XXIX.
Nella notte successiva Silvio dormì assai poco.
La sua mente agitata si adoperava invano ad indagare il mistero che circondava lasolitudine della donna che egli amava. La morte del marito mutava aspetto a tutte le apparenze della vita di Carlotta. Tutte le indagini fatte fino a quel punto, non erano state che tentativi vuoti; egli era partito dall'errore, e tutte le verisimiglianze che vi aveva connesso, dovevano adunque essere necessariamente false.
Così l'edifizio delle sue supposizioni rovinava a un tratto. L'isolamento di Carlotta non era più una punizione, ma un bisogno d'anima afflitta; non era la solitudine della colpa e del rimorso, ma la solitudine del dolore e del pianto.
Ella aveva amalo suo marito, e suo marito non era più. Il mondo non avrebbe potuto darle ciò che le era stato tolto, ed ella viveva separata dal mondo.
Questo pensiero riconfortò la fede vacillante di Silvio. Carlotta non era forse colpevole. Se essa fosse stata tale, la morte dell'unico uomo che avesse dei diritti sopra di lei l'avrebbe spinta in mezzo alla società, dove avrebbe trovato nei facili piaceri l'oblio del suo passato e di sè medesima.
No, Carlotta non era colpevole. Tutte leapparenze avevano lottato contro la sua fede, e il suo cuore codardo n'era stato vinto; ma ora il suo cuore risorgeva più forte a rinnovare la battaglia, ed usciva vincitore: Carlotta non era colpevole.
Ma quell'uomo che aveva visto con essa in giardino? Chi era egli? Un fugace sospetto gli suggerì il nome del cavalier Salvani; ma rifuggì inorridito da questo pensiero.
Carlotta avrebbe forse potuto profanare con tale infamia la memoria del marito, ma non si sarebbe infinta giammai fino a mascherare di virtù la propria abiezione.
Ora se non era il cavalier Salvani, chi mai era quell'uomo? Egli l'aveva visto non una, ma più volte; la convivenza nella stessa casa era dunque probabilissima. Lo aveva sorpreso al fianco di lei sotto il pergolato, in atteggiamento di gran domestichezza, tanto d'averlo creduto un marito; non era tale, era dunque un amante.
Con questo martello nel cuore, si addormentò più rannuvolato, ma giurando tutta via a sè stesso che Carlotta non era colpevole.