ATTO SECONDOGran sala della Corte d'Assise, di aspetto maestoso ed imponente, con galleria accessibile al pubblico, a destra. In fondo il banco dei giudici, alquanto più elevato del banco dei giurati che sta a sinistra. — A filo di sipario: a sinistra il banco del Pubblico Ministero: a destra, di faccia al Pubblico Ministero, quello della difesa; pure a destra, ma più verso il proscenio e accosto alla prima quinta, siede l'accusato. A sinistra, dietro la difesa, seggiole per Valori, Prospera e Luigia. — Sui banchi l'occorrente per iscrivere, bottiglie d'acqua e bicchieri. — Un campanello e alcuni libri su quello del Presidente. — È giorno.SCENA I.IlPRESIDENTE,QUATTRO GIUDICI, ed ilCANCELLIEREal banco di prospetto, l'USCIEREfra i Magistrati e la galleria; iGIURATIfra cuiGIUSEPPEeGEREMIAal loro posto;PROSPERAeLUIGIAsedute fra i Giurati e il Pubblico Ministero;SILVESTRIal suo posto;VALORIseduto fra Silvestri ed il centro della scena alla ribalta;TULLIOal suo posto di avvocato della difesa;BOBIsulla scranna dell'accusato fra dueCARABINIERI;MARCOLINIePETRONIOnella galleria affollata di curiosi.Silv.(in piedi, continuando il discorso). — Signori Giurati, la concorde unanimità delle testimonianze rende breve e facile il mio compito. — La sorte ha dato all'accusato quanto è necessario per rendere la vita felice ed onorata, poichè egli ebbe dalla famiglia quell'educazione del buon esempio che possono dare ricchi e poveri, dalla società tutti gli agi d'istruirsi che la civiltà diffonde ora nelle classi meno agiate, e dalla natura infine quella robustezza che dopo la volontà del lavoro è il più prezioso tesoro del popolo. Dalle informazioni raccoltedalla Sezione d'accusa noi vediamo invece che l'obbligo della coscrizione lo trova a vent'anni nemico della casa, della scuola, del lavoro. Ma la scuola del soldato potrebbe forse avere qualche effetto sopra un essere che il vizio e la beffa triviale di ogni cosa rese insensibile ai sentimenti della famiglia e della patria? Non c'è quindi da fare le meraviglie se la sua vita militare passa quasi tutta fra l'ospedale e la sala di disciplina; se appena congedato egli cerca subito in uno dei cento mestieri senza fatica con cui si maschera presso di noi la mendicità, un pretesto al suo beato non far nulla. Vivere in istrada equivale ad avviarsi al banco di un tribunale, e noi ve lo abbiamo già trovato sotto l'accusa di essersi appropriato un oggetto prezioso.Bobi.— L'aveva trovato!Pres.— Aspettate a parlare che siate interrogato.Silv.(continuando, mentre Tullio piglia di quando in quando un appunto). — Liberato dal carcere per mancanza di prove sufficienti, egli muta aria, non vita, e chiede l'elemosina fingendosi vittima del lavoro. Il cavaliere Valori ne ha compassione, e ne fa un operaio. Ma il lavoro non migliora, anzi irrita e rattrista l'accusato, il quale alla prima parola di rimprovero si ribella al suo benefattore, lo minaccia e coglie l'occasione d'uno sciopero provocato da un industriale perfido ed invidioso, per spingere i compagni ad un delitto. Cacciato invece dall'officina, voi avete sentito come egli approfitti di quei momenti di disordine per penetrare di notte tempo dal magazzino dei legnami nello studio del principale con iscalata ed effrazione di una finestra, per rubarvi la cospicua somma di lire settemila, che questi aveva a sua saputa ricevuto nella giornata dallo zio cavaliere Egisto Vespucci; come sorpreso dal principale istesso, in luogo di fuggire, chiudendo a catenaccio la porta, egli lo aspetti al varco per colpirlo con una sbarra di ferro coll'evidente intenzione di ucciderlo; e infine come egli dia il fuoco al magazzino dei legnami sia per compiere la sua infernale vendetta, sia per nascondere sotto le rovine dell'officina i suoi delitti. Ma al subitaneo divampare delle fiamme accorrono gli operai, i quali non giungono ad arrestare l'accusato, ma lo riconoscono tutti. — Signori Giurati! Poichè le informazioni della Sezione di accusa e le concordi deposizionidi tutti i testimoni non lasciano dubbio sulla sua reità, io concludo. La disciplina civile, malgrado la diffusione del sapere, è scossa nelle sue fondamenta, e mentre i più reputano che la libertà sia licenza, un'indulgenza malintesa minaccia di far smarrire il criterio del bene e del male. Solo argine resta, o signori Giurati, la legge, sicura guardiana di quell'ordine che è la libertà di tutti; e perciò io faccio appello alla vostra coscienza ripetendo coi Romani della repubblica:lex, suprema lex, e coi democratici dell'antica repubblica fiorentina:Chi rompe, paghi!(siede)Marc.(sottovoce agli altri spettatori). — Debole, debole...Pres.— Accusato, alzatevi. Avete da dire qualche cosa in vostra difesa?Bobi(in piedi). — L'ha da sapere come qualmente io sia sempre stato uno de' più benemeriti giuocatori di lotto. E lo faceva, come è vero... me, per vantaggiare il governo, e quei denari con cui piantai il banco dopo che mi licenziai dalla fabbrica, erano giusto la vincita d'un terno... N'ebbi dispiacere davvero per il governo; ma d'altronde a non riscuoterli poteva averselo a male.Pres.— Così avete detto nell'istruttoria; ma c'è un guaio, ed è che s'è riscontrato che quel terno non fu estratto da diciassett'anni.Bobi.— Sarà stato un ambo.Pres.— Colla vincita d'un ambo non si mette banco, o per dire come va detto, non si fa lo strozzino.Bobi.— Mi meraviglio, signor Presidente; cogli impiegati, e qualcheduno di loro lo sa...Pres.— Tirate via.Bobi(continuando). — ... mi contentava del tre per cento.Pres.— Al mese.Bobi.— Che doveva pretenderli al giorno?Pres.— Basta su ciò. Dunque negate i vostri delitti?(Tullio si soffia il naso)Bobi.— Le dirò... sono innocente... in fondo.(Tullio si soffia il naso più forte)Ma si capisce, nei giorni di rivoluzione può capitare a tutti di aprire una finestra credendo di entrare in casa sua... Nella confusione si butta via uno zolfino acceso senza badare dove ti va a cascare... Nei cambiamentidi padroni non si sa più quello che è il suo, e si dà al Valori quello che era diretto al Faustini; quello che ci fece fare lo sciopero e poi ci piantò, figlio d'un cane, senza salvare il babbo!Pres.— Badate come parlate e dove vi trovate!Bobi.— Mi scusi; m'ha messo di malumore lo stare tante ore su questa panca... (che venga il bene a chi l'ha fabbricata!) Dunque l'ha visto che la colpa, con rispetto parlando, è del governo che ha lasciato fare quella rivoluzione.Pres.— Ma come potete avere scambiato il Valori se nell'atto di assalirlo vi scappò di dire: ah! ti colgo finalmente cavaliere! Ciò che fa anche premeditato il vostro delitto...Bobi(con vivacità). — Per premeditato no davvero, perchè fin dal primo dì dello sciopero glielo dissi sul muso che me l'aveva da pagare!(sensazione nel pubblico e nei Giurati)Val.— È vero!Bobi(guardando Valori). — Oh, scusi, non l'aveva visto... Mi pare andato un pochino a male, sa?Pres.(a Bobi). — Volete tacere?Bobi.— Gli era il mio principale, gua'!Pres.— Il Pubblico Ministero crede di dovere aggiungere qualche parola all'esplicita dichiarazione dell'accusato?Silv.(si alza). — Poichè l'accusato conferma da se stesso l'accusa e le testimonianze, non solo crederei inutile ogni altra mia considerazione, ma altamente offensiva al senno dei signori Giurati, i quali non hanno più alcun motivo di esitazione nel giudizio de' fatti.(siede)Pres.— La parola è ora all'onorevole avvocato della difesa.(Petronio e Marcolini zittiscono per far silenzio)Tullio(in piedi). — Signori Magistrati! Signori Giurati!Petr.— Che beltimbro!Tullio.— Non è senza una viva emozione che io faccio sentire per la prima volta la mia voce in questo sacrario della giustizia. La prima volta che un uomo trovò in sè tanta eloquenza da salvare il diritto impotente ed oppresso, quell'uomo si chiamò avvocato. La troverò io per difendere un imputato che è anche confesso? Sì, onorevoli signori; ma a condizione che voi sappiate spogliarvi di ogni preconcetto sociale, nonrestando altro che uomini di cuore. — Il Pubblico Ministero non poteva fare che il suo mestiere, ed ogni sua parola, siccome convenzionale, non può essere che un pretto non senso, per non chiamarla menzogna.Silv.(al Presidente). — Io la prego di richiamarlo all'ordine.Tullio.— Ma non l'ho chiamata menzogna, non la chiamo; e se incomincia coll'interrompermi...Pres.— All'ordine... all'ordine.Tullio.— Chiarissimi signori Giurati, non occupiamoci adunque che del ben più interessante individuo che vi sta dinanzi. Guardiamolo coll'occhio della scienza. Il nostro celebre alienista ha dichiarato che è un individuo degenerato: si capisce, è nato da padre bevitore e stravagante. Aveva uno zio idiota ed un fratello morto probabilmente di epilessia. C'è gente che assicura abbia avuto un cugino pazzo. Ad ogni modo guardatelo: ha il cranio carenato cogli zigomi come i giapponesi e un'assenza assoluta di ogni gibbosità frontale e parietale. Un vero idiota microcefalo. Ama Valori e lo ferisce: amnesìa: pigrizia, primo carattere dei delinquenti nati; mancanza di affetti, secondo; pensa ai giornali, vanità delittuosa! Quest'uomo agisce adunque secondo l'istinto naturale, e per lui non può esistere nè il bene nè il male. — E la prova della mia asserzione, la prova della scienza sapete chi ve la favorisce? Non par vero, lo stesso Pubblico Ministero! Difatti egli ci assicura che fin da bambino Bobi sfugge la scuola, e adulto passa la notte in giro. Ma perchè non ha voglia d'andare a scuola? Perchè intuisce che nella scuola non si può imparar nulla, mentre ognuno può imparare dal sole che la vita è luce e non ombra, e dalla natura che l'uomo vuol essere libero e felice. Ah! sicuro, il Pubblico Ministero, nella ristretta cerchia delle sue idee da pedagogo, preferirebbe ch'egli alla sera frequentasse le scuole serali! Ma quale insegnamento possono esse dare che sia superiore allo spettacolo delle armonie sideree, dalla stella che fila alla nebulosa che svanisce? Nessuno, e perciò egli va coraggiosamente a spasso, impiantando così le prime fondamenta al principio:libero scolare in libera ignoranza!Pres.— Un momento, signor avvocato. Mi duole di doverlaavvertire che se per caso volesse avviarsi a fare l'apologia della colpa, mi vedrei obbligato a toglierle subito subito la parola.Tullio.— Oh! Dio me ne guardi, illustrissimo signor Presidente! Io mi contento di schiarire colla scienza e colla filosofia i misteriosi e fatali traviamenti dell'uomo, di far rilevare tutt'al più le aberrazioni della legge. Così io domando al suo rappresentante: perchè avete strappato ai suoi trasporti di vergine poeta il simpatico adolescente ribelle? Per farne un soldato, per difendere la libertà e la patria, mi risponde la legge! Ecco la sua logica; per difendere la libertà gli toglie la libertà, ed a quest'uomo che ha per patria il mondo intero, impone la sola Italia! E quando dal crepacuore di fare il soldato ammala, lo mette in prigione, e quando ha ricuperato la sua libertà, chiama vagabondaggio le inconscie divagazioni del corpo e della mente; e quando oppresso dalla persecuzione china a terra la fronte e raccatta macchinalmente ciò che la spensieratezza ha perduto o buttato, subito lo accusa di essersi appropriato..... che mai?... la corona di Carlomagno?Bobi.— Un pomodoro!Silv.— Un pomo d'oro!Tullio.— Bella differenza! Un pomo d'oro! Come se chi fa i pomi d'oro potesse mai riuscire a fare un pomodoro! Ma non vi basta calunniarlo, tenerlo prigione senza prove, voi gli impedite di approfittare della pubblica carità, per ridurlo così sfinito e disperato che gli paia unica salvezza buttarsi a capofitto in quella negra bolgia che è l'officina!Petr.eMarc.— Bene! Bravo!Usciere.— Silenzio!Tullio.— Egregi signori Giurati, credete forse che la società, che la legge sia soddisfatta? Mai più! Non avete sentito che l'accusato aveva poca voglia di lavorare? Come se ognuno di noi tutti, eccettuato il Pubblico Ministero, tutte le volte che ha da mettersi al lavoro non sentisse dal profondo dell'istinto una voce potente che lo avverte che l'uomo non è proprio fatto per sgobbare, ma per godere, per andare a spasso!Bobi.— È vero, perdinderindella!Pres.— Zitto!Tullio.— Eppure la bontà della sua indole è tanta che si piegava senza fiatare a sproporzionate fatiche...Val.— Tirava il mantice, mi faccia il piacere!..Tullio.— ... e colla maestria della sua opera porgeva al suo principale il mezzo di scialarla nelle orgie e nei tripudii.Val.(scattando con impeto). — Io protesto!..Pres.— Non interrompa, di grazia, parlerà a suo tempo.(Valori siede)Tullio.— Il Pubblico Ministero ha detto che l'innocenza è una chimera...Silv.— Non è vero!Tullio(continuando senza badargli). — ed io gli rispondo che è il delitto una chimera!Pres.— Ma avvocato!Tullio.— Io mi difendo dagli attacchi del Pubblico Ministero; dice che io nego i fatti!Silv.— Non è vero, non ho mai detto questo!Tullio.— Ma stava per dirlo, mentre io dai fatti istessi traggo argomento a negare il delitto.Pres.— Ma se ha confessato!Tullio.— E sia pure: quest'infelice si è appropriato qualche cosa...Val.— Qualche cosa, settemila lire!Pres.— Ah! mi vedrò obbligato a sospendere la seduta, signori!(suona il campanello)Tullio.— Settemila lire, sì; ma si sarebbe contentato di meno assai; ma era allo scuro, la somma in biglietti... che potevano non essere tutti buoni. Ma perchè ha rubato? Vede, signor Presidente, che io non faccio l'apologia della colpa; potrei dire sottratto, distratto, distolto, radiato, e dico rubato! Per compensare la perdita del pane che il padrone gli fa subire cacciandolo dall'officina...(moto di Valori) Un momento egli ha rubato di notte, obbietta il Pubblico Ministero...Silv.— Se non obbietto nulla!Tullio.— Ma vuole obbiettare, glielo si legge in viso che vuole obbiettare... ed io gli rispondo subito che la circostanza della notte prova che l'accusato arrossiva per la società di dovere essere costretto a fare allo scuro il suo atto di riparazione!Ma è entrato per la finestra, riobbietta la legge, ma egli ha dato la scalata, ma egli ha rotto! Altre tre bellissime scoperte! Gli si fa una colpa d'essere entrato per la finestra, un'altra perchè la finestra è chiusa, ed una terza perchè la finestra non era a livello del pavimento! Non era meglio, chiarissimi signori Giurati, dire che egli non sarebbe passato per la finestra se la diffidenza sociale non avesse chiusa la porta; non avrebbe lasciato cadere uno zolfino acceso per fare scomparire le tracce della riparazione, se non ci fosse ancora il pregiudizio della proprietà; non avrebbe strapazzato il suo principale se questi non l'avesse provocato colla pretesa del lavoro, della famiglia, dell'ordine e di ogni altro castigo ed inciampo sociale?Petr.— Bene!Marc.— Bravo!Val.— Protesto!Bobi.— Bravissimo!(vivi applausi dalla galleria)Usciere.— Silenzio! silenzio!Pres.(agitando violentemente il campanello). — Silenzio, faccio sgombrare le gallerie senz'altro!(a Tullio)Mi duole doverle dire che viene meno alle sue promesse, e se crede di poter continuare su questo tono, s'inganna a gran partito...Tullio.— Illustrissimo...Pres.(troncandogli la parola). — Lasci parlare il cavaliere Valori! E lei, mi raccomando, nessuna discussione!Val.(si alza: con calore e risentimento). — Non sono avvocato io; e mi basta dire al signore che il suo protetto non fu cacciato da me, ma da' suoi compagni, solennemente, siccome indegno del nome di operaio; che io non ho mai obbligato nessuno a lavorare, e che la gran maggioranza dei nostri operai trova la propria felicità, non il castigo, nel lavoro e nella famiglia. Le mie orgie ed i miei tripudi li metto in conto della sua facile retorica; quanto a quello che posseggo sappia che mi è caro perchè è il premio della mia attività, e che lo difenderei come difenderei il mio onore e la mia famiglia, come ho difeso il mio paese.(siede)Pres.(a Silvestri). — La parola è al Pubblico Ministero.Silv.(in piedi). — L'onorevole signor avvocato della difesa mi attribuisce un monte di cose che non ho mai sognato di dire.Tullio.— Mi dà forse del mentitore? Lo richiami all'ordine!Pres.— Vuole compiacersi una volta di non interrompere?Silv.— Non mi arresterò quindi, o signori Giurati, a soffiare sopra un castello di carte che va giù da sè...Tullio(al Presidente). — Sente? sente?Pres.(a Tullio). — Ma vuol lasciar parlare un pochino anche gli altri?Tullio.— Allora dica che la difesa deve tacere.Pres.— Sicuro, quando ho dato ad altri la parola! E mi meraviglio che la prima volta che si fa sentire in tribunale si voglia arrogare il diritto di regolare la discussione.Tullio.— Mi perdoni, ma le faccio osservare...Pres.(a Silvestri). — Ma che fa lei, aspetta forse che lui stia zitto?Silv.(che è sempre rimasto in piedi). — Tutte le divagazioni della difesa, io diceva...Tullio(al Presidente). — Vede? vede?Pres.(a Silvestri). — Tiri via per carità o non si finisce più!Silv.(continuando). — Non possono mutare i fatti. Qui ci sono due uomini: uno che ha fatto molto male, ed uno che ha fatto molto bene. Si può assolvere il primo senza ferire la giustizia e scoraggiare quanti fanno il bene? Tutta la questione è qui! C'è qualche cosa di più semplice? Ebbene, nossignori, non è così; anzi colla nostra felice razza latina è tutto l'opposto. Cerchiamo cento persone oneste, intelligenti e tanto coraggiose da difendere, anche con pericolo della vita, la proprietà del loro orologio, e mettiamole assieme per giudicare un ladro, un falsario, un assassino; ebbene, appena debbono far rispettata la legge che pure tutela anche il loro orologio, queste brave persone, così terribili nel loro caso particolare, mi diventano subito subito miti, misericordiose, indulgenti sino all'assoluzione di ogni più atroce delitto; e così un cantore di canzonaccie da trivio può passare per il vergine poeta, un poltrone vigliacco per un fiero campione di libertà; e la vittima non è più chi ha toccato il danno e le busse, la vittima non è più il morto od il ferito — quello diventa il provocatore — la vittima è il grassatore, è il povero assassino!Tullio.— Non insulti alla sventura!Silv.— Gli è appunto perciò che non vorrei che s'insultasse neanche la gente onesta e laboriosa che arricchisce la patria e la difende sui campi di battaglia, lieta ed orgogliosa dei suoi sacrifizi, per mettere invece sul candeliere gli eroi del trivio, i martiri del vizio! Ah! sarebbe davvero una cosa da ridere questo travolgimento di criteri, se non accennasse a mancanza di convinzioni, se non avessimo vicino l'esempio di ciò che ha fruttato ad una nazione gloriosa e potente la derisione di ogni fede e disciplina!Gius,eVal.(ad un tempo). — Bene! Bene!Marc.ePetr.—(zittiscono)Silv.— Signori Giurati, io non posso adunque concludere che rammentando a voi come il reo abbia confessato i suoi delitti, e domandando ai signori Magistrati la sua condanna a venticinque anni di lavori forzati.(siede)Tullio(scattando con impeto). — Venticinque anni in questi tempi in cui tutto dura così poco?Pres.(ironico). — La parola è alla difesa.Tullio(siede e si rialza). — Nell'epoca del vapore e del telegrafo, in cui tutto va e corre, condannerete un uomo a restare venticinque anni inchiodato in un bagno, per un momento, per tre momenti di aberrazione, per cause morbose, per tre momenti di pazzia ragionante?Marc.— Udite! Udite!Tullio.— Dei pazzi ce n'è di due sorta, a farla corta: pazzi da ospedale, e pazzi, o preclarissimi signori Giurati, rimasti a mezzo. Ma anche a noi savi — modestia a parte — occorre il momento in cui il cervello va a spasso. Difatti chi di noi non è stato pazzo per un momento della sua vita, di quella pazzia che non esclude la consapevolezza dei suoi atti, ma ci trascina irresistibilmente ad azioni contrarie al patto sociale? E se in quel momento fatale noi non abbiamo commesso un delitto, chi può dire se sia per difetto di occasione o d'intenzione? — Ma consentite, egregi signori, che io vi parli senza alcun velo, come se parlassi dinanzi al tribunale della mia coscienza. Ora io m'interrogo se non ho mai bramato di appropriarmi, senza licenza dei superiori, qualche cosa altrui, da un libro curioso ad un prezioso gioiello, dalladonna seducente alla gloria più inebbriante..... Ebbene, che non lo senta neanche l'aria, sì, ne ho bramata parecchia della roba altrui..... ne bramo ogni giorno..... ogni ora..... ad ogni sguardo! Lasciamo stare i libri e le donne che, senza furto, possono ormai appartenere a due..... ed anche a tre!.... Parliamo di altre cose..... di gioielli, parliamo di diamanti. Nessuno di noi quanti siamo può negare che tutte le volte che si ferma la sera dinanzi all'abbagliante vetrina di un noto gioielliere, non subisca l'irresistibile fascino di quel gran brillante che gli proietta addosso i mille raggi delle sfaccettature, quasi per tentarlo, anzi appunto per tentarlo. Colendissimi signori Giurati, perchè non si va per i fatti nostri e si resta lì piantati collo sguardo fisso, quasi senza respiro, per paura che l'alito veli la visione? Si ammira... si ammira... e poi, senza accorgersene, si comincia a desiderare! Ora supponete che, proprio al punto in cui dal desiderio platonico si passa alla brama irrefrenabile, al punto in cui si è assaliti da un accesso di quella pazzia che non impedisce di ragionare, una potenza magica faccia scomparire il cristallo della vetrina, la gente dalla via ed i garzoni dalla bottega: ditemi un po', la mano che abbiamo stesa macchinalmente verso quel grosso brillante che si vorrebbe mettere in dito alla dama dei nostri pensieri, che cosa farebbe questa mano quando non trovasse più il cristallo della vetrina e si fosse certi di non essere visti da anima nata?(azione di chi, assicuratosi che nessuno lo guardi, prende ed intasca rapidamente un oggetto)Alto là!(afferrando la destra colla sinistra)in nome della legge vi arresto..... m'arresto..... ci arrestiamo tutti! Ah! Ah! Vedete che è impossibile fare la requisitoria di noi istessi!Petr.eMarc.— Nuovo! Ardito! Sublime!Silv.— Ma in ogni caso la nostra mano si ferma al cristallo della vetrina e non lo rompe come l'accusato ha fatto della finestra!Tullio.— Bel merito, quando la vostra mente vi avverte che ciò costituisce un delitto, quando voi sapete che dei diamanti non ce ne possono essere per tutti! Invece questo infelice che sa della legge? Che cosa capisce? Non basta guardarlo per convincersi che non ha coscienza? Sarebbe egli cosìfresco e rubicondo, se sentisse il rimorso dei suoi delitti? Non ha rimorsi, e questa è la più bella delle circostanze attenuanti, perchè egli è l'uomo tipo della natura discendente in linea retta dalla scimmia, senza coscienza del bene e del male, e se io mi sbaglio, egli è ad ogni modo un cretino.Bobi.— (Cretino?)Tullio.— Ora che colpa ha lui se per la cattiva nutrizione che gli fornisce la società, il suo cervello manca di fosforo, di materia grigia? Chi sa se nutrito di filetti ai tartufi questo cretino non sarebbe un genio?Bobi.— (Se vogliono provare, io ci sto!)Pres.— Non divaghi dalla questione, e non dimentichi sopratutto che l'accusato ha sempre goduto di tutte le facoltà dell'intelletto, ma non se n'è mai servito che per fare il male!Tullio.— E allora condannatelo,(controscena di Bobi sino al fine del dibattimento)consacratelo vittima espiatoria agli Dei spietati della giustizia inflessibile! Egli è ribelle alla società, e voi, per riconciliarvelo, legatelo come una belva! Una fiera tempesta ne agita il cuore e la mente, e voi, a calmarla, non gli spettacoli della natura e le arti divine che rasserenano la vita invocate, ma le tenebre e la solitudine! Egli non sente dignità, e voi, perchè la senta, vestitelo di sargia! Egli non apprezza la vita degli altri, e voi avvelenate la sua! Sta bene: è vostro diritto: via dalla società questo membro infetto!... tagliatelo!... buttatelo!... — Ma badate, o Giurati egregi, di cancellarlo anche dalla memoria! Badate che forse non potrete dimenticare mai più che, per volontà vostra, mentre amate, giuocate, ridete, dormite, c'è un uomo che non ama, che non ride, che non dorme più! Voi vorrete cacciare questo pensiero importuno col pensiero più caro, con quello della famiglia; ed ecco che la sua imagine vi appare come per una fantasmagoria sul volto degli amici, dei figli, della sposa istessa! Ah, è troppo! E voi chiudete gli occhi per troncare l'orrenda visione..... e allora sentirete fra le voci altrui... nell'aria... fra i suoni più discordi... una nota persistente, lamentevole, come un sospiro represso, un grido, un singhiozzo lontano... la nota(accenno di Tullio a Bobi)della disperazione!Basta!esclamerete,basta! misono sbagliato! sono stato troppo severo! non è colpevole! è innocente!Ma, orribile a pensarsi, la legge vi risponderà:è tardi!Dunque questo supplizio senza nome e senza riscontro nelle bolgie Dantesche, il supplizio del Giurato che condanna durerà quanto il suo martirio? Si!Venticinque anni, lo avete voluto voi! E finiti questi, quando credete di poter respirare, chi vi assicura che la prima volta che uscirete di casa non lo vedrete venire verso di voi... pallido... vacillante... come uno spettro sfuggito al regno della morte? Voi vi arrestate... voi vorreste pigliare un'altra strada, sparire, nascondervi... ma non siete più in tempo!... Vi ha già visto, e il suo sguardo, acuto come una spada, v'inchioda immobile al vostro posto; peggio, vi obbliga a guardarlo, vi obbliga a mirare su quella fronte il marchio dell'infamia che avete stampato voi, in quel terribile sogghigno la fatale necessità di essere ora peggiore di prima a cui l'avete condannato voi! E voi, atterrito, gli balbetterete:che vuoi?E lui, pensando che non ha più la gioventù, e che l'avvenire è più orribile del passato, vi risponderà con uno sguardo, con un gesto disperato:morte! — No, disgraziato! aspetta!voi griderete commosso:rimedierò io a tutto... provvederò io al tuo avvenire... sarò per te un amico... un fratello!Ma lui, con quella sua voce fioca fioca che passa l'anima:Ora è tardi... allora ci dovevi pensare... venticinque anni fa... Ora è tardi!...(volgendosi con impeto ai Giurati)No, che non è tardi: è ancora lì..... ma condannatelo ancora, se ne avete il cuore, condannatelo!!(Si asciuga il volto colla pezzuola e si abbandona sul banco sfinito. — Applausi prolungati e caldissimi dalla galleria malgrado i gesti dell'usciere — Bobi simula di piangere).Pres.(interrogato con un cenno il Silvestri che nega di voler aggiungere altro, suona il campanello, e fatto silenzio)— Il dibattimento è chiuso. Signori Giurati;(i giurati si alzano in piedi)ricordandovi ancora una volta che l'imputato è reo confesso, domando alla vostra coscienza il giudizio del fatto per mezzo di questi tre quesiti: l'incolpato è colpevole di furto con iscalata ed effrazione? è colpevole di tentato omicidio? è colpevole d'incendio?(a Geremia)— Spetta a lei, capo dei Giurati, raccogliere i verdetti e presentarli alla Corte.Ger.— Sarà mio dovere: ma permetta intanto che la ringrazii dell'onore che mi ha fatto.Pres.— Tiri via: è stato estratto a sorte.(i Giurati escono dalla sinistra)Signor avvocato della difesa, io mi vedo in obbligo, qualunque sia il verdetto dei Giurati, di rimpiangere che lei abbia esordito spendendo così male il suo ingegno ed offendendo le nobili e gloriose tradizioni di questa magistratura. Possano almeno le mie parole essere ricordate in avvenire da lei e da quelli che fossero tentati d'imitarlo!SCENA II.Dalla sinistraGIUSEPPE,GEREMIAe gli altriGIURATI.Detti.Ger.— Sul mio onore e sulla mia coscienza il nostro verdetto è di un voto affermativo per tutti e tre i quesiti, e di undici negativi parimenti per tutti e tre.(Consegna le schede al Presidente che le riscontra e ritorna al suo posto).Pres.(a Bobi). — Alzatevi. Voi avete confessato i vostri delitti, ma i Giurati non vi prestano fede e vi mandano assolto e libero.(Esce dalla sinistra colla Corte, meno Silvestri e Tullio, che levano la toga).Petr.,Marc.eSpettatori(con vivissimi applausi dalla galleria). — Bene! Bravo!(Tutti gli spettatori della galleria escono rapidamente dalla destra)Voci(dalla destra fuori di scena, con lunghi e fragorosi applausi). — Fuori l'avvocato! Viva il nostro deputato!Bobi(sbalordito, visti partire i carabinieri, risedendo). — No, non è possibile, addirittura assolto!SCENA III.MARCOLINIePETRONIO, dalla destra con premura, mentre Tullio si leva la toga e Giuseppe, Silvestri, Valori, Luigia e Prospera formano un gruppo animato a sinistra.Detti.Marc.— Presto fuori, avvocato, che l'aspetta una gran dimostrazione!Tullio.— Un momento che abbracci prima lo zio e la cugina...Petr.— Dopo! Dopo! Non lasciamo raffreddare!(lo solleva con Marcolini per portarlo via dalla destra)Su!Tullio(contentissimo). — Ma che cosa fate?Marc.— In trionfo! In trionfo! Evviva l'avvocato!Petr.(guardando Silvestri). — Evviva il nostro deputato!Tullio(a Giuseppe). — E lo vogliono..... andiamo in trionfo! Ma ritorno subito.(via con Petronio e Marcolini)Voci e applausi(fuori di scena). — Viva! Viva il nostro deputato!Gius.(concitato). — No... no... dopo tanto sproloquio, so io ciò che può essere più eloquente in questo momento... Valori, non sarà mai detto che un Savelli ti abbia fatto perdere un soldo... Avvocato Silvestri, porga il suo braccio alla mia figliuola e speri subito, lo voglio!Silv.— Non ho mai cessato!Luig.(a Silvestri). — Si figuri che chiama la famiglia un inciampo!Prosp.— Ah! ci ho gusto! ci ho gusto davvero!Gius.— Zitta, bracona! Eccolo qui. Zitti tutti, e via di qua...(accennando a sinistra)ma che abbia tempo a vedere ed a capire.(s'avviano)Bobi.— Se ne vanno tutti... Ma allora sono proprio assolto e libero?SCENA IV ED ULTIMA.TULLIOcon premura dalla destra.Detti.Tullio(entrando e chiudendo a chiave la porta a destra). — Ma sì! sarò il vostro deputato, sarò tutto quello che volete; ma ora ciò che mi preme di più è lo zio, è la cugina...(volgendosi)Che vedo?Gius.— Ah! Ah! la scuola dell'avvenire! Bravissimo; ma noi preferiamo la scuola antica tutti e quattro!(via dalla sinistra)Prosp.— Tutti e cinque!(gli fa una riverenza ironica e segue gli altri)Tullio.— Zio! Luigia! Ah!(cadendo svenuto sulla seggiola di Bobi)Ho tutto perduto!Bobi.— E la mia riconoscenza, avvocato?(gli fa aria col suo cappello)Mondo bello che catena e che orologio!(gli toglie l'orologio)Non posso resistere gua'!(intasca l'orologio ed esce guardingo dalla destra)Gli è la pazzia ragionante!(cala il sipario)Fine.
Gran sala della Corte d'Assise, di aspetto maestoso ed imponente, con galleria accessibile al pubblico, a destra. In fondo il banco dei giudici, alquanto più elevato del banco dei giurati che sta a sinistra. — A filo di sipario: a sinistra il banco del Pubblico Ministero: a destra, di faccia al Pubblico Ministero, quello della difesa; pure a destra, ma più verso il proscenio e accosto alla prima quinta, siede l'accusato. A sinistra, dietro la difesa, seggiole per Valori, Prospera e Luigia. — Sui banchi l'occorrente per iscrivere, bottiglie d'acqua e bicchieri. — Un campanello e alcuni libri su quello del Presidente. — È giorno.
Gran sala della Corte d'Assise, di aspetto maestoso ed imponente, con galleria accessibile al pubblico, a destra. In fondo il banco dei giudici, alquanto più elevato del banco dei giurati che sta a sinistra. — A filo di sipario: a sinistra il banco del Pubblico Ministero: a destra, di faccia al Pubblico Ministero, quello della difesa; pure a destra, ma più verso il proscenio e accosto alla prima quinta, siede l'accusato. A sinistra, dietro la difesa, seggiole per Valori, Prospera e Luigia. — Sui banchi l'occorrente per iscrivere, bottiglie d'acqua e bicchieri. — Un campanello e alcuni libri su quello del Presidente. — È giorno.
IlPRESIDENTE,QUATTRO GIUDICI, ed ilCANCELLIEREal banco di prospetto, l'USCIEREfra i Magistrati e la galleria; iGIURATIfra cuiGIUSEPPEeGEREMIAal loro posto;PROSPERAeLUIGIAsedute fra i Giurati e il Pubblico Ministero;SILVESTRIal suo posto;VALORIseduto fra Silvestri ed il centro della scena alla ribalta;TULLIOal suo posto di avvocato della difesa;BOBIsulla scranna dell'accusato fra dueCARABINIERI;MARCOLINIePETRONIOnella galleria affollata di curiosi.
Silv.(in piedi, continuando il discorso). — Signori Giurati, la concorde unanimità delle testimonianze rende breve e facile il mio compito. — La sorte ha dato all'accusato quanto è necessario per rendere la vita felice ed onorata, poichè egli ebbe dalla famiglia quell'educazione del buon esempio che possono dare ricchi e poveri, dalla società tutti gli agi d'istruirsi che la civiltà diffonde ora nelle classi meno agiate, e dalla natura infine quella robustezza che dopo la volontà del lavoro è il più prezioso tesoro del popolo. Dalle informazioni raccoltedalla Sezione d'accusa noi vediamo invece che l'obbligo della coscrizione lo trova a vent'anni nemico della casa, della scuola, del lavoro. Ma la scuola del soldato potrebbe forse avere qualche effetto sopra un essere che il vizio e la beffa triviale di ogni cosa rese insensibile ai sentimenti della famiglia e della patria? Non c'è quindi da fare le meraviglie se la sua vita militare passa quasi tutta fra l'ospedale e la sala di disciplina; se appena congedato egli cerca subito in uno dei cento mestieri senza fatica con cui si maschera presso di noi la mendicità, un pretesto al suo beato non far nulla. Vivere in istrada equivale ad avviarsi al banco di un tribunale, e noi ve lo abbiamo già trovato sotto l'accusa di essersi appropriato un oggetto prezioso.
Bobi.— L'aveva trovato!
Pres.— Aspettate a parlare che siate interrogato.
Silv.(continuando, mentre Tullio piglia di quando in quando un appunto). — Liberato dal carcere per mancanza di prove sufficienti, egli muta aria, non vita, e chiede l'elemosina fingendosi vittima del lavoro. Il cavaliere Valori ne ha compassione, e ne fa un operaio. Ma il lavoro non migliora, anzi irrita e rattrista l'accusato, il quale alla prima parola di rimprovero si ribella al suo benefattore, lo minaccia e coglie l'occasione d'uno sciopero provocato da un industriale perfido ed invidioso, per spingere i compagni ad un delitto. Cacciato invece dall'officina, voi avete sentito come egli approfitti di quei momenti di disordine per penetrare di notte tempo dal magazzino dei legnami nello studio del principale con iscalata ed effrazione di una finestra, per rubarvi la cospicua somma di lire settemila, che questi aveva a sua saputa ricevuto nella giornata dallo zio cavaliere Egisto Vespucci; come sorpreso dal principale istesso, in luogo di fuggire, chiudendo a catenaccio la porta, egli lo aspetti al varco per colpirlo con una sbarra di ferro coll'evidente intenzione di ucciderlo; e infine come egli dia il fuoco al magazzino dei legnami sia per compiere la sua infernale vendetta, sia per nascondere sotto le rovine dell'officina i suoi delitti. Ma al subitaneo divampare delle fiamme accorrono gli operai, i quali non giungono ad arrestare l'accusato, ma lo riconoscono tutti. — Signori Giurati! Poichè le informazioni della Sezione di accusa e le concordi deposizionidi tutti i testimoni non lasciano dubbio sulla sua reità, io concludo. La disciplina civile, malgrado la diffusione del sapere, è scossa nelle sue fondamenta, e mentre i più reputano che la libertà sia licenza, un'indulgenza malintesa minaccia di far smarrire il criterio del bene e del male. Solo argine resta, o signori Giurati, la legge, sicura guardiana di quell'ordine che è la libertà di tutti; e perciò io faccio appello alla vostra coscienza ripetendo coi Romani della repubblica:lex, suprema lex, e coi democratici dell'antica repubblica fiorentina:Chi rompe, paghi!(siede)
Marc.(sottovoce agli altri spettatori). — Debole, debole...
Pres.— Accusato, alzatevi. Avete da dire qualche cosa in vostra difesa?
Bobi(in piedi). — L'ha da sapere come qualmente io sia sempre stato uno de' più benemeriti giuocatori di lotto. E lo faceva, come è vero... me, per vantaggiare il governo, e quei denari con cui piantai il banco dopo che mi licenziai dalla fabbrica, erano giusto la vincita d'un terno... N'ebbi dispiacere davvero per il governo; ma d'altronde a non riscuoterli poteva averselo a male.
Pres.— Così avete detto nell'istruttoria; ma c'è un guaio, ed è che s'è riscontrato che quel terno non fu estratto da diciassett'anni.
Bobi.— Sarà stato un ambo.
Pres.— Colla vincita d'un ambo non si mette banco, o per dire come va detto, non si fa lo strozzino.
Bobi.— Mi meraviglio, signor Presidente; cogli impiegati, e qualcheduno di loro lo sa...
Pres.— Tirate via.
Bobi(continuando). — ... mi contentava del tre per cento.
Pres.— Al mese.
Bobi.— Che doveva pretenderli al giorno?
Pres.— Basta su ciò. Dunque negate i vostri delitti?(Tullio si soffia il naso)
Bobi.— Le dirò... sono innocente... in fondo.(Tullio si soffia il naso più forte)Ma si capisce, nei giorni di rivoluzione può capitare a tutti di aprire una finestra credendo di entrare in casa sua... Nella confusione si butta via uno zolfino acceso senza badare dove ti va a cascare... Nei cambiamentidi padroni non si sa più quello che è il suo, e si dà al Valori quello che era diretto al Faustini; quello che ci fece fare lo sciopero e poi ci piantò, figlio d'un cane, senza salvare il babbo!
Pres.— Badate come parlate e dove vi trovate!
Bobi.— Mi scusi; m'ha messo di malumore lo stare tante ore su questa panca... (che venga il bene a chi l'ha fabbricata!) Dunque l'ha visto che la colpa, con rispetto parlando, è del governo che ha lasciato fare quella rivoluzione.
Pres.— Ma come potete avere scambiato il Valori se nell'atto di assalirlo vi scappò di dire: ah! ti colgo finalmente cavaliere! Ciò che fa anche premeditato il vostro delitto...
Bobi(con vivacità). — Per premeditato no davvero, perchè fin dal primo dì dello sciopero glielo dissi sul muso che me l'aveva da pagare!(sensazione nel pubblico e nei Giurati)
Val.— È vero!
Bobi(guardando Valori). — Oh, scusi, non l'aveva visto... Mi pare andato un pochino a male, sa?
Pres.(a Bobi). — Volete tacere?
Bobi.— Gli era il mio principale, gua'!
Pres.— Il Pubblico Ministero crede di dovere aggiungere qualche parola all'esplicita dichiarazione dell'accusato?
Silv.(si alza). — Poichè l'accusato conferma da se stesso l'accusa e le testimonianze, non solo crederei inutile ogni altra mia considerazione, ma altamente offensiva al senno dei signori Giurati, i quali non hanno più alcun motivo di esitazione nel giudizio de' fatti.(siede)
Pres.— La parola è ora all'onorevole avvocato della difesa.(Petronio e Marcolini zittiscono per far silenzio)
Tullio(in piedi). — Signori Magistrati! Signori Giurati!
Petr.— Che beltimbro!
Tullio.— Non è senza una viva emozione che io faccio sentire per la prima volta la mia voce in questo sacrario della giustizia. La prima volta che un uomo trovò in sè tanta eloquenza da salvare il diritto impotente ed oppresso, quell'uomo si chiamò avvocato. La troverò io per difendere un imputato che è anche confesso? Sì, onorevoli signori; ma a condizione che voi sappiate spogliarvi di ogni preconcetto sociale, nonrestando altro che uomini di cuore. — Il Pubblico Ministero non poteva fare che il suo mestiere, ed ogni sua parola, siccome convenzionale, non può essere che un pretto non senso, per non chiamarla menzogna.
Silv.(al Presidente). — Io la prego di richiamarlo all'ordine.
Tullio.— Ma non l'ho chiamata menzogna, non la chiamo; e se incomincia coll'interrompermi...
Pres.— All'ordine... all'ordine.
Tullio.— Chiarissimi signori Giurati, non occupiamoci adunque che del ben più interessante individuo che vi sta dinanzi. Guardiamolo coll'occhio della scienza. Il nostro celebre alienista ha dichiarato che è un individuo degenerato: si capisce, è nato da padre bevitore e stravagante. Aveva uno zio idiota ed un fratello morto probabilmente di epilessia. C'è gente che assicura abbia avuto un cugino pazzo. Ad ogni modo guardatelo: ha il cranio carenato cogli zigomi come i giapponesi e un'assenza assoluta di ogni gibbosità frontale e parietale. Un vero idiota microcefalo. Ama Valori e lo ferisce: amnesìa: pigrizia, primo carattere dei delinquenti nati; mancanza di affetti, secondo; pensa ai giornali, vanità delittuosa! Quest'uomo agisce adunque secondo l'istinto naturale, e per lui non può esistere nè il bene nè il male. — E la prova della mia asserzione, la prova della scienza sapete chi ve la favorisce? Non par vero, lo stesso Pubblico Ministero! Difatti egli ci assicura che fin da bambino Bobi sfugge la scuola, e adulto passa la notte in giro. Ma perchè non ha voglia d'andare a scuola? Perchè intuisce che nella scuola non si può imparar nulla, mentre ognuno può imparare dal sole che la vita è luce e non ombra, e dalla natura che l'uomo vuol essere libero e felice. Ah! sicuro, il Pubblico Ministero, nella ristretta cerchia delle sue idee da pedagogo, preferirebbe ch'egli alla sera frequentasse le scuole serali! Ma quale insegnamento possono esse dare che sia superiore allo spettacolo delle armonie sideree, dalla stella che fila alla nebulosa che svanisce? Nessuno, e perciò egli va coraggiosamente a spasso, impiantando così le prime fondamenta al principio:libero scolare in libera ignoranza!
Pres.— Un momento, signor avvocato. Mi duole di doverlaavvertire che se per caso volesse avviarsi a fare l'apologia della colpa, mi vedrei obbligato a toglierle subito subito la parola.
Tullio.— Oh! Dio me ne guardi, illustrissimo signor Presidente! Io mi contento di schiarire colla scienza e colla filosofia i misteriosi e fatali traviamenti dell'uomo, di far rilevare tutt'al più le aberrazioni della legge. Così io domando al suo rappresentante: perchè avete strappato ai suoi trasporti di vergine poeta il simpatico adolescente ribelle? Per farne un soldato, per difendere la libertà e la patria, mi risponde la legge! Ecco la sua logica; per difendere la libertà gli toglie la libertà, ed a quest'uomo che ha per patria il mondo intero, impone la sola Italia! E quando dal crepacuore di fare il soldato ammala, lo mette in prigione, e quando ha ricuperato la sua libertà, chiama vagabondaggio le inconscie divagazioni del corpo e della mente; e quando oppresso dalla persecuzione china a terra la fronte e raccatta macchinalmente ciò che la spensieratezza ha perduto o buttato, subito lo accusa di essersi appropriato..... che mai?... la corona di Carlomagno?
Bobi.— Un pomodoro!
Silv.— Un pomo d'oro!
Tullio.— Bella differenza! Un pomo d'oro! Come se chi fa i pomi d'oro potesse mai riuscire a fare un pomodoro! Ma non vi basta calunniarlo, tenerlo prigione senza prove, voi gli impedite di approfittare della pubblica carità, per ridurlo così sfinito e disperato che gli paia unica salvezza buttarsi a capofitto in quella negra bolgia che è l'officina!
Petr.eMarc.— Bene! Bravo!
Usciere.— Silenzio!
Tullio.— Egregi signori Giurati, credete forse che la società, che la legge sia soddisfatta? Mai più! Non avete sentito che l'accusato aveva poca voglia di lavorare? Come se ognuno di noi tutti, eccettuato il Pubblico Ministero, tutte le volte che ha da mettersi al lavoro non sentisse dal profondo dell'istinto una voce potente che lo avverte che l'uomo non è proprio fatto per sgobbare, ma per godere, per andare a spasso!
Bobi.— È vero, perdinderindella!
Pres.— Zitto!
Tullio.— Eppure la bontà della sua indole è tanta che si piegava senza fiatare a sproporzionate fatiche...
Val.— Tirava il mantice, mi faccia il piacere!..
Tullio.— ... e colla maestria della sua opera porgeva al suo principale il mezzo di scialarla nelle orgie e nei tripudii.
Val.(scattando con impeto). — Io protesto!..
Pres.— Non interrompa, di grazia, parlerà a suo tempo.(Valori siede)
Tullio.— Il Pubblico Ministero ha detto che l'innocenza è una chimera...
Silv.— Non è vero!
Tullio(continuando senza badargli). — ed io gli rispondo che è il delitto una chimera!
Pres.— Ma avvocato!
Tullio.— Io mi difendo dagli attacchi del Pubblico Ministero; dice che io nego i fatti!
Silv.— Non è vero, non ho mai detto questo!
Tullio.— Ma stava per dirlo, mentre io dai fatti istessi traggo argomento a negare il delitto.
Pres.— Ma se ha confessato!
Tullio.— E sia pure: quest'infelice si è appropriato qualche cosa...
Val.— Qualche cosa, settemila lire!
Pres.— Ah! mi vedrò obbligato a sospendere la seduta, signori!(suona il campanello)
Tullio.— Settemila lire, sì; ma si sarebbe contentato di meno assai; ma era allo scuro, la somma in biglietti... che potevano non essere tutti buoni. Ma perchè ha rubato? Vede, signor Presidente, che io non faccio l'apologia della colpa; potrei dire sottratto, distratto, distolto, radiato, e dico rubato! Per compensare la perdita del pane che il padrone gli fa subire cacciandolo dall'officina...(moto di Valori) Un momento egli ha rubato di notte, obbietta il Pubblico Ministero...
Silv.— Se non obbietto nulla!
Tullio.— Ma vuole obbiettare, glielo si legge in viso che vuole obbiettare... ed io gli rispondo subito che la circostanza della notte prova che l'accusato arrossiva per la società di dovere essere costretto a fare allo scuro il suo atto di riparazione!Ma è entrato per la finestra, riobbietta la legge, ma egli ha dato la scalata, ma egli ha rotto! Altre tre bellissime scoperte! Gli si fa una colpa d'essere entrato per la finestra, un'altra perchè la finestra è chiusa, ed una terza perchè la finestra non era a livello del pavimento! Non era meglio, chiarissimi signori Giurati, dire che egli non sarebbe passato per la finestra se la diffidenza sociale non avesse chiusa la porta; non avrebbe lasciato cadere uno zolfino acceso per fare scomparire le tracce della riparazione, se non ci fosse ancora il pregiudizio della proprietà; non avrebbe strapazzato il suo principale se questi non l'avesse provocato colla pretesa del lavoro, della famiglia, dell'ordine e di ogni altro castigo ed inciampo sociale?
Petr.— Bene!
Marc.— Bravo!
Val.— Protesto!
Bobi.— Bravissimo!(vivi applausi dalla galleria)
Usciere.— Silenzio! silenzio!
Pres.(agitando violentemente il campanello). — Silenzio, faccio sgombrare le gallerie senz'altro!(a Tullio)Mi duole doverle dire che viene meno alle sue promesse, e se crede di poter continuare su questo tono, s'inganna a gran partito...
Tullio.— Illustrissimo...
Pres.(troncandogli la parola). — Lasci parlare il cavaliere Valori! E lei, mi raccomando, nessuna discussione!
Val.(si alza: con calore e risentimento). — Non sono avvocato io; e mi basta dire al signore che il suo protetto non fu cacciato da me, ma da' suoi compagni, solennemente, siccome indegno del nome di operaio; che io non ho mai obbligato nessuno a lavorare, e che la gran maggioranza dei nostri operai trova la propria felicità, non il castigo, nel lavoro e nella famiglia. Le mie orgie ed i miei tripudi li metto in conto della sua facile retorica; quanto a quello che posseggo sappia che mi è caro perchè è il premio della mia attività, e che lo difenderei come difenderei il mio onore e la mia famiglia, come ho difeso il mio paese.(siede)
Pres.(a Silvestri). — La parola è al Pubblico Ministero.
Silv.(in piedi). — L'onorevole signor avvocato della difesa mi attribuisce un monte di cose che non ho mai sognato di dire.
Tullio.— Mi dà forse del mentitore? Lo richiami all'ordine!
Pres.— Vuole compiacersi una volta di non interrompere?
Silv.— Non mi arresterò quindi, o signori Giurati, a soffiare sopra un castello di carte che va giù da sè...
Tullio(al Presidente). — Sente? sente?
Pres.(a Tullio). — Ma vuol lasciar parlare un pochino anche gli altri?
Tullio.— Allora dica che la difesa deve tacere.
Pres.— Sicuro, quando ho dato ad altri la parola! E mi meraviglio che la prima volta che si fa sentire in tribunale si voglia arrogare il diritto di regolare la discussione.
Tullio.— Mi perdoni, ma le faccio osservare...
Pres.(a Silvestri). — Ma che fa lei, aspetta forse che lui stia zitto?
Silv.(che è sempre rimasto in piedi). — Tutte le divagazioni della difesa, io diceva...
Tullio(al Presidente). — Vede? vede?
Pres.(a Silvestri). — Tiri via per carità o non si finisce più!
Silv.(continuando). — Non possono mutare i fatti. Qui ci sono due uomini: uno che ha fatto molto male, ed uno che ha fatto molto bene. Si può assolvere il primo senza ferire la giustizia e scoraggiare quanti fanno il bene? Tutta la questione è qui! C'è qualche cosa di più semplice? Ebbene, nossignori, non è così; anzi colla nostra felice razza latina è tutto l'opposto. Cerchiamo cento persone oneste, intelligenti e tanto coraggiose da difendere, anche con pericolo della vita, la proprietà del loro orologio, e mettiamole assieme per giudicare un ladro, un falsario, un assassino; ebbene, appena debbono far rispettata la legge che pure tutela anche il loro orologio, queste brave persone, così terribili nel loro caso particolare, mi diventano subito subito miti, misericordiose, indulgenti sino all'assoluzione di ogni più atroce delitto; e così un cantore di canzonaccie da trivio può passare per il vergine poeta, un poltrone vigliacco per un fiero campione di libertà; e la vittima non è più chi ha toccato il danno e le busse, la vittima non è più il morto od il ferito — quello diventa il provocatore — la vittima è il grassatore, è il povero assassino!
Tullio.— Non insulti alla sventura!
Silv.— Gli è appunto perciò che non vorrei che s'insultasse neanche la gente onesta e laboriosa che arricchisce la patria e la difende sui campi di battaglia, lieta ed orgogliosa dei suoi sacrifizi, per mettere invece sul candeliere gli eroi del trivio, i martiri del vizio! Ah! sarebbe davvero una cosa da ridere questo travolgimento di criteri, se non accennasse a mancanza di convinzioni, se non avessimo vicino l'esempio di ciò che ha fruttato ad una nazione gloriosa e potente la derisione di ogni fede e disciplina!
Gius,eVal.(ad un tempo). — Bene! Bene!
Marc.ePetr.—(zittiscono)
Silv.— Signori Giurati, io non posso adunque concludere che rammentando a voi come il reo abbia confessato i suoi delitti, e domandando ai signori Magistrati la sua condanna a venticinque anni di lavori forzati.(siede)
Tullio(scattando con impeto). — Venticinque anni in questi tempi in cui tutto dura così poco?
Pres.(ironico). — La parola è alla difesa.
Tullio(siede e si rialza). — Nell'epoca del vapore e del telegrafo, in cui tutto va e corre, condannerete un uomo a restare venticinque anni inchiodato in un bagno, per un momento, per tre momenti di aberrazione, per cause morbose, per tre momenti di pazzia ragionante?
Marc.— Udite! Udite!
Tullio.— Dei pazzi ce n'è di due sorta, a farla corta: pazzi da ospedale, e pazzi, o preclarissimi signori Giurati, rimasti a mezzo. Ma anche a noi savi — modestia a parte — occorre il momento in cui il cervello va a spasso. Difatti chi di noi non è stato pazzo per un momento della sua vita, di quella pazzia che non esclude la consapevolezza dei suoi atti, ma ci trascina irresistibilmente ad azioni contrarie al patto sociale? E se in quel momento fatale noi non abbiamo commesso un delitto, chi può dire se sia per difetto di occasione o d'intenzione? — Ma consentite, egregi signori, che io vi parli senza alcun velo, come se parlassi dinanzi al tribunale della mia coscienza. Ora io m'interrogo se non ho mai bramato di appropriarmi, senza licenza dei superiori, qualche cosa altrui, da un libro curioso ad un prezioso gioiello, dalladonna seducente alla gloria più inebbriante..... Ebbene, che non lo senta neanche l'aria, sì, ne ho bramata parecchia della roba altrui..... ne bramo ogni giorno..... ogni ora..... ad ogni sguardo! Lasciamo stare i libri e le donne che, senza furto, possono ormai appartenere a due..... ed anche a tre!.... Parliamo di altre cose..... di gioielli, parliamo di diamanti. Nessuno di noi quanti siamo può negare che tutte le volte che si ferma la sera dinanzi all'abbagliante vetrina di un noto gioielliere, non subisca l'irresistibile fascino di quel gran brillante che gli proietta addosso i mille raggi delle sfaccettature, quasi per tentarlo, anzi appunto per tentarlo. Colendissimi signori Giurati, perchè non si va per i fatti nostri e si resta lì piantati collo sguardo fisso, quasi senza respiro, per paura che l'alito veli la visione? Si ammira... si ammira... e poi, senza accorgersene, si comincia a desiderare! Ora supponete che, proprio al punto in cui dal desiderio platonico si passa alla brama irrefrenabile, al punto in cui si è assaliti da un accesso di quella pazzia che non impedisce di ragionare, una potenza magica faccia scomparire il cristallo della vetrina, la gente dalla via ed i garzoni dalla bottega: ditemi un po', la mano che abbiamo stesa macchinalmente verso quel grosso brillante che si vorrebbe mettere in dito alla dama dei nostri pensieri, che cosa farebbe questa mano quando non trovasse più il cristallo della vetrina e si fosse certi di non essere visti da anima nata?(azione di chi, assicuratosi che nessuno lo guardi, prende ed intasca rapidamente un oggetto)Alto là!(afferrando la destra colla sinistra)in nome della legge vi arresto..... m'arresto..... ci arrestiamo tutti! Ah! Ah! Vedete che è impossibile fare la requisitoria di noi istessi!
Petr.eMarc.— Nuovo! Ardito! Sublime!
Silv.— Ma in ogni caso la nostra mano si ferma al cristallo della vetrina e non lo rompe come l'accusato ha fatto della finestra!
Tullio.— Bel merito, quando la vostra mente vi avverte che ciò costituisce un delitto, quando voi sapete che dei diamanti non ce ne possono essere per tutti! Invece questo infelice che sa della legge? Che cosa capisce? Non basta guardarlo per convincersi che non ha coscienza? Sarebbe egli cosìfresco e rubicondo, se sentisse il rimorso dei suoi delitti? Non ha rimorsi, e questa è la più bella delle circostanze attenuanti, perchè egli è l'uomo tipo della natura discendente in linea retta dalla scimmia, senza coscienza del bene e del male, e se io mi sbaglio, egli è ad ogni modo un cretino.
Bobi.— (Cretino?)
Tullio.— Ora che colpa ha lui se per la cattiva nutrizione che gli fornisce la società, il suo cervello manca di fosforo, di materia grigia? Chi sa se nutrito di filetti ai tartufi questo cretino non sarebbe un genio?
Bobi.— (Se vogliono provare, io ci sto!)
Pres.— Non divaghi dalla questione, e non dimentichi sopratutto che l'accusato ha sempre goduto di tutte le facoltà dell'intelletto, ma non se n'è mai servito che per fare il male!
Tullio.— E allora condannatelo,(controscena di Bobi sino al fine del dibattimento)consacratelo vittima espiatoria agli Dei spietati della giustizia inflessibile! Egli è ribelle alla società, e voi, per riconciliarvelo, legatelo come una belva! Una fiera tempesta ne agita il cuore e la mente, e voi, a calmarla, non gli spettacoli della natura e le arti divine che rasserenano la vita invocate, ma le tenebre e la solitudine! Egli non sente dignità, e voi, perchè la senta, vestitelo di sargia! Egli non apprezza la vita degli altri, e voi avvelenate la sua! Sta bene: è vostro diritto: via dalla società questo membro infetto!... tagliatelo!... buttatelo!... — Ma badate, o Giurati egregi, di cancellarlo anche dalla memoria! Badate che forse non potrete dimenticare mai più che, per volontà vostra, mentre amate, giuocate, ridete, dormite, c'è un uomo che non ama, che non ride, che non dorme più! Voi vorrete cacciare questo pensiero importuno col pensiero più caro, con quello della famiglia; ed ecco che la sua imagine vi appare come per una fantasmagoria sul volto degli amici, dei figli, della sposa istessa! Ah, è troppo! E voi chiudete gli occhi per troncare l'orrenda visione..... e allora sentirete fra le voci altrui... nell'aria... fra i suoni più discordi... una nota persistente, lamentevole, come un sospiro represso, un grido, un singhiozzo lontano... la nota(accenno di Tullio a Bobi)della disperazione!Basta!esclamerete,basta! misono sbagliato! sono stato troppo severo! non è colpevole! è innocente!Ma, orribile a pensarsi, la legge vi risponderà:è tardi!Dunque questo supplizio senza nome e senza riscontro nelle bolgie Dantesche, il supplizio del Giurato che condanna durerà quanto il suo martirio? Si!Venticinque anni, lo avete voluto voi! E finiti questi, quando credete di poter respirare, chi vi assicura che la prima volta che uscirete di casa non lo vedrete venire verso di voi... pallido... vacillante... come uno spettro sfuggito al regno della morte? Voi vi arrestate... voi vorreste pigliare un'altra strada, sparire, nascondervi... ma non siete più in tempo!... Vi ha già visto, e il suo sguardo, acuto come una spada, v'inchioda immobile al vostro posto; peggio, vi obbliga a guardarlo, vi obbliga a mirare su quella fronte il marchio dell'infamia che avete stampato voi, in quel terribile sogghigno la fatale necessità di essere ora peggiore di prima a cui l'avete condannato voi! E voi, atterrito, gli balbetterete:che vuoi?E lui, pensando che non ha più la gioventù, e che l'avvenire è più orribile del passato, vi risponderà con uno sguardo, con un gesto disperato:morte! — No, disgraziato! aspetta!voi griderete commosso:rimedierò io a tutto... provvederò io al tuo avvenire... sarò per te un amico... un fratello!Ma lui, con quella sua voce fioca fioca che passa l'anima:Ora è tardi... allora ci dovevi pensare... venticinque anni fa... Ora è tardi!...(volgendosi con impeto ai Giurati)No, che non è tardi: è ancora lì..... ma condannatelo ancora, se ne avete il cuore, condannatelo!!
(Si asciuga il volto colla pezzuola e si abbandona sul banco sfinito. — Applausi prolungati e caldissimi dalla galleria malgrado i gesti dell'usciere — Bobi simula di piangere).
Pres.(interrogato con un cenno il Silvestri che nega di voler aggiungere altro, suona il campanello, e fatto silenzio)— Il dibattimento è chiuso. Signori Giurati;(i giurati si alzano in piedi)ricordandovi ancora una volta che l'imputato è reo confesso, domando alla vostra coscienza il giudizio del fatto per mezzo di questi tre quesiti: l'incolpato è colpevole di furto con iscalata ed effrazione? è colpevole di tentato omicidio? è colpevole d'incendio?(a Geremia)— Spetta a lei, capo dei Giurati, raccogliere i verdetti e presentarli alla Corte.
Ger.— Sarà mio dovere: ma permetta intanto che la ringrazii dell'onore che mi ha fatto.
Pres.— Tiri via: è stato estratto a sorte.(i Giurati escono dalla sinistra)Signor avvocato della difesa, io mi vedo in obbligo, qualunque sia il verdetto dei Giurati, di rimpiangere che lei abbia esordito spendendo così male il suo ingegno ed offendendo le nobili e gloriose tradizioni di questa magistratura. Possano almeno le mie parole essere ricordate in avvenire da lei e da quelli che fossero tentati d'imitarlo!
Dalla sinistraGIUSEPPE,GEREMIAe gli altriGIURATI.Detti.
Ger.— Sul mio onore e sulla mia coscienza il nostro verdetto è di un voto affermativo per tutti e tre i quesiti, e di undici negativi parimenti per tutti e tre.
(Consegna le schede al Presidente che le riscontra e ritorna al suo posto).
Pres.(a Bobi). — Alzatevi. Voi avete confessato i vostri delitti, ma i Giurati non vi prestano fede e vi mandano assolto e libero.
(Esce dalla sinistra colla Corte, meno Silvestri e Tullio, che levano la toga).
Petr.,Marc.eSpettatori(con vivissimi applausi dalla galleria). — Bene! Bravo!
(Tutti gli spettatori della galleria escono rapidamente dalla destra)
Voci(dalla destra fuori di scena, con lunghi e fragorosi applausi). — Fuori l'avvocato! Viva il nostro deputato!
Bobi(sbalordito, visti partire i carabinieri, risedendo). — No, non è possibile, addirittura assolto!
MARCOLINIePETRONIO, dalla destra con premura, mentre Tullio si leva la toga e Giuseppe, Silvestri, Valori, Luigia e Prospera formano un gruppo animato a sinistra.Detti.
Marc.— Presto fuori, avvocato, che l'aspetta una gran dimostrazione!
Tullio.— Un momento che abbracci prima lo zio e la cugina...
Petr.— Dopo! Dopo! Non lasciamo raffreddare!(lo solleva con Marcolini per portarlo via dalla destra)Su!
Tullio(contentissimo). — Ma che cosa fate?
Marc.— In trionfo! In trionfo! Evviva l'avvocato!
Petr.(guardando Silvestri). — Evviva il nostro deputato!
Tullio(a Giuseppe). — E lo vogliono..... andiamo in trionfo! Ma ritorno subito.(via con Petronio e Marcolini)
Voci e applausi(fuori di scena). — Viva! Viva il nostro deputato!
Gius.(concitato). — No... no... dopo tanto sproloquio, so io ciò che può essere più eloquente in questo momento... Valori, non sarà mai detto che un Savelli ti abbia fatto perdere un soldo... Avvocato Silvestri, porga il suo braccio alla mia figliuola e speri subito, lo voglio!
Silv.— Non ho mai cessato!
Luig.(a Silvestri). — Si figuri che chiama la famiglia un inciampo!
Prosp.— Ah! ci ho gusto! ci ho gusto davvero!
Gius.— Zitta, bracona! Eccolo qui. Zitti tutti, e via di qua...(accennando a sinistra)ma che abbia tempo a vedere ed a capire.(s'avviano)
Bobi.— Se ne vanno tutti... Ma allora sono proprio assolto e libero?
TULLIOcon premura dalla destra.Detti.
Tullio(entrando e chiudendo a chiave la porta a destra). — Ma sì! sarò il vostro deputato, sarò tutto quello che volete; ma ora ciò che mi preme di più è lo zio, è la cugina...(volgendosi)Che vedo?
Gius.— Ah! Ah! la scuola dell'avvenire! Bravissimo; ma noi preferiamo la scuola antica tutti e quattro!(via dalla sinistra)
Prosp.— Tutti e cinque!(gli fa una riverenza ironica e segue gli altri)
Tullio.— Zio! Luigia! Ah!(cadendo svenuto sulla seggiola di Bobi)Ho tutto perduto!
Bobi.— E la mia riconoscenza, avvocato?(gli fa aria col suo cappello)Mondo bello che catena e che orologio!(gli toglie l'orologio)Non posso resistere gua'!(intasca l'orologio ed esce guardingo dalla destra)Gli è la pazzia ragionante!(cala il sipario)
Fine.
Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
Nota del Trascrittore
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