Chapter 7

Al levarsi della tela, la scena è vuota. Poco dopo dall’uscio a vetri di fondo, che dà sul giardino, entrano, di ritorno dal passeggio PALMA e SALVO MANFRONI seguiti dal CAMERIERE, a cui il Manfroni dà il cappello e il soprabito. Il cameriere va via subito per la comune; mentre gli altri due seguitano il discorso già incominciato, scendendo dall’automobile in giardino.

Al levarsi della tela, la scena è vuota. Poco dopo dall’uscio a vetri di fondo, che dà sul giardino, entrano, di ritorno dal passeggio PALMA e SALVO MANFRONI seguiti dal CAMERIERE, a cui il Manfroni dà il cappello e il soprabito. Il cameriere va via subito per la comune; mentre gli altri due seguitano il discorso già incominciato, scendendo dall’automobile in giardino.

Al levarsi della tela, la scena è vuota. Poco dopo dall’uscio a vetri di fondo, che dà sul giardino, entrano, di ritorno dal passeggio PALMA e SALVO MANFRONI seguiti dal CAMERIERE, a cui il Manfroni dà il cappello e il soprabito. Il cameriere va via subito per la comune; mentre gli altri due seguitano il discorso già incominciato, scendendo dall’automobile in giardino.

SALVO

(mentre il cameriere gli toglie il soprabito) Sì, sì... Ma c’è sempre modo, credi (il cameriere va via), c’è sempre modo di dare agli altri una stima di sè, che li accresca ai loro stessi occhi...

PALMA

(subito, mentre si sfila i guanti) E li renda insoffribilmente presuntuosi!

SALVO

No, cara, e che nello stesso tempo, al contrario, riesca di vantaggio anche a noi.

PALMA

Ma io noto ormai tante cose!

SALVO

Tu non noti niente. Sta’ bene attenta. Egli(allude al marito) ti parla. Tu senti che sono parole, dette così per dire...

PALMA

Ma sì, sciocche, senza nessuna realtà!

SALVO

Bene. Nell’accoglierle, tu mostra che l’abbiano...

PALMA

Ma come? Se non ne hanno!

SALVO

Oh bella! Ma dandogliela tu, mettendocela dentro tu, una realtà, quella che ti conviene, ma come se invece — capisci? — ce l’avesse messa lui, che sarà felicissimo, credi, di vedere le sue parole «consistere» in qualche modo. Tu te lo farai così, a poco a poco, a modo tuo; ma lasciandogli l’illusione ch’egli sia invece sempre a modo suo. Mi sono spiegato?

PALMA

Non è facile!

SALVO

Eh, lo so. Non ti sto mica dicendo che è facile. Ma credi a me, che bisogna far così nella vita.

PALMA

Ci vuole una pazienza!

SALVO

Ah sì, cara. Sopra tutto, pazienza. (Poi, pianissimo) E non con tuo marito soltanto, qua dentro.

PALMA

(lo guarda un po’, poi domanda): Vuoi dire con Gina?

SALVO

Mi pare che abbia un musino di volpe quella signorina!

PALMA

Le si è scoperto adesso, da che ha finito di servire nell’altra casa.

SALVO

Ti sei accorta anche tu del cambiamento?

PALMA

È sempre inappuntabile; bada!

SALVO

Ma è rimasta molto amica di là...

PALMA

Eppure sa, Dio mio...

SALVO

Zitta. Eccola!

Entra dal secondo uscio di fondo la SIGNORINA CEI, che s’accosta a Palma, per liberarla del cappello e della mantiglia.

Entra dal secondo uscio di fondo la SIGNORINA CEI, che s’accosta a Palma, per liberarla del cappello e della mantiglia.

SIGNORINA CEI

Vuole, signora marchesa...?

SALVO

Oh, buona sera, signorina.

SIGNORINA CEI

Buona sera, signor senatore.

PALMA

No, grazie, Gina. Vado io di là un momento. (A Salvo) Con permesso.

SALVO

Fai, fai. Ma credo che più tardi ti toccherà uscir di nuovo, per tua suocera.

PALMA

Dio, che seccatura! Ancora?

SALVO

Le ha ripreso la febbre.

SIGNORINA CEI

Sì, signora! Ha mandato ad avvertirlo.

SALVO

(con premura, alla signorina Cei) Ma niente di grave!

SIGNORINA CEI

Al solito...

SALVO

(a Palma) Bisogna che tu vada...

PALMA

Sopra tutto, pazienza.

Palma, via per il secondo uscio di fondo. Salvo è presso la tavola ottagonale, prende una rivista illustrata, la sfoglia, in piedi.

Palma, via per il secondo uscio di fondo. Salvo è presso la tavola ottagonale, prende una rivista illustrata, la sfoglia, in piedi.

SALVO

Cara signorina, io vorrei stare un po’ alla sua scuola.

SIGNORINA CEI

Lei, signor senatore? Ma che dice!

SALVO

(senza guardarla, seguitando a sfogliar la rivista) Ammiro i suoi occhi.

SIGNORINA CEI

Ah sì? Non credo poi che siano così belli....

SALVO

Sono belli. Ma oltre che per questo, li ammiro perchè sono dotti.

SIGNORINA CEI

Dotti?

SALVO

Dotti vuol dire attenti. Ma attenti senza parere.

SIGNORINA CEI

I miei occhi le sembrano attenti?

SALVO

No. Appunto. Non sembrano affatto. Ma sono attenti. E io vorrei, le dico, imparare da essi.

SIGNORINA CEI

Imparare che cosa?

SALVO

Ecco: a domandar così, per esempio, fingendo di non capir che cosa, mentre lei ha capito benissimo.

SIGNORINA CEI

(quasi sfidandolo) Ah, dunque l’arte di far le viste di non capire?

SALVO

(non risponde lì per lì, come se fosse intento a leggere nella rivista; ma poi nega col dito, e dopo una breve pausa, soggiunge): Questa è un’arte più facile. Basta simular l’ignoranza. Ce n’è un’altra più difficile: quella dinon far le viste di capire, quando gli altri si siano accorti che noi invece abbiamo capito benissimo (per attenuare ciò che ha detto, fingendo di non dargli importanza) oh, una cosa del resto, che già capiscono tutti....

SIGNORINA CEI

Sì? E allora!

SALVO

Ah, s’inganna. Ci vuole allora una naturalezza, che è assai più difficile a simulare di quella finta ignoranza, che nessuno ci chiede e che ci farebbe apparir sciocchi.

SIGNORINA CEI

Sarà. Forse però può non essere un’arte, signor senatore.

SALVO

No? E che, dunque?

SIGNORINA CEI

Mah! Una necessità penosa....

SALVO

Eh, cara signorina, forse s’impara bene, solo quando sia una necessità!

Entrano a questo punto, in abito da sera, FLAVIO GUALDI e VENIERO BONGIANI, dalla comune.

Entrano a questo punto, in abito da sera, FLAVIO GUALDI e VENIERO BONGIANI, dalla comune.

FLAVIO

Ah, eccolo qua!

SALVO

Sono già qua da un pezzo.

La signorina Cei, via per il secondo uscio di fondo.

La signorina Cei, via per il secondo uscio di fondo.

VENIERO

Illustre senatore, le mie più vive congratulazioni.

SALVO

Grazie, caro Bongiani.

FLAVIO

(a Salvo) Scusa, corrispondente o effettivo?

SALVO

(come uno che non ne possa più) Ma sì, effettivo, effettivo!

VENIERO

D’un’accademia straniera, e poi di quella! I socii corrispondenti saran parecchi; gli effettivi, uno o due. Ma mi levi un dubbio, senatore....

SALVO

(c. s.) No no, Bongiani, per carità, non me ne parli!

VENIERO

No, scusi; a proposito di codesta nuova onorificenza....

FLAVIO

Ecco, già; si discuteva al circolo, se era proprio necessario che tu attribuissi il merito....

VENIERO

In parte....

FLAVIO

In parte, s’intende! il merito della tua scoperta scientifica a Bernardo Agliani.

VENIERO

Se la scoperta, dicevano, è totalmente sua! (Tutto questo discorso sarà fatto con leggerezza, senza dar quasi importanza alla cosa).

SALVO

È chiaro che i vostri amici del circolo non hanno mai veduto, neppur da lontano, il mio libro.

VENIERO

Ah, questo è positivo!

FLAVIO

Perchè nel tuo libro è detto....?

SALVO

Ragazzi miei, appunto perchè nell’introduzione di esso mi son fatto scrupolo d’attribuire a BernardoAgliani qualche merito, tutti ora dicono che avrei potuto farne a meno. Se non l’avessi fatto....

VENIERO

Avrebbero detto il contrario?

FLAVIO

Gl’incompetenti!

SALVO

No, i competenti, anzi! pur sapendo bene che nelle carte di Bernardo Agliani non c’è nulla che lasci neppur lontanamente balenar l’idea della scoperta, e che egli poneva lì, per altri fini, certi suoi problemi di fisica.... Ma lasciamo andare! (Cambiando tono, come se il discorso si facesse soltanto ora serio e interessante) Dite, dite: la scissione, dunque, è proprio avvenuta?

FLAVIO

Ma che! Una pagliacciata!

VENIERO

Si risolverà per tutti quanti in una doppia spesa, d’ora in poi!

FLAVIO

Siamo andati a iscriverci socii anche del nuovo circolo!

SALVO

Ah sì? (ride).

VENIERO

In massa! Un’invasione!

FLAVIO

E questa sera si farà l’inaugurazione!

VENIERO

Lei senatore, verrà con noi?

SALVO

Voi siete matti!

FLAVIO

Ah no! Verrai con noi!

VENIERO

L’abbiamo promesso!

FLAVIO

Figurati se puoi mancare!

SALVO

Io, cari miei, me ne resto qua (siede, o meglio, si sdraja beatamente sull’ampia poltrona di cuojo presso la tavola ottagonale) qua, come ogni sera!

FLAVIO

Che! che! Ti strapperemo a viva forza!

SALVO

Mi strapperete? Se sapeste a qual prezzo me la sono guadagnata questa poltrona!

FLAVIO

Ma via! Per una sera!

SALVO

Non mi par l’ora, ogni sera, che Giovanni, dopo cena, venga a girar la chiavetta della luce e mi lasci, quasi al bujo...

VENIERO

No, senta: lei non ci farà questo tradimento!

FLAVIO

Del resto, non ci sarà neanche Palma stasera...

Rientra dal secondo uscio di fondo PALMA.

Rientra dal secondo uscio di fondo PALMA.

PALMA

Parlate di me?

VENIERO

Buona sera; marchesa.

PALMA

Buona sera, Bongiani. Che cos’è?

VENIERO

Persuadetelo voi per carità a venir con noi all’inaugurazione del nuovo circolo!

PALMA

Ah, si farà poi stasera?

FLAVIO

(a Salvo) Vedrai che ti persuaderà lei!

SALVO

Non mi persuaderà nessuno!

FLAVIO

Perchè, Palma, a te toccherà d’andar di nuovo dalla mamma.

PALMA

Ma è proprio necessario?

SALVO

No, no, tu andrai, tu andrai...

FLAVIO

Ci son passato adesso e le ho promesso che saresti andata. Non c’è mica bisogno che ti trattenga a lungo.

SALVO

Ecco. Un’oretta! E io t’aspetterò qua, senza rinunziare alla mia delizia consueta!

FLAVIO

Mi fai rabbia, senti!

VENIERO

Ma vedrai che verrà!

SALVO

Non verrò!

PALMA

Ma sì! Lasciatelo stare!

VENIERO

Non possiamo! Non possiamo!

FLAVIO

Capisci che non ci faranno entrare, se ci presentiamo senza di lui?

SALVO

E voi non andate!

PALMA

Un bell’egoismo, dico! Mi toccherà prima andar là...

FLAVIO

Oh Dio mio, una visitina...

PALMA

No, scusa. Se non debbo trovar qui, al ritorno, neanche lui, tanto vale allora che mi trattenga tutta la serata. Mentre voi andate a divertirvi!

SALVO

Stai sicura, cara, stai sicura che mi lascerai qua, e mi ritroverai qua.

A questo punto, MARTINO LORI dalla comune, domanda:

A questo punto, MARTINO LORI dalla comune, domanda:

LORI

Permesso?

Tutti hanno un gesto e un moto di fastidio.

Tutti hanno un gesto e un moto di fastidio.

FLAVIO

(piano, sbuffando) Oh Dio!

E la conversazione cade subito, mentre il Lori si fa avanti, con esitazione, tra la freddezza generale.

E la conversazione cade subito, mentre il Lori si fa avanti, con esitazione, tra la freddezza generale.

LORI

Buona sera. Disturbo?

PALMA

No, per nulla.

SALVO

Vieni, vieni avanti... Non mi alzo...

LORI

(appressandosi a Flavio, che ha tratto in disparte Veniero per parlare con lui) Buona sera, Flavio...

FLAVIO

(voltandosi appena) Ah, scusi. Buona sera.

VENIERO

Caro commendatore... (gli stringe la mano)

PALMA

(A Lori) Vieni a sedere...

SALVO

Qua, qua accanto a me, Martino.

FLAVIO

(piano a Veniero) Ma sì, è una fortuna! Vedrai che adesso verrà con noi! (E s’avviano tutti e due per il secondo uscio a sinistra)

SALVO

Dove andate adesso voialtri?

FLAVIO

Qua al bigliardo un momento.

PALMA

Saremo subito a cena.

FLAVIO

Vieni, vieni anche tu, Palma, senti...

PALMA

Che cos’è?

FLAVIO

Dobbiamo dirti una cosa... Vieni...

PALMA

Con permesso...

Flavio, Veniero e Palma, via per il secondo uscio a sinistra.

Flavio, Veniero e Palma, via per il secondo uscio a sinistra.

SALVO

(con un sospiro di stanchezza, rimanendo sdrajato sulla poltrona) Ebbene, mio caro vecchio amico?

LORI

(impicciato, mortificato, angosciato, dice per non parere, con un risolino): Eccoci qua... (Poi): Stavate a dire forse qualche cosa che non debbo sapere?

SALVO

No, no, niente. Hanno stasera l’inaugurazione d’un nuovo circolo, e complottano contro di me,che mi son messo a riposo. Come te. Tu, dal Consiglio di Stato; io da tutte le noje mondane, amico mio.

LORI

Anche da queste?

SALVO

Da tutte, da tutte...

LORI

(con rincrescimento sincero e affettuoso) È male, per te. Tu che potresti avere ciò che vuoi...

SALVO

Ah, grazie tante, caro amico. Ne ho già fino alla gola. Per aver qualche cosa, devi dare, dare, dare. Se ti fai il conto poi di quello che hai dato e di quello che hai avuto...

LORI

Certo, sì. Ma appunto per questo io credo, che non si debba calcolare per se stesso il valore di quel poco che s’ottiene...

SALVO

E come vorresti calcolarlo?

LORI

In rapporto a ciò che s’è dato.

SALVO

E non dico questo io? Tira le somme, è un fallimento!

LORI

No, scusa. Per modo, io dico, che a quel poco che si ottiene il valore per noi venga da quanto abbiamo dato. Guaj se per me almeno non fosse così!

SALVO

(seccato da questo richiamo a sè che fa il Lori) Ah, ho capito. Tu parli d’altro adesso.

LORI

È un dare e avere anche questo.

SALVO

Un padre dà sempre tutto!

LORI

E più poco di così... (Vorrebbe aggiungere: «non avrei potuto ottenere» ma il Salvo non gliene lascia il tempo)

SALVO

(interrompendo, con sgarbo, per cangiar discorso) Di’ un po’, di’ un po’, hai liquidato, spero, il massimo della pensione?

LORI

(ferito) Che... che intendi dire?

SALVO

(con indifferenza) Niente. Domando.

LORI

(c. s. e frenando appena l’ansia e l’angoscia che prorompono a mano a mano con foga incalzante,quanto più Salvo Manfroni cerca d’arrestarle con le sue domande e le sue risposte in diverso tono) Tu non facesti mai pesare su me, finora, il tuo grado, la tua dignità...

SALVO

Ma che dici?

LORI

Mi hai trattato sempre con la massima confidenza...

SALVO

Certo...

LORI

Con cordialità.

SALVO

Ma sì...

LORI

Fino a darmi e a farti dare del tu, quando questo poteva impacciarmi, perchè trattando con te io ho veduto sempre nell’amico il superiore.

SALVO

Ma, santo Dio, che discorso mi stai facendo?

LORI

No, no... Lasciami dire! Io soffoco dall’angoscia...

SALVO

Ma perchè?

LORI

Mi domandi perchè? È il modo di trattarmi questo?

SALVO

Ma io sto parlando con te...

LORI

Non dico tu; tutti, qua... Capisco che a lui la moglie è venuta più dalle tue mani che dalle mie...

SALVO

Ma questo, scusa...

LORI

Lo so; dalle mie mani non se la sarebbe presa. C’è troppa disparità di condizione; anche di carattere, d’educazione...

SALVO

Dovevi prevederlo!

LORI

Ma sì, ma sì, è naturale, non può aver piacere di vedermi. Mi respinge!

SALVO

Ma no...

LORI

Se proprio non mi respinge, m’allontana col suo tratto.

SALVO

Scusa, scusa, dovresti capire...

LORI

Che i miei modi, forse sono stati troppo semplici, prima; e che ora sono forse troppo circospetti?

SALVO

(non potendone più) Ma è tutto un modo di agire, il tuo, abbi pazienza, anche di fronte a me...

LORI

(stupito) Il mio?

SALVO

Parliamoci chiaro, amico mio! Certe situazioni s’accettano o non s’accettano, fin da principio. Quando si sono accettate, bisogna sapersi rassegnare; risparmiarsi inutili dispiaceri e risparmiarli anche agli altri.

LORI

Ma se mi sono astenuto e m’astengo quanto più posso dal venire...

SALVO

E ti sembra necessario?

LORI

(c. s.)Che cosa? Venire?

SALVO

Certe volte, con codesta faccia che fai, mi sembra che provi gusto a sconcertarmi. Venire! Nessuno t’ha detto finora di non venire. Vieni, ma con un’aria, con un tono più conveniente, ormai,che renda anche agli altri più agevole il trattare con te...

LORI

Ma mi sembra che io...

SALVO

Tu l’hai presa male fin dal primo principio, te l’ho già detto... e non ci vedo più rimedio ormai! Sarebbe, credi, un gran sollievo per tutti, anche per te, se tu trovassi qualche altro modo... Dico capisci, per il rispetto di te stesso, che preme anche a me di salvare; e non da ora, tu lo sai!

LORI

Sono rimasto solo... Avevo almeno prima il conforto dell’amicizia, di cui per tanti anni tu, venendo ogni giorno a casa mia, avrei voluto onorarmi...

SALVO

Ma mi sembra naturale, scusa, dopo tutto quello che ho fatto, che ora io venga qua!

LORI

Sì, ma... almeno, dico, per l’apparenza... È troppo, via, che anche di fronte a un estraneo io debba essere accolto così...

SALVO

Bongiani è un amico intimo. Caro mio, bisogna valutar bene le cause, per rendersi conto degli effetti. E tu non puoi, perchè non ti vedi. Ti vedo io, e t’assicuro che provochi questa reazione. Capisco, capisco che a chi non sappia nulla, debba o possa apparir troppo. Ma Bongiani sa, ciò chesanno tutti; ciò che, santo Dio, sai anche tu... E perciò ti dico di smettere, di cambiare, come sono cambiate le condizioni...

LORI

E come potrei cambiare?

Entra dal primo uscio a sinistra la SIGNORINA CEI.

Entra dal primo uscio a sinistra la SIGNORINA CEI.

SIGNORINA CEI

Ecco, vanno già a tavola, signor senatore.

Dal secondo uscio a destra, vengono fuori PALMA, FLAVIO e VENIERO.

Dal secondo uscio a destra, vengono fuori PALMA, FLAVIO e VENIERO.

FLAVIO

Subito, subito, Salvo! Bisogna far presto!

SALVO

Eccomi, sì, vengo. (E s’avvia verso l’uscio con Flavio e Bongiani)

PALMA

(a Lori) Se vuoi passar di là anche tu... (indica l’uscio della sala da pranzo)

LORI

No, rimango qua...

PALMA

Tu ceni sempre tardi, al solito?

LORI

Sì, tardi...

FLAVIO

(entrando con Salvo e Veniero nella sala da pranzo) Su, Palma!

PALMA

Eccomi... Rimane qua lei, Gina?

SIGNORINA CEI

Rimango io, sì...

Palma, via con gli altri per il primo uscio a sinistra. Durante la scena seguente si sentiranno a tratti le voci confuse, le risa, l’acciottolìo dei piatti, ecc. dei quattro di là a cena.

Palma, via con gli altri per il primo uscio a sinistra. Durante la scena seguente si sentiranno a tratti le voci confuse, le risa, l’acciottolìo dei piatti, ecc. dei quattro di là a cena.

LORI

Ma non s’incomodi per me, se ha da fare...

SIGNORINA CEI

No, non ho niente da fare...

LORI

Mi trattengo ancora un poco, perchè vorrei parlare con Palma.

SIGNORINA CEI

(come per proporre un soggetto di conversazione aliena) Ha saputo, commendatore, della nuova onorificenza al signor senatore?

LORI

(sovvenendosi e rammaricandosi della propria dimenticanza) Ah, già! Ho letto la notizia nei giornali... E mi son dimenticato...

SIGNORINA CEI

(piano, come a spegner subito quel rammarico) Lei dovrebbe custodire più gelosamente un certo fascio d’appunti, che sono nella sua scrivania...

LORI

(di scatto, voltandosi, con uno stupore tra iroso e atterrito) Come lo sa?

SIGNORINA CEI

(fredda, placida) Si ricorda quel giorno che venni a trovarla al Consiglio di Stato per domandarle quando sarei potuta venire a ritirare gli ori della sua signora, da lei messi da parte, perchè li portassi qua?

LORI

Sì, ebbene?

SIGNORINA CEI

Lei mi diede la chiave del cassetto della sua scrivania.

LORI

Ah, già! Ma lei allora...?

SIGNORINA CEI

Mi perdoni. Non seppi vincere la curiosità...

LORI

Ma quelli sono gli appunti, il primo abbozzo dell’opera dell’Agliani... Ci avrà capito ben poco...

SIGNORINA CEI

Ho capito tutto, signor commendatore.

LORI

Ma no... Formule, calcoli...

SIGNORINA CEI

Lessi la nota scritta di suo pugno: «A Silvia perchè di là mi perdoni».

LORI

(con sgomento del segreto scoperto e di tutte le conseguenze disastrose, che possono derivarne per il Manfroni) Ah, quella nota... Provai il bisogno di scusarmi con mia moglie...

SIGNORINA CEI

(subito) D’aver lasciato compiere un delitto?

LORI

(con ansia di correre al riparo e, nello stesso tempo di scusarsi) No! Io ho taciuto... (taglia subito la scusa per se, per aggiungere imperioso): e così voglio che taccia anche lei! (e immediatamente, attenuando, con aria e tono di preghiera) me lo prometta, me lo prometta, signorina!

SIGNORINA CEI

Lei è troppo generoso, signor Lori.

LORI

(incalzando nella preghiera, agitatissimo) No, no! Mi prometta che tacerà, glielo chiedo in nome di ciò che ha più di sacro!

SIGNORINA CEI

(per calmarlo, guardando verso l’uscio della sala da pranzo, inquieta) Glielo prometto. Ma non si faccia scorgere...

LORI

Ho taciuto, perchè, a parlare, mi sarebbe parso di commettere anch’io a mia volta un delitto contro chi ripagava il male fatto a un morto, già del resto glorioso, col bene che faceva a mia figlia! (Con orgasmo): Avrei dovuto distruggere quegli appunti!

SIGNORINA CEI

Non lo faccia! Non lo faccia! Salvo Manfroni non sa certamente che lei li possiede.

LORI

Li trovai dopo, dopo che egli, morta mia moglie e contro la volontà di lei, s’era prese e portate via con sè tutte le carte del padre.

SIGNORINA CEI

Ah, quelle sì, egli le avrà distrutte!

LORI

Per carità, per carità, entri nel mio sentimento...

SIGNORINA CEI

Sì, signor Lori. Ma egli abusa odiosamente della sua gratitudine, perchè non sa il male che potrebbe venirgli da lei...

LORI

No, nessun male!

SIGNORINA CEI

Eh, lo so, che lei non glielo farebbe! Ma dico che lui e gli altri qua non lo tratterebbero più così, se sapessero che lei possiede quegli appunti...

LORI

Io li distruggerò!

SIGNORINA CEI

Non lo faccia!

LORI

Creda che glieli avrei io stesso consegnati, se non avessi temuto...

SIGNORINA CEI

Di mortificarlo?

LORI

Eh, più! Lei non sa che cosa è stata per me la scoperta di quegli appunti... non solo perchè ha offeso in me, offuscato tutt’a un tratto la stima, l’ammirazione infinita che avevo per lui; no, no, non per questo soltanto. Lui, in fondo... non lo scuso, no... ma... via, penso che ebbe la debolezza di non saper resistere alla trista tentazione di profittare di tutto quel bene che si trovò ad avere in mano...

SIGNORINA CEI

Ma no, che dice! Ha commesso un’azione...

LORI

Orribile, sì! Ma lo vede? Non ne gode... È così annojato di tutto...

SIGNORINA CEI

Oh, non lo vedo affatto! Almeno qua....

LORI

Ma sì, è così amaro, da tanti anni... Io l’ho conosciuto ben altro! È divenuto sempre più acre...E poi, scusi, non si può dire neppure che si dia vanto...

SIGNORINA CEI

Ostentazione...

LORI

No, no. Per me, la cosa più grave è un’altra. Dico, per ciò che riguarda me; la ragione per cui ho taciuto, pur sentendo che il mio silenzio si faceva complice della frode, davanti a mia moglie morta, così gelosa dell’opera e del nome del padre.

SIGNORINA CEI

Ecco! Non avrebbe dovuto farlo per lei!

LORI

Ma è appunto questo il sentimento, in cui la ho pregata di entrare, per spiegarsi tutto: la mia condotta, i miei modi... Io accetto, veda, accetto come un castigo, come un castigo meritato, il non dover godere di questa vita, di questa fortuna di mia figlia. Mi sono tratto indietro, quanto più ho potuto. Ho caro, quasi, di non essere invitato a parteciparne...

SIGNORINA CEI

Ah, è dunque per questo?

LORI

Sì. Mi parrebbe, veda, di divenir più complice, se ne partecipassi...

SIGNORINA CEI

Sì, capisco.

LORI

Ho la scusa, in questo castigo e nel trattamento che m’è usato — l’unica scusa — o meglio, l’unico mezzo che mi sia dato per pagare il gravissimo debito verso la memoria della mia compagna. Veda, è questo!

SIGNORINA CEI

Già; ma questo può spiegare perchè lei sia così... così tollerante. Ma non scusa mica loro!

LORI

Sì, è vero. E difatti a me premerebbe, che sapessero salvare un po’ meglio le apparenze, per non suscitare... ecco, in lei per esempio, codesto sdegno...

SIGNORINA CEI

Ma è indignazione, altro che sdegno! Tanto più che sarebbe loro così facile...

LORI

Già, sì... E questo, questo ho detto... sì, sì, a lui, poco fa. Glie l’ho detto! E lo ripeterò ora anche a mia figlia, non dubiti. (Di nuovo, con aria e tono di preghiera): Ma lei, signorina...

SIGNORINA CEI

(subito troncando) Zitto! Si levano di tavola!


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