sì...
LORI
Quantunque io sia un pover’uomo, che tu, fino a poco fa, hai disprezzato?
PALMA
Ma sì, per questo, anzi!
LORI
Uno che tutti, sempre disprezzeranno, perchènon posso più far credere a nessuno, io, che non sapevo, capisci? Se lo dico, faccio ridere!
PALMA
Ma ci credo io! E ci ho creduto subito, appena tu me l’hai detto! E tanto più ci credo ora, se tu mi dici che non è vero quanto lui (accenna al Manfroni) aveva supposto!
LORI
(commosso, rabbrividendo, quasi atterrito dal vuoto che tocca) Vedi? vedi? È spaventoso! Basta sapere una cosa, e cangia, cangia subito tutto! Io ero così, come te, fino a poche ore fa! Mi credevo tuo padre; e tu mi disprezzavi, perchè sapevi di non esser mia figlia! Ora, invece, che tu cominci a credermi tuo padre, e ti volti a me cangiata, io non posso, non posso riaccoglierti tra le braccia, perchè so, so che non sei mia figlia, e che sto facendo la commedia davanti a lui, davanti a tuo marito e a te!
PALMA
(di nuovo, con stupore) La commedia?
FLAVIO
(c. s.) Ah, ma dunque...
LORI
(nervosamente, aspro, quasi cattivo, per reagire alla sua commozione e difendersene) La commedia! E l’ho fatta bene, no? Tanto bene, che per un momento ci avete creduto! (Accenna un riso amaro) Ah! ah! E anch’io, ecco qua, senza volerlo (si passa le dita sugli occhi e poi le mostra)fino alle lagrime! (Accostandosi a Flavio) No! Tranquillo, caro, tranquillo!
FLAVIO
Dunque... non è vero?...
LORI
Non è vero! Ho tentato; ma non posso. Mi stomaca. Mi fa piangere...
SALVO
E dunque basta, via...
LORI
(voltandosi di scatto) Non ti va? Eppure dovrebbe seguitare, almeno questa commedia; poichè il dramma passò nella mia vita senza che me n’accorgessi; e non posso più farlo! Ma stai tranquillo anche tu. Non posso far più neanche la commedia. Lo so! Se non la svelavo io, domani andavi a casa loro, a dire che avevi dovuto far le viste di riconoscere davanti a loro l’inganno, per pietà del mio stato; e li avresti persuasi a far le viste di crederci anche loro...
SALVO
Ma no! Perchè t’immagini questo?
LORI
(con forza) Non sono mica un imbecille!
SALVO
Ma chi te lo dice?
LORI
Oh! Vi foste contentati di credermi soltantoun miserabile! Nossignori! Anche un imbecille! Ma io ho potuto essere un imbecille, finchè ho creduto a cose sante e pure: all’onestà! all’amicizia! Ora no, più! E se, per vendicarmi, mi potessi sobbarcare a essere ancora, agli occhi di tutti quel miserabile che m’avete fatto credere, non potrei esser più umile, timido, schivo, quel pover’uomo che andava a fare quella buffonata ogni giorno, là, al camposanto! Lo capite, questo? È chiaro! E dunque... e dunque, io... io... (si guarda smarrito intorno, come se cercasse e non trovasse più via di scampo, e accenna un lieve e vano annaspare delle mani; poi, recandosele al volto) oh Dio, come... come farò più a vivere io?
SALVO
Ma no! Ma perchè fai così?
PALMA
Se tutto è passato, finito!
LORI
Ma appunto per questo! Perchè tutto è finito, non posso più vivere! Se è finito! se non posso più distruggerlo quello che sono stato per gli altri! È qua —in questo mio corpo— in questi miei occhi che guardavano senza vedere chi ero per tutti; in questa mano che porgevo, senza sapere che apparteneva a uno, di cui tutti ridevano o avevano schifo! Come faccio più ora a guardare la gente? a porgere questa mano? Ne ho io, ora, schifo e raccapriccio! Di me stesso, sì, quale ora mi vedo e mi tocco: —uno che non sono io, che non sono stato mai io— e da cui non mi par l’ora di fuggire! non mi par l’ora! (accenna così dicendo,smarritamente, di volersene andare) non mipar l’ora!
SALVO
(parandoglisi davanti per impedirglielo) Ma che vorresti fare?
LORI
(lo guarda, come trasognato — poi, sovvenendosi): Ah, sì: oltre a questa, un’altra cosa. Me ne scordavo. L’unica che possa fare contro te. E la faccio, non perchè me n’importi; la faccio per provarti che non sono un imbecille. Mi vendico, sì, a freddo, mi vendico nell’unico modo che mi sia possibile ormai: facendo a te ciò che tu hai fatto a me: lasciarti vivo, ma come tu hai lasciato vivere me, senza più la stima di nessuno, dimostrando che il miserabile sei tu, tu! (Voltandosi a Palma e a Flavio) È lui, questo che tu ti sei gloriata d’avere per padre, un miserabile, non solo per quello che ha fatto a me, ma anche, sai? perchè è un ladro!
SALVO
(facendoglisi sopra, minaccioso) Che?
LORI
(subito, fermo, tenendogli testa) Un ladro! Un ladro! (Voltandosi agli altri due) È un ladro, perchè ha rubato a Bernardo Agliani!
SALVO
(rompendo a ridere sonoramente) Ah! ah! ah!
LORI
(lo guarda un pezzo, poi si volta a Palma e a Flavio, e dice): Ride. Ho la prova a casa!
SALVO
L’hanno data a intendere anche a te? Te l’hanno fabbricata a Perugia, codesta prova?
LORI
No, caro. È di mano dello stesso Agliani.
SALVO
Ma se le ho io qua (indica la scrivania) le carte dell’Agliani!
LORI
Eh, tutte no!
SALVO
Tutte! tutte!
LORI
Tutte, no.
SALVO
(smarrendosi di fronte alla reiterata affermazione) Tranne che... tranne che tu non ne abbia delle altre, che io ignoro...
LORI
Ti smarrisci...
SALVO
No!
LORI
Ti sei fatto pallido. E ora arrossisci!
SALVO
Ma perchè non vorrei che l’Agliani, in altri appunti posteriori...
LORI
No: sono anteriori: i primi! Il primo abbozzo di quella copia che hai tu.
SALVO
Ma se nelle carte che ho qua dell’Agliani non c’è nulla che...
LORI
Non saranno tutte!
SALVO
Tutte! tutte!
LORI
Fin dove ti sarà convenuto di conservarle! Le altre, le avrai distrutte!
SALVO
Questa è una calunnia!
LORI
Te lo posso provare.
SALVO
Che cosa? Potrai provarmi, se mai, che forse all’Agliani, in seguito, sorse da quei suoi problemi l’idea anche a lui...
LORI
Ecco, benissimo. Ma nonanche a lui; a luisoltanto, e tu te l’appropriasti. (Voltandosia Palma e a Flavio) Ho gli appunti a casa: un fascio così!
SALVO
Sta bene! E provamelo, se qua, nelle carte che ho qua, (batte furiosamente sulla scrivania) non c’è neppure il più lontano cenno di quell’idea! Provamelo!
LORI
Ah, ora non neghi più, mi sfidi!
SALVO
(con sprezzo) Ma che vuoi che sfidi, uno come te? Chi vuoi che presti fede a te e non a me, se io affermo che non ho conosciuto — com’è vero — codesti nuovi appunti dell’Agliani, ed esibisco le carte che ho qua di lui.
LORI
Eh, già! Se non ci fosse il tuo libro...
SALVO
(smarrendosi di nuovo) Il mio libro?
LORI
A cui si deve prestar fede! A me, no; ma al tuo libro, sì. La prova è lì!
SALVO
(c. s.) Nel mio libro?
LORI
(rivolgendosi agli altri due) Ma come volete che uno, ignaro come me, potesse capire qualche cosa in tutte quelle formule, in tutti quei calcoli? L’evidenzadel furto m’è saltata chiara davanti agli occhi, senza cercarla, confrontando quegli appunti col suo libro.
SALVO
Non ti degno di risposta!
LORI
E l’ho scoperto da un pezzo, io, sai? e mi sono stato zitto per lei (indica Palma), per il bene che facevi a mia figlia, perchè ignoravo l’altro tuo delitto, di cui questo forse è soltanto la conseguenza accidentale. Perchè non hai avuto mai nessuna vera passione tu; e codeste carte dell’Agliani ti servirono soltanto, dapprima, per nascondere la tresca; per darti il pretesto di stare a casa mia, vicino a lei! Vuoi che pubblichi, se non hai nulla da temere, quegli appunti che ho in casa, così come sono? Sarei venuto a darteli...
SALVO
(subito) Dàmmeli, e li pubblicherò io stesso, riconoscendo innanzi a tutti...
LORI
Che cosa? La tua appropriazione indebita?
SALVO
(con forza) Questa non c’è! E non la crederà mai nessuno!
LORI
Eh già... Tra te e me... (Voltandosi verso Palma e notando il suo atteggiamento, tra sdegnato e avvilito) Ma guarda! Mi basta che lo creda lei — seglielo dico io — uno che per lei ha taciuto — uno che non parlerà più, domani! Che vuoi che m’importi del tuo libro!... di chi l’ha scritto!... di te!... (Afferra per le braccia Palma, spiandola negli occhi) Tu mi credi?
PALMA
Sì!
LORI
Credi a me e non a lui?
PALMA
Sì! sì!
LORI
E mi basta questo! Non pubblico niente! non faccio niente! Ero venuto qui per fare non so quante cose, contro te, contro tutti... Mi son cadute di mano tutte le armi... Che armi? Non ne ho!... Neanche uno spillo!... E poi perchè? È piccolo, è meschino e brutto quello che ho fatto... Ne provo onta io stesso, ora... (Rivolgendosi ancora una volta a Palma) Tu mi credi?
PALMA
Sì! sì! (pausa)
LORI
Mi basta questo. Addio.
PALMA
(commosso, accorrendo a lui, abbracciandolo per trattenerlo) Ah no! no! Saprò impedirtelo io! Per vivere! per vivere ti deve bastare!
LORI
No... no...
PALMA
(incalzando) Come no? sì! Se ora tu hai tutta la mia stima, il mio affetto! (Invita con la mano Flavio ad accostarsi a farsi attorno, premuroso) Tutto il rispetto...
FLAVIO
(eseguendo) Sì, sì, certo...
LORI
(cupo, quasi duro) Io posso ormai, senza inganno, riaccostarmi solo a chi, dopo la colpa, si pentì e mi compensò con tanto amore. L’unica cosa viva e vera, ch’io m’abbia avuto, dopo il delitto. Tutto il resto è stato inganno. Chi più m’ingannò, m’ingannò meno. Non potrei, non potrei, senza ribrezzo per me e per voi, riaccostarmi alla vostra vita.
PALMA
Ma no! Perchè ribrezzo? Nessun ribrezzo! Quello che tu hai detto, scusa, l’inganno suo (indica Salvo Manfroni), l’inganno suo sul mio conto...
LORI
Ma non è vero!
PALMA
Eppure io l’ho creduto subito, entrando qua con lui (indica Flavio). Ebbene, così lo crederanno anche gli altri! E sarò io, sarò io la prima a farlocredere, a farlo credere a tutti, perchè tutti abbiano per te rispetto, considerazione...
LORI
Tu? Ma non puoi mica dire...
PALMA
Non c’è bisogno di dire! Mi vedranno con te, accanto, intorno a te, come nessuno finora m’ha veduta! E d’accordo tutti, qua, d’ora in poi...
LORI
(per tentare ancora una difesa contro questa carità di lei, che lo investe, lo frastorna, e quasi lo fa mancare a sè stesso) Ma... ma non posso crederlo io!
PALMA
(incalzando sempre più) Anche tu! anche tu! lo crederai anche tu, per forza!
LORI
(c. s.) Io?... come?...
PALMA
Ma perchè èvero, vedi! èveroora il mio affetto per te! Non è mica un inganno! Il mio affetto, la mia stima, sonouna realtà, in cui tu puoi vivere, e che s’imporrà a tutti e anche a te!
FLAVIO
È giusto! è giusto! Sarà così.
LORI
(stremato, sfinito, come stroncato dalla commozione, si piega sul braccio di Palma; poi, c. s., rialzando la faccia smorta e quasi balbettando): La... la commedia, allora?
PALMA
No! Nessuna commedia! Il mio affettovero, ti dico!
FLAVIO
Sì, certo... Sarà così...
LORI
(a Flavio) Tutto per bene?...
PALMA
(affettuosa, abbracciandolo, quasi sostenendolo) Su, su! sarai tanto stanco... Andiamo, andiamo... T’accompagneremo noi a casa...
FLAVIO
Sì, è già molto tardi...
PALMA
C’è giù l’automobile, faremo presto...
LORI
A casa... in automobile... Eh sì... tutto per bene... tutto per bene... (S’avvia con Palma, quasi rimbecillito, seguito da Flavio. A un certo punto si ferma, si volta, guarda Salvo Manfroni, e dice a Palma, indicandoglielo): E... e lui?
PALMA
(spiandolo, sospesa) Che dici?
LORI
Eh, salutiamo anche lui, allora... (Gli fa un saluto con le mani, accennando anche un inchino, poi, rivolgendosi a Palma): Tutto per bene...
TELA