XXIII.Silvio ad Eugenio.
«Una donna! Una donna! L'ho vista finalmente questa deità ritrosa che si nascondein quest'angolo di terreno. È bella? È giovine? Senza dubbio; 22 anni, un corpicino snello, un volto bianco ed affilato, occhi grandi e cerulei, e una selva di capelli biondi. Ecco il ritratto ideale che io mi sono fatto di questa misteriosa creatura; e metterei pegno che le somiglia. In realtà però io non potrei giurare che dell'abito, il quale era nero; e ciò in causa di questo benedettissimo pergolato che frappone una barriera inesorabile innanzi ai miei occhi.
Avevo udito più volte dei passi sotto le mie finestre; ma non avevo visto alcuno ad attraversare quel tratto di giardino che tocca la casa (il solo su cui io possa guardare); pensai adunque che vi fosse qualche viale che comunicasse col mio pergolato.
Avevo tuttavia sperato che, tenendomi alla finestra, sarei riuscito a scoprire quello strano abitatore. Se non che pare che ove finisce il pergolato, incominci subito un viale fittissimo di pini, il quale attraversa il giardino e rimena alla casa. Guardando quel viale m'accorsi che al settimo pino, di quelli che io posso vedere, v'è un'interruzione, suppongo lo spazio di due pini mancanti. Pensa se vi ho tenuto sopra gli occhi nellasperanza che qualcuno passasse per quel viale. Ma tutto ciò inutilmente.
Ieri finalmente è passato; non fu che un batter d'occhio; una visione non si dilegua più rapida; ma tuttavia basta perchè io ti possa dire che è una donna.
Di' tu la mia felicità. Una donna in questi luoghi, una compagna nella mia solitudine. Non è più solitudine, dirai. Vero, ma è di meglio; la corrispondenza tacita di due anime solitarie val più che la solitudine; ne ha i conforti e i vantaggi, non ne ha le ore di noia e i segreti e spietati rancori che ci fanno odiosi a noi stessi.
Che se l'anima solitaria che s'incontra nella tua è femmina, vi si aggiunge un avvicinamento elettivo, un'attrazione simpatica; la debolezza che si appoggia alla forza; la forza che si compiace di proteggere.
Meglio ancora; la mia incognita è giovine e bella.
Non canzonarmi se mi abbandono a queste illusioni; sono nato artista e vagheggio l'idillio per istinto; e intreccio il romanzo per abitudine.
La fantasia non può popolare meglio le ore oziose dell'arte. Lascia adunque che iosogni; giacchè cotali fantasmi sono i più ridenti della vita, e verrà giorno che ricorderemo d'aver vissuto e d'aver sognato, e pentiti delle realtà della vita, non sapremo benedire che i sogni».