VIIIIl treno su cui viaggiavano Laura e sua madre era diretto, epperciò la velocità assai maggiore dellʼordinario.—Nello scompartimento di prima classe da esse occupato, non eravi altri elle un prete dallʼaspetto venerando.—Madama Ramati erasi collocata in un angolo riparato dallʼaria; Laura invece stava affacciata allo sportello guardando al di fuori le campagne che sfuggivano rapidamente siccome le vedute di un panorama meccanico.Già da molto tempo ella era assorta in quella contemplazione, quando la madre la esortò a ritirarsi per evitare gli sbuffi dellʼaria troppo umida.—Laura ubbidì macchinalmente, e si rincantucciò nellʼangolo senza far motto.La poca luce malinconica che mandava il fanale, il monotono rullo delle ruote, ed il silenzio dei tre viaggiatori davano unʼaspetto di tristezza alla scena. Il prete dormiva saporitamente, madama Ramati aveva chiusi gli occhi; soltanto Laura era inquieta ed addolorata. La povera giovinetta non piangeva più, ma lʼespressione malinconica deʼ suoi grandʼocchi, era tutta di dolore. Dallo sportello aveva visto sospirando scomparire lentamente le torri di Brescia, ed allorquando lʼestrema punta della città si perdette nelle tenebre, la salutò con un addio che racchiudeva un tesoro di rimembranze.Il viaggio era lungo, e parve lunghissimo a lei che anelava di essere in casa sua, nella sua camera per isfuggire la tristezza che inspiravale il lugubre silenzioche lʼattorniava; e più di tutto per leggere la lettera di Ermanno, quella cara lettera che avrebbe già baciata le mille volte se non vi era sua madre.—Arrivarono finalmente, e Laura nel discendere guardò ancor una volta sulla via percorsa pensando che per di là ella sarebbe ritornata a Brescia, presso il suo Ermanno.—Papà Ramati era ad aspettarle, e non appena le vide uscire dalla stazione, corse ad abbracciare Laura, che per la prima volta rispose mestamente alle carezze del padre.—Giunta a casa madama Ramati stanca del viaggio si ritirò; Laura pure poco dopo entrò nella sua camera ove appena giunta congedò la fante che si disponeva a spogliarla.—Chiuse la porta a giro di chiave, sedette al tavolo estrasse dal seno la lettera, la baciò, indi ruppe il suggello e lesse:Laura!«Vengo or ora da te, ed è sotto lʼimpressione delle tue parole che ti scrivo. La mano mi trema ancora come poco fa fra le tue, il cuore mi batte violentemente come se fossi a te davanti, il mio sguardo è tuttora acceso dal fuoco che trovò nel tuo.—Sono espressioni dellʼanima, accenti del cuore quelli che scrivo. Ascoltami dunque o Laura.—Nei pochi anni della mia vita trascorsa, io acquistai una ben triste scienza, la certezza cioè che non havvi per lʼuomo felicità reale, e dal giorno in cui questa crudele certezza mi apparve chiara ed incontestabile, diedi lʼultimo addio alle bugiarde speranze della vita.—«Lo scetticismo divenne la mia bandiera; lʼarte sola non presentava per me le impronte caratteristiche di una folle speranza: amai lʼarte come si ama ladonna, ed al culto di questa fata misteriosa dedicai me stesso e lʼintera mia vita.—Ma ahimè! ben tosto mi accorsi che anche lʼarte è una promessa senza fine, una meta che si allontana quanto più tentasi di avvicinarla! Disperai allora di poter riempire quel vuoto che erasi formato nella mia esistenza, ma il mio cuore aveva necessità di amare, e ribellavasi ostinatamente alla solitudine a cui lo aveva dannato.«Amai la natura nel suo assieme, confusi in un punto solo creato e creatore, spirito e materia; ma le grandezze e le meraviglie del cielo, e le bellezze della terra se mi entusiasmarono la mente, non seppero commovere dʼun palpito questo povero mio cuore che assisteva indifferente allo spettacolo maestoso dellʼuniverso.—«Prostrato da inutili tentativi, mi abbandonai al mio destino lasciando che il cuore languisse incompreso, e lʼanima se ne stesse neghittosa; mi concentrai in me stesso lasciando alle poche risorse dellʼarte le cure di qualche conforto.«Io era in tale stato ancora qualche giorno fa, prima di vederti; ma appena il mio sguardo sʼincontrò nel tuo, appena udii il suono della tua voce, qualche cosa di nuovo si agitò nellʼanimo mio; al solo contatto della tua mano, il cuore si scosse, e finalmente trovò un palpito!«Oh! Io non so dirti la lotta che sʼimpegnò in me fra la ragione e lʼaffetto. In quella sera del nostro primo incontro passai una notte di mille angosce di innumerevoli tormenti.—Dio mi è testimonio con quanta ardore combattei contro una speranza di cui paventava le conseguenze; ma che vuoi? Allʼindomani mi alzai prigioniero; il cuore lʼaveva vinta: io ti amava!«Ora mʼodi, o fanciulla, e che le mie parole ti restinoimpresse.—In questo momento non sono io che ti parlo, ma la parte migliore dellʼesser mio, lʼanima, lʼanima che nellʼabbandonarsi allʼamor tuo trae un triste presagio sul mio avvenire.—Lo so che tu mi ami, me lo dicesti, le tue lagrime me lo confermarono, ed io ti credo, perchè si può dubitare di tutto, ma non delle prime parole dʼamore che sfuggono dal labbro di una giovinetta.—«Io credo adunque colla massima convinzione allʼamor tuo, nè tenterò per parte mia una lotta colle tendenze del cuore; sarebbe vano. Tale è il mio destino, mi abbandono in balìa di questo bel sogno, e ti amo!—Ti amo tanto, che ora al punto di separarmi da te sento aggravarmi da grande sventura. Ti amo tanto, e sento che dellʼamor tuo farò la mia vita. Soffrirò, che monta? Tu mi ami, e questa certezza mi sarà di gran conforto; tu parti ma la mia esistenza si lega a te, ed il mio cuore dʼora in poi non avrà più un moto che non sia tuo, lʼanima non avrà più una aspirazione che non sia per te.«Per quanto recente sia il legame che a te mi unisce, io prevedo che esso durerà per tutta la vita: ma tu o giovinetta, potrai sempre amarmi come io ti amo? Nuova affatto del mondo, tu sorridi facilmente a tutte le soavi impressioni che ti cagiona; io lo so, quando si è privi dellʼesperienza pratica della vita, si pecca per eccesso dʼentusiasmo. È questa la spina che mi tormenta! Tu mi ami forse collʼinscienza di chi ama per la prima volta, ed il tuo affetto non è forse altro che una prova della gentile suscettibilità del tuo cuore.«Ai primi moti dellʼanima, scambierai forse per amore quel facile accendersi della fantasia che domani potrebbe venir spenta dalla ragione; epperciò la coscienza mʼimpone in questo momento di palesartitutti i miei dubbi, ed il tuo amore mi lasciò ancora tanto di percezione da poter travedere sebbene da lungi il fine di questo dolce episodio della mia vita.—La confessione che ora ti faccio del mio convincimento ti servirà per togliere dallʼanima tua ogni ombra di rimorso che potesse assalirti allorchè il tuo cuore cesserà di battere per me.—«Mʼascolta o giovinetta, ascolta lʼamaro vaticinio del mio destino.«Tu mi ami perchè rappresento la prima promessa del bene che ti apparve alla mente non appena lʼanima tua tendè alle aspirazioni dʼamore.—Io invece ti adoro perchè sei lʼultima larva di felicità che ancor sorrida alle mie speranze; ti adoro perchè col fascino dellʼamor tuo ravvivasti col soffio della mia esistenza, e mercè tua rivedo il sole in tutta la sua luce.—Ti amo, e mi avviticchio alla speranza dellʼamor tuo come il naufrago allʼultima tavola non ancora travolta dal turbinoso sconvolgersi dellʼonde.«Il tuo amore è inspirato dal benessere, il mio dallo sconforto, ed il frutto di questo affetto sarà necessariamente diverso per entrambi giacchè il tuo cuore amando si apre alla speranza, mentre il mio si concentra nel dubbio e nel timore.—La tua ricca condizione, la tua avvenenza ti danno diritto ad aspirare alle dolcezze della vita; il mondo si apre al tuo sguardo siccome un paradiso di fiori ove ti è dato lo sciegliere a piacimento.—I piaceri del mondo per quanto falsi e fuggevoli affascinano, seducono e rapiscono; ed in breve nella varietà deʼ tuoi desideri, nellʼincertezza delle tue aspirazioni, fra le cure dellʼuno le sollecitudini dellʼaltro, tu dimenticherai ben tosto il tuo povero Ermanno che vive solo del tuo amore.«A poco a poco la memoria di me, cederà il posto ad unʼaltra più recente, lʼamore per me verrà consumatodallʼamore per unʼaltro, e nello svolgersi di tante nuove sensazioni nellʼanimo tuo, sarà per me gran ventura se ti ricorderai qualche volta i tratti del mio volto.—Io la prevedo questa inevitabile conseguenza; è legge di natura che alla tua età si mutino spesso inclinazioni ed affetti; ma io o Laura, sarò sempre lo stesso, lʼimmagine tua sarà lʼultimo sorriso di gioja che splenderà fino allʼestremo della mia vita.«I piaceri del mondo non hanno più attrattive per me che ne conosco la trama; io vivrò della tua immagine; e quando il tuo cuore non avrà più un palpito per me, quando la mia memoria verrà travolta nella tua mente, io ti adorerò sempre colla stessa religione, ne accadrà giammai che ti rimproveri menomamente unʼincostanza alla quale sono già fin dʼora rassegnato!«Perdonami Laura, lʼamarezza di queste parole; lo so, esse ti suoneranno come unʼingratitudine da parte mia, e forsʼanco ti strapperanno una lagrima di dolore; ma un giorno pur troppo ti persuaderai che il presentimento del mio cuore era una ben triste verità.—Ricordati allora o Laura, che nel pronunziare questo fatale vaticinio, io ti ho anticipatamente perdonata ed assolta da ogni rimorso.«Ed ora, fanciulla mia, ora che il mio amore ti ha tutto svelato il suo dubbio tremendo, ora che questʼanima innamorata ha letto nel libro dellʼavvenire, tergi le lagrime, ed ascolta la voce del mio amore:—Tu parti! fra poche ore abbandonerai questa città, e chi sa quando ci rivedremo.—Addio anima mia! il mio più ardente saluto ti accompagnerà per via; la mia mente ed il mio cuore saranno sempre teco, e benedico con tutto il trasporto la buona stella che ti addusse sul mio cammino.... Addio Laura! in questoestremo saluto si concentra tutto lʼardore deʼ miei sensi, tutto lo spirito della mia esistenza! Voglia il cielo restituire a te tutta quella felicità che mi viene dal tuo amore; io vivrò solo, lontano da te ma ti amerò sempre benedicendo al fuoco deʼ tuoi sguardi che mi accesero in seno tal fiamma a cui sarò debitore di tutte le gioje del mio avvenire.—«Amami come io ti amo; pensa qualche volta a questo infelice che vivrà solo della tua memoria.—Nelle gioje, nelle feste e nei piaceri a cui ti destina lʼelevatezza del tuo grado, non dimenticarti di colui che dal fondo di una piccola città passa tutti i giorni, le ore ed i minuti nello sconforto della solitudine.—Pensa al tuo povero Ermanno che si smarrì neʼ tuoi beglʼocchi, e che non avrà mai più pace lontano da te.—Addio per lʼultima volta! . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .La povera giovinetta nel terminare la lettura di quelle pagine, aveva gli occhi molli di lagrime. Lʼamarezza dei sentimenti espressi in quella lettera, era troppo straziante; Ermanno aveva crudelmente oppresso il di lei cuore, violando con un orribile dubbio lʼamore di quella cara fanciulla, giacchè sotto quelle parole velate da unʼapparente rassegnazione si nascondeva un desolante sconforto.Era troppo amaro il colpo per il cuore di Laura che amava del più santo affetto. Egli dubitava dunque di lei perdonando anticipatamente unʼincostanza che non aveva diritto di supporre? lʼingrato! A tali riflessioni, Laura sentivasi opprimere di dolore; nullameno rilesse la lettera.—Anche quelle frasi crudeli le erano care perchè sue, e le lagrime elle le solcavano silenziose il ciglio contenevano il perdono a tanta ingratitudine.Lʼagitazione della gentile fanciulla mentre ripassava le tristi predizioni di Ermanno, era una forte protesta contro quei dubbi scagliati con tanta barbarie.Ella cercò invano nel riposo un poʼ di tregua al profondo dolore che rattristava, le parole di Ermanno suonavano sempre al di lei orecchio. Tutto il resto della notte lo passò in una veglia angosciosa, e solo sullʼalbeggiare ella potè addormentarsi.—Ma ohimè anche i sogni riproducevano lo strazio dellʼanimo suo; anche in sogno le appariva la figura malinconica di Ermanno che la rimproverava di aver fatta la sua infelicità.Si alzò palliduccia ed abbattuta. Aprendo gli occhi ella si credette a tutta prima in Brescia, ma volgendo lo sguardo attorno si trovò in casa sua, nella sua camera lontana da lui, da lui che in quella notte di angoscia aveva imparato ad amare maggiormente.Durante la giornata che le sembrò lunga e nojosa, rilesse varie volte la lettera di Ermanno; ciò lʼattristava vieppiù, ma anche quella tristezza aveva il suo lato gradevole, ed ella compiacevasi nellʼaccrescerla.—La sua casa, il suo giardino, i suoi fiori non avevano più per lei alcuna attrattiva; per tutto eravi un vuoto, ovunque vi mancava una cosa, e Milano, la grandiosa città col suo movimento era diventata per lei un deserto. Oh! Brescia nella sua semplicità le sembrava assai più bella! quei passeggi, quei colli verdeggianti le stavano sempre nella mente. Quanto migliore ella trovava la placida casetta dello zio Ramati! Là tutto era tranquillo, là ella poteva affacciarsi al balcone e respirar lʼaria della sera senza venir disturbata dallʼassordante andirivieni di carrozze.—Ripensando ai bei giorni colà passati, la giovinetta sospirava amaramente trovandosi come dispersa nelle vaste sale del suo alloggio.La madre si accorse benissimo del cambiamento subitaneo operatosi nel carattere della figlia; ma non ne feʼ gran caso attribuendolo al dispiacere di aver lasciata la cugina Letizia; tuttavia cercò di distrarla conducendola ai passeggi, ai teatri, ovunque insomma vi fosse da impiegare bene il tempo.Tutto fu vano.—Dopo alcuni giorni, Laura era rassegnata, ma non guarita, e sulle sue labbra più non comparve quel sorriso dʼingenuità che prima le era abituale. Lʼimpressione del distacco erasi alquanto scemata nel volgere di alcuni giorni, nullameno il suo pensiero era sempre rivolto alla cara Brescia, a lui!Oh! la prima volta che si ama non si può conciliare il dolore colla necessità; collʼesperienza poi si ragiona di più, ma si ama di meno.—È questo un fatto incontestabile; lʼamore è tanto più grande quanto maggiore è lʼegoismo chʼesso inspira.—Laura era egoista, perchè amava per la prima volta, e mal sapeva adattarsi a soffrire.Tuttavolta veniva a calmarla alquanto lʼidea che un giorno o lʼaltro conoscerebbe quel pittore Bresciano, amico intimo di Ermanno, ed in cuor suo la giovinetta anelava a quel momento, giacchè avrebbe potuto parlare di lui con altri, e ciò era già molto.—Eppoi unʼamico di Ermanno doveva essere necessariamente il suo, e già senza conoscere questo pittore ne sentiva simpatia.Ma intanto per ora nulla valeva a distrarla.—La memoria di Ermanno era impressa nel di lei cuore, e la lontananza accrebbe quellʼaffetto già così grande.Con dolorosa compiacenza riandava col pensiero al punto della sua partenza da Brescia, ricordava le sue lagrime, quel saluto scambiatosi dagli sguardi che rivelavano unʼinfinita di pene, una promessa di lunga fede. Rammentando quellʼistante la giovinetta sentivasi ancora inumidire le ciglia.Madama Ramati potè dar passo per alcuni giorni alla mestizia della figlia quantunque fosse lontanissima dal supporne la vera causa; ma un giorno stanca di consolarla invano, le disse:—Sii certa figlia mia che non ti condurrò mai più a Brescia. È giusto lʼaffliggersi per qualche tempo, ma infine bisogna pure essere ragionevoli.Questa minaccia fece divenir Laura più cautelata, e dʼallora seppe nascondere in faccia aʼ suoi la sua mestizia.IXRitorneremo ad Ermanno che abbiamo lasciato triste e malinconico per la partenza di Laura.—Egli passò come dicemmo la notte sul balcone abbandonato aʼ suoi pensieri, ed allʼalba solamente si scosse per andarsene al riposo. Cercò invano unʼora di sonno essendo troppa la folla delle idee che gli facevano ressa nella mente. Allʼindomani si alzò molto abbattuto, e sua madre, premurosa come sempre, che aveva scoperta sulla di lui fronte la traccia di un affanno, lo interrogò in mille guise senza che egli volesse dirle ciò che lʼopprimeva.—La buona donna non seppe darsene pace, era troppo avvezza a vedere la serenità sul volto del figlio per istarsene tranquilla a quellʼimprovviso cambiamento.Ermanno era per natura pochissimo robusto; la sua tempra troppo delicata, le forze sciupate dal lungo studiare in unʼetà in cui è necessario muoversi ed agitarsi.—Di più egli era stato più volte ammalato gravemente, e lʼultima malattia gli aveva lasciato la traccia di un pallore costante.È facile immaginarsi la costernazione di quella povera donna nel vederlo tanto malinconico; ella temeva che ciò fosse causato da qualche indisposizione, epperciò non cessava di esortarlo a consigliarsi col medico; ma ohimè la scienza non sa ancor guarire queste afflizioni di cuore!Passarono alcuni giorni senza che Ermanno desse un segno di miglioramento, e non si potrebbe ridire il dolore di quella buona donna nel leggere nello sguardo del figlio le tracce di una crescente desolazione.Ermanno comprese i timori di sua madre, e talvolta sforzavasi al sorriso, ma il cuore di una madre non si può ingannare, e quel sorriso era maggior strazio per colei che ne conosceva lʼamarezza.Alcuni giorni dopo la partenza di Laura, Alfredo si recò da Ermanno, e lo sorprese appunto mentre stava abbandonato sul seggiolone in preda alla sua mestizia.—Buondì, mamma Alvise, sclamò Alfredo stringendole la mano, la salute è buona?—Oh! per me, non cʼè male, rispose ella sospirando; ma Ermanno soffre.—Oh diavolo! Che hai trovato di male?—Non ci badare sai, rispose Ermanno alzandosi, la mia buona mamma si ficcò in testa che io debba essere malato, e non cʼè caso di farla ricredere.—Voglia il cielo figlio mio che mʼinganni! Ma è un fatto che per esser sempre col broncio e di pessimo umore, bisogna aver qualche indisposizione.....—Ma no, tuttʼaltro, non mi sono mai trovato tanto bene.A tal risposta alquanto asciutta, la madre abbassò sospirando il capo, e riprese il suo lavoro.—Meno male, sclamò Alfredo, la cosa infine non è tanto seria, e speriamo che fra qualche giorno tutto sia finito.—E volgendosi ad Ermanno soggiunse: Sono venuto da te, perchè ho molte cose a dirti. Prima di tutto mia cugina ha scritto, e fu un vero miracolo la sua sollecitudine; è tanto pigra!Ermanno al sentire che Laura scrisse provò un indefinibile turbamento, e temette a bella prima che quellʼingenua giovinetta avesse fatta qualche imprudenteconfidenza; era ansioso di sapere ciò che ella aveva scritto, ma in faccia ad Alfredo ostentò la più grande noncuranza.—Alfredo proseguì:—Scrisse una lunghissima lettera a mia sorella, nella quale rammaricava la sua partenza da Brescia. È tanto carina quella fanciulla: e come scrive bene; ti farò vedere la lettera, cʼè da leggere per unʼora.—Ella cʼincarica di farti i suoi piùdistinti saluti, sono sue parole, e ti prega di non dimenticare la famosa romanza che le hai promesso.—Ah! è vero, sclamò Ermanno come se si ricordasse appena allora.—Oh! mostro, tu eri capace di dimenticartene! Decisamente di voi altri artisti cʼè poco da fidarsi; ma tu la farai ad ogni costo questa romanza.Mamma Alvise non lavorava più. Appena sentì parlare della cugina di Alfredo fissò gli sguardi scrutatori sul volto del figlio; unʼidea le era balenata alla mente. Il cuore dʼuna madre non sʼinganna mai, e per quanta indifferenza abbia ostentata Ermanno, ella indovinò perfettamente quale fosse la causa di tanta mestizia. Egli aveva potuto ingannare lʼamico, ma non la madre.—Di questa scoperta la buona donna ebbe a rallegrarsi, e pensò che trattandosi non dʼaltro che dʼun poʼ dʼamore, non aveva a temerne serie conseguenze, confidando nel facile rimedio del tempo.Alfredo continuò:—Figurati con quanta ansietà ella attende quella musica.—Hai ragione, rispose Ermanno, sempre con fare indifferente; nella settimana mi accingerò.—Vʼha di più riprese Alfredo, la cuginetta ti prega anche a nome di sua madre di non dimenticarti di scrivere a Paolo per quei ritratti.—Va bene.—Articolo quarto, lʼintera famiglia Ramati, ti prega di recarti presto a Milano, ed incarica me di trascinarviti ove tu non voglia accondiscendere.—Ne riparleremo poi, grazie tante.—Quinto ed ultimo, la zia ti saluta particolarmente; ho finito.Era tempo, giacchè Ermanno non ne poteva più, temendo ad ogni momento che Alfredo ne dicesse qualcuna grossa; e solo quando costui ebbe terminato sentì allargarsi il cuore.—Oh! mi dimenticava di unʼaltro articolo: sclamò Alfredo: mia sorella ti pregherebbe di volerle continuare il corso di lezioni sospeso da qualche tempo, non si sa il perchè.—Madamigella Letizia ha tutte le ragioni; verrò....—Ed ora ho finito. Ricordati dunque della romanza, di Paolo e di mia sorella.—Ma sì, mio Dio, non sono uno smemorato!—Quanto meno, non dai saggio di buona memoria, rispose Alfredo.—Esci?—Sì, disse Ermanno; ho due lezioni da dare.—Egli ne aveva abbastanza di essere sulle spine; fermandosi più oltre lʼamico poteva venir fuori con qualche altra storia, ed in faccia a sua madre ciò gli sarebbe dispiaciuto assai.Uscì con Alfredo che lo accompagnò per poco, e quando Ermanno fu solo sì abbandonò alle riflessioni.—Laura si ricordava di lui, lo aveva nominato, e con prudenza; chissà quale impressione aveva fatta in lei la sua lettera! forse la poverina ne aveva pianto.Ma fra tutto eravi una cosa che non permettevagli di gioire della buona memoria che ella serbava di lui. Egli sperava che Laura dopo quella lettera gli avrebbe scritto una parola almeno; ella conosceva il suo indirizzo,nè ignorava certo che una sua lettera gli avrebbe fatto un gran bene. E perchè dunque non scriveva?Per una damigella, se riesce difficile il ricever lettere, non lo è tanto lo scriverne; un pretesto qualunque basta per mandare alla posta un bigliettino. Tuttavolta per iscusarla, tentava di persuadersi non essere conveniente che una ragazza scrivesse ad un giovinotto, ma tale riflessione valeva assai poco—Quando si ama davvero si pensa forse alle convenienze? Ecco la sua logica.—Quale reticenza può mai assalire una giovinetta, nello scrivere una lettera che può formare la felicità di un uomo?... Perchè quel silenzio, ella lo amava dunque sì poco da non poter superare dʼun grado le convenienze sociali?A tali pensieri Ermanno si sentiva oppresso e passeggiava agitato e convulso; sensibilmente lʼidea predominante divenne quella che lʼaffetto di Laura fosse passeggiero, e fu preso da tale sconforto che ricadde tosto nella sua tristezza.Lo sfogo nel cuore di un amico è gran sollievo, ma Ermanno ne aveva un solo in Brescia, ed appunto con quello non poteva confidarsi—Paolo era a Milano.... Ricordando Paolo, si sovvenne pure della lettera che aveva promesso di scrivere per invitarlo a passare in casa Ramati.—Ritornò a casa, ed ecco la lettera diretta allʼamico.Caro Paolo,«Ti scrivo sotto una triste impressione.—Da alcuni giorni mi pesa al cuore una rilassatezza sconfortante; da alcuni giorni sono assalito da tutte lo noie, oppresso dai più crudeli pensieri.—Chi mai loavrebbe detto? Poco tempo fa io ti scrissi lʼultima mia lettera collʼanimo pieno di felicità e di speranza, in allora non aveva unʼidea che non fosse un sorriso: lʼarte e mia madre erano il mio mondo, viveva di esse e per esse; ed ora mio buon amico, tutto è cambiato!«Titubai qualche giorno a darti sì triste novella, ma infine non so più reggere al peso di tanti dubbi, ed ho bisogno di sfogare la piena dellʼamarezza che mi tormenta.—Permettimi dunque, mio caro Paolo, che nel tuo seno io volga un riflesso deʼ miei dolori.«Lʼamore; quellʼeterno sentimento che da tutti i secoli agita i poveri mortali, quel misterioso senso a cui nulla resiste, incatenò me pure ad una vana illusione.—Mi sono opposto con tutte le forze, mi armai di tutta la mia abnegazione per combatterlo, ma indarno; io caddi e passai anima e corpo sotto lʼimpero del vincitore.—Ecco come.«Ti ricordi di Alfredo Ramati nostro amico fin dallʼinfanzia? Fu egli involontaria cagione di tutto. Alcuni giorni fa, venne qui in Brescia una sua cugina che abita in Milano; e per farle cosa grata, Alfredo mʼinvitò a casa sua per fare un poʼ di musica.—«Puoi figurartelo, vi andai; non so negar nulla a quel caro Alfredo che mi ama sinceramente.—Vi andai, ma io non avrei mai creduto di lasciare la mia pace in quella casa; non so dirti come, ma il fatto è che nella stessa prima sera, mi sentii stranamente commosso. Ritornai allʼindomani, e.... cosa vuoi che ti dica amico mio: Laura è una creatura celeste, e sono certo che appena la vedrai, ti piglierà desiderio di disegnare quella figurina sì delicata e gentile.—«Per abbreviare; in capo a tre o quattro giorni mi accorsi di esser perdutamente innamorato di quella fanciulla; la fatalità volle che essa pure divida i mieisentimenti; è tanto ingenua che mal seppe celarmi il suo segreto.—Oh! non lʼavessi mai scoperto! Lʼuomo è decisamente troppo ardito nelle sue aspirazioni, e non so come mai ho potuto concepire una sì strana follia; come mai unʼamore così insensato venne ad impossessarsi di me!«Io aveva in mio soccorso la più salda ragione, ma ciò valse a nulla.—Ora essa è partita da sette giorni trovasi in Milano, da sette giorni, capisci la noia e lo sconforto mi tormentano, e questo povero mio cuore non ha più pace.—Lʼimmagine di quella giovinetta, le sue carezze, i suoi sorrisi mi rimasero impressi in quello slancio della fantasia che si chiama lʼanima.«Dopo tutto; non è egli un sogno, un sogno molto, ma molto lontano da ogni ombra di realtà! Eppure io lo vagheggio questo sogno come una cara speranza.—Mio buon amico, tu più che nol sii ti ostini a parer scettico; ebbene sacrifica per poco il tuo sistematico dubbio e credi, credi che soffro, credi che amo. Che lʼidea del mio dolore tenga lontano dal tuo labbro il sorriso dellʼironia; non tutti sono forti, ed io ne dò chiara prova, io che mi sono smarrito nello sguardo di una fanciulla che ora per frutto dʼinesperienza crede dʼamarmi, e domani forse mi dimenticherà.«Già prevedo il triste fine di questo episodio di amore; lo prevedeva prima ancora che il mio cuore ne subisse lʼinfluenza, e nonpertanto non seppi ritrarre il piede, ed eccomi vittima di una follia che io stesso deploro senza cercarvi rimedio.«Si può forse amare unʼessere lontano? Dal canto mio sì, perchè nella continua lotta dellʼesistenza vidi cadere mille speranze deluse, perchè io posso isolarmi moralmente dalla società per dedicarmi in secreto al culto di una memoria; perchè io non temo più il fascinolusinghiero del mondo.—Ma per lei la cosa corre ben diversa; giovane, nuova alle emozioni della vita, ne vagheggia le dolcezze; bella e ricca si accuserà un giorno di essere stata ben sciocca a cercare la luce nelle tenebre. Al primo sorriso di qualche elegante della capitale si scorderà dellʼoscuro artista che vive nel fondo di una provincia. Nellʼappariscenza dei saloni brillanti a cui le danno largo accesso i suoi pregi, e la sua dote, le svaniranno dalla memoria, financo le mie sembianze, ed un giorno forse incontrandomi cercherà nelle sue reminiscenze per rammentarsi dove e quando mi abbia veduto.«È doloroso a dirsi! e non pertanto mi abbandono alla corrente per ciò solo che non avrei nè la forza nè la volontà di ritirarmi; mi abbandono al mio sogno, assaporandone tutte le illusioni.—Chissà che un giorno io non mi svegli guarito! Lo spero perchè questa guarigione mi è necessaria; perchè ho bisogno della mia pace per istudiare, giacchè lʼarte oramai non ha per me più nessun conforto.«Lʼamore immenso della mia povera madre mi lascia ancora un vuoto nellʼanima. Io la veggo questa buona donna addolorarsi per la mia mestizia; ella teme che io sia malato, epperciò mi usa mille attenzioni; la sua vita è di affannarsi per cercarmi qualche conforto; ma io non le dirò mai la causa del mio male. Ella sarebbe gelosa di colei che le invola tanta parte del mio affetto.—. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .«Passo ora alla seconda parte della mia lettera. Nel breve soggiorno che fecero Laura e sua madre in Brescia ebbimo occasione di parlare di te, e la stessa madama Ramati mi pregò di scriverti onde invitarti a passare da lei per alcuni ritratti.—Il signor Ramati, che forse tu conoscerai abita in via...—Unisco le mie alle loro preghiere, e sono certo che non mancherai dʼandarvi: credo inutile dirti che se farai il ritratto di Laura, ne desidero ardentemente uno schizzo.«Mi raccomando dunque a te, e perdonami se alle volte ho potuto colla presente, non dirò annoiarti, ma involarti un tempo prezioso. Reciproca confidenza fu il patto di nostra amicizia, e nel tuo cuore io rinvenni sempre un tesoro di conforti; tu invece non ne abbisogni, sei felice, e che il cielo ti conservi quella felicità come te lʼaugura con tutta lʼanima il tuoErmanno.»X.Paolo Franzoni pittore, era un giovinotto smilzo e magro sui ventisei anni. Lʼelogio che di lui aveva fatto Ermanno, non era punto esagerato, e giovine ancora egli godeva di bella fama—Per vaghezza dellʼarte aveva abbandonato Brescia, e recatosi a Milano ove aveva fatti i suoi studii, impiantò sulle prime un piccolo studio che andò a poco a poco ingrandendosi grazie alle frequenti commissioni, talchè Paolo dopo un anno fu costretto di lasciare la sua dimora al fondo di Porta Romana, per portarsi in luogo più centrale.Allʼepoca in cui Ermanno gli scrisse la lettera che abbiamo vista, il nostro pittore occupava un modesto alloggio in via di Brera—In quanto a carattere egli era giovialissimo; la mestizia anche passeggiera non era per lui. Aveva dello spirito, e ne faceva buon uso nella società che ei frequentava.Riesciva mirabilmente nei ritratti che sapeva condurre con rara maestria; guadagnava molto, ma spendeva tutto, e bene spesso ricorreva alle sovvenzioni di suo padre, agiato negoziante Bresciano.Paolo aveva un cuore eccellente ed amava molto Ermanno a cui era legato in amicizia fin dallʼinfanzia, nè passava mese senza che essi si scambiassero almeno un paio di lettere—Il racconto degli amori dellʼamico aveva alquanto eccitata la sua curiosità,per cui fu più sollecito a recarsi in casa Ramati ove venne accolto con tutta famigliarità e dimestichezza.Ermanno frattanto aspettava, aspettava sempre. Da dodici giorni Laura era partita, da dodici giorni ella aveva letta la sua lettera senza nemmeno rispondergli parola. Tutta le mattine correva alla posta colla speranza nel cuore, e ne ritornava oppresso e desolato a mani vuote—Possibile che ella lo avesse assolutamente dimenticato? Possibile che tante promesse e tante lagrime non avessero serbata una traccia nel cuore di lei?Talvolta temeva di averla offesa colla troppa sincera confessione deʼ suoi dubbi; ma non era forse anche quella una prova dʼamore? Egli sperava che Laura tenterebbe di disingannarlo rispondendo aʼ suoi timori con assicurazioni dʼaffetto che gli avrebbero fatto un gran bene; ed invece, nulla, nulla affatto; non si degnava di scrivergli una parola.Invano egli cercava una qualche scusa per giustificarla, ma pur troppo non ne rinveniva alcuna. Quel silenzio rivelava una barbara indifferenza, una crudele dimenticanza.Un mattino finalmente si realizzarono i suoi desideri. Recandosi alla posta trovò due lettere al suo indirizzo; entrambe venivano da Milano, una la conobbe, era di Paolo; lʼaltra era quella tanto aspettata di Laura.Prima ancora di leggerla, Ermanno ne voleva indovinare il contenuto. Si prova gran piacere nel prolungare una dolce emozione! egli bruciava dalla voglia di rompere il suggello di quella letterina; nondimeno volle prima leggere lʼaltra di Paolo: eccola:«Mio caro Ermanno«Se tuttʼaltri mi avesse scritta una lettera del genere della tua, ti giuro che non avrei saputo trattenere le risa; ma tu sei il mio primo e più caro amico, epperciò ti feci grazia.«Che vuoi? le mie idee sullʼamore sono tuttʼaffatto opposte alle tue, ed è forse per ciò che non so comprendere come mai si stia tanto male allorchè si è innamorati—Secondo i miei principi si ama per stare allegri, per avere una distrazione piacevole; lʼamore per me è un mezzo, non uno scopo. Sarà un cattivo metodo il mio, ma è evidente che in vista delle malinconiche idee che tʼinspira la tua passione, è preferibile dʼassai la mia libertà.«Per conto mio ti assicuro che tutte le donnine a cui faccio la corte potrebbero tradirmi in massa, senza che perciò si alteri la mia mente, e si scemi il mio appetito—Ma tu sei dʼunʼaltra tempra; tu abbisogni di forti emozioni, di palpitazioni violente, e lascia o caro Ermanno che su questa tua debolezza io sparga una lagrima di compianto—Se la fede e la sensibilità conducono al mal partito di soffrire di giorno e non dormire le notti, io preferisco il mio scetticismo mercè cui non posso seriamente attaccarmi alle gonnelle di una donna.«Dopo tutto il mio benessere a questo riguardo, non deve farmi dimenticare la tua disgrazia; ma non so capire come mai con tutte le tue belle previsioni sulle spiacevoli conseguenze di questʼamore, ti sii abbandonato in braccio ad una speranza che tu stesso riconosci infondata—Permettimi di dirti che hai commessa una vera imprudenza abbandonandoti alla speranza di un bene colla certezza dʼilluderti.«Ma già, quel che è fatto è fatto; tu sei innamorato sul serio, ed allorchè il male è incurabile tace il consiglio per lasciar passo al conforto—Io credo dunque colla più profonda convinzione alla realtà del tuo amore, credo perchè non si può scrivere una lettera del genere di quella che mi mandasti senza avere il cuore palpitante agrande velocità; farò di più, credo anche che pur troppo non ti caverai sì presto la spina che ti punge; e non so tacerti che sarebbe bene se tu dubitassi alquanto... ma io prevedo che tu già muori dʼimpazienza, e vengo allo scopo.«Due giorni dopo ricevuta la tua lettera mi recai in casa Ramati ove fui ricevuto dal padre col quale avevo qualche conoscenza per ragioni di famiglia; venni tosto presentato a madama, ed a madamigella—La verità è il mio forte—Laura è bellissima, e la pittura animata che me ne facesti non esagera punto. Osservai inoltre che quella ragazza mi ricevette con un sorriso che voleva dirmi:Voi lo conoscete!«Fui accolto benissimo, con tutta famigliarità, e ciò mi piacque assai. Madama Ramati è di una bontà senza pari; abbiamo chiacchierato insieme una buona ora parlando di Brescia, e di te; la cosa è naturale—Vʼha di più, se lʼetà di madama non sommasse ad una cifra alquanto rassicurante, sarei tentato di credere che questa signora fosse innamorata di te. Mi parlò con tanto ardore della tua abilità al pianoforte e deʼ tuoi bei modi, da soverchiare gli elogi di madamigella Laura che non si faceva scrupolo di arrossire ogni qual volta si pronunziava il tuo nome.«Da unʼora tu eri il protagonista della conversazione, ed in fede mia fui tentato da credere che tu mi avessi colà mandato per assistere alla tua apologia—Finalmente madama mi parlò dei ritratti mostrandovivo desiderio che mi accingessi al più presto allʼopera, ed io persuaso di farti piacere non mi feci aspettare dʼavvantaggio.«Da alcuni giorni lavoro dietro al ritratto della madre, in seguito farò la figlia ed il papà. Mi fu assegnata una bella camera per portarvi lʼoccorrente, e ti assicuro che il tempo delle sedute passa di volo; tanto più che ormai sono trattato come unʼamico di famiglia.«Madamigella Laura, lo ripeto è veramente bellissima, ma mio Dio! giacchè eri sulla strada potevi addirittura innamorarti di una ragazza che giuochi alla bambola—Lʼamore che tu intendi di dedicarle è peso troppo grave per tal fanciulla—Queste verginelle ingenue commettono colla massima indifferenza le più gravi iniquità amorose: guardatene bene amico mio; è un frutto prematuro quello che tu vuoi cogliere, e sà di agro—Io leggo in quegli occhi cilestri una grande instabilità di carattere: dʼaltronde rifletti che alla sua età tutto è passeggiero—Nella terra troppo vergine non nasce neanche lʼortica, e dal canto mio ti permetterei di nutrire per quella ragazza tuttʼal più unʼaffezione paterna.«Eppoi la distanza che ti separa da lei, se non è insormontabile, è quanto meno grave—In fede mia se non ti conoscessi per unʼartista entusiasta e sognatore, supporrei facilmente che tu abbia tirato un buon colpo—Capperi centomila lire, ed unʼeredità certa sono un bel boccone!«Ma io lo so che tu sei troppo nobile perchè una simile idea ti passi per la mente; so altresì che io predicherò al deserto, e che le mie parole saranno sciupate come la goccia dʼacqua che cade in una fornace ardente.«Fa del tuo meglio; non ho altro a dirti—Severrai a Milano, come non dubito, ricordati che ho una camera preparata per gli amici, e perdonami se abusando dalla nostra amicizia, mi permetto di darti certi consigli che ti auguro con tutto il cuore di poter mettere in pratica.«Paolo»Ermanno terminò quella lettera traendo un sospiro—Pur troppo lʼamico divideva la stessa sua diffidenza riguardo a quellʼamore insensato, e come per scacciare le tristi idee che lo assalivano, passò subito alla lettera di Laura—Ruppe il suggello, ed estraendo il foglio dalla busta, fu primo suo moto di guardare quante fossero le pagine scritte; indi lesse:«Ermanno!«Perdono al tuo dolore lʼamarezza delle tue parole, ma non so tacerti che quella crudelissima lettera mi fece molto male—Io non so qual sia quella triste esperienza che tʼinsegna tante brutte cose ed oscura i tuoi pensieri, ma so che la tua lettera mi fece piangere amaramente, so che il mio povero cuore ebbe a soffrirne assai!«Non ti rimprovero no le mie lagrime, tutto ciò che mi viene da te e per te mi sarà sempre caro; anche il dolore; ma che io non senta mai più dal tuo labbro così neri pronostici. Dubita finchè vuoi della tua fede forse troppo isterilita dalle peripezie della vita, ma per pietà non condannare alla mia nel suo primo nascere!«Mio buon amico: io vorrei poterti infondere parte di quella speranza che ravviva lʼanima mia, vorrei poter dissipare dʼun tratto le nere nubi che ti offuscanola mente, ma sento che tutto sarebbe vano, e tale certezza raddoppia il mio dolore—Perdono alla crudeltà deʼ tuoi detti, perchè scorgo in essi una vera prova dʼamore, ed ho fiducia nel cielo che a forza di costanza gli amari tuoi dubbi verranno cancellati.«Tu dici che il mondo e le sue attrattive distruggeranno nel mio seno financo la memoria di te, ed io ti giuro, o mio Ermanno, che dal giorno della mia partenza, sento che lʼamore per te, si accrebbe immensamente.«Il mondo! Ma lo curo io forse!... Da sedici giorni sono in Milano, e me ne accorgo solamente perchè tu non sei meco. Ingrato, credi tu dunque che io sia tanto leggiera? Non meritavi davvero che io piangessi nel lasciarti, giacchè tu hai sì poca fede in me!—O credi al mio amore, ovvero ti dirò: rendimi la mia pace, io era felice, contenta, ignorava cosa fossero le aspirazioni del cuore; ed ora sono malinconica, addolorata ed infelice! Rendimi quel sorriso che mi hai rapito; io lo cerco invano dacchè abbandonai la casa della cugina.—«—Spesso la mammina mi rimprovera per esser io distratta, annoiata, e procura con mille modi di richiamarmi allʼallegria: ma tutto indarno! Quei piaceri che una volta erano la mia vita, ora mi sono indifferenti affatto; più nulla vale a rallegrarmi lontana da te.«Oh Ermanno se tu sapessi quanto ardentemente io desidero dʼaverti meco, non avresti al certo scritta una lettera tanto crudele!—Ovunque io ti vedo, ovunque parmi di udire il suono della tua voce; alla sera mi è di gran conforto il rinchiudermi nella mia camera, e là mi abbandono in balìa del mio pensiero che subito mi trasporta in Brescia al tuo fianco. Parmi vederti e parlarti, e sento risuonare dolcemente perlʼaria le soavi armonie che tu solo sai trarre dal pianoforte.—Perchè scuotendomi dal dolce letargo mi trovo sola e cogli occhi lagrimosi?«E dopo tutto, potrai tu ancora dubitare del mio amore! Te lo giuro Ermanno, il mio carattere ha subito in breve tempo una strana trasformazione; non sono più una fanciulla senza pensieri, la mia mente si è dʼun tratto illuminata, e guardando addietro sul tempo trascorso mi accorgo di aver fatto un gran passo nella vita.—Tu mi porgesti mano per guidarmi sulla via della vera felicità che trova unʼeco nel cuore, e mʼinsegnasti colla mestizia del tuo sorriso un mondo di delizie da me ignorate.«Dimenticarti tu dici? Oh! mai, mai mio Ermanno; e questa mia promessa che emana dallʼanima, abbila per cancellare ed abbattere i tristi pensieri.—Che importa a me delle ricchezze, del lusso, delle sale dorate? Io ti amo, e questa parola è la più eloquente protesta che io sappia trovare contro la tua incredulità.—Oh! tu non sai quanto più grande mi sembri dʼogni uomo anche da lontano.—Credimi Ermanno, la supremazia che tu prendesti in questo povero cuore, è troppo grande perchè io non possa dimenticarti per tutta la vita, e ti assicuri il giuramento che ti faccio al cospetto di Dio, di amarti sempre come lʼessere a me più caro.—«Credi tu che il mio cuore non sia capace di nutrire un lungo affetto?.... Finora che io sappia non ti diedi ancora il minimo dubbio sulla mia costanza, e tu non puoi nè devi anticipatamente condannarmi.—Chissà quello che avverrà di noi. Ma qualunque cosa sia per accadere, sento che tu sarai sempre lʼoggetto deʼ miei più cari pensieri.—Il cielo non può avermi male di questo affetto che mi avvicina maggiormente ad esso, Dio non potrebbe punirmene senon mi ha data la forza di resisterti..... Io pure tentai di non soccombere, ma fui rapidamente sconfitta; lʼunico rimorso che mi aggrava la coscienza, si è quello di celare a mamma questo segreto, e tʼassicuro che spesse volte allorchè la vedo mesta per la mia mestizia, mi viene una gran voglia di tutto confessarle.—Ella mi perdonerebbe, ne sono certa; mi ama tanto!«Che hai tu fatto Ermanno di questa povera Laura? Io sono ben stranamente cambiata, giacchè mi rubasti col cuore quel poʼ di senno che aveva.—Mentre ti scrivo, sento che ho mille e mille cose a dirti, ma tutte mi attraversano il pensiero senza che io possa afferrarne una.«Eppure ieri stando in giardino sola per pensare a te, mi venivano in mente un mondo di concetti, e se allora ti avessi scritto, quante belle cose avrei saputo dirti!—Ed ora che sarebbe necessario un aiuto a queste mie povere idee, più nulla; mi succede precisamente come allorquando tu venivi a trovarmi in casa della cugina: prima di vederti avevo gran che da dire; la sola tua presenza mi turbava talmente da togliermi financo la parola.«Io guardo invano questa penna che mi sta fra le dita come per spronarla a scrivere, ma tu sei entrato nella mia mente, e ne occupasti tutti i punti.—Ho io forse torto se tu distruggi tutti i miei pensieri, se la mia memoria non trova più una di tutte le belle idee che mi nascono nella meditazione? Ma giacchè tu sei causa di questa impotenza sopportane le conseguenze e perdona se non so trovare altra parola di quella che esprime il mio amore: ti amo!...«Io non vivo che della tua memoria e della speranza di presto rivederti. Non so se torneremo presto a Brescia, ma tu dovresti venirci a trovare in Milano; ieri ancora ho pensato ad una tua visita, e mi parvedʼindovinare che tu verrai.—Il tuo amico signor Paolo me lo fece sperare; deh! fa che sia presto.«Molte volte parliamo di te colla mamma, e ti assicuro che anchʼessa ti vedrebbe molto volontieri: stamane ancora facevamo il tuo elogio ad una signora di Milano amantissima della musica. Insomma per una cosa o per lʼaltra io trovo sempre mezzo di parlare di te.«Vieni adunque. Io ti aspetto per dirti tutto ciò che la penna non sa scrivere; vieni per accertarti della fede della tua povera Laura, per dissipare quei tristi pensieri che ti assalgono nella tua solitudine; vieni ad accertarti che io ti amo sempre, e più di prima!«La tua presenza sola potrebbe riconciliarmi alquanto con questa noiosa città.—Ho bisogno di vederti per svelarti tutte le dolcezze di cui ti sono debitrice, per farti noto il secreto dei miei pensieri.—Tu vedrai la mia camera ove passo le notti sognandomi a te vicina, il mio giardino di cui ogni fiore mi rammenta un sospiro a te diretto.«Spesso trasportata dalla corrente del pensiero parmi di essere in quello della cugina Letizia, e figurandomi che tu debba venire da me, raccolgo un mazzo deʼ miei fiorellini come per presentartelo alla tua venuta.—Li porto nella mia camera, e me li vedo appassire tra le mani senza che tu li ravvivi di un tuo sorriso.«Serbi tu ancora quel mazzolino che ti diedi quella sera in casa della cugina? Lo spero, anzi ne sono certa. Benchè appassiti quei poveri fiori ti ricorderanno quei giorni felici in cui le nostre mani potevano stringersi, i nostri sguardi favellarsi.—«Ho sempre sul seno la medaglietta di tua madre, ed ogni sera la bacio con trasporto pregando Dio diconservarti alla mia tenerezza, e di tenermi sempre viva nella tua memoria come tu lo sei nella mia.«Da alcuni giorni il signor Paolo viene in nostra casa.—È unʼamenissimo e garbato giovane, mi piace assai; e come non mi piacerebbe un tuo amico che mi parla spesso di te? Egli ti ama molto, e mi promise di scriverti per invitarti a venirci a trovare.«Questo caro signor Paolo è diventato ormai di casa, ed è per me gran ventura.—Io sono certa che tu verrai presto a vedermi, e ricordati che io vivo di questo desiderio.«Non tʼincarico deʼ miei saluti per la cugina Letizia, perchè non si deve sapere che io ti abbia scritto; neanche mamma lo sa, e davvero ne ho qualche rimorso. Ma se si tratta di far del bene a te, ho la forza di superare ogni scrupolo, purchè io riesca a persuaderti che il mio cuore è tuo, che la memoria di te non si cancellerà mai da questʼanima.—Addio mio Ermanno! Io prego ardentemente il cielo affinchè vengano dispersi i dubbi crudeli del tuo cuore, e spero che ti verrà finalmente concessa quella fede che forma lʼunica gioia della tua.Laura»
VIIIIl treno su cui viaggiavano Laura e sua madre era diretto, epperciò la velocità assai maggiore dellʼordinario.—Nello scompartimento di prima classe da esse occupato, non eravi altri elle un prete dallʼaspetto venerando.—Madama Ramati erasi collocata in un angolo riparato dallʼaria; Laura invece stava affacciata allo sportello guardando al di fuori le campagne che sfuggivano rapidamente siccome le vedute di un panorama meccanico.Già da molto tempo ella era assorta in quella contemplazione, quando la madre la esortò a ritirarsi per evitare gli sbuffi dellʼaria troppo umida.—Laura ubbidì macchinalmente, e si rincantucciò nellʼangolo senza far motto.La poca luce malinconica che mandava il fanale, il monotono rullo delle ruote, ed il silenzio dei tre viaggiatori davano unʼaspetto di tristezza alla scena. Il prete dormiva saporitamente, madama Ramati aveva chiusi gli occhi; soltanto Laura era inquieta ed addolorata. La povera giovinetta non piangeva più, ma lʼespressione malinconica deʼ suoi grandʼocchi, era tutta di dolore. Dallo sportello aveva visto sospirando scomparire lentamente le torri di Brescia, ed allorquando lʼestrema punta della città si perdette nelle tenebre, la salutò con un addio che racchiudeva un tesoro di rimembranze.Il viaggio era lungo, e parve lunghissimo a lei che anelava di essere in casa sua, nella sua camera per isfuggire la tristezza che inspiravale il lugubre silenzioche lʼattorniava; e più di tutto per leggere la lettera di Ermanno, quella cara lettera che avrebbe già baciata le mille volte se non vi era sua madre.—Arrivarono finalmente, e Laura nel discendere guardò ancor una volta sulla via percorsa pensando che per di là ella sarebbe ritornata a Brescia, presso il suo Ermanno.—Papà Ramati era ad aspettarle, e non appena le vide uscire dalla stazione, corse ad abbracciare Laura, che per la prima volta rispose mestamente alle carezze del padre.—Giunta a casa madama Ramati stanca del viaggio si ritirò; Laura pure poco dopo entrò nella sua camera ove appena giunta congedò la fante che si disponeva a spogliarla.—Chiuse la porta a giro di chiave, sedette al tavolo estrasse dal seno la lettera, la baciò, indi ruppe il suggello e lesse:Laura!«Vengo or ora da te, ed è sotto lʼimpressione delle tue parole che ti scrivo. La mano mi trema ancora come poco fa fra le tue, il cuore mi batte violentemente come se fossi a te davanti, il mio sguardo è tuttora acceso dal fuoco che trovò nel tuo.—Sono espressioni dellʼanima, accenti del cuore quelli che scrivo. Ascoltami dunque o Laura.—Nei pochi anni della mia vita trascorsa, io acquistai una ben triste scienza, la certezza cioè che non havvi per lʼuomo felicità reale, e dal giorno in cui questa crudele certezza mi apparve chiara ed incontestabile, diedi lʼultimo addio alle bugiarde speranze della vita.—«Lo scetticismo divenne la mia bandiera; lʼarte sola non presentava per me le impronte caratteristiche di una folle speranza: amai lʼarte come si ama ladonna, ed al culto di questa fata misteriosa dedicai me stesso e lʼintera mia vita.—Ma ahimè! ben tosto mi accorsi che anche lʼarte è una promessa senza fine, una meta che si allontana quanto più tentasi di avvicinarla! Disperai allora di poter riempire quel vuoto che erasi formato nella mia esistenza, ma il mio cuore aveva necessità di amare, e ribellavasi ostinatamente alla solitudine a cui lo aveva dannato.«Amai la natura nel suo assieme, confusi in un punto solo creato e creatore, spirito e materia; ma le grandezze e le meraviglie del cielo, e le bellezze della terra se mi entusiasmarono la mente, non seppero commovere dʼun palpito questo povero mio cuore che assisteva indifferente allo spettacolo maestoso dellʼuniverso.—«Prostrato da inutili tentativi, mi abbandonai al mio destino lasciando che il cuore languisse incompreso, e lʼanima se ne stesse neghittosa; mi concentrai in me stesso lasciando alle poche risorse dellʼarte le cure di qualche conforto.«Io era in tale stato ancora qualche giorno fa, prima di vederti; ma appena il mio sguardo sʼincontrò nel tuo, appena udii il suono della tua voce, qualche cosa di nuovo si agitò nellʼanimo mio; al solo contatto della tua mano, il cuore si scosse, e finalmente trovò un palpito!«Oh! Io non so dirti la lotta che sʼimpegnò in me fra la ragione e lʼaffetto. In quella sera del nostro primo incontro passai una notte di mille angosce di innumerevoli tormenti.—Dio mi è testimonio con quanta ardore combattei contro una speranza di cui paventava le conseguenze; ma che vuoi? Allʼindomani mi alzai prigioniero; il cuore lʼaveva vinta: io ti amava!«Ora mʼodi, o fanciulla, e che le mie parole ti restinoimpresse.—In questo momento non sono io che ti parlo, ma la parte migliore dellʼesser mio, lʼanima, lʼanima che nellʼabbandonarsi allʼamor tuo trae un triste presagio sul mio avvenire.—Lo so che tu mi ami, me lo dicesti, le tue lagrime me lo confermarono, ed io ti credo, perchè si può dubitare di tutto, ma non delle prime parole dʼamore che sfuggono dal labbro di una giovinetta.—«Io credo adunque colla massima convinzione allʼamor tuo, nè tenterò per parte mia una lotta colle tendenze del cuore; sarebbe vano. Tale è il mio destino, mi abbandono in balìa di questo bel sogno, e ti amo!—Ti amo tanto, che ora al punto di separarmi da te sento aggravarmi da grande sventura. Ti amo tanto, e sento che dellʼamor tuo farò la mia vita. Soffrirò, che monta? Tu mi ami, e questa certezza mi sarà di gran conforto; tu parti ma la mia esistenza si lega a te, ed il mio cuore dʼora in poi non avrà più un moto che non sia tuo, lʼanima non avrà più una aspirazione che non sia per te.«Per quanto recente sia il legame che a te mi unisce, io prevedo che esso durerà per tutta la vita: ma tu o giovinetta, potrai sempre amarmi come io ti amo? Nuova affatto del mondo, tu sorridi facilmente a tutte le soavi impressioni che ti cagiona; io lo so, quando si è privi dellʼesperienza pratica della vita, si pecca per eccesso dʼentusiasmo. È questa la spina che mi tormenta! Tu mi ami forse collʼinscienza di chi ama per la prima volta, ed il tuo affetto non è forse altro che una prova della gentile suscettibilità del tuo cuore.«Ai primi moti dellʼanima, scambierai forse per amore quel facile accendersi della fantasia che domani potrebbe venir spenta dalla ragione; epperciò la coscienza mʼimpone in questo momento di palesartitutti i miei dubbi, ed il tuo amore mi lasciò ancora tanto di percezione da poter travedere sebbene da lungi il fine di questo dolce episodio della mia vita.—La confessione che ora ti faccio del mio convincimento ti servirà per togliere dallʼanima tua ogni ombra di rimorso che potesse assalirti allorchè il tuo cuore cesserà di battere per me.—«Mʼascolta o giovinetta, ascolta lʼamaro vaticinio del mio destino.«Tu mi ami perchè rappresento la prima promessa del bene che ti apparve alla mente non appena lʼanima tua tendè alle aspirazioni dʼamore.—Io invece ti adoro perchè sei lʼultima larva di felicità che ancor sorrida alle mie speranze; ti adoro perchè col fascino dellʼamor tuo ravvivasti col soffio della mia esistenza, e mercè tua rivedo il sole in tutta la sua luce.—Ti amo, e mi avviticchio alla speranza dellʼamor tuo come il naufrago allʼultima tavola non ancora travolta dal turbinoso sconvolgersi dellʼonde.«Il tuo amore è inspirato dal benessere, il mio dallo sconforto, ed il frutto di questo affetto sarà necessariamente diverso per entrambi giacchè il tuo cuore amando si apre alla speranza, mentre il mio si concentra nel dubbio e nel timore.—La tua ricca condizione, la tua avvenenza ti danno diritto ad aspirare alle dolcezze della vita; il mondo si apre al tuo sguardo siccome un paradiso di fiori ove ti è dato lo sciegliere a piacimento.—I piaceri del mondo per quanto falsi e fuggevoli affascinano, seducono e rapiscono; ed in breve nella varietà deʼ tuoi desideri, nellʼincertezza delle tue aspirazioni, fra le cure dellʼuno le sollecitudini dellʼaltro, tu dimenticherai ben tosto il tuo povero Ermanno che vive solo del tuo amore.«A poco a poco la memoria di me, cederà il posto ad unʼaltra più recente, lʼamore per me verrà consumatodallʼamore per unʼaltro, e nello svolgersi di tante nuove sensazioni nellʼanimo tuo, sarà per me gran ventura se ti ricorderai qualche volta i tratti del mio volto.—Io la prevedo questa inevitabile conseguenza; è legge di natura che alla tua età si mutino spesso inclinazioni ed affetti; ma io o Laura, sarò sempre lo stesso, lʼimmagine tua sarà lʼultimo sorriso di gioja che splenderà fino allʼestremo della mia vita.«I piaceri del mondo non hanno più attrattive per me che ne conosco la trama; io vivrò della tua immagine; e quando il tuo cuore non avrà più un palpito per me, quando la mia memoria verrà travolta nella tua mente, io ti adorerò sempre colla stessa religione, ne accadrà giammai che ti rimproveri menomamente unʼincostanza alla quale sono già fin dʼora rassegnato!«Perdonami Laura, lʼamarezza di queste parole; lo so, esse ti suoneranno come unʼingratitudine da parte mia, e forsʼanco ti strapperanno una lagrima di dolore; ma un giorno pur troppo ti persuaderai che il presentimento del mio cuore era una ben triste verità.—Ricordati allora o Laura, che nel pronunziare questo fatale vaticinio, io ti ho anticipatamente perdonata ed assolta da ogni rimorso.«Ed ora, fanciulla mia, ora che il mio amore ti ha tutto svelato il suo dubbio tremendo, ora che questʼanima innamorata ha letto nel libro dellʼavvenire, tergi le lagrime, ed ascolta la voce del mio amore:—Tu parti! fra poche ore abbandonerai questa città, e chi sa quando ci rivedremo.—Addio anima mia! il mio più ardente saluto ti accompagnerà per via; la mia mente ed il mio cuore saranno sempre teco, e benedico con tutto il trasporto la buona stella che ti addusse sul mio cammino.... Addio Laura! in questoestremo saluto si concentra tutto lʼardore deʼ miei sensi, tutto lo spirito della mia esistenza! Voglia il cielo restituire a te tutta quella felicità che mi viene dal tuo amore; io vivrò solo, lontano da te ma ti amerò sempre benedicendo al fuoco deʼ tuoi sguardi che mi accesero in seno tal fiamma a cui sarò debitore di tutte le gioje del mio avvenire.—«Amami come io ti amo; pensa qualche volta a questo infelice che vivrà solo della tua memoria.—Nelle gioje, nelle feste e nei piaceri a cui ti destina lʼelevatezza del tuo grado, non dimenticarti di colui che dal fondo di una piccola città passa tutti i giorni, le ore ed i minuti nello sconforto della solitudine.—Pensa al tuo povero Ermanno che si smarrì neʼ tuoi beglʼocchi, e che non avrà mai più pace lontano da te.—Addio per lʼultima volta! . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .La povera giovinetta nel terminare la lettura di quelle pagine, aveva gli occhi molli di lagrime. Lʼamarezza dei sentimenti espressi in quella lettera, era troppo straziante; Ermanno aveva crudelmente oppresso il di lei cuore, violando con un orribile dubbio lʼamore di quella cara fanciulla, giacchè sotto quelle parole velate da unʼapparente rassegnazione si nascondeva un desolante sconforto.Era troppo amaro il colpo per il cuore di Laura che amava del più santo affetto. Egli dubitava dunque di lei perdonando anticipatamente unʼincostanza che non aveva diritto di supporre? lʼingrato! A tali riflessioni, Laura sentivasi opprimere di dolore; nullameno rilesse la lettera.—Anche quelle frasi crudeli le erano care perchè sue, e le lagrime elle le solcavano silenziose il ciglio contenevano il perdono a tanta ingratitudine.Lʼagitazione della gentile fanciulla mentre ripassava le tristi predizioni di Ermanno, era una forte protesta contro quei dubbi scagliati con tanta barbarie.Ella cercò invano nel riposo un poʼ di tregua al profondo dolore che rattristava, le parole di Ermanno suonavano sempre al di lei orecchio. Tutto il resto della notte lo passò in una veglia angosciosa, e solo sullʼalbeggiare ella potè addormentarsi.—Ma ohimè anche i sogni riproducevano lo strazio dellʼanimo suo; anche in sogno le appariva la figura malinconica di Ermanno che la rimproverava di aver fatta la sua infelicità.Si alzò palliduccia ed abbattuta. Aprendo gli occhi ella si credette a tutta prima in Brescia, ma volgendo lo sguardo attorno si trovò in casa sua, nella sua camera lontana da lui, da lui che in quella notte di angoscia aveva imparato ad amare maggiormente.Durante la giornata che le sembrò lunga e nojosa, rilesse varie volte la lettera di Ermanno; ciò lʼattristava vieppiù, ma anche quella tristezza aveva il suo lato gradevole, ed ella compiacevasi nellʼaccrescerla.—La sua casa, il suo giardino, i suoi fiori non avevano più per lei alcuna attrattiva; per tutto eravi un vuoto, ovunque vi mancava una cosa, e Milano, la grandiosa città col suo movimento era diventata per lei un deserto. Oh! Brescia nella sua semplicità le sembrava assai più bella! quei passeggi, quei colli verdeggianti le stavano sempre nella mente. Quanto migliore ella trovava la placida casetta dello zio Ramati! Là tutto era tranquillo, là ella poteva affacciarsi al balcone e respirar lʼaria della sera senza venir disturbata dallʼassordante andirivieni di carrozze.—Ripensando ai bei giorni colà passati, la giovinetta sospirava amaramente trovandosi come dispersa nelle vaste sale del suo alloggio.La madre si accorse benissimo del cambiamento subitaneo operatosi nel carattere della figlia; ma non ne feʼ gran caso attribuendolo al dispiacere di aver lasciata la cugina Letizia; tuttavia cercò di distrarla conducendola ai passeggi, ai teatri, ovunque insomma vi fosse da impiegare bene il tempo.Tutto fu vano.—Dopo alcuni giorni, Laura era rassegnata, ma non guarita, e sulle sue labbra più non comparve quel sorriso dʼingenuità che prima le era abituale. Lʼimpressione del distacco erasi alquanto scemata nel volgere di alcuni giorni, nullameno il suo pensiero era sempre rivolto alla cara Brescia, a lui!Oh! la prima volta che si ama non si può conciliare il dolore colla necessità; collʼesperienza poi si ragiona di più, ma si ama di meno.—È questo un fatto incontestabile; lʼamore è tanto più grande quanto maggiore è lʼegoismo chʼesso inspira.—Laura era egoista, perchè amava per la prima volta, e mal sapeva adattarsi a soffrire.Tuttavolta veniva a calmarla alquanto lʼidea che un giorno o lʼaltro conoscerebbe quel pittore Bresciano, amico intimo di Ermanno, ed in cuor suo la giovinetta anelava a quel momento, giacchè avrebbe potuto parlare di lui con altri, e ciò era già molto.—Eppoi unʼamico di Ermanno doveva essere necessariamente il suo, e già senza conoscere questo pittore ne sentiva simpatia.Ma intanto per ora nulla valeva a distrarla.—La memoria di Ermanno era impressa nel di lei cuore, e la lontananza accrebbe quellʼaffetto già così grande.Con dolorosa compiacenza riandava col pensiero al punto della sua partenza da Brescia, ricordava le sue lagrime, quel saluto scambiatosi dagli sguardi che rivelavano unʼinfinita di pene, una promessa di lunga fede. Rammentando quellʼistante la giovinetta sentivasi ancora inumidire le ciglia.Madama Ramati potè dar passo per alcuni giorni alla mestizia della figlia quantunque fosse lontanissima dal supporne la vera causa; ma un giorno stanca di consolarla invano, le disse:—Sii certa figlia mia che non ti condurrò mai più a Brescia. È giusto lʼaffliggersi per qualche tempo, ma infine bisogna pure essere ragionevoli.Questa minaccia fece divenir Laura più cautelata, e dʼallora seppe nascondere in faccia aʼ suoi la sua mestizia.
Il treno su cui viaggiavano Laura e sua madre era diretto, epperciò la velocità assai maggiore dellʼordinario.—Nello scompartimento di prima classe da esse occupato, non eravi altri elle un prete dallʼaspetto venerando.—Madama Ramati erasi collocata in un angolo riparato dallʼaria; Laura invece stava affacciata allo sportello guardando al di fuori le campagne che sfuggivano rapidamente siccome le vedute di un panorama meccanico.
Già da molto tempo ella era assorta in quella contemplazione, quando la madre la esortò a ritirarsi per evitare gli sbuffi dellʼaria troppo umida.—Laura ubbidì macchinalmente, e si rincantucciò nellʼangolo senza far motto.
La poca luce malinconica che mandava il fanale, il monotono rullo delle ruote, ed il silenzio dei tre viaggiatori davano unʼaspetto di tristezza alla scena. Il prete dormiva saporitamente, madama Ramati aveva chiusi gli occhi; soltanto Laura era inquieta ed addolorata. La povera giovinetta non piangeva più, ma lʼespressione malinconica deʼ suoi grandʼocchi, era tutta di dolore. Dallo sportello aveva visto sospirando scomparire lentamente le torri di Brescia, ed allorquando lʼestrema punta della città si perdette nelle tenebre, la salutò con un addio che racchiudeva un tesoro di rimembranze.
Il viaggio era lungo, e parve lunghissimo a lei che anelava di essere in casa sua, nella sua camera per isfuggire la tristezza che inspiravale il lugubre silenzioche lʼattorniava; e più di tutto per leggere la lettera di Ermanno, quella cara lettera che avrebbe già baciata le mille volte se non vi era sua madre.—
Arrivarono finalmente, e Laura nel discendere guardò ancor una volta sulla via percorsa pensando che per di là ella sarebbe ritornata a Brescia, presso il suo Ermanno.—Papà Ramati era ad aspettarle, e non appena le vide uscire dalla stazione, corse ad abbracciare Laura, che per la prima volta rispose mestamente alle carezze del padre.—Giunta a casa madama Ramati stanca del viaggio si ritirò; Laura pure poco dopo entrò nella sua camera ove appena giunta congedò la fante che si disponeva a spogliarla.—Chiuse la porta a giro di chiave, sedette al tavolo estrasse dal seno la lettera, la baciò, indi ruppe il suggello e lesse:
Laura!
«Vengo or ora da te, ed è sotto lʼimpressione delle tue parole che ti scrivo. La mano mi trema ancora come poco fa fra le tue, il cuore mi batte violentemente come se fossi a te davanti, il mio sguardo è tuttora acceso dal fuoco che trovò nel tuo.—Sono espressioni dellʼanima, accenti del cuore quelli che scrivo. Ascoltami dunque o Laura.—Nei pochi anni della mia vita trascorsa, io acquistai una ben triste scienza, la certezza cioè che non havvi per lʼuomo felicità reale, e dal giorno in cui questa crudele certezza mi apparve chiara ed incontestabile, diedi lʼultimo addio alle bugiarde speranze della vita.—«Lo scetticismo divenne la mia bandiera; lʼarte sola non presentava per me le impronte caratteristiche di una folle speranza: amai lʼarte come si ama ladonna, ed al culto di questa fata misteriosa dedicai me stesso e lʼintera mia vita.—Ma ahimè! ben tosto mi accorsi che anche lʼarte è una promessa senza fine, una meta che si allontana quanto più tentasi di avvicinarla! Disperai allora di poter riempire quel vuoto che erasi formato nella mia esistenza, ma il mio cuore aveva necessità di amare, e ribellavasi ostinatamente alla solitudine a cui lo aveva dannato.«Amai la natura nel suo assieme, confusi in un punto solo creato e creatore, spirito e materia; ma le grandezze e le meraviglie del cielo, e le bellezze della terra se mi entusiasmarono la mente, non seppero commovere dʼun palpito questo povero mio cuore che assisteva indifferente allo spettacolo maestoso dellʼuniverso.—«Prostrato da inutili tentativi, mi abbandonai al mio destino lasciando che il cuore languisse incompreso, e lʼanima se ne stesse neghittosa; mi concentrai in me stesso lasciando alle poche risorse dellʼarte le cure di qualche conforto.«Io era in tale stato ancora qualche giorno fa, prima di vederti; ma appena il mio sguardo sʼincontrò nel tuo, appena udii il suono della tua voce, qualche cosa di nuovo si agitò nellʼanimo mio; al solo contatto della tua mano, il cuore si scosse, e finalmente trovò un palpito!«Oh! Io non so dirti la lotta che sʼimpegnò in me fra la ragione e lʼaffetto. In quella sera del nostro primo incontro passai una notte di mille angosce di innumerevoli tormenti.—Dio mi è testimonio con quanta ardore combattei contro una speranza di cui paventava le conseguenze; ma che vuoi? Allʼindomani mi alzai prigioniero; il cuore lʼaveva vinta: io ti amava!«Ora mʼodi, o fanciulla, e che le mie parole ti restinoimpresse.—In questo momento non sono io che ti parlo, ma la parte migliore dellʼesser mio, lʼanima, lʼanima che nellʼabbandonarsi allʼamor tuo trae un triste presagio sul mio avvenire.—Lo so che tu mi ami, me lo dicesti, le tue lagrime me lo confermarono, ed io ti credo, perchè si può dubitare di tutto, ma non delle prime parole dʼamore che sfuggono dal labbro di una giovinetta.—«Io credo adunque colla massima convinzione allʼamor tuo, nè tenterò per parte mia una lotta colle tendenze del cuore; sarebbe vano. Tale è il mio destino, mi abbandono in balìa di questo bel sogno, e ti amo!—Ti amo tanto, che ora al punto di separarmi da te sento aggravarmi da grande sventura. Ti amo tanto, e sento che dellʼamor tuo farò la mia vita. Soffrirò, che monta? Tu mi ami, e questa certezza mi sarà di gran conforto; tu parti ma la mia esistenza si lega a te, ed il mio cuore dʼora in poi non avrà più un moto che non sia tuo, lʼanima non avrà più una aspirazione che non sia per te.«Per quanto recente sia il legame che a te mi unisce, io prevedo che esso durerà per tutta la vita: ma tu o giovinetta, potrai sempre amarmi come io ti amo? Nuova affatto del mondo, tu sorridi facilmente a tutte le soavi impressioni che ti cagiona; io lo so, quando si è privi dellʼesperienza pratica della vita, si pecca per eccesso dʼentusiasmo. È questa la spina che mi tormenta! Tu mi ami forse collʼinscienza di chi ama per la prima volta, ed il tuo affetto non è forse altro che una prova della gentile suscettibilità del tuo cuore.«Ai primi moti dellʼanima, scambierai forse per amore quel facile accendersi della fantasia che domani potrebbe venir spenta dalla ragione; epperciò la coscienza mʼimpone in questo momento di palesartitutti i miei dubbi, ed il tuo amore mi lasciò ancora tanto di percezione da poter travedere sebbene da lungi il fine di questo dolce episodio della mia vita.—La confessione che ora ti faccio del mio convincimento ti servirà per togliere dallʼanima tua ogni ombra di rimorso che potesse assalirti allorchè il tuo cuore cesserà di battere per me.—«Mʼascolta o giovinetta, ascolta lʼamaro vaticinio del mio destino.«Tu mi ami perchè rappresento la prima promessa del bene che ti apparve alla mente non appena lʼanima tua tendè alle aspirazioni dʼamore.—Io invece ti adoro perchè sei lʼultima larva di felicità che ancor sorrida alle mie speranze; ti adoro perchè col fascino dellʼamor tuo ravvivasti col soffio della mia esistenza, e mercè tua rivedo il sole in tutta la sua luce.—Ti amo, e mi avviticchio alla speranza dellʼamor tuo come il naufrago allʼultima tavola non ancora travolta dal turbinoso sconvolgersi dellʼonde.«Il tuo amore è inspirato dal benessere, il mio dallo sconforto, ed il frutto di questo affetto sarà necessariamente diverso per entrambi giacchè il tuo cuore amando si apre alla speranza, mentre il mio si concentra nel dubbio e nel timore.—La tua ricca condizione, la tua avvenenza ti danno diritto ad aspirare alle dolcezze della vita; il mondo si apre al tuo sguardo siccome un paradiso di fiori ove ti è dato lo sciegliere a piacimento.—I piaceri del mondo per quanto falsi e fuggevoli affascinano, seducono e rapiscono; ed in breve nella varietà deʼ tuoi desideri, nellʼincertezza delle tue aspirazioni, fra le cure dellʼuno le sollecitudini dellʼaltro, tu dimenticherai ben tosto il tuo povero Ermanno che vive solo del tuo amore.«A poco a poco la memoria di me, cederà il posto ad unʼaltra più recente, lʼamore per me verrà consumatodallʼamore per unʼaltro, e nello svolgersi di tante nuove sensazioni nellʼanimo tuo, sarà per me gran ventura se ti ricorderai qualche volta i tratti del mio volto.—Io la prevedo questa inevitabile conseguenza; è legge di natura che alla tua età si mutino spesso inclinazioni ed affetti; ma io o Laura, sarò sempre lo stesso, lʼimmagine tua sarà lʼultimo sorriso di gioja che splenderà fino allʼestremo della mia vita.«I piaceri del mondo non hanno più attrattive per me che ne conosco la trama; io vivrò della tua immagine; e quando il tuo cuore non avrà più un palpito per me, quando la mia memoria verrà travolta nella tua mente, io ti adorerò sempre colla stessa religione, ne accadrà giammai che ti rimproveri menomamente unʼincostanza alla quale sono già fin dʼora rassegnato!«Perdonami Laura, lʼamarezza di queste parole; lo so, esse ti suoneranno come unʼingratitudine da parte mia, e forsʼanco ti strapperanno una lagrima di dolore; ma un giorno pur troppo ti persuaderai che il presentimento del mio cuore era una ben triste verità.—Ricordati allora o Laura, che nel pronunziare questo fatale vaticinio, io ti ho anticipatamente perdonata ed assolta da ogni rimorso.«Ed ora, fanciulla mia, ora che il mio amore ti ha tutto svelato il suo dubbio tremendo, ora che questʼanima innamorata ha letto nel libro dellʼavvenire, tergi le lagrime, ed ascolta la voce del mio amore:—Tu parti! fra poche ore abbandonerai questa città, e chi sa quando ci rivedremo.—Addio anima mia! il mio più ardente saluto ti accompagnerà per via; la mia mente ed il mio cuore saranno sempre teco, e benedico con tutto il trasporto la buona stella che ti addusse sul mio cammino.... Addio Laura! in questoestremo saluto si concentra tutto lʼardore deʼ miei sensi, tutto lo spirito della mia esistenza! Voglia il cielo restituire a te tutta quella felicità che mi viene dal tuo amore; io vivrò solo, lontano da te ma ti amerò sempre benedicendo al fuoco deʼ tuoi sguardi che mi accesero in seno tal fiamma a cui sarò debitore di tutte le gioje del mio avvenire.—«Amami come io ti amo; pensa qualche volta a questo infelice che vivrà solo della tua memoria.—Nelle gioje, nelle feste e nei piaceri a cui ti destina lʼelevatezza del tuo grado, non dimenticarti di colui che dal fondo di una piccola città passa tutti i giorni, le ore ed i minuti nello sconforto della solitudine.—Pensa al tuo povero Ermanno che si smarrì neʼ tuoi beglʼocchi, e che non avrà mai più pace lontano da te.—Addio per lʼultima volta! . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
«Vengo or ora da te, ed è sotto lʼimpressione delle tue parole che ti scrivo. La mano mi trema ancora come poco fa fra le tue, il cuore mi batte violentemente come se fossi a te davanti, il mio sguardo è tuttora acceso dal fuoco che trovò nel tuo.—Sono espressioni dellʼanima, accenti del cuore quelli che scrivo. Ascoltami dunque o Laura.—Nei pochi anni della mia vita trascorsa, io acquistai una ben triste scienza, la certezza cioè che non havvi per lʼuomo felicità reale, e dal giorno in cui questa crudele certezza mi apparve chiara ed incontestabile, diedi lʼultimo addio alle bugiarde speranze della vita.—
«Lo scetticismo divenne la mia bandiera; lʼarte sola non presentava per me le impronte caratteristiche di una folle speranza: amai lʼarte come si ama ladonna, ed al culto di questa fata misteriosa dedicai me stesso e lʼintera mia vita.—Ma ahimè! ben tosto mi accorsi che anche lʼarte è una promessa senza fine, una meta che si allontana quanto più tentasi di avvicinarla! Disperai allora di poter riempire quel vuoto che erasi formato nella mia esistenza, ma il mio cuore aveva necessità di amare, e ribellavasi ostinatamente alla solitudine a cui lo aveva dannato.
«Amai la natura nel suo assieme, confusi in un punto solo creato e creatore, spirito e materia; ma le grandezze e le meraviglie del cielo, e le bellezze della terra se mi entusiasmarono la mente, non seppero commovere dʼun palpito questo povero mio cuore che assisteva indifferente allo spettacolo maestoso dellʼuniverso.—
«Prostrato da inutili tentativi, mi abbandonai al mio destino lasciando che il cuore languisse incompreso, e lʼanima se ne stesse neghittosa; mi concentrai in me stesso lasciando alle poche risorse dellʼarte le cure di qualche conforto.
«Io era in tale stato ancora qualche giorno fa, prima di vederti; ma appena il mio sguardo sʼincontrò nel tuo, appena udii il suono della tua voce, qualche cosa di nuovo si agitò nellʼanimo mio; al solo contatto della tua mano, il cuore si scosse, e finalmente trovò un palpito!
«Oh! Io non so dirti la lotta che sʼimpegnò in me fra la ragione e lʼaffetto. In quella sera del nostro primo incontro passai una notte di mille angosce di innumerevoli tormenti.—Dio mi è testimonio con quanta ardore combattei contro una speranza di cui paventava le conseguenze; ma che vuoi? Allʼindomani mi alzai prigioniero; il cuore lʼaveva vinta: io ti amava!
«Ora mʼodi, o fanciulla, e che le mie parole ti restinoimpresse.—In questo momento non sono io che ti parlo, ma la parte migliore dellʼesser mio, lʼanima, lʼanima che nellʼabbandonarsi allʼamor tuo trae un triste presagio sul mio avvenire.—Lo so che tu mi ami, me lo dicesti, le tue lagrime me lo confermarono, ed io ti credo, perchè si può dubitare di tutto, ma non delle prime parole dʼamore che sfuggono dal labbro di una giovinetta.—
«Io credo adunque colla massima convinzione allʼamor tuo, nè tenterò per parte mia una lotta colle tendenze del cuore; sarebbe vano. Tale è il mio destino, mi abbandono in balìa di questo bel sogno, e ti amo!—Ti amo tanto, che ora al punto di separarmi da te sento aggravarmi da grande sventura. Ti amo tanto, e sento che dellʼamor tuo farò la mia vita. Soffrirò, che monta? Tu mi ami, e questa certezza mi sarà di gran conforto; tu parti ma la mia esistenza si lega a te, ed il mio cuore dʼora in poi non avrà più un moto che non sia tuo, lʼanima non avrà più una aspirazione che non sia per te.
«Per quanto recente sia il legame che a te mi unisce, io prevedo che esso durerà per tutta la vita: ma tu o giovinetta, potrai sempre amarmi come io ti amo? Nuova affatto del mondo, tu sorridi facilmente a tutte le soavi impressioni che ti cagiona; io lo so, quando si è privi dellʼesperienza pratica della vita, si pecca per eccesso dʼentusiasmo. È questa la spina che mi tormenta! Tu mi ami forse collʼinscienza di chi ama per la prima volta, ed il tuo affetto non è forse altro che una prova della gentile suscettibilità del tuo cuore.
«Ai primi moti dellʼanima, scambierai forse per amore quel facile accendersi della fantasia che domani potrebbe venir spenta dalla ragione; epperciò la coscienza mʼimpone in questo momento di palesartitutti i miei dubbi, ed il tuo amore mi lasciò ancora tanto di percezione da poter travedere sebbene da lungi il fine di questo dolce episodio della mia vita.—La confessione che ora ti faccio del mio convincimento ti servirà per togliere dallʼanima tua ogni ombra di rimorso che potesse assalirti allorchè il tuo cuore cesserà di battere per me.—
«Mʼascolta o giovinetta, ascolta lʼamaro vaticinio del mio destino.
«Tu mi ami perchè rappresento la prima promessa del bene che ti apparve alla mente non appena lʼanima tua tendè alle aspirazioni dʼamore.—Io invece ti adoro perchè sei lʼultima larva di felicità che ancor sorrida alle mie speranze; ti adoro perchè col fascino dellʼamor tuo ravvivasti col soffio della mia esistenza, e mercè tua rivedo il sole in tutta la sua luce.—Ti amo, e mi avviticchio alla speranza dellʼamor tuo come il naufrago allʼultima tavola non ancora travolta dal turbinoso sconvolgersi dellʼonde.
«Il tuo amore è inspirato dal benessere, il mio dallo sconforto, ed il frutto di questo affetto sarà necessariamente diverso per entrambi giacchè il tuo cuore amando si apre alla speranza, mentre il mio si concentra nel dubbio e nel timore.—La tua ricca condizione, la tua avvenenza ti danno diritto ad aspirare alle dolcezze della vita; il mondo si apre al tuo sguardo siccome un paradiso di fiori ove ti è dato lo sciegliere a piacimento.—I piaceri del mondo per quanto falsi e fuggevoli affascinano, seducono e rapiscono; ed in breve nella varietà deʼ tuoi desideri, nellʼincertezza delle tue aspirazioni, fra le cure dellʼuno le sollecitudini dellʼaltro, tu dimenticherai ben tosto il tuo povero Ermanno che vive solo del tuo amore.
«A poco a poco la memoria di me, cederà il posto ad unʼaltra più recente, lʼamore per me verrà consumatodallʼamore per unʼaltro, e nello svolgersi di tante nuove sensazioni nellʼanimo tuo, sarà per me gran ventura se ti ricorderai qualche volta i tratti del mio volto.—Io la prevedo questa inevitabile conseguenza; è legge di natura che alla tua età si mutino spesso inclinazioni ed affetti; ma io o Laura, sarò sempre lo stesso, lʼimmagine tua sarà lʼultimo sorriso di gioja che splenderà fino allʼestremo della mia vita.
«I piaceri del mondo non hanno più attrattive per me che ne conosco la trama; io vivrò della tua immagine; e quando il tuo cuore non avrà più un palpito per me, quando la mia memoria verrà travolta nella tua mente, io ti adorerò sempre colla stessa religione, ne accadrà giammai che ti rimproveri menomamente unʼincostanza alla quale sono già fin dʼora rassegnato!
«Perdonami Laura, lʼamarezza di queste parole; lo so, esse ti suoneranno come unʼingratitudine da parte mia, e forsʼanco ti strapperanno una lagrima di dolore; ma un giorno pur troppo ti persuaderai che il presentimento del mio cuore era una ben triste verità.—Ricordati allora o Laura, che nel pronunziare questo fatale vaticinio, io ti ho anticipatamente perdonata ed assolta da ogni rimorso.
«Ed ora, fanciulla mia, ora che il mio amore ti ha tutto svelato il suo dubbio tremendo, ora che questʼanima innamorata ha letto nel libro dellʼavvenire, tergi le lagrime, ed ascolta la voce del mio amore:—Tu parti! fra poche ore abbandonerai questa città, e chi sa quando ci rivedremo.—Addio anima mia! il mio più ardente saluto ti accompagnerà per via; la mia mente ed il mio cuore saranno sempre teco, e benedico con tutto il trasporto la buona stella che ti addusse sul mio cammino.... Addio Laura! in questoestremo saluto si concentra tutto lʼardore deʼ miei sensi, tutto lo spirito della mia esistenza! Voglia il cielo restituire a te tutta quella felicità che mi viene dal tuo amore; io vivrò solo, lontano da te ma ti amerò sempre benedicendo al fuoco deʼ tuoi sguardi che mi accesero in seno tal fiamma a cui sarò debitore di tutte le gioje del mio avvenire.—
«Amami come io ti amo; pensa qualche volta a questo infelice che vivrà solo della tua memoria.—Nelle gioje, nelle feste e nei piaceri a cui ti destina lʼelevatezza del tuo grado, non dimenticarti di colui che dal fondo di una piccola città passa tutti i giorni, le ore ed i minuti nello sconforto della solitudine.—Pensa al tuo povero Ermanno che si smarrì neʼ tuoi beglʼocchi, e che non avrà mai più pace lontano da te.—
Addio per lʼultima volta! . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
La povera giovinetta nel terminare la lettura di quelle pagine, aveva gli occhi molli di lagrime. Lʼamarezza dei sentimenti espressi in quella lettera, era troppo straziante; Ermanno aveva crudelmente oppresso il di lei cuore, violando con un orribile dubbio lʼamore di quella cara fanciulla, giacchè sotto quelle parole velate da unʼapparente rassegnazione si nascondeva un desolante sconforto.
Era troppo amaro il colpo per il cuore di Laura che amava del più santo affetto. Egli dubitava dunque di lei perdonando anticipatamente unʼincostanza che non aveva diritto di supporre? lʼingrato! A tali riflessioni, Laura sentivasi opprimere di dolore; nullameno rilesse la lettera.—Anche quelle frasi crudeli le erano care perchè sue, e le lagrime elle le solcavano silenziose il ciglio contenevano il perdono a tanta ingratitudine.
Lʼagitazione della gentile fanciulla mentre ripassava le tristi predizioni di Ermanno, era una forte protesta contro quei dubbi scagliati con tanta barbarie.
Ella cercò invano nel riposo un poʼ di tregua al profondo dolore che rattristava, le parole di Ermanno suonavano sempre al di lei orecchio. Tutto il resto della notte lo passò in una veglia angosciosa, e solo sullʼalbeggiare ella potè addormentarsi.—Ma ohimè anche i sogni riproducevano lo strazio dellʼanimo suo; anche in sogno le appariva la figura malinconica di Ermanno che la rimproverava di aver fatta la sua infelicità.
Si alzò palliduccia ed abbattuta. Aprendo gli occhi ella si credette a tutta prima in Brescia, ma volgendo lo sguardo attorno si trovò in casa sua, nella sua camera lontana da lui, da lui che in quella notte di angoscia aveva imparato ad amare maggiormente.
Durante la giornata che le sembrò lunga e nojosa, rilesse varie volte la lettera di Ermanno; ciò lʼattristava vieppiù, ma anche quella tristezza aveva il suo lato gradevole, ed ella compiacevasi nellʼaccrescerla.—La sua casa, il suo giardino, i suoi fiori non avevano più per lei alcuna attrattiva; per tutto eravi un vuoto, ovunque vi mancava una cosa, e Milano, la grandiosa città col suo movimento era diventata per lei un deserto. Oh! Brescia nella sua semplicità le sembrava assai più bella! quei passeggi, quei colli verdeggianti le stavano sempre nella mente. Quanto migliore ella trovava la placida casetta dello zio Ramati! Là tutto era tranquillo, là ella poteva affacciarsi al balcone e respirar lʼaria della sera senza venir disturbata dallʼassordante andirivieni di carrozze.—Ripensando ai bei giorni colà passati, la giovinetta sospirava amaramente trovandosi come dispersa nelle vaste sale del suo alloggio.
La madre si accorse benissimo del cambiamento subitaneo operatosi nel carattere della figlia; ma non ne feʼ gran caso attribuendolo al dispiacere di aver lasciata la cugina Letizia; tuttavia cercò di distrarla conducendola ai passeggi, ai teatri, ovunque insomma vi fosse da impiegare bene il tempo.
Tutto fu vano.—Dopo alcuni giorni, Laura era rassegnata, ma non guarita, e sulle sue labbra più non comparve quel sorriso dʼingenuità che prima le era abituale. Lʼimpressione del distacco erasi alquanto scemata nel volgere di alcuni giorni, nullameno il suo pensiero era sempre rivolto alla cara Brescia, a lui!
Oh! la prima volta che si ama non si può conciliare il dolore colla necessità; collʼesperienza poi si ragiona di più, ma si ama di meno.—È questo un fatto incontestabile; lʼamore è tanto più grande quanto maggiore è lʼegoismo chʼesso inspira.—Laura era egoista, perchè amava per la prima volta, e mal sapeva adattarsi a soffrire.
Tuttavolta veniva a calmarla alquanto lʼidea che un giorno o lʼaltro conoscerebbe quel pittore Bresciano, amico intimo di Ermanno, ed in cuor suo la giovinetta anelava a quel momento, giacchè avrebbe potuto parlare di lui con altri, e ciò era già molto.—Eppoi unʼamico di Ermanno doveva essere necessariamente il suo, e già senza conoscere questo pittore ne sentiva simpatia.
Ma intanto per ora nulla valeva a distrarla.—La memoria di Ermanno era impressa nel di lei cuore, e la lontananza accrebbe quellʼaffetto già così grande.
Con dolorosa compiacenza riandava col pensiero al punto della sua partenza da Brescia, ricordava le sue lagrime, quel saluto scambiatosi dagli sguardi che rivelavano unʼinfinita di pene, una promessa di lunga fede. Rammentando quellʼistante la giovinetta sentivasi ancora inumidire le ciglia.
Madama Ramati potè dar passo per alcuni giorni alla mestizia della figlia quantunque fosse lontanissima dal supporne la vera causa; ma un giorno stanca di consolarla invano, le disse:
—Sii certa figlia mia che non ti condurrò mai più a Brescia. È giusto lʼaffliggersi per qualche tempo, ma infine bisogna pure essere ragionevoli.
Questa minaccia fece divenir Laura più cautelata, e dʼallora seppe nascondere in faccia aʼ suoi la sua mestizia.
IXRitorneremo ad Ermanno che abbiamo lasciato triste e malinconico per la partenza di Laura.—Egli passò come dicemmo la notte sul balcone abbandonato aʼ suoi pensieri, ed allʼalba solamente si scosse per andarsene al riposo. Cercò invano unʼora di sonno essendo troppa la folla delle idee che gli facevano ressa nella mente. Allʼindomani si alzò molto abbattuto, e sua madre, premurosa come sempre, che aveva scoperta sulla di lui fronte la traccia di un affanno, lo interrogò in mille guise senza che egli volesse dirle ciò che lʼopprimeva.—La buona donna non seppe darsene pace, era troppo avvezza a vedere la serenità sul volto del figlio per istarsene tranquilla a quellʼimprovviso cambiamento.Ermanno era per natura pochissimo robusto; la sua tempra troppo delicata, le forze sciupate dal lungo studiare in unʼetà in cui è necessario muoversi ed agitarsi.—Di più egli era stato più volte ammalato gravemente, e lʼultima malattia gli aveva lasciato la traccia di un pallore costante.È facile immaginarsi la costernazione di quella povera donna nel vederlo tanto malinconico; ella temeva che ciò fosse causato da qualche indisposizione, epperciò non cessava di esortarlo a consigliarsi col medico; ma ohimè la scienza non sa ancor guarire queste afflizioni di cuore!Passarono alcuni giorni senza che Ermanno desse un segno di miglioramento, e non si potrebbe ridire il dolore di quella buona donna nel leggere nello sguardo del figlio le tracce di una crescente desolazione.Ermanno comprese i timori di sua madre, e talvolta sforzavasi al sorriso, ma il cuore di una madre non si può ingannare, e quel sorriso era maggior strazio per colei che ne conosceva lʼamarezza.Alcuni giorni dopo la partenza di Laura, Alfredo si recò da Ermanno, e lo sorprese appunto mentre stava abbandonato sul seggiolone in preda alla sua mestizia.—Buondì, mamma Alvise, sclamò Alfredo stringendole la mano, la salute è buona?—Oh! per me, non cʼè male, rispose ella sospirando; ma Ermanno soffre.—Oh diavolo! Che hai trovato di male?—Non ci badare sai, rispose Ermanno alzandosi, la mia buona mamma si ficcò in testa che io debba essere malato, e non cʼè caso di farla ricredere.—Voglia il cielo figlio mio che mʼinganni! Ma è un fatto che per esser sempre col broncio e di pessimo umore, bisogna aver qualche indisposizione.....—Ma no, tuttʼaltro, non mi sono mai trovato tanto bene.A tal risposta alquanto asciutta, la madre abbassò sospirando il capo, e riprese il suo lavoro.—Meno male, sclamò Alfredo, la cosa infine non è tanto seria, e speriamo che fra qualche giorno tutto sia finito.—E volgendosi ad Ermanno soggiunse: Sono venuto da te, perchè ho molte cose a dirti. Prima di tutto mia cugina ha scritto, e fu un vero miracolo la sua sollecitudine; è tanto pigra!Ermanno al sentire che Laura scrisse provò un indefinibile turbamento, e temette a bella prima che quellʼingenua giovinetta avesse fatta qualche imprudenteconfidenza; era ansioso di sapere ciò che ella aveva scritto, ma in faccia ad Alfredo ostentò la più grande noncuranza.—Alfredo proseguì:—Scrisse una lunghissima lettera a mia sorella, nella quale rammaricava la sua partenza da Brescia. È tanto carina quella fanciulla: e come scrive bene; ti farò vedere la lettera, cʼè da leggere per unʼora.—Ella cʼincarica di farti i suoi piùdistinti saluti, sono sue parole, e ti prega di non dimenticare la famosa romanza che le hai promesso.—Ah! è vero, sclamò Ermanno come se si ricordasse appena allora.—Oh! mostro, tu eri capace di dimenticartene! Decisamente di voi altri artisti cʼè poco da fidarsi; ma tu la farai ad ogni costo questa romanza.Mamma Alvise non lavorava più. Appena sentì parlare della cugina di Alfredo fissò gli sguardi scrutatori sul volto del figlio; unʼidea le era balenata alla mente. Il cuore dʼuna madre non sʼinganna mai, e per quanta indifferenza abbia ostentata Ermanno, ella indovinò perfettamente quale fosse la causa di tanta mestizia. Egli aveva potuto ingannare lʼamico, ma non la madre.—Di questa scoperta la buona donna ebbe a rallegrarsi, e pensò che trattandosi non dʼaltro che dʼun poʼ dʼamore, non aveva a temerne serie conseguenze, confidando nel facile rimedio del tempo.Alfredo continuò:—Figurati con quanta ansietà ella attende quella musica.—Hai ragione, rispose Ermanno, sempre con fare indifferente; nella settimana mi accingerò.—Vʼha di più riprese Alfredo, la cuginetta ti prega anche a nome di sua madre di non dimenticarti di scrivere a Paolo per quei ritratti.—Va bene.—Articolo quarto, lʼintera famiglia Ramati, ti prega di recarti presto a Milano, ed incarica me di trascinarviti ove tu non voglia accondiscendere.—Ne riparleremo poi, grazie tante.—Quinto ed ultimo, la zia ti saluta particolarmente; ho finito.Era tempo, giacchè Ermanno non ne poteva più, temendo ad ogni momento che Alfredo ne dicesse qualcuna grossa; e solo quando costui ebbe terminato sentì allargarsi il cuore.—Oh! mi dimenticava di unʼaltro articolo: sclamò Alfredo: mia sorella ti pregherebbe di volerle continuare il corso di lezioni sospeso da qualche tempo, non si sa il perchè.—Madamigella Letizia ha tutte le ragioni; verrò....—Ed ora ho finito. Ricordati dunque della romanza, di Paolo e di mia sorella.—Ma sì, mio Dio, non sono uno smemorato!—Quanto meno, non dai saggio di buona memoria, rispose Alfredo.—Esci?—Sì, disse Ermanno; ho due lezioni da dare.—Egli ne aveva abbastanza di essere sulle spine; fermandosi più oltre lʼamico poteva venir fuori con qualche altra storia, ed in faccia a sua madre ciò gli sarebbe dispiaciuto assai.Uscì con Alfredo che lo accompagnò per poco, e quando Ermanno fu solo sì abbandonò alle riflessioni.—Laura si ricordava di lui, lo aveva nominato, e con prudenza; chissà quale impressione aveva fatta in lei la sua lettera! forse la poverina ne aveva pianto.Ma fra tutto eravi una cosa che non permettevagli di gioire della buona memoria che ella serbava di lui. Egli sperava che Laura dopo quella lettera gli avrebbe scritto una parola almeno; ella conosceva il suo indirizzo,nè ignorava certo che una sua lettera gli avrebbe fatto un gran bene. E perchè dunque non scriveva?Per una damigella, se riesce difficile il ricever lettere, non lo è tanto lo scriverne; un pretesto qualunque basta per mandare alla posta un bigliettino. Tuttavolta per iscusarla, tentava di persuadersi non essere conveniente che una ragazza scrivesse ad un giovinotto, ma tale riflessione valeva assai poco—Quando si ama davvero si pensa forse alle convenienze? Ecco la sua logica.—Quale reticenza può mai assalire una giovinetta, nello scrivere una lettera che può formare la felicità di un uomo?... Perchè quel silenzio, ella lo amava dunque sì poco da non poter superare dʼun grado le convenienze sociali?A tali pensieri Ermanno si sentiva oppresso e passeggiava agitato e convulso; sensibilmente lʼidea predominante divenne quella che lʼaffetto di Laura fosse passeggiero, e fu preso da tale sconforto che ricadde tosto nella sua tristezza.Lo sfogo nel cuore di un amico è gran sollievo, ma Ermanno ne aveva un solo in Brescia, ed appunto con quello non poteva confidarsi—Paolo era a Milano.... Ricordando Paolo, si sovvenne pure della lettera che aveva promesso di scrivere per invitarlo a passare in casa Ramati.—Ritornò a casa, ed ecco la lettera diretta allʼamico.Caro Paolo,«Ti scrivo sotto una triste impressione.—Da alcuni giorni mi pesa al cuore una rilassatezza sconfortante; da alcuni giorni sono assalito da tutte lo noie, oppresso dai più crudeli pensieri.—Chi mai loavrebbe detto? Poco tempo fa io ti scrissi lʼultima mia lettera collʼanimo pieno di felicità e di speranza, in allora non aveva unʼidea che non fosse un sorriso: lʼarte e mia madre erano il mio mondo, viveva di esse e per esse; ed ora mio buon amico, tutto è cambiato!«Titubai qualche giorno a darti sì triste novella, ma infine non so più reggere al peso di tanti dubbi, ed ho bisogno di sfogare la piena dellʼamarezza che mi tormenta.—Permettimi dunque, mio caro Paolo, che nel tuo seno io volga un riflesso deʼ miei dolori.«Lʼamore; quellʼeterno sentimento che da tutti i secoli agita i poveri mortali, quel misterioso senso a cui nulla resiste, incatenò me pure ad una vana illusione.—Mi sono opposto con tutte le forze, mi armai di tutta la mia abnegazione per combatterlo, ma indarno; io caddi e passai anima e corpo sotto lʼimpero del vincitore.—Ecco come.«Ti ricordi di Alfredo Ramati nostro amico fin dallʼinfanzia? Fu egli involontaria cagione di tutto. Alcuni giorni fa, venne qui in Brescia una sua cugina che abita in Milano; e per farle cosa grata, Alfredo mʼinvitò a casa sua per fare un poʼ di musica.—«Puoi figurartelo, vi andai; non so negar nulla a quel caro Alfredo che mi ama sinceramente.—Vi andai, ma io non avrei mai creduto di lasciare la mia pace in quella casa; non so dirti come, ma il fatto è che nella stessa prima sera, mi sentii stranamente commosso. Ritornai allʼindomani, e.... cosa vuoi che ti dica amico mio: Laura è una creatura celeste, e sono certo che appena la vedrai, ti piglierà desiderio di disegnare quella figurina sì delicata e gentile.—«Per abbreviare; in capo a tre o quattro giorni mi accorsi di esser perdutamente innamorato di quella fanciulla; la fatalità volle che essa pure divida i mieisentimenti; è tanto ingenua che mal seppe celarmi il suo segreto.—Oh! non lʼavessi mai scoperto! Lʼuomo è decisamente troppo ardito nelle sue aspirazioni, e non so come mai ho potuto concepire una sì strana follia; come mai unʼamore così insensato venne ad impossessarsi di me!«Io aveva in mio soccorso la più salda ragione, ma ciò valse a nulla.—Ora essa è partita da sette giorni trovasi in Milano, da sette giorni, capisci la noia e lo sconforto mi tormentano, e questo povero mio cuore non ha più pace.—Lʼimmagine di quella giovinetta, le sue carezze, i suoi sorrisi mi rimasero impressi in quello slancio della fantasia che si chiama lʼanima.«Dopo tutto; non è egli un sogno, un sogno molto, ma molto lontano da ogni ombra di realtà! Eppure io lo vagheggio questo sogno come una cara speranza.—Mio buon amico, tu più che nol sii ti ostini a parer scettico; ebbene sacrifica per poco il tuo sistematico dubbio e credi, credi che soffro, credi che amo. Che lʼidea del mio dolore tenga lontano dal tuo labbro il sorriso dellʼironia; non tutti sono forti, ed io ne dò chiara prova, io che mi sono smarrito nello sguardo di una fanciulla che ora per frutto dʼinesperienza crede dʼamarmi, e domani forse mi dimenticherà.«Già prevedo il triste fine di questo episodio di amore; lo prevedeva prima ancora che il mio cuore ne subisse lʼinfluenza, e nonpertanto non seppi ritrarre il piede, ed eccomi vittima di una follia che io stesso deploro senza cercarvi rimedio.«Si può forse amare unʼessere lontano? Dal canto mio sì, perchè nella continua lotta dellʼesistenza vidi cadere mille speranze deluse, perchè io posso isolarmi moralmente dalla società per dedicarmi in secreto al culto di una memoria; perchè io non temo più il fascinolusinghiero del mondo.—Ma per lei la cosa corre ben diversa; giovane, nuova alle emozioni della vita, ne vagheggia le dolcezze; bella e ricca si accuserà un giorno di essere stata ben sciocca a cercare la luce nelle tenebre. Al primo sorriso di qualche elegante della capitale si scorderà dellʼoscuro artista che vive nel fondo di una provincia. Nellʼappariscenza dei saloni brillanti a cui le danno largo accesso i suoi pregi, e la sua dote, le svaniranno dalla memoria, financo le mie sembianze, ed un giorno forse incontrandomi cercherà nelle sue reminiscenze per rammentarsi dove e quando mi abbia veduto.«È doloroso a dirsi! e non pertanto mi abbandono alla corrente per ciò solo che non avrei nè la forza nè la volontà di ritirarmi; mi abbandono al mio sogno, assaporandone tutte le illusioni.—Chissà che un giorno io non mi svegli guarito! Lo spero perchè questa guarigione mi è necessaria; perchè ho bisogno della mia pace per istudiare, giacchè lʼarte oramai non ha per me più nessun conforto.«Lʼamore immenso della mia povera madre mi lascia ancora un vuoto nellʼanima. Io la veggo questa buona donna addolorarsi per la mia mestizia; ella teme che io sia malato, epperciò mi usa mille attenzioni; la sua vita è di affannarsi per cercarmi qualche conforto; ma io non le dirò mai la causa del mio male. Ella sarebbe gelosa di colei che le invola tanta parte del mio affetto.—. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .«Passo ora alla seconda parte della mia lettera. Nel breve soggiorno che fecero Laura e sua madre in Brescia ebbimo occasione di parlare di te, e la stessa madama Ramati mi pregò di scriverti onde invitarti a passare da lei per alcuni ritratti.—Il signor Ramati, che forse tu conoscerai abita in via...—Unisco le mie alle loro preghiere, e sono certo che non mancherai dʼandarvi: credo inutile dirti che se farai il ritratto di Laura, ne desidero ardentemente uno schizzo.«Mi raccomando dunque a te, e perdonami se alle volte ho potuto colla presente, non dirò annoiarti, ma involarti un tempo prezioso. Reciproca confidenza fu il patto di nostra amicizia, e nel tuo cuore io rinvenni sempre un tesoro di conforti; tu invece non ne abbisogni, sei felice, e che il cielo ti conservi quella felicità come te lʼaugura con tutta lʼanima il tuoErmanno.»
Ritorneremo ad Ermanno che abbiamo lasciato triste e malinconico per la partenza di Laura.—Egli passò come dicemmo la notte sul balcone abbandonato aʼ suoi pensieri, ed allʼalba solamente si scosse per andarsene al riposo. Cercò invano unʼora di sonno essendo troppa la folla delle idee che gli facevano ressa nella mente. Allʼindomani si alzò molto abbattuto, e sua madre, premurosa come sempre, che aveva scoperta sulla di lui fronte la traccia di un affanno, lo interrogò in mille guise senza che egli volesse dirle ciò che lʼopprimeva.—La buona donna non seppe darsene pace, era troppo avvezza a vedere la serenità sul volto del figlio per istarsene tranquilla a quellʼimprovviso cambiamento.
Ermanno era per natura pochissimo robusto; la sua tempra troppo delicata, le forze sciupate dal lungo studiare in unʼetà in cui è necessario muoversi ed agitarsi.—Di più egli era stato più volte ammalato gravemente, e lʼultima malattia gli aveva lasciato la traccia di un pallore costante.
È facile immaginarsi la costernazione di quella povera donna nel vederlo tanto malinconico; ella temeva che ciò fosse causato da qualche indisposizione, epperciò non cessava di esortarlo a consigliarsi col medico; ma ohimè la scienza non sa ancor guarire queste afflizioni di cuore!
Passarono alcuni giorni senza che Ermanno desse un segno di miglioramento, e non si potrebbe ridire il dolore di quella buona donna nel leggere nello sguardo del figlio le tracce di una crescente desolazione.
Ermanno comprese i timori di sua madre, e talvolta sforzavasi al sorriso, ma il cuore di una madre non si può ingannare, e quel sorriso era maggior strazio per colei che ne conosceva lʼamarezza.
Alcuni giorni dopo la partenza di Laura, Alfredo si recò da Ermanno, e lo sorprese appunto mentre stava abbandonato sul seggiolone in preda alla sua mestizia.
—Buondì, mamma Alvise, sclamò Alfredo stringendole la mano, la salute è buona?
—Oh! per me, non cʼè male, rispose ella sospirando; ma Ermanno soffre.
—Oh diavolo! Che hai trovato di male?
—Non ci badare sai, rispose Ermanno alzandosi, la mia buona mamma si ficcò in testa che io debba essere malato, e non cʼè caso di farla ricredere.
—Voglia il cielo figlio mio che mʼinganni! Ma è un fatto che per esser sempre col broncio e di pessimo umore, bisogna aver qualche indisposizione.....
—Ma no, tuttʼaltro, non mi sono mai trovato tanto bene.
A tal risposta alquanto asciutta, la madre abbassò sospirando il capo, e riprese il suo lavoro.
—Meno male, sclamò Alfredo, la cosa infine non è tanto seria, e speriamo che fra qualche giorno tutto sia finito.—E volgendosi ad Ermanno soggiunse: Sono venuto da te, perchè ho molte cose a dirti. Prima di tutto mia cugina ha scritto, e fu un vero miracolo la sua sollecitudine; è tanto pigra!
Ermanno al sentire che Laura scrisse provò un indefinibile turbamento, e temette a bella prima che quellʼingenua giovinetta avesse fatta qualche imprudenteconfidenza; era ansioso di sapere ciò che ella aveva scritto, ma in faccia ad Alfredo ostentò la più grande noncuranza.—Alfredo proseguì:
—Scrisse una lunghissima lettera a mia sorella, nella quale rammaricava la sua partenza da Brescia. È tanto carina quella fanciulla: e come scrive bene; ti farò vedere la lettera, cʼè da leggere per unʼora.—Ella cʼincarica di farti i suoi piùdistinti saluti, sono sue parole, e ti prega di non dimenticare la famosa romanza che le hai promesso.
—Ah! è vero, sclamò Ermanno come se si ricordasse appena allora.
—Oh! mostro, tu eri capace di dimenticartene! Decisamente di voi altri artisti cʼè poco da fidarsi; ma tu la farai ad ogni costo questa romanza.
Mamma Alvise non lavorava più. Appena sentì parlare della cugina di Alfredo fissò gli sguardi scrutatori sul volto del figlio; unʼidea le era balenata alla mente. Il cuore dʼuna madre non sʼinganna mai, e per quanta indifferenza abbia ostentata Ermanno, ella indovinò perfettamente quale fosse la causa di tanta mestizia. Egli aveva potuto ingannare lʼamico, ma non la madre.—Di questa scoperta la buona donna ebbe a rallegrarsi, e pensò che trattandosi non dʼaltro che dʼun poʼ dʼamore, non aveva a temerne serie conseguenze, confidando nel facile rimedio del tempo.
Alfredo continuò:
—Figurati con quanta ansietà ella attende quella musica.
—Hai ragione, rispose Ermanno, sempre con fare indifferente; nella settimana mi accingerò.
—Vʼha di più riprese Alfredo, la cuginetta ti prega anche a nome di sua madre di non dimenticarti di scrivere a Paolo per quei ritratti.
—Va bene.
—Articolo quarto, lʼintera famiglia Ramati, ti prega di recarti presto a Milano, ed incarica me di trascinarviti ove tu non voglia accondiscendere.
—Ne riparleremo poi, grazie tante.
—Quinto ed ultimo, la zia ti saluta particolarmente; ho finito.
Era tempo, giacchè Ermanno non ne poteva più, temendo ad ogni momento che Alfredo ne dicesse qualcuna grossa; e solo quando costui ebbe terminato sentì allargarsi il cuore.
—Oh! mi dimenticava di unʼaltro articolo: sclamò Alfredo: mia sorella ti pregherebbe di volerle continuare il corso di lezioni sospeso da qualche tempo, non si sa il perchè.
—Madamigella Letizia ha tutte le ragioni; verrò....
—Ed ora ho finito. Ricordati dunque della romanza, di Paolo e di mia sorella.
—Ma sì, mio Dio, non sono uno smemorato!
—Quanto meno, non dai saggio di buona memoria, rispose Alfredo.—Esci?
—Sì, disse Ermanno; ho due lezioni da dare.—Egli ne aveva abbastanza di essere sulle spine; fermandosi più oltre lʼamico poteva venir fuori con qualche altra storia, ed in faccia a sua madre ciò gli sarebbe dispiaciuto assai.
Uscì con Alfredo che lo accompagnò per poco, e quando Ermanno fu solo sì abbandonò alle riflessioni.—Laura si ricordava di lui, lo aveva nominato, e con prudenza; chissà quale impressione aveva fatta in lei la sua lettera! forse la poverina ne aveva pianto.
Ma fra tutto eravi una cosa che non permettevagli di gioire della buona memoria che ella serbava di lui. Egli sperava che Laura dopo quella lettera gli avrebbe scritto una parola almeno; ella conosceva il suo indirizzo,nè ignorava certo che una sua lettera gli avrebbe fatto un gran bene. E perchè dunque non scriveva?
Per una damigella, se riesce difficile il ricever lettere, non lo è tanto lo scriverne; un pretesto qualunque basta per mandare alla posta un bigliettino. Tuttavolta per iscusarla, tentava di persuadersi non essere conveniente che una ragazza scrivesse ad un giovinotto, ma tale riflessione valeva assai poco—Quando si ama davvero si pensa forse alle convenienze? Ecco la sua logica.
—Quale reticenza può mai assalire una giovinetta, nello scrivere una lettera che può formare la felicità di un uomo?... Perchè quel silenzio, ella lo amava dunque sì poco da non poter superare dʼun grado le convenienze sociali?
A tali pensieri Ermanno si sentiva oppresso e passeggiava agitato e convulso; sensibilmente lʼidea predominante divenne quella che lʼaffetto di Laura fosse passeggiero, e fu preso da tale sconforto che ricadde tosto nella sua tristezza.
Lo sfogo nel cuore di un amico è gran sollievo, ma Ermanno ne aveva un solo in Brescia, ed appunto con quello non poteva confidarsi—Paolo era a Milano.... Ricordando Paolo, si sovvenne pure della lettera che aveva promesso di scrivere per invitarlo a passare in casa Ramati.—Ritornò a casa, ed ecco la lettera diretta allʼamico.
Caro Paolo,
«Ti scrivo sotto una triste impressione.—Da alcuni giorni mi pesa al cuore una rilassatezza sconfortante; da alcuni giorni sono assalito da tutte lo noie, oppresso dai più crudeli pensieri.—Chi mai loavrebbe detto? Poco tempo fa io ti scrissi lʼultima mia lettera collʼanimo pieno di felicità e di speranza, in allora non aveva unʼidea che non fosse un sorriso: lʼarte e mia madre erano il mio mondo, viveva di esse e per esse; ed ora mio buon amico, tutto è cambiato!«Titubai qualche giorno a darti sì triste novella, ma infine non so più reggere al peso di tanti dubbi, ed ho bisogno di sfogare la piena dellʼamarezza che mi tormenta.—Permettimi dunque, mio caro Paolo, che nel tuo seno io volga un riflesso deʼ miei dolori.«Lʼamore; quellʼeterno sentimento che da tutti i secoli agita i poveri mortali, quel misterioso senso a cui nulla resiste, incatenò me pure ad una vana illusione.—Mi sono opposto con tutte le forze, mi armai di tutta la mia abnegazione per combatterlo, ma indarno; io caddi e passai anima e corpo sotto lʼimpero del vincitore.—Ecco come.«Ti ricordi di Alfredo Ramati nostro amico fin dallʼinfanzia? Fu egli involontaria cagione di tutto. Alcuni giorni fa, venne qui in Brescia una sua cugina che abita in Milano; e per farle cosa grata, Alfredo mʼinvitò a casa sua per fare un poʼ di musica.—«Puoi figurartelo, vi andai; non so negar nulla a quel caro Alfredo che mi ama sinceramente.—Vi andai, ma io non avrei mai creduto di lasciare la mia pace in quella casa; non so dirti come, ma il fatto è che nella stessa prima sera, mi sentii stranamente commosso. Ritornai allʼindomani, e.... cosa vuoi che ti dica amico mio: Laura è una creatura celeste, e sono certo che appena la vedrai, ti piglierà desiderio di disegnare quella figurina sì delicata e gentile.—«Per abbreviare; in capo a tre o quattro giorni mi accorsi di esser perdutamente innamorato di quella fanciulla; la fatalità volle che essa pure divida i mieisentimenti; è tanto ingenua che mal seppe celarmi il suo segreto.—Oh! non lʼavessi mai scoperto! Lʼuomo è decisamente troppo ardito nelle sue aspirazioni, e non so come mai ho potuto concepire una sì strana follia; come mai unʼamore così insensato venne ad impossessarsi di me!«Io aveva in mio soccorso la più salda ragione, ma ciò valse a nulla.—Ora essa è partita da sette giorni trovasi in Milano, da sette giorni, capisci la noia e lo sconforto mi tormentano, e questo povero mio cuore non ha più pace.—Lʼimmagine di quella giovinetta, le sue carezze, i suoi sorrisi mi rimasero impressi in quello slancio della fantasia che si chiama lʼanima.«Dopo tutto; non è egli un sogno, un sogno molto, ma molto lontano da ogni ombra di realtà! Eppure io lo vagheggio questo sogno come una cara speranza.—Mio buon amico, tu più che nol sii ti ostini a parer scettico; ebbene sacrifica per poco il tuo sistematico dubbio e credi, credi che soffro, credi che amo. Che lʼidea del mio dolore tenga lontano dal tuo labbro il sorriso dellʼironia; non tutti sono forti, ed io ne dò chiara prova, io che mi sono smarrito nello sguardo di una fanciulla che ora per frutto dʼinesperienza crede dʼamarmi, e domani forse mi dimenticherà.«Già prevedo il triste fine di questo episodio di amore; lo prevedeva prima ancora che il mio cuore ne subisse lʼinfluenza, e nonpertanto non seppi ritrarre il piede, ed eccomi vittima di una follia che io stesso deploro senza cercarvi rimedio.«Si può forse amare unʼessere lontano? Dal canto mio sì, perchè nella continua lotta dellʼesistenza vidi cadere mille speranze deluse, perchè io posso isolarmi moralmente dalla società per dedicarmi in secreto al culto di una memoria; perchè io non temo più il fascinolusinghiero del mondo.—Ma per lei la cosa corre ben diversa; giovane, nuova alle emozioni della vita, ne vagheggia le dolcezze; bella e ricca si accuserà un giorno di essere stata ben sciocca a cercare la luce nelle tenebre. Al primo sorriso di qualche elegante della capitale si scorderà dellʼoscuro artista che vive nel fondo di una provincia. Nellʼappariscenza dei saloni brillanti a cui le danno largo accesso i suoi pregi, e la sua dote, le svaniranno dalla memoria, financo le mie sembianze, ed un giorno forse incontrandomi cercherà nelle sue reminiscenze per rammentarsi dove e quando mi abbia veduto.«È doloroso a dirsi! e non pertanto mi abbandono alla corrente per ciò solo che non avrei nè la forza nè la volontà di ritirarmi; mi abbandono al mio sogno, assaporandone tutte le illusioni.—Chissà che un giorno io non mi svegli guarito! Lo spero perchè questa guarigione mi è necessaria; perchè ho bisogno della mia pace per istudiare, giacchè lʼarte oramai non ha per me più nessun conforto.«Lʼamore immenso della mia povera madre mi lascia ancora un vuoto nellʼanima. Io la veggo questa buona donna addolorarsi per la mia mestizia; ella teme che io sia malato, epperciò mi usa mille attenzioni; la sua vita è di affannarsi per cercarmi qualche conforto; ma io non le dirò mai la causa del mio male. Ella sarebbe gelosa di colei che le invola tanta parte del mio affetto.—. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .«Passo ora alla seconda parte della mia lettera. Nel breve soggiorno che fecero Laura e sua madre in Brescia ebbimo occasione di parlare di te, e la stessa madama Ramati mi pregò di scriverti onde invitarti a passare da lei per alcuni ritratti.—Il signor Ramati, che forse tu conoscerai abita in via...—Unisco le mie alle loro preghiere, e sono certo che non mancherai dʼandarvi: credo inutile dirti che se farai il ritratto di Laura, ne desidero ardentemente uno schizzo.«Mi raccomando dunque a te, e perdonami se alle volte ho potuto colla presente, non dirò annoiarti, ma involarti un tempo prezioso. Reciproca confidenza fu il patto di nostra amicizia, e nel tuo cuore io rinvenni sempre un tesoro di conforti; tu invece non ne abbisogni, sei felice, e che il cielo ti conservi quella felicità come te lʼaugura con tutta lʼanima il tuo
«Ti scrivo sotto una triste impressione.—Da alcuni giorni mi pesa al cuore una rilassatezza sconfortante; da alcuni giorni sono assalito da tutte lo noie, oppresso dai più crudeli pensieri.—Chi mai loavrebbe detto? Poco tempo fa io ti scrissi lʼultima mia lettera collʼanimo pieno di felicità e di speranza, in allora non aveva unʼidea che non fosse un sorriso: lʼarte e mia madre erano il mio mondo, viveva di esse e per esse; ed ora mio buon amico, tutto è cambiato!
«Titubai qualche giorno a darti sì triste novella, ma infine non so più reggere al peso di tanti dubbi, ed ho bisogno di sfogare la piena dellʼamarezza che mi tormenta.—Permettimi dunque, mio caro Paolo, che nel tuo seno io volga un riflesso deʼ miei dolori.
«Lʼamore; quellʼeterno sentimento che da tutti i secoli agita i poveri mortali, quel misterioso senso a cui nulla resiste, incatenò me pure ad una vana illusione.—Mi sono opposto con tutte le forze, mi armai di tutta la mia abnegazione per combatterlo, ma indarno; io caddi e passai anima e corpo sotto lʼimpero del vincitore.—Ecco come.
«Ti ricordi di Alfredo Ramati nostro amico fin dallʼinfanzia? Fu egli involontaria cagione di tutto. Alcuni giorni fa, venne qui in Brescia una sua cugina che abita in Milano; e per farle cosa grata, Alfredo mʼinvitò a casa sua per fare un poʼ di musica.—
«Puoi figurartelo, vi andai; non so negar nulla a quel caro Alfredo che mi ama sinceramente.—Vi andai, ma io non avrei mai creduto di lasciare la mia pace in quella casa; non so dirti come, ma il fatto è che nella stessa prima sera, mi sentii stranamente commosso. Ritornai allʼindomani, e.... cosa vuoi che ti dica amico mio: Laura è una creatura celeste, e sono certo che appena la vedrai, ti piglierà desiderio di disegnare quella figurina sì delicata e gentile.—
«Per abbreviare; in capo a tre o quattro giorni mi accorsi di esser perdutamente innamorato di quella fanciulla; la fatalità volle che essa pure divida i mieisentimenti; è tanto ingenua che mal seppe celarmi il suo segreto.—Oh! non lʼavessi mai scoperto! Lʼuomo è decisamente troppo ardito nelle sue aspirazioni, e non so come mai ho potuto concepire una sì strana follia; come mai unʼamore così insensato venne ad impossessarsi di me!
«Io aveva in mio soccorso la più salda ragione, ma ciò valse a nulla.—Ora essa è partita da sette giorni trovasi in Milano, da sette giorni, capisci la noia e lo sconforto mi tormentano, e questo povero mio cuore non ha più pace.—Lʼimmagine di quella giovinetta, le sue carezze, i suoi sorrisi mi rimasero impressi in quello slancio della fantasia che si chiama lʼanima.
«Dopo tutto; non è egli un sogno, un sogno molto, ma molto lontano da ogni ombra di realtà! Eppure io lo vagheggio questo sogno come una cara speranza.—Mio buon amico, tu più che nol sii ti ostini a parer scettico; ebbene sacrifica per poco il tuo sistematico dubbio e credi, credi che soffro, credi che amo. Che lʼidea del mio dolore tenga lontano dal tuo labbro il sorriso dellʼironia; non tutti sono forti, ed io ne dò chiara prova, io che mi sono smarrito nello sguardo di una fanciulla che ora per frutto dʼinesperienza crede dʼamarmi, e domani forse mi dimenticherà.
«Già prevedo il triste fine di questo episodio di amore; lo prevedeva prima ancora che il mio cuore ne subisse lʼinfluenza, e nonpertanto non seppi ritrarre il piede, ed eccomi vittima di una follia che io stesso deploro senza cercarvi rimedio.
«Si può forse amare unʼessere lontano? Dal canto mio sì, perchè nella continua lotta dellʼesistenza vidi cadere mille speranze deluse, perchè io posso isolarmi moralmente dalla società per dedicarmi in secreto al culto di una memoria; perchè io non temo più il fascinolusinghiero del mondo.—Ma per lei la cosa corre ben diversa; giovane, nuova alle emozioni della vita, ne vagheggia le dolcezze; bella e ricca si accuserà un giorno di essere stata ben sciocca a cercare la luce nelle tenebre. Al primo sorriso di qualche elegante della capitale si scorderà dellʼoscuro artista che vive nel fondo di una provincia. Nellʼappariscenza dei saloni brillanti a cui le danno largo accesso i suoi pregi, e la sua dote, le svaniranno dalla memoria, financo le mie sembianze, ed un giorno forse incontrandomi cercherà nelle sue reminiscenze per rammentarsi dove e quando mi abbia veduto.
«È doloroso a dirsi! e non pertanto mi abbandono alla corrente per ciò solo che non avrei nè la forza nè la volontà di ritirarmi; mi abbandono al mio sogno, assaporandone tutte le illusioni.—Chissà che un giorno io non mi svegli guarito! Lo spero perchè questa guarigione mi è necessaria; perchè ho bisogno della mia pace per istudiare, giacchè lʼarte oramai non ha per me più nessun conforto.
«Lʼamore immenso della mia povera madre mi lascia ancora un vuoto nellʼanima. Io la veggo questa buona donna addolorarsi per la mia mestizia; ella teme che io sia malato, epperciò mi usa mille attenzioni; la sua vita è di affannarsi per cercarmi qualche conforto; ma io non le dirò mai la causa del mio male. Ella sarebbe gelosa di colei che le invola tanta parte del mio affetto.—. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
«Passo ora alla seconda parte della mia lettera. Nel breve soggiorno che fecero Laura e sua madre in Brescia ebbimo occasione di parlare di te, e la stessa madama Ramati mi pregò di scriverti onde invitarti a passare da lei per alcuni ritratti.—Il signor Ramati, che forse tu conoscerai abita in via...
—Unisco le mie alle loro preghiere, e sono certo che non mancherai dʼandarvi: credo inutile dirti che se farai il ritratto di Laura, ne desidero ardentemente uno schizzo.
«Mi raccomando dunque a te, e perdonami se alle volte ho potuto colla presente, non dirò annoiarti, ma involarti un tempo prezioso. Reciproca confidenza fu il patto di nostra amicizia, e nel tuo cuore io rinvenni sempre un tesoro di conforti; tu invece non ne abbisogni, sei felice, e che il cielo ti conservi quella felicità come te lʼaugura con tutta lʼanima il tuo
Ermanno.»
X.Paolo Franzoni pittore, era un giovinotto smilzo e magro sui ventisei anni. Lʼelogio che di lui aveva fatto Ermanno, non era punto esagerato, e giovine ancora egli godeva di bella fama—Per vaghezza dellʼarte aveva abbandonato Brescia, e recatosi a Milano ove aveva fatti i suoi studii, impiantò sulle prime un piccolo studio che andò a poco a poco ingrandendosi grazie alle frequenti commissioni, talchè Paolo dopo un anno fu costretto di lasciare la sua dimora al fondo di Porta Romana, per portarsi in luogo più centrale.Allʼepoca in cui Ermanno gli scrisse la lettera che abbiamo vista, il nostro pittore occupava un modesto alloggio in via di Brera—In quanto a carattere egli era giovialissimo; la mestizia anche passeggiera non era per lui. Aveva dello spirito, e ne faceva buon uso nella società che ei frequentava.Riesciva mirabilmente nei ritratti che sapeva condurre con rara maestria; guadagnava molto, ma spendeva tutto, e bene spesso ricorreva alle sovvenzioni di suo padre, agiato negoziante Bresciano.Paolo aveva un cuore eccellente ed amava molto Ermanno a cui era legato in amicizia fin dallʼinfanzia, nè passava mese senza che essi si scambiassero almeno un paio di lettere—Il racconto degli amori dellʼamico aveva alquanto eccitata la sua curiosità,per cui fu più sollecito a recarsi in casa Ramati ove venne accolto con tutta famigliarità e dimestichezza.Ermanno frattanto aspettava, aspettava sempre. Da dodici giorni Laura era partita, da dodici giorni ella aveva letta la sua lettera senza nemmeno rispondergli parola. Tutta le mattine correva alla posta colla speranza nel cuore, e ne ritornava oppresso e desolato a mani vuote—Possibile che ella lo avesse assolutamente dimenticato? Possibile che tante promesse e tante lagrime non avessero serbata una traccia nel cuore di lei?Talvolta temeva di averla offesa colla troppa sincera confessione deʼ suoi dubbi; ma non era forse anche quella una prova dʼamore? Egli sperava che Laura tenterebbe di disingannarlo rispondendo aʼ suoi timori con assicurazioni dʼaffetto che gli avrebbero fatto un gran bene; ed invece, nulla, nulla affatto; non si degnava di scrivergli una parola.Invano egli cercava una qualche scusa per giustificarla, ma pur troppo non ne rinveniva alcuna. Quel silenzio rivelava una barbara indifferenza, una crudele dimenticanza.Un mattino finalmente si realizzarono i suoi desideri. Recandosi alla posta trovò due lettere al suo indirizzo; entrambe venivano da Milano, una la conobbe, era di Paolo; lʼaltra era quella tanto aspettata di Laura.Prima ancora di leggerla, Ermanno ne voleva indovinare il contenuto. Si prova gran piacere nel prolungare una dolce emozione! egli bruciava dalla voglia di rompere il suggello di quella letterina; nondimeno volle prima leggere lʼaltra di Paolo: eccola:«Mio caro Ermanno«Se tuttʼaltri mi avesse scritta una lettera del genere della tua, ti giuro che non avrei saputo trattenere le risa; ma tu sei il mio primo e più caro amico, epperciò ti feci grazia.«Che vuoi? le mie idee sullʼamore sono tuttʼaffatto opposte alle tue, ed è forse per ciò che non so comprendere come mai si stia tanto male allorchè si è innamorati—Secondo i miei principi si ama per stare allegri, per avere una distrazione piacevole; lʼamore per me è un mezzo, non uno scopo. Sarà un cattivo metodo il mio, ma è evidente che in vista delle malinconiche idee che tʼinspira la tua passione, è preferibile dʼassai la mia libertà.«Per conto mio ti assicuro che tutte le donnine a cui faccio la corte potrebbero tradirmi in massa, senza che perciò si alteri la mia mente, e si scemi il mio appetito—Ma tu sei dʼunʼaltra tempra; tu abbisogni di forti emozioni, di palpitazioni violente, e lascia o caro Ermanno che su questa tua debolezza io sparga una lagrima di compianto—Se la fede e la sensibilità conducono al mal partito di soffrire di giorno e non dormire le notti, io preferisco il mio scetticismo mercè cui non posso seriamente attaccarmi alle gonnelle di una donna.«Dopo tutto il mio benessere a questo riguardo, non deve farmi dimenticare la tua disgrazia; ma non so capire come mai con tutte le tue belle previsioni sulle spiacevoli conseguenze di questʼamore, ti sii abbandonato in braccio ad una speranza che tu stesso riconosci infondata—Permettimi di dirti che hai commessa una vera imprudenza abbandonandoti alla speranza di un bene colla certezza dʼilluderti.«Ma già, quel che è fatto è fatto; tu sei innamorato sul serio, ed allorchè il male è incurabile tace il consiglio per lasciar passo al conforto—Io credo dunque colla più profonda convinzione alla realtà del tuo amore, credo perchè non si può scrivere una lettera del genere di quella che mi mandasti senza avere il cuore palpitante agrande velocità; farò di più, credo anche che pur troppo non ti caverai sì presto la spina che ti punge; e non so tacerti che sarebbe bene se tu dubitassi alquanto... ma io prevedo che tu già muori dʼimpazienza, e vengo allo scopo.«Due giorni dopo ricevuta la tua lettera mi recai in casa Ramati ove fui ricevuto dal padre col quale avevo qualche conoscenza per ragioni di famiglia; venni tosto presentato a madama, ed a madamigella—La verità è il mio forte—Laura è bellissima, e la pittura animata che me ne facesti non esagera punto. Osservai inoltre che quella ragazza mi ricevette con un sorriso che voleva dirmi:Voi lo conoscete!«Fui accolto benissimo, con tutta famigliarità, e ciò mi piacque assai. Madama Ramati è di una bontà senza pari; abbiamo chiacchierato insieme una buona ora parlando di Brescia, e di te; la cosa è naturale—Vʼha di più, se lʼetà di madama non sommasse ad una cifra alquanto rassicurante, sarei tentato di credere che questa signora fosse innamorata di te. Mi parlò con tanto ardore della tua abilità al pianoforte e deʼ tuoi bei modi, da soverchiare gli elogi di madamigella Laura che non si faceva scrupolo di arrossire ogni qual volta si pronunziava il tuo nome.«Da unʼora tu eri il protagonista della conversazione, ed in fede mia fui tentato da credere che tu mi avessi colà mandato per assistere alla tua apologia—Finalmente madama mi parlò dei ritratti mostrandovivo desiderio che mi accingessi al più presto allʼopera, ed io persuaso di farti piacere non mi feci aspettare dʼavvantaggio.«Da alcuni giorni lavoro dietro al ritratto della madre, in seguito farò la figlia ed il papà. Mi fu assegnata una bella camera per portarvi lʼoccorrente, e ti assicuro che il tempo delle sedute passa di volo; tanto più che ormai sono trattato come unʼamico di famiglia.«Madamigella Laura, lo ripeto è veramente bellissima, ma mio Dio! giacchè eri sulla strada potevi addirittura innamorarti di una ragazza che giuochi alla bambola—Lʼamore che tu intendi di dedicarle è peso troppo grave per tal fanciulla—Queste verginelle ingenue commettono colla massima indifferenza le più gravi iniquità amorose: guardatene bene amico mio; è un frutto prematuro quello che tu vuoi cogliere, e sà di agro—Io leggo in quegli occhi cilestri una grande instabilità di carattere: dʼaltronde rifletti che alla sua età tutto è passeggiero—Nella terra troppo vergine non nasce neanche lʼortica, e dal canto mio ti permetterei di nutrire per quella ragazza tuttʼal più unʼaffezione paterna.«Eppoi la distanza che ti separa da lei, se non è insormontabile, è quanto meno grave—In fede mia se non ti conoscessi per unʼartista entusiasta e sognatore, supporrei facilmente che tu abbia tirato un buon colpo—Capperi centomila lire, ed unʼeredità certa sono un bel boccone!«Ma io lo so che tu sei troppo nobile perchè una simile idea ti passi per la mente; so altresì che io predicherò al deserto, e che le mie parole saranno sciupate come la goccia dʼacqua che cade in una fornace ardente.«Fa del tuo meglio; non ho altro a dirti—Severrai a Milano, come non dubito, ricordati che ho una camera preparata per gli amici, e perdonami se abusando dalla nostra amicizia, mi permetto di darti certi consigli che ti auguro con tutto il cuore di poter mettere in pratica.«Paolo»Ermanno terminò quella lettera traendo un sospiro—Pur troppo lʼamico divideva la stessa sua diffidenza riguardo a quellʼamore insensato, e come per scacciare le tristi idee che lo assalivano, passò subito alla lettera di Laura—Ruppe il suggello, ed estraendo il foglio dalla busta, fu primo suo moto di guardare quante fossero le pagine scritte; indi lesse:«Ermanno!«Perdono al tuo dolore lʼamarezza delle tue parole, ma non so tacerti che quella crudelissima lettera mi fece molto male—Io non so qual sia quella triste esperienza che tʼinsegna tante brutte cose ed oscura i tuoi pensieri, ma so che la tua lettera mi fece piangere amaramente, so che il mio povero cuore ebbe a soffrirne assai!«Non ti rimprovero no le mie lagrime, tutto ciò che mi viene da te e per te mi sarà sempre caro; anche il dolore; ma che io non senta mai più dal tuo labbro così neri pronostici. Dubita finchè vuoi della tua fede forse troppo isterilita dalle peripezie della vita, ma per pietà non condannare alla mia nel suo primo nascere!«Mio buon amico: io vorrei poterti infondere parte di quella speranza che ravviva lʼanima mia, vorrei poter dissipare dʼun tratto le nere nubi che ti offuscanola mente, ma sento che tutto sarebbe vano, e tale certezza raddoppia il mio dolore—Perdono alla crudeltà deʼ tuoi detti, perchè scorgo in essi una vera prova dʼamore, ed ho fiducia nel cielo che a forza di costanza gli amari tuoi dubbi verranno cancellati.«Tu dici che il mondo e le sue attrattive distruggeranno nel mio seno financo la memoria di te, ed io ti giuro, o mio Ermanno, che dal giorno della mia partenza, sento che lʼamore per te, si accrebbe immensamente.«Il mondo! Ma lo curo io forse!... Da sedici giorni sono in Milano, e me ne accorgo solamente perchè tu non sei meco. Ingrato, credi tu dunque che io sia tanto leggiera? Non meritavi davvero che io piangessi nel lasciarti, giacchè tu hai sì poca fede in me!—O credi al mio amore, ovvero ti dirò: rendimi la mia pace, io era felice, contenta, ignorava cosa fossero le aspirazioni del cuore; ed ora sono malinconica, addolorata ed infelice! Rendimi quel sorriso che mi hai rapito; io lo cerco invano dacchè abbandonai la casa della cugina.—«—Spesso la mammina mi rimprovera per esser io distratta, annoiata, e procura con mille modi di richiamarmi allʼallegria: ma tutto indarno! Quei piaceri che una volta erano la mia vita, ora mi sono indifferenti affatto; più nulla vale a rallegrarmi lontana da te.«Oh Ermanno se tu sapessi quanto ardentemente io desidero dʼaverti meco, non avresti al certo scritta una lettera tanto crudele!—Ovunque io ti vedo, ovunque parmi di udire il suono della tua voce; alla sera mi è di gran conforto il rinchiudermi nella mia camera, e là mi abbandono in balìa del mio pensiero che subito mi trasporta in Brescia al tuo fianco. Parmi vederti e parlarti, e sento risuonare dolcemente perlʼaria le soavi armonie che tu solo sai trarre dal pianoforte.—Perchè scuotendomi dal dolce letargo mi trovo sola e cogli occhi lagrimosi?«E dopo tutto, potrai tu ancora dubitare del mio amore! Te lo giuro Ermanno, il mio carattere ha subito in breve tempo una strana trasformazione; non sono più una fanciulla senza pensieri, la mia mente si è dʼun tratto illuminata, e guardando addietro sul tempo trascorso mi accorgo di aver fatto un gran passo nella vita.—Tu mi porgesti mano per guidarmi sulla via della vera felicità che trova unʼeco nel cuore, e mʼinsegnasti colla mestizia del tuo sorriso un mondo di delizie da me ignorate.«Dimenticarti tu dici? Oh! mai, mai mio Ermanno; e questa mia promessa che emana dallʼanima, abbila per cancellare ed abbattere i tristi pensieri.—Che importa a me delle ricchezze, del lusso, delle sale dorate? Io ti amo, e questa parola è la più eloquente protesta che io sappia trovare contro la tua incredulità.—Oh! tu non sai quanto più grande mi sembri dʼogni uomo anche da lontano.—Credimi Ermanno, la supremazia che tu prendesti in questo povero cuore, è troppo grande perchè io non possa dimenticarti per tutta la vita, e ti assicuri il giuramento che ti faccio al cospetto di Dio, di amarti sempre come lʼessere a me più caro.—«Credi tu che il mio cuore non sia capace di nutrire un lungo affetto?.... Finora che io sappia non ti diedi ancora il minimo dubbio sulla mia costanza, e tu non puoi nè devi anticipatamente condannarmi.—Chissà quello che avverrà di noi. Ma qualunque cosa sia per accadere, sento che tu sarai sempre lʼoggetto deʼ miei più cari pensieri.—Il cielo non può avermi male di questo affetto che mi avvicina maggiormente ad esso, Dio non potrebbe punirmene senon mi ha data la forza di resisterti..... Io pure tentai di non soccombere, ma fui rapidamente sconfitta; lʼunico rimorso che mi aggrava la coscienza, si è quello di celare a mamma questo segreto, e tʼassicuro che spesse volte allorchè la vedo mesta per la mia mestizia, mi viene una gran voglia di tutto confessarle.—Ella mi perdonerebbe, ne sono certa; mi ama tanto!«Che hai tu fatto Ermanno di questa povera Laura? Io sono ben stranamente cambiata, giacchè mi rubasti col cuore quel poʼ di senno che aveva.—Mentre ti scrivo, sento che ho mille e mille cose a dirti, ma tutte mi attraversano il pensiero senza che io possa afferrarne una.«Eppure ieri stando in giardino sola per pensare a te, mi venivano in mente un mondo di concetti, e se allora ti avessi scritto, quante belle cose avrei saputo dirti!—Ed ora che sarebbe necessario un aiuto a queste mie povere idee, più nulla; mi succede precisamente come allorquando tu venivi a trovarmi in casa della cugina: prima di vederti avevo gran che da dire; la sola tua presenza mi turbava talmente da togliermi financo la parola.«Io guardo invano questa penna che mi sta fra le dita come per spronarla a scrivere, ma tu sei entrato nella mia mente, e ne occupasti tutti i punti.—Ho io forse torto se tu distruggi tutti i miei pensieri, se la mia memoria non trova più una di tutte le belle idee che mi nascono nella meditazione? Ma giacchè tu sei causa di questa impotenza sopportane le conseguenze e perdona se non so trovare altra parola di quella che esprime il mio amore: ti amo!...«Io non vivo che della tua memoria e della speranza di presto rivederti. Non so se torneremo presto a Brescia, ma tu dovresti venirci a trovare in Milano; ieri ancora ho pensato ad una tua visita, e mi parvedʼindovinare che tu verrai.—Il tuo amico signor Paolo me lo fece sperare; deh! fa che sia presto.«Molte volte parliamo di te colla mamma, e ti assicuro che anchʼessa ti vedrebbe molto volontieri: stamane ancora facevamo il tuo elogio ad una signora di Milano amantissima della musica. Insomma per una cosa o per lʼaltra io trovo sempre mezzo di parlare di te.«Vieni adunque. Io ti aspetto per dirti tutto ciò che la penna non sa scrivere; vieni per accertarti della fede della tua povera Laura, per dissipare quei tristi pensieri che ti assalgono nella tua solitudine; vieni ad accertarti che io ti amo sempre, e più di prima!«La tua presenza sola potrebbe riconciliarmi alquanto con questa noiosa città.—Ho bisogno di vederti per svelarti tutte le dolcezze di cui ti sono debitrice, per farti noto il secreto dei miei pensieri.—Tu vedrai la mia camera ove passo le notti sognandomi a te vicina, il mio giardino di cui ogni fiore mi rammenta un sospiro a te diretto.«Spesso trasportata dalla corrente del pensiero parmi di essere in quello della cugina Letizia, e figurandomi che tu debba venire da me, raccolgo un mazzo deʼ miei fiorellini come per presentartelo alla tua venuta.—Li porto nella mia camera, e me li vedo appassire tra le mani senza che tu li ravvivi di un tuo sorriso.«Serbi tu ancora quel mazzolino che ti diedi quella sera in casa della cugina? Lo spero, anzi ne sono certa. Benchè appassiti quei poveri fiori ti ricorderanno quei giorni felici in cui le nostre mani potevano stringersi, i nostri sguardi favellarsi.—«Ho sempre sul seno la medaglietta di tua madre, ed ogni sera la bacio con trasporto pregando Dio diconservarti alla mia tenerezza, e di tenermi sempre viva nella tua memoria come tu lo sei nella mia.«Da alcuni giorni il signor Paolo viene in nostra casa.—È unʼamenissimo e garbato giovane, mi piace assai; e come non mi piacerebbe un tuo amico che mi parla spesso di te? Egli ti ama molto, e mi promise di scriverti per invitarti a venirci a trovare.«Questo caro signor Paolo è diventato ormai di casa, ed è per me gran ventura.—Io sono certa che tu verrai presto a vedermi, e ricordati che io vivo di questo desiderio.«Non tʼincarico deʼ miei saluti per la cugina Letizia, perchè non si deve sapere che io ti abbia scritto; neanche mamma lo sa, e davvero ne ho qualche rimorso. Ma se si tratta di far del bene a te, ho la forza di superare ogni scrupolo, purchè io riesca a persuaderti che il mio cuore è tuo, che la memoria di te non si cancellerà mai da questʼanima.—Addio mio Ermanno! Io prego ardentemente il cielo affinchè vengano dispersi i dubbi crudeli del tuo cuore, e spero che ti verrà finalmente concessa quella fede che forma lʼunica gioia della tua.Laura»
Paolo Franzoni pittore, era un giovinotto smilzo e magro sui ventisei anni. Lʼelogio che di lui aveva fatto Ermanno, non era punto esagerato, e giovine ancora egli godeva di bella fama—Per vaghezza dellʼarte aveva abbandonato Brescia, e recatosi a Milano ove aveva fatti i suoi studii, impiantò sulle prime un piccolo studio che andò a poco a poco ingrandendosi grazie alle frequenti commissioni, talchè Paolo dopo un anno fu costretto di lasciare la sua dimora al fondo di Porta Romana, per portarsi in luogo più centrale.
Allʼepoca in cui Ermanno gli scrisse la lettera che abbiamo vista, il nostro pittore occupava un modesto alloggio in via di Brera—In quanto a carattere egli era giovialissimo; la mestizia anche passeggiera non era per lui. Aveva dello spirito, e ne faceva buon uso nella società che ei frequentava.
Riesciva mirabilmente nei ritratti che sapeva condurre con rara maestria; guadagnava molto, ma spendeva tutto, e bene spesso ricorreva alle sovvenzioni di suo padre, agiato negoziante Bresciano.
Paolo aveva un cuore eccellente ed amava molto Ermanno a cui era legato in amicizia fin dallʼinfanzia, nè passava mese senza che essi si scambiassero almeno un paio di lettere—Il racconto degli amori dellʼamico aveva alquanto eccitata la sua curiosità,per cui fu più sollecito a recarsi in casa Ramati ove venne accolto con tutta famigliarità e dimestichezza.
Ermanno frattanto aspettava, aspettava sempre. Da dodici giorni Laura era partita, da dodici giorni ella aveva letta la sua lettera senza nemmeno rispondergli parola. Tutta le mattine correva alla posta colla speranza nel cuore, e ne ritornava oppresso e desolato a mani vuote—Possibile che ella lo avesse assolutamente dimenticato? Possibile che tante promesse e tante lagrime non avessero serbata una traccia nel cuore di lei?
Talvolta temeva di averla offesa colla troppa sincera confessione deʼ suoi dubbi; ma non era forse anche quella una prova dʼamore? Egli sperava che Laura tenterebbe di disingannarlo rispondendo aʼ suoi timori con assicurazioni dʼaffetto che gli avrebbero fatto un gran bene; ed invece, nulla, nulla affatto; non si degnava di scrivergli una parola.
Invano egli cercava una qualche scusa per giustificarla, ma pur troppo non ne rinveniva alcuna. Quel silenzio rivelava una barbara indifferenza, una crudele dimenticanza.
Un mattino finalmente si realizzarono i suoi desideri. Recandosi alla posta trovò due lettere al suo indirizzo; entrambe venivano da Milano, una la conobbe, era di Paolo; lʼaltra era quella tanto aspettata di Laura.
Prima ancora di leggerla, Ermanno ne voleva indovinare il contenuto. Si prova gran piacere nel prolungare una dolce emozione! egli bruciava dalla voglia di rompere il suggello di quella letterina; nondimeno volle prima leggere lʼaltra di Paolo: eccola:
«Mio caro Ermanno
«Se tuttʼaltri mi avesse scritta una lettera del genere della tua, ti giuro che non avrei saputo trattenere le risa; ma tu sei il mio primo e più caro amico, epperciò ti feci grazia.«Che vuoi? le mie idee sullʼamore sono tuttʼaffatto opposte alle tue, ed è forse per ciò che non so comprendere come mai si stia tanto male allorchè si è innamorati—Secondo i miei principi si ama per stare allegri, per avere una distrazione piacevole; lʼamore per me è un mezzo, non uno scopo. Sarà un cattivo metodo il mio, ma è evidente che in vista delle malinconiche idee che tʼinspira la tua passione, è preferibile dʼassai la mia libertà.«Per conto mio ti assicuro che tutte le donnine a cui faccio la corte potrebbero tradirmi in massa, senza che perciò si alteri la mia mente, e si scemi il mio appetito—Ma tu sei dʼunʼaltra tempra; tu abbisogni di forti emozioni, di palpitazioni violente, e lascia o caro Ermanno che su questa tua debolezza io sparga una lagrima di compianto—Se la fede e la sensibilità conducono al mal partito di soffrire di giorno e non dormire le notti, io preferisco il mio scetticismo mercè cui non posso seriamente attaccarmi alle gonnelle di una donna.«Dopo tutto il mio benessere a questo riguardo, non deve farmi dimenticare la tua disgrazia; ma non so capire come mai con tutte le tue belle previsioni sulle spiacevoli conseguenze di questʼamore, ti sii abbandonato in braccio ad una speranza che tu stesso riconosci infondata—Permettimi di dirti che hai commessa una vera imprudenza abbandonandoti alla speranza di un bene colla certezza dʼilluderti.«Ma già, quel che è fatto è fatto; tu sei innamorato sul serio, ed allorchè il male è incurabile tace il consiglio per lasciar passo al conforto—Io credo dunque colla più profonda convinzione alla realtà del tuo amore, credo perchè non si può scrivere una lettera del genere di quella che mi mandasti senza avere il cuore palpitante agrande velocità; farò di più, credo anche che pur troppo non ti caverai sì presto la spina che ti punge; e non so tacerti che sarebbe bene se tu dubitassi alquanto... ma io prevedo che tu già muori dʼimpazienza, e vengo allo scopo.«Due giorni dopo ricevuta la tua lettera mi recai in casa Ramati ove fui ricevuto dal padre col quale avevo qualche conoscenza per ragioni di famiglia; venni tosto presentato a madama, ed a madamigella—La verità è il mio forte—Laura è bellissima, e la pittura animata che me ne facesti non esagera punto. Osservai inoltre che quella ragazza mi ricevette con un sorriso che voleva dirmi:Voi lo conoscete!«Fui accolto benissimo, con tutta famigliarità, e ciò mi piacque assai. Madama Ramati è di una bontà senza pari; abbiamo chiacchierato insieme una buona ora parlando di Brescia, e di te; la cosa è naturale—Vʼha di più, se lʼetà di madama non sommasse ad una cifra alquanto rassicurante, sarei tentato di credere che questa signora fosse innamorata di te. Mi parlò con tanto ardore della tua abilità al pianoforte e deʼ tuoi bei modi, da soverchiare gli elogi di madamigella Laura che non si faceva scrupolo di arrossire ogni qual volta si pronunziava il tuo nome.«Da unʼora tu eri il protagonista della conversazione, ed in fede mia fui tentato da credere che tu mi avessi colà mandato per assistere alla tua apologia—Finalmente madama mi parlò dei ritratti mostrandovivo desiderio che mi accingessi al più presto allʼopera, ed io persuaso di farti piacere non mi feci aspettare dʼavvantaggio.«Da alcuni giorni lavoro dietro al ritratto della madre, in seguito farò la figlia ed il papà. Mi fu assegnata una bella camera per portarvi lʼoccorrente, e ti assicuro che il tempo delle sedute passa di volo; tanto più che ormai sono trattato come unʼamico di famiglia.«Madamigella Laura, lo ripeto è veramente bellissima, ma mio Dio! giacchè eri sulla strada potevi addirittura innamorarti di una ragazza che giuochi alla bambola—Lʼamore che tu intendi di dedicarle è peso troppo grave per tal fanciulla—Queste verginelle ingenue commettono colla massima indifferenza le più gravi iniquità amorose: guardatene bene amico mio; è un frutto prematuro quello che tu vuoi cogliere, e sà di agro—Io leggo in quegli occhi cilestri una grande instabilità di carattere: dʼaltronde rifletti che alla sua età tutto è passeggiero—Nella terra troppo vergine non nasce neanche lʼortica, e dal canto mio ti permetterei di nutrire per quella ragazza tuttʼal più unʼaffezione paterna.«Eppoi la distanza che ti separa da lei, se non è insormontabile, è quanto meno grave—In fede mia se non ti conoscessi per unʼartista entusiasta e sognatore, supporrei facilmente che tu abbia tirato un buon colpo—Capperi centomila lire, ed unʼeredità certa sono un bel boccone!«Ma io lo so che tu sei troppo nobile perchè una simile idea ti passi per la mente; so altresì che io predicherò al deserto, e che le mie parole saranno sciupate come la goccia dʼacqua che cade in una fornace ardente.«Fa del tuo meglio; non ho altro a dirti—Severrai a Milano, come non dubito, ricordati che ho una camera preparata per gli amici, e perdonami se abusando dalla nostra amicizia, mi permetto di darti certi consigli che ti auguro con tutto il cuore di poter mettere in pratica.
«Se tuttʼaltri mi avesse scritta una lettera del genere della tua, ti giuro che non avrei saputo trattenere le risa; ma tu sei il mio primo e più caro amico, epperciò ti feci grazia.
«Che vuoi? le mie idee sullʼamore sono tuttʼaffatto opposte alle tue, ed è forse per ciò che non so comprendere come mai si stia tanto male allorchè si è innamorati—Secondo i miei principi si ama per stare allegri, per avere una distrazione piacevole; lʼamore per me è un mezzo, non uno scopo. Sarà un cattivo metodo il mio, ma è evidente che in vista delle malinconiche idee che tʼinspira la tua passione, è preferibile dʼassai la mia libertà.
«Per conto mio ti assicuro che tutte le donnine a cui faccio la corte potrebbero tradirmi in massa, senza che perciò si alteri la mia mente, e si scemi il mio appetito—Ma tu sei dʼunʼaltra tempra; tu abbisogni di forti emozioni, di palpitazioni violente, e lascia o caro Ermanno che su questa tua debolezza io sparga una lagrima di compianto—Se la fede e la sensibilità conducono al mal partito di soffrire di giorno e non dormire le notti, io preferisco il mio scetticismo mercè cui non posso seriamente attaccarmi alle gonnelle di una donna.
«Dopo tutto il mio benessere a questo riguardo, non deve farmi dimenticare la tua disgrazia; ma non so capire come mai con tutte le tue belle previsioni sulle spiacevoli conseguenze di questʼamore, ti sii abbandonato in braccio ad una speranza che tu stesso riconosci infondata—Permettimi di dirti che hai commessa una vera imprudenza abbandonandoti alla speranza di un bene colla certezza dʼilluderti.
«Ma già, quel che è fatto è fatto; tu sei innamorato sul serio, ed allorchè il male è incurabile tace il consiglio per lasciar passo al conforto—Io credo dunque colla più profonda convinzione alla realtà del tuo amore, credo perchè non si può scrivere una lettera del genere di quella che mi mandasti senza avere il cuore palpitante agrande velocità; farò di più, credo anche che pur troppo non ti caverai sì presto la spina che ti punge; e non so tacerti che sarebbe bene se tu dubitassi alquanto... ma io prevedo che tu già muori dʼimpazienza, e vengo allo scopo.
«Due giorni dopo ricevuta la tua lettera mi recai in casa Ramati ove fui ricevuto dal padre col quale avevo qualche conoscenza per ragioni di famiglia; venni tosto presentato a madama, ed a madamigella—La verità è il mio forte—Laura è bellissima, e la pittura animata che me ne facesti non esagera punto. Osservai inoltre che quella ragazza mi ricevette con un sorriso che voleva dirmi:Voi lo conoscete!
«Fui accolto benissimo, con tutta famigliarità, e ciò mi piacque assai. Madama Ramati è di una bontà senza pari; abbiamo chiacchierato insieme una buona ora parlando di Brescia, e di te; la cosa è naturale—Vʼha di più, se lʼetà di madama non sommasse ad una cifra alquanto rassicurante, sarei tentato di credere che questa signora fosse innamorata di te. Mi parlò con tanto ardore della tua abilità al pianoforte e deʼ tuoi bei modi, da soverchiare gli elogi di madamigella Laura che non si faceva scrupolo di arrossire ogni qual volta si pronunziava il tuo nome.
«Da unʼora tu eri il protagonista della conversazione, ed in fede mia fui tentato da credere che tu mi avessi colà mandato per assistere alla tua apologia—Finalmente madama mi parlò dei ritratti mostrandovivo desiderio che mi accingessi al più presto allʼopera, ed io persuaso di farti piacere non mi feci aspettare dʼavvantaggio.
«Da alcuni giorni lavoro dietro al ritratto della madre, in seguito farò la figlia ed il papà. Mi fu assegnata una bella camera per portarvi lʼoccorrente, e ti assicuro che il tempo delle sedute passa di volo; tanto più che ormai sono trattato come unʼamico di famiglia.
«Madamigella Laura, lo ripeto è veramente bellissima, ma mio Dio! giacchè eri sulla strada potevi addirittura innamorarti di una ragazza che giuochi alla bambola—Lʼamore che tu intendi di dedicarle è peso troppo grave per tal fanciulla—Queste verginelle ingenue commettono colla massima indifferenza le più gravi iniquità amorose: guardatene bene amico mio; è un frutto prematuro quello che tu vuoi cogliere, e sà di agro—Io leggo in quegli occhi cilestri una grande instabilità di carattere: dʼaltronde rifletti che alla sua età tutto è passeggiero—Nella terra troppo vergine non nasce neanche lʼortica, e dal canto mio ti permetterei di nutrire per quella ragazza tuttʼal più unʼaffezione paterna.
«Eppoi la distanza che ti separa da lei, se non è insormontabile, è quanto meno grave—In fede mia se non ti conoscessi per unʼartista entusiasta e sognatore, supporrei facilmente che tu abbia tirato un buon colpo—Capperi centomila lire, ed unʼeredità certa sono un bel boccone!
«Ma io lo so che tu sei troppo nobile perchè una simile idea ti passi per la mente; so altresì che io predicherò al deserto, e che le mie parole saranno sciupate come la goccia dʼacqua che cade in una fornace ardente.
«Fa del tuo meglio; non ho altro a dirti—Severrai a Milano, come non dubito, ricordati che ho una camera preparata per gli amici, e perdonami se abusando dalla nostra amicizia, mi permetto di darti certi consigli che ti auguro con tutto il cuore di poter mettere in pratica.
«Paolo»
Ermanno terminò quella lettera traendo un sospiro—Pur troppo lʼamico divideva la stessa sua diffidenza riguardo a quellʼamore insensato, e come per scacciare le tristi idee che lo assalivano, passò subito alla lettera di Laura—Ruppe il suggello, ed estraendo il foglio dalla busta, fu primo suo moto di guardare quante fossero le pagine scritte; indi lesse:
«Ermanno!
«Perdono al tuo dolore lʼamarezza delle tue parole, ma non so tacerti che quella crudelissima lettera mi fece molto male—Io non so qual sia quella triste esperienza che tʼinsegna tante brutte cose ed oscura i tuoi pensieri, ma so che la tua lettera mi fece piangere amaramente, so che il mio povero cuore ebbe a soffrirne assai!«Non ti rimprovero no le mie lagrime, tutto ciò che mi viene da te e per te mi sarà sempre caro; anche il dolore; ma che io non senta mai più dal tuo labbro così neri pronostici. Dubita finchè vuoi della tua fede forse troppo isterilita dalle peripezie della vita, ma per pietà non condannare alla mia nel suo primo nascere!«Mio buon amico: io vorrei poterti infondere parte di quella speranza che ravviva lʼanima mia, vorrei poter dissipare dʼun tratto le nere nubi che ti offuscanola mente, ma sento che tutto sarebbe vano, e tale certezza raddoppia il mio dolore—Perdono alla crudeltà deʼ tuoi detti, perchè scorgo in essi una vera prova dʼamore, ed ho fiducia nel cielo che a forza di costanza gli amari tuoi dubbi verranno cancellati.«Tu dici che il mondo e le sue attrattive distruggeranno nel mio seno financo la memoria di te, ed io ti giuro, o mio Ermanno, che dal giorno della mia partenza, sento che lʼamore per te, si accrebbe immensamente.«Il mondo! Ma lo curo io forse!... Da sedici giorni sono in Milano, e me ne accorgo solamente perchè tu non sei meco. Ingrato, credi tu dunque che io sia tanto leggiera? Non meritavi davvero che io piangessi nel lasciarti, giacchè tu hai sì poca fede in me!—O credi al mio amore, ovvero ti dirò: rendimi la mia pace, io era felice, contenta, ignorava cosa fossero le aspirazioni del cuore; ed ora sono malinconica, addolorata ed infelice! Rendimi quel sorriso che mi hai rapito; io lo cerco invano dacchè abbandonai la casa della cugina.—«—Spesso la mammina mi rimprovera per esser io distratta, annoiata, e procura con mille modi di richiamarmi allʼallegria: ma tutto indarno! Quei piaceri che una volta erano la mia vita, ora mi sono indifferenti affatto; più nulla vale a rallegrarmi lontana da te.«Oh Ermanno se tu sapessi quanto ardentemente io desidero dʼaverti meco, non avresti al certo scritta una lettera tanto crudele!—Ovunque io ti vedo, ovunque parmi di udire il suono della tua voce; alla sera mi è di gran conforto il rinchiudermi nella mia camera, e là mi abbandono in balìa del mio pensiero che subito mi trasporta in Brescia al tuo fianco. Parmi vederti e parlarti, e sento risuonare dolcemente perlʼaria le soavi armonie che tu solo sai trarre dal pianoforte.—Perchè scuotendomi dal dolce letargo mi trovo sola e cogli occhi lagrimosi?«E dopo tutto, potrai tu ancora dubitare del mio amore! Te lo giuro Ermanno, il mio carattere ha subito in breve tempo una strana trasformazione; non sono più una fanciulla senza pensieri, la mia mente si è dʼun tratto illuminata, e guardando addietro sul tempo trascorso mi accorgo di aver fatto un gran passo nella vita.—Tu mi porgesti mano per guidarmi sulla via della vera felicità che trova unʼeco nel cuore, e mʼinsegnasti colla mestizia del tuo sorriso un mondo di delizie da me ignorate.«Dimenticarti tu dici? Oh! mai, mai mio Ermanno; e questa mia promessa che emana dallʼanima, abbila per cancellare ed abbattere i tristi pensieri.—Che importa a me delle ricchezze, del lusso, delle sale dorate? Io ti amo, e questa parola è la più eloquente protesta che io sappia trovare contro la tua incredulità.—Oh! tu non sai quanto più grande mi sembri dʼogni uomo anche da lontano.—Credimi Ermanno, la supremazia che tu prendesti in questo povero cuore, è troppo grande perchè io non possa dimenticarti per tutta la vita, e ti assicuri il giuramento che ti faccio al cospetto di Dio, di amarti sempre come lʼessere a me più caro.—«Credi tu che il mio cuore non sia capace di nutrire un lungo affetto?.... Finora che io sappia non ti diedi ancora il minimo dubbio sulla mia costanza, e tu non puoi nè devi anticipatamente condannarmi.—Chissà quello che avverrà di noi. Ma qualunque cosa sia per accadere, sento che tu sarai sempre lʼoggetto deʼ miei più cari pensieri.—Il cielo non può avermi male di questo affetto che mi avvicina maggiormente ad esso, Dio non potrebbe punirmene senon mi ha data la forza di resisterti..... Io pure tentai di non soccombere, ma fui rapidamente sconfitta; lʼunico rimorso che mi aggrava la coscienza, si è quello di celare a mamma questo segreto, e tʼassicuro che spesse volte allorchè la vedo mesta per la mia mestizia, mi viene una gran voglia di tutto confessarle.—Ella mi perdonerebbe, ne sono certa; mi ama tanto!«Che hai tu fatto Ermanno di questa povera Laura? Io sono ben stranamente cambiata, giacchè mi rubasti col cuore quel poʼ di senno che aveva.—Mentre ti scrivo, sento che ho mille e mille cose a dirti, ma tutte mi attraversano il pensiero senza che io possa afferrarne una.«Eppure ieri stando in giardino sola per pensare a te, mi venivano in mente un mondo di concetti, e se allora ti avessi scritto, quante belle cose avrei saputo dirti!—Ed ora che sarebbe necessario un aiuto a queste mie povere idee, più nulla; mi succede precisamente come allorquando tu venivi a trovarmi in casa della cugina: prima di vederti avevo gran che da dire; la sola tua presenza mi turbava talmente da togliermi financo la parola.«Io guardo invano questa penna che mi sta fra le dita come per spronarla a scrivere, ma tu sei entrato nella mia mente, e ne occupasti tutti i punti.—Ho io forse torto se tu distruggi tutti i miei pensieri, se la mia memoria non trova più una di tutte le belle idee che mi nascono nella meditazione? Ma giacchè tu sei causa di questa impotenza sopportane le conseguenze e perdona se non so trovare altra parola di quella che esprime il mio amore: ti amo!...«Io non vivo che della tua memoria e della speranza di presto rivederti. Non so se torneremo presto a Brescia, ma tu dovresti venirci a trovare in Milano; ieri ancora ho pensato ad una tua visita, e mi parvedʼindovinare che tu verrai.—Il tuo amico signor Paolo me lo fece sperare; deh! fa che sia presto.«Molte volte parliamo di te colla mamma, e ti assicuro che anchʼessa ti vedrebbe molto volontieri: stamane ancora facevamo il tuo elogio ad una signora di Milano amantissima della musica. Insomma per una cosa o per lʼaltra io trovo sempre mezzo di parlare di te.«Vieni adunque. Io ti aspetto per dirti tutto ciò che la penna non sa scrivere; vieni per accertarti della fede della tua povera Laura, per dissipare quei tristi pensieri che ti assalgono nella tua solitudine; vieni ad accertarti che io ti amo sempre, e più di prima!«La tua presenza sola potrebbe riconciliarmi alquanto con questa noiosa città.—Ho bisogno di vederti per svelarti tutte le dolcezze di cui ti sono debitrice, per farti noto il secreto dei miei pensieri.—Tu vedrai la mia camera ove passo le notti sognandomi a te vicina, il mio giardino di cui ogni fiore mi rammenta un sospiro a te diretto.«Spesso trasportata dalla corrente del pensiero parmi di essere in quello della cugina Letizia, e figurandomi che tu debba venire da me, raccolgo un mazzo deʼ miei fiorellini come per presentartelo alla tua venuta.—Li porto nella mia camera, e me li vedo appassire tra le mani senza che tu li ravvivi di un tuo sorriso.«Serbi tu ancora quel mazzolino che ti diedi quella sera in casa della cugina? Lo spero, anzi ne sono certa. Benchè appassiti quei poveri fiori ti ricorderanno quei giorni felici in cui le nostre mani potevano stringersi, i nostri sguardi favellarsi.—«Ho sempre sul seno la medaglietta di tua madre, ed ogni sera la bacio con trasporto pregando Dio diconservarti alla mia tenerezza, e di tenermi sempre viva nella tua memoria come tu lo sei nella mia.«Da alcuni giorni il signor Paolo viene in nostra casa.—È unʼamenissimo e garbato giovane, mi piace assai; e come non mi piacerebbe un tuo amico che mi parla spesso di te? Egli ti ama molto, e mi promise di scriverti per invitarti a venirci a trovare.«Questo caro signor Paolo è diventato ormai di casa, ed è per me gran ventura.—Io sono certa che tu verrai presto a vedermi, e ricordati che io vivo di questo desiderio.«Non tʼincarico deʼ miei saluti per la cugina Letizia, perchè non si deve sapere che io ti abbia scritto; neanche mamma lo sa, e davvero ne ho qualche rimorso. Ma se si tratta di far del bene a te, ho la forza di superare ogni scrupolo, purchè io riesca a persuaderti che il mio cuore è tuo, che la memoria di te non si cancellerà mai da questʼanima.—Addio mio Ermanno! Io prego ardentemente il cielo affinchè vengano dispersi i dubbi crudeli del tuo cuore, e spero che ti verrà finalmente concessa quella fede che forma lʼunica gioia della tua.
«Perdono al tuo dolore lʼamarezza delle tue parole, ma non so tacerti che quella crudelissima lettera mi fece molto male—Io non so qual sia quella triste esperienza che tʼinsegna tante brutte cose ed oscura i tuoi pensieri, ma so che la tua lettera mi fece piangere amaramente, so che il mio povero cuore ebbe a soffrirne assai!
«Non ti rimprovero no le mie lagrime, tutto ciò che mi viene da te e per te mi sarà sempre caro; anche il dolore; ma che io non senta mai più dal tuo labbro così neri pronostici. Dubita finchè vuoi della tua fede forse troppo isterilita dalle peripezie della vita, ma per pietà non condannare alla mia nel suo primo nascere!
«Mio buon amico: io vorrei poterti infondere parte di quella speranza che ravviva lʼanima mia, vorrei poter dissipare dʼun tratto le nere nubi che ti offuscanola mente, ma sento che tutto sarebbe vano, e tale certezza raddoppia il mio dolore—Perdono alla crudeltà deʼ tuoi detti, perchè scorgo in essi una vera prova dʼamore, ed ho fiducia nel cielo che a forza di costanza gli amari tuoi dubbi verranno cancellati.
«Tu dici che il mondo e le sue attrattive distruggeranno nel mio seno financo la memoria di te, ed io ti giuro, o mio Ermanno, che dal giorno della mia partenza, sento che lʼamore per te, si accrebbe immensamente.
«Il mondo! Ma lo curo io forse!... Da sedici giorni sono in Milano, e me ne accorgo solamente perchè tu non sei meco. Ingrato, credi tu dunque che io sia tanto leggiera? Non meritavi davvero che io piangessi nel lasciarti, giacchè tu hai sì poca fede in me!—O credi al mio amore, ovvero ti dirò: rendimi la mia pace, io era felice, contenta, ignorava cosa fossero le aspirazioni del cuore; ed ora sono malinconica, addolorata ed infelice! Rendimi quel sorriso che mi hai rapito; io lo cerco invano dacchè abbandonai la casa della cugina.—
«—Spesso la mammina mi rimprovera per esser io distratta, annoiata, e procura con mille modi di richiamarmi allʼallegria: ma tutto indarno! Quei piaceri che una volta erano la mia vita, ora mi sono indifferenti affatto; più nulla vale a rallegrarmi lontana da te.
«Oh Ermanno se tu sapessi quanto ardentemente io desidero dʼaverti meco, non avresti al certo scritta una lettera tanto crudele!—Ovunque io ti vedo, ovunque parmi di udire il suono della tua voce; alla sera mi è di gran conforto il rinchiudermi nella mia camera, e là mi abbandono in balìa del mio pensiero che subito mi trasporta in Brescia al tuo fianco. Parmi vederti e parlarti, e sento risuonare dolcemente perlʼaria le soavi armonie che tu solo sai trarre dal pianoforte.—Perchè scuotendomi dal dolce letargo mi trovo sola e cogli occhi lagrimosi?
«E dopo tutto, potrai tu ancora dubitare del mio amore! Te lo giuro Ermanno, il mio carattere ha subito in breve tempo una strana trasformazione; non sono più una fanciulla senza pensieri, la mia mente si è dʼun tratto illuminata, e guardando addietro sul tempo trascorso mi accorgo di aver fatto un gran passo nella vita.—Tu mi porgesti mano per guidarmi sulla via della vera felicità che trova unʼeco nel cuore, e mʼinsegnasti colla mestizia del tuo sorriso un mondo di delizie da me ignorate.
«Dimenticarti tu dici? Oh! mai, mai mio Ermanno; e questa mia promessa che emana dallʼanima, abbila per cancellare ed abbattere i tristi pensieri.—Che importa a me delle ricchezze, del lusso, delle sale dorate? Io ti amo, e questa parola è la più eloquente protesta che io sappia trovare contro la tua incredulità.—Oh! tu non sai quanto più grande mi sembri dʼogni uomo anche da lontano.—Credimi Ermanno, la supremazia che tu prendesti in questo povero cuore, è troppo grande perchè io non possa dimenticarti per tutta la vita, e ti assicuri il giuramento che ti faccio al cospetto di Dio, di amarti sempre come lʼessere a me più caro.—
«Credi tu che il mio cuore non sia capace di nutrire un lungo affetto?.... Finora che io sappia non ti diedi ancora il minimo dubbio sulla mia costanza, e tu non puoi nè devi anticipatamente condannarmi.—Chissà quello che avverrà di noi. Ma qualunque cosa sia per accadere, sento che tu sarai sempre lʼoggetto deʼ miei più cari pensieri.—Il cielo non può avermi male di questo affetto che mi avvicina maggiormente ad esso, Dio non potrebbe punirmene senon mi ha data la forza di resisterti..... Io pure tentai di non soccombere, ma fui rapidamente sconfitta; lʼunico rimorso che mi aggrava la coscienza, si è quello di celare a mamma questo segreto, e tʼassicuro che spesse volte allorchè la vedo mesta per la mia mestizia, mi viene una gran voglia di tutto confessarle.—Ella mi perdonerebbe, ne sono certa; mi ama tanto!
«Che hai tu fatto Ermanno di questa povera Laura? Io sono ben stranamente cambiata, giacchè mi rubasti col cuore quel poʼ di senno che aveva.—Mentre ti scrivo, sento che ho mille e mille cose a dirti, ma tutte mi attraversano il pensiero senza che io possa afferrarne una.
«Eppure ieri stando in giardino sola per pensare a te, mi venivano in mente un mondo di concetti, e se allora ti avessi scritto, quante belle cose avrei saputo dirti!—Ed ora che sarebbe necessario un aiuto a queste mie povere idee, più nulla; mi succede precisamente come allorquando tu venivi a trovarmi in casa della cugina: prima di vederti avevo gran che da dire; la sola tua presenza mi turbava talmente da togliermi financo la parola.
«Io guardo invano questa penna che mi sta fra le dita come per spronarla a scrivere, ma tu sei entrato nella mia mente, e ne occupasti tutti i punti.—Ho io forse torto se tu distruggi tutti i miei pensieri, se la mia memoria non trova più una di tutte le belle idee che mi nascono nella meditazione? Ma giacchè tu sei causa di questa impotenza sopportane le conseguenze e perdona se non so trovare altra parola di quella che esprime il mio amore: ti amo!...
«Io non vivo che della tua memoria e della speranza di presto rivederti. Non so se torneremo presto a Brescia, ma tu dovresti venirci a trovare in Milano; ieri ancora ho pensato ad una tua visita, e mi parvedʼindovinare che tu verrai.—Il tuo amico signor Paolo me lo fece sperare; deh! fa che sia presto.
«Molte volte parliamo di te colla mamma, e ti assicuro che anchʼessa ti vedrebbe molto volontieri: stamane ancora facevamo il tuo elogio ad una signora di Milano amantissima della musica. Insomma per una cosa o per lʼaltra io trovo sempre mezzo di parlare di te.
«Vieni adunque. Io ti aspetto per dirti tutto ciò che la penna non sa scrivere; vieni per accertarti della fede della tua povera Laura, per dissipare quei tristi pensieri che ti assalgono nella tua solitudine; vieni ad accertarti che io ti amo sempre, e più di prima!
«La tua presenza sola potrebbe riconciliarmi alquanto con questa noiosa città.—Ho bisogno di vederti per svelarti tutte le dolcezze di cui ti sono debitrice, per farti noto il secreto dei miei pensieri.—Tu vedrai la mia camera ove passo le notti sognandomi a te vicina, il mio giardino di cui ogni fiore mi rammenta un sospiro a te diretto.
«Spesso trasportata dalla corrente del pensiero parmi di essere in quello della cugina Letizia, e figurandomi che tu debba venire da me, raccolgo un mazzo deʼ miei fiorellini come per presentartelo alla tua venuta.—Li porto nella mia camera, e me li vedo appassire tra le mani senza che tu li ravvivi di un tuo sorriso.
«Serbi tu ancora quel mazzolino che ti diedi quella sera in casa della cugina? Lo spero, anzi ne sono certa. Benchè appassiti quei poveri fiori ti ricorderanno quei giorni felici in cui le nostre mani potevano stringersi, i nostri sguardi favellarsi.—
«Ho sempre sul seno la medaglietta di tua madre, ed ogni sera la bacio con trasporto pregando Dio diconservarti alla mia tenerezza, e di tenermi sempre viva nella tua memoria come tu lo sei nella mia.
«Da alcuni giorni il signor Paolo viene in nostra casa.—È unʼamenissimo e garbato giovane, mi piace assai; e come non mi piacerebbe un tuo amico che mi parla spesso di te? Egli ti ama molto, e mi promise di scriverti per invitarti a venirci a trovare.
«Questo caro signor Paolo è diventato ormai di casa, ed è per me gran ventura.—Io sono certa che tu verrai presto a vedermi, e ricordati che io vivo di questo desiderio.
«Non tʼincarico deʼ miei saluti per la cugina Letizia, perchè non si deve sapere che io ti abbia scritto; neanche mamma lo sa, e davvero ne ho qualche rimorso. Ma se si tratta di far del bene a te, ho la forza di superare ogni scrupolo, purchè io riesca a persuaderti che il mio cuore è tuo, che la memoria di te non si cancellerà mai da questʼanima.—Addio mio Ermanno! Io prego ardentemente il cielo affinchè vengano dispersi i dubbi crudeli del tuo cuore, e spero che ti verrà finalmente concessa quella fede che forma lʼunica gioia della tua.
Laura»